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La restaurazione

Alla morte di Oliver Cromwell, che era Lord Protettore di Inghilterra, di fatto dittatore negli
ultimi anni della sua vita e uomo politico molto importante, gli succede il figlio che non è
assolutamente in grado di reggere lo Stato e per questo viene reintrodotta la monarchia.

Ritorna dall’esilio il figlio di Carlo I, che prenderà il nome di Carlo II. Carlo II aveva passato 18
anni in Francia. Lui era cugino del Re sole, perché sua madre, Enrichetta di Francia, era la
sorella minore del padre del Re Sole, Luigi XIII.

La Francia di Luigi XIV, in quel periodo, era il luogo più avanzato d’Europa dal punto di vista
culturale. Carlo II vive quindi per 18 anni in una realtà completamente diversa da quella
inglese. Infatti, l’Inghilterra era governata dai Puritani, mentre la corte del Re Sole era molto
dissoluta dal punto di vista morale.

Al suo ritorno, cambia di conseguenza la vita di corte, la cultura e anche il rapporto con il
popolo inglese. Infatti, se nell’età Elisabettiana e Giacobiana, borghesia e aristocrazia
condividevano a grandi linee gli stessi gusti, con la Restaurazione la situazione è ben diversa,
poiché la corte segue i gusti del Re, fondamentalmente francesi a seguito della sua
permanenza in Francia. Mentre la borghesia è Puritana.

Il periodo della Restaurazione viene storicamente collocato a partire dal ritorno di Re Carlo II
in Inghilterra fino al 1710.

Carlo II viene conosciuto anche come l’Allegro Monarca (Merry Monarch), perché gli piaceva
tantissimo fare una vita di divertimento (feste, concerti, teatro, arte).

Nel periodo di Carlo II vengono acquistate moltissime opere d’arte che entrano a far parte
della collezione privata del Re e che oggi sono conservate in numerosi musei inglesi. Spende
molto nel settore artistico oltre che per gusto personale, anche per ripristinare il patrimonio
culturale che suo padre aveva dovuto vendere per finanziare l’esercito.

Carlo II sposa una cattolica italiana, Maria Di Modena, dalla quale avrà un figlio, Giacomo II,
il quale seguirà religiosamente la madre, addirittura arrivando a richiamare in Inghilterra gli
ambasciatori del Papa.

È risaputo che l’Inghilterra Elisabettiana e Giacobiana era profondamente anticattolica. Il


Papa viene considerato un nemico perché è un sovrano di un altro stato che vuole portare i
suoi emissari, considerati figure puramente politiche e non religiose, in Inghilterra.

Il Parlamento decide quindi di costringere Giacomo II ad abdicare e al suo posto ascende al


trono nel 1688 la sorella minore di Giacomo II, Maria Stuart, che era protestante, ed era
sposata con Guglielmo D’Orange (anch’egli protestante), capo di Stato dei Paesi Bassi.

Questo evento prende il nome di Glorious Revolution, o anche Bloodless Revolution, ovvero
una rivoluzione priva di spargimento di sangue.
Dalla fine del 600 fino alla metà del 700 L’Inghilterra è percorsa dalle cosiddette ribellioni
giacobite, soprattutto in Scozia. Si scontrano per il trono di Inghilterra il figlio di Giacomo II,
James Edward Stuart, soprannominato “the old pretender” e suo figlio, Charles Edward
Stuart, “the young pretender”.

Entrambi vivono in esilio dopo che Giacomo II fu costretto ad abdicare.

 The Old Pretender, James Francis Edward Stuart, passa tutta la sua vita in Francia; ci
sono degli sporadici tentativi di riportarlo sul trono ma molto infruttuosi.
 The Young Pretender, Charles Edward Stuart, sbarca in Scozia e provoca una
sanguinosissima guerra civile. La battaglia più tremenda è quella di Culloden, ovvero
il massacro totale delle truppe giacobite ed è una delle pagine più oscure della storia
inglese perché li storicamente gli inglesi hanno fatto cose tremende, tipo giocare a
palla con i neonati vivi. L’impatto di questa guerra sulla cultura scozzese è molto
importante: Culloden diventa un posto sacro per gli scozzesi e questi eventi vanno a
delineare maggiormente la volontà di separazione degli scozzesi dagli inglesi e la
formazione di una cultura a sé stante.

