SHOPENHAUER
CONTESTO STORICO-CULTURALE
La prima metà dell'Ottocento è un'epoca di contraddizioni. Da un lato, la rivoluzione industriale diffusa in
tutto il continente genera ottimismo nello sviluppo storico-sociale. Dall'altro, i cambiamenti causati
dall'industrializzazione creano problemi sociali che alimentano pessimismo e interesse per l'analisi della
condizione esistenziale.
Trasformazione del lavoro
La rivoluzione industriale, oltre al progresso tecnologico e alle trasformazioni sociali, produce nuove realtà
problematiche come l'inurbamento incontrollato e le difficili condizioni di vita e lavoro degli operai. Gli orari
di lavoro arrivano anche a sedici ore giornaliere, il lavoro minorile è ampiamente diffuso, gli stipendi sono
bassissimi e manca qualsiasi forma di assicurazione.
Crisi dei valori
La nuova realtà provoca una messa in discussione dei valori tradizionali, una perdita di punti di riferimento
e una crisi di identità. La meccanizzazione del lavoro e la massificazione sociale producono una condizione
di spersonalizzazione e un senso di inutilità dell'individuo.
Schopenhauer interprete del disagio
Da questo disagio emerge la necessità di un recupero del singolo e della dimensione esistenziale.
Schopenhauer si fa interprete di queste esigenze, mettendo in discussione i "sistemi" proposti dalle filosofie
precedenti come l'idealismo.
Punti in comune con Leopardi
Alcuni temi della filosofia di Schopenhauer si ritrovano anche nel pensiero e nella poetica di Giacomo
Leopardi. Entrambi condividono un pessimismo e uno sguardo disincantato sulla natura e sull'umanità,
influenzati dal contesto storico-sociale dell'epoca.
LA CONOSCENZA FENOMENICA
Schopenhauer, pur partendo dal criticismo kantiano, riduce le strutture a priori che organizzano il mondo
fenomenico a tre: spazio, tempo e causalità. Quest'ultima, definita come "principio di ragion sufficiente",
include tutte le categorie kantiane e afferma che nulla avviene senza una ragione.
Nel mondo fenomenico, tutto accade in modo necessario e può essere spiegato razionalmente attraverso
quattro tipi di necessità:
- Necessità fisica: causalità negli eventi naturali.
- Necessità logica: ragionamenti basati su principi logici.
- Necessità dell'essere: enti matematici determinati da rapporti spazio-temporali.
- Necessità morale: azioni spiegate attraverso motivi razionali.
Schopenhauer, a differenza di Kant, include anche la morale nel principio di ragion sufficiente, spiegando le
azioni attraverso motivi anziché cause.
principio di ragion sufficiente
Il principio di ragion sufficiente è un concetto filosofico che cerca di spiegare perché le cose accadono in un
determinato modo. A differenza del principio di causalità, che si concentra sulla relazione necessaria tra
causa ed effetto, il principio di ragion sufficiente si concentra sulla ricerca di una spiegazione razionale per
un evento, anche se questo non è necessariamente determinato da una causa specifica.
Sia il principio causale che quello di ragion sufficiente cercano di spiegare la realtà in modo razionale.
tuttavia, il principio di ragion sufficiente è più ampio perché include anche eventi che non sono causati da
una forza esterna, come ad esempio le decisioni umane.
In conclusione, il principio di ragion sufficiente afferma che tutto ciò che accade ha una spiegazione
razionale, anche se questa non è sempre evidente o prevedibile.
il comportamento dell’individuo è la libertà
Schopenhauer osserva che, a differenza degli eventi naturali, il comportamento umano è difficile da
prevedere perché influenzato da motivi interni. Tuttavia, questa imprevedibilità non significa che l'individuo
sia libero.
I diversi tipi di libertà
Schopenhauer identifica tre tipi di libertà:
* Libertà fisica: assenza di impedimenti esterni.
* Libertà intellettuale: libertà di pensiero.
* Libertà morale: capacità di agire e di volere.
Schopenhauer si concentra sulla libertà morale, in particolare sulla facoltà di volere. Egli sostiene che la
volontà esiste, ma è condizionata da motivi. Se fossimo liberi di scegliere senza motivi, la nostra volontà
sarebbe priva di [Link] volontà è sempre determinata da un motivo prevalente e non è libera.
L'illusione di libertà nasce dalla confusione tra desideri(che possono essere contrastanti) e volontà
(univoca).
