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Teocrito

Teocrito, poeta siciliano nato intorno al 310 a.C., è noto per i suoi Idilli, una raccolta di poesie bucoliche che mescolano generi e stili, creando una realtà rurale in contrasto con le tensioni amorose dei protagonisti. La sua opera ha influenzato profondamente la tradizione poetica occidentale, ispirando autori come Virgilio e continuando a permeare la letteratura pastorale europea. Teocrito si distingue per l'uso innovativo dell'esametro e per la varietà di registri linguistici, rompendo le convenzioni tra contenuti alti e bassi.

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Teocrito

Teocrito, poeta siciliano nato intorno al 310 a.C., è noto per i suoi Idilli, una raccolta di poesie bucoliche che mescolano generi e stili, creando una realtà rurale in contrasto con le tensioni amorose dei protagonisti. La sua opera ha influenzato profondamente la tradizione poetica occidentale, ispirando autori come Virgilio e continuando a permeare la letteratura pastorale europea. Teocrito si distingue per l'uso innovativo dell'esametro e per la varietà di registri linguistici, rompendo le convenzioni tra contenuti alti e bassi.

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Teocrito

Attraverso indizi interni ai suoi testi, è possibile ricavare l’origine siciliana di Teocrito; altri idilli
mostrano la sua permanenza ad Alessandria d’Egitto durante l’apice della sua carriera. La sua
nascita è intorno al 310 a.C., in una stagione di grande oritura economica e culturale del regno
tolemaico. Un’altra importante ambientazione è l’isola di Cos sull’Egeo orientale; si pensa fosse
nativo di questa isola e fosse migrati in seguito a Siracusa. Le fonti principali sulla sua vita sono
costituite su commenti antichi e su opere come la Vita e la Suda.

Il corpus e gli Idilli


Degli Idilli, solamente 22 sono considerati autentici: inizialmente nati come testi indipendenti,
furono raccolti in seguito in un’antologia chiamata Βουκολικά. L’Antologia Palatina e i manoscritti
attribuiscono a Teocrito 24 epigrammi; Berenice è invece un testo di uso autonomamente rispetto
alla raccolta canonica. Teocrito tendeva a scardinare i con ni tra i generi, dimostrandosi resistente
ad approcci di tipo scolastico e formale al genere: nessun idillio è perfettamente sovrapponibile a
un altro, poiché gli elementi consueti sono accostati e riarrangiati in modo nuovo; i criteri di
raggruppamento possono infatti essere vari (il metro, la lingua adottata, l’ambientazione, la forma,
ecc.). La natura di molti di questi Idilli tende a un alto grado di teatralità, con lo scopo di essere
letti davanti a un pubblico o recitati.

La poesia bucolica
La principale novità di Teocrito è la mescolanza dei generi principali della poesia antica: inventa
una realtà rurale accogliente e paci ca, dove questa pace è spesso in contrasto con gli animi
tormentati dei protagonisti, principalmente a causa di pene d’amore. Eros è infatti il principale
sabotatore di questa tranquillità e fornisce un’occasione per il canto: il ne della poesia bucolica
era proprio quello di caratterizzare l’intera opera a partire dal canto di pastori, la cui vita è il tema
centrale e cornice di riferimento (campi, greggi, boschi, natura). Il canto pastorale in parte tare
spunto da modelli già esistenti, in parte avvia una tradizione nuova. Nell’idillio VII, le Talisie,
Teocrito (reincarnato nella gura di Simichida) si dichiara il primus inventor del genere bucolico;
allo stesso tempo però questo carme si tratta del riconoscimento di una acquisita posizione di
primo piano come cantore già famoso.
La poesia bucolica risponde a criteri di brevità ed eleganza, rappresentata nell’idillio I, dove, in
cambio di un premio, un capraio chiede al pecoraio Tirsi di cantargli di nuovo la storia di Dafni
(primo “eroe bucolico”): si tratta di canti che presuppongono un ascoltatore e uno s dante
nell’agone poetico, spesso esecuzioni improvvisate.
Negli idilli bucolici, il locus amoenus (luogo idealizzato e piacevole) è caratterizzato da elementi
naturali ricorrenti sempre gradevole e mai minacciosa (seppur abitata da divinità a tratti terribili),
come l’acqua di un ruscello, gli animali che pascolano, le api che ronzano. L’elemento umano è
inserito senza traumi e le vicissitudini dei personaggi con descritti attraverso canti ironici e
emotivi. Il sentimento di panico (condiviso da parte di tutti gli elementi) prevale tuttavia durante
l’enigmatica morte di Dan . La tranquillità della campagna non viene mai contrapposta alla
caotica e complicata vita della megalopoli come Alessandria.

