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Leopardi

Leopardi, nato nel 1798 a Recanati, è un poeta e filosofo che attraversa diverse fasi di crisi e riflessione, culminando nella sua opera principale, lo Zibaldone, dove esplora temi come la felicità, l'infelicità e il rapporto tra natura e ragione. La sua poetica evolve da un ideale estetico a una visione filosofica che riconosce l'infelicità come condizione universale dell'esistenza umana. Leopardi utilizza la poesia come strumento per affrontare il male e l'umanità, esprimendo un umanesimo combattivo contro la natura malvagia che rende l'uomo infelice.

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Leopardi

Leopardi, nato nel 1798 a Recanati, è un poeta e filosofo che attraversa diverse fasi di crisi e riflessione, culminando nella sua opera principale, lo Zibaldone, dove esplora temi come la felicità, l'infelicità e il rapporto tra natura e ragione. La sua poetica evolve da un ideale estetico a una visione filosofica che riconosce l'infelicità come condizione universale dell'esistenza umana. Leopardi utilizza la poesia come strumento per affrontare il male e l'umanità, esprimendo un umanesimo combattivo contro la natura malvagia che rende l'uomo infelice.

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Leopardi

La vita
Nasce nel 1798 a Recanati→ paese che adesso si trova nelle Marche ma prima faceva parte
dello Stato Pontificio.
- padre: Monaldo Leopardi→ un intellettuale, vuole che i suoi figli si cimentino nello
studio e quindi gli fa trascorrere giornate nella Biblioteca di famiglia (politicamente
parlando, è un conservatore e apprezza gli ideali dell’Ancien Régime)
- madre: Adelaide Antici→ una marchesa, non ha un bel rapporto con i figli poiché
molto dura e severa, ha ricevuto una severa educazione religiosa

Leopardi si distingue dai suoi fratelli (Carlo e Paolina)→ ama molto studiare e ha un grande
talento→ il prete che gli faceva da precettore decide di smettere (l’allievo aveva superato il
maestro)

1815→ “Agli Italiani in occasione della liberazione del Piceno”


In quest'opera, Leopardi esprime il suo ideale politico→ non presentava affatto tracce
patriottiche o sentimenti di aspirazione all’unità d’Italia (più vicino ad una sorta di dispotismo
illuminato)

1816→ momento di passaggio o prima conversione (conversione estetica): passaggio


dall’erudizione al bello.
In questo periodo scrive anche la “Lettera ai Sigg. compilatori" della Biblioteca Italiana”. In
quest'opera, espone la sua posizione a favore del Neoclassicismo.

In seguito Leopardi cade in un periodo di crisi che dura 7 anni (inizia nel 1816 e termina nel
1823)→ i “sette anni di studio matto e disperatissimo” ai quali, in una famosa lettera al suo
amico Pietro Giordani, Leopardi attribuisce l’origine dei suoi mali fisici.

1817→ stesura di un diario dei pensieri, che chiama "Zibaldone"→ raccoglie un insieme di
appunti di vario argomento, scritti senza l’intenzione di formare un’opera organica e poi di
pubblicarla.
Tali appunti sono stati preziosi per ricostruire l’antefatto intellettuale della sua poesia.
Sempre nel ‘17, Leopardi inizia a corrispondere con Pietro Giordani, illustre letterato di
Piacenza, che lo incoraggia più volte a intraprendere un’attività poetica.
Il Giordani è colui che avvicina il Leopardi alle nuove idee sulla letteratura romantica.
Nelle sue lettere Leopardi descrive la sua vita a Recanati della quale è insoddisfatto: si sente
oppresso ed isolato e preferisce evadere nel mondo della cultura, anziché condurre quella
vita che giudica mediocre.
Proprio in quel periodo Leopardi inizia a covare rancore verso la sua casa natale e verso
Recanati, in cui individua la causa della propria infelicità.
Un’altra esperienza significativa del ‘17: si innamora di una cugina ospite presso la casa dei
suoi genitori→ stesura de “Il primo amore”

1819→ periodo in cui avviene la seconda conversione (conversione filosofica): passaggio da


un ideale artistico alla presa di consapevolezza di una verità QUINDI dal bello al vero.
Il primo accenno di gloria dopo le prime poesie gli rende ancora più opprimente Recanati→
tenta la fuga, ma viene scoperto:
- periodo del nuovo abbattimento;
- periodo della crisi religiosa e pensieri di suicidio
Cosa positiva: stesura de “L’Infinito”

1822-23→ Si reca a Roma, per sei mesi ospite dello zio Carlo Antici e medita sulla tomba di
Tasso.
- profonda delusione e ritorno a Recanati non più sorretto dalle illusioni
- nascono le Operette Morali.

1825-28→ Milano, Bologna, Firenze, Pisa: a Milano lavora per l’editore Stella, curando due
Crestomazie (o antologie) della prosa (‘27) e della poesia (‘28) italiana.

1827→ A Firenze conosce il gruppo dell’Antologia, gli esuli napoletani e Vieusseux, Capponi,
Giusti, Tommaseo.
Si incontra anche con il Manzoni, che attendeva la revisione linguistica del romanzo.

1828→ Perduto l’assegno mensile dell’editore Stella, ritorna a Recanati accompagnato dal
Gioberti.
Vi rimane per «sedici mesi di notte orribile», ma nascono i Grandi Idilli.

