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Il Medioevo

Il documento analizza il Medioevo, suddividendolo in Alto, Basso e Tardo Medioevo, evidenziando eventi chiave come l'età di Carlo Magno e il Trattato di Verdun. Descrive il feudalesimo come sistema politico e sociale dominante, la lotta per le investiture tra Papato e Impero, e il ruolo cruciale della Chiesa cattolica. Infine, discute l'origine del termine 'Medioevo', connotato negativamente dagli illuministi come un'epoca di oscurità.

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Il documento analizza il Medioevo, suddividendolo in Alto, Basso e Tardo Medioevo, evidenziando eventi chiave come l'età di Carlo Magno e il Trattato di Verdun. Descrive il feudalesimo come sistema politico e sociale dominante, la lotta per le investiture tra Papato e Impero, e il ruolo cruciale della Chiesa cattolica. Infine, discute l'origine del termine 'Medioevo', connotato negativamente dagli illuministi come un'epoca di oscurità.

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IL MEDIOEVO

LA PERIODIZZAZIONE STORICA DEL MEDIOEVO


La periodizzazione storica del Medioevo è un processo che suddivide questa lunga epoca, che si estende
dal crollo dell'Impero romano d'Occidente (nel 476 d.C.) fino alla scoperta delle Americhe (1492) o
alla fine del XV secolo, in diverse fasi per comprenderne meglio i mutamenti politici, sociali, economici
e culturali. Di seguito le fasi principali:

1. Alto Medioevo (V-X secolo)


Inizio: Il 476 segna la caduta dell'Impero Romano d'Occidente, con l'invasione dei popoli germanici
e la frammentazione dell'Europa.
Caratteristiche: Emergere di regni romano-barbarici, come quello dei Franchi, e del regno longobardo
in Italia. Si afferma il feudalesimo come sistema economico e sociale dominante. Il cristianesimo
diventa il collante culturale e spirituale dell'Europa, con la crescente influenza della Chiesa cattolica e
del papato.
Eventi rilevanti: Conversione dei popoli germanici al cristianesimo, fondazione del Sacro Romano
Impero con Carlo Magno (800 d.C.).

2. Basso Medioevo (XI-XV secolo)


Caratteristiche: Aumento demografico, sviluppo agricolo e urbanistico, rinascita economica e
commerciale. Si assiste a una ripresa della vita cittadina e alla nascita delle prime università. L'autorità
papale si rafforza, mentre nascono ordini religiosi come i Benedettini, i Francescani e i Domenicani.
Eventi rilevanti: Crociate (dal 1096), conflitti tra Papato e Impero (la lotta per le investiture), lo
sviluppo delle repubbliche marinare e delle città-stato italiane (come Venezia, Genova, Firenze).

3. L’ultimo momento del Basso Medioevo viene solitamente definito Tardo Medioevo (XIV-XV secolo)
Caratteristiche: Crisi economiche, epidemie (come la peste nera del 1347-1351), conflitti (come la
Guerra dei Cent'anni) e trasformazioni sociali. In questo periodo, si sviluppano le monarchie nazionali,
come quella di Francia e d'Inghilterra, mentre in Italia prosperano le signorie e i comuni.
Eventi rilevanti: L'avvento della crisi del XIV secolo, la crescita delle corporazioni, e il crescente potere
politico delle città e dei commercianti. Verso la fine di questo periodo, inizia il Rinascimento,
soprattutto in Italia, con una fioritura culturale e artistica che getta le basi della modernità.

Questa divisione, pur essendo utile per comprendere i diversi cambiamenti all'interno del Medioevo,
resta comunque una semplificazione, poiché le trasformazioni storiche non seguono confini temporali
rigidi.
CHI CONIA IL TERMINE MEDIOEVO E PERCHE’?
Il termine "Medioevo" fu coniato dagli umanisti del Rinascimento, in particolare da Flavio Biondo,
uno storico e umanista italiano del XV secolo. Egli utilizzò espressioni come *media tempestas* per
riferirsi al periodo intermedio tra l'antichità classica e la sua epoca, il Rinascimento, che considerava
una rinascita della cultura classica. Questa concezione del Medioevo come una fase di passaggio si
diffuse tra gli intellettuali dell'epoca e si consolidò nella storiografia successiva.