IL MONDO COME RAPPRESENTAZIONE
-Schopenhauer, seguendo Kant, afferma che il mondo che conosciamo è solo una rappresentazione, un
fenomeno filtrato attraverso i nostri sensi e il nostro intelletto. La realtà ultima, la "cosa in sé", rimane
inconoscibile.
-Tuttavia, Schopenhauer introduce un elemento nuovo rispetto a Kant: il corpo. Attraverso le pulsioni e i
sentimenti, il corpo ci permette di accedere alla dimensione noumenica della volontà, squarciando il "velo di
Maya" della rappresentazione fenomenica.
-Schopenhauer critica la conoscenza fenomenica, ritenendola illusoria. La paragona al "velo di Maya" della
filosofia induista, un velo che ci impedisce di vedere la realtà vera.
IL NOUMENO COME VOLONTÀ
-Schopenhauer sostiene che il noumeno può essere conosciuto attraverso il corpo, in particolare attraverso
le pulsioni che lo animano. Il corpo, infatti, è parte del noumeno e ci permette di comprenderlo nella sua
interiorità.
-Attraverso il corpo, scopriamo che il noumeno è volontà, un insieme di passioni, istinti e desideri. La
volontà è la forza che ci spinge ad agire e che pervade ogni aspetto della nostra esistenza.
-La volontà non è solo il noumeno dell'individuo, ma il noumeno in quanto tale, la realtà vera di tutto
l'universo. Essa è il fondamento metafisico del reale, ciò che accomuna ogni essere vivente.
LA METAFISICA DELLA VOLONTÀ
-La Volontà è una forza irrazionale e cieca che permea tutto l'universo, dalla materia alle leggi naturali,
dalla vita organica all'uomo. Essa tende unicamente a riprodurre se stessa, senza uno scopo preciso.
-L'uomo rappresenta il punto più elevato della Volontà, il momento in cui essa riesce a prendere coscienza
di sé. Solo l'uomo può sottrarsi a questa dinamica cieca e ribellarsi alla forza che pervade l'universo.
un universo inquietante
-La Volontà è una forza cieca e irrazionale che si incarna nelle specie, le quali lottano per la sopravvivenza
senza alcun riguardo per i singoli individui.
-Schopenhauer paragona l'universo a una sinfonia, dove i diversi livelli di realtà corrispondono ai diversi
livelli sonori. La natura inorganica rappresenta i bassi, la natura organica le note riconoscibili e l'uomo la
melodia, l'individualità consapevole.
-Nell'universo, le specie sono la vera realtà, mentre gli individui sono solo strumenti per la riproduzione. La
natura è caratterizzata dalla lotta e dal cannibalismo tra le specie, evidenziando l'assenza di razionalità e
moralità.
l’irrilevanza degli individui
Schopenhauer, in linea con una prospettiva che può essere avvicinata al darwinismo, paragona lo sviluppo
della vita sulla Terra a un processo in cui le specie si evolvono nel corso del tempo, mentre i singoli
individui non hanno importanza nel quadro generale.
Le specie sono in conflitto tra loro per la sopravvivenza, in una lotta in cui gli individui sono sacrificabili.
Questo vale anche per gli esseri umani, che sono considerati irrilevanti rispetto al destino delle specie.
la filosofia e la scienza della natura
Schopenhauer cercò di confermare le sue teorie filosofiche attraverso i progressi delle scienze naturali. Nel
1836 pubblicò Sulla volontà della natura, in cui raccolse osservazioni scientifiche a sostegno delle sue idee,
trattando argomenti come fisiologia, anatomia comparata, fisiologia vegetale e magnetismo animale. Tra le
sue tesi, spiegava la gravità come espressione della volontà, considerava le forme vitali come
manifestazioni di un’energia inconscia e collegava la struttura scheletrica dei rapaci al loro istinto
predatorio. Riprese e ampliò questi temi nei Supplementi del Mondo come volontà e rappresentazione
(1844). Anche Schelling si servì delle scienze per dimostrare la spiritualità della natura, ma mentre per lui la
natura era guidata da un principio teleologico (l’Assoluto), Schopenhauer la interpretò come dominata da
una volontà cieca, sostenendo una visione profondamente pessimista del mondo.
IL PREDOMINIO DELLA VOLONTÀ
il quadro metafisico e cosmologico costituisce lo sfondo della condizione umana, che rappresenta il punto
centrale della filosofia di Schopenhauer.
