Leopardi
Leopardi
La vita
Nasce nel 1798 a Recanati→ paese che adesso si trova nelle Marche ma prima faceva parte
dello Stato Pontificio.
- padre: Monaldo Leopardi→ un intellettuale, vuole che i suoi figli si cimentino nello
studio e quindi gli fa trascorrere giornate nella Biblioteca di famiglia (politicamente
parlando, è un conservatore e apprezza gli ideali dell’Ancien Régime)
- madre: Adelaide Antici→ una marchesa, non ha un bel rapporto con i figli poiché
molto dura e severa, ha ricevuto una severa educazione religiosa
Leopardi si distingue dai suoi fratelli (Carlo e Paolina)→ ama molto studiare e ha un grande
talento→ il prete che gli faceva da precettore decide di smettere (l’allievo aveva superato il
maestro)
In seguito Leopardi cade in un periodo di crisi che dura 7 anni (inizia nel 1816 e termina nel
1823)→ i “sette anni di studio matto e disperatissimo” ai quali, in una famosa lettera al suo
amico Pietro Giordani, Leopardi attribuisce l’origine dei suoi mali fisici.
1817→ stesura di un diario dei pensieri, che chiama "Zibaldone"→ raccoglie un insieme di
appunti di vario argomento, scritti senza l’intenzione di formare un’opera organica e poi di
pubblicarla.
Tali appunti sono stati preziosi per ricostruire l’antefatto intellettuale della sua poesia.
Sempre nel ‘17, Leopardi inizia a corrispondere con Pietro Giordani, illustre letterato di
Piacenza, che lo incoraggia più volte a intraprendere un’attività poetica.
Il Giordani è colui che avvicina il Leopardi alle nuove idee sulla letteratura romantica.
Nelle sue lettere Leopardi descrive la sua vita a Recanati della quale è insoddisfatto: si sente
oppresso ed isolato e preferisce evadere nel mondo della cultura, anziché condurre quella
vita che giudica mediocre.
Proprio in quel periodo Leopardi inizia a covare rancore verso la sua casa natale e verso
Recanati, in cui individua la causa della propria infelicità.
Un’altra esperienza significativa del ‘17: si innamora di una cugina ospite presso la casa dei
suoi genitori→ stesura de “Il primo amore”
1822-23→ Si reca a Roma, per sei mesi ospite dello zio Carlo Antici e medita sulla tomba di
Tasso.
- profonda delusione e ritorno a Recanati non più sorretto dalle illusioni
- nascono le Operette Morali.
1825-28→ Milano, Bologna, Firenze, Pisa: a Milano lavora per l’editore Stella, curando due
Crestomazie (o antologie) della prosa (‘27) e della poesia (‘28) italiana.
1827→ A Firenze conosce il gruppo dell’Antologia, gli esuli napoletani e Vieusseux, Capponi,
Giusti, Tommaseo.
Si incontra anche con il Manzoni, che attendeva la revisione linguistica del romanzo.
1828→ Perduto l’assegno mensile dell’editore Stella, ritorna a Recanati accompagnato dal
Gioberti.
Vi rimane per «sedici mesi di notte orribile», ma nascono i Grandi Idilli.
1830→ Partecipa con le Operette Morali al concorso quinquennale bandito dalla Crusca con
un premio di mille scudi da assegnare a un’opera singolare uscita negli ultimi cinque anni.
Riesce vincitore il Botta.
1831→ Dopo i moti di Menotti, nella circoscrizione di Macerata viene eletto deputato al
Parlamento di Bologna.
Accettando una colletta degli «amici toscani», lascia Recanati, deciso a diventare un uomo
nuovo, a lottare contro il bisogno, a non tornare più indietro.
A Firenze, dedicandoli agli amici toscani, pubblica i Canti.
Amore per Fanny Targioni Tozzetti, simbolo dell’estrema illusione.
1833→ A Napoli con l’amico Antonio Ranieri. Definisce Napoli «un paese semibarbaro e
semiafricano». Conosce il Poerio, il Troja e il Puoti.
