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Socrate

Socrate, nato ad Atene nel 470 a.C., è noto per la sua filosofia che enfatizza l'importanza della ricerca interiore e del dialogo per conoscere se stessi e la verità. Sebbene influenzato dai sofisti, si distinse per il suo amore della verità e per la sua convinzione che la virtù è una forma di sapere che deve essere cercata e non è innata. La sua metodologia, caratterizzata dall'ironia e dalla maieutica, mira a stimolare la riflessione personale e a portare gli interlocutori a definire concetti fondamentali come la virtù.

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Socrate

Socrate, nato ad Atene nel 470 a.C., è noto per la sua filosofia che enfatizza l'importanza della ricerca interiore e del dialogo per conoscere se stessi e la verità. Sebbene influenzato dai sofisti, si distinse per il suo amore della verità e per la sua convinzione che la virtù è una forma di sapere che deve essere cercata e non è innata. La sua metodologia, caratterizzata dall'ironia e dalla maieutica, mira a stimolare la riflessione personale e a portare gli interlocutori a definire concetti fondamentali come la virtù.

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Socrate

Vita
Socrate nacque ad Atene nel 470 a.C.
Il padre era scultore, mentre la madre ostetrica.
Socrate compì in Atene la propria educazione giovanile, studiò geometria e astronomia, e forse
fu scolaro di Anassagora.
Si allontanò da Atene solo 3 volte per compiere il proprio dovere di soldato e partecipò alle
battaglie di Potidea, Delio e Anfipoli.
Nel Simposio di Platone, Socrate in guerra viene descritto come un uomo insensibile alle fatiche
e al freddo, coraggioso, modesto e padrone di sé anche nel momento in cui l'esercito era in rotta.
Socrate si tenne lontano dalla vita politica.
La sua vocazione fu la filosofia.
Ma egli intese la ricerca filosofica come un esame incessante di se stesso e degli altri.
Per questo compito trascurò ogni attività pratica e visse in semplicità con la moglie e i figli.
La figura di Socrate non presenta nessuno dei tratti convenzionali di cui la tradizione ha
delineato il carattere di altri sapienti.
La sua personalità aveva qualcosa di strano e di inquietante.
La sua stessa apparenza fisica non combaciava con l’ideale ellenico infatti Socrate assomigliava
a un sileno (anziano calvo).
Per l'aspetto Platone lo paragona alla torpedine di mare, che stordisce chi la tocca.
Eppure quest'uomo, che dedicò la vita alla filosofia e che per essa scelse di morire, scrisse il più
grande paradosso della filosofia greca.
Il motivo probabile della mancata attività di Socrate scrittore forse è spiegata nel Fedro
platonico.
Per Socrate nessuno scritto poteva suscitare il filosofare.
Uno scritto poteva forse comunicare una dottrina, ma non stimolare la ricerca.

Il rapporto con i sofisti


Socrate è legato alla sofistica fondamentalmente dai seguenti aspetti:
-l'attenzione per l'uomo e il disinteresse per le indagini intorno al cosmo;
-la tendenza a cercare nell'uomo e non fuori i criteri del pensiero e dell'azione;
-l'atteggiamento spregiudicato e la mentalità razionalistica, anticonformistica e
antitradizionalista, che induce a mettere tutto in discussione e a non accettare alcunché;
-l'inclinazione verso la dialettica e il paradosso.
Gli elementi che invece allontanano Socrate dai sofisti sono invece:
-un più sofferto amore della verità e il rifiuto di ridurre la filosofia a vuota retorica o ad
esibizionismo verbale fine a se stesso;
-il tentativo di andare oltre lo sterile relativismo conoscitivo e morale.
Socrate sente l’esigenza di far "partorire" agli uomini delle verità comuni che possano
avvicinarsi intellettualmente tra loro.
Lo schema interpretativo che avvicina Socrate ai sofisti e nel contempo lo allontana consente di
pensare in modo adeguato anche il rapporto tra Socrate e Platone, perché, pur facilitando la

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comprensione di ciò che li accomuna , permette al tempo stesso di evidenziare ciò che distanzia il
maestro dal discepolo.
In sostanza, capire il rapporto triangolare sofisti-Socrate-Platone serve per comprendere
Socrate, la figura e l'opera di questo filosofo.