1830→ Partecipa con le Operette Morali al concorso quinquennale bandito dalla Crusca con
un premio di mille scudi da assegnare a un’opera singolare uscita negli ultimi cinque anni.
Riesce vincitore il Botta.

1831→ Dopo i moti di Menotti, nella circoscrizione di Macerata viene eletto deputato al
Parlamento di Bologna.
Accettando una colletta degli «amici toscani», lascia Recanati, deciso a diventare un uomo
nuovo, a lottare contro il bisogno, a non tornare più indietro.
A Firenze, dedicandoli agli amici toscani, pubblica i Canti.
Amore per Fanny Targioni Tozzetti, simbolo dell’estrema illusione.

1833→ A Napoli con l’amico Antonio Ranieri. Definisce Napoli «un paese semibarbaro e
semiafricano». Conosce il Poerio, il Troja e il Puoti.

1837→ Muore e viene sepolto a Mergellina, accanto alla tomba di Virgilio.


Il pensiero e la poetica: Lo Zibaldone
Gli studi filologici e la scoperta della poesia: “dall’erudizione al bello”
Inizia a scrivere opere erudite già dall’infanzia.
Prima svolta nella sua vita intellettuale→ si dedica alle opere degli antichi→ ne traduce
alcune e le invia a Pietro Giordani.
1815/1816→ momento di passaggio o prima conversione (conversione estetica): passaggio
dall’erudizione al bello.
Non abbandonerà mai la filologia, applicandola ai testi antichi.
Sempre in questo periodo, scrive il Saggio sopra gli errori popolari degli antichi→ afferma la
superiorità delle conoscenze dei moderni sulle illusioni del passato (prevale la verità
sull’errore)→ tesi che sarà poi screditata, dando spazio alla teoria dell’immaginazione.

Il tumulto di pensieri
Leopardi decide di annotare e raccogliere tutte le riflessioni e i commenti che sente nascere
dentro di sé.
Inizia a scriverli in modo nitido in fogli sparsi→ vuole raccogliere il suo “tumulto di pensieri"
(attività consigliata da Giordani)

La raccolta dei pensieri diventa a poco a poco più uniforme→ è uno “scartafaccio” che non
ha né un titolo, né un’organizzazione.
I temi di cui parla sono molti (lingua e filologia, riflessioni filosofiche e letterarie, osservazioni
sulla morale umana…)

Leopardi continuerà ad annotare pensieri per 15 anni cca→ gli anni più fecondi sono dal ‘21
al ‘23.
Spinto dalle necessità economiche, Leopardi cerca di catalogare pezzi sparsi preparando
delle schedine con parole chiave e numeri di pagina.
Negli ultimi anni di vita, Leopardi proverà a ricavare degli appunti un libro che parli della
morale dell’uomo e della società→ l’opera uscirà postuma nel ‘45 (Pensieri)

Storia del titolo


Durante i suoi spostamenti di città in città, Leopardi porta con sé i suoi appunti→ rimarranno
disorganizzati ed inediti fino alla sua morte.
Il manoscritto resterà poi nelle mani di Antonio Ranieri→ la lascerà alla Biblioteca di Napoli.
Lo Stato Italiano entrerà poi in possesso dell’opera→ uscirà a Firenze per il 100nario della
nascita dello scrittore.

Inizialmente, il titolo doveva essere Pensieri di varia filosofia e di bella letteratura→ ricavato
da una classificazione tematica di Leopardi.
Questo non coincideva con la varietà dell’opera→ il titolo cambia in Zibaldone di pensieri
(=insieme confuso di cose, indicava i quaderni di appunti)→ è un’opera di natura
disorganica.
- scrittura rapida
- le parole sono abbreviate
- usa spesso il monosillabo “ecc”
Il valore conoscitivo dell’immaginazione e del sentimento
La struttura frammentaria si deve anche al particolare metodo di indagine intellettuale di
Leopardi→ crede che l’esame a cui la ragione sottopone la realtà non sia sufficiente per
coglierne il significato profondo.
Possiamo intendere la realtà più a fondo utilizzando l’immaginazione e il sentimento.

Il problema della felicità: la mutazione da poeta a filosofo


Anche se lo Zibaldone presenta una grande varietà di temi, trova centralità quello della
felicità.
Il problema si pone a partire dall’esperienza dell'infelicità che caratterizza la vita dello
scrittore (imprecisati sogni di grandezza e gloria + vita in una realtà ostile)
Leopardi colloca questa crisi nel 1819→ perdita della vista.

Il pensiero Leopardiano va dal particolare al generale→ ricerca dell’andamento universale


delle cose (=natura)
Parte dall’analisi dell’io, che finisce per coinvolgere tutti gli altri esseri viventi e il cosmo
intero.
Arriva però ad una conclusione negativa→ nessuno può sottrarsi all’infelicità (=legge
universale)
Sia l’esperienza sensibile, sia le considerazioni che ne derivano continuano a dare validità
alla tesi che caratterizza la visione leopardiana: la vita è male.

Un pensiero in movimento
Nello Zibaldone troviamo spesso affermazioni contraddittorie e discordanti→ questo
conferma che il pensiero leopardiano è un pensiero in movimento.
Leopardi sottopone ogni sua affermazione ad una riesaminazione→ vuole costantemente
ricercare il vero e respingere ogni falsità.

