Storia Romana A.A.
2024-2025
Prof. O.D. Cordovana
Fonti Lezione 3
La cultura aristocratica romana. Classi sociali e manifestazione di status
Nel passo che segue Livio descrive la transizione dalla Monarchia alla Repubblica:
1. Livio, ab urbe condita, I 60.3: L. Tarquinius Superbus regnavit annos quinque et viginti. Regnatum
Romae ab condita urbe ad liberatam annos ducentos quadraginta quattuor. Duo consules inde comitiis
centuriatis a praefecto urbis ex commentariis Ser. Tulli creati sunt, L. Iunius Brutus et L. Tarquinius
Collatinus.
Lucio Tarquinio Superbo regnò venticinque anni. Il regime monarchico a Roma, dalla fondazione alla
liberazione, durò duecentoquaranta quattro anni. In seguito, attenendosi a quanto scritto nei diari di Servio
Tullio, i comizi centuriati, convocati dal prefetto della città, elessero due consoli: Lucio Giunio Bruto e
Lucio Tarquinio Collatino.
II 1.7-8. Liberi iam hinc populi Romani res pace belloque gestas, annuos magistratus, imperiaque legum
potentiora quam hominum peragam. Quae libertas ut laetior esset proximi regis superbia fecerat. Nam
priores ita regnarunt ut haud immerito omnes deinceps conditores partium certe urbis, quas nouas ipsi
sedes ab se auctae multitudinis addiderunt, numerentur. […] Libertatis autem originem inde magis quia
annuum imperium consulare factum est quam quod deminutum quicquam sit ex regia potestate numeres.
Omnia iura, omnia insignia primi consules tenuere; id modo cautum est ne, si ambo fasces haberent,
duplicatus terror uideretur.
D’ora in poi tratterò delle imprese compiute in pace e in guerra dal popolo romano libero, delle magistrature
annue e del potere delle leggi, più forte di quello degli uomini. A rendere più gradita questa libertà aveva
contribuito la superbia dell’ultimo re. Quelli precedenti, infatti, avevano regnato in modo da essere
considerati tutti uno dopo l’altro e non immeritatamente quali fondatori di quelle parti dell’Urbe che essi vi
avevano incluse come sedi nuove della popolazione. […] Ma l’origine della libertà va riportata a quel
momento più per il fatto che si limitò ad un anno la potestà consolare, che perché si sia in qualche modo
menomato il potere dei re. I primi Consoli ne conservarono tutti i diritti tutte le insegne; si evitò soltanto
che entrambi avessero i fasci, perché non apparisse raddoppiato il terrore.
1) cosa significa “libertà” — libertas per i Romani e quali sono, a tuo avviso, gli elementi rilevanti in
questo brano?
Nel passo famoso che segue, Polibio descrive lo ius imaginum e ritrae un costume abituale ai tempi in cui
egli stesso scrive (II sec. a.C.). Tuttavia, è possibile riconoscervi origini ben più antiche. Cerchiamo di
capire cosa distinguesse i magistrati romani e le classi superiori nella manifestazione esteriore del loro
status.
2. Polibio, Storie 6.53-54: Quando fra loro (fra i Romani) muore un uomo in vista, durante la celebrazione
delle esequie egli viene trasportato, con tutti gli onori, presso i cosiddetti rostri nel foro, a volte in posizione
eretta, in modo da essere ben visibile, raramente adagiato. Mentre tutto il popolo gli sta attorno, un figlio,
se il morto ne ha lasciato uno in età adulta e se questi si trova presente, o altrimenti, se c’è, un altro membro
della famiglia, sale sui rostri e parla delle virtù del morto e dei successi da lui conseguiti in vita. La
conseguenza di ciò è che la folla, ricordando e richiamando alla mente l’accaduto […] sia tanto commossa
che non sembra trattarsi di una disgrazia privata limitata alle persone in lutto, ma comune a tutto il popolo.
