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Lavoro

Il documento analizza la disoccupazione giovanile e il gender gap in Italia, evidenziando le difficoltà che i giovani affrontano nel trovare lavoro e la fuga di cervelli all'estero. Propone obiettivi come la riduzione del gender gap e l'incentivazione all'imprenditorialità, insieme a politiche specifiche come la flat-tax per le partite IVA e investimenti in formazione e start-up innovative. Infine, suggerisce fonti di finanziamento come la patrimoniale e il Next Generation EU per supportare queste iniziative.

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Il documento analizza la disoccupazione giovanile e il gender gap in Italia, evidenziando le difficoltà che i giovani affrontano nel trovare lavoro e la fuga di cervelli all'estero. Propone obiettivi come la riduzione del gender gap e l'incentivazione all'imprenditorialità, insieme a politiche specifiche come la flat-tax per le partite IVA e investimenti in formazione e start-up innovative. Infine, suggerisce fonti di finanziamento come la patrimoniale e il Next Generation EU per supportare queste iniziative.

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1.Diminuire la disoccupazione giovanile e gender gap (contratti, P.

IVA, part-time, quote rosa,


lavoro sommerso, incentivi per fare impresa, stage/tirocini retribuiti, fuga di cervelli)

La disoccupazione giovanile è una delle tematiche attuali più importanti a livello nazionale
nell’ambito del mondo del lavoro, in quanto sempre più giovani fanno fatica a trovare
un'occupazione e come conseguenza di ciò, molti di questi decidono di andare a cercare
opportunità lavorative all’estero.
La disoccupazione diventa un problema se dura a lungo, è ricorrente e colpisce le stesse
categorie di individui. Ciò spesso comporta che i disoccupati rinunciano a cercare
un’occupazione e rinunciano ad una partecipazione attiva al mercato del lavoro.
Le cause sono da ricercare principalmente nel funzionamento dell’economia e del mercato
del lavoro.
La disoccupazione riguarda spesso i giovani e provoca una prolungata permanenza nella
famiglia d’origine, la quale funge da principale ammortizzatore.
Stereotipi discriminanti, di età e di sesso, sono desunti da ipotetiche caratteristiche attribuite
loro.
Lo stereotipo della minore produttività dei giovani, osservato dal professore di sociologia del
lavoro Emilio Reyneri, si basa sull’importanza attribuita al requisito dell’esperienza,
l’importanza attribuita a fattori quali l’affidabilità e la piena disponibilità, spesso non associata
alla condizione di un giovane e l’importanza della socializzazione al lavoro organizzato.
La disoccupazione può provocare inoltre un circolo vizioso; maggiore è la durata della
ricerca, minore è la possibilità di trovare un’occupazione. Questo a causa di un progressivo
degrado delle capacità lavorative e di iniziativa, dovuto alla prolungata inattività e alla
demoralizzazione dovuta ai ripetuti fallimenti nella ricerca del lavoro.
Inoltre imprese sono restie ad assumere lavoratori rifiutati da altre imprese o che sono
inattivi da molto tempo.
Secondo indagini di mercato, a livello nazionale, nel 2019 il tasso di disoccupazione nella
fascia d’età 15-29 anni è del 22,4%. Nella regione Veneto, dove troviamo Oltrevia City, lo
stesso dato cala al 12,4%.
La situazione è preoccupante anche per i laureati. L’Italia si colloca tra gli ultimi posti, con un
tasso di laureati fra i più bassi d’Europa, pari al 27,8% nel 2018, a fronte di una media
europea pari al 40,7%, e un tasso di occupazione dei neolaureati pari al 56,5% nel 2018
(rispetto a una media europea dell’81,6%), superiore solo a quello della Grecia.
é interessante osservare i dati della disoccupazione dal punto di vista della differenza di
genere, infatti considerando sempre la fascia d’età giovanile 15-29 anni si rileva che per il