In seguito, il termine venne usato per designare tutto il periodo compreso tra la caduta dell'Impero
Romano d'Occidente e l'inizio dell'età moderna, con una connotazione spesso negativa, accentuata
dagli illuministi del XVIII secolo, che vedevano nel Medioevo un'epoca di oscurità e superstizione.

L'idea di Medioevo come epoca "oscura" prese piede soprattutto a partire dal XVII e XVIII secolo,
quando filosofi e storici dell'Illuminismo considerarono il periodo medievale come un'era di
arretratezza culturale e superstizione, rispetto ai progressi della ragione e della scienza che stavano
promuovendo. Voltaire, ad esempio, contribuì a diffondere questa visione negativa del Medioevo,
definendolo un'epoca di ignoranza e barbarie.

PAGINE DEL LIBRO DA STUDIARE, POICHE’ TRATTANO ARGOMENTI DIVERSI


RISPETTO A QUELLI PRESENTI NELLE DISPENSE
- Pagine 2 e 3 : le trasformazioni del mondo romano sino alle soglie del V secolo;
- Pagine 5, 6, 7 ed 8: romani romanizzati e barbari & Bisanzio e il Mediterraneo
- Pagina 10: il fallimento del progetto di Liutprando
- Pagine 12, 13 e 14: l’Islam
L’ETA’ DI CARLO MAGNO

L'età di Carlo Magno (742-814 d.C.) è un periodo storico fondamentale per l'Europa medievale,
caratterizzato dalla rinascita del potere imperiale e dalla costruzione di un vasto impero cristiano. Carlo
Magno, re dei Franchi dal 768 e re dei Longobardi dal 774, fu incoronato imperatore del Sacro
Romano Impero nel Natale dell'800 da papa Leone III. Questa incoronazione segnò il tentativo di
ripristinare l'autorità imperiale nell'Occidente dopo la caduta dell'Impero Romano.

Caratteristiche principali dell'età di Carlo Magno:


1. Espansione territoriale
Carlo Magno espanse enormemente il regno franco, conquistando gran parte dell'Europa occidentale
e centrale. Sotto il suo governo, i Franchi assoggettarono popoli come i Sassoni, i Longobardi in Italia e
le tribù slave e avare. Il suo impero si estendeva dall'attuale Francia fino alla Germania, ai Paesi Bassi,
all'Italia settentrionale e a parte della Spagna.

2. Consolidamento del cristianesimo


Carlo Magno promosse la diffusione e il consolidamento del cristianesimo nei territori conquistati.
La sua politica di conversione forzata dei pagani, come i Sassoni, mirava a creare un'unità religiosa sotto
l'autorità della Chiesa cattolica. Collaborò strettamente con il papato e consolidò il legame tra l'impero
e la Chiesa, che divenne una forza spirituale e politica cruciale.

3. Amministrazione e organizzazione del potere


Carlo Magno riorganizzò il suo vasto impero in province chiamate "contee" e "ducati", amministrate
da funzionari locali, chiamati conti e duchi, nominati direttamente da lui. Per mantenere il controllo su
questi funzionari e garantire la lealtà delle regioni più lontane, istituì i "missi dominici", ispettori
imperiali incaricati di monitorare e riferire sull'operato dei governanti locali.

4. Rinascita carolingia
L'età di Carlo Magno è nota anche per la cosiddetta "Rinascita carolingia", un periodo di
rinnovamento culturale e intellettuale. Carlo Magno promosse l'educazione e la cultura, sostenendo la
creazione di scuole nei monasteri e nelle cattedrali. Favorì la copia e la conservazione di testi antichi, la
riforma della scrittura con l'introduzione della minuscola carolina, una scrittura più leggibile, e
incoraggiò la diffusione della cultura classica.