Esempio letterario: “The Master of Ballantrae”, il Signore di Ballantrae, di Robert Louis


Stevenson. È un romanzo del 1888 in cui l’autore fa vedere l’impatto che questa situazione
ha avuto sull’immaginario collettivo, parlando di due fratelli, uno che combatte con la
fazione giacobita e uno che combatte con la fazione fedele al re Giorgio. Mette in risalto una
lotta trucida perché i due finiscono per ammazzarsi.

Lo young pretender viene sconfitto e fa ritorno a Roma. Depresso per aver perso la corona,
si dà totalmente all’alcolismo, diventando un omone molto gonfio e violento; pian piano
comincia a perdere la testa, trasformandosi. In questo contesto gli fanno sposare una
giovane nobildonna, Luisa of Stolberg. Il matrimonio chiaramente viene deciso per motivi
politici, nella speranza che un’alleanza con una principessa tedesca lo potesse aiutarlo un
giorno a recuperare il titolo di Carlo III. Lei però scappa con Vittorio Alfieri.

IL TEATRO

La cosa più importante per cui ricordiamo la Restaurazione è la Rinascita del Teatro.

I teatri vengono infatti riaperti, perché i puritani li avevano chiusi (il teatro è un luogo dove
ci si diverte e i puritani non avevano completamente voglia di divertirsi). è un luogo dove si
fa qualche cosa di assolutamente demoniaco, l’attore è qualcuno che imita l’essere umano,
di conseguenza viene paragonato al diavolo, cioè colui che imita le creazioni di Dio.

Carlo II crea inoltre un sistema di sovvenzioni reali che il teatro inglese si porterà dietro fino
alla fine dell’800, cioè il sistema dei Patent Theatre. I teatri inseriti in questo programma
venivano finanziati direttamente dal Re e avevano in esclusiva la possibilità di mettere in
scena drammi senza musica. I patent theatre erano in particolare due: il Drury Lane e il
Dorset Garden a Londra.
Gli altri teatri erano considerati Minor Theatres, che in teoria avrebbero potuto mettere in
scena solo opere. Chiaramente non era possibile in una città così grande come Londra
limitare a due teatri la messa in scena di opere drammaturgiche. Di conseguenza, i teatri
minori adattano in musica numerosi drammi recitati, aggirando le limitazioni imposte.

MELODRAMMA

Il melodramma è il genere letterario più importante nel teatro dalla fine del ‘700 fino alla
fine dell’800, quando arriverà Oscar Wilde. Il melodramma è un dramma pieno di passione,
dove i buoni sono buoni e i cattivi sono cattivi e c’è continuamente musica in sottofondo.

Nato per aggirare un ostacolo legale, cioè la mancanza di patente regale per la maggior
parte dei teatri dell’Inghilterra, in particolare di Londra. A volte la cosa era molto ridicola: se
erano in programma ispezioni da parte delle forze dell’ordine, invece di parlare gli attori
usavano dei cartelli con scritti i dialoghi mentre in sottofondo dominava la musica.

Carlo II aveva numerose amanti e anche un numero sconfinato di figli illegittimi. fra le sue
amanti c’era una giovane di grande bellezza e intelligenza chiamata Nell Gwyn. Era una
ragazza del popolo che aveva fatto la fruttivendola ma che voleva fare l’attrice, innamorata
del teatro.

È anche grazie alla sua influenza che Carlo II permette anche alle donne di recitare e termina
l’usanza di far intrepretare le parti femminili a giovani ragazzi e adolescenti.

Nascono i breeches roles, cioè delle parti in cui le attrici si travestono da uomo per
interpretare un personaggio maschile, o perché la commedia le porta a doversi travestire
per non farsi riconoscere. Sono dei ruoli considerati però scandalosi, perché una donna
doveva portare una gonna e si pensava che i vestiti da uomo fossero troppo “sexy” perché
mostravano troppo del corpo femminile. Quando una attrice interpretava dei breeches roles
era probabilmente molto disperata e aveva bisogno di soldi, arrotondando lo stipendio da
attrice con la prostituzione.

