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Giosuè Carducci

Giosuè Carducci, nato nel 1835 a Valdicastello, è stato un importante poeta e critico letterario italiano, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1906. La sua opera riflette il contrasto tra vita e morte, come evidenziato nelle sue poesie 'Pianto antico', 'Nevicata' e 'San Martino', che esplorano temi di dolore, nostalgia e la precarietà dell'esistenza. Carducci, inizialmente democratico e repubblicano, si schierò successivamente con la monarchia e la politica nazionalistica, morendo nel 1907 a Bologna.

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Giosuè Carducci

Giosuè Carducci, nato nel 1835 a Valdicastello, è stato un importante poeta e critico letterario italiano, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1906. La sua opera riflette il contrasto tra vita e morte, come evidenziato nelle sue poesie 'Pianto antico', 'Nevicata' e 'San Martino', che esplorano temi di dolore, nostalgia e la precarietà dell'esistenza. Carducci, inizialmente democratico e repubblicano, si schierò successivamente con la monarchia e la politica nazionalistica, morendo nel 1907 a Bologna.

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G i o s u e C a r d u c c i

Nacque a Valdicastello, a Lucca, nel 1835. Nel 1849 si stabilì a Firenze per studiare e a
Pisa dove si laureò in lettere e cominciò le sue prime esperienze di insegnamento.
Nel 1860 ottenne la cattedra di “eloquenza italiana” all’Università di Bologna.

Si proclamò democratico, repubblicano, massone e anticlericale, perché considerava


la Chiesa e il papa sostenitori di princìpi reazionari.

Dopo il 1880, si schierò dalla parte della monarchia e si entusiasmò per la politica
nazionalistica di Crispi. Era deluso dalla classe politica dominante.

Nel 1906 ricevette il premio Nobel per la letteratura, il primo assegnato ad un italiano.
Muore nel 1907 a Bologna.

Tra le sue opere ricordiamo:

- Giambi ed Epodi (1882) → poesie di tono satirico e di argomento politico


- Rime nuove (1887) → raccolta che meglio rappresenta l’ispirazione poetica
carducciana
- Odi barbare (1877-1893) → dove il poeta alterna argomenti storici a momenti più
personali
- Rime e ritmi (1899) → l’ultima raccolta

Carducci ha lasciato un’ampia serie di saggi di critica letteraria ad un ricco


epistolario.
PIANTO ANTICO → scritta nel 1871, sei mesi dopo la morte del figlio Dante.
Dolore di un padre sconsolato. Ritorno della primavera.

L’albero a cui tendevi


la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,

nel muto orto solingo


rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.

Tu fior de la mia pianta


percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,

sei ne la terra fredda,


sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

Carducci perde suo figlio Dante quando aveva 3 anni.


L’orto dove c’era sempre il bambino è rimasto solo.

Tutta la poesia è paragonata alla vita vegetale e quella umana.


La vita dell’essere umano non fiorisce a primavera come quella vegetale.

Tutta la poesia si fonde sul paragone di tutto ciò che succede nella natura e su tutto
ciò che succede all’essere umano.

Il bambino piccolo era il punto di riferimento per il padre (senso di protezione).

Il risveglio dell’albero → - primi versi: risveglio della natura


- versi successivi: morte

Nelle prime due strofe l’albero è il protagonista perché rispecchia la natura e c’è la
descrizione dell’albero.

Il dolore del poeta si esprime in questo continuo contrasto tra vita e morte,
rappresentata da alcune immagini come “luce”, “calore”, che invece sono opposti a
“solitudine”, “silenzio”, “freddo” e “buio”.
NEVICATA

Lenta fiocca la neve pe ‘l cielo cinerëo: gridi,


suoni di vita più non salgono da la città,

non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,


non d'amor la canzon ilare e di gioventù.

Da la torre di piazza roche per l’aëre le ore


gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.

Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici


spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.

In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –


giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

CONCETTO → tempo che scorre indipendentemente da quello che succede

La neve ha provocato rallentamenti nella città.

Dalla città coperta di neve non giungono più al poeta, che si trova nel suo studio, le
voci della città (es: rumore del carro, grido della fruttivendola,...)

L’unica cosa che non viene modificata è che dalla torre della piazza si sentono ancora
le lancette dell’orologio (tempo che scorre).

uccelli raminghi → identificati come amici già morti che battono sul vetro per dire che
manca poco alla sua morte.
|
ormai anziano e stanco vede un’anticipazione
della morte che gli recherà l’atteso riposo
SAN MARTINO

La nebbia a gl'irti colli


piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo


dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi


lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
sull'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi


stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

L’ha scritta dopo aver soggiornato a Roma. Si ferma a Maremma e si rende conto che
è una terra legata ai valori genuini del luogo.
Le prime 3 strofe:
|
paesaggio → attività degli abitanti di quel luogo

Tutta questa descrizione delle prime 3 strofe, che indicano felicità, è in contraddizione
con l’ultima strofa. Risulta alla fine solo apparente perché alla fine viene descritto il
suo disagio esistenziale e introduce il lettore in un'atmosfera triste e malinconica.
\ /
caratterizzata dalla consapevolezza
della precarietà della vita

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