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Giovanni Verga

Giovanni Verga, nato a Catania nel 1840, è un importante scrittore italiano noto per il suo contributo al verismo e al naturalismo. Tra le sue opere più celebri ci sono 'I Malavoglia', 'Mastro don Gesualdo' e 'Rosso Malpelo', che riflettono la vita e le difficoltà della gente comune. Verga utilizza tecniche narrative innovative, come l'eclissi del narratore e il linguaggio popolare, per rappresentare la realtà sociale del suo tempo.

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Giovanni Verga

Giovanni Verga, nato a Catania nel 1840, è un importante scrittore italiano noto per il suo contributo al verismo e al naturalismo. Tra le sue opere più celebri ci sono 'I Malavoglia', 'Mastro don Gesualdo' e 'Rosso Malpelo', che riflettono la vita e le difficoltà della gente comune. Verga utilizza tecniche narrative innovative, come l'eclissi del narratore e il linguaggio popolare, per rappresentare la realtà sociale del suo tempo.

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Giovanni Verga

La vita e le opere
Giovanni Verga nasce a Catania il 2 settembre 1840 ,in una famiglia di
proprietari terrieri nobili e muore nel 1922 ,da giovane frequenta la scuola
privata di Antonio Abate (poeta e patriota catanese) che lo incita a scrivere il suo
primo romanzo “Amore e Patria”. Tra il 1854 e il 1855 trascorre alcuni periodi
in campagna per sfuggire all’epidemia di colera. Nel 1858 si iscrive alla facoltà
di legge ma non termina gli studi ,la sua passione è la scrittura. Sono gli anni
dell’unità d’Italia e Verga influenzato dal patriottismo del suo maestro Antonio
Abate nel 1860 si arruola nella guardia nazionale è la lascia nel 1865.
Nell’anno successivo va a Firenze ( all’epoca capitale d’Italia ) e ci ritornerà nel
1869. Gli anni trascorsi a Firenze sono anni di maturazione per lo
scrittore ,trova un ambiente culturale dinamico , pubblica il suo primo successo
“Storia di una capinera”. Nel 1872 si sposta a Milano considerata il fulcro della
vita culturale italiana. In questo periodo che comincia ad avvicinarsi al verismo e
al naturalismo. Nel 1874 esce “Nedda” (una delle novelle uscite in quei anni ).
Nel 1878 esce “Rosso Malpelo” .
Verga comincia a progettare un ciclo di 5 romanzi a cui voleva dare il titolo “I vinti” ,escono le prime raccolte di novelle
“Vita dei Campi “ e “Novelle rusticane”. Il 1881 è l’anno de “I Malavoglia”. Il romanzo però non suscita l’accoglienza
sperata . Tra il 1886- 1889 trascorre dei lunghi soggiorni a Roma. Nel 1889 viene pubblicato “Mastro don Gesualdo”
che ha successo. Il “Ciclo dei vinti” non ha successo, Nel 1893 torna a vivere a Catania ,scrive “la duchessa di Leyra
“ che rimane incompiuto ,nel 1915 con la prima guerra mondiale alle porte prende posizione con gli interventisti. Nominato
senatore nel 1920 va a Roma per il giuramento, nel 1922 muore a Catania.

Pensiero ,stile artistico e poetico


Verga utilizza tecniche narrative innovative ,come L’ eclissi dell’autore ,la regressione ,lo straniamento e l’uso di un
linguaggio popolare ,che si addice a quello dei personaggi del racconto.

L’eclissi del narratore :

Per una narrazione impersonale, l’autore, ossia la persona storica reale che ha scritto il testo, con la sua cultura e le
personali opinioni, deve scomparire, eclissarsi dal racconto ed evitare di intervenire con giudizi o commenti che
lascino intravedere il suo punto di vista riguardo alle vicende narrate.
In questo modo, come riteneva Verga, l’opera sembrerà essersi fatta da sé. Si segna una distanza dell’autore dai suoi
personaggi, di cui il narratore mostra di non conoscere pensieri e sentimenti. L’unico potere di esprimersi che ha colui
che scrive, è narrare le loro azioni e parole in modo razionale.
La regressione :

Eclissandosi, l’autore rinuncia a lasciar trasparire la sua cultura e il suo personale punto di vista e regredisce, ossia si
abbassa, al livello dei suoi umili personaggi, di cui assume appieno i valori, la mentalità e il linguaggio. Questo concetto si
riconosce nella novella “Rosso Malpelo”.

