Hegel
Hegel
Opere
Dopo la sua morte e sulla base dei suoi appunti alcuni suoi alunni pubblicano diverse serie di lezioni, Lezioni di
Filosofia della Storia, Lezioni di Storia della Filosofia, L’Estetica (filosofia dell’arte) e Lezioni di Filosofia della
Religione: queste opere postume coprono l’arco della cosiddetta filosofia dello Spirito.
Mondo greco: tesi non esiste la scissione tra Spirito e natura; è una forma di religione che può essere
compresa come una manifestazione della libertà individuale. Gli dei greci e romani sono perlopiù
personificazioni di forze naturali o concetti astratti, e la religione si esprime attraverso il culto, i miti e le
cerimonie. Le divinità stanno in un mondo finito, l’Olimpo, c’è dunque un’armonia tra oggetto e soggetto
Ebraismo: antitesi scissione c’è un Dio che pone una legge e che si trova nell’aldilà Dio è visto come
un'entità assolutamente trascendente, separata dal mondo e dagli uomini. Questo porta a un rapporto di
sottomissione tra l'uomo e Dio, con una legge rigida (Torah) che guida il comportamento umano. Il problema di
questa religione è la separazione tra l'umanità e il divino, che impedisce una vera libertà dello Spirito. La
concezione monoteista ebraica segna un passo importante verso una divinità unica, infinita e perfetta.
Cristianesimo: sintesi di questa divisione, Dio diventa finito: la divinità si incarna nel mondo umano
attraverso la figura di Gesù Cristo, Dio non è solo trascendente ma anche immanente perché si manifesta nella
storia umana in una forma concreta. La morte e risurrezione di Cristo simboleggiano il superamento delle
contraddizioni tra l’umano e il divino. L’uomo così è in grado di comprendere la propria libertà spirituale.
I cardini del sistema: definiti nella prefazione della fenomenologia dello spirito
I. Rapporto tra finito ed infinito, il finito non ha una consistenza ontologica ma esiste solo in quanto parte di un
infinito più grande che lo comprende. Tutto quello che ci circonda che ci appare come finito, non esiste di per
sé, ma è una faccia parziale di un intero che lo comprende. “Il vero è l’intero”: infinito prospettiva
nuova rispetto all’illuminismo
Hegel, oltretutto, non accetta la grande sintesi newtoniana e non coglie il senso della rivoluzione scientifica da
Galileo a Newton, proprio perché qui emerge quella concezione meccanicistica della natura che per lui fa
tutt’uno con la visione intellettualistica ed astratta tipica dell’Illuminismo. I meccanicisti, infatti, concepiscono
la natura come immenso meccanismo, il cui funzionamento deriva dall’interazione meccanica delle parti o dal
gioco delle forze. Per Hegel, invece, la natura, pur esprimendo la Ragione nella sua forma più debole e
depotenziata, non può essere concepita come meccanismo: è, invece un organismo. Per questo Hegel afferma
che l’astronomia di Keplero, che salva gli aspetti qualitativi dell’universo, è superiore a quella di Newton,
puramente quantitativa e matematica, ed afferma ironicamente che, dopo la mela del peccato di Adamo ed
Eva ed il pomo della discordia che fece scoppiare la tragica guerra fra Achei e Troiani, una terza mela ha arrecato
i più gravi danni all’umanità, quella che, secondo una risaputa storiella, avrebbe fatto intuire a Newton la legge
della gravitazione universale.
Confronto con Spinoza sul concetto di assoluto ed infinito: per Spinoza Dio, L’Assoluto, la Natura, era un ente
immobile non soggetto al divenire, al contrario in Hegel compie un percorso di realizzazione. Spinoza aveva
usato il termine “sostanza”, non usato da Hegel perché questo termine indica il non movimento.
II. Rapporto tra ragione e realtà: “ciò che è razionale è reale, e ciò che è reale è razionale” celeberrima
affermazione contenuta nella Prefazione dei Lineamenti L’Assoluto cambia nel tempo e si mostra nel
mondo in modi finiti, non attraverso una legge casuale ma con la ragione. Non esistono delle fasi storiche
irrazionali, la realtà risponde alla ragione, è come deve essere: non ci può essere differenza tra essere e dover-
essere, questo non significa che non ci siano momenti di declino ma che esistono e sono tappe di un percorso,
non sono dei crolli immotivati ma momenti di passaggio per arrivare ad una tappa del cammino dell’Assoluto.