La natura e la ragione
Altro punto cardine del pensiero di Leopardi è il rapporto tra natura e ragione, connesso con
il problema della felicità.
Per Leopardi, la parola natura ha 2 significati:
- modo di essere delle specie viventi
- l’ordine dell’universo

Leopardi crede che la natura sia un essere divino ed onnipotente che ha ordinato le cose e le
ha volute così come sono→ ha una volontà.
Nella prima fase del suo pensiero (fino al 1824)→ la natura è un principio buono→ fa
ricadere sulla ragione la colpa dell’infelicità.
La natura ha creato gli esseri viventi perché fossero felici, ma lo sviluppo della ragione li ha
condotti verso l’infelicità→ riduzione della facoltà immaginativa dell’uomo.

Ecco perché gli antichi erano più felici→ vivevano nell’illusione e nella fantasia→la ragione è
fredda.
In questa fase il pensiero leopardiano si focalizza sull’opposizione tra natura e ragione e tra
antichità e modernità.
La teoria del piacere (luglio 1820)
La teoria del piacere viene enunciata all'interno dello Zibaldone→ alla spiegazione di questa
teoria Leopardi dedica un breve saggio filosofico.

La riflessione di Leopardi parte da un’idea precisa: ogni uomo, nel suo agire, mira «al
piacere, ossia alla felicità»
Questa tendenza al piacere non conosce limiti→ fa parte dell’esistenza.
Al contrario, i mezzi attraverso i quali l’uomo cerca di soddisfarla (=i piaceri) sono limitati.
Ne consegue la distanza incolmabile tra desiderio del piacere ed effettiva possibilità di
soddisfarlo.

Procedendo nel ragionamento, Leopardi dimostra le seguenti tesi:


Il desiderio del piacere è infinito:
- per durata (non si esaurisce finché non finisce la vita)
- per estensione (il desiderio del piacere è inesauribile perché riguarda il piacere in sé,
e quindi non possono esistere singoli oggetti che lo soddisfino)
Il conseguimento di un oggetto di desiderio non spegne il desiderio del piacere, in quanto
risponde con qualcosa di finito a una richiesta infinita.

L’immaginazione e le illusioni
Continuando a parlare di piacere, l’uomo ha una via d’uscita: l’immaginazione→ facoltà
sviluppata tra gli antichi: consente all’uomo di proiettare il suo desiderio di piacere nel futuro,
illudendosi di sperimentare (prima o poi) la felicità desiderata.

Anche la natura viene in aiuto all’uomo→ si mostra protettiva nei confronti dell’uomo,
illudendolo di poter soddisfare le sue richieste.

In un pensiero successivo, Leopardi fa approdare il suo ragionamento a conclusioni


nichilistiche (=atteggiamento caratterizzato dalla radicale negazione della realtà)
es: se l'infelicità fosse una condizione necessaria per l'uomo, lo indurrebbe a desiderare di
morire (contraddittorio→ la natura vuole che l’uomo continui a vivere)

Leopardi termina la riflessione affermando che l'infelicità è determinata dal caso e non
dall’ordine delle cose (=natura)

La svolta del 1824


Nel 1824→ compare d’improvviso un ragionamento negativo nello Zibaldone.
Leopardi non difende più la bontà della natura→ vediamo già questo nuovo pensiero
anticipato nel “Dialogo della Natura e di un Islandese”, racconto delle Operette Morali.

Leopardi comincia partendo dalla constatazione che l'infelicità è assoluta ed irrimediabile.


Afferma che in natura è presente una contraddizione fondamentale→ smentisce il principio
aristotelico secondo cui un qualcosa non può essere o non essere allo stesso tempo.
La nostra mente non può spiegare questo principio→ l’uomo infatti esiste ed è infelice allo
stesso tempo (questo comporta che sia meglio non esistere)

Leopardi conclude il suo ragionamento affermando che tutto è male→ la natura ora è una
madre maligna e indifferente→ non si prende cura dell’uomo, ma lo fa nascere per soffrire.
La natura è un processo di produzione e distruzione: la natura ha dato all’uomo il bisogno di
felicità, ma non riesce a soddisfarlo (=sofferenza)

La noia (o tedio)
Il male assume per Leopardi anche la forma di noia→ nasce dall’assenza del piacere e del
dispiacere.
Si manifesta come un senso di vuoto e di malessere nell’anima.
Afferma inoltre che gli uomini più esposti alla noia sono quelli di spirito più elevato→
desiderio di felicità più forte e possiedono la coscienza di sé.

La poetica del vago e dell’indefinito


Lo Zibaldone contiene anche note di dichiarazione poetica.
Formula un nuovo ragionamento partendo dall’idea che il piacere è legato all’immaginazione
dell’infinito→ distrae l’uomo dall’infelicità del presente.
es: in poesia→ generano una sensazione piacevole le immagini e le parole vaghe→
permettono all’anima di perdersi in pensieri illimitati.
Tra le esperienze capaci di muovere l’immaginazione, Leopardi indica:
- gli spazi vasti o delimitati da un qualcosa (=cornice)
- i suoni
- i ricordi

L’Umanesimo combattivo dell’ultimo Leopardi


Si accentua il fatto che la natura sia malvagia, che rende l’uomo infelice e vittima del male
(non colpevole)
Leopardi utilizza la poesia come mezzo per esprimere il suo “umanesimo combattivo”.
Attraverso i suoi versi, egli riesce a trasmettere emozioni profonde e riflessioni filosofiche che
invitano il lettore a confrontarsi con la realtà della vita.
La sua poetica del vago e dell’indefinito serve a evocare sensazioni universali legate alla
condizione umana, rendendo la sua opera non solo un atto di denuncia ma anche una forma
di resistenza estetica.