La filosofia come ricerca e dialogo sui problemi dell'uomo


Socrate ha seguito le ricerche degli ultimi naturalisti, in particolare di quelli della scuola di
Anassagora.
Nel Fedone platonico si legge ad esempio: “Jo, quando ero giovane fui preso da una vera
passione per quella scienza che chiamano indagine della natura”.
Tuttavia, deluso da tali indagini, il filosofo si convinse del fatto che alla mente umana sfuggono
inevitabilmente i “perché".
Perciò, abbandonati gli studi cosmologici, Socrate cominciò a intendere la filosofia come
un'indagine in cui l'uomo tenta con la ragione di chiarire sé a se stesso.
Per questo motivo Socrate creò il detto “Conosci te stesso” vedendo in esso la missione del
filosofo e della filosofia.
E la sua filosofia assunse i caratteri di un dialogo interpersonale in cui ognuno affronta e discute
le questioni relative alla propria umanità.
Socrate sosteneva quindi che “una vita senza esame non è degna di essere vissuta”.

I momenti e gli obiettivi del dialogo socratico


Per Socrate è fondamentale essere consapevoli della propria ignoranza.
Quando l’oracolo di Delfi disse a Socrate che lui era “ il più sapiente tra gli uomini “ Socrate
penso che fosse dovuto al fatto che lui era cosciente della propria ignoranza.
Sostenere che “un vero sapiente è unicamente chi sa di non sapere” è anche un modo polemico
per dire che “un filosofo è soltanto colui che ha compreso che nulla si può dire con sicurezza”.
Così assume il significato di una denuncia verso quella categoria di individui (politici/sacerdoti)
che pretendono di saperla lunga sull'uomo, credendosi in possesso di certezze sulla vita.
È importante sapere di non sapere perché solo chi sa di non sapere cerca di sapere.
Socrate sottopone gli altri, coinvolgendo anche se stesso, alla sua prima preoccupazione cioè
renderli consapevoli della loro ignoranza.
A tale scopo egli si avvale dell'ironia (simulazione/dissimulazione).

Ironia
L'ironia socratica è il gioco di parole attraverso il quale il filosofo mostra il "non sapere" come
situazione vissuta da tutti.
Facendo finta di non sapere, Socrate chiede al proprio interlocutore (illustre/maestro), di
renderlo esporgli le sue conoscenze.
Dopo una lode al personaggio, Socrate comincia a investirlo con domande.
Utilizzando l'arma del dubbio Socrate provoca in lui vergogna.

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Con questo gioco di finzioni per distruggere la presunzione il filosofo può raggiungere il proprio
scopo principale: stimolare la ricerca del vero.

La maieutica
Tutto ciò non significa che Socrate dopo aver fatto ”svuotato” la mente del soggetto voglia
riempirla con una propria verità,al contrario vuole stimolare la ricerca di una verità personale
dentro se stesso.
Da ciò la maieutica, cioè l'arte di far partorire (Platone dirà che l’aveva ereditata dalla madre).
Nel Teeteno Socrate (ironico e maieutico) spiega il concetto della verità come “conquista
personale e della filosofia” e come “avventura della mente di ciascuno”.
È presente anche uno dei principi fondamentali della pedagogia: la vera educazione è sempre
auto-educazione, ossia un processo in cui il discepolo, grazie all'opera del maestro, viene aiutato
a maturare autonomamente.

La ricerca del "che cos'è"


Ma che cosa fa "partorire" Socrate ai propri interlocutori?
Su questo punto è soprattutto Platone a rispondere.
Nella struttura a spirale del dialogo socratico, (domande/risposte/obiezioni) cioè che da vita
all’intero processo è il “ti esti ?”ossia “che cos'è?” .
A domande, ad esempio "che cos'è la virtù ?” l'interlocutore risponde : virtuoso è chi onora le
leggi, virtuoso è chi rispetta i genitori ecc.
Ma Socrate non si accontenta di questi elenchi perché a lui non interessano "esempi" di virtù,
bensì la "definizione".
Tra i discorsi brevi e quelli più sviluppati Socrate predilige i secondi.
La domanda “ che cos'è? “ possiede un duplice volto:
1- negativo, indirizzato a mettere in crisi l'interlocutore;
2- positivo, teso a condurlo verso una definizione soddisfacente dell'argomento trattato.