La storia è fatta di eventi necessari: critica all’illuminismo che sosteneva che il mondo doveva essere cambiato
attraverso la filosofia (strumento). Ciò che la ragione pensa è già dato.
III. Il ruolo della filosofia: mostrare che la storia sta cambiando, è come “la Nottola di Minerva” (Minerva è una dea
greca rappresentata spesso con una civetta simbolo della filosofia, che inizia a volare quando la giornata è al
termine, quando il sole tramonta, quando tutto si è realizzato. La filosofia commenta e spiega e non illumina.
Contestazione: accusano Hegel di giustificare e accettare la realtà per com’è. Si difese dicendo che tentava di
cogliere la razionalità del mondo, che non si presenta in modo evidente ma bisogna studiarla e, inoltre, il filosofo
deve saper distinguere gli aspetti necessari e quelli accidentali: tentando di giustificarsi Hegel si mostra
incoerente.
1. Momento dell’idea “in sé per sé”: pura, svincolata dalla sua concreta realizzazione del mondo
2. Momento dell’idea “fuori di sé”: idea nel suo essere altro
3. Momento dell’idea che “ritorna in sé”: lo spirito che si fa natura e poi ritorna all’uomo, torna presso di
sé
Esempio:
Sintesi: l’uomo diventa virtuoso, neghiamo il male ma c’è un ritorno alla tesi perché sa cos’è il bene e il male
La dialettica: è una legge che non presenta in modo esplicito, ma piuttosto la applica (è una triade, un
percorso, un cammino). Ha una valenza logica ed ontologica, spiega lo sviluppo della realtà, il modo in cui
la realtà si configura, diviene, si realizza; e la modalità attraverso cui pensiamo, conosciamo ed accediamo
alla realtà, ragioniamo. La dialettica vale per la ragione e per la realtà.
• Momento astratto o intellettuale tesi: consiste nel guardare la realtà come un insieme di entità
statiche, separate ancora non vedo le connessioni: prospettiva che si basa sulla logica aristotelica,
sul principio di identità a=a. Una cosa è sé stessa e quindi non tutte le altre: io sono una cosa diversa
da una tazza: affermazione
• Momento dialettico o negativo-razionale antitesi: bisogna confrontare le cose con il loro opposto,
mettere in movimento le conoscenze paragonandole al loro opposto, richiamare i contrari tra loro. Devo
mettermi in confronto con la tazza, c’è uno scontro: negazione o alienazione (da alienus: altro)
• Momento speculativo o positivo-razionale sintesi: mi rendo conto che io e la tazza facciamo
parte di un'unica realtà: riaffermazione
Il riferimento a Eraclito
Eraclito sosteneva che la realtà è governata dal principio del divenire e dalla coincidenza degli opposti: Ogni
cosa esiste solo in relazione al suo contrario (il caldo esiste solo in rapporto al freddo, il giorno in rapporto alla
notte). Gli opposti non sono statici, ma si trasformano continuamente l’uno nell’altro (ad esempio, il caldo può
diventare freddo e viceversa). Hegel riprende questo concetto nella sua dialettica, dove ogni determinazione
(ad esempio, il caldo) porta con sé il suo opposto (il freddo) e deve superare questa contraddizione in un livello
superiore di sintesi.
Nel suo sistema, Hegel mostra che ogni concetto implica il suo opposto, e che il movimento della realtà è dato
dalla tensione e dal superamento di questi opposti. Dire che "il freddo è il non caldo" significa riconoscere che
il freddo non esiste in sé, ma solo in relazione al caldo, così come ogni concetto e realtà si definiscono nella
loro opposizione e nel loro superamento.
Fenomenologia dello spirito: studio del fenomeno, di tutto ciò che succede, è la scienza dell’apparire dello
Spirito ed è una scienza perché segue un metodo rigoroso, senza soggettività o casualità, cercando la verità
nella realtà stessa. La Fenomenologia dello Spirito può essere vista come una sorta di romanzo di formazione
della coscienza, in cui ogni fase del percorso dialettico rappresenta un "capitolo" del cammino verso la
conoscenza più alta. Lo Spirito per Hegel non è l'entità trascendente coincidente con il divino né l'aspetto
psicologico o mentale dell'uomo, ma rappresenta, molto più concretamente, i valori della cultura e delle
istituzioni, cioè di tutto ciò che nasce dalle relazioni tra gli uomini nella società e nella storia. Hegel si propone
di dimostrare che tutto ciò che esiste è Spirito, cioè la ragione assoluta, e che ogni fenomeno nel mondo è
manifestazione dello spirito.
Nella prefazione il filosofo si allontana da Fitche (triade, percorso irrisolto) e da Schelling (non si può identificare
ciò che è oggetto e ciò che è soggetto: “La notte in cui tutte le vacche sono nere”). Immaginiamo un puzzle a
cui mancano dei pezzi, Fitche toglieva e metteva: ogni volta che l’Io supera un ostacolo, ne sorge un altro,
perché la coscienza si sviluppa in un continuo confronto con il mondo; invece per Schelling il puzzle è già
completo. Hegel supera questo: lo Spirito è in continuo movimento ma la negazione funzionale a questo
percorso riesce ad essere superata processo compiuto.
In ognuno di questi gradi il percorso dello spirito è presentato da Hegel attraverso delle cosiddette “figure
idealtipiche”, ovvero figure simboliche che rappresentano un momento dello spirito, ovvero un certo momento
storico, culturale o filosofico. Andiamo ad analizzare innanzitutto la prima parte, che è quella su cui lo stesso
Hegel si è soffermato maggiormente, in quanto i contenuti della seconda sono stati affrontati dal filosofo con
più precisione in altre opere.
La coscienza (intesa in senso gnoseologico): è descritta da Hegel come il momento in cui il soggetto pensa
di incontrare la verità fuori di sé, nell’oggetto, ovvero nella natura. La coscienza è rappresentata da tre figure:
-certezza sensibile
-percezione
-intelletto
La certezza sensibile è quella che sperimentiamo ogni giorno, quando osserviamo un oggetto. La coscienza è
immediata, sensoriale, limitata nel tempo e nello spazio. È una conoscenza soggettiva, come nel caso di un
oggetto che ci sta davanti è il momento in cui la coscienza avverte come reale quello che può conoscere
attraverso i sensi. Per fare un esempio: se ci troviamo di fronte a una mela riteniamo quella mela sicuramente
reale perché attraverso il tatto, la vista, l’olfatto e via dicendo possiamo verificare la sua esistenza. Questo tipo
di conoscenza, che appare la più solida, ci pone però dei problemi:
1. i sensi ci possono ingannare
2. attraverso i sensi possiamo conoscere solo quello che è davanti a noi, ciò che è ora e qui. Ma questo vuol
dire che la conoscenza è molto limitata, perché, per rimanere nell’esempio, posso essere certo della mela
che ho ora di fronte a me, ma di questa mela domani, che non sarà più davanti a me, non potrò dire nulla di
certo
3. questa conoscenza è molto limitata, non diventa mai generale. Rimaniamo sempre nell’esempio: nel
momento in cui conosciamo questa mela, conosciamo solo questo singolo oggetto, non abbiamo una
conoscenza delle mele in generale
La Percezione in questa fase ci rendiamo conto che la conoscenza sensibile è limitata, l’oggetto non esiste
come dato immediato, ma è percepito attraverso un processo mentale, la coscienza si evolve riconoscendo
che ciò che percepiamo non è un oggetto dato in sé, ma un insieme di percezioni soggettive
Emersi i limiti della certezza sensibile, subentra il secondo momento che è la percezione. La conoscenza che
abbiamo espresso della mela si fonda su concetti come “qui”, “ora”, “questo”. Ma questi concetti a chi
appartengono? Alla mela? A ciò che è fuori di noi? Ovviamente no, ma al soggetto che percepisce la mela e
dice: “questa mela è qui e ora”. E aggiungiamo un altro elemento: attraverso i sensi noi percepiamo dati
molteplici della realtà. I colori, gli odori e via dicendo. Ma è l’io che unifica questi dati nel momento in cui
percepisce la realtà e arriva a definire un’unica sostanza affermando: “questa è una mela”. Praticamente
comincia a realizzarsi uno slittamento della conoscenza: il soggetto comincia a comprendere che la
conoscenza appartiene a chi la esprime.
La dialettica servo-padrone
Nel momento in cui la coscienza si fa autocoscienza sorge un problema: l’autocoscienza avverte l’esistenza
dell’autocoscienza degli altri e quindi cerca un riconoscimento di sé negli altri.
Questa volontà di vedersi riconosciuti finisce per generare un conflitto, in quanto ogni autocoscienza vuole
affermare sé stessa, la propria indipendenza e la propria visione del mondo.
In questo scontro fra autocoscienze vi è chi è disposto a lottare fino all’ultimo e chi invece pur di avere salva la
vita è disposto a rinunciare alla propria indipendenza. Da un lato si crea così la figura del signore, dall’altro
quella del servo: si produce così la prima figura dell’autocoscienza, ovvero la dialettica servo-padrone. Il
signore è colui che si è imposto sul servo, il quale a sua volta si è sottomesso al signore e vive al suo servizio.
Ma il rapporto fra i due ruoli presto si ribalta: il signore infatti finisce per avere necessariamente bisogno del
servo per vivere, perché senza di esso non è in grado di procurarsi i beni di cui ha bisogno. In altre parole: il
signore diventa servo del servo. Il servo, viceversa, diventa libero, in quanto mettendosi a servizio del signore
impara a disciplinare i propri impulsi naturali e attraverso il lavoro produce cose di cui non si serve, e quindi
impara a essere indipendente dagli oggetti. Attraverso la dialettica servo-padrone, lo spirito inizia così un
percorso sempre più interno al soggetto, con cui il soggetto cerca una liberazione dall’oggetto, ovvero dalla
natura e dai suoi mezzi.
Stoicismo e scetticismo
Dopo la dialettica servo-padrone giunge la seconda figura, quella del confronto fra il filosofo stoico e il filosofo
scettico. Questa figura rappresenta l’evoluzione filosofica della volontà dello spirito di liberarsi dalla
dipendenza dalla natura. Il filosofo stoico (la libertà possiamo averla non pensando alle cose materiali ma
spiritualmente fenomeno illusorio: la libertà è astratta e quindi si cade nella fase successiva dello
scetticismo) è colui che cerca di liberarsi dalle passioni, rendendosi indipendente dai condizionamenti della
realtà esterna. Lo stoico però, così facendo, nel suo tentativo di trovare la libertà interiore continua a sentire
l’esistenza della realtà esterna. Lo stoico diventa così lo scettico (non solo non mi interesso delle cose ma dico
che non esistono), rappresentante di una filosofia che pretende di sospendere ogni possibile giudizio sulla
realtà delle cose, di affermare dunque che nulla è vero. Il filosofo scettico va però incontro a un fallimento
perché cade in contraddizione: nel momento in cui sostiene che nulla sia vero finisce per affermare una verità
e quindi toglie fondamento alla possibilità di negare ogni verità. La sua ricerca dunque fallisce.
La coscienza infelice
Dal fallimento dello stoicismo nasce la terza figura dell’autocoscienza: la coscienza infelice.
La coscienza infelice è lo spirito che, negata ogni verità nella natura, cerca la verità in un oltre la natura, in Dio.
Questa coscienza è però per l’appunto infelice in quanto la verità, essendo al di là della natura, non è
raggiungibile. Questa separazione fra soggetto e Dio, fra soggetto e verità, inizia secondo Hegel
con l’ebraismo che colloca l’assoluta verità in un Dio totalmente trascendente, ovvero totalmente separato
dal mondo. A tentare di superare questa separazione è il cristianesimo, che con la figura di Cristo rende Dio
incarnato e dunque accessibile. Ma di una accessibilità soltanto sempre apparente. Il discorso di Hegel si
riferisce in particolare al cristianesimo medievale, che rappresenta il momento in cui la religione incide
maggiormente sulla vita sociale e politica, basti pensare ad esempio al fiorire dello stile di vita monacale o
all’epopea delle crociate. Nelle sue estreme conseguenze è durante il cristianesimo medievale che la
coscienza raggiunge il suo massimo grado di infelicità, attraverso le figure degli asceti, coloro che mortificano
il proprio corpo arrivando così a negare il proprio io nell’estremo tentativo di trovare Dio. La coscienza infelice,
attraverso l’ascetismo, rappresenta dunque la massima caduta dello spirito. Ma giunto nel punto più basso, lo
spirito ribalta i ruoli: attraverso la coscienza infelice si manifesta infatti l’estremo tentativo di raggiungere Dio,
ma nel momento in cui questo tentativo fallisce, lo spirito comprende che Dio non va cercato all’esterno, ma
all’interno, nel soggetto stesso.
La ragione
Passiamo così dal secondo grado dello spirito, quello dell’autocoscienza, al terzo grado, quello della ragione.
La ragione rappresenta, filosoficamente, il momento in cui l’uomo ha posto il fondamento di ogni conoscenza
sulla ragione stessa. Storicamente questo è il passaggio dal mondo medievale, in cui la religione rappresenta
il fondamento della società, all’età moderna, dove nasce la nuova scienza.
Hegel descrive la ragione come il momento di sintesi fra coscienza e autocoscienza, in cui lo spirito avverte
l’unità fra soggetto e oggetto, fra individuo e natura.
I passaggi della ragione sono:
-Ragione osservativa
-Ragione attiva
-Individualità in sé e per sé
Ragione osservativa
Da un punto di vista culturale la ragione osservativa è quel percorso di conoscenza filosofica rappresentato dal
Rinascimento e dai suoi sviluppi, in cui l’uomo, attraverso l’osservazione della natura, finisce per pensare di
essere in grado di dominare la natura stessa. La ragione osservativa si risolve però in uno scacco: ridurre ogni
conoscenza a pura conoscenza materiale della natura, toglie uno spazio spirituale alla realtà. Lo spirito così
rischia di eliminare sé stesso.
Ragione attiva
Questa crisi tenta di essere superata dalla seconda figura, ovvero la ragione attiva. In questa seconda figura, la
ragione comprende che non può trovare sé stessa esclusivamente nella natura esterna, ma deve realizzare una
unità fra sé stessa e il mondo esterno. Inizia così un percorso però anch’esso fallimentare: la ragione
individuale osserva il mondo sociale intorno a sé e lo trova ingiusto, immorale e cerca così di imporre la propria
visione, di imporre alla società ciò che essa stessa ritiene virtuoso. Qui si apre però una contraddizione: per
imporre la propria visione virtuosa del mondo, la ragione deve imporsi sulla realtà concreta e piegarla alle
proprie prospettive. Ma qui nascono e il fanatismo e le storture storiche come il Terrore giacobino nel corso
della rivoluzione francese, che nasce come tentativo di realizzare una società migliore, ma che per produrre
questa società finisce per dare vita a una drammatica repressione delle opposizioni. La ragione attiva fallisce
così nel suo tentativo di modellare il mondo a propria immagine e si giunge al terzo momento, quello
dell’individualità in sé e per sé.
Individualità in sé e per sé
L’individualità in sé e per sé è innanzitutto il chiudersi in sé stessi, il dedicarsi ai propri interessi, ai propri doveri.
A partire da questo punto nascono poi le figure della “ragione legislatrice” e “la ragione esaminatrice delle
leggi”: ovvero, l’individuo cerca in sé la legge morale e finisce per elevare questa legge a legge universale. Ma
così facendo l’io si pone al di sopra delle leggi. Anche in questo caso quindi la ricerca dello spirito cade in
contraddizione, perché rimane l’impossibilità di coniugare lo spirito individuale con la pretesa dell’universalità.
Differenze temporali delle epoche storiche:
Medioevo: l’uomo si affida alla realtà cristiana
Rinascimento: ragione umanistica, l’uomo al centro del mondo
Illuminismo: ragione attiva, fanatismo
Romanticismo: dopo la fase della ragione attiva, si rifugia in sé stessa e diventa legislatrice, cerca la morale in
sé e finisce per elevare la propria legge al di sopra dello Stato
Idealismo: la ragione si scopre spirito
Si entra così nella seconda fase della ricerca della Fenomenologia. Lo spirito supera le contraddizioni di questa
prima parte del percorso comprendendo che la ragione nella storia non è impressa dai singoli individui, ma
dalle collettività e dalle loro istituzioni storiche e culturali. Ma questa è un’altra storia… i diversi gradi della
seconda parte vengono presentati ma in altre opere approfonditi:
-lo spirito (tesi): è la realtà storica e sociale in cui la coscienza individuale si forma. Si sviluppa attraverso tre
fasi: Spirito soggettivo (individuo: considerato nel suo lento e progressivo emergere dalla natura e si divide
in antropologia: anima; fenomenologia: coscienza; psicologia: azione e libertà), Spirito oggettivo “lo spirito
fattosi mondo a livello sociale” (società e istituzioni) e Spirito assoluto (conoscenza totale della realtà).
Lo Spirito Oggettivo, nella filosofia di Hegel, si sviluppa attraverso tre momenti principali che rappresentano il
modo in cui lo Spirito si realizza nel mondo esterno e nelle istituzioni sociali e politiche. Questi momenti sono:
Diritto (o diritto astratto): rappresenta il momento iniziale dello Spirito Oggettivo, in cui si stabiliscono le norme
universali che regolano i comportamenti degli individui. In questa fase, l'individuo è riconosciuto come libero e
i suoi diritti sono definiti in modo formale e astratto, senza considerare ancora le particolarità concrete della
vita sociale e culturale. Il diritto rappresenta la libertà formale dell'individuo, ma non ancora la piena
realizzazione della libertà in una comunità.
Moralità (o eticità immediata): è il momento in cui l'individuo non si limita più a seguire le leggi formali, ma
comincia a riflettere sulle sue azioni e a prendersi la responsabilità delle proprie scelte, agendo secondo i propri
principi morali.
Eticità (o eticità sociale): l'eticità è il momento finale dello Spirito Oggettivo, dove si realizza pienamente la
libertà attraverso le istituzioni sociali e politiche. Qui lo Spirito si manifesta in modo concreto nelle famiglie
(tesi), nelle istituzioni (antitesi), nello Stato (sintesi) e nella cultura. La famiglia: matrimonio (tesi: fase in cui
c’è una piccola unione sulla base di amore e fiducia, momento in cui la famiglia nasce, quando si crede che
con l’amore la famiglia supererà ogni ostacolo); patrimonio (antitesi: ogni famiglia deve convivere con la vita
concreta, le spese, le bollette); figli (sintesi: amore e vita concreta, che a loro volta crescono e creano alte
famiglie: passaggio alla società civile (unione di tutte le famiglie, ogni gruppo sociale bada ai propri interessi).
La società civile (sistema dei bisogni, amministrazione della giustizia, polizia e corporazioni) è il luogo in
cui gli individui perseguono i loro interessi privati, come nel commercio, nel lavoro e nelle relazioni economiche.
Essa è caratterizzata da un sistema in cui le persone, pur essendo libere, non sono ancora parte di una
comunità etica. Gli individui si concentrano sul soddisfacimento dei propri bisogni, e la loro libertà è spesso
legata ai loro interessi materiali e economici. Per Hegel, la società civile è segnata da disuguaglianze, conflitti
e alienazione, poiché ogni individuo agisce principalmente per il proprio interesse, e questo porta a situazioni
di competizione, ingiustizie sociali e conflitti. Sebbene la società civile sia fondamentale per lo sviluppo della
libertà individuale, essa non rappresenta ancora la libertà razionale che Hegel considera la realizzazione piena
dell’individuo. Lo Stato rappresenta invece la vera realizzazione della libertà, secondo Hegel. Non è solo
un'entità politica o una struttura giuridica, ma è l’incarnazione della razionalità e dell’etica universale. In altre
parole, nello Stato gli individui non si limitano a vivere accanto agli altri, ma diventano parte di una comunità
che promuove il bene di tutti, dove la libertà di ciascuno si realizza concretamente e razionalmente attraverso
le istituzioni politiche e giuridiche.