In sintesi, l’umanesimo combattivo di Leopardi si manifesta attraverso una profonda analisi


della condizione umana segnata dal dolore e dalla ricerca incessante di significato.
La sua opposizione alle ideologie ottimistiche e la proposta di solidarietà tra gli uomini (v. La
Ginestra e il Dialogo di Plotino e Porfirio) rappresentano elementi chiave del suo pensiero.

Il pensiero materialista e sensista


Il pensiero di Leopardi si fonda:
- materialismo→ si esclude l’esistenza di principi spirituali o trascendenti
- empirismo→ atteggiamento filosofico che pone nell'esperienza la fonte della
conoscenza
- sensismo
1- materialismo
Leopardi abbraccia un approccio materialista che si manifesta in diverse forme all’interno del
suo Zibaldone.
- la natura della materia:
Leopardi sostiene che la materia è l’unico principio esistente e che ogni fenomeno può
essere spiegato attraverso le proprietà materiali.
Egli afferma che non possiamo concepire nulla al di fuori della materia, evidenziando
l’impossibilità di immaginare un’anima o uno spirito separati dalla corporeità.
In questo senso, egli critica le posizioni metafisiche che postulano l’esistenza di entità
immateriali.
- critica all’immortalità dell’anima:
Leopardi mette in discussione l’idea dell’immortalità dell’anima, sostenendo che non abbiamo
prove concrete della sua esistenza al di fuori della materia.
La sua posizione si basa sull’argomento che ogni conoscenza deriva dai sensi e
dall’esperienza concreta, rendendo impossibile affermare l’esistenza di qualcosa oltre il
materiale.

2- sensismo
Il sensismo è una corrente filosofica che enfatizza il ruolo dei sensi nella formazione della
conoscenza umana.
Leopardi adotta un approccio sensista per spiegare come gli esseri umani percepiscono il
mondo e costruiscono significati.
- conoscenza attraverso i sensi:
Secondo Leopardi, tutte le esperienze umane sono mediate dai sensi; ciò implica che la
nostra comprensione del mondo è limitata a ciò che possiamo percepire fisicamente. Questa
idea si collega alla sua visione pessimistica dell’esistenza umana, poiché i desideri e le
aspirazioni degli individui sono sempre superiori alle possibilità di soddisfacimento offerte
dalla realtà.
- illusioni e realtà:
Leopardi riconosce il potere delle illusioni generate dai sensi come meccanismi necessari per
affrontare la durezza della vita. Tuttavia, egli sottolinea anche come la civiltà moderna abbia
distrutto molte delle illusioni vitali degli antichi, lasciando gli individui confrontati con una
realtà arida e priva di significato.

3- interazione tra Materialismo e Sensismo


L’interazione tra materialismo e sensismo nel pensiero leopardiano porta a una visione
complessa dell’esistenza umana:
- condizione umana:
La combinazione di queste due correnti porta a una concezione pessimistica della
condizione umana. L’essere umano è visto come intrappolato in un ciclo infinito di desiderio
insoddisfatto; il suo bisogno innato di felicità non può mai essere pienamente realizzato a
causa delle limitazioni imposte dalla natura materiale.
- riflessione sociale:
Leopardi suggerisce che la consapevolezza della propria condizione materiale deve portare
a un’alleanza tra gli uomini per alleviare il dolore comune causato dalla natura stessa.
Questo aspetto sociale del suo pensiero evidenzia l’importanza della solidarietà umana nella
lotta contro le avversità esistenziali.
[In sintesi, il pensiero materialista e sensista di Leopardi offre una profonda riflessione sulla
condizione umana, evidenziando sia le limitazioni imposte dalla realtà materiale sia il potere
dei sensi nel plasmare la nostra esperienza del mondo]

Il rapporto con le idee del proprio tempo


La solitudine di Leopardi non è solo biografica, ma anche storica→ è polemico rispetto agli
uomini del suo tempo e non crede nel progresso scientifico.
Il suo pensiero è nettamente ateo→ cerca inizialmente di conciliare il pessimismo con il
cristianesimo: respinge la visione che l’ordine cosmico sia finalizzato allo sviluppo dell’uomo.
E’ molto distante dalle idee anti-illuministe della Restaurazione e dalla cultura idealistica→
non crede che la libertà sia congiunta con la fede e che l’uomo possa progredire
illimitatamente.
L’unico progresso possibile della ragione sta nel distruggere i falsi miti e le false consolazioni.

Classicismo e Romanticismo
- caratteri romantici
L’intenso autobiografismo.
Incapacità di vivere la realtà quotidiana→ senso di esilio e di solitudine (Il passero solitario).
Sentimento dell’infinito, del notturno, della morte.
Nostalgia delle età antiche (All’Italia, Ad Angelo Mai) e delle illusioni dell’adolescenza (A
Silvia, Le Ricordanze).
Angoscia di fronte al significato della vita e al mistero delle cose (Canto notturno).
Senso di noia e di inappagata felicità (Operette Morali).
Sfida al destino, atteggiamenti eroici e titanici (Bruto e Saffo, l’ultimo Leopardi).