Lo straniamento :
Si tratta di una tecnica che è volta a sollecitare nel lettore un approccio critico al testo e a spingerlo a maturare un
giudizio autonomo sui fatti narrati, facendolo confrontare con comportamenti e valori estranei alla mentalità della classe
borghese e causati da miseria e arretratezza del meridione.

Il ciclo dei vinti


È l’insieme dei romanzi di cui avrebbe dovuto comporsi un progetto letterario di Verga :
• I Malavoglia (Viene scritto)
• Mastro don Gesualdo (Viene scritto)
• La duchessa di Leyra (Iniziato ma non terminato)
• L’onorevole Scipioni (Non iniziato)
• L’uomo di lusso (Non iniziato)

Il primo racconto verista di Verga fu Rosso Malpelo ,che viene inserito poi nella raccolta “Vita dei campi”.

Rosso Malpelo

- Rosso Malpelo è un ragazzo di cui quasi tutti ignorano il vero nome, al punto che persino la mamma lo ha quasi
dimenticato.
- Tutti lo chiamavano Malpelo per via dei suoi capelli rossi, indice di cattiveria.
- cresce “torvo, ringhioso, e selvatico" rassicurato solo dal padre, con cui lavora presso
una cava di rena.
- Le cose precipitano quando il padre muore
- Malpelo inizia a comportarsi in modo cattivo con tutti e ad avere comportamenti violenti di vario tipo arrivando anche a
picchiare il vecchio asino.
- La sua solitudine fatta solo di duro lavoro, però, non è destinata a durare, perché alla cava arriva Ranocchio: un ragazzo
con un femore lussato molto gracile e inesperto.
- Tra i due nasce uno strano legame: rosso malpelo maltratta il nuovo arrivato e si rivolge spesso a lui in modo violento ma,
d’altro canto, fa di tutto per proteggerlo dandogli il proprio cibo e svolgendo al suo posto le mansioni più pesanti.
- Il tempo trascorre in questo modo fino a che il cadavere del padre non viene ritrovato consentendo al ragazzo di
recuperare i suoi attrezzi,, che decide di tenere come ricordo
- Ranocchio, malato di tisi, dopo essere finito a terra per via di una spinta del suo compagno di lavoro, peggiora e,
nonostante gli sforzi dell’amico che gli porta vino e minestra nel tentativo di farlo riprendere, muore.
- Senza nessuno che si prende cura di lui, accetta di svolgere le mansioni più rischiose e un giorno scompare durante
un’esplorazione lasciando ai ragazzi la paura che il suo fantasma si aggiri per la cava.

I Malavoglia
Presso il paese di Aci Trezza, nel catanese, vive la laboriosa famiglia di pescatori Toscano, soprannominata Malavoglia per
antifrasi secondo la tradizione della ‘ngiuria (una particolare forma di appellativo). Il patriarca della famiglia è l'anziano
Padron 'Ntoni, vedovo, che si esprime spesso per mezzo di proverbi. Con lui, nella “Casa del Nespolo”, vivono il figlio
Bastiano, detto Bastianazzo, sua moglie Maruzza, detta la Longa ed i loro cinque figli, in ordine di età: 'Ntoni, Luca,
Filomena detta Mena o Sant'Agata, Alessio detto Alessi e Rosalia detta Lia. Il loro principale mezzo di sostentamento è la
"Provvidenza", nome dato all'imbarcazione che utilizzano per la pesca. Grazie alla loro casa e alla barca, i Malavoglia
riescono a condurre una vita relativamente agiata.