Il tumulto di pensieri
Leopardi decide di annotare e raccogliere tutte le riflessioni e i commenti che sente nascere
dentro di sé.
Inizia a scriverli in modo nitido in fogli sparsi→ vuole raccogliere il suo “tumulto di pensieri"
(attività consigliata da Giordani)
La raccolta dei pensieri diventa a poco a poco più uniforme→ è uno “scartafaccio” che non
ha né un titolo, né un’organizzazione.
I temi di cui parla sono molti (lingua e filologia, riflessioni filosofiche e letterarie, osservazioni
sulla morale umana…)
Leopardi continuerà ad annotare pensieri per 15 anni cca→ gli anni più fecondi sono dal ‘21
al ‘23.
Spinto dalle necessità economiche, Leopardi cerca di catalogare pezzi sparsi preparando
delle schedine con parole chiave e numeri di pagina.
Negli ultimi anni di vita, Leopardi proverà a ricavare degli appunti un libro che parli della
morale dell’uomo e della società→ l’opera uscirà postuma nel ‘45 (Pensieri)
Inizialmente, il titolo doveva essere Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura→ ricavato
da una classificazione tematica di Leopardi.
Questo non coincideva con la varietà dell’opera→ il titolo cambia in Zibaldone di pensieri
(=insieme confuso di cose, indicava i quaderni di appunti)→ è un’opera di natura
disorganica.
- scrittura rapida
- le parole sono abbreviate
- usa spesso il monosillabo “ecc”
Il valore conoscitivo dell’immaginazione e del sentimento
La struttura frammentaria si deve anche al particolare metodo di indagine intellettuale di
Leopardi→ crede che l’esame a cui la ragione sottopone la realtà non sia sufficiente per
coglierne il significato profondo.
Possiamo intendere la realtà più a fondo utilizzando l’immaginazione e il sentimento.
Un pensiero in movimento
Nello Zibaldone troviamo spesso affermazioni contraddittorie e discordanti→ questo
conferma che il pensiero leopardiano è un pensiero in movimento.
Leopardi sottopone ogni sua affermazione ad una riesaminazione→ vuole costantemente
ricercare il vero e respingere ogni falsità.
La natura e la ragione
Altro punto cardine del pensiero di Leopardi è il rapporto tra natura e ragione, connesso con
il problema della felicità.
Per Leopardi, la parola natura ha 2 significati:
- modo di essere delle specie viventi
- l’ordine dell’universo
Leopardi crede che la natura sia un essere divino ed onnipotente che ha ordinato le cose e le
ha volute così come sono→ ha una volontà.
Nella prima fase del suo pensiero (fino al 1824)→ la natura è un principio buono→ fa
ricadere sulla ragione la colpa dell’infelicità.
La natura ha creato gli esseri viventi perché fossero felici, ma lo sviluppo della ragione li ha
condotti verso l’infelicità→ riduzione della facoltà immaginativa dell’uomo.
Ecco perché gli antichi erano più felici→ vivevano nell’illusione e nella fantasia→la ragione è
fredda.
In questa fase il pensiero leopardiano si focalizza sull’opposizione tra natura e ragione e tra
antichità e modernità.
La teoria del piacere (luglio 1820)
La teoria del piacere viene enunciata all'interno dello Zibaldone→ alla spiegazione di questa
teoria Leopardi dedica un breve saggio filosofico.
La riflessione di Leopardi parte da un’idea precisa: ogni uomo, nel suo agire, mira «al
piacere, ossia alla felicità»
Questa tendenza al piacere non conosce limiti→ fa parte dell’esistenza.
Al contrario, i mezzi attraverso i quali l’uomo cerca di soddisfarla (=i piaceri) sono limitati.
Ne consegue la distanza incolmabile tra desiderio del piacere ed effettiva possibilità di
soddisfarlo.
L’immaginazione e le illusioni
Continuando a parlare di piacere, l’uomo ha una via d’uscita: l’immaginazione→ facoltà
sviluppata tra gli antichi: consente all’uomo di proiettare il suo desiderio di piacere nel futuro,
illudendosi di sperimentare (prima o poi) la felicità desiderata.