- caratteri classici
Cultura classica, amore per il mondo greco-latino (Ultimo canto di Saffo).
Armonia e limpidezza della parola→ usa un lessico raffinato.
Misura ed equilibrio della composizione.
Richiamo alla grande tradizione poetica e letteraria (Petrarca, Tasso...). Tuttavia va rilevato
che Leopardi fu contro ogni genere di imitazione, sostenne che la poesia nasce
dall'osservazione diretta della natura e creò un linguaggio depurato dalle coloriture
tradizionali, fresco e nuovo, di impasto originalissimo.

I due Leopardi
- attrazione verso il non essere
Leopardi esprime una forte attrazione verso l’idea del non essere, che si manifesta
attraverso la sua riflessione sulla sofferenza esistenziale.
In molte delle sue opere, egli descrive l’esperienza umana come intrinsecamente legata alla
sofferenza.
Questa sofferenza deriva dalla consapevolezza della caducità della vita e dall’impossibilità di
raggiungere una felicità duratura.
Leopardi considera il non essere come una liberazione dalla sofferenza→ in questo senso, la
morte o l’assenza di esistenza diventano un’opzione attraente rispetto al dolore
dell’esistenza.
- tensione verso il bello e il piacevole
Leopardi riconosce anche un’intensa tensione verso la bellezza e le esperienze piacevoli.
Nonostante la sua visione pessimistica, egli celebra momenti di gioia e bellezza nella natura
e nell’arte.
La bellezza diventa per lui un rifugio temporaneo dalle angustie dell’esistenza.
Questa dualità tra attrazione verso il non essere e ricerca del bello si manifesta anche nel
suo concetto di “natura”.
Leopardi vede la natura come indifferentemente bella ma anche indifferente alle sofferenze
umane.
La bellezza naturale è quindi ambivalente: essa può offrire momenti di estasi ma allo stesso
tempo ricorda all’uomo la propria insignificanza.
I Canti
La forza conoscitiva della poesia
Inizia a comporre canzoni amorose nel 1817→ stesura de “Il primo amore”
In questa fase della sua poetica il pensiero di Leopardi è sia analitico che sintetico: la mente
analizza e procede nelle sue deduzioni a partire dall’esperienza, ma l’immaginazione non
manca.
Concludendo, il poeta e il filosofo hanno lo stesso scopo→ conoscere la realtà partendo dal
particolare per arrivare ad una conclusione generale.
Questa unione tra filosofia e poesia viene chiamata “pensiero poetante”→ questo concetto
rappresenta un’idea centrale nella poetica leopardiana, che unisce la riflessione filosofica alla
creazione artistica.
Questo termine indica un processo creativo in cui il poeta non si limita a descrivere la realtà,
ma la interroga profondamente, cercando di coglierne le verità più intime e universali.

Le edizioni dei Canti e il titolo


I Canti di Leopardi uscirono in tre edizioni:
- prima edizione→ esce a Firenze nel 1831
Riunisce i testi pubblicati in precedenza in edizioni separate come le Canzoni e i Versi.
- seconda edizione→ esce a Napoli nel 1835→ Leopardi cerca di rivedere e
correggere le sue poesie
- terza edizione→ esce a Firenze nel 1845 pubblicata da Antonio Ranieri
In quest'ultima c'è l’aggiunta dei testi della “Ginestra” e il “Tramonto della luna”

Leopardi sceglie volutamente il titolo "Canti" poiché generico.


Canto= poesia lirica in generale:
- vuole alludere alla sua autonomia rispetto alle distinzioni metriche tradizionali
- vuole alludere all'idea che la poesia sia espressione primaria dell'uomo e fonte di
consolazione

Le parti dell’opera
Leopardi non ha collocato i testi della raccolta sempre seguendo l'ordine cronologico→ cerca
di ordinare le poesie in base ai significati che hanno.
Questo disegno costruttivo però è sfuggente e difficile da ricomporre, però i testi possono
essere suddivisi in:
- canzoni
- idilli
- canti pisano-recanatesi
- canti amorosi fiorentini o ciclo di Aspasia
- ultimi canti

Le canzoni
Leopardi scrive la prima parte di canzoni intorno al 1818, subito dopo l’incontro con Giordani.
Le due canzoni che aprono la raccolta sono “All’Italia” e “Sopra al monumento di Dante”→
vuole affermare e far conoscere i valori del passato.
I temi sono patriottici:
- condanna la decadenza dell’Italia e del popolo
- mette in luce le virtù degli antichi
Il padre interviene per fermare la pubblicazione→ Leopardi inizia ad avere poca fiducia in un
miglioramento nel presente→opposizione tra passato e presente e tra ragione e illusione.

Dal 1819→ periodo della mutazione dal bello al vero→ sentimento dell’infelicità
dell’esistenza e del rimpianto della grandezza degli antichi.
Es: la canzone “Ad Angelo Mai” (=filologo che aveva riscoperto un’opera di Cicerone)→
esalta tutti i grandi personaggi italiani dell'antichità,che avevano fatto la storia e si concentra
sul decadimento di questi valori nel presente.

In questo periodo, Leopardi ha dubbi sulla benevolenza della natura→ soprattutto dopo la
fuga che non è riuscito a compiere.
Questo primo accenno di natura come potenza maligna, lo troviamo nelle canzoni “Bruto
minore” e “L’ultimo canto di Saffo”
In questi testi i protagonisti (di fronte alle ostilità, all’infelicità e all’indifferenza degli dei)
scelgono la morte come soluzione.

Sono scritte in uno stile elevato, pieno di figure retoriche e inversioni.