Nel 1863 'Ntoni, il maggiore dei figli, parte per la leva militare. È la prima volta che un membro della famiglia dei Malavoglia
parte per la leva nell'esercito del Regno d'Italia e questo evento (che rappresenta simbolicamente l'irruzione del mondo
moderno in quello rurale della Sicilia contemporanea) segna l'inizio della rovina della famiglia stessa. A causa della partenza
di 'Ntoni, vengono infatti a mancare i guadagni derivanti dal suo lavoro. Inoltre, l’annata è cattiva e occorre provvedere alla
dote di Mena, giunta all’età da matrimonio. Per superare questo momento di difficoltà, Padron 'Ntoni tenta un affare
comprando a credito una grossa partita di lupini, peraltro avariati, da un compaesano usuraio, chiamato Zio Crocifisso
(oppure Campana di legno) per via delle sue continue lamentele e del suo perenne pessimismo. Il carico viene affidato a
Bastianazzo perché si rechi con la Provvidenza a Riposto per venderlo, ma durante il viaggio la barca subisce un
naufragio, Bastianazzo e il suo garzone muoiono e i lupini vanno persi. I Malavoglia si ritrovano così con una triplice
disgrazia: è morto il padre, principale fonte di sostentamento della famiglia, la Provvidenza va riparata ed occorre pagare il
debito dei lupini. Padron 'Ntoni si reca a discutere del debito contratto con Zio Crocifisso con l'avvocato Scipioni, il quale
sconsiglia di ripagarlo, in quanto non era mai stato un atto ufficiale e comporterebbe la loro rovina. Inoltre la Casa del
Nespolo, l'unico loro possedimento in grado ripagare il debito, è un bene relativo alla dote di Maruzza, quindi intoccabile per
le leggi del tempo. I Malavoglia però, rimanendo vincolati alla loro storia di uomini d'onore, decidono di pagarlo comunque.
'Ntoni finisce il servizio militare prima del previsto; se fosse rimasto per altri sei mesi a Napoli, luogo in cui svolgeva la sua
funzione, suo fratello Luca sarebbe stato esonerato dal servizio, ma non sopportando i disagi della leva decide di tornare
comunque. 'Ntoni fatica però anche a riadattarsi alla dura vita di pescatore e finisce per non dare alcun sostegno
economico al nucleo familiare.
La Provvidenza viene riparata e, seppur di ridotte dimensioni, ritorna in funzione. Le sventure per la famiglia però non
terminano. Luca, partito a sua volta per il servizio militare, muore nella battaglia di Lissa (1866). Zio Crocifisso, per
costringere i Malavoglia a pagare il debito, finge di averlo venduto al sensale Piedipapera, il quale sostiene di non
poter più tirare avanti senza quel denaro. La famiglia è così costretta a lasciare l'amata Casa del Nespolo e a
trasferirsi in una casa in affitto. Ciò determina anche la rottura del fidanzamento di Mena con Brasi Cipolla, figlio del
ricco del villaggio, del quale non era però mai stata innamorata, preferendogli l'umile carrettiere Alfio Mosca.
Nonostante i grandi sacrifici per accumulare denaro al fine di ricomprare% la Casa del Nespolo, la reputazione e
l'onore della famiglia peggiorano fino a raggiungere livelli umilianti. Un nuovo naufragio della Provvidenza porta Padron
'Ntoni ad un passo dalla morte; Maruzza muore invece di colera. 'Ntoni, stanco di lavorare senza ottenere risultati, se
ne va dal paese per tentare di fare fortuna altrove, avendo sentito dei forestieri parlare di una nuova società dove
c'erano persone che non erano più costrette a lavorare, ma ritorna qualche tempo dopo ancora più impoverito. Perde
allora ogni desiderio di lavorare, dandosi all'ozio e all'alcolismo.
La partenza di 'Ntoni costringe nel frattempo la famiglia a vendere la Provvidenza per accumulare denaro e a
lavorare a [Link] 'Ntoni, ormai molto anziano e non essendo più in grado di lavorare è un onere per i nipoti,
si decide di ricoverarlo in ospedale. Intanto Lia, vittima delle malelingue e del disonore, lascia il paese per non tornarvi
più e finisce a prostituirsi a Catania.
Infine l'ultimo dei figli, Alessi, continuando a fare il pescatore, riesce a guadagnare abbastanza soldi per ricomprare la
Casa del Nespolo, dove si trasferisce con Nunziata, una brava ragazza che ha nel frattempo sposato. Mena, a causa
della vergognosa situazione della sorella Lia, rinuncia a sposarsi con Alfio Mosca e, precocemente invecchiata,
rimane ad accudire i figli di Alessi e Nunziata. Ciò che resta della famiglia fa visita a Padron 'Ntoni all'ospedale per
informarlo che la Casa del Nespolo è di nuovo nelle loro mani. Questa è l'ultima gioia per il vecchio pescatore, che
muore col sorriso sulle labbra proprio nel giorno del suo agognato ritorno a casa. Alla fine, dopo aver scontato la
pena, anche 'Ntoni ritorna a casa, ma si rende conto di non poter rimanere, a causa del suo passato. Col suo
comportamento, si è infatti auto-escluso dal nucleo familiare, rinnegando sistematicamente i suoi valori. Saluta quindi
tutti e se ne va definitivamente dal paese natale