Anche la natura viene in aiuto all’uomo→ si mostra protettiva nei confronti dell’uomo,
illudendolo di poter soddisfare le sue richieste.
Leopardi termina la riflessione affermando che l'infelicità è determinata dal caso e non
dall’ordine delle cose (=natura)
Leopardi conclude il suo ragionamento affermando che tutto è male→ la natura ora è una
madre maligna e indifferente→ non si prende cura dell’uomo, ma lo fa nascere per soffrire.
La natura è un processo di produzione e distruzione: la natura ha dato all’uomo il bisogno di
felicità, ma non riesce a soddisfarlo (=sofferenza)
La noia (o tedio)
Il male assume per Leopardi anche la forma di noia→ nasce dall’assenza del piacere e del
dispiacere.
Si manifesta come un senso di vuoto e di malessere nell’anima.
Afferma inoltre che gli uomini più esposti alla noia sono quelli di spirito più elevato→
desiderio di felicità più forte e possiedono la coscienza di sé.
2- sensismo
Il sensismo è una corrente filosofica che enfatizza il ruolo dei sensi nella formazione della
conoscenza umana.
Leopardi adotta un approccio sensista per spiegare come gli esseri umani percepiscono il
mondo e costruiscono significati.
- conoscenza attraverso i sensi:
Secondo Leopardi, tutte le esperienze umane sono mediate dai sensi; ciò implica che la
nostra comprensione del mondo è limitata a ciò che possiamo percepire fisicamente. Questa
idea si collega alla sua visione pessimistica dell’esistenza umana, poiché i desideri e le
aspirazioni degli individui sono sempre superiori alle possibilità di soddisfacimento offerte
dalla realtà.
- illusioni e realtà:
Leopardi riconosce il potere delle illusioni generate dai sensi come meccanismi necessari per
affrontare la durezza della vita. Tuttavia, egli sottolinea anche come la civiltà moderna abbia
distrutto molte delle illusioni vitali degli antichi, lasciando gli individui confrontati con una
realtà arida e priva di significato.
Classicismo e Romanticismo
- caratteri romantici
L’intenso autobiografismo.
Incapacità di vivere la realtà quotidiana→ senso di esilio e di solitudine (Il passero solitario).
Sentimento dell’infinito, del notturno, della morte.
Nostalgia delle età antiche (All’Italia, Ad Angelo Mai) e delle illusioni dell’adolescenza (A
Silvia, Le Ricordanze).
Angoscia di fronte al significato della vita e al mistero delle cose (Canto notturno).
Senso di noia e di inappagata felicità (Operette Morali).
Sfida al destino, atteggiamenti eroici e titanici (Bruto e Saffo, l’ultimo Leopardi).
- caratteri classici
Cultura classica, amore per il mondo greco-latino (Ultimo canto di Saffo).
Armonia e limpidezza della parola→ usa un lessico raffinato.
Misura ed equilibrio della composizione.
Richiamo alla grande tradizione poetica e letteraria (Petrarca, Tasso...). Tuttavia va rilevato
che Leopardi fu contro ogni genere di imitazione, sostenne che la poesia nasce
dall'osservazione diretta della natura e creò un linguaggio depurato dalle coloriture
tradizionali, fresco e nuovo, di impasto originalissimo.
I due Leopardi
- attrazione verso il non essere
Leopardi esprime una forte attrazione verso l’idea del non essere, che si manifesta
attraverso la sua riflessione sulla sofferenza esistenziale.
In molte delle sue opere, egli descrive l’esperienza umana come intrinsecamente legata alla
sofferenza.
Questa sofferenza deriva dalla consapevolezza della caducità della vita e dall’impossibilità di
raggiungere una felicità duratura.
Leopardi considera il non essere come una liberazione dalla sofferenza→ in questo senso, la
morte o l’assenza di esistenza diventano un’opzione attraente rispetto al dolore
dell’esistenza.
- tensione verso il bello e il piacevole
Leopardi riconosce anche un’intensa tensione verso la bellezza e le esperienze piacevoli.
Nonostante la sua visione pessimistica, egli celebra momenti di gioia e bellezza nella natura
e nell’arte.