L’io poetico coincide sia con Leopardi che con i personaggi ricordati nelle canzoni ed è molto
polemico e critico.

Gli idilli
Sono poesie composte tra il 1819-1821, anni in cui Leopardi scriveva i canti→ hanno
tematiche e stile completamente diversi.
Idillio= significa “quadretto”→componimento poetico di ambientazione agreste. Ispirato da
scrittori come Teocrito e Mosco.
La parola è usata da Leopardi in senso più ampio→ rappresentazione poetica di un
paesaggio esterno e interiore.

Sono poesie più private e soggettive→ l’infelicità dell’io poetico coincide con le sue vicende
di vita.
Tende a dialogare con se stesso (Infinito) o con personaggi assenti, siano essi esseri umani
(la donna amata della Sera del dì di festa) o enti naturali (il pianeta di Alla luna).

Ad accomunare i cinque idilli è il fatto che lo scenario naturale (il colle dell’Infinito, la luna, la
pioggia mattutina, il paesaggio notturno) è solo lo sfondo sul quale il poeta proietta una sua
esperienza interiore.
Da questo punto di vista il salto rispetto alle canzoni è enorme: al poeta che si interroga sulla
condizione storica dell’umanità subentra un poeta solo con se stesso e isolato dalla storia.

Sono brevi componimenti in 11sillabi sciolti con un lessico più semplice e una sintassi meno
elaborata.

I Canti pisano-recanatesi
Tra il 1828 e il 1830 L. ritrova l’antica capacità di immaginare che aveva ormai perso da un
po’, ricominciando a scrivere in versi.
Tutto questo si deve grazie al trasferimento a Pisa dove, lo stile di vita tranquillo e la
presenza di amici e letterati, giovano alla sua salute.
Purtroppo, a causa delle sue condizioni economiche, il poeta deve tornare a recanati nel
novembre dello stesso anno. Nonostante ciò, L. non si ferma e continua a lavorare e
immaginare progetti letterari che lo facciano guadagnare.
In questo periodo passato tra Pisa e Recanati, nascono i canti pisano- recanatesi.

In quest’opera si può leggere della sua visione filosofica ormai definitiva della vita umana:
l’indifferenza della natura e l’universalità del dolore.

Il poeta qui parla di esperienze personali (es. gli affetti: a silvia) per trarne conclusioni univ.
per tutti gli uomini o avvenimenti comuni e quotidiani come i giorni di festa (sabato del
villaggio) o la fine di un temporale per riflettere sulla vanità di ogni gioia o speranza umana.

Qui non si ha il solito schema metrico della canzone.


Questo perché L. elabora la cosiddetta “canzone libera”: strofe di varia lunghezza di endec. e
sett. che si alternano liberamente, senza uno schema fisso.

Il Ciclo di Aspasia
Il Ciclo di Aspasia è una serie di componimenti poetici scritti da Giacomo Leopardi, che si
concentrano su temi fondamentali come l’amore, la morte e la vanità delle illusioni.
Questa raccolta poetica è stata composta tra il 1831 e il 1834 e rappresenta una fase
cruciale nella vita e nell’opera del poeta, segnando un’evoluzione significativa rispetto ai suoi
lavori precedenti.

Leopardi scrisse il Ciclo di Aspasia durante il suo soggiorno a Firenze, dove visse un’intensa
esperienza amorosa con Fanny Targioni Tozzetti, una nobildonna fiorentina.
Questo amore non corrisposto influenzò profondamente la sua scrittura, portandolo a
esplorare la natura della passione e della disillusione.

Il nome “Aspasia” è un riferimento all’eterna Aspasia di Mileto, nota per essere stata la
compagna di Pericle nell’antica Atene.
Attraverso questo pseudonimo, Leopardi esprime non solo il suo amore ma anche la
complessità dei sentimenti umani.
Le Operette Morali
Un progetto maturato lentamente
Inizia a pensare ad un testo che contenga la sua riflessione filosofica nel 1819→ no trattato
teorico, ma opera di invenzione che gli permetta di diffondere le sue idee.
Sente questo bisogno perché questo è il periodo della mutazione filosofica→ elabora un
pensiero negativo sulla condizione umana e sul tempo presente.

L’elaborazione delle Operette è molto lunga e viene più volte interrotta, come affermano varie
lettere inviate a Giordani e vari appunti dello Zibaldone:
- lettera del febbraio 1819→ Leopardi vuole scrivere delle Operette (=titolo di carattere
scherzoso e leggero) ma si rende conto che forse ai lettori non sarebbero piaciute a
causa dei contenuti filosofici esposti→ interrompe temporaneamente
- anno successivo→ Leopardi afferma di aver scritto degli abbozzi (prosette satiriche=
vuole parlare di qualcosa di molto serio in forma scherzosa)→ anche questo
abbandonato
- pochi mesi dopo, nota dello Zibaldone→ Leopardi parla della forma→ il ridicolo può
aiutare a trasmettere le verità e contribuire al bene comune.
Individua il proprio modello nello scrittore lucano Luciano di Samosata.
- lettera a Giordani→ scrive “un trattato alla maniera di Luciano” per combattere la
negligenza degli Italiani di fronte al riso, alla ragione e agli affetti.

Nel 1824→ Leopardi inizia e termina 20 operette morali.

Il titolo: perché morali?