sesso maschile il dato si stima al 11,9% mentre per il sesso femminile è del 15,6%.
Apparentemente un divario non così consistente, ma valutando quella fascia di persone
socialmente più “escluse”, quindi coloro che non hanno alcun titolo di studio, notiamo che
per i primi il tasso è al 13,9% mentre per le seconde è del 47,0%.
Altro dato da evidenziare è che al 2017 erano proprio le donne le protagoniste dei contratti
part-time, in tutti i settori lavorativi, dall’Istruzione all’attività manifatturiera e i servizi sociali,
questo perché secondo indagini socio-lavorative nella maggior parte dei casi è la figura
femminile della famiglia che si trova accollata l’incombenza delle cure ai parenti, gestione
dei figli, organizzazione delle attività casalinghe, oltre ovviamente a dover gestire gli impegni
lavorativi insiti nel contratto stipulato.
Considerando la distribuzione delle cariche dirigenziali all’interno dell’organico aziendale, sia
pubblico che privato, quello che si è evidenziato è che le donne ricoprono il ruolo di
dirigente, o comunque un ruolo di rilevanza manageriale nell’azienda, con una frequenza
sempre minore rispetto agli uomini, infatti nel 2017 i dirigenti, nel Veneto, di sesso maschile
erano 151398 mentre il sesso femminile 98220, stesso andamento per i quadri, in cui gli
uomini sono rappresentati da 64171 unità mentre le donne da 57551.
è curioso evidenziare il fatto che lo stipendio medio calcolato dallo studio, risulti essere per
gli uomini di € 39631, mentre le donne percepiscono € 32530.
Uno dei problemi grossi che l’Italia si trova ad affrontare e continuerà ad esserci se non si
interverrà in maniera tempestiva è il fenomeno della “fuga di cervelli”: il motivo che ha
scaturito questo fenomeno sono certamente legate alle problematiche del mondo del lavoro
italiano, precariato, retribuzione non commisurata all’impiego, talvolta enormi carichi di
lavoro, e la difficoltà per i giovani ad entrare nel mondo del lavoro ed è proprio la sinergia di
queste difficoltà che porta molti neodiplomati e neolaureati a cercare fortuna all’estero, che
sia in Europa o fuori continente
Questa fuga di cervelli costa mediamente ogni anno 14 miliardi di euro allo stato italiano,
oltre a questa perdita economica, non indifferente, ed una perdita culturale e di potenziale
eccellenza, risulta ancora più incredibile riflettere sul fatto che lo stato investa una quantità
incredibile di risorse economiche e non per far studiare i giovani, per non avere un ritorno in
produttività e/o attrattiva internazionale perché non in grado di gestire l’offerta lavorativa
necessaria alla domanda.

Obbiettivi
-riduzione del gender gap
-diminuzione del costo di una partiva iva e incentivi all’apertura di un’impresa
-creare un sistema lavorativa che metta al centro dell’interesse i giovani, impegnandosi a
creare l’offerta necessaria per trattenere i ragazzi che altrimenti andrebbero all’estero
-quote rosa

Azioni politiche per il raggiungimento degli obiettivi prefissati


-flat-tax p.iva
-asili nido aziendali (soluzione carico familiare donne)
-congedo di paternità (soluzione carico familiare donne)
-creazione di una banca dati nazionale per la ricerca e collocazione lavorativa e il rispetto
delle quote rose previste da regolamento
-investimenti alla ricerca scientifica e l’ambito universitario e corsi di formazione professionali
per ragazzi che intendano specializzarsi in un ambito lavorativo ma che non preveda
l’università
-investimenti nelle start-up innovative, che rispettino dei criteri stabiliti, che considerino la
transizione ecologica e digitalizzazione
-riforma lavorativa che abbassi il costo del lavoro per il datore di lavoro nei confronti dei
dipendenti

Finanziamenti per le proposte politiche


-patrimoniale
-Next Generation EU
-diminuzione delle uscite per le disoccupazioni

Conclusione

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