La bellezza diventa per lui un rifugio temporaneo dalle angustie dell’esistenza.
Questa dualità tra attrazione verso il non essere e ricerca del bello si manifesta anche nel
suo concetto di “natura”.
Leopardi vede la natura come indifferentemente bella ma anche indifferente alle sofferenze
umane.
La bellezza naturale è quindi ambivalente: essa può offrire momenti di estasi ma allo stesso
tempo ricorda all’uomo la propria insignificanza.
I Canti
La forza conoscitiva della poesia
Inizia a comporre canzoni amorose nel 1817→ stesura de “Il primo amore”
In questa fase della sua poetica il pensiero di Leopardi è sia analitico che sintetico: la mente
analizza e procede nelle sue deduzioni a partire dall’esperienza, ma l’immaginazione non
manca.
Concludendo, il poeta e il filosofo hanno lo stesso scopo→ conoscere la realtà partendo dal
particolare per arrivare ad una conclusione generale.
Questa unione tra filosofia e poesia viene chiamata “pensiero poetante”→ questo concetto
rappresenta un’idea centrale nella poetica leopardiana, che unisce la riflessione filosofica alla
creazione artistica.
Questo termine indica un processo creativo in cui il poeta non si limita a descrivere la realtà,
ma la interroga profondamente, cercando di coglierne le verità più intime e universali.
Le parti dell’opera
Leopardi non ha collocato i testi della raccolta sempre seguendo l'ordine cronologico→ cerca
di ordinare le poesie in base ai significati che hanno.
Questo disegno costruttivo però è sfuggente e difficile da ricomporre, però i testi possono
essere suddivisi in:
- canzoni
- idilli
- canti pisano-recanatesi
- canti amorosi fiorentini o ciclo di Aspasia
- ultimi canti
Le canzoni
Leopardi scrive la prima parte di canzoni intorno al 1818, subito dopo l’incontro con Giordani.
Le due canzoni che aprono la raccolta sono “All’Italia” e “Sopra al monumento di Dante”→
vuole affermare e far conoscere i valori del passato.
I temi sono patriottici:
- condanna la decadenza dell’Italia e del popolo
- mette in luce le virtù degli antichi
Il padre interviene per fermare la pubblicazione→ Leopardi inizia ad avere poca fiducia in un
miglioramento nel presente→opposizione tra passato e presente e tra ragione e illusione.
Dal 1819→ periodo della mutazione dal bello al vero→ sentimento dell’infelicità
dell’esistenza e del rimpianto della grandezza degli antichi.
Es: la canzone “Ad Angelo Mai” (=filologo che aveva riscoperto un’opera di Cicerone)→
esalta tutti i grandi personaggi italiani dell'antichità,che avevano fatto la storia e si concentra
sul decadimento di questi valori nel presente.
In questo periodo, Leopardi ha dubbi sulla benevolenza della natura→ soprattutto dopo la
fuga che non è riuscito a compiere.
Questo primo accenno di natura come potenza maligna, lo troviamo nelle canzoni “Bruto
minore” e “L’ultimo canto di Saffo”
In questi testi i protagonisti (di fronte alle ostilità, all’infelicità e all’indifferenza degli dei)
scelgono la morte come soluzione.
Gli idilli
Sono poesie composte tra il 1819-1821, anni in cui Leopardi scriveva i canti→ hanno
tematiche e stile completamente diversi.
Idillio= significa “quadretto”→componimento poetico di ambientazione agreste. Ispirato da
scrittori come Teocrito e Mosco.
La parola è usata da Leopardi in senso più ampio→ rappresentazione poetica di un
paesaggio esterno e interiore.
Sono poesie più private e soggettive→ l’infelicità dell’io poetico coincide con le sue vicende
di vita.
Tende a dialogare con se stesso (Infinito) o con personaggi assenti, siano essi esseri umani
(la donna amata della Sera del dì di festa) o enti naturali (il pianeta di Alla luna).
Ad accomunare i cinque idilli è il fatto che lo scenario naturale (il colle dell’Infinito, la luna, la
pioggia mattutina, il paesaggio notturno) è solo lo sfondo sul quale il poeta proietta una sua
esperienza interiore.