- diminutivo “operette”→ sta a indicare testi brevi in prosa, dei racconti
Si riferisce anche alla scrittura leggera e scherzosa.
- “morali”→ espongono il pensiero filosofico

Leopardi presenta una nuova prospettiva dell’uomo, caratterizzata da un pessimismo


cosmico e da una visione meccanicistica dell’universo.
- uomo non è più al centro del cosmo, ma diventa una semplice particella in un ciclo
naturale indifferente alle sue sofferenze.
- natura si trasforma in una matrigna crudele, abbandonando l’umanità alle sue
miserie.

Le diverse edizioni e l’incomprensione dei contemporanei


Le 20 Operette Morali sono pubblicate nel 1827 a Milano→ anno in cui Manzoni pubblica i
Promessi Sposi→ il pubblico ama il romanzo, con vicende lunghe e tanti colpi di scena.
Le Operette si mostrano quindi come un qualcosa di complesso per quanto riguarda la sua
filosofia negativa e difficile da capire→ libro fuori moda.
L’opera viene criticata da Niccolò Tommaseo.

Leopardi non resta indifferente alle critiche→ ne rimane amareggiato→ lo interpreta come un
rifiuto personale, che verrà riconfermato quando al premio dell’Accademia della Crusca per
la migliore opera letteraria riceverà solo un voto.

Anche i cattolici criticano l’opera→ idea che la colpa dell’infelicità sia del principio ordinatore
e non dell’uomo stesso.
Le critiche stavolta non scoraggiano Leopardi→ continua a scrivere nuovi testi→ vengono
ripubblicate a Firenze e a Napoli.
L’ultimissima edizione viene bloccata e censurata dal Regno di Napoli (fortemente
influenzato dal sistema ecclesiastico)

L’edizione definitiva viene pubblicata postuma da Antonio Ranieri nel 1845 a Firenze→ 24
Operette→ 5 anni dopo viene messa all’Indice.

Come è fatto il libro: unità e molteplicità


Sono testi di lunghezza diversa distribuiti secondo un disegno logico dell’autore difficile da
ricostruire.
Leopardi considerava l’opera come un tutto organico, non come un’aggregazione di piccoli
frammenti indipendenti→ insiste sull’unità filosofica dell’opera, aggiungendo che la
leggerezza della forma è solamente esteriore (il ridicolo aiuta a cambiare i punti di vista e
accettare nuove verità)

Le operette hanno forme molteplici→ la maggior parte sono dialoghi→ mettere a confronto
punti di vista opposti.
Anche i personaggi sono di vario genere, tipo:
- personaggi comuni
- fantastici e inventati
- personificazioni di corpi celesti o entità tipo l’Anima
- personaggi storici, del mito e della fiaba

In tutti i casi, ogni personaggio esprime la propria opinione→ comprendiamo a pieno il


pensiero filosofico di Leopardi.
Per far questo, usa affermazioni e tecniche rapide, come i giri di parole.

Alcune idee espresse nelle Operette Morali:


- decadenza del presente
- teoria del piacere→ desiderato ma mai sperimentabile
- presunzione dell’uomo→ crede di essere al centro di tutto
- indifferenza della natura
- valorizzazione della vita piena e vitale per combattere la noia
- le illusioni e il piacere che ne deriva
- l’immaginazione e la sua importanza nel processo conoscitivo
- la vana speranza nel futuro
- polemica contro le false credenze e contro il mito del progresso dell’umanità
- il desiderio di morte→ porre fine alla sofferenza
- volontà di astenersi dal suicidio per non affliggere i nostri cari→ affrontare con
coraggio l’infelicità comune

Le Operette Morali sono un “libro in movimento"→ ci sono varie oscillazioni di pensiero (=usa
affermazioni opposte l’una dopo l’altra)
Annuncia teorie filosofiche non ancora espresse nello Zibaldone→ tipo: natura maligna.
Uno stile inattuale
Il tono delle Operette morali è spesso ironico e satirico.
Leopardi affronta temi profondi come l’infelicità umana, l’illusione dell’antropocentrismo e la
critica alla società contemporanea con un approccio che combina serietà e leggerezza.
Questa ironia serve a mettere in evidenza le contraddizioni della condizione umana e a
criticare le ipocrisie del positivismo del suo tempo.

L’unione di elementi tragici con forme comiche è una delle innovazioni stilistiche più
significative delle Operette morali→ cerca di trattare argomenti seri attraverso una forma
leggera, creando così un contrasto che stimola la riflessione nel lettore.

In sintesi, lo stile delle Operette morali è caratterizzato da una fusione di linguaggi diversi, un
uso sapiente dell’ironia e una profonda connessione con la tradizione classica, il tutto al
servizio di una critica incisiva alla condizione umana.

La modernità del libro


Le tematiche affrontate nelle Operette sono universali e rimangono attuali anche nel contesto
contemporaneo.
Leopardi esplora la condizione umana, l’infelicità, il dolore esistenziale e le illusioni che gli
uomini si creano per affrontare la vita.

Questi argomenti continuano a risuonare con le esperienze moderne, dove l’individuo si


confronta con l’assenza di significato e il senso di alienazione in una società sempre più
complessa.

