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Storia Capitolo 7

Tra l'11° e il 13° secolo, l'Europa visse una crescita economica, seguita da una crisi nel tardo Medioevo causata da fattori climatici, agricoli e sociali. La Grande Peste (1347-1351) portò a un crollo demografico e a un cambiamento nella struttura sociale ed economica, con l'abbandono di terre e la nascita di nuove forme di commercio. La crisi generò tensioni sociali e rivolte, mentre i mercanti-banchieri si trasformarono in imprenditori, influenzando profondamente l'organizzazione della società.
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Storia Capitolo 7

Tra l'11° e il 13° secolo, l'Europa visse una crescita economica, seguita da una crisi nel tardo Medioevo causata da fattori climatici, agricoli e sociali. La Grande Peste (1347-1351) portò a un crollo demografico e a un cambiamento nella struttura sociale ed economica, con l'abbandono di terre e la nascita di nuove forme di commercio. La crisi generò tensioni sociali e rivolte, mentre i mercanti-banchieri si trasformarono in imprenditori, influenzando profondamente l'organizzazione della società.
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CAPITOLO 7

Paragrafo 1

Tra 11°e 13° secolo, l’Europa aveva avuto una forte crescita economica grazie alle favorevoli
condizioni climatiche che comportò un aumento della produzione agricola e della popolazione.
Anche i commerci aumentarono e le città italiane del centro nord furono molto attive nel settore
finanziario, produttivo e commerciale.

Alla fine del 13° secolo ebbe inizio una crisi generale, la cosiddetta CRISI DEL TARDO MEDIOEVO,
fase di trasformazione con effetti sia distruttivi che creativi:

*DISTRUTTIVI perché si ha una rottura con le tradizioni del passato

*CREATIVI perché per trovare le soluzioni ai problemi causati dalla crisi si tentano delle
innovazioni

TUTTO Ciò PORTA AD UNA NUOVA CONDIZIONE SOCIALE, ECONOMICA E POLITICA.

Le principali cause della crisi sono:

1 peggioramento climatico

2 crisi agricola

3 tensioni sociali

4 Trasformazioni economiche e politiche

Tra il 1330 e il 1360 si verificano eventi climatici estremi come inverni rigidi (piccola glaciazione),
estati piovose e disastrose alluvioni che causano un crollo della produzione agricola e soprattutto
dei cereali di cui si cibava la gente, l’impossibilità di sfamare la popolazione in aumento, inefficacia
delle tecniche e degli strumenti agricoli utilizzati (ad es. la rotazione triennale non era più
sufficiente a mantenere fertili i campi) e carenza di investimenti e innovazione nel settore agricolo.
Si riducono anche le terre destinate al pascolo degli animali e di conseguenza si riduce la quantità
di letame e di concime fertilizzante.

Anche il settore commerciale e finanziario risente della fase di crisi; dopo un lungo periodo di
crescita economica, i mercanti e i banchieri italiani che commerciavano in tutta Europa e
prestavano somme di denaro utilizzando strumenti di pagamento come la PARTITA DOPPIA e la
LETTERA DI CAMBIO, dovettero fare i conti con la speculazione ovvero il denaro circolava più
velocemente delle merci a vantaggio di una compravendita più favorevole (La speculazione
economica è l'attività di comprare o vendere beni o strumenti finanziari con l'obiettivo di
guadagnare dalla differenza di prezzo). Tuttavia alcune compagnie toscane che riuscirono ad
approfittare del rialzo dei prezzi dei cereali e a fare accordi con principi e sovrani, diventando
potenti mercanti internazionali, con l’inizio della crisi agricola, fecero bancarotta (fallirono).
Le compagnie bancarie italiane che fallirono sia a causa della crisi agricola sia per i prestiti eccessivi
concessi ai sovrani senza garanzie di restituzione, vissero questo clima di instabilità e speculazione
che aggravò ancora di più il settore finanziario e l’economia reale (la produzione di beni e servizi).