Da questo punto di vista il salto rispetto alle canzoni è enorme: al poeta che si interroga sulla
condizione storica dell’umanità subentra un poeta solo con se stesso e isolato dalla storia.
Sono brevi componimenti in 11sillabi sciolti con un lessico più semplice e una sintassi meno
elaborata.
I Canti pisano-recanatesi
Tra il 1828 e il 1830 L. ritrova l’antica capacità di immaginare che aveva ormai perso da un
po’, ricominciando a scrivere in versi.
Tutto questo si deve grazie al trasferimento a Pisa dove, lo stile di vita tranquillo e la
presenza di amici e letterati, giovano alla sua salute.
Purtroppo, a causa delle sue condizioni economiche, il poeta deve tornare a recanati nel
novembre dello stesso anno. Nonostante ciò, L. non si ferma e continua a lavorare e
immaginare progetti letterari che lo facciano guadagnare.
In questo periodo passato tra Pisa e Recanati, nascono i canti pisano- recanatesi.
In quest’opera si può leggere della sua visione filosofica ormai definitiva della vita umana:
l’indifferenza della natura e l’universalità del dolore.
Il poeta qui parla di esperienze personali (es. gli affetti: a silvia) per trarne conclusioni univ.
per tutti gli uomini o avvenimenti comuni e quotidiani come i giorni di festa (sabato del
villaggio) o la fine di un temporale per riflettere sulla vanità di ogni gioia o speranza umana.
Il Ciclo di Aspasia
Il Ciclo di Aspasia è una serie di componimenti poetici scritti da Giacomo Leopardi, che si
concentrano su temi fondamentali come l’amore, la morte e la vanità delle illusioni.
Questa raccolta poetica è stata composta tra il 1831 e il 1834 e rappresenta una fase
cruciale nella vita e nell’opera del poeta, segnando un’evoluzione significativa rispetto ai suoi
lavori precedenti.
Leopardi scrisse il Ciclo di Aspasia durante il suo soggiorno a Firenze, dove visse un’intensa
esperienza amorosa con Fanny Targioni Tozzetti, una nobildonna fiorentina.
Questo amore non corrisposto influenzò profondamente la sua scrittura, portandolo a
esplorare la natura della passione e della disillusione.
Il nome “Aspasia” è un riferimento all’eterna Aspasia di Mileto, nota per essere stata la
compagna di Pericle nell’antica Atene.
Attraverso questo pseudonimo, Leopardi esprime non solo il suo amore ma anche la
complessità dei sentimenti umani.
Le Operette Morali
Un progetto maturato lentamente
Inizia a pensare ad un testo che contenga la sua riflessione filosofica nel 1819→ no trattato
teorico, ma opera di invenzione che gli permetta di diffondere le sue idee.
Sente questo bisogno perché questo è il periodo della mutazione filosofica→ elabora un
pensiero negativo sulla condizione umana e sul tempo presente.
L’elaborazione delle Operette è molto lunga e viene più volte interrotta, come affermano varie
lettere inviate a Giordani e vari appunti dello Zibaldone:
- lettera del febbraio 1819→ Leopardi vuole scrivere delle Operette (=titolo di carattere
scherzoso e leggero) ma si rende conto che forse ai lettori non sarebbero piaciute a
causa dei contenuti filosofici esposti→ interrompe temporaneamente
- anno successivo→ Leopardi afferma di aver scritto degli abbozzi (prosette satiriche=
vuole parlare di qualcosa di molto serio in forma scherzosa)→ anche questo
abbandonato
- pochi mesi dopo, nota dello Zibaldone→ Leopardi parla della forma→ il ridicolo può
aiutare a trasmettere le verità e contribuire al bene comune.
Individua il proprio modello nello scrittore lucano Luciano di Samosata.
- lettera a Giordani→ scrive “un trattato alla maniera di Luciano” per combattere la
negligenza degli Italiani di fronte al riso, alla ragione e agli affetti.
Leopardi non resta indifferente alle critiche→ ne rimane amareggiato→ lo interpreta come un
rifiuto personale, che verrà riconfermato quando al premio dell’Accademia della Crusca per
la migliore opera letteraria riceverà solo un voto.
Anche i cattolici criticano l’opera→ idea che la colpa dell’infelicità sia del principio ordinatore
e non dell’uomo stesso.
Le critiche stavolta non scoraggiano Leopardi→ continua a scrivere nuovi testi→ vengono
ripubblicate a Firenze e a Napoli.
L’ultimissima edizione viene bloccata e censurata dal Regno di Napoli (fortemente
influenzato dal sistema ecclesiastico)
L’edizione definitiva viene pubblicata postuma da Antonio Ranieri nel 1845 a Firenze→ 24
Operette→ 5 anni dopo viene messa all’Indice.
Le operette hanno forme molteplici→ la maggior parte sono dialoghi→ mettere a confronto
punti di vista opposti.
Anche i personaggi sono di vario genere, tipo:
- personaggi comuni
- fantastici e inventati
- personificazioni di corpi celesti o entità tipo l’Anima
- personaggi storici, del mito e della fiaba
Le Operette Morali sono un “libro in movimento"→ ci sono varie oscillazioni di pensiero (=usa
affermazioni opposte l’una dopo l’altra)
Annuncia teorie filosofiche non ancora espresse nello Zibaldone→ tipo: natura maligna.
Uno stile inattuale
Il tono delle Operette morali è spesso ironico e satirico.
Leopardi affronta temi profondi come l’infelicità umana, l’illusione dell’antropocentrismo e la
critica alla società contemporanea con un approccio che combina serietà e leggerezza.
Questa ironia serve a mettere in evidenza le contraddizioni della condizione umana e a
criticare le ipocrisie del positivismo del suo tempo.
L’unione di elementi tragici con forme comiche è una delle innovazioni stilistiche più
significative delle Operette morali→ cerca di trattare argomenti seri attraverso una forma
leggera, creando così un contrasto che stimola la riflessione nel lettore.
In sintesi, lo stile delle Operette morali è caratterizzato da una fusione di linguaggi diversi, un
uso sapiente dell’ironia e una profonda connessione con la tradizione classica, il tutto al
servizio di una critica incisiva alla condizione umana.
Esempio: Calvino considera le “Operette morali” non solo come un’opera di grande valore
estetico ma anche come un testo ricco di spunti filosofici che continuano a influenzare la
letteratura contemporanea.
APPROFONDIMENTO: Il "Leopardi progressivo" di Cesare Luporini
Il saggio di Cesare Luporini, Leopardi progressivo (1947), rappresenta un contributo
fondamentale alla critica leopardiana e si inserisce in un contesto di interpretazione storica e
filosofica del pensiero di Giacomo Leopardi. Luporini, influenzato dal marxismo, si concentra
sull'evoluzione del pensiero leopardiano e sulla sua dimensione progressiva, contraddicendo
visioni precedenti che tendevano a ridurre Leopardi a un pessimista assoluto e apolitico. Di
seguito, analizziamo i punti salienti di questo importante saggio:
Progresso come mito: Leopardi smaschera il progresso come un mito della borghesia, che
promette felicità e miglioramento, ma in realtà genera alienazione e disillusione.
Civilizzazione vs natura: L'evoluzione della civiltà allontana l'uomo dalla sua naturale
semplicità e lo rende sempre più consapevole delle sue limitazioni e infelicità.
Dialogo con la "ginestra": La "Ginestra" di Leopardi, poema simbolo della sua maturità,
diventa il manifesto di questa resistenza collettiva e della dignità umana di fronte al nulla.
L'uomo, seppur destinato al fallimento, può trovare una forma di grandezza nella
consapevolezza della sua condizione e nella condivisione del dolore.
Natura come matrigna: La natura è vista come indifferente o ostile alla sofferenza umana,
simbolo della condizione tragica dell'uomo nell'universo.
Natura come condizione autentica: Allo stesso tempo, la semplicità della natura, rispetto alla
complessità alienante della società moderna, diventa un luogo di verità e un elemento critico
verso la modernità.