Esempio: Calvino considera le “Operette morali” non solo come un’opera di grande valore
estetico ma anche come un testo ricco di spunti filosofici che continuano a influenzare la
letteratura contemporanea.
APPROFONDIMENTO: Il "Leopardi progressivo" di Cesare Luporini
Il saggio di Cesare Luporini, Leopardi progressivo (1947), rappresenta un contributo
fondamentale alla critica leopardiana e si inserisce in un contesto di interpretazione storica e
filosofica del pensiero di Giacomo Leopardi. Luporini, influenzato dal marxismo, si concentra
sull'evoluzione del pensiero leopardiano e sulla sua dimensione progressiva, contraddicendo
visioni precedenti che tendevano a ridurre Leopardi a un pessimista assoluto e apolitico. Di
seguito, analizziamo i punti salienti di questo importante saggio:

1. Il carattere progressivo del pessimismo di Leopardi


Luporini sostiene che il pessimismo leopardiano non è statico o astratto, ma si sviluppa
attraverso un percorso di consapevolezza storica e sociale. Leopardi parte da un
pessimismo individuale, esistenziale e metafisico, per giungere a una riflessione più ampia e
collettiva. In questo senso, il suo pessimismo non è una chiusura nichilista, bensì un
percorso di crescita che lo porta a criticare le condizioni storiche e materiali del suo tempo.

Pessimismo personale: Il giovane Leopardi è inizialmente concentrato sulla sofferenza


individuale, derivata dall'impossibilità di raggiungere la felicità.
Pessimismo storico: Con il tempo, Leopardi si accorge che la sofferenza non è solo
individuale, ma collettiva e legata alle strutture sociali e politiche. La sua critica si estende al
progresso scientifico e alle illusioni di felicità collettiva promosse dalla società borghese.

2. Critica della civiltà moderna e del progresso


Secondo Luporini, uno degli aspetti fondamentali del pensiero leopardiano è la critica della
civiltà moderna, che, pur proclamandosi progressista, è in realtà fonte di nuove sofferenze
per l'individuo. Leopardi è scettico verso l'idea di progresso inteso come miglioramento
lineare della condizione umana, considerandolo illusorio e alienante.

Progresso come mito: Leopardi smaschera il progresso come un mito della borghesia, che
promette felicità e miglioramento, ma in realtà genera alienazione e disillusione.
Civilizzazione vs natura: L'evoluzione della civiltà allontana l'uomo dalla sua naturale
semplicità e lo rende sempre più consapevole delle sue limitazioni e infelicità.

3. Il valore della solidarietà umana


Nonostante il pessimismo di fondo, Leopardi intravede una forma di resistenza e speranza
nella solidarietà tra gli esseri umani. Luporini evidenzia come, nelle opere leopardiane,
emerga un senso di "fratellanza" tra gli uomini che condividono la stessa condizione di dolore
e sofferenza. Questa solidarietà è uno dei pochi baluardi contro l'ineluttabilità della
condizione umana e diventa un mezzo di resistenza alla storia.

Dialogo con la "ginestra": La "Ginestra" di Leopardi, poema simbolo della sua maturità,
diventa il manifesto di questa resistenza collettiva e della dignità umana di fronte al nulla.
L'uomo, seppur destinato al fallimento, può trovare una forma di grandezza nella
consapevolezza della sua condizione e nella condivisione del dolore.

4. Il ruolo della natura


Luporini approfondisce il rapporto di Leopardi con la natura, che in lui assume un duplice
significato. Da un lato, la natura è indifferente e ostile verso l'uomo, una forza cieca e
meccanica che non risponde alle esigenze di felicità umana. Dall’altro lato, la natura diventa
un punto di riferimento per l'uomo, poiché rappresenta una condizione più autentica rispetto
alla civiltà corrotta e artificiosa.

Natura come matrigna: La natura è vista come indifferente o ostile alla sofferenza umana,
simbolo della condizione tragica dell'uomo nell'universo.
Natura come condizione autentica: Allo stesso tempo, la semplicità della natura, rispetto alla
complessità alienante della società moderna, diventa un luogo di verità e un elemento critico
verso la modernità.

5. Interpretazione marxista del pensiero leopardiano


Luporini, seguendo una prospettiva marxista, interpreta Leopardi come un pensatore che ha
colto le dinamiche di oppressione e alienazione della società borghese, pur non essendo un
rivoluzionario nel senso tradizionale del termine. L'insoddisfazione di Leopardi verso la
modernità e il progresso si allinea con una critica alle strutture di potere dominanti, e il poeta
diventa così una voce critica del suo tempo, precorrendo le analisi della lotta di classe e
dell'alienazione sociale.

6. Contro le letture nichiliste


Uno dei punti centrali del saggio di Luporini è la sua ferma opposizione alle interpretazioni
nichiliste di Leopardi, diffuse nella critica del XIX e inizio XX secolo. Queste letture, secondo
Luporini, non colgono il valore costruttivo e progressivo della riflessione leopardiana. Il
pessimismo di Leopardi non è una rinuncia all'azione o un puro ripiegamento esistenziale,
ma al contrario si traduce in una critica attiva della realtà storica e delle illusioni ideologiche
del suo tempo.

Luporini, in Leopardi progressivo, ci restituisce un Leopardi dinamico, che evolve e si


confronta criticamente con la modernità e le sue contraddizioni. Il suo pessimismo, lungi
dall'essere una chiusura totale, si trasforma in un potente strumento di analisi sociale e
storica, capace di denunciare le illusioni del progresso e di intravedere una forma di
resistenza nella solidarietà umana. Grazie alla prospettiva marxista, Luporini rilegge Leopardi
come un pensatore che, pur nel suo disincanto, partecipa a un progetto di critica radicale e
progressiva della società.

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