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Perfetto Ciclista

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MANUALE DEL PERFETTO

CICLISTA
Guida universale alla bicicletta:
come sceglierla, curarla, usarla,
e soprattutto amarla

EBEN WEISS
AKA BIKE SNOB
Proprietà letteraria riservata
© Eben Weiss 2016
This edition published by arrangement with Black Dog & Leventhal, New York, New York,
USA. All rights reserved.
© 2017 Rizzoli Libri S.p.A. / BUR Rizzoli

eISBN 978-88-58-69077-2

Titolo originale dell’opera:


The Ultimate Bicycle Owner’s Manual. The Universal Guide to Bikes, Riding, and
Everything for Beginner and Seasoned Cyclists

Traduzione di Alessandra Orcese

Consulenza tecnica di Davide Campo

Prima edizione BUR settembre 2017

Illustrazioni: Alex Merto e Eric Ku


Interior design: Elizabeth Van Itallie
Realizzazione editoriale: Librofficina

Seguici su:

Twitter: @BUR_Rizzoli www.bur.eu Facebook: /RizzoliLibri

In copertina:
illustrazione di Alex Merto
Progetto grafico e illustrazione di Alex Merto
© 2016 Hachette Book Group, Inc.
Art Director: Francesca Leoneschi / theWorldofDOT

Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.


È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.
MANUALE DEL PERFETTO
CICLISTA

A chiunque stia per scoprire la gioia, la bellezza e la


praticità di andare in bicicletta.
Sommario

Capitolo 1: Procurarsi una bici

Capitolo 2: Conoscere la bici

Capitolo 3: Proteggere e prendersi cura della bici

Capitolo 4: Finalmente in sella!

Capitolo 5: Il tuo posto nella società

Capitolo 6: Sottoculture ciclistiche

Capitolo 7: Convivere con gli automobilisti

Capitolo 8: In gara con la bici

Capitolo 9: In bici con i bambini

Capitolo 10: Cosa riserva il futuro


Capitolo 1

PROCURARSI UNA BICI

E così hai deciso di prenderti una bicicletta.


Congratulazioni! Se ti senti confuso e sopraffatto dalla vastità
sconcertante del mercato delle due ruote non preoccuparti, perché
ammettere che hai bisogno di aiuto è il primo passo per diventare un
ciclista. Prima di andare oltre, ti sarà utile avere qualche cognizione
di base sulla storia della bici.

IN PRINCIPIO
Negli anni Settanta del Diciannovesimo secolo comprare una
bicicletta era facile: bastava andare all’Antica Bottega del
Velocipede, scegliere un bel biciclo – in inglese «penny farthing» per
analogia fra le dimensioni delle due ruote e quelle delle due monete:
il penny e il farthing, del valore di un quarto di penny e quindi molto
più piccolo – e farsi un tuffo di testa in un mucchio di letame di
cavallo sulla via di casa. Andata. L’acquisto era la parte semplice.
Quella difficile era andarci, su quel trabiccolo. Primo, per partire
dovevi spingere la bici da dietro. Secondo, ti ci dovevi arrampicare
sopra mentre era già in corsa, un po’ come saltare sul tetto di un
maggiolone Volkswagen in movimento. Una volta in cima ci dovevi
rimanere, cosa non semplice visto che, in pratica, ci si ritrovava
seduti sopra una ruota gigante. Una bella impresa, stare ritti su una
bici con il centro di gravità al terzo piano! Se poi riuscivi a salirci e
portarla con successo, dovevi affrontare la ridiscesa al termine del
giretto.
Una bella fatica, giusto? Ma perché la ruota anteriore era così
enorme?
Perché il biciclo si muoveva grazie a una «trazione diretta», cioè
con i pedali e le pedivelle attaccati direttamente alla ruota anteriore.
Di conseguenza, era il diametro della ruota a determinare quanto
veloce e lontano si sarebbe spinta la bicicletta: con una ruota piccola
sarebbe stato necessario pedalare come folli per qualsiasi
spostamento (basta pensare a quanto ci si impiegherebbe a
percorrere un paio di chilometri con un triciclo). Per questa ragione
la ruota anteriore era gigantesca fino al ridicolo.
Ciononostante, la gente andò fuori di testa per il biciclo e il mondo
sperimentò il primo boom della bici.

Poi, ci furono due grosse novità.

Le due grosse novità


1. Nel 1885 John Kemp Starley cominciò a fabbricare una bicicletta
a trazione posteriore con trasmissione a catena, con ruote più o
meno simmetriche.
2. Nel 1889 John Boyd Dunlop fondò l’omonima società produttrice
di pneumatici, la Dunlop Pneumatic Tire Company.
Ruote grandi uguali? Gomme piene d’aria? Fu questo il momento
d’oro della bicicletta: dotarla di trasmissione a catena significava non
dover più modificare il diametro della ruota per ottimizzare il
vantaggio meccanico del sistema. Per contro, il rapporto di
trasmissione era determinato dalle dimensioni di corona e pignoni,
montati sul mozzo della ruota posteriore. Detto fatto: una bicicletta a
trazione posteriore progettata per la comodità del ciclista. La bici di
Starley, con il suo telaio a diamante e due ruote simmetriche, era di
gran lunga più stabile di un biciclo e si poteva inforcare e portare
molto più facilmente. Pedalare su una bicicletta con ruote uguali e
gomme ad aria era una prospettiva ben più allettante che rimbalzare
su e giù lungo strade cosparse di letame dall’alto di solidi copertoni.
Ed era anche parecchio più sicuro, per la semplice ragione che era
molto meno probabile cadere. Così il nuovo prodotto fu messo sul
mercato con il nome di «bicicletta di sicurezza». Entro la fine del
Diciannovesimo secolo quasi tutte le biciclette erano «di sicurezza»
a trazione posteriore su copertoni ad aria. Il mezzo divenne così
popolare che le città cominciarono a pavimentare le strade in
macadam.
Perciò è merito proprio della bicicletta se le strade sono asfaltate
e, la prossima volta che un autista impaziente ti dirà che «le strade
sono per le auto», ricordagli che dovrebbero ringraziare proprio te e
le due ruote per il fondo asfaltato su cui stanno guidando.

OGGI
Ora che siamo ben oltre l’inizio del Ventunesimo secolo, eccoci qui
alla ricerca di una bicicletta. La buona notizia è che non è cambiato
molto dopo la svolta epocale del secolo scorso: usiamo ancora
(perlopiù) bici con telaio a diamante e copertoni ad aria. (È vero,
esistono bici reclinate, o recumbent, e altre rivisitazioni della
bicicletta verticale, ma di queste ci occuperemo più avanti.) Certo,
sono diventate molto più leggere e, sì, hanno sistemi di cambio
marcia e frenata più sofisticati, ma se un ciclista di due secoli fa
dovesse viaggiare attraverso un buco temporale fino ai giorni nostri
non avrebbe difficoltà a portare una delle mie biciclette. (A parte
dover evitare le auto, naturalmente, ma di questo ci occuperemo più
avanti.)
La cattiva notizia è che un secolo di costanti affinamenti di
marketing e l’incessante iperspecializzazione hanno reso l’acquisto
di una bicicletta un’operazione esasperante quanto cercare di
vedere un UFO in 3D in una di quelle immagini bidimensionali.
Potrebbe essere tanto frustrante da dire: «Basta, mi compro
un’auto». Invece no, non mollare. Il problema non è la bici, è il
Ventunesimo secolo: le biciclette sono semplici mezzi di trasporto e,
sfortunatamente, più una cosa è semplice più è facile appiopparle
ogni sorta di significati mistici. È per questo che la gente si iscrive a
corsi per imparare a degustare il vino, ma sceglie una macchina in
base alla posizione del porta bicchiere.

SCEGLIERE UNA BICI: COSA FARE E COSA


NON FARE
Il segreto per scegliere una bicicletta è dunque evitare la confusione,
perciò ecco di seguito alcuni consigli per procedere nel modo
corretto. Cominciamo dalle cose da non fare.

Cose da non fare


CHIEDERE CONSIGLIO AL VICINO DI CASA, CONOSCENTE O
COLLEGA CHE VA TANTO IN BICI
Prima di tutto, non importa quanto questa persona possa sembrare
carina e disponibile: ogni ciclista è convinto di sapere tutto. Per
questa ragione è perseguitato dalla presunzione di poter rovesciare
il suo oceano di conoscenze in quel minuscolo ditale che è il tuo
cervello.
Secondo, anche se crede di sapere tutto, ciò che sa riguarda in
realtà solo lui e la sua esperienza personale. Se chiedi, poniamo, a
un collega ciclista competitivo che bici dovresti prendere, finirai per
sorbirti una lezione sui materiali del telaio e sul peso delle ruote in
movimento che ti farà desiderare di essere sordo. Poi cercherai di
allontanarti annuendo educatamente, oppure cadrai addormentato
sulla scrivania in una pozzanghera di saliva.
Parlare con un ciclista è come La ballata del vecchio marinaio di
Coleridge: qualsiasi risposta parte dalla notte dei tempi e non finirà
prima che il sole imploda, a meno che qualcuno non gli tiri un colpo
in testa.

CONSULTARE INTERNET
Internet è utile per trovare foto di biciclette, prezzi di biciclette,
indirizzi di negozi di biciclette, nonché per raccogliere informazioni di
base sui pro e contro dei vari tipi di biciclette, ma per amor di
[inserisci qui la tua divinità preferita] non coinvolgere nessuno online!
Almeno il tuo collega ciclista competitivo è solo uno. In rete ti si
rovesceranno addosso le opinioni di una persona moltiplicate per un
milione. E quando si tratta di pareri sulle bici, consultare Internet
significa voler apprendere da un buco nero di assurdità.

CONSULTARE RIVISTE PATINATE DI CICLISMO


«D’accordo, quindi Internet è un’immensa, gigantesca fonte di
incompetenza» starai già pensando. «Mi limiterò alla buona, vecchia
stampa di una volta. Che possiede una sua integrità.»
Purtroppo, non è vero. Non lo sai? La carta stampata è morta. Per
questo le riviste che sopravvivono sono più vincolate che mai agli
inserzionisti pubblicitari. Non sto dicendo che sia una cosa cattiva, le
riviste contengono storie interessanti e foto carine, grazie ai soldi
degli inserzionisti. Dopotutto, i giornalisti non lavorano gratis
(malgrado qualcuno possa pensarla diversamente).
Non fidarti mai della recensione di un cambio su un giornale (o su
una rivista online). Divertiti pure a leggerla, ma non fidarti di quello
che dice. Sarebbe come credere in una ricerca sul cambiamento
climatico sponsorizzata da una lobby del settore energetico.

Cose da fare
ADOTTARNE UNA, SE POSSIBILE
Le biciclette sono come i cuccioli. Uno di razza potrebbe costarti una
fortuna. Se lo scegli basandoti unicamente sull’estetica, sul valore,
sul prestigio, potrebbe rivelarsi un enorme e dispendiosissimo
errore. Quel border collie sembrava una grande idea, finché non hai
scoperto che senza pecore da custodire tende a scavarsi una via di
fuga nel pavimento del tuo soggiorno, attraverso il seminterrato.
Quella nuova bicicletta da strada scintillante può anche farti sognare,
ma che succede quando ti rendi conto che non ci puoi trasportare
niente e che dopo sei ore di pedalata non senti più nulla in mezzo
alle gambe?
È per questi errori da principianti che innumerevoli bici sono state
abbandonate e hanno il disperato bisogno di trovare una casa. Ed è
per questo motivo che è facile procurarsene una dismessa gratis, o
quasi.
Parla con amici e vicini. Verifica con il portiere se ci sono bici
abbandonate nel condominio. Chiedi ai tuoi zii se la mountain bike
che tuo cugino non ha mai usato giace ancora dimenticata nel loro
garage. Potrà anche non essere perfetta. Anzi, potrà essere pure un
catorcio, ma meglio spendere zero per un catorcio piuttosto che una
montagna di soldi per la bicicletta sbagliata, di cui finirai per liberarti
anche tu.
Una volta che hai trovato una bici è importante andarci. Non ci
metterai molto a capire cosa funziona e cosa no. Potresti riuscire a
trasformarla in quella giusta per te solo cambiandone alcune parti, o
quanto meno ti servirà a renderti conto di che tipo di bicicletta hai
veramente bisogno, così quando andrai a comprarne una nuova
fiammante spenderai i tuoi soldi in modo sensato.
Cosa ben più importante, non stare troppo a pensare all’estetica:
l’unico modo per stare bene su una bici è imparare ad andarci.
SCEGLIERE UN NEGOZIO DI BICICLETTE, NON UNA BICI
Se non riesci, o sei poco propenso, a recuperare una bici di seconda
mano, allora vai in un negozio di biciclette. Potrebbe sembrare il
primo passo della lista di cose da fare, se stai cercando una due
ruote, ma ormai non è più così semplice. Primo, oggi esistono
talmente tanti tipi diversi di negozi specializzati (ci addentreremo nel
dettaglio a breve) che è difficile capire da che parte iniziare.
Secondo, i prezzi possono essere ostili. Cartellini traumatici
potrebbero spingerti a comprare online. Non farlo. Individuare un
negozio di cui ti puoi fidare e su cui puoi contare, costruendo
relazioni con le persone che ci lavorano, è importante quanto trovare
una bici che ti piace.
Scegline uno nella tua zona, fai un bel respiro ed entra. Guardati
intorno. Avvia una conversazione. Se ti arrivano sensazioni positive
dal personale lascia che ti vendano una bici. E non darti troppa pena
se da qualsiasi altra parte riusciresti a spuntare un prezzo
lievemente più basso o se, per la stessa cifra, al capo opposto della
città ti tirano dietro il sistema di cambio marce electro-wireless-
superpower di ultima generazione. Niente di tutto ciò ha importanza.
Quello che conta è quanto ti trovi bene in quel negozio e con la
gente che ci lavora, perché è lì che dovrai andare quando il cambio
electro-wireless-superpower comincerà a mostrare le sue falle.
La bici è quasi irrilevante, mentre il negozio di biciclette giusto può
rappresentare le fondamenta di tutta la vita da ciclista che ti aspetta.

NON TERGIVERSARE
Non ti stai sposando. Non stai per avere un bambino. Non stai
accendendo un mutuo sulla casa dove passerai i prossimi
cinquant’anni della tua vita. Stai solo comprando una bici. Se è la
prima, ci sono buone probabilità che ne vorrai una diversa l’anno
successivo. E va bene, evita di finire in uno stato di indecisione o
paralisi. Mettiti semplicemente una bicicletta sotto il sedere e
comincia a pedalare.
A OGNI BICI IL SUO STILE
Le aziende che fabbricano biciclette sfornano nuovi modelli con la
stessa rapidità con cui la gente si inventa nuovi luoghi e modi per
andare in bici. Alcune non vanno più di moda, altre tornano in auge.
Altre ancora sono solo vecchie bici con nomi nuovi e una serie di
adesivi appariscenti.
Cominciamo dalla bici da strada.

Bici da strada

Hai presente quei ciclisti che sfrecciano via senza sforzo come se
fossero tutt’uno con il loro mezzo di trasporto, il sistema di
trasmissione che fruscia silenzioso come una frusta nel burro?
Stanno andando su bici da strada.
E hai presente quei ciclisti con larghi sbaffi di grasso sui polpacci
che sbandano sulla pista ciclabile strillando: «Spostati a sinistra!» e
cadono miseramente al semaforo, perché non riescono a districare
le scarpette speciali dai loro pedali speciali?
Anche loro vanno su bici da strada.
Nessuna bicicletta può essere maneggiata con altrettanta abilità o
in modo altrettanto maldestro come una bici da strada. È come il
coltello superprofessionale di uno chef: nelle mani giuste, sta
preparando un sushi; in quelle sbagliate, sta facendo un sushi di
dita.

A favore delle bici da strada


• È probabile che tu abiti su, o vicino a, una strada, il che significa che avrai mille
occasioni per usare la tua bici da strada.
• Più o meno sono le bici sportive di base, perciò è improbabile imbattersi in un
negozio che non le conosca bene.
• Un affarone! Il mercato dell’usato pullula di parti di ricambio di bici da strada.
• Sono piuttosto versatili e progettate per essere utilizzate tutti i giorni, perciò le
tratte lunghe non rappresentano un problema. Eppure, con qualche modifica sono
perfette anche per la città. (Potresti non volerci portare a spasso il cane, ma non
c’è ragione per non andarci al lavoro o al bar.)
• Sono mezzi particolarmente agili, per cui sanno insegnare molto su come si va in
bici. Saperne maneggiare una significa saper maneggiare praticamente qualsiasi
tipo di bicicletta. Se sei interessato a un ciclismo ricreativo e puoi avere una sola
bici, allora dovrebbe essere una da strada.
• Sono leggere e minimali soprattutto per ottimizzare la performance, ma anche per
chi deve trascinarsele su e giù per le scale del condominio o tenerle nell’ingresso
di casa.

A sfavore delle bici da strada


• Non sono «comode», almeno non nel senso in cui sono comodi i pantaloni della
tuta con cui guardi la TV. Per usarla devi «assumere la posizione», il che potrebbe
non essere l’ideale per le puntatine veloci al supermercato.
• C’è un limite alla loro versatilità, che scoprirai quando ci trasporterai carichi di un
certo peso.
• È relativamente facile fregarne dei pezzi o rubarle. Si può smontare una bici da
strada in pochi minuti usando tre attrezzi, che possono stare tutti attaccati a un
semplice portachiavi. Il che è fantastico per una squadra di meccanici di gara, ma
non per te quando esci da un negozio e scopri che qualcuno ha fatto sparire
manubrio, sellino ed entrambe le ruote.
Quindi, cosa fa di una bici da strada una bici da strada? La
caratteristica distintiva è il manubrio da corsa, «piegato», il cui scopo
primario è consentire al corpo di assumere una posizione
aerodinamica: mani sul manubrio, schiena piatta a vantaggio della
velocità, malgrado molti proprietari di bici da strada manchino della
flessibilità necessaria e assomiglino più a un tassista fermo al
casello intento a cercare sotto il sedile qualche moneta persa.

Luoghi comuni sulle bici da strada


«Sono delicate.»
Non è vero. Le bici da strada sono costruite per sopportare la forza motrice e il carico
di torsione del telaio di alcuni degli atleti più forti del pianeta. Nella pratica sono
sottoposte più spesso al peso schiaccia sella di ciclisti sedentari che intraprendono la
strada della due ruote nel pieno di una crisi di mezza età, e resistono comunque.

«Non sono versatili.»


Affrontare un percorso ciclistico montano in discesa con una bici da strada
distruggerà le ruote, probabilmente il telaio, di sicuro più di un osso del tuo corpo; ma
a parte utilizzi estremi, ci puoi fare parecchie cose: a dispetto del nome puoi persino
usarla su sentieri in terra battuta. Malgrado le aziende preferiscano venderti biciclette
pensate apposta per questo scopo, non ne hai bisogno: quelle da strada funzionano
bene sia in città sia fuoriporta, e se a un certo punto vuoi metterci un manubrio piatto
e trasformarla in un mezzo più normale e confortevole nulla te lo impedisce.

«Sono molto costose.»


Non sono mai state le più costose, ma non sono mai state nemmeno le più
economiche.
A voler essere precisi, le bici da strada non sono care: possono esserlo, e in modo
assurdo. Grazie alla fibra di carbonio, ai componenti elettronici, alla furbastra
sinergia dei brand e ai capricci volubili di un 1 per cento degli acquirenti, possono
arrivare a sfiorare la barriera dei 20.000 euro.
Allo stesso tempo, però, ne puoi comprare una assolutamente dignitosa per 1000
euro.
Soprattutto, una bici scende di valore nel momento stesso in cui la usi, il che
significa che la variabile capricciosa dell’1 per cento si trasforma spesso in un
supersconto del 99 per cento una volta che il proprietario si è stufato e decide di
darsi al golf o al volo con la tuta alare.

Le bici da strada tendono inoltre ad avere copertoni stretti, per


assecondare l’aerodinamica e minimizzare l’attrito sulla strada,
sellini progettati più per ricordare gentilmente dove va posizionato il
sedere, che per reggere il peso di un ciclista. Non si può dire che si
stia veramente seduti, su una bici da strada, piuttosto si sta
appoggiati sul sellino, come si fa su una panchetta di vimini che
potrebbe cedere da un momento all’altro. La chiave per usare una
bici da strada è distribuire il peso uniformemente sulla sua
lunghezza: farlo bene significa starci sopra come uno che cerca di
attraversare uno stagno gelato senza frantumare il ghiaccio.
Se tutto questo dovesse risultarti terribilmente poco pratico, è
perché lo è; ma se vuoi una bici per il piacere della velocità, e non
per la praticità, una bici da strada è un buon punto di partenza. Ecco
perché.

LE STRADE SONO OVUNQUE


Andare in bici non è divertente senza un posto dove pedalare e, a
meno che non abiti in una capanna nella foresta pluviale, è probabile
che tu abbia accesso a un qualche tipo di strada. Anche se non
dovesse essere asfaltata, puoi andarci comunque: nella maggior
parte dei casi, l’unica cosa da fare è cambiare i copertoni.

LE BICI DA STRADA SONO EFFICIENTI


Una volta che hai imparato ad andare su una bici da strada puoi
farlo per un tempo davvero molto lungo. Anzi, non avrai difficoltà ad
andartene in giro senza staccare il sedere dal sellino per la maggior
parte della giornata. Visto da fuori stai solo spingendo
vigorosamente sui pedali, in realtà il tuo corpo interagisce con la
bicicletta in una serie straordinaria di modi differenti: sei in sintonia
con la superficie stradale, accompagnando le irregolarità della
pavimentazione con lo spostamento del peso del corpo, anche
avanti e indietro su salite e discese; ti inclini in curva e controsterzi,
impegnato a rispondere per ore a complesse leggi fisiche, senza
nemmeno rendertene conto.
Le tue corse stanno diventando sempre più lunghe, per cui stai
sviluppando forza e resistenza. Stai anche imparando molte cose sul
tuo corpo: come e quando nutrirlo o dargli da bere, le sue diverse
reazioni a seconda del carburante ingerito, come riconoscere i primi
segnali di stanchezza, fino allo sfinimento.
In questo modo si diventa un ciclista migliore e, sì, accade su ogni
tipo di bici. Ma su una più comoda non diventerai mai un tutt’uno con
la strada, quasi l’avessi assorbita come se l’asfalto fosse sugo di
pomodoro e la bici un grosso pezzo di pane di semola.

Altri tipi di bici con manubrio da corsa


BICI DA CICLOCROSS
Il ciclocross è diventato uno sport sempre più popolare, e così pure
le bici dedicate: cioè bici da strada ottimizzate per erba, terra, sabbia
e fango, il che le rende particolarmente versatili.
Può essere difficile, per un neofita, distinguere una bici da
ciclocross da una da strada, perché entrambe hanno il manubrio da
corsa e condividono molti componenti, perciò ecco qui una breve
guida.
Se la bicicletta ha copertoni nodosi e freni a disco o cantilever,
probabilmente si tratta di una bici da ciclocross.
Se ha copertoni lisci, freni a tiraggio laterale ed è montata da un
ciclista abbigliato con cura, si tratta di una bici da strada.
Attenzione: la recente introduzione di freni a disco sulle bici da
strada rende molto difficile le diagnosi a colpo d’occhio, perciò, per
essere assolutamente certi, basta sporcare un po’ il mezzo: se il
proprietario dà di matto è una bici da strada, se non se ne accorge
nemmeno (o se è già lercia di suo), è probabile si tratti di una
ciclocross.
A questo punto la domanda sorge spontanea: «Sono un lurido
zozzone. Significa forse che dovrei comprarmi una bici da
ciclocross?».

COSE DA TENERE A MENTE DURANTE


L’ACQUISTO
• ADATTABILITÀ
Il telaio dovrebbe adattarsi il più possibile alle tue misure. Si può aggiustare di un
centimetro o due qua e là, ma starai meglio e con più piacere su una bici che ti calza
a pennello.

• SPAZIO PER IL COPERTONE


Alcune bici da strada possono montare misure di gomme più larghe di altre. Se riesci
a trovarne una che ne porti dai 28mm ai 32mm, con una semplice sostituzione di
copertoni potrai accedere a territori sconosciuti. Se ci sono spazio e occhielli metallici
per installare un set di parafanghi, meglio ancora: stare all’asciutto può fare la
differenza fra pedalare anche con la brutta stagione e soccombere alla depressione
invernale. Ricorda: non devi per forza usare copertoni larghi o parafanghi se non
vuoi, ma è buono averne la possibilità.

• UN BUON ABBIGLIAMENTO VALE PIÙ DI UNA BUONA COMPONENTISTICA


Quando cerchi una bici da strada sei più propenso a lasciarti prendere da dubbi
soporiferi tipo: «Le leve del cambio electro-wireless-ultima-generazione sono
abbastanza buone o devo passare alle electro-wireless-ultima-generazione-
superplus?». Lascia stare, non è importante. Piuttosto, il vestiario è fondamentale.
Ricordati che trascorrerai ore e ore a cavallo di quell’aggeggio, nelle condizioni
climatiche più variegate. Alle tue dita non importerà quanti grammi pesano le leve del
cambio, ma al tuo sedere importerà eccome cosa metterai fra lui e il sellino.

COSE DI CUI SI PUÒ FARE A MENO


• LEVA DEL CAMBIO ELETTRONICA
Risparmia. Non ti serve. Non hai già abbastanza aggeggi da ricaricare?

• FRENI A DISCO
Non sto dicendo che ci sia qualcosa di sbagliato nei freni a disco sulle bici da strada,
ma non ne hai bisogno. Pochi componenti sono più facili da aggiustare e
manutenere dei freni a pattino. Inoltre, se consideri che la tua ruota è in buona
sostanza un grande, gigantesco rotore, ti renderai conto che i freni a pattino sono
comunque freni a disco.

• UNA BICI DAVVERO LEGGERA


Riesci ad alzare la tua bici da terra senza fatica? Ecco. È abbastanza leggera.

Be’, dipende.
Se è vero che con una ciclocross non ti puoi sbagliare troppo, è
anche vero che potrebbe non servirti. I copertoni extralarge e la
capacità di procedere su terreni più accidentati sono caratteristiche
interessanti, ma la geometria e la meccanica potrebbero essere
poco indicati per la strada: se pensi di passare la maggior parte del
tempo sull’asfalto, meglio optare per una bici da strada. Considera
inoltre che le ciclocross da competizione non sono dotate di optional
quali i parafanghi e in certi casi manca persino il supporto per la
borraccia, il che annulla completamente la versatilità che troveresti in
una bici da strada. Da ultimo, i freni delle bici da strada sono un po’
più facili da aggiustare.
Se però pensi di trascorrere la maggior parte del tempo su terra
battuta e desideri una due ruote veloce, procedi pure e prova una
bici da ciclocross.

BICI DA TURISMO
Il richiamo della campagna è così forte che desideri non solo
attraversarla in bici, ma anche pernottarci? Sei perfettamente a tuo
agio se ti capita di dover usare bagni sconosciuti, o persino buche,
quando non sono disponibili infrastrutture adeguate? Ti fai un baffo
dell’opinione comune secondo la quale i ciclisti da ciclocross sono
«gente poco pulita», in quanto tu stesso fai a meno di lavarti per più
giorni di fila? Se hai risposto di sì alla maggior parte di queste
domande, allora dovresti prendere in considerazione la station
wagon delle bici con manubrio da corsa, altrimenti nota come bici da
turismo.
Queste biciclette variano per dimensione delle ruote e altre
specifiche, non devono avere per forza un manubrio da corsa, che
rimane comunque uno dei più comodi perché le mani possono
afferrarlo in svariate posizioni durante le ore infinite in sella. Hanno
anche molti occhielli metallici per portapacchi e cestini in cui portarsi
dietro tutto l’equipaggiamento necessario nel tuo viaggio.
Per queste caratteristiche sono bici funzionali anche
quotidianamente in città: non esiste una legge che impone di finire
per forza in una tenda sotto le stelle ogni volta che salti in sella a una
bici da turismo. In più sono stabili grazie alla loro struttura, capace di
trasportare un sacco di roba.
Perciò, se velocità e manovrabilità sono per te meno interessanti
della possibilità di squagliartela nel weekend, e se sei uno che
indossa regolarmente Birkenstock, una bici da turismo può
benissimo fare al caso tuo.

«BICI AVVENTURA» DI VARIO GENERE


È difficile immaginare una situazione di ciclismo di lunga percorrenza
che non si possa affrontare con una bici da strada, da ciclocross o
da turismo.
Cionondimeno, le aziende sfornano di continuo nuovi modelli di
bici con manubrio da corsa per usi sempre più specifici. Mi riferisco
in particolare alla crescente popolarità della gravel bike, ovvero «bici
da ghiaia», che è essenzialmente a metà fra una bici da strada e
una ciclocross, che non sono poi così diverse fra loro.
Per contro, se ne vengono fuori anche con design per usi meno
specifici. Si tratta delle cosiddette «bici avventura», che rivendicano
il proprio diritto di essere biciclette da strada che si possono usare
per turismo, ma anche – perché no? – in una gara di ciclocross.
Se è vero che non c’è ragione di evitare uno qualsiasi di questi
modelli, qualora ti interessino e si abbinino al tuo stile di vita, è
importante capire che talvolta può trattarsi semplicemente di
branding. Assicurati che la bici abbia le caratteristiche che desideri,
non solo qualche adesivo furbetto e un nome irriverente.

BICI DA PISTA
Le bici da pista, o track bike, sono pensate apposta per il velodromo,
da cui la trasmissione a rapporto unico, la mancanza di freni e
l’impossibilità a procedere a ruota libera. Ciò le rende inadatte alla
strada, dove si deve riuscire a fare tre cose: fermarsi, cambiare
marcia e procedere in folle.
A dispetto di ciò – o, forse, proprio per questo – a un certo
momento attorno all’inizio degli anni Duemila le bici da pista sono
diventate enormemente popolari fra le persone che si trasferivano in
città dai sobborghi dell’hinterland o dalla campagna e volevano
somigliare a dei corrieri in bicicletta.
Negli ultimi anni il trend delle bici da pista è calato parecchio. Di
sicuro non mancano hipster irriducibili che la usano in città, ma come
per il resto dei ciclisti da strada, ci hanno messo poco a rendersi
conto che: «Ehi, andare in bici è divertente! Sai cosa sarebbe ancora
più divertente? Avere freni e marce!». E a quel punto si sono
comprati una ciclocross.
Perciò, a meno che tu non voglia gareggiare in un velodromo,
evita pure la bici da pista – anche se qualcuno che ha cambiato idea
vorrebbe vendertene una a poco – perché sarebbe come indossare
tacchi a spillo nel bel mezzo di una tempesta di neve.

MOUNTAIN BIKE
Guarda fuori dalla finestra e studia il panorama. Che cosa vedi?
Montagne? Pianure? La tundra? Qualunque sia il paesaggio fuori da
casa tua, a un certo punto potresti essere costretto ad abbandonare
la strada e avventurarti fuori. Se è così, vorrai procurarti una cosa
che si chiama mountain bike.
Il termine «mountain bike» è fuorviante, perché solo
occasionalmente si fa ciclismo off-road su vere e proprie montagne.
Si pedala perlopiù su percorsi ciclabili, anche se «andare per piste
ciclabili» suona di gran lunga troppo riposante e non funziona per
efficaci campagne di marketing. E poi, esiste una tale immensa
varietà di stili di mountain bike che è sciocco ricondurle tutte sotto
un’unica categoria.
Le bici da strada sono molto semplici al confronto, perché una
strada è, più o meno, solo una strada. Ma una volta che l’hai
abbandonata è tutta un’altra storia, poiché Madre Natura ha forgiato
per noi un’infinita varietà di paesaggi, ognuno dei quali richiede
diversi battistrada, geometrie, sospensioni e così via.
Inoltre, la bontà della natura ha fornito l’industria ciclistica di una
tela illimitata su cui dipingere infinite innovazioni, alcune delle quali
migliorano l’esperienza off-road, mentre altre sono spazzatura
costosissima; e la maggior parte è una via di mezzo.
Soprattutto, andare in mountain bike è difficile: non portarla, ma
solo rimanerci in sella. Per questo gli appassionati sono spesso
disposti a pagare per qualsiasi cosa prometta di rendere la pedalata
un po’ più facile, e di suscitare i commenti ammirati degli altri ciclisti:
«Wow, ma come hai fatto a sistemarla così?».
Più che per qualunque altro tipo di bici, come prima mountain bike
dovresti procurartene una usata. Per fortuna è possibile farlo
spendendo molto poco, ed ecco perché.
Verso gli anni Novanta la mountain bike è diventata la tipologia
classica per il ciclista, grazie al suo aspetto solido e robusto.
Naturalmente le persone che adorano oggetti dall’aria robusta quasi
mai li usano per fare cose altrettanto robuste. È per questo che la
maggior parte dei SUV non si spinge mai molto più lontano del
parcheggio di un supermercato, e un gran numero di orologi TAG
Heuer non scende più in profondità del fondo della vasca da bagno
piena di acqua calda di un resort.
Risultato: è quasi matematico che ogni garage contenga almeno
una mountain bike inutilizzata, e se la chiederai con le buone
maniere potresti anche averla gratis. Se il proprietario in questione
non dovesse trovarla, suggeriscigli di cercarla dietro il SUV.
L’altra caratteristica che gioca a tuo favore è la componentistica,
che diventa obsoleta molto in fretta. Per esempio, le ruote da 26
pollici sono state per decenni la norma per le mountain bike. Poi
sono arrivate le ruote da 27,5 e 29 pollici e di colpo i ciclisti hanno
cominciato a considerare quelle da 26 minuscole, inutili e
sottodimensionate. Tuttavia, sono ben lontane dall’essere inutili
(finché una ruota è rotonda, non sarà mai inutile), il che significa che
puoi comprarti una vecchia 26 pollici per quattro soldi.
Le sospensioni sono un altro dei componenti che si evolvono
costantemente: puoi quindi trovare una bici con sospensioni vecchie
a un prezzo molto basso. O, meglio ancora, (perché non puoi mai
sapere quando la vecchia forcella sarà pronta a esplodere in una
gragnuola di proiettili metallici e olio), puoi addirittura scegliertene
una senza sospensioni, quasi gratis: contrariamente a ciò che ti
diranno la maggior parte dei produttori e molti ciclisti, è possibile
pedalare fuori strada senza sospensioni e scossoni violenti.
Anzi, a seconda di dove abiti potrebbe essere addirittura più facile
senza. Ti sorprenderebbe sapere quanti proprietari di mountain bike
sprechino immense quantità di energia rimbalzando in continuazione
su sospensioni di cui, in verità, non hanno alcun bisogno: è la
maggior parte di loro. Soprattutto, pedalare senza sospensioni ti
renderà un ciclista migliore, il che significa che saprai esattamente
cosa ti serve quando arriverà il momento di comprarti una bici
nuova.
Di seguito, in linea generale, i principali tipi di mountain bike e il
loro impiego.

BICI DA CROSS-COUNTRY (O DA «XC»)


Si tratta di bici da gara, o quanto meno per correre a velocità
sostenuta, per circuiti di «cross-country», cioè percorsi che passano
sopra a tronchi o a qualche roccia, senza finire a fare salti acrobatici
assurdi per aria o nel vuoto.
Se prediligi corsette vivaci con copertoni che rimangono a contatto
con il terreno, allora questa è la mountain bike che fa per te.
Sono leggere e di solito dotate di sospensioni anteriori, anche se
sempre più spesso le hanno anche dietro: in parte perché la
tecnologia ha permesso di produrre biciclette a due sospensioni che
restano comunque leggere, ma soprattutto perché la gente è
disposta a pagarle.
BICI DA TRAIL (O DA «ALL-MOUNTAIN»)
Quindi non hai intenzione di lanciarti giù da una scogliera, ma sei un
pelino interessato a saltare su e giù dalle cose piuttosto che
sfrecciare per la foresta come uno scoiattolo.
Sei anche più propenso a indossare pantaloncini e felpe molto
larghi, a chiamare i tuoi giri in bici «sessioni» e, in generale, a
«strippare» quando stai con la tua «crew», perché è troppo «figo».
Una bici da trail offre un’andatura più molleggiata rispetto a una
bici da cross-country (il che significa che si muove di più,
ammortizzando ostacoli più grossi) e la sua geometria è più stabile
che maneggevole.
BICI DA FREERIDE
L’altezza della sella di una bici da freeride è più bassa, la
sospensione ha maggiori capacità di ammortizzazione e la
geometria favorisce più la stabilità in discesa che non l’agilità in
salita (e comunque non pedaleresti in salita, dato che «strippi» solo
facendo il figo ad alta velocità, yo!).
Quando vai in bici (quando ti fai una «sessione», scusa) non ti
spingi mai troppo lontano, semmai indugi intorno a ostacoli
improbabili, passandoci sopra e saltandoci su e giù all’infinito (si
chiama fare hucking, fratello), magari mentre uno della tua «crew» ti
sta riprendendo. Non ti interessa più di tanto salire in cima a una
collina, ma, tipo, «strippi alla grande» a precipitartici giù, che è poi il
motivo per cui se c’è la possibilità sali anche in seggiovia con la tua
bici.
Pantaloncini e maglie larghe, parastinchi e gomitiere; niente
caschetti leggeri, semmai quelli solidi che sembrano caschi da
baseball: assomigli molto al portiere di una squadra di hockey.

BICI DA DOWNHILL
Coltivi il desiderio di scapicollarti giù dai pendii montani a velocità
terrificanti? Dato che una bici da downhill deve poter andare solo in
una direzione – in discesa – ha un sacco di sospensioni e sembra
che sia stata tirata per il lungo da due camion.
FAT BIKE
Qualche anno fa la gente pensava che le fat bike fossero solo una
moda passeggera, ma al momento le stanno vendendo sottocosto,
perciò a quanto pare sono destinate a durare.
Una fat bike è semplicemente una mountain bike con dei copertoni
molto larghi. Talmente larghi da viaggiare anche gonfiati a
bassissima pressione. A quanto pare questo permette di volteggiare
su tipi di terreno in cui le altre mountain bike si impantanerebbero,
per esempio la sabbia e soprattutto la neve.
Per il momento sono abbastanza basiche dal punto di vista
meccanico, dato che con gomme giganti non è necessario montare
le sospensioni. Tuttavia, stiamo parlando di biciclette, per cui sono
già disponibili sul mercato modelli realizzati in materiali esotici, e di
certo arriveranno anche le sospensioni.
In pratica, se hai scelto di vedere Fargo perché pensavi che fosse
un documentario, allora potresti voler prendere in considerazione
una fat bike.
City bike
La forma generale delle bici da strada e delle mountain bike si basa
sulla loro funzione, ma anche sui regolamenti degli sport in cui
vengono usate. Anche se non fai nemmeno una pedalata spinto da
rabbiosa competitività, il design di queste biciclette è pensato per
una gara di qualche tipo e, per questo, è soggetto ai capricci
dell’Unione Ciclistica Internazionale (Union Cycliste Internationale, o
UCI).
Le city bike, invece, sono disciplinate da poco altro se non da ciò
che funziona in una particolare città. Per i loro proprietari sono
uniche e vengono via via modificate secondo le linee guida stilistiche
e le regole dettate dalla moda. In realtà, non esiste una vera e
propria «city bike», semplicemente un mucchio di gente usa la
bicicletta per muoversi in città: quella è, ipso facto, una city bike.
Se vuoi pedalare nella tua città e non sai da dove cominciare,
ecco alcune delle city bike in cui incapperai, o che personalizzerai tu
stesso.

MINIMALISTA
Le city bike hanno vita difficile: legate ai pali, derubate di singoli
pezzi, abbandonate, sono ex alunne della Scuola delle Avversità. La
minimalista è laureata cum laude in Chissenefrega: tono dimesso,
fisico smilzo. Parafanghi? Come no. Marce? Inutili. Vernice? Tre
proprietari fa, forse; ma fra adesivi e scrostature il colore al momento
è indefinibile. La bici minimalista potrà avere tutt’al più, un paio di
comode manopole di gomma (pronuncia «comodo» con
condiscendenza, e subito dopo sputa), ma è altrettanto probabile
che sia dotata solo di nudo metallo da impugnare.

Un appunto sulle dimensioni delle ruote


Le ruote larghe hanno preso il sopravvento sulle mountain bike per una valida
ragione: più una ruota è larga e più riesce a passare sopra superfici accidentate, che
è lo scopo di questo tipo di bici.
Se stai cercando una mountain bike nuova, a seconda dello stile dovrai decidere
fra ruote fra i 27,5 e i 29 pollici. Dunque, quali sono le migliori? Io ho le mie
preferenze, ma è vero che non vivo dove vivi tu. L’altezza è un fattore, per esempio;
insomma, anche per questo è buona cosa avere un biciclettaio di fiducia.
Quanto a quelle tristi, microbiche e dimenticate ruote da 26 pollici, non dovresti
avere assolutamente alcuna esitazione a comprare una bici usata che le monti,
purché economica: ci abbiamo pedalato per anni, puoi riuscirci anche tu. La cosa
peggiore che potrebbe capitare è di avere, nel giro di poco, ruote più grandi e
«strippare un sacco» per la semplicità d’uso.
Da ultimo, molte fat bike tecnicamente hanno le 26 pollici, ma i copertoni sono così
grandi e grossi che non contano come ruote da 26.

Questo genere di bici in genere si crea, non si acquista: sono


oggetti usati per anni e ormai diventati la quintessenza
dell’essenzialità. Ecco come fare per crearne una.
1. Procurati una bici. Qualunque.
2. Pedalaci moltissimo.
3. Se un pezzo si rompe, si stacca o viene rubato e la bici diventa
inservibile, sostituiscilo al minor costo possibile.
4. Se un pezzo si rompe, si stacca o viene rubato ma puoi ancora
pedalare, limitati a un «’fanculo», sali in sella e vai per la tua strada.
5. Prima ancora di rendertene conto avrai una city bike
minimalista… perché è stata ridotta all’osso dalla vita.
Eppure innumerevoli aziende saranno felici di venderti una bici da
strada già estremamente essenziale. Perciò se ti piace l’idea di un
mezzo di trasporto urbano e assolutamente privo di orpelli, ma non
hai il tempo e la pazienza di usarlo fino allo sfinimento
all’inseguimento dell’autenticità, allora puoi scegliere il modello
«pronto all’uso». Tuttavia, sappi che una vera bici da uomo della
strada guarderà il tuo modello acquistato come Rizzo «il Sozzo»
guardava Joe Buck in Un uomo da marciapiede.

RAFFINATA
Bene, la bici minimalista non fa per te. Vuoi una bici bella da
guardare. Vuoi qualcosa in più. Quando vai al mercato del contadino
vuoi poter tenere le tue borsine di tela dentro un cestino. Vuoi dei
parafanghi per non macchiarti e addirittura qualcosa per coprire la
catena, così non dovrai preoccuparti che la tua gamba si sporchi di
grasso.
Non c’è nulla di sbagliato, nella ricerca di un po’ di dignità.
Per fortuna, dato che usare la bici come mezzo di trasporto va
sempre più di moda, il discorso vale anche per le due ruote
dall’estetica graziosa pratiche ed economiche. I loro tratti distintivi
sono i parafanghi e i carter copri catena, elementi eleganti e di buon
gusto che non faranno sfigurare la bici parcheggiata nel tuo ufficio
open space; possono avere o meno marce multiple, di cui potresti
avere bisogno a seconda di dove vivi; manubri con comode
manopole antisudorazione e un ottimo livello di manovrabilità per
farsi strada in mezzo ai numerosi cantieri per la rivalutazione dei
quartieri degradati.
Se hai detto anche solo una volta: «Non ho idea di che genere di
bici voglio. Ne voglio una e basta», allora questa è con tutta
probabilità quella che fa per te.

SPORTIVA
Negli ultimi anni del Ventesimo secolo i produttori di bici se ne sono
usciti con una cosa chiamata «bicicletta ibrida», un incrocio fra una
bici da strada e una mountain bike. Le ibride avevano ruote larghe,
leggerezza e meccanica superiori da bici da strada, il manubrio
piatto, i copertoni più larghi e lo spazio per montare ruote da
mountain bike. Sono state pensate esattamente per quegli abitanti
delle periferie che volevano un mezzo per andare sulla ciclabile
senza indossare un abbigliamento da allenamento.

Oggi molti produttori hanno abbandonato il termine «ibrido».


Tuttavia l’idea – una bici sportiva che va dappertutto senza essere
del tutto da strada o da terra – va ancora forte e la maggior parte
delle aziende offre questa tipologia di bici sotto categorie farlocche
come «X-road» o «path bike» o «bici multiuso».
La ragione per cui l’ibrida esiste ancora e continua a essere molto
popolare è perché l’idea è valida: è comoda, versatile e può fare
pressoché qualsiasi cosa, tranne il ciclismo da gara o
superaggressivo. Indossa qualcosa di sportivo e sarai pronto per la
corsa di beneficenza; mettici un portapacchi e dei parafanghi e avrai
un solido mezzo per il commuting; oppure riduci gli optional per
ottenere una city bike abbastanza agile.
Certo, le ibride di oggi hanno caratteristiche più moderne, tipo i
freni a disco e i tubi del telaio sagomati, ma grazie alla loro ubiquità
fin de siècle potrai trovarne una in un mercatino dell’usato allo
stesso prezzo di un casco nuovo.

OLANDESE
La cosa più difficile nello scegliere una bici è non sapere
esattamente con che fine la si userà: ti piace l’idea di andare in
bicicletta, ma non sai se pedalerai per restare in forma, per spirito
d’avventura, per commuting, o forse per tutte e tre le cose insieme.
Perciò opterai per qualcosa di sportivo e versatile.

Se, tuttavia, sai con precisione cosa vuoi, cioè andartene in giro
per la tua città pianeggiante a una velocità sicura senza complicarti
la vita, allora vuoi una bici olandese. O, come la chiamano gli
olandesi, una bici.
L’Olanda è una sorta di strano universo parallelo in cui, per quanto
riguarda i mezzi di trasporto, la gente abbraccia il «buon senso»: per
percorrere brevi distanze usa biciclette semplici, comode e robuste,
spesso nere. Hanno portapacchi per trasportare sia oggetti inanimati
sia cuccioli d’uomo. (Sì, su un portapacchi puoi metterci tanto un
bambino quanto i sacchetti della spesa.) Hanno anche il carter e
ingranaggi protetti per impedire che ci si impiglino gli indumenti; i
ciclisti si vestono normalmente, da tutti i giorni, perché il buon senso
non impone alcun abbigliamento speciale per pedalate di qualche
chilometro.
Una volta che sei vestito in modo adeguato per il clima, salire su
un aggeggio a due ruote non fa differenza. E poi, doversi cambiare
in ufficio ti farebbe perdere tutto il tempo che hai guadagnato
muovendoti in bici, no?
Un’altra cosa che non si fa quando si usa una bici olandese è
portarsela dentro casa: sarebbe come se un contadino tenesse una
vacca da latte in soggiorno invece che nella stalla. Le olandesi sono
pesanti, perché nel mondo a due ruote esiste una relazione
inversamente proporzionale fra «leggerezza» e «praticità». Che
vantaggio c’è nel risparmiare qualche grammo per ritrovarsi i
pantaloni impigliati nella catena? Perciò, casomai dovessi tentare di
trasportarla su per le scale la sera dopo qualche drink con gli amici,
sappi che il tuo vicino potrebbe trovarti il giorno dopo intrappolato
sotto il mezzo con le dita inerti ad appena pochi centimetri dallo
smartphone.
Sfortunatamente l’olandese non è una scelta praticabile in certe
parti del mondo, per questioni geografiche (colline e bici olandesi
non vanno d’accordo), ma soprattutto perché nel corso degli anni
abbiamo lavorato con molto impegno per incrementare la viabilità
periferica e costruire strade carrabili in modo che le città fossero
stipate il più possibile di auto. Perciò, la composta indolenza di una
bici olandese potrebbe non adattarsi al luogo dove vivi, perché dà il
suo meglio quando può contare su alcune amenità, tipo piste ciclabili
e rastrelliere. Le bici sportive sbaragliano ancora la concorrenza in
molti posti solo perché riescono a districarsi rapidamente in un
ingorgo.
L’altro problema con le bici olandesi è che non sempre sono
disponibili, il che le ha rese in qualche modo un oggetto di lusso.
Ma se nella tua città hai il duplice vantaggio di avere un terreno
pianeggiante e piste ciclabili, la bici olandese potrebbe essere quella
decisiva per soddisfare i tuoi sogni di praticità.

BICI DA TRASPORTO
Se vuoi trasportare delle cose, è abbastanza semplice attrezzare la
maggior parte delle bici con accessori tipo cestini, portapacchi o
seggiolini da bambino.
Se vuoi trasportare tuo figlio e la bici di tuo figlio e tre sacchetti
della spesa e vuoi fermarti anche in enoteca, ti serve una bici da
trasporto, o cargo bike.
È un modello che potrebbe cambiarti la vita, evitandoti il tipo di
pianificazione necessario quando si sbrigano commissioni in
bicicletta: ti basta comprare qualsiasi cosa e buttarla direttamente
nel cestino, come faresti con un’auto.
È conveniente, ma se non sei prudente può diventare uno
svantaggio, perché a quel punto la tua macchina non sarà più l’unico
posto in cui ritrovare la confezione di merendine smangiucchiate
vecchia di sei mesi.
Esiste un mucchio di tipi diversi di bici da trasporto, ma due sono
più comuni.