Nel periodo di Carlo II le attrici e anche alcuni attori cominciano a diventare delle celebrità,
al contrario di ciò che accadeva nell’età elisabettiana, in cui molti degli attori si esibivano in
anonimato.

Dal punto di vista estetico, i teatri cominciano a essere ben diversi da quelli elisabettiani.

I primi, voluti da Carlo II, sono stati fatti costruire dal più grande architetto di quel periodo,
Christopher Wrenn, colui che ha dato un’impronta inconfondibile alla city di Londra (zona
che va dalla torre alla cattedrale di san Paul; l’antico centro di Londra). Oggi corrisponde al
centro commerciale di Londra, dove ci sono uffici, grandi imprese ed il tribunale. La city
viene fatta ricostruire da Carlo II, perché sotto il suo regno nel 1666 il grande incendio di
Londra spazza via la Londra medievale, inclusa la vecchia St. Paul’s Cathedral (prima era un
edificio gotico).
I teatri vengono quindi costruiti ispirandosi al teatro barocco europeo: teatro con la platea,
palchetti e il palcoscenico sullo sfondo, che acquista di conseguenza sempre più
magnificenza e realismo.

Conformemente a questo nuovo teatro abbiamo anche due nuovi generi letterari:

Dramma eroico: genere teatrale scritto in versi, il cui esponente principale è John Dryden. il
dramma eroico è modellato sulla tragedia di Corneille e di Racine, e principalmente è di
ambientazione classica. è molto diverso dal dramma elisabettiano e giacobiano perché non
c’è più alternanza tra tragedia e commedia. Lo stile è alto, al contrario del periodo
precedente, in cui i drammaturghi, come Shakespeare, usavano un linguaggio crudo e
popolare. I protagonisti di questi drammi hanno delle passioni invincibili che esprimono in
una retorica impeccabile e il pubblico deve mantenere alta l’attenzione per ore di eroismo
senza interruzione.

Commedia di costume: comedy of manners, genere più allegro e meno impegnativo,


etichettata dalla critica letteraria della Restaurazione come immorale. Crollate le censure
puritane le persone hanno voglia di divertirsi, e quindi sono molto più disinvolte nei loro
gusti teatrali (vengono affrontati temi come il sesso, la seduzione, l’amore extraconiugale).
Le commedie elisabettiane hanno tutti un lieto fine, invece quelle della Restaurazione
raramente hanno questo happy ending fiabesco; sono commedie dove si parla di adulterio,
di seduzione e per la maggior parte di tratta della seduzione di una donna borghese o di una
donna del popolo da parte di un aristocratico. Viene anche presa in giro la società del
tempo. È per questo che a lungo la critica ha pensato che il pubblico fosse solo aristocratico,
perché in effetti i borghesi vengono trattati come dei sempliciotti, tutti presi dalla loro
mentalità borghese, mercantilista ma soprattutto puritana. Non riescono a badare alle loro
mogli che cadono facili prede dell’aristocratico di turno, che è giovane bello ricco e
seduttore. In questo periodo, nasce infatti una figura che poi diventa importante per tutto il
700, cioè la figura del Rake. Era un uomo ricco, nobile, giovane e bello che passa la vita a
divertirsi, a bere a frequentare l’alta società, a giocare d’azzardo e naturalmente ad
amoreggiare con quante più donne trova.

Il primo esempio di Rake letterario risale a una commedia di Sir George Etherege, che si
chiama “The Man of Mode”, “L’uomo alla moda”. una commedia che si basa proprio sulla
seduzione di una donna borghese, virtuosa, che poi finisce per innamorarsi di questo
damerino.

Le commedie della restaurazione sono misogine nella rappresentazione della donna:


l’attrice stessa era fondamentalmente usata come elemento seduttivo mostrandosi come
una donna virtuosa non faceva. Nelle commedie e nelle tragedie di Shakespeare, invece, le
donne non erano mai oggetti, ma personaggi controversi e ben caratterizzati anche nei loro
comportamenti più immorali.