I mimi urbani
Esiste una correlazione tra alcuni componimenti teocritei con i mimi prosaici e le scene
drammatiche del siciliano Sofrone, messe in scene destinate a divertire. È possibile notare questa
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in uenza, a ancata anchedalla Commedia Nuova e da Menandro, nell’ambientazione urbana
(Cos e Alessandria) negli idilli II e XV, dove incontriamo persone normali ritratte con vivace
realismo che Teocrito nè le appiattisce, nè le esalta. Ad esempio, il personaggio di Simeta è
accostabile a gure della poesia eroica e tragica come Circe e Medea; al tempo stesso, subisce
un processo di “de-eroicizzazione”, tipico della tradizione ellenistica, nell’idillo II. Le due amiche
Gogò e Prassinoa (idillio XV) hanno una forte personalità individuale e e si distinguono per i loro
linguaggi vivaci tratti dalla quotidianità urbana.

Gli epilli
Gli Idilli XI, XIII e XXIV introducono un nuovo genere poetico, il piccolo carme epico, ispirato alla
poetica callimachea e caratterizzato da:
- gure mitologiche ritratte in modo inusuale: il Ciclope innamorato, Eracle succube della
bellezza di Ila e rappresentato da bambino come un eroe in potenza;
- episodi brevi e circoscritti: l’amore di Polifemo per Galatea, la scomparsa di Ila rapito dalle
ninfe, e le prime imprese di Eracle bambino;
- uso della cornice narrativa: in alcuni casi, l’autore si rivolge all’amico Nicia, senza che vi siano
prove certe di un intento epistolare.
Teocrito si confronta con Apollonio Rodio e Pindaro, creando un gioco allusivo e variando modelli
classici, in linea con la rivalità e l’innovazione tipiche dell’ambiente alessandrino.

L’idillio XVIII
L’Idillio XVIII di Teocrito è un epitalamio ispirato ai matrimoni mitici di Elena e Menelao, che
richiama i frammenti di Sa o ma con una cornice epico-narrativa. Il testo ricostruisce aspetti del
rito nuziale (lodi, auguri, battute allo sposo) con un linguaggio stilizzato e una elaborazione più
letteraria rispetto alla spontaneità dei modelli sa ci. Recupera stilemi tradizionali, come paragoni
con la natura, e o re una visione inedita di Elena, ritratta come giovane e felice, distante
dall’immagine di seduttrice legata al mito della guerra di Troia.

Gli encomi e gli epigrammi


Teocrito, oltre a essere noto come poeta bucolico, esprime una dimensione politica nei suoi
encomi, come l’Idillio XVI per Ierone II di Siracusa e l’Idillio XVII per Tolomeo II Filadelfo. Anche
altri componimenti, come l’Idillio XIV e il XV, celebrano indirettamente Tolomeo e sua moglie
Arsinoe, promotrice della festa di Adone.
Nei suoi 24 epigrammi, in gran parte autentici, Teocrito sperimenta nuove forme metriche,
superando i canoni tradizionali. I temi trattati includono iscrizioni funerarie, descrizioni di statue e
testi ecfrastici, con sei epigrammi ambientati in un contesto pastorale.

La poetica teocritea, la lingua e lo stile


Teocrito, in linea con Callimaco, critica apertamente nelle Talisie (Idillio VIII) i poeti che imitano
malamente Omero, sottolineando l’importanza di uno stile originale e misurato. Con ciò, si
oppone alla produzione epica di grande respiro, allineandosi alla poetica alessandrina che
privilegia componimenti brevi, ra nati e innovativi.
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L’esametro
La sua poesia si distingue per l’uso predominante dell’esametro dattilico, un metro derivato dalla
tradizione epica, che egli utilizza come uno strumento versatile, un passepartout, per adattare
generi diversi, svuotandoli delle loro forme tradizionali. Ad esempio:
- i canti popolari con ritornello e le tenzoni bucoliche sono reinterpretati in forma esametrica;
- i dialoghi e monologhi con elementi teatrali, come nell’Idillio II o nei mimi urbani, richiamano il
trimetro giambico ma vengono piegati all’esametro;
- anche generi che tradizionalmente avrebbero usato metri lirici o prosastici (preghiere, inni,
epitalami) sono adattati al metro epico, con riferimento a Omero come modello principale.