Mastro don Gesualdo

Gesualdo Motta, muratore di umili origini,


Gesualdo non ama la moglie e sa che Isabella,
lottando con tutte le forze è riuscito a elevare
nata pochi mesi dopo le nozze, non è figlia
la propria condizione e a diventare proprietario
sua. La convivenza tra i coniugi è fonte di
terriero, accumulando un consistente
delusioni e amarezze. Bianca spesso malata
patrimonio. La sua ascesa sociale è suggellata
non sa essere vicina al marito e sempre più
dal matrimonio con Bianca Trao, una nobile
viva è in Gesualdo la nostalgia per Diodata, la
decaduta costretta a sposarsi per riparare
mite e devota serva che gli ha dato due figli.
alla relazione colpevole con il cugino baronetto
Nini Rubiera.
Isabella si vergogna delle umili origini del padre
e invaghitasi del cugino Corrado la Gurna
scappa di casa. Il matrimonio è impossibile Deluso e malato Gesualdo si spegne nel
perché Corrado è uno spiantato. Per palazzo di Palermo, solo ed estraneo al
rimediare alla compromissione della figlia e mondo che lo circonda, mentre assiste
sempre alla ricerca di un’ulteriore impotente allo spreco del patrimonio per il
affermazione sociale Gesualdo dà Isabella in quale ha lottato e sacrificato affetti sinceri.
sposa al Duca di Leyra, nobile palermitano
squattrinato che dissipa la cospicua dote della
ragazza.

Verga prima del verismo : Nedda

Nedda Di Gaudio è una umile raccoglitrice di olive che, per prendersi cura della madre malata, cerca lavoro di fattoria in
fattoria nell’ambientazione rurale e misera di Ravanusa, piccolo paese in provincia di Agrigento. La ragazza vedrà in breve
tempo morire la madre e si legherà al contadino Janù, anche lui presto defunto a seguito di un incidente sul lavoro. La figlia
nata dall’amore per lui, nata anch’essa malata, morirà prematuramente, lasciando sola Nedda con la sua disperazione.

La teoria dell’ostrica
Nedda Di Gaudio è una umile raccoglitrice di olive che, per prendersi cura della madre malata, cerca lavoro di fattoria in
fattoria nell’ambientazione rurale e misera di Ravanusa, piccolo paese in provincia di Agrigento. La ragazza vedrà in breve
tempo morire la madre e si legherà al contadino Janù, anche lui presto defunto a seguito di un incidente sul lavoro. La
figlia nata dall’amore per lui, nata anch’essa malata, morirà prematuramente, lasciando sola Nedda con la sua
disperazione. (questa teoria la ritroviamo in “Fantasticheria”)

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