WILLIAM WYCHERLEY

Non tutti i drammaturghi erano totalmente allineati col pensiero della corte; ad esempio
“The Country Wife”, di William Wycherley, è una satira feroce di questo libertinaggio
sfrenato, perché i personaggi aristocratici vengono rappresentati con una ironia
assolutamente impietosa ed il personaggio femminile non si fa sedurre. Rimane comunque
un caso isolato di dissenso.

Di questa moralità molto problematica dell’aristocrazia e della corte inglese, Wycherley


produce anche un adattamento del Misantropo di Molière, “The plain dealer”, che è uno dei
primi di una serie di adattamenti dal francese che predominerà sul teatro inglese fino ai
primi del ‘900.

APHRA BEHN

Oltre ad avere donne attrici, abbiamo la prima donna drammaturga professionista, Aphra
Behn. È diventata una sorta di icona degli studi letterari di impronta femminista. Cruda nelle
sue commedie e nelle sue tragedie, brutale nel rendere la passione amorosa che associata
sempre con un istinto sessuale brutale, Aphra Behn rifiuta completamente l’amore
idealizzato.

Tra le sue tragedie ricordiamo “Oroonoko”, la storia di un nobile africano che finisce per
essere fatto schiavo. L’eroe è un africano nero e i cattivi sono i bianchi. Lui finisce per essere
fatto schiavo e si innamora di una ragazza africana. È una tragedia piuttosto terribile poiché
quando si rende conto che la sua amata è destinata a diventare la concubina di un
importante uomo bianco, lui la uccide e poi viene ucciso a sua volta.

quindi è una storia di amore e morte di grande passione dove i buoni sono gli schiavi africani
e i cattivi sono i colonialisti. sono dei personaggi con cui è difficile creare empatia perché
Aphra Behn ci presenta dei personaggi monoliticamente eroici che non hanno debolezze.
D’altro canto, è nell’estrema crudezza con cui tratta le loro passioni e in particolare quella
amorosa che si distacca dalla tendenza generale.

WILLIAM CONGREEVE

William Congreve anticipa per certi versi il dramma del 700, inserendo nella sua opera più
importante, “the way of the world”, il sentimento. Non si tratta più di mera seduzione, di
istinti brutali, di mercificazione della donna, ma comincia a farsi strada anche l’amore
sentimentale, che sarà la nota dominante del nuovo secolo. Rispetto agli altri drammaturghi
i personaggi di Congreve sono più tridimensionali ed è più agevole per il pubblico provare
una certa empatia verso di loro.

John Vanbrugh e George Farquhar sono i primi a sperimentare temi e stili del dramma
sentimentale borghese; sono autori di transizione.

DICOTOMIA ARISTOCRAZIA-BORGHESIA

Persiste nel ‘700 la dicotomia fra morale aristocratica e morale borghese. Fino alla Regina
Vittoria, l’aristocrazia e la nobiltà si considerano completamente diverse dalla borghesia in
tutti gli aspetti della vita, a partire dalla spiritualità. Per tutto il ‘700 la parte più alta della
società vede la propria volontà, il proprio capriccio come la cosa più importante e considera
la religione una cosa per i poveri e per i borghesi.

Questo era particolarmente nocivo, perché la chiesa di Inghilterra dipendeva dal Re e le


posizioni di parroco e di vescovo venivano assegnate a gente che proveniva dalle classi alte,
di solito ai figli cadetti dell’aristocrazia, a parenti…

Quindi abbiamo per un lungo periodo questo distacco della parte alta (soprattutto
dell’aristocrazia) dalla morale comune, popolare e borghese; distacco reso più drammatico
dal fatto che a questa gente andava la responsabilità delle chiese.

Nei romanzi e nei drammi fino all’età Vittoriana i “buoni”, cioè le persone dotate di un
codice etico solido, fanno parte della borghesia oppure del popolo, contadini o poveri.

questo non è soltanto un topos letterario, ma corrisponde effettivamente a questa


dicotomia a livello etico che perdura fino al Regency Period, che corrisponde più o meno ai
primi dell’800, periodo in cui il fenomeno è più marcato, in quanto persino il reggente,
ovvero il capo dello Stato, era un completo libertino, giocatore d’azzardo, seduttore; è il
periodo in cui nasce la figura del “dandy”.