1. LONGTAIL. Sembrano bici normali allungate e di solito


presentano combinazioni di portapacchi e borse nella parte
posteriore. Il vantaggio delle longtail è che si usano più o meno
come delle normalissime biciclette, cosa molto utile nelle città poco a
misura delle due ruote in cui non vuoi rinunciare alla manovrabilità.
Sono anche adatte a tragitti piuttosto lunghi. Lo svantaggio è che
trasportare carichi ingombranti può richiedere un po’ di creatività. E
poi è più difficile tenere d’occhio la merce o conversare con un
bambino nell’età delle mille domande, quando il carico sta dietro.
2. BAKFIET. Sono grosse vasche da bagno su ruote. Sistemare un
carico, umano e non, è facile come buttarlo in vasca: un bambino
può persino raggomitolarcisi tutto, lì dentro, e addormentarsi. I
vantaggi sono semplicità e stabilità. Gli svantaggi la taglia extralarge
e il fatto che bisogna manovrarle con cautela. Se vivi in una città
affollata senza piste ciclabili avrai vita dura. E se i dintorni sono
collinari e la bakfiet non è provvista di pedalata assistita presto vorrai
ucciderti oppure, nella migliore delle ipotesi, comprare una
macchina.
BICI PIEGHEVOLI
Mettono in imbarazzo un sacco di gente, non solo perché pedalare
su una bici con ruotine minuscole ti fa somigliare a un orso
ammaestrato.
No, le bici pieghevoli mettono in imbarazzo perché ovviano
praticamente a qualunque scusa la gente riesca ad accampare per
non utilizzare la bici.
«Andrei in bici, ma non so dove parcheggiarla.»
«Andrei in bici, ma non voglio che me la rubino.»
«Andrei in bici, ma non vorrei che piovesse.»
E così via.
Con una pieghevole non devi più preoccuparti di nessuna di
questa cose. Non c’è spazio a casa? Una bici pieghevole entra
tranquillamente in un armadio. Temi i ladri? Infilala sotto la scrivania.
Non interessato a sfidare il clima? Quando le nuvole cominciano a
addensarsi, basta che ripieghi la tua bici e salti su un autobus. Puoi
persino buttarla nel bagagliaio della macchina se vuoi, nessuna
legge dice che non si possa combinare il ciclismo con la guida di
un’automobile.
A dispetto delle dimensioni diversissime, le pieghevoli e le bici da
trasporto sono simili, in quanto entrambe rendono inutili molte
riflessioni e progettazioni intrinseche nell’uso della due ruote. Con
una pieghevole non devi veramente preoccuparti di portarti dietro
vari attrezzi, camere d’aria di ricambio, bottiglie d’acqua o un
impermeabile, perché se qualcosa va storto tutto quello che devi fare
è ripiegarla e trasformarti di nuovo in un pedone.
Per quanto si usino in modo un po’ diverso, sono in grado di fare
praticamente qualunque cosa possano fare le «normali». E se forse
mancano di maneggevolezza, in compenso puoi portartele ovunque.
Quando fai pressing sulla gente per sapere come mai è contraria
alla bici pieghevole, la cosa si riduce quasi sempre a motivazioni di
ordine estetico. Certe sono più «cool» di altre, ma sì, se ammiri e
brami lo scintillante design delle biciclette «normali» allora una
pieghevole – che dire delle sue antiestetiche cerniere e della sua
personalità da borsetta – potrebbe affascinarti tanto quanto un set
per la manicure.

Ma dopo averla usata per un po’ si arriva ad apprezzarne l’utilità,


senza tener conto che tutta quella «sfigataggine» può venire piegata
e riaperta con una certa dose di eleganza.

Reclinate e altre rivisitazioni della bicicletta


Sin qui tutte le bici descritte sono basate sullo stesso principio: due
ruote in linea e un ciclista verticale. C’è una ragione per questo: è un
design che funziona. In realtà, a parte le bakfiet e le pieghevoli, la
maggior parte di queste bici ha in comune un telaio a diamante e
due ruote della stessa dimensione; le diversità stilistiche sono
riconducibili soprattutto a geometria e accessori.
Eppure per alcuni ciò che funziona ed è ormai rodato non è
accattivante. Lo hanno provato e giudicato artefatto. Tutti noi
conosciamo persone così. Preferiscono i nuovi film di Guerre stellari
ai vecchi. Tengono in casa furetti al posto dei gatti. Sono pronti, anzi,
non vedono l’ora, di indossare i Google Glass in pubblico.
Per questa gente esistono delle… alternative.
La bicicletta dal design alternativo più conosciuta è la reclinata, o
recumbent: quella che ricorda un po’ un bob su ruote. Perché mai
usare bici del genere?

Hanno i loro vantaggi: non richiedono la seduta verticale, che per


alcuni è disagevole nella zona inguinale. Sono molto efficienti, tanto
da venire impiegate nei record di velocità a propulsione umana. È
inoltre altamente improbabile volare oltre il manubrio e atterrare a
testa in giù mentre guidi uno di questi affari, per la stessa ragione
per cui è improbabile cadere di faccia mentre dormi nel tuo letto.
E, naturalmente, per i disabili una reclinata a tre ruote può fare la
differenza fra andare o non andare in bici.

BICI ELETTRICHE O E-BIKE


Stiamo ufficialmente vivendo nel Futuro, il che significa che quasi
tutte le bici di cui abbiamo parlato possono essere dotate di un
qualche genere di agevolazione elettrica.
I ciclisti sono ipersensibili, rispetto al fatto di aggiungere motori ai
loro mezzi, perché la propulsione umana è una delle caratteristiche
che definiscono l’essenza della bicicletta, oltre a essere motivo di
orgoglio per chi le usa. È per questo che i ciclisti si trasformano in
creature moleste con tatuaggi di pistoni sui polpacci, vantandosi
delle dimensioni dei loro inconsueti quadricipiti. Perciò, per molti una
bici motorizzata è una contraddizione in termini, come un hamburger
vegano col bacon.
Ma non c’è motivo di negare che viviamo in un’epoca di grande
progresso tecnologico. Perciò, perché non lasciarsi aiutare?
Esistono tipi completamente diversi di e-bike, da bici normali che
offrono un piccolo aiuto a grandi Landspeeder su cui serve a
malapena pedalare, un incrocio fra uno scooter per disabili e una
Vespa.
È inevitabile veder crescere la popolarità delle bici elettriche,
perché c’è una cosa vera che vale per tutta l’umanità: siamo sempre
alla ricerca di modi per evitare la fatica. Nel frattempo, mentre l’etica
richiede che io ti esorti a mantenere il tuo velocipede il meno
possibile assistito, ecco un elenco di scenari in cui potresti prendere
in considerazione una bicicletta elettrica. (Sono ordinati dal
giustificabile all’ingiustificabile.)

• Considerazioni fisiche. Le e-bike sono utilizzabili anche dalle


persone che non potrebbero andare in bici, per esempio gli anziani.
Se ti è capitato di evitare per un pelo di essere investito da un SUV
guidato da un autista invisibile, sono sicuro converrai che è
preferibile un mondo in cui le persone anziane possano avere
accesso alle bici.

• Cibo a domicilio. Se il tuo sostentamento dipende dalle consegne


a domicilio dovresti essere autorizzato a un piccolo aiutino
meccanico… purché te ne stia alla larga dal marciapiede.

• Ambiente sfavorevole. Vorresti andartene in giro in bici, ma abiti


in cima a una montagna, in un deserto oppure in un qualche altro
inferno inimmaginabile, dove la gravità o il calore, o una
combinazione delle due, rendono praticamente impossibile l’utilizzo
della bici. Se l’elettrica fa la differenza fra usare la bici o meno, allora
perché no?

• Bici da trasporto giganti. Ce ne sono di così grosse che a volte il


principale fattore limitante sono le salite, anche lievissime. Se
scarrozzi regolarmente tre bambini, la spesa per tutta la famiglia più
il vostro bulldog, allora la gente dovrebbe chiudere un occhio nel
vederti passare con una piccola spintarella meccanica…
specialmente perché la maggior parte di loro viaggia su quattro ruote
a benzina con sedili reclinabili, duecento cavalli, radio satellitare e
aria condizionata.

• Ciclismo ricreativo. Questa tipologia è la meno difendibile – forse


addirittura indifendibile – se sei un essere umano di sana e robusta
costituzione. Sì, insomma, dai: in teoria lo stai facendo per
divertimento! Almeno pedala! Vuoi che qualcuno ti imbocchi anche
con il cucchiaio, dopo il giro in bici? Se vuoi andare su una bicicletta
a motore, allora datti al motociclismo.
La degenerazione più preoccupante è stata la mountain bike
elettrica. Considerazioni etiche a parte, i ciclisti fuori forma hanno
davvero bisogno di aiuto per salire sulle montagne o lanciarsi più in
fretta giù dalle colline? Le schiappe non necessitano di certo di
amplificare la loro mediocrità. Sarebbe come mettere in mano a uno
strimpellatore del cavolo una Stratocaster e un amplificatore
Marshall: se non altro, se suonasse una chitarra acustica potresti
chiudergli la porta in faccia e dimenticarti della sua esistenza. Non
vuoi una mountain bike con pedalata assistita per la stessa ragione
per cui non vuoi una tavola da surf con motorino incorporato: stai
pagaiando verso il largo per prendere un’onda, ma prima di
rendertene conto sei finito da solo su un’isola sperduta.

ROBA VARIA
Uno degli aspetti più respingenti del ciclismo è la necessità di avere
molta attrezzatura; o, almeno, questo è quello che ti racconta
sempre il tuo collega che fa triathlon.
La verità è che non hai davvero bisogno di tanta roba. Anzi, in
molte città grazie al bike sharing non hai più nemmeno bisogno di
una bici tua. Quello che serve, e quanto ne serve, dipende da come
ciascuno usa la bicicletta, è una questione soggettiva: la maggior
parte della gente investirebbe in un paio di veri pantaloncini da
ciclista per fare centosessanta chilometri al giorno come i
professionisti, ma sono sicuro che esista anche una quantità di
anime intrepide, dalla zona inguinale coriacea quanto la pelle di un
rettile, più che felice di affrontarli con un paio di jeans e senza
mutande.
In ogni caso, a dispetto del signor o della signora Cavallo-di-ferro,
ecco alcuni articoli di base da acquistare insieme alla bici. Per amore
di semplicità, li ho raggruppati sotto tre categorie: ciclista amatoriale,
ciclista pratico e ciclista punto e basta.
Ciclista amatoriale: andare in bici per il puro gusto di pedalare.
Che tu abbia intenzione di partecipare a un’Eroica o di prendere il
volo per un giro di tre giorni, lo stai facendo per te e per la tua
personale soddisfazione.
Ciclista pragmatico: per andare al lavoro. Per andare a scuola. Per
andare a fare la spesa. Sì, persino per occasioni sociali. Il punto è
affrontare la tua vita su due ruote, con la levità di una pedalata: a
ogni giro in bici avrai sbrigato qualche faccenda.
Ciclista punto e basta: ti metti una bici sotto il sedere e pedali da
qualche parte.
Per inciso: è importante ricordare che il ciclismo pragmatico può (e
dovrebbe) essere anche divertente, mentre il ciclismo cosiddetto
«amatoriale» può rivelarsi una gran seccatura; è per questo che il
ciclista medio ha spesso il muso lungo.

Ciclista amatoriale
ASSOLUTAMENTE NECESSARIO
CASCO. Parleremo del «tema casco» più avanti. Per adesso mi
limito a dire che l’ambiente ciclistico e in genere la nostra cultura ci
hanno indotto a investire in caschi da bici oltre il giustificabile.
Francamente, a me non interessa se ti metti il casco o meno.
Tuttavia, se vai in bici per scopi ricreativi – cioè indossando un
abbigliamento specifico e pedalando per ore nella stessa «sessione»
su per colline e giù per valli – dovresti davvero portarne uno; non
puoi mai sapere quando capiterai in qualche Paese in cui sia
obbligatorio indossarlo e mettersi a discutere con un tutore
dell’ordine è davvero un uso mediocre del tuo tempo in bici.
Presto o tardi vorrai partecipare a qualche genere di evento
ciclistico, che si tratti di una pedalata di beneficenza o di una
competizione, e nella stragrande maggioranza dei casi ai
partecipanti si richiede di indossare il casco.

PANTALONCINI E MAGLIETTA. Se sei un ciclista neofita potresti


sentirti a disagio a indossare il tipico abbigliamento elasticizzato da
professionisti. Non ti biasimo. Vestirsi così per la prima volta è come
portare il fidanzatino o la fidanzatina del liceo a conoscere i tuoi
genitori: non sai se essere orgoglioso o imbarazzato, anche se
basterebbe guardare l’espressione sul viso degli altri.
Se pianifichi di fare un giro su strada, oppure off-road, dovresti
possedere almeno una maglietta e i veri e propri pantaloncini da
ciclista muniti di «rinforzo imbottito» che si indossano senza
biancheria intima. La maglietta ti terrà fresco e asciutto e avrai a
disposizione tre tasche posteriori, casomai volessi prenderti una
banana senza fermarti. I pantaloncini, se hai intenzione di divorare
chilometri pedalando ore, evitano che la tua biancheria in cotone ti
scarnifichi l’interno coscia, divorandoti a sua volta. Ma non li devi
indossare per forza se non ti va: se preferisci andartene in giro in
jeans e T-shirt vai dritto per la tua strada. L’unica cosa che ti serve
davvero è il tempo, molto tempo. Prima o poi, però, sarai tentato di
spingerti più lontano o pedalare più a lungo: quando lo farai sarai
grato agli indumenti in lycra che riposavano nel tuo cassetto.

BOTTIGLIE D’ACQUA. Quando vai in bici la disidratazione non si


preannuncia. Stai pedalando, godendoti il sole dell’estate, e di colpo
cominci a vedere le stelle, e a quel punto è già troppo tardi.
Il cervello ti si è prosciugato. Se sarai in grado di raggiungere
casa, starai dalle dodici alle ventiquattr’ore a curare qualcosa di
simile a un postsbornia, cosa particolarmente ingiusta dato che non
te la sei nemmeno goduta, la sbronza. Se non riuscirai a tornare
indietro né verrai raccattato da un’ambulanza, morirai, e gli avvoltoi ti
beccheranno via gli occhi e la carne.
Perciò, se stai pensando di passare diverse ore di fila in bici fuori
città, devi sempre avere con te dell’acqua. Assicurati di avere un
modo consono per trasportarla, di comprare almeno un paio di
bottiglie e di avere gli appositi supporti per attaccarle alla bici.
Con una mountain bike potresti optare per lo zaino idrico. Forse li
hai visti e ti sei chiesto come mai la gente usi quei cosi, visto che
somigliano a quelle tute che in Dune filtrano i fluidi corporei per
renderli potabili. Be’, hanno dei vantaggi.
• Ampia capacità.
• Consentono di bere senza staccare le mani dal manubrio.
• Ci puoi mettere anche altra roba.
• Il beccuccio per bere resta pulito, perché lontano dal fango e
dalla terra schizzati dalle ruote.
La manutenzione è lo svantaggio principale: le sacche richiedono
una pulizia rigorosa per evitare che facciano la muffa (consiglio:
conserva la sacca per l’acqua nel freezer).
Se ti stai domandando come mai la gente non usi zaini idrici con le
bici da strada, in parte è perché, quando ti inerpichi su per una
collina, è carino non aver niente addosso, ma soprattutto è una
questione di moda. Se però l’idea ti stuzzica e lo trovi comodo non
c’è ragione per non farlo.

PRENDERE O LASCIARE
PEDALI A SGANCIO RAPIDO. Se stai pensando di darti al ciclismo
per fare sport, quasi certamente avrai trovato qualcuno che ti
stordisce di chiacchiere sull’importanza di tenere il piede fermo: tutti i
ciclisti «seri» utilizzano pedali a sgancio rapido!
La prossima volta che succede, dì a quel qualcuno di stare zitto.
Cosa sono i pedali a sgancio rapido, o clipless pedals? Si tratta di
pedali speciali da attaccare alle tue calzature speciali. In pratica la
scarpa ha una tacchetta sotto la suola, mentre il pedale ha un
sistema a molle che si aggancia appoggiando il piede.
Se sei mai andato a sciare, il concetto dovrebbe esserti familiare.
Ma perché «pedali a sgancio rapido» se li «agganci»? Perché
prima di essere a sgancio rapido, i pedali da gara avevano dei
piccoli cestini metallici, i «puntapiedi»: infilavi la punta del piede in
questo cestino di metallo e poi lo fermavi con un cinturino di pelle.
Immagina la museruola di un cane e ti sarai fatto un’idea.
Tutto ciò perché quando i tuoi piedi sono agganciati al pedale stai
trasferendo il maggiore quantitativo possibile di energia dalle tue
gambe al sistema di trasmissione.
È vero che la maggior parte dei ciclisti «seri» (o almeno di quelli
che si prendono sul serio) usa pedali a sgancio rapido, ed è anche
vero che possono essere uno strumento abbastanza utile a
incrementare la velocità. In più, risulta molto più facile saltare sopra
agli ostacoli.
Insomma, con il passare del tempo vorrai procurarteli.
Ma non è necessario pensarci ora: le bici funzionano alla grande
anche quando pedali con le scarpe da ginnastica. Inoltre ci vuole un
po’ di tempo per prendere dimestichezza con questo tipo di pedali: è
garantito che imparando a usarli ti capiterà di cadere almeno una
volta o due coi piedi attaccati al pedale. Considera tutte le altre cose
che stai apprendendo da neociclista: non c’è assolutamente ragione
di preoccuparsi dei pedali a sgancio rapido finché non ti sentirai di
farlo; ammesso e non concesso che questo momento arriverà mai.
Molto più importante, non lasciare che questi incompetenti
sostenitori del fissaggio del piede ti dicano di usare i puntapiedi, che
esistono ancora. L’unico modo in cui possono fermare il piede è con
delle scarpe speciali con la suola a tacchetta che lo legano così
stretto al pedale da doverti chinare a sciogliere il cinturino per
staccarti. Altrimenti, non farai altro che infilare e togliere il piede da
una stupida museruola per scarpe totalmente inutile. In pratica, è
come indossare delle bretelle decorative. Non si capisce nemmeno il
motivo per cui i puntapiedi abbiano potuto evolversi in pedali a
sgancio: è come accantonare la bicicletta di sicurezza per tornare al
vecchio biciclo.

Ciclista pragmatico
ASSOLUTAMENTE NECESSARIO
ANTIFURTO. Anche se le probabilità di parcheggiare per strada
dovessero essere minime, la seconda cosa più importante dopo aver
imparato ad andare in bici è sapere come legarla. Lo spiegherò nel
dettaglio più avanti.
Per ora basta questo: procurati all’istante un antifurto. Non un
antifurto qualsiasi, ma chiedi al negozio di biciclette (negozio di
biciclette, non «reparto bici del grande magazzino a forma di
scatolone più vicino a casa tua») il miglior sistema antifurto per bici
in vendita, e compralo. Fregatene del prezzo, paga qualunque cifra.
E, insisto: compralo al negozio di biciclette. Anche se hai ordinato
la tua bici su un catalogo per posta o l’hai presa di seconda mano o
tre corridoi più in là del reparto forniture da giardino di un
supermercato. Perché? Perché ogni giorno il negoziante di quartiere
ascolta le storie grondanti di dolore di vittime di ladri di biciclette e sa
come funzionano le cose nella tua zona.
Persino il consiglio di un ragazzino che passa per caso in negozio
potrebbe fare la differenza fra custodire la tua bici e perderla per
sempre.

UN ALTRO ANTIFURTO. Aspetta, non è ancora finita! Adesso te


ne serve un altro. Non preoccuparti, questo non dovrà essere troppo
costoso. Anzi, sarà una di quelle catene d’acciaio con lucchetto
abbastanza economiche. L’antifurto ausiliario ha due scopi.
1. Ti permette di proteggere singoli pezzi staccabili, per esempio le
ruote e il sellino, oltre al telaio.
2. Impegna di più il ladro, che sarà meno predisposto a dedicarsi
alla tua bici (quando stai commettendo un crimine ogni singolo
secondo è importante).
Usare due antifurti può sembrare una scocciatura, ma è molto più
conveniente che uscire in strada e scoprire che la bici è sparita.

BAGAGLIO. Ovviamente se vai in bici al lavoro o a scuola o se


devi fare delle commissioni vuol dire che, di tanto in tanto, avrai
anche bisogno di portarti dietro un po’ di roba. Ci sono due modi per
farlo: con il tuo corpo, oppure con la tua bicicletta.

Con il corpo
Per i non ciclisti è semplicemente «portare una borsa». Non per forza una costosa
tracolla artigianale cucita a mano, uno zaino qualsiasi andrà bene.
Pro: semplice, economico, tempo risparmiato nel caricare e scaricare la bici. Basta
saltare in sella e partire.
Contro: possibile scomodità, limite di oggetti trasportabili in sicurezza, enorme macchia
di sudore sulla schiena.

Con la bici
Borse da sella, laterali, da manubrio, cestini e portapacchi ti consentono di caricare la
bici, invece che te stesso.
Pro: schiena libera, maggior capacità di carico, ti presenti al lavoro con la camicia
asciutta.
Contro: perdita di tempo a trafficare intorno alla rastrelliera, bici che si rovescia mentre
la carichi, necessità di portapacchi e aggiunte extra che potrebbe essere difficile, se
non impossibile, attaccare al tuo tipo di bici.
Naturalmente, se pensi di portare spesso con te vari oggetti dovresti comprarti una
bicicletta che consenta di montare portapacchi e borse; se è troppo tardi, e hai già un
modello di bici audace, con pochi ammennicoli metallici per l’aggancio e spazio libero
limitato, allora dovrai accontentarti di una borsa.
Qualunque soluzione tu scelga, se sei uno da commuting regolare sarebbe una
buona idea montare un portapacchi posteriore, che di solito sia le bici da strada sia
quelle da pista riescono a portare, anche se potrebbe servirti qualche fascetta stringi
tubo se il telaio non ha occhielli metallici preinstallati; altrimenti un contenitore che si
possa legare al reggisella. In questo modo ci sarà sempre un posto cui agganciare
quell’oggetto ingombrante di cui sei inaspettatamente entrato in possesso, tipo gli
avanzi della cena.

CINGHIE O CORDE ELASTICHE. Per il portapacchi,


naturalmente! Tienine sempre un paio in borsa, o arrotolate intorno
al portapacchi. Sarai loro riconoscente quando, sulla via di casa,
deciderai di passare a trovare il vinaio, e lo sarà anche la persona
con cui condividi la cena.
UNA GIACCA. Se sei stato tirato su bene, allora ogni volta che
esci di casa dovresti sempre sentire quella vocina petulante nella
testa che ti chiede: «Hai preso la giacca?».
«Ma ci saranno tipo diciannove gradi!» strilli a nessuno in
particolare, suscitando gli sguardi sbigottiti dei passanti.
Non importa. Portati dietro qualcosa: una giacca a vento, un
maglione, una felpa, qualsiasi cosa. E se piove? E se ti fermi fuori
più a lungo di quanto pensavi? E se un uccello ti scagazza sulla
camicia mentre sei diretto a una serata e ti serve qualcosa per
salvaguardare la tua dignità?
In più, una giacca offre ogni genere di impiego alternativo: ti ci
puoi sedere sopra al parco o ci puoi imballare la bottiglia di vino che
vuoi portare nel tuo portapacchi di metallo. Potresti usarla addirittura
per legare qualcosa al portapacchi con le maniche.
Sei un ciclista, no? Sii intraprendente!

UN CAMPANELLO. Lo so, quello che stai pensando: «Sto per


condividere la strada con due tonnellate di veicoli completamente
insonorizzati, muniti di clacson strombazzanti e motori ruggenti. Che
vantaggio può darmi un delicato, minuscolo campanello?».
Be’, per prima cosa in Italia come in altri posti ti viene richiesto per
legge: non vorrai dare alla polizia una scusa qualunque per farti una
multa!
Per un verso, sì, hai ragione: l’automobilista tipo non può sentire il
campanello al di sopra dello stereo o quando è troppo concentrato a
togliersi le caccole dal naso. Tuttavia, se c’è una cosa in cui il
campanello serve è comunicare coi pedoni.
Considera, per esempio, una pista sia ciclabile sia pedonabile.
Diciamo che vuoi superare un gruppo di pedoni che camminano in
fila per tre. Be’, puoi urlare: «Spostatevi!», condannandoti a entrare
nella cerchia di tutti gli imbranati impazienti che fanno zig-zag in
mezzo alla folla, altrimenti detti «persone odiose». Oppure puoi
emettere un scampanellio zen delicato dal tuo manubrio,
guadagnarti l’attenzione dei pedoni e insieme colmarli di gioiosa
beatitudine. Poi, mentre li superi, magari salutali con la mano… ma
tu guarda, ti sei fatto dei nuovi amici!

Ciclista punto e basta


ASSOLUTAMENTE NECESSARIO
LUCI. Gli automobilisti non sono abbastanza vigili da evitare di
scontrarsi l’uno con l’altro, figuriamoci con un ciclista. Per loro sei
invisibile finché non sei sotto il paraurti, e a quel punto dicono alla
polizia che sei «spuntato dal nulla», cosa non poco sorprendente,
visto che sei stato alla scrivania tutto il giorno e non in una realtà
alternativa in uno stato di non-esistenza schrodingeriana.
E questo durante il giorno. Di sera, senza luci sulla bici, persino gli
automobilisti che si impegnano per vederti (e, diciamocelo, un po’
come per i quark, automobilisti del genere esistono solo in teoria)
hanno le loro belle difficoltà.
Ragion per cui le luci sono la cosa più importante che puoi mettere
sulla tua bici, a parte le gomme (ovviamente) e la sella (ahia). Per di
più, ti servono le luci giuste: nello specifico una bianca davanti e una
rossa dietro, proprio come le auto.
Un mucchio di gente se ne frega e mette la luce rossa davanti e
viceversa, ma così nessuno è in grado di dire in che direzione stai
pedalando: l’effetto sugli autisti e sugli altri ciclisti è psichedelico,
disorientante e, soprattutto, irritante, come guardare un mimo che
finge di camminare controvento.
Se non hai delle luci fisse (che potresti non volere perché alla
gente piace rubarle) dovresti averne almeno un paio in borsa
sempre pronte all’uso: è facile farlo, visto che un mucchio di aziende
vende luci ricaricabili USB. Basta infilarle nel computer mentre fai
finta di lavorare.
Per una questione di galateo, se usi una luce frontale
particolarmente luminosa e stai pedalando in un posto trafficato di
bici, direzionala verso il basso: non tanto da impedire agli
automobilisti di vederla, ma abbastanza da non puntarla dritto negli
occhi dei tuoi compagni di ventura ciclisti e bruciargli le retine.
KIT ATTREZZI. A meno che tu non debba andare al massimo in
un posto da cui puoi tornare a casa tua a piedi, dovresti portarti
sempre dietro un set basico di attrezzi, di modo che solo gravi guasti
meccanici possano lasciarti in mezzo a una strada. Ci addentreremo
più avanti negli scenari dei problemi più frequenti, e vedremo come
sistemarli; per ora, assicurati di avere quanto segue.
• Chiavi a brugola. Puoi montare e smontare la maggior parte
delle bici con un set di brugole. Il minikit di attrezzi che sta dietro la
cassa nel negozio di biciclette sotto casa include quelle delle
dimensioni più usate.
• Dotazione per riparare una gomma. Almeno una camera d’aria
di scorta e un set di toppe apposite: se dovessi trovarti con la
gomma a terra più di una volta sei comunque coperto. In aggiunta,
assicurati di avere un set di cacciagomme, per sfilare il copertone
dal cerchio della ruota. Forse, più importante ancora, dovresti essere
in grado di gonfiarla, quindi portati una pompa: non una semplice
bomboletta CO2, ma proprio una pompa, di modo da usarla e
riutilizzarla all’infinito.
Con una piccola scatola di sei toppe, due camere d’aria di scorta e
una pompa sei assicurato contro otto forature, più di quelle che
potrebbero capitarti in un anno.
Senza niente di tutto ciò dovrai chiamare qualcuno che venga a
prenderti.
• Il necessario per mettere e togliere le ruote. Studia la tua bici.
Per smontare le ruote hai bisogno di qualche attrezzo non
menzionato sopra, tipo una brugola da quindici millimetri? Se è così,
assicurati di averne sempre una con te, perché è estremamente
difficile e seccante riparare una foratura senza poter togliere la ruota.

SCEGLIERE UN NEGOZIO DI BICICLETTE


La nostra è la cultura del consumismo. Acquistare è molto più che la
base della nostra economia. È la nostra religione. Le cose che
possediamo ci definiscono. È per questo che siamo ossessionati dal
logo che campeggia sull’oggetto che compriamo.
Ma quando si tratta del piacere di andare in bici, è di gran lunga
più importante il luogo in cui comprare la bicicletta, piuttosto che il
modello. Per questo non dovresti preoccuparti così tanto
dell’oggetto, quanto della scelta del negozio in cui lo prenderai.
Ora che hai letto questo libro fino a qui hai un’idea discreta delle
tipologie di bici sul mercato, ma ti starai probabilmente chiedendo
quale marca è la migliore. Lascia stare. La verità è che i veri negozi
di biciclette non ne vendono di scarse, e una buona bottega sa come
metterti in sella alla bici di cui hai bisogno. Cerca quella giusta e
lascia che sia lei a guidarti.
E dunque, come scegliere un negozio di biciclette? Be’, come devi
sentirti a tuo agio sulla bici, devi sentirti a tuo agio anche nel posto
che te la vende. Non concentrarti troppo sui prezzi: sentirsi a casa è
più importante. Che vantaggio è risparmiare venti o quaranta euro
per una bici se entri nel negozio stressato e ne esci indignato?
Fino a poco tempo fa erano luoghi respingenti: un mix fra un
negozio di dischi per intenditori nerd e un’autofficina carica di
machismo. Se non conoscevi il termine giusto per qualcosa avevi
paura a chiedere, e se avevi bisogno di una riparazione avevi paura
del conto, sempre che quelli, dando un’occhiata alla tua bici, non
avessero deciso che fosse solo spazzatura, ridendoti dietro finché
non ne compravi una nuova.
Nel Ventunesimo secolo le cose sono considerevolmente
cambiate, il tutto è più cortese e amichevole. I baretti di quartiere
non sono più delle bettole, sono luoghi tipici. Allo stesso modo i
negozi di bici sono molto più invitanti dei loro equivalenti del
Ventesimo secolo. (E presumibilmente anche di quelli del
Diciannovesimo: per carità, mai entrare indossando un tweed di
scarsa qualità.)
Quando la porti a riparare, la bici non sparisce più in uno
scantinato o in un ripostiglio sul retro, ma il meccanico ci lavora
proprio lì, nello stesso piano del negozio, e a volte ti consente anche
di fare qualche domanda e imparare dalle sue azioni.
Infine, importantissimo: ormai per accogliere le vaste tipologie di
bici sono sorti molti negozi dagli stili differenti. Ecco alcuni dei più
diffusi, e come identificarli.
Il negozio professionale
Il primo indizio per scoprire un negozio professionale sono
ovviamente le bici: se vedi una quantità assurda di fibra di carbonio,
ti trovi sulla soglia di un reame stratosfericamente costoso di
estremo perfezionismo.
L’altra cosa che con ogni probabilità noterai sono i set di ruote da
diverse migliaia di euro e le pareti di scarpe, oltre alla vetrina piena
di chincaglierie, aggeggi e componentistica esotica.
Se fossi costretto a perseverare su questa strada, scopriresti
anche servizi di lusso tutti per te: proprio come in un grande
magazzino esclusivo puoi trovare la sartoria e i ristoranti, nel
negozio professionale puoi dotare la bici di accessori extra, ma non
semplicemente di «cose che stanno sulla bici» come nei negozi
normali, ma componenti tipo «raggi laser e computer» messi a punto
da personale specializzato, addestrato in tecniche brevettate i cui
nomi impronunciabili conterranno sicuramente qualche umlaut.
E poi ci sono i coach, di solito affiliati a determinati negozi. Certo,
puoi andare in bici quando ti viene voglia, ma perché limitarsi a
quello se un allenatore può crearti un programma su misura per
ottimizzare la tua forma fisica? Questi personal trainer del ciclismo ti
diranno dove, quando, con quali vestiti e come andare in bici. In
team con il negozio faranno di tutto per accessoriare te e la tua bici
di qualsiasi dispositivo elettronico possibile, così potrai tenere traccia
di ogni singola pedalata.
E dopo ti manderanno a casa una bella fattura.
Nel mondo dei negozi professionali a volte la bici è la parte più
economica.

Il negozio cool
È un po’ come il negozio professionale – la roba costa – ma è anche
molto più… figo. Non figo tipo «abbiamo troppo da fare per darti
retta», ma più come «ho abbastanza tatuaggi per stare qua
dentro?». Alla crew del negozio cool interessa meno guadagnare
aerodinamicità rispetto all’essere «fighi» sulla bici. Si percepisce una
vibrazione «indie» e troverai bici fatte a mano e gadget all’ultima
moda al posto del carbonio importato. Ma permane comunque una
decisa tensione competitiva.

Il negozio monomarca
Alcune aziende produttrici di biciclette sono più grandi di altre e
lavorano con venditori che distribuiscono la loro merce puntando
sulla visibilità, a volte quasi esclusivamente su quella. Se entri in un
negozio e tutto – dalle bici ai caschi, dalle calze ai guanti – ha lo
stesso logo, ti trovi in un monomarca.
Dovrei sottolineare che non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato
in un monobrand. Anche la più grossa azienda di biciclette non è
esattamente la Coca-Cola. Stiamo parlando di bici, quanto male
possono fare al mondo?
Se sei nuovo del settore i negozi brandizzati possono avere alcuni
vantaggi.
• Hanno quasi qualunque cosa e hanno fatto dell’abbigliamento
una scienza.
• Il servizio è in genere amichevole, perché le grosse aziende
non vogliono che i nuovi clienti si sentano trattati con un
distacco snobistico alla Alta fedeltà. Altrimenti rischiano di
vederti uscire dal negozio per comprare una macchina.
• Sono negozi che hanno ottime relazioni con l’azienda che
vendono, quindi se qualcosa si rompe riusciranno a ripararla o
sostituirla abbastanza in fretta.
Potrebbe capitarti di uscire da lì uguale al manichino di un ciclista,
ma non sarà mai un disastro completo. È come comprare da Banana
Republic: nessuno ti scambierà per una rock star, ma è anche
praticamente impossibile sembrare totalmente stupidi.

Il tugurio dove sanno di tutto e di più


A un certo punto della tua vita da ciclista incontrerai l’archetipo del
guru della bicicletta, che opera nel labirinto caotico di un negozio di
bici dispensando saggezza, assistenza tecnica e pezzi di ricambio
mai visti prima. Questi posti sono sopravvissuti nel Ventunesimo
secolo e si spera continueranno a esserci anche nel Ventiduesimo e
oltre. Sono l’opposto del negozio monomarca: non sono molto
numerosi e potrebbero non essere in grado di prestare assistenza
alla tua bici spaziale al plutonio del Ventiduesimo secolo, ma
rappresentano il tuo collegamento con la storia del ciclismo; in alcuni
casi sono dei musei in tutto e per tutto.

La boutique della bicicletta


La gentrificazione ha esteso l’esperienza dello shopping da boutique
anche alle biciclette: insomma, il confine fra il negozio di bici e la
sartoria è diventato sempre più labile. Adesso nello stesso esercizio
puoi comprare una bici e dare un’occhiata ad accessori in pelle
neovintage, indumenti da ciclista in lana e abbigliamento
postpedalata. Se preferisci stare comodo rispetto a essere veloce, e
soprattutto avere stile, questo è il posto giusto per te.

Il bike café
Bici e bar sono un classico da tempo: la maggior parte delle gite in
bici comincia da un bar e finisce in un altro, o ci si fa almeno una
tappa lungo la strada. Sono sempre state attività commerciali
separate, ma oggi si sono fuse: il bike café non è un vero e proprio
negozio di bici, ma puoi comprarci un copertone, addirittura farti fare
una riparazione veloce mentre aspetti il cappuccino. In genere ci
sono un sacco di cimeli in esposizione, maglie o vecchie bici da
gara, tutto molto curato ed elegante. Il bike café non è un posto dove
comprare una bici, ma dove darle un’ultima sistemata.

La cooperativa ciclistica
Se sei già membro di una cooperativa alimentare o agricola
potrebbe venirti in mente di entrare a far parte della cooperativa
ciclistica del tuo quartiere per partecipare a workshop, accedere alle
tool library – dove puoi prendere in prestito gli utensili che ti servono,
esattamente come si fa con i libri in biblioteca – e impiegare il tuo
tempo come volontario per aiutare i tuoi colleghi ciclisti.
Nel caso tu sia abituato a farti consegnare la spesa nel tuo loft, o
credi che una società cooperativa sia un tipo di strumento
finanziario, faresti meglio a rivolgerti al negozio professionale.

REQUISITI ESSENZIALI PER


SOPRAVVIVERE AL NEGOZIO DI
BICICLETTE
Persino nel panorama educato e gentile di oggi della vendita al
dettaglio, capita che la gente accusi i negozi di essere un po’ troppo
«arroganti». A volte può capitare, in effetti, ma con la stessa
frequenza con cui sei tu ad avere un pessimo atteggiamento.
Già, proprio così: sto dicendo a te.
Ecco alcune cose da tenere a mente, che renderanno la tua
esperienza di acquisto il più piacevole possibile.

Non essere insicuro


Più facile a dirsi che a farsi, lo so. «Sii più sicuro di te,
maledizione!!!» Anche il negozio più amichevole potrebbe risultare
ostile a un non iniziato. Stai camminando in un posto pieno di roba
costosa di cui non sai nulla, e gente che non conosci sta cercando di
vendertela: è naturale stare sulla difensiva! Quando il ragazzo col
berretto da ciclista ti dice che devi spendere altri soldi per il bla-bla-
bla, il tuo primo istinto è proteggere il portafoglio e allontanare
questo commesso dall’aria rapace con una delle tue mosse di kung
fu.
Ma va bene abbassare un po’ la guardia e ascoltare almeno
cos’hanno da dirti. Dopotutto, è un negozio. Che tu lo creda o no,
cercano davvero di aiutarti. E poi vendere è il loro lavoro, devono pur
mangiare. Senti, sei stato tu ad andare da loro! Non sono come quei
venditori telefonici che ti infastidiscono mentre stai cercando di farti
una maratona su Netflix. E non perdiamo di vista il fatto che si tratta
di un negozio di bici, non di un ospedale: qual è la cosa peggiore
che potrebbe succederti? Sono bici, non interventi chirurgici.
Non dovresti comprare tutto quello che stanno cercando di rifilarti,
certo, ma nemmeno niente. Se non hai una buona vibrazione per
qualcosa (o semplicemente non hai soldi per comprarla), fermati.
Allo stesso tempo è importante avere una mente aperta e lasciare
che il negozio ti si presenti e ti offra il servizio che punta a fornire.
È come andare a un primo appuntamento con un enofilo: nessuno
sta dicendo che lo devi sposare, ma almeno lascia che sia lui a
ordinare il vino.

Il cliente non ha sempre ragione


Neanche per sogno.
Come potresti aver ragione, se non sai un bel niente?
Sì, il personale di un negozio di bici dovrebbe sempre trattarti con
rispetto, ma non se insisti nel voler sapere qualcosa che invece non
sai.
Non sapere va bene, basta essere onesti. Fingere che non sia
così porta solo guai.
Ecco alcuni comportamenti che non si dovrebbero mai avere.
• Insistere nel dire che hai ragione su una cosa perché lo hai
«letto su Internet». La gente dei negozi interagisce con veri esseri
umani e tasta oggetti con le proprie mani tutti i giorni. Perciò non
insultarli controbattendo ai loro buoni consigli con informazioni
trovate su un forum o su qualche stupido blog di biciclette. Quanto
detto vale doppio se le hai appena lette dal cellulare, mentre eri già
dentro al negozio.
• Pretendere cose gratis. Gli ambientalisti non ci hanno fatto un
bel servizio, convincendoci che andare in bici equivale a salvare la
Terra. Certo, le bici sono pulite ed efficienti, ma ci convinciamo di
rendere un servizio alla comunità semplicemente acquistando una
bici.
Non è vero. Facciamo un esempio.
Diciamo che hai appena comprato la bici nuova. Hai speso
centinaia, se non migliaia, di euro per il tuo mezzo green. Non
dovrebbero almeno darti gratis una bottiglia d’acqua e un paio di
calze?
No, non dovrebbero.
Hanno speso mezza giornata a prepararti per quella bici. Il minimo
che tu possa fare è comprare qualcosa per chiudere il cerchio.
• Contrattare. E che dire della bici che stai per comprare? Ha un
cartellino con un numero sopra, giusto? Bene, indovina un po’:
quello è il prezzo. Se il negozio ti piace ed è conveniente, allora
perché sprecare tempo a discutere, o correre altrove in cerca di un
affare migliore? Fai pure le tue ricerche per avere un’idea del prezzo
più ragionevole, ma non diventare pazzo per cifre di denaro
relativamente contenute.
Potresti risparmiare venti euro in un negozio più lontano, ma
quando avrai bisogno di una riparazione dovrai trascinarti di nuovo
fin là.
• Richiedere assistenza non necessaria. In genere i negozi
offrono una specie di servizio di collaudo periodico gratuito durante il
rodaggio della tua bici. Una cosa molto utile, certo, ma non significa
che devi costringerli a farti assistenza se tutto funziona. La bicicletta
non è un’auto, con la sua rigorosa programmazione di tagliandi (e
comunque le macchine possono fare ventimila chilometri fra un
cambio d’olio e il successivo). Perciò se la tua due ruote nuova
funziona bene non preoccupartene.
Quando invece qualcosa non va, prenditi qualche minuto e
pensaci da solo, prima di chiedere al negozio di farlo al posto tuo.
Non si tratta di preservare il biciclettaio dalla fatica del lavoro, si
tratta di te e della tua autoeducazione alla cura della bici. Non è il
caso di andare oltre le proprie possibilità, ma a volte un cigolio o un
ticchettio sono molto più semplici da risolvere di quanto si pensi.
(Sarai più attrezzato dopo aver letto il capitolo Conoscere la bici.)
• Aspettarsi un servizio ossequioso quando il personale è
impegnato. Se il negozio sotto casa ha fortuna ci sarà parecchio da
fare, soprattutto i sabati e le domeniche pomeriggio di primavera o
d’estate, o il giorno prima di una grande corsa di beneficenza.
Se ti serve una camera d’aria con urgenza, potresti essere
costretto a entrare in un negozio affollato nell’ora di punta e farti
strada a suon di gomitate fra folle di ciclisti della domenica, che non
si tolgono il casco nemmeno al chiuso.
Però non aspettarti che il personale trovi il tempo per farti una
diagnosi di quel ticchettio quasi impercettibile che fanno i pedali
quando ruotano. Torna un’altra volta.

Quando compri una bici, la tempistica è tutto


Se puoi, recati al negozio durante la settimana: di sabato pomeriggio
sono assediati da questi ciclisti domenicali, e il personale dà di
matto.
Alla volta di martedì pomeriggio, in negozio si stanno annoiando
tutti, riguardando all’infinito un DVD della Parigi-Roubaix, quindi sono
entusiasti di poterti aiutare. Avrai tutto il tempo di fare le tue
domande, imbastire una conversazione e provare diverse bici, senza
il rischio di perdere il tuo commesso.
Meglio ancora, compra la bicicletta in inverno, periodo fantastico
per gli acquisti per vari motivi.
• I ciclisti della domenica, che vanno in bici solo quando fa bello,
sono tutti in letargo.
• Il proprietario si sente come Dave sulla sua astronave in 2001:
Odissea nello spazio: sarà molto felice di vederti.
• Potresti fare un affarone, se il negozio deve liberarsi dei
modelli vecchi per far posto a quelli della nuova stagione. Che
spesso sono gli stessi, con adesivi diversi.

«Tutto questo è una follia»


So cosa stai pensando: «Perché dovrei continuamente farmi scrupoli
con questi del negozio? Mica sono i miei irritabili parenti acquisiti!
Hanno un’attività commerciale, e io sono un cliente che paga!».
Verissimo. Ma allo stesso tempo un buon negozio è più di un
punto vendita: è una sorta di centro culturale. A mano a mano che il
tuo apprezzamento per il ciclismo aumenterà, il tuo negozio preferito
potrebbe offrirti assistenza ben oltre il mero commercio: organizzano
gruppi ciclistici, sponsorizzano squadre, supportano e promuovono
l’uso della bici, la viabilità ciclistica e molto altro. Personale e
clientela potrebbero tranquillamente diventare i tuoi più cari amici, o
quanto meno i tuoi compagni di pedalata preferiti.

COMPRARE L’USATO
Bene, non hai intenzione di comprare in un negozio, non ne hai di
validi dalle tue parti, non hai soldi eccetera eccetera.
Un mucchio di gente acquista bici che non userà mai, o perde
interesse per un mezzo vecchio quando lo sostituisce con uno più
nuovo: è un’opportunità per trovare molte più biciclette per la cifra
che hai a disposizione.
Ma avventurarsi nel mercato delle bici usate significa anche
sottostare alle regole di un mondo squallido e seccante. Se hai fatto i
compiti e conosci il tuo venditore puoi benissimo trovare quella
mitica bici top di gamma a un prezzo base. Tuttavia, se non sai cosa
stai facendo potresti ritrovarti incazzato, o con una fregatura.
Ecco intanto dove e come comprare l’usato, dalla modalità
migliore alla peggiore.

Il passaparola
Il modo migliore per comprare una bici usata. Il tuo amico è passato
al modello «evoluto» e vuole venderti la sua vecchia bicicletta. Il tuo
collega che fa triathlon sta vendendo la sua da strada perché per lui
è troppo pratica. Stai per concludere un piccolo accordo con il tuo
coinquilino.
Sai quello che stai comprando e ognuno ha il proprio vantaggio.

Elenchi selezionati dalla community dei ciclisti


Organizzazioni tipo club di ciclismo e gruppi di proprietari comprano
e rivendono fra loro. Una buona opportunità, perché in genere sono
particolarmente scrupolosi; soprattutto i ciclisti ossessivi, che
tendono a essere così nevrotici da sentirsi costretti a confessare
ogni singolo difetto, fino all’appiccicoso ingranaggio della catena che
hanno dovuto oliare la settimana prima.
È una possibilità particolarmente buona se desideri una bici di una
certa marca, perché puoi trarre beneficio dalla passione dei tuoi
entusiasti amici.

eBay
Su eBay puoi trovare praticamente tutto. In più, dato che puoi
visionare le recensioni, è altamente improbabile incorrere in truffe (a
dispetto dei prodotti contraffatti), e piuttosto difficile che qualcuno
possa accoltellarti.
Tuttavia, il pericolo più grande di eBay è la natura stessa delle
aste: danno assuefazione, cosa cui il popolo della bici è
particolarmente sensibile dato il naturale carattere ossessivo che li
contraddistingue. Trovi la bici dei tuoi sogni, ma non ci sono offerte
né prezzo base. Così quando fai la tua proposta di acquisto il
cervello ti rilascia una botta di endorfine e ti senti come se la
bicicletta fosse già tua. Sei raggiante. Ci stai già pedalando
mentalmente.
Giorni dopo ricevi una e-mail: la tua offerta è stata superata di un
centesimo. Così rilanci, ma lo fanno anche gli altri, e di conseguenza
tu. E tutti gli altri, ancora e ancora.
Perché continuano a cercare di prendere la tua bici?
Così insisti con offerte su offerte – la bicicletta è tua, dopotutto – e
prima che tu abbia il tempo di rendertene conto entri in possesso di
un mezzo che hai pagato troppo, cosa che annulla lo scopo iniziale
di comprarne uno usato.
Davvero, eBay non è un luogo per fare affari, è un delinquente che
ti tortura psicologicamente mentre tiene in ostaggio la tua bici del
cuore.
A meno che tu non sia in grado di mantenere un invidiabile
controllo o che non stia cercando un oggetto specifico, meglio
evitarlo.

Quel tipo per strada molto nervoso


Già, quella è una bici rubata. Chi fa affari in modo legittimo non
vende biciclette di fascia alta per cinquanta euro perché ha
veramente «bisogno di comprare un biglietto del treno». L’unica
scusa legittima per concludere l’acquisto è restituirla al legittimo
proprietario. Altrimenti, come ogni cosa nella vita troppo bella per
essere vera, c’entra la droga.

«PERCHÉ NON DOVREI COMPRARE LA MIA


BICI IN UN GRANDE MAGAZZINO?»
Non esiste una cosa come una cattiva bici. Alcune sono meglio di
altre, ma la bicicletta migliore è quella che viene usata di più. Per
questa ragione, quella comprata in un grande magazzino che usi
tutti i giorni è di gran lunga migliore di quella scintillante
personalizzata utilizzata un paio di volte nella bella stagione.
Ma se la stai comprando in un grande magazzino sii consapevole
di alcune cose.

Economica, ma non così tanto


La mountain bike da duecentocinquanta euro di un grande
magazzino sembra un affarone rispetto a quello che puoi trovare nel
negozio di bici sotto casa… finché non ti rendi conto che dietro non
esiste alcuna rete di assistenza. Se qualcosa non andasse
riprenderebbero di certo indietro il prodotto, ma finisce lì. Che
succede, una settimana dopo l’acquisto, se hai bisogno di sistemare
qualcosa? (E tu avrai bisogno di sistemare qualcosa, perché le bici
dei grandi magazzini non sono assemblate con gli stessi standard di
quelle di una bottega.) Se non hai idea di come sistemarla da solo,
la tua unica risorsa sarà cercare un vero negozio di biciclette, dove ti
faranno pagare il disturbo, visto che non sono stati loro a vendertela.
Anzi, una volta che il meccanico avrà corretto gli errori del grande
magazzino, avrai speso quasi la stessa cifra che avresti impegnato a
comprartela da un rivenditore.
Mitologia da marketing della bici
• LEGGERA È MEGLIO
Sai a cosa serve una bici leggera? A portarla su per le scale. Se riesci a farlo senza
collassare, allora la tua è sufficientemente leggera.
Ma oggi è piuttosto difficile comprare una bicicletta davvero pesante, a meno che
non lo sia già per il suo design, come nel caso delle cargo o delle olandesi (che in
ogni caso parcheggerai all’aperto, evitando di portartele su e giù per le scale).
Il conteggio dei grammi e l’ossessione per l’alleggerimento sono un disturbo
psicologico che può svuotarti il portafoglio quasi più rapidamente di una dipendenza.
Dal punto di vista della performance, il posto migliore dove perdere peso rimane la
pancia.

• IL MATERIALE DEL TELAIO DETERMINA LA QUALITÀ DELLA CORSA


Un mucchio di gente cercherà di dirti che ti serve un telaio di un materiale specifico,
per goderti una pedalata come si deve. Di solito è la fibra di carbonio o titanio perché
– sorpresa! – sono i più costosi.
È vero che il materiale contribuisce alla qualità della performance: contribuisce,
appunto, non determina.
La larghezza dei copertoni e la pressione dell’aria sono fattori decisamente più
importanti. Pensaci: cosa c’è fra te e la superficie stradale? Un cuscino d’aria. Il
volume di quel cuscino è la prima cosa che caratterizza il modo in cui senti la bici.