I livelli della lingua


Nonostante l’adozione dell’esametro, Teocrito rompe con la separazione tradizionale tra contenuti
“alti” (mito, religione) e “bassi” (vita quotidiana, temi popolari). La sua poesia mescola diversi
registri linguistici:
- Linguaggio bucolico: include termini speci ci legati alla vita dei pastori, al bestiame e agli
oggetti quotidiani del mondo rurale.
- Realismo crudo e popolare: ripreso dalla poesia giambica e comica, include espressioni dirette,
talvolta brutali, con espliciti riferimenti sessuali, come nell’Idillio V.
- Linguaggio scienti co: ispirato agli studi di Teofrasto, o re dettagli botanici ra nati, come nel
locus amoenus dell’Idillio XIII, in cui le piante sono descritte con precisione: «intorno cresceva
molto fogliame, / scuro chelidonio e verde capelvenere, apio orente e gramigna serpeggiante».
- Lingua quotidiana: ri ette la parlata semplice e non ricercata della classe media, utilizzata per
rappresentare ambienti cittadini e domestici.
Teocrito, quindi, non solo rinnova la tradizione poetica ma arricchisce i suoi versi con una grande
varietà di registri e tematiche, ricon gurando i generi tradizionali in chiave innovativa.

Tra metro e lingua


Teocrito utilizza il metro epico dell’esametro per temi e linguaggi non epici, creando un contrasto
tra forma elevata e contenuti quotidiani o colloquiali. Per esempio, Prassinoa lamenta in tono
informale il trasferimento in periferia (Idillio XV), e Gorgò commenta casualmente la voce della
cantante prima di un solenne inno. Questo approccio sottolinea la versatilità dell’esametro.

Il dialetto dorico
Teocrito sceglie il dorico, tradizionalmente associato alla lirica, distaccandosi dal canonico ionico
dell’epica. Il dorico nei suoi testi è una lingua arti ciale, adattata al metro e al contesto, con
richiami a luoghi dorizzanti come la Sicilia. Polemizza con un alessandrino sull’accento siracusano
(Idillio XV), mostrando consapevolezza nella scelta linguistica. Nei componimenti omoerotici
adotta invece l’eolico, legato a Sa o e Alceo.

Il gusto ecfrastico
Teocrito eccelle nella descrizione vivida di immagini, come nei tessuti di Adone (Idillio XV), che
Prassinoa elogia per il loro realismo («Sono vive, non tessute!»). Un altro esempio è la coppa
lignea nell’Idillio I, dove l’ecfrasi dettagliata rende le immagini “vive”. Anche i suoi imitatori, come
nell’Idillio XXI, condividono questa passione per il gurativo, trasformando il testo in un’esperienza
visiva.
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La fortuna bucolica di Teocrito
La tradizione occidentale ha consacrato Teocrito come il poeta per eccellenza dei canti bucolici,
un ruolo riconosciutogli già nell’antichità, come attestato dalla Vita che lo accompagna, dove è
de nito inventore della bucolica. Questa immagine è stata ra orzata soprattutto da Virgilio, che
nelle Bucoliche lo assunse come modello, pur trasformandone lo spirito. Infatti, mentre in Teocrito
troviamo toni scurrili, ironici e giocosi, in Virgilio tutto viene idealizzato e privato della dimensione
licenziosa. Tuttavia, come osserva il grecista Gregory Hutchinson, solo una parte minore della
produzione teocritea autentica riguarda direttamente pastori e canti bucolici. La predominanza
attribuita a questo genere è dovuta a una lettura selettiva che ne ha accentuato la centralità.
L’in uenza di Teocrito si estende ben oltre Virgilio, attraversando la letteratura pastorale europea:
dal Ninfale d’Ameto di Boccaccio al dramma Orfeo di Poliziano, no all’Arcadia di Sannazaro,
all’Aminta del Tasso e al Pastor Fido di Guarini. Anche in epoca barocca, con Marino e il suo
Adone, il mondo pastorale resta centrale, caratterizzato da pastori, amori sfortunati e ninfe
ambientati nell’Arcadia. Tuttavia, lungo questa evoluzione letteraria si perde gran parte dell’ironia
e della leggerezza che erano tratti distintivi di Teocrito e dei suoi primi imitatori greci.
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