Dalle premesse descritte egli deriva una visione pessimistica dell'esistenza, della società e della storia.
il pessimismo esistenziale
Il pessimismo esistenziale di Schopenhauer deriva dal suo pessimismo cosmico. L’individuo non è libero,
ma strumento inconsapevole della Volontà, che lo domina attraverso impulsi inconsci. Schopenhauer
anticipa così la riflessione sull’inconscio, poi sviluppata da Nietzsche e Freud.
Anche i sentimenti più elevati, come l’amore, sono in realtà istinti primari legati alla conservazione della
specie. L’uomo si illude di dare un significato ideale alle proprie azioni, ma esse sono espressione della
Volontà universale.
L’esistenza è caratterizzata da un ciclo continuo di desiderio e sofferenza: il bisogno genera dolore, la sua
soddisfazione porta una breve tregua, seguita dalla noia. Questo moto perpetuo rende la vita
un’oscillazione tra dolore e noia. Il dolore, inoltre, è inevitabile perché insito nella natura umana.
Schopenhauer paragona la vita a una navigazione destinata al naufragio finale della morte( «La vita –
conclude – non è che una lotta continua per l’esistenza, con la certezza di una disfatta finale») o a una
bolla di sapone che, più cresce, più si avvicina al momento in cui scoppierà.
Molti temi della sua filosofia trovano riscontro in Leopardi, sebbene i due abbiano sviluppato
indipendentemente una visione pessimista dell’esistenza.
il pessimismo sociale e storico
-Il pessimismo di Schopenhauer si estende anche alla società e alla storia, dominate dal conflitto, dalla
sofferenza e dalla disperazione. Egli descrive un mondo segnato da povertà, malattie, crimini e violenza,
contrapponendosi ironicamente all’ottimismo di Leibniz, che lo definiva «il migliore dei mondi possibili».
-La società è caratterizzata da lotte e contrasti, riflettendo l’idea di Hobbes secondo cui «l’uomo è lupo per
l’altro uomo» (homo homini lupus). Schopenhauer rifiuta la visione ottimistica di Hegel, che vedeva la
società come un organismo armonioso regolato dallo Spirito oggettivo.
-Anche la storia, per Schopenhauer, non segue alcuna razionalità o progresso, ma è guidata dal caso e
dalla malvagità umana. L’intera umanità è condannata a un «inferno in terra» senza possibilità di riscatto.
UN PERCORSO PER OPPORSI ALLA VOLONTÀ
-Schopenhauer individua un percorso per opporsi alla Volontà e liberarsi dal dolore, articolato in tre tappe:
l’arte, la compassione e l’ascesi.
-Nonostante il suo pessimismo, la sua visione non è del tutto disperata. Ispirandosi al buddismo, sostiene
che è possibile spegnere la Volontà negando ogni desiderio. Inoltre, ipotizza che, se un solo individuo
riuscisse ad annientarla completamente, essa perirebbe interamente.
-La Volontà agisce sull’uomo attraverso l’illusione dell’individualità, che alimenta l’istinto di sopravvivenza e
il desiderio. Solo superando questa illusione e riconoscendosi parte del tutto, l’uomo può sperare di
liberarsi dalla Volontà e dal dolore.
l’arte L’arte è il primo mezzo per superare l’individualità e, quindi, la Volontà. La contemplazione estetica
libera sia l’oggetto rappresentato, rendendolo universale e sottraendolo alle determinazioni
spazio-temporali, sia il soggetto, che dimentica i propri bisogni e [Link] le arti, la musica è la più
universale, poiché rappresenta direttamente la Volontà oggettivata. Tuttavia, la liberazione offerta dall’arte è
solo temporanea: cessa con la fine dell’esperienza estetica, senza sradicare realmente la Volontà
dall’individuo.
la compassione La compassione è un mezzo più efficace dell’arte per superare l’individualità, poiché
permette di riconoscere la propria unità con l’umanità e di sentire come proprio il dolore universale. Chi
comprende che l’individualità è un’illusione non percepisce più solo la propria sofferenza, ma quella
dell’intero genere umano, causata dalla natura stessa della Volontà.
Schopenhauer paragona questa consapevolezza a trovarsi su una superficie di carboni ardenti: non si
cerca un angolo meno caldo, ma si desidera abbandonare l’intero spazio. Nella sua opera Il fondamento
della morale (1841), critica Kant sostenendo che la vera base della morale non è il dovere, ma la
compassione, che nasce dall’empatia verso la sofferenza altrui.
Quando l’individuo comprende di essere parte del dolore universale, può finalmente aprirsi alla fase finale
del percorso di liberazione: l’ascesi.
l’ascesi e il nulla L’ascesi rappresenta il superamento definitivo della Volontà e dell’individualità.