• LE BICI SONO VELOCI


Trascina una bicicletta al centro del tuo soggiorno. Lasciala andare e allontanati.
Cosa succede?
Cade. Se ha un cavalletto, se ne sta lì ferma.
In entrambi i casi, le bici non sono veloci di per sé.
Sono i ciclisti a essere veloci.
Compra una bici adatta allo stile di ciclismo che vuoi praticare. Se vuoi andare più
veloce, pedala di conseguenza. Se vuoi andare ancora più veloce, continua ad
allenarti. Più pedali e più andrai veloce. Non puoi comprare la velocità. Puoi
comprare solo una parvenza di velocità.

Qualità inferiore
Anche se non esiste la bici cattiva, c’è quella frustrante. La più
costosa di un grande magazzino è spesso di qualità inferiore a
quella più economica di un negozio. Non sto parlando degli aspetti
più sofisticati come il peso o la lega del telaio, ma delle basi: freni
inferiori che sembrano allentati e spugnosi, ruote che non stanno
dritte.
Tutto questo significa che persino un meccanico esperto potrebbe
non essere in grado di far funzionare la bici di un grande magazzino
bene come quella leggermente più costosa di una bottega.

È il Ventunesimo secolo!
Come regola, se sei un ciclista neofita dovresti affidarti a un
rivenditore in carne e ossa, piuttosto che acquistare online. Tuttavia,
se attorno a te non esistono negozi, gli Internet shop ti offriranno un
servizio nettamente superiore a quello di un grande magazzino. I
migliori di solito sono i biciclettai presenti sul web, sempre più bravi a
offrire un’esperienza soddisfacente di vendita al dettaglio.

Prezzi ribassati
Va bene, non hai una bottega sotto casa, non hai Internet e il tuo
piccione viaggiatore non è abbastanza forte per volare chilometri e
tornare indietro con una bici. Perfetto. Prima di comprare una
bicicletta nuova in un grande magazzino, dovresti almeno provare in
un reparto dell’usato di un grande magazzino: non c’è ragione di
pagare un prezzo maggiorato per una nuova.
Capitolo 2

CONOSCERE LA BICI

E ora che la parte difficile è finita e la bici ce l’hai non ti resta che
pedalare!
Ma, ehi, rallenta un attimo!
Non vorrai fare come la maggior parte degli automobilisti, che non
ha la minima idea di cosa succede sotto il cofano dell’auto e spesso
non sa nemmeno dov’è la levetta per aprirlo.
Per fortuna il bello della bicicletta è la sua semplicità, che ti
consente di essere quasi del tutto autosufficiente. Perciò, prima di
imboccare strade, percorsi ciclabili e piste, prenditi un po’ di tempo
per conoscere la bici, così da non ritrovarti mai, o quasi, a piedi.

DI CHE COSA È FATTA LA TUA BICI?


No, non ho alcuna intenzione di addentrarmi nell’affascinante mondo
della metallurgia. Primo, perché sono laureato in letteratura inglese
e, secondo, perché se ti sei rivolto a un rivenditore affidabile è quasi
certo che il telaio sarà di buona fattura. E se un telaio è ben
progettato, poco importa di che materiale è fatto.
In questo caso è piuttosto raro trovarsi fra le mani una bici scarsa.
(Se invece ne hai comprata una usata o in un centro specializzato in
mobili da giardino oppure ne hai recuperata una da qualche garage,
allora sì, è possibile che la tua due ruote non sia fra le migliori. Ma
non preoccuparti: la consapevolezza di possedere una bici «così
così» è fondamentale per imparare a valutare il tuo mezzo. Vacci in
giro senza problemi e cambiala solo se e quando sarà ridotta a un
catorcio.)
In ogni caso è importante avere una certa familiarità con il
materiale utilizzato per i telai perché (1) condiziona il modo in cui
dovrai aver cura della tua due ruote e (2) se qualcuno te lo
chiedesse e tu non sapessi rispondere non faresti una bella figura.
Di seguito i materiali più comuni usati per costruire le biciclette.

Acciaio
Ormai esistono innumerevoli tipologie di acciaio utilizzabili, da quello
più pregiato usato dai costruttori artigianali a quello relativamente
economico impiegato nella produzione di massa.
Fra gli autoproclamati esperti di ciclismo, l’acciaio ha la fama di
permettere una pedalata magica, le cui qualità si possono descrivere
soltanto attraverso pretenziose contraddizioni: rigidità laterale ma
anche arrendevolezza verticale, solidità e insieme flessibilità,
resistenza e malleabilità e così via.
Fondamentalmente, l’acciaio gode di tutto questo fascino perché
era il materiale con cui si realizzavano le prime bici, quindi è più che
comprensibile che gli si attribuisca un certo alone di nostalgico e
seducente mistero. In realtà, le sue fantastiche qualità si possono
ricondurre alla natura stessa del ciclismo: esistono poche sensazioni
più piacevoli del pedalare su una bicicletta. Se vogliamo dire le cose
come stanno, l’aspetto più magico dell’acciaio è che ci si possono
attaccare le calamite.
Comunque è senz’altro un materiale eccellente per le bici,
soprattutto perché non necessita di troppe cure. Può arrivare a
incurvarsi molto senza spezzarsi, il che significa che se la bicicletta ti
cade e si ammacca non devi preoccuparti più di tanto che la struttura
del telaio si sia deteriorata e ceda quando meno te lo aspetti. Vuol
dire anche che se la leghi a rastrelliere sempre strapiene, i danni che
potrà subire saranno unicamente di tipo estetico.
L’aspetto negativo è che l’acciaio arrugginisce; tuttavia, a meno di
non lasciare la bici legata a un pontile ed esposta all’aria del mare
giorno dopo giorno per anni, non ci saranno problemi. Se la cosa ti
preoccupa lo stesso, puoi trattare il telaio dall’interno con un
apposito antiruggine.
Morale della favola? L’acciaio è un po’ come il jeans dei materiali
del telaio: che sia costoso o pratico, è sempre difficile rovinarlo.

Alluminio
Fra i ciclisti è diffuso il luogo comune che l’alluminio produca una
pedalata «più dura» degli altri materiali. Il che non ha alcun senso.
Magari era così decenni fa, quando i telai in alluminio erano
abbastanza rari e, di conseguenza, non raffinati, ma da allora i
costruttori di bici hanno scoperto come sfruttare al meglio le
potenzialità di questo materiale. Se cerchi la comodità, non c’è
ragione di evitare una moderna bici in alluminio.
I principali vantaggi rispetto all’acciaio sono la leggerezza, la minor
probabilità di arrugginire e la malleabilità, che consente di realizzare
tubi di qualsiasi, stravagante forma. (Pensa alle bici da crono
aerodinamiche, per esempio.)
Il maggiore svantaggio è l’estetica. Questi telai utilizzano tubi di
diametro maggiore: in confronto alle forme più «tradizionali» di quelli
in acciaio, quelli sagomati in alluminio possono tanto entusiasmare
per la loro modernità quanto risultare bruttissimi ai limiti dell’offensivo
a seconda dei gusti. Perciò, anche se è un materiale ottimo per le
bici (soprattutto quelle da gara, dove peso e aerodinamica sono
caratteristiche chiave), l’alluminio non gode dello stesso
riconoscimento dell’acciaio. Dopotutto, l’acciaio si usa per forgiare le
spade, l’alluminio per avvolgere i panini.

Fibra di carbonio
La fibra di carbonio si è quasi impadronita del mercato della
bicicletta di alto livello. È leggera, robusta e visto che si presenta
come un tessuto impregnato di resina, i costruttori riescono a
modellarla quasi a loro piacimento. La gente impazzisce per questo
materiale, perché mentre siamo circondati un po’ ovunque da acciaio
e alluminio, la fibra di carbonio è ancora piuttosto esotica. Quand’è
stata l’ultima volta in cui hai incartato un panino nella fibra di
carbonio?
Purtroppo per i ciclisti regolari non sponsorizzati, la fibra di
carbonio presenta anche alcuni inconvenienti, che molte persone
accecate dalla performance estetica tendono a ignorare.
• Il costo elevato in confronto all’acciaio e all’alluminio.
• È difficile da riciclare, quindi non ti potrai compiacere troppo di
quanto sia ecologica la tua scelta di muoverti su una due ruote.
• Si rompe più facilmente in caso di incidente o altre
disavventure.
L’ultimo non è uno svantaggio da poco. Le bici in fibra di carbonio
sono molto resistenti a condizione che siano usate per la funzione
specifica per la quale sono state progettate, cioè pedalare in
velocità. Ma in caso di incidente, una bicicletta in fibra di carbonio ha
meno probabilità di sopravvivenza di una in metallo. Lo stesso vale
per disavventure di altro tipo, meno catastrofiche ma più diffuse fra i
ciclisti, come stringere troppo un bullone, far cadere la bici, o
dimenticarsi di toglierla dal portapacchi dell’auto prima di entrare in
garage. (La fibra di carbonio si può riparare ma a costi stratosferici, e
la maggior parte delle garanzie non copre i danni causati da incidenti
o mani maldestre.)
Certo, non è bello pensare a queste eventualità al momento di
acquistare una bicicletta: è per questo che la fibra di carbonio
sembra essere l’unica scelta quando si parla di materiali per ottenere
buone performance, e qualsiasi alternativa viene considerata
soltanto un fatto di budget. La verità è che una bici in metallo ti offrirà
la stessa prestazione di una in fibra di carbonio, e potrai permetterti
qualche errore in più; e soprattutto sarà più economica, dandoti la
possibilità di investire i tuoi risparmi nelle tasse di iscrizione alle
gare.
Cosa, scusa? Tu non partecipi alle gare? Allora perché dovresti
volere una bici in fibra di carbonio?
Tutto ciò per dire che con una bicicletta di questo materiale è
meglio evitare di schiantarsi.

Titanio
Le bici in titanio esercitano un certo fascino sui tradizionalisti, perché
sono di metallo e sembrano biciclette classiche, ma possiedono il
duplice vantaggio di essere più leggere e più costose dell’acciaio,
così potrai andare in giro a ostentare la tua superiorità. Il titanio è
anche molto resistente e, diversamente dall’acciaio, si può evitare di
verniciarlo senza che arrugginisca.
E perché lasciare la tua fantastica bici di lusso nuda come
mamma l’ha fatta, invece di pitturarla con un colore strepitoso?
Ma per far sapere a tutti che è in titanio, sciocchino!
Bambù
Hai capito bene: la gente costruisce bici in bambù, di questi tempi.
Perché? Come sottolineano i suoi sostenitori, il bambù non è solo un
materiale estremamente resistente, ma anche una risorsa
rinnovabile, e questo rende la due ruote amica dell’ambiente. (Non
sono sicuro che faccia davvero la differenza, visto che il resto della
bicicletta è realizzato con il consueto assortimento di metallo,
gomma e plastica, ma il concetto di «essere green» non sempre
regge a un esame approfondito, o sbaglio?)
In genere le bici in bambù provengono da vere e proprie boutique,
perciò è molto improbabile che ti capiti di entrare nel negozio sotto
casa e uscirne con un esemplare in questo materiale. Ma esistono
corsi in cui ti insegnano a costruirne una da solo: ti farà piacere
saperlo, se ci tieni a raccontare ai ragazzi del bar che ti sei
fabbricato la bicicletta con le tue mani, o se sei uno di quelli che
possiedono un wc a secco e che truccano il proprio furgoncino
Volkswagen perché vada a olio di patatine fritte.
Per quanto riguarda la manutenzione di una bici in bambù, la cosa
più importante è ricordarsi di non lasciarla nelle vicinanze di un
panda affamato.

DOVE TENERE LA BICI


La tua bambina è a casa. Sai di che materiale è fatta. E sei
raggiante, come un genitore orgoglioso… ma il panico piano piano si
insinua. E adesso? Dove la metto? E se si bagna? E se la appendo
per le ruote ed esplode?
Calma. La prima cosa fondamentale da sapere è che si tratta di
una bici, e le bici sono resistenti. Puoi viziarla quanto ti pare, ma non
è davvero necessario: lei è già in grado di sopportare l’impatto con
qualsiasi cosa tu decida di lanciarle contro.*
Ciononostante hai un cucciolo da accudire, perciò devi
prendertene cura con la dovuta attenzione. Prima di tutto, trova un
posto sicuro dove possa riposare, all’aperto o al chiuso.
All’aperto
Se il destino della tua due ruote è di stare all’aperto, o sei una brutta
persona, oppure ti sei dato molto da fare per comprare una bici che
possa vivere outdoor, con ingranaggi interni e un sistema di
trasmissione coperto per proteggerla dagli agenti atmosferici (la
tipica olandese, per esempio). Potresti tenere fuori una farlocca city
bike minimalista a una sola velocità e uscirne indenne, ma se per un
qualsiasi periodo di tempo lasci all’aperto una bicicletta regolata alla
perfezione, con deragliatori e ingranaggi esposti, le sue prestazioni
ci metteranno poco a deteriorarsi. E non ne vale la pena.
Supponendo che la tua bici sia in grado di resistere agli agenti
atmosferici, il maggior pericolo che deve affrontare all’aperto è il
furto, seguito a breve distanza dalle auto. Nelle grandi città ci sono
marciapiedi e pali della luce ricoperti da carcasse ritorte di biciclette,
vittime di autisti incapaci di parcheggiare senza fare danni: cerca di
lasciarla il più lontano possibile dal bordo del marciapiede.
È sempre buona norma coprire la sella. Non stare a scervellarti:
un sacchetto della spesa sarà più che sufficiente. Sempre che nel
tuo quartiere girino ancora i sacchetti di plastica e non solo quelli
biodegradabili, che con ogni probabilità finirebbero per sciogliersi in
una bella poltiglia. Se il tuo sellino è di pelle è fondamentale tenerlo
asciutto, per evitare che si deformi e si disintegri come una scarpa
vecchia. Ma dovresti coprirlo anche se si trattasse di plastica
idrorepellente, perché prima o poi un uccello potrebbe lasciarci un
ricordino e tu non te ne accorgeresti se non dopo essere arrivato in
ufficio, dove quel simpatico collega che pratica triathlon ti farebbe
notare che hai i pantaloni lerci.
Presta attenzione a cartelli o scritte tipo: DIVIETO DI PARCHEGGIO o NO
BICICLETTE; quando sei in auto verifichi ogni volta di non essere in
divieto di sosta, ma potresti erroneamente pensare che per le bici sia
diverso e che si possano lasciare ovunque. Non è sempre così. E da
un momento all’altro potresti finire per essere vittima di vigili o
custodi di condominio muniti di smerigliatrice angolare e animati da
un’incrollabile dedizione a tenere libero il portone.
Se nella tua città gli inverni sono nevosi, cerca di parcheggiare la
bici in un punto in cui non si formino cumuli di neve. Altrimenti
resterà sepolta, tu penserai che te l’abbiano rubata e, quando
finalmente arriverà il disgelo, ne ritroverai con stupore lo scheletro
arrugginito.
Cosa ben più importante, non ostruire i passaggi per i pedoni, gli
accessi a edifici o le scale, perché chiunque inciampi nella tua bici
avrebbe tutto il diritto di sgonfiarti le ruote, appiccicarti una cicca
masticata sulla sella o sabotare in altro modo la tua adorata.
Io lo farei.

Al chiuso
D’accordo, non hai una olandese né una bakfiet. La tua è una bici
sportiva, quindi devi tenerla dentro una qualche struttura munita di
soffitto, pareti e pavimento.
Portarla con te nella tua casa climatizzata sarebbe fantastico, ma
una cantina, un capanno degli attrezzi o un garage vanno bene lo
stesso. Forse avrai sentito storie dell’orrore a proposito di copertoni
decomposti, fibra di carbonio delaminata e sistemi di trasmissione
ingrippati senza rimedio dopo un parcheggio in cantina, ma sono
tutte sciocchezze, almeno finché ci si prende cura della propria bici e
la si usa in modo regolare. (E finché la tua cantina non è soggetta a
inondazioni.)
Quindi non è necessario precipitarsi fuori a comprare una stufetta
elettrica, un deumidificatore e un baby monitor per la tua piccola. Nel
caso in cui potessi lasciarla in una zona comune del condominio,
tipo un apposito ripostiglio, sii consapevole che il tuo vicino potrebbe
essere uno di quegli sconsiderati che mollano in malo modo la loro
bici di fianco alla tua, impigliando i pedali nei raggi delle tue ruote.
Quindi meglio usare una rastrelliera, un gancio o qualche altro
sistema per sollevarla, oppure cerca di tenerla più lontana possibile
dalle altre.
Inoltre, se la parcheggi in un’area comune e non nel tuo
appartamento, dove puoi tenerla d’occhio costantemente, usa
sempre un antifurto, perché le biciclette spariscono nelle cantine e
nei ripostigli tanto quanto per strada.
Non fare affidamento sulle porte chiuse a chiave: se qualcuno
vuole entrare, lo fa e basta.
Oppure puoi decidere di tenere la bici proprio dentro casa con te,
per averla sempre sotto controllo; questa soluzione ti offre anche un
milione di opportunità per studiarla, rimirarla, farle lavoretti di
manutenzione e ricoprirla di attenzioni. Tuttavia è anche il segnale
inequivocabile del fanatismo idiota di cui sei impregnato: se dividi
l’appartamento con altri esseri umani che non hanno il tuo stesso
entusiasmo per i velocipedi, c’è il rischio che la convivenza con la
bici sia una bella fonte di stress. Cerca di capire bene il tuo
coinquilino (o coinquilina)! Alcuni non ciclisti non hanno nulla in
contrario, ma per altri è un oltraggio quasi quanto consentire agli
amici di accamparsi sul divano per mesi.

In quale camera tenere la bici


• NELL’INGRESSO
Vantaggi: non ruba spazio vivibile.
Svantaggi: gli ospiti potrebbero sbatterci contro.
• IN CUCINA
Vantaggi: è più facile pulirla.
Svantaggi: di intralcio durante gli spuntini di mezzanotte.
• IN SOGGIORNO
Vantaggi: fa molto urban style, sembra un po’ il set di Friends.
Svantaggi: non la vedi affatto quando ti alzi nel cuore della notte, ci inciampi e
cadi.
• IN BAGNO
Vantaggi: è un porta asciugamani ideale.
Svantaggi: c’è troppa umidità.
• IN CAMERA DA LETTO
Vantaggi: è l’ultima cosa che vedi prima di addormentarti.
Svantaggi: non la vedi affatto quando ti alzi nel cuore della notte, ci inciampi e
cadi.
Certo, puoi sempre ottimizzare il parcheggio casalingo con una
rastrelliera di design, qualche gancio per appenderla al muro o
soluzioni simili, ma tieni presente che tali trovate talvolta causano più
problemi di quanti ne risolvano. Alcuni di questi aggeggi occupano
spazio già da soli, e per di più sono fissi; in molti casi può essere
meglio limitarsi ad appoggiare la bici a una parete così quando
qualcuno strilla: «Togli da qui quella tua maledettissima bici!» non
devi far altro che spingerla in un’altra stanza.
E no, appendere la bici per le ruote non danneggerà né loro né
qualsiasi altro componente… purché il gancio sia fissato al muro in
modo corretto. In caso contrario, la bici potrebbe caderti in testa e
ucciderti.

SUPPORTI PER BICI DA INTERNO


Esistono soluzioni di ogni genere per tenere la bici dentro. Alcune
sono molto vistose, altre ingombranti come le macchine fitness da
casa. Ecco alcuni dei sistemi più in uso.

GANCIO DA PARETE
Pro:
Occupa poco spazio.
Tiene la bici sollevata dal pavimento e a distanza di sicurezza da
bambini, animali domestici e robot aspirapolvere.
Contro:
Bisogna bucare i muri.
La bici è perpendicolare alla parete quindi sporge e occupa spazio
nella stanza.
La bicicletta va tirata su e giù dalla parete: se è pesante il gioco
potrebbe non valere la candela, soprattutto dopo una lunga
pedalata, quando il sollevamento pesi è l’ultima cosa che avresti
voglia di fare.

GANCI DA SOFFITTO E SISTEMI A CARRUCOLA


Pro:
Sono ideali per garage o altri spazi di deposito dal soffitto molto
alto.
Contro:
Richiedono soffitti alti.
Devi alzare e abbassare la bici ogni volta che ti viene voglia di
andarci, neanche fossi un macchinista di palcoscenico in un teatro
dell’opera.

PORTABICI DA PAVIMENTO
Pro:
Si può spostare.
Evita i segnacci che si formano sulla parete quando ci appoggi la
bicicletta.
Basta spingere la bici dentro e fuori: niente di più facile.
Contro:
La tua bicicletta occupa una porzione preziosa di pavimento.

SUPPORTO PER BICI DA TERRA


Pro:
Non è fisso.
Tiene la bici parallela alla parete, così è meno probabile
inciamparci.
Ci si possono appendere due o più biciclette alla volta, una sopra
l’altra.
Contro:
Sono veramente orribili da vedere e ingombranti: meglio lasciarli in
cantina.

RIPARAZIONI DI BASE E MANUTENZIONE:


LE COSE ESSENZIALI DA SAPERE
Interventi in strada
GOMMA A TERRA
Una delle qualità più straordinarie della bici è la sua semplicità.
Basta un minimo di competenza per assicurarsi di non restare a
piedi, inconveniente causato, la maggior parte delle volte, da una
gomma a terra.
I copertoni sono il componente più vulnerabile di una bicicletta. È
un dato di fatto quando si va in bici: si può forare. E se capita, si
rimane bloccati. È un dato di fatto anche che, se non trovi un
pomeriggio per imparare ad aggiustare una gomma bucata, sei pigro
in modo ingiustificato oppure stupido senza rimedio. In un mondo
perfetto a chi non è capace di gestire una foratura non dovrebbe
nemmeno essere consentito di andare in bicicletta.
Se hai bisogno di un corso dettagliato, su YouTube puoi trovare
centinaia di tutorial. Ti scongiuro: guardali! (Non tutti, naturalmente,
ma almeno qualcuno.) E non fermarti lì. Già che ci sei, leggi un buon
caro vecchio articolo del tipo: «Come riparare un copertone a terra»,
perché le parole dei meccanici professionisti sono in grado di
trasmetterti molte più sfumature di un video. Una volta che hai
divorato queste informazioni, prova a farlo da solo con la tua bici.
Togli la ruota, estrai il copertone, rimuovi la camera d’aria, poi
rimettila al suo posto e ricomponi il tutto. Prova sia con la ruota
anteriore, sia con quella posteriore. Se non hai gli attrezzi necessari,
corri subito a comprarli! Ricordi che ti avevo detto di non uscire dal
negozio di biciclette senza tutto l’occorrente per aggiustare una
gomma a terra? Se non mi avevi dato retta, è arrivato il momento di
rimediare.
Scopri le stranezze e le particolarità della tua bici: conviene farlo in
casa piuttosto che per strada, con il buio e la temperatura che
calano. Per esempio, a seconda del tipo di bicicletta, per togliere la
ruota potresti dover rimuovere il portapacchi o i montanti del
parafango. Meglio saperlo prima!
Perciò dalla tua prima corsa in poi esci solo dopo esserti
assicurato di avere con te tutto il necessario per questo intervento,
ovvero sia la tecnica sia gli strumenti. A meno che dei puma non ti
abbiano squarciato i copertoni, non ci sono scusanti per rimanere a
piedi a causa di una foratura.
Da ultimo, e non mi stancherò mai di ripeterlo, portati sempre
dietro una pompa. Puoi girare anche con qualche bomboletta CO2, se
proprio ci tieni, purché tu abbia anche una pompa di scorta. Le
cartucce di anidride carbonica sono eccezionali per gonfiare e
riportare in pressione una gomma in una manciata di secondi, ma
non serviranno a nulla se combini qualche casino con il dispositivo di
gonfiaggio e fai uscire l’aria prima del dovuto.
Vediamo le caratteristiche di due tipi fondamentali di pompa
portatile da bicicletta.

1. Pompa da telaio. Si incastra nel telaio della bici, di solito fra il tubo
di sterzo e il piantone, e resta ferma grazie alla tensione della sua
molla.
Il vantaggio è che permette di riportare in pressione la gomma con
relativa facilità. Lo svantaggio è che ruba un bel po’ di spazio sulla
bicicletta, e non tutti i telai possono ospitarne una.
TOPPE PER CAMERE D’ARIA E
RIPARAZIONE DEI COPERTONI
• TOPPE
Buttare via una camera d’aria dopo una sola foratura è come gettare un paio di
calzini indossati una volta. Eliminarla per sostituirla con una nuova è uno spreco.
Perché invece non metterci una toppa? Se applicata in modo corretto sulla camera
d’aria, una toppa non è una soluzione temporanea, ma ti permette di continuare a
pedalare e dimenticarti di aver forato. L’importante è seguire le istruzioni sulla
confezione.
È possibile applicare più toppe su una camera d’aria, purché non finiscano per
sovrapporsi.

• RIPARARE UN COPERTONE
Se uno dei tuoi copertoni viene squarciato in modo così grave da compromettere
irrimediabilmente la carcassa (cioè lo strato intrecciato di nylon o cotone che
conferisce al copertone pieno d’aria la sua forma) e lasciare scoperta la camera
d’aria, hai comunque una risorsa: puoi tornare a casa «rivestendolo». Piega una
banconota, l’involucro di una barretta energetica o qualsiasi cosa sia resistente e
insieme flessibile, e sistemala sulla parete interna del copertone, in modo che ricopra
l’intero taglio. Controlla che questo rivestimento si posizioni bene fra la carcassa e la
camera d’aria, poi rimonta la gomma e gonfiala. Assicurati di sostituire il copertone
prima del prossimo giro in bici. (E recupera la banconota, ovviamente.)

• MANUTENZIONE DELLA CAMERA D’ARIA


Controlla la camera d’aria di scorta, di tanto in tanto: se la lasci in una borsa da sella
per anni può rovinarsi o marcire, e tu potresti accorgertene solo una volta rimasto a
piedi in mezzo alla strada a causa di una foratura. Per ottimizzare la durata di vita
delle camere d’aria puoi conservarle in un sacchetto per alimenti. Tieni il cappuccio
sulla valvola, altrimenti il suo tubicino potrebbe bucare la camera.

IL CONSIGLIO DEGLI ESPERTI


Trovare il detrito che ha causato la foratura può essere complicato, ma esiste un
trucco per facilitarti il compito. Sul fianco dei copertoni c’è un’etichetta con la
marca: quando monti la gomma sulla bici, disponila all’altezza del tubicino della
valvola. In caso di foratura, verifica dove si trova il buco nella camera d’aria
rispetto alla valvola: dato che l’etichetta era allineata al tubicino, ricostruirai
facilmente in che punto del copertone è entrato il detrito che ha causato la
foratura.

2. Minipompa. Ce ne sono di piccole o minuscole, da infilare in tasca


o in borsa oppure da attaccare dietro al supporto per la bottiglietta
dell’acqua.
La minipompa ha il vantaggio di essere estremamente leggera. Lo
svantaggio è che, anche se ti garantisce di rimetterti in condizioni di
pedalare, può essere difficile o impossibile riportare la gomma alla
giusta pressione con uno di questi aggeggini. Inoltre, se hai un
copertone con un volume d’aria maggiore (come quelli montati sulle
mountain bike, per esempio) dovrai pompare in modo frenetico per
un intervallo di tempo piuttosto prolungato.
Minipompa.

Una parentesi: molti negozi di bici organizzano corsi su argomenti


fondamentali tipo riparare e gonfiare una gomma, perciò se il tuo
rivenditore di riferimento è uno di questi dovresti approfittarne.
Imparerai qualcosa e potresti anche incontrare qualcuno, innamorarti
e vivere per sempre felice e contento, proprio come in una
commedia romantica.
È questo il fascino dei negozi di biciclette.

PROBLEMI AL SISTEMA DI TRASMISSIONE


Catena e cambio possono iniziare a funzionare male mentre pedali,
anche se è abbastanza improbabile che si blocchino del tutto e ti
costringano a fermarti. Quello che succede in genere è che a un
certo punto non si riesce più a cambiare bene i rapporti: la soluzione
è sceglierne uno che va e sistemare la faccenda una volta arrivato a
casa.
Nella maggior parte delle bici, e in quasi tutte quelle sportive, si
cambia rapporto attraverso i deragliatori, quei meccanismi che
permettono alla catena di spostarsi da una ruota dentata all’altra.
Anche se spesso il neofita ne ha timore, i deragliatori sono in
realtà abbastanza semplici, ed essendo del tutto esposti è piuttosto
facile studiarli e occuparsene.
Con un sistema di trasmissione di questo tipo, può capitare che la
catena cada dalla corona costringendoti a fermarti: può verificarsi se
qualcosa non è regolato bene o se si pedala su un terreno
accidentato mentre la combinazione di rapporti rende la catena
particolarmente lenta. Un ciclista esperto è in grado di riportarla sulla
corona rimanendo in sella e in movimento, ma se non rientri in
questa categoria non provarci. Piuttosto, ferma immediatamente la
bici. Se continui a pedalare non farai altro che peggiorare la
situazione, rischiando di far impigliare la catena o danneggiarla, se
non addirittura spaccare il deragliatore o il telaio.

Bene, sei fermo con la catena che penzola dalla bici come un
pezzo di carta igienica appeso a un albero la notte di Halloween.
Come prima cosa, fai in modo che il deragliatore anteriore si trovi
sulla corona più piccola, poi spingi quello posteriore verso la parte
davanti della bicicletta, in modo da allentare ancora un po’ la catena.
A questo punto sollevala con la mano destra (hai capito bene: so
che è sporca, ma ce la puoi fare) e falla passare intorno alla corona
più piccola. Una volta rimesso tutto al suo posto, lascia andare il
deragliatore e, prima di rimontare in sella, alza la ruota posteriore e
fai girare il pedale a mano per assicurarti che il meccanismo funzioni
nel modo corretto.
Può succedere che la catena salti in malo modo, sfilandosi anche
dalle pulegge del deragliatore posteriore. È una cosa abbastanza
seccante: all’inizio non ci si capacita di come diavolo abbia fatto a
finire così. La regola fondamentale è: niente panico. Prenditi il tempo
che ti serve. Studia il problema. Pensa a come districare e riallineare
il tutto e poi esegui l’operazione con attenzione.
Alla fine avrai le mani luride, ma riuscirai a venirne a capo.
Nel peggiore dei casi, potresti scoprire che la catena si è rotta. È
un’eventualità rara e fa più paura a parole che nei fatti: aggiustarla
non è poi così complicato, anche se richiede l’impiego di uno
strumento apposito, lo smagliacatena. Ancora una volta può tornare
utile qualche tutorial online in materia. Può essere altrettanto utile
recuperare una vecchia catena ed esercitarsi con quella,
spezzandola e riaggiustandola un paio di volte. In ogni caso, è così
raro che di solito non serve portarsi dietro lo smagliacatena. A meno
che non si abbia una mountain bike, per la quale è più probabile che
fango, rami e ostacoli di altro genere si incastrino o compromettano
in qualche modo il funzionamento del sistema di trasmissione: se hai
intenzione di fare una lunga pedalata fuoristrada metti in conto di
aggiungere al tuo bagaglio uno smagliacatena portatile.
Supponiamo che tu abbia con te questo attrezzo e che sappia
come usarlo. A questo punto tutto ciò che devi fare è rimuovere la
maglia di collegamento danneggiata e quindi accorciare leggermente
la catena. Di conseguenza qualche combinazione di rapporti non
sarà utilizzabile, perciò fai attenzione quando cambi; ma se non altro
sarai in grado di tornare a casa.

DOPO UN INCIDENTE O CONTRATTEMPO: CONTROLLI E


MESSA A PUNTO
Ricordi che ti ho consigliato di portarti sempre dietro un kit di
attrezzi? Ora capirai perché.
Questo è il punto: per un motivo o per l’altro, sei caduto dalla bici.
Va tutto bene. Succede a chiunque. Una volta appurato di essere
tutto intero, dovresti passare a ispezionare la bicicletta: di certo non
ti farebbe piacere inforcarla di nuovo e scoprire che qualcosa non va
quando si rompe, magari facendoti cadere un’altra volta.
Potresti notare che sella e manubrio si sono storti. In caso, non
cercare di raddrizzarli a mano. Se hai mai seguito il Tour de France,
è probabile che ti sia capitato di vedere un corridore incidentato
balzare in piedi e mollare dei colpi alla punta del sellino finché non
torna diritto. Non è una buona idea imitarlo, perché è assai probabile
che il tuo si rompa e voli via dalla bici. Lo stesso per il manubrio: non
cercare di girarlo tenendo la ruota anteriore fra le gambe, soprattutto
se hai la forcella in fibra di carbonio, materiale che non gradirebbe
affatto il trattamento.
Prendi invece i tuoi attrezzi o un multitool apposito, che contiene i
principali strumenti per intervenire sulle bici, e rimetti tutto in asse.
Una volta che ogni cosa sarà tornata al proprio posto, stringi i freni e
muovi la bici avanti e indietro. Con questa manovra capirai non solo
se il sistema frenante funziona ancora, ma anche se per caso il tubo
di sterzo in fibra di carbonio si è spezzato. In più è preferibile che il
manubrio si stacchi adesso, piuttosto che con te in sella.
A questo punto, solleva la bici e fai scorrere le ruote, una alla
volta. Girano libere senza incepparsi? Se si inceppano, perché?
L’incidente le ha messe fuori uso scardinandole dal telaio? In questo
caso allenta lo sgancio rapido, riposizionale nei forcellini e stringile di
nuovo. Le pinze del freno si muovono? Rimettile come prima. (Se
sono freni a tiraggio laterale in genere puoi farlo a mano.) La ruota
traballa? Apri un pochino il freno così la ruota può girare ma allo
stesso tempo si riesce comunque a frenare, e poi, una volta a
destinazione, centrala appena ti è possibile. E se la ruota è davvero
fuori asse, tanto che con i freni del tutto aperti non passa nemmeno
fra le forcelle? La situazione si fa più complessa, ma con un tiraraggi
persino un neofita potrebbe ritrasformarla in qualcosa in grado di
rotolare.
Il meccanismo della ruota può destare confusione, se non
addirittura sconcerto, e se vuoi comprendere appieno la fisica che ci
sta dietro dovresti leggere The Bicycle Wheel, di Jobst Brandt, o
quanto meno quello che sull’argomento ha scritto Sheldon Brown
(sheldonbrown.com). Se il tuo obiettivo è tornare a casa, prova a
guardarla in questo modo: in pratica i raggi sono dei fili che muovono
il cerchio nella direzione in cui vuoi che vada. Con pazienza e
tenendo a mente questo principio, in una situazione di emergenza
potrai riuscire almeno a far girare di nuovo la ruota.

Riassettare una ruota al volo


Sei davvero lontano da casa, la tua ruota è proprio scentrata e l’alternativa a farla
tornare a girare è una bella camminata di tre ore. E, guarda caso, hai con te un
tiraraggi (cosa alquanto improbabile). Be’, se è così, non darti per vinto.
1. Capovolgi la bici.
2. Fai girare la ruota.
3. Osserva dove si inceppa.
4. Controlla il cerchio in quel punto e individua la coppia di raggi più vicina che
arriva al mozzo sul lato opposto rispetto a quello dove la ruota si inceppa.
5. Stringi i nippli di entrambi i raggi finché quel punto non è più inceppato e il
cerchio risulta più vicino alla linea centrale del telaio. (I raggi sono filettati verso
destra, quindi si avvitano girando verso destra e si svitano girando verso sinistra.
Tuttavia, quando la bici è capovolta e avviti il nipplo del raggio su una ruota già
assemblata, in effetti lo stai girando in senso antiorario, perché di fatto stai
guardando al contrario. La vera testa del nipplo si trova sotto il copertone e il
cordone para nippli.)
6. Se girare questi nippli risulta difficile, individua la coppia di raggi più vicina al
punto dell’inceppatura che arriva sullo stesso lato del mozzo e allenta i rispettivi
nippli.
Puoi usare questo metodo anche se la ruota è traballante perché hai spezzato un
raggio: ritoccala in modo che torni a girare, ma fa’ attenzione a quanto stringi gli altri
raggi perché se esageri potrebbero perdere la filettatura.

Alla fine, se i freni funzionano, i vari componenti sono abbastanza


in asse e la bicicletta sembra andare, alzala e lasciala ricadere un
po’ di volte per assicurarti che non salti nient’altro. Se è tutto a posto,
continua per la tua strada con cautela, casomai spuntasse fuori
qualche nuovo problema non evidente. Se non è tutto a posto, cerca
di capire di che si tratta e risistemalo.
Manutenzione ordinaria
La tua bici non necessita di grande manutenzione: non è
fondamentale seguire un programma rigido, non serve controllare il
contachilometri e non hai bisogno di qualche stupida app per lo
smartphone che ti ricordi di invertire le gomme o revisionare la
scatola del movimento centrale. Forse la cosa più difficile della
manutenzione di una bicicletta è maneggiare i nippli senza pensare
che si chiamano così dall’inglese nipples, «capezzoli». Se sei in
grado di eseguire gli interventi dell’elenco qui sotto sei già almeno al
novanta per cento del percorso verso l’autonomia.

LUBRIFICARE LA CATENA
Fra i trattamenti generali per la conservazione della bici, quello di
gran lunga più importante di cui occuparsi regolarmente è la
lubrificazione della catena. La frequenza dipende da come e dove si
pedala, ma il minimo è farlo ogni volta che si inizia a sentire un
rumorino tipo rantolio o squittio prodotto dalla catena.
Se si parla di sistema di trasmissione qualche «vibrazione» è
normale, ma i versi di roditori torturati no.
Nelle riviste si trovano articoli lunghissimi a proposito di quale
lubrificante usare e come applicarlo, ma non vale davvero la pena di
perderci troppo tempo. È sufficiente acquistarne uno specifico per la
catena in un negozio di bici e seguire le istruzioni sulla confezione.
(Non è nemmeno obbligatorio usare quello specifico, l’olio funziona
altrettanto bene, ma i prodotti venduti nei negozi specializzati
tendono a essere più puliti e ad avere confezioni comode e nel
grande schema della vita non sono così tanto costosi, perciò non ti
fare troppi problemi e concediti questo piccolo lusso. Te lo meriti.)
Infine, non lasciarti intimorire dalla catena. È vero, è la parte più
sporca della tua bici e, sì, è composta da pezzetti che si muovono,
ma è abbastanza economica e con un minimo di cura durerà anni.

PULIRE LA CATENA
Purtroppo i ciclisti subiscono vere e proprie intimidazioni a proposito
del sistema di trasmissione: le riviste specializzate dicono che è di
vitale importanza tenere pulita la catena; spiegano dettagliatamente
come tutti i granellini del manto stradale si intrufolano dentro perni,
piastrine e rullini divorandola dall’interno, ingoiando il resto dei
componenti.
Bah.
In realtà, se non sai dove mettere le mani, è proprio l’eccesso di
pulizia ad accorciare la vita della tua catena. Diverse aziende
vendono marchingegni in plastica di vario tipo che permettono di
pulirla senza toglierla dalla bici. Tali aggeggi sono pensati per chi
ama avere una bicicletta linda, ma è troppo terrorizzato all’idea di
sporcarsi le mani nel rimuovere la catena. Tuttavia, non fanno altro
che pulirne la parte esterna e, allo stesso tempo, infilarci altre
schifezze all’interno, dove si verificano i veri problemi.
Scordatene: è meglio non fare alcuna pulizia, piuttosto. Ai fini
dell’aspettativa di vita media di una catena, la lubrificazione è molto
più importante del lavaggio.
Ogni quanto è necessario pulire la catena della bici, quindi? Solo
quando sei arrivato al punto di non sopportare più il suo livello di
sporcizia. Il vero problema di una catena sporca è che non puoi
lavorare alla bicicletta senza imbrattarti tutto. Rimetterla su se è
saltata o rimuovere le ruote sono cose da nulla, ma ricoprirti di
grasso nel mentre può essere un inconveniente molto seccante e il
tuo compagno non ciclista potrebbe non gradire le impronte che lasci
per casa ogni volta che vai a farti un giro in bici.

PULIRE LA CATENA
Senti che è arrivato il momento di pulire la catena? Ecco come fare.*

1. Rimuovi la catena. (Fa’ attenzione a non rovinare le piastrine esterne. Hai fatto
pratica su un vecchio pezzo di catena di bicicletta per questo, giusto?)

2. Infilala in una grande bottiglia di plastica (pulita, vuota, senza nulla dentro,
sciocco).
3. Aggiungi un solvente tipo acquaragia o un semplice sgrassatore e rimetti il tappo.

4. Agita vigorosamente. Quanto vigorosamente? Be’, da far abbaiare il tuo ipotetico


cane e da far filare via sotto il letto il tuo ipotetico gatto. Per essere sicuro, balla in
modo selvaggio sulle note di Walking on Sunshine dei Katrina and the Waves
dall’inizio alla fine della canzone per almeno due volte.

5. Risciacqua la catena in acqua pulita e asciugala.

6. Risistema la catena.

7. Lubrifica la catena.

8. Smaltisci il solvente in modo responsabile, oppure filtralo dai residui di sporcizia e


conservalo per la prossima volta.

I CONSIGLI DEGLI ESPERTI


Oggigiorno si vedono tante catene di ogni dimensione quante sono le singole
configurazioni di sistema di trasmissione, spesso con perni e giunti specifici.
Quando la rimuovi per la prima volta, fatti un regalo e prendi una falsamaglia
riutilizzabile, che puoi collegare e scollegare senza usare alcuno strumento.
Esistono di varie larghezze per i diversi tipi di catene, perciò assicurati di
procurarti quella giusta per la tua. Una volta che ne avrai installata una, togliere e
rimettere la catena sarà poco più difficile che indossare un gioiello e dovrai
trafficare con uno smagliacatena solo quando ne avrai una nuova e dovrai
dimensionarla.

Un altro rischio di una catena troppo sporca è il temutissimo


«tatuaggio della corona»: l’impronta nera di unto che ti marca il retro
della gamba quando inforchi la tua due ruote e, senza volerlo, tocchi
la catena con il polpaccio. È l’equivalente ciclistico di andare in giro
con un pezzo di carta igienica appiccicato sotto la scarpa. Non è
bello.

SOSTITUIRE LA CATENA
Come si capisce quando è arrivato il momento di sostituire la
catena? L’indizio cardine è il cambio: se funziona male anche con i
deragliatori in posizione corretta è necessario intervenire. Tuttavia,
per essere precisi fino a sfiorare il ridicolo, si deve considerare che
più una catena si logora più si allenta e a un certo punto diventa così
lunga da usurare anche i pignoni. Allora sarà arrivato il momento di
sostituire entrambi, perché i pignoni consumati non sono compatibili
con una catena nuova. Ci sono due approcci al problema della
sostituzione.
1. Pedalare tranquillamente fino a quando l’usura del sistema
di trasmissione ti impedisce di cambiare rapporto a tuo
piacimento, e a quel punto sostituire sia la catena sia i pignoni.
Da un lato è l’approccio più costoso, ma dall’altro potrebbero
passare anni prima che tu debba preoccupartene.
2. Misurare la catena di tanto in tanto. Ciascuno dei due perni di
una maglia della catena dista circa due centimetri e mezzo (1 pollice,
secondo le misure inglesi normalmente utilizzate) dal rispettivo
dell’altra maglia, perciò la distanza fra i perni di dodici maglie
dovrebbe praticamente combaciare con la lunghezza di una riga da
trenta centimetri più qualche millimetro. Se non è così, significa che
la catena si è allungata e puoi sostituirla in maniera preventiva, onde
evitare l’usura dei pignoni. A meno che non si debba affrontare un
chilometraggio molto elevato, o si pedali spesso in condizioni
estreme, cambiare catena un paio di volte all’anno è più che
sufficiente.
Esistono anche dispositivi appositi per misurare la catena, ma
qualsiasi semplice strumento di misurazione casalingo è più che
sufficiente.
REGOLARE IL CAMBIO E IL SISTEMA DI TRASMISSIONE
Se sei dotato di mozzo con ingranaggi per le velocità integrati, buon
per te: te ne preoccuperai di rado e pedalerai per anni senza dartene
troppo pensiero. Nel caso in cui il cambio cominciasse a fare i
capricci, probabilmente si tratterebbe solo di stringere una vite o un
regolatore da qualche parte. Controlla marca e modello del mozzo,
cercalo su Internet e segui le istruzioni per sistemarlo. Spesso è
facile come sembra.
I deragliatori sono un po’ più delicati, ma una volta capito il loro
funzionamento sono anche molto semplici da aggiustare.
Regolarli bene è molto simile ad accordare una chitarra: le viti di
tensionamento corrispondono alle chiavi sulla paletta, i cavi metallici
sono le corde e la bici è la chitarra. Il tutto sta nel trovare la tensione
giusta. Se la bicicletta è accordata i rapporti cambiano in modo netto
e preciso. Se è scordata, sferragliano non poco.
Il segreto è sapere in che direzione girare quelle maledette viti di
tensionamento. Se muovi a caso le chiavi di una chitarra, ti ritroverai
perso in un labirinto acustico. Se però individui quale controlla una
determinata corda e capisci che tendendo alzi il tono e allentando lo
abbassi, allora riuscirai in breve a dare un senso all’intera procedura.
Si dà il caso che per la bici sia molto più facile, dal momento che ci
sono solo due deragliatori di cui preoccuparsi: è come accordare
una chitarra a due corde.

Una nota sulla ruggine


Le persone tendono a dare di matto se vedono la catena arrugginita, perché
pensano che si spezzerà mentre pedalano a causa della mostruosa potenza
generata dai loro possenti quadricipiti.
Certo, come no.
Se le catene fossero così delicate non ci sarebbe bisogno di una speciale pinza
smagliacatena per aprirle, no? Un po’ di ruggine sulla superficie delle maglie è del
tutto normale. Se vuoi sbarazzartene lubrifica e pulisci la catena, magari dandole una
vigorosa shakerata nel solvente, stile Walking on Sunshine, come spiegato in
precedenza (cfr. pag. 87). Per evitare che si formi la ruggine, ogni volta che pedali
sotto la pioggia asciuga la catena appena possibile e ridalle il lubrificante.
CAMBIO POSTERIORE
Il deragliatore è una molla. Quando la molla è scarica e allentata, il
deragliatore posteriore è posizionato sul pignone più piccolo, che è il
rapporto (o la velocità) «più lungo» o «più duro».
Il cambio funziona tirando il deragliatore, che a sua volta spinge la
catena su un pignone più grande (o rapporto «più leggero»).
Immagina di portare a spasso un cane e farlo salire su per una
scala. Se hai problemi nel passaggio da un rapporto più duro a uno
più leggero regola il deragliatore girando la vite di tensionamento
poco alla volta in senso orario per tirare il cavo, finché il cambio non
è più fluido. (Se ci fai caso, noterai che la vite di tensionamento ha
tacche e dentini: falla girare una tacca alla volta.)
Quando si fa il passaggio a un pignone più piccolo (o rapporto
«più duro») si allenta il cavo quel tanto che consente al deragliatore
di scalare di una velocità. Se il cambio da un rapporto leggero a uno
più duro non avviene in modo fluido, si dovrà regolare il deragliatore
girando la vite in senso antiorario e allentando il cavo molto
lentamente finché non obbedisce, così il cane potrà rifare i gradini in
discesa.

CAMBIO ANTERIORE
Un deragliatore anteriore allentato se ne sta rintanato vicino al tubo
piantone e la catena è intorno alla corona piccola. Quando cambi, il
cavo lo tira verso l’alto e lo allontana dal telaio, mentre, grazie anche
all’aiuto dei denti, la catena viene spinta dalla corona più piccola a
quella più grande. L’operazione è una bella faticaccia per un
deragliatore, per questo il cambio anteriore verso una corona più
grande è spesso quello più problematico.
Se provi a cambiare e senti solo uno sferragliare sinistro, come se
la catena cercasse di afferrare la corona più grande senza riuscirci,
vuol dire che il cavo deve essere più teso. Perciò stringilo, girando la
vite di tensionamento, come per il deragliatore posteriore.
Quando effettui il cambio per riportare la catena sulla corona più
piccola stai allentando la tensione di quel cavo. Ciò permette al
deragliatore di tornare nella propria posizione di riposo, portandosi
dietro la catena. Ma se nel cavo c’è troppa tensione, la procedura
non avrà successo, perché il deragliatore non tornerà indietro del
tutto. Allenta il cavo fino a che il deragliatore non perde tensione in
posizione di riposo, ma senza esagerare, per evitare di ritrovarti con
una regolazione eccessivamente lenta.
Nota: non tutti i deragliatori anteriori hanno una vite di
tensionamento. Quando c’è si trova probabilmente sul fermo del
cavo del cambio sul tubo obliquo, oppure vicino al cambio, lungo lo
stesso cavo. Se non è presente, devi allentare il bullone di
ancoraggio del cavo (cioè il bullone che assicura il cavo al
deragliatore), tendere bene il cavo e assicurarlo di nuovo.

FAR SALTARE LA CATENA


Nei deragliatori anteriore e posteriore ci sono delle viti che
determinano il loro margine di spostamento nelle varie direzioni. Se il
movimento concesso è troppo poco, non si riescono a usare tutte le
combinazioni di rapporti. Se è troppo, si corre il rischio di far uscire la
catena dalle corone, oppure il deragliatore posteriore potrebbe
scorrere al di là del pignone più grande, dentro i raggi, distruggendo
così al contempo deragliatore, ruota e addirittura il telaio.
Ogni deragliatore ha due viti: quella di fine corsa esterna e quella
di fine corsa interna. Si tratta di minuscole viti con testa a stella che
impediscono al meccanismo di oltrepassare un certo punto. Per
capire come funzionano, togli la catena, avvicinati e spingi uno dei
deragliatori con la mano.
Vale la pena di prendersi dieci minuti per studiare bene il
funzionamento di questo elemento: potresti sporcarti un po’ le mani,
ma sarà sempre molto più istruttivo che leggere un manuale.

Se la catena esce dagli ingranaggi ogni volta che cambi rapporto,


controlla queste viti, che devono essere posizionate in modo che i
deragliatori non possano spostarsi al di là del pignone e della corona
più interni e più esterni. Per verificare che tutto funzioni
correttamente fai delle prove con il cambio mentre non sei in sella,
scegliendo le combinazioni di rapporti che ti danno più problemi. Poi
sposta il cambio e vedi se il deragliatore continua a muoversi. Se lo
fa, chiudi la vite di fine corsa finché non smette.
Risali in bici solo quando sei sicuro che sia impossibile che la
catena esca dagli ingranaggi del sistema di trasmissione.