Poi, dopo aver seppellito il morto e aver compiuto i riti tradizionali, pongono l’immagine del defunto nel
punto più in vista della casa all’interno di un tempietto di legno. L’immagine è una maschera realizzata in
modo da essere notevolmente somigliante, sia per come è modellata la figura, sia per i suoi lineamenti.
Quando espongono queste immagini durante i sacrifici finanziati a spese pubbliche, le adornano con cura,
e quando muore un congiunto illustre le portano al funerale, facendole indossare a quelli che sembrano
somigliare maggiormente ai defunti per statura e nell’aspetto generale. Costoro inoltre indossano vesti
orlate di porpora se il morto è stato console o pretore, color porpora se è stato censore, ricamate d’oro se ha
celebrato il trionfo o conseguito qualche onorificenza del genere. Costoro dunque procedono su carri
preceduti da fasci, scuri e dalle altre insegne che di solito accompagnano le magistrature, a seconda della
dignità della carica pubblica ricoperta da ciascuno in vita, e quando arrivano ai rostri si siedono tutti in fila
su seggi d’avorio. […] 54 Inoltre, colui che commemora l’uomo che sta per essere seppellito, dopo aver
1
pronunciato un discorso su di lui, comincia dal più antico degli altri presenti e cita i successi e le imprese
di ciascuno. Di conseguenza, venendo sempre rinnovata la fama di virtù degli uomini di valore, la gloria di
coloro che hanno compiuto qualche bella azione si fa immortale, e la celebrità di coloro che hanno reso
benefici alla patria diviene nota ai più ed è trasmessa ai posteri. Ma la cosa più importante è che i giovani
sono incoraggiati a sopportare qualunque cosa per il bene dello Stato, per conseguire la gloria che
accompagna gli uomini di valore.
Rispondi alle seguenti domande:
1. Il passo di Polibio è denso di “immagini” che hanno un significato specifico nella cultura e società
romana: per es. “il tempietto di legno”, i “fasci” e le “scuri”. Sapresti elencare tutto questo genere di
oggetti nel brano riferendoti al loro valore culturale?
2. Polibio parla del “diritto alle immagini”, cioè ius imaginum, che trova riscontro anche nelle fonti
latine. A tuo avviso: si tratta di una prerogativa esclusiva di tutta l’aristocrazia?
3. Perché questo rituale è così importante, qual è il suo valore?
4. Ci sono anche riscontri nella cultura materiale (statue, ritratti, rilievi) che si possono collegare al
ius imaginum? Cosa osservi in questa produzione artistica?
3. Polibio, Storie VI 12, 1-8 (trad. it. M. Mari, Milano 2002)
I consoli, prima di far uscire le legioni per una spedizione militare quando si trovano a Roma esercitano la
loro autorità su tutti gli affari pubblici. Tutti gli altri magistrati, infatti, a eccezione dei tribuni, sono
subordinati e ubbidiscono a loro, e sono loro a introdurre le ambascerie presso il Senato. Oltre a quanto si
è già detto, sono loro a proporre le deliberazioni urgenti e a curare per intero l’esecuzione dei decreti. Per
di più, tocca a loro curare tutte le questioni relative agli affari pubblici, che debbono essere trattate con
l’intervento del popolo; convocare le assemblee; proporre i decreti; dirigere l’esecuzione delle decisioni dei
più. Ancora, hanno un'autorità quasi assoluta nei preparativi di guerra e virgola in generale, nella condotta
sul campo. Hanno infatti facoltà di dare ai contingenti alleati le disposizioni che ritengono opportune, di
nominare i tribuni militari di arruolare i soldati e scegliere quelli idonei. Oltre a quanto si è detto, sul campo
hanno l’autorità di infliggere punizioni a chi vogliono, tra i loro subordinati. Sono anche autorizzati a
spendere, del denaro pubblico, le cifre che stabiliscono: un questore Li accompagna ed esegue prontamente
ogni loro ordine.
