10 mm
Dottorato di ricerca in
«Diritto dell’Unione europea e ordinamenti nazionali»
Università degli Studi di Ferrara
6 Dipartimento di Giurisprudenza
Sedi di Ferrara e Rovigo 6
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA
DEI CONTRATTI DI VIAGGIO
LA DIRETTIVA 2015/2302/UE
E LE PROSPETTIVE DELLA SUA ATTUAZIONE
NELL'ORDINAMENTO ITALIANO
A CURA DI
ARIANNA FINESSI
ISBN
Jovene editore
J 18,00 2017
Dottorato di ricerca in
«Diritto dell’Unione europea e ordinamenti nazionali»
Università degli Studi di Ferrara
Dipartimento di Giurisprudenza - Sedi di Ferrara e Rovigo
6
Nell’era dell’europeizzazione del diritto la scienza giuridica è chiamata
ad adeguarsi ai radicali mutamenti subiti dal proprio oggetto di indagine. I
sistemi dei Paesi membri dell’Unione sono ormai coinvolti in un processo di
transnazionalizzazione che li ha trasformati da monadi chiuse a elementi di
un più ampio “sistema di sistemi”. All’unisono con la caduta delle “frontiere
interne”, l’azione dei consociati non è più regolata esclusivamente dalle leggi
dello Stato, ma è vieppiù condizionata da fonti esterne, in prevalenza di
matrice europea.
Sulle ceneri del formalismo dogmatico e del carattere statuale del diritto
da esso postulato si sta affermando una cultura giuridica che travalica i confini
nazionali, costringendo gli studiosi e gli operatori del settore ad affrontare
sfide nuove e difficili, ad allargare l’orizzonte d’indagine per farvi rientrare
una miriade di fonti di diritto scritto e non scritto di grado gerarchico e
cogenza differenti, a rivedere i propri abituali meccanismi interpretativi alla
luce di tali fonti e della giurisprudenza delle supreme Corti sovranazionali.
Sorto nel 2014 grazie al sostegno dell’Ateneo di Ferrara e della
Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il Dottorato di ricerca in
«Diritto dell’Unione europea e ordinamenti nazionali» del Dipartimento di
Giurisprudenza dell’Università di Ferrara si prefigge di offrire gli strumenti
conoscitivi e metodologici necessari per affrontare con piena consapevolezza
le molteplici e complesse problematiche correlate all’evoluzione del diritto in
una prospettiva “regionale” caratterizzata dall’interazione di differenti
modelli variamente riconducibili alle famiglie del common law e del civil law,
nonché dall’intervento di organizzazioni improntate al metodo sovranazio-
nale o intergovernativo.
La collana del Dottorato di ricerca – che si affianca alle altre due collane
del Dipartimento di Giurisprudenza destinate ad accogliere i prodotti
scientifici concepiti, rispettivamente, nelle sedi di Ferrara e di Rovigo del
Dipartimento stesso – si propone di offrire una degna collocazione sia agli atti
dei più importanti convegni, congressi e seminari organizzati nell’ambito delle
attività di Dottorato, sia alle tesi dottorali ritenute meritevoli di stampa dal
Collegio dei docenti.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA
DEI CONTRATTI DI VIAGGIO
LA DIRETTIVA 2015/2302/UE
E LE PROSPETTIVE DELLA SUA ATTUAZIONE
NELL'ORDINAMENTO ITALIANO
Atti del Convegno del Dottorato di ricerca
«Diritto dell’Unione europea e ordinamenti nazionali»
del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Ferrara
Rovigo, 19 maggio 2017
A CURA DI
ARIANNA F INESSI
Jovene editore
2017
DIRITTI D’AUTORE RISERVATI
© Copyright 2017
ISBN 978-88-243-2490-8
JOVENE EDITORE
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(compresi i microfilm, i CD e le fotocopie) sono riservati per tutti i Paesi. Le
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perseguite in sede civile e in sede penale presso i produttori, i rivenditori, i
distributori, nonché presso i singoli acquirenti, ai sensi della L. 18 agosto 2000
n. 248. È consentita la fotocopiatura ad uso personale di non oltre il 15% del
volume successivamente al versamento alla SIAE di un compenso pari a quanto
previsto dall’art. 68, co. 4, L. 22 aprile 1941 n. 633.
Printed in Italy Stampato in Italia
INDICE
LILIANA ROSSI CARLEO, Presentazione ............................................................... p. VII
GIOVANNI DE CRISTOFARO, La nuova disciplina europea dei contratti di viag-
gio (dir. 2015/2302/UE) e le prospettive del suo recepimento nell’or-
dinamento italiano ................................................................................... » 1
FILIPPO ROMEO, Il processo informativo nella commercializzazione dei
contratti di viaggio ................................................................................... » 29
RAFFAELLA PASQUILI, Il contenuto e la forma del contratto di viaggio ............. » 47
STEFANO PAGLIANTINI, Modifiche anteriori e recesso da un contratto di pac-
chetto turistico secondo il canone della dir. 2015/2302/UE: per un
repertorio (frastagliato) di problemi teorici e pratici a prima lettura ...... » 65
ARIANNA FINESSI, Prestazione di servizi «non conformi» al contratto di viaggio
e rimedi contrattuali esperibili dal viaggiatore nella dir. 2015/2302/UE:
prospettive di attuazione nell’ordinamento giuridico italiano ................. » 97
RICCARDO CAMPIONE, Il rimedio risarcitorio nella dir. 2015/2302/UE ............ » 131
ALESSANDRO PEPE, «Circostanze eccezionali» ed esonero da responsabilità
del tour operator nella nuova direttiva viaggi ........................................ » 143
Gli autori ........................................................................................................... » 163
PRESENTAZIONE
La brevissima presentazione degli atti del Convegno «La nuova di-
sciplina europea dei contratti di viaggio. La direttiva 2015/2302/UE e le
prospettive della sua attuazione nell'ordinamento italiano» non può esi-
mersi dal ribadire, in apertura, il ringraziamento già espresso a voce agli
Organizzatori.
Tralascio le molte, seppur significative, ragioni di ordine personale,
per evidenziare, con tutti e per tutti, il ringraziamento che merita la scelta
del tema: l’invito a riflettere sul recepimento della dir. 2015/2302/UE as-
sume, difatti, un grande rilievo sia per le auspicabili ricadute immediate,
sia per l’impatto che avrà sull’interpretazione e sull’applicazione della
nuova disciplina quando entrerà in vigore.
Invero, il silenzio quasi assordante che accompagna questo recepi-
mento non appare di certo giustificato dall’armonizzazione massima, che
pure lascia aperti molti varchi poiché, quanto meno, essa non esclude
l’opportunità per i legislatori nazionali di dare indicazioni utili a coordi-
nare ed integrare le nuove regole, agevolandone il corretto inserimento
nel sistema.
Peraltro, anche se il recepimento si volesse limitare a una semplice
traduzione, questa opzione non esime dal tener conto di alcuni dubbi
che potrebbero discendere dalle scelte linguistiche utilizzate nel tradurre.
L’uso poco attento di una terminologia, che dovrebbe essere tecnica, po-
trebbe frustrare il chiaro intento del legislatore europeo, teso a valoriz-
zare la dimensione transfrontaliera del mercato dei pacchetti turistici in
un’ottica di conformità.
Al di là di suggerimenti da cogliere nell’immediato per una corretta
trasposizione delle norme, le molte e suggestive riflessioni offerte dai
contributi raccolti nel Volume delineano un quadro di riferimento im-
prescindibile al fine di cogliere le novità di una direttiva che, come ci di-
cono gli stessi considerando, si è resa necessaria anche e principalmente
in ragione dei cambiamenti di un mercato profondamente innovato.
Risulta, difatti, evidente che il crescente ricorso agli acquisti online
non riguarda solo una diversa modalità di conclusione del contratto
quanto, piuttosto, rileva per la specifica incidenza che tale modalità ha
VIII PRESENTAZIONE
assunto sul “prodotto” non più predisposto, ma che si va confezionando
in vari modi e risulta, quindi, destinato a perdere i rigidi connotati del
pacchetto. Ne discende un allargamento dell’ambito oggettivo di appli-
cazione della disciplina, rispetto alla quale assai esigue sono le esclusioni
della tutela prevista in favore di colui che viene definito «viaggiatore»,
confermando in tal modo, come avevamo già avuto modo di rilevare, la
specialità della figura rispetto a quella del consumatore.
Queste rapide osservazioni che ci pongono dinanzi a uno scenario
allargato ci consentono una altrettanto rapida conclusione: in una linea
di ideale continuità, non ci resta che coniugare l’invito a riflettere con
l’invito ad una attenta e proficua lettura degli atti del Convegno.
LILIANA ROSSI CARLEO
GIOVANNI DE CRISTOFARO
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA
DEI CONTRATTI DI VIAGGIO (DIR. 2015/2302/UE)
E LE PROSPETTIVE DEL SUO RECEPIMENTO
NELL’ORDINAMENTO ITALIANO
SOMMARIO: 1. L’approvazione della dir. 2015/2302/UE e l’evoluzione del diritto UE dei
contratti (dei consumatori). – 2. Le ragioni della riforma e gli obiettivi perseguiti
dal legislatore dell’UE. Il passaggio all’armonizzazione «completa» delle discipline
nazionali dei contratti per la prestazione di servizi di viaggio combinati. – 3. La
struttura e i contenuti della dir. 2015/2302/UE. – 4. I contratti per la prestazione
di servizi di viaggio combinati in un pacchetto stipulati da «professionisti» con
«viaggiatori»: profili oggettivi della fattispecie. – 5. (Segue) Profili soggettivi della
fattispecie. – 6. Le differenze intercorrenti fra la disciplina dei contratti di viaggio
dettata dalla dir. 2015/2302/UE e le discipline contenute nelle direttive UE con-
cernenti i contratti dei consumatori. I contratti di viaggio e il diritto UE dei con-
sumatori. – 7. Una fondamentale novità: l’esplicita previsione della inderogabilità
pattizia (in senso sfavorevole al viaggiatore) di tutte le disposizioni di attuazione
della direttiva. – 8. L’attuazione della direttiva: le scelte cui è chiamato il legislatore
italiano. La collocazione delle disposizioni di recepimento della dir. 2015/
2302/UE. – 9. (Segue) Opzioni linguistiche, integrazione delle lacune e vincoli
derivanti dalla natura completa dell’armonizzazione perseguita dalla direttiva. –
10. Alcune questioni particolari: la previsione di sanzioni amministrative pecunia-
rie e la individuazione del giudice competente per territorio a conoscere delle con-
troversie (civili) relative ai contratti disciplinati dalla direttiva.
1. L’approvazione della dir. 2015/2302/UE e l’evoluzione del diritto UE
dei contratti (dei consumatori)
Con l’entrata in vigore della dir. 2015/2302/UE del 25 novembre
2015 relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati1, che ha
abrogato e sostituito la dir. 90/314/CEE del 13 giugno 1990 concernente
1 Dir. 2015/2302/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 re-
lativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il reg. CE n. 2006/2004
e la dir. 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la dir. 90/314/CEE
del Consiglio (in G.U.U.E. L 326 del 11 dicembre 2015, p. 1).
2 GIOVANNI DE CRISTOFARO
i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso»2, può considerarsi com-
pletata l’attuazione dell’ambizioso programma di riforma e ammoderna-
mento del diritto europeo dei contratti dei consumatori, avviato dalla
Commissione UE agli inizi degli anni 2000.
Nella sua prima fase, tale programma ha condotto all’approvazione
della fondamentale dir. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali sleali
delle imprese nei confronti dei consumatori, che ha di fatto superato e
soppiantato la “vecchia” disciplina della pubblicità ingannevole (dir.
84/450/CEE), oggi contenuta nella dir. 2006/114/CE e rimasta applica-
bile ai soli rapporti b2b. Nella sua seconda fase, esso è sfociato nella
abrogazione delle direttive in materia di contratti per la vendita di beni
mobili o la prestazione di servizi non finanziari conclusi fuori dai locali
commerciali o mediante tecniche di comunicazione a distanza (dir.
85/577/CEE e dir. 97/7/CE, sostituite dalla dir. 2011/83/UE, c.d. sui di-
ritti dei consumatori), della direttiva concernente i contratti di credito al
consumo (dir. 87/102/CEE, sostituita dalla dir. 2008/48/CE sui contratti
di credito dei consumatori, a sua volta successivamente affiancata ed in-
2 Dir. 90/314/CEE del 13 giugno 1990 concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti
“tutto compreso” (in G.U.C.E. L 158 del 23 giugno 1990, p. 59). Le disposizioni di recepi-
mento di tale direttiva nell’ordinamento italiano, inizialmente inserite nel d.lgs. 17 marzo
1995, n. 111 (abrogato dal d.lgs. n. 206 del 2005), furono trasposte negli artt. 82-100 c.cons.:
tali ultime disposizioni sono state a loro volta abrogate dall’art. 3, lett. m), d.lgs. 23 maggio
2011, n. 79, che ne ha trasfuso i contenuti precettivi (con alcune modifiche) negli artt. 32-51
del “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo” (allegato
allo stesso d.lgs. n. 79 del 2011). Sulla disciplina di recepimento della dir. 90/314/CEE, quale
attualmente contenuta negli artt. 32 ss. c.tur., v. GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, To-
rino, 2017, p. 161 ss.; S. D’URSO, Il contratto di trasporto turistico, in Trasporti e turismo, a
cura di Vignali, Milano, 2016, p. 91 ss.; C. ALVISI, Il diritto del turismo nell’ordine giuridico del
mercato, Torino, 2015; CAMPIONE, I contratti del turismo organizzato, in Tratt. dei contratti, di-
retto da Roppo e Benedetti, IV, Opere e servizi - 2, Milano, 2014, p. 435 ss.; PASQUILI e F. RO-
MEO, in Comm. breve dir. cons. De Cristofaro-Zaccaria2, Padova, 2013, p. 1419 ss.; R. SANTA-
GATA, La nuova disciplina dei contratti del turismo organizzato nel codice del turismo dimidiato,
in Nuove leggi civ. comm., 2012, p. 1105 ss.; ID., Diritto del turismo3, Torino, 2014, p. 271 ss.;
CIURNELLI, I contratti del turismo organizzato, in Manuale di diritto del turismo5, a cura di
Franceschelli e Morandi, Torino, 2013; VENCHIARUTTI, Viaggi organizzati e tutela del turista,
Padova, 2012; ID., I contratti del turismo organizzato nel codice del turismo, in I contratti del
consumatore, a cura di Alpa, Milano, 2014, p. 1169 ss.; GRAZIUSO, La vendita di pacchetti tu-
ristici, Milano, 2013; PASQUILI, La prestazione dell’organizzatore nel contratto di viaggio, To-
rino, 2012; G. DE CRISTOFARO, La disciplina dei contratti aventi ad oggetto «pacchetti turistici»
nel «codice del turismo» (d. legisl. 23 maggio 2011, n. 79): profili di novità e questioni proble-
matiche, in Studium iuris, 2011, p. 1143-1150 e p. 1282-1288. Sulla disciplina dei contratti
aventi ad oggetto pacchetti turistici inserita nel codice del consumo (anteriormente alla tra-
sposizione nel codice del turismo), v. per tutti ROSSI CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio tu-
ristico, in Trattato di diritto civile del CNN diretto da P. Perlingieri, Napoli, 2010, nonché F.
ROMEO, Il contratto di viaggio, Padova, 2011.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 3
tegrata dalla dir. 2014/17/CE relativa ai contratti di credito stipulati da
consumatori per finanziare l’acquisto di immobili residenziali) e della di-
rettiva sui contratti di time-sharing immobiliare (dir. 94/47/CE, sostituita
dalla dir. 2008/122/CE sulla tutela dei consumatori per quanto riguarda
taluni aspetti dei contratti di multiproprietà, dei contratti relativi ai pro-
dotti per le vacanze di lungo termine e dei contratti di rivendita e di
scambio).
A questa imponente opera riformatrice sono rimaste sottratte – al-
meno per ora3 – soltanto la dir. 93/13/CE sulle clausole abusive e la dir.
99/44/CE sulle vendite di beni di consumo e sulle garanzie ad essi rela-
tive, le quali sono pertanto oggi divenute le più “antiche” e risalenti fra
le direttive UE di tutela del consumatore vigenti in materia contrattuale.
Le disposizioni di recepimento della dir. 2015/2302/UE4 dovranno
entrare in vigore negli ordinamenti interni degli Stati membri, al più
tardi, entro il 1° luglio 2018 (art. 28, par. 2, dir. cit.). A rigore, i provve-
dimenti legislativi recanti le relative disposizioni dovrebbero essere ap-
provati, promulgati e pubblicati dai competenti organi nazionali entro il
1° gennaio 2018 (art. 28, par. 1), ma è verosimile che questo secondo ter-
mine sia destinato ad essere rispettato da un numero relativamente esi-
guo di Stati membri.
Nell’agosto del 2017, la direttiva risultava essere stata attuata sol-
tanto in Austria5 e in Germania6.
3 Cfr. infatti la Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a
determinati aspetti dei contratti di vendita online e di altri tipi di vendita a distanza di beni
presentata dalla Commissione UE nel dicembre del 2015 (COM(2015) 635 del 9 dicembre
2015), il cui iter di approvazione risulta tuttavia attualmente sospeso.
4 Sulla quale, nella letteratura italiana, v. GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p.
176 ss.; LOPEZ DE GONZALO, La nuova direttiva sui pacchetti turistici e la normativa interna-
zionale e comunitaria in tema di trasporto di persone, in Diritto marittimo, 2016, p. 405 ss.;
nella letteratura tedesca, cfr. TONNER, Die neue Pauschalreiserichtlinie, in Europäische Zeitsch-
rift für Wirtschaftsrecht, 2016, p. 95 ss.; BERGMANN, Die EU-Richtlinie über Pauschalreisen und
verbundene Reiseleistungen - eine lange Reise zum neuen Recht, in Verbraucher und Recht,
2016, p. 43 ss.; FÜHRICH, Die neue Pauschalreiserichtlinie. Inhalt und erste Überlegungen zur
Umsetzung, in Neue Juristische Wochenschrift, 2016, p. 1204 ss.; HENICKE, Pauschalreise-
Richtlinie - Neuer Wein in guten Schläuchen?, in Zeitschrift für Rechtspolitik, 2016, p. 226 ss.
V. altresì i saggi di LOOS, LUZAK e DE VRIES pubblicati nel fasc. 3/2016 del Journal of European
Consumer and Market Law.
5 Bundesgesetz, mit dem ein Bundesgesetz über Pauschalreisen und verbundene Reiselei-
stungen (Pauschalreisegesetz - PRG) erlassen wird sowie das Konsumentenschutzgesetz, das
Fern- und Auswärtsgeschäfte-Gesetz und das Verbraucherbehörden-Kooperationsgesetz geändert
werden, pubblicata nel Bundesgesetzblatt del 24 aprile 2017.
6 Drittes Gesetz zur Änderung reiserechtlicher Vorschriften, pubblicata nel Bundesgesetz-
blatt del 21 luglio 2017. Sulla legge tedesca, v. FÜHRICH, Das neue Pauschalreiserecht. Umset-
zung der Pauschalreiserichtlinie (EU) 2015/2302 in deutsches Recht, in Neue Juristische
Wochenschrift, 2017, p. 2945 ss.
4 GIOVANNI DE CRISTOFARO
In Italia si procederà – come tradizionalmente accade per il recepi-
mento delle direttive UE – per il tramite di un decreto legislativo, che il
Governo verrà delegato ad adottare dalla «Legge di delegazione europea
2016», attualmente in discussione nel nostro Parlamento.
Nel testo del disegno di legge di delegazione europea 2016 appro-
vato dal Senato il 2 agosto del 2017 (Atto Senato n. 2834) la dir.
2015/2302/UE compare nell’elenco (contenuto nell’Allegato A) delle di-
rettive per la cui attuazione il Governo viene delegato ad adottare i ne-
cessari decreti legislativi, ma non si rinviene una disposizione recante la
formulazione di criteri specifici per l’esercizio della delega concernente il
recepimento della dir. 2015/2302/UE, con riferimento alla quale il Se-
nato ha evidentemente ritenuto opportuno lasciare al Governo piena li-
bertà d’azione (ovviamente nel rispetto dei vincoli eurounitari e dei prin-
cipi e criteri generali di delega per l’attuazione del diritto UE dettati dal-
l’art. 32 legge n. 234 del 24 dicembre 20127): verosimilmente, alla base di
questa scelta vi è il convincimento – sul quale ha senz’altro influito in mi-
sura decisiva la natura “completa” dell’armonizzazione perseguita dalla
direttiva – dell’assenza di nodi “politici” delicati e della conseguente su-
perfluità della elaborazione di criteri ad hoc per l’esercizio della delega.
2. Le ragioni della riforma e gli obiettivi perseguiti dal legislatore del-
l’UE. Il passaggio all’armonizzazione «completa» delle discipline na-
zionali dei contratti per la prestazione di servizi di viaggio combinati
Le ragioni che hanno indotto la Commissione UE ad avviare l’iter
legislativo sfociato nell’approvazione della dir. 2015/2302/UE8 sono es-
senzialmente tre.
7 Tra questi ultimi, di cruciale importanza appare il criterio formulato dalla lett. c) del
citato art. 32, in forza della quale «gli atti di recepimento non possono prevedere il manteni-
mento o l’introduzione di livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle diret-
tive, ai sensi dell’art. 14, commi 24-bis, 24-ter e 24-quater della l. 28 dicembre 2005, n. 246».
Merita infatti di essere ricordato che a norma del comma 24-bis dell’art. 14 legge n. 246 del
2005, costituiscono «livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive:
a) l’introduzione o il mantenimento di requisiti, standard, obblighi e oneri non strettamente
necessari per l’attuazione delle direttive; b) l’estensione dell’àmbito soggettivo o oggettivo di
applicazione delle regole rispetto a quanto previsto dalle direttive, laddove ciò comporti mag-
giori oneri amministrativi per i destinatari; c) l’introduzione o il mantenimento di sanzioni,
procedure o meccanismi operativi più gravosi o complessi di quelli strettamente necessari per
l’attuazione delle direttive».
8 Già nel 2007 la Commissione aveva pubblicato un documento di lavoro sul quale
aveva aperto una pubblica consultazione i cui esiti avevano dimostrato l’esistenza di una forte
aspettativa di riforma della dir. 90/314/CEE. Una seconda consultazione pubblica sulle pro-
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 5
In primo luogo, la presa d’atto della necessità imprescindibile di
ammodernare la disciplina dei contratti di viaggio contenuta nella diret-
tiva del 1990, adeguandola ai numerosi mutamenti intervenuti nel mer-
cato europeo dei servizi turistici, migliorandone, arricchendone e com-
pletandone i contenuti e soprattutto adattandola alle implicazioni deri-
vanti dalla massiccia diffusione del ricorso ad internet come canale di
offerta e distribuzione di servizi di viaggio combinati9.
In secondo luogo, e proprio in connessione con l’avvento delle
nuove modalità di acquisizione di servizi di viaggio attraverso il ricorso
ad internet, la esigenza di estendere l’àmbito di applicazione oggettivo
della disciplina europea, al fine di includervi la maggior quantità possi-
bile di fattispecie contrattuali in relazione alle diverse possibili modalità
di combinazione più o meno personalizzata di servizi di viaggio consen-
tite dalla rete10.
In terzo ed ultimo luogo, e soprattutto, la volontà di realizzare an-
che per la disciplina dei contratti di viaggio il mutamento fondamentale
di impostazione già attuato per le sopra ricordate discipline eurounitarie
“ammodernate” nel corso degli anni 2000, abbandonando l’approccio
(tipico delle direttive degli anni ’80 e ’90) della armonizzazione c.d. mi-
nimale a favore di una armonizzazione “completa” delle legislazioni na-
zionali dei Paesi UE in materia di contratti aventi ad oggetto la presta-
zione di servizi di viaggio combinati.
spettive di riforma della direttiva del 1990 venne avviata dalla Commissione nel novembre del
2009, con esiti analoghi. Si sono resi tuttavia necessari ulteriori quattro anni per pervenire alla
presentazione della Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa ai
pacchetti turistici e ai servizi turistici assistiti, v. COM(2013) 512 def. del 12 luglio 2013. Cfr.
altresì la contestuale Comunicazione della Commissione UE «Portare nell’era digitale le
norme dell’UE sui pacchetti turistici», COM(2013) 513 def.
9 Cfr. il 1° considerando: «La dir. 90/314/CEE del Consiglio conferisce una serie d’im-
portanti diritti ai consumatori in materia di pacchetti turistici, in particolare riguardo all’ob-
bligo d’informazione, alla responsabilità dei professionisti per l’esecuzione di un pacchetto e
alla protezione in caso d’insolvenza di un organizzatore o di un venditore. È tuttavia necessa-
rio adattare agli sviluppi del settore il quadro legislativo al fine di renderlo più adeguato al mer-
cato interno, eliminare le ambiguità e colmare le lacune normative».
10 Cfr. il 2° considerando: «[…] da quando è stata adottata la dir. 90/314/CEE, il mer-
cato del turismo ha subito profondi cambiamenti. Ai canali di distribuzione tradizionali si è
aggiunto internet, che è diventato un mezzo sempre più importante attraverso il quale ven-
gono offerti o venduti servizi turistici. Questi ultimi non sono solo combinati nella forma di tra-
dizionali pacchetti preconfezionati, ma sono anche sempre più spesso personalizzati. Molte di
queste combinazioni di servizi turistici si trovano giuridicamente in una “zona grigia” o non
rientrano affatto nell’àmbito d’applicazione della dir. 90/314/CEE. La presente direttiva in-
tende estenderne la tutela onde tener conto di questi sviluppi, aumentare la trasparenza e raffor-
zare la certezza giuridica per viaggiatori e professionisti.
6 GIOVANNI DE CRISTOFARO
Manca invero nella dir. 2015/2302/UE una disposizione corrispon-
dente a quella contenuta nell’art. 8 dir. 90/314/CEE11, che aveva consen-
tito ai legislatori nazionali – in sede di predisposizione dei contenuti delle
discipline interne di recepimento – di discostarsi in misura più o meno
significativa dal tenore della direttiva comunitaria, per un verso integran-
dola ed arricchendola e per altro verso modificandone taluni contenuti
precettivi in funzione di una maggiore protezione della parte “debole”
del rapporto contrattuale. Per contro, nell’art. 4 dir. 2015/2302/UE si
statuisce espressamente che, «salvo che la presente direttiva disponga al-
trimenti, gli Stati membri non mantengono o introducono nel loro diritto
nazionale disposizioni divergenti da quelle stabilite dalla presente direttiva,
incluse le disposizioni più o meno severe per garantire al viaggiatore un
livello di tutela diverso».
Le ragioni addotte dal legislatore europeo a sostegno del passaggio
ad una armonizzazione “completa” delle discipline nazionali dei contratti
di viaggio sono sostanzialmente identiche a quelle invocate a giustifica-
zione dell’analogo passaggio compiuto per le discipline delle pratiche
commerciali sleali (rispetto alla “vecchia” disciplina della pubblicità in-
gannevole), dei contratti di credito al consumo e di time-sharing immo-
biliare, nonché dei contratti stipulati a distanza e fuori dai locali com-
merciali. I margini di discrezionalità lasciati agli Stati membri dalle diret-
tive di armonizzazione minimale (oggi abrogate) avevano reso possibile la
creazione di profonde differenze fra le legislazioni nazionali; la frammen-
tazione giuridica causata da tali differenze aveva dissuaso i consumatori
dall’interessarsi ad offerte contrattuali soggette a legislazioni diverse da
quelle del loro Stato di residenza e soprattutto aveva costretto le imprese
intenzionate ad offrire servizi di viaggio anche a consumatori residenti in
Stati diversi da quelli in cui esse hanno la propria sede principale ad af-
frontare maggiori costi e a fronteggiare svariate difficoltà: ciò si era tra-
dotto in un ostacolo significativo alla creazione dell’offerta transfronta-
liera di servizi di viaggio con conseguente limitazione delle possibilità di
scelta dei consumatori e freno alla creazione di un mercato europeo au-
tenticamente concorrenziale dei servizi di viaggio12. «Ravvicinare ulte-
riormente» (attraverso una armonizzazione completa e non meramente
minimale) le legislazioni degli Stati membri relative ai contratti per la
prestazione di servizi di viaggio combinati e ai servizi turistici collegati è
apparso così necessario ed imprescindibile per consentire a viaggiatori e
11 «Nel settore disciplinato dalla presente direttiva gli Stati membri possono adottare o
mantenere in vigore disposizioni più rigorose ai fini della protezione del consumatore».
12 Cfr. il 4° considerando della direttiva.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 7
professionisti di «beneficiare appieno del mercato interno», assicurando
ai viaggiatori residenti in UE un livello di protezione dei consumatori
«elevato» e «il più uniforme possibile» in tutta l’Unione13.
Con riguardo a tali argomentazioni, alla loro fondatezza e ragione-
volezza si potrebbero ovviamente esprimere le medesime perplessità e
critiche già ampiamente manifestate dalla dottrina europea con riferi-
mento alle ulteriori direttive di tutela del consumatore di armonizzazione
minimale precedentemente abrogate e sostituite da direttive di armoniz-
zazione completa, ma non è questa la sede più opportuna per approfon-
dire tale delicata problematica.
Ci limiteremo pertanto ad alcune brevi considerazioni.
In primis, anche con riguardo alla disciplina dei contratti di viaggio
si riscontrano i profili problematici già evidenziati da precedenti direttive
di armonizzazione completa, che indeboliscono l’opzione di fondo com-
piuta dal legislatore europeo (rischiando di compromettere la realizza-
zione dell’obiettivo di effettiva e totale armonizzazione delle legislazioni
nazionali perseguito dall’UE).
In alcuni casi l’adozione di un precetto viene rimessa alla discrezio-
nalità dei legislatori nazionali: v. ad es. l’attribuzione al viaggiatore di uno
ius poenitendi ad nutum (esercitabile entro 14 giorni) rispetto al contratto
di viaggio stipulato fuori dai locali commerciali, consentita ma non im-
posta ai legislatori nazionali dal par. 5 dell’art. 12 dir. 2015/2302/UE14.
In altri casi la direttiva si limita a disciplinare un aspetto della fatti-
specie in modo generico e lacunoso, di fatto rimettendo ai legislatori na-
13 Cfr. art. 1 e 6° considerando della direttiva.
14 In proposito già si rileva una non irrilevante differenza fra le modalità con le quali
questa possibilità è stata sfruttata dai legislatori tedesco ed austriaco. In Austria i contratti di
viaggio sono stati infatti (e rimangono) integralmente sottratti al FAGG (Fern- und Auswärt-
sgeschäfte-Gesetz) del 2014 (contenente le disposizioni di attuazione della disciplina dei con-
tratti a distanza e fuori dai locali commerciali dettata dalla dir. 2011/83/UE), ma continua a
trovare ad essi applicazione il § 3 del Konsumentenschutzgesetz, disposizione autonomamente
elaborata dal legislatore austriaco (a prescindere da qualsivoglia obbligo di fonte eurounita-
ria) che accorda al consumatore il diritto di revocare entro 14 giorni la dichiarazione nego-
ziale emessa fuori dai locali commerciali della controparte al fine di stipulare un contratto
con un professionista. In Germania, per contro, ai sensi del novellato comma 7 del § 312
BGB la disciplina del diritto del consumatore di recedere dal contratto stipulato (rectius: di
revocare la dichiarazione negoziale emessa) fuori dai locali commerciali contenuta nel comma
1 del § 312g BGB (che – in attuazione dell’art. 9, par. 1, dir. 2011/83/UE – attribuisce al con-
sumatore che abbia concluso un contratto fuori dai locali commerciali il diritto di revocare la
propria dichiarazione negoziale ai sensi del § 355 BGB) viene dichiarata applicabile anche ai
contratti di viaggio stipulati da consumatori fuori dai locali commerciali, a condizione però
che le trattative orali sulla base delle quali (ed in esito alle quali) le parti siano pervenute a
perfezionare l’accordo contrattuale non siano state avviate e condotte a seguito di una appo-
sita e preventiva richiesta formulata dal consumatore alla controparte.
8 GIOVANNI DE CRISTOFARO
zionali il compito di integrare e completare la relativa disciplina: si pensi
ad es. alla problematica dei presupposti e dei parametri di quantifica-
zione del risarcimento del danno non patrimoniale «da vacanza rovinata»
spettante al viaggiatore nel caso di mancata esecuzione del contratto ov-
vero di prestazione di servizi di viaggio non conformi al contratto, ri-
spetto alla quale si rinviene soltanto una vaga indicazione nel 34° consi-
derando della direttiva, laddove si stabilisce che «il risarcimento do-
vrebbe coprire anche i danni morali, come il risarcimento per la perdita
in termini di godimento del viaggio o della vacanza a causa di problemi
sostanziali nell’esecuzione dei pertinenti servizi turistici», ma nulla si sta-
tuisce in merito ai parametri di quantificazione di tale risarcimento15.
Ma soprattutto, la direttiva «non pregiudica il diritto contrattuale na-
zionale generale, quali le norme sulla validità, formazione o efficacia di un
contratto, nella misura in cui gli aspetti relativi al diritto contrattuale ge-
nerale non sono disciplinati dalla presente direttiva» (art. 2, par. 3): ciò si-
gnifica che per tutto quanto non viene regolamentato in modo puntuale,
analitico ed esaustivo dalla direttiva possono e debbono operare i prin-
cipi e i precetti del diritto privato nazionale, consacrati in apposite di-
sposizioni di rango legislativo ovvero elaborati dalla giurisprudenza, con
il che tornano inevitabilmente ad aprirsi le porte a possibili differenzia-
zioni fra i regimi normativi nazionali applicabili alle fattispecie contrat-
tuali interessate. Merita tuttavia di essere rilevato che siffatti precetti e
principi potranno trovare applicazione soltanto ad integrazione delle di-
sposizioni di attuazione della direttiva, e pur sempre nel rispetto della di-
rettrice fondamentale dell’armonizzazione completa, e quindi alla impre-
scindibile condizione che la loro applicazione non conduca, direttamente
o indirettamente, ad accordare al viaggiatore un livello di tutela diverso
(non importa se maggiore o minore) rispetto a quello perseguito e garan-
tito dalla direttiva. Ne deriva un vincolo assai stringente e delicato non
15 In proposito risultano prive di qualsivoglia indicazione più puntuale sia la disposi-
zione attuativa tedesca che quella austriaca. Il comma 2° del nuovo § 651n BGB si limita
infatti a stabilire che se il viaggio non viene effettuato o viene notevolmente pregiudicato il
viaggiatore può anche pretendere un adeguato indennizzo pecuniario (angemessene Entschä-
digung in Geld) per il tempo di vacanza inutilmente sprecato (nutzlos aufgewendeter Ur-
laubszeit). Per parte sua, il § 12, comma 2°, del Pauschalreisegesetz austriaco prevede soltanto
che, se la non conformità al contratto dei servizi di viaggio forniti è stata notevole (erheblich),
la pretesa al risarcimento del danno include anche la pretesa al ristoro della perdita del godi-
mento della vacanza (Ersatz der entgangenen Urlaubsfreude). In entrambi i Paesi è pertanto
verosimile che le prassi già da tempo elaborate e applicate autonomamente dalla giurispru-
denza nazionale per la quantificazione del risarcimento verranno sostanzialmente mantenute,
senza che l’avvento della nuova disciplina di armonizzazione completa di derivazione eurou-
nitaria appaia destinata ad avere ripercussioni significative.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 9
soltanto per il legislatore nazionale in sede di predisposizione dei conte-
nuti del provvedimento normativo interno di attuazione, ma anche per
l’interprete (in primis l’autorità giudiziaria) in sede di ricorso ai principi
e ai precetti del diritto nazionale delle obbligazioni e dei contratti ai fini
della ricostruzione del complessivo regime normativo applicabile ai con-
tratti di viaggio e della definizione delle controversie ad essi relative.
Infine, va ricordato che la natura “completa” dell’armonizzazione ri-
guarda soltanto i contenuti della disciplina, non invece il suo campo di
applicazione: al legislatore nazionale è pertanto sicuramente consentito
includere nell’àmbito di operatività delle disposizioni di recepimento
della direttiva anche fattispecie contrattuali che a rigore non vi rientre-
rebbero, in quanto esorbitanti le limitazioni oggettive o soggettive poste
dal legislatore europeo al campo di applicazione della dir. 2015/230216.
3. La struttura e i contenuti della dir. 2015/2302/UE
La dir. 90/314/CEE constava in tutto di 10 articoli e di un solo Al-
legato.
La nuova direttiva del 2015 conta invece ben 54 considerando, 31 ar-
ticoli distribuiti in 8 Capi, nonché due Allegati, contenenti complessiva-
mente ben 8 diversi moduli informativi standard di cui viene prevista
l’obbligatoria trasmissione al viaggiatore nella fase precontrattuale.
Già da questo raffronto emerge quanto più ricca, complessa e detta-
gliata sia la nuova disciplina rispetto a quella precedente.
Il Capo I reca disposizioni di carattere generale ed introduttivo,
volte ad enunciare l’oggetto e lo scopo perseguito dalla direttiva (art. 1),
a delimitarne l’àmbito di applicazione (art. 2), a fornire – secondo la tec-
nica tipicamente propria della legislazione UE – la definizione normativa
del significato e della portata di termini utilizzati nel testo normativo per
designare nozioni-chiave impiegate nella costruzione della disciplina (art.
3) ed infine ad individuare la natura (“completa”) dell’armonizzazione
perseguita dalla direttiva e i conseguenti limiti posti alla discrezionalità
dei legislatori nazionali in sede di recepimento (art. 4).
16 Cfr. il 21° considerando della direttiva, ove si chiarisce esplicitamente che gli Stati
membri sono legittimati a includere nell’àmbito di operatività di tutte o di alcune disposizioni
nazionali di attuazione della direttiva anche “settori” (rectius: fattispecie) che a rigore non
rientrano nell’àmbito di applicazione della direttiva stessa e a titolo esemplificativo si menzio-
nano i contratti aventi ad oggetto la prestazione di singoli servizi turistici (quali l’affitto di
case di villeggiatura) ovvero pacchetti offerti occasionalmente, senza fini di lucro, a un
gruppo limitato di viaggiatori o ancora pacchetti e servizi turistici collegati che coprono un
arco di tempo inferiore a 24 ore e non includono l’alloggio.
10 GIOVANNI DE CRISTOFARO
I successivi tre Capi (artt. 5-16) sono dedicati ai «contratti di pac-
chetto turistico»: in primo luogo vengono regolamentati la fase precon-
trattuale (con particolare riguardo agli obblighi informativi gravanti sui
professionisti), la conclusione e il contenuto “necessario” del contratto
(Capo II); in secondo luogo, vengono regolamentate le vicende modifica-
tive e risolutorie che possono verificarsi nella fase successiva alla stipula-
zione del contratto e anteriore all’inizio della fruizione del pacchetto di
servizi da parte del viaggiatore (Capo III); in terzo luogo, vengono rego-
lati i diritti e doveri reciproci delle parti nel corso della vera e propria ese-
cuzione dei servizi combinati nel pacchetto, con particolare riguardo ai
diritti spettanti al viaggiatore a fronte della mancata esecuzione del con-
tratto o della prestazione di servizi “non conformi” al contratto (Capo V).
Le disposizioni inserite nel Capo V (art. 17-18) affrontano il delicato
problema della protezione del viaggiatore nei confronti dei rischi e dei
pregiudizi derivanti da un eventuale stato di insolvenza dell’organizza-
tore sopravvenuto posteriormente alla stipulazione del contratto e ante-
riormente alla fruizione del “pacchetto”: un problema al quale l’art. 7
dir. 90/314/CEE aveva offerto una soluzione alquanto vaga, generica e
lacunosa, che aveva suscitato (anche per la sua inadeguatezza) un vivace
contenzioso17.