Paragrafo 2

Se alla fine del Duecento la crisi agricola si diffondeva, la popolazione continuava però a crescere
perciò la scarsa quantità di cereali prodotta non bastava a sfamare tutti (AUMENTA LA DOMANDA-
L’OFFERTA SI RIDUCE)

Ciò causa l’aumento dei prezzi di cereali per chi doveva acquistarli mentre chi li produceva o li
commercia poteva specularci aspettando di vendere il prodotto tanto richiesto ad un prezzo più
alto e trarne maggior guadagno: ciò portò a rivolte sociali contro i governi, incapaci di bloccare gli
aumenti dei prezzi.

L’aumento delle carestie si notò in tutta l’Europa provocando un enorme numero di gente alle
prese con la fame e la povertà. La Grande Carestia si ebbe tra il 1315 e il 1318 nell’Europa
settentrionale; in Italia, a Firenze, nel 1329 e nel 1346/47, durissime carestie furono
accompagnate da piogge ininterrotte che provocarono inondazioni di campi e terreni coltivati,
distruggendo interi raccolti e Firenze non aveva il denaro necessario per comprare grano da fuori,
dopo il fallimento delle banche. Allora fu necessario, da parte del potere pubblico, assicurare alle
popolazioni quantità di cibo attuando delle politiche di rifornimento che controllavano e
regolavano il mercato del grano.

Le carestie colpirono in modo uguale sia gli abitanti delle città che delle campagne e alcune
categorie furono particolarmente esposte al punto di morire per malnutrizione come i salariati
precari e i disoccupati ma anche gli artigiani minori e i contadini.

I fenomeni che caratterizzano le carestie sono 2:

1 la crisi di sussistenza cioè la fame di alcune popolazioni che non si alimentava a sufficienza

2 la crisi agraria che oltre ad una scarsa nutrizione, la mancanza di cibo portava i contadini a
stravolgere la propria vita costringendoli a vendere le loro proprietà o ad indebitarsi oppure a
restare nelle loro terre ma vivere di stenti (in povertà).

Nonostante la tremenda crisi, le guerre tra le potenze europee non cessarono (si parla infatti di
guerra permanente che rende difficile il commercio, la produzione agricola e artigianale), anzi
vede i governi sempre più impegnati ad espandere e a difendere i propri confini con l’obiettivo di
creare Stati territoriali richiedendo un’attiva partecipazione militare. Ovviamente questo aggrava
ancora di più la situazione visto che nelle grandi città italiane, chi sta al potere richiede il
pagamento di ulteriori tasse e prestiti alle famiglie più ricche per sostenere le spese militari: la
conseguenza fu che alcune famiglie si arricchirono sempre di più (ad esempio gli Scrovegni di
Padova) ma portò anche all’indebitamento statale.
Se nel Medioevo l’esercito era formato dai milites, cioè cavalieri che facevano razzie per ottenere
ricchi bottini e catturare i prigionieri, i governi del Trecento vollero dotarsi di un esercito più
complesso per attuare la strategia della devastazione delle campagne cioè circondare il territorio
per impedire che il nemico si potesse rifornire, rendendo le campagne meno sicure. Molti soldati
professionisti di guerra furono reclutati e si organizzarono in compagnie di ventura, cioè gruppi di
uomini armati che richiedevano un pagamento per le loro prestazioni militari. Questi soldati
mercenari quindi volevano essere pagati da governanti che disponevano di parecchio denaro per
soddisfare le loro richieste e se così non accadeva, i soldati potevano decidere di saccheggiare e
distruggere gli stessi territori che invece dovevano difendere.

Paragrafo 3

Dal 1347 al 1351 scoppiò la Grande Peste, diffusa in tutto il continente (l’anno peggiore fu il 1348).
Questa malattia ebbe origine nelle steppe dell’Asia e dalla Cina arrivò al Mar Nero, probabilmente
portata dai Mongoli durante le loro scorrerie in Asia; si racconta che nel 1346, Gani Bek, khan
dell’Orda d’oro, avrebbe utilizzato nel mar Nero un’arma batteriologica, cioè cadaveri infetti
lanciati all’interno della città assediata che contagiarono i mercanti che vi abitavano e questi,
spostandosi verso la Sicilia, diffusero la malattia nel resto dell’Europa occidentale. A contribuire
alla diffusione di focolai furono le scarse condizioni igieniche e il debole sistema immunitario degli
uomini che essendo malnutrito era più soggetto ad infettarsi. A proposito di scarse condizioni
igieniche, le strade erano piene di rifiuti che attiravano i topi; non esistevano le fognature quindi
gli escrementi venivano dispersi per strada; l’igiene personale era quasi inesistente e non c’erano
interventi sanitari. I medici stessi non seppero dare una spiegazione scientifica alla malattia ma
affermarono che erano state le stelle a provocare un “vento infetto”; gli stessi rimedi di cura erano
inadeguati come la sottrazione di sangue che rendeva il soggetto ancora più debole. A rendere
ancora più drammatico lo scenario di morte causato dalla peste vi erano pure uccisioni di massa,
sciacallaggio di chi cercava tra i cadaveri di racimolare qualche moneta rimanendo contagiato, liti
familiari per l’eredità, abbandono dei malati da parte dei familiari destinati a morire da soli. La
popolazione non trovando una valida motivazione all’epidemia pensava che la causa di tutto ciò
fossero i diversi e le minoranze: venivano così aggrediti i lebbrosi, gli ebrei, i musulmani e le
cosiddette streghe, condannando a morte innocenti. Gli uomini di Chiesa attribuirono la causa
della peste ai peccati degli uomini che avrebbero scatenato l’ira di Dio: si vedevano per strada
uomini che venivano flagellati, uomini che processavano chiedendo perdono a Dio e invocando la
fine della peste.

Le autorità intervennero per limitare il contagio con la messa in quarantena delle navi (ferme per
40 giorni al largo) che arrivavano da luoghi già impestati; con i controlli alle porte delle città per
evitare la fuga e l’ingresso di persone malate; con l’accendere fuochi il più spesso possibile per
tenere lontano le pulci e uccidere i batteri; inoltre fecero costruire i lazzaretti, ospedali circondati
da alte mura dove i malati venivano assistiti da religiosi o laici i quali non erano in grado di curare
la malattia ma di alleviare la morte ( il primo lazzaretto sorse a Venezia nel 1423). Con i lazzaretti ,
in Italia, si hanno le prime forme di controllo sanitario pubblico affiancati da Uffici di Sanità.
La peste è un’infezione causata dal batterio chiamato Yersinia pestis che contagia soprattutto i
roditori (topi) che diventano così veicolo di contagio perché portatori della pulce parassita, un
insetto che pungendolo gli succhia il sangue e il roditore diventa esso stesso portatore
dell’infezione; se la pulce punge l’essere umano allora infetta pure lui.

Il soggetto infettato, dopo un periodo di incubazione da 2 a 12 giorni, manifesta febbre, vomito


vertigini, dolore alle ossa e compaiono bubboni, cioè linfonodi gonfi di colore nero. Oggi esistono
tre tipi di peste:

1 BUBBONICA che è la più comune

2 PESTE POLMONARE che attacca il sistema respiratorio

3 PESTE SETTICEMICA che infetta il sangue con un altissimo rischio di morte

Nonostante non si hanno dati precisi, si contarono moltissimi morti infatti nel 1348 circa un terzo
della popolazione morì con un evidente crollo demografico (25 milioni di morti su 80 milioni). La
popolazione ricomincia a crescere solo nella metà del ‘400.

Paragrafo 4

Aspetti distruttivi= Poiché con il crollo demografico molte terre coltivate vennero abbandonate, si
ebbe il fenomeno della deruralizzazione, l’abbandono di centri rurali in quasi tutto il continente
come una sorta di desertificazione. Quando, nonostante tutto, le scorte alimentari a disposizione
della popolazione più povera aumentano, la popolazione non cresce subito: questo significa che
l’aumento demografico non corrisponde alla quantità di risorse disponibili ma ad altri fenomeni.
La stagnazione (assenza di crescita economica) e la lenta crescita della popolazione ebbero
conseguenze sugli scambi commerciali: non era facile proporre investimenti in quanto vi fu poca
disponibilità di manodopera necessaria per lavorare sia nelle attività artigianali che industriali a
causa dell’alto tasso di mortalità.

Aspetti creativi= L’abbandono di interi villaggi portò alla costruzione di centri abitati come in
Toscana dove si ebbe il caso delle cosiddette Terre Nuove, zone ripopolate strategicamente dai
governi comunali. Nella seconda metà del ‘300 il potere pubblico gestisce i mercati settimanali
riservando loro appositi spazi intorno alla città e favorendo una ripresa del commercio interno.
Inoltre l’abbandono delle attività agricole favorì un aumento della biodiversità con il
ripopolamento di molte specie vegetali e favorì l’uso di spaziosi terreni destinati all’allevamento
per produrre alimenti ricchi di proteine e grassi.

Per contrastare la perdita dei raccolti e rendere fertili i terreni, i proprietari utilizzano il contratto
di mezzadria con il quale si garantisce una rendita: il proprietario affitta il terreno ad un
contadino e alla sua famiglia che lo lavora per un anno e il contadino ripaga il proprietario
dividendo a metà il raccolto di fine anno. Ciò quindi garantisce sempre una rendita al Signore
mentre ne è svantaggiato il contadino perché nel caso in cui il raccolti andava perso il contadino
oltre al raccolto perdeva anche tutto il suo guadagno. In più il denaro che accumula in un anno
non era sufficiente per comprare i beni necessari o nuovi strumenti agricoli e il signore poteva non
rinnovare l’affitto agli stessi mezzadria che vivevano nell’incertezza di rilavorare. Un gruppo di
contadini diventati più ricchi ebbe la possibilità di comprare le terre che non erano più redditizie e
grazie all’uso di nuove strategie di produzione resero quei terreni fertili coltivando la vite, l’oliva,
la frutta, la canapa, il lino.

Nel settore delle manifatture, la manodopera disponibile era poca e i lavoratori richiedono un
aumento di salario: ciò produce un aumenti dei costi di produzione che insieme alla poca richiesta
di tessuti pregiati riduce il guadagno. Aumenta invece la richiesta di tessuti grezzi tipo lana e
fustagni.

Dopo la crisi i mercanti-banchieri diventano mercanti-imprenditori cioè acquistano le materie


prime, le distribuiscono agli artigiani salariati che lavorano in casa pagati a cottimo (pagato in base
alla quantità prodotta) per poi metterlo in vendita appena finito.

Paragrafo 5

I cambiamenti economici influirono sull’organizzazione della società. Dopo la grande peste i grandi
proprietari terrieri feudali che furono costretti a vendere i propri terreni a nuovi proprietari,
intraprendono nuove attività come il funzionario o il politico presso le corti di re oppure come
capitano di ventura o cavalieri dell’esercito. Nell’Europa orientale i nobili non abbandonarono le
terre anzi peggiorano le condizioni di lavoro dei contadini sfruttati e sottoposti al pagamento di
altre tasse. Coloro che non riuscivano a migliorare le proprie condizioni nonostante salari più alti e
meno tasse e abbandonano le campagne per trovare fortuna in città, spesso diventano immigrati
precari o si danno al vagabondaggio e alla criminalità. Le autorità non erano interessate a
contrastare la povertà anzi impongono il controllo sociale e la repressione politica.

I rapporti instabili tra contadini e salariati, la crisi rurale e altre crisi sfociano in rivolte organizzate

In Francia nel 1358 scoppia la B violenta rivolta di JACQUERIE, durata 12 giorni dove i contadini
uccisero molti aristocratici e distrussero molti castelli.

In Inghilterra era stato emanato uno statuto dei lavoratori che regola i salari dei contadini e
venne introdotta la POLL TAX, nuova tassa che serviva alla monarchia per rifinanziare la guerra
contro la Francia.

Anche nelle città si ebbero rivolte sociali con la presa di potere dei salariati urbani che organizzano
nuovi governi politici che ebbero una durata limitata. Essi non avevano rappresentanti del potere,
non erano ammessi alle Arti e non avevano possibilità di contrastare momenti di crisi. Esplodono
rivolte nelle fiandre, nelle città tedesche e in Italia bene città Centro settentrionali nella seconda
metà del 14 secolo

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