4. Cicerone, de legibus III, 6-10
Minoris magistratus partiti iuris plures in ploera sunto. Militiae quibus iussi erunt imperanto eorumque
tribuni sunto: domi pecuniam publicam custodiunto, uincula sontium seruanto, capitalia uindicanto, aes
argentum aurumue publice signanto, litis contractas iudicanto quodcumque senatus creuerit, agunto.
Suntoque aediles curatores urbis annonae ludorumque sollemnium, ollisque ad honoris amplioris gradum
is primus ascensus esto.
Censoris populi aeuitates suboles familias pecuniasque censento, urbis templa uias aquas aerarium
uectigalia tuento, populique partis in tribus discribunto, exin pecunias aeuitates ordines partiunto, equitum
peditumque prolem describunto, caelibes esse prohibento, mores populi regunto, probrum in senatu ne
relinquonto. Bini sunto, magistratum quinquennium habento; reliqui magistratus annui sunto; eaque
potestas semper esto.
Iuris disceptator, qui priuata iudicet iudicariue iubeat, praetor esto. Is iuris ciuilis custos esto. Huic
potestate pari quotcumque senatus creuerit populusue iusserit, tot sunto.
Regio imperio duo sunto, iique a praeeundo iudicando consulendo praetores iudices consules appellamino.
Militiae summum ius habento, nemini parento. Ollis salus populi suprema lex esto.
Eumdem magistratum, ni interfuerint decem anni, ne quis capito. Aeuitatem annali lege seruanto.
4. Ast quando duellum grauioresue discordiae ciuium escunt, oenus ne amplius sex menses, si senatus
creuerit, idem iuris quod duo consules teneto, isque aue sinistra dictus populi magister esto. Equitatumque
qui regat habeto pari iure cum eo quicumque erit iuris disceptator. Reliqui magistratus ne sunto.
Ast quando consules magisterue populi nec erunt, auspicia patrum sunto ollique ex se produnto qui
comitiatu creare consules rite possit.
Imperia, potestates, legationes, cum senatus creuerit populusue iusserit ex urbe exeunto, duella iusta iuste
gerunto, sociis parcunto, se et suos continento, populi [sui] gloriam augento, domum cum laude redeunto.
2
Rei suae ergo ne quis legatus esto. Plebes quos pro se contra uim auxilii ergo decem creassit, [et] tribuni
eius sunto, quodque ii prohibessint quodque plebem rogassint, ratum esto; sanctique sunto, neue plebem
orbam tribunis relinquunto. Omnes magistratus auspicium iudiciumque habento exque is senatus esto. Eius
decreta rata sunto. Ast potestas par maiorue prohibessit, perscripta seruanto.
I magistrati minori, con giurisdizioni distinte, siano diversi secondo gli uffici.1 Quelli che ne avranno il
mandato, comandino l'esercito e siano presenti i loro tribuni.2 In pace siano depositari del tesoro pubblico
[i quaestores], tengano in prigione i delinquenti, reprimano i delitti capitali3, conino pubblicamente monete
di bronzo, argento ed oro [i triumuiri monetales], giudichino le liti insorte, eseguano qualsiasi decreto del
senato [decemuiri litibus iudicandis]. Siano gli aediles curatori della città, dell’annona, dei giochi solenni,
e per essi sia questo il primo gradino verso le magistrature maggiori. I censores censiscano l’età della
popolazione, i figli a carico, gli schiavi ed il bestiame; tutelino gli edifici pubblici, i templi, le strade, le
acque, l’erario, le imposte; distribuiscano i cittadini nelle tribù, dividano le centurie in base al patrimonio
ed all'età, prendano nota dei figli dei cavalieri e dei fanti, vietino il celibato, sorveglino la morale del popolo,
non lascino una persona indegna in senato; siano in due, tengano la magistratura per un quinquennio; gli
altri magistrati siano annuali, e quella loro potestas sia perpetua. Amministratore e interprete della legge,
che giudichi e dia mandato di giudicare le cause private, sia il pretore (praetor). Egli sia depositario del
diritto civile; a questo magistrato siano pari in potere quanti ne avrà decretato il senato ed ordinato il popolo.
Vi siano due che esercitino il potere regio, e per procedere, giudicare, provvedere siano chiamati pretori,
giudici, consoli; essi abbiano il supremo potere militare, a nessuno siano soggetti; sia loro suprema legge
la salute del popolo. Nessuno assuma la stessa carica se non sono passati dieci anni; si osservino i limiti di
età stabiliti dalla Legge Annale.4 Ma quando vi sarà una guerra piuttosto grave, oppure discordie civili, uno
solo, se il senato lo avrà decretato, abbia il potere dei due consoli, per non più di sei mesi e, nominato
conforme ad auspicio favorevole, sia maestro del popolo. 5 Chi comanda la cavalleria abbia autorità pari
all'interprete del diritto, chiunque quello sia. Tutti gli altri magistrati non esistano.6 Ma nel momento in cui
non vi saranno consoli né maestro del popolo, gli auspici spettino ai senatori, ed essi delegheranno fra loro
quelli che possano convocare i comizi e nominare legalmente i consoli.
Le autorità militari e civili, gli ambasciatori, per decreto del senato e dietro ordine del popolo, escano di
città, conducano guerre legittime legalmente, risparmino gli alleati, frenino sé stessi ed i loro amici,
accrescano la gloria del loro popolo, tornino a casa con dei meriti. A nessuno sia conferita qualità di
ambasciatore per interesse privato. Abbia la plebe come suoi tribuni i dieci creati a sua difesa contro la
violenza, e quello che essi vietino e quel che sarà ordinato dalla plebe, sia irrevocabile; essi siano sacri ed
inviolabili, né la plebe sia mai lasciata priva dei tribuni.7 Tutti i magistrati abbiano potere di trarre auspici
e di giudicare, ed il senato sia costituito da questi; i suoi decreti siano irrevocabili; ma in caso di opposizione
di un potere pari o maggiore, vengano conservati per iscritto.
Questa sintesi di Cicerone corrisponde al periodo de sistematizzazione definitiva delle magistrature in
epoca repubblicana, sviluppate in un processo de trasformazione che durò dal V al II secolo a.C. In base
ai dati presenti anche nel passo n. 3 di Polibio:
1) quali magistrature e istituzioni possono (in linea di massima) rispettivamente ripartirsi nell’ambito
dei poteri legislativo, giudiziario, esecutivo?
2) Saresti in grado di ricostruire il cursus honorum di un giovane di famiglia senatoria?
3) Come pensi che la gente comune poteva riconoscere in pubblico un magistrato romano e la sua
qualifica?
1
I magistrati superiori erano: il dictator, i consoli e i pretori; possedevano l’imperium e la potestas. I magistrati minori
possedevano solo la potestas: censori, edili, questori e tribuni. Con il tempo anche questi ottennero l’imperium e altri
magistrati fino a un numero di venti passarono ad acquisire il qualificativo di minores: i decemuiri stlitibus iudicandis,
i quattuoruiri iuri dicundo, i tresuiri nocturni.
2
Si trata dei tribuni militum in numero di sei per ciascuna legione. Non devono essere confusi con i tribuni plebis.
3
I triumuiri capitales, creati con la legge Porcia dell’anno 289 a.C.
4
Si tratta della legge che indicava a partire da quale età si potevano esercitare le diverse magistrature: dai trent’anni,
la questura; dai trentasette, l’edilità; dai quaranta, la pretura; dai quarantatré, il consolato. Era normale iniziare con la
questura per poi seguire il cursus honorum. N.B.: questo è il cursus per i giovani di classe senatoria.
5
Il dictator, eletto da un console su proposta del Senato. Aveva potere assoluto.
6
Il magister equitum, ausiliario del dictator, incaricato del comando della cavalleria.
7
I tribuni della plebe furono istituiti in numero de due e aumentarono fino a dieci nel 449 a.C.
3