5. Relazioni con l'Oriente e Bisanzio


Durante il suo regno, Carlo Magno cercò di mantenere relazioni diplomatiche con l'Impero
Bizantino e il califfato abbaside. Sebbene ci fossero tensioni, soprattutto con Bisanzio, legate alla
legittimità del suo titolo imperiale, Carlo riuscì a stabilire contatti diplomatici con il califfo di Baghdad,
Harun al-Rashid, da cui ricevette preziosi doni.

6. Eredità politica e culturale


La morte di Carlo Magno nel 814 segnò l'inizio della frammentazione dell'impero, soprattutto sotto
il suo erede Ludovico il Pio e dopo il Trattato di Verdun (843), che suddivise l'impero tra i suoi nipoti.
Tuttavia, l'eredità di Carlo Magno perdurò per secoli, con l'idea di un'Europa cristiana unita sotto un
unico sovrano, che sarebbe stata ripresa dai sovrani successivi.
TRATTATO VERDUN

Il Trattato di Verdun, firmato nell'843 d.C., fu un accordo che sancì la divisione dell'Impero carolingio
tra i tre nipoti di Carlo Magno, figli di Ludovico il Pio. Questo trattato pose fine alla guerra civile che
era scoppiata dopo la morte di Ludovico, quando i suoi figli lottavano per il controllo dell'impero.

Cosa era successo? Dopo la morte di Carlo Magno nel 814, suo figlio Ludovico il Pio ereditò l'impero.
Tuttavia, il regno di Ludovico fu segnato da tensioni interne, soprattutto a causa della rivalità tra i suoi
figli, che si scontravano per la successione. Alla sua morte, la lotta per il potere si intensificò, portando a
una guerra tra i fratelli, che si concluse con il Trattato.

Il Trattato di Verdun divise l'Impero carolingio in tre regni distinti, assegnati ai tre figli di Ludovico:
Lotario I ricevette la parte centrale dell'impero, che comprendeva l'Italia centro-settentrionale, la
Provenza e la Borgogna, nonché una lunga striscia di terra che si estendeva dai Paesi Bassi fino a Roma.
Lotario mantenne anche il titolo di imperatore.

2. Ludovico il Germanico ottenne le terre a est del fiume Reno, che formarono la base della futura
Germania (Regnum Francorum Orientalium).

3. Carlo il Calvo ricevette la parte occidentale dell'impero, ovvero quella che divenne la Francia
(Regnum Francorum Occidentalium).

Il Trattato di Verdun segnò la fine dell'unità dell'Impero carolingio e rappresentò uno dei momenti
chiave della nascita delle future nazioni di Francia e Germania. La divisione creò una serie di regni
indipendenti che, pur avendo legami comuni per via della dinastia carolingia, svilupparono identità
politiche e culturali distinte. Il regno di Lotario, al centro dell'Europa, divenne il territorio più conteso
nei secoli successivi.

LA SOCIETA’ FEUDALE
Il feudalesimo è un sistema politico, sociale ed economico che caratterizzò gran parte dell'Europa
durante il Medioevo, soprattutto tra il IX e il XIV secolo. Si basava su un'organizzazione gerarchica
della società in cui il potere era distribuito tra diversi signori locali (feudatari) che governavano porzioni
di territorio in cambio di fedeltà e servizi militari offerti al sovrano o a un signore più potente. Il
feudalesimo si sviluppò in un contesto di insicurezza e decentralizzazione politica, causato dal crollo
dell'Impero Romano d'Occidente e dalle incursioni di popoli invasori, come i Vichinghi, i Saraceni e gli
Ungari.

Il cuore del sistema feudale era la relazione tra il signore e il vassallo. Il signore concedeva al vassallo
un feudo (terra o altri beni), in cambio di fedeltà e di servizi, principalmente di tipo militare. Questo
rapporto era sancito da un atto formale chiamato "investitura". Il vassallo, a sua volta, giurava fedeltà al
signore, impegnandosi a combattere per lui e a fornirgli supporto.

Il feudo era solitamente una porzione di terra, con i contadini che vi lavoravano, ed era la base
economica del sistema feudale. Il feudatario amministrava il feudo, riscuoteva le tasse e gestiva la
giustizia locale. La concessione di un feudo dava al vassallo il diritto di usufruire delle risorse del
territorio, ma il feudo rimaneva formalmente di proprietà del signore, che poteva revocarlo.

La società feudale era rigidamente divisa in ceti sociali:


- I nobili: comprendevano il re, i duchi, i conti e altri feudatari, che detenevano il potere politico e
militare. I nobili potevano essere sia vassalli di un signore superiore sia signori di vassalli subordinati.
- Il clero: la Chiesa cattolica era un'istituzione potente e deteneva vasti territori. Spesso i vescovi e gli
abati avevano lo stesso status dei nobili feudali.
- I contadini e i servi della gleba: costituivano la maggioranza della popolazione. Erano legati alla terra
e lavoravano per il signore del feudo in cambio di protezione. I servi della gleba non erano liberi e non
potevano abbandonare la terra senza il permesso del signore.

Il potere decentralizzato
Il sistema feudale si sviluppò in un contesto di debolezza centrale, in cui i re e gli imperatori non
avevano la capacità di controllare direttamente tutti i territori del regno o dell'impero. Di conseguenza,
il potere effettivo era detenuto localmente dai signori feudali, che governavano i propri feudi in modo
relativamente autonomo. Questo creava una frammentazione politica, con numerosi signori in
competizione tra loro per il controllo del territorio e delle risorse.

La Chiesa cattolica giocava un ruolo cruciale nel sistema feudale. Non solo possedeva grandi quantità
di terra, ma esercitava anche un'enorme influenza morale e culturale. Spesso vescovi e abati erano anche
signori feudali. Inoltre, la Chiesa garantiva legittimità al sistema feudale, sostenendo l'ordine sociale e
appoggiando l'idea che i ruoli assegnati da Dio fossero immutabili.
La Chiesa cattolica era estremamente potente nel Medioevo poiche’ deteneva sia il potere teocratico su
tutta la cristianita’ cattolica, sia il potere temporale (politico) sui territori del “Patrimonio di San
Pietro”, dopo la Donazione di Sutri fatta da Liutprando.
Il Papa aveva uno strumento potentissimo nelle proprie mani: la scomunica; con la scomunica poteva
liberare i sudditi dall’obbligo di obbedire al sovrano. Il Papa, infatti, riteneva che i sovrani dovessero
sottostare alla sua autorita’.

LA LOTTA PER LE INVESTITURE


Nel 962 Ottone I viene incoronato da Papa Giovanni XII e nasce il Sacro Romano Impero
Germanico: questo Impero comprendeva il Regnum Francorum Orientalium (il cuore dell’attuale
Germania) e la Lotaringia (l'Italia centro-settentrionale, la Provenza e la Borgogna, nonché una lunga
striscia di terra che si estendeva dai Paesi Bassi fino a Roma).
Ottone I ottiene la Lotaringia sposando Adelaide, vedova del re d’Italia Lotario II.

La lotta per le investiture fu un conflitto che si svolse tra l'XI e il XII secolo, principalmente tra il
Papato e l'Impero, riguardante il diritto di nominare (o "investire") vescovi e abati con poteri sia
spirituali che temporali. Questo conflitto ebbe conseguenze profonde sulla struttura politica e religiosa
dell'Europa medievale e segnò un'importante fase di definizione dei rapporti tra Chiesa e Stato.

Nel Medioevo, i vescovi e gli abati non erano solo autorità religiose, ma spesso detenevano anche potere
politico e amministrativo, governando territori e gestendo risorse. In molti casi, i sovrani laici, come
l'imperatore del Sacro Romano Impero o i re, avevano preso l'abitudine di nominare queste figure
ecclesiastiche, garantendo così il loro controllo su vaste porzioni di terra e ottenendo la fedeltà delle
gerarchie ecclesiastiche.
Il problema principale era che l'investitura, ossia la cerimonia di conferimento di poteri a un nuovo
vescovo o abate, implicava non solo la consegna di simboli spirituali (come l'anello o il pastorale) ma
anche di simboli temporali (come il bastone o lo scettro). Di conseguenza, il potere politico e quello
religioso erano strettamente intrecciati, e il controllo delle nomine ecclesiastiche permetteva ai sovrani
laici di esercitare una forte influenza sulla Chiesa.

- PRIVILEGIUM OTHONIS (962 dC)

Il Privilegium Othonis
(Privilegio di Ottone) è un
accordo stipulato nel 962
d.C. tra papa Giovanni XII e
l'imperatore Ottone I di
Sassonia, il fondatore del
Sacro Romano Impero.
Questo documento sanciva
una serie di concessioni e
privilegi reciproci, che
regolavano i rapporti tra il
papato e l'impero, stabilendo
un nuovo equilibrio tra
potere spirituale e
temporale.
Chi era Ottone I? Ottone I era salito al trono dei Franchi orientali nel 936 d.C. e nel corso del suo regno
rafforzò notevolmente il potere imperiale. Dopo aver vinto importanti battaglie contro gli Ungari e
aver esteso il controllo imperiale su gran parte dell'Italia, nel 962 fu incoronato imperatore a Roma da
papa Giovanni XII. Questa incoronazione segnava la rinascita del titolo di imperatore del Sacro Romano
Impero, che si considerava erede dell'Impero Romano d'Occidente.

Per ottenere l'incoronazione, Ottone stipulò con il papa il Privilegium Othonis, che regolava i rapporti
tra il nuovo imperatore e la Chiesa.
1. Protezione del papato: Ottone I garantiva la protezione del papato e riconosceva al papa il controllo
su Roma e sui territori circostanti. In cambio, il papa accettava l'autorità imperiale e riconosceva
Ottone come legittimo imperatore.
2. Limitazioni al potere del papa: il Privilegium Othonis stabiliva che nessun papa poteva essere eletto
senza il consenso dell'imperatore. Questo significava che il papa doveva ottenere l'approvazione
imperiale prima di assumere il suo incarico, dando così all'imperatore un controllo diretto sulle elezioni
papali.
3. Autonomia dei territori imperiali: l'accordo garantiva che i territori imperiali rimanessero sotto il
controllo diretto dell'imperatore, preservando l'indipendenza del Sacro Romano Impero rispetto alle
decisioni del papa. Inoltre, l'imperatore aveva il diritto di intervenire negli affari della Chiesa qualora la
stabilità politica o religiosa fosse minacciata.
4. La politica dei "vescovi-conti": questa strategia consisteva nel nominare vescovi e abati in posizioni di
potere politico, affidando loro l'amministrazione di contee e altri territori all'interno del suo impero.
Questo sistema fu centrale per consolidare il controllo imperiale e limitare l'influenza della nobiltà
laica.

Ciò permise a Ottone I di ridurre il potere dei nobili laici: Ottone I si trovava spesso a confrontarsi con
una nobiltà locale potente e talvolta ribelle. Nominare vescovi e abati come amministratori locali (o
conti) era una strategia per contrastare il potere dei nobili laici, i quali potevano trasmettere i loro titoli
e terre ai loro eredi. I vescovi e gli abati, invece, erano figure religiose celibi, prive di eredi naturali.
Questo permetteva a Ottone di mantenere il controllo diretto su queste cariche, dato che alla morte di
un vescovo o di un abate, il territorio tornava sotto l'autorità dell'imperatore, che poteva nominare un
successore di sua scelta.

Questa scelta politica portò anche alla fidelizzazione del clero: poiché i vescovi e gli abati dovevano la
loro nomina all'imperatore, erano generalmente leali a Ottone. Questa lealtà era particolarmente
importante nelle aree più remote dell'impero, dove il controllo diretto imperiale era più difficile da
mantenere. Il clero, che dipendeva dall'imperatore per la propria posizione e potere, tendeva a essere un
contrappeso ai nobili locali.
● Nel lungo periodo, la stretta relazione tra impero e Chiesa portò a tensioni, che culminarono
nella lotta per le investiture nel XI secolo, quando i papi cercarono di affermare la loro
indipendenza dalle influenze imperiali nelle nomine ecclesiastiche. Il Privilegium Othonis creò
tensioni per la sovrapposizione tra autorità spirituale e temporale.

Il Privilegium infatti, non fu stabile nel lungo periodo. Sebbene il potere imperiale fosse fortemente
consolidato con Ottone I, le relazioni tra papato e impero divennero sempre più conflittuali nei secoli
successivi.

Il conflitto esplose apertamente durante il pontificato di Gregorio VII (1073-1085) e l'impero di Enrico
IV (1056-1106). Gregorio VII, con il suo Dictatus Papae (1075), stabilì che solo il papa aveva il diritto
di nominare e deporre vescovi e abati, oltre a dichiarare l'indipendenza della Chiesa dal potere
temporale. Questo decreto sfidava direttamente l'autorità dell'imperatore Enrico IV, che fino a quel
momento aveva nominato vescovi a suo piacimento, soprattutto nel Sacro Romano Impero.

Il confronto raggiunse un momento cruciale nel 1076, quando Enrico IV fu scomunicato da Gregorio
VII per aver continuato a esercitare l'investitura laica. La scomunica privava Enrico del sostegno dei
suoi vassalli e minava la sua autorità come imperatore. Per risolvere il conflitto, Enrico compì il famoso
gesto di penitenza nel castello di Canossa (1077), dove si recò a chiedere perdono al papa, un evento
simbolico che rafforzò temporaneamente il potere del papato.

Il conflitto continuò anche dopo il periodo di Canossa, fino a che nel 1122 venne raggiunto un
compromesso con il Concordato di Worms, tra papa Callisto II ed Enrico V. Questo accordo stabilì una
distinzione tra l'investitura spirituale e quella temporale:

- Il papa mantenne il diritto esclusivo di conferire l'investitura spirituale, cioè la nomina a vescovo o
abate con l'anello e il pastorale, simboli del potere religioso.
- L'imperatore (e gli altri sovrani laici) potevano però concedere l'investitura temporale, ovvero il
controllo dei beni e delle terre associate alla carica ecclesiastica, ma senza interferire nell'aspetto
spirituale.

La lotta per le investiture ebbe profonde ripercussioni sul Medioevo:


1. Indipendenza della Chiesa: Il papato emerse da questo conflitto con una maggiore autonomia,
stabilendo un principio fondamentale: la Chiesa non doveva essere subordinata al potere temporale dei
sovrani.
2. Decentramento del potere imperiale: L'imperatore perse il controllo diretto sulle nomine
ecclesiastiche, riducendo così la sua influenza su una parte rilevante del territorio imperiale. Questo
contribuì alla frammentazione politica del Sacro Romano Impero e rafforzò il potere dei signori locali.
3. Separazione tra potere spirituale e temporale: La lotta per le investiture fu un passo importante verso
la distinzione tra potere ecclesiastico e potere laico, un concetto che avrebbe influenzato il pensiero
politico e religioso nei secoli successivi.
4. Rafforzamento del papato: Gregorio VII e i suoi successori riuscirono a consolidare l'autorità papale,
trasformando il papato in un'istituzione centrale non solo per la Chiesa, ma anche per l'intera Europa
medievale.

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