Fichte
Johann gottlieb ficthe viene considerato come il padre dell'idealismo tedesco nasce nel 1762
in Germania da una famiglia di contadini poverissimi infatti era destinato a fare il guardiano
di oche, anche se lui sognava un giorno di diventare un "pastore di anime" aiutato
economicamente da un signore del villaggio, riuscì a compiere i suoi primi studi nel celebre
collegio di pforta sopportando con grande forza d'animo l'avversione degli altri studenti più
abbienti a 18 anni iniziò a frequentare l'università sempre combattendo contro la miseria.
Studia teologia prima dell'Università di Jena e poi in quella di Lipsia. Per guadagnarsi da
vivere fece il precettore in case private in Germania e in Svizzera. Per lui importante fu la
lettura delle critiche di Kant specialmente per il riconoscimento del valore assoluto della
libertà del soggetto che scorge nella critica della ragion pratica questo lo spinse a recarsi a
Kinberg nel 1791 per ascoltare le elezioni di Kant e fargli leggere il manoscritto della sua
prima opera, il saggio di critica di ogni rivelazione. Tale scritto fu diffuso anonima nel 1792 e
venne scambiato per un opera kantiana nel 1794 divenne professore a Jena. Tuttavia, in
seguito alla pubblicazione nel giornale filosofico di un articolo in cui identificava Dio con
l'ordine morale del mondo nel 1798 fu accusato di ateismo e fu costretto a trasferirsi a
Berlino attraverso le sue opere, però la sua fama cresceva di giorno in giorno e quando nel
1819 fu istituita l'Università di Berlino Fichte venne chiamato a insegnare e ricoprire anche la
carica direttore.
Io puro
Fichte a differenza di Kant non può accettare che esiste qualcosa che non è conoscibile. L’io
penso, il principio supremo di tutta la conoscenza che porta avanti Kant è finito perché
limitato dalla cosa in sé nonché dal fenomeno, con Fichte questo modo di pensare viene
superato e L’IO si trasforma in PURO, autodeterminante e che crea, quindi formula se
stesso e quindi non può non conoscere tutto ciò che ha creato. L’io quindi diventa creatore e
il noumeno nulla perché tutto è conoscibile.
L’io puro di fichte essendo attività creatrice e priva di limiti è quindi infinito.
Si passa così dal criticismo di Kant all’idealismo di Fichte.
La triade di Fichte è uno degli aspetti fondamentali della sua filosofia. Fichte sviluppa una
dialettica dell'Io che si articola in tre momenti o atti fondamentali:
● Tesi
● Antitesi
● Sintesi
Questa triade è la parte pulsante della sua concezione dinamica del soggetto, in cui l'Io si
costituisce attraverso il confronto tra questi momenti.
1. Tesi: L’io pone se stesso. L'Io si afferma come Io puro (o "Io assoluto"). In questo
primo stadio, l'Io è concepito come completamente libero, senza limitazioni esterne,
e si determina autonomamente. Si afferma in modo assoluto e senza alcuna
resistenza. In altre parole, l'Io è semplicemente “puro”, l'atto di pensare o di
autoconoscersi, senza essere ancora in relazione con nessun altro oggetto o altro
essere.
2. Antitesi:L’io pone il non io. L'Io si trova a confrontarsi con una "negazione" o
"limitazione". In altre parole, l'Io non può rimanere in una condizione di assoluta
autoconferma, perché la sua stessa esistenza implica un rapporto con l'altro. La
negazione si presenta sotto forma di un' opposizione che l'Io incontra, il NON IO. In
questa fase, l'Io prende coscienza della sua limitazione e della sua finitezza rispetto
a ciò che è "altro" da sé.
3. Sintesi: L’io pone nell’io all’io divisibile un non io divisibile. La sintesi
rappresenta il momento in cui l'Io supera questa contraddizione tra il sé e l'altro. L'Io
afferma se stesso come Io che riconosce l'altro e, di fatto, costruisce la propria realtà
attraverso il rapporto dialettico con l'altro. La sintesi non è solo un superamento, ma
un momento di integrazione: l'Io non è più solo un assoluto isolato, ma esiste e si
definisce in relazione all'alterità. Da questa sintesi nasce una nuova comprensione
dell'Io, che è sia assoluto che finito, e che si configura come un Io che ha bisogno
dell'altro per realizzarsi pienamente.
La dialettica e il movimento dell'Io
Il processo che Fichte descrive attraverso questa triade è dialettico: l'Io non è mai qualcosa
di statico, ma si sviluppa continuamente attraverso l'interazione con il mondo e con ciò che
non è sé. In questo movimento, l'Io passa attraverso una continua successione di tesi,
antitesi e sintesi, in un processo dinamico di auto-realizzazione.
La dialettica fichtiana è una forma di auto-creazione dell'Io attraverso il suo confronto con ciò
che non è-Io, un processo che continua nel tempo e che rappresenta il fondamento di ogni
esperienza umana e conoscenza.
Significato della triade fichtiana
La triade Tesi-Antitesi-Sintesi non è solo un principio ontologico (relativo all'esistenza dell'Io),
ma ha anche implicazioni etiche, politiche e conoscitive. In primo luogo, l'Io si realizza
attraverso la sua libertà e autodeterminazione, ma questa libertà è sempre limitata dalla
necessità di relazionarsi con l'altro. La dialettica tra Tesi e Antitesi rappresenta la tensione
tra l'autoaffermazione dell'individuo e la necessità di una comunità sociale che consenta
l'auto-realizzazione di tutti. In secondo luogo, la sintesi implica una forma di cooperazione e
reciproco riconoscimento tra gli individui, che permette la realizzazione della libertà
individuale in un contesto di rispetto e giustizia reciproca.
La missione del dotto
Per Fichte, il dotto è una figura che ha un ruolo non solo intellettuale, ma anche etico
e sociale. Il suo compito principale è guidare l'umanità verso la realizzazione della
propria libertà e autodeterminazione.
Esso non può vivere isolato. La sua missione è nobile ed elevata, l'intellettuale deve
stimolare le altre persone a perseguire l'ideale di perfezionamento morale che è lo scopo del
singolo e dell'umanità intera a tal fine egli deve possedere innanzitutto una conoscenza
autentica dei bisogni umani. Spetta inoltre al dotto indicare i mezzi più idonei al
raggiungimento della perfezione spirituale perché un sapere non sia in grado di fare questo
è inesorabilmente inutile. Storia e filosofia rappresentano i contenuti essenziali del
patrimonio conoscitivo del dotto un patrimonio che Fichte denomina dottrina del dotto e che
deve essere impiegato in vista dell'utilità sociale. Fichte attribuisce al dotto la missione di
sorvegliare dall'alto il progresso umano con questo non intende porre l'intellettuale su un
piano superiore rispetto ai suoi simili ma vuole mettere in rilievo la capacità di comprendere
grazie alla cultura ciò che gli altri trascurano. Il dotto dunque deve guidare le classi sociali
ma per adempiere a tale compito deve sforzarsi di progredire egli stesso poiché al suo
processo dipende quello degli altri.