Induzione e concetti
A questo punto siamo in grado di comprendere in che senso Aristotele, attribuisca a Socrate la
scoperta dell'induzione e del concetto. Aristotele afferma “due cose si possono a buon diritto
attribuire a Socrate :
1 i ragionamenti induttivi;
2 la definizione dell'universale.
Entrambi il principio della scienza.
Il ragionamento induttivo è quello che dall'esame di un certo numero di casi o di affermazioni
particolari a un'affermazione generale o universale, questa è la definizione della cosa.
Questo è un modo per dire che Socrate ha scoperto l'esigenza della definizione.
Platone, come in seguito Aristotele, ha sviluppato l'idea di una scienza definitoria e universale.

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Oltre il relativismo sofistico, verso le forme platoniche
Quanto si è detto permette di intendere in modo chiaro il rapporto generale tra Socrate e i
sofisti, e tra Socrate e Platone.
Contro i sofisti Socrate sente il bisogno di ordinare il discorso interpersonale, sottolineando la
necessità di una precisazione linguistica dei concetti che consente agli uomini di capirsi meglio e
di trovare un punto d'accordo.
In tal modo, con Socrate comincia a delinearsi quella reazione al relativismo linguistico,
conoscitivo e morale.
Tuttavia Socrate, a differenza di Platone e di Aristotele, non costruisce una "scienza delle
definizioni", in quanto per lui le definizioni e il concetto rimangono allo stato esigenziale.

La morale di Socrate
Anche l'etica socratica, affonda le proprie radici nel mondo culturale dell’Atene del V secolo
a.C .
Il punto-chiave della morale di Socrate è la sua nuova concezione della virtù come ricerca e
come scienza.

La virtù come ricerca


Per "virtù" (areté) i Greci intendevano la caratteristica ottimale principale di qualcosa (la
velocità era la virtù del ghepardo).
Riferito alle persone, il concetto di virtù indicava il modo migliore di comportarsi nella vita.
Tradizionalmente, inoltre, la virtù veniva considerata come qualcosa di garantito dalla nascita o
dagli dei.
I sofisti invece avevano sostenuto che la virtù non è un dono che si possieda per natura o per
volontà divina, ma un valore che deve essere umanamente cercato e conquistato con impegno.
La virtù dipende quindi dall'educazione.
Socrate è concorde.

La virtù come scienza


Socrate sostiene inoltre che la virtù è una forma di sapere, ossia un prodotto della mente.
Secondo il suo punto di vista, per essere uomini nel modo migliore è indispensabile riflettere,
cercare e ragionare: in una parola, è indispensabile far filosofia.

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Secondo Socrate non esistono il Bene e la Giustizia come entità già costituite e come “termini di
paragone” poiché il bene e il giusto sono valori umani, che scaturiscono di volta in volta dal
nostro lucido ragionare.
La vita è come un’avventura condotta dalla ragione.
La virtù socratica può essere insegnata e comunicata a tutti.
Secondo Socrate, infatti, non basta che ciascuno conosca il proprio mestiere poiché bisogna che
ciascuno impari bene anche il mestiere di vivere, ossia la scienza del bene e del male.

Virtù, felicità e politicità


Dalla propria concezione della virtù Socrate trae alcune conclusioni :
1 la virtù è unica;
2 fa coincidere il campo delle virtù umane con i valori dell'interiorità e della ragione.
Per Socrate i valori veri non sono quelli esteriori (ricchezza/potenza) e nemmeno quelli legati al
corpo (salute fisica/bellezza) ma solamente i valori dell'anima.
Socrate ritiene infatti che la morale non sia un’automortificazione, bensì un modo d'essere che
mira all'utilità e alla felicità della vita.
La morale socratica è una forma di eudemonismo (dal greco “felicità) poiché vede nel
conseguimento della felicità lo scopo ultimo.
Dal punto di vista socratico, solo il virtuoso (chi segue i dettami della ragione) è felice, mentre il
non virtuoso si abbandona a istinti (violenza) che alla lunga lo rendono infelice.
Di conseguenza, Socrate non ha voluto "uccidere la vita" , egli ha semplicemente voluto
proporre all'uomo l’utilizzo della ragione.
3 la virtù tende a risolversi nella politicità, poiché si identifica nel "per vivere con gli altri”.

I "paradossi" dell'etica socratica


Dalla teoria della virtù derivano i paradossi. Ricordiamo “nessuno pecca volontariamente” , qui
Socrate intende dire che nessuno lo compie sapendo davvero di farlo, poiché chi opera il male
semplicemente ignora quale sia il vero bene.
Infatti. chi agisce fa sempre ciò che ritiene essere per lui un bene.
Un altro paradosso del socratismo (rispetto alla mentalità del tempo), è quello secondo cui “è
preferibile subire il male che commetterlo”.
Questo principio (pre-cristiano) è basato sulla convinzione che solo la giustizia rende l'uomo
felice.

La discussione critica sulla morale di Socrate


Le equazioni [virtù = sapienza] e [vizio = ignoranza] è stato accusato di indurre a
sopravvalutare la funzione dell'intelletto nel comportamento umano e a dimenticare la presenza
della volontà.

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La tesi socratica sembra infatti ignorare l’esperienza per cui si sa lucidamente qual è il bene.
Di conseguenza Socrate è stato criticato poiché avrebbe esagerato la potenza della ragione.
Un'altra imputazione che si è rivolta a Socrate è quella di "formalismo etico", in quanto lui non
definirebbe in concreto la virtù e non specifica quale sia il comportamento effettivo da seguire.
Però secondo lui spetta all'individuo e alle comunità decidere liberamente e di volta in volta in
che cosa consista il bene.

Il demone, l'anima e la religione


Socrate tende a dare alla propria opera un carattere gioioso.
Egli considera il filosofare come una missione affidatogli da una divinità e parla di un demone
che lo consiglia in tutti i momenti decisivi della vita, invitandolo a non fare certe cose.
Nell'Apologia platonica egli afferma “Vi è in me un che di divino e demoniaco” .
Questo demone è stato spesso interpretato come la voce della coscienza.
Ma esso è probabilmente la guida trascendente e divina della condotta umana.
Il demone è un concetto religioso.
Il demone di Socrate può essere considerato come la personificazione dell'anima individuale.
Nella concezione socratica dell'anima confluiscono due visioni :
1 la dottrina orfica (filosofica) della purificazione dell'anima, ovvero dell'anima prigioniera del
corpo;
2 la concezione (scientifica) dell'anima come sede della vita intellettuale dell'uomo. Entrambi
portano all'idea dell'immortalità dell'anima, ma questo aspetto non sembra interessare molto
Socrate.
Lui parla di dei al plurale, significa che egli non è estraneo al politeismo del suo tempo; tuttavia
li ammette solo perché crede ad una divinità superiore.
Di questa mente divina Socrate individua una presenza nella mente dell'uomo.
Per Socrate anche l’essere in grado di rapportarsi alla divinità lo rende simile a essa.
L'intelligenza e l'organizzazione razionale del cosmo mostrano che tutto ciò non può essere
opera del caso, ma di una mente superiore.
In accordo con tale concezione Anassagora.
Secondo Socrate la divinità è custode del destino degli uomini, tant'è vero che, dopo essere stato
condannato, Socrate dichiara ai giudici di essere certo che «per l'uomo onesto non vi è male né
nella vita, né nella morte».

La morte di Socrate
L'influenza di Socrate si era già esercitata in Atene su di un'intera generazione, quando tre
democratici (Meleto, Anito e Licone) lo denunciarono con l'accusa di corrompere i giovani
insegnando dottrine contrarie alla religione tradizionale.

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Gli accusatori chiesero per Socrate la condanna a morte, che fu confermata nel processo del 399
a.C .
Tali avvenimenti si collocano dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso e dopo il crollo del
regime dei 30 Tiranni.
Si era instaurata una democrazia conservatrice, che guardava al passato glorioso della città
come a un patrimonio da conservare.
Per questo un uomo come Socrate poteva apparire pericoloso.
Gli studiosi attuali tendono a pensare che ci fosse un motivo più profondo di ostilità.
La morte del filosofo, in seguito all’aver bevuto del veleno, testimonia la piena fedeltà di
Socrate a se stesso e ai propri principi teorici. Platone presenta il filosofo come un uomo che ha
insegnato per tutta la vita la giustizia e il rispetto delle leggi e quindi non poteva sottrarsi alle
leggi di Atene.
La lealtà di Socrate verso la città affonda le proprie radici nel pensiero del filosofico.
Socrate ritiene che l'uomo sia tale solo in quanto rapportato alla società.
l’uomo è figlio delle leggi" quindi chi rifiuta le leggi del proprio Stato cessa di essere uomo.
Le leggi si possono cambiare e migliorare, ma non violare.
Questa tesi di Socrate lo rende l'unico vero politico di Atene e ci permette di capire perché egli
abbia scelto la condanna al posto della fuga “preferendo morire rimanendo fedele alle leggi,
anziché vivere violandole” Senofane.

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