È il periodo in cui il distacco fra la morale aristocratica e quella borghese popolare si fa più
pronunciato.

Tracce di ciò si trovano:

 nel romanzo del 700, dove il cattivo seduttore è quasi sempre un aristocratico.
 nel teatro, sia nel genere del dramma borghese, sia nel genere del melodramma (che
nasce alla fine del 700 in Francia).

Ogni tenuta aristocratica aveva una prebenda, cioè una parrocchia il cui titolare dipendeva
dalla nomina, non del vescovo o dell’arcivescovo, ma del signore del luogo. Quindi i parroci
erano di solito parenti poveri degli aristocratici oppure gente amica degli aristocratici del
luogo. Per questo la Chiesa si stacca completamente dal popolo inglese, ed il problema verrà
risolto solo verso la metà de 700, con l’avvento del metodismo, ovvero un’espressione del
protestantesimo basata sull’intenzione di creare un movimento di risveglio all’interno della
Chiesa Anglicana, smettendo di affidare le parrocchie a gente che se ne frega e iniziando a
organizzare una Chiesa per il popolo. Alcuni storici affermano che il metodismo ha impedito
che in Inghilterra succedesse qualcosa di simile alla Rivoluzione francese.

Tutto questo dura fino alla regina vittoria, perché il suo regno coincide con il grande revival
evangelico, ovvero il momento in cui l’aristocrazia stessa sull’esempio della monarca,
comincia a conformarsi totalmente alla moralità borghese.

ETA GEORGIANA

l’incipit di “A tale of two cities” di Charles Dickens è uno dei più famosi di tutta la letteratura
inglese. L’opera parla della Rivoluzione francese e dei suoi effetti in Francia e in Inghilterra
(le two cities sono Londra e Parigi). in questo incipit, che spesso si trova parodiato, si
condensa secondo gli studiosi, l’essenza di tutto il ‘700 inglese, periodo di grandi e
inconciliabili contraddizioni, particolarmente pesanti in Inghilterra a causa degli
sconvolgimenti sociali, politici e paesaggistici, legati alla rivoluzione industriale degli anni ‘70
del ‘700.

Il nome storico con il quale si fa riferimento al ‘700 inglese è quello di “ Età Georgiana”
(georgian era). Questo perché la maggior parte dei re di questo secolo condividono lo
stesso nome (Giorgio I, Giorgio II, Giorgio III e Giorgio IV). La mentalità del periodo
georgiano persiste anche nel Regency Period, che coincide con il periodo in cui il resto di
Europa è pervaso dalle guerre napoleoniche.

Con l’avvento dell’età Vittoriana (gli anni 30 dell’800), cambia completamente la morale
della popolazione alta o bassa e quindi cambia lo stile, cambia il modo di confrontarsi con la
società, cambia il tipo di arte e letteratura e avviene la Seconda Rivoluzione Industriale,
quella contraddistinta dalla grande rapidità dei mezzi di trasporto.

La Prima Rivoluzione Industriale riguarda le modalità di produzione; la Seconda riguarda


anche i trasporti, perché viene inventato il treno, che pian piano prende possesso di tutta
l’Inghilterra.

I re Giorgi sono tutti della dinastia degli Hannover, ovvero gli antenati più diretti dell’attuale
dinastia e comunque logicamente successori degli Stuart, perché discendono dalla figlia di
Giacomo I, Elisabetta Stuart, colei che ha avuto la fortuna, il giorno del suo fidanzamento, di
aver rappresentata per lei “la tempesta” di Shakespeare.

È un periodo in cui abbiamo i primi segni di un cambiamento fondamentale, cioè lo


spostamento delle popolazioni dalle campagne alle città, per via della Rivoluzione
Industriale. Quindi vediamo le campagne spopolarsi e le città sovrappopolarsi. Ciò crea
anche dei problemi: nelle campagne si perdono le unità familiari su cui è basata la vita dei
contadini.

Dickens dice: “it was the best and the worst time”.

- The best time, perché il ‘700 effettivamente è l’età della ragione, e quindi dal punto
di vista scientifico, filosofico, letterario, è una delle età più floride dell’Europa ma
soprattutto dell’Inghilterra.
- The worst of times, perché gran parte della popolazione viveva condizioni di totale
miseria. Il ‘700 coincide anche con quella che viene definita un’epidemia di
alcolismo. La gente, soprattutto il popolo, era talmente disperata che abusava di
superalcolici (in quanto il vino costava molto). Anche le mamme che allattavano i
bambini bevevano, mentre i ricchi vivevano una florida e splendida fase di arte della
letteratura.

Nell’arte abbiamo le tracce più visibili, come gli edifici neoclassici, di cui sia Londra sia la
campagna londinese è costellata: il famoso stile palladiano, che prende il nome
dall’architetto veneto Palladio.
Il contrasto era veramente pesante, le classi alte in questo periodo conoscono anche, un
fenomeno abbastanza diffuso nell’Europa settentrionale, cioè il gran tour, ovvero un viaggio
che facevano gli aristocratici nelle mete più gettonate dell’Europa per la formazione
personale. I giovani aristocratici se ne andavano in pratica in giro per l’Europa per vedere le
bellezze del luogo, tour che duravano anni perché non c’erano i mezzi veloci moderni. il
gran tour è molto importante perché crea una rete di contatti internazionale e incomincia a
creare il mito dell’Italia. L’Italia, infatti, era la metà per eccellenza di questi tour, essendo
terra di cultura e di rovine classiche.

In questo periodo ci sono tante rivolte non legate a rivendicazioni del proletariato (che
avremo nell’800), ma che alla base hanno sempre una matrice religiosa o dinastica (come
nel caso delle rivolte giacobine).

Nel ‘700 nasce la prima forma di polizia, grazie al fratello di Henry Fielding, George Fielding, i
Bow Street Runners, che all’inizio era limitati alla città di Londra ma poi cominciano a
diffondersi anche nelle maggiori città, e poi verso il 1830 verranno organizzati in un vero e
proprio corpo di polizia dal primo ministro Sir Robert Peel, e prenderanno il nome di
bobbies dal nome del suo diminutivo: bobby. Il nome era una presa in giro al ministro,
perché gli inglesi non avevano tanta voglia di avere una organizzazione di polizia fissa,
perché pensavano fosse contro l’indipendenza sancita nella Magna Carta.

In ogni caso era necessaria una forza dell’rodine, in quanto a seguito della
sovrappopolazione e delle infime condizioni di vita aumenta notevolmente il tasso di
criminalità. Addirittura, in letteratura vedremo come la figura del criminale comincia quasi a
diventare eroica, perché diventa un po’ sovversiva.

La criminalità era fondamentalmente di due tipi:

- criminalità comune: in luoghi sovrappopolati e pervasi dalle terribili ineguaglianze;


- criminalità in grande stile: nasce in quel periodo dalla figura dell’highway man,
ovvero un bandito che rapinava nelle grandi strade. Infatti, nel 700 si sviluppa molto
il sistema di comunicazione stradale, permettendo alla gente di spostarsi più
comodamente in carrozza. Questo fa sì che le grandi strade - highways - fossero
infestate da questi banditi che erano ladri, spesso anche assassini. “Stand and
deliver” ovvero stai fermo e consegna, era ciò che dicevano questi banditi ai rapinati.
Questi banditi erano moltissimi e infestavano non solo le zone rurali, ma i dintorni di
Londra che erano tutt’altro che sicuri. La figura dello highway man viene mitizzata
piano piano con una sorta di eroe sovversivo. Per esempio, John Gay,
commediografo del -700 che scrive “The beggar’s opera”, l’opera del mendicante, il
cui protagonista si chiamava Macheath, antieroe molto affascinante. Troveremo gli
highway men anche nei romanzi di scrittori del ‘700.