MANUTENZIONE E SOSTITUZIONE DEI COPERTONI


La tua vita dipende dall’integrità dei tuoi copertoni, perciò sottoponili
a ispezione periodica in cerca di:
• tagli,
• fessure,
• usura del battistrada.
Nessuno di questi problemi implica che devi per forza cambiare le
gomme. Certo, il tuo coinquilino che fa triathlon sverrà alla vista della
tua ruota infangata, ma nella nostra epoca usa e getta spesso siamo
pronti a disfarci troppo in fretta di copertoni in buono stato, se non
addirittura perfetti.
Una crepetta superficiale in genere non è niente di più di quello
che sembra. Con il passare del tempo sassolini, ghiaia, piccoli pezzi
di fil di ferro e minuscole schegge di vetro lasceranno tagli e buchi
qua e là nella gomma: è normale. Se il battistrada non fosse
abbastanza morbido da cedere a un detrito di tanto in tanto, in curva
la tua bici avrebbe la stessa aderenza di un carrello della spesa.
Anche l’usura del battistrada non è un problema così grave, a
meno che non sia tale da lasciare scoperta la carcassa.
Sarebbe senz’altro più prudente sostituire il copertone prima di
arrivare a questo punto, ma non c’è nemmeno tanta fretta. Se noti
che il profilo della gomma ha uno spigolo marcato invece di essere
rotondo come dovrebbe, allora potrebbe essere il caso di pensare a
una sostituzione; in ogni caso la situazione non è davvero urgente
fino a che la carcassa non comincia a fare capolino dall’interno.

Quando sostituire il copertone?


• GOMMA LOGORA
Andresti in giro con una scarpa da ginnastica senza suola? Certo che no. Per la
stessa ragione evita di uscire in bici con una gomma così consunta da mostrare la
carcassa.

• TAGLI PROFONDI
C’è una differenza fra un taglio da carta e uno squarcio generato da un machete. Il
primo ti brucia se ci finisce sopra un po’ di succo di limone, mentre l’altro ti farà
morire dissanguato in un arco di tempo molto breve. Lo stesso vale per le gomme
della bici. Un taglietto qua e là non rappresenta un gran problema, ma la carcassa è
l’ossatura del copertone, perciò se si danneggia è pericoloso e bisogna
preoccuparsene. Se la gomma è gonfia ma arrivi a vedere la camera d’aria, allora è il
momento di cambiare il copertone.

• RIGONFIAMENTI SOSPETTI

I copertoni non hanno sempre una circonferenza perfetta, come è evidente se si


solleva la ruota e si fa girare a vuoto. C’è quasi sempre un certo grado di
imprecisione, ma un vero e proprio bozzo potrebbe significare che la carcassa è
danneggiata. E in questo caso, la tua gomma è come i Led Zeppelin alla morte di
John Bonham: spacciata.
NOTA: un rigonfiamento nel copertone potrebbe indicare anche che non è stato
montato nel modo corretto, perciò controlla ed eventualmente rimontalo, prima di
dichiararlo defunto.

Considera anche che il disegno del battistrada è uno strumento


ben misero per valutare l’usura del copertone: quelle piccole
rientranze possono progressivamente scomparire, ma non vuol dire
che stia sparendo anche l’aderenza della gomma. Se di norma giri
su strada o asfalto, allora la funzione del tuo battistrada sarà quasi
solo decorativa. Se pedali sullo sterrato è tutta un’altra storia e
quelle scanalature sui copertoni tassellati servono davvero a
qualcosa: quando si sono consumate, sostituisci la gomma.
Un’usura troppo rapida potrebbe dipendere dal fatto che le tue uscite
in bici sono sempre su asfalto. In questo caso smettila di sprecare
copertoni tassellati su strada. Tanto vale che tu vada a spasso con
gli scarpini da calcio.

INVERTIRE I COPERTONI
La bicicletta è un mezzo a trazione posteriore e la maggior parte del
tuo peso grava proprio sulla ruota di dietro: ecco spiegato perché si
consuma prima di quella anteriore.
Non è raro che un copertone muoia di morte prematura per colpa
di un pezzo di vetro o di qualche detrito, ma se hai la fortuna di
vedere una gomma posteriore che arriva alla fine naturale dei suoi
giorni, smontala e prendine una nuova. Sposta il copertone anteriore
sulla ruota posteriore e monta la gomma nuova davanti.
Ripeti ogni volta questo giro: ottimizzerà la durata dei tuoi
copertoni e ti farà risparmiare.
In tema di gomme, pensa alla tua bici come a una creatura
vivente, tipo un serpente durante la muta che si lascia dietro la sua
vecchia pelle o una sorta di lucertola che mangia ed espelle
copertoni. Il cibo entra davanti ed esce sotto forma di escrementi da
dietro. Non esiste un’altra direzione per questo processo.

ADATTABILITÀ, MESSA A PUNTO E


OTTIMIZZAZIONE DELLA BICI
Hai finalmente capito come funziona la tua due ruote ed è arrivato il
momento di approfondire la conoscenza reciproca portandola a un
maggiore livello di intimità, quindi accendi le candele e metti su una
canzone di John Mayer.
Il primo passo è adattare il più possibile la bicicletta alla tua
persona.
Se l’hai presa in un negozio professionale – quindi hai cacciato un
bel po’ di soldi per accessoriare un modello speciale con le umlaut
nel nome, e prima dell’acquisto ti hanno attaccato al corpo degli
elettrodi e puntato addosso raggi laser – lasciala così com’è.
Non è che ci credo granché, al criterio delle umlaut, ma una volta
che hai speso un capitale, chi sono io per dirti di cambiare qualcosa?
In caso contrario, dedica le prime pedalate a modificare la tua bici.
Prenditi il tempo che ti serve. Tieni il tuo multitool a portata di mano.
Fermati spesso. Sperimenta. Se ti sembra che qualcosa non funzioni
a dovere, modificalo finché non migliora. Armeggia con la posizione
e l’altezza del sellino. Regola il manubrio. Fidati di te stesso. Non
concentrarti su come «dovrebbe essere», ma su quello che ti
sembra funzionare per te.
Tieni a mente che quando regoli gli accessori della tua bici è
giusto andare a naso… o, più letteralmente, «a sedere».
L’obiettivo non è solo sentirsi a proprio agio, ma anche
familiarizzare con i vari elementi della bicicletta.
Assicurati solo di andarci piano con i bulloni: le viti delle bici di
oggi non hanno bisogno di essere strette chissà quanto ed è più
facile avvitarle troppo che troppo poco, soprattutto quando si tratta
dei morsetti dell’attacco del manubrio o del canotto reggisella.
Limitati a stringere un bulloncino quanto faresti con il tappo di una
bottiglia di succo di frutta.

Mettere a punto la pedalata


La qualità della pedalata non è determinata dal materiale del telaio
(non in maniera significativa, almeno), ma dipende da altri elementi:
• larghezza e pressione dei copertoni,
• «punti di contatto» fra ciclista e bicicletta (soprattutto sella e
manubrio),
• geometria del telaio (il passo, il controbilanciamento della
forcella, il rapporto fra la posizione della ruota posteriore e la
seduta eccetera).
Di questi fattori, la larghezza e la pressione dei copertoni sono con
ogni probabilità i più importanti. Molti ciclisti neofiti (ma anche un bel
numero di ciclisti di lunga data) girano con le gomme troppo gonfie,
perché secondo una leggenda metropolitana copertoni duri
equivalgono a bici veloce.
Ahimè, non è affatto così: la realtà è che copertoni duri
equivalgono piuttosto a mani intorpidite e sedere dolorante!
Produttori di biciclette, gente che le recensisce e gradassi di
Internet definiranno «più morbidi» telai realizzati in un materiale
piuttosto che un altro. Il che è ridicolo: ti fanno credere che qualche
differenza infinitesimale nelle frequenze di risonanza di un dato
metallo può determinare una pedalata più o meno agevole. Nel
frattempo, tu sei lì sopra a un cuscinetto d’aria che rotola. Ed eccola
qua, la chiave per migliorare la qualità delle sensazioni sulla tua bici:
vuoi una pedalata «più morbida»? Rendi il cuscino meno duro
sgonfiando leggermente i copertoni. Ne vuoi una «più severa e
reattiva»? Gonfia un po’ di più!

ASPETTI DELLA GEOMETRIA DEL


TELAIO CUI PRESTARE ATTENZIONE
Lascia perdere la storia della Principessa sul pisello: la maggior parte dei ciclisti non
nota differenze di angolazione di pochi gradi. Se però si vuole fare un confronto fra
due bici simili con un’indagine dettagliata sulla questione della geometria, ecco
alcune misure che contano più di altre.

• PASSO
Più lungo è il passo (la distanza fra i due assi del mozzo posteriore e anteriore) più la
bici risulterà «stabile». Se il reggisella risulta molto vicino alla ruota posteriore, la
bicicletta può sembrare più agile e reattiva.

• ALTEZZA DEL MOVIMENTO CENTRALE


Un movimento centrale non molto alto da terra determina un centro di gravità più
basso e una maggiore sensazione di stabilità, soprattutto in discesa. D’altra parte,
più è alto più aumenta la distanza dal terreno, utile quando si incontrano gli ostacoli
fuori strada, o nelle gare su pista, di criterium (corse su strada in cui viene percorso
più volte lo stesso circuito) o di ciclocross, dove è necessario pedalare in curva.

• ANGOLO DEL TUBO DI STERZO


L’angolazione del tubo di sterzo determina l’asse o «linea dello sterzo». Insieme al
rake, o aggetto (ovvero la distanza fra la linea dello sterzo e la sua parallela
passante per il centro della ruota: in pratica l’avanzamento frontale della forcella), e
all’avancorsa (vale a dire quanto indietro rispetto alla linea di sterzo la ruota fa
aderenza con il terreno), questa influenza il modo di curvare. In genere,
un’angolazione più pronunciata fa sì che la bici giri più rapidamente, mentre una
inferiore dà la sensazione di maggiore stabilità.

Se hai mai utilizzato in aereo un cuscinetto gonfiabile per il collo


avrai afferrato il concetto.
Ricorda: non esiste una pressione dell’aria «giusta». Non badare
alla scritta sul fianco del copertone: di solito quella cifra indica la
pressione massima, di cui non avrai mai bisogno.
Troppa aria nei copertoni non è raccomandabile, ma è vero anche
il contrario: non è bene tenerli eccessivamente sgonfi. Come si
capisce se la pressione è troppo bassa?
• I cerchi toccano a terra (in altre parole, di tanto in tanto, li senti
sbattere).
• Le gomme si contorcono sotto di te in maniera sconcertante
quando curvi.
• Ti senti come se stessi pedalando su una gelatina.
I primi due punti rappresentano un pericolo; il terzo è solo un
fastidio.
Se ti sembra di non riuscire a trovare un equilibrio fra «pressione
troppo bassa» e «rigidità tale che i denti battono fra loro», procurati
dei copertoni più larghi. Il volume ha un suo perché: quando
aumenta, la trazione è migliore e la pressione dell’aria richiesta
minore. In genere la gomma di una bici da strada è sgonfia con una
pressione di all’incirca 2 bar (laddove quella normale si aggira
intorno ai 7); eppure la stessa cifra è quasi il limite massimo
consentito per il copertone largo di una mountain bike.
Anche le manopole o il nastro manubrio modificano in modo
importante le caratteristiche della pedalata. Alcuni comprano
manubri costosi in fibra di carbonio perché sono convinti che
assorbiranno le vibrazioni stradali meglio di quelli in alluminio. Non
ha senso: perché farlo, quando l’unica cosa che ti serve sono delle
manopole più morbide, un nastro manubrio più confortevole, o
magari anche solo un paio di guanti imbottiti? Sono accessori che ci
si procura facilmente, perciò sperimenta e trova quelli che preferisci.
Si può pensare di passare a un’altra forma di manubrio quando non
si riesce a tenere le mani nella posizione desiderata, ma per la
comodità della pedalata il materiale non fa alcuna differenza.
Per quanto riguarda la geometria del telaio, non c’è molto che tu
possa modificare – le angolazioni sono il DNA della tua bicicletta –
anche se puoi cambiare regolazioni per adattartici: alzare o
abbassare il manubrio, spostare la sella avanti o indietro e
modificare la lunghezza dell’attacco del manubrio possono avere
conseguenze significative sia sulla tua comodità sia sulla
maneggevolezza della bici.
Usura
Se hai la passione di aggiornarti in continuazione con il meglio che
circola sul mercato, ho cattive notizie per te: i componenti della
bicicletta hanno una durata di vita davvero lunga. Ragion per cui
dovrai elaborare scuse parecchio creative per giustificare l’acquisto
senza sosta di pezzi nuovi. (Ma non preoccuparti: l’industria delle
bici e i media saranno sempre ben felici di aiutarti a inventare
motivazioni valide.)
Alcune parti si logorano con l’uso e vanno controllate spesso,
mettendo in conto di sostituirle in modo regolare.

• Pattini o pastiglie del freno. A prescindere dalle varie tipologie, la


funzione delle pinze dei freni è quella di creare una frizione con la
superficie frenante attraverso i pattini; quando questi ultimi sono
usurati, la bici non si ferma più e tu ti schianti. Perciò, controllali
sempre.
E tieni a mente che i pattini posteriori si logoreranno molto prima
di quelli anteriori.
I freni a pattino, o a tiraggio laterale, sono ben esposti, quindi è
difficile non notare quando sono consumati. In quelli a disco, invece,
le pastiglie sono nascoste dentro la pinza, per cui è facile
dimenticarsene: non farlo, e controllale con regolarità. Quelli ben
progettati hanno una sorta di fessura o finestra nella pinza per
permettere l’ispezione.

• Cavi del freno e del cambio. I più ossessivi li sostituiscono una


volta all’anno, ma in genere basta meno: rimpiazzali quando sono
visibilmente arrugginiti o logori o quando grippano. (Te ne accorgerai
perché saranno corrosi e limiteranno o inficeranno il funzionamento
di freni e rapporti.)

• Guaine dei cavi. I cavi alloggiano in una guaina di solito realizzata


in plastica. Se è crepata, o se i cavi hanno grippato in malo modo,
occorre sostituirla; se invece è intatta e si riesce a farci scivolare
dentro il cavo nuovo con facilità, si può tranquillamente evitare.
• Cerchi. Nelle biciclette con i freni a pattino, la parte laterale del
cerchio prima o poi si consumerà, perché costituisce la superficie
frenante. I cerchi più recenti hanno un indicatore di usura, che
diventerà visibile quando è ora di mandarli in pensione. Ma quelli più
vecchi ne sono sprovvisti, perciò, se la parte laterale del cerchio è
segnata in profondità o è palesemente concava, è il caso di portare
la bici in negozio per una controllatina. Ci vuole molto, ma molto
tempo per usurare un cerchio… a meno che tu non pedali in
condizioni davvero estreme, nel qual caso sarebbe il momento di
pensare ai freni a disco.
Nota: se si consuma il cerchio non serve sostituire la ruota. Si può
andare avanti con lo stesso mozzo e gli stessi raggi. Proprio così, i
raggi si possono riutilizzare, non permettere a nessuno di convincerti
del contrario. Certo, per sostituire il cerchio molte case produttrici ti
chiederanno una cifra tale che potrebbe quasi essere più economico
comprare una ruota nuova, ma questa è un’altra storia.

• Rotori. I freni a disco hanno i rotori, i veri e propri dischi, che, a un


certo punto, si consumano. Quando è il momento, sostituiscili.
Controllarli è molto facile: sono in piena vista.

• Tacchette. Per quanto riguarda i pedali a sgancio rapido, le


tacchette sulla suola delle tue scarpe prima o poi si consumeranno.
Tienile sotto controllo, perché se sono troppo usurate i piedi possono
scivolare nei momenti meno opportuni, per esempio durante uno
sprint: ne consegue una bella caduta, improvvisamente e
dolorosamente con il sedere a contatto con la canna.
Per fortuna la maggior parte delle tacchette ha dei comodi
indicatori di usura.

• Manopole/nastro manubrio. Quando sono consumati buttali via e


sostituiscili, tutto qui.

• Copertoni. Ovvio, di questo abbiamo già parlato.


• Catena e cambio. Nei casi che abbiamo detto.

• Casco. La maggior parte delle aziende e dei negozi suggerisce di


cambiare il casco dopo tre anni. Sono parecchio scettico, a questo
proposito. I caschi da ciclismo sono realizzati in schiuma di
polistirene espanso (EPS), materiale sempre più osteggiato perché
poco rispettoso dell’ambiente e degli oceani, nei quali rimane a
galleggiare per circa un migliaio di anni.
Possibile che, in testa, abbia una durata di soli tre anni?
Bah.
Sostituisci il casco se si rompe. Altrimenti, se ne vuoi uno nuovo è
solo perché ne hai trovato uno più figo.

PULIRE LA BICI
C’è gente che va fuori di testa, per la pulizia della bici. Proprio fuori
di testa! I corridori su strada, per esempio, trattano la bicicletta come
biancheria intima: la lavano dopo ogni utilizzo.
In realtà, però, le due ruote somigliano più ai jeans: in genere le
persone li ficcano in lavatrice molto più spesso del necessario,
quando invece, a meno che non accada qualcosa di davvero
nauseabondo, è più che sufficiente farlo una volta ogni tanto.

ATTREZZI INDISPENSABILI
Occorrono pochi strumenti per occuparti della maggior parte dei lavori spiegati in
questa sezione del manuale.
• Set completo di chiavi a brugola.
• Pinza rompicatena (o smagliacatena).
• Tiraraggi.
• Cacciagomme.
• Pompa da pavimento.

Se porti con te un’attrezzatura ancora più completa, come la seguente, nella borsa
del sellino, sulla bici o nella tasca della felpa, sono veramente pochissime le cose
che non potrai aggiustare.
• Multitool.
• Smagliacatena (a volte incluso nei minikit di attrezzi).
• Set di toppe per camere d’aria.
• Camera d’aria di scorta.
• Cacciagomme.
• Minipompa o pompa da telaio.
• Bomboletta CO2.
• Tiraraggi.
Il modo migliore per pulire la bici è con una canna da giardino, la
cui pressione è ideale per rimuovere la terra senza al contempo
eliminare il lubrificante dai punti più sensibili. Si può usare un
detergente o uno sgrassatore delicato, ma di solito l’acqua è
sufficiente. Bagna la bicicletta, asciugala, lubrifica la catena. Fatto.
Se usi un qualunque strumento più potente di una canna da
giardino – tipo un’idropulitrice – non dirigere il getto su tutti gli
elementi che girano (mozzi, movimento centrale) perché al loro
interno c’è del grasso che è bene non venga rimosso. Prova solo a
immaginare di lavarti tu, con un’idropulitrice: ci sono certi punti dove
proprio non vorresti che arrivasse il getto, dico bene? Be’, sappi che
anche la tua bici possiede alcune parti sensibili.
Chi non ha modo di usare una canna da giardino può
tranquillamente lavorare con un secchio e una spugna o una
spazzola delicata.
Alcuni lavano la bici sotto la doccia o nella vasca da bagno, ma è
gente che tende a vivere sola e possiede più di un gatto.
Ho sentito dire di persone che mettono parti della bicicletta in
lavastoviglie. Anche loro vivono da sole e hanno più di cinque gatti.
Fra un ciclo di lavaggio e l’altro, asciuga la bici con uno straccio.
Così facendo eliminerai meglio la sporcizia e, più importante ancora,
potrai notare crepe o qualsiasi altro problema che, altrimenti, ti
sarebbe potuto facilmente sfuggire.
Ma la cosa fondamentale da ricordare è che la terra non ucciderà
la tua bicicletta! Alle bici piace essere usate, non lavate. Una due
ruote pulita è una due ruote trascurata.

* L’autore parte dal presupposto che tu non sia abbastanza forte da lanciarle contro una
lavatrice; in effetti, questo la tua bici non sarebbe in grado di sopportarlo.
* Nota: queste istruzioni sulla pulizia della catena si applicano soprattutto alle bici sportive
con i deragliatori esposti. Se hai una bici con copricatena o carter, tipo un’olandese, buon
per te! È molto probabile che tu possa non curarti della tua catena per parecchi anni, salvo
lubrificarla di tanto in tanto.
Capitolo 3

PROTEGGERE E PRENDERSI
CURA DELLA BICI

A questo punto, con ogni probabilità avrai cominciato a sviluppare


un forte attaccamento alla tua due ruote. La miri e la rimiri con
affetto. La pensi quando siete lontani. Forse le hai addirittura
attribuito un genere e un nome.
Fermati subito.
È normale affezionarsi a oggetti inanimati e personificarli,
soprattutto quando giocano un ruolo di primo piano nella tua vita
come le biciclette. Il fatto che assomiglino a un mammifero, poi,
ispira una gran tenerezza. Dopotutto, l’idea per l’invenzione della bici
arriva dal cavallo, e poche creature sviluppano un legame più
profondo e intenso di quello fra equini ed esseri umani.
Anche se avere una relazione affettiva con il tuo destriero a due
ruote è una buona cosa, meglio non entrare del tutto in modalità
ippica: più sentimenti investi in lui e più sarai vulnerabile quando, un
giorno, se ne sarà andato. Che alla gente piaccia rubare bici è una
verità scomoda, ma la cosa peggiore è che è facile farlo: le biciclette
sono veloci, leggere, alimentate dall’energia umana e spesso
incustodite… e la maggior parte delle persone non sa distinguerle
l’una dall’altra, quindi risulta difficile identificarle. Inoltre, sono più o
meno ovunque, come more selvatiche mature pronte per essere
colte. Tutto ciò le trasforma in una sorta di valuta per la malavita: una
merce di scambio illegale ben accetta per strada.

LE REGOLE PER LEGARE LA BICI


1. USARE DISPOSITIVI DI QUALITÀ.

Procurati nel tuo negozio di bici un antifurto ad alto livello di sicurezza. Con ogni
probabilità si tratterà di un catenaccio pesante oppure di un U-lock (o lucchetto a U).
La catena ha il vantaggio di essere più lunga e flessibile, permettendo di legare la
bicicletta a una più ampia varietà di oggetti (cosa estremamente utile se ne hai una
piuttosto grande e difficile da parcheggiare in una normale rastrelliera). I vantaggi
dell’U-lock, invece, sono la compattezza e la maneggevolezza, oltre che la semplicità
di agganciarlo a qualsiasi punto della tua due ruote.

Ricapitolando: se hai una bici grande probabilmente preferirai una catena, se


pedali su una sportiva, un U-lock fa al caso tuo.
Non pensare di risparmiare creandoti un antifurto personale con una catena e un
lucchetto recuperati dal ferramenta di quartiere. Sarà anche economico, ma non è
intelligente: quando si tratta di legare la bici, parsimonia e sicurezza sono elementi
che si escludono a vicenda. Le catene da bicicletta sono composte di maglie
progettate apposta per resistere meglio alle tenaglie, quelle che si comprano a metro
dal ferramenta no.

Per maggiore scrupolo compra un secondo antifurto: in aggiunta a quello di


massima sicurezza puoi scegliere qualcosa di più leggero ed economico, per
esempio un cavo d’acciaio. Usalo per legare le ruote, oltre che per far perdere un
altro po’ di tempo al ladro di turno. Due antifurti sono sempre meglio di uno.
(È buona regola avere un antifurto più leggero anche per quando vai a farti un giro
in una zona a basso tasso di criminalità e non vuoi trascinarti dietro l’ancora della
nave. Ma prima assicurati che lo sia per davvero, una zona a basso tasso di
criminalità! Anche il paesino di campagna più pittoresco potrebbe pullulare di ladri.)

2. LEGARLA A UN OGGETTO ESTERNO.


Accertati che il tuo antifurto principale prenda i tubi che costituiscono il telaio, non
solo qualche componente che può essere rimosso con facilità, per esempio le ruote.
Con questo espediente l’unico modo per rubarla, a parte aprire l’antifurto, è
spezzarne il telaio. Se vogliono la tua bici dovranno passare sopra il suo cadavere!
Se riesci, prendi pure una delle ruote per fissarla al telaio. Poi usa il secondo
antifurto per legare l’altra.

3. LEGARLA MOLTO STRETTA.


I ladri riescono ad avere la meglio sulle catene tagliandole e sugli U-lock forzandone
l’apertura: non vorrai facilitargli il compito in alcun modo! Più spazio c’è fra l’antifurto
e la bicicletta per infilarci un qualsiasi attrezzo, più semplice sarà rubarla.
La catena va stretta bene o fatta girare più volte intorno alla bici prima di chiuderla.
Con l’U-lock è bene occupare più spazio possibile all’interno della U, legandolo a
qualcosa di grosso, facendolo passare intorno al tubo più largo del telaio oppure
prendendo contemporaneamente telaio e ruota.
Un’altra buona ragione per legare la bicicletta ben stretta è impedirle di cadere e
rovesciarsi in un punto in cui potrebbe passarci sopra un’auto.

4. CONTROLLARE CON ATTENZIONE L’OGGETTO A CUI SI FISSA LA BICI.


Legare una bicicletta non è come chiudere un’auto, per la quale basta premere un
bottone sulla chiave elettronica e andarsene. Legare una bici è un lavoro manuale e
insieme d’ingegno, è un problema di logica, un test di intelligenza visivo-spaziale.
Intendo dire che una volta fissata la due ruote a qualcosa che ha l’aria di essere
adatto, come un palo o una rastrelliera, devi esaminarlo con attenzione. Studiarlo.
Esiste un modo per portare via la bici senza togliere l’antifurto? È possibile sollevarla
sfilandola dal palo? L’oggetto a cui è legata è aperto a un’estremità, e non te ne eri
accorto? Hai preso anche il telaio dentro all’antifurto? (È facile commettere questo
errore quando si va di fretta, soprattutto con un U-lock.) L’elemento a cui hai fissato
la bici si può rompere o tagliare facilmente?
Prendi l’intera situazione come un rompicapo e ragionaci.
Poi, allontanati di un passo. Afferra il palo o la rastrelliera e prova a scuotere. Ti
sorprenderà non trovarli sempre ancorati al terreno in modo così solido: troppo
spesso diamo per scontato che siano strutture inamovibili del paesaggio urbano. La
città può essere come Legoland: può sembrare solida, ma potresti riuscire a
sradicare un cartello stradale dal marciapiede.

5. ASSICURARE GLI ALTRI COMPONENTI.


Senza dubbio le parti più vulnerabili (e di valore) della bici sono le ruote e la sella
(incluso il reggisella).

• Ruote. Hai presente le spiegazioni su come riparare una gomma a terra? Ricordi
quanto è facile staccare la ruota dalla bici? Esattamente! La tua bici potrà anche
essere blindata, ma un ladro potrebbe volersi prendere una o entrambe le ruote
come premio di consolazione.
Come ho già accennato, in teoria sarebbe il caso di avere un secondo antifurto. Se
con quello principale leghi il telaio, col secondo assicuri le ruote; qualora non si
riuscisse ad agganciarle entrambe, potresti legare quella di dietro e portarti appresso
l’altra.
Ricordati che ci vogliono in tutto cinque secondi per rubare una ruota anteriore,
forse dieci per quella posteriore, che va sganciata dal sistema di trasmissione: la
prima è quindi il bersaglio più debole, ma va considerato anche che sostituire la
seconda è più costoso.
Se le ruote non sono a sgancio rapido ma fissate al mozzo potrebbe essere
necessario un po’ più di tempo, ma rimane comunque molto facile portarle via, perciò
non illuderti che siano al sicuro.
(Eccezione al punto di cui sopra: se possiedi una bici olandese o simile, con le
ruote sepolte sotto vari parafanghi e portapacchi, in genere non devi preoccuparti di
legarle. Non solo smontarle è un’operazione lunga, ma non sono nemmeno
particolarmente smerciabili sul mercato nero.)

• Sella e reggisella. Ricordi quanto è semplice regolare l’altezza della sella? Rubarla
è facile quanto sfilare il reggisella dal tubo piantone. E se è particolarmente bella
sarà tanto allettante per i ladri quanto costosa da sostituire.
Se non vuoi montare sulla bici un dispositivo fisso a protezione del sellino (vedi più
avanti), prendi un pezzo di cavo a treccia con un anello a entrambe le estremità, fallo
passare attraverso i dispositivi di scorrimento della sella e assicura gli anelli con il tuo
antifurto principale. Questi cavi sono disponibili in tutte le lunghezze: se abbondi puoi
assicurare sia il sellino sia una o entrambe le ruote.

PROTEGGERE LA TUA BICI


Ben venga amare la tua bici. Tuttavia devi essere preparato su due
livelli diversi: prevenzione e inclinazione emotiva.

Prevenzione
La tua due ruote diventerà presto una parte di te e, quando questo
accadrà, comincerai a darla per scontata.
Non farlo.
Se la bici non si trova sotto al tuo sedere o al sicuro fra le mura di
casa, legala, e bene. Evita del tutto situazioni tipo: «Macché catena,
faccio solo un salto nel negozio a comprare l’acqua, ci vorranno due
secondi». Non permettere alla tua sete di minare alla base la
prudenza! Non hai mai visto i documentari sugli animali? Il leone
attacca sempre l’antilope quando è ferma allo stagno.

LEGARE IL LEGABILE
Certo, tutti i componenti della bici sono «a portata di mano», ma in
genere staccarli non è così semplice, quindi è meno probabile che
vengano rubati. Eppure, specialmente nelle città, il furto di manubrio
e attacco del manubrio di biciclette da gara o sportive non è raro,
perché i pezzi si smontano con facilità. Soltanto un ladro occasionale
potrebbe essere interessato a rubare pezzi da una bici olandese
(semmai dovesse capitare, cerca a terra lì attorno delle impronte di
zoccoli olandesi e seguile).
Se vuoi davvero capire quali siano le priorità dei ladri di biciclette,
fatti un giro per la città e studia le due ruote legate ai pali. Una bici
ben legata parcheggiata per un paio d’ore dovrebbe rimanere intatta.
A una che è stata lasciata così per tutta la notte potrebbero mancare
il sellino e la ruota davanti. Dopo una settimana restano telaio,
manubrio e sistema di trasmissione. Quindici giorni dopo se ne è
andato anche il manubrio e rimangono solo telaio, forcella, pedali,
catena e serie sterzo. A questo punto anche persone di solito oneste
tendono a sgraffignare qualche cuscinetto dalla bici – o da quel che
ne rimane – mentre è chiaro che il proprietario ha gettato la spugna
o ha lasciato la città. Ecco spiegati quei telai che si vedono in giro,
completamente spogli, legati a qualche palo con un U-lock: se la
lasci parcheggiata troppo a lungo, la tua bici diventerà una carcassa
vittima della strada e alla fine verrà spolpata fino all’osso.

PROTEGGERE I VARI ACCESSORI


Luci, borsa da sella, bottiglie e qualsiasi altra cosa tu abbia lasciato
nel cestino o nelle borse laterali: tutto ciò si può rubare con assoluta
facilità. È seccante, e al contempo pericoloso, dover pedalare fino a
casa avvolti dall’oscurità perché qualcuno si è arraffato le luci. Porta
questi accessori con te dopo aver parcheggiato.
Inoltre, evita di legare il casco alla bici perché un cane potrebbe
farci la pipì dentro. Te lo garantisco. I padroni permettono ai loro
preziosi canidi di fare i bisogni contro le biciclette, lo vedo tutti i
giorni. Anzi, ho visto un cane pisciare sulla mia bici mentre io stavo
proprio lì di fianco.
Perciò, non lasciarci il casco.
Inclinazione emotiva
Non importa con quanta cura tu abbia legato la bici: c’è sempre la
possibilità che un ladro riesca a rubartela.
Non esistono catene o cavi che non si possano tagliare. Si tratta di
leggi della fisica, nient’altro.
Tuttavia, c’è un’entità che sfugge a queste leggi e che, una volta
addestrata nel modo appropriato, puoi utilizzare per proteggerti dal
furto della bicicletta, e nessun essere umano sulla Terra potrà mai
sconfiggerla.

Soluzioni fisse a prova di furto


Se leghi in strada e per lunghi intervalli di tempo la tua bici sportiva, oltre a mettere in
atto il regime di legatura e bloccaggio sin qui illustrato potresti installare una serie di
soluzioni preventive fisse.

• ASSI DELLA RUOTA


Metodo di lusso. Sostituire le leve di sgancio rapido (o i bulloni a dado) delle
ruote con un apposito dispositivo di antifurto. Proprio come i sistemi blocca ruota
delle auto, per rimuovere questi meccanismi è necessario l’impiego di chiavi
speciali.
Metodo economico. Fissare le leve di sgancio rapido al telaio con delle ganasce.

• SELLINO
Metodo di lusso. Sostituire il morsetto del canotto e della sella con un apposito
antifurto.
Metodo economico. Far passare la catena di trasmissione di una vecchia bici nei
binari di scorrimento del sellino e attorno al telaio e chiuderla con lo
smagliacatena.

• ATTACCO DEL MANUBRIO


Metodo di lusso. Di nuovo il dispositivo apposito.
Metodo economico. Infilare un cuscinetto a sfera nella testa della vite a brugola e
sigillare il tutto con un pezzo di silicone adesivo, in modo che per il ladro sia più
complicato infilarci la brugola.

Sto parlando della tua mente.


Pensa al Dalai Lama. I cinesi gli hanno rubato il suo Paese di
origine, il Tibet, ma lui gode di un tale stato di beatitudine che sorride
estatico, sempre e comunque. Questo perché, invece di negare
l’inevitabile, ha impiegato molte vite a esercitarsi per trascendere la
natura effimera della materia.
Tornando alla tua bici, dovresti diventare come il Dalai Lama.
Accetta che la tua bici sia solo un concentrato casuale di materia e
che, in qualsiasi momento, gli atomi che la costituiscono potrebbero
disperdersi. Questo non significa che la «prevenzione» non sia un
elemento essenziale per un ciclista, al contrario, ne rinforza la
necessità: sotto stress si commettono errori, ma scendendo a patti
con la natura effimera della tua due ruote e liberandoti
dell’attaccamento invalidante nei suoi confronti, potrai agire con
razionalità e prendere le opportune precauzioni, senza lasciarti
condizionare da un giudizio annebbiato.
Ogni volta che ti allontani dalla bici potrebbe essere l’ultima
occasione in cui la vedi. Dille addio. Abbracciala. Falle una foto.
Sono tutti atteggiamenti da cui potresti ottenere notevoli benefici.

Attestato di proprieta`
La tua bici è stata rubata. Hai alzato gli occhi al cielo e ne hai dette di tutti i colori.
D’accordo, la tua compagna a due ruote è andata, ma questo non vuol dire che non
la si possa ritrovare o che tu non possa ricevere almeno una qualche forma di
risarcimento: si possono infatti prendere alcune precauzioni, casomai arrivasse quel
fatidico giorno.

• Stipulare un’assicurazione. Negli ultimi anni si comincia a trovare qualche


proposta di copertura assicurativa che comprende il furto delle due ruote: potrebbe
essere utile; in caso di noleggio, verifica se è prevista un’assicurazione e cosa copre.

• Avere sempre qualche foto recente. Se la tua bici sparisce puoi andare al
negozio di biciclette di zona con un’immagine e chiedere se qualcuno l’ha vista.
Inoltre puoi condividere le foto sui social anche con i ciclisti della tua zona: da bravi
fanatici non possiamo fare a meno di passare in rassegna ogni bici che incontriamo,
perciò, non si sa mai, uno di noi potrebbe essere in grado di riconoscere la tua.

• Appuntarsi in un posto sicuro il numero di telaio. È bene conservare la ricevuta


(se hai comprato la bici in un negozio) e tutti i documenti relativi: se la polizia ritrova
la bicicletta, ti potrebbe essere richiesto di dimostrare che è tua. Nel caso in cui ti
rivolgessi alle autorità dopo aver rintracciato il responsabile del furto, è probabile che
il ladro sosterrà di aver acquistato la bici da qualcun altro; nel qual caso, l’onere della
prova ricadrà su di te.
• Registrare la bicicletta. È possibile schedare e identificare la propria bicicletta, per
esempio attraverso la punzonatura, una marchiatura indelebile promossa da alcune
città italiane che, in caso di ritrovamento a seguito di un furto, permette di
riconsegnare il mezzo al legittimo proprietario; puoi anche registrarla ad apposite
liste come quella del Registro Italiano Bici.

1. Soffermandoti a riflettere sul furto della tua bicicletta, potresti


notare dettagli che ti erano sfuggiti, per esempio il fatto che hai
dimenticato di legarla: quando smetti di pensarci, è un attimo che ti
impigrisci, e lei sparisce.
2. Se ogni volta che lasci la bici metti in conto che potrebbe
sparire, allora sarai sorpreso di trovarla ancora lì al tuo ritorno, il che
trasforma ogni giro o commissione in un’uscita con la bici nuova!
3. Se alla fine te la rubano davvero, avrai almeno una foto recente
da mostrare alla polizia.

AGNELLO SACRIFICALE
Per concludere, se devi per forza tenere spesso la bici legata in
strada, la migliore forma di prevenzione contro il furto è che sia la
due ruote più scarsa su cui tu possa tollerare di pedalare. Se
possibile, prendine una di bassa qualità per lasciarla in giro e
risparmia quella buona per le gite, quando passerà la maggior parte
del suo tempo al sicuro sotto il tuo sedere. Esistono varie formule
per calcolare quante bici bisognerebbe avere, ma la più utile è
questa: quante se ne desiderano, più una veramente scarsa.

TRASPORTARE LA BICI
Prima o poi, ti verrà voglia di portare la bicicletta in viaggio di nozze.
Ma come si fa a viaggiare con una due ruote ed essere sicuri che
arrivi a destinazione sana e salva?
A parte metterle addosso una medaglietta di San Cristoforo, ecco
alcuni modi per proteggerla durante la luna di miele.

In auto
PORTABICI DA TETTO
Gli accessori per fissare la bicicletta sul tetto dell’auto sono
fantastici: sono stabili, la tengono fuori dai piedi e ti lasciano un
sacco di spazio per il resto dell’equipaggiamento.
Purtroppo, sono così efficaci – soprattutto nel tenerla fuori dai
piedi – che è molto facile dimenticarsi la bici lì sopra fino al secondo
esatto in cui passi con la macchina sotto un cavalcavia o una
serranda di garage molto bassi, troppo tardi per evitare che la tua
due ruote si riduca a un ammasso di rottami, portandosi via con sé
portabici e pezzi sparsi di auto.
Se scegli di adottare questa soluzione, fai il possibile per ricordarti
che hai un carico sul tetto, a costo di mettere un avviso o un cono
segnaletico sulla rampa d’accesso al parcheggio, oppure una foto
della bici sul cruscotto, con scritto a caratteri cubitali rossi: NON
MACIULLARMI.
Inoltre, calcola le misure! Verifica l’altezza complessiva dell’auto
con la bicicletta sul tetto e appuntatela da qualche parte: in questo
modo, ogni volta che vedrai il cartello di divieto di transito per veicoli
con un’altezza superiore a quella indicata, saprai se riuscirai a
passare senza decapitare la bici.
Infine, conosci te stesso! Appartieni alla categoria degli
smemorati? Ti capita spesso di perdere le chiavi di casa? Usi spesso
il servizio «Trova il mio iPhone»? Se è così, il portabici sul tetto
potrebbe non essere la scelta più adatta: prendi in considerazione
altre possibilità.

Una nota sul furto


La maggior parte dei portabici da tetto ti consente di installare una serratura antifurto
a cilindro. È bene farlo, anche se non sarà comunque il caso di lasciare la bicicletta
su un’auto incustodita per un tempo molto lungo: basta un semplice cacciavite per
forzare la cedevole serratura in dotazione, simile a quelle dei bagagli a mano.
La funzione del portabici è trasportare la bici, non parcheggiarla.
Inoltre, tieni presente che i ladri potrebbero ambire al tuo portabici anche se è
vuoto; quelli da tetto in particolare sono considerati di un certo valore, almeno per
quanto riguarda l’immagine: in pratica sono cappellini da baseball con visiera piatta
per auto, per cui al mercato nero si smerciano facilmente. Se si parcheggia l’auto
all’aperto meglio smontarlo, oppure optare direttamente per un altro sistema.
PORTABICI POSTERIORI
Ci sono diverse buone ragioni per tenere la bici dietro l’auto invece
che sopra: minore attrito con l’aria e risparmio di carburante,
maggiore facilità a smontare il portabici quando non serve e, almeno
in teoria, zero rischi di decapitare la bicicletta.
Certo, questo non vuol dire che la tua due ruote sia fuori pericolo
là dietro, visto che qualcuno può sempre tamponarti. O potrebbe
restare vittima di un incidente durante una sosta: se non sei portato
per il parcheggio parallelo, quel rumore sinistro che hai appena
sentito è la tua bici che si è accartocciata.

L’IMPORTANZA DI UN MONTAGGIO CORRETTO


Prima di mettere la bicicletta su un portabici, assicurati di averlo
montato nel modo corretto. E dopo, quando ci fissi il carico,
assicurati che sia ben bloccato. Se fai da schifo anche una sola delle
due operazioni vai incontro a tre possibili scenari, uno peggiore
dell’altro.
• La bici cade e ti ammacca l’auto.
• La bici vola via e viene distrutta.
• La bici vola via mentre viaggi a tutta velocità in autostrada con
conseguenze spaventose, e tutto perché non hai montato il portabici
come si deve. Ottimo lavoro.

DENTRO L’AUTO
Hai un mucchio di spazio a disposizione all’interno dell’auto e hai
deciso di non mettere in conto alcun genere di portabici. Buon per te!
Questo è il metodo di trasporto automobilistico più sicuro per la tua
bicicletta, e anche il più conveniente in termini di risparmio di
carburante.
Non essere troppo compiaciuto, però, perché se la tua due ruote
può starsene al sicuro dentro la macchina mentre sei in movimento,
quando hai parcheggiato l’unica cosa che la divide da un ladro è un
vetro. Certo, dopo sette ore di guida potresti non morire dalla voglia
di scaricare la bici riposta con tanta cura, una volta arrivato in quel
deludente alberghetto lungo la strada. Potresti decidere di lasciarla
lì, nascosta sotto una coperta o simili.
Non farlo.
Lasceresti mai un cane, un gatto o un bambino tutta la notte in
auto? Ovviamente no. Perciò non farlo nemmeno con la tua
bicicletta, se vuoi ritrovarla il mattino dopo.
Anche se ti sembra che nel bagagliaio sia al riparo, non lo è,
perché i posti dove ci si ferma a riposare nei viaggi lunghi sono
proprio gli stessi in cui ai ladri piace rovistare fra le auto
parcheggiate.

In aereo
È un dato di fatto: subito dopo gli alterchi con gli automobilisti, il
viaggio in aereo con la bici è l’esperienza più frustrante per un
ciclista. (Sarà anche il volo più estenuante che farai, a eccezione di
quelli con un bambino al seguito.)
La prima cosa che imparerai è che per il trasporto della bicicletta
la maggior parte delle compagnie aeree fa pagare una tassa
aggiuntiva, il cui valore varia da un’alzata di sopracciglio a uno shock
vero e proprio.
Come seconda cosa scoprirai che non c’è alcuna logica dietro
questa sovrattassa, che scatta in automatico per la voce «bici»: non
ha nulla a che fare con il consumo di carburante, il bagaglio a mano
o qualsiasi altra motivazione fittizia ti possano fornire quando
cominci a lamentarti al check-in. Anche se la custodia della tua due
ruote ha dimensioni, peso e forma di una normalissima valigia, ti
affibbiano lo stesso la tassa aggiuntiva per il semplice fatto che usi il
termine «bicicletta».
(Certo, è vero che la maggior parte delle sovrattasse imposte dalle
compagnie aeree è punitiva e arbitraria, ma non per questo quella
delle bici risulta meno frustrante.)
Ciononostante, eccoti lì a pensare: «Va bene, sto andando in
vacanza e ho voglia di usare la bicicletta. Ingoierò il rospo e pagherò
la tassa». Imballi il tutto per bene in una speciale custodia da
viaggio, paghi il sovrapprezzo e fai il check-in.

Soluzioni facili per viaggiare con una bici


1. NOLEGGIARE O CHIEDERE IN PRESTITO LA BICI
È vero: se la prendi a noleggio o te la fai prestare da qualcuno non pedalerai sulla
tua bicicletta, ma eviterai tutte le seccature e il costo del trasporto. Noleggiare una
bici spesso è più economico che pagare il sovrapprezzo del biglietto aereo: tutto
quello che dovrai portare con te saranno casco, scarpe, pedali e qualche capo in
lycra. Contatta i negozi di biciclette della tua destinazione e chiedi se offrono il
servizio di noleggio. E oggi che viviamo nel futuro potresti sempre provare a usare il
bike sharing tramite la sua App: dopotutto hai prenotato online una stanza su Airbnb
e un taxi che ti venga a prendere all’aeroporto… perché non utilizzare l’equivalente
per la bicicletta?

2. COMPRARE UNA BICI DA VIAGGIO


Se parti spesso con la due ruote dovresti prendere in considerazione l’idea di
comprarne una da viaggio. Si tratta di biciclette di grandezza regolare, con dei
coupler, ovvero una sorta di giunti speciali lungo i tubi che consentono di scomporre
il telaio e infilare i componenti in una sacca da viaggio delle dimensioni di un
bagaglio a mano.
Ogni produttore adotta tecniche proprie per realizzare le bici da viaggio, ma in
genere qualunque modello sarà valido quanto una bicicletta «normale» e sarà
davvero impossibile notare differenze nella pedalata: non c’è alcun motivo per non
usare quella da viaggio tutti i giorni. Se poi la due ruote con cui pedali di solito è di
acciaio, potresti persino riuscire a convincere un costruttore di telai professionali ad
aggiungerci questi giunti speciali in modo da renderla più portatile.
Certo, una buona bici da viaggio (o una opportunamente modificata) non è
economica, ma se voli spesso alla fine il costo verrà ammortizzato e ne apprezzerai
la comodità.

Devi anche ricordarti delle misure di sicurezza degli aeroporti, le


quali prevedono che i bagagli possano essere ispezionati alla ricerca
di droghe o bombe, compresa la tua custodia. La apriranno, ci
frugheranno e magari scombineranno il tuo ottimo imballaggio,
tirando fuori tutto e ricacciandolo dentro alla rinfusa. A volte
quest’operazione può causare un danno a qualche componente
della bici, dal momento che per riporla servirebbe la stessa
attenzione che ci mette un chirurgo durante un’operazione: c’è un
solo modo corretto per ridisporre ogni cosa al suo posto.
CONSIGLI SEMIPROFESSIONALI PER
VOLARE CON LA BICI
• Evitare le sovrattasse. Come ho spiegato, quasi sempre le compagnie aeree
rincarano il costo del biglietto con un supplemento per la bicicletta, a prescindere
dalle effettive dimensioni del bagaglio.
Perciò, se possibile, evita di esplicitare che si tratta di una due ruote.
Non ti sto dicendo di mentire, ma solo di essere un po’ avaro di informazioni.
Certo, se hai una custodia gigantesca dovrai pagare il supplemento in ogni caso.
Ma se la tua bici da viaggio entra in un’anonima sacca di dimensioni regolari e il
personale della compagnia vuole sapere che cosa c’è dentro, allora potresti evitare
di specificare. Per esempio, io mi diverto a dire che è il materiale per una
presentazione, il che implica che sia in partenza per una qualche sorta di congresso.
Non è del tutto una bugia visto che, a un certo punto, appoggerò davvero la
bicicletta a qualcosa e qualcuno vorrà ammirarla. Che poi io possa anche utilizzare
questo materiale a scopo ricreativo, sedendomici sopra mentre le ruote girano verso
la mia destinazione, è un fatto del tutto circostanziale.
Un buon sistema per essere sicuro che la compagnia non ti chieda spiegazioni sul
contenuto è cercare di non sembrare un superfanatico di bici: evita di indossare
magliette da biker incallito e trova il modo di tenere coperto il tatuaggio a forma di
mountain bike.
Che dire, infine, della custodia? Scegline una che faccia pensare il meno possibile
ad articoli sportivi: nessun logo o colore sgargiante e, ovviamente, niente immagini di
biciclette. Meglio qualcosa di semplice e nero, che non ispiri sovrattasse più di una
valigia zeppa di calze e mutande.
Ancora più importante: pesa la valigia una volta che l’hai chiusa. Se supera il limite
consentito, tutti questi sotterfugi saranno inutili.
• Proteggere la bici. La tua custodia può essere imbottita o meno, ma in entrambi i
casi dovresti andare dal ferramenta e comprare un po’ di polietilene espanso da
imballaggio: funziona alla grande per proteggere il telaio, soprattutto da eventuali
danni estetici.
Per quanto riguarda guasti strutturali, una volta che le ruote sono state smontate il
telaio è al massimo della sua vulnerabilità, perché forcella e foderi orizzontali sono
più esposti a uno schiacciamento che potrebbe piegarli o spezzarli.
Per questo telai e bici nuove vengono spediti con piccole protezioni di plastica
sulle estremità della forcella e dei forcellini, quindi è probabile che il negozio di
biciclette sotto casa ne abbia fantastiliardi sparsi in giro: chiedine qualcuno e usali
ogni volta che devi imballare la tua due ruote.

• Non mettere tutte le uova in un solo paniere. Se stai prendendo l’aereo per
andare a pedalare da qualche parte come un vero ciclista sportivo all’ultima moda,
avrai bisogno anche di attrezzi, scarpe, casco e qualsiasi altra cosa a contorno.
È una buona idea stipare un bel po’ di roba nella custodia insieme alla bici, senza
superare il peso consentito. In questo modo alleggerisci il bagaglio a mano e puoi
usare gli indumenti per migliorare l’imballaggio e proteggere il telaio.
Tuttavia può capitare che la custodia della bici vada persa o arrivi in ritardo, ragion
per cui non è mai una pessima scelta tenere nel bagaglio a mano scarpe e pedali, e
magari pure un paio di pantaloncini e una felpa: in questo modo, qualora fossi
costretto a prendere in prestito la bicicletta di qualcun altro, non dovrai chiedergli
anche pantaloncini e scarpe.

• Impacchettare gli attrezzi. Per imballare la bici hai dovuto smontarla, quindi avrai
di sicuro impacchettato anche tutti gli strumenti che ti serviranno per rimettere
insieme i pezzi, giusto?
Non avrai intenzione di correre per l’albergo alle tre del mattino in cerca di una
chiave inglese per i pedali, vero? Non è una cosa da te.
E poi, una volta arrivato e rimontata la bici, quasi sicuramente dovrai apportare
qualche aggiustamento.
Oltre alle solite brugole portati dietro un tiraraggi, perché spesso durante il viaggio
le ruote si schiacciano e perdono la centratura.
Assicurati di avere con te una pompa, ma considera che, a dispetto di tutto ciò che
la gente può raccontarti su Internet, non è necessario sgonfiare le gomme in
previsione del volo. Non esploderanno. Anzi, dovrebbero essere il più gonfie
possibile, così non sarà necessario sistemarle arrivato a destinazione. Ha senso
diminuire la pressione soltanto se la bici non entra nella custodia, cosa che accade
spesso con sacche di piccole dimensioni.

E che dire della custodia? Ne esistono due tipologie, rigida e


morbida. Il primo modello offre maggiore protezione, in teoria, ma è
pesantissimo e ha bisogno di spazio una volta arrivato a
destinazione, o a casa. La custodia morbida è più leggera, facile da
maneggiare e più semplice da ripiegare e infilare nel bagagliaio di
un’auto a noleggio o sotto al letto, ma, be’, è morbida, quindi è più
probabile danneggiare il suo prezioso contenuto.
Un’altra possibilità è non usare custodie. Alcuni cicloturisti
preferiscono una scatola di cartone per biciclette (il tuo negozio sarà
felice di dartene una, se la chiedi con gentilezza), mentre altri si
limitano addirittura ad avvolgerla nel cellophane. Secondo una
leggenda, gli addetti al carico e scarico bagagli sarebbero più cauti
nel maneggiare questi pacchi perché vedrebbero che si tratta proprio
di bici, e non di un mucchio di biancheria. Non so se è vero, ma
senza dubbio è molto più economico che usare una custodia e
potrebbe essere una buona scelta per andare in pari con le
esorbitanti sovrattasse. In ogni caso imballa la tua bicicletta con
molta cura. Potresti anche organizzare un giro di scommesse
sull’aspetto che avrà quando la recupererai.
Ma prima di tutto, a prescindere dal metodo di imballaggio, valuta
con molta attenzione l’itinerario nonché le dimensioni dell’aereo: se
una delle tappe del viaggio prevede un velivolo piccolo potrebbe non
esserci abbastanza spazio per la tua bici e la compagnia aerea
potrebbe decidere di spedirtela in seguito, mandando
completamente a rotoli la tua vacanza ciclistica.

In treno
Per le gite in giornata non esistono due mezzi di trasporto così
complementari quanto bici e treno. Certo, è facile caricare la tua due
ruote in macchina, ma questa scelta si porta sempre dietro un
retrogusto di vergogna: non che ci sia qualcosa di sbagliato nel
raggiungere in auto il luogo da cui partire a pedalare, però la
sensazione è quella di ricorrere a un meschino trucchetto, tipo
quando sei all’estero, ma mangi sempre la pizza.

Il treno, d’altra parte, è romantico. Basta caricarci la bicicletta,


lasciarsi cullare dal rumore ritmico delle rotaie mentre si fugge
dall’orbita cittadina, e alla fine scendere e cominciare a pedalare
nella campagna. Manca solo il tweed.
Purtroppo, viaggiare in treno non è più come una volta, e la
situazione non può migliorare se si continua a concentrare gli
investimenti sul trasporto automobilistico.
Spesso non ci sono carrozze dotate di strutture adeguate per i
ciclisti. Per questa ragione è fondamentale verificare il regolamento
ferroviario. A volte puoi caricare il tuo mezzo solo su alcune vetture,
o su alcuni vagoni; a volte devi fare una prenotazione speciale, altre
chiedere un permesso; a volte non puoi portare la bici sul treno
punto e basta. Perciò assicurati di aver condotto per bene le tue
ricerche su ogni singola tratta del viaggio: non vorrai essere costretto
a salire su un treno che ti riporta a casa solo perché il capotreno ti
ha rifiutato.

Un avvertimento per i cicloraduni


Presta particolare attenzione quando partecipi a uno di questi importanti eventi
ciclistici. Sei parte di un branco e ciò ti rende oltremodo vulnerabile. I ladri adorano i
raduni: non solo hanno a disposizione un bel mucchio di bici, ma i partecipanti, come
prima cosa, spengono il cervello. Evita di lasciare la bicicletta sopra o dentro la
macchina. Non parcheggiarla appoggiata davanti all’ingresso dell’ufficio degli
organizzatori dell’evento, né nell’atrio o nel corridoio dell’albergo. Stai attento quando
ti fermi nelle aree di servizio o al bar. Portati dietro un antifurto e usalo. L’unica cosa
che ti puoi concedere di perdere a un cicloraduno è la tua dignità.

Per quanto riguarda il trasporto regionale e le metropolitane, in


alcuni casi possono essere abbastanza utili, tipo, per dire, se piove a
dirotto e tu non te la senti di pedalare fino a casa. È buona regola
conoscere e verificare sempre il regolamento per caricare le
biciclette sui mezzi pubblici della propria città. Per esempio, nella
maggior parte dei centri urbani il trasporto in metro è concesso
soltanto in alcuni orari – e comunque farlo quando c’è il pienone è da
cretini patentati.

In bus o pullman
In alcuni comuni, e soprattutto nelle linee extraurbane, potresti avere
la fortuna di trovare autobus su cui il trasporto delle biciclette è
consentito; all’estero potresti addirittura trovare mezzi dotati di
rastrelliere. Buon per te. Non credo però che tu possa programmare
un viaggio di centinaia di chilometri in bus o pullman con la tua bici al
seguito. Se è così, o stai partendo per una tournée con una rock-
band in uno di quei megapullman con ogni tipo di comfort, oppure
hai toccato il fondo e vuoi fare un viaggio da spiantato; ma
ovviamente in quest’ultimo caso avresti venduto la tua due ruote
prima di salire a bordo.
Capitolo 4

FINALMENTE IN SELLA!

La bicicletta è uno dei mezzi di trasporto più utili, più efficienti e


meno soggetti a regole che ci si possa procurare.
Ti sarai accorto che, da quando hai acquistato la tua bici, nessuno
si è mai sognato di chiederti una patente di guida, un certificato di
immatricolazione o di assicurazione, e nemmeno se ci sapessi
andare. Per comprare e guidare una bicicletta non servono né una
preparazione specifica né permessi, il che è un bene. Però, non tutti
coloro che l’acquistano – e ciò potrebbe includere anche te – hanno
una qualche esperienza in merito, il che, invece, non è un bene.
Questo accade perché in molti luoghi la bici è considerata un
mezzo di trasporto del tutto marginale. Molti di noi imparano ad
andarci da bambini, ma poi abbandonano le due ruote per l’auto non
appena hanno l’età per prendere la patente. Così va a finire che
quando ci si rimette in sella da adulti si è ancora, in buona sostanza,
quel ragazzino di dieci anni che pedalava avanti e indietro nel vicolo
sotto casa. Il risultato è che troppe persone non sono capaci di
girare in bici in modo sicuro e maturo, sono dei ciclisti della
domenica.
Le cattive abitudini si devono correggere alla svelta, grazie a una
nuova forma di consapevolezza e all’esperienza. La bicicletta stessa
sarà il tuo miglior istruttore. Le auto sono insegnanti mediocri: sono
confortevoli, rilassanti e climatizzate, qualità che promuovono una
pigrizia tanto fisica quanto mentale. Certo, devi prendere la patente
per metterti al volante, ma quanto a impegno è un’operazione molto
limitata, considerato che l’esame di guida va sostenuto una sola
volta nella vita e che si tratta di poco più di un giretto nel quartiere.
La bicicletta, al contrario, ti lascia esposto agli elementi e risponde
persino alla reazione più infinitesimale di chi la conduce, perciò
richiede di essere in forma dal punto di vista fisico e vigile con la
testa. Non ci vuole molto a capire se si sta facendo qualcosa di
sbagliato. Se toppi sull’abbigliamento, hai freddo. Se ti incasini
rispetto alla pedalata, cadi. Una volta in sella sei sempre sotto
esame, tutti i giorni, e in un tempo abbastanza contenuto puoi
raggiungere un buon livello di esperienza.
Esiste un mucchio di potenziali errori e si può lavorare al fine di
evitarli, perciò familiarizzare con le regole basiche del funzionamento
di una bici paga.

COME ANDARE IN BICICLETTA


Di seguito le istruzioni per andare in bici.

IN AVANTI
Inforca la bicicletta. Poi fai ruotare le pedivelle con un piede finché
un pedale si trova appena più avanti rispetto alla scatola del
movimento centrale. Appoggia l’avampiede sull’asse del pedale e
spingi: questo movimento farà girare le ruote. Una volta che hai
preso lo slancio sufficiente perché la bici avanzi senza cadere, metti
l’altro piede nella stessa identica posizione e trasferisci la potenza
meccanica al sistema di trasmissione della bicicletta come desideri,
premendo su ciascun pedale in modo ritmico e alternato.
Questo movimento prende il nome di pedalata.
Usa l’avampiede, non l’arco del piede o il tallone; altrimenti
sembrerai un pazzo.

ALL’INDIETRO
A meno che tu non abbia in mente di dedicarti al ciclismo artistico, o
al bike polo forse, non c’è ragione per cui dovresti mai aver bisogno
di far andare la bici all’indietro, quindi tralascia questo aspetto.

GUARDARE DOVE SI VA
Mentre si pedala si dovrebbe sempre scrutare davanti a sé in cerca
di possibili ostacoli. Pensa a te stesso come a un sottomarino in
acque nemiche che emette in continuazione impulsi sonar. Devi
essere consapevole non solo di cosa sta succedendo sulla strada,
ma anche della superficie immediatamente davanti al tuo copertone,
quindi di eventuali buche, rappezzamenti del manto stradale, ricci:
qualsiasi cosa possa farti cadere.
In bicicletta non è concesso abbassare la soglia d’attenzione,
basta una distrazione momentanea a farti investire un pedone o
andare a sbattere contro la portiera di un’auto.

CAMBIARE DIREZIONE
Potrebbe capitarti di sentire questo detto: «La bici va nella direzione
del tuo sguardo». Il che è vero. È per questo che il gruppo di ciclisti
del Tour de France appare così elegante visto dall’alto: ognuno tiene
gli occhi puntati sulle cosce del corridore che lo precede e tutti si
muovono come se fossero una cosa sola. Se sei occupato a rimirare
la tua immagine riflessa nella vetrina di un negozio, invece che a
guardare la strada davanti a te, virerai verso il cordolo del
marciapiede e finirai contro un’auto parcheggiata. Chi è il più bello
del reame, adesso?
Probabilmente hai anche sentito parlare di controsterzo, e ti
avranno spiegato questa espressione dicendoti qualcosa tipo:
«Spingi a sinistra, vai a destra». Potrebbe risultarti fastidioso, stile
maestro Miyagi in Karate Kid, ma non è niente di cui avere paura.
Significa solo che devi un po’ piegarti in curva e che se strattoni il
manubrio come se stessi giocando a un videogame o usando una
trivellatrice è sicuro che finirai per terra.
Quando sterzi impugna bene le manopole, ma senza strizzarle.
Una presa mortale irrigidisce le braccia, mentre al contrario hai
bisogno che siano morbide, per aiutarti ad assorbire gli scossoni
della strada. Sei hai un’impugnatura troppo lenta, però, con un colpo
appena più forte degli altri la perderai e, di nuovo, l’esito finale
potrebbe essere ritrovarti lungo disteso per terra.
Molta gente non si rende conto che per far curvare una bici si
usano anche le cosce, quindi è bene sviluppare una certa agilità
della zona inguinale. Pensa al sellino come a un timone che manovri
con le tue parti basse. Per capire come funziona, scendi dalla
bicicletta e spingila lungo il marciapiede con una mano sola
appoggiata sulla sella e fai caso a come questa spinta controlla la
tua due ruote. La destrezza della zona inguinale ti permetterà anche,
più avanti, di padroneggiare la tecnica della pedalata senza mani.

RALLENTARE E FERMARSI
La tua bici dovrebbe essere equipaggiata di freni anteriori e
posteriori. Se non è così, riportala dove l’hai presa. La maggior parte
della forza frenante risiede nel freno davanti, che è quello più
importante, anche se è buona regola utilizzarli entrambi.
Tieni a mente che usare il freno anteriore di colpo potrebbe farti
schizzare oltre il manubrio. Su discese molto ripide, la cosa migliore
è dare una pressione costante al freno anteriore e regolare la
velocità con quello posteriore.
Come molte auto, la tua bici è dotata di un sistema di frenata ABS
(Antilock Bracking System), ovvero antibloccaggio, ma in questo
caso tale dispositivo è il tuo cervello. Se ti accorgi che le ruote si
bloccano e perdono attrito allenta appena la pressione sulle leve dei
freni e poi rischiacciale in modo graduale. Se senti che la gomma
posteriore si solleva, molla il freno davanti e premi quello dietro. Se ti
sembra invece che slitti, allenta quello dietro e premi quello davanti.
Qualunque tipo di freno usa la forza d’attrito per fermare la
bicicletta, e il risultato è un surriscaldamento, che può provocare una
diminuzione della tua potenza di frenata.

A proposito dei segnali con la mano


Esiste un intero, folle, elaborato sistema di segnali con la mano ufficiali che si
suppone di dover usare quando si va in bici. Non darti troppa pena di impararli, tanto
nessuno li capisce. Quello che importa, invece, è che se stai pedalando in mezzo al
traffico devi segnalare quando hai intenzione di svoltare, indicando con chiarezza la
direzione in cui vuoi andare.
L’obiettivo è di essere meno ambigui possibile: quando indichi qualcosa, lo
capiscono tutti.
Usare segnali obsoleti è un po’ come parlare alla maniera di Petrarca:
tecnicamente corretto, completamente disorientante.
In una lunga discesa è una buona idea variare la pressione dei
freni per consentire alla superficie frenante di raffreddarsi. Coinvolgi
quindi entrambe le mani in un lavoro costante di modulazione decisa
e insieme gentile: dovresti muoverle sulle leve dei freni come fa
Patrick Swayze in Ghost nella scena in cui modella il vaso di
ceramica al tornio.
Se usi una bici con il manubrio da corsa ricaverai una forza di
frenata di gran lunga maggiore impugnando le pieghe del manubrio.
Prenditi tutto il tempo necessario per familiarizzare con i freni.
Pedala avanti e indietro intorno al tuo isolato. Prova il freno anteriore
e quello posteriore. Esercitati sulla frenata breve. Sbanda. Cerca di
capire che cosa succede se li chiudi di scatto e cosa senti quando la
ruota posteriore si stacca da terra. Se prima del coinvolgimento vero
e proprio dei freni la leva ha una corsa troppo lunga, sistemali e
regolali di conseguenza. Il traffico dell’ora di punta non è una buona
palestra per imparare le sottigliezze del tuo sistema di frenata: cerca
di arrivare a conoscerlo bene prima di tuffarti nel mondo reale.
ABBIGLIAMENTO E ATTREZZATURA
Prima di parlare dell’abbigliamento adeguato leviamoci subito il
discorsetto sul casco, perché un mucchio di gente ti dirà che devi
indossarne uno piuttosto che un altro, pena la morte.
Non è così.
Non che tu non possa morire; è solo che al tristo mietitore non
importa un fico secco di cosa ti sei messo in testa.

Caschi
Nulla crea litigi o infiamma la blogosfera del ciclismo quanto i caschi
per la bicicletta. Alcuni insistono nel dire che salire in sella senza
averne uno sia un atto dissennato, paragonabile al permettere a un
bimbetto di pochi anni di cucinare una frittata senza la supervisione
di un adulto. Altri ritengono invece che la maggior parte dei caschi
sia inutile e che obbligare i ciclisti a indossare un copricapo in
polistirolo sia un diversivo che giustifica gli autisti spericolati e distrae
dalla necessità di riprogettare le strade.
La verità è che i caschi non garantiscono quella efficace
protezione alla testa cui siamo indotti a credere. I dati sulla loro
effettiva capacità di evitare traumi sono controversi, e addirittura
alcuni ricercatori e avvocati arrivano a sostenere che siano quasi del
tutto inefficaci. Spesso la gente parla di un casco aperto in due o
crepato a seguito di un incidente per provare che li avrebbe salvati
da danni cerebrali certi. «Visto? Sarebbe potuto succedere al mio
cranio, invece che al casco!» Tuttavia, una crepa potrebbe al
contrario essere un indizio che la protezione non ha affatto svolto
bene il suo lavoro. I caschi sono realizzati in polistirolo, materiale
che al momento del trauma dovrebbe esercitare una compressione
per rallentare l’accelerazione lineare subita dal cervello. Se il casco
si rompe vuol dire che il polistirolo non ha esercitato quella
compressione, ovvero che non ha potuto fare proprio nulla per il tuo
cervello.
A volte i caschi si rompono a causa di un impatto di striscio o
molto angolato, che magari non avrebbe causato alcun genere di
ferita. Anzi, può capitare di sbattere il capo in un incidente proprio
perché si indossa un casco. Per capire come possa succedere, la
prossima volta che ti prepari per un giro in bici mettilo prima del resto
dell’abbigliamento: sono sicuro che, mentre terminerai di vestirti,
sbatterai la tua testa bella protetta almeno tre volte, perché sì dà il
caso che quando è fasciata di polistirolo è un bel po’ più larga della
sua misura naturale.
Eppure, a un certo punto ti ritroverai a parlare con qualcuno che ti
dirà che è da idioti non portare il casco, per esempio un medico o
un’infermiera: «Lavoro in pronto soccorso, io. Vedo cervelli
spappolati tutto il giorno!». Affermazione convincente, ma tieni
presente che queste persone hanno a che fare solo con i ciclisti
infortunati, non con quelli che sono riusciti ad andarsene dal luogo
dell’incidente sulle proprie gambe. Inoltre, i medici non sono dei
fisici. Non sempre conoscono i dettagli di come si è verificato un
incidente o le forze implicate.
Non si tratta solo di sicurezza, però. La fiducia eccessiva nel
casco ha spinto sia gli automobilisti sia i ciclisti a scaricarsi delle
proprie responsabilità: gli uni si sentono autorizzati a dare la colpa
alle proprie vittime, gli altri sono erroneamente propensi a credere
che il loro dovere cominci e finisca con l’indossare una boa di
polistirolo sulla testa. Cosa ben più grave, questa fiducia eccessiva
potrebbe portare a imporre per legge l’uso del casco, che fa molto
poco per la sicurezza del ciclista ma moltissimo per scoraggiare
qualcuno ad andare in bici.

MODELLI DI CASCO
• DA CORSA
Di solito sono molto leggeri e hanno diverse prese d’aria, anche se di recente queste
stanno scomparendo per un’inversione di tendenza: ora va di moda fra i corridori
tutto ciò che è «aero». (Un tempo pagavi per le prese d’aria; adesso per non averne.
Va’ a capire.) In entrambi i casi sono comodi e leggeri, ma possono essere costosi, e
se usi la bici per andare in ufficio potrebbe farti strano indossarne uno con la giacca.

• DA MOUNTAIN BIKE
A seconda del tipo di mountain bike praticato, il casco indicato potrebbe essere di
qualsiasi genere, da uno da corsa con visiera (chi fa fuoristrada ha un debole per la
visiera, almeno non viene colpito in pieno viso dai rami) a uno di quegli affari che
coprono tutta la faccia, poco diversi da quelli da motocross. A meno che tu non sia
un discesista o non ti lanci giù da dirupi scoscesi, casco da corsa e da mountain bike
sono quasi intercambiabili.

• DA CITTÀ
Diverse aziende producono caschi più stilosi pensati per chi va in bici in città, più
stilosi rispetto agli standard degli equipaggiamenti protettivi, quanto meno. Di solito
somigliano a quelli da combattimento o da skateboard, o a quelle cose che
mettevano in testa i poliziotti inglesi. In ogni caso, se ti interessa tanto l’estetica,
questo genere di copricapo sarà più in linea con la tua city bike, la tua bici da
commuting e il tuo abbigliamento da tutti i giorni.
• PIEGHEVOLE
I caschi sono un po’ ingombranti da portare in giro, e per questo la gente li lascia
sulla bici quando parcheggia; molti se li tengono in testa, il che li fa sembrare
oltremodo prudenti anche mentre si aggirano fra i corridoi di un supermercato. I
caschi pieghevoli sono un tentativo di risolvere il problema riducendone il volume di
qualche centimetro, così forse riesci almeno a infilare quel maledetto coso in borsa.

• CASCHI-CAPPELLI
Ebbene sì, ci sono delle aziende che mettono a disposizione coperture che fanno
somigliare il tuo casco a un cappello o berretti imbottiti (in Italia non sono molto
diffusi ma si possono acquistare online). Se ti va di indossare, diciamo così, una
specie di copricapo in tweed dall’aspetto piuttosto rigido e innaturale, con un
inspiegabile cinturino sottogola che sembra almeno quattro taglie troppo grande per
te, allora fallo e basta. Solo, sii consapevole che non stai facendo fesso nessuno.
Questi copricapo sono come i parrucchini dell’abbigliamento di sicurezza per la bici.

Tutto questo significa che non sei tenuto a usarlo, giusto?


Sbagliato!
Significa piuttosto che dovresti abbandonare la convinzione che
indossare un casco sia l’equivalente tout court di essere un «ciclista
responsabile». Prova a non vederlo come un fattore discriminante
fra la vita e la morte, ma come un copricapo cerimoniale che ti
prepara mentalmente al tuo giro in bici. Visto che magari usi scarpe
speciali, pantaloncini ad hoc e una di quelle maglie tecniche con i
taschini sulla schiena e hai in mente di trascorrere ore e ore in sella,
indossa senza esitazione il tuo elmo di plastica da corsa. Se non
altro, ti aiuterà a entrare nella giusta predisposizione mentale e ti
ricorderà che pedalare a tutta birra può essere rischioso, soprattutto
se non sei portato a pensare alla sicurezza.
Se invece stai solo montando in sella con i tuoi abiti da tutti i giorni
e ti appresti a fare un giro in città, puoi anche lasciare il casco a
casa, purché tu abbia pianificato di pedalare in maniera intelligente;
perché se un casco può ricordarti di essere prudente, può anche
trasmetterti una falsa sensazione di sicurezza. Inoltre, diversi studi
hanno dimostrato che potrebbe indurre questa percezione
ingannevole anche negli automobilisti, che quindi finiranno col farti il
pelo e contropelo senza troppi problemi.
Dopotutto porti un casco, e i caschi sono efficaci all’ottantacinque
per cento, perciò se ti investono non ti faranno male, giusto?
Infine, ma questo è ovvio, se pratichi un folle ciclismo da discesa
su mountain bike faresti bene a usare sempre una protezione in
testa, se possibile una di quelle che copre anche la faccia, perché
schiantarsi contro un albero non è roba da poco, meglio ci sia
qualcosa fra la corteccia e il tuo viso. Anche chi pratica mountain
bike regolare dovrebbe usare un casco, visto che c’è da mettere in
conto almeno una caduta ogni uscita anche a bassa velocità; anzi,
sono proprio queste le occasioni in cui l’efficacia dei copricapo
protettivi risulta più evidente. Inoltre, la maggior parte dei parchi con
percorsi di mountain bike ne richiede l’uso: non vorrai certo arrivare
a scontrarti con chi stabilisce le regole d’accesso.
Un’ultima cosa importante: se usi un casco vedi di mettertelo
come si deve. Fatti un giro su una ciclabile in una giornata qualsiasi
e ti accorgerai che almeno la metà della gente lo ha indossato nel
modo sbagliato: o le cinghie che dovrebbero fermarlo sono troppo
lente, o gli si muove come un cappello da cowboy finito sul collo,
oppure è al contrario. Non solo un casco indossato impropriamente
è inefficace, ma può essere davvero più pericoloso, visto che in caso
di incidente se è allacciato troppo largo potrebbe strozzarti. Dico sul
serio.
Perciò mettilo bene oppure non metterlo affatto.

Ciclismo pragmatico
Giornali e riviste più o meno specializzati se ne escono regolarmente
con elenchi di attrezzatura essenziale per il commuter, che se
dovessi acquistare dalla A alla Z ti ritroveresti a spendere un capitale.
Parliamone.
Se sei un commuter a corto raggio – diciamo sotto la mezz’ora –
non pensarci nemmeno a fornirti di un abbigliamento ad hoc: vestiti
come per andare in ufficio a piedi, punto. Nel caso in cui la tua bici
non avesse il carter, arrotola i pantaloni; qualora non volessi
spiegazzarli, concediti un apposito ferma pantaloni. Potrebbe anche
servirti una borsa nuova se avessi bisogno di portarti dietro molte
cose. Nient’altro.
Se, invece, il tuo percorso abituale supera l’ora, allora entri
davvero in modalità ciclista. Il che avrà un prezzo sul tuo aspetto
esteriore: schizzi di sporcizia, abiti da lavoro sgualciti, macchie di
sudore… Se non fai attenzione rischi di arrivare in ufficio con l’aria di
uno appena scampato a un inseguimento.

PARAFANGO
La prima linea di difesa contro lo sporco è la bici stessa. Se è
possibile, installa un parafango sia davanti sia dietro. Anche in caso
di pioggia ti risparmieranno il peggio, perché l’acqua che cade dal
cielo è molto più pulita di quella che rimbalza dalla strada e ti schizza
il didietro.

SELLINO
Se vogliamo parlare invece della parte posteriore dei tuoi calzoni, i
chilometri si faranno sentire l’uno dopo l’altro, perciò controlla la
sella. Coperture lavorate o ruvide logoreranno il tessuto dei pantaloni
più in fretta, e se porti dei jeans ti ritroverai ad andare in giro con
l’immagine sbiadita di un sellino stampata sul sedere. Selle di
plastica liscia senza tanti orpelli sono la soluzione più rispettosa dei
tuoi calzoni; quelle di pelle liscia sono stracomode, ma se si
bagnano possono provocare scoloriture imbarazzanti come se ti
fossi seduto sopra un piatto di minestrone (se non peggio), per cui
attrezzati in modo che la tua sia sempre asciutta e coprila se la bici
rimane parcheggiata fuori. Diverse aziende propongono pantaloni
col cavallo rinforzato studiati apposta per chi va in bici, ma spesso
sono costosi e comunque nessun indumento dura in eterno: perciò,
se per te sono fuori budget, non preoccupartene troppo. Un paio di
jeans economici un minimo elasticizzati, come quelli delle varie
catene di moda casual, saranno più che sufficienti.

STARE CALDI
Ci sono due accorgimenti essenziali per non avere freddo quando si
va in bici: bloccare il vento e restare asciutti. Dovrai indossare uno
strato esterno resistente all’aria e all’acqua, uno intermedio protettivo
e un ultimo più leggero per asciugare il sudore dalla pelle. Nessuno
di questi tre deve essere un indumento specifico da bicicletta: una
giacca a vento o un impermeabile, un maglioncino di lana e una
maglietta intima leggera o termica ti terranno caldo anche con le
temperature più rigide.
Avrai bisogno di una giacca con il collo alto per proteggere la gola.
Quando fa molto freddo possono tornare utili gli scalda collo, oppure
una semplice sciarpa, che offre il vantaggio di un ulteriore strato
protettivo anche sul petto; entrambi possono essere usati per
coprirsi la faccia, se il tempo è particolarmente burrascoso.
Le tue mani delicate idratate di crema emolliente dovranno
rimanere al freddo come due uccelli tropicali su un trespolo, perciò
indossa sempre un paio di guanti; o, ancora meglio, di manopole,
molto più calde e abbastanza comode per la minima manualità che
richiede afferrare un manubrio. È essenziale anche un berretto, di
lana di solito è la scelta migliore; assicurati che arrivi a coprirti le
orecchie, perché se si congelano ti rovinano il piacere della corsa.
Se si usa il casco non dovrebbe essere difficile trovare un cappellino
da infilare sotto, e come protezione aggiuntiva si può mettere un po’
di nastro adesivo trasparente a coprire le prese d’aria. Con questo
accorgimento creerai un piacevole effetto serra sulla tua testa.
Anche le dita dei piedi sono vulnerabili al freddo, perché come
quelle delle mani se ne stanno per la maggior parte lì inerti, a non
fare niente. Lascia pure a casa tutti gli accessori in tessuto
traspirante: scarponcini e calze di lana dovrebbero essere sufficienti
anche con le temperature più rigide. I sistemi di fermo del piede,
come pedali a sgancio rapido, puntapiedi e cinturini per i pedali, non
sono l’ideale per chi usa la bici tutti i giorni, perché limitano
parecchio la scelta in fatto di calzature… e in ogni caso stai andando
al lavoro, non a scalare il Monte Bianco. (Se poi lavori sulla vetta del
Monte Bianco, come non detto.)

STARE FRESCHI
Vestirsi in modo da non soffrire il caldo non è granché complicato:
tutto quel che devi fare è indossare la minor quantità possibile di
indumenti senza rischiare il licenziamento o l’arresto. In aggiunta,
individua un percorso che sia il più possibile all’ombra, visto che può
fare una differenza incredibile sulla piacevolezza della tua pedalata.
Se puoi evitare le salite, ancora meglio. Parti la mattina presto: non
solo è più fresco, ma potrai mantenere un’andatura più lenta: la
fretta porta a surriscaldarsi e se arrivare al lavoro diventa una prova
a cronometro passerai la prima ora alla tua scrivania a sudare.
A proposito di sudore: tieni sempre una maglietta di scorta nella
borsa o in ufficio, casomai durante il tragitto la tua si bagnasse
troppo.
Ancora più importante: evita di tenere uno zaino sulla schiena!
Piuttosto monta sulla tua bici un portapacchi.

VESTITI COMODI
Se ti trovi a usare una bici sportiva per il tuo commuting, capirai
subito che quando sei in sella i vestiti ti calzano in maniera diversa:
le maniche risalgono lungo le braccia, la giacca ti si alza sulla
schiena, la vita dei pantaloni scende mostrando a tutti la fessura fra
le chiappe.
Assicurati che la tua giacca si adatti alla posizione in cui pedali.
Opta per camicie che ti coprono la zona lombare anche se ti pieghi
leggermente in avanti. Usa la cintura. Scegli pantaloni di tessuto
elasticizzato: non sto dicendo di indossare pantaloni da yoga, ma è
piacevole avere addosso qualcosa che ti lasci abbastanza libero di
muovere le gambe agilmente.
Non vuoi occuparti di questi aspetti? Allora opta per una bicicletta
su cui puoi pedalare in posizione ben eretta, per esempio
un’olandese. Ma potresti anche sostituire il manubrio della tua bici
sportiva in modo da stare più dritto.

GONNE E BICI DA DONNA


Se sei una commuter e desideri indossare la gonna – o se
semplicemente dai valore a fattori come comfort, praticità e facilità di
impiego – dovresti davvero prendere in considerazione una bici da
donna. Il vantaggio principale è che il telaio avrà il tubo superiore
ribassato, a formare una sorta di U o V (a seconda dei modelli), e
questo ti permetterà di non dover lanciare la gamba oltre la bicicletta
come se stessi ballando il cancan per montare in sella. Non solo ti
semplifichi la vita, ma non sarai costretta a mostrare al mondo intero
la tua biancheria intima.
Un altro aspetto fantastico è che puoi salirci o scendere quasi
senza problemi anche quando è carica (persino al ciclista più
esperto capita di farla cadere se il cesto o le borse laterali sono
stracolme), e puoi tranquillamente rimanere ferma a cavalcioni per
sistemare qualsiasi cosa tu stia trasportando o rispondere a una
telefonata.

COSE CHE NON SERVONO E COSE DA


AVERE
• COSE CHE NON SERVONO
– Giacche specifiche da bici, con strani taschini sul polso per le chiavi del
lucchetto e passanti interni per il cavo del cellulare
Non userai mai niente di simile, te lo garantisco.

– Scarpe compatibili con lo sgancio rapido mascherate da calzature casual


Ma dai. Usa i pedali piatti e basta.

– Porta smartphone montati sul manubrio


Sul serio: non c’è bisogno che usi il cellulare ogni secondo della giornata. Una
delle cose più belle di andare in bici è che ti offre una tregua dall’essere connesso
tutto il tempo. Se proprio hai bisogno del telefono, basta che ti fermi qualche
minuto.

• COSE DA AVERE
– Specchietto retrovisore
Alcuni lo montano sul casco, altri sul manubrio. È considerato un po’ da sfigati, ma
chi se ne importa? Non c’è niente di male nel voler sapere cosa c’è dietro di te.

– Cavalletto laterale o centrale


È un altro accessorio troppo spesso trascurato in quanto «da sfigato», ma può
essere estremamente utile per un ciclista pragmatico. Non esistono cavalletti sulle
bici da gara, tuttavia se ne usi una per girare in città, perché essere costretto a
cercare un muro o una rastrelliera ogni volta che vuoi liberarti di lei? Quelli centrali
sono utilissimi soprattutto quando trasporti tanta roba, perché ti consentono di
caricare la bicicletta senza che si rovesci.

– Videocamera
Sempre più aziende producono videocamere da montare sulla bicicletta. Molti
ciclisti le usano per fare riprese noiosissime delle loro sessioni di mountain bike
che poi caricano su YouTube, ma servono soprattutto come prova qualora tu
subisca un torto da un automobilista o un abuso da un vigile. Certo, un video non è
sempre sufficiente a incolpare qualcuno, ma potresti almeno svergognarlo in
pubblico e scagionarti.

Assicurati anche che la tua bici da donna abbia dei copriraggi per
le ruote tipo quelle che si vedono di solito sulle olandesi, che
impediscono a gonne voluminose, impermeabili lunghi o eventuali
strascichi di qualunque forma e genere di impigliarsi nei raggi della
ruota posteriore. Altrimenti la gonna potrebbe volarti via come in
qualche datato film a luci rosse.
Ciclismo amatoriale
Se vai in bici per divertimento dovresti indossare qualsiasi
indumento ti faccia sentire a tuo agio o ti renda felice, che si tratti di
una dermotuta o di un costume da pollo.
Tuttavia, più in fretta verrai a patti con la lycra e meglio è. Potresti
pensare che gli indumenti elasticizzati da ciclismo siano da stupidi
(perché in effetti un po’ lo sono), ma è vero che se passi ore sulla
bici non esiste niente di meglio al mondo. Sono leggeri. Comodi. Si
asciugano in pochi secondi. E si possono combinare in vari strati,
quindi li puoi indossare in qualsiasi periodo dell’anno.
Potrebbero sembrarti costosi, ma te ne serviranno appena pochi
capi e, dato che li userai solo quando vai in bici (o, almeno, così fa la
maggior parte della gente, ma sentiti libero di prendere la metro con
un paio di pantaloncini da ciclista), ti dureranno per un mucchio di
tempo, purché tu non faccia un incidente. Per ottimizzare la vita dei
tuoi vestiti da bici più costosi evita di metterli nell’asciugatrice…
anche perché asciugandosi così in fretta non ce n’è alcun bisogno.

Combinazioni, dal caldo al freddo


1. Pantaloncini e maglietta.
2. Scalda ginocchia e manicotti.
3. Gambali e gilet.
4. Calzamaglia, giacca, copri scarpe, guanti.

Se hai caldo, togli qualche capo e infilalo nelle tasche della maglietta, se hai freddo,
tirali fuori e rimettili addosso.
Anche se è strettamente legata al ciclismo su strada, la lycra è
perfetta anche sui percorsi da mountain bike. Mentre la cricca del
casco a tutta faccia preferisce pantaloncini larghi e felpa, la maggior
parte dei ciclisti in velocità veste più o meno uguale.

SALOPETTE VS PANTALONCINI
Le salopette hanno le bretelle incorporate, i pantaloncini no. Le
prime si adattano meglio al corpo e non scendono, anche se andare
in bagno è un po’ scomodo: a seconda della tua anatomia e del
motivo che ti spinge ad andarci (bisogno piccolo o bisogno grande)
potresti doverti svestire parzialmente, prima. Ma in pratica, quasi tutti
i pantaloncini professionali stanno sposando la versione salopette.

OCCHIALI E DINTORNI
Oltre a proteggere dalla luce del sole, gli occhiali impediscono che
qualsiasi oggetto estraneo ti finisca negli occhi mentre pedali: pensa
a quanto potrebbe essere sconcertante chiudere ripetutamente le
palpebre per scacciare un moscerino mentre sfrecci in discesa a
cinquanta e passa chilometri orari. Puoi spendere cifre infinite in
occhiali da ciclismo e lenti dalle sfumature studiate per ogni possibile
situazione di luminosità, ma la verità è che un paio qualunque di
occhiali da sole sportivi funzionerà alla grande nelle belle giornate.
Se vai in bici in situazioni di luminosità scarsa puoi risparmiare un
bel po’ optando per dei semplici occhiali protettivi ambrati invece di
quelli specifici da ciclismo.

CAPPELLINI DA CICLISMO
Esistono un sacco di trovate nel ciclismo, ma alcune cose sono
estremamente funzionali e basta. Una di queste è il cappellino: dura
in eterno ed entra anche sotto il casco. La visiera corta e bassa non
s’imbizzarrisce con il vento, ma basta a deviare i raggi del sole o a
proteggerti gli occhi da vento, pioggia e detriti, persino dal ramo
occasionale di un albero quando ti avventuri fuoristrada.
Indossandolo puoi anche fare a meno degli occhiali da sole. È utile
pure per nascondere i capelli appiattiti dal casco nel momento in cui
entri in un bar.

COME GUIDARE LA TUA BICI


Adesso che hai tutta l’attrezzatura e sai come sterzare e usare i
freni, è il momento di addentrarsi nello specifico: come manovrare la
bici in diverse situazioni.

Commuting
Il commuting è il tipo di ciclismo che pratica un commuter, cioè un
ciclista che usa la sua bici per spostamenti pendolari, con alcuni
vantaggi.
• È economico.
• Mantiene sani e in forma.
• Aiuta ad alleviare lo stress.
• Aiuta a evitare il traffico.
• Rispetto a quando si va con i mezzi pubblici, è meno probabile
trovarsi alle prese con un maniaco; questo a meno che tu non
condivida un tandem con un maniaco.

STUDIARE IL PERCORSO
Una volta che avrai deciso di provare a fare il commuter in bicicletta,
il primo passo è studiare il tragitto. Prima magari andavi al lavoro in
macchina, quindi sai già come arrivarci, ma le strade migliori per gli
automobilisti sono spesso le peggiori per le bici. Se nella tua città
esistono gruppi a tutela dei diritti dei ciclisti controlla la loro mappa
dei percorsi ciclabili. Anche le indicazioni che trovi su Google sono
abbastanza affidabili.
Prova il tragitto con la tua due ruote durante un weekend o un
giorno di vacanza. In questo modo ti farai un’idea di quanto tempo ci
vorrà e non dovrai andare di fretta in un giorno feriale. Inoltre,
eventualità come buche, aree in costruzione o variazioni della
circolazione non risultano dalle mappe, perciò è bene verificarle in
anticipo.
Cerca la strada più piacevole, non necessariamente quella più
veloce.
COSE DA CERCARE LUNGO LA STRADA
• Percorsi ciclabili.
• Strade alberate e ombreggiate.
• Caffè, bar.

COSE DA EVITARE LUNGO LA STRADA


• Itinerari di camionisti.
• Centri commerciali affollati.
• Scuole (non esiste automobilista più concentrato solo su di sé di
un genitore che sta andando ad accompagnare o riprendere il figlio).
PARCHEGGIARE
A meno che tu non abbia una bici pieghevole (che puoi cacciare
sotto la scrivania mentre sorridi soddisfatto), una volta arrivato a
destinazione ti servirà un posto dove parcheggiare. Meglio averlo già
individuato prima di arrivare davanti all’edificio alle 9:02 del mattino,
sudato, in ritardo e senza uno straccio di idea su dove mollare la
bicicletta.
Se nel posto dove lavori c’è un deposito, buon per te. Se no, può
darsi che tu possa portare dentro la tua due ruote. Se lavori in un
ufficio e un’azienda piccoli, spiega al tuo capo che chi si muove in
bicicletta come te fa risparmiare e aumenta la produttività, perché di
solito è più in salute e prende meno giorni di malattia, ragion per cui
dovrebbero permetterti di tenere la tua bici con te. (Purtroppo poi
dovrai essere all’altezza della tua promessa, perciò se sei un tipo
pigro o se ogni tanto ti piace bigiare potrebbe non essere
un’argomentazione conveniente.)
Se proprio non puoi portare dentro la bici perché lavori in un
pessimo ufficio o per un pessimo capo, allora prova a cercare
un’alternativa al chiuso nelle vicinanze. Alcuni negozi di biciclette
mettono a disposizione un parcheggio, così come alcuni bike café di
ultima generazione. Puoi anche lasciarla in un garage a pagamento,
anche se non è una bella cosa, tipo pagare per il wi-fi in aeroporto.
Infine, la strada. È libera, ma comporta un’ovvia serie di rischi
(vedi Capitolo 3). Controlla se ci sono rastrelliere intorno al tuo ufficio
o, ancora meglio, confrontati con i colleghi che vengono a lavoro in
bici, potrebbero avere qualche consiglio utile da darti: «Legala
davanti all’ingresso, c’è una telecamera del servizio di sicurezza»,
«Non usare il palo davanti a quel condominio elegante, perché il
custode taglia i lucchetti», «Non lo sanno in molti, ma c’è una
rastrelliera per le biciclette al coperto vicino alla zona di carico e
scarico merci». E così via.

DARSI UNA SISTEMATA


Cerca di arrivare al lavoro con sufficiente anticipo per avere il tempo
di darti una rinfrescata o scongelarti, a seconda della stagione. Se
devi parlare molto, potresti avere qualche difficoltà a farlo con la
mandibola congelata: non vorrai far saltare l’accordo del secolo
perché hai l’aspetto di uno cui hanno appena sparato una dose di
novocaina e nessuno riesce a capire quello che dici. (Ebbene sì,
quello che so del mondo del business l’ho appreso da film o sitcom.)
E poi fare il commuter in bici è come mangiare costine grigliate: ci si
può sporcare, quindi meglio tenere sempre a portata di mano
qualche salviettina umidificata e un cambio di vestiti puliti.

GALATEO DEL COMMUTER


Andare in bicicletta ti trasmette un senso di euforia e, come
qualunque altra forma di intossicazione, questa elevata sensazione
di benessere può trasformarti in un perfetto idiota. Poi con la
convinzione che stai salvando il mondo perché usi un mezzo di
trasporto ecosostenibile potresti diventare una persona del tutto
insopportabile. Perciò è importante conservare un po’ di umiltà e un
atteggiamento rispettoso, tenendo sempre a mente che non sei
migliore di chiunque altro cerchi di raggiungere un luogo qualunque.

Commuting in bici, ma non sempre e comunque


Andare al lavoro o a scuola in bicicletta può diventare parte della tua identità, ma non
devi farlo per forza tutti i giorni. Va benissimo evitare le due ruote se il tempo è
pessimo, o se per quella mattina non te la senti di pedalare. Nessuno ti giudicherà.
Be’, questo non è del tutto vero, perché i commuter più tronfi con ogni probabilità lo
faranno, ma cosa ti importa dell’opinione di una manciata di fissati che si nutrono
solo di quinoa?
Cerca di ricordare che combinare diversi mezzi di trasporto va bene. Non devi
andare in bici dalla porta di casa fino a quella dell’ufficio sempre. In alcuni casi ha più
senso integrare diversi mezzi. Per esempio, invece di spararti trenta chilometri in
bicicletta per arrivare al lavoro potresti pedalarne tre fino alla stazione e terminare in
treno. Se dove abiti non esistono mezzi di trasporto pubblici puoi anche unire auto e
bici: nessuna legge lo vieta.

Non metterti a gareggiare o a tallonare i tuoi colleghi commuter. È


come fissare qualcuno con sguardo desideroso in metropolitana: tu
credi di essere discreto, in realtà tutti se ne sono accorti e fai la
figura del viscido. E poi stare appiccicato alla ruota di qualcun altro è
un modo fantastico per andargli addosso in caso frenasse
bruscamente. Se invece incontri qualcuno che vuole fare a gara con
te lascialo passare e ridi della sua stupidità mentre si allontana
pedalando come se non ci fosse un domani.
Non superare la fila per metterti davanti agli altri ciclisti ai semafori
rossi. Rispetta il tuo posto, in fondo. Le regole sociali non si
sconvolgono solo perché stai in sella a una bicicletta.

CONOSCERE DIRITTI E RESPONSABILITÀ


Quando si parla di biciclette, ogni posto ha regole differenti. Per
esempio, in Italia non è possibile pedalare affiancati a coppie sulle
strade extraurbane (tranne nei casi in cui uno dei due ciclisti sia un
minore, che può procedere sulla destra dell’altro); a Parigi e in altre
città alcune strade a senso unico prevedono che le biciclette
possano procedere anche nell’altro senso di marcia (si sta studiando
una soluzione del genere anche in Italia); per il codice della strada
italiano, un ciclista che pedala fuori dai centri abitati con il buio o
nelle gallerie ha l’obbligo di indossare capi retroriflettenti ad alta
visibilità; in alcune località è illegale guidare una bicicletta che non
sia stata costruita a mano da un artigiano barbuto – be’, quest’ultimo
punto non è veritiero, ma potrebbe anche esserlo.
E poi ci sono le leggi che riguardano il veicolo: in Italia le biciclette
devono rientrare in determinate dimensioni, le luci sono obbligatorie
così come i freni e il campanello. Dopodiché ci sono quelle cose cui
con tutta probabilità non avresti mai pensato, come la norma del
codice della strada italiano che prevede che si debba pedalare
tenendo sempre almeno una mano sul manubrio. (La stessa legge è
in vigore a New York City.) Non che tu non possa fare qualche metro
in bici senza mani (è una delle abilità essenziali del ciclista,
dopotutto), ma dovresti almeno conoscere tutte le scuse che la
polizia locale ha a disposizione per fermarti.
È importante anche tenersi in contatto e informarsi. Non è
necessario essere iscritti a un’associazione a difesa dei diritti dei
ciclisti, ma dovresti per lo meno conoscere alcune persone che ne
fanno parte.
Questo perché quando guidi l’auto dai per scontato che i media ti
forniscano le informazioni essenziali: bollettini sul traffico, strade
chiuse, condizioni meteo e cose di questo genere. Ma con le bici non
funziona così. I ciclisti sono ancora emarginati nella maggior parte
delle comunità, perciò qualunque notizia deve arrivare dal basso. Il
che significa tenere d’occhio i blog, le pagine Facebook e gli
aggiornamenti in tempo reale su Twitter di coloro che si interessano
alle due ruote e dei gruppi locali di ciclismo. Non vorrai certo
scoprire, quando magari sei già in ritardo, che la pista ciclabile sul
ponte è chiusa per due settimane, o ricoperta di ghiaccio perché non
ci hanno sparso il sale. Per fortuna la gente che va in bicicletta ama
lamentarsi, perciò se sei in contatto con le persone giuste, prima di
uscire di casa leggerai una quantità di tweet indignati su qualunque
situazione di maggiore o minore rilevanza.
Ciclismo su strada
Pedalare su strada è l’atto di andare in bici – di solito un modello con
il manubrio da corsa – su vie asfaltate pubbliche, per nessun’altra
ragione apparente se non il puro divertimento.
Quando esci per un giro di questo tipo potresti notare che molti dei
tuoi compagni hanno l’aria turbata, costernata, se non addirittura del
tutto infelice, cosa che sembrerebbe andare contro il concetto di
divertimento.
Ma è normale, ed è solo un effetto collaterale dell’obiettivo finale
della nostra attività. Il tipico ciclista su strada tenta di incrociare dati
diversi mentre si trova in uno stato di sforzo fisico estremo, ed è al
contempo molto concentrato su come tornare a casa dalla famiglia
entro una certa ora.

PREPARAZIONE
Quando intraprendi il tuo primo giro in bici pianifica l’itinerario prima
di uscire. In teoria, il percorso dovrebbe prevedere una sosta per il
cibo e un punto dove fare dietrofront per tornare alla base. Meglio
evitare aree troppo abitate e cercare tranquille strade secondarie,
per quanto possibile. Il traffico di veicoli a motore non aiuta a godersi
una gita in bici. I cartelli che invitano a prestare attenzione ai ciclisti
sembrano incoraggianti, ma tieni a mente che se un automobilista lo
facesse davvero, allora non ci sarebbe nemmeno bisogno di quei
segnali.
Se vivi in una zona con un numero ragguardevole di ciclisti è
probabile che ci sia una pittoresca località con un caffè che funge da
meta per l’itinerario standard. Puntare in quella direzione è un buon
inizio, perché non solo il percorso è bell’e fatto, ma ti darà anche
l’opportunità di studiare il comportamento degli altri, nel bene e nel
male.
Prendi informazioni sulle temperature e controlla le previsioni
meteo. Solo perché adesso il cielo è limpido, non significa che
resterà così. Se esci presto sii consapevole che nel giro di qualche
ora potrebbe fare molto più caldo. E se hai in programma di
affrontare lunghe salite tieni presente che, una volta in cima, le
temperature potrebbero essere molto più basse. Vestiti di
conseguenza.
I ciclisti più furbi si mettono in strada la mattina il più presto
possibile, sia per ottimizzare i tempi sia per evitare il traffico. Le gite
di mezzogiorno possono essere più fastidiose per il flusso intenso di
auto.
Sappi che il momento in cui il tuo corpo ti lancerà segnali di
disidratazione incipiente o di un calo glicemico durerà molto poco,
perciò organizzati con intelligenza. La chiave è prepararsi per un giro
impegnativo il giorno prima, mangiando in abbondanza e bevendo
molta acqua. L’idratazione è l’aspetto più importante. Se la tua urina
è leggermente scura prima di andare a dormire significa che non hai
bevuto abbastanza: non potrai reidratarti a sufficienza mentre sei in
sella! Fai una colazione sostanziosa e portati dietro sia cibo sia
acqua, da consumare a intervalli regolari senza aspettare che sia il
tuo corpo a richiederteli, perché a quel punto potrebbe essere troppo
tardi.
Puoi comprare qualunque barretta energetica, gel, snack pregiato
e bevanda istantanea in polvere che ti aggradi, ma è solo roba
costosa che fa scena, mentre per un normale giro in bici non c’è
niente di meglio che acqua, banane, cereali, barrette ai fichi, frutta
secca e tutto ciò che ha dato sostentamento agli esseri umani per
secoli e millenni.
Se ti accorgi che stai per avere un calo glicemico il modo più
rapido per riprenderti è scolarti una Coca-Cola o una bibita analoga,
anche se si tratta solo di un palliativo per cercare di riprenderti e
procurarti il prima possibile il corretto nutrimento di recupero.

PEDALARE IN GRUPPO
Le uscite di gruppo sono uno degli aspetti più piacevoli del ciclismo
su strada. Se va tutto liscio, pedalare insieme è come far parte di
uno stormo di uccelli migratori. Inoltre, nella mischia si riesce a
mantenere una velocità costante che da soli non sarebbe possibile.
Tuttavia, per familiarizzare con la strada si dovrebbe cominciare in
autonomia, o con un paio di compagni al massimo, allo scopo di
conoscere la bici e valutare le proprie capacità fisiche senza venire
condizionati dal passo dei più esperti. Cosa più importante: pedalare
in gruppo richiede capacità ed esperienza, e se causerai un
incidente verrai ricordato subito come il solito ciclista svalvolato.
Mentre l’obiettivo principale dei primi giri in solitaria dovrebbe
essere il divertimento, se pianifichi di entrare a far parte dell’educata
società del ciclismo su strada ci sono alcune abilità su cui dovresti
lavorare.

• Mantenere la rotta. Ovvero tenere la bici dritta, cosa che può


sembrare banale, ma se sei un neofita al tuo mezzo capita senz’altro
di andare a zig-zag come la spola di una macchina da cucire.
Questa andatura non solo disperde energia, ma in gruppo potrebbe
anche causare un incidente.
Per mettere alla prova la tua capacità di pedalare dritto prova a
seguire una linea bianca continua come se fosse una trave di
equilibrio. (Cerca solo di non farlo quando piove perché bagnate
sono scivolosissime.) Rimarrai sorpreso dalla difficoltà. Tieni a
mente che in un gruppo compatto la ruota del ciclista più vicino
potrebbe essere a soli pochi centimetri dalla tua, per questo andare
dritti è fondamentale: un contatto fra due gomme è causa certa di
incidente.
Ricorda che pedalare in linea retta è come portare un vassoio
pieno di cocktail: dovrai fare in modo di guardare dritto davanti a te,
perché se ti concentri troppo sui bicchieri si rovesceranno. Guardare
davanti non è comunque sufficiente. Ricordi quando ho detto che la
bici va in direzione dello sguardo? Bene: un’occhiata di lato o dietro
la spalla potrebbe causare una deviazione tale da far fuori metà dei
tuoi compagni. Quindi non pedalare all’interno di un gruppo
numeroso finché non sarai in grado di voltarti senza cambiare
direzione.

• Pedalare in salita. Per quanto straziante, anche pedalare in salita


può essere uno degli aspetti più sublimi del ciclismo su strada:
richiede ritmo e concentrazione, quindi lascia ben poco spazio a ciò
che i buddisti definiscono «mente scimmia», quella parte che
continua a pensare senza un attimo di tregua (e che il resto dei
comuni mortali chiama «mucchio di stronzate»). Nella sua massima
espressione, pedalare in salita è un’attività meditativa e
contemplativa, forgia il fisico e il cervello.

TENERE A BADA L’EFFETTO WOBBLE


Alcuni ciclisti sono afflitti da un fenomeno parecchio sconcertante, noto a tutti come
«effetto wobble»: a una certa velocità la bici comincia a tremare, tipo velivolo in
procinto di esplodere a mano a mano che si avvicina alla barriera del suono. I fattori
che possono contribuire a creare questa vibrazione sono molti.

• IL NERVOSISMO DEL CICLISTA


Quando pedali sei parte vitale di un cerchio costituito da strada, bici e te stesso. La
superficie su cui avanzi ti manda dei segnali attraverso il mezzo, che a sua volta li
trasmette al tuo corpo. A quel punto tu li assorbi e li restituisci alla bicicletta
attraverso la pedalata. Perché tutto funzioni nel modo corretto è necessario che tu
sia rilassato e sciolto, anche in una discesa a velocità così folle da farti lacrimare gli
occhi. Se ti irrigidisci crei un cortocircuito che farà vibrare il mezzo.

• LA POSIZIONE DEL CICLISTA


Se senti che ad alta velocità la bici inizia a tremare, metti i pedali paralleli alla
superficie stradale e stringi le ginocchia contro il tubo superiore: ti aiuterà rendere
stabile la bicicletta e a migliorarne il controllo. Porta la maggior parte del tuo peso
sulla ruota anteriore spostando le mani sulle pieghe del manubrio (dove dovrebbero
stare in ogni caso).

• IMPERFEZIONI DELLA RUOTA E DEL COPERTONE


Fai girare a vuoto entrambe le ruote e controlla che non ci siano oscillazioni. Se la
ruota è fuori asse potresti non accorgertene pedalando normalmente, ma a velocità
elevata è un fattore sufficiente a creare l’effetto wobble. Lo stesso dicasi per il
battistrada, qualora presenti sporgenze o qualche altra imperfezione.

• UN CUSCINETTO CHE FA GIOCO


Avere i cuscinetti della serie sterzo allentati può mandare in tilt la manovrabilità della
bici, così come per i cuscinetti del mozzo: assicurati che in nessun punto della tua
due ruote ci sia troppo gioco.

• LA GEOMETRIA DEL TELAIO


A volte l’effetto wobble può essere dovuto a un difetto di progettazione, alla
geometria del telaio o alla scelta dei componenti. Biciclette più larghe, per esempio,
tendono a essere più inclini a questo problema, o almeno così si dice in giro. Se
sospetti di rientrare in questa casistica, prima escludi gli altri fattori elencati, quindi fai
un po’ di esperimenti sistemando alcuni pezzi. Prova ad abbassare il manubrio o a
montare una pipa più lunga. Anche i copertoni larghi e una pressione delle gomme
bassa possono stabilizzare il mezzo, così come abbassare la sella e spostarla
appena un po’ più indietro. Per quanto riguarda le discese, la bici deve permetterti di
adottare la posizione ottimale, ovvero allungati e bassi.

Per quanto riguarda la tecnica, l’unica regola è questa: Fa’


qualunque cosa ti serva per arrivare in cima. Ogni salita è diversa e
ogni ciclista pure. Puoi usare più o meno spesso il cambio; alternare
la pedalata da seduto a in piedi, in modo da impegnare diversi
gruppi di muscoli; c’è chi si stacca dal sellino e sale spingendo come
una furia sui pedali, una sgambata dopo l’altra, e chi resta seduto a
macinare metri poco alla volta, in modo costante; chi scivola indietro
sulla sella per fare leva, o in avanti per spingere meglio sui pedali.
Qualsiasi cosa funzioni per te va bene.
Affrontare una salita in bici è un’altra di quelle situazioni in cui, se
non fai attenzione, potresti ondeggiare e deviare dalla rotta in modo
pericoloso: quando il gruppo sprinta sulle salite più dure e tutti
tengono la testa bassa, l’ultima cosa di cui hanno bisogno è che tu
gli vada addosso facendoli cadere. Sii consapevole di ciò che ti
circonda.
Pedalare in salita è già una fatica di Sisifo senza che pivelli alla
deriva introducano entropia nell’equazione.
Non deviare in modo imprevedibile, ma sfrutta tutta quanta la
carreggiata (o quella che puoi senza finire a pedalare nella trafficata
corsia opposta) quando alcuni punti sono più ripidi di altri. Per
esempio, se una curva è inclinata potresti risparmiare un po’ di
energia imboccandola dall’esterno per poi spostarti verso l’interno.

• Pedalare in discesa. Ciò che sale deve scendere, e una lunga


discesa sarà la tua meritata ricompensa dopo una salita
impegnativa. È probabile che tu sia accaldato, il che significa che
potresti aver slacciato la zip della maglietta o esserti tolto i guanti e
diversi altri strati. Prima di cominciare a scendere tira su la cerniera
e ricopriti, perché con il vento sentirai di nuovo freddo e sarebbe
meglio non trafficare con i vestiti mentre scendi a tutta velocità.
Tieni a mente le istruzioni sui freni che ti ho dato prima; abbassare
le mani sulle pieghe del manubrio ti renderà più aerodinamico e ti
darà una maggiore potenza di frenata. Se stai scomodo in questa
posizione significa che il manubrio è troppo basso. Tieni gomiti e
ginocchia attaccati, per una migliore aerodinamica. Frena prima di
imboccare una curva. Controlla che sulla superficie stradale non ci
siano irregolarità (e quei maledetti ricci). Tieni d’occhio il ciglio: non
si sa mai quando un animale può sbucare da un cespuglio o quando
un’auto in panne ti fa rischiare di finirci addosso. Spingi lo sguardo il
più avanti possibile; e se non sai che cosa c’è dopo, rallenta. Verifica
che non arrivino macchine in senso contrario tagliando le curve e
tieni d’occhio le luci dei freni di quella davanti a te.

• Fare uno scatto. Prima o poi ti verrà voglia di mescolarti a quelli


del gruppo che amano tagliare il traguardo cittadino con uno sprint
finale. Non cercare di scattare facendo a gara con un altro ciclista
finché non sarai in grado di sprintare da solo senza deviare dalla tua
rotta. Non modificare la traiettoria! Devi tenere la tua ruota anteriore
ben piantata sulla superficie stradale tutto il tempo. Per una leva e
un controllo migliori poggia le mani sulle pieghe del manubrio
durante uno sprint. Non farlo con le mani sopra i cappucci delle leve
del freno e del cambio, e non farlo per nessun motivo con le mani al
centro del manubrio. Va bene far dondolare la bicicletta da un lato
all’altro per far leva, ma se esageri la ruota anteriore potrebbe
schizzare via e mandarti a schiantare. Impegnati nello sprint! Non
cambiare idea nel mentre fermandoti di colpo, o la persona dietro di
te ti verrà addosso. Non sfidare nello scatto finale qualcuno che non
si è reso conto di essere coinvolto in uno sprint. Non scattare
quando sei affaticato: se ti senti stanco e spossato non hai il diritto di
unirti agli altri. Più importante: se riesci in qualche modo a vincere
uno sprint non esultare a meno che non ci sia un pubblico o non si
tratti di un campionato regionale. Altrimenti fai la figura del fesso.
• Pedalare senza mani. Non c’è niente di male nel fare una sosta
per mangiare qualcosa, controllare il cellulare o liberarsi di uno strato
di indumenti, ma una volta che hai cominciato a pedalare all’interno
di un gruppo potresti rischiare di essere lasciato indietro, quindi devi
imparare a svolgere queste operazioni restando sulla bici… e senza
far cadere tutti gli altri, possibilmente. A volte è utile anche solo
stiracchiarsi un po’ durante una pedalata molto lunga, perciò allenati
a fare dei gesti semplici pedalando senza mani: prendi qualcosa
dalla tasca della felpa, sbuccia una banana, o togliti i guanti. Sono
movimenti naturali che dovresti riuscire a portare a termine
mantenendo la benedetta traiettoria.

• Aggiustamenti minimi di velocità. Quando si pedala in gruppo


potresti aver bisogno di rallentare per evitare di toccare la ruota del
ciclista davanti. Tuttavia, se freni troppo bruscamente va a finire che
farai cadere il ciclista subito dietro. Se possibile, cerca di rallentare
senza usare i freni: è sufficiente alzarsi in piedi sul sellino lasciando
che la resistenza dell’aria faccia il proprio lavoro. Se non funziona,
modula il freno posteriore: un paio di colpetti alla leva dovrebbero
bastare senza cogliere di sorpresa il compagno alle tue spalle.
Qualora nessuna delle due soluzioni fosse praticabile, segnalalo e
poi sfilati dal gruppo. Dopodiché soffiati il naso, fai stretching o
sistema qualsiasi cosa tu debba sistemare, e rientra nel gruppo
mettendoti in coda.

• Il «salto del coniglio». Deviare all’improvviso per schivare un


ostacolo sulla strada è un modo certo per causare un incidente,
perciò bisogna imparare a saltarli. Non parlo di scavalcare un SUV,
ma di essere in grado di far passare la bici sopra una piccola buca o
una giuntura del manto stradale senza cambiare direzione.

GALATEO DEL CICLISTA SU STRADA


I ciclisti su strada sono un branco parecchio esigente. Non basta che
tu non gli vada addosso, si aspettano anche attenzioni di altro
genere.

• Segnalare gli ostacoli. Quando pedali in un gruppo dovresti


sempre segnalare buche, pezzi di vetro e altri pericoli al ciclista
dietro di te. Di tanto in tanto potresti aver bisogno di mettere in
guardia il gruppo anche a voce, per cose come un’auto in
avvicinamento. («Auto dietro!», «Auto davanti!» e così via.) Ti
conviene non esagerare, però, perché c’è sempre quel tipo un
tantino agitato che lancia un urlo a ogni singola cosa che vede
(«Foglia davanti!», «Sacchetto vuoto di patatine dietro!» e simili), ed
è meglio che non sia tu.

• Non fare il «succhiaruote». Stai pedalando e vedi un puntolino


vestito di lycra all’orizzonte, così per metterti alla prova abbassi la
testa e cerchi di colmare la distanza. Una volta che ci sei riuscito, ti
attacchi alla ruota del ciclista davanti, ti tiri su e ti godi la pedalata
riprendendo fiato.
Non farlo.
Ci sono poche cose che sconcertano o irritano di più che avere
nella propria scia uno che va a scrocco. L’improvvisa
materializzazione di un altro ciclista alle tue spalle implica che devi
preoccuparti che non ti venga addosso quando vuoi rallentare e tutto
il resto; e questo sia che tu ti sia accorto subito della sua presenza,
sia che il succhiaruote ti si sia attaccato come un pesce remora e
rimanga incollato per chilometri prima che tu lo noti.
Va bene usare un altro ciclista come se fosse la tua lepre da
cacciare, ma quando l’hai raggiunto puoi o seguirlo mantenendoti a
una giusta distanza, o superarlo e continuare per la tua strada.

• Superare in modo educato. In tema di sorpassi, il linguaggio del


corpo è fondamentale. Se passi vicino al ciclista che ti precedeva e ti
volti a guardarlo mentre lo stacchi con uno sprint è come se gli
dicessi: «Ne vuoi un po’?»; e, peraltro, la risposta è quasi sempre
no.
Al contrario, sorpassare stando largo e lanciare un’occhiata
amichevole equivale a un: «Non voglio darmi arie o sfidarti in una
gara. Andiamo semplicemente a due velocità diverse». Se lo spazio
dove state pedalando è stretto, è bene anche dare un educato
avvertimento. (Usa il campanello, se ce l’hai, oppure un allegro: «In
arrivo a sinistra» andrà benissimo. Ma evita di gridare: «Alla tua
sinistra» con urgenza, è maleducato e farai la figura dell’idiota.)

• Salutare. Alcuni sono fermamente convinti che si debba sempre


salutare i ciclisti che si incrociano, e che non farlo venga considerato
un insulto.
Ma per favore.
Se la pensi così, smussa le aspettative: è una scelta personale,
che dipende anche dalle circostanze.
– Hai voglia di farlo?
Se sei felice, saluta. Se no, no. Purché non si faccia il dito medio a
qualcuno, si rimane all’interno delle regole di una società civilizzata.
– Città o campagna?
Sei in un posto affollato? Ci sono ciclisti ovunque? Se è così, è
abbastanza stupido salutarli tutti come se fossi un candidato alle
elezioni comunali.
Al contrario, se ti trovi su una strada di campagna e incontri il
primo ciclista da un’ora a questa parte, allora un saluto è giustificato.
È un modo per comunicarvi che siete lì l’uno per l’altro in caso di
emergenza; sempre che questa emergenza si verifichi in
quell’intervallo di tempo di due secondi in cui siete l’uno in prossimità
dell’altro.
– È stato lui a salutarti per primo?
Se qualcuno ti saluta, sei nella sgradevole posizione di dover
ricambiare, o altrimenti passare per maleducato. Se il gesto ti
infastidisce ma non vuoi comunque ignorarlo, puoi salutare in modo
alternativo, con appena un cenno del capo o una sbrigativa alzata di
dito senza staccare la mano dal manubrio.
– Sei in sicurezza?
A volte è semplicemente poco pratico staccare le mani dal
manubrio, per esempio su un terreno irregolare. È il caso di rischiare
di fare un incidente o di romperti la mascella per via di qualche
dubbia convenzione sociale? Certo che no. Se qualcuno ha tutto
questo spasmodico bisogno di salutare vuol dire che ha problemi
seri, farebbe meglio a consultare uno specialista.
– Altri veicoli?
Di tanto in tanto capita che anche i motociclisti salutino i ciclisti. È
commovente, riconoscono che siamo tutti fratelli su due ruote, anche
chi guida quelle Harley-Davidson scorreggianti.
Dato che un saluto da parte di un motociclista è così speciale
dovresti ricambiarlo sempre, se possibile. Tieni presente che fanno
un buffo gesto di saluto con la mano verso il basso e una o due dita
aperte, come se volessero farle annusare a un cagnolino.
Invece è improbabile incontrare un automobilista che saluti spinto
da pura cordialità; se capita non sei vincolato a rispondere. Non devi
niente a quella gente.

IN CONDIZIONI DI UMIDITÀ
• Pedala piano e datti un tempo di frenata molto lungo. Non solo la
superficie stradale è più scivolosa, ma se usi freni a pattino
occorrerà qualche giro di ruota per togliere l’acqua dal cerchio,
quindi tienine conto.

• Abbassa un pochino la pressione delle gomme. Questo farà sì che


abbiano un’aderenza migliore, perché la porzione a contatto con la
strada sarà maggiore.

• La situazione più pericolosa si verifica quando una pioggerellina


sottile comincia a cadere sulla pavimentazione asciutta, perché
l’acqua si mescola con l’olio residuo depositato sul manto stradale,
che diventa scivolosissimo. Fa’ ancora più attenzione.

• Se la temperatura scende sotto lo zero sta’ attento al cosiddetto


ghiaccio nero, che si forma prima su ponti e cavalcavia.

• Le grate metalliche, i tombini e le strisce bianche segnaletiche sono


pericolose quasi quanto il ghiaccio nero, e con la pioggia diventano
vere e proprie piste di pattinaggio.

• La pioggia può appannarti gli occhiali e renderli inutilizzabili. A volte


è meglio scegliere un cappellino da ciclismo, con la visiera protettiva
che permette di vedere bene la strada. Anche il parafango anteriore
può servire a ripararti il viso dagli spruzzi dal basso.

• Se sai che pioverà scegli indumenti di colori scuri; i pantaloncini da


ciclista diventano traslucidi quando si bagnano, se ti vesti di bianco
sembrerai nudo.
• Se il cielo è nuvoloso portati dietro una mantella in PVC. La puoi
infilare nella tasca della maglietta o in un porta borraccia.

Ciclismo fuoristrada
Il ciclismo fuoristrada (spesso chiamato «mountain biking», anche se
le montagne c’entrano solo ogni tanto) si svolge su strade non
asfaltate, in zone boschive o parchi.
Include qualsiasi forma di pedalata su sentieri e tragitti rurali, fino
alla zona grigia situata fra il ciclismo e gli sport estremi. Se preferisci
metterti una maglia con il logo di una bevanda energetica e lanciarti
giù da una rampa, fai pure. Tuttavia questo è un libro sul ciclismo,
perciò ci concentreremo più sull’andare in bicicletta che sulle
manovre acrobatiche.
Una volta deciso di intraprendere un percorso fuoristrada, dovresti
prima di tutto capire chi è il proprietario del terreno su cui intendi
pedalare e avere la conferma che le bici siano davvero ammesse:
girare in zone precluse alle due ruote è una cosa da evitare. Magari
tu appartieni alla categoria di rudi trasgressori della legge che
detestano i segnali stradali, ma potrebbe esistere un gruppo a tutela
dei diritti del ciclista che sta lavorando sodo per abolire quel divieto,
e violando le regole ne vanificheresti gli sforzi.
Se i più grandi nemici del ciclismo su strada sono le persone alla
guida di automobili e mezzi motorizzati, quelli del mountain biking
sono i ciclisti di mountain biking che si comportano male.

PREPARAZIONE
Dopo aver individuato una serie di sterrati percorribili, puoi prepararti
per affrontarli in bici. Porta sempre con te una cartina (meglio
cartacea: non serve segnale di rete per consultarla, non le si scarica
la batteria e non va in mille pezzi se ci cadi sopra) e comincia dai
percorsi per i principianti. Non sopravvalutare le tue capacità, calcola
per sicurezza di impiegare più tempo per il tuo giro, casomai dovessi
sbagliare strada. Se possibile scegli un parco di piccole dimensioni
dove perdere il senso dell’orientamento significherebbe al massimo
sbucare nel giardino con barbecue di una villetta o nel parcheggio di
un ristorante.
È probabile che durante la pedalata non incontrerai altri ciclisti e, a
meno che tu non stia girando per Narnia, non ci saranno elfi che
gestiscono negozi di bici o rosticcerie nei tronchi degli alberi. Perciò
fa’ in modo di avere tutto quello che ti serve: cibo, acqua, strumenti
per riparare una gomma, un multitool e qualche maglia di scorta per
la catena. Cadrai di sicuro, a un certo punto, quindi devi essere in
grado di fare qualche riparazione per poterti rimettere in sella: fare
trekking è piacevole, ma non se devi trascinarti dietro una bici rotta.
Non puoi contare sul fatto che il cellulare prenda sempre durante il
percorso, quindi non puoi farci affidamento come fai in ogni altro
momento della tua vita. Se esci da solo, preoccupati che almeno una
persona sappia sempre il tuo itinerario. Almeno, se cadi in un
burrone e non torni a casa manderà qualcuno a cercarti e non ti
ritroverai a doverti amputare una gamba con un cacciagomme.

METTERE A PUNTO LA BICI


Metti a punto il tuo mezzo per il giro fuoristrada. La pressione dei
copertoni è forse l’aspetto più importante: se è troppo alta il
battistrada non aderirà bene alla superficie, causando scarsa presa
delle gomme al terreno e pedalata a sobbalzi. Se è troppo bassa,
invece, la gomma si contorcerà in modo terribile a ogni curva e farai
un incidente. Ignora qualunque indicazione presente sul lato del
copertone, meglio fare un po’ di prove per trovare la pressione
adatta per te.
Se la tua bicicletta è provvista di sospensione dovrai controllare
che sia regolata in modo adeguato, perché tenerne una messa male
o rotta è peggio che non averla proprio. Nel caso in cui non fosse
stata montata al negozio quando hai comprato la bici, cerca di
identificarne marca e modello, controlla su Internet e segui le
istruzioni del costruttore, concentrandoti in particolare sui due aspetti
più importanti.
• Compressione. È il grado di morbidezza della sospensione: troppo
bassa rende eccessivamente rigida la sospensione sulle sporgenze
del terreno; troppo alta le farà toccare il terreno. Trova il punto di
regolazione intermedio.

• Ritorno. Dopo la compressione dovuta all’impatto, la forcella torna


nella sua posizione normale. Se lo fa troppo velocemente ti
sembrerà di stare appollaiato sopra un trampolo a molla. Se invece il
movimento è troppo lento avrai la sensazione di essere impantanato
nel fango. Trova il punto di regolazione intermedio.
Non lasciarti spaventare dalla regolazione della sospensione:
come per la pressione dei copertoni, fai delle prove fino a trovare la
soluzione migliore per te.
Più importante ancora: non aver paura di usare una bici senza
sospensione. Non è necessaria per divertirsi su una mountain bike,
proprio come non è necessario un impianto di home theater per
vedere una serie su Netflix.
Con o senza sospensioni, su terreni accidentati la tua bicicletta
sgropperà, quindi conviene prendere in considerazione l’idea di
abbassare la sella per averne un controllo migliore.

I FONDAMENTALI
• Superare gli ostacoli. L’abilità fondamentale del mountain biking
consiste nel pedalare su una serie di ostacoli, cosa che sull’asfalto
capita di rado (al di là di qualche buca occasionale o
attraversamento con cordolo). Per farlo devi essere capace di alzare
sia la ruota davanti sia quella dietro mentre pedali. La natura di ciò
che ti intralcerà varia a seconda della regione, ma nelle zone
boscose l’ostacolo più comune è rappresentato dai tronchi.
Quando ti avvicini a un ceppo adagiato sul terreno alza la ruota
anteriore e appoggiacela sopra, come a volergli far capire chi
comanda. Poi, mentre la ruota davanti ci scorre, alza quella
posteriore e faccela salire subito dopo. Fa’ in modo di lasciare uno
spazio abbondante fra il tuo sedere, le cosce e la sella, altrimenti la
bici potrebbe rimbalzarti contro a mo’ di martello pneumatico e farti
volare.
Se alzare le ruote non ti viene naturale esercitati su una superficie
piatta: fai finta di essere circondato da scorpioni e di doverli
schiacciare uno alla volta con le gomme. (Se vuoi accelerare la fase
di apprendimento ti consiglio di usare scorpioni veri.)
Potresti essere tentato di alzare la ruota anteriore e poi di lasciare
che quella posteriore rotoli semplicemente sopra l’ostacolo, ma è un
tipo di pedalata pigra e approssimativa, paragonabile allo strisciare i
piedi per terra, che può portare solo a forature e incidenti.
Se il tronco è piccolo puoi scavalcarlo con un semplice salto: alza
prima la ruota davanti, quindi prosegui il movimento con quella
dietro. Così facendo guadagnerai una maggiore altezza e un miglior
controllo: pensa di essere un saltatore con l’asta, non un campione
di salto in lungo. Se sollevi entrambe le ruote nello stesso momento
e colpisci il tronco finirai a capofitto nel sottobosco. Pensa a un
cavallo durante un percorso a ostacoli per farti un’idea.
Fai in modo di sapere sempre che cosa c’è al di là di un ostacolo.
Se non riesci a ricostruire in modo chiaro ciò che sta per succedere,
fermati a controllare prima di superarlo. Solo perché un individuo
premuroso ha costruito una rampa di tronchi per superare l’ostacolo,
non vuol dire che ce ne sia un’altra dalla parte opposta.
• In salita. Quando pedali in salita sposta le anche sopra la ruota
posteriore per mantenere l’aderenza e spingi le spalle in avanti, in
modo che la ruota anteriore resti a contatto con il terreno. Se sei
nella posizione corretta, sembrerà che tu stia cercando di grattarti il
sedere con il copertone posteriore e, allo stesso tempo, leccando
quello davanti.
Se ci sono molti sassi o radici (quella che i più esperti chiamano
«salita tecnica») dovrai optare per una marcia bassa, in modo da
poterti concentrare sul percorso invece che cercare di cambiare
quando ormai è troppo tardi. Al contrario, se la salita è relativamente
liscia potresti volerla imboccare in velocità e con una marcia alta,
affinché lo slancio ti porti fino in cima.
Se perdi la spinta o sei troppo preoccupato per una salita ripida
finisci per terra.

• In discesa. Sulle discese ripide fai scivolare il peso indietro e sopra


la ruota posteriore, sempre come se stessi cercando sollievo da quel
fastidioso prurito al sedere. Ti risparmierai una caduta sopra il
manubrio. Frena con entrambe le mani e assicurati di aver ingranato
l’ABS mentale: se la ruota posteriore si alza allenta il freno davanti, se
slitta allenta quello dietro. Sii Patrick Swayze o Demi Moore a
seconda della situazione.

• Su terreni sassosi. Spingi in fuori i gomiti, abbassa le spalle e


porta indietro il sedere, così da tenere basso il tuo centro di gravità e
distribuire il peso. Stai rilassato! La bici rimbalzerà un bel po’, ma se
opponi resistenza avrai la peggio. Non appoggiarti del tutto sul
sellino in modo che la bicicletta possa spostarsi quanto le occorre e
muovi il corpo per compensare il suo ondeggiamento. Individua il
percorso più liscio e guida la bici di conseguenza: troverete insieme
la vostra strada.
• Fra dossi e avvallamenti. Quando superi un dosso spostati
indietro oltre la sella, altrimenti nel momento in cui la ruota impatta
sul terreno verrai catapultato oltre il manubrio finendo a terra di
testa, come un lottatore di wrestling vittima della temutissima mossa
del battipalo. Sbatterai e, poco ma sicuro, ti romperai una clavicola.

GALATEO DEL CICLISTA FUORISTRADA


• Stare alla larga dai sentieri fangosi. Il marketing della mountain
bike potrebbe averti dato l’impressione che il fango sia una
componente essenziale del ciclismo fuoristrada: se non riemergi dal
bosco ricoperto di sudiciume e fanghiglia non sei un «vero»
mountain biker.
Totalmente falso. Pedalare su percorsi bagnati li danneggia,
creando affossamenti ed erosioni: finire la corsa imbrattato di fango
equivale ad annunciare al mondo di essere un selvaggio
sconsiderato del tutto sprovveduto. È come camminare sul cemento
fresco per poi, ciliegina sulla torta, rivolgere agli operai un gestaccio.
L’effetto della pioggia sui percorsi cambia in base alla località, alla
stagione e ai sentieri. Cerca di comprendere quali conseguenze avrà
un temporale sul luogo dove vai a pedalare di solito e aspetta
sempre che il terreno si sia asciugato. Se le condizioni sono pessime
ma muori dalla voglia di farti un giro, resta su strada finché i percorsi
non si consolidano di nuovo.
Se nella tua zona gli inverni sono particolarmente rigidi evita i
percorsi fuoristrada a inizio primavera. Lo capisco, non vedi l’ora di
tornare in sella, ma subito dopo il disgelo i sentieri sono nel loro
periodo di maggior vulnerabilità. Tanto vale andare a fare mountain
bike su un budino.

• Dare la precedenza quando è il caso. Se il ciclista su strada è


«un’auto in meno», quello che pedala sui sentieri è una specie
invasiva, l’unico a spostarsi con un mezzo da quelle parti. Fa’
attenzione, non sfrecciare in curva se non sai cosa ti aspetta dietro
l’angolo. Magari c’è gente che sta cercando di godersi la natura
senza l’ansia di venire investita a tutta velocità da ciclisti egocentrici
e narcisisti. Dai la precedenza a chi fa trekking: escursionisti,
appassionati di camminata veloce suburbana o qualunque altro tipo
di fauna umana e, mentre li lasci passare, rivolgi loro anche un
cordiale saluto.
Se i tuoi percorsi sono frequentati anche da persone che fanno
equitazione, dai la precedenza anche a loro e fa’ attenzione a non
spaventare i cavalli. Potrà sembrarti ingiusto, visto e considerato che
sono enormi bestioni sbuffanti che lasciano dappertutto immensi
mucchi di letame, mentre le bici sono piccole, pulite, silenziose e
stanno salvando il mondo una pedalata dopo l’altra. Tuttavia, il
legame fra esseri umani e cavalli ha una storia lunga qualcosa come
cinquemila anni, mentre le biciclette hanno fatto la loro comparsa
solo nel tardo Diciannovesimo secolo, perciò in uno scontro diretto il
ciclista sarà sempre sconfitto.
Per quanto riguarda i tuoi colleghi ciclisti, chi va in discesa deve
dare la precedenza a chi sale. Esistono poche cose più frustranti di
un ascensus interruptus: se costringi qualcuno a uscire dalla sua
traiettoria mentre sale potrebbe essere molto difficile per lui ripartire.
Quando superi un ciclista da dietro aspetta che il sentiero sia
abbastanza largo e dagli un educato preavviso. «Ti spiace se passo
veloce alla tua sinistra?» funziona. «Sta’ attento!» molto meno. Non
fare il gradasso e non essere impaziente. Spaventare un ciclista alle
prime armi potrebbe farlo uscire di pista e cadere.
• Mantenere un ragionevole silenzio. Tieni un certo decoro.
Evita di strillare in continuazione come una ragazzina ubriaca.
• Non pedalare con un altoparlante piazzato sul manubrio:
mai!
• Comunicare in quanti si è. Ogni volta che incontri qualcuno sul
sentiero, indipendentemente da come stia viaggiando, è educato
fargli sapere quante persone ci sono nel tuo gruppo. «Sono da
solo», oppure: «C’è un altro dietro di me» e così via, a seconda dei
casi. In questo modo il compagno che ti segue non li coglierà di
sorpresa. (O, viceversa, loro non rimarranno lì appesi in attesa che
passi un tuo amico che non esiste.)

UN APPUNTO SULLA TECNOLOGIA


Esistono infiniti sviluppi tecnologici nel ciclismo fuoristrada, anche
perché i loro effetti positivi sono molto evidenti. Quando un
costruttore dichiara che la ruota della sua nuova bici da strada è più
«aero», nella maggior parte dei casi non ci si può che fidare. Ma
quando introduce un nuovo tipo di sospensione, il miglioramento è
chiaro da subito, visto che non c’è nulla di soggettivo nel pedalare
sopra sassi o tronchi: se la sospensione funziona te ne accorgi
all’istante.
Purtroppo il risultato di questo progresso costante è che, invece di
cercare di adeguare il proprio stile di pedalata al terreno, i ciclisti
adattano il terreno a loro stessi e alle loro bici sempre più avanzate.
Da una parte le due ruote «si perfezionano», dall’altra questo
condiziona il modo in cui si realizzano e ci si occupa dei percorsi da
mountain bike. Ruote più grandi? Copertoni più larghi? Sospensione
sempre più sofisticata? Creiamo salti più grossi!

ALTERNATIVE ALLA TECNOLOGIA:


PEDALATA INTELLIGENTE, NON
COSTOSA
• USARE IL CORPO INVECE DELLA SOSPENSIONE
Un po’ di tecnica abbinata a un copertone dall’ingombro significativo consente di
superare la maggior parte dei momenti critici. Rilassa le braccia e sposta il peso
dalla sella; potresti aver bisogno di procedere più lentamente, invece che sfrecciare
a tutta velocità, ma lavorare di tecnica e fare del buon fingerpicking con la chitarra è
più interessante che scatenarsi con i power chords dalla mattina alla sera.

• NO AL REGGISELLA AMMORTIZZATO, SÌ AI COLLARINI DI BLOCCAGGIO A


SGANCIO RAPIDO
Il nuovo componente irrinunciabile del fuoristrada è il reggisella ammortizzato, che, in
pratica, ti consente di abbassare il sellino e di rialzarlo nei tratti più veloci in modo
automatico. Si commenta da solo. Invece di spendere centinaia di euro per un
reggisella, con tutta probabilità nemmeno così funzionale, basta montare un collarino
di bloccaggio a sgancio rapido come quelli che si usavano una volta e prendersi quei
due secondi che ci vogliono per fermarsi a sistemare il sellino; meglio ancora,
scegliere una buona altezza intermedia in cui lasciarlo e andare avanti. Non è così
difficile.

• NO AI COPERTONI SENZA CAMERA D’ARIA, SÌ ALLA TUA ABILITÀ


I copertoni senza camera d’aria ti consentono di abbassarne la pressione senza
preoccuparti di pizzicature e si possono autosigillare in caso di foratura. Al
contempo, sistemarli e sigillarli è meno pratico che con le camere d’aria dei tempi
andati. È vero che i vantaggi possono essere piacevoli, ma l’assenza di camera
d’aria è di gran lunga lontana dall’essere una necessità, se si pedala con una certa
destrezza. Il che significa prestare molta più attenzione alla propria traiettoria e aver
cura di non pesare sulla bici quando si passa sopra un ostacolo, accortezze che
dovresti avere in ogni caso.

• FAT BIKE? FATTI UNA VITA!


In apparenza le fat bike ti consentono di pedalare tutto l’inverno fra intemperie
apocalittiche. Ma lo sai che non c’è nulla di male nel dedicarsi a qualcos’altro? Per
ogni persona che gira in sella a una fat bike su trenta centimetri di neve a febbraio ci
sono un coniuge, un compagno o un bambino soli, che si domandano perché mai la
mamma o il papà o il marito o la moglie preferiscano starsene in un bosco piuttosto
che seduti accanto al fuoco o in giardino a fare un pupazzo di neve. In più, un
sentiero innevato deve essere preparato, il che significa che la maggior parte di
questa gente trascorrerà più tempo a spalare che non ad andare in bici.

Facciamo una pila di tronchi più alta! Diamo un senso a tutto


questo potenziamento!
È un cane che si morde la coda. Se trasportassimo la tendenza
del ciclismo fuoristrada all’escursionismo, allora ce ne andremmo
tutti a spasso per i boschi come tanti RoboCop.
Peraltro, la gran diffusione di questa tecnologia ha dato origine
all’idea che sia impossibile divertirsi sullo sterrato senza una
mountain bike all’avanguardia.
Il che è lungi dall’essere vero.
Di sicuro non c’è niente di male nell’approfittare della tecnologia:
la nuova attrezzatura è divertente ed eccitante e il mondo del
ciclismo fuoristrada ha molti giocattoli con cui spassarsela.
Parallelamente, i costi, il tempo e le risorse necessarie a mantenere
un simile equipaggiamento possono essere frustranti e sgradevoli: è
fin troppo facile guardare tutta questa roba e decidere che non vale
la pena nemmeno di prendere in considerazione l’idea di cimentarsi
con il mountain biking.
Per questa ragione è importante ricordare che non hai davvero
bisogno di tutto ciò: basta usare una normalissima mountain bike,
anzi, è anche più appagante. Certo, fare ciclismo fuoristrada
significa «conquistare il terreno», ma il suo motivo ultimo è quello di
lavorare con il terreno piuttosto che contro. Non serve che tutte le
parti della tua bici siano idrauliche, non tutti gli ostacoli devono
essere superati al primo colpo: chi parte da subito con biciclette
dotate di un sistema completo di sospensioni si perde i principi
fondamentali. Inventarsi un modo per riuscire nell’impresa con
quanto hai a disposizione farà di te un ciclista migliore.
Infine, che si tratti di una bici da strada o di una mountain bike,
ricordati: non lottare contro la bicicletta, soprattutto su terreni morbidi
come sabbia e ghiaia. Sposta il peso sopra la ruota posteriore per
creare aderenza, rilassati e lascia che la ruota anteriore trovi la sua
strada da sola. Se ti irrigidisci o combatti contro la ruota davanti
andrai per terra.
Ciclismo ricreativo su piste ciclabili, aree verdi e
percorsi misti
Andare in bicicletta non significa solo farsi strada a suon di pedalate
nel traffico cittadino o arrampicarsi su per le montagne fasciati da
tutine in lycra, e nemmeno spingere con furia due ruote munite di
copertoni tassellati fra sentieri rocciosi. Esistono anche piaceri
semplici, come pedalare per la rilassante pista ciclabile della tua
zona. Tuttavia, per quanto possa sembrare innocuo, anche questo
genere di ciclismo è irto di pericoli o, se non altro, di considerevoli
fastidi. Preparati ad andare incontro ai seguenti rischi.

RUNNER
I ciclisti e le persone che corrono sui percorsi misti hanno parecchie
cose in comune: ci tengono alla forma fisica, cercano di allenarsi in
un ambiente privo di auto e hanno un debole per i marsupi.
Tuttavia sulla pista ciclabile entrano spesso in conflitto e, in
assenza del loro reciproco nemico, l’automobile, finiscono per
rivoltarsi l’uno contro l’altro.
Il che è una sfortuna, perché dovremmo essere solidali nei nostri
stupidi obiettivi di allenamento. Il più delle volte comunque si tratta
solo di minimi malintesi: se un runner è irritato da te che sei in bici,
pensa che da un punto di vista tecnico lui è più vulnerabile di te,
utilizzatore di un mezzo meccanico. Per cui è tua responsabilità
anticipare il suo comportamento e agire di conseguenza. Puoi
evitare la maggior parte dei conflitti familiarizzando con le
caratteristiche tipiche del corridore su piste miste.

• I runner si spaventano facilmente. Per superare un corridore


dovrebbe bastare pedalargli accanto. Tuttavia, la corsa ha profondi
effetti sul cervello umano, rilasciando endorfine e la colonna sonora
di Momenti di gloria, così che i runner sono convinti di essere le
uniche entità viventi sulla Terra, non importa quanto affollato sia il
percorso.
A scopo preventivo, accertati di avvisare i corridori che sei in
procinto di sorpassarli. Se hai un campanello, usalo. Se no di’
qualcosa tipo: «Sorpasso sulla sinistra». (In tal caso assicurati di
superarli davvero sulla sinistra; a meno che, in barba a tutta questa
storia, tu non voglia prenderli per i fondelli.) Se hai un mozzo
rumoroso fai una pedalata all’indietro, così penseranno di essere
attaccati da uno sciame di api.
Per tua sfortuna è molto probabile che il richiamo sia del tutto
inefficace, visto che molti runner ascoltano la musica con gli
auricolari. In questo caso tieni un’abbondante distanza durante il
sorpasso e spera.
Ricordi la storia che per andare dritti bisogna guardare avanti?
Questo vale anche per i corridori: se si voltano quando ti sentono
arrivare rischierai di vederteli correre addosso. Tieni a mente anche
questo fattore quando calcoli lo spazio che ti serve per il sorpasso.

• I runner cambiano direzione senza preavviso. Chi corre è


spesso guidato da forze invisibili, tipo regimi particolari di
allenamento, cardiofrequenzimetri e braccialetti per il fitness. Perciò
non è raro che uno di loro smetta di colpo di correre, richiamato dal
segnale di allarme di un qualche apparecchio digitale invisibile, o
faccia all’improvviso dietrofront e cominci a correre in direzione
opposta, come se si fosse appena accorto di aver dimenticato
qualcosa. Tale comportamento imprevedibile è una causa frequente
di collisione fra runner e ciclista. Perciò non seguirli o superarli
troppo da vicino, pensa a loro come se fossero uno scoiattolo o un
riccio, che potrebbero venirti a scorrazzare fra i piedi, ma anche
fermarsi di botto.

• I runner si aprono a ventaglio. Incontrerai spesso gruppi di


corridori che trotterellano in fila per tre, per quattro e persino per
cinque, creando un blocco stradale di glutei che rischia di rendere la
pista del tutto impraticabile. Qualunque sia la tua intenzione, non
tentare di fare breccia nel muro, perché rischi di causare un
rimescolamento confuso di runner che ti travolgerà in un gorgo di
tute da ginnastica e pantaloni da yoga. Al contrario, cattura
l’attenzione del corridore capobranco (ce ne è sempre uno: lo
riconoscerai dalla cintura con le bottigliette d’acqua) e cerca di
negoziare il tuo passaggio con un linguaggio verbale educato e
insieme deciso: come se si trattasse di varcare un confine, qualcuno
ti avesse rubato il portafoglio e tu volessi solo tornartene a casa tua.

Parcheggiare
Non legare la bici sopra a quella di qualcun altro: a volte può capitare per sbaglio,
per esempio facendo passare il proprio lucchetto in un altro telaio in una rastrelliera
sovraffollata, quindi cerca di farci attenzione. La legge non scritta (almeno fino a
prima che la scrivessi in questo libro) è che se qualcuno lega la propria bicicletta alla
tua, sei autorizzato a estrarre il tuo prezioso mezzo con qualunque risorsa
necessaria, inclusa la distruzione di quello altrui.
Il mondo non ha il dovere di assicurarti un buon posto dove parcheggiare. È vero:
se si va in bici non c’è bisogno di fare il giro dell’isolato per trovare parcheggio, ma si
è troppo viziati da questa comodità: se la rastrelliera vicina è piena, spostati su
quella successiva; da un po’ di tempo devi parcheggiare dietro l’angolo, o addirittura
– onta indicibile! – sull’altro lato della strada? Non è un problema così grave, non
cercare di incastrare a forza la due ruote in una rastrelliera piena, complicando agli
altri le operazioni di recupero; peggio ancora, non scegliere il miglior posto per la
vicinanza invece che per la sicurezza: finirai per legare la bici a un supporto
inconsistente e fartela rubare.
GENTE CHE PORTA A SPASSO IL CANE
Il tipico cittadino di una zona residenziale è afflitto da problemi che
vanno al di là del proprio controllo: il capo dispotico, il figlio
turbolento, il fatto che finisca sempre la carta igienica nel bagno di
servizio al piano di sotto… e il cane disobbediente.
Mentre tu ti avvicini, il padrone che passeggia col suo amico a
quattro zampe sulla pista farà grande sfoggio dell’addestramento
esemplare che ha imposto al suo animale: «Odino? Seduto!»
tuonerà con autorevolezza, facendoti segno che puoi passare. Ma
Odino il barboncino ha altri progetti e, grazie al guinzaglio estensibile
lungo sei metri (o alla mancanza assoluta di un guinzaglio), avrà
tutto il tempo di raggiungerti e affondarti i minuscoli dentini nel
polpaccio, prima che tu riesca a schizzare via lontano.
A meno che non si tratti di un cane guida per ciechi o di un
pastore tedesco dell’unità cinofila della polizia di Stato, tieni a mente
che qualsiasi esemplare della specie canina è incline a fare quel che
gli pare e che il suo padrone sarà, nella maggior parte dei casi,
impossibilitato a fermarlo.

ALTRI CICLISTI
Gareggiare con ciclisti ignari è inappropriato in qualunque
situazione, ma su una pista mista è vergognoso: gli appassionati di
bicicletta dovrebbero considerarla una zona demilitarizzata. È un
luogo in cui si ritrovano persone di ogni genere per il piacere di
godersi un po’ di svago senza auto, dai bambini agli anziani fino al
ragazzo che esegue giochi di prestigio appollaiato sopra un
monociclo.
Trattare questo percorso come una pista da gara è come mettersi
a illustrare al pubblico con dei disegnini le varie posizioni di un atto
sessuale: abbastanza sconsiderato ovunque, ma eccessivamente
fuori luogo durante una festa di compleanno in ludoteca.
Ciononostante, sta’ pur certo che ti capiterà di imbatterti in ciclisti
convinti che la pista mista sia il terreno di prova per stabilire il loro
personale record di velocità: procedono a zig-zag e si infilano con
rapidità fra chi si allena nella camminata sostenuta e i bambini sulle
bici con le rotelle. I più temibili sono gli atleti di triathlon, facilmente
identificabili dai manubri aerodinamici e dai caschi affusolati:
manovrano la bicicletta in maniera imprevedibile in qualunque
contesto (si comportano più come runner che come ciclisti), ma sulle
piste miste danno proprio il peggio di sé, muovendosi come gatti nel
tentativo di uscire da una vasca da bagno. Evitali ogni volta che ti è
possibile e, se uno ti si appiccica alla ruota come un pezzo di carta
igienica alla suola della scarpa, spostati, staccatelo di dosso e, già
che ci sei, rivolgigli il saluto che merita.

PEDONI
Dai la precedenza ai pedoni: attraverseranno col rosso, usciranno
all’improvviso dal marciapiede, spuntando fra le auto parcheggiate
dove non si potrebbe attraversare. E, sì, se ne andranno in giro in
stato confusionale, come se il loro smartphone stesse emettendo un
raggio che li attira assorbendo la loro faccia. Ciononostante, sono
ancora loro gli utenti della strada più vulnerabili, quindi tocca a te
stare all’erta. Fattene una ragione. Consideralo un noblesse oblige.
Se sei prudente e vai a una velocità ragionevole non dovresti
avere problemi a evitarli, nemmeno quelli più irrimediabilmente
distratti.
Capitolo 5

IL TUO POSTO NELLA


SOCIETÀ

Molto bene: siamo arrivati al Capitolo 5. A questo punto possiedi


una bici, ci sai andare e stai leggendo un libro sull’argomento.
Indovina un po’?
Sei ufficialmente un ciclista.
Potrai anche non possedere un certificato ufficiale che lo attesti,
ma con tutta probabilità hai almeno un paio di pantaloncini in lycra e
una macchia di unto sulla gamba dei calzoni – e magari stai
prendendo in considerazione l’idea di farti un tatuaggio a tema
bicicletta (non farlo!) – perciò è quasi come se lo avessi.
Ora che sei un ciclista puoi decidere se lasciarti coinvolgere dalle
questioni sulla tutela dei diritti delle due ruote, oppure se startene
per conto tuo. Non c’è una scelta migliore: alcuni amano andare in
bici per senso di appartenenza a una comunità, altri danno più peso
alla solitudine e alle occasioni di contemplazione che ne derivano.
Altri ancora si godono entrambe le cose.
In ogni caso, che ti piaccia o meno, adesso occupi un determinato
posto nella società ed è di cruciale importanza comprendere le
implicazioni della tua nuova identità.
Pedalare in sella a una bicicletta può diventare un atto
provocatorio, perché impatta su certi aspetti della nostra cultura. Di
per sé è un’azione innocua, ma quando si va in bici si è sempre
accompagnati dallo spettro della propria mortalità, visto che a volte è
davvero una questione di vita o di morte.

I TUOI DIRITTI DI CICLISTA


Alla gente piace dire che i ciclisti hanno gli stessi diritti e
responsabilità degli automobilisti.
Sentirai spesso questa affermazione, piuttosto accattivante.
Ma, per tua sfortuna, nella pratica non è affatto vera.
Chi guida un’auto ha il vantaggio di poter contare su una vasta
rete di autostrade e strade statali creata apposta per lui. È anche più
protetto dalle conseguenze dei propri errori (o di quelli altrui), sia da
un punto di vista fisico – poiché si trova all’interno del suo veicolo –
sia per varie forme di tutela amministrativa, come l’assicurazione. È
innegabile che la nostra società sia ben disposta nei confronti degli
automobilisti, perché la macchina è il mezzo di trasporto ordinario
per un numero elevato di persone.
I ciclisti, se sono fortunati, hanno a disposizione una pista
ciclabile. Mettiamo il caso che stai pedalando su una di queste
quando un automobilista esce dalla carreggiata mentre sta scrivendo
un messaggio sul telefonino e ti viene addosso: scoprirai presto su
che genere di protezione, fisica e amministrativa, puoi contare. Le
compagnie di assicurazione automobilistica potrebbero anche darti
una mano, ma solo dopo averti messo sotto torchio per capire se
usavi il casco.

Il mito dell’uguaglianza
Per il complesso sistema che ruota intorno all’industria
automobilistica (case produttrici, compagnie di assicurazione e
petrolifere, e le istituzioni governative su cui queste fanno pressione)
è fondamentale alimentare la convinzione che bici e auto siano
uguali, malgrado le palesi differenze sotto ogni punto di vista: le auto
pesano qualche migliaio di chili, raggiungono velocità da autostrada
in pochi secondi e di solito bruciano gasolio o benzina. La bici pesa
circa dieci chili, fa più o meno quaranta chilometri all’ora – salvo in
discesa – e le sue emissioni più nocive sono le scorregge di chi ci
pedala sopra.
La ragione per cui le varie realtà amministrative promuovono
questa leggenda metropolitana è che, se auto e bici vengono
considerate «alla pari», è molto più facile negare ai ciclisti una
speciale considerazione. «Ehi, guarda che hai gli stessi diritti e
responsabilità di chi guida» è l’argomentazione diffusa. «Che altro
vuoi? Piste ciclabili?!?» Vedi di uscire là fuori e «condividi la strada»
con veicoli che pesano cento volte più del tuo!

Furti di strade
È importante ricordare che, circa un centinaio di anni fa, l’industria
delle auto ci ha letteralmente rubato le strade pubbliche, che agli
albori dell’era automobilistica appartenevano a tutti e nelle quali chi
era alla guida del veicolo più grosso e più potente doveva dare la
precedenza agli utenti più vulnerabili.
Ma nel giro di una generazione le strade sono diventate
appannaggio delle auto: in apparenza, la fruizione è pubblica,
eppure per usarle a pieno titolo bisogna avere l’intenzione, e la
possibilità, di comprare o noleggiare una macchina. Andare a piedi è
concesso solo durante quei pochi, preziosi istanti in cui sul semaforo
appare l’omino verde. La cosa agghiacciante è che l’appropriazione
indebita delle strade porta con sé un costo spropositato in termini di
vite umane. Nel 2016 in Italia sono morte 54 persone ogni milione di
abitanti per un incidente stradale (la media europea è stata di 50
vittime per milione) e, nonostante gli obiettivi della Commissione
europea per ridurre drasticamente tali cifre, dal 2010 a oggi il calo
medio è stato solo del 19 per cento.
Se le statistiche degli incidenti aerei avessero numeri anche solo
lontanamente vicini a questi, gli aerei smetterebbero di volare.

Con le unghie e coi denti, riprendersi qualche centimetro


dalla tirannia della quattro ruote
Negli ultimi anni la gente ha cominciato a rendersi conto che non c’è
più posto per una simile quantità di auto, soprattutto in città: è uno
dei motivi per cui, da un po’ di tempo a questa parte, stiamo
assistendo a un «ritorno alla bicicletta».
Purtroppo gli ultimi tre quarti del secolo scorso, caratterizzati dalla
dipendenza dall’automobile, hanno creato un bel casino, perciò
modificare gli spazi a favore di ciclisti e pedoni non è sempre un
progetto semplice. Per favorire questa nuova tendenza, le città più
lungimiranti stanno tentando di installare infrastrutture ciclistiche e
pedonali di vario genere per rendere le strade più sicure per tutti gli
utenti. La ciliegina sulla torta è che in alcuni luoghi ci sono stati
tentativi di riprendersi alcuni dei diritti legali ceduti ai conducenti delle
quattro ruote, spesso immuni da qualsiasi procedimento legale.
Per mantenere il controllo sulle strade, l’industria automobilistica
deve fare tutto ciò che è in suo potere per assicurarsi che alla guida
di una vettura si sia il più possibile esonerati dalle responsabilità. Per
questo piace così tanto intimare ai ciclisti di usare il casco: è il modo
più facile per fare della sicurezza una tua responsabilità, e allo
stesso tempo per farti credere che il sistema si preoccupi per te.
Dopotutto, dirti di indossare un copricapo in plastica dalla dubbia
efficacia è molto più semplice che modernizzare le infrastrutture a
tutela di tutti gli utenti, o rivalutare la responsabilità di chi è
motorizzato.

SU QUALI DIRITTI CONTARE


Cospirazioni del sistema industriale automobilistico a parte, a meno
che tu non stia leggendo questo libro in qualche località della Corea
del Nord, puoi ancora contare sui tuoi diritti umani fondamentali
anche se vai in bicicletta.
Ma diamo un’occhiata ai tuoi diritti non scritti di ciclista, che
piacciano o meno agli altri.

A proposito di casco: i diritti giuridici


1. È tuo diritto mettere un casco, almeno fino al momento in cui non si fa una legge
che ne imponga l’uso.
2. Il fatto di non indossare il casco viene utilizzato contro di te sui giornali, a
prescindere dalla sua rilevanza. («La gamba della ciclista è stata tranciata da un
automobilista ubriaco. La ragazza non portava il casco.»)
3. Hai il diritto di indossare un casco durante il verbale dell’incidente, se è solo per
impedire alla gente di chiederti: «Ma avevi il casco?».
4. Se non ti puoi permettere un casco, un modello gigantesco e ingombrante taglia
unica ti verrà fornito durante eventi ciclistici e sulla mobilità o dal gruppo locale a
tutela dei diritti della bici. Casco che non metterai mai, perché ti sta da cani e ti fa
sembrare un gigantesco marshmallow.
5. Puoi decidere di non indossare un casco; in questo caso, però, la colpa sarà
automaticamente attribuita a te, qualsiasi cosa accada.

A proposito di diritto
La gente ama affermare che ai ciclisti stanno molto a cuore i propri
diritti. Puoi scommetterci! L’usura e i danni che le bici possono
causare alle strade e alle infrastrutture pubbliche sono del tutto
trascurabili, i nostri mezzi occupano poco spazio quando sono
parcheggiati, di rado sono fatali per i pedoni e non necessitano di un
complesso sistema di distribuzione del carburante… a meno che
non si voglia contare la rete di osterie fuoriporta che ci forniscono il
giusto nutrimento.
Non si può dire lo stesso per una qualsiasi automobile.
In cambio dell’impatto zero che noi abbiamo sulla Terra, chiediamo
solo che gli automobilisti facciano attenzione a non venirci addosso,
ci è sufficiente questo semplice diritto. Purtroppo non tutti
concordano. Molti sulle quattro ruote non hanno alcuna intenzione di
prestare attenzione; inoltre, le strade sono modellate su di loro: un
ciclista come può gestire un tipico incrocio, per esempio?
Certo, hai «gli stessi diritti e responsabilità di un automobilista»,
ma incolonnarsi nella rotonda di un trafficato viale periferico in sella
a una bici va contro ogni istinto di sopravvivenza.

I diritti del ciclista


1. DIRITTO DI RESTARE VIVO
Questo è il più importante. Restare in vita in un ambiente indifferente o ostile ha
indiscutibilmente più peso di qualsiasi infrastruttura o legge auto-centrica. Infrangere
la legge perché si è in cerca di emozioni forti è stupido; piegarla per sopravvivere è
necessario di tanto in tanto, a volte persino inevitabile.

2. DIRITTO DI USARE LE STRADE


Gli automobilisti credono di essere i padroni della strada perché «pagano per
usarla». È una leggenda. Tutti paghiamo. Anzi, i ciclisti pagano senza dubbio di più,
visto che le tasse sono uguali per tutti anche se le bici sono ben più gentili nei
confronti della rete viaria che utilizzano: hai presente quando sei a cena fuori con un
mucchio di gente e dividete il conto? Gli automobilisti sono quelli che hanno ordinato
primo, secondo, vino, caffè e ammazzacaffè; tu quello che ha preso i crostini con
l’hummus e un bel bicchiere di acqua gelata. Paradossalmente la diffusione delle
biciclette ha preceduto la proliferazione dell’automobile e molte strade erano state
asfaltate proprio pensando ai ciclisti. Sono anche le tue strade (da prima!): non
permettere a nessuno di dimenticarlo.

3. DIRITTO DI GUIDARE ANCHE L’AUTO, SE VUOI


Essere un ciclista non significa dover rinunciare all’auto, cosa che potrebbe essere
difficile, se non impossibile, a seconda del luogo in cui abiti. La concretezza prevale
sull’ideologia: spostarsi è necessario. Non dimentichiamoci che le macchine sono
meravigliose, se usate con responsabilità. Se proprio devi, guida anche la tua auto.
Sappi solo che se ne possiedi o noleggi una rinunci a tutti i diritti di esporre sulla
tua bici qualsiasi adesivo del tipo: UN’AUTO IN MENO.

4. DIRITTO A UN COMPIACIUTO SENSO DI SUPERIORITÀ


È la conseguenza inevitabile di pedalare. Goditela. Ma cerca di tenertelo per te.

A volte il modo più sicuro di affrontare un incrocio non è quello


consentito dalla legge: ci sono circostanze in cui anticipare un po’ un
semaforo verde può darti un vantaggio fondamentale contro il
branco rabbioso di veicoli motorizzati alle tue spalle. Il trucco è
capire quando si può piegare la legge in modo sicuro e appropriato e
quando no, e questo si impara solo con l’esperienza. Nondimeno,
per prendere la legge alla lettera, nel ciclismo si dovrebbe usare un
altro alfabeto.

RESPONSABILITÀ DEL CICLISTA


1. Essere cortese con i pedoni. Ti ricordi che l’industria
automobilistica ci ha rubato le strade? Be’, prima che le auto
prendessero il sopravvento, la minaccia più grande per la via
eravamo noi con il nostro gigantesco biciclo, a seminare il terrore fra
cavalli e bambini innocenti che giocavano con i cerchi.
Le cose stanno ancora così, eliminando gli automobilisti: con la
tua agile e furtiva bicicletta potresti travolgere qualche pedone, se
non presti loro attenzione per tutto il tempo. Lo slancio delle due
ruote dà dipendenza e fermarsi può sembrarti contro natura, ma
questo non dev’essere il pretesto per non dare la precedenza.
Posare un piede a terra di tanto in tanto non ti ucciderà: se vuoi
evitarlo a tutti i costi, potresti davvero far del male a qualcuno.
Quando un pedone ha il diritto di precedenza (ovvero il più delle
volte) daglielo. Se è sulle strisce pedonali deve passare prima lui.
Non fargli la gimcana intorno: pedala nella direzione del traffico.
Accetta che i pedoni possano passare con il rosso e regolati di
conseguenza. Non andare sul marciapiede. Quando vai in bici in
spazi pubblici molto affollati come i parchi, pedala piano e con
prudenza, muoviti fra la gente come l’intruso che sei.
Sii rispettoso. Non farti largo a forza fra la folla. La bicicletta è così
comoda anche perché puoi saltar giù dalla sella ogni volta che serve
per entrare in «modalità pedone». Non scontrarti con chi va a piedi,
sta’ dalla loro parte.

2. Essere cortese con gli automobilisti. A volte hai torto tu, non
l’automobilista. Pedala procedendo in maniera prevedibile, segnala
le tue intenzioni sulle strade trafficate e non costringere una persona
che guida rispettando la legge (già, esistono anche loro là fuori) a
frenare di colpo. Non mettere nessuno nella situazione di dover
evitare di ucciderti o mutilarti: lo faresti solo arrabbiare molto e, se
c’è una cosa per cui gli automobilisti si offendono a morte, è dover
prestare attenzione.
I neofiti della bici sono già estremamente ansiosi e vedono il
pericolo dove non esiste, perciò evita di fare il ciclista petulante che
si fa prendere da un attacco d’ira a ogni torto presunto: lascia che gli
automobilisti ti superino quando lo ritieni sicuro e conveniente. Sì, in
molte zone hai diritto a occupare tutta la carreggiata, anche se
dovresti farlo solo quando ne hai davvero bisogno, ma non bloccare
il passaggio a un automobilista solo per principio.

3. Lottare per l’autosufficienza. Cerca di capire le regole base del


funzionamento della tua bici e di come andarci. Fai manutenzione.
Legala. Stai all’erta per qualsiasi evenienza. Sii informato. Tieniti
aggiornato sulle notizie ciclistiche locali. Sostieni lo spirito di
indipendenza della collettività ciclistica, che fa della due ruote
un’esperienza fantastica.

La politica dell’aiuto
Offri aiuto a un ciclista, quando è ragionevole farlo. Quali siano i casi in cui non è
ragionevole è assai soggettivo, ma nelle seguenti circostanze è molto probabile che
tu abbia il diritto di negare assistenza.
• Prenderti il tempo per prestare aiuto avrebbe conseguenze gravi (per esempio
essere licenziato, litigare con la persona che vive con te, mancare la nascita del tuo
primogenito eccetera).
• Il ciclista è maleducato o troppo esigente.
• Il ciclista ha bisogno di un attrezzo o una pompa che con negligenza ha dimenticato
di portare con sé, e si aspetta che tu ti dia da fare per lui, mentre lui se ne sta lì a far
salotto sul marciapiede, twittando a destra e a manca tutto il tempo.
• L’equipaggiamento di quel ciclista è così costoso che può tranquillamente
permettersi di farsi venire a prendere da un elicottero.

Questo non ti esime dal pagare qualcuno che ti ripari la bici


quando serve: non sei un fuorilegge, ma un utente marginale della
strada, che deve adottare una mentalità improntata alla
sopravvivenza.

4. Offrire aiuto al ciclista in difficoltà. Non sei obbligato a salutare


con la mano i tuoi colleghi ciclisti, ma hai il dovere di prestare
assistenza: se ti imbatti in un ciclista bloccato a piedi, devi fermarti e
offrirgli qualsiasi forma di aiuto tu sia in grado di dargli,
ragionevolmente.
5. Non combinare casini. Non uscire dalle piste. Non infastidire i
pedoni. Non fare tutte quelle cose di cui stupidi editorialisti di giornali
contrari al ciclismo amano parlare, tipo andare sui marciapiedi o
importunare con la bava alla bocca bambini e anziani.

6. Essere umile. Andare in bici è un’occupazione sublime e dà la


sensazione di volare, pur rimanendo a terra. Tuttavia è importante
non perdere di vista due cose: (1) è così facile che persino un
bambino di tre anni è in grado di farlo, perciò abbassa la cresta; (2)
ci sono persone che pedalano da molto, ma molto più tempo di te,
quindi non pensare di sapere tutto. Sii contento di essere solo uno
fra i tanti in sella a una bicicletta.

INCONTRI RAVVICINATI CON IL VIGILE DI


TURNO
Prima o poi ti toccherà: prenderai una multa.
Magari te la meriti. Magari sei passato col rosso a tutta velocità in
un incrocio trafficato e hai provocato un maxitamponamento in cui
sono rimaste coinvolte cinque auto.
Oppure potresti anche non meritarla. Per esempio, un residente
lamentoso potrebbe aver protestato con la municipale contro «quei
ciclisti fuori di testa», e così adesso ti stai prendendo una multa
perché non portavi il casco o non procedevi sulla pista ciclabile,
mentre nessuna delle due cose è illegale. (Almeno nella maggior
parte delle città del mondo.)
In un caso e nell’altro, ti conviene superare l’incontro ravvicinato
con il pubblico ufficiale di turno nel modo più liscio possibile.
Allontanarsi pedalando con una multa in mano sarà sempre meglio
che farsi un giro su una volante.
Assicurati di avere sempre con te un documento di identità. Sii
educato, anche se sei furioso. Cerca di capire quale infrazione hai
commesso. Se il pubblico ufficiale si sbaglia, insisti e faglielo
presente (con educazione), anche se è molto probabile che non
cambierà un bel niente.
È solo una cavolo di multa, sei sempre in tempo a contestarla più
avanti.
Certo, sarebbe meglio non venire fermati. Pedala con intelligenza.
Fa’ attenzione. Segui sui social media i gruppi di ciclisti della zona,
così saprai quando sono in atto le fasi di repressione.
Capitolo 6

SOTTOCULTURE CICLISTICHE

Una verità fondamentale è che più un gruppo di persone è


oggettivamente stupido, più si prende sul serio. Pensa, per esempio,
alle guardie davanti a Buckingham Palace, stoiche e imperturbabili a
dispetto dei loro pelosi copricapo alla Chewbecca. Un paradosso
ascrivibile anche ai ciclisti: pure loro si vestono in modo eccentrico e
seguono regole arcane che hanno ben poca rilevanza nel mondo
reale. Sembra assodato che esista una correlazione diretta fra la
quantità di costoso equipaggiamento specializzato e la mancanza di
senso dell’umorismo. Il tizio in jeans che gira in città in sella a una
vecchia Graziella proietta intorno a sé un’aura di rilassato buon
umore, mentre il ciclista esperto che sfreccia come un missile su una
bici da gara in materiale polimerico da diecimila euro, fasciato nella
sua tutina aderente in lycra, irradia disdegno e torvi sguardi alla
Mussolini alquanto intimidatori.
Sì, alcuni ciclisti sembrano criticare tutto e tutti, ma di solito è
perché si trovano in quella imbarazzante fase a metà fra «novellini»
e «illuminati»: quando si tratta di aderire al dogma del ciclismo, i
novellini non ne sanno un accidenti e gli illuminati si sentono
superiori; sono i fondamentalisti eccessivamente zelanti, quelli che
prendono tutto troppo sul serio.

TIPOLOGIE DI CICLISTI
Il ciclismo in buona sostanza raccoglie sottoculture e nicchie che si
disgregano e riformano in modo costante, biciclette e stili di pedalata
entrano ed escono dai trend e i corridori cambiano identità e
bandiera cui essere fedeli a seconda del volere del mercato.
Fra le altre, ci si potrebbe imbattere nelle sottoculture relative alle
seguenti discipline:
• ciclismo da strada e da gara,
• ciclismo su ghiaia (o gravel biking),
• escursionismo ciclistico,
• cicloturismo,
• ciclocross,
• BMX (o bicycle motocross),
• triathlon*,
• ciclismo reclinato o recumbent,
• ciclismo urbano,
• alleycat (competizioni create per imitare il lavoro giornaliero di
chi fa consegne o trasporti in bicicletta),
• criterium a scatto fisso,
• mountain bike,
• freeride,
• discesa,
• enduro,
• bici singlespeed,
• bikepacking,
• commuting,
• manifestazioni per i diritti del ciclista, tipo Critical Mass,
• corrieri in bicicletta (per consegne di cibo e altro a scopo
lavorativo),
• tall bike, ciclismo fuori dalla norma e simili.

Etichettare le persone è divertente, ma per quanto riguarda i


ciclisti è abbastanza inutile, perché i contatti fra le varie sottoculture
sono tanto mutevoli quanto frequenti. Per esempio, uno che va in
bici da anni potrebbe cominciare la stagione in strada e finirla come
corridore di ciclocross, intervallando il tutto con periodi di commuting,
di fuoristrada e di partecipazione a manifestazioni dimostrative.
Ritieniti libero di aderire a quante sottoculture ciclistiche ti pare.
Vedile come diversi corsi di un’ipotetica Università del Ciclismo: puoi
scegliere quali e quanti seguirne, e la frequenza è libera.
Per quanto riguarda l’identificazione degli altri ciclisti, invece che
classificarli per sottoculture è più utile catalogarli a seconda del loro
livello di illuminazione.

LA VIA VERSO L’ILLUMINAZIONE


• Principiante o «novellino». Possiede una bici da poco. Potrebbe
sfoggiare alcuni segni distintivi che indicano quanto sia limitata la
sua concezione di ciò che sta facendo, tipo tatuaggi di corone e
catene oppure quei simpatici caschetti da ciclismo urbano che
ricordano la capigliatura di un omino Playmobil. A ogni singola
pedalata il principiante commette, suo malgrado, quegli errori che
fanno inorridire i più esperti, da quelli più pericolosi (tipo ondeggiare
o frenare di scatto quando si pedala in gruppo), ad altri del tutto
innocui (indossare una maglia iridata, per esempio).

• Ciclista in erba. È come un girino che ha appena scoperto di


essere diventato rana e di possedere le zampe: il – o la – ciclista
presta attenzione alle sue gambe, di cui sta sviluppando forza e
resistenza. E mentre sta sperimentando l’uso di pedali a sgancio
rapido, acquisisce via via nuova consapevolezza, tanto da
cominciare a manifestare curiosità per il grande ecosistema del
ciclismo, tipo ordinare un paio di calzini o una bottiglia d’acqua con il
logo di un famoso blog a tema.
• Adolescente. Si tratta ormai di un – o una – ciclista a tutti gli effetti.
Potrebbe anche riconoscersi in una particolare sottocultura sino al
punto da mettere in discussione la legittimità delle altre, o addirittura
rifiutarle. A questo stadio marchi ed equipaggiamento sono
fondamentali: il ciclista in questione è insofferente e irritante, oltre
che inspiegabilmente orgoglioso di segni fisici quali escoriazioni da
asfalto o rughe da eccessiva esposizione solare.

• Ciclista maturo. Durante l’adolescenza i ciclisti affrontano varie


sfide leggendarie: incidenti, furti di bici, rimanere indietro rispetto al
gruppo durante una gara, perdersi e avere un crollo ipoglicemico nel
bel mezzo del nulla. Attraversano anche diverse tentazioni, come
scegliere altri stili di vita, per esempio il motociclismo, l’enologia o il
golf. I ciclisti che superano le distrazioni dell’adolescenza e non
defezionano diventano maturi, sicuri della propria identità e insieme
più tolleranti nei confronti degli altri ciclisti.

• Ciclista latente. Esigenze esterne come la famiglia o la carriera


possono portare a un periodo di latenza, durante il quale il desiderio
o la capacità di andare in bici vanno in letargo. Ciò potrebbe causare
un aumento di peso e una lieve forma di depressione. Andare al
lavoro o fare commissioni in bicicletta sono attività riconosciute in
questa fase come accorgimenti per attenuare o contrastare tali
sintomi di recessione.

• Ciclista illuminato. Trae godimento e soddisfazione da qualsiasi


forma di ciclismo ed è libero da preoccupazioni mondane, come
questioni estetiche, chilometraggio, strategie di fitness, stili di
pedalata o scelta dell’equipaggiamento. Può andare in bici molto
spesso, ma anche sottostare a periodi prolungati di inattività senza
grossi sintomi di recessione, ed è possibile vederlo sfoggiare un bel
sorriso pure in sella alla due ruote più scomoda e ingombrante,
come quelle del bike sharing.

PERCHÉ RIDONO DI TE E PERCHÉ INVECE


DOVRESTI ESSERE TU A RIDERE DI LORO
I ciclisti che giudicano da fuori altri ciclisti di solito sono impantanati
nelle fasi di mezzo del Cerchio della Vita di un Ciclista. Certi sono
peggio di altri: di seguito alcune delle categorie più vergognose.

CHI RIDE DI TE
Il ciclista di strada.

PERCHÉ RIDE
Dai, non hai che l’imbarazzo della scelta.
• La tua felpa è troppo grande.
• I tuoi pantaloncini troppo striminziti.
• I tuoi calzini troppo corti.
• Le tue gambe troppo pelose.
• La tua borsa da sella troppo voluminosa.
• Sorridi troppo.

PERCHÉ DOVRESTI ESSERE TU A RIDERE DI LUI


Se i corridori su strada si prendono gioco delle tue presunte cadute
di stile sartoriale è solo perché sono troppo rigidi: in realtà ridono del
divertimento che provi nel pedalare. È una cosa triste, ma accade
perché loro non vanno in bici e basta: loro «si allenano». Assumono
dei coach che gli dicono cosa fare e, se lavorano sodo, riescono a
entrare in squadre amatoriali sponsorizzate dallo studio dentistico
locale. (Anche se devono pagarsi lo stesso divisa, tasse di iscrizione
alle gare, spese di viaggio, così come la periodica seduta di igiene
dentale.) Inoltre, non hanno amici, hanno «compagni di
allenamento»: non gli è consentito andare in bici con gente che
segue un programma diverso dal loro, ma in ogni caso, nessuno
vorrebbe pedalare con loro.
Quindi: chi ride, adesso?

CHI RIDE DI TE
Il ciclista di mountain bike.

PERCHÉ RIDE
La tua bici non ha abbastanza ammennicoli su cui rimbalzare, perciò
andrai a schiantarti.

PERCHÉ DOVRESTI ESSERE TU A RIDERE DI LUI


Nonostante i vari «fatica bestiale!» e «sono a pezzi!», chi va in
mountain bike è parecchio viziato. Anzi, forse con l’unica eccezione
dei ciclisti di recumbent – che pedalano a tutti gli effetti sdraiati –
nessuno si coccola più di loro in fatto di equipaggiamento. Per
questo non fanno che vantarsi di quanto siano confortevoli le loro
bici.
Un’altra cosa divertente è che molti di coloro che si dilettano nel
fuoristrada si fanno trasportare in seggiovia in cima alle montagne,
invece che arrivarci in bici. Sono serio! Non c’è poi chissà quale
differenza fra uno che fa mountain biking in questo modo e uno che
raggiunge Disney World in macchina. Ma sono proprio loro, di solito,
quelli che se la ridono a tue spese.
Il più delle volte i mountain biker che viaggiano in salita non si
azzardano a prendere in giro gli altri, perché sanno che il fuoristrada
rappresenta una sfida, e che farlo bene significa ritrovarsi per terra
almeno una volta.

CHI RIDE DI TE
Il ciclista di recumbent.

PERCHÉ RIDE
Se ne sta sdraiato e bello comodo, mentre tu sanguini a cavallo della
tua «spaccaculo». (Oh, ti assicuro che chiamano davvero così le bici
normali!)

PERCHÉ DOVRESTI ESSERE TU A RIDERE DI LUI


Ma guardali, ti prego!*

CHI RIDE DI TE
Il popolo delle bici olandesi.

PERCHÉ RIDE
Anche loro sono convinti che tu ti stia punendo senza alcun motivo
in sella alla tua bici sportiva, proprio come i ciclisti di recumbent.
Invece che starsene sdraiato su un divano letto a rotelle, però, chi
pedala su un’olandese ride seduto bello dritto su una comoda
poltrona. Rifiuta inoltre di prendere in considerazione qualsiasi
bicicletta non si possa appoggiare su un cavalletto centrale e pesi
meno di venticinque chili.

PERCHÉ DOVRESTI ESSERE TU A RIDERE DI LUI


I ciclisti che usano una bici olandese sono eleganti, adorabili, ma
nonostante gonne fluttuanti, sciarpe svolazzanti e giacche sportive in
tweed con tanto di toppe sui gomiti, non sono poi così diversi dai
corridori su strada, visto che godono del proprio aspetto esteriore e
dell’abbigliamento che indossano. L’unica vera differenza è che il
ciclista su strada si prende gioco di te perché sei sciatto, mentre
quello con la bici olandese perché hai l’aria di uno che sta facendo
uno sforzo fisico, il che è contrario alla loro etica.
Certo, i veri olandesi che vanno in bici nei Paesi Bassi non danno
la minima importanza a niente di tutto ciò: per questo
l’autocompiacimento di un ciclista-di-bici-olandese-non-olandese è
così deliziosamente assurdo: dovresti sentirti libero di ridere della
loro presunzione e dei loro preconcetti.

CREATI IL TUO SEGUITO


Mentre affronti il tuo percorso nel Cerchio della Vita del Ciclista è
importante incoraggiare chi viene dopo di te: presta a questi
adorabili, piccoli succhiaruote una gomma metaforica e aiutali a
raggiungere le prime file del gruppo. Arruffa la loro zazzera già
arruffata dal caschetto. Ricordati che un tempo anche tu sei stato un
perfetto idiota.
(Anzi, quasi di sicuro lo sei ancora. Lo siamo tutti.)
Più collaboriamo fra noi e più diventiamo validi ciclisti.

* Rientra nella categoria del ciclismo solo per un terzo, e comunque a fatica.
* Se ti stai davvero spaccando il sedere, allora le loro risate potrebbero essere giustificate;
in questo caso faresti meglio ad affrontare la faccenda, prima di vendicarti.
Capitolo 7

CONVIVERE CON GLI


AUTOMOBILISTI

Percorrere strade su cui le automobili la fanno da padrone è la


sfida più grande che dovrai affrontare come ciclista, forse superata
solo dalle conversazioni con il tuo coinquilino appassionato di
triathlon. Senza dubbio rappresenta la minaccia più grande alla tua
integrità fisica. È inquietante constatare che gli automobilisti che
hanno in mano la tua vita stringono fra le dita anche smartphone o
sigarette elettroniche. Ti sembra una cosa terrificante? Be’, sì, lo è
davvero.
Tuttavia ricordiamoci che gli automobilisti non sono il nemico, sono
persone, proprio come te: ansiose, in ritardo e con la tendenza a
comportarsi in modo egocentrico. Sì, siamo tutti egoisti, e in questa
arena loro non sono peggiori dei ciclisti. L’unica differenza sta in
quelle scatole insonorizzate che pesano due tonnellate, con un
motore che può accelerare da zero a cento chilometri orari in meno
di dieci secondi.
Più che modificare il nostro comportamento, le auto ne amplificano
gli effetti. Una volta in sella capirai presto cosa intendo e, spero,
imparerai a prevedere ed evitare tali conseguenze.
I COMPORTAMENTI PIÙ PERICOLOSI DEGLI
AUTOMOBILISTI
• Per loro sei trasparente. Non fare affidamento sul contatto visivo:
puoi anche essere certo di averlo con quell’automobilista che deve
svoltare, ma non significa che lui ti abbia visto davvero. A volte chi
guida guarda qualcosa che ti sta oltre, oppure ti vede, ma subito
dopo pensa: «Chissenefrega, passo comunque». Spesso gli
automobilisti confidano che ti fermerai per lasciarli passare o che
sarai tu a fare una manovra per evitarli, anche se hai il diritto di
precedenza.

• Ti fanno cenno di passare. Di tanto in tanto un automobilista si


ferma e ti fa cenno di passare per gentilezza, anche se è lui ad
avere la precedenza. Sembra ti stia facendo il favore più grande del
mondo, disegna un ampio gesto magnanimo con la mano neanche ti
stesse dando la benedizione dalla papamobile.
Lui può pure essere animato dalle migliori intenzioni, tu devi capire
che passare è pericoloso: dalla direzione opposta potrebbe
sopraggiungere un altro automobilista, completamente ignaro
dell’invito che ti ha rivolto qualcun altro. A meno che tu non sia
sicuro al cento per cento che non stia arrivando nessuno, la risposta
migliore dovrebbe essere: «No, vada pure lei. Insisto».

• Spalancano di colpo la portiera. Da un punto di vista giuridico,


nella maggior parte dei casi se una persona apre la portiera di una
macchina mentre passi in bicicletta è colpa sua; ma dovresti essere
davvero fortunato per trovare un automobilista o un vigile che lo
ammettano.
Parti dal presupposto che qualsiasi automobile parcheggiata, o
accostata in folle e col motore al minimo, potrebbe essere una
trappola a molla e che ogni singola portiera che superi potrebbe
spalancarsi da un momento all’altro. Se percorri una strada a senso
unico con le macchine posteggiate su entrambi i lati, passa lungo la
fila delle portiere del passeggero: ogni auto ha un guidatore (almeno
per ora), ma non sempre c’è a bordo un’altra persona, quindi le
probabilità di venire colpito da quel lato sono un po’ inferiori.

• Aprono la portiera piano, la richiudono, poi la spalancano di


nuovo. Ogni tanto vedrai la portiera di un’auto che si discosta di
qualche centimetro per poi chiudersi subito dopo. Potresti essere
indotto a credere che l’automobilista in questione abbia aperto e
buttato un’occhiata indietro, ti abbia visto arrivare e abbia richiuso
per lasciarti passare indenne.
Sbagliato.
Il più delle volte è solo un primo tentativo fallimentare di aprire la
portiera e basta. Non preoccuparti: faranno del loro meglio per
beccarti al secondo tentativo.

• Guidano pensando ad altro. La tua prospettiva di ciclista ti offre il


vantaggio di poter guardare dentro le auto: ti renderai conto di come
molti automobilisti siano completamente persi nei loro smart-phone.
Fa’ attenzione alla loro distrazione: se non riesci a dare un’occhiata
all’interno per i finestrini oscurati o perché porti gli occhiali da sole,
per identificare un individuo distratto dallo smart-phone basta
osservarne la guida a singhiozzo, «vai e raddrizza, vai e raddrizza».
Un altro indizio è l’incapacità di ripartire per tempo a un semaforo
appena diventato verde: dopo le strombazzate delle persone
accodate a lui, il distratto dà gas di colpo e si catapulta in mezzo
all’incrocio senza guardare; meglio, quindi, non ritrovarsi mai davanti
a un automobilista che resta fermo col verde e non passare col
rosso approfittando della sua esitazione.
Di tanto in tanto può capitarti anche di cogliere segnali di tipo
sonoro. Per esempio, può succedere di riuscire a sentire una
conversazione telefonica in viva voce da mezzo isolato di distanza: il
soggetto in questione stava ascoltando a manetta Don’t Stop
Believin’ dei Journey ma nel mentre ha ricevuto e risposto a una
telefonata, con il volume al massimo.

• Il sorpasso con svolta. Gli automobilisti spesso superano e poi


svoltano subito a destra piazzandosi davanti a te, tutte le sante volte
senza neanche mettere la freccia. Purtroppo molti sono convinti di
non doversi ritrovare nella condizione di rallentare quei dieci secondi
per colpa di un ciclista o per un’altra ragione qualsiasi. (Si aspettano
che sia tu a fermarti per permettere a loro di passare, ricordi?) Nel
migliore dei casi ti tagliano la strada e ti fanno incazzare. Nel
peggiore si verifica quello che in gergo si chiama «gancio destro» (o
gancio sinistro se la strada è configurata a quel modo), che potrebbe
anche esserti fatale.
Per questa ragione, quando ti avvicini a un incrocio presta sempre
molta attenzione a chi ti sta davanti e anche a chi ti sta dietro, e sii
pronto a sterzare e fermarti nell’eventualità che un automobilista ti
venga addosso superandoti.
Ancora più importante, non effettuare sorpassi dall’interno in
prossimità di svolte.

• La ricerca del parcheggio. Un automobilista impegnato a trovare


un posteggio mette in atto un comportamento molto simile a quello
dei suoi colleghi distratti dallo smartphone, solo che invece del «va’
avanti e raddrizza, va’ avanti e raddrizza» è più un «accelera e
rallenta, accelera e rallenta».
La cosa più insidiosa è che entrambe le fasi sono aritmiche e non
è possibile prevedere quanto a lungo l’automobilista manterrà
un’andatura lenta, prima di schizzare di nuovo in avanti a razzo
perché ha intravisto una persona che cammina verso un’auto con le
chiavi in mano.
Sii esageratamente cauto, quando superi un cerca-parcheggio
nella «fase lenta», perché lui tiene d’occhio solo la zona lungo il
marciapiede e potrebbe accelerare di colpo proprio durante il tuo
sorpasso.
• Furia stradale. Non si può mai sapere quando un automobilista
cederà alla completa follia. Potrebbe succedere dopo che gli hai
urlato contro perché ti ha tagliato la strada, oppure perché non gli
piace il colore della tua maglietta.
Non ha importanza.
I sintomi tipici della furia stradale includono dare gas, farneticare a
proposito del fatto che saresti tenuto a pedalare sul marciapiede e
minacciare di uscire dall’auto e prendersela con la tua bici (o
direttamente con te). Non lasciarti coinvolgere da un automobilista
infuriato. Dimentica l’orgoglio: la gente in questi casi va fuori di testa,
e troppi di loro potrebbero decidere di risalire in macchina e tirarti
sotto. Se possibile, prendi la targa affinché i vigili possano
rintracciarlo e poi nasconditi nel cassonetto più vicino finché non
sarà tornata la pace.

I COMPORTAMENTI PIÙ PERICOLOSI DEI


CICLISTI
Evitare un automobilista è un’abilità necessaria alla sopravvivenza,
ma non bisogna nascondersi dietro al complesso di persecuzione
senza assumersi le proprie responsabilità. Chi guida non detiene il
monopolio di comportamenti pericolosi: esiste un mucchio di idiozie
che si possono commettere in sella a una bici e che possono avere
conseguenze anche molto gravi.

• Pedalare in contromano. Questa abitudine, in inglese definita


salmoning – ovvero «risalire il fiume controcorrente come un
salmone» –, è piuttosto assurda: se sai che la gente procede in una
sola direzione, perché confonderla arrivando da quella opposta? In
qualità di ciclista i tuoi più grandi alleati sono:
1. visibilità,
2. prevedibilità.
Andare contromano manda tutti nel caos: automobilisti, pedoni e
altri ciclisti.
• Pedalare ubriaco. La bicicletta è dotata di un misuratore del livello
di sobrietà incorporato: se si è troppo ubriachi, si cade. Pedalare è
un’alternativa fantastica se vuoi concederti qualche bicchiere a
scelta fra le varie bevande riservate agli adulti: con responsabilità,
però, come dicono i messaggi pubblicitari.
Solo perché è poco probabile che ti fermino e ti facciano la prova
del palloncino, non vuol dire che la tua bici sia il lasciapassare per
una sbronza priva di conseguenze. Prendere la due ruote invece
dell’auto è una buona idea se si ha voglia di un paio di bicchieri, ma
pedalare da ubriachi è un ottimo sistema per schiantarsi e farsi male
sul serio. Cerca di conoscere i tuoi limiti e non aspettare che sia il
misuratore incorporato a suggerirti la necessità di chiamare un taxi.

• Pedalare quando sei distratto. Se in sella a una bici ti trovi nella


tua dimensione ideale potresti avere la tentazione di dare
un’occhiatina al cellulare mentre sei in movimento; poi è un attimo
ritrovarsi a pedalare senza mani per rispondere a un WhatsApp:
proprio quello che ci vuole per prendere una buca e rompersi l’osso
del collo.
Per quanto riguarda ascoltare musica o altre forme di
intrattenimento sonoro, il nostro codice della strada impone il divieto
a tutti i conducenti – ciclisti compresi – di usare cuffie o auricolari
doppi (diverso il caso dell’auricolare singolo o del vivavoce).

Indizi del fatto che sei troppo ubriaco per andare in bici
• Ti cadono di mano le chiavi del lucchetto.
• Con le chiavi te la cavi anche bene, peccato che stai cercando di aprire il lucchetto
di qualcun altro.
• Tenti di portare con te un passeggero di cui non sai nemmeno il nome.
• Tenti di portare con te più di un passeggero, indipendentemente dal vostro livello di
familiarità.
• Nel corso della serata ti sei mangiato, o hai intenzione di farlo, un panino o una
piadina da un camioncino sulla strada, spinto dalla convinzione del tutto irrazionale
che serve ad «asciugare».

In linea generale, pedalare ascoltando musica o qualsiasi


registrazione audio nei termini consentiti dalla legge va bene, a un
volume ragionevole, dove per «ragionevole» si intende che se
qualcuno ti parla con un tono di voce normale sei in grado di sentirlo
al di sopra della tua personale colonna sonora. Se il volume è tale
da non riuscire più a distinguere i rumori circostanti, allora comincia
a diventare pericoloso.
Molti pensano che ascoltare musica in bici sia pericoloso a
prescindere dal volume, eppure non c’è auto che non circoli con lo
stereo a manetta, vai a capire…
È vero che un ciclista interagisce con ciò che lo circonda a un
livello più diretto e intimo: tenere le orecchie scollegate da qualsiasi
dispositivo rimane l’opzione più sicura.

• Passare col rosso. Cerchiamo di essere obiettivi: ci si dovrebbe


fermare a tutti i semafori rossi, se non altro perché così prescrive la
legge.
Se invece vogliamo essere più pragmatici, passare col rosso è
come la faccenda di girare in bici ubriachi: farlo con moderazione e
attenzione non è un gran problema, ma un approccio troppo
disinvolto potrebbe ucciderti.
Si tratta di fermarsi, verificare con assoluta certezza che non stia
arrivando nessuno e solo in quel caso passare: in buona sostanza
significa vedere il semaforo rosso come un segnale di stop. Invece
buttarsi in mezzo all’incrocio all’ora di punta senza neanche
rallentare, come dei completi idioti, ecco, quello è un atteggiamento
eccessivamente spavaldo.
• Non fermarsi allo stop. Obiettivi: ci si dovrebbe fermare
appoggiando il piede per terra a tutti i segnali di stop, se non altro
perché così prescrive la legge.
Pragmatici: da un punto di vista della sicurezza, può andare bene
superare uno stop rallentando senza fermarsi, purché a una velocità
che permetta di frenare nel giro di mezzo metro e in assenza di
pedoni che aspettano di attraversare.
Quando imbocchi un incrocio a quattro strade, comportati
esattamente come faresti in auto.

COSA ASPETTARSI DAI VARI TIPI DI


VEICOLI MOTORIZZATI
Mezzi di trasporto privati
Stiamo parlando di conducenti di tutte le età ed estrazioni sociali,
magari con una gran fretta, che hanno superato il primo e ultimo
esame della loro vita per la patente in adolescenza (dando per
scontato che l’abbiano superato). Cosa potrebbe andare storto?
Tutto, potenzialmente.
Preparati sempre al peggio. Non dare per scontato che ti vedano o
che si fermino allo stop. Non credere che quella signora con
l’espressione dolce e il cappellino possa avere un qualche tipo di
riguardo nei tuoi confronti. Fa’ attenzione soprattutto in quei posti in
cui si creano veri e propri assembramenti di veicoli privati, tipo i
centri commerciali e le scuole: tieni presente che la gente tende a
essere di pessimo umore, o del tutto furiosa, quindi comportati come
faresti davanti a dei procioni inferociti e, se possibile, evita le liti.

Corrieri e altri veicoli addetti alle consegne a domicilio


Presta particolare attenzione quando sorpassi il furgone di un
corriere fermo o con il motore al minimo. Primo, questi mezzi
impediscono al ciclista di avere una visuale completa, in particolare
quando sono parcheggiati vicino a un incrocio. Secondo, chi li guida
potrebbe materializzarsi da un momento all’altro con un carrello,
meglio evitare di finire dentro un mucchio di pacchi di Amazon. E
soprattutto: sia che il furgone si stia muovendo sia che sia
parcheggiato, non superarlo mai sulla destra, dove basterebbe un
ostacolo qualsiasi per intrappolarti fra veicolo e marciapiede.

Taxi
I tassisti delle grandi città godono di una cattiva reputazione, da una
parte non del tutto meritata, dall’altra non del tutto ingiustificata.
(Provaci tu, a guidare per dodici ore di fila, poi vedi quanto sono tesi
i tuoi nervi.) Tieni presente che un tassista si ferma per caricare o
scaricare passeggeri in ogni momento, perciò fa’ in modo di non
ritrovarti fra il taxi e il marciapiede.
I loro passeggeri, però, sono molto più pericolosi degli autisti: fra i
peggiori in fatto di portiere spalancate con imprudenza. Nei giorni
feriali sono tutti in modalità «imprenditore nevrotico con cellulare in
mano», nelle sere festive e prefestive sono solo ubriachi. In entrambi
i casi, faranno del loro meglio per «portierizzarti» e farti perdere
conoscenza.

Mezzi pesanti
In genere la preoccupazione maggiore quando si va in bici è quella
di poter entrare in collisione con il veicolo stesso, ma nel caso dei
mezzi pesanti è un problema anche ritrovarseli davanti. Mezzi da
cantieri, macchine agricole e altri veicoli simili sono molto spesso
vecchi e fumosi: è difficile che un ciclista su strada non abbia mai
vissuto la sgradevole esperienza di pedalare avvolto dalla nube dei
loro gas di scarico. Purtroppo nessuno ha ancora messo a punto
una tecnologia tipo cannone spara scoregge da bicicletta per
ricambiare la cortesia.

Autocarri con pianale


Non cercare mai di superare un autocarro con pianale mentre ti stai
avvicinando a un incrocio. Questi veicoli sembrano costruiti
appositamente per tagliarti la strada in curva. E l’assenza della
freccia non significa che il camionista alla guida non abbia deciso di
svoltare comunque.

Camion della nettezza urbana


I camion della nettezza urbana non sono poi tanto pericolosi. Oltre a
prestare attenzione a quando si fermano in prossimità dei cassonetti,
l’unica preoccupazione in più è quella di non cadere sui rifiuti che
possono finire in strada durante la raccolta. Diverso è il caso dei
camioncini dedicati alla pulizia della carreggiata, in particolare quelli
che spruzzano acqua verso i marciapiedi: meglio evitare di superarli
a destra.

COSA FARE IN CASO DI COLLISIONE


Andare in bici non è particolarmente rischioso in sé e per sé. Persino
nei Paesi in cui i padroni della strada sono tutti motorizzati, un
ciclista è sicuro tanto quanto un automobilista o un pedone: se si è
prudenti, ci sono buone probabilità che vada per il meglio.
Nondimeno, esiste pur sempre la possibilità di essere coinvolti in
un incidente con un veicolo motorizzato: in quanto ciclista all’interno
di un sistema che favorisce gli automobilisti, nei momenti
immediatamente successivi alla collisione devi essere estremamente
vigile.
Sfortunatamente sono proprio questi gli attimi in cui è più difficile
essere attenti e lucidi, perché, anche se ti è andata bene, hai
appena vissuto un’esperienza traumatica che ti ha fatto schizzare
alle stelle l’adrenalina.
Leggi, norme assicurative eccetera variano da un luogo all’altro,
ma è fondamentale seguire sempre delle regole di base.

1. Non è tutto okay. Sulla scia della botta di adrenalina sarai


inondato da un profondo senso di sollievo per essere cosciente e in
grado di deambulare, ma in forte imbarazzo per essere caduto in bici
davanti a tutti. Potresti sentirti così euforico per essere vivo da
ignorare offerte di assistenza, insistere che stai alla grande e dire a
chi ti ha investito che può proseguire tranquillo per la sua strada.
Errore immane. Non sei in condizioni di valutare il tuo stato fisico e
spesso le conseguenze di una caduta ci mettono un po’ a
manifestarsi. Se lasci andare via chi era alla guida del mezzo che ti
ha colpito potresti ritrovarti con poco o niente per fargli causa.

2. Chiama il 112. Avrai bisogno che arrivino i carabinieri o la polizia


municipale per stendere il verbale. Non andartene finché le forze
dell’ordine non avranno preso le informazioni necessarie e portato a
termine la procedura, e finché non avrai i dati che ti servono per
sporgere denuncia.

3. Trova dei testimoni! Questo passaggio è cruciale: se qualcuno


ha visto cosa è accaduto prendi immediatamente i suoi contatti. Chi
era alla guida può mentire alle forze dell’ordine, e sarà solo la tua
parola contro la sua. Se però hai dei testimoni (o un filmato, qualora
girassi con una videocamera montata sul manubrio), le tue accuse
saranno molto più credibili.

4. Vai al pronto soccorso. Niente è più importante della tua salute.

5. Fatti dare il verbale. Prendilo appena è pronto, ma non essere


troppo sorpreso di scoprire che chi era alla guida ha dichiarato che
sei «spuntato fuori dal nulla» o sei passato col rosso anche se non
l’hai fatto. (È proprio qui che tornano utili i testimoni.)
Queste procedure ti forniscono una solida base per cercare di
ottenere un risarcimento danni; da qui potrai dare inizio al
noiosissimo iter necessario per trattare con le compagnie di
assicurazione e tutto il resto.
Capitolo 8

IN GARA CON LA BICI

Se ti ritrovi, senza darlo a vedere, a cercare un ritmo di pedalata


che ti consenta di superare altri ciclisti o a lasciarti indietro uno dopo
l’altro i partecipanti a una biciclettata di beneficenza, o sei
semplicemente ossessionato dalla velocità, be’, allora potresti
risultare positivo al test «ciclista da gara» (abbreviabile per comodità
nella sigla CG+).
Il ciclismo da gara è una malattia congenita. Potresti scoprire di
essere CG+ da giovanissimo, oppure i sintomi potrebbero restare
latenti sino all’età adulta. È una condizione debilitante, ma se impari
a veicolare in modo costruttivo i tuoi impulsi potresti anche riuscire
ad avere quella che si dice una vita normale.
A tal fine, è fondamentale stare sotto osservazione, circondandosi
di altri ciclisti CG+: trova il gruppo di riferimento della tua zona;
impara a pedalare in compagnia; cerca di capire il significato di
termini come strappi del cambio, attacco, contrattacco e recupero. È
inoltre di vitale importanza imparare a controllare il proprio
comportamento da ciclista agonistico e non imporlo agli altri facendo
il «succhiaruote» con gli sconosciuti e cronometrandosi sulla pista
ciclabile strillando: «Alla tua sinistra!» a bimbetti in triciclo.
Per tua fortuna il ciclismo agonistico è uno sport popolare e molto
partecipato ed esistono diverse opportunità per sfogare i tuoi
desideri da CG+; tuttavia, tieni a mente che non è il caso di provare a
prendere parte a una vera gara finché un vero corridore non ti dice:
«Ehi, dovresti provare a fare una gara».

Indizi del fatto che potresti avere la mutazione del


ciclista da gara

• Sfidi ciclisti che non conosci.

• Utilizzi una app di un social network ciclistico che posiziona te e altri sconosciuti
all’interno di una classifica priva di senso.

• Fai lo sprint in corrispondenza dei tabelloni elettronici stradali che rilevano la


velocità.
• Ti è capito di imbatterti in una gara per ciclisti professionisti in TV e l’hai guardata
davvero (anziché crollare addormentato, com’è normale).

• Hai acquistato un componente tecnico qualsiasi nella speranza che ti faccia


guadagnare in velocità.

Se ci vai senza la giusta preparazione verrai abbandonato dagli


altri poco dopo l’inizio della corsa o farai cadere tutti. Oppure
entrambe le cose.

TIPOLOGIE DI GARA
Autorizzate
Ogni Paese ha un organismo nazionale corrispondente alla
Federazione ciclistica italiana che autorizza le competizioni sportive
ciclistiche. A pagamento (abituati all’idea) ti rilasceranno una cosa
che si chiama «licenza di gara». Considera che non occorre che tu
sappia gareggiare per ottenere una licenza. Nondimeno, tale
documento ti consentirà di partecipare alle gare organizzate nelle
diverse discipline riconosciute: su strada, su pista, mountain bike,
ciclocross e BMX.

SU STRADA
Una competizione ciclistica su strada comprende qualsiasi evento,
da una gara a tappe di una settimana che attraversa un intero Stato
a un criterium in una città di provincia in cui si pedala intorno
all’isolato per un’ora.
Gareggiare su strada è un buon punto di partenza per affrontare
qualsiasi tipologia di competizione, perché si acquisiscono forza e
resistenza (ma non maggiori competenze nel manovrare la bici), che
ti serviranno per partecipare anche a gare di altre discipline.

SU PISTA
Come per il criterium, nelle gare su pista si gira all’infinito in tondo,
ma in questo caso al chiuso nel cosiddetto «velodromo».
Come gli appassionati ti ripeteranno all’infinito, finché tu non li
supplicherai di piantarla, in origine le gare di ciclismo su pista erano
più popolari di quelle su strada. Purtroppo non è più così da oltre
cento anni, da quando i velodromi hanno avuto lo stesso destino
delle botteghe degli artigiani e delle cabine telefoniche: se ne
vedono ancora, ma sono piuttosto rari. Per questa ragione, la scelta
di praticare il ciclismo su pista a livello agonistico dipende molto dal
luogo in cui vivi.
Le competizioni su pista possono essere più divertenti di quelle su
strada, perché invece di un’unica sfida di lunga durata sono
composte da una serie di gare brevi dalle tipologie differenti: come i
vari giochi organizzati alla festa di compleanno di un bambino, solo
che qui tutti si prendono molto sul serio.

MOUNTAIN BIKE
Le gare di mountain bike potrebbero rivelarsi particolarmente
allettanti per i neo-corridori. Nelle competizioni su strada la dinamica
del gruppo è fondamentale, perciò chi rimane indietro molto spesso
è portato a mollare. Qui, invece, si è impegnati in una sfida con il
terreno, anche se si rimane da soli. E anche quando non sei affatto
fra i primi, ti può capitare di essere coinvolto in una «gara dentro la
gara» contro un altro partecipante: certo, potreste ritrovarvi a
gareggiare per il tredicesimo posto, ma la gloria è un concetto
relativo.
Un altro vantaggio per il neofita: cadere non significa trascinare
giù con sé altri cinquanta ciclisti. Al massimo ne prendi un paio, che
per di più dovranno riarrampicarsi su per il burrone, per riuscire a
metterti le mani addosso.
CICLOCROSS
La popolarità del ciclocross sta crescendo esponenzialmente rispetto
a tutte le altre discipline. Una bici che gira in un campo fangoso per
quarantacinque minuti, massimo un’ora, è una prospettiva allettante
tanto per chi gareggia quanto per gli spettatori: il concorrente non
rischia di restare indietro rispetto al gruppo né di perdersi; lo
spettatore può davvero guardare la gara, visto che i concorrenti non
spariscono in fondo alla strada o nel bosco. È anche l’unico tipo di
gara ciclistica che i tuoi amici non ciclisti o i tuoi familiari non
contrasterebbero, perché si svolge spesso in zone bucoliche,
prevede pause allietate dal buon cibo e da birrette artigianali con cui
rinfrescarsi mentre ci si gode lo spettacolo.

BMX
La BMX è la disciplina più indicata per le famiglie ed è senza dubbio
la più adatta ai bambini; rappresenta, di conseguenza, una scelta
ideale per quei ciclisti abbastanza fortunati da scoprire di essere CG+
già nella prima giovinezza.

Non autorizzate
GARE DILETTANTISTICHE
In certe regioni esistono organizzazioni che danno vita a forme di
competizione non patrocinate da enti nazionali e che quindi sono
libere da oneri finanziari e obblighi legali normalmente imposti a
partecipanti e promotori dalle federazioni. Se la tua esistenza è
impregnata di cultura ciclistica e non ti culli nell’illusione di diventare
un professionista, le gare dilettantistiche rappresentano un’opzione
allettante.

CLUB
Dal punto di vista tecnico, per ottenere una licenza di gara non devi
neppure essere capace di pedalare. Per questa ragione, prima di
iscriverti a una competizione ciclistica autorizzata potresti
familiarizzare con le basi entrando in un gruppo: i club di ciclismo
sportivo ti offrono consulenza, organizzano uscite di addestramento
e a volte anche competizioni riservate solo agli interni. Inoltre, a
dispetto della sua natura individualistica, nelle varianti agonistiche il
ciclismo è fondamentalmente uno sport di squadra: in questo caso
uno sport di squadra per persone introverse. Dunque gareggiare con
un club ti dà la possibilità di imparare come funziona la dinamica di
squadra e ti consente di conoscere altri ciclisti che, un giorno,
potrebbero diventare i compagni del tuo team.

GARE CLANDESTINE
Non ti serve alcun permesso per partecipare a una gara di bici:
l’unica cosa di cui hai bisogno sono due o tre ciclisti che abbiano
voglia di cimentarsi in una prova di velocità. Esistono competizioni
non autorizzate e clandestine di ogni genere: alcune sono brutte e
cattive e trasudano birra, altre invece sono tirate a lucido, ben
confezionate, sponsorizzate e pubblicizzate.
• ALLEYCAT. Un tempo erano gare per i cosiddetti bike
messenger – ovvero i pony express a pedali –, pensate per replicare
le loro condizioni di lavoro. Nel corso degli anni sono diventate molto
popolari prima in America e poi in Europa e da un po’ di tempo a
questa parte cominciano a fare la loro comparsa anche in Italia.
• CRITERIUM A SCATTO FISSO. La gente ama pedalare in
velocità sulle bici da pista. Tuttavia non esistono abbastanza
velodromi e, se lo scopo è sperimentare il puro piacere della corsa,
potrebbe non essere tanto allettante partecipare a una gara per
giovani fattorini. Una volta assodato ciò, a qualcuno è venuta un’idea
brillante: «Ehi, perché non facciamo semplicemente una gara sulle
nostre track bike, pedalando in cerchio per strada?». E così è nato il
criterium a scatto fisso.
• GARE DI GRAVEL BIKE. È esattamente quello che si intuisce
dal nome inglese, una bici da ghiaia. I campi che si vedono dai
cavalcavia in campagna sono attraversati da dedali di strade
ghiaiose. Ecco, lì ci organizzano competizioni di bicicletta.
• GARE DI BIKEPACKING. Come le precedenti, solo che ti spingi
più lontano, ti porti dietro un bagaglio e ti fermi a dormire lungo il
tragitto.

GRANFONDO
Le granfondo sono competizioni amatoriali molto diffuse in Europa e
prevedono migliaia di ciclisti sguinzagliati su strada lungo tutto un
Paese. Nelle prime file del gruppo c’è qualche professionista
licenziato dalla propria squadra per problemi di doping, dietro di loro
quasi il mondo intero dei ciclisti su strada. Ai corridori piace perché è
una gara a cronometro e hanno così la possibilità di misurare la
propria performance e perché, essendo un percorso estremamente
esteso, è quasi impossibile ritrovarsi da soli dietro al gruppo. I
promotori lo amano perché migliaia di partecipanti significa migliaia
di euro in tasse di iscrizione: i ciclisti su strada sono disposti a
pagare qualsiasi cifra per prendere parte a un evento che preveda
una maglietta ufficiale.
Le granfondo brandizzate sono una fonte sicura di entrate per
ciclisti professionisti in pensione, invece di limitarsi ad aprire negozi
di biciclette, fare gli allenatori privati o i commentatori di soporifere
telecronache dal Tour de France.

GARE: IMPATTO FINANZIARIO


L’impatto finanziario del ciclismo agonistico può essere devastante.
A prima vista partecipare a una gara non sembra eccessivamente
costoso. Dopotutto, possiedi già una bici e devi pagare solo la
licenza di gara e la tassa di iscrizione.
Questa considerazione, però, non tiene conto della componente
psicoattiva: la prima gara cui si prende parte produce un indiscutibile
cambiamento nella chimica e nel funzionamento cerebrale del
ciclista CG+. La prima competizione può avere moltissimi possibili
esiti, ma tutti confluiscono in un unico, medesimo risultato.
• Possibile esito #1: vinci. Sei euforico. È chiaro che hai un futuro
in questo sport. Decidi di potenziare subito la tua attrezzatura.

• Possibile esito #2: cadi. Sei abbattuto. Ovviamente devi


correggere il tiro per la prossima volta. Nel frattempo hai rotto un
mucchio di roba e strappato i pantaloncini. Decidi di rimpiazzare
subito la tua attrezzatura.

• Possibile esito #3: resti indietro rispetto al gruppo. Sei


scoraggiato. È chiaro che dovrai fare meglio. Nel frattempo hai letto
da qualche parte di certe ruote costosissime che sembrano essere
davvero veloci. Decidi di acquistarne subito un paio.

• Possibile esito #4: tagli il traguardo in una posizione


imprecisata in mezzo al gruppo. Hai finito la tua prima gara senza
essere stato seminato. Sei entusiasta. È solo una questione di
tempo, fra poco ti ritroverai a celebrare la prima vittoria. Decidi di
rinnovare subito la tua attrezzatura.
E non finisce qui. Presto inizi a viaggiare per partecipare alle gare.
A sobbarcarti spese di trasporti e alloggio. Se non hai un’auto, vorrai
averla; se ce l’hai, dovrai dotarla di portabici e accessori adeguati.
E poi, ci sono tutte le altre cose per l’allenamento:
– l’attrezzatura per la preparazione atletica indoor,
– i roller (rulli parabolici da allenamento),
– i cibi energetici,
– le bevande energetiche,
– gli alimenti da recupero,
– le bevande da recupero,
– i misuratori di potenza e altri sistemi di rilevamento,
– lozioni, preparazioni emollienti, pomate varie per le parti intime e
così via.
Senza dimenticare l’attrezzatura! Anche se gareggi in una sola
disciplina e possiedi un’unica bici, ti serviranno svariate coppie di
ruote con sistemi di trasmissione diversi, molti copertoni, ogni
possibile e immaginabile cambio di vestiti per ogni possibile e
immaginabile condizione climatica. E poi, macinerai chilometri su
chilometri, il che significa che la tua attrezzatura si consumerà in
fretta. E questo solo se hai la fortuna di non cadere, perché
altrimenti, con le delicate bici da strada odierne, un unico scivolone
potrebbe costarti migliaia di euro.
Senza menzionare l’allenatore che, inevitabilmente, un bel giorno
deciderai di assumere.
D’altra parte, l’unica entrata in cui potresti mai sperare sono quei
risicati venti euro del terzo posto, che comunque dovrai reinvestire
per offrire da bere ai compagni di squadra.
So cosa stai pensando: «Non mi serve comprare tutta questa
roba, giusto? Posso usare solo quello che ho, no?».
Certo che puoi! Ma la verità è che non lo farai. Non è così che
funziona.

GARE: IMPATTO FISICO


Diventerai povero, ma se non altro sarai in forma come mai in vita
tua, giusto?
Non proprio.
È vero, quando ci si tuffa nel mondo delle gare ciclistiche si arriva
a ottenere una condizione fisica davvero ideale. Per tua sfortuna è
ottimale per un unico scopo: le competizione di bici. Il che significa
diventare tutto gambe e sistema aerobico, mentre il resto del corpo
(cervello incluso) deperisce trasformandoti, in buona sostanza, in
una rana: un’esplosione di potenza e grazia quando sfrutta l’agilità
delle sue zampe per spingersi nell’acqua o lanciarsi da una foglia di
ninfea, un aspetto stupido e imbarazzante per il resto del tempo; di
sicuro non sono le creature più intelligenti dello stagno.
Il tuo ritratto.
E non ti sentirai nemmeno tanto bene. Greg LeMond diceva: «Non
diventa mai più facile; vai solamente più veloce». Vero al cento per
cento. E quando scendi dalla bici va anche peggio: il tuo corpo è
tutto indolenzito, quell’invidiabile pedalata aerodinamica con la
schiena appiattita, che hai acquisito così bene, ti rende doloroso
stare in posizione eretta. Ti fanno male le gambe, le scale ti fanno
orrore e ti ritrovi a perdere autobus e treni in continuazione, perché,
già, per riuscire a prenderli dovevi correre. A seconda della tua
carnagione, poi, potresti acquisire una vistosa abbronzatura da
ciclista, che è davvero solo un eufemismo per «abbronzatura da
muratore»; gli altri esemplari di CG+ potrebbero apprezzare il tuo
nuovo assetto cromatico come segnale distintivo di devozione alla
causa, ma in spiaggia sarai solo ridicolo.

GARE: IMPATTO SULLO STILE DI VITA


Non è più molto importante che la tua abbronzatura da ciclista ti
renda ridicolo in spiaggia: è probabile che tu abbia smesso di
frequentarle, le spiagge.
Adesso che sei un ciclista agonistico c’è un mucchio di cose a cui
hai rinunciato.
Lascia perdere l’aspirazione a vincere: mantenersi nella forma
fisica necessaria a tenere il passo del gruppo richiede chilometri su
chilometri di allenamento; se sommi le ore di preparazione arrivi
facilmente a coprire un’intera giornata ogni settimana dedicata alle
gare, senza considerare il giorno stesso della competizione.
Immagina di perdere un’intera giornata alla settimana della tua
vita!
È come essere un alcolista, solo un po’ più costoso.
Queste ore dovranno pur essere sottratte a qualcos’altro. In
genere, al proprio tempo libero, se si ha un lavoro. Sembra una cosa
da nulla, all’inizio, poi piano piano si rinuncia a lavorare a maglia, a
preparare conserve, alle maratone di serie TV, a qualsiasi altra cosa
facevi prima nel tuo tempo libero.
Bell’affare.
È facile dimenticare di condividere i momenti liberi con amici,
famigliari e persone care, che si abitueranno presto alla frustrazione
costante di vederti sparire all’orizzonte per l’ennesima volta per altre
sei ore di pedalata, invece che andare con loro al parco giochi, al
mercatino dei prodotti bio o tenersi per mano e guardarsi negli occhi.
E la sera, quando uscirete insieme, il tuo compagno – o la tua
compagna – nei tuoi occhi vedrà solo un guscio vuoto e privo di
espressione, perché sarai distrutto dall’ennesima «epica» giornata in
sella.
Esiste sempre la possibilità che anche il compagno o la compagna
in questione siano ciclisti agonistici. È abbastanza raro ed è anche
molto poco sano: ci sono ottime probabilità che finiate entrambi
come Sid e Nancy nell’omonimo film di Alex Cox sulla vita sregolata
del bassista dei Sex Pistols e della sua compagna: pelle e ossa,
senza un soldo e «strafatti» di bicicletta.

ALLA RICERCA DI UN EQUILIBRIO


A parte tutto, esiste ancora la possibilità che tu conduca una vita
produttiva come individuo CG+ compiendo alcuni passi importanti.

• Fare commuting in bici. Chi partecipa a gare ciclistiche tende a


pensare che qualsiasi giro in bicicletta senza un abbigliamento
specifico non conti, ma non è così, anzi, ogni pedalata ti rende più
forte, anche e soprattutto su una city bike, che pesa una decina di
chili.
Perciò, invece di ritagliarti ore da dedicare solo all’allenamento,
spostati in bici anche per le tue necessità quotidiane.

• Diversificare. Non lasciarti ossessionare da un’unica disciplina


agonistica, ma opta per un approccio ecumenico e dilettati un po’
con tutte. Fissarsi su una cosa sola riduce il divertimento e ti rende
infelice (e nessuno vuole circondarsi di persone così. Tranne i
corridori su strada, naturalmente).

• Essere umili. Uno degli aspetti più pericolosi delle gare è che gli
amatori sono solo a uno, due gradi di separazione dai professionisti:
un corridore di media categoria si può ritrovare abbastanza spesso a
competere con professionisti, o quanto meno con atleti che
gareggiano contro professionisti.
Potrebbe essere frustrante, rispetto al desiderio di diventare
professionista a tua volta, ma basta essere in grado di affrontare la
realtà.
1. Non diventerai un professionista.
2. Anche se tu fossi in grado di diventare un professionista, non
vorrai farlo. Nel migliore dei casi potresti diventare un Lance
Armstrong e nessuno sano di mente aspirerebbe a questo.
È importante saper guardare le proprie capacità in prospettiva e, a
tale proposito, dovresti ricordare a te stesso la seguente regola
base: Fai schifo!
Sembra crudele, lo so, ma è quanto di più gentile potresti fare per
te stesso: invece di lasciare che il tuo hobby ti schiacci sotto il peso
delle aspirazioni, puoi piantarla di prendere tutto così sul serio e
cominciare finalmente a divertirti.
Capitolo 9

IN BICI CON I BAMBINI

Ormai sei un ciclista e ne sei ben contento.


Così contento che sei pronto a trasmettere quello che hai
imparato, insieme al tuo entusiasmo, alle generazioni successive.
Buon per te: non c’è dono più grande che si possa fare a un figlio;
a parte dargli amore, un tetto sopra la testa, mezzi di sostentamento,
istruzione e cure per la salute, ovviamente.
Allo stesso tempo fai un regalo a tutto il mondo del ciclismo,
perché se un bambino cresce con l’idea che andare in bici sia
l’azione più normale del mondo, allora è un passo in più verso una
società che la penserà così.
E qui parte Whitney Houston: I believe the children are our future /
Teach them well and let them lead the way…

ABITUDINI E GIUDIZI SOCIALI


Da una parte la gente è convinta che la bicicletta sia roba da
bambini e che quando si cresce si dovrebbe passare alla macchina.
Dall’altra, di questi tempi, sono ben pochi i bimbi che usano le due
ruote. Il rapporto dell’ISTAT del 2016 informa che solo il 2,4 per cento
degli studenti raggiunge la scuola in bicicletta: una cifra che fa
impressione se confrontata con i racconti dell’infanzia e
dell’adolescenza dei nostri nonni e forse anche dei nostri genitori.
Triste, vero? Tutti vogliamo che i nostri figli siano sani e in forma,
ma al tempo stesso ci preoccupiamo della loro sicurezza. E invece di
lasciarli andare a scuola con la loro bici li accompagniamo con i
nostri SUV. D’altronde dobbiamo proteggerli da tutti gli altri SUV in
circolazione.
Questa concezione della sicurezza come priorità assoluta oggi si
estende alle bici, agli scooter, ai rollerblade, al triciclo e a ogni
mezzo di trasporto su ruote pensato per i più giovani. Prova a farti
un giro al parco giochi (con tuo figlio, ovviamente, altrimenti ti
arrestano) e osserva quanti sono i bambini con casco, gomitiere e
ginocchiere in sella alle loro due ruote, rigidi e impacciati come
l’uomo di latta del Mago di Oz o gli stormtrooper di Guerre Stellari.
È abbastanza ovvio che se obblighiamo un bambino a indossare
un equipaggiamento completo antinfortunistica per andare in bici,
sarà invogliato a usarla come mezzo di trasporto regolare tanto
quanto amerà andare regolarmente dal dentista.
Anche portare un figlio sulla propria bicicletta può suscitare
sguardi perplessi. Molti lo fanno solo sul percorso misto al parco, ma
se per te è un’abitudine negli spostamenti familiari in città, preparati
a diventare la mosca bianca del quartiere. Alcuni ti giudicheranno
eccentrico, altri sparleranno di te, altri ancora ti denigreranno
apertamente per il fatto che stai mettendo a repentaglio la sicurezza
di tuo figlio.
La verità è che i tuoi bambini non sono mai del tutto al sicuro nei
loro spostamenti, a causa delle macchine. La monovolume familiare
non è il paradiso protetto che vogliono venderci le pubblicità.
Statisticamente parlando, gli incidenti stradali – che costituiscono la
prima causa di decessi infantili per infortunio – avvengono per la
maggior parte in auto. Purché tu monti in sella con tuo figlio dopo
aver preso le dovute precauzioni, non lo stai esponendo a un rischio
esagerato: prima di tutto sai dove si trova; in secondo luogo è
estremamente improbabile che raggiungiate una velocità superiore
ai venticinque chilometri orari.
È davvero un peccato essere diventati così oppressivi in fatto di
bici. Per un bambino la due ruote rappresenta il primo mezzo di
trasporto autogestito, senza contare che pedalare è un ottimo
esercizio sia per il corpo sia per la mente. Quanto agli adulti,
trasportare il proprio figlio in bicicletta è pratico e divertente, oltre a
evitare la seccatura di dover trovare parcheggio o restare bloccati
per ore nel traffico.

TRASPORTARE UN BIMBO SULLA PROPRIA


BICI
La chiave per essere sicuri che un bambino sia tranquillo e sereno
quando viene trasportato sulla bici dei genitori è cominciare a farlo
presto. Verifica le leggi, per esempio sull’età del passeggero (in Italia
si possono portare bambini fino agli otto anni), poi usa il buon senso.
In alcuni Paesi potrebbe esistere anche un limite d’età minima, per
cui quando viaggi accertatene.
Tuo figlio e’ pronto a essere trasportato in bici?
1. Metti il bambino seduto sul pavimento.
2. Avvicinati.
3. Spingilo con delicatezza.
4. Se il piccolo resta seduto ben dritto e ride divertito, vuol dire che è pronto.
5. Se cade e comincia a piangere, aspetta un paio di settimane e ripeti l’operazione.

È consigliabile anche far indossare al piccolo un caschetto. Una


bici con un minipasseggero sul seggiolino si può sbilanciare e
rovesciare più facilmente mentre si cerca di salire o scendere, e il
casco offre una valida copertura proprio in questi casi, più che negli
incidenti veri e propri.
In caso di bambino a bordo avrai senz’altro bisogno di un apposito
seggiolino per la bici. Ne esistono che si montano davanti o dietro, e
ciascun modello offre vantaggi e svantaggi.

Tipologie di seggiolini
BAMBINO DAVANTI
Ci sono vari tipi di seggiolini predisposti per essere montati sulla
parte anteriore della bicicletta. I più comuni si agganciano con un
morsetto al tubo di sterzo fra l’attacco del manubrio e la serie sterzo,
così da garantire una manovrabilità quasi normale e da lasciare lo
spazio per accedere comodamente ai comandi. Si installano
piuttosto facilmente e quasi tutti sono progettati per poter essere
staccati senza difficoltà quando non vengono usati, ma devi
assicurarti che siano compatibili con la tua bicicletta consultando il
tuo negozio di riferimento.
VANTAGGI
– Come ai cani, ai bambini piace prendere il vento in faccia.
– Puoi guardare tuo figlio e interagire con lui mentre pedali (con
argomenti di conversazione divertenti come Peppa Pig,
pernacchie scorreggianti e altre vitali questioni della quotidianità).
– Come con i carichi inanimati, quando il peso è davanti riesci a
manovrare la bici in modo piuttosto naturale e confortevole.

SVANTAGGI
– Può essere scomodo se il bambino è particolarmente grosso.
BAMBINO DIETRO
I seggiolini che si montano sul retro di solito si agganciano al telaio o
al portapacchi posteriore, alcuni con supporti a sgancio rapido che
consentono di spostarli da una bici all’altra. Chiedi consiglio al
sempre collaborativo e cortese personale del tuo negozio di
riferimento.

VANTAGGI
– È più adatto per un bambino particolarmente grosso.
– Non sei costretto a interagire con tuo figlio se non ne hai voglia
(«Basta con quelle pernacchie!!!»).
Sostiene la testa del piccolo, perciò è più probabile che si faccia

un pisolino durante i tragitti lunghi.

SVANTAGGI
– Salire e scendere dalla bici è un po’ più insidioso: se non fai
attenzione, quando porti la gamba dall’altra parte potresti
atterrare tuo figlio con un calcio stile karate.
– Non è facile chiacchierare e continuerete a gridarvi l’un l’altro:
«Che cosa? Come?», proprio come una coppia di anziani coniugi
a cena.

Come alternativa al seggiolino da bambino potresti prendere in


considerazione un rimorchio da bicicletta.

RIMORCHI DA BICI (O BIKE TRAILER)


Somigliano un po’ a passeggini da jogging, anzi, in commercio si
trovano dei modelli che hanno veramente questa doppia funzione. Di
solito si agganciano al fodero posteriore e sono dotati di
normalissime ruote con copertone in gomma.
VANTAGGI
– Si può usare anche con le tipologie di bicicletta che non possono
ospitare seggiolini, per esempio quelle da strada o le mountain
bike.
– Permette di trasportare due bimbi alla volta e, dato che se ne
stanno chiusi lì dentro, è molto meno probabile che lascino
cadere i loro giochini in mezzo alla strada.
– Se il rimorchio è convertibile in passeggino è possibile continuare
a scarrozzare i piccoli anche dopo essere scesi dalla bici.
– Ai bambini piace stare chiusi dentro un piccolo spazio
claustrofobico simile a una cuccetta.
– Se non lo usi per trasportare tuo figlio potrebbe tornarti utile per
un carico di birra.

SVANTAGGI
– Trovare un posto dove tenerlo quando non lo usi.
– Le sue dimensioni possono essere un impiccio in alcune
situazioni.
– Un carrello basso potrebbe risultare poco visibile agli altri utenti
della strada.

PRONTO A SALIRE IN SELLA CON TUO


FIGLIO?
Una volta che hai montato il seggiolino o fissato il rimorchio alla bici,
la prima cosa da ricordare è che il peso di un bimbo cambia la
manovrabilità della tua due ruote. Se ti è mai capitato di trasportare
la spesa o l’attrezzatura da campeggio già lo sai, altrimenti sarebbe
bene prendersi un po’ di tempo per abituarsi alla differenza. Stai
particolarmente attento quando sali e scendi, perché è molto facile
che la bicicletta si rovesci anche se è sul cavalletto. (Per ottenere il
massimo della stabilità potresti prendere in considerazione un
cavalletto centrale, se compatibile con il tuo mezzo.)
Se la tua bici nota delle differenze, figuriamoci le diverse
sensazioni che proverai tu.
Almeno all’inizio sperimenterai una fase di ipervigilanza nei confronti
di tuo figlio. Sarai tentato di strillare: «Rallenta, razza di
delinquente!» all’anziano al volante del suo macinino elettrico per
disabili.

Cargo bike o bici da trasporto


La maggior parte dei bambini non entra più comodamente nel seggiolino intorno ai
quattro anni, ma a quel punto la tua famiglia ha ormai sviluppato un certo grado di
dipendenza dalla bicicletta e tu desideri continuare a portare tuo figlio con te mentre
pedali in giro per la città.
Ma come?
A quell’età i piccoli stanno diventando «passeggeri attivi»: sono in grado di salire e
scendere e possono tenersi da soli senza essere legati.
Potresti quindi comprarti una cargo bike o una bici olandese attrezzata. Ciò ti
permetterà di passare a un sistema di trasporto tipo «op on – op off» contrapposto al
seggiolino fisso in plastica e adatto a ospitare tuo figlio almeno fino a quando non
sarà abbastanza grande da odiarti e rifiutarsi di farsi vedere in giro insieme a te.
Un altro vantaggio è che la cargo ti consente di trasportare sia il tuo bambino sia la
sua due ruote: una soluzione fantastica se gli stai insegnando ad andare in bicicletta,
perché nel momento in cui si stanca di pedalare o si sente troppo frustrato per
insistere nelle prove, puoi semplicemente caricare bimbo e mezzo e puntare dritto
alla gelateria più vicina.

Non preoccuparti, dopo poco ti ci abituerai.


Prima di intraprendere qualsiasi impresa più ambiziosa, comincia
con brevi incursioni ai giardinetti, al parco o ai negozi intorno a casa,
anche per testare la capacità di resistenza del bambino alla bici: non
vorrai certo che abbia un tracollo emotivo a un’ora di distanza da
casa.

INSEGNARE A TUO FIGLIO AD ANDARE IN


BICICLETTA
Quando cominciare
I parenti sono ossessionati dalle tappe della vita di tuo figlio:
«Cammina? Parla? Usa il vasino?». Non ha alcun senso. Tutti noi
camminiamo, parliamo e ci serviamo del bagno adesso; qualche
volta riusciamo addirittura a fare le tre cose insieme. Che importanza
ha quando abbiamo iniziato? Di certo non ci vantiamo all’aperitivo
del momento in cui abbiamo imparato a non farci la cacca addosso.
Lo stesso vale per le due ruote. Quando cominciare a insegnarlo
al tuo bambino dipende sia da te sia da lui. Mostragli una di quelle
biciclettine senza pedali. È interessato? Riesce a salirci? Se la
risposta a entrambe le domande è positiva, allora lascialo fare.
Se invece comincia a piangere, archivia la cosa e aspetta che sia
lui a chiedertelo.

Con quale metodo?


Il sistema tradizionale per imparare ad andare in bici prevede l’uso
delle rotelle, due appendici da fissare ai lati della ruota posteriore per
dare sostegno e tenere la bicicletta dritta. A mano a mano che il
bambino fa progressi nella pedalata, queste si alzano un pochino, in
modo che lui cominci a mantenere l’equilibrio anche da solo. E poi,
una volta che ti sembra padrone della situazione, smonta le rotelle
e… ta-daa!
Il piccolo cade.
Oggi va per la maggiore un altro metodo per imparare: la
biciclettina senza pedali, in inglese balance bike o «bici di
equilibrio». In pratica è il bambino a spingerla con i piedi, alla
maniera di Fred Flintstone, e così facendo impara a muoversi in
equilibrio su due ruote; una volta che padroneggerà la tecnica, potrà
saltare su una bici normale e pedalare via felice verso nuove
avventure.
Di conseguenza hanno iniziato a diffondersi opinioni contrarie
all’uso delle rotelle, soprattutto da parte di quei genitori ciclisti
progressisti che fanno la spesa nelle cooperative agricole. Le
biciclette con le rotelle sono tradizionali, ma quelle senza pedali
hanno un fascino molto moderno e nordico.
La nuova tendenza ha un suo perché: le rotelle non permettono
alla bici di inclinarsi, movimento necessario per mantenere
l’equilibrio. Come si può pensare che un bambino possa imparare
se, in buona sostanza, pedala su un triciclo?
La biciclettina senza pedali, invece, insegna al piccolo la fisica
delle due ruote, che è l’aspetto più difficile e più importante. E poi, è
facile da usare e molto divertente.
Tuttavia, anche se oggi sono considerate molto poco moderne, ti
consiglio di non scartare a priori le bici con le rotelle, che rimangono
estremamente utili per imparare a pedalare (e a frenare).
Per questa ragione, potresti pure decidere di mettere a
disposizione di tuo figlio una bici senza pedali e anche una
tradizionale con le rotelle, per permettergli di scorrazzare avanti e
indietro come meglio crede. Se si diverte è incoraggiato a imparare,
perciò quando arriva l’ora di saltare in sella dovresti lasciare che sia
lui a scegliere cosa, in quel momento, lo allieta di più.
In questo modo potrà padroneggiare sia la ricerca di equilibrio sia
la pedalata, per poi combinarle entrambe una volta che sarà pronto.
Tipo di bici
Esistono biciclettine senza pedali sportive e con i freni, altre più
semplici e interamente in legno.
Scegli la più economica.
Si tratta solo di un sellino su due ruote. Non pensarci troppo.
In realtà, non è nemmeno necessario acquistarne una. Se hai un
minimo di manualità potresti prendere una bici tradizionale e togliere
pedivelle e catena; le riattaccherai quando sarà il momento.
Diverse aziende commercializzano biciclette da bimbo
fantasmagoriche: ti spiegano che sono progettate in modo
ergonomico, rispettando le proporzioni dei bambini; ti convincono
che far pedalare tuo figlio su un mezzo così speciale lo invoglierà ad
andare in bici in futuro, mentre con una due ruote qualsiasi presa in
un centro commerciale resterà traumatizzato a vita.
Ma per favore.
Basta non mettere il bimbo a cavalcioni di una carcassa
arrugginita dai bordi taglienti che gli farà venire il tetano, non c’è
alcun bisogno di essere troppo schizzinosi. Tieni a mente che, nel
giro di qualche mese, tuo figlio sarà troppo grande per quella
biciclettina. Acquistargliene una costosa e alla moda significa
soltanto proiettare su di lui i tuoi desideri ciclistici infantili: va bene,
ma non è fondamentale.
Se riesci a trovarne una usata gratis, ottimo. Ce ne sono
moltissime in giro, in tante cantine e garage. In caso avessi bisogno
o desiderassi acquistarne una nuova, vai al tuo negozio di bici
preferito. Tutte le aziende producono una linea economica da
bambino e di certo troverai quello che fa al caso tuo.
Inoltre, cogli l’occasione per prendere qualche accessorio (una
trombetta, un campanello o il casco): renderà tutto molto più
allettante per il tuo piccolo.
Ci sono buone probabilità che tuo figlio cresca troppo prima che le
gomme della bici si siano consumate; se desideri ammortizzare il
costo puoi sempre decidere di avere altri bambini.

Regolare la bici
Sempre per restare in tema di proiezione dei tuoi desideri, evita di
applicare i parametri della tua bici da adulto o pseudo tale a quella di
tuo figlio. Non stare lì a impazzire ragionando sull’estensione
ottimale della gamba o su come ottenere il massimo trasferimento di
potenza. Ignora l’idiota di turno su Facebook che dice che la sella
del tuo bambino è troppo bassa. L’obiettivo principale è che il piccolo
si senta sicuro quando pedala. Dovrebbe poter appoggiare bene la
pianta del piede a terra e raggiungere le manopole del manubrio
senza spingersi eccessivamente in avanti. Potrai dedicarti ad
affinare l’assetto per ottenere il massimo dell’efficienza nel giro di un
lustro al massimo.

Quando sono pronti?


Quando tuo figlio comincia a tagliare le curve con la biciclettina
senza pedali e non sfrutta più l’appoggio laterale con quella a rotelle
vuol dire che per lui è arrivato il momento di abbandonare i suoi
strumenti di apprendimento e prendere finalmente il volo da solo su
una bici normale.
Potrebbe succedere a due come a sei anni. Non ha alcuna
rilevanza.
Può capitare che il tuo bambino schizzi via subito, dritto e sicuro
verso l’orizzonte, ma se così non fosse il posto migliore per le prime
prove è una superficie erbosa in lieve pendio. La discesa lo aiuterà a
prendere lo slancio necessario a tenere la bici in equilibrio, mentre
l’erba mitigherà l’inevitabile caduta.
Ripeti l’operazione finché il piccolo non capisce come funziona
oppure non diventa troppo nervoso per continuare la lezione.
Se è sconvolto, riprovaci in un secondo momento. Non ci vorrà
molto perché lui impari e vi ritroviate entrambi a fare salti di gioia.

Casco, sì o no?
I benefici per la salute di un bimbo che va in bici superano di gran
lunga i rischi. Tieni presente anche che il tuo giovane allievo guiderà
un mezzo con un rapporto di trasmissione minuscolo e che quindi
non riuscirà ad andare molto più veloce di quando corre… a meno
che tu non lo spedisca giù da una strada di montagna, cosa che
ovviamente eviterai. Cerca di mantenere il livello di «allerta» nei
giusti limiti.
Scegliere un posto sicuro per i primi tentativi è senza dubbio la
cosa più importante.
Moltissimi bambini vogliono proprio indossare il casco, perché la
verità è che gli piace da morire mettersi qualcosa di strano in testa.
Alla fin fine fai quello che rende più felici te e tuo figlio. Se il casco
lo fa sentire un pilota di Formula Uno, fantastico. Se lo odia, lascia
stare. E se per lui è uguale, scegli semplicemente quello che ti fa
stare più tranquillo.

ESSERE D’ESEMPIO
Uno degli aspetti più difficili dell’essere genitori è tenere a mente
tutte le cose che dovrai rispiegare a tuo figlio quando sarà più
grande.
«Babbo Natale vive al Polo Nord.»
«Mamma e papà non stavano litigando, stavano solo avendo una
discussione.»
«Il tuo pesce rosso è dovuto tornare nell’oceano adesso.»
(Rumore di sciacquone del cesso in sottofondo.)
In un primo momento la parola d’ordine è semplificare, ma nel giro
di qualche anno ti toccheranno un po’ di belle chiacchieratine con lui.
Può capitare che il tuo bambino se ne torni a casa con qualche
strana idea sulle biciclette, visto che l’industria automobilistica
comincia a farci il lavaggio del cervello fin dalla tenera età. Per
esempio, quando alla scuola materna inizia a imparare quali sono i
mezzi di trasporto, ce n’è uno che non rientra mai nella lista.
(Suggerimento: ha due ruote e i pedali, lo usano dei tizi dall’aria
compiaciuta per andare al negozio biologico del quartiere.)
È importante insegnare ai nostri figli che le bici sono una cosa
normale. Certamente non vorrai fare la figura del citrullo
sull’argomento, ma avrai anche il desiderio di contrastare ogni
lavaggio del cervello prima che metta radici. («No, piccola, la tua
maestra si sbaglia. Le bici vanno davvero in strada.») Probabilmente
trasmettere questi concetti ti verrà naturale, ma comunque non
dimenticartene.
Lo stesso discorso vale anche per quanto riguarda il modo di
andare in bici. Quando sei in sella cerca di mantenere il sangue
freddo. Certo, l’automobilista che ti ha appena tagliato la strada è
catalogabile come «maledetto pagliaccio idiota», ma questo non
significa che devi proprio gridarglielo in faccia mentre tuo figlio è
seduto sul seggiolino dietro di te.
Allo stesso tempo, la visuale privilegiata che si ha dalla bici ti offre
l’opportunità di istruire il tuo bambino sulle dinamiche della strada e
di fargli notare dettagli che non avrebbe mai potuto vedere dal sedile
posteriore di una monovolume. È anche un’ottima occasione per
mostrargli quanto sei cortese nei confronti dei pedoni (perché lo sei
sempre, vero?), dato che non c’è un pannello di vetro infrangibile a
separarvi.
E poi, c’è la bici stessa. «Come funziona?» «Dov’è il freno?» «A
che cosa serve questa leva?» Fagli vedere tutto. Lascia che ti aiuti a
gonfiare le gomme: tuo figlio si sentirà di casa sulla tua bicicletta ed
è probabile che imparerà ad andarci da solo con molta più facilità.
E non dimenticare l’aspetto dell’orientamento: pedalare con il tuo
bambino rafforza la sua capacità di orientamento e, quando verrà il
momento, sarà molto più preparato ad andarsene in giro per conto
suo.
Crescendo su una bici e in mezzo alle bici, tuo figlio sperimenta
qualcosa che (tanti) altri si perdono: sii soddisfatto di ciò, ma sempre
con moderazione. E se da grande diventerà un ciclista o meno, poco
importa.
(Purché non diventi un ciclista su strada.)
Capitolo 10

COSA RISERVA IL FUTURO

Anno 2315. Le calotte polari si sono sciolte. Il livello dei mari si è


alzato e l’acqua ha inondato le principali città del mondo. L’1 per
cento della popolazione si è accaparrato gli ultimi residui di
combustibile fossile per alimentare idrovore e vasche Jacuzzi,
mentre il resto di noi gira su pedalò di bambù e suda sette camicie
per uno straccio di salario negli impianti di desalinizzazione o nei
centri di vendita al dettaglio.
Già, lo so, non te ne frega niente di un futuro così lontano. Sei
preoccupato della tua vita, al massimo di quella dei tuoi figli, se ne
hai. Nello specifico, ti interessa sapere se tutta questa faccenda
della bici è un buon investimento a lungo termine.
E la risposta è: sì, lo è.
Ancora non c’è un’opinione unanime su cosa ne sarà dell’umanità
e del pianeta, ma in attesa della nostra distruzione, il futuro della
bicicletta è così luminoso da restarne abbagliati. Per la maggior
parte del secolo scorso l’automobile ha fatto del suo meglio per
uccidere, in senso letterale e metaforico, il ciclismo. Ha fallito. Anzi, il
ciclismo prospera più che mai. La bicicletta resta il mezzo di
trasporto più diffuso al mondo. Le città continuano a predisporre
sempre più infrastrutture ciclistiche. E i corridori su strada, in balia
della loro insana passione, sono pronti a investire migliaia di euro
nell’ultimo modello di superbici al carbonio.
Non si può dire lo stesso per i rollerblade.
A ogni modo il ciclismo continuerà a sperimentare i suoi alti e
bassi: sin dai tempi del biciclo i ciclisti hanno sopportato opposizioni
politiche, intimidazioni su strada e sparate commerciali di vario tipo.
E questo non cambierà mai.
Ma se continua a conservare la memoria del proprio passato,
allora potrà entrare trionfante nel futuro, una pedalata dopo l’altra,
persino in un panorama di mezzi di trasporto in continua evoluzione.

INFRASTRUTTURE
Molte città hanno fatto investimenti senza precedenti in percorsi
ciclabili e altre necessarie strutture di piacere e continueranno a
farlo. Questa tendenza potrebbe rallentare di tanto in tanto nei Paesi
in cui la politica asseconda la visione miope di persone che non
colgono il valore di tali infrastrutture.
Cambieranno idea. Dovranno cambiarla, perché è un dato di fatto:
è semplice, ci sono troppe auto! Non è una questione morale o di
spazio. Dalla seconda metà del secolo scorso a oggi il parco
veicolare italiano è aumentato esponenzialmente e in maniera
vertiginosa. Nel frattempo, le nostre antiquate strutture autocentriche
sono sempre più decrepite. I ponti crollano. Le autostrade sono
crivellate di buche. Arriveremo a esaurire le strade su cui poter
guidare le nostre auto e il carburante con cui alimentarle, nonché il
posto dove parcheggiarle.
Senza dubbio, però, non rinunceremo alla quattro ruote. E perché
mai dovremmo? Il genere umano non abbandonerà in modo
spontaneo un simile comfort e continuerà a inventarsi tecniche per
sviluppare macchine sempre più all’avanguardia e riservare loro un
posto rilevante nella nostra esistenza. Allo stesso tempo,
specialmente in città, il sistema dei mezzi di trasporto pubblico
diventerà molto più vario e adattabile e le bici costituiranno sempre
una parte significativa di tale trasformazione: non esiste un veicolo
più efficiente per percorrere brevi distanze in un ambiente a fitta
densità di popolazione; le infrastrutture ciclistiche verranno
perfezionate sempre di più e un numero maggiore di popolazione si
doterà di una due ruote per spostarsi quotidianamente.
Tutto questo senza nemmeno tenere in considerazione quanto sia
divertente andare in bicicletta, certezza diffusa dai tempi del biciclo e
anche prima, quando la gente se ne andava in giro senza fretta a
cavallo delle draisine, quel prototipo ottocentesco di bicicletta sulla
quale ci si spostava semplicemente puntando i piedi uno dopo l’altro.
Pedalare appaga in modo così profondo il naturale desiderio di
movimento dell’essere umano che la bici dovrebbe essere aggiunta
alla teoria dei quattro elementi: terra, acqua, fuoco, aria e bicicletta.
Con ogni probabilità continueremo a usarla finché l’umanità non si
estinguerà o non avremo caricato noi stessi in qualche coscienza di
massa digitalizzata mentre il pianeta viene divorato dalle fiamme.
Perciò nel (prossimo) futuro aspettati un aumento delle cerimonie
di inaugurazione delle piste ciclabili, sullo sfondo di gigantesche travi
d’acciaio che si staccano dai ponti.

AUTO CON PILOTA AUTOMATICO


Nel corso del secolo scorso l’automobile ha sferrato un duro attacco,
che la bici è riuscita a respingere con successo. Da allora la
consapevolezza popolare è mutata: sempre più persone si stanno
rendendo conto di quanto le macchine siano grosse, pericolose,
nemiche dell’ambiente e detestabili in generale.
Eppure, non possiamo accontentarci.
Le auto non rinunceranno mai alla guerra per il controllo delle
strade e nel Ventunesimo secolo adotteranno tattiche ancora più
subdole.
Tempo addietro erano bestioni minacciosi. Enormi. Sputavano gas
di scarico in modo ostentato. Avevano pinne affilate come rasoi,
lucidi paraurti cromati o mascherine luccicanti. Ne vedevi una e la
desideravi all’istante, tanto da essere disposto ad accendere un
secondo mutuo per comprarla. Allo stesso tempo, sapevi toglierti
dalla sua strada prima che arrivasse a odiarti come la Plymouth Fury
nel film Christine – La macchina infernale di John Carpenter.
Le auto esercitavano il loro predominio instillando ammirazione e
insieme timore.
Adesso abbiamo un atteggiamento diverso nei loro confronti. La
nostra è un’epoca più delicata, gentile e semplice: invece di un’auto
che ci incuta timore ne cerchiamo una che voglia esserci amica,
come facciamo nella ricerca di un iPhone o un coinquilino.
Pronti, via: ecco l’auto con pilota automatico.
È difficile entrare in conflitto con una tecnologia che promette di
rendere la strada il posto più sicuro del mondo. Allo stesso tempo, a
questo punto della storia, fidarsi delle macchine è come fidarsi
dell’ex fidanzato traditore che insiste nel dire di essere cambiato per
davvero, stavolta. No, scusa: hai davvero intenzione di
riprendertelo? Troppo bello per essere vero, non ti pare?
La prospettiva migliore è che grazie alle vetture automatiche
spariscano dalla faccia del pianeta gli autisti con le loro isterie, per
lasciarci condividere le strade sicuri e beati, scambiandoci fiori e
cioccolatini agli incroci.
Potrebbe succedere.
Lo scenario peggiore è che, una volta eliminato il fattore umano,
qualsiasi incidente tra un’auto e una bici sarà sempre colpa del
ciclista. Pensi che ti crederanno, quando si tratterà della tua parola
contro quella di un computer?
Basta pensare al successo degli automobilisti nel dirottare la
responsabilità della sicurezza su qualsiasi altro fruitore della strada.
Mettetevi il casco. Indossate vestiti fosforescenti. E se l’automobilista
in questione vi viene addosso, la spiegazione «il ciclista è spuntato
fuori dal nulla» è sempre una scusa perfettamente plausibile.
Che cosa succederà, dunque, nel giro di qualche anno o decade,
quando condividerai la strada con un sistema operativo invece che
con un autista in carne e ossa? Ci sembra di averne già una qualche
fugace visione: qualche anno fa la Volvo ha presentato un prototipo
di casco high tech connesso al «cervellone» della macchina che
eviterebbe scontri tra automobilisti e ciclisti. In pratica l’apparecchio
ti avvisa della presenza di una Volvo e la Volvo avverte il proprio
conducente della vicinanza di un ciclista che indossi un casco Volvo-
detecting. A prima vista è uno strumento in più per incrementare la
sicurezza stradale. Capirai! Ma cosa succederà se (o, più probabile,
quando) le auto con pilota automatico prenderanno il sopravvento?
Questi caschi «connessi» diventeranno obbligatori? Ai ciclisti verrà
chiesto di indossare segnali luminosi di tracciamento? Entro il 2025
dovrai infilarti una supposta elettronicamente connessa prima di ogni
giro in bici?
La bicicletta è alla portata di tutti ed è uno dei suoi aspetti più
invitanti: basta saltare in sella e pedalare. Troppi aggeggi elettronici
potrebbero creare uno sbarramento all’accesso.

LA BICI DEL FUTURO


Sistemi di cambio elettronici… frecce integrate… antifurti
intelligenti… chi più ne ha più ne metta.
In pratica non c’è chissà quale differenza fra la tua bici e quelle di
sicurezza del tardo Diciannovesimo secolo, fatta eccezione per
alcune migliorie che, bisogna ammetterlo, sono state anche ben
studiate. Di certo l’evoluzione continuerà, ma nel frattempo non
serve preoccuparsi di nessuna di queste trovate se non quando
arriva l’ora di comprare una bicicletta nuova, già dotata degli
accessori di ultima generazione che tu apprezzerai giusto un paio
d’ore, prima di cominciare a darli per scontati.
Grazie al crowdfunding, aspiranti imprenditori cercano di
rivoluzionare la bici nei modi più disparati, soprattutto collegandola
allo smartphone. In realtà non la stanno rivoluzionando, la rendono
solo più stilosa: di sicuro lo è una due ruote con le manopole che si
mettono a vibrare quando è ora di svoltare, ma se consideri che
pedali di rado per più di una ventina di chilometri da casa tua, è
davvero utile?
Si tratta solo di ulteriori ammennicoli da attaccare a una presa e
ricaricare.
Notifiche a parte, sono due le vere innovazioni del Ventunesimo
secolo.

1. Il bike sharing. I caschi elettronici non cambieranno il volto del


ciclismo, ma le reti di condivisione pubblica di biciclette sicuramente
sì. In parte lo stanno già facendo: il bike sharing è sempre più diffuso
e diventerà sempre più indispensabile in città grandi e piccole. Sarà
scontato aspettarsi un servizio di noleggio biciclette comunale come
è scontato aspettarsi una rete wi-fi in albergo o al bar. Il bike sharing
colma le lacune nel trasporto pubblico e rappresenta un buon
compromesso fra la scelta di spostarsi in macchina o a piedi in aree
molto trafficate. Altrettanto importante: l’accessibilità e la diffusione
della bicicletta determinate dal bike sharing contribuiscono a
legittimare e normalizzare la presenza delle due ruote.

2. E-bike. Le biciclette con il motore elettrico hanno il potenziale per


rendere le diverse forme di ciclismo quotidiano e pratico accessibile
a tutta una nuova fascia demografica. Pensa a chi ha bisogno di
trasportare qualcosa: caricare spesa e bambini in bici è abbastanza
scoraggiante per un profano, senza tenere presente eventuali salite
da affrontare, che rendono l’uso della due ruote impraticabile. Ma
con un motore la prospettiva di usare la bici come un SUV familiare
diventa perseguibile, quando non addirittura desiderabile. Oppure,
quando fa caldo, pochi watt di assistenza possono determinare la
differenza fra ritrovarsi in ufficio con i vestiti inzuppati di sudore e
arrivarci asciutto come un pezzo di pane raffermo. Il lato negativo è
che se l’e-bike si dovesse diffondere capillarmente potresti ritrovarti
a dover scansare ciclisti assistiti elettronicamente sui percorsi di
mountain bike o sul marciapiede. Problema risolvibile con un’app del
telefonino che emetta un impulso elettromagnetico per spegnere il
motore. Prova a cercare su Kickstarter.

INVECCHIARE
Veniamo a te. Sarai felice di sapere che andare in bici combatte il
processo di invecchiamento. Un gruppo di ricercatori ha selezionato
ottantaquattro maschi e quarantuno femmine fra i quarantacinque e i
settantanove anni, tutti ciclisti allenati, e ha testato la loro resistenza
fisica, la massa muscolare, l’equilibrio, la densità ossea e un
mucchio di altre cose: in ogni categoria i risultati hanno evidenziato
che tali parametri equivalevano a quelli di persone molto più giovani
rispetto all’età reale dei soggetti in questione.*
E, sì: quello appena riportato è uno studio vero, non la trama del
film del 1985 di Ron Howard, Cocoon.
Andare in bici ti mantiene giovane e non sarai costretto a ripiegare
sul golf perché il tuo corpo non riesce più a sostenere lo sforzo: il
ciclismo è un’attività fisica a basso impatto, a differenza della corsa,
che alla lunga ti polverizza le giunture e ti obbliga a rifarti un’anca
nuova di zecca; arrivato a quel punto dovrai darti alla bici in ogni
caso, perciò meglio cominciare subito.
Nel peggiore dei casi, prenditi una recumbent.
Ma non andiamo in bicicletta solo per ricavarne benefici in termini
di salute, proprio come non beviamo vino solo per via delle sue
proprietà antiossidanti.
La relazione con la bici durerà tutta la vita perché pedalare ti
aiuterà a sviluppare la consapevolezza di te stesso e, al contempo,
del mondo. Potrà darti una mano a sciogliere i nodi irrisolti che ti
porti dentro o quel grumo di stress che ti attorciglia lo stomaco. (E, a
proposito di pancia, anche a ridurne le dimensioni.) Scoprirai luoghi
nuovi e imparerai ad apprezzare di più quelli che ti sono familiari. E
se lo fai nel modo giusto, col passare degli anni l’attrezzatura e lo
stile di pedalata si modificheranno con il tuo corpo, a mano a mano
che diminuirà il tuo bisogno di dinamismo. Ma l’amore per la bici
resterà lo stesso di sempre. Pedalando proverai comunque un senso
di soddisfazione profonda e un bisogno irresistibile di continuare a
farlo: come se questo mezzo di trasporto, capace di ridarti un
equilibrio attraverso vie misteriose, fosse un pennino da incisore e tu
stessi tracciando i contorni di una qualche verità assoluta.
Ora vai, esci e inforca la tua bici!

* Non è stato specificato se erano soliti portare il casco o meno.

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