Attraverso la rinuncia ai desideri e alle passioni, l’individuo passa dalla voluntas alla noluntas, annullando
ogni impulso e attaccamento a sé. Il percorso ascetico prevede tappe progressive: la castità, per negare la
volontà della specie; la povertà volontaria, per eliminare ogni piacere materiale; l’accettazione della
sofferenza e dell’umiliazione, per dissolvere l’ego; infine, la mortificazione del corpo tramite digiuno e
macerazione.
L’approdo finale è il nulla, inteso non in senso negativo, ma come uno stato di pace assoluta, privo di
desideri e sofferenze. Schopenhauer richiama a questo proposito le tradizioni dell’induismo, del buddismo
e della mistica cristiana, che convergono nella negazione dell’individualità e del piacere.
gli ultimi scritti: i Parerga e paralipomena
Gli Parerga e paralipomena sono gli scritti finali di Schopenhauer, pubblicati nel 1851 dopo sei anni di
lavoro. L’opera, composta da due volumi, è divulgativa e meno sistematica rispetto ai suoi lavori precedenti.
Il primo volume include saggi su temi filosofici ampi, tra cui una dura critica all’idealismo tedesco, in
particolare alla filosofia di Hegel. Il secondo volume è più frammentario e affronta una varietà di argomenti.
Nonostante la sua natura meno approfondita, l’opera gli procurò grande notorietà.
la ricerca della saggezza
Negli Aforismi sulla saggezza della vita, Schopenhauer presenta una visione pessimistica della felicità,
sostenendo che il fine della vita non è il piacere, ma l’assenza di dolore. Consiglia di ridurre le proprie
pretese per evitare infelicità, adattandosi al destino senza affidarsi al futuro. Promuove l’indipendenza dalla
società e valorizza la solitudine come mezzo per raggiungere la tranquillità d’animo e la felicità, criticando
fortemente valori come il nazionalismo e l’onore. La conoscenza di sé è centrale per ottenere serenità.
LA FILOSOFIA DI LEOPARDI
Il pensiero filosofico di Leopardi, espresso principalmente nello Zibaldone, nelle Operette morali e nei
Pensieri, è riconosciuto come complesso e completo. Sebbene non sistematico, il suo pensiero è
considerato di grande rilevanza, tanto che Emanuele Severino lo definisce il “maggior pensatore della
filosofia contemporanea”. La filosofia di Leopardi è spesso definita “nichilista”, poiché nega ogni senso e
finalità nell’esistenza, ed è vista come un precursore di Schopenhauer e Nietzsche.
l’esistenza come dolore e noia
Il pensiero di Leopardi si basa su una visione della realtà materialistica, in cui la natura è indifferente
all'uomo. Come per Schopenhauer, la vita è segnata da dolore e noia, con la morte come fine ultimo.
Tuttavia, Leopardi non vede una via di liberazione dalla volontà di vivere.
La sua analisi dell'esistenza umana evidenzia un'oscillazione costante tra dolore e noia, risultato della
natura umana e del desiderio inappagabile che genera sofferenza. Questo desiderio non è diretto verso
oggetti specifici, ma è un desiderio infinito di piacere che non può mai essere soddisfatto pienamente.
Il piacere stesso è solo una speranza momentanea che svanisce con la sua realizzazione, lasciando spazio
alla noia. Anche la speranza svanisce di fronte alla certezza della morte, che Leopardi vede come l'unica
verità dell'esistenza. La morte, quindi, non è da temere, ma è un evento naturale che libera dal dolore e
dall'assurdità della vita. L'esistenza, in questa prospettiva, è priva di scopo, e il suicidio diventa una
possibile via d'uscita dall'assurdità della vita, una sfida agli dei e una fine al dolore. Leopardi non attribuisce
alla natura una malvagità intenzionale, ma la considera semplicemente un insieme di leggi meccaniche
indifferenti all'uomo. La natura, quindi, non è nemica dell'uomo, ma una forza indifferente che conduce
inevitabilmente alla sofferenza. La morte, in questa visione, non è più un tabù, ma un evento naturale che
può essere accettato con serenità come liberazione dal dolore esistenziale.
il nichilismo di leopardi
Leopardi esprime un netto pessimismo e nichilismo riguardo alla natura e all’esistenza umana, sostenendo
che non esiste alcun senso o finalità nell’universo. La condizione umana è descritta come insignificante,
segnata dalla sofferenza e dalla noia, con la morte come unica meta inevitabile. Leopardi afferma che
l’esistenza stessa è un male, e che ogni cosa che esiste lo fa per causare dolore. La vita, secondo lui, è un
passaggio dal nulla a un altro nulla, con la sofferenza come unico contenuto. In questo, rovescia la tesi
ottimistica di Leibniz, sostenendo che tutto ciò che esiste è intrinsecamente negativo.
la poesia, la speranza e l’illusione
La filosofia di Leopardi, pur essendo caratterizzata da un pessimismo radicale, non è totalmente disperata.
Francesco De Sanctis, nel suo confronto con Schopenhauer, evidenzia come Leopardi, pur negando
concetti come il progresso e la libertà, riesca a suscitare in chi lo legge il desiderio di tali valori. Leopardi
riconosce che l’esistenza è intrinsecamente negativa, ma suggerisce che la speranza, l’illusione e la poesia
possano rendere la vita più sopportabile. La speranza, pur essendo destinata alla delusione, offre conforto,
mentre l’illusione, sebbene falsa, stimola un desiderio che rende l’esistenza più sopportabile. La poesia, pur
non cambiando la realtà, ha il potere di suscitare emozioni e di consolare, infondendo forza per affrontare
la vita, anche nella sua negatività.
SHOPENHAUER-DALLA COMPASSIONE ALL’ASCESI
Il filosofo tedesco Arthur Schopenhauer paragona la vita ad uno spazio pieno di carboni ardenti con solo
alcune zone fredde. Immagina che tu stia camminando su questi carboni ardenti. Se ti concentri solo sul
punto in cui ti trovi, potresti trovare un po' di conforto in una di queste aree fredde. Ma se potessi vedere
l'intera area, ti renderesti conto che l'unica vera soluzione è uscirne completamente.
Questo è ciò che Schopenhauer chiama "ascesi". È un modo per superare la nostra individualità e
rinunciare ai bisogni del nostro corpo, incluso il desiderio sessuale. L'ascesi porta alla negazione della
volontà di vivere, che è il desiderio fondamentale che ci spinge a continuare a esistere e soffrire.
Schopenhauer spiega che una persona che ha raggiunto l'ascesi non si accontenta più di aiutare gli altri.
Questa persona sviluppa un senso di orrore per la realtà, che considera piena di dolore. Di conseguenza,
nega la propria essenza e il proprio corpo, cercando di sopprimere ogni desiderio dentro di sé.
Il primo passo verso l'ascesi è negare l'istinto sessuale attraverso la castità. In questo modo, la persona
non solo nega la propria volontà di vivere, ma nega anche la possibilità di nuove vite e quindi nuova
sofferenza.
LEOPARDI-LA TEORIA DEL PIACERE
Il filosofo e poeta Giacomo Leopardi, nel suo Zibaldone, sviluppa una "teoria del piacere" originale,
prendendo spunto da alcuni filosofi del Settecento.
-Leopardi, come altri prima di lui, vede il piacere come una cessazione del dolore. Ma la sua riflessione va
oltre: il piacere non è solo assenza di dolore, ma anche appagamento di un desiderio.
-L'uomo, secondo Leopardi, è caratterizzato da un desiderio innato di piacere e felicità che non ha limiti.
Questo desiderio è talmente radicato in noi che non può essere soddisfatto da nessun piacere finito.
-Quando desideriamo qualcosa, come un cavallo o la ricchezza, in realtà desideriamo il piacere astratto e
illimitato che crediamo quella cosa possa darci. Ma una volta ottenuto ciò che desideriamo, ci rendiamo
conto che il piacere è sempre limitato e non soddisfa il nostro desiderio infinito.
-Il piacere è quindi un'illusione, una promessa che non può essere mantenuta. La sua natura è ingannevole
perché ci fa credere che la felicità possa essere trovata in oggetti o esperienze particolari, mentre in realtà
il nostro desiderio è molto più profondo e illimitato.
-L'uomo, però, ha una risorsa: l'immaginazione. Grazie ad essa, possiamo immaginare piaceri infiniti, sia
per numero che per intensità e durata. L'immaginazione ci permette di sognare una felicità che non
possiamo trovare nella realtà.
-L'immaginazione è la fonte della speranza e delle illusioni. Ci permette di credere in un futuro migliore, in
cui i nostri desideri saranno soddisfatti. Ma questa è solo un'illusione, perché la realtà è ben diversa.
-La felicità piena e duratura è impossibile da raggiungere perché il nostro desiderio di piacere è infinito,
mentre ogni piacere è per sua natura limitato. Solo l'immaginazione può darci l'illusione di poter
raggiungere la felicità.