Il più famoso highway man in assoluto è Jack Shepherd, diventato nell’immaginario


collettivo un eroe che difende i poveri dai ricchi, come Robin Hood. In realtà è un
delinquente comune anche piuttosto violento in quanto aveva ammazzato diverse persone.
Questa mitizzazione dell’highway man porterà alla nascita di un sottogenere letterario che si
chiama Newgate Novel, che nasce negli anni 30 dell’800, in cui diventa un vero e proprio
eroe romantico.

Quello che è abbastanza atroce dell’Inghilterra del periodo è il sistema regressivo, perché
per tutto il ‘700 fino all’età della regina Vittoria, abbiamo una quantità sterminata di piccoli
reati che portavano all’impiccagione.

Gli storici hanno raccolto delle statistiche e hanno visto che poteva succedere che un
bambino di 12 anni poteva essere impiccato perché aveva rubato del pane, quindi non
c’erano limiti di età, perché un bambino di 12 anni veniva considerato un adulto. aveva
rubato qualcosa probabilmente perché aveva fame. la cosa che poteva anche succedere è
che le persone che compivano tali piccoli crimini venivano esiliati in Australia: prostitute per
esempio.

Il rischio di arrivare a una situazione esplosiva, come quella che avvenne in Francia alla fine
del ‘700 con la Rivoluzione francese era molto alto. ma in Inghilterra fu scongiurato questo
rischio da due movimenti religiosi:

- la low Church: il cui esponente più famoso William Wilberforce, è una chiesa che
vuole aiutare le persone, organizzare un sistema assistenziale solido. Nascono
orfanotrofi, case per i poveri, tentativi di trovare degli ospedali funzionanti, anche
piccoli posti. La chiesa bassa spinge anche ricchi mercanti e capitalisti a finanziare
queste iniziative e prendersi cura delle persone che hanno bisogno. Si chiama low
Church per distinguerla da quella alta che è quella che abbiamo incontrato con Carlo
I. Assomiglia di più al cattolicesimo romano, cioè molto chic, vediamo pastori che si
vestono con un sacco di trine, ci sono opere d’arte ovunque, etc. La chiesa bassa si
chiama così non perché i suoi esponenti siano peggio di quelli della chiesa alta, ma
perché è più aperta ai ceti più bassi e all’aiuto delle classi più svantaggiate.
- la rivoluzione metodista (vedi sopra): fondato da un giovane pastore che si chiama
John Wesley, lui era un dottorando all’università di Oxford. Insieme con suo fratello
e altri amici era solito riunirsi a studiare la Bibbia ma anche a parlare del ruolo della
Chiesa nella società. Questi ragazzi decisero che era assolutamente iniqua la
situazione; che bisognava che la gente cominciasse a comportarsi da veri preti; John
Wesley e i metodisti incominciarono a impegnarsi socialmente in modo molto attivo
e smisero di predicare a gente che non aveva problemi e cominciano a predicare
anche al popolo. Era necessario dare loro un qualche tipo di speranza, non farli
sentire le ultime ruote del carro, e quindi in modo totalmente sovversivo
cominciarono ad andare a predicare nelle prigioni, fra le prostituite, tra i reietti della
società. A quel punto la Chiesa ufficiale revocò loro il permesso di andare a predicare
nelle chiese. Con grande praticità, si misero a predicare nei campi, in mezzo ai prati.
La gente arrivava in migliaia. I raduni metodisti erano un qualcosa di incredibile
perché tutta la gente che si era sentita buttata fuori dalla società, che si era sentita
ignorata da questa società iniqua, finalmente si sentiva ascoltata e infatti tuttora la
chiesa metodista europea è quella più inclusiva rispetto a tante altre. Grazie a questa
gigantesca influenza del metodismo il proletariato inglese divenne evangelico e non
rivoluzionario. Il metodismo si espanse tantissimo, non solo in Inghilterra, ma anche
in America sia pre sia post rivoluzione. Un principio di base era quello di fondare
assieme a una chiesa una scuola, in modo anche da educare le masse che erano
molto lasciate a sé stesse, che vivevano nell’analfabetismo, nell’ignoranza etc.

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