L’art. unico in cui si esaurisce il contenuto del Capo VI reca una di-
sciplina del tutto innovativa degli obblighi di condotta (prestazione di
garanzie per il rimborso di pagamenti effettuati dai viaggiatori dovuto in
caso di insolvenza del professionista e doveri informativi precontrattuali)
posti a carico dei professionisti che «agevolano» (rectius: intermediano,
rendendola possibile18) la stipulazione di contratti aventi ad oggetto la
prestazione di servizi di viaggio che, pur non combinati in un pacchetto,
risultino tuttavia comunque «collegati», in quanto la conclusione dei due
o più contratti separati vertenti sulla prestazione di siffatti servizi abbia
avuto luogo con le modalità ed in presenza dei presupposti individuati a
17 La Corte di Giustizia europea è stata ripetutamente costretta ad intervenire: v. Corte
giust. 8 ottobre 1996, cause riunite C-178/94, C-179/94, C-188/94, C-189/94 e C-190/94,
Dillenkofer e altri c. Repubblica Federale di Germania; Corte giust. 14 maggio 1998, causa C-
364/96, Verein für Konsumenteninformation c. Österreichische Kreditversicherungs AG; Corte
giust. 1° dicembre 1998, causa C-410/96, Ambry; Corte giust. 15 giugno 1999, causa C-140/
97, Rechberger e altri c. Repubblica d’Austria; Corte giust. 16 febbraio 2012, causa C-134/11,
Blödel-Pawlik c. HanseMerkur Reiseversicherung AG; Corte giust., ord., 16 gennaio 2014,
causa C-430/13, Baradics e altri c. QBE Insurance (Europe) Ltd Magyarországi Fióktelepe. Per
il diritto italiano, si pensi alla tormentata vicenda evolutiva della formulazione e concreta
applicazione della disciplina attualmente contenuta negli artt. 50 e 51 c.tur.
18 V. la versione tedesca del testo della direttiva, nella quale viene correttamente im-
piegato il termine vermitteln.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 11
tal fine dall’apposita definizione (di servizi «collegati») inserita nel n. 5
dell’art. 3 dir. 2015/2302/UE.
I Capi VII e VII recano infine, rispettivamente, una serie di disposi-
zioni «generali» (art. 20-27) e «finali» (28-31).
Ferma restando l’indiscutibile importanza delle nuove disposizioni
dedicate alla protezione in caso di insolvenza e del (pur esiguo) gruppo
di precetti destinati a trovare applicazione alla peculiare figura del pro-
fessionista «facilitatore/intermediario» della conclusione di una pluralità
di contratti separati aventi ad oggetto servizi di viaggio suscettibili di es-
sere qualificati come «collegati», non vi è dubbio che le disposizioni di
maggior rilevanza ed interesse, sul piano sia teorico che pratico, siano
quelle (inserite nei Capi II-IV) recanti il nuovo regime normativo dei
contratti aventi ad oggetto la prestazione di servizi di viaggio combinati
in un “pacchetto”.
Sotto il profilo della struttura e dei contenuti, tale regime appare de-
lineato da una disciplina sicuramente assai più ricca, dettagliata e meglio
formulata ed organizzata rispetto a quella inserita nell’abrogata direttiva
del 1990: una regolamentazione tendenzialmente completa ed esaustiva
della fattispecie contrattuale, dalla fase degli obblighi informativi pre-
contrattuali a quella del perfezionamento dell’accordo e della eventuale
cessione a terzi dei diritti che ne derivano, con una chiara e lineare di-
stinzione fra le regole destinate a “governare” le due fasi fondamentali in
cui si articola e suddivide l’esecuzione del contratto di viaggio: quella che
si apre con la stipulazione del contratto e si chiude con l’inizio della frui-
zione dei servizi inclusi nel pacchetto da parte del viaggiatore, e quella
che più riguarda più propriamente e direttamente la concreta prestazione
dei servizi dedotti in contratto, che si chiude con il completamento della
fruizione di tali servizi.
4. I contratti per la prestazione di servizi di viaggio combinati in un pac-
chetto stipulati da «professionisti» con «viaggiatori»: profili oggettivi
della fattispecie
Sembra opportuno svolgere, in via preliminare, alcune considera-
zioni sulle modalità con le quali sono stati individuati dal legislatore eu-
ropeo i contorni ed i confini di tale fattispecie contrattuale.
Decisive, ai fini della puntuale delimitazione dell’àmbito di operati-
vità delle disposizioni contenute negli artt. 5-16 dir. 2015/2302/UE, sono
le disposizioni inserite nei parr. 1 e 2 dell’art. 2 e le definizioni contenute
nei nn. 1 (servizio turistico), 2 (pacchetto), 3 (contratto di pacchetto tu-
12 GIOVANNI DE CRISTOFARO
ristico), 6 (viaggiatore), 7 (professionista), 8 (organizzatore) e 9 (vendi-
tore) dell’art. 3 della medesima direttiva.
In via preliminare merita di essere rilevato che nella versione italiana
della direttiva i summenzionati precetti sono stati redatti con modalità ed
opzioni linguistiche a dir poco discutibili, sicché in sede e ai fini del re-
cepimento nel nostro ordinamento si renderà indispensabile, ai fini del-
l’individuazione della soluzione semantica tecnicamente più corretta e
coerente con lo spirito e gli obiettivi della direttiva, un attento e serrato
confronto con le altre versioni linguistiche del testo normativo eurouni-
tario, e ciò al fine di evitare errori, ambiguità e confusione.
Ci limiteremo in questa sede a formulare un esempio.
Nelle nozioni (rispettivamente, di «servizi turistici» e «servizi turi-
stici collegati») di cui viene fornita una definizione normativa dai nn. 1 e
5 dell’art. 3 dir. 2015/2302/UE compare la locuzione «servizi turistici»,
che viene poi costantemente ed indifferentemente impiegata nell’intera
versione italiana del testo della direttiva. Se si guarda alle altre versioni
linguistiche, si può tuttavia appurare che l’aggettivo impiegato per con-
traddistinguere i «servizi» dedotti nel contratto è diverso (travel service;
service de voyage; servicio de viaje; Reiseleistung) e che soltanto in sede e
ai fini della qualificazione della peculiare categoria dei servizi contem-
plata dalla lett. d) del n. 1 dell’art. 3 («qualunque altro servizio […]») si
fa ricorso in tutte le versioni linguistiche all’aggettivo «turistico».
La differenza, ovviamente, non è affatto casuale: facendo generica-
mente riferimento ai «servizi di viaggio» (anziché ai servizi «turistici»)
nelle versioni linguistiche della direttiva diverse da quella italiana il legi-
slatore europeo ha infatti inteso evidenziare – in coerenza con le scelte
compiute in sede di delimitazione dell’àmbito soggettivo di applicazione
– che la nuova disciplina trova applicazione a tutti i contratti aventi ad
oggetto una pluralità di servizi combinati in vista ed in funzione della
realizzazione di un viaggio, a prescindere dalla finalità e dalla connota-
zione (puramente turistica ovvero di altra natura, eventualmente anche
lavorativa o professionale) del viaggio medesimo.
Per quale ragione nella versione italiana della direttiva questa diffe-
renziazione semantica sia stata abbandonata e si sia scelto di utilizzare
sempre ed ovunque l’aggettivo «turistico», è un mistero. Certo è che
questo inspiegabile errore dovrà necessariamente essere corretto nel
provvedimento di attuazione, che dovrà utilizzare la locuzione «servizi
di viaggio» in tutti i casi in cui nelle altre versione linguistiche della di-
rettiva si discorre di travel service, service de voyage, servicio de viaje,
Reiseleistung e potrà ricorrere alla locuzione «servizi turistici» in tutti e
soltanto i casi (invero piuttosto rari) in cui anche nelle altre versioni lin-
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 13
guistiche si parla di tourist service, touristische Leistung, servicio tu-
rìstico, service touristique19.
Del pari, sarà a nostro avviso opportuno evitare la pedissequa ripro-
duzione dell’espressione «contratto di pacchetto turistico» (espressione a
dire il vero inaccettabile già sul piano della lingua italiana) ed impiegare
piuttosto – assai più semplicemente ed efficacemente – la locuzione
«contratto di viaggio».
Fatta queste precisazione, occorre sottolineare che il novero della
fattispecie contrattuali suscettibili di rientrare nell’àmbito di operatività
della dir. 2015/2302/UE è sensibilmente più ampio rispetto a quello delle
fattispecie incluse nel campo di applicazione della direttiva del 1990, e
ciò per almeno tre ordini di ragioni.
In primo luogo, la nuova direttiva si applica non soltanto nell’ipotesi
in cui tutti i servizi «combinati» in funzione della realizzazione del viag-
gio siano contemplati da un unico ed unitario contratto, ma anche nelle
ipotesi in cui essi vengano contemplati da contratti formalmente distinti,
a condizione che essi possano e debbano considerarsi combinati in un
pacchetto finalizzato alla realizzazione dello stesso viaggio o della mede-
sima vacanza (cfr. la definizione di «contratto di pacchetto turistico»
contenuta nel n. 3 dell’art. 3).
In secondo luogo, l’elenco dei servizi di viaggio la cui combinazione
può dar vita ad un «pacchetto» è stato arricchito: al trasporto di persone
e all’alloggio per fini non residenziali (rectius: abitativi) è stato infatti ag-
giunto il noleggio di auto, veicoli a motore o motocicli (non contemplato
in una previsione ad hoc nella dir. 90/314/CEE), ferma restando la previ-
sione “di chiusura” – già presente nella direttiva del 1990 – di «qualun-
que altro servizio turistico» non facente parte integrante di uno dei ser-
vizi di viaggio “principali” elencati nelle lett. a)-c) del n. 1 dell’art. 320.
In terzo ed ultimo luogo, e soprattutto, al fine di tener conto delle
modalità sempre più diffuse di “costruzione” di pacchetti di viaggio me-
diante il ricorso ad internet è stata adottata una nozione di «combina-
zione» del pacchetto assai più ampia ed elastica rispetto a quella di com-
binazione prefissata (scil. dal professionista) che compariva nella direttiva
del 1990: per un verso [art. 3, n. 2, lett. a)] infatti si ammette che, nelle
19 Così, ad es., la disposizione di recepimento della lett. d) del n. 1 dell’art. 3 dir. do-
vrebbe a nostro avviso essere redatta nel modo seguente: qualunque altro servizio turistico
che non faccia integralmente parte di uno dei servizi di viaggio indicati nelle lett. a), b) e c).
20 Si afferma nel 18° considerando che nella nozione di «altri servizi turistici» (tourist
services) non facenti intrinsecamente parte del trasporto dei passeggeri, dell’alloggio o del no-
leggio di veicoli a motore o motocicli possono essere ad es. ricompresi l’accesso a concerti,
eventi sportivi, escursioni o siti per eventi, visite guidate, skipass e noleggio di attrezzature
sportive o trattamenti benessere.
14 GIOVANNI DE CRISTOFARO
ipotesi in cui tutti i servizi vengano dedotti in un contratto unitario, la
combinazione possa essere stata effettuata dal professionista «su richiesta
del viaggiatore o conformemente ad una sua selezione»21, per altro verso
[art. 3, n. 2, lett. b)] si individuano ben 5 categorie di ipotesi nelle quali
i servizi di viaggio possono e debbono considerarsi «combinati» in un
«pacchetto» (con conseguente applicazione della direttiva) nonostante
ciascuno di essi sia stato dedotto in un contratto separato ed autonomo,
stipulato dal viaggiatore con il professionista che si è obbligato a fornirlo.
È stato invece conservato il limite, già contemplato dalla vecchia di-
rettiva, in forza del quale la disciplina europea può trovare applicazione
soltanto a contratti aventi ad oggetto servizi combinati in un pacchetto
che abbia una durata non inferiore alle 24 ore ovvero, in alternativa, in-
cluda almeno un pernottamento [art. 2, par. 1, lett. a)].
5. (Segue) Profili soggettivi della fattispecie
Dal punto di vista soggettivo, il contratto (o l’insieme dei contratti)
avente ad oggetto la prestazione di servizi di viaggio suscettibili di essere
considerati «combinati» in un «pacchetto» è soggetto alla direttiva sol-
tanto se è stato concluso da un «viaggiatore» con un «professionista».
Di immediata rilevanza appare la scelta del legislatore europeo di ri-
correre, per designare la parte alla quale viene contrattualmente pro-
messa la prestazione dei servizi di viaggio combinati in un pacchetto, al
termine «viaggiatore», in sostituzione del termine «consumatore» che ve-
niva invece impiegato nella dir. 90/314/CEE (art. 2, n. 4).
La scelta merita senz’altro di essere condivisa, alla luce delle moda-
lità con cui sono stati delineati i contenuti della relativa nozione nel n. 6
dell’art. 3 della nuova direttiva: in questa previsione non si fa infatti rife-
rimento (come accade invece in tutte le direttive UE concernenti i «con-
tratti dei consumatori» in senso stretto e proprio) alle (sole) persone fisi-
che che stipulano un contratto per scopi non riconducibili ad una attività
imprenditoriale o professionale, ma – con modalità analoghe a quelle
21 Viene così “codificata” la soluzione già adottata in via interpretativa dalla sentenza
del 30 aprile 2002, causa C-400/00, Club-Tour, Viagens e Turismo SA e Alberto Carlos Lobo
Gonçalves Garrido, nella quale la Corte di giustizia UE ha affermato che l’espressione «tutto
compreso» impiegata nell’art. 2, punto 1, dir. 90/314/CEE, deve essere interpretata nel senso
che include i viaggi organizzati da un’agenzia di viaggi su domanda del consumatore o di un
gruppo ristretto di consumatori e conformemente alle loro richieste e che l’espressione «pre-
fissata combinazione» di cui all’art. 2, punto 1, dir. 90/314/CEE deve essere interpretata nel
senso che essa include anche le combinazioni di servizi turistici effettuate al momento in cui
il contratto viene stipulato tra l’agenzia di viaggi e il cliente.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 15
adottate nei regolamenti UE sul trasporto di persone22, applicabili a tutti
indistintamente i «passeggeri» – si ricomprende assai più genericamente
«chiunque» intenda concludere un contratto o sia comunque legittimato
a fruire dei servizi di viaggio contemplati da un contratto rientrante nel-
l’àmbito di operatività della direttiva.
A rigore, dunque, non parrebbe esservi limitazione alcuna: la diret-
tiva si applica a prescindere dalla natura (persona fisica, ente collettivo
dotato o sprovvisto di personalità giuridica) del soggetto che abbia sti-
pulato l’accordo con il professionista impegnatosi a fornire i servizi di
viaggio combinati, nonché a prescindere dalla inerenza o estraneità ad
una attività imprenditoriale o professionale degli scopi in vista dei quali
tali servizi siano destinati ad essere goduti dal soggetto che sia legittimato
a fruirne in base al contratto, nella sua qualità di parte formale e sostan-
ziale dell’accordo ovvero di soggetto in nome, nell’interesse o in favore
del quale l’accordo sia stato da altri stipulato23.
Anche imprenditori individuali, liberi professionisti o enti a scopo
di lucro che abbiano stipulato il contratto per scopi riconducibili all’atti-
vità professionale o imprenditoriale svolta possono dunque invocare l’ap-
plicazione della direttiva, a meno che (arg. ex art. 2, par. 2, n. 3, dir.
2015/2302/UE) il singolo pacchetto sia stato oggetto di un contratto
concluso nell’àmbito ed in esecuzione di un «accordo generale» (con-
tratto quadro) per l’organizzazione di viaggi di natura professionale sti-
pulato fra professionisti24.
22 V. reg. CE n. 261/2004 dell’11 febbraio 2004 che istituisce regole comuni in materia
di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del
volo o di ritardo prolungato; reg. CE n. 1371/2007 del 23 ottobre 2007 relativo ai diritti e
agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario; reg. UE n. 1177/2010 del 24 novembre
2010 relativo ai diritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne; reg.
UE n. 191/2011 del 16 febbraio 2011 relativo ai diritti dei passeggeri nel trasporto effettuato
con autobus.
23 Già la direttiva del 1990 aveva invero un àmbito di applicazione soggettivo assai più
vasto rispetto a quello di altre direttive di tutela del consumatore: è vero infatti che in essa si
faceva uso del termine «consumatore», ma i contenuti della relativa nozione venivano definiti
in termini profondamente diversi rispetto a quelli impiegati in tutte le altre direttive consu-
meristiche per definire i contenuti della nozione di consumatore: ai sensi della previsione del
n. 4 dell’art. 2 dir. 90/314/CEE, infatti, doveva intendersi per «consumatore»: la persona che
acquista o si impegna ad acquistare servizi tutto compreso («il contraente principale») o qual-
siasi persona per conto della quale il contraente principale si impegna ad acquistare servizi
tutto compreso («gli altri beneficiari») o qualsiasi persona cui il contraente principale o uno
degli altri beneficiari cede i servizi tutto compreso («il cessionario»).
24 Cfr. il 7° considerando della direttiva, nel quale, pur ammettendosi che «la maggior
parte dei viaggiatori che acquistano pacchetti o servizi turistici collegati sono consumatori ai
sensi del diritto dell’UE», si afferma che «non sempre è agevole distinguere tra consumatori
e rappresentanti di piccole imprese o liberi professionisti che prenotano viaggi legati alla loro
attività commerciale o professionale tramite gli stessi canali usati dai consumatori, ricono-
16 GIOVANNI DE CRISTOFARO
L’inclusione di tali soggetti – accanto ai consumatori in senso stretto
e proprio – nell’àmbito di applicazione della direttiva è giustamente ap-
parsa al legislatore UE incompatibile con l’utilizzazione del termine
«consumatore», il cui significato e la cui portata a livello UE sono ormai
chiaramente definiti e consolidati, rendendo necessaria – onde evitare
confusioni e sovrapposizioni – l’utilizzazione di un termine diverso e più
“neutro”25.
Quanto alla controparte del viaggiatore, necessario e sufficiente è
che si tratti di un soggetto (non importa se persona fisica o ente collet-
tivo) che stipula il contratto nell’esercizio e nel quadro della propria atti-
vità imprenditoriale, sia che agisca nella veste di organizzatore del pac-
chetto, sia che agisca nella vesta di fornitore di singoli servizi di viaggio,
sia infine che agisca nella veste di mero «venditore» (id est intermediario
mandatario dell’organizzatore o di uno o più fornitori).
Dal tenore testuale della previsione della lett. c) del par. 2 dell’art. 2
sembra potersi desumere che la direttiva trova applicazione anche nelle
ipotesi in cui il contratto di viaggio viene concluso con un «viaggiatore»
da un ente non profit ovvero da una persona fisica che solo occasional-
mente – e non stabilmente ed in modo professionale – stipuli contratti di
tal fatta: stante la cumulatività delle condizioni stabilite per l’operare del-
l’eccezione ivi contemplata, un contratto di viaggio stipulato (nella veste
di venditore o organizzatore) da un ente no profit o da una persona fisica
in via del tutto occasionale è sottratto alla direttiva soltanto se è stato
concluso senza fini di lucro e con un gruppo limitato di viaggiatori.
6. Le differenze intercorrenti fra la disciplina dei contratti di viaggio det-
tata dalla dir. 2015/2302/UE e le discipline contenute nelle direttive
UE concernenti i contratti dei consumatori. I contratti di viaggio e il
diritto UE dei consumatori
La nuova disciplina europea dei contratti di viaggio non si differen-
zia dalle discipline contenute nelle direttive UE di tutela del consuma-
tore in materia contrattuale soltanto per le modalità con cui vengono de-
scendosi che «questo tipo di viaggiatori spesso necessita di un livello di tutela analogo». Di
qui l’opportunità di includere nell’àmbito di operatività della direttiva anche «coloro che
viaggiano per scopi professionali, compresi i liberi professionisti, o i lavoratori autonomi o
altre persone fisiche, qualora non definiscano le modalità di viaggio in base a un accordo ge-
nerale». Nel considerando non si fa alcun cenno alle persone giuridiche e agli enti, ma non vi
è motivo per escludere che la direttiva si applichi anche ai contratti che enti collettivi stipu-
lino per la fornitura di pacchetti di viaggio destinati ad esser fruiti da singole persone fisiche.
25 Cfr. ancora il 7° considerando della direttiva del 2015: Al fine di evitare confusione
con la definizione di «consumatore» usata in altra legislazione dell’Unione, è opportuno definire
le persone protette dalla presente direttiva come «viaggiatori».
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 17
finiti sotto il profilo soggettivo i confini del suo àmbito di operatività, a
tal punto diverse (e meno restrittive) da aver “costretto” il legislatore UE
a ricorrere alla nozione di «viaggiatore» in vece della nozione di «con-
sumatore».
Se posta a confronto con le discipline inserite nelle direttive UE vi-
genti in materia di contratti dei consumatori – quali ad es. quelle concer-
nenti le vendite mobiliari (dir. 99/44/CE), i contratti di time-sharing (dir.
2008/122/CE), i contratti di credito (dir. 2008/48/CE e dir. 2014/17/
UE), i contratti di vendita di beni mobili e i contratti per la prestazione
di servizi stipulati a distanza o fuori dai locali commerciali (dir. 2011/
83/UE e dir. 2002/65/CE), la disciplina dettata dalla dir. 2015/2302/UE
presenta infatti anche e soprattutto nella sua struttura e nei suoi conte-
nuti specifiche peculiarità che la rendono profondamente diversa ed in
un certo qual modo unica.
Ancorché nel suo art. 1 (rubricato «Oggetto») si affermi – non di-
versamente da quanto si afferma nelle disposizioni di apertura di tutte le
altre vigenti direttive di tutela del consumatore in materia contrattuale –
che essa si prefigge l’obiettivo di contribuire al corretto funzionamento
del mercato interno e al conseguimento di un livello elevato e il più pos-
sibile uniforme di tutela dei consumatori mediante il ravvicinamento
(soltanto) di «taluni aspetti» delle disposizioni nazionali in materia di
contratti stipulati da viaggiatori con professionisti aventi ad oggetto la
prestazione di servizi di viaggio combinati in pacchetti, la dir. 2015/
2302/UE affronta in realtà tutti (o quasi) gli “aspetti” più rilevanti della
relativa fattispecie contrattuale, con una ricchezza ed un grado di com-
pletezza senz’altro paragonabile a quello che caratterizza le disciplina dei
singoli contratti “tipici” che si rinvengono, ad es., nel Titolo III del Libro
IV del nostro codice civile.
Sotto questo profilo, lungi dal recare una disciplina programmatica-
mente parziale, settoriale e lacunosa (ciò che invece fanno tutte le altre
direttive sopra citate), la dir. 2015/2302/UE detta una regolamentazione
organica, compiuta e (almeno tendenzialmente) esaustiva dei contratti
aventi ad oggetto la fornitura di servizi di viaggio combinati, rispetto alla
quale i precetti generali del diritto nazionale delle obbligazioni e dei con-
tratti, che pure sono inevitabilmente destinati a trovare applicazione a
tali contratti ad integrazione della disciplina di fonte europea (v. art. 2,
par. 3, dir. cit.), appaiono destinati a rivestire un ruolo autenticamente
secondario e residuale, stante la relativa esiguità dello spazio ad essi la-
sciato dalla analitica e ampia disciplina europea.
Merita in conclusione di essere ricordato che, in aggiunta alle dispo-
sizioni contenute nella dir. 2015/2302/UE, ai contratti aventi per oggetto
18 GIOVANNI DE CRISTOFARO
la prestazione di servizi di viaggio combinati trovano applicazione – oltre
alle norme del «diritto contrattuale generale» nazionale (con esse non in-
compatibili) – anche ulteriori disposizioni di derivazione eurounitaria:
mentre però la dir. 93/13/CEE sulle clausole abusive (recepita in Italia da-
gli artt. 33 ss. c.cons.) e la dir. 2005/29/CE sulle pratiche commerciali
sleali (recepita in Italia dagli artt. 18 ss. c.cons.) si applicano a tali con-
tratti in tutte e soltanto le ipotesi in cui i viaggiatori che li abbiano con-
clusi siano qualificabili come «consumatori» in senso stretto e proprio (e
cioè quando si tratti di persone fisiche che abbiano stipulato il contratto
per scopi di natura non professionale né imprenditoriale), gli artt. 6, par.
7, 8, parr. 2-6, 19, 21 e 22 dir. 2011/83/UE sui diritti dei consumatori (ri-
spettivamente attuati, in Italia, dagli artt. 49, comma 7°, 51, commi 2°-6°,
62, 64 e 65 c.cons.) si applicano a tutti i suddetti contratti, a prescindere
dalla circostanza che il viaggiatore si presti o meno ad essere qualificato
come «consumatore» ai sensi dell’art. 2, n. 1, dir. 2011/83/UE: lo si de-
sume inequivocabilmente dalla nuova formulazione testuale che alla lett.
g) del par. 3 dell’art. 3 dir. 2011/83/UE è stata data dall’art. 27 dir.
2015/2302/UE, che in questo modo ha di fatto realizzato – per i soli con-
tratti di viaggio – una estensione dei confini “soggettivi” del campo di
operatività delle citate disposizioni della dir. 2011/83/UE.
7. Una fondamentale novità: l’esplicita previsione della inderogabilità
pattizia (in senso sfavorevole al viaggiatore) di tutte le disposizioni di
attuazione della direttiva
Se a livello di contenuti e struttura la disciplina dei contratti di viag-
gio inserita nella dir. 2015/2302/UE si differenzia nettamente, quanto a
ricchezza e grado di completezza, rispetto alle altre discipline consumeri-
stiche, mantenendo e sviluppando ulteriormente un tratto caratterizzante
che già connotava a dire il vero la disciplina contenuta nella direttiva del
1990, vi è tuttavia un profilo di grande rilievo con riferimento al quale la
nuova disciplina europea si distacca nettamente dalla disciplina che ha
sostituito e abrogato, avvicinandosi per contro ad altre vigenti direttive
UE consumeristiche (nonché ai regolamenti UE in materia di trasporto
di persone).
Intendiamo riferirci alla soluzione adottata per risolvere il problema
della individuazione e delimitazione degli spazi concessi all’autonomia
dei contraenti per adottare, con apposite clausole contrattuali regole di
“governo” del rapporto contrattuale divergenti o comunque derogatorie
rispetto a quelle dettate dalla disciplina europea.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 19
Nella “vecchia” direttiva del 1990 il problema non veniva affrontato
in termini generali da una disposizione riferita all’intera disciplina in essa
contenuta, ma veniva affrontato soltanto in termini specifici da precetti
appositamente inseriti in una singola, isolata disposizione (l’art. 5), che
miravano a definire se ed in che misura tale disposizione si prestasse ad
essere derogata pattiziamente26. Per tutte le altre disposizioni, in assenza
di un precetto ad hoc, non si poteva far altro che ricorrere ai principi ge-
nerali del diritto nazionale delle obbligazioni e dei contratti nonché
(tutte le volte in cui il contratto di viaggio fosse stato concluso da un pro-
fessionista con un consumatore in senso stretto e proprio) alle disposi-
zioni nazionali attuative della dir. 93/13/CEE sulle clausole abusive.
La nuova direttiva del 2015 muta radicalmente approccio e, facendo
integralmente propria la soluzione già adottata nell’art. 25 dir. 2011/
83/UE sui diritti dei consumatori, per un verso (art. 23, par. 2) sancisce
la irrinunciabilità dei diritti attribuiti ai viaggiatori dalle norme nazionali
destinate a dare ad essa attuazione27, per altro verso (art. 23, par. 3) di-
spone che «eventuali clausole contrattuali o dichiarazioni del viaggia-
tore» che escludano o limitino, direttamente o indirettamente, i diritti
derivanti dalla presente direttiva o che abbiano lo scopo di eludere l’ap-
plicazione della presente direttiva «non vincolano il viaggiatore»28.
26 V. segnatamente il par. 2, comma 4°, e il par. 3 dell’art. 5 della direttiva del 1990,
concernenti le clausole volte a derogare in senso sfavorevole al viaggiatore alla disciplina della
responsabilità del venditore e dell’organizzatore per il mancato o inesatto adempimento del
contratto, ed in particolare le clausole di limitazione preventiva dell’importo del risarcimento
dovuto per i danni causati dall’inadempimento del contratto.
27 Il precetto della irrinunciabilità dei diritti attribuiti al consumatore dalle norme na-
zionali di recepimento si rinviene anche nell’art. 12, par. 1, dir. 2002/65/CE sui contratti per
la prestazione di servizi finanziari conclusi da consumatori mediante tecniche di comunica-
zione a distanza, nell’art. 22, par. 2, dir. 2008/48/CE sui contratti di credito dei consumatori,
nell’art. 12, par. 1, dir. 2008/122/CE sui contratti di multiproprietà e nell’art. 41, lett. a), dir.
2014/17/CE sui contratti di credito stipulati dai consumatori per finanziare l’acquisto di beni
immobili residenziali o comunque assistiti da garanzie reali immobiliari.
28 L’inderogabilità pattizia in senso sfavorevole al passeggero connota anche le disposi-
zioni dei regolamenti UE in materia di trasporto di passeggeri: cfr. l’art. 15 reg. CE n.
261/2004 in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri nel trasporto aereo in caso
di negato imbarco, cancellazione del volo o ritardo prolungato, ai sensi del quale gli obblighi
di cui al regolamento «non possono essere oggetto di restrizioni o rinuncia, in particolare per
effetto di clausole derogatorie o restrittive nel contratto di trasporto»; v. inoltre l’art. 6 reg.
UE n. 1371/2007 sui diritti e doveri dei passeggeri nel trasporto ferroviario, ai sensi del quale
«Gli obblighi nei confronti dei passeggeri stabiliti nel presente regolamento non possono es-
sere soggetti a limitazioni o esclusioni, segnatamente mediante l’introduzione di clausole de-
rogatorie o restrittive nel contratto di trasporto»; v. altresì l’art. 6 reg. UE n. 177/2010 sui di-
ritti dei passeggeri che navigano via mare o per vie navigabili interne, a norma del quale i di-
ritti e gli obblighi stabiliti dal regolamento «non possono essere limitati né possono essere
oggetto di rinuncia, in particolare per effetto di clausole derogatorie o restrittive del contratto
20 GIOVANNI DE CRISTOFARO
Duplice è la novità portata, rispetto al regime previgente, da tale di-
sposizione, che si applica a qualsiasi limitazione di qualsiasi diritto deri-
vante dalla direttiva e a qualsiasi clausola e pattuizione derogatoria, quali
che siano le modalità con le quali essa sia entrata a far parte del regola-
mento negoziale.
Per i contratti di viaggio conclusi da professionisti con viaggiatori/
consumatori in senso stretto ne deriva che le clausole e pattuizioni volte
a derogare in senso sfavorevole al consumatore alle disposizioni della
nuova direttiva sono sempre e comunque non vincolanti, quale che sia
l’entità e rilevanza della deroga rispetto alla disciplina europea (e quindi
anche laddove la deroga non sia tale da determinare un «significativo
squilibrio» dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto) e a pre-
scindere dalla circostanza che la pattuizione derogatoria sia stata unilate-
ralmente imposta al consumatore dal professionista o sia stata oggetto di
una «trattativa individuale» intercorsa fra le parti; rimarranno soggette al
meno stringente controllo contenutistico di abusività contemplato dalle
norme di attuazione della dir. 93/13/CEE soltanto le pattuizioni volte a
derogare in senso sfavorevole al consumatore a precetti del diritto nazio-
nale delle obbligazioni e dei contratti eventualmente applicabili alla fatti-
specie ad integrazione delle norme di recepimento della nuova direttiva.
Per i contratti di viaggio conclusi da professionisti con viaggiatori
non qualificabili come consumatori in senso stretto (ad es. imprenditori
individuali o liberi professionisti che stipulano il contratto di viaggio per
scopi riconducibili alla propria attività professionale o imprenditoriale)
ne deriva la sostanziale esclusione di qualsivoglia spazio di operatività
per l’autonomia privata, con conseguente “blindatura” della disciplina
europea a tutela del contraente viaggiatore: una forma rigida ed estrema-
mente (eccessivamente?) rigorosa di Inhaltskontrolle che costituisce un
vero e proprio unicum nel diritto UE dei contratti b2b.
8. L’attuazione della direttiva: le scelte cui è chiamato il legislatore ita-
liano. La collocazione delle disposizioni di recepimento della dir. 2015/
2302/UE
La prima, fondamentale scelta cui il legislatore italiano è chiamato
in sede di predisposizione del provvedimento normativo di recepimento
di trasporto»; cfr. infine l’art. 6 reg. UE n. 181/2011, relativo ai diritti die passeggeri nel tra-
sporto effettuato con autobus, ai sensi del quale «gli obblighi nei confronti dei passeggeri sta-
biliti dal presente regolamento non sono soggetti a limitazioni o deroghe, in particolare per
effetto di clausole derogatorie o restrittive nel contratto di trasporto».
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 21
della dir. 2015/2302/UE riguarda la collocazione delle relative disposi-
zioni di attuazione.
Si aprono in proposito quattro possibili alternative:
a) inserirle in un decreto legislativo apposito ed autonomo rispetto
ad altri provvedimenti già vigenti nel nostro ordinamento (analogamente
a quanto avvenne nel 1995, in occasione della attuazione della dir.
90/314/CEE in Italia);
b) inserirle nel codice del consumo, nei cui artt. 82 ss. era stato tra-
sfuso il corpus delle norme di attuazione originariamente inserito nel
d.lgs. 17 marzo 1995, n. 111, in sede di realizzazione del progetto di “co-
dificazione” del diritto dei consumatori sfociato appunto nella creazione
del codice del consumo (d.lgs. n. 206 del 2005);
c) inserirle nel codice del turismo, apportando alle disposizioni con-
tenute negli artt. 32 ss. di quest’ultimo – nelle quali la disciplina dei con-
tratti di viaggio è stata trasfusa dal d.lgs. 23 maggio 2011, n. 79 in occa-
sione della creazione del codice del turismo – le modificazioni ed inte-
grazioni necessarie per adeguarle alla nuova direttiva;
d) inserirle in un apposito Capo da introdurre nel Titolo III del Li-
bro IV del codice civile, dedicato ai «Singoli contratti», Capo (VII-bis
ovvero VIII-bis) che andrebbe ragionevolmente collocato subito dopo
quello contenente la disciplina dell’appalto ovvero quello contenente la
disciplina del trasporto.
Queste quattro soluzioni alternative sarebbero tutte compatibili con
la direttiva nonché – qualora mancassero in proposito indicazioni vinco-
lanti nella legge che conferirà al Governo la delega ad adottare i decreti
legislativi necessari per attuare la direttiva del 2015 – con i criteri “gene-
rali” di esercizio delle deleghe per l’attuazione di direttive UE dettati dal-
l’art. 32 l. 24 dicembre 2012, n. 234.
Si tratterà pertanto di operare una scelta di politica legislativa so-
stanzialmente rimessa alla discrezionalità del Governo.
Riteniamo in proposito che imboccare la prima strada, sin troppo
spesso seguita dal nostro legislatore per dare attuazione a direttive euro-
pee, non abbia alcun senso in un sistema giuridico che ha deciso di af-
fiancare al codice civile un codice del consumo nonché di creare un «co-
dice del turismo». Confinando in un decreto ad hoc le norme di recepi-
mento della direttiva il Governo di fatto finirebbe per svilire il ruolo dei
codici citati e per tradire le istanze che hanno condotto – sia pure in
tempi e modi assai diversi – alla loro creazione29.
29 La disciplina di recepimento della dir. 90/314/CEE è stata inserita in un provvedi-
mento normativo autonomo ed apposito in molti Stati UE: ad es. Belgio, Regno Unito, Ir-
landa, Finlandia, Svezia, Danimarca e Portogallo.
22 GIOVANNI DE CRISTOFARO
Potrebbe a prima vista apparire ragionevole, alla luce della matrice
lato sensu consumeristica della dir. 2015/2032/UE, restituire al codice
del consumo la disciplina che inopinatamente fu ad esso sottratta nel
2011 per essere trapiantata nel codice del turismo30. Sennonché, come si
è avuto modo di evidenziare, l’àmbito di applicazione della nuova disci-
plina è sottoposto – sul piano soggettivo – a limitazioni diverse e assai
meno penetranti rispetto a quelle che connotano la categoria dei «con-
tratti dei consumatori» (in senso stretto e proprio), quali risultano dal-
l’art. 3 c.cons.; a ciò si aggiunga che, proprio per dare adeguato risalto a
tale diversa modalità di definizione dell’àmbito soggettivo di operatività
delle regole sui contratti di viaggio, lo stesso legislatore UE ha ritenuto
opportuno rinunciare ad utilizzare il termine «consumatore» in sede di
definizione della parte del contratto alla quale viene promessa la forni-
tura dei servizi di viaggio, preferendo ricorrere al termine «viaggiatore».
Se la ratio del codice del consumo è quella di raccogliere tutte e soltanto
le discipline speciali valevoli per i (soli) contratti conclusi da consumatori
con professionisti31, non sembrerebbe coerente con tale ratio la colloca-
zione in tale provvedimento di una disciplina applicabile anche a con-
tratti stipulati da professionisti con soggetti non qualificabili come con-
sumatori32.
La novellazione degli artt. 32 ss. c.tur. sembrerebbe così configurarsi
come la scelta più logica ed immediata, e verosimilmente più semplice.
Non riteniamo tuttavia che sarebbe la soluzione migliore, poiché il co-
dice del turismo (analogamente al francese code du tourisme, che come il
codice del turismo italiano contiene la disciplina di recepimento della dir.
90/314/CEE) è essenzialmente un provvedimento di diritto pubblico e
amministrativo, nel quale la disciplina squisitamente privatistica del con-
tratto di viaggio è stata inserita con una evidente ed irragionevole forza-
tura, posto che per natura, struttura, contenuti e ratio essa nulla ha in co-
30 In Lussemburgo la disciplina di recepimento della dir. 90/314/CEE si trova collocata
nel code de la consommation. In Spagna essa è attualmente inserita nella Ley general por la De-
fensa para la Defensa de los Consumidores y Usuarios, provvedimento normativo che accoglie
tuttavia (art. 3) una nozione di consumatore definita in termini assai più ampi rispetto a quelli
restrittivi che connotano le definizioni presenti nelle direttive UE.
31 Ratio in verità non rispettata dallo stesso legislatore italiano, che ha immotivatamente
collocato nel t.u.b. anziché nel codice del consumo le norme di recepimento delle direttive
2008/48/CE e 2014/17/CE relative ai contratti di credito dei consumatori.
32 Questa è con ogni la probabilità la motivazione che in Austria (ove non esiste un co-
dice del turismo) ha spinto il legislatore a collocare la disciplina di attuazione della direttiva
UE 2015/2302 in una legge speciale ad hoc (Pauschalreisegesetz - PRG), anziché nel Konsu-
mentenschutzgesetz (legge generale sulla tutela dei consumatori), nel quale pure si trovava un
tempo collocata (§§ 31b - 31f, abrogati nel 2017) la disciplina di recepimento della dir.
90/314/CEE.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 23
mune con tutte le altre discipline inserite in quel codice. Mantenere “na-
scosta” nel codice del turismo (testo normativo assai poco conosciuto) la
disciplina privatistica dei contratti per la prestazione di servizi di viaggio
combinati ne svilirebbe il ruolo e l’importanza finendo di fatto per rele-
garla ad un ruolo marginale e secondario, assolutamente inadeguato alla
significatività e alla modernità dei suoi contenuti nonché alla rilevanza
pratica ed economica delle fattispecie contrattuali ad essa soggette. A ciò
si aggiunga che una collocazione nel codice del turismo potrebbe aggra-
vare la confusione creata dall’inadeguata stesura della versione italiana
della direttiva, inducendo erroneamente a ritenere che la disciplina sia
destinata a regolamentare soltanto contratti con causa turistica, e non
qualsiasi contratto (o insieme di contratti) avente ad oggetto la presta-
zione di una pluralità di servizi di viaggio combinati.
A noi pare pertanto certo che la soluzione migliore consisterebbe
nell’inserimento nel codice civile della disciplina attuativa della dir.
2015/2302/UE (secondo il modello adottato dalla Germania già con ri-
guardo alla vecchia direttiva del 1990 e ribadito dalla legge del 2017 che
ha recepito la direttiva del 201533: tale opzione sarebbe pienamente legit-
timata dalla natura esclusivamente e squisitamente privatistica della di-
sciplina, dai tratti caratterizzanti dei suoi contenuti – connotati da una
ampiezza, organicità ed esaustività non inferiore a quelle che connotano
molte discipline dei contratti tipici inserite nel nostro codice civile – e
dall’ampiezza del suo àmbito di applicazione, che per un verso non è sot-
toposto alle limitazioni “soggettive” proprie della categoria dei «contratti
dei consumatori», per altro verso non è circoscritto ai soli contratti con
causa “turistica” o aventi ad oggetto la prestazione di servizi “turistici”,
ma si estende a ricomprendere qualsiasi combinazione di servizi di viag-
gio, a prescindere dalla circostanza che la relativa fruizione abbia o meno
una finalità “turistica” e a prescindere dalla qualificazione soggettiva dei
contraenti (il che consente di riconoscere alla relativa disciplina la natura
ed il carattere di disciplina “generale” e non meramente speciale/setto-
riale, carattere che a rigore dovrebbe giustificarne ed imporne l’inclu-
sione nel codice civile).
33 Cfr. i novellati §§ 651a - § 651y BGB, inseriti nella Abschnitt 8 (recante la disciplina
dei singoli contratti tipici) del Libro 2 (dedicato ai rapporti obbligatori) del codice civile, in
un apposito Sottotitolo IV del Titolo 9 dedicato ai “Contratti di appalto e contratti analoghi
(Werkvertrag und ähnliche Verträge)”. La disciplina di recepimento della direttiva 90/314/
CEE è collocata nel codice civile anche nei Paesi Bassi (art. 7:500 ss.), nella Repubblica ceca
(art. 2521 ss.) ed in Lituania (art. 6.747 ss.); in Estonia e Croazia essa si trova inserita nella
Legge generale sulle obbligazioni (artt. 866 ss. in Estonia e artt. 212 ss. in Croazia), provve-
dimento normativo esterno al codice civile che ha tuttavia struttura e contenuti assimilabili al
nostro Libro IV del c.c.
24 GIOVANNI DE CRISTOFARO
Per altro verso, questa scelta consentirebbe di dare alla disciplina
dei contratti di viaggio la visibilità che sicuramente merita e sarebbe nel
contempo pienamente rispettosa di quella che a rigore dovrebbe essere la
funzione del Titolo III del Libro IV del c.c., immotivatamente dimenti-
cata e frustrata dal nostro legislatore negli ultimi vent’anni.
9. (Segue) Opzioni linguistiche, integrazione delle lacune e vincoli de-
rivanti dalla natura completa dell’armonizzazione perseguita dalla
direttiva
Sul piano dei contenuti, il legislatore italiano dovrà a nostro avviso
prestare particolare attenzione a due profili.
Da un lato, quello terminologico: si è già detto infatti della impre-
scindibile necessità di un serrato ed attento confronto con le versioni lin-
guistiche della direttiva diverse da quella italiana, al fine di porre rimedio
alle imprecisioni ed incongruità che connotano quest’ultima.
A ciò si aggiunga l’opportunità di una attenta valutazione delle ri-
percussioni che l’acritica ripetizione di un termine impiegato nella diret-
tiva potrebbe avere all’interno di un provvedimento normativo destinato
ad entrare a far parte del nostro ordinamento.
Si pensi ad es. alla locuzione «risoluzione del contratto», impiegata
negli art. 11 ss. della direttiva. È verosimile che tale termine sia stato uti-
lizzato nella versione italiana della direttiva per evitare sovrapposizioni
con il termine «recesso», impiegato (sia nella versione italiana del par. 5
dell’art. 12 dir. 2015/2302/UE che nella versione italiana delle direttive
2002/65/CE, 2011/83/UE, 2008/48/CE e 2008/122/CE) per designare
lo ius poenitendi di natura eccezionale spettante al consumatore che con-
cluda contratti a distanza o fuori dai locali commerciali ovvero contratti
di multiproprietà o di credito al consumo.
Sennonché, non potendo esservi alcun dubbio in merito alla circo-
stanza che il diritto di sciogliere il rapporto contrattuale di cui agli artt.
11 ss. dir. 2302/2015/UE sia un diritto potestativo per il cui esercizio è
sufficiente una mera dichiarazione unilaterale stragiudiziale del viaggia-
tore, non rendendosi per contro indispensabile a tal fine né la proposi-
zione di una domanda giudiziale né il ricorso alla diffida ad adempiere di
cui all’art. 1454 c.c., sarebbe assai più coerente con la terminologia e le
categorie del nostro diritto dei contratti utilizzare, in sede di recepi-
mento, la nozione di recesso in vece di quella di «risoluzione», che pure
compare nella versione italiana della direttiva.
Dall’altro lato, particolare attenzione dovrà essere prestata ai vincoli
che derivano dalla natura “completa” dell’armonizzazione, che lasce-
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 25
ranno ben pochi margini e spazi ad autonome iniziative di arricchimento
e/o completamento della disciplina, analoghe a quelle già assunte in pas-
sato con riguardo alla discipline dei contratti di viaggio, soprattutto in
occasione della sua trasposizione nel codice del turismo.
10. Alcune questioni particolari: la previsione di sanzioni amministrative
pecuniarie e la individuazione del giudice competente per territorio a
conoscere delle controversie (civili) relative ai contratti disciplinati
dalla direttiva
Infine, meritano di essere segnalate due problematiche nuove, che
non si erano poste in occasione del recepimento della direttiva del 1990.
In primo luogo, quella attinente ai criteri di individuazione del giu-
dice competente per territorio a conoscere delle controversie civili (ap-
partenenti alla giurisdizione del giudice italiano) inerenti ai contratti
rientranti nell’àmbito di applicazione delle disposizioni di recepimento
della direttiva. In mancanza di qualsivoglia indicazione in proposito nella
direttiva, il legislatore italiano dovrà decidere se astenersi a sua volta dal
dettare disposizioni ad hoc (come fece nel 1995) ovvero inserire – analo-
gamente a quanto già accaduto in sede di redazione delle discipline di at-
tuazione della dir. 2011/83/UE sui diritti dei consumatori e della dir.
2008/122/CE sui contratti di multiproprietà (cfr., rispettivamente, art.
66-bis e art. 78, comma 2°, c.cons.) – una disposizione elaborata autono-
mamente, al di fuori di qualsivoglia vincolo UE, che affronti la questione.
La conseguenza di una eventuale assenza totale di disposizioni ad
hoc sarebbe la seguente: a) per i contratti di viaggio conclusi da profes-
sionisti con viaggiatori suscettibili di essere considerati consumatori in
senso stretto e proprio varrebbe il principio del c.d. foro generale del
consumatore (derogabile dalle parti soltanto attraverso pattuizioni che
costituiscano il frutto di una trattativa individuale), elaborato dalla giuri-
sprudenza in sede di interpretazione ed applicazione delle norme sulle
clausole vessatorie, in forza del quale il consumatore è libero di decidere
se convenire il professionista davanti al tribunale nel cui circondario ha
la sua residenza ovvero davanti al tribunale territorialmente competente
ai sensi degli artt. 18 e 20 c.p.c., mentre il professionista ha necessaria-
mente l’onere di convenire il consumatore in giudizio davanti al tribunale
nella cui circoscrizione il consumatore risiede; b) per i contratti di viag-
gio conclusi da professionisti con viaggiatori non suscettibili di essere
considerati consumatori in senso stretto e proprio, varrebbero per intero
ed in via esclusiva gli artt. 18 e 20 c.p.c.
26 GIOVANNI DE CRISTOFARO
Questa differenziazione potrebbe invero creare non pochi problemi
applicativi e risultare non del tutto coerente con la scelta di includere in
modo indifferenziato nell’àmbito di applicazione della disciplina tutti i
contratti di viaggio, a prescindere dalla qualificabilità o meno del viag-
giatore in termini di consumatore.
In considerazione di ciò potrebbe forse rendersi opportuna l’intro-
duzione di una disposizione ad hoc, la quale dovrebbe tuttavia essere for-
mulata con modalità assai più precise, puntuali, chiare e coerenti di
quelle adottate in sede di redazione dell’oscuro e lacunoso testo dell’art.
66-bis c.cons., recante la disciplina del foro territorialmente competente
a conoscere delle controversie inerenti a contratti stipulati da consuma-
tori a distanza o fuori dai locali commerciali34.
Non meno importante è la scelta cui il legislatore italiano è chiamato
onde dare attuazione all’art. 25 dir. 2015/2302/UE, che impone agli Stati
membri di “fissare” le disposizioni relative alle sanzioni (penalties) com-
minate nei confronti delle violazioni delle norme nazionali di recepi-
mento della direttiva, prevedendo sanzioni «effettive, proporzionate e
dissuasive» e adottando tutte le misure necessarie per assicurarne l’effet-
tiva irrogazione.
Una disposizione di tenore siffatto compare in tutte le vigenti diret-
tive europee di tutela del consumatore in materia contrattuale (escluse
soltanto le direttive 93/13/CEE e 99/44/CE), ma non era presente nella
direttiva del 1990: conseguentemente, e legittimamente, il legislatore ita-
liano aveva omesso di comminare, nei confronti degli organizzatori e dei
venditori che si fossero resi responsabili della violazione di doveri di con-
dotta posti a loro carico dalla direttiva, sanzioni di tipo pubblicistico, ed
in particolare sanzioni amministrative pecuniarie. Tale opzione di fondo
era stata confermata anche in occasione della trasposizione della disci-
plina attuativa nel codice del consumo e, successivamente, nel codice del
turismo.
Non sembra tuttavia che anche in sede di attuazione della nuova di-
rettiva il Governo possa considerarsi legittimato ad astenersi dal contem-
plare sanzioni pubblicistiche per la violazione delle future disposizioni di
recepimento: una omissione siffatta parrebbe infatti porsi insanabilmente
in contrasto con il precetto dell’art. 25 della nuova direttiva.
Si tratterà allora di dar vita ad una disposizione ad hoc che individui
34 Per una serrata critica alla formulazione del testo di questa disposizione ci sia con-
sentito rinviare a quanto osservato nel commento all’art. 66-bis c.cons. inserito in La riforma
del codice del consumo. Commentario al d.lgs. n. 21/2014, a cura di G. D’Amico, Padova,
2015, p. 370 ss.
LA NUOVA DISCIPLINA EUROPEA DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 27
le condotte illecite e commini nei confronti dei professionisti che se ne
rendano responsabili sanzioni amministrative pecuniarie.
Due, in proposito, le decisioni fondamentali cui il legislatore sarà
chiamato: quella relativa alla quantificazione dell’importo delle sanzioni,
che potrebbe essere di modesta entità (v. ad es. quanto statuito per le vio-
lazioni delle regole di condotta dettate con riferimento ai contratti di
time-sharing immobiliare dall’art. 81, comma 1°, c.cons.) ovvero di con-
siderevole entità (v. ad es. quanto disposto dall’art. 66, commi 1° e 3°,
c.cons. per le violazioni delle regole di condotta inerenti ai contratti a di-
stanza e fuori dai locali commerciali, cui sono state estese le sanzioni
comminate dall’art. 27 c.cons. per la violazione del divieto di pratiche
commerciali scorrette) e quella relativa all’individuazione dell’autorità
competente all’accertamento delle violazioni e all’irrogazione delle con-
seguenti sanzioni, che potrebbe essere individuata nell’Autorità garante
della concorrenza e del mercato (come accaduto per i contratti di time-
sharing immobiliare e i contratti a distanza e fuori dai locali commerciali)
ovvero in un Ministero o nelle Camere di commercio.
Probabilmente, la soluzione più funzionale e ragionevole consiste-
rebbe nella previsione di sanzioni di importo relativamente modesto affi-
date alla competenza esclusiva dell’Autorità garante della concorrenza e
del mercato, secondo il modello adottato per i contratti di time-sharing
dall’art. 81 c.cons., come modificato dal d.lgs. di recepimento della dir.
2011/83/UE. La protezione “pubblicistica” degli interessi della categoria
dei consumatori/viaggiatori a veder rispettate le regole di condotta cui
saranno sottoposti i professionisti attivi nella promozione, stipulazione e
esecuzione dei contratti di viaggio è infatti già ampiamente ed efficace-
mente assicurata dalla applicazione della disciplina generale delle prati-
che commerciali scorrette, tenuto conto fra l’altro che a quest’ultima di-
sciplina, nel nostro ordinamento, sono (e rimarranno) soggetti non sol-
tanto i contratti (per la prestazione di servizi di viaggio combinati in
pacchetti) offerti e/o conclusi da professionisti con consumatori, ma an-
che quelli offerti e/o conclusi da professionisti con «microimprese» (v.
art. 19, comma 1°, c.cons.).
FILIPPO ROMEO
IL PROCESSO INFORMATIVO
NELLA COMMERCIALIZZAZIONE
DEI CONTRATTI DI VIAGGIO
SOMMARIO: 1. Prospettive evolutive della disciplina del contratto di viaggio: dalla dir.
90/314/CEE alla dir. 2015/2302/UE. – 2. L’informazione precontrattuale del
«viaggiatore». L’art. 5 dir. 2015/2302/UE: vecchie e nuove questioni. – 3. (Segue) I
contratti stipulati nell’imminenza della partenza: i viaggi last minute. Il divieto di
fornire informazioni ingannevoli. – 4. (Segue) Informazione precontrattuale e con-
tratti venduti con la formula roulette. – 5. Carattere vincolante delle informazioni
precontrattuali e responsabilità del professionista. Riflessioni conclusive.
1. Prospettive evolutive della disciplina del contratto di viaggio: dalla dir.
90/314/CEE alla dir. 2015/2302/UE
Ancora oggi la tutela del «turista» che acquista un pacchetto di viag-
gio «tutto compreso» trova il proprio fondamento giuridico nelle previ-
sioni della dir.90/314/CEE1. Tale provvedimento si inserisce nell’àmbito
1 La dir. 90/314/CEE concernente i viaggi, le vacanze ed i circuiti «tutto compreso» è
stata recepita nel nostro ordinamento dal d.lgs. n. 111 del 1995. Tale provvedimento è con-
fluito inizialmente all’interno del «codice del consumo» (d.lgs. n. 206 del 2005) e successiva-
mente all’interno del «codice del turismo» (d.lgs. n. 79 del 2011). Il «codice della normativa
statale in tema di ordinamento e mercato del turismo» tutela il «turista» inteso come consu-
matore di tipo speciale: un consumatore non attrezzato – come puntualizzato dalla relazione
illustrativa del decreto – a risolvere i problemi che si pongono durante la vacanza in un luogo
lontano dalla sua dimora abituale. Per alcuni rilievi critici in ordine alla (presunta) «specia-
lità» del «turista-consumatore», v. G. DE CRISTOFARO, La disciplina dei contratti aventi ad og-
getto «pacchetti turistici» nel «codice del turismo» (D. Legisl. 23 maggio 2011, n. 79): profili di
novità e questioni problematiche (Prima parte), in Studium iuris, 2011, p. 1144 s. Sulla pecu-
liare struttura del «codice del turismo» e più in generale sulla nuova codificazione di settore,
tra gli altri, v. CUFFARO, Un codice consumato (codice del consumo, credito ai consumatori e co-
dice del turismo), in Corr. giur., 2011, p. 1191 ss.; G. DE CRISTOFARO, op. cit., p. 1143 ss. e p.
1282 ss.; QUARTICELLI, Il contratto di vendita di pacchetto turistico nel nuovo Codice del turi-
smo, in Contratti, 2012, p. 205 ss.; PASQUILI, La prestazione dell’organizzatore nel contratto di
viaggio, Torino, 2012, p. 23 ss. Da ultimo, su tali temi GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo,
Torino, 2017 p. 25 s. e 170 ss.; BARENGHI, Diritto dei consumatori, Padova, 2017, p. 321 ss.
30 FILIPPO ROMEO
del più generale processo di integrazione europea che ha fortemente con-
notato l’ultimo decennio del secolo scorso; la direttiva, in particolare, ha
consentito di uniformare la regolamentazione dei viaggi organizzati supe-
rando così tutte quelle differenze esistenti all’interno dei paesi membri
dell’Unione europea che, di fatto, ostacolavano l’armonico sviluppo dei
servizi turistici «tutto compreso» e, soprattutto, limitavano la tutela del
«turista-consumatore»2.
Ciò premesso, occorre prendere atto che – soprattutto negli ultimi
anni – il mercato del turismo ha subito profondi cambiamenti3. Ai canali
di distribuzione tradizionali (id est agenzie di viaggio) si è aggiunto inter-
net, che è divenuto lo strumento prioritario attraverso il quale vengono
oggi offerti e venduti i servizi turistici. Questi ultimi, oltre ad essere com-
binati nella forma dei tradizionali pacchetti preconfezionati dall’opera-
tore turistico, vengono sovente personalizzati. Si assiste, pertanto, ad una
trasformazione di non poco conto: il vero «architetto del viaggio», sem-
pre più spesso, non è più l’organizzatore (tour operator) bensì il «turi-
sta»4. Si materializzano, conseguentemente, peculiari combinazioni di
2 La figura del «turista-consumatore», invero, trova ingresso nel nostro ordinamento
con il «codice del turismo». La nuova consolidazione settoriale detta una disciplina sotto ta-
luni profili innovativa: si pensi all’obbligo dell’organizzatore e dell’intermediario di stipulare
congrue polizze assicurative idonee a tutelare il turista da qualsiasi rischio connesso con il
viaggio (art. 50 c.tur.) nonché all’espressa previsione sul «danno da vacanza rovinata» (art. 47
c.tur.), inteso come pregiudizio di natura non patrimoniale causalmente riconducibile ad un
inesatto adempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pac-
chetto turistico (in argomento, v. G. DE CRISTOFARO, op. cit., p. 1285, ove si rammenta come
la nostra giurisprudenza, da lungo tempo, riconosceva il risarcimento di tale pregiudizio non
patrimoniale; CUFFARO, op. cit., p. 1194 s.; F. ROMEO, Il «nuovo» danno da vacanza rovinata:
primi rilievi sull’art. 47 del codice del turismo, in Resp. civ., 2011, p. 565 ss. Da ultimo v. GRISI
e MAZZAMUTO, op. cit., p. 192 ss.). Più in generale sul rapporto tra codice civile e codici di set-
tore, v. GENTILI, Contratti del consumatore e diritto comune dei contratti, in Riv. dir. civ., 2016,
p. 1479; BATTELLI, Codice del consumo, codice civile e codici di settore: un rapporto non mera-
mente di specialità, in Eur. e dir. priv., 2016, p. 425; ADDIS, Il “codice” del consumo, il codice ci-
vile e la parte generale del contratto, Obbl. e contr., 2007, p. 872 ss.; F. ROMEO, Contratti asim-
metrici, codici di settore e tutela del contraente debole, in Obbl. e contr., 2012, p. 440 ss. Per
una puntuale ed approfondita ricostruzione del consumerism in Italia, vedi ALPA, Il diritto dei
consumatori, Bari, 2002; ID., Introduzione al diritto dei consumatori, Bari, 2006, nonché il più
recente ALPA e CATRICALÀ (a cura di), Diritto dei consumatori, Bologna, 2016.
3 Sull’evoluzione del fenomeno turistico, v. ROSSI CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio
turistico, in Tratt. dir. civ. CNN, diretto da P. Perlingieri, Napoli 2010, p. 1 ss.; F. ROMEO, Il
contratto di viaggio. Tutele specifiche e risarcimento del danno, in Tratt. dir. priv., diretto da
Alpa e Patti, Padova, 2011, p. 3 ss.; PASQUILI, La prestazione dell’organizzatore nel contratto di
viaggio, cit., p. 1 ss. Sulla centralità del turismo nella vita e nell’economia, v. GRISI e MAZZA-
MUTO, op. cit., p. 1 ss.
4 Sia pur con riferimento al tour operator, parla di «architetto del viaggio», G. MINER-
VINI, Il contratto turistico, in Riv. dir. comm., 1974, I, p. 279.
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 31
servizi turistici che giuridicamente si collocano in una «zona grigia» o,
ancor peggio, non rientrano affatto nell’àmbito di applicazione della dir.
90/314/CEE, lasciando il «turista» privo di tutela5.
La nuova dir. 2015/2302/UE – tenendo in debita considerazione gli
sviluppi del settore turistico – si propone di aumentare la trasparenza e
la certezza giuridica dei «viaggiatori» garantendo loro le stesse tutele in-
dipendentemente dalla circostanza che il pacchetto turistico sia stato ac-
quistato: a) in modo tradizionale presso le agenzie di viaggio; b) online
con la formula «all inclusive»; c) tramite pagine web tra loro collegate,
che comprendono un volo e un hotel o un autonoleggio6. A tal riguardo,
rientrano nel pacchetto turistico le «offerte cliccabili» acquistate presso
professionisti distinti attraverso processi collegati online a condizione che
il secondo contratto sia concluso entro 24 ore dalla prima prenotazione7.
La dir. 2015/2302/UE, inoltre, si propone di estendere la tutela an-
che ai rappresentanti di piccole imprese o liberi professionisti che preno-
tano viaggi legati alla loro attività commerciale o professionale tramite gli
stessi canali usati dai consumatori8. In questa prospettiva – e la circo-
stanza è tutt’altro che irrilevante – i soggetti protetti dalla nuova direttiva
vengono definiti non più «turisti» bensì, in un’accezione più ampia,
«viaggiatori»9. Ben si comprende, pertanto, come la nozione di con-
traente debole appaia sempre più destrutturata e sganciata dalla figura
del «consumatore» nella sua accezione tradizionale di persona fisica che
stipula un contratto per fini estranei alla propria attività imprenditoriale,
commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta10.
5 Il pacchetto turistico, oggi più che in passato, diviene un prodotto che si connota per
la complessità dell’oggetto: le singole prestazioni altro non sono che i tasselli di un mosaico
in cui il trasporto e l’alloggio si combinano con una molteplicità di servizi accessori volti a
soddisfare una specifica «finalità turistica» che connota causalmente il contratto di viaggio.
6 Tale sistema di prenotazione di viaggi online, denominato «servizi turistici collegati»,
permette ai consumatori di essere guidati alla prenotazione di servizi supplementari tramite
un link disponibile dopo la prenotazione di un volo.
7 Cfr. art. 3, n. 2), lett. v) dir. 2015/2302/UE.
8 Tali soggetti – come precisato dal 7° considerando della dir. 2015/2302/UE – spesso
necessitano di un livello di tutela analogo a quello previsto per i «consumatori». Per alcuni
primi cenni sulla dir. 2015/2302/UE relativa «ai pacchetti turistici ed ai servizi turistici colle-
gati» v. GRISI e MAZZAMUTO, op. cit., p. 170 ss. e, in particolare, p. 176 ss.
9 In base all’art. 3, n. 6, dir. 2015/2302/UE si considera «viaggiatore» chiunque intende
concludere un contratto o è autorizzato a viaggiare in base ad un contratto concluso nell’àm-
bito di applicazione della presente direttiva. Sul punto v. GRISI e MAZZAMUTO, op. cit., p. 171.
Sul punto si rinvia a G. DE CRISTOFARO, La nuova disciplina europea dei contratti di viaggio
(dir. 2015/2302/UE) e le prospettive del suo recepimento nell’ordinamento italiano, in questo
Volume, p. 14 ss.
10 Ci si riferisce, ovviamente, alla definizione di «consumatore» contenuta nell’art. 3,
lett. a), c.cons. Appare utile ricordare che il codice del consumo all’art. 18 – così come no-
32 FILIPPO ROMEO
2. L’informazione precontrattuale del «viaggiatore». L’art. 5 dir. 2015/
2302/UE: vecchie e nuove questioni
Tutto ciò premesso, la dir. 2015/2302/UE attribuisce grande rilievo
all’informazione del «viaggiatore»11. Quest’ultimo, in particolare, per po-
ter effettuare scelte consapevoli deve disporre – prima dell’acquisto di un
«pacchetto» ed indipendentemente dal canale di distribuzione – di mol-
teplici informazioni12. In questa prospettiva, l’art. 5 dir. 2015/2302/ UE,
prescrivendo puntuali obblighi informativi a carico dell’organizzatore o
del venditore, regola la fase precontrattuale in senso stretto.
vellato dall’art.7, comma 1°, d.l. 24 gennaio 2012, n. 1, conv. dalla l. 24 marzo 2012, n. 27 –
già faceva riferimento ad una nozione di «contraente debole» esorbitante da quella di «consu-
matore» inteso quale persona fisica: paradigmatica, al riguardo, risulta la tutela contro le pra-
tiche commerciali scorrette accordata alle «microimprese» (società o associazioni che occu-
pano meno di dieci persone e che realizzano un fatturato annuo non superiore a due milioni
di euro). L’esigenza di tutelare dei soggetti deboli «non consumatori», trova un precedente
nell’art. 36, comma 4°, c.cons. che – riproducendo l’abrogato art. 1469 quinquies, comma 4°,
c.c. – attribuisce al «venditore» il diritto di regresso nei confronti del «fornitore» per i danni
subiti in conseguenza della declaratoria di nullità delle clausole dichiarate abusive. Per una
dettagliata disamina di questa disposizione sia consentito rinviare a F. ROMEO, Art.1469-quin-
quies, 4° comma, in ALPA e PATTI, Clausole vessatorie nei contratti del consumatore, in Comm.
Schlesinger, Milano, 2003, p. 1083 ss. Più in generale sulla nozione di contraente debole v. G.
VETTORI, Il contratto senza numeri e aggettivi. Oltre il consumatore e l’impresa debole, in Con-
tratto e impresa, 2012, p. 1190.
11 A tal riguardo, spunti di sicuro interesse si rinvengono già nei Considerando alla dir.
2015/2302/UE. Significativo, ad esempio, risulta il Considerando n. 16 laddove si precisa che
«per assicurare maggiore chiarezza ai viaggiatori e consentire loro di fare scelte con cognizione di
causa riguardo ai vari tipi di servizi turistici offerti, ai professionisti dovrebbe essere imposto di
dichiarare in modo chiaro ed evidente prima che il viaggiatore acconsenta al pagamento, se
stanno offrendo un pacchetto o un servizio turistico collegato e di fornire informazioni sul livello
di tutela corrispondente» ovvero il Considerando n. 25 ove si ribadisce che «il viaggiatore do-
vrebbe ricevere tutte le informazioni necessarie prima dell’acquisto di un pacchetto, sia questo
venduto attraverso mezzi di comunicazione a distanza, in agenzia o con altri canali di distribu-
zione». Appare utile evidenziare come tali istanze fossero alla base del progetto di direttiva
sui contratti turistici del 1990: già all’epoca appariva fondamentale l’esigenza di mettere il
consumatore nelle condizioni di comprendere puntualmente i termini contrattuali dell’opera-
zione. Sul punto vedi ALPA, Dalla tutela del consumatore alla tutela dell’utente. Il caso del tu-
rista, in La tutela del turista, a cura di Silingardi e Zeno Zencovich, Napoli, 1993, p. 21
12 Sulla rilevanza degli obblighi informativi nel diritto dei consumatori, da ultimo, v. A.
BARENGHI, op. cit., p. 146 ss.; v. anche OCCHIUZZI, Gli obblighi informativi, in D.lgs. 21 feb-
braio 2014, n. 21: nuove tutele per i consumatori, nel Supplemento al fasc. 7 del Corr. giur.,
2014, p. 10 s. Inoltre, occorre ricordare che il ruolo centrale dell’informazione viene sancito
dall’art. 2, comma 2°, lett. c), c.cons. in base al quale ai consumatori sono riconosciuti come
fondamentali i diritti «ad una adeguata informazione e ad una corretta pubblicità» e nell’art.
5, comma 3°, c.cons. laddove si stabilisce che le informazioni date al consumatore «devono
essere adeguate alla tecnica di comunicazione impiegata ed espresse in modo chiaro e com-
prensibile, tenuto conto delle modalità di conclusione del contratto o delle caratteristiche del
settore». Su tali profili, v. BARENGHI, op. cit., p. 135 ss.
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 33
In linea con quello che rappresenta un tratto peculiare di tutta la ma-
teria consumeristica, la direttiva in esame – diversamente dal modello dut-
tile di matrice codicistica – si connota per una disciplina dell’informa-
zione procedimentalizzata13. Del resto in un contesto fenomenologico do-
minato dalla contrattazione standardizzata e dalla negoziazione online,
risulta fondamentale porre il «viaggiatore» nelle condizioni di acquisire
informazioni funzionali a valutare la tipologia di servizi turistici offerti e
ciò anche al fine di comparare opportunità diverse14. Solo un’informa-
zione adeguata, per quantità e qualità, può consentire al «consumatore» –
e nel caso specifico al «viaggiatore» – di controllare le varie fasi della re-
lazione contrattuale che instaura con il professionista15. Si può quindi af-
fermare che il vero problema non è rappresentato dall’informazione in
quanto tale ma dalla modalità di acquisizione della stessa e dalla sua reale
fruibilità ai fini di manifestare una volontà consapevole16.
In base all’art. 5 della dir. 2015/2302/UE l’organizzatore e, nel caso
in cui il «pacchetto» sia venduto tramite «venditore», anche quest’ul-
timo, deve fornire al «viaggiatore» un modulo informativo standard e,
inoltre, deve comunicare in modo «chiaro», «comprensibile» ed «evi-
dente» (rectius «leggibile»)17 al «viaggiatore» prima che questo sia vinco-
13 La procedimentalizzazione dell’informazione precontrattuale trova riscontro anche
all’interno della dir. 90/314/CEE e conseguentemente negli artt. 8-9 d.lgs. n. 111 del 1995,
negli artt. 87-88 c.cons. e, da ultimo, negli artt. 37-38 c.tur. Più in generale, in argomento sia
consentito rinviare a F. ROMEO, L’informazione precontrattuale: dalle clausole generali alla pro-
cedimentalizzazione dell’informazione (e ritorno), in Scritti in Onore di Lelio Barbiera, a cura
di Pennasilico, Napoli, 2012, p. 1253.
14 Appare necessario, pertanto, combattere le situazioni di asimmetria informativa at-
traverso un’efficace sistema di circolazione delle informazioni nella fase precontrattuale.
15 L’esigenza prioritaria è quella di contrastare un difetto di conoscenza insito nella mo-
dalità di contrattazione (v. RESCIGNO, «Trasparenza» bancaria e diritto «comune» dei contratti,
in Banca borsa e tit. cred., 1990, p. 306; R. ALESSI, Diritto europeo dei contratti e regole dello
scambio, in Eur. e dir. priv., 2001, p. 970; ROSSI CARLEO, Il diritto all’informazione: dalla cono-
scibilità al documento informativo, in Riv. dir. priv., 2004, p. 349 s.). Al riguardo, occorre ri-
cordare che la disinformazione di un contraente può derivare tanto da carenza, totale o par-
ziale, quanto da un surplus di informazione. In particolare, l’eccesso di informazione porta ad
una percezione alterata della realtà (per utili spunti di riflessione sul punto, v. GENTILI, Infor-
mazione contrattuale e regole dello scambio, in Riv. dir. priv., 2004, p. 559 s.).
16 Ovviamente ai fini dell’effettiva fruibilità dell’informazione è necessario che la stessa
venga fornita al «viaggiatore» in tempo utile prima della conclusione del contratto. Su tali
profili – sia pur con riferimento al d.lgs. n. 21 del 2014 attuativo della dir. 2011/83/UE sui di-
ritti dei consumatori – spunti di sicuro interesse si rinvengono in G. DE CRISTOFARO, La
disciplina degli obblighi informativi precontrattuali nel codice del consumo riformato, in Nuove
l. civ. comm., 2014, p. 922 ss.
17 Sul profilo della «chiarezza», della «comprensibilità» e della «leggibilità», v. G.
DE CRISTOFARO, op. ult. cit., p. 925, laddove l’A. sottolinea – in modo assolutamente condivi-
sibile – come all’atto della concretizzazione dei precetti sopra richiamati debba farsi necessa-
34 FILIPPO ROMEO
lato da un contratto o da un’offerta corrispondente, molteplici informa-
zioni precontrattuali18.
Le informazioni previste all’interno del modulo informativo stan-
dard (Allegato I, Parte A, B, C)19 attengono, tra le altre cose, al diritto del
«viaggiatore»:
a) di risolvere il contratto, senza il pagamento di alcuna penalità, qua-
lora l’organizzatore richieda una maggiorazione del prezzo del pacchetto tu-
ristico superiore all’8% rispetto a quello concordato e comunque non oltre
venti giorni dall’inizio del pacchetto. Occorre precisare, inoltre, che il
prezzo del pacchetto può essere aumentato solo se aumentano i costi
specifici (i.e. prezzi del carburante). La direttiva, pertanto, pur non
escludendo la possibilità di ricorrere allo strumento della revisione, ha
inteso circoscrivere quanto più possibile l’àmbito di applicazione dello
ius variandi ponendo puntuali limiti di ordine «quantitativo», «tempo-
rale» nonché «qualitativo». La previsione appare apprezzabile inte-
grando una soddisfacente ipotesi di mediazione tra le contrapposte esi-
genze del tour operator di adeguare il proprio introito alle frequenti
variazioni dei costi del servizio e del «viaggiatore» di non essere eccessi-
vamente esposto al rischio di ingiustificati approfittamenti conseguenti
alla facoltà di modifica unilaterale dei prezzi20. Tuttavia, risulta fonda-
mentale che il potere di revisione del prezzo sia comunicato per iscritto
al «viaggiatore»: appare apprezzabile, pertanto, la scelta di inserire tale
previsione all’interno del modulo informativo standard;
b) di risolvere il contratto ed ottenere il rimborso integrale dei paga-
menti se uno qualsiasi degli elementi essenziali del pacchetto, diverso dal
prezzo, è cambiato in modo sostanziale ovvero di ottenere il rimborso del
riamente riferimento al parametro del «consumatore medio»: nel caso specifico, pertanto, oc-
corre guardare ad un «viaggiatore» mediamente informato e ragionevolmente attento ed av-
veduto. Per una diversa lettura, v. PAGLIANTINI, La riforma del codice del consumo ai sensi del
d.lgs. 21/2014: una rivisitazione (con effetto paralizzante per i consumatori e le imprese), in
Contratti, 2014, p. 802.
18 Sulla rilevanza degli obblighi informativi in materia di contratti di viaggio, da ultimo,
v. BARENGHI, op. cit., p. 337 ss.; v., anche, ROSSI CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio turi-
stico, cit., p. 75 ss.
19 Con riferimento all’Allegato I, occorre precisare che la Parte A attiene al modulo
informativo standard per contratti di pacchetto turistico ove sia possibile l’uso di collegamenti
ipertestuali; la Parte B attiene al modulo informativo standard per contratti di pacchetto turi-
stico stipulati via telefono; la Parte C al modulo informativo standard per contratti di pac-
chetto turistico acquistati presso professionisti distinti attraverso processi collegati di preno-
tazione online.
20 Pertanto, saranno in contrasto con i doveri informativi posti a favore del «viaggia-
tore» le richieste di incremento del prezzo, già pattuito e parzialmente pagato, che non chia-
riscono le modalità di calcolo e prive di adeguata documentazione giustificativa.
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 35
pacchetto e, se del caso, un indennizzo in caso di annullamento dello stesso
da parte del professionista. A tal proposito, risulta importante accertare
quando la modifica apportata dal professionista prima della partenza
possa considerarsi «sostanziale». In tal senso, appare ragionevole propen-
dere per una valutazione agganciata a (rigidi) parametri oggettivi: si pensi,
ad es., al cambiamento delle date e degli orari di partenza e/o di rientro
ovvero al mezzo di trasporto utilizzato per effettuare il viaggio ed ancora
alla peculiare tipologia di mezzo di trasporto; inoltre, si pensi alle modifi-
che che riguardano gli itinerari, le escursioni nonché la sistemazione al-
berghiera. Irrilevanti, viceversa, appaiono quelle variazioni delle modalità
esecutive delle prestazioni che non importino la diminuzione del valore
della prestazione ovvero apprezzabili sacrifici per il «viaggiatore»21;
c) di risolvere il contratto gratuitamente, prima della partenza, se sus-
sistono seri problemi di sicurezza nel luogo di destinazione della vacanza
che possono pregiudicare il pacchetto. Si pensi alle ipotesi in cui nei Paesi
di destinazione si siano verificati disastri naturali, conflitti bellici o altre
situazioni serie. A tal proposito, tuttavia, la giurisprudenza ha affermato
che la sopravvenuta impossibilità di utilizzo della prestazione da parte
del creditore, pur se normativamente non prevista, è da considerarsi
causa di estinzione dell’obbligazione, autonoma e distinta dalla impossi-
bilità sopravvenuta totale (art. 1363 c.c.) o parziale (art. 1464 c.c.) della
prestazione22. Si attribuisce, così facendo, peculiare valenza alla finalità
turistica: la irrealizzabilità dell’interesse che il contratto di viaggio all in-
clusive è diretto a realizzare a causa dell’evento sopravvenuto non impu-
tabile alle parti determina, stante il venir meno dell’elemento funzionale
dell’obbligazione costituito dall’interesse creditorio (art. 1174 c.c.), l’e-
stinzione del contratto per sopravvenuta impossibilità di utilizzazione
della prestazione23. In capo all’acquirente del pacchetto turistico, vi sa-
21 Più in generale, sul tema delle modifiche oggettive del rapporto dopo la stipulazione
e prima dell’esecuzione del contratto, v. ROSSI CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio turistico,
cit., p. 92 ss.; F. ROMEO, Il contratto di viaggio. Tutele specifiche e risarcimento del danno, cit.,
p. 121 ss.
22 Cfr. Cass. 24 luglio 2007, n. 16351, in Contratti, 2008, p. 241, con nota di CAVAJONI,
La finalità turistica come causa in concreto del contratto di viaggio e in Dir. tur., 2007, p. 375,
con nota di G. BENELLI, La risoluzione del contratto di viaggio per impossibilità sopravvenuta
della vacanza. La richiamata pronuncia, in particolare, ha ravvisato la sopravvenuta impossi-
bilità a fruire della prestazione in un caso di epidemia di dengue emorragico in atto presso l’i-
sola di Cuba.
23 L’impossibilità sopravvenuta di utilizzazione della prestazione costituisce figura di-
versa dall’impossibilità sopravvenuta (totale o parziale) della prestazione. Diversamente da
quest’ultima ipotesi, l’impossibilità di utilizzazione della prestazione non si sostanzia in un
impedimento precludente l’attuazione dell’obbligazione. Il venir meno della possibilità che la
36 FILIPPO ROMEO
rebbe esclusivamente l’obbligo, nascente ex art. 1375 c.c., di informare
tempestivamente il venditore della propria decisione di non volerne usu-
fruire24;
d) di risolvere il contratto, prima dell’inizio del pacchetto, per qualsiasi
ragione dietro il pagamento di un indennizzo ragionevole;
e) di ricevere assistenza gratuita qualora si trovi in situazioni di diffi-
coltà durante il viaggio, informandolo dei servizi sanitari, delle autorità lo-
cali e dell’assistenza consolare disponibile, e aiutandolo ad effettuare comu-
nicazioni a distanza e a procurarsi servizi turistici alternativi;
f) di ottenere il rimborso dei pagamenti effettuati qualora l’organizza-
tore o il venditore diventano insolventi.
Svolgendo, al tempo stesso, una rilevante funzione di pubblicità
commerciale e di documentazione, l’art. 5 dir. 2015/2302/UE prevede
che al «viaggiatore», unitamente al modulo informativo standard, devono
essere fornite molteplici informazioni. A tal proposito, occorre notare
che il richiamato articolo riproduce – in alcuni casi in modo opportuna-
mente più dettagliato – gli obblighi informativi contenuti negli artt. 37-
38 c.tur. che, a sua volta, riproducono, gli ormai abrogati artt. 87-88
c.cons. ed ancor prima gli artt. 8-9 d.lgs. n. 111 del 1995 attuativo della
dir. 90/314/CEE. Apprezzabile, tuttavia, risulta la circostanza in base alla
quale l’articolazione tracciata dagli artt. 5-7 dir. 2015/2302/UE supera
l’illogica sequenza tracciata dagli artt. 36-38 c.tur. e, ancor prima, dagli
artt. 86-88 c.cons. e dagli artt. 7-9 d.lgs. n. 111 del 1995. Viene meno –
una volta per tutte – la criticata disarticolazione che antepone la se-
quenza informativa della fase relativa alla conclusione ed esecuzione del
contratto a quella precontrattuale25.
Ciò detto, occorre precisare che le informazioni da fornire al «viag-
giatore» – anche nel caso di pacchetti turistici acquistati presso profes-
prestazione realizzi lo scopo perseguito dalle parti con la stipulazione del contratto – pur es-
sendo la prestazione astrattamente ancora eseguibile – implica il venir meno dell’interesse
creditorio.
24 Per quanto apprezzabile, l’orientamento giurisprudenziale sopra richiamato può ri-
sultare pericoloso: pur non potendo confinare la «finalità turistica» al rango di motivo irrile-
vante, non si può ignorare che, così ragionando, si rischia di legare le sorti del contratto a
meri stati psicologici della parte.
25 Gli artt. 35 e 36 c.tur., infatti, fanno riferimento alla forma del contratto di vendita
di pacchetti turistici ed agli elementi che il contratto deve contenere. Puntuali indicazioni in
ordine alle informazioni da fornire all’acquirente del pacchetto nella fase precontrattuale si
ritrovano, invece, nel successivo art. 37 sull’informazione del turista e nell’art. 38 relativo
all’opuscolo informativo da mettere a disposizione del turista prima della stipulazione del
contratto. Sul punto sia consentito rinviare a F. ROMEO, Contratti asimmetrici, codici di settore
e tutela del contraente debole, cit., p. 442.
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 37
sionisti distinti attraverso processi collegati di prenotazione online (ci si
riferisce alle offerte cliccabili)26 – attengono:
a) alle «caratteristiche principali dei servizi turistici» (id est destina-
zione, itinerario e periodi di soggiorno con relative date e, se è incluso
l’alloggio, il numero di notti comprese; mezzi, caratteristiche e categorie
di trasporto, luoghi, date e orari di partenza e ritorno, durata e località di
sosta intermedie, coincidenze27; ubicazione caratteristiche e categoria tu-
ristica dell’alloggio; pasti forniti; visite, escursioni o altri servizi inclusi
nel prezzo totale pattuito del pacchetto; idoneità del viaggio a persone
con mobilità ridotta). Ben si comprende come queste informazioni pos-
sano assumere peculiare rilevanza ai fini della scelta del pacchetto turi-
stico: per il viaggiatore, ad es., può risultare non irrilevante sapere se il
pacchetto preveda l’utilizzo di un volo di linea o di un volo charter ov-
vero se una determinata struttura sia adeguata ad accogliere persone di-
sabili28;
b) alla «denominazione commerciale e l’indirizzo geografico dell’or-
ganizzatore e, ove applicabile, del venditore»;
c) al «prezzo totale del pacchetto comprensivo di tasse e ove appli-
cabili, tutti i diritti, imposte e altri costi aggiuntivi oppure, ove questi
non siano ragionevolmente calcolabili prima della conclusione del con-
tratto, un’indicazione del tipo di costi aggiuntivi che il viaggiatore po-
trebbe dover ancora sostenere»29;
d) alle «modalità di pagamento compreso l’eventuale importo o per-
centuale del prezzo da versare a titolo di acconto e il calendario per il
versamento del saldo, o le garanzie che il viaggiatore è tenuto a pagare o
fornire»30;
26 In questi casi l’organizzatore fornisce anche le informazioni standard attraverso il
modulo informativo di cui all’Allegato I, Parte C (cfr. art. 5, n. 2, dir. 2015/2302/UE).
27 La direttiva, in particolare, prevede che nel caso in cui l’orario esatto non sia ancora
stabilito, l’organizzatore e, se del caso, il venditore, informano il viaggiatore dell’orario ap-
prossimativo di partenza e ritorno.
28 La rilevanza di tali informazioni emerge nel già richiamato 25° considerando ove si
sottolinea che nel fornire le informazioni, il professionista «dovrebbe tenere in considera-
zione le esigenze specifiche dei viaggiatori particolarmente vulnerabili a motivo della loro età
o infermità fisica».
29 Le informazioni relative al prezzo del pacchetto appaiono più dettagliate rispetto a
quelle previste dal codice del turismo: non si può sottacere, in particolare, l’importanza per il
«viaggiatore» di avere un’indicazione – ove questi non siano ragionevolmente calcolabili
prima della conclusione del contratto – dei costi aggiuntivi ancora da sostenere.
30 Anche in questo caso le informazioni relative al prezzo del pacchetto appaiono più
dettagliate rispetto a quelle previste dal codice del turismo: per il «viaggiatore», infatti, può
essere molto importante conoscere il calendario per il versamento del saldo nonché le even-
tuali garanzie da fornire.
38 FILIPPO ROMEO
e) al «numero minimo di persone richiesto per il pacchetto e il ter-
mine prima dell’inizio del pacchetto per l’eventuale risoluzione del con-
tratto in caso di mancato raggiungimento del numero»31.
Altrettanto rilevanti appaiono le informazioni concernenti:
f ) le «condizioni in materia di passaporti e visti, compresi i tempi
approssimativi per l’ottenimento dei visti, e le formalità sanitarie del
paese di destinazione». Pertanto, come già avveniva in passato, il profes-
sionista sarà responsabile per non aver informato il «viaggiatore» del-
l’impedimento all’accesso nel paese straniero di destinazione per chi
avesse esibito un passaporto recante visto di ingresso di un altro paese
ovvero dell’esistenza di restrizioni per l’ingresso nel territorio del paese
di destinazione del viaggio. Conseguentemente si può affermare che l’or-
ganizzatore o il venditore rispondono del mancato adempimento dell’ob-
bligo di informazione riguardante tutte quelle notizie strumentali rispetto
al pieno godimento della vacanza. Viceversa, restano esclusi dalla tutela i
«viaggiatori» che acquistano servizi turistici disaggregati32.
Infine, non meno importanti appaiono le informazioni:
g) sulla «facoltà per il viaggiatore di risolvere il contratto in qualun-
que momento prima dell’inizio del pacchetto dietro pagamento di ade-
guate spese di risoluzione».
31 Per il «viaggiatore» può essere decisivo, ai fini della scelta del pacchetto turistico, sa-
pere che il viaggio può essere cancellato se non si raggiunge un numero minimo di parteci-
panti. Inoltre, appare fondamentale che l’organizzatore comunichi al viaggiatore la cancella-
zione in tempo utile per valutare altre soluzioni alternative. La dir. 2015/2302/UE sul punto
appare molto puntuale, prevedendo un termine differenziato in relazione alla durata del pac-
chetto [cfr. art. 12, comma 3°, lett. a)].
32 Interessante risulta Cass. 12 novembre 2013, n. 25410, in Contratti, 2014, p. 321 con
nota di F. ROMEO, Responsabilità dell’intermediario di viaggi per omessa informazione in mate-
ria di visti di ingresso, che consente di riflettere sugli obblighi che l’intermediario di viaggi
«diligente» assume nei confronti del cliente che acquista servizi turistici disaggregati. Gli er-
mellini, al riguardo, affermano che «al fine di escludere la responsabilità dell’intermediario di
viaggi per non aver informato i clienti della necessità del visto di ingresso nel paese di loro
destinazione per uno di essi, in quanto cittadino extracomunitario, occorre accertare se una
tale circostanza fosse conosciuta o tuttavia conoscibile dall’intermediario, facendo uso del-
l’ordinaria diligenza e delle competenze tipiche degli operatori di settore». In questo quadro
assume peculiare valenza la funzione integrativa della clausola generale di buona fede che
consente di determinare, in relazione al caso concreto, l’esatta portata delle obbligazioni con-
trattualmente assunte dalle parti. A tal riguardo, occorre ricordare che la buona fede richiede
un fondamentale impegno di solidarietà. Da tale principio scaturisce l’obbligo di avvisare la
controparte – come nel caso in esame – dell’eventuale inutilità della prestazione. Non è dato
dubitare che l’obbligazione di informare i viaggiatori circa la necessità di munirsi di visti per
l’ingresso nel paese ove dovrà effettuarsi il soggiorno, integra il contenuto del contratto. La
mancata ottemperanza alla suddetta obbligazione si concreta, dunque, in un vero e proprio
inadempimento contrattuale.
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 39
h) sulla «sottoscrizione facoltativa o obbligatoria di un’assicurazione
che copra le spese di annullamento del contratto da parte del viaggiatore
o le spese di assistenza, compreso il rimpatrio, in caso di infortunio, ma-
lattia o decesso».
Ben si comprende, pertanto, che la tutela del «viaggiatore» nella
fase precontrattuale passa attraverso penetranti obblighi di informazione
e trasparenza che «filtrano» il contratto. In altre parole si mira a garan-
tire l’osservanza delle regole di conoscenza che, ove non rispettate fini-
scono con l’incidere negativamente sul processo decisionale del «viaggia-
tore»33. Quest’ultimo potrà agire nel mercato in piena autonomia, com-
piendo scelte ponderate, solo se dispone di informazioni adeguate.
Si può dunque affermare che la libertà di scelta del «viaggiatore» as-
surge a limite della libertà economica del professionista del settore turi-
stico. Peraltro, non si può disconoscere che attraverso un processo infor-
mativo adeguato si rende il mercato più efficiente e dinamico anche sotto
il punto di vista concorrenziale34. Del resto, il corretto funzionamento del
mercato presuppone sempre il concorso di due condizioni: una concor-
renza leale tra le imprese e una reale possibilità di scelta del contraente
debole, operata in modo volontario, informato e autentico.
3. (Segue) I contratti stipulati nell’imminenza della partenza: i viaggi
last minute. Il divieto di fornire informazioni ingannevoli
La stipulazione del contratto nell’imminenza della partenza non
elide – a mio avviso – l’obbligo dell’organizzatore o del venditore di for-
nire al «viaggiatore» tutte le informazioni previste dall’art. 5. Del resto, la
peculiare tipologia di contratto non può comportare un’attenuazione de-
gli obblighi informativi. Pertanto, nonostante la dir. 2015/2302/UE sul
punto rimane silente, non è dato dubitare che tutte le informazioni
vanno fornite al «viaggiatore» contestualmente alla stipula del contratto
e ciò in linea con quanto puntualmente previsto dall’art. 37, comma 3°,
c.tur35.
33 Solo tramite una corretta informazione si può salvaguardare il potere di autodeter-
minazione del viaggiatore.
34 Sul punto v. ROSSI CARLEO, Sub art. 18, comma 1, lett. e), in E. MINERVINI e ROSSI
CARLEO, Le modifiche al codice del consumo, Torino, 2009, p. 160 s. Peraltro, occorre tenere
presente che la tutela del «viaggiatore» (e più in generale del «consumatore») tende a garan-
tire un interesse funzionale e strumentale, che mira ad un funzionamento più efficiente, in
senso dinamico, del mercato.
35 Il richiamato articolo, opportunamente, non gradua gli obblighi informativi in rela-
zione al momento in cui avviene l’acquisto del pacchetto.
40 FILIPPO ROMEO
Il dato normativo da ultimo richiamato assume particolare impor-
tanza poiché costituisce, di fatto, una delle poche disposizioni rivolte ai
sempre più diffusi viaggi last minute36. Sarebbe opportuno, pertanto,
precisare tale profilo all’atto del recepimento della direttiva in esame37.
Non meno rilevante risulta il divieto sancito dall’art. 37, comma 4°,
c.tur. di fornire «informazioni ingannevoli sulle modalità del servizio of-
ferto […] qualunque sia il mezzo mediante il quale dette informazioni
vengono offerte al turista». Tale previsione, pur riproponendo il conte-
nuto di prescrizioni analoghe a quelle contenute nella disciplina sulle
pratiche commerciali scorrette38, assume specifica rilevanza rispetto alla
36 Ci si riferisce a quei pacchetti turistici rimasti non collocati sino a pochi giorni prima
della partenza e, quindi, offerti in vendita a prezzi molto vantaggiosi. La convenienza econo-
mica che connota tali pacchetti turistici (prevalentemente venduti online) non può giustifi-
care – come già evidenziato – una contrazione degli standard di tutela comunemente predi-
sposti a favore del turista. Contra DELFINI, La collocazione di pacchetti turistici tra negoziazione
tradizionale e negoziazione telematica, in Dir. turismo, 2004, p. 106 s., il quale sottolinea come
una iperprotezione del turista finirebbe con l’impedire la stessa funzione economica dell’o-
perazione last minute. Sul fenomeno dei viaggi last minute, v. A. TURCO, Il contratto di viaggio
ed il contratto di vendita di pacchetti turistici, in Trasporti e turismo, a cura di Riguzzi e Anto-
nini, nel Trattato dir. priv. UE, diretto da Ajani e Benacchio, Torino, 2008, p. 455 s. L’A., ac-
canto al pacchetto turistico last minute c.d. «classico», individua un last minute c.d. «di desti-
nazione» in cui è il turista che si rivolge al tour operator o all’agenzia di viaggi manifestando
la sua disponibilità a partire in un certo periodo dell’anno per certe destinazioni. Sarà poi il
tour operator o l’agenzia di viaggi a contattare il turista al momento in cui – generalmente
poco prima della partenza – verrà reperito sul mercato un «pacchetto» rispondente a quello
per cui si è data la disponibilità. In una prospettiva diametralmente opposta, ma pur sempre
conveniente per il turista, si pone poi la formula c.d. advance booking. In questo caso il turi-
sta ottiene sconti significativi sul pacchetto turistico in considerazione di una prenotazione
effettuata con largo anticipo rispetto alla data di partenza.
37 Peraltro, nonostante il contesto precontrattuale, la contiguità temporale tra le tratta-
tive e l’esecuzione del contratto, in caso di mancato rispetto dell’obbligo informativo nei con-
tratti last minute, comporta – a mio avviso – il sorgere di un obbligo risarcitorio per inadem-
pimento. Analoga soluzione rileva nel caso dei pacchetti turistici venduti con la formula last
second. In tali casi si ha una marcata compressione (rectius eliminazione) dei tempi di preno-
tazione: l’acquirente del pacchetto, infatti, si presenta direttamente in aeroporto dando la sua
disponibilità a partire immediatamente.
38 Il riferimento è agli artt. 21-22 c.cons. L’art. 21, in particolare, considera «inganne-
vole» una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure
di fatto corretta, risulta idonea ad indurre in qualsiasi modo in errore il «consumatore me-
dio». Anche nei Principi di diritto comunitario in materia di contratto (Principi Acquis) si fa
riferimento alla nozione di «consumatore medio». Al riguardo l’art. 2:202 (obblighi informa-
tivi sussistenti nei confronti dei consumatori), in linea con l’esigenza di offrire al consumatore
elevati standard informativi, prevede che «il professionista che commercializza beni o servizi
offrendoli a consumatori è tenuto a fornire le informazioni delle quali – in un contesto come
quello che ricorre in concreto – un consumatore medio abbisogna per poter decidere in
modo informato e consapevole se stipulare o meno un contratto». Più in generale, sull’esi-
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 41
«finalità turistica» che connota sotto il profilo della configurazione cau-
sale il pacchetto turistico.
In sede di recepimento della dir. 2015/2302/UE, pertanto, potrebbe
risultare opportuno attenzionare anche tale profilo. Peraltro, l’ampiezza
degli obblighi informativi riconducibili alla formula oggi contenuta nel-
l’art. 37, comma 4°, c.tur. (e in precedenza nell’art. 87, comma 4°, c.cons.
e nell’art. 8, comma 4°, d.lgs. 111 del 1995) ha consentito alla giurispru-
denza di considerare il professionista responsabile nei confronti dell’ac-
quirente del pacchetto turistico per omessa informazione in ordine:
a) alla situazione socio politica critica del luogo di destinazione39; b) allo
stato manutentivo dell’hotel prescelto e sulla difficoltà dello stesso ad
erogare alcuni servizi essenziali (es. l’endemica carenza d’acqua all’in-
terno della struttura)40; c) a talune circostanze che pur potrebbero quali-
ficarsi come notorie (es. che il periodo scelto per la vacanza coincide con
la stagione delle piogge e/o dei monsoni o fenomeni di bassa marea)41.
genza di costruire un diritto comune europeo e di realizzare uno spazio giuridico unitario v.
ALPA e CONTE, Riflessioni sul progetto di common frame of reference e sulla revisione dell’ac-
quis communataire, in Riv. dir. civ., 2008, I, p. 141 ss.; MELI, Armonizzazione del diritto con-
trattuale europeo e quadro comune di riferimento, in Eur. dir. priv., 2008, p. 59 ss. ed ivi in par-
ticolare p. 70 ss.
39 Cfr. Trib. Rimini 28 dicembre 2005, in Contratti, 2006, p. 785, con nota di GUERI-
NONI, Obblighi di avviso e di intervento e rovina della vacanza. Al riguardo, per quanto nes-
suna disposizione impone nello specifico di fornire informazioni riguardanti la situazione po-
litica e la stabilità dei governi dei paesi di destinazione, non è dato dubitare che tali circo-
stanze siano coperte da un obbligo di avviso.
40 Cfr. Giud. pace Bologna, 11 agosto 2005, in Dir. turismo, 2006, p. 364.
41 In tali circostanze, l’omessa informazione può frustrare l’aspettativa di poter soddi-
sfare pienamente la «finalità turistica» sottesa all’acquisto del pacchetto. In questa prospet-
tiva spunti di sicuro interesse si rinvengono in Pret. Roma 11 dicembre 1996, in Nuova giur.
civ. comm., 1997, I, p. 875, con nota di ZENO ZENCOVICH, Il danno da vacanza rovinata: que-
stioni tecniche e prassi applicative (nel caso della richiamata sentenza il tour operator non
aveva informato i turisti che, a causa di un ricorrente fenomeno di bassa marea, nel tratto di
mare compreso tra la riva e la barriera corallina era impossibile fare il bagno e praticare gli
sport acquatici menzionati nel depliant); Giud. pace Ravenna 20 maggio 2002, in Giur. it.,
2003, p. 258, con nota di GENNARI, Breve rassegna in materia di danno da «vacanza rovinata»
(in tale circostanza si era omessa l’informazione relativa alla impraticabilità del primo tratto
di mare prospiciente l’hotel prescelto). In una diversa circostanza, viceversa, la S.C. ha
escluso la responsabilità dell’organizzatore del viaggio che ha omesso di informare il cliente
che il fenomeno della bassa marea, in un determinato tratto di mare ed in un determinato pe-
riodo, fosse condizione favorevole per il formarsi di alghe urticanti (cfr. Cass. 6 luglio 2009,
n. 15798, in Resp. civ., 2009, p. 857). Nel caso richiamato non sarebbe ravvisabile nessuna ne-
gligenza informativa dovendosi ritenere che esula dall’esperienza dell’organizzatore del viag-
gio e dalla sua necessaria professionalità la cognizione della bassa marea in un posto e della
esistenza di microorganismi infetti nello stesso (il tour operator, pertanto, avrebbe agito se-
condo il principio della diligenza professionale e della buona fede precontrattuale e contrat-
tuale).
42 FILIPPO ROMEO
Inoltre, nel concetto di informazione ingannevole può rientrare il
messaggio pubblicitario che riporta in modo poco chiaro informazioni
sulle condizioni e limitazioni cui è subordinata un’offerta promozionale.
Si pensi, ai claim pubblicitari posizionati in modo tale da attirare l’atten-
zione del consumatore sulla convenienza di una determinata offerta rele-
gando, viceversa, l’indicazione delle condizioni e limitazioni di applicabi-
lità della stessa a margine di ciascuna pagina relativa alle singole promo-
zioni utilizzando caratteri grafici molto piccoli e mediante una serie di
rinvii ad altre pagine del catalogo.
4. (Segue) Informazione precontrattuale e contratti venduti con la for-
mula roulette
Infine – anche alla luce dell’art. 5 dir.2015/2302/UE – fortemente
attenuata risulta la funzione dell’informazione precontrattuale nei con-
tratti di viaggi venduti con la c.d. formula roulette. In tali contratti il viag-
giatore, a fronte di un significativo risparmio sul prezzo, acquista un pac-
chetto dal quale non è dato conoscere l’albergo che lo accoglierà, ma
solo la categoria di appartenenza e il comprensorio turistico in cui lo
stesso si potrà trovare. L’organizzatore è in grado di individuare solo po-
chi giorni prima della partenza il nominativo dell’albergo di destinazione
che viene assegnato sulla base dell’invenduto. Nulla è dato sapere sulle
concrete caratteristiche dell’albergo o sull’ubicazione dello stesso, il
quale può essere anche molto distante dai principali luoghi di diverti-
mento o dai siti di interesse culturale ovvero privo di taluni confort ri-
spetto ad altre strutture ricettive di pari categoria. L’organizzatore, per-
tanto, dovrà limitarsi a fornire al viaggiatore una sistemazione alberghiera
di pari categoria (o, al più, superiore) a quella prevista per la località pre-
scelta. Quanto appena detto assume grande rilevanza atteso che il viag-
giatore non potrà fare valere difformità tra la struttura individuata nel ca-
talogo dell’organizzazione e quella presso la quale è ospitato. In questi
casi, infatti, l’organizzatore assume un’obbligazione generica. Un’even-
tuale inadempimento, pertanto, si potrà ipotizzare solo nei casi di palese
non rispondenza dell’albergo agli standard di riferimento di una determi-
nata categoria42.
42 In questi casi l’onere della prova sarà a carico del viaggiatore. Il fenomeno descritto,
peraltro, è più articolato e complesso. La prassi ha dimostrato che, accanto alla formula
roulette c.d. classica, in cui l’organizzatore si limita a garantire esclusivamente la categoria
dell’alloggio e la località del soggiorno, si rinvengono ipotesi simili che, tuttavia, possono
comportare per il tour operator l’assunzione di obbligazioni in parte differenti. Si pensi, al ri-
guardo, all’ipotesi in cui l’organizzatore venda un pacchetto con formula roulette circoscri-
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 43
5. Carattere vincolante delle informazioni precontrattuali e responsabi-
lità del professionista. Riflessioni conclusive
In conclusione, appare utile precisare che le informazioni fornite al
«viaggiatore» assumono una specifica rilevanza nella determinazione del
contenuto del contratto43. Non è dato dubitare, a tal riguardo, che le
informazioni previste dall’art. 5 dir. 2015/2302/UE integrano l’accordo,
vincolando alle rispettive responsabilità l’organizzatore e il venditore. In
tal senso, puntuali ed importanti conferme si rinvengono nell’art. 6 dir.
2015/2302/UE – rubricato, non a caso, «carattere vincolante delle infor-
mazioni precontrattuali e conclusione del contratto di pacchetto turi-
stico» – laddove si afferma che «gli Stati membri provvedono affinché le
informazioni fornite al viaggiatore ai sensi dell’art. 5, par. 1, comma 1°,
lett. a), c), d), e) e g), formino parte integrante del pacchetto turistico e
non possano essere modificate salvo accordo esplicito delle parti con-
traenti»44 e nel successivo art. 7, comma 2°, laddove si precisa che il con-
tratto di pacchetto turistico riporta «l’intero contenuto dell’accordo che
contiene tutte le informazioni previste dall’art. 5, par. 1, comma 1°, lett.
da a) a h)».
vendo la possibile dislocazione ad un numero molto limitato di alberghi, utilizzando un opu-
scolo informativo per indicarli esplicitamente. In un caso del genere il tour operator assume
un’obbligazione alternativa nei confronti del turista e per non incorrere in responsabilità do-
vrà garantire l’alloggio in una tra le strutture preventivamente indicate ed individuate tramite
l’opuscolo (in questi casi sarà il tour operator a dover fornire la prova che l’eventuale ina-
dempimento sia dovuto ad impossibilità della prestazione derivante da causa allo stesso non
imputabile, cfr. A. TURCO, Vendita di pacchetto turistico con offerta in “formula roulette”, in
Dir. turismo, 2005, p. 36 s.). Meno diffuse, ma pur sempre presenti sul mercato, le ipotesi di
formula roulette con destinazione alternativa e precisa individuazione delle strutture ricettive
in cui il turista dovrà essere alloggiato (la peculiarità di tale ipotesi si coglie nel fatto che al-
l’incertezza sulla destinazione turistica si contrappone la certezza sulla struttura ricettiva che
accoglierà il turista). Anche in questo caso il tour operator assume un’obbligazione alternativa
e, conseguentemente, vi sarà inadempimento ove il turista venga destinato in una località tu-
ristica diversa da quelle alternativamente proposte ovvero venga alloggiato in una struttura
diversa da quelle preventivamente e precisamente individuate (anche in questa ipotesi, l’o-
nere della prova sarà a carico del tour operator. Sul punto, v. A. TURCO, op. ult. cit., p. 36 s.).
43 Occorre garantire la corrispondenza tra le caratteristiche del pacchetto e i servizi ef-
fettivamente offerti. In questa prospettiva ben si comprende la valenza del modulo informa-
tivo: non a caso, in dottrina si parla di responsabilità da «prospetto». A tal proposito, v. SIR-
GIOVANNI, sub artt. 85-88, in Codice del consumo, a cura di Vettori, Padova, 2007, p. 711. In
questa direzione, v. PASQUILI, Il contenuto e la formula del contratto di viaggio, in questo Vo-
lume, p. 54.
44 Si materializza una peculiare tecnica di correzione del contenuto del contratto. In
tale direzione, v. le puntuali riflessioni di M. BARCELLONA, I nuovi controlli sul contenuto del
contratto e le forme della sua etero integrazione: stato e mercato nell’orizzonte europeo, in Eur.
e dir. priv., 2008, p. 56 s.
44 FILIPPO ROMEO
Le informazioni fornite unitamente al modulo informativo standard
rappresentano – al pari del contratto di viaggio – fonti di obblighi con-
trattuali per il professionista; conseguentemente, il contenuto contrat-
tuale non potrà essere difforme da quanto pubblicizzato45. In questa pro-
spettiva l’art. 6 dir. 2015/2302/UE diviene il punto di sutura tra il conte-
nuto delle informazioni da fornire al viaggiatore prima della conclusione
del contratto di pacchetto turistico (art. 5) e il contenuto del contratto di
pacchetto turistico (art. 7)46.
Il quadro ricostruito rende, altresì, rilevante la previsione contenuta
all’art. 5, comma 3°, dir. 2015/2302/UE laddove si sancisce che tutte le
informazioni devono essere presentate «in modo chiaro, comprensibile
ed evidente». A tal riguardo, appare apprezzabile la scelta – a differenza
di quanto previsto nel codice del turismo – di utilizzare il termine «com-
prensibile» in luogo di «preciso»47. Il riferimento alla «comprensibilità»,
infatti, appare intrinsecamente riferito al contenuto delle clausole con-
trattuali ed alle modalità esteriori attraverso le quali si esprimono48.
In questa prospettiva, diventa fondamentale che le clausole siano
«trasparenti». In particolare, il professionista dovrà utilizzare termini ap-
propriati: non è sufficiente, ad es., indicare genericamente che un al-
bergo si trova in «prossimità del centro» ovvero a «breve distanza dal
mare». Inoltre, le informazioni fornite per iscritto – oltre ad essere «in-
tellegibili» – dovranno essere «leggibili»49.
45 La mancata coincidenza tra i servizi descritti nell’opuscolo ed il servizio effettiva-
mente offerto, pertanto, può dar luogo ad una significativa ipotesi di inadempimento e, nei
congrui casi, di danno anche non patrimoniale: l’alterazione del programma che il turista
aveva agognato per il suo svago o riposo può essere fonte di angoscia e di stress e, pertanto,
dare luogo ad un danno morale soggettivo come transeunte turbamento dello stato d’animo
della vittima. Paradigmatica è la risarcibilità ex art. 47 c.tur. del danno da vacanza rovinata (v.
supra nt. 2).
46 Pertanto, il documento all’interno del quale sono riportate le informazioni consente
di verificare se vi è stata una corretta esecuzione del contratto.
47 Il termine «comprensibile» è costantemente utilizzato anche nei già richiamati Prin-
cipi di diritto comunitario in materia di contratti (Principi Acquis). L’art. 2:206 (chiarezza e
forma delle informazioni), ad es., precisa che «l’obbligazione informativa gravante su di un
professionista può considerarsi adempiuta soltanto se l’informazione è chiara ed in equivoca
e viene fornita in un linguaggio piano e comprensibile». Altresì l’art. 6:302 (trasparenza delle
clausole) prevede che «le clausole che vengono fatte oggetto di una trattativa individuale deb-
bono essere redatte e comunicate in un linguaggio piano e comprensibile».
48 La «chiarezza» unitamente alla «comprensibilità» appaiono elementi essenziali per
garantire l’informazione al contraente debole, attenuando uno dei principali fattori dello
strutturale squilibrio tra consumatore e professionista.
49 Chiarezza dei termini utilizzati dal professionista significa anche visibilità del carat-
tere con cui sono redatte tipograficamente le clausole (sia pur con riferimento ai contratti
negoziati fuori dai locali commerciali v. Cass. 3 ottobre 2003, n. 14762, in Contratti, 2004,
PROCESSO INFORMATIVO NELLA COMMERCIALIZZAZIONE DEI CONTRATTI DI VIAGGIO 45
L’endiadi in termini «chiari» e «comprensibili», tuttavia, non può
indurre ad intendere la trasparenza in termini di mera leggibilità o cono-
scibilità dovendo essa, piuttosto, sottendere l’idea di strumento di ac-
cesso al contenuto del contratto50.
Il principio di trasparenza – connotando peculiarmente l’intera ma-
teria consumeristica – assume, pertanto, una valenza sempre più impor-
tante nel quadro di una politica efficace di tutela del contraente debole51.
Anche in questo specifico settore, infatti, appare evidente l’importanza di
offrire al «viaggiatore» una percezione chiara dei termini dello scambio:
non sono poche le clausole contrattuali che, a causa di formule caratte-
rizzate da un linguaggio eccessivamente tecnico, si connotano per la loro
opacità52.
p. 379, con nota di A. GENOVESE, Diritto di recesso e regole d’informazione del consumatore, in
base alla quale la clausola che prevede il diritto di recesso deve essere redatta con «caratteri
grafici eguali o superiori a quelli degli altri elementi indicati nel documento»). Non appare
chiara, pertanto, la clausola posta in micrografia.
50 La mancanza di «chiarezza» e di «comprensibilità» si sostanzia in debolezza cono-
scitiva; l’acquirente di pacchetti turistici potrebbe ben trovarsi, pertanto, nell’impossibilità di
comprendere pienamente i diritti e gli obblighi derivanti dal contratto.
51 La «trasparenza» ha medesima struttura logica e modalità di funzionamento di altre
clausole generali come la buona fede e la diligenza (sul punto, v. VENOSTA, Forme telematiche
e precetto di trasparenza, in Obbl. e contr., 2008, p. 975).
52 Ad es., si rivelano oscuri per il «viaggiatore» alcuni acronimi riportati sovente nei
formulari relativi ai contratti di viaggio. Non è dato dubitare che l’uso di un linguaggio ec-
cessivamente tecnico può rendere incomprensibile il contenuto di singole clausole o, addirit-
tura, lo stesso oggetto del contratto. In questa prospettiva, ben si comprende come il princi-
pio di trasparenza assuma una specifica valenza in funzione di «certezza giuridica». Sul punto
v. PASQUILI, Il contenuto e la forma del contratto di viaggio, cit., p. 49 ss.
RAFFAELLA PASQUILI
IL CONTENUTO E LA FORMA
DEL CONTRATTO DI VIAGGIO
SOMMARIO: 1. Il contenuto e la forma del contratto di viaggio nel quadro della dir.
2015/2302/UE: prime considerazioni. – 2. Il principio della trasparenza in fun-
zione della certezza giuridica: informazioni precontrattuali e regolamento nego-
ziale. – 3. (Segue) La vincolatività delle informazioni precontrattuali ex art. 6 della
direttiva. – 4. (Segue) Il contenuto del contratto di viaggio tra prescrizioni legali e
autonomia negoziale. – 5. I requisiti formali del contratto di viaggio stabiliti dal-
l’art. 7 della direttiva: chiarezza, comprensibilità e leggibilità. – 6. (Segue) La forma
c.d. informativa e l’obbligo di documentazione.
1. Il contenuto e la forma del contratto di viaggio nel quadro della dir.
2015/2302/UE: prime considerazioni
In attesa del recepimento della direttiva del 25 novembre 2015, n.
2302, relativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, si pos-
sono delineare già alcune novità ed alcune problematiche che interesse-
ranno il settore dei contratti di viaggio, la cui disciplina a breve sarà
riformata.
In questa prospettiva, si intende illustrare brevemente, analizzando
in particolare gli artt. 6 e 7 della direttiva, il nuovo dettato normativo in
materia di contenuto e di forma del contratto di viaggio, ponendo atten-
zione altresì alle possibili modalità di attuazione delle succitate disposi-
zioni, anche attraverso un richiamo alle corrispondenti vigenti norme del
c.d. codice del turismo (id est: d.lgs. n. 79 del 2011) e alle posizioni
espresse sulle stesse dalla dottrina e dalla giurisprudenza italiana.
Senza ripercorrere le origini della disciplina in materia, sia a livello
sovrannazionale che nazionale1, appare opportuno ricordare alcune delle
1 Per una panoramica, tra le opere a carattere monografico, si rinvia per tutti a ROSSI
CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio turistico, in Tratt. dir. civ. CNN, diretto da P. Perlin-
gieri, Napoli, 2010, p. 4 ss.; F. ROMEO, Il contratto di viaggio. Tutele specifiche e risarcimento
del danno, Padova, 2011, p. 3 ss. e, sia concesso, anche a PASQUILI, La prestazione dell’orga-
nizzatore nel contratto di viaggio, Torino, 2012, p. 1 ss.
48 RAFFAELLA PASQUILI
finalità perseguite dalla nuova direttiva, finalità che assumono una diretta
rilevanza anche nel contesto ora in esame.
Rinviando genericamente agli artt. 1 e 4 della direttiva, nonché al 1°
e 2° considerando, si può sottolineare come l’esigenza perseguita dalla
nuova disciplina sia quella di «adattare agli sviluppi del settore il quadro
legislativo al fine di renderlo più adeguato al mercato interno»2, nonché
quella di «eliminare le ambiguità e colmare le lacune normative»3 con
particolare riferimento alla c.d. zona grigia, non rientrante nell’àmbito
applicativo della dir. 90/314/CEE, «zona grigia» ricollegabile prevalente-
mente, ma non solo, alle offerte e vendite online di servizi turistici, sicché
si può evidenziare sin d’ora come «la direttiva intend[a] estender[e] la
tutela onde tener conto di questi sviluppi, aumentare la trasparenza e
rafforzare la certezza giuridica per i viaggiatori e i professionisti»4, anche
attraverso un livello di armonizzazione completa ed uniforme.
Ciò premesso, e passando ad analizzare da vicino le tematiche con-
cernenti il contenuto e la forma del contratto di viaggio, si può ricordare
– anche ai fini di una possibile ricostruzione sistematica di detti profili –
che, per espressa previsione contenuta all’art. 2, par. 3, la direttiva non
pregiudica, nella misura in cui gli aspetti relativi al diritto contrattuale ge-
nerale non sono dalla stessa disciplinati, il diritto nazionale, ed in partico-
lare le norme sulla validità, sulla formazione o sull’efficacia del contratto.
Il che permette di sottolineare sin d’ora come, nei limiti imposti e
derivanti dall’armonizzazione massima che caratterizza la direttiva in
esame5, sarà comunque sempre opportuno un coordinamento e/o un’in-
tegrazione tra le regole della presente direttiva, così come verranno at-
tuate, e le regole di diritto comune interno, siano queste di carattere
prettamente consumeristico o meno.
Ma è altrettanto doveroso ricordare che l’art. 25 della direttiva attri-
buisce poi agli Stati membri il compito di «fissare le norme sulle sanzioni
da irrogare per le violazioni delle disposizioni nazionali che [la] recepi-
scono», sanzioni che dovrebbero essere effettive, proporzionate e dissua-
sive, il che – in ragione anche delle critiche avanzate in un recente pas-
sato alle modalità di attuazione della dir. 2011/83/UE sui diritti dei con-
sumatori – dovrebbe indurre ad una più attenta e ponderata valutazione
delle tecniche da adottare per il recepimento della direttiva in esame.
2 Così 1° considerando.
3 Così 1° considerando.
4 Così 2° considerando.
5 Ai sensi dell’art. 4 dir.
2015/2302/UE, rubricato «Livello di armonizzazione», salvo
che non sia diversamente disposto, «gli Stati membri non mantengono o introducono nel loro
diritto nazionale disposizioni divergenti da quelle stabilite dalla presente direttiva, incluse le
disposizioni più o meno severe per garantire al viaggiatore un livello di tutela diverso».
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 49
2. Il principio della trasparenza in funzione della certezza giuridica:
informazioni precontrattuali e regolamento negoziale
Richiamando quanto già evidenziato sulla definizione di contratto di
pacchetto turistico6, nonché quanto già osservato in materia di obblighi
informativi7, si deve subito sottolineare che l’art. 6 della direttiva, nono-
stante l’ambiguo suo riferimento al «Carattere vincolante delle informa-
zioni precontrattuali e alla conclusione del contratto», in realtà non va a
disciplinare in senso proprio le modalità di formazione e di conclusione
del contratto di viaggio (per le quali dunque si dovranno applicare le re-
gole di diritto comune o le altre, anche di derivazione comunitaria, che
nel singolo caso potranno trovare applicazione)8, quanto piuttosto va a
rendere esplicito il principio della trasparenza in funzione della certezza
giuridica.
Là dove l’articolo succitato prevede che alcune delle informazioni
precontrattuali fornite al viaggiatore, prima o contestualmente alla con-
clusione del contratto9, costituiscano parte integrante del regolamento
negoziale, si va a configurare la necessità (forse più teorica che effettiva)
che il viaggiatore sia posto nelle condizioni di esprimere un consenso che
sia consapevole ed informato10.
Principio questo che si rinviene anche in altri contesti, giacché di
informazioni precontrattuali che formano parte integrante del contratto
si discorre anche nell’art. 49, comma 5°, c.cons. in materia di contratti a
distanza e di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, nonché nel-
l’art. 72, comma 4°, c.cons. in materia di multiproprietà, ed ancora, seb-
6 Sul punto si rinvia a G. DE CRISTOFARO, La nuova disciplina europea dei contratti di
viaggio (dir. 2015/2302/UE) e le prospettive del suo recepimento nell’ordinamento italiano, in
questo Volume, p. 11 ss.
7 Sul punto si rinvia a F. ROMEO, Il processo informativo nella commercializzazione dei
contratti di viaggio, in questo Volume, p. 32 ss.
8 Come si andrà a precisare in prosieguo, ai sensi dell’art. 27 dir. 2015/2302/UE, alcune
norme di recepimento della dir. 2011/83/UE sui diritti dei consumatori troveranno ora ap-
plicazione anche ai contratti di pacchetto turistico, il che – per quanto ora accennato – im-
plicherà ad es. che si dovrà richiamare l’art. 51, comma 6°, c.cons. nel caso di contratti di
viaggio conclusi per telefono.
9 Nello specifico si tratta delle informazioni di cui all’art. 5, par. 1, comma 1°, lett. a),
c), d), e) e g), dir. 2015/2302/UE.
10 Peraltro, la circostanza che il limite temporale sia ancorato solo ad un generico mo-
mento individuato in un «prima che il viaggiatore sia vincolato da un contratto o da un’of-
ferta» (cfr. art. 5) ovvero in un «prima della conclusione del contratto» (cfr. art. 6), ossia al
perfezionamento del negozio, potrebbe far dubitare che la scelta sia effettivamente ponde-
rata, consapevole ed informata, giacché non si richiede che le informazioni vengano messe a
disposizione in tempo utile per una loro concreta e ragionata valutazione.
50 RAFFAELLA PASQUILI
bene la formulazione sia diversa, nell’art. 38 c.tur., là dove si parla di vin-
colatività delle informazioni contenute nell’opuscolo informativo11.
Sempre in funzione del consenso consapevole ed informato, si giu-
stifica l’ulteriore previsione – presente ancora all’art. 6 della direttiva –
sulla necessità che le informazioni non possano essere modificate se non
in presenza di un accordo esplicito delle parti. Eventuali modifiche alle
informazioni precontrattuali stesse dovranno essere comunicate in modo
chiaro ed evidente prima che il contratto sia concluso (e ciò per evitare
una divergenza tra informazione e contenuto del contratto), non poten-
dosi ammettere successive modifiche unilaterali al regolamento contrat-
tuale, salvo quanto previsto agli artt. 10 e 11 della direttiva in materia di
revisione del prezzo o di modifica di altre condizioni del contratto12.
Si spiega, inoltre, anche al fine di evitare il c.d. effetto sorpresa,
come la mancata informazione da parte del professionista sulle imposte,
sui diritti o su altri costi aggiuntivi rispetto al prezzo del pacchetto [v. art.
5, par. 1, comma 1°, lett. c)], non obblighi il viaggiatore al loro paga-
mento, giacché, nella prospettiva della direttiva, l’informazione precon-
trattuale va a fondare quel consenso informato che è il presupposto per
la vincolatività del regolamento contrattuale.
E qui possiamo subito evidenziare una delle novità presenti nella di-
rettiva: ai sensi dell’art. 6, par. 2, la mancata informazione sui costi ag-
giuntivi comporta l’inefficacia dell’eventuale clausola che dovesse essere
inserita nel regolamento negoziale predisposto dal professionista e vali-
damente adottato per la disciplina di quel dato rapporto contrattuale.
Clausola, dunque, che non sarà vincolante per il viaggiatore (anche ai
sensi dell’art. 23 della direttiva stessa)13.
11 Per un inquadramento delle problematiche e degli orientamenti dottrinali e giuri-
sprudenziali si rinvia con particolare riferimento alle informazioni precontrattuali di cui agli
all’art. 49, comma 5°, c.cons. a RENDE, sub art. 49, in La riforma del codice del consumo. Com-
mentario al D.Lgs. 21/2014, a cura di G. D’Amico, Padova, 2015, p. 124 ss.; per la disciplina
sulla multiproprietà ex art. 72 c.cons. si veda FINESSI, sub art. 72, in Comm. breve dir. cons. De
Cristofaro-Zaccaria2, Padova, 2013, p. 668 ss.; ERMINI, sub art. 72, in Codice del consumo, a
cura di V. Cuffaro, Milano, 2015, p. 643 ss.; sull’art. 38 c.tur. si veda F. ROMEO, sub art. 38
c.tur., in Comm. breve dir. cons. De Cristofaro-Zaccaria2, cit., p. 1446 ss.; TASSONI, sub art. 38
c.tur., in Codice del consumo, cit., p. 1090 ss.
12 Sul punto si rinvia a PAGLIANTINI, Modifiche anteriori e recesso da un contratto di
pacchetto turistico secondo il canone della dir. 2015/2302/UE: per un repertorio (frastagliato) di
problemi teorici e pratici a prima lettura, in questo Volume, p. 65 ss.
13 Ai sensi dell’art. 23, par. 3, della direttiva in esame, le «clausole contrattuali o di-
chiarazioni del viaggiatore che escludano o limitino, direttamente o indirettamente, i diritti
derivanti dalla presente direttiva o il cui scopo sia eludere l’applicazione della presente diret-
tiva non vincolano il viaggiatore».
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 51
Viene naturale, in questo contesto, pensare all’art. 49, comma 6°,
c.cons., di attuazione della dir. 2011/83/UE sui diritti dei consumatori, il
cui dettato normativo è pressoché identico a quanto ora previsto nell’art.
6, par. 2, della direttiva sui contratti di viaggio.
Ma, sul punto, si può forse andare oltre in ragione della prevista
modifica dell’àmbito applicativo della stessa dir. 2011/83/UE, la cui at-
tuazione – ricordiamo – ha comportato la riscrittura degli articoli da 45
a 67 c.cons.
Ora, ai sensi dell’art. 27 della nuova direttiva sui contratti di viaggio,
pur rimanendo questi esclusi dall’àmbito operativo generale della diret-
tiva del 2011, si va a configurare per gli stessi l’applicabilità di alcune
specifiche norme in materia di contratti a distanza e di contratti negoziati
fuori dei locali commerciali14.
In ragione di tale ridefinizione dei rapporti tra le due direttive, per i
contratti a distanza (relativi a pacchetti turistici) conclusi con mezzi elet-
tronici si potrà applicare, mutatis mutandis, la regola di derivazione co-
munitaria (contenuta all’art. 51, comma 2°, c.cons.) secondo cui, là dove
sia previsto che l’ordine implichi un obbligo di pagamento (si tratta dei
c.d. contratti telematici point and click), il professionista è tenuto a co-
municare in modo chiaro ed evidente le informazioni relative al contratto
direttamente prima che il consumatore inoltri l’ordine15; nonché a garan-
tire che vi siano strumenti e modalità tali da far sì che il consumatore ri-
conosca espressamente che l’ordine implica l’assunzione dell’obbliga-
zione di pagare il corrispettivo del servizio ordinato (nel nostro caso il
pacchetto turistico).
Si rinviene, qui, un’altra regola simile a quanto stabilito per la man-
cata informazione sui costi aggiuntivi di cui all’art. 6, par. 2, della diret-
tiva in esame, giacché se il professionista non osserva le suindicate pre-
14 In particolare, ex art. 27 dir. 2015/2302/UE, per i contratti a distanza e per i contratti
conclusi fuori dei locali commerciali (relativi a pacchetti turistici) si potranno applicare, mu-
tatis mutandis, anche le regole presenti all’art. 6, par. 7; all’art. 8, par. 2 e 6, e agli artt. 19, 21
e 22 dir. 2011/83/UE, disposizioni rispettivamente recepite nell’art. 49, comma 7°, c.cons.
(sull’utilizzo della lingua italiana nelle comunicazioni individuali); nell’art. 51, commi 2° e 6°,
c.cons. (sull’ordine con obbligo di pagamento e sul contratto concluso per telefono); nell’art.
62 c.cons. (sulle tariffe per l’utilizzo di mezzi di pagamento); nell’art. 64 c.cons. (sulle comu-
nicazioni telefoniche) e nell’art. 65 c.cons. (sui pagamenti supplementari).
Al riguardo, si può anche ricordare come l’art. 47, lett. m), c.cons., già prevede che per
i servizi di trasporto passeggeri si applichi l’art. 51, comma 2°, c.cons., nonché gli artt. 62 e
65 c.cons.
15 Sicché, qualora siano state date con un certo anticipo prima dell’inoltro dell’ordine,
dette informazioni dovranno nuovamente essere comunicate.
52 RAFFAELLA PASQUILI
scrizioni di carattere informativo il consumatore non sarà vincolato, e,
nello specifico, non sarà vincolato dal contratto e/o dall’ordine16.
3. (Segue) La vincolatività delle informazioni precontrattuali ex art. 6
della direttiva
Le informazioni precontrattuali entrano, dunque, nel regolamento
contrattuale, acquisendo in tal modo un carattere vincolante solo se l’or-
ganizzatore o il venditore hanno adempiuto agli obblighi informativi loro
imposti.
La vincolatività delle informazioni precontrattuali è subordinata al
rispetto dell’obbligo informativo che grava sul professionista; solo se il
viaggiatore ha potuto accedere e prendere conoscenza di tali informa-
zioni le stesse, nei loro diversi contenuti, potranno essere vincolanti, spe-
cie laddove si prevedano obblighi a carico del viaggiatore stesso.
Sul punto la direttiva supera, in funzione del suo nuovo e più esteso
àmbito applicativo, la previsione della vincolatività delle sole informa-
zioni presenti nell’opuscolo come in origine stabilito nella dir. 90/314/
CEE, anche se – è bene ricordarlo – l’art. 38, comma 3°, c.tur. aveva già
parificato all’opuscolo le informazioni e i materiali illustrativi divulgati su
supporto elettronico o per via telematica, in tal modo innovando il det-
tato normativo rispetto all’abrogato art. 88 c.cons. (nonché all’originario
art. 8 d.lgs. n. 111 del 1995).
La direttiva in esame sembra peraltro andare ben oltre, in quanto le
informazioni precontrattuali possono essere date anche oralmente, e non
necessariamente per iscritto, e dunque in qualsiasi modo presentate esse
risulteranno comunque vincolanti, allorché naturalmente siano ricondu-
cibili all’elenco di quelle che tale carattere hanno.
Un profilo, questo, al quale in fase di attuazione si dovrà prestare at-
tenzione, soprattutto in ragione degli attuali dettati normativi degli artt.
36, 37 e 38 c.tur., in quanto le informazioni (o meglio, secondo la diret-
tiva, solo alcune informazioni) cui è tenuto il professionista costituiscono
16 In argomento si potrebbero allora riproporre tutte le possibili soluzioni alternative
già prospettate dalla dottrina sulla qualificazione da darsi a detta non vincolatività: dal man-
cato perfezionamento dell’accordo ad una nullità di protezione, da una mera inefficacia ad
una invalidità sui generis (sul punto si rinvia a G. DE CRISTOFARO, La disciplina degli obblighi
informativi precontrattuali nel codice del consumo riformato, in Nuove leggi civ. comm., 2014,
p. 953 s.; PAGLIANTINI, La riforma del codice del consumo ai sensi del d.lgs. 21/2014: una rivi-
sitazione (con effetto paralizzante per i consumatori e le imprese?), in Contratti, 8-9, 2014, p.
809 s.; GRANELLI, “Diritti dei consumatori” e tutele nella recente novella del Codice del con-
sumo, in Contratti, 2015, p. 62 s.).
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 53
parte integrante del contratto e, quindi, devono intendersi inserite auto-
maticamente ex lege nel regolamento contrattuale. Queste informazioni
– è bene sottolinearlo – hanno cioè l’attitudine ad integrare e/o a modi-
ficare il contenuto negoziale.
L’importanza di un’informazione adeguata – che peraltro, sotto certi
profili, rispecchia l’attuale disciplina di cui all’art. 37 c.tur. – nella diret-
tiva in esame assume un connotato ancor più evidente: il carattere vinco-
lante delle informazioni precontrattuali effettivamente fornite al viaggia-
tore comporta che il regolamento contrattuale sia sulle stesse confor-
mato, salvo eventuali specifici accordi integrativi o modificativi tra le
parti. In questo contesto è bene allora anche ricordare come l’art. 8 della
direttiva ponga poi a carico dello stesso professionista l’onere della prova
in merito all’adempimento degli obblighi informativi suddetti.
L’accordo, e dunque le clausole del regolamento contrattuale, pre-
suppongono il consenso che dal lato del viaggiatore deve essere un con-
senso consapevole ed informato: indipendentemente dalle modalità con
cui il professionista adempie al suo obbligo informativo (e al riguardo è
bene sottolineare che nel 26° considerando si evidenzia come non sussista
più la necessità di prevedere norme specifiche sugli opuscoli), ed indi-
pendentemente dalla tipologia di contratto turistico (sia questo, ad es.,
un contratto con «formula roulette» o un contratto last minute) o di sua
offerta e vendita (in agenzia, con mezzi di comunicazione a distanza o
con altri canali di distribuzione), si richiede comunque che prima o con-
testualmente alla conclusione del contratto vi sia una effettiva cono-
scenza di quello che è il contenuto dello stesso, in merito al quale poi
l’art. 7 della direttiva fornisce dettagliate indicazioni17.
17 Al riguardo, è opportuno precisare però come l’obbligo di informazione, quantun-
que standardizzato nei suoi contenuti, dovrà intendersi comunque flessibile e dunque dovrà
nel singolo caso conformarsi alle specifiche circostanze concrete, sia con riferimento ai sog-
getti contraenti, sia al tipo di contratto, ai servizi che lo vanno a comporre, ai bisogni, alle
aspettative e alle finalità perseguite, sicché in presenza di un potenziale squilibrio informativo
sarà anche il generale dovere di buona fede e di correttezza di cui all’art. 1337 c.c. che potrà
eventualmente integrare e riequilibrare quella situazione che si vuole tutelare attraverso una
definizione del contenuto minimo ed obbligatorio del contratto di viaggio. In questo senso
nello stesso 25° considerando si rinviene il riferimento all’opportunità che, nel fornire le infor-
mazioni, il professionista tenga in considerazione «le esigenze specifiche dei viaggiatori parti-
colarmente vulnerabili a motivo della loro età o infermità fisica che il professionista potrebbe
ragionevolmente prevedere». Questa flessibilità, cui si è fatto cenno, dovrà, inoltre, interpre-
tarsi anche ai sensi del 27° considerando, ove gli obblighi di informazione fissati nella diret-
tiva in esame sono qualificati come esaustivi, pur facendo salvi gli obblighi ulteriori e diversi
stabiliti da altra normativa vigente nell’Unione europea (e sul punto si rinvia all’elenco di di-
rettive e regolamenti richiamati proprio in nota al 27° considerando).
54 RAFFAELLA PASQUILI
Nella prospettiva della direttiva – ma ciò non rappresenta una no-
vità nell’àmbito consumeristico – l’obbligo di informazione, natural-
mente collocabile nella fase delle trattative, viene attratto nell’orbita del
contratto, divenendo altresì oggetto della complessa prestazione contrat-
tualmente dovuta.
L’informazione è funzionale allo svolgimento del rapporto obbliga-
torio e all’esecuzione del contratto: le informazioni fornite antecedente-
mente o contestualmente alla stipulazione del contratto ne integrano au-
tomaticamente il contenuto; tant’è che l’organizzatore di viaggi è con-
trattualmente obbligato ad adempiere in modo conforme a quanto reso
esplicito, ma non solo, nel regolamento contrattuale18.
4. (Segue) Il contenuto del contratto di viaggio tra prescrizioni legali e
autonomia negoziale
Volgendo ora l’attenzione, nello specifico, proprio al regolamento
contrattuale, la direttiva, all’art. 7, par. 2, prevede che «il contratto di
pacchetto turistico o la sua conferma» riportino l’intero contenuto del-
l’accordo ed, in particolare, tutte le informazioni precontrattuali di cui
all’art. 5, par. 1, comma 1°, lett. da a) ad h).
Si tratta di tutte quelle informazioni concernenti il singolo pacchetto
turistico (e riguardanti le caratteristiche principali dei servizi turistici, il
prezzo, le modalità di pagamento, il numero minimo di partecipanti, le
informazioni sul passaporto e i visti richiesti, le informazioni sul recesso
e sulla sottoscrizione facoltativa od obbligatoria di un’assicurazione),
18 Per quanto osservato nella nota precedente, eventuali carenze informative su circo-
stanze o dati, anche se non riconducibili al contenuto previsto ex lege, potranno allora, ma
nei soli limiti imposti dalla regola generale della buona fede oggettiva, mettere in crisi co-
munque la vicenda contrattuale, così come rilevanza potranno assumere anche gli eventuali
obblighi informativi previsti in altre normative di settore nel singolo caso applicabili.
Sul tema, in passato, si era espressa anche la giurisprudenza, secondo cui, quantunque
«[…] il dovere di informazione gravante sul tour operator nei confronti degli acquirenti di un
pacchetto turistico si estenda a tutte le notizie che egli può acquisire in virtù della sua speci-
fica competenza ed esperienza e che siano idonee a riequilibrare l’asimmetria informativa tra
lui e il cliente su aspetti rilevanti del servizio reso, non configura un inadempimento la man-
cata comunicazione ai turisti, prima della loro partenza, che sulla regione dove intendevano
trascorrere la vacanza si sarebbe spostata una perturbazione che in quel momento risultava
aver colpito uno stato confinante (nella specie, si è evidenziato che la verifica delle condizioni
metereologiche poteva avvenire tramite la consultazione dei canali informativi ordinari, che
l’evoluzione del fenomeno atmosferico era imprevedibile, nella sua tempistica e nella sua in-
tensità, e che tra il luogo dove detto fenomeno si era verificato e la meta del viaggio correva
una distanza di migliaia di chilometri)» (così Trib. Verona 30 settembre 2013, in Foro it., 1, I,
c. 285 ss.).
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 55
informazioni che – con le precisazioni che in prosieguo verranno svolte –
costituiscono comunque parte integrante del regolamento contrattuale e
che, in quanto tali, saranno vincolanti ex lege anche in caso di mancata
loro riproduzione e/o qualsivoglia rinvio nel documento contrattuale.
Una modalità – come già evidenziato – di integrazione automatica, in as-
senza o in sostituzione di clausole difformi.
Si rinviene, peraltro, una parziale divergenza – ed ecco la precisa-
zione cui si faceva poc’anzi riferimento – tra questo contenuto (minimo)
obbligatorio e la prevista vincolatività delle sole informazioni precontrat-
tuali richiamate all’art. 6 della direttiva, in quanto sembrerebbero non
avere detto carattere vincolante le informazioni di cui alla lett. b) (sulla
denominazione e sull’indirizzo dell’organizzatore e/o del venditore), le
informazioni di cui alla lett. f ) (sui passaporti e i visti), ed, infine, quelle
di cui alla lett. h) (le informazioni sulla sottoscrizione facoltativa od ob-
bligatoria di un’assicurazione per l’annullamento o l’assistenza in caso di
infortunio, malattia o decesso), e, di conseguenza, per le stesse non ope-
rerebbe il meccanismo di inserimento automatico nel regolamento con-
trattuale19.
Al riguardo, sebbene si possano solo ipotizzare le ragioni del loro
mancato richiamo, qualche perplessità tale scelta solleva, in quanto sa-
rebbe stato opportuno qualificare anche le suindicate informazioni [di
cui alle lett. b), f ) e h)] come vincolanti e, dunque, come parti integranti
del contratto di pacchetto turistico, soprattutto là dove, ed è il caso della
lett. h), che concerne l’informazione sulla sottoscrizione facoltativa od
obbligatoria di una assicurazione, si possa individuare un potenziale ob-
bligo a carico del viaggiatore, ovvero là dove, ed è il caso della lett. b),
l’informazione concerna proprio l’individuazione della potenziale con-
troparte20.
Un’ulteriore precisazione appare sul punto doverosa.
19 Si può osservare brevemente la peculiarità di questo doppio binario, da un lato le
informazioni precontrattuali vincolanti (e con attitudine integrativa/modificativa) e dall’altro
le informazioni precontrattuali non vincolanti, dato che – a quanto consta – detta distinzione
non si rinviene né nell’art. 49 c.cons., né nell’art. 72 c.cons., ove tutte le informazioni pre-
contrattuali fanno parte integrante del regolamento negoziale.
20 Nella prospettiva di recepimento della direttiva in esame, si potrebbe prevedere, an-
ziché un’elencazione riproduttiva delle informazioni precontrattuali, così come presente nel-
l’attuale art. 36 c.tur., un semplice rinvio alle stesse, qualora già presenti in modo analitico in
altre disposizioni, con la definizione altresì di quelle che formano parte integrante del regola-
mento contrattuale e di quelle che, eventualmente, tale specifica caratteristica non hanno.
In quest’ottica, sarebbe opportuno anche rivedere, alla luce delle posizioni espresse da
attenta dottrina, il possibile contenuto informativo della clausola riguardante le modalità di
pagamento del prezzo e di eventuali altri oneri, clausola che se da un lato si dovrà conformare
56 RAFFAELLA PASQUILI
Tra le informazioni precontrattuali, cui è tenuto il professionista,
può operarsi allora una distinzione tra quelle che entrano automatica-
mente nel regolamento contrattuale (ad integrazione o sostituzione di
quelle eventualmente presenti e difformi)21 e quelle che invece tale carat-
teristica non hanno.
Per queste ultime potrebbe sorgere il problema di individuare quali
regole applicare; ed allora si potrebbero forse richiamare le sole regole di
diritto comune, sicché, stando ai principi generali, in presenza di infor-
mazioni divergenti o incompatibili rispetto alle condizioni generali di
contratto predisposte dal professionista e adottate in quel dato contratto
dalle parti, si potrà ritenere applicabile l’art. 1341, comma 1°, c.c., con
conseguente prevalenza delle condizioni generali rispetto alle informa-
zioni precontrattuali offerte; ed ancora, sempre stando ai principi gene-
rali, se l’informazione precontrattuale non dovesse trovare corrispon-
denza nel contenuto del regolamento contrattuale adottato sarebbe co-
munque quest’ultimo a prevalere, con la conseguenza che in presenza di
detta mancata corrispondenza si potrebbero al più richiamare i rimedi,
sussistendone i presupposti, dell’annullamento per dolo determinate (ex
art. 1439 c.c.) o per errore (ex art. 1429 c.c.), od ancora l’azione per re-
sponsabilità precontrattuale (nella forma del dolo incidente ex art. 1440
c.c. ovvero ex art. 1337 c.c.).
Ma, certamente, non si potrebbe per queste informazioni ragionare
di una loro capacità integrativa e/o modificativa del regolamento ne-
goziale.
Tornando al regolamento contrattuale in generale, l’art. 7 della di-
rettiva prevede che il contratto di pacchetto turistico o la sua conferma
riportino tutte le informazioni precontrattuali di cui all’art. 5, par. 1,
comma 1°, lett. da a) ad h), cui si è fatto ora cenno; nonché le richieste
specifiche del viaggiatore accettate dall’organizzatore; ed, ancora, una se-
alle prescrizioni presenti nella nuova direttiva [v. art. 5, par. 1, comma 1°, lett. d)], dall’altro
dovrebbe contenere eventualmente una corretta qualificazione dell’importo che può essere
versato a titolo di acconto, in modo da evitare – così come invece è presente all’art. 36 c.tur.
– il richiamo poco pertinente all’art. 1385 c.c. (sulla caparra confirmatoria), risultando piut-
tosto più ragionevole il rinvio all’art. 1386 c.c. (sulla caparra penitenziale avente funzione di
corrispettivo del recesso). Sul punto sarebbe anche opportuno rivedere, chiarendola, la disci-
plina sul recesso in generale, anche gratuito.
E, ultima notazione al riguardo, qualora si volesse – ai sensi dell’art. 12, par. 5, della di-
rettiva, che riconosce una certa discrezionalità sul punto agli Stati membri – riconoscere al
viaggiatore, nel caso di contratti negoziati fuori dei locali commerciali, il diritto di recedere
dal contratto di pacchetto turistico entro un periodo di 14 giorni senza fornire alcuna moti-
vazione, sarebbe opportuno prevedere anche il relativo obbligo informativo e il conseguente
suo inserimento tra gli elementi che costituiscono il contenuto del contratto.
21 Sono, nello specifico, quelle dell’elencazione di cui all’art. 6 della direttiva.
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 57
rie di informazioni sulla responsabilità dell’organizzatore e sull’obbligo
di assistenza, sulla protezione in caso di insolvenza, sui recapiti per l’as-
sistenza durante il viaggio o per gli inadempimenti in fase di esecuzione
delle prestazioni, le informazioni sui reclami e sulle procedure di risolu-
zione alternativa delle controversie; nel caso di minori che viaggino non
accompagnati da un genitore o da altra persona autorizzata, le informa-
zioni che consentano un contatto diretto con il minore o con il responsa-
bile del minore nel suo luogo di soggiorno; ed, infine, sempre ai sensi
dell’art. 7 della direttiva, l’informazione sul diritto di cedere il contratto.
Medesimo contenuto deve avere anche quel particolare contratto di
pacchetto turistico che si conclude attraverso processi collegati di preno-
tazione online con distinti professionisti, fattispecie che solleverà non po-
che problematiche ricostruttive.
Sulla base di quanto emerge dall’art. 7 succitato si potrebbe pro-
spettare, dunque, un’astratta tripartizione del possibile contenuto di un
contratto di pacchetto turistico: da un lato, quello corrispondente al con-
tenuto delle informazioni precontrattuali che – come evidenziato
poc’anzi – entrano automaticamente ex lege nel regolamento contrat-
tuale; dall’altro, il contenuto corrispondente a quello che potremmo de-
finire il vero e proprio accordo negoziato tra il viaggiatore e il professio-
nista (nei limiti in cui di negoziazione in senso stretto si può parlare nel
contesto di detto settore consumeristico); infine, quello corrispondente
nei suoi contenuti ai diritti che la direttiva riconosce comunque al viag-
giatore (ad es. in materia di cessione del contratto ex art. 9 della diret-
tiva) e/o al professionista (quali ad es. quelli sulla revisione del prezzo ex
art. 10 della direttiva o sulla modifiche di altre condizioni ex art. 11 della
direttiva).
E proprio con riferimento a quest’ultimo aspetto, è opportuno sot-
tolineare – come espressamente previsto all’art. 23 della direttiva – che
«eventuali clausole contrattuali o dichiarazioni del viaggiatore che esclu-
dano o limitino, direttamente o indirettamente, i diritti derivanti dalla
presente direttiva o il cui scopo sia eludere l’applicazione» della stessa
non saranno vincolanti per il viaggiatore22.
Se questo è, così come sommariamente ricostruito, il contenuto mi-
nimo del contratto di viaggio, l’art. 7 della direttiva fornisce anche quelle
che sono le prescrizioni formali che lo stesso deve possedere, di cui ora
passiamo a trattare.
22 E qui si potrebbe schiudere tutta la problematica, di cui peraltro non ci occuperemo
in questa sede, sulla possibile vessatorietà delle clausole contrattuali e sui possibili strumenti
a tutela del viaggiatore, dalla nullità di protezione alla tutela amministrativa e alle ADR.
58 RAFFAELLA PASQUILI
5. I requisiti formali del contratto di viaggio stabiliti dall’art. 7 della di-
rettiva: chiarezza, comprensibilità e leggibilità
Così come le informazioni precontrattuali devono essere presentate
in modo chiaro, comprensibile ed evidente, e, nel caso siano fornite per
iscritto, devono essere leggibili, anche il contratto – nel suo contenuto –
deve essere formulato in modo chiaro, comprensibile ed evidente (art. 7,
par. 4), e, ove abbia forma scritta, deve essere anche leggibile (art. 7,
par. 1)23.
Da un lato, dunque, la necessità che il linguaggio utilizzato risulti
chiaro e comprensibile e, dall’altro, la necessità, ove il testo sia scritto su
un supporto cartaceo o su altro supporto durevole, che la grafia nelle sue
dimensioni e nei suoi caratteri sia leggibile.
Sui requisiti di chiarezza, comprensibilità e leggibilità non si rin-
viene alcun parametro, sicché si può riproporre il dubbio interpretativo
– già manifestato da attenta dottrina con riferimento anche ad altre di-
sposizioni di derivazione comunitaria – sulla tipologia di consumatore
(nel nostro caso viaggiatore) cui riferirsi, e che in estrema sintesi po-
trebbe essere o il consumatore/viaggiatore medio o il consumatore/viag-
giatore debole24.
Da cui, forse, l’opportunità – in sede di attuazione – di offrire qual-
che indicazione in più al riguardo.
Più in generale, un dato sembra comunque emergere dalla direttiva:
il contratto può (ma non deve necessariamente) rivestire la forma scritta,
23 Sul punto si può ricordare come l’art. 27 della direttiva [là dove, al par. 2, prevede la
modifica dell’art. 3, par. 3, lett. g), dir. 2011/83/UE], pur confermando – come già eviden-
ziato – l’esclusione dei contratti di pacchetti turistici dall’àmbito operativo generale delle
norme sui diritti dei consumatori, va tuttavia a specificare l’applicabilità, mutatis mutandis,
dell’art. 6, par. 7, della direttiva del 2011, articolo quest’ultimo che attribuisce agli Stati mem-
bri la possibilità di «mantenere o introdurre nel diritto nazionale requisiti linguistici relativi
all’informazione contrattuale onde garantire che tali informazioni siano facilmente comprese
dal consumatore». Questa disposizione ha trovato attuazione nell’art. 49, comma 7°, c.cons.,
ove è previsto che «[n]el caso di utilizzazione di tecniche che consentono una comunicazione
individuale, le informazioni di cui al comma 1 sono fornite, ove il consumatore lo richieda, in
lingua italiana». Previsione che, dunque, potrà trovare applicazione anche ai pacchetti tu-
ristici.
24 Al riguardo si rinvia alle osservazioni già formulate con riferimento alla medesima
problematica sorta nell’àmbito delle disposizioni sui contratti a distanza e sui contratti nego-
ziati fuori dei locali commerciali, ove si è richiamato il consumatore medio di cui all’art. 20
c.cons. in materia di pratiche commerciali scorrette (si veda G. DE CRISTOFARO, La disciplina
degli obblighi informativi precontrattuali nel codice del consumo riformato, cit., p. 925), ovvero
il consumatore debole di cui all’art. 35 in materia di clausole vessatorie (si veda PAGLIANTINI,
La riforma del codice del consumo ai sensi del d.lgs. 21/2014: una rivisitazione (con effetto
paralizzante per i consumatori e le imprese?), cit., p. 802 s.).
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 59
il che induce a ritenere che il formalismo imposto non sia richiesto ai fini
della validità del contratto stesso. Sicché a rigore la forma negoziale è, e
rimane, libera, anche nell’ambito del contratto di pacchetto turistico
nelle sue diverse declinazioni.
Ciò che è previsto, in realtà, è che, al momento della conclusione del
contratto o successivamente senza indebito ritardo25, l’organizzatore o il
venditore mettano a disposizione del turista una copia o una conferma
del contratto stesso (già concluso) su un supporto durevole.
Anche se la direttiva solo all’art. 7, par. 1, prevede espressamente
che il viaggiatore abbia il diritto di ricevere una copia cartacea qualora il
contratto sia stato stipulato alla contemporanea presenza fisica delle
parti, si potrebbe più in generale ragionare, comunque e in ogni caso, di
un obbligo imposto al professionista di fornire la documentazione
poc’anzi richiamata e, dunque, di un corrispondente diritto della contro-
parte.
Per i contratti negoziati fuori dei locali commerciali la direttiva pre-
vede, poi, che venga fornita una copia del contratto su carta o, se il viag-
giatore acconsente, su altro supporto durevole26; così come su un sup-
porto durevole deve essere fornito il contenuto del contratto da parte
dell’organizzatore nel caso di servizi turistici acquistati presso professio-
nisti distinti attraverso processi collegati di prenotazione online.
Anche in questo contesto è opportuno richiamare brevemente
quella prevista parziale modifica dell’àmbito applicativo della dir. 2011/
83/UE sui diritti dei consumatori, cui in precedenza si è fatto cenno27.
Per quanto ora di interesse, infatti, si riconosce l’applicabilità, muta-
tis mutandis, anche ai contratti di pacchetti turistici di quella disposi-
zione (id est: l’art. 8, par. 6, della direttiva del 2011) che ha trovato poi
attuazione nell’art. 51, comma 6°, c.cons.
Al riguardo, possiamo ricordare solo brevemente come il legislatore
italiano si sia avvalso, in sede di attuazione della direttiva del 2011, della
possibilità di introdurre particolari regole per i contratti conclusi al te-
lefono, sicché ad oggi, secondo un consenso altamente procedimentaliz-
zato, il consumatore non è vincolato al contratto (concluso per telefono)
25 Profilo temporale quest’ultimo che dovrà essere declinato secondo le varie tipologie
contrattuali, ma che – volendo individuare un termine generale ultimo – non potrà che corri-
spondere, al più tardi, all’inizio dell’esecuzione delle prestazioni turistiche.
26 Il rinvio è espressamente all’art. 2, punto 8, dir. 2011/83/UE, norma recepita nell’art.
45, lett. h), c.cons., ove si offre la definizione di contratti negoziati fuori dei locali com-
merciali.
27 Si tratta dell’art. 27 dir. 2015/2302/UE, là dove, al par. 2, prevede la modifica del-
l’art. 3, par. 3, lett. g), dir. 2011/83/UE.
60 RAFFAELLA PASQUILI
se non dopo aver ricevuto la conferma dell’offerta da parte del profes-
sionista e aver manifestato per iscritto (eventualmente anche su supporto
durevole) il proprio consenso.
Una peculiare procedura formale, dunque, che, per la nuova defini-
zione del rapporto tra la direttiva del 2011 sui diritti dei consumatori e la
direttiva oggi in esame, potrà trovare applicazione anche ai contratti di
pacchetto turistico, con conseguente riproposizione delle problematiche
interpretative che attenta dottrina ha già evidenziato sul punto (anche in
merito al formalismo procedimentale richiesto dall’art. 51, comma 6°,
c.cons.)28.
Al di là dunque della peculiare ipotesi del contratto di pacchetto tu-
ristico concluso per telefono, in generale sembrerebbe potersi affermare,
così come avviene anche in altri settori del diritto dei consumatori, che il
formalismo richiesto in materia di pacchetti turistici sia strettamente col-
legato all’obbligo di informazione e di trasparenza e, dunque, possa in-
tendersi quale requisito di documentazione del contratto e non di sua
validità.
6. (Segue) La forma c.d. informativa e l’obbligo di documentazione
La forma – come anticipato – è strumento che consente al consu-
matore la conoscenza immediata del contenuto di un contratto che, fon-
damentalmente, egli non ha contribuito a predisporre.
Si può così affermare che si è ancora di fronte a quel neoformalismo
che risponde all’esigenza di cristallizzare il contenuto del contratto al fine
28 Con riferimento all’art. 51, comma 6°, c.cons., sono state sollevate già alcune pro-
blematiche interpretative, soprattutto in merito all’individuazione del momento in cui deve
intendersi concluso validamente ed efficacemente il contratto, nonché in merito alla natura
da attribuire al formalismo procedimentale richiesto e, di conseguenze, al sistema rimediale
applicabile.
Sulla natura vi è anche chi discorre di una forma ad substantiam partendo dal presup-
posto che si tratti di un contratto formale: nello specifico non si tratterebbe di una scrittura
privata ex art. 2702 c.c., perché la firma autografa o il suo equipollente elettronico è richiesto
solo per una delle sottoscrizioni apposte, sicché in quest’ottica potrebbe prospettarsi o il ri-
medio della nullità di protezione, o, dato che il consumatore potrebbe rinunciare alla variante
della sottoscrizione ad substantiam, la forma richiesta potrebbe declinarsi anche quale forma
ad probationem (si veda PAGLIANTINI, La riforma del codice del consumo ai sensi del d.lgs.
21/2014: una rivisitazione (con effetto paralizzante per i consumatori e le imprese?), cit., p. 810
s.). Sempre sotto il profilo rimediale si è anche prospettata la possibilità di rinviare alla disci-
plina sulla fornitura non richiesta di cui all’art. 66 quinquies, comma 1°, c.cons. (cfr. G. DE
CRISTOFARO, La disciplina degli obblighi informativi precontrattuali nel codice del consumo
riformato, cit., p. 956 ss.; PAGLIANTINI, op. cit., p. 800).
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 61
di offrire elevati standard di trasparenza e quindi di certezza giuridica: è,
in altri termini, quella che viene definita la forma c.d. informativa ovvero
ad trasparentiam.
E nello stesso senso si è espressa la prevalente dottrina e parte della
giurisprudenza italiana con riferimento alla forma prescritta per il con-
tratto di viaggio (ex art. 35 c.tur.)29.
Al riguardo una breve notazione: l’art. 35 c.tur. richiede che il con-
tratto sia redatto in forma scritta in termini chiari e precisi e che al turi-
sta venga rilasciata una copia del contratto stipulato e sottoscritto dal-
l’organizzatore o dal venditore. L’ambiguità che si evince dal dettato
normativo sulla valenza del requisito formale ha portato, peraltro, so-
prattutto una parte della giurisprudenza, prima di merito30, ma più re-
centemente anche di legittimità (e il richiamo è alla posizione espressa da
Cass. n. 23438 del 2014)31, a individuare in detto requisito un presuppo-
sto di validità del contratto; ed anche una parte della dottrina nel caso in
esame ha riscontrato un’ipotesi di coincidenza tra la c.d. forma informa-
tiva e il requisito della forma scritta ad substantiam (così prospettando
un’unitaria sanzione, quella della nullità di protezione)32.
Ora, senza entrare nel merito, è opportuno sottolineare come, in
ogni caso, nella direttiva in esame non si preveda la forma scritta ai fini
della validità del contratto, il che si giustifica anche in ragione e in fun-
zione del nuovo e più esteso àmbito applicativo della direttiva stessa, sic-
ché, così come l’informazione precontrattuale può essere orale, anche
l’accordo potrà rivestire detta forma, dovendosi piuttosto ancorare il for-
29 Tra i molti si veda PAGLIANTINI, op. cit., p. 808, nt. 22; F. ROMEO, sub art. 35 c.tur., in
Commentario breve al diritto dei consumatori, cit., p. 1438 s.
30 In argomento cfr. Trib. Verona 19 luglio 2012, in DeJure 2013; Trib. Bari 27 luglio
2005, in Nuova giur. civ. comm., 2006, I, p. 880 ss.; Trib. Treviso 4 aprile 2003, in Dir. turismo,
2004, p. 127 s.; Trib. Bari 8 agosto 2000, in Foro it., 2001, p. 783 ss.
31 Si veda Cass. 4 novembre 2014, n. 23438, secondo cui il «contratto di vendita di pac-
chetto turistico, concluso ex art. 3, comma 2°, d.lgs. 17 marzo 1995, n. 111, applicabile ra-
tione temporis, vincola al rispetto della forma scritta ad substantiam le parti contrattuali, tra
cui figurano esclusivamente il tour operator che organizza il viaggio e il consumatore che lo
acquista, non anche l’agenzia di viaggi, la quale, come mandataria con rappresentanza del
primo, fa da mero tramite ai fini della stipula. (In applicazione di tale principio, la S.C. ha
escluso che, una volta venuto meno, per indisponibilità, l’operatore in nome e per conto del
quale era stato concluso un contratto di vendita di pacchetto turistico, l’agenzia di viaggi po-
tesse, pure a parità di servizi offerti, imporre il mutamento di tour operator ed esigere il pa-
gamento del corrispettivo di un nuovo pacchetto, in assenza di un titolo contrattuale in tal
senso tra l’agenzia e il viaggiatore ovvero di un ulteriore distinto contratto, necessariamente
scritto, in nome e per conto del diverso operatore)».
32 In questo senso S. MAZZAMUTO, in CASTRONOVO e MAZZAMUTO, Manuale di diritto pri-
vato europeo, II, Proprietà. Obbligazioni. Contratti, Milano, 2007, p. 294.
62 RAFFAELLA PASQUILI
malismo in esame, che si caratterizza in particolare nella consegna della
copia del contratto o della sua conferma (su carta o su altro supporto du-
revole), alle esigenze cui si è fatto in precedenza riferimento33.
In ogni caso, anche non volendo condividere l’impostazione ora ac-
cennata, sarebbe opportuno in sede di attuazione specificare la natura
del requisito formale e prevedere l’obbligatorietà del rilascio di una co-
pia del contratto o della sua conferma, su supporto cartaceo o comunque
durevole34, così come sarebbe opportuno, anche in modo espresso, defi-
nire il relativo sistema rimediale.
Per quanto concerne, in particolare, il mancato rispetto del requisito
formale è bene osservare come questo possa declinarsi in realtà secondo
due profili: quello riguardante la forma espressiva utilizzata, giacché il
linguaggio impiegato deve essere chiaro, comprensibile e leggibile, e
quella, in parte diversa, riguardante la documentazione vera e propria del
contenuto contrattuale, ovvero la consegna di una copia o della conferma
del contratto su carta o altro supporto durevole.
Poiché abbiamo qualificato detto formalismo come un caso di forma
ad trasparentiam, si potrebbe, in fase di attuazione, non solo ribadire, da
un lato, l’obbligo di chiarezza e di intellegibilità e, dall’altro, l’obbligo di
consegna del documento riproduttivo dell’accordo, ma – per ovviare a
33 In passato, la giurisprudenza, ma con riferimento alle diverse disposizioni di attua-
zione della dir. 90/314/CEE (che – ricordiamo – ai sensi dell’art. 29 dir. 2015/2302/UE verrà
abrogata con effetto dal 1° luglio 2018), ha ritenuto che l’agenzia di viaggi, «per non incor-
rere in responsabilità per mancato assolvimento degli obblighi informativi dettati a tutela del
consumatore dagli art. 87 e 88 c.cons., deve dimostrare di aver fornito al cliente le predette
informazioni in maniera chiara e precisa per iscritto, prima della conclusione del contratto e
quindi in alternativa o con una clausola contenuta nel contratto stesso sottoscritto dal cliente
o con la consegna – sempre nella stessa fase precontrattuale o di conclusione del contratto –
dell’opuscolo informativo contenente le richiamate informazioni; né rileva la circostanza che
tali informazioni siano fornite oralmente al cliente prima della sottoscrizione del contratto»
(così Trib. Udine 9 settembre 2011, in Dir. trasporti, 2012, p. 519 ss.). In precedenza si veda
anche Trib. Torino 21 novembre 2003, in Dir. turismo, 2007, p. 62 ss., secondo cui le «infor-
mazioni relative al viaggio organizzato fornite al consumatore vincolano il tour operator, che
va considerato responsabile del danno conseguente alla modifica degli elementi del pacchetto
turistico che non abbia comunicato per iscritto al viaggiatore (nella specie: sostituzione di
un’imbarcazione in occasione di una crociera nel Mar Rosso, laddove l’organizzatore del viag-
gio non ha provato che le motonavi avessero caratteristiche analoghe nonostante si trattasse
di natanti diversi sia per dimensioni, sia per equipaggiamento)».
34 Per supporto durevole si deve intendere – come esplicitato all’art. 3, n. 11, dir.
2015/2302/UE – «ogni strumento che permetta al viaggiatore o al professionista di conser-
vare le informazioni che gli sono personalmente indirizzate in modo da potervi accedere in
futuro per un periodo di tempo adeguato alle finalità cui esse sono destinate e che consenta
la riproduzione identica delle informazioni memorizzate». Definizione questa che riproduce
quella presente nella dir. 2011/83/UE, poi riprodotta nell’art. 45 c.cons.
IL CONTENUTO E LA FORMA DEL CONTRATTO DI VIAGGIO 63
potenziali dubbi interpretativi – stabilire, eventualmente anche in modo
espresso, uno specifico sistema rimediale. Così, almeno nella prospettiva
che si va ora delineando, si potrebbe ad es. esplicitare che il mancato ri-
spetto di detti obblighi costituisce un’ipotesi di inadempimento del pro-
fessionista35.
Se la forma è strumentale all’informazione, informazione che deve
sussistere non solo nella fase delle trattative, ma anche nella fase di con-
clusione del contratto e di sua esecuzione, per ricostruire allora il conte-
nuto vincolante del singolo contratto validamente concluso sarà necessa-
rio valutare quella tripartizione contenutistica, cui si era fatto cenno in
precedenza, nella logica del possibile rapporto tra obbligo informativo,
contenuto dell’accordo e sua documentazione.
Sicché – in sintesi –, ad es., è bene ribadire come nel rapporto tra
informazioni precontrattuali, allorché queste sia vincolanti, e contenuto
contrattuale cristallizzato nel documento messo a disposizione del viag-
giatore, in caso di divergenza, si dovrà dare prevalenza alle prime, cioè
alle informazioni che automaticamente ex lege entrano nel regolamento
contrattuale, così come le stesse potranno integrare eventuali lacune in
esso presenti; mentre un discorso diverso dovrà farsi per le informazioni
che non hanno quel carattere; o ancora per quei diritti che comunque la
direttiva riconosce alle parti contraenti e che il singolo regolamento con-
trattuale non può direttamente o indirettamente escludere.
Ritornando alla disciplina presente nell’art. 7 della direttiva, oltre a
fornire la documentazione relativa al contratto concluso, l’organizzatore
deve fornire al viaggiatore anche le ricevute, i buoni e i biglietti necessari,
nonché le informazioni sull’orario di partenza e sugli orari previsti per le
soste intermedie e le coincidenze, nonché sull’orario d’arrivo; in tal caso,
peraltro, si specifica che la consegna di detti documenti dovrà avvenire
«in tempo utile» prima dell’inizio dell’esecuzione delle prestazioni turi-
stiche.
Rinviando ad altra sede gli ulteriori ed interessanti spunti di rifles-
sione che la direttiva suscita, anche con riferimento specifico al conte-
nuto e alla forma del contratto di pacchetto turistico36, a conclusione di
35 Anche in altri contesti il mancato rispetto del requisito formale, là dove la forma è
stata qualificata come ad trasparentiam, ha portato parte della dottrina a discorrere di un caso
di inadempimento di non scarsa importanza ex art. 1455 c.c. (cfr. G. DE CRISTOFARO, La di-
sciplina degli obblighi informativi precontrattuali nel codice del consumo riformato, cit., p. 947
s.), e quindi produttivo anche della risoluzione del contratto ex art. 1453 c.c. (cfr. PAGLIAN-
TINI, La riforma del codice del consumo ai sensi del d.lgs. 21/2014: una rivisitazione (con effetto
paralizzante per i consumatori e le imprese?), cit., p. 808 s.).
36 Molti potrebbero essere anche gli ulteriori profili che sarebbe opportuno valutare
con estrema attenzione in fase di attuazione della direttiva. Innanzitutto, la sequenza logica
64 RAFFAELLA PASQUILI
queste brevi osservazioni possiamo solo auspicare che in fase di attua-
zione si colga comunque l’occasione per ridefinire l’impianto e le regole
in materia di contratti di viaggio37, adeguandoli non solo alla dir.
2015/2302/UE, ma anche – per quanto l’armonizzazione massima lo
possa consentire – alle posizioni, prevalenti, ormai acquisite in dottrina e
in giurisprudenza.
dell’impianto normativo, il che dovrebbe portare prima alla disciplina sugli obblighi infor-
mativi riguardanti la fase precontrattuale in senso stretto e poi alla disciplina sul contenuto e
sulla forma del contratto [diversamente da quanto accaduto con l’attuazione della direttiva
del 1990, posto che, nonostante i successivi interventi, anche gli attuali artt. 35, 36, 37 e 38
c.tur. prevedono rispettivamente la disciplina sulla forma dei contratti turistici (art. 35), sugli
elementi del contratto di vendita di pacchetti turistici (art. 36), sulle informazioni del turista
(art. 37) e, infine, sull’opuscolo informativo (art. 38)]. Inoltre, per quanto concerne il carat-
tere vincolante delle informazioni precontrattuali e più in generale i requisiti, anche formali,
del contratto sarebbe opportuno predisporre un apparato rimediale specifico, come del resto
imposto dall’art. 25 dir. 2015/2302/UE. Ancora, la necessità di un effettivo coordinamento,
derivante dal nuovo rapporto che si andrà a delineare tra le disposizioni sui contratti di viag-
gio e quelle in materia di contratti a distanza e di contratti conclusi fuori dei locali commer-
ciali, con particolare riferimento alle norme che potranno, mutatis mutandis, trovare applica-
zione anche ai contratti turistici, deve indurre a non sottovalutare in fase di attuazione detto
profilo, così come si dovrebbe attentamente valutare l’opportunità di definire, mutatis mu-
tandis, i requisiti minimi formali e contenutistici anche del contratto concluso con i profes-
sionisti nel caso di servizi turistici collegati. Al riguardo, è bene ricordare, che l’art. 19 dir.
2015/2302/UE specifica solo il contenuto di due obblighi informativi cui è tenuto il profes-
sionista che agevola la creazione di un servizio turistico collegato: ossia quello di informare il
viaggiatore della non applicabilità delle norme sui pacchetti turistici, con conseguente re-
sponsabilità del solo singolo fornitore di servizi; nonché quello di informare il viaggiatore del-
l’esistenza della protezione in caso di insolvenza. Il mancato rispetto di detti obblighi infor-
mativi, per la comunicazione dei quali può utilizzarsi il relativo modulo informativo standard
di cui all’Allegato II della direttiva in esame, ovvero altro strumento, comporta l’applicabilità,
in relazione ai servizi turistici inclusi, dei diritti e degli obblighi previsti dalle disposizioni in
materia di cessione del contratto di pacchetto turistico, di risoluzione e di responsabilità.
37 E si potrebbe anche aggiungere il riferimento alla problematica concernente la stessa
collocazione delle regole in materia di contratti di viaggio, oggi presenti nel c.d. codice del tu-
rismo, ma che sarebbe più opportuno traslare altrove, così come sostenuto ed auspicato da
G. DE CRISTOFARO, La nuova disciplina europea dei contratti di viaggio (dir. 2015/2302/UE) e
le prospettive del suo recepimento nell’ordinamento italiano, cit., p. 23 ss., posizione che trova
numerosi sostenitori.
STEFANO PAGLIANTINI
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO
DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO
SECONDO IL CANONE DELLA DIR. 2015/2302/UE:
PER UN REPERTORIO (FRASTAGLIATO)
DI PROBLEMI TEORICI E PRATICI A PRIMA LETTURA
SOMMARIO: 1. Prologo: la specialità rinnovata del contratto di pacchetto turistico in un
sistema di fonti a multilivello. Spigolature, a margine dell’art. 12 dir. 2015/
2302/UE, su armonizzazione ed il c.d. diritto effettivo. – 2. Ius variandi anticipato
dell’organizzatore ed il vincolo in executivis di un adempimento correttivo. – 3. Ius
variandi, giustificato motivo ed alea normale del contratto di pacchetto turistico: il
regime speciale delle sopravvenienze ex art. 10 dir. 2015/2302/UE. – 4. La signifi-
catività della modifica (art. 11, par. 1 e 2), la sua eventuale incidenza sul prezzo e
la variabile sui generis dell’art. 7, par. 2, lett. a). – 5. Ius variandi o contratto modi-
ficativo formale? Il diritto delle Corti ed il canone della dir. 2015/ 2302/UE. – 6. Il
novum sulla revisione del prezzo eccedente l’8%. – 7. La reciprocità sinallagmatica
della revisione del prezzo in quattro interrogativi. – 8. Il recesso oneroso dell’art.
12, par. 1 ed il tramonto della causa concreta irrealizzabile. La «cifra» italiana di
un recesso gratuito alquanto controverso. – 9. (Segue) «Spese di risoluzione» e
mancato guadagno sullo sfondo degli artt. 1671 e 1672 c.c. – 10. Argomentazione
per principi (Cass. n. 26958 del 2007) ed il vincolo della full harmonisation. –
11. Epilogo: recesso ad nutum oneroso anche per giusta causa?
1. Prologo: la specialità rinnovata del contratto di pacchetto turistico in
un sistema di fonti a multilivello. Spigolature, a margine dell’art. 12
dir. 2015/2302/UE, su armonizzazione ed il c.d. diritto effettivo
Sono quattro le previsioni che la nuova direttiva viaggi 2015/2302/
UE riserva alle «modifiche al contratto di pacchetto turistico prima del-
l’inizio del pacchetto»: nel dettaglio le disposizioni contenute negli artt. 9-
12, dischiudenti una gamma di diritti potestativi, ad esercizio vincolato,
che rivisitano diffusamente un tipo contrattuale già allo stato contrasse-
gnato, in effetti, da una marcata specialità1. Il cuore del discorso è negli
1 V., a livello, monografico, PASQUILI, La prestazione dell’organizzatore nel contratto di
viaggio, Torino, 2012, p. 57 ss., nonché R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, Torino, 2014,
66 STEFANO PAGLIANTINI
artt. 10 e 11, se è vero che il disposto pur innovativo dell’art. 9, quanto
alla cessione del pacchetto a un altro viaggiatore, non pone degli interro-
gativi stringenti. Nulla quaestio infatti sulla circostanza che non si faccia
più questione della condizione di «trovarsi nell’impossibilità di usufruire
del pacchetto». Epperò già allo stato risulta prevalente l’idea che l’impos-
sibilità dell’art. 39, comma 1°, c.tur. sia declinabile come subiettiva; ergo è
una cessione attuabile senza che il viaggiatore abbia l’onere di allegare una
giusta causa (v. 30° considerando). Discrezionale perciò2, com’è invalso de-
finirla, nel senso stretto del termine, se si eccettua il limite, che le è tuttora
consustanziale, di un terzo cessionario quale persona idonea a soddisfare
“tutte le condizioni” di fruibilità del servizio (v. art. 9, par. 1, il cui recita-
tivo ci sembra perfettamente declinabile nei termini, già ampiamente spe-
rimentati in dottrina3, di una condizione sospensiva implicita della ces-
sione). Col che, a ben riflettere, ivi tutto il novum si concentrerebbe allora
sul termine ragionevole di preavviso, dato adesso all’organizzatore (non
più in forma scritta ma) su di un supporto durevole, stando alla disciplina
corrente di quattro giorni lavorativi precedenti la partenza, quando invece
la dir. 2015/2302/UE recita di un «al più tardi sette giorni prima dell’ini-
zio del pacchetto», quale lasso temporale ritenuto «ragionevole». Consi-
derato che l’art. 9, al pari delle disposizioni precedenti (artt 4, par. 3, dir.
90/314/CEE e 39 c.tur.), è muto però quanto alla sorte di una comunica-
zione di cessione tardiva4, non c’è niente, al riguardo, di davvero signifi-
cativo, al netto della ricorsiva sensazione, che ne ricava l’interprete, di tro-
varsi al cospetto di una species singulare di ius variandi del viaggiatore, la
cessione del contratto qui perfezionandosi, in deroga alla disciplina di di-
ritto comune (art. 1406 c.c.), senza il consenso di un professionista nei
confronti del quale viene comunque ribadito che cedente e cessionario
sono solidalmente obbligati per il pagamento del saldo, delle imposte e di
eventuali spese aggiuntive (art. 9, par. 2). È per altro una cessione, la di-
rettiva al riguardo non innova, che può avvenire soltanto «prima dell’ini-
zio del pacchetto», non anche in executivis.
Come si vedrà, sull’art. 12, «risoluzione del contratto di pacchetto
turistico e diritto di recesso prima dell’inizio del pacchetto», le notazioni
p. 299 ss. e p. 305 ss.; GAMBINI, Il recesso nella contrattazione turistica: da rimedio solutorio a
strumento di riequilibrio delle posizioni contrattuali, in Riv. dir. priv., 2016, p. 541 ss.
2 V., in luogo di molti, ROSSI CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio turistico, in Tratt.
dir. civ. CNN, diretto da P. Perlingieri, Napoli, 2010, p. 94 ss.
3 Per un agile (ma ben informato) sunto, v. PASQUILI, sub art. 39, in Comm. breve dir.
cons. De Cristofaro-Zaccaria2, Padova, 2013, 1450 ss.
4 En passant viene fatto per altro di pensare che sia da preferire, nel segno di ciò che
sostengono i più, la lettura escludente allora una qualche vincolatività della stessa per il pro-
fessionista.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 67
da svolgere sarebbero invece molte, anche se qui tenderà a preferirsi la
sollecitazione indotta dal livello di armonizzazione massima (art. 4) con-
trassegnante una direttiva che, al riguardo spariglia, e molto, i termini del
problema. Per come infatti è formulato, l’art. 12 contiene una regola-
mentazione che deraglia apertamente dalla maniera in cui la Cassazione
ha inteso, fin dal 2007, disciplinare i casi che vanno sotto l’etichetta di
un’impossibilità subiettiva di fruire della prestazione5. C’è, lo vedremo,
uno iato marcatissimo tra sentenziare di un’immunizzante causa concreta
irrealizzabile e statuire, come la dir. 2015/2302/UE viceversa fa, che il ve-
nire meno, complice un’imprevista giusta causa subiettiva, dell’interesse
a ricevere la prestazione-risultato, non è di per sé incluso nel rischio
d’impresa. Nell’odierno diritto delle Corti, qui sta il punto, un recesso
gratuito liberatorio è la tecnica di tutela amministrante qualsiasi soprav-
venienza non imputabile al turista che vanifichi (od intralci) lo scopo (di
vacanza) ch’egli aveva programmato6. Dunque, come si è sagacemente
scritto, abilita ad una volontaria rinuncia gratuita pure l’aver perduto «il
volo charter compreso nel pacchetto per via di un gigantesco ingorgo di
traffico imprevedibilmente creatosi sulla via dell’aeroporto»?7 Ed allora,
non è fantasia ma cronaca giudiziaria, perché mai non dovrebbe avere di-
ritto alla restituzione dell’intero importo versato il viaggiatore che, in
conseguenza dei tragici fatti delle Torri gemelle, receda da un package
tour per una destinazione diversa dagli Stati Uniti e riguardante una lo-
calità non inserita nella lista di Paesi sconsigliati, per motivi di sicurezza,
dal Ministero degli Esteri?8 Per inciso, il disposto che si legge nell’art. 36,
5 Già ci è capitato di trattare il tema in PAGLIANTINI, La c.d. risoluzione per causa con-
creta irrealizzabile, ora in ID., La tutela del consumatore nell’interpretazione delle Corti, Torino,
2012, p. 255 ss.
6 A mo’ di piccola chiosa. Il fatto che il dictum della Cassazione sia abitualmente ripro-
dotto in maniera testuale dalle Corti di merito, v. App. Firenze 23 aprile 2008, n. 690, per
esteso in Pluris, dà autenticamente, nel senso purtroppo di un bypass ex abrupto delle catego-
rie, la misura di come, nella pratica da subito lo si sia percepito (e in seguito applicato) alla
stregua di un indiscusso principio di diritto.
7 Così criticamente ROPPO, Causa concreta: una storia di successo? Dialogo (non compia-
cente, né reticente) con la giurisprudenza di legittimità e di merito, in Riv. dir. civ., 2013, p.
969. In senso opposto, in puntiglioso avallo di questo indirizzo giurisprudenziale, v. la serrata
replica di C.M. BIANCA, Causa concreta del contratto e diritto effettivo, ivi, 2014, I, p. 262 s.
Gli esempi, naturalmente, potrebbero moltiplicarsi: si pensi al turista che non riesce ad im-
barcarsi nella nave da crociera a causa di una cancellazione del volo che avrebbe dovuto con-
durlo nella località di imbarco.
8 V. Trib. Milano 19 aprile 2002, in Dir. tur., 2003, 157 ss. Per un quadro d’insieme
sulle forme di recesso legate a fatti sopravvenuti, v., ampiamente, ZORZI GALGANO, Il recesso
di protezione del consumatore nella nuova disciplina del turismo e della multiproprietà, in
Contr. e impr., 2011, p. 1209 ss.
68 STEFANO PAGLIANTINI
lett. d), c.tur., il recesso del viaggiatore, per un fatto sopraggiunto non
imputabile, effettuato nell’arco temporale compreso tra la stipula del
contratto ed il versamento del saldo, è gratuito se indotto da un fatto so-
praggiunto non imputabile e circoscritto ad una perdita massima del
25% (del corrispettivo totale) in caso viceversa di un suo inadempi-
mento, è senza dubbio una norma alquanto intrigante. Epperò, nono-
stante la dottrina più recente insista in tal senso9, molto discutibilmente
ci parrebbe un disposto suscettibile di un’interpretazione estensiva at-
traente pure il caso, qui discusso, di un recesso effettuato dopo la corre-
sponsione del saldo. E non solo10.
Al netto del rilievo che la peculiarità della fattispecie potrebbe in-
durre a pensare ad una gratuità del recesso come regola speciale, nel
senso di elaborata sistematicamente in maniera indipendente dalla disci-
plina di diritto comune (artt. 1256 e 1463 c.c.)11, forse potrà suonare for-
malistico epperò non sembra peregrino soffermarcisi in apertura: al con-
trario della dir. 2015/2302/UE, la precedente dir. 90/314/CEE era noto-
riamente di armonizzazione minima, dunque derogabile in melius.
Tradotto, fino ad oggi il turista italiano poteva legittimamente ricevere
una protezione maggiore del livello minimo assicurato da una normativa
europea alquanto lasca12. Il fatto è che una siffatta deroga era affidata al
9 V., ad es. GAMBINI, Il recesso nella contrattazione turistica: da rimedio solutorio a stru-
mento di riequilibrio delle posizioni contrattuali, cit., p. 553 e 557. Non dissimile GIGLIOTTI,
Sopravvenienze contrattuali e gestione del rapporto: l’ipotesi del viaggio turistico, in Il nuovo
diritto dei contratti, a cura di Di Marzio, Milano, 2004, 290.
10 D’altronde, sostenere, come pure autorevolmente si fa, che l’onerosità del recesso di
suo orienta per un’interpretazione dell’art. 36, lett. d), c.tur. che non differenzi in malam par-
tem (v. GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, Torino, 2017, p. 174), è tutt’altro che diri-
mente. Sullo sfondo infatti campeggia l’art. 1373, comma 2, c.c., norma notoriamente subor-
dinante l’effetto retroattivo del recesso ai soli contratti ad esecuzione istantanea o differita,
quando quello di pacchetto turistico è (notoriamente) ad esecuzione continuata. Di conse-
guenza, siccome il recesso dovrebbe qui avere effetto ex nunc, senza così dare luogo al diritto
di ripetere il saldo, diventa necessario immaginare che l’art. 36, lett. d), onde possa includere
pure il corrispettivo già saldato, sia una norma che deroga all’art. 1373, sottraendo così il re-
cesso, tanto precedente che successivo all’adempimento dell’obbligazione principale del turi-
sta, sempre al perimetro applicativo dell’art. 1373 c.c. Il che è tutto da dimostrare possa darsi
per buono.
11 Come osserva P. TRIMARCHI, Il contratto: inadempimento e rimedi, Milano, 2010, 24
s., «nessuno dubita» che l’inquilino, ammalatosi nell’imminenza di andare ad abitare l’ap-
partamento consegnatoli in locazione per le vacanze, «debba ugualmente pagare il corri-
spettivo».
12 È prassi, tra i fautori dell’interpretazione giurisprudenziale corrente, uniformarsi al
periodare di C.M. BIANCA, op. ult. cit., p. 263, per il quale, aderendo ad un diverso dire, ri-
marrebbe «inspiegato perché eventi che colpiscono la persona del creditore, come la malattia,
dovrebbero essere a suo carico». Se non fosse che, siccome l’art. 4, par. 3, dir. 90/314/CEE
limitava la cessione al caso di un viaggiatore che si trovasse nell’impossibilità di usufruire del
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 69
medio di «disposizioni più rigorose» (art. 8), che viceversa non risultano
dettate nella sedes materiae domestica: quel che invero allo stato si ha, nel
diritto vivente italiano, è unicamente il dictum consolidato di un giudice
supremo, il cui arresto è alquanto dubbio però che possa valere da equi-
pollente. Col che, siccome la regola generale, tanto europea che nazio-
nale, deve evidentemente trovare applicazione fino a quando non sia
espressamente derogata13, già potrebbe affacciarsi il dubbio a) che il di-
ritto applicato italiano sia conforme al diritto europeo e, in subordine,
b) che sistematicamente, cioè al livello del diritto comune patrimoniale,
venga esplicitata una deroga legittima. Non è sufficiente notare che «me-
diante il principio della causa concreta la giurisprudenza ha tracciato una
regola di diritto effettivo»14, se preliminarmente non viene chiarito che
l’enunciativa giurisprudenziale corrente, un impedimento fisico o morale
del viaggiatore è causa di recesso gratuito, gemina un bilanciamento degli
interessi (delle parti) realizzato in modo conforme al sistema delle fonti
europee. Fortemente disputata a livello di un diritto comune che testual-
mente non disciplina la fattispecie dell’imputabilità di una mancata coo-
perazione incolpevole del creditore15, la regola di un esonero bilaterale
dai rischi della irrealizzabilità incolpevole della causa contractus non fi-
gura infatti come scritta nel codice del turismo. Non a caso, con ben più
costrutto sistematico, chi discorre di una risoluzione ex art. 1463 c.c. per
fatto non imputabile al creditore (turista e non, cave!), quando l’impossi-
bilità sopravvenuta incide sul c.d. substrato della prestazione16, dà per
pacchetto turistico, poteva pure ragionevolmente sostenersi che l’impossibilità non imputa-
bile di ricevere la prestazione rilevava sì nell’ordito della direttiva ma unicamente nella forma
di una facoltà di cedere a terzi il contratto, restando altrimenti a carico del viaggiatore il ri-
schio correlato a detta impossibilità. Ergo, piena legittimità del recesso ma pagando la penale
contenuta nelle c.g.c. È così ad es. che decide Trib. Padova, 19 dicembre 2007, in Nuova giur.
civ. comm., 2008, I, p. 811, per la cronaca un arresto che tiene conto, distaccandosene però,
del primo dictum della Cassazione. Quanto poi al richiamo dell’art. 36, lett. d), c.tur., proprio
la lettera della legge parrebbe legittimare, come evidenziato nel testo, un’interpretazione che
distingua tra un recesso compiuto dopo la dazione della caparra ed uno effettuato dopo il
saldo o in prossimità della partenza. Da cui, com’è intuitivo, l’irripetibilità delle penali corri-
sposte.
13 Rimane, ci sembra, insuperato il rilievo, riprodotto testualmente, di MENGONI, Note
sull’impossibilità sopravvenuta della prestazione di lavoro, in Scritti giuridici in onore di Anto-
nio Scialoja, IV, Bologna, 1953, p. 261 ss., ora consultabile (e da qui lo citeremo) in Scritti II,
Obbligazioni e negozio, a cura di Castronovo, Albanese e Nicolussi, Milano, p. 108.
14 Così C.M. BIANCA, Causa concreta del contratto e diritto effettivo, cit., p. 271.
15 V., per tutti, la ricapitolazione magistrale di MENGONI, Responsabilità contrattuale
(dir. vig.), in Enc. dir., XXXIX, Milano, 1988, p. 1089 s. e la raffinata disamina di G. D’AMI-
CO, Mancata cooperazione del creditore e violazione contrattuale, in Riv. dir. civ., 2004, I, 103 ss.
16 V., succosamente, CARNEVALI, La risoluzione, in Tratt. Bessone, XII. Il contratto in ge-
nerale, t. 8, Torino, 2011, p. 334. Lucidamente ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turistico,
70 STEFANO PAGLIANTINI
presupposta una lacuna che, siccome neanche il codice del consumo,
quale testuale disciplina di rinvio, al riguardo dispone (art. 32, comma
3°, c.tur.), viene colmata per il medio della vis attractiva di un principio.
Qui, per l’esattezza, il principio che vuole, questo il succo del discorso,
che il contratto si risolva se, essendo la prestazione funzionalmente volta
a soddisfare l’interesse creditorio, il facere del professionista organizza-
tore non è in grado di procurare a quel creditore, complice giust’ap-
punto un suo grave impedimento personale, alcun risultato utile. Se l’im-
possibilità, per chi si professa di questa idea, è sempre una vicenda della
prestazione-risultato, allora tutti i casi di Zweckverfehlung, cioè di fru-
strazione non imputabile dell’interesse creditorio, integrano un’impossi-
bilità tout court, senza che rilevino le «sorti della prestazione-attività»17.
Abitualmente però18, seguendo un modello rigoroso di mora accipiendi
inculpata, è risaputo come ad una siffatta idea si obbietti che il principio
di un’appropriata ripartizione dei rischi dovrebbe essere di segno oppo-
sto: siccome «coopera all’adempimento nell’interesse proprio», il credi-
tore risponde del rischio di eventi casuali, estranei sì alla sua sfera di pro-
grammazione ma «tali da impedirgli d[i] agire»19. Col che si torna al pro-
blema di una deroga in melius, diciamo per un massimo effetto utile della
tutela consumeristica, che però dovrebbe essere (lo ripetiamo) di legge,
non ope iudicis, e soprattutto previo riscontro di una lacuna. Qui, al di là
del periodare della Cassazione, sta il punto. Il combinato disposto degli
artt. 36, lett. d), c.tur. e 1463 c.c., trasformato in regola di governo di un
cit., p. 114, discorre di «norme generali», sul piano della risoluzione codicistica, che «restano
operanti».
17 La «eseguibilità del comportamento», il riferimento è proprio alla prestazione alber-
ghiera in caso di morte improvvisa del turista, «non è bastevole a scongiurare l’impossibilità,
se questa colpisce omisso medio la prestazione-risultato». Così, con una sintesi efficace, at-
tenta all’esperienza tedesca, E. FERRANTE, Causa concreta ed impossibilità della prestazione nei
contratti di scambio, in Contr. impr., 2009, p. 161 s. Qui, volendo, il discorso potrebbe farsi
ancora più complesso. L’idea della lacuna suppone infatti che la dir. 90/314/CEE non regoli
in alcun modo il recesso del viaggiatore dopo il pagamento del saldo, donde una gratuità ram-
pollante dall’applicazione di un principio generale. Ora, com’è risaputo, i contratti di pac-
chetto turistico sempre contemplano però delle penali di importo crescente in rapporto al nu-
mero di giorni precedenti la partenza entro i quali il recesso viene esercitato. Di qui la do-
manda: deve supporsi che il suddetto principio, l’impossibilità per fatto non imputabile al
creditore è causa di una risoluzione o di un recesso gratuito, sia inderogabile? Ad ammetterlo,
l’effetto sarebbe quello che le penali pattuite cadrebbero in quanto nulle mentre, se lo si in-
quadra come derogabile, l’unica via di fuga, alla validità beninteso di clausole contrattuali
prevalenti su di una regola di ius dispositivum, è sottoporle ad una valutazione di vessatorietà
nell’area di rapporti b2c (art. 33, comma 2°, lett. e), c.cons.).
18 V., anche per la corposa bibliografia, la sintesi di G. STELLA, Impossibilità della pre-
stazione per fatto imputabile al creditore, Milano, 1995, p. 186 ss.
19 Così P. TRIMARCHI, Il contratto: inadempimento e rimedi, cit., p. 24.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 71
recesso compiuto prima e dopo il versamento del saldo, non ha più una
qualche ragion d’essere nel momento in cui dovesse darsi per buona l’i-
dea di un diritto secondo dei contratti turistici dove, anziché una lacuna,
si ritiene che sussista una specifica regola in tema di distribuzione del ri-
schio20: nella specie quell’art. 39 contemplante sì una rilevanza dell’im-
possibilità di ricevere epperò nella sola forma di una cessione ad un terzo
del pacchetto, il rischio restando altrimenti a carico del viaggiatore.
Già da queste prime battute, lo si intuisce facilmente, è scorgibile
perciò il mutevole gioco di specchi che può sviare l’interprete. Ragionare
di quali siano i limiti di rilevanza di una mancata cooperazione incolpe-
vole del creditore21 è una specola molto diversa da quella, che la dir.
2015/2302/UE ha viceversa prescelto, basata sul conferimento al viaggia-
tore di una facoltà di recesso che potremmo etichettare come assiologi-
camente neutra, non differenziandosi a monte se la rinuncia al viaggio sia
stata occasionata da un motivo colpevole o incolpevole, meritevole o spe-
culativo22. Donde l’utilità di una tecnica espositiva che proceda per gradi,
cominciando da quelli un po’ meno ostici. Ed il combinato disposto de-
gli artt. 10 e 11 sicuramente lo è.
2. Ius variandi anticipato dell’organizzatore ed il vincolo in executivis di
un adempimento correttivo
Norma piuttosto insidiosa, andando subito al punto, l’art. 11: per al-
meno quattro motivi, così sintetizzabili.
Primo, è davvero una norma su di un ius variandi del professionista?
In realtà, come vedremo, molto dipende dal modo in cui il legislatore na-
zionale intenderà (ri)disciplinare una fattispecie che si annuncia, com-
plice un sistema multiplo di tutele, più farraginosa e complessa di quella
che allo stato si legge nell’art. 41 c.tur. Una norma, questa, che notoria-
mente distingue tra modifiche, succedanee alla stipula, insorte prima
della partenza ed in executivis.
Intanto, è un ius variandi a) che va espressamente pattuito, non tro-
vando titolo nella legge, e b) fortemente procedimentalizzato, secondo
quello standard di informazione trasparente che rappresenta una costante
20 Così CABELLA PISU, L’impossibilità della prestazione e la sfera del creditore nei contratti
a prestazioni corrispettive, in Studi in onore di Rescigno, Milano, 1998, III, p. 131 s.
21 Tutti i riferimenti in G. D’AMICO, Mancata cooperazione del creditore e violazione
contrattuale, cit., p. 106.
22 Contra, ma con un’argomentazione che non persuade, GAMBINI, Il recesso nella
contrattazione turistica, cit., p. 554 s.
72 STEFANO PAGLIANTINI
nell’area dei rapporti b2c. Contrariamente a com’è stata adesso riformu-
lata la potestà di revisione del prezzo (art. 10, par. 1, e 4), non è però uno
ius variandi che sia contrassegnato dallo stigma della reciprocità, il viag-
giatore conservando, dopo la conclusione del contratto, il potere sì di ce-
dere la propria posizione contrattuale, ma non anche quello di mutare il
contenuto della prestazione.
Orbene, il fatto è che, quando si fa questione di un ius variandi nel-
l’area della contrattazione asimmetrica23, doppio abitualmente è il livello di
tutela apprestato per la parte, cliente o consumatore, che lo subisce: ri-
spettivamente un giustificato motivo, donde sono inefficaci le modifiche
che ne siano sprovviste, con un rapporto che di rincalzo prosegue a con-
dizioni inalterate (artt. 118 t.u.b. e 33, comma 2°, lett. m), c.cons.); un re-
cesso (ad nutum) che, nella veste alternativa di un rifiuto eliminativo o im-
peditivo, corazza il dissenso di chi non ha più interesse a ricevere, a ca-
gione del modo in cui è stata modificata, la prestazione convenuta. Vero,
infine, che al potere di variare la prestazione contrattuale può associarsi
l’offerta di un pacchetto sostitutivo, di qualità equivalente o superiore
(art. 11, par. 2, comma 2°): non è però che lo ius variandi anticipato del-
l’organizzatore, per l’imprevisto di circostanziate sopravvenienze modifi-
cative, sia condizionato al (terzo) presupposto di un dovere di predisporre
una prestazione alternativa idonea a soddisfare l’interesse del viaggiatore.
Il package tour sostitutivo, mimante lo schema di una datio in solutum (art.
1197 c.c.) e come tale implicante il consenso del viaggiatore, sicuramente
allo stato impinge in una situazione di facoltà del professionista, non in
suo obbligo di riproteggere il viaggiatore24. Allo ius variandi degli artt. 10
e 11 non è insomma associata la precondizione, che lo renderebbe d’al-
tronde un unicum nel sistema ordinamentale anche dei diritti secondi25, di
un suo svolgersi compatibilmente «alla realizzazione della diversa fun-
zione di attuare l’interesse creditorio [del viaggiatore che fosse] rimasto
insoddisfatto»26. Nonostante l’equivoco aleggi, va rimarcato che non sus-
siste alcun continuum tra questo ius variandi e quella figura di un adem-
pimento sanante in executivis, ridisciplinato nell’art. 13 dir. 2015/2302/
23 Per una più diffusa disamina sia consentito il rinvio a PAGLIANTINI, Modificazione uni-
laterale del contratto (dir. civ.), in Enc. dir., Annali VI, Milano, 2013, p. 487 ss.
24 In argomento, v. ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turistico, cit., p. 93.
25 Se è vero che, è di questo avviso GAMBINI, Il recesso nella contrattazione turistica, cit.,
p. 575, il viaggiatore si troverebbe così riconosciuto il potere di «imporre ex uno latere una
contro – modificazione dell’originario regolamento di interessi che gli consente di realizzare
il proprio interesse al viaggio».
26 Così S. MAZZAMUTO, in GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 182 e, prima
ancora, dello stesso, Il contratto di pacchetto turistico, in CASTRONOVO e MAZZAMUTO, Manuale
di diritto privato europeo, II, Proprietà, Obbligazioni, Contratti, Milano, 2007, p. 990 ss.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 73
UE, agganciato questo com’è alla violazione contrattuale di un «difetto di
conformità» (par. 2-4 e 6), non già ad una sopravvenienza anticipata, con-
sustanziale alla quale è invece piuttosto un recesso in autotutela (art. 11):
figura questa che, a sua volta, in executivis implica ben più di semplici
modifiche significative del pacchetto, riconnessa com’è alla soppressione
di una parte sostanziale dei servizi turistici promessi (artt. 42, comma 4°,
e 13, par. 5) e al darsi di un’impossibilità, oggettiva o corredata di un ri-
fiuto motivato, di predisporre una prestazione alternativa. L’attuale dispo-
sto dell’art. 42, comma 1°, c.tur., sul diritto del turista recedente, anche
nei casi previsti dagli artt. 40 e 41, «di usufruire di un altro pacchetto tu-
ristico»27, può in effetti indurre a pensare all’anomalia «di [una] garanzia
in forma specifica, volta alla realizzazione dell’interesse del turista pur in
assenza di un inadempimento»28: un’anomalia che si somma, com’è paci-
ficamente riconosciuto, a quella del titolo che dovrebbe supportare la
suddetta pretesa. Se infatti il turista, in conseguenza della variatio rifiu-
tata, recede, «al momento della predisposizione di un pacchetto turistico
in sostituzione»29, il contratto palesemente si è ormai sciolto. Epperò, a
scorrere l’articolato della dir. 2015/2302/UE30, «ove applicabile» e «lad-
dove sia offerto» sono al riguardo le formule evocanti il contesto ancillare
al darsi di un pacchetto sostitutivo prima della partenza31, l’equivoco, in-
dotto dal capoverso dell’art. 42, comma 1°32, svanisce. Per la cronaca, ri-
calcando il § 651c BGB, la tutela in natura della posizione contrattuale in-
contra adesso, nel caso di un difetto di conformità in executivis, la doppia
eccezione (art. 13, par. 3) di una correzione a) impossibile e b) implicante
costi sproporzionati oltre all’autocorrezione del par. 4.
27 Gratuitamente se di qualità equivalente o superiore ovvero dietro corresponsione
della differenza di prezzo, se il suddetto pacchetto dovesse risultare di una qualità inferiore.
28 Garanzia e non, come si è fatto osservare con una salutare notazione di pulizia con-
cettuale, un risarcimento in forma specifica, implicando questo un inadempimento ed un
danno che non si danno proprio in caso di modifica anticipata. V. S. MAZZAMUTO, La respon-
sabilità contrattuale nella prospettiva europea, Torino, 2015, p. 22 ss. e p. 63 ss.
29 Così S. MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 181.
30 Non a caso è proprio S. MAZZAMUTO, op. ult. cit., p. 186, a discorrere di una dir.
2015/2302/UE che «prevede sostanziali modifiche alla disciplina attuale contenuta negli artt.
41 e 42 cod. tur.».
31 Nella versione inglese «the traveller may accept a substitute package where this is
offered by the organiser», ed in quella francese «dans le cas où cela [cioè un altro forfait] est
proposé par l’organisateur».
32 Mentre infatti la cancellazione del pacchetto turistico, fuori dalle ipotesi rette dal-
l’art. 12, par. 3, lett. a) e b), integra un inadempimento, «altrettanto non si può dire», a di-
spetto dell’equipollenza legislativa, per le «condizioni di attivazione del recesso che si identi-
ficano» con i casi attualmente retti dagli artt. 40 e 41: v. S. MAZZAMUTO, Diritto del turismo,
cit., p. 181.
74 STEFANO PAGLIANTINI
Insomma, dallo spoglio incrociato degli artt. 11 e 13 si deduce che
rimedialmente ius variandi anticipato e tutela in forma specifica sono fra-
telli separati, uniti (questo sì) dalla costante insopprimibile, nel caso di
recesso, di un’obbligazione restitutoria declinata adesso con la novità di
un par. 5 modellato sul dettato di un art. 56, comma 1°, c.cons. tempo-
ralizzante l’obbligazione restitutoria del professionista «senza indebito ri-
tardo e comunque entro quattordici giorni». Allo stato, come si sa, c’è in-
vece un rimborso entro sette giorni lavorativi (art. 42, comma 1°, ult.
cpv., c.tur.): dunque sì una riscrittura ma di dettaglio, reiterandosi inalte-
rata l’immagine di un diritto alla restituzione, di tutti i pagamenti effet-
tuati da o per conto del viaggiatore, iscritta non nella cornice di una con-
dictio indebiti (art. 2033 c.c), ma in quella di un «rimedio tendenzial-
mente stragiudiziale»33.
3. Ius variandi, giustificato motivo ed alea normale del contratto di pac-
chetto turistico: il regime speciale delle sopravvenienze ex art. 10 dir.
2015/2302/UE
Bene, tutto ciò premesso, se il giustificato motivo, quantunque non
sia richiamato espressamente, è da ritenere che alberghi nel combinato
disposto degli artt. 10 e 11, quid quando la modifica significativa dovesse
mostrarsi arbitraria, cioè praticata senza che il professionista vi fosse co-
stretto? Se il rimedio fosse soltanto il recesso, in luogo di una modifica
da intendersi tamquam non esset, allora il giustificato motivo, ancorché
interpolato, degraderebbe ad un coelemento di efficacia del tutto vir-
tuale, se è vero che chi dissente, ma nel contempo non intende recedere,
difetterebbe vistosamente di una qualche tutela conservativa. Potrebbe,
al riguardo, tornare utile ricordare che l’idea di un art. 41, comma 2°, de-
clinato come prescrittivo di un’accettazione scritta34, ergo vale un diniego
tardivo in quanto un silenzio modificativo qui non si dà come rilevante,
riposa proprio sulla circostanza che il viaggiatore, diversamente da
quanto si registra in altri rapporti asimmetrici, sarebbe ivi spogliato in
fact della facoltà di vagliare la necessità della variatio in peius impostagli.
Né, sul punto, varrebbe replicare che la digressione sul giustificato
motivo è esornativa, difettando una testuale menzione dello stesso già in
quell’art. 41, comma 1°, che incornicia la disciplina allo stato vigente.
Non è soltanto per una littera legis, recitante pur sempre di un professio-
33 Così S.MAZZAMUTO, op. loc. ult. cit.
34 V., per es., MONTICELLI e GAZZARA, Il contratto di viaggio, in I contratti dei consu-
matori, a cura di E. Gabrielli ed E. Minervini, Torino, 2005, II, p. 782.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 75
nista che “abbia la necessità”, donde l’espunzione dal discorso di una va-
riatio praticata per ragioni di opportunità. Significativamente il par. 2 del-
l’art. 11 fa menzione di un organizzatore “costretto a modificare”, di tal-
ché già lessicalmente non ci sarebbe ragione di dubitare che legittima ri-
sulti la sola variatio indotta da sopravvenienze oggettive specifiche, col
risultato di un’illegittimità della modifica occasionata da politiche azien-
dali di razionalizzazione dei costi. Decisivo è piuttosto l’argomento che si
deduce da quell’art. 10, sulla revisione del prezzo, anch’esso sì contem-
plante una facoltà espressamente pattuita (e non di legge), ma ammessa
soltanto al darsi di un giustificato motivo normativamente enumerato. Alla
maniera del vigente art. 40 c.tur., ridotto all’essenziale, il trittico di costi
fissi, adesso documentato nelle lett. a), b) e c) del par. 135, null’altro invero
fa che delimitare, per di più inderogabilmente, la tipologia di rischio ri-
partita contrattualmente tra le parti. Nello stesso modo in cui lo era il suo
precedente (art. 4 dir. 90/314/CEE), l’art. 10 funge così da norma stiliz-
zante la normale alea del contratto di pacchetto turistico: secondo una lo-
gica di inclusione-esclusione, tutto ciò che è ricompreso nel trittico citato
è un rischio a carico del viaggiatore36, tutto ciò che ne risulta estraneo è
invece imputato ad un professionista che, stando al par. 3 dell’art. 10, è
poi tenuto ad un’informazione chiara e comprensibile da rendersi almeno
venti giorni prima dell’inizio del pacchetto. La formula è senz’altro meno
perspicua di quella attuale, «il prezzo non può in ogni caso essere aumen-
tato nei venti giorni che precedono la partenza» (art. 40, comma 4°,
c.tur.): epperò che la revisione del prezzo, naturalmente sempre da calco-
larsi utilizzando le modalità riportate nel contratto (art. 10, par. 1), si dia
soltanto per talune voci e sempre che la loro fluttuazione avvenga entro e
non oltre un dies ad quem, non sembra seriamente contestabile. Donde
una deduzione che, a questo punto, dovrebbe venire da sé: ma se a di-
screzionalità vincolata è il potere di aumentare il prezzo, in quanto nel-
l’art. 10 in concreto si dà un regime speciale delle sopravvenienze proprie di
un tipo contrattuale derogante al diritto comune37, perché non dovrebbe
esserlo pure la facoltà potestativa che si estrinseca nella modifica di altre
condizioni contrattuali? L’eventuale controargomento, lo si compulsa en
35 Riproduttivo, seppure con un maggior tasso di analiticità, dell’elencazione che già
può leggersi nell’art. 40, comma 1°, c.tur.
36 Perché, verrebbe da chiosare, voci incontrollabili dall’organizzatore.
37 Rebus sic stantibus, ha perciò quasi del pleonastico osservare che, se l’art. 10 della di-
rettiva individua, delimitandolo, il rischio contrattuale dell’organizzatore, l’esclusione di una
legittimazione del professionista ad invocare l’art. 1467 c.c., non è un problema di full har-
monisation quanto e piuttosto di uno statuto speciale, in tema di sopravvenienze, del tipo
“contratto di pacchetto turistico”. V., per la disciplina corrente, ROSSI CARLEO, Il contratto di
viaggio turistico, cit., p. 104.
76 STEFANO PAGLIANTINI
passant tanto è opaco, la dir. 2015/2302/UE è di armonizzazione massima
e l’interpolazione di una deroga in melius violerebbe il sistema delle fonti,
non regge per nulla: a darlo infatti per buono un rilievo del genere postula
invero che una direttiva settoriale di carattere verticale deroghi alla disci-
plina transtipica di una direttiva (la 93/13/ CEE) che, rispetto almeno al
viaggiatore-consumatore, è invece (come si sa) regola generale in quanto
normativa provvista di una natura c.d. orizzontale.
Niente di stupefacente perciò: lo ius variandi dell’organizzatore-pro-
fessionista era ed è tecnica legalizzata per neutralizzare delle sopravve-
nienze «che renderebbero (parzialmente) impossibile o eccessivamente
onerosa la prestazione e, quindi, che, [stando alla disciplina di diritto co-
mune] potrebbero giustificare una risoluzione»38. Da questa specola, lo
ius variandi senz’altro si palesa come uno strumento di tutela conserva-
tiva salvaguardante, insieme all’interesse del viaggiatore, le ragioni di
profitto del professionista. Detto profitto però sporgerebbe, com’è intui-
tivo, ove includesse pure l’ammortamento di costi speculativi, tali perché
non rampollanti da sopravvenienze imprevedibili, apertamente dera-
gliando così da quella che risulta essere la ragione sufficiente di una fa-
coltà alla quale, giova ribadirlo, non fa da pendant un qualche potere di
controproposta del viaggiatore.
4. La significatività della modifica (art. 11, parr. 1 e 2), la sua eventuale
incidenza sul prezzo e la variabile sui generis dell’art. 7, par. 2, lett. a)
Secondo, l’onere di provare il carattere significativo della variatio a
chi è imputabile?, quesito stringente se è vero che l’inessenzialità della
stessa, come già volendo poteva arguirsi (art. 41, comma 1°, c.tur.), im-
munizza il professionista tanto dal pattuire il potere di modifica quanto
dall’osservare la procedimentalità eletta a contrassegno inderogabile di
ogni variatio in peius. Com’è intuitivo, il richiamo che volesse farsi al di-
sposto dell’art. 8, «l’onere della prova relativo all’adempimento degli ob-
blighi di informazione […] incombe al professionista», non sarebbe di
particolare ausilio ad un interprete che si trova al cospetto di un dato
normativo in effetti alquanto anodino. Nell’ordine:
a) l’art. 11, par. 1, lett. b) recita di una modifica di «scarsa impor-
tanza»;
b) l’art. 11, par. 2 fa parola di un organizzatore praticante una mo-
difica, delle caratteristiche principali dei servizi turistici di cui all’art. 5,
«in modo significativo»;
38 Così ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turistico, cit., p. 94.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 77
c) il 33° considerando, per finire, discorre di una variatio «sostan-
ziale», tale da diminuire «la qualità o il valore dei servizi turistici», topi-
camente esemplificata dal mutamento «degli orari di partenza o arrivo»,
convenuti all’atto della stipula, sostanziale ove causi «disagi o spese ag-
giuntive notevoli», tipo una «riorganizzazione del trasporto o dell’al-
loggio».
Bene, se così è, allora nell’art. 11 si danno, e con una maggiore evi-
denza rispetto alla disciplina corrente, non uno ma due poteri di modifica
unilaterale, debole il primo e forte il secondo, con il recitativo della scarsa
importanza a fungere da canone discretivo. Il che, per la nota opacità di
uno stilema che l’art. 1455 c.c. declina senza ottimizzarlo, sfilaccia però
non poco il bilanciamento ponderale, tra l’interesse del professionista e
quello del viaggiatore, in sede di gestione delle sopravvenienze. Do-
manda: è una gravità riferita all’elemento oggettivo della prestazione de-
dotta in contratto ovvero parametrata sull’interesse del viaggiatore
oppure, e forse meglio, la si ottiene combinando tre fattori diversi, l’ele-
mento oggettivo di un’importanza nell’economia del contratto, la con-
dotta del professionista e l’aspettativa (fondata) del turista, al quale però
deve anche ragionevolmente supporsi competa il provare la significatività
della modifica praticata?
Non solo. Per la verità, l’art. 11, par. 2, mette in mostra un partico-
lare che ha del curioso: tra le modifiche, diverse dal prezzo, è adesso an-
noverato il caso del diniego successivo di richieste specifiche del viaggia-
tore che prima erano state invece accettate dall’organizzatore. È l’art. 7,
par. 2, lett. a) a contemplare detta fattispecie. Il quesito che si pone è al-
lora il seguente: ma se il professionista, al momento della stipula, ha ac-
cettato una richiesta personale del viaggiatore e poi, prima della par-
tenza, comunica, che non è più in grado di assicurarla, non si è al co-
spetto, piuttosto che di una modifica unilaterale, di un inadempimento?
Se così dovesse concludersi, la cifra rimediale dell’art. 11 andrebbe rive-
duta, se è vero che, al darsi del recesso, in luogo della restituzione (par.
5) di quanto sia stato versato, dovrebbe piuttosto pensarsi ad un’applica-
zione dell’art. 1385 c.c. ove sia stato corrisposto un acconto a titolo di ca-
parra (art. 5, par. 1, lett. d) e art. 36, lett. d), c.tur.). Una modificazione
contrattuale sgradita ed un inadempimento sono fattispecie alquanto di-
verse, irriducibili ad unitatem nell’ottica di una regola speciale. Diversa-
mente si assisterà al paradosso di una disciplina seconda che risulta pre-
miale per il professionista al cospetto di un diritto primo di maggior fa-
vore per il turista.
Piccola chiosa: rispetto all’art. 41, un pregio lessicale l’art. 11 lo ha
giacché rende esornativa la polemica, obliquamente avvalorata dall’ultimo
78 STEFANO PAGLIANTINI
capoverso del comma 1°39, sull’essere adesso significativa ogni modifica
sostanziale, di una «qualunque delle caratteristiche principali dei servizi
turistici» (33° considerando), quantunque non impatti sul costo comples-
sivo del contratto. Non è dunque che rilevante sia soltanto il tipo di mo-
difica dalla quale rampolli una variazione del prezzo. «E se del caso…[la]
loro incidenza sul prezzo del pacchetto» è il recitativo che si legge nel par.
3, lett. a): ergo è destituito di fondamento il ritenere che il recesso si leghi
ad un aumento di prezzo. Il problema piuttosto, visto che la significatività
non è un attributo in sé della modifica involgente uno o più degli elementi
del contratto, è se possa ritagliarsi uno spicchio di casi nei quali, per il
tipo di inconvenienti correlati, la si può dare per in re ipsa ogni qual volta
vada ad incidere su di alcune caratteristiche del servizio acquistato. È così
infatti che la giurisprudenza domestica si è orientata per le modifiche ine-
renti agli elementi che si leggono alle lett. f ), h) ed i) dell’art. 36 c.tur., ri-
prodotti ai numeri 1, 2, 3, 4, 5, 7 ed 8 dell’art. 5, par. 1, lett. a).
5. Ius variandi o contratto modificativo formale? Il diritto delle Corti ed
il canone della dir. 2015/2302/UE
Terzo, la questione sicuramente più intrigante: ius variandi oppure la
modifica anticipata è bilaterale e scritta, ergo si è dinanzi ad un contratto
modificativo formale?
L’interprete italiano si trova, per la verità, invischiato in un pro-
blema preliminare in più dovendo distinguere tra la lettera dell’art. 41,
commi 2° e 3° e come la Cassazione ha mostrato di volerla intendere.
Dunque una questione, basculante tra un com’è ed un come dovrebbe
essere, che va direttamente ad impingere sul c.d. diritto delle Corti.
Tutto origina da Cass. n. 29873 del 200840: è escluso che una modi-
fica unilaterale delle condizioni di trasporto possa avvenire se non con
un’accettazione da farsi documentalmente entro i due giorni lavorativi
prescritti dalla legge (art. 41, comma 3°, c.tur.). La scarna narrativa del
fatto vedeva una variatio quanto al tipo di aeromobile utilizzato, con l’an-
nesso convertirsi della proposta contrattuale, accettata dal turista nella
forma economica, in quella già originariamente più onerosa. Per la Cas-
sazione il comportamento omissivo del turista, che lasci spirare infrut-
tuosamente il termine di legge, non ha un qualche significato conclu-
dente. Ergo, siccome non si dà una perentorietà di siffatto termine, non
può farsi questione di un silenzio modificativo per un’essenzialità di
legge del consenso manifestato per iscritto.
39 Per una sintesi v. PASQUILI, sub art. 41, cit., p. 1454 ss.
40 V. Cass. 19 dicembre 2008, n. 29873, in Giust. civ., 2009, I, p. 1879 ss.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 79
Può discutersi, come altrove già è capitato di osservare41, se la pre-
comprensione della Corte si debba, nella specie, alternativamente ad un
favor per il turista, onde ovviare all’esiguità di un termine stridente ri-
spetto alla regola generale di un’esecuzione ex fide bona del contratto
(art. 1375 c.c.)42, oppure se l’infungibilità del consenso, da prestarsi per
iscritto, non celasse nella specie una sanzione per il professionista so-
spettato di una condotta decettiva, la variatio spesso mascherando in
realtà la pratica scorretta di presentare un’alternatività (di offerte) artata-
mente fittizia perché inesistente fin dall’atto della stipula.
Financo invero così fosse, delle due però l’una: o l’art. 41, commi 2°
e 3° formalizza una fattispecie di ius variandi secondo il canovaccio di
una proposta-mancato recesso, con una variatio in peius sospesa entro un
termine di decadenza oppure, se il requisito dell’accettazione per iscritto
si dà come insostituibile, giacché ammettendo un’adesione tacita è repu-
tato che verrebbe ad aggravarsi troppo la posizione del viaggiatore, a de-
linearsi allora sulla scena è una figura di contratto modificativo43.
È evidente, sunteggiando al massimo il discorso, che soltanto la se-
conda versione dischiude un rifiuto, ad un tempo oppositivo (della mo-
difica) e conservativo (del rapporto), che non si traduca in un recesso:
chi volesse soffermarsi sulla circostanza che il contratto di pacchetto tu-
ristico, e la dir. 2015/2302/UE al riguardo non innova più di tanto, può
mostrarsi all’occorrenza formale, potrebbe trarne l’illazione che allora
non si danno modifiche destinate a perfezionarsi ex uno latere per facta
concludentia. Il che è esatto: epperò, vero che il par. 1 dell’art. 7 recita di
un organizzatore e/o di un venditore tenuti all’obbligo di una realità
documentale, con un viaggiatore, ove il contratto di pacchetto turistico
sia stipulato alla contemporanea presenza delle parti, munito del diritto
di «chiedere una copia cartacea». Difficilmente può tuttavia revocarsi in
dubbio che la forma ivi richiamata, seppur di protezione, appartenga al
genus di quelle informative e non possa stingere in una ad substantiam44,
41 In PAGLIANTINI, La modificazione unilaterale del contratto asimmetrico secondo la Cas-
sazione (aspettando la Corte di giustizia), ora in La tutela del consumatore nell’interpretazione
delle Corti, cit., p. 303 ss.
42 V., per es., ROPPO, I contratti del turismo organizzato, in Dir. priv. comunit., a cura di
V. Rizzo, Napoli, 1997, I, p. 313 e MONTICELLI e GAZZARA, Il contratto di viaggio, cit., p. 782.
43 Non a caso, fin dall’inizio una dottrina autorevole ha definito, quello dell’organizza-
tore o venditore di pacchetti turistici, un «ius variandi solo apparente»: così ROPPO, Il con-
tratto, in Tratt. Iudica-Zatti, Milano, 2001, p. 556. Anche S. MAZZAMUTO, Diritto del turismo,
cit., p. 181, discorre di una condotta di «rinegoziazione».
44 V. PASQUILI, Il contenuto e la forma del contratto di viaggio, in questo Volume, p. 60 s.
e PAGLIANTINI, Neoformalismo contrattuale, in Enc. dir., Annali IV, Milano, 2011, p. 772 ss.
Per lo stato dell’arte v. R. SANTAGATA, Diritto del turismo, cit., p. 295 ss. Qui, e lo facciamo in
80 STEFANO PAGLIANTINI
mentre il richiamo, non infrequente45, al combinato disposto degli artt.
1659, commi 1° e 2°, e 1660 c.c. sembra evocare più un’assonanza che
un’analogia di situazioni. Col che, mandato in archivio pure l’argomento
dogmatico, non sembrano residuare delle ragioni davvero ostative a che
l’art. 41 sia utilmente interpretabile nel modo in cui ora la sua rubrica,
del resto, lascia intendere: a venire qui legalizzata è infatti una figura di
ius variandi, foggiata sul presupposto di una predominanza riconosciuta,
al verificarsi di una sopravvenienza oggettiva, all’interesse potestativo del
professionista. L’incipit del 33° considerando, «in certi casi gli organizza-
tori dovrebbero essere autorizzati ad apportare unilateralmente modifi-
che al contratto», al riguardo è tranchant: con, a mo’ di bilanciamento, un
contropotere del singolo viaggiatore di recedere gratuitamente ed insin-
dacabilmente dal contratto. Niente di meno, per l’art. 23 sono irrinuncia-
bili i diritti riconosciuti dalla direttiva, ma neanche di più. Ergo, l’accetta-
zione può darsi tanto in forma espressa che per facta concludentia.
Dopo di che, chiusa la digressione domestica, va detto che il recita-
tivo dell’art. 11 alterna, rispetto al diritto attualmente vigente, note di
continuo e discontinuo.
nota per non decampare troppo dal discorso, una qualche riflessione supplementare ci par-
rebbe però che si imponga. C’è altrimenti il rischio che la notazione riportata nel testo finisca
per suonare come assertiva. Proviamo a sintetizzare il discorso così: essendo stato soppresso
l’inciso, che prima si leggeva nell’art. 85 c.cons., sul rilascio al turista di una «copia del con-
tratto stipulato, sottoscritto o timbrato dall’organizzatore o venditore», può pure darsi per
buono che l’art. 35 c.tur., ove invece adesso si legge che «al turista deve essere rilasciata una
copia del contratto stipulato e sottoscritto dall’organizzatore o venditore», non alimenti allo
stato più dubbi sul fatto che la sottoscrizione del professionista sia necessaria per la valida sti-
pula di un contratto di pacchetto turistico. Ergo, sulla scorta di questa premessa, se ne do-
vrebbe dedurre che la forma scritta del contratto turistico sia ad substantiam. Vero che l’art.
35 non contempla un’espressa comminatoria di nullità: epperò, come del resto sentenziato da
Cass. 4 novembre 2014, n. 23438 (consultabile in Dir. trasp., 2016, 197 ss.), ci può ben stare
il caso di una nullità formale virtuale, nel senso di non testualmente dichiarata. È così, d’al-
tronde, che una dottrina autorevole ragiona (v. S. MAZZAMUTO, Il contratto di pacchetto turi-
stico, cit., p. 294), facendo un tutt’uno, nel caso di contratto di pacchetto turistico, tra forma
informativa e quella ad substantiam. Verrebbe fatto di osservare che allora, per un’elementare
esigenza di linearità sistematica, dovrebbe pure supporsi esistente una nullità che sia di pro-
tezione, alla maniera di quella (per intendersi) che si legge nel comma 3 dell’art. 23 t.u.f., con
un difetto di forma scritta eccepibile perciò soltanto dal turista. Non è tanto questo, in ogni
caso, l’aspetto che davvero spariglia il discorso, il punto (ci sembra) stando altrove e segnata-
mente in ciò: niente, nell’ordito dell’art. 7 dir. 2015/2302/UE, autorizza a revocare in dubbio
la constatazione che il contratto di pacchetto turistico può sì avere, ma non è sancito che
debba, presentare una forma scritta. Ergo il formalismo della direttiva non è (in alcun modo)
catalogabile a guisa di un onere prescritto ai fini della validità, col risultato che il contratto di
pacchetto turistico, europeisticamente parlando, è a forma libera. Torna così, di là dalla que-
stione specifica del ius variandi, un problema di fonti: con una direttiva che è di armonizza-
zione massima, l’interpretazione di Cass. n. 23438 del 2014, piaccia o no, va in archivio.
45 V. PASQUILI, La prestazione dell’organizzatore nel contratto di viaggio, cit., p. 137.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 81
Dapprima il continuo: nell’ordine, la lett. c) del par. 1, l’ultimo ca-
poverso del par. 2 ed il disposto del par. 3, nell’insieme formano un
unico recitativo incentrato sull’obbligo di un’informazione trasparente, e
da rendersi senza indebito ritardo, al viaggiatore. La forma scritta del
suddetto avviso, imposta adesso dall’art. 41, comma 1°, c.tur., è stata av-
vicendata dal richiamo ad un «supporto durevole» mentre è il sintagma
«periodo ragionevole» che, in luogo dei due giorni lavorativi, designa il
lasso temporale entro il quale il viaggiatore «è tenuto ad informare l’or-
ganizzatore della sua decisione». L’aspetto rilevante si incontra, per altro,
nella lett. c) del par. 3, l’organizzatore informa il viaggiatore «delle con-
seguenze della [sua] mancata risposta […] conformemente al diritto na-
zionale applicabile»: un periodare che, se lo si riconnette al contrario di-
spositivo di Cass. n. 29873 del 2008, avvalora vistosamente la sensazione
di trovarsi al cospetto di una regola europea che giudica meritevole (di
tutela) l’affidamento, nutrito dal professionista, sul silenzio acquiescente
del viaggiatore.
En passant, una domanda sembra il caso semmai di porsi.
Per la revisione del prezzo, come si è notato, contano soltanto le so-
pravvenienze intervenute entro i venti giorni precedenti la partenza. Nes-
sun limite temporale figura invece nel corpo di un art. 11 che si limita a
recitare di una modifica praticabile «prima dell’inizio del pacchetto»
(par. 1 e 2). Epperò, sebbene la dottrina prevalente non sia adusa segna-
larlo46, è sottinteso che ogni altra variatio prima della partenza sarà rile-
vante soltanto se anteriore al «periodo ragionevole» concesso dalla
norma al viaggiatore perché costui possa, al riguardo, pronunciarsi.
6. Il novum sulla revisione del prezzo eccedente l’8%
Quarto, entrando così nell’area del discontinuo47: c’è una modifica
unilaterale che adesso include, stando al disposto dell’art. 11, par. 2, il
46 Ma v. ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turistico, cit., p. 107.
47 Volendo ci si potrebbe pure interrogare sul recitativo del par. 4 dell’art. 11, quanto
al diritto del viaggiatore, che abbia accettato la modifica ovvero un pacchetto sostitutivo, ad
un’adeguata riduzione del prezzo, laddove l’una o l’altro dovessero assicurargli un risultato di
qualità inferiore.
Sempre sincopando al massimo il discorso: nulla quaestio sulla circostanza che l’art. 11,
par. 4, non contempli una quanti minoris nella maniera in cui lo fa l’art. 130, comma 10°,
c.cons., ove la lieve entità del difetto di conformità esclude, come si sa, la risoluzione. In al-
cun modo l’articolato normativo giustifica invero la deduzione di un recesso degradato a tec-
nica di tutela cadetta rispetto ad una prioritaria riduzione del prezzo. Epperò, che l’azione
estimatoria sia rimedio ancipite, obliquamente premiale pure per il professionista, lo si può
intuire dal dibattito che, nell’ordinamento francese, ha accompagnato la promulgazione del
82 STEFANO PAGLIANTINI
caso di una revisione del prezzo eccedente l’8 % rispetto al suo origina-
rio ammontare. Significativo va da sé non è il fatto che allo stato sia il
10% (art. 40, comma 2°, c.tur.) quanto la circostanza che la facoltà di re-
cesso, già contemplata dal comma 3° dell’art. 40, viene ora ad essere ri-
versata nella fattispecie procedimentale di tutte le altre modifiche con-
trattuali. Si applica, come dispone il par. 2 dell’art. 10, «l’art. 11, para-
grafi da 2 a 5». Dunque non è più, come invece allo stato poteva
sostenersi48, una forma di condotta illecita dell’organizzatore.
Tornando così all’art. 10, ed allo scopo di non incappare in equivoci
svianti, va per altro chiarito, a mo’ di actio finium regundorum:
– il convertirsi, detto ellitticamente, di una revisione del prezzo in
modifica (unilaterale) normativa è proprio della sola variatio, eccedente
la percentuale ammessa, proposta entro il perimetro di cause e di flut-
tuazioni temporali stilizzate, come si è visto, nell’art. 10. Se così non
fosse, ammettendo cioè una conversione per revisioni extra ordinem, si
addiverrebbe ad un’autentica eterogenesi dei fini, trasformando una
norma che, contrariamente alla disciplina vigente, rafforza l’informativa
al viaggiatore, in un disposto premiale per il professionista;
– la conversione, quand’è così, non copre revisioni che venissero
proposte in virtù di clausole contra legem, nulle non già perché vessato-
rie ma in quanto negoziate in contrasto con una disposizione inderoga-
bile. Giova ribadirlo, ai sensi dell’art. 23, eventuali clausole o dichiara-
zioni, che escludano o limitino i diritti del viaggiatore, «non vincolano»;
ancora
– la conversione è propria soltanto delle revisioni (di prezzo) in so-
vrappiù ma praticate in forza di una clausola attributiva di siffatto potere.
Ove la suddetta pattuizione dovesse difettare, e la modifica fosse comun-
que praticata dal professionista, si avrà un’inefficacia di pieno diritto;
– la conversione, infine, introduce un recesso che, in ragione del vin-
colo di armonizzazione massima (art. 4), è da reputarsi esclusivo, non
dandosi più in alternativa, come invece allo stato ben si poteva, il rime-
dio (per il viaggiatore) di un’eccessiva onerosità ex art. 1467 c.c.
nuovo art. 1223 Code civil, norma che ha generalizzato, in caso di esecuzione imperfetta, la
quanti minoris. Come lì si è fatto polemicamente notare (V. SAVAUX, sub art. 1223, in RDC,
2015, p. 786 s.), chi sceglie la risoluzione se può ottenere una prestazione sì imperfetta ma ad
un prezzo inferiore? Il rischio palesato dunque, in quell’esperienza, è che l’art. 1223 canni-
balizzi la risoluzione: il che, mutatis mutandis, potrebbe però ripetersi pure per il recesso. In
altre parole, è vero che la riduzione del prezzo amplia l’orizzonte protettivo del viaggiatore,
munendolo di una tutela che non è più soltanto ablativa. Epperò, nella misura in cui parcel-
lizza concorrenzialmente il recesso, ridonda pure a vantaggio del professionista, il quale ab-
batte così il rischio di perdere l’affare.
48 V. infatti S. MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 181.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 83
Leggendo il quartetto esposto in rapida successione ci si avvede di
un dato incontrovertibile: una revisione del prezzo, che sia iterativa di
tutte le condizioni di legge, non dà titolo al recesso. Ergo, la revisione del
prezzo, in quanto modifica economica, è concepita come una vicenda
alla quale si associa una soggezione del viaggiatore. Nell’ottica di una di-
stinzione tra contenuto economico e normativo del contratto, non è una
differentia specifica che sia rubricabile come di dettaglio. Chi volesse con-
tinuare ad immaginare la via di fuga dell’art. 33, comma 2, lett. o)
c.cons.49, in realtà cadrebbe in un’illusione ottica: non si vede infatti per
quale ragione l’interprete dovrebbe astenersi dal sostenere che l’art. 10 è
in sintonia con il disposto dell’art. 33, immaginando che un incremento
entro l’8% non costituisce un prezzo eccessivamente elevato. Vero che
così il turista, già impedito dal recedere, viene spogliato di una tutela
concorrente: epperò il problema sta proprio nel dimostrare che una tu-
tela concorrente sia qui ammissibile.
7. La reciprocità sinallagmatica della revisione del prezzo in quattro in-
terrogativi
Quinto, sulla scia di quanto già statuiva l’art. 4, par. 4, lett. a), dir.
90/134/CEE, l’art. 10, par. 4 e 5, è adesso tranchant: la revisione del
prezzo non è più unilateralmente orientata ma si impronta ad una reci-
procità sinallagmatica, tanto che il prevederla legittima (automatica-
mente?) il diritto del viaggiatore ad una riduzione per una simmetrica va-
riatio in melius (art. 10, par. 4 e 5)50. Il gap, notoriamente, era di una nor-
mativa italiana della cui conformità al dettato europeo, quantunque la
Corte di giustizia, per ragioni schiettamente di giurisdizione51, avesse
omesso di pronunciarsi in merito, da più parti si dubitava.
Non tutto però è lineare, quattro quesiti almeno ponendosi all’at-
tenzione dell’interprete.
Primo, siccome la modifica del prezzo è una facoltà sì bilaterale ma
vincolata ad una previsione contrattuale, la sua omissione, viene fatto di
pensare, come impedirà una variatio in peius, così dovrebbe precludere
l’opposto diritto del viaggiatore.
Secondo, appurato che l’art. 10 continua a formalizzare un regime
speciale di eccessiva onerosità, tale perché bypassante quello codicistico,
49 Per altro non in toto ma al netto delle «spese amministrative effettive» che l’organiz-
zatore abbia comunque sostenuto.
50 Così GAMBINI, Il recesso nella contrattazione turistica, cit., p. 558.
51 V. Corte giust. 27 gennaio 2005, causa C-125/04, Denuit e Cordenier c. Transorient -
Mosaïqe Voyages et Culture SA.
84 STEFANO PAGLIANTINI
c’è da ritenere che la rinuncia implicita al ius variandi, deducibile dal
fatto di non averlo negoziato, comunque non legittimerebbe l’organizza-
tore al rimedio dell’art. 1467 c.c., una norma questa che, carente com’è
di un limite temporale e di una facoltà di recesso per il viaggiatore, sco-
pertamente sporge.
Terzo, prendendo spunto dalla pronuncia della Corte di giustizia
nella causa C-125/04, Denuit e Cordenier, qualora una clausola di revi-
sione del prezzo dovesse contemplare la sola modifica in aumento, è da
ritenere che sia nulla o va giudizialmente corretta includendovi pure la
modifica in melius? E se, vista la menzione contrattuale obbligatoria di
come «devono essere calcolate le revisioni di prezzo» (par. 1), ove questa
faccia difetto, cade l’intera clausola oppure la nullità è da limitare sol-
tanto al caso delle modifiche in peius?
Quarto, la diminuzione del prezzo deve darsi per obbligatoria quan-
tunque il viaggiatore non ne abbia fatto richiesta? Si pensi, come acca-
duto nella prassi, ad un rimborso per un miglior tasso di cambio euro/
dollaro sopraggiunto al tempo della partenza rispetto a quello registrato
al momento della stipula del contratto. L’obbligatorietà, non v’è chi non
lo veda, permetterebbe di ovviare al problema di un viaggiatore difficil-
mente edotto della fluttuazione vantaggiosa intercorsa medio tempore.
8. Il recesso oneroso dell’art. 12, par. 1 ed il tramonto della causa con-
creta irrealizzabile. La «cifra» italiana di un recesso gratuito alquanto
controverso
Più di una qualche battuta, come anticipato nell’incipit, merita il di-
sposto binario dell’art. 12, destinato con tutta probabilità ad alimentare
più dubbi di quanti riesca in concreto a risolverne. E la ragione riposa,
come si diceva, in quell’art. 4 formalizzante una regola di armonizzazione
massima schermante quell’art. 2, par. 3, ove la direttiva riproduce la for-
mula standard di una disciplina europea non pregiudicante il diritto con-
trattuale comune.
Problematico, va da sé, non è il par. 2 dell’art. 12, contemplante un
recesso gratuito a seguito del verificarsi, nel luogo di destinazione o nelle
sue immediate vicinanze, di circostanze inevitabili e straordinarie tali da
compromettere, «incidenza sostanziale» è il sintagma di legge, l’esecu-
zione del pacchetto o il trasporto dei passeggeri verso la destinazione52.
52 Sulla nozione di «circostanze inevitabili e straordinarie», v. anche A. PEPE, «Circo-
stanze eccezionali» ed esonero da responsabilità del tour operator nella nuova direttiva viaggi,
in questo Volume, p. 143 ss.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 85
L’esemplificazione che di siffatte circostanze offre il 31° considerando,
«conflitti armati, altri gravi problemi di sicurezza quali terrorismo, rischi
significativi per la salute umana quali il focolaio di una grave malattia […]
o calamità naturali come inondazioni, terremoti o condizioni meteorolo-
giche che impediscono di viaggiare in modo sicuro», parla da sé. Ridotto
all’essenziale, il recesso gratuito del viaggiatore trova causa in un’impos-
sibilità sopravvenuta oggettiva, con il qualificativo ad indicare una vi-
cenda iscritta «nella sfera della prestazione considerata in sé e per sé»53.
Niente dunque che preluda a degli imprevisti soggettivi, tali perché con-
sumatisi nella sfera del viaggiatore. Semmai c’è da chiedersi se la soprav-
venienza oggettiva, in quanto straordinaria, non debba essere inusitata,
nel senso di collocarsi «al di sopra della giusta soglia di rilevanza». Chi
acquista un pacchetto turistico in una località ove malattie epidemiche o
tifoni sono «una normale situazione»54, si accolla il rischio contenuto
nella misura usuale55. Come dire, il trascorrere dell’impedimento dal
primo al secondo paragrafo dell’art. 12 non è un’eventualità da scartare,
ma rientra nella delimitazione concettuale della nozione di impossibilità
oggettiva, quale fatto reagente sulla prestazione – attività donde, se il
professionista vi desse ugualmente corso, potrebbe far contrarre al turi-
sta la malattia. Ergo deve trattarsi di una sopravvenienza direttamente
impattante sulla solutio, la quale «deve stimarsi impossibile, prima [an-
cora] che [rilevi] il puro raggiungimento dell’esito»56.
Altamente problematico è invece il par. 1, riguardante per riflesso
anche la fattispecie di un’impossibilità subiettiva di fruire della presta-
zione, disciplinata sì nel senso di una recedibilità del viaggiatore ma,
come dicevamo, dietro la corresponsione di spese di risoluzione adeguate
e giustificabili, nell’ottica perciò di una redistribuzione compensativa del
53 Così, con l’abituale sintesi impeccabile, ROPPO, Causa concreta: una storia di successo?
Dialogo (non compiacente, né reticente) con la giurisprudenza di legittimità e di merito, cit.,
p. 969.
54 Cfr. ROPPO, op. ult. cit., p. 970.
55 Potrebbe farsi il caso, a titolo esemplificativo, della sopravvenienza inevitabile e
straordinaria che si è esaurita, in quanto le Autorità dello Stato, colpito dalla calamità, assi-
curano per es. che la situazione sanitaria non conosce più rischi ovvero l’ipotesi in cui lo Stato
nazionale del turista non abbia ritenuto di diramare inviti o divieti a desistere dal viaggio. Nel
caso il recesso venga comunque opposto va da sé che si porrà un problema di confine della
sopravvenienza oggettiva onde evitare che il suddetto recesso stinga in un eccesso di tutela,
così dissimulando volendo un mutato giudizio del viaggiatore sulla convenienza economica
del pacchetto turistico prima acquistato. Pienamente poi si ricadrebbe nell’ordito dell’art. 12,
par. 1, nel caso il recesso dovesse legarsi ad una personale idiosincrasia o fobia improvvisa del
viaggiatore.
56 Così E. FERRANTE, Causa concreta ed impossibilità della prestazione nei contratti di
scambio, cit., p. 170.
86 STEFANO PAGLIANTINI
rischio contrattuale. Dunque un recesso a titolo oneroso che, mimando il
disposto dell’art. 9 CVV, disattende a chiare lettere, lo ripetiamo, quel-
l’indirizzo giurisprudenziale imputante, mercé l’escamotage di una causa
concreta irrealizzabile, il rischio del fortuito interamente sul professioni-
sta. Cass. n. 16315 del 2007 e Cass. n. 26958 del 200757, sebbene siano
catalogabili diversamente58, sono infatti pienamente allineate nello sta-
tuire che l’impossibilità fortuita di fruire del facere pattuito, siccome va-
nifica l’interesse del viaggiatore a riceverlo, frusta lo scopo di piacere cui
il contratto è funzionalmente preposto. Certo, le due pronunce non sono
gemelle: tecnicamente, come si sa, Cass. n. 26958 del 2007 sentenzia di
una risoluzione per impossibilità sopravvenuta (art. 1463 c.c.), sul pre-
supposto di un’estinzione del contratto di pacchetto turistico quando si
dia un difetto sopravvenuto del suo elemento funzionale. Casum sentit
debitor, invece, per Cass. n. 16315 del 2007, se il caducarsi dell’interesse
del turista, nella specie reputato tutt’uno con lo scopo di vacanza, è dato
per pacifico, con un art. 1174 c.c., che qui verrebbe ad operare in presa
diretta, quale autonoma modalità (atipica) di estinzione dell’obbligazione
pecuniaria59. È un costrutto, il rilievo vien da sé, antitetico a quello in-
corporato in un art. 12, par. 1, che non soltanto ad un’estinzione auto-
matica preferisce un recesso ma che soprattutto fa passare questo per pe-
nitenziale in quanto, risultando la prestazione dell’organizzatore ancora
astrattamente eseguibile, lo subordina ad un esborso promesso o corri-
sposto dal viaggiatore: altrimenti, dandosi qui propriamente un caso di
impossibilità creditoria, se non lo si monetizzasse con una penalità che fa
57 Lo si ricorda per completezza informativa: Cass. 24 luglio 2007, n. 16315, si legge in
Danno e resp., 2008, p. 845 ss. ed in Nuova giur. civ. comm., 2008, I, p. 531 ss., con nota ade-
siva di S. NARDI, Contratto di viaggio «tutto compreso» e irrealizzabilità della sua funzione con-
creta; Cass. 20 dicembre 2007, n. 26958, è invece pubblicata in Corr. giur., 2008, p. 921 ss. ed
in Contratti, 2008, p. 786 ss., con nota (critica) di BARBIERA, Risoluzione per impossibilità so-
pravvenuta e causa concreta del contratto a confronto.
58 In Cass. n. 16315 del 2007, com’è risaputo, il recesso del turista occasionava da un’e-
pidemia di dengue emorragica nella località scelta per la vacanza: ergo, pure sulla scorta del
nuovo recitativo dell’art. 12, par. 2, questo recesso lo si potrebbe reputare legittimo in quanto
l’acquisto di un soggiorno turistico in una destinazione «dove poi si crea un (inatteso e serio)
rischio di malattia» (così ROPPO, Causa concreta: una storia di successo? Dialogo (non compia-
cente, né reticente) con la giurisprudenza di legittimità e di merito, cit., p. 968), stilizza una vi-
cenda tendenzialmente iscrivibile nel perimetro di «circostanze inevitabili e straordinarie».
Ove il tendenzialmente è un modo compendioso che sta giust’appunto ad indicare quel coef-
ficiente di rischio che si accolla qualsiasi viaggiatore che abbia in animo di recarsi in mete
esotiche.
59 Pur dando atto ovviamente, come nota P. TRIMARCHI, Il contratto: inadempimento e
rimedi, cit., p. 22, che detta disposizione innerva l’idea di un creditore chiamato «a rispon-
dere di ostacoli allo svolgimento del contratto attinenti alla sua cooperazione, anche se non
colpevoli».
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 87
da rimunerazione, nient’altro verrebbe ad aversi se non un recesso ingiu-
stificato. Tra l’altro, se solo si riflette un po’, ci si avvede che l’art. 12, par.
1, neanche è esattamente contiguo a quell’art. 400, comma 1°, c.nav. che
regola il caso dell’impedimento a viaggiare, per una causa non imputabile
al passeggero, nei termini di una risoluzione del contratto accompagnata
dalla corresponsione del solo quarto del prezzo60. Gli è infatti che, nel-
l’art. 12, par. 1, il contratto in realtà non si risolve automaticamente, vo-
lendo a motivo della constatazione empirica che qui il sinallagma è tra
una prestazione tuttora possibile (quella dell’organizzatore) ed una con-
troprestazione (quella del viaggiatore) che di solito già è stata integral-
mente eseguita61.
Fa da sponda, nel senso che corrobora il discorso testé avviato, pure
il par. 3, lett. b) dell’art. 11: «l’organizzatore può risolvere il contratto»
quando non sia in grado di eseguirlo «a causa di circostanze inevitabili e
straordinarie»: l’organizzatore recedente è qui parte liberata in quanto
non può più adempiere mentre nel par. 1 dell’art. 12 si ha a) che la pre-
stazione del debitore è ancora possibile e b) che la controprestazione pe-
cuniaria o i) è stata effettuata ovvero ii) è ancora dovuta in virtù del pro-
gramma negozialmente concordato. Come si legge nella motivazione di
Cass. n. 26958 del 2007, la prestazione del viaggiatore, che se non sia
stata già eseguita rimane comunque possibile, «non va incontro ad al-
cuna mutazione, né genetica né funzionale» a seguito di un fatto perso-
nale che ne pregiudichi la fruibilità62. Salvo ritenere, secondo il (di-
scusso) costrutto della Cassazione, che l’individuale fruibilità del servizio
turistico apprestato, in quanto definisce quello scopo vacanziero di «be-
nessere psicofisico che il pieno godimento della vacanza come occasione
di svago e riposo è volto a realizzare»63, sia la causa concreta del con-
60 Da cui poi il correlato di un’estinzione del contratto che fa da titolo.
61 Ergo, sebbene il particolare sia spesso negletto, la dinamica della fattispecie do-
vrebbe vedere un viaggiatore non già «tenuto a pagare», come recita l’art. 12, par. 1, «all’or-
ganizzatore spese di risoluzione […]» bensì un viaggiatore che non ha diritto alla restituzione
di una parte del corrispettivo versato. Il tutto, verrebbe da aggiungere, in piena aderenza alla
lettera di un art. 1463 c.c. che parrebbe limitare la legittimazione a far valere la risoluzione
alla sola parte obbligata alla prestazione divenuta impossibile. Non a caso, al fine di ricon-
nettere l’art. 1463 ad entrambe le parti del contratto, la nostra Cassazione dilata il concetto di
impossibilità sopravvenuta non imputabile, facendolo trascorrere dalla prestazione del debi-
tore all’utile fruizione della stessa da parte del creditore.
62 Neanche la morte, come prosegue la motivazione, è «causa di impossibilità della pre-
stazione del defunto (che l’ha già eseguita), bensì ragione di non fruibilità, da parte sua, della
controprestazione offerta dall’albergatore».
63 È, notoriamente, il periodare che si legge nella motivazione di Cass. n. 16315 del
2007, cit. Plaude, come si diceva, a questa sentenza, C.M. BIANCA, Causa concreta del con-
tratto e diritto effettivo, cit., p. 263. Di un travisamento e di un discutibile nuovo vizio sinal-
88 STEFANO PAGLIANTINI
tratto di pacchetto turistico. Un tovpo", questo, che la dir. 2015/2302/UE
adesso però destituisce di un qualsiasi valore ricostruttivo affidante. Se
volessimo provare a tradurre il pragmatismo della direttiva in un lin-
guaggio che si esprime per concetti, potremmo dire che i qualificativi
«inevitabili» e «straordinarie» evocano sì un’impossibilità incolpevole
epperò questa dev’essere pure non maturata nella sfera di rischio del
viaggiatore. La dir. 2015/2302/UE non formalizza un rischio di infruibi-
lità della prestazione che sia, come sentenzia la Cassazione, unilateral-
mente orientato. Se, nelle more della partenza, il viaggiatore subisce un
furto nella propria abitazione e, in conseguenza di ciò, preferisce rece-
dere, può farlo ma non gratuitamente. Norma speciale ad hoc, l’art. 12,
par. 1, formalizza una redistribuzione del rischio che, per chi si riconosce
in un diritto comune legalizzante un’impossibilità creditoria ad effetti li-
beratori, deroga apertamente al disposto dell’art. 1463 c.c.: non a caso
qualificato, sempre da quella stessa dottrina accomunante Zweckerrei-
chung e Zweckverfehlung, come il precetto direttamente applicabile, ove
«il caso non sia regolato da una norma specifica» ed a dispetto di un’ap-
plicazione analogica di altre norme (art. 1672 c.c.)64. Parlare di un ritorno
a Cass. n. 432 del 1947 sarebbe perciò un non sense65: il dictum equita-
tivo del giudice di prime cure che, nella causa decisa da Cass. n. 26958
del 2007, aveva decretato il diritto dell’albergatore a trattenere una
somma pari al «controvalore della prima giornata di soggiorno», giacché
«la disdetta della prenotazione era avvenuta proprio il giorno di inizio
della prenotazione stessa»66, ci parrebbe viceversa aver intuito, meno di-
stonicamente, la cifra del problema.
9. (Segue) «Spese di risoluzione» e mancato guadagno sullo sfondo degli
artt. 1671 e 1672 c.c.
Con un dettato farraginoso, dicevamo, l’onerosità dell’art. 12, par. 1,
viene parametrata su di un canovaccio basculante tra caparre/penali,
«spese di risoluzione standard» è la dizione di legge, ed una regola di de-
lagmatico ragiona viceversa E. FERRANTE, Causa concreta ed impossibilità della prestazione nei
contratti di scambio, cit., p. 152.
64 Così CARNEVALI, La risoluzione, cit. 336.
65 V. Cass. 26 marzo 1947, n. 432, in Foro it., 1947, I, c. 265 ss. con nota di G. PESCA-
TORE, e in Riv. dir. comm., 1947, II, p. 286 ss. con nota di MIGNOLI. Nella giurisprudenza di
merito, più recentemente, v. i dicta di Trib. Napoli, 23 luglio 1984, in Dir. e giur., 1985, p. 763
ss. con nota di PIERFELICI e di App. Milano, 1° marzo 1996, in Contratti, 1997, p. 386 ss.
66 Per inciso una soluzione equitativa che la Cassazione, fedele all’idea di una gratuità
tout court, rigetta «sia pure obiter»: così E. FERRANTE, Causa concreta ed impossibilità della pre-
stazione nei contratti di scambio, cit., p. 166.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 89
fault commisurante l’importo di dette spese al prezzo del pacchetto al
netto «dei risparmi e degli introiti» derivanti «dalla riassegnazione dei
servizi turistici». Tradotto, volendo abbozzare un’esemplificazione, se il
pacchetto turistico viene rivenduto, in conseguenza del recesso, ad un
prezzo inferiore del 20-30%, ragionevole risulterà essere soltanto la spesa
corrispondente alla differenza tra i due prezzi67. Il riferimento testuale
alla circostanza che le spese standard siano ragionevoli certifica che la
norma di default è per altro da qualificarsi pure come imperativa, se-
condo lo sperimentato canovaccio di una derogabilità condizionata. Non
deve neanche sorprendere la commistione in un unico disposto di auto-
nomia ed eteronomia: contrariamente alla fattispecie che si ottiene com-
binando il par. 2 ed il par. 4, lett. b), ove la recedibilità è bilaterale, nel di-
sposto dell’art. 12, par. 1 il recesso si atteggia a facoltà del solo viaggia-
tore: lo statuire che, quando dovesse recedere, il viaggiatore perderà la
caparra versata, di per sé non decampa perciò dalla regola di diritto co-
mune (art. 1386 c.c.). Il problema, visto che la vessatorietà non ci sembra
che qui sarebbe pertinente68, diventa quello di caparre/multe penitenziali
eccessive, destinate a basculare tra una nullità ed una riduzione equita-
tiva d’ufficio secondo il modello dell’art. 1384 c.c.
Con il che è tempo di ritornare al punto più intrigante.
Il fatto è che il vincolo di una full harmonisation esclude la configu-
rabilità di una deroga in melius, quale scopertamente sarebbe quella che
attribuisse rilevanza gratuita alla sopravvenienza fortuita causativa di un
contingente impedimento personale (malattia, lutto familiare, annulla-
mento del periodo di ferie et similia)69. Per la dir. 2015/2302/UE, il viag-
67 Ma che dire, molto dipendendo dal tempo in cui viene effettuato il recesso, se la ri-
vendita non dovesse fruttare più del 30% del prezzo originario, con una penale corrispon-
dente al 70% del prezzo del pacchetto? Allo stato, nella pratica, gli importi risultano, con
l’approssimarsi della data di inizio del viaggio, pari sino al 75% del prezzo del pacchetto tu-
ristico in caso di recesso tra il 10 ed il 3 giorno prima della partenza. Ovvio che penali o
multe penitenziali del genere non saranno più a regime, le spese di risoluzione dovendo essere
adesso, come evidenziato nel testo, diversamente calcolate. Epperò lo spettro, in chiave di un
indennizzo flessibile, del mancato guadagno, detto ellitticamente, rimane.
68 Per tre ragioni, detto compendiosamente: primo, il disposto dell’art. 33, comma 2°,
lett. e), c.cons. non sembra estensibile al caso ben diverso di un recesso ad nutum, spettante
per legge al solo consumatore, con diritto del professionista a trattenere quanto ricevuto; se-
condo, pure a ragionare di una vessatorietà presunta, ci sarebbe l’ostacolo dell’art. 34, comma
1°, c.cons., criterio ermeneutico decisivo in un contratto che vede normalmente pure l’orga-
nizzatore esposto, per le ipotesi di disdetta, ad una corrispondente penale, solitamente ad im-
porto crescente fino al 100%. Terzo, stante il disposto dell’art. 23, l’art. 12, e per riflesso la
disposizione nazionale derivata, è norma imperativa autosufficiente.
69 Non a caso, e prima facie il discorso non fa una grinza, si è sostenuto che, se la giu-
risprudenza causalista delle Corti italiane dovesse persistere scaduto il termine per il recepi-
90 STEFANO PAGLIANTINI
giatore può sì rinunciare ad una prestazione-attività attuabile ma l’opera-
tore turistico, pur perdendo il diritto alla controprestazione, mantiene
quello ad un compenso/indennizzo graduabile e flessibile. Non è più,
poteva esserlo al cospetto di una direttiva di armonizzazione minima70,
un problema di interesse del turista «tacitamente obbiettivato nel con-
tratto e che ne connota la causa concreta» (Cass. n. 16315 del 2007).
Adesso, quando l’evento impediente si riverbera sulla persona del viag-
giatore difetta la ragione, questo è il sottinteso del par. 1, per la quale un
professionista, pronto ad adempiere, dovrebbe integralmente sopportare
un rischio sì imprevedibile ma etichettabile a guisa di un’impossibilità
creditoria perché allocata nella sfera di controllo altrui. Altro è per
un’impossibilità, liberatoria per entrambi (par. 2 e par. 3, lett. b), impat-
tante direttamente nel perimetro del facere promesso e dunque inerente
alla prestazione-attività. Il periodare di chi, in aperta critica alla Cassa-
zione, già ragionava di un’«oggettività» dell’impedimento quale attributo
che lo «rende rilevante», in termini diremmo di conditio sine qua non, «ai
fini della risoluzione del contratto»71, calza nella specie a pennello. Sem-
plicemente quel periodare va aggiornato osservando che se, detto alla te-
desca, in caso di Rücktritt vor Reisebeginn il professionista «verliert […]
den Anspruch auf den vereinbarten Reisepreis, ciò nondimeno mantiene
quello ad una angemessene Entschädigung (§ 651h BGB). La PRG au-
striaca (§ 10), dopo aver evidenziato la legittimità di un recesso ohne An-
gabe von Gründen, preferisce un recitativo tutto sommato identico («der
Reiseveranstalter […] kann die Zahlung einer angemessenen und vertret-
baren Entschädigung verlangen»).
Con un però. Alla lettera, come ricordavamo, il quantum delle spese
risolutorie è pari «al prezzo del pacchetto diminuito dei risparmi e degli
mento della direttiva, verrebbe a profilarsi «il rischio dell’apertura di una procedura di infra-
zione nei confronti del nostro Paese, ex art. 258 Tr. Fue» (così A. PEPE, «Circostanze eccezio-
nali» ed esonero da responsabilità del tour operator nella nuova direttiva viaggi, cit., p. 160).
Aggiungiamo, forse ancor più realisticamente, che una giurisprudenza iterativa di Cass. n.
26958 del 2007, preluderebbe (con tutta probabilità) ad una responsabilità dello Stato per i
danni scaturenti da un’erronea interpretazione giudiziale di una legge europea. Né, stando
così le cose, può rappresentare una possibile via di fuga il sostenere un sindacato giudiziale
delle caparre in chiave di ragionevolezza e proporzionalità (così GAMBINI, Il recesso nella con-
trattazione turistica, cit., p. 556). Vero che le Corti dovranno farlo: ma sarebbe contra legem,
vista l’armonizzazione massima, un controllo giudiziale che, andando a bilanciare ragione del
costo e motivo del recesso, concludesse nel senso di escludere un qualche indennizzo ai sensi
dell’art. 12, par. 1. Se si eccettua l’ipotesi di una rivendita last minute allo stesso prezzo, è in-
tuitivo che un costo per il turista recedente comunque ci sarà.
70 V. supra par. 1.
71 Così ROPPO, Causa concreta: una storia di successo? Dialogo (non compiacente, né
reticente) con la giurisprudenza di legittimità e di merito, cit., p. 969.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 91
introiti», sicché, domanda, se detti introiti non dovessero materializzarsi
perché il pacchetto rimane invenduto nonostante l’organizzatore si sia
adoperato secondo l’ordinaria diligenza (art. 1227), forse che indennizza-
bile diventa il mancato guadagno, al netto del risparmio delle spese di
esecuzione? Nella legge di attuazione tedesca (§ 651h) si fa parola di un
trittico così composto 1) Zeitraum zwischen der Rücktrittserklärung und
dem Reisebeginn, 2) risparmi (Ersparnis von Aufwendungen des Reiseve-
ranstalters), 3) introiti (durch anderweitige Verwendung der Reiseleistun-
gen), replicato nella legge austriaca (§ 10, abs. 2) al netto semplicemente
di una diversa terminologia. È da supporre, quand’è così, che la ratio
informante l’art. 12, par. 1, possa spingersi ad includere, la variabile di
una angemessene Entschädigung prossima se non pari al mancato profitto
che sarebbe potuto scaturire dalla conclusione di un contratto sostitu-
tivo, rifiutato in virtù della stipula già avvenuta? Se così infatti fosse, la
regola risarcitoria che si legge nell’art. 12, par. 1, finirebbe in realtà per
oltrepassare persino il perimetro di quelle spese inutilmente sostenute dal
debitore che il diritto comune italiano alloca, come si sa, secondo due re-
gole, la prima documentata negli artt. 1672 e 2228 c.c., la seconda negli
artt. 1686, comma 3°, c.c. e 400, comma 1°, c.nav., di segno opposto. In-
somma, un’impossibilità di cooperazione per fatto non imputabile al cre-
ditore non risolve, legittimando piuttosto ad un recesso sì ad nutum ep-
però oneroso, il viaggiatore dovendo tenere indenne l’organizzatore dal
danno di una perdita secca72. Il che ci induce ad una ben diversa dedu-
zione: il parallelismo utile, aggiornando così quella dottrina fautrice fino
ad oggi di un apparentamento tra Zweckverfehlung ed impossibilità di
prestare, deve involgere in realtà tanto l’art. 1671 che l’art. 1672 c.c.73,
con il secondo a fare da pendant all’art. 12, par. 2, in quanto, come in
questo, qui si dà una fattispecie costitutiva di un’impossibilità di esecu-
zione. È l’art. 1671 c.c. che invece si interfaccia con il par. 1, venendo in
entrambi in rilievo un recesso unilaterale dal contratto che può mostrarsi
in un tempo prossimo o coevo alla prestazione del servizio.
72 Danno, lo si nota en passant, che nulla ha a che vedere con quel risarcimento am-
messo, in via del tutto eventuale, da Cass. n. 16315 del 2007, per violazione della regola di
buona fede: se il recesso avviene nell’imminenza della partenza, va da sé che non ha senso im-
maginare una responsabilità per aver tardivamente informato l’organizzatore di una soprav-
venuta inutilizzabilità della prestazione. Finanche poi una siffatta tardività dovesse rilevare, ci
sembra che sarebbe destinata a riverberarsi nel novero delle occasioni mancate, dunque in
termini di ammontare della penale trattenibile. Il tutto al netto della circostanza che, se il caso
deciso da Cass. n. 16315 del 2007 è iscrivibile alla griglia dell’art. 12, par. 2, l’ipotizzare una
voce di danno risarcibile fatalmente dischiuderebbe una forma di deroga in peius.
73 E parallelamente, visto che mimano la stessa disciplina, con gli artt. 2227 e 2228 c.c.
92 STEFANO PAGLIANTINI
Gli è però che l’indennizzo flessibile dell’art. 1671 c.c. conosce,
com’è risaputo, la voce del mancato guadagno74.
10. Argomentazione per principi (Cass. n. 26958 del 2007) ed il vincolo
della full harmonisation
Domanda: appurato che l’impedimento personale non libera il viag-
giatore, deve supporsi che la dir. 2015/2302/UE deroghi per ciò stesso
pure al concetto di inesigibilità della prestazione ex fide bona, secondo la
declinazione corrente che la lega al dovere di solidarietà nei rapporti in-
tersoggettivi ex art. 2 Cost.? L’argomento compare diffusamente in Cass.
n. 26958 del 2007, e per una ragione autoevidente: come infatti non c’è
responsabilità quando la pretesa creditoria all’adempimento, interfe-
rendo con un interesse preminente del debitore, sarebbe contraria a cor-
rettezza75, allo stesso modo (questa l’illazione) il professionista non do-
vrebbe poter pretendere la corresponsione di spese risolutorie allorché,
adducendo il viaggiatore un motivo oggettivamente meritevole di tutela,
si vengano a materializzare le medesime condizioni ostative76. Ha ragione
la dottrina più avveduta a rilevare che il lutto del coniuge superstite non
impinge in un problema di c.d. pretendibilità (Zumutbarkeit: § 275 BGB,
abs. 3 BGB) in quanto la prestazione-risultato va intesa unitariamente e
non «in due sotto-ipotesi autonome, quasi che [l’albergatore] dovesse
ospitare presso di sé, separatamente, prima l’uno e poi l’altro coniuge»77.
Allo stesso modo è vero che la morte del viaggiatore o un suo ricovero
ospedaliero per un intervento chirurgico d’urgenza configurano una
74 Ecco la ragione per cui discorrere, in un contesto siffatto, di un art. 12, par. 1, lega-
lizzante una caparra penitenziale «conformata ai principi di proporzionalità, adeguatezza e
ragionevolezza» (così GAMBINI, Il recesso nella contrattazione turistica, cit., p. 555), ci sembra
un po’ audace.
75 Almeno secondo quella fondamentale pagina di MENGONI che, già nel saggio Note
sull’impossibilità sopravvenuta della prestazione di lavoro, cit., p. 109, discorreva, com’è risa-
puto, di un «adempimento di un dovere, collidente con l’obbligazione di lavoro, e obbiettiva-
mente giudicato prevalente rispetto a quest’ultima, costituisce causa di legittima sospensione o,
a seconda dei casi, [di] interruzione del rapporto di lavoro, il quale soggiace pertanto ai mede-
simi effetti della sopravveniente impossibilità incolpevole della prestazione» (c. vo nel testo).
76 Che poi, in dottrina, è l’argomento esplicitato da C.M. BIANCA, Causa concreta del
contratto e diritto effettivo, cit., p. 264, se persino «la dottrina della responsabilità oggettiva
del debitore ammette la rilevanza degli impedimenti che colpiscono la persona dell’obbligato,
occorre chiedersi perché [mai] sarebbero invece irrilevanti gli impedimenti concernenti la
sfera soggettiva del creditore».
77 Così E. FERRANTE, Causa concreta ed impossibilità della prestazione nei contratti di
scambio, cit., p. 169.
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 93
forma di ineseguibilità della prestazione-attività «ma per ragioni ogget-
tive, fisiche»78, non anche per un’inesigibilità di buona fede costituzio-
nalmente orientata. Di inesigibilità, a motivo di un impedimento perso-
nale trasformante in irragionevole la pretesa all’esecuzione, potrebbe
però parlarsi in una variegata pluralità di fattispecie ove rileva, come nel
celeberrimo caso della cantante lirica accorsa al capezzale del figlio79,
un’impossibilità non imputabile della prestazione-risultato. Detto diver-
samente, se l’infruibilità deriva da un fortuito involgente circostanze
transeunti (l’ingorgo automobilistico piuttosto del black-out in ascensore
o di un furto del bagaglio nelle more del viaggio), l’aggravio del creditore
non è seriamente confutabile: ma se, stante la bivalenza del canone di
correttezza (art. 1175 c.c.), siffatto fortuito incide gravemente sulla per-
sonalità del viaggiatore (cura di un congiunto, sofferenza per un lutto,
stress post traumatico et similia), allora, parafrasando quella Corte cost.
n. 149 del 1992 che la Cassazione testualmente richiama, il recesso gra-
tuito, «nella misura e nei limiti in cui sia necessariamente collegato [ad
un] interesse [costituzionalizzato] di valore preminente, [dovrebbe] ri-
sulta[re] giuridicamente giustificato». Dunque, considerato per di più
che il viaggiatore è la parte debole, la sua immanenza come persona nel
rapporto contrattuale dovrebbe riflettersi, come Cass. n. 26958 del 2007
sentenzia, sulla nozione di impossibilità scusabile di godere della presta-
zione. Il sostanzialista postmoderno potrebbe anche aggiungere che la
caratteristica del pacchetto turistico, visto giust’appunto il modo in cui la
persona del viaggiatore risulta consustanziale ad uno svolgimento utile
del rapporto contrattuale, legittima di per sé, cioè senza il medio di una
norma ad hoc, un concetto di inidoneità sopravvenuta della prestazione
quale esimente involontaria sottratta alla variabile di un casus culpa de-
terminatus80.
Torniamo alla domanda: complice la vis attractiva irradiata dall’art.
4, la regola dell’art. 12, par. 1, scherma totalmente un’inesigibilità del
corrispettivo in conseguenza di una volontaria rinuncia (al viaggio) cor-
redata da un motivo giustificato ex fide bona? Allo stato di sicuro v’è che
niente, nel combinato disposto di queste due previsioni, unitamente alla
gratuità testuale del par. 2, lascia presagire che il diritto comune delle
cause di scioglimento del contratto si affianchi, in via di integrazione com-
pletiva, allo statuto di recedibilità della disciplina di settore. Paradossal-
78 Cfr. E. FERRANTE, op. ult. cit., p. 168.
79 V. MENGONI, Responsabilità contrattuale (dir. vig.), cit., p. 1089 s.
80 Del che offre una compiuta disamina, con speciale riguardo ai principi costituzionali,
O. CLARIZIA, Sopravvenienze non patrimoniali e inesigibilità nelle obbligazioni, Napoli, 2012,
p. 158 ss. e p. 217 ss.
94 STEFANO PAGLIANTINI
mente il quadro potrebbe però pure ribaltarsi: se il viaggiatore, come re-
cita il § 10 della PRG austriaca, può recedere ohne Angabe von Gründen,
forse che la forma di un indennizzo ragionevole diviene l’esborso che
può essere trattenuto dall’organizzatore, a titolo di corrispettivo, tanto
che la rinuncia al viaggio sia corredata di un motivo giustificato quanto
che le faccia da corona una motivo futile o speculativo? Problematica,
come si sarà intuito, non è una recedibilità dopo il pagamento del saldo
quanto e piuttosto la circostanza che, se la meritevolezza della causa giu-
stificativa non rileva, nella stessa norma vengano per riflesso a coesistere
indifferenziatamente due forme di recesso ad nutum, uno provvisto ed il
secondo invece senza una giusta causa. È vero che, in entrambe le ipo-
tesi, potrà darsi il caso di un indennizzo che non c’è perché, ricollocando
il pacchetto turistico, l’organizzatore non ha sopportato il danno occa-
sionato dal recesso: epperò, quando la perdita secca vi sia, perché sup-
porre che sia confacente una sola regola di allocazione del rischio?81 Il
suggerimento dottrinale, bypassante il diritto delle Corti, di un’esten-
sione in via analogica dell’art. 400 c.nav.82, non ci sembra più praticabile
giacché riprodurrebbe camuffata la regola dell’art. 36, lett. d), c.tur., al-
l’insegna sì di un indiscriminato favor consumatoris che però l’art. 12,
par. 1, non sembra allo stato riprodurre in alcun modo. Un indennizzo
adeguato e giustificabile, rapportato al Zeitraum zwischen der Rücktritt-
serklärung und dem Reisebeginn, solo occasionalmente potrà infatti risul-
tare pari al 25% del prezzo. Col risultato, di stretto complemento, che
sono pure certune interpretazioni estensive83, teleologicamente orientate,
dell’art. 36, lett. d), ad andare direttamente in archivio. Potrà infatti pia-
cere oppure no ma, con un art. 12, par. 1, vistosamente abdicante alla re-
gola del superior risk bearer, non si vede davvero come possa ragionevol-
mente sostenersi che la nuova direttiva sia espressione del «principio di
massimizzazione della tutela del turista - consumatore», dando altresì
corpo (la stessa) ai valori di «equilibrio e ragionevolezza individuati come
81 V. già ROPPO, Convenzione internazionale relativa al contratto di viaggio (CCV), in
Nuove leggi civ. comm., 1978, II, p. 1774 s. e PASQUILI, Il recesso nei contratti turistici e l’im-
possibilità per il creditore di ricevere la prestazione: il caso della sopravvenuta malattia del
viaggiatore prima della partenza, in Nuova giur. civ. comm., 2008, I, p. 818.
82 Se ne sono fatti interpreti V. CUFFARO e TASSONI, Viaggio (contratto di), in Digesto IV,
disc. priv., sez. civ., Agg., Torino, 2000, 759 nonché A. BOVE, Vendita di pacchetti turistici, in
Diritto dei consumatori e nuove tecnologie, a cura di F. Bocchini, Torino, 2003, I, p. 341 ss.
83 V., al riguardo, C. ALVISI, Recesso e disdette turistiche, in Dir. tur., 2005, p. 217. Non
è diverso, per altro, il periodare di GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 174, lad-
dove prospettano per le penali/multe penitenziali lo stesso regime della caparra in quanto
«differenziazioni di trattamento giuridico [sarebbero] irragionevoli e foriere di possibili aggi-
ramenti dell’art. 36, lett. d)».
MODIFICHE ANTERIORI E RECESSO DA UN CONTRATTO DI PACCHETTO TURISTICO 95
prevalenti a livello costituzionale e comunitario»84. A tutto concedere si
può dire che la persona, nell’ordito della direttiva, rileva in maniera… in-
termittente.
11. Epilogo: recesso ad nutum oneroso anche per giusta causa?
A mo’ di consuntivo. Nulla quaestio sulla circostanza che il diritto
europeo privilegi da sempre una “cifra” rimediale, «tralasciando i pro-
blemi di ricostruzione della fattispecie e di distinzione tra gli istituti»85. A
destare l’attenzione dell’interprete non è certo la rinnovata facoltà del
professionista di recedere, senza corrispondere una qualche multa ma re-
stituendo integralmente i pagamenti effettuati, in caso di mancato rag-
giungimento del numero minimo di partecipanti (art. 12, par. 3, lett. a)
una facoltà, piace qui notarlo, rivisitata sostituendo, all’odierno termine
minimo di 20 giorni precedenti la partenza (art. 42, comma 3°, c.tur.), un
trittico di fattispecie ove il recesso è preceduto da un preavviso (fino ad
ora in forma scritta) che cerca di coniugare numero minimo di parteci-
panti e tutela contro l’effetto sorpresa86. Tra l’altro la menzione contrat-
tuale obbligatoria di un numero minimo fa somigliare alquanto questo
recesso, com’è pressoché pacifico, ad una condizione risolutiva.
Nessuno vorrà però negare che l’escludere l’operatività delle norme
generali sulla risoluzione, tipizzando così restrittivamente i casi nei quali
il viaggiatore si scioglie gratuitamente dal contratto, può porre un serio
problema di costituzionalità. L’impianto della dir. 2015/2302/UE non co-
difica il non avveramento della prestazione-risultato come una forma di
impossibilità liberatoria. D’altra parte supporre che un’interpretazione
costituzionalmente orientata veicoli una riconduzione dei casi di Zweck-
verfehlung nella trama dell’art. 12, par. 2, oltre che apertamente contra le-
gem, prosciugherebbe di fatto il perimetro del par. 1. La quadra non è
neanche nel disposto dell’art. 12, par. 4, «l’organizzatore procede a tutti
i rimborsi prescritti a norma dei paragrafi 2 e 3 oppure, con riguardo al
paragrafo 1, rimborsa qualunque pagamento effettuato […] dopo aver de-
tratto le opportune spese di risoluzione». Insomma, una sopravveniente
impossibilità incolpevole della prestazione-risultato può essere causa di un
84 Così GAMBINI, Il recesso nella contrattazione turistica, cit., p. 576.
85 Così S. MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 182.
86 Nel dettaglio analitico: non meno di 20 giorni, prima dell’iniziodel pacchetto, nel
caso di viaggi che durano più di 6 giorni, non meno di 7 giorni per viaggi della durata tra 2
e 6 giorni, non meno di 48 ore per viaggi che durano meno di 2 giorni. Un lasso temporale
che il termine fissato nel contratto non può evidentemente in alcun modo derogare.
96 STEFANO PAGLIANTINI
recesso che estingue il diritto alla controprestazione: non anche però
quello ad un indennizzo ragionevole. Punto. È una regola che si iscrive
nella cornice della qualificazione del contratto di pacchetto turistico
come un sottotipo dell’appalto. Il problema è se, vista l’immanenza della
persona del viaggiatore, sia legittimo, quando dovesse darsi come merite-
vole, derubricare l’interesse non patrimoniale di quest’ultimo ad un acci-
dente. Il recitativo di Trib. Torino 201487, sulla gratuità del recesso dal
viaggio di nozze per prestare assistenza alla madre colpita, nell’immi-
nenza della partenza, da un grave ictus, dovrebbe indurre almeno a ri-
meditare il problema. Il quale, come si sarà intuito, ridotto all’essenziale,
diventa una stringente questione di primato delle fonti nel sistema ordi-
namentale italiano. Distingue frequenter o teoria di un controlimite?, per-
ché, è sufficiente notarlo a mo’ di chiosa, se un recesso discrezionale è
sempre oneroso, quell’assicurazione, che l’art. 5, par. 1, lett. h) contem-
pla in punto di obbligo informativo del tour operator, da facoltativa si
converte obliquamente in obbligatoria, con imputazione all’impresa assi-
curatrice delle spese, come rozzamente recita la versione italiana, di «an-
nullamento del contratto».
Hoc erat in votis?
87 Trib. Torino, sez. VIII, 2 ottobre 2014, per esteso in Pluris.
ARIANNA FINESSI
PRESTAZIONE DI SERVIZI
«NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO
E RIMEDI CONTRATTUALI ESPERIBILI DAL VIAGGIATORE
NELLA DIR. 2015/2302/UE: PROSPETTIVE DI ATTUAZIONE
NELL’ORDINAMENTO GIURIDICO ITALIANO
SOMMARIO: 1. Introduzione. – 2. La nozione di «difetto di conformità» nell’esecuzione
dei servizi turistici. – 3. La responsabilità dell’organizzatore e del venditore per
mancato o inesatto adempimento del contratto di viaggio. – 4. La responsabilità
per mancata o inesatta esecuzione di servizi prestati da «altri fornitori». – 5. La
contestazione, da parte del viaggiatore, dei difetti di conformità rilevati durante
l’esecuzione di un servizio turistico. – 6. I rimedi contrattuali esperibili dal viag-
giatore per difetti di conformità rilevati dopo l’inizio del viaggio.
1. Introduzione
Con la dir. 2015/2302/UE1 il legislatore europeo conferma – in evi-
dente continuità con la tradizione introdotta dapprima con la Conven-
zione internazionale relativa al contratto di viaggio predisposta dall’Uni-
droit e firmata a Bruxelles il 23 aprile 1970 (di seguito CCV) e successi-
vamente con la dir. 1990/314/CEE – l’indubbia rilevanza che nella
materia in discorso assume la regolamentazione dell’inadempimento e
della conseguente responsabilità: il maggior spazio riservato alla mancata
o inesatta esecuzione dei servizi turistici inclusi in un contratto di viag-
1 Dir.2015/2302/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 re-
lativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il reg. CE n. 2006/2004
e la direttiva 2011/83/UE del Parlamento europeo e del Consiglio e che abroga la dir.
90/314/CEE del Consiglio, in G.U.U.E. L 326 del 11 dicembre 2015. La direttiva – che, ai
sensi dell’art. 28 dovrà essere recepita entro il 1° gennaio 2018, e le disposizioni si appliche-
ranno a partire dal 1° luglio 2018 – è già stata attuata in Austria (Bundesgesetz, mit dem ein
Bundesgesetz über Pauschalreisen und verbundene Reiseleistungen (Pauschalreisegesetz - PRG)
erlassen wird sowie das Konsumentenschutzgesetz, das Fern- und Auswärtsgeschäfte-Gesetz und
das Verbraucherbehörden-Kooperationsgesetz geändert werden, pubblicata nel Bundesge-
setzblatt del 24 aprile 2017) e in Germania (Drittes Gesetz zur Änderung reiserechtlicher
Vorschriften, pubblicata nel Bundesgesetzblatt del 21 luglio 2017).
98 ARIANNA FINESSI
gio, accompagnato da ridotti margini di discrezionalità concessi ai legi-
slatori nazionali in sede di attuazione del provvedimento europeo, atte-
stano con evidenza l’aspirazione a superare la frammentazione giuridica
conseguente all’attuazione della dir. 1990/314/CEE2, in vista della for-
mazione e del consolidamento di una sorta di c.d. “micro sistema” della
responsabilità nella vendita dei pacchetti turistici3 tendenzialmente esau-
stivo, che consenta di sfruttare appieno la dimensione transfrontaliera
del relativo mercato4. E proprio in vista di tale importante obiettivo il
corrispondente quadro normativo risulta sensibilmente arricchito: in
luogo degli artt. 5 e 6 della dir. 1990/314/CEE – al quale il legislatore ita-
liano ha dato attuazione con gli artt. 14-19 d.lgs. n. 111 del 1995, i cui
contenuti sono stati trasfusi negli artt. 93-98 c.cons. e successivamente
negli artt. 43-49 c.tur. – il nuovo provvedimento europeo dedica nume-
rose disposizioni alla responsabilità sia nel capo IV, concernente l’esecu-
zione del pacchetto (artt. 13-16), sia nel capo VII, relativo alle disposi-
zioni generali (artt. 20-22)5.
La scelta di dedicare uno spazio così ampio alla mancata o inesatta
attuazione delle obbligazioni assunte con la stipulazione di un contratto
di viaggio6 rappresenta una peculiarità della direttiva, posto che nell’àm-
bito del variegato apparato legislativo europeo di consumer protection 7
2 Frammentazione che – come evidenziato anche nel 4° considerando dir. 2015/2302/
UE – determina costi maggiori per le imprese e ostacola le operazioni transfrontaliere, limi-
tando in tal modo la scelta dei viaggiatori.
3 Riprendendo un’efficace espressione coniata in dottrina da ROSSI CARLEO, in ROSSI
CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio turistico, in Tratt. dir. civ. CNN, diretto da P. Perlin-
gieri, Napoli, 2010, p. 120.
4 Si veda in proposito il 6° considerando, in cui si sottolinea come la dimensione tran-
sfrontaliera del mercato dei pacchetti turistici non sia pienamente sfruttata proprio a causa
delle disparità delle norme di tutela dei viaggiatori nei vari Stati membri.
5 Il cui àmbito applicativo si estende anche ai servizi turistici collegati, per i quali il re-
gime di responsabilità è descritto dall’art. 19 dir. 2015/2302/UE.
6 Espressione a nostro avviso da preferire rispetto a quella di «contratto di pacchetto
turistico» utilizzata nell’art. 3, n. 3, della versione italiana della dir. 2015/2302/UE, e che sa-
rebbe auspicabile venisse introdotta, in sede di attuazione, dal legislatore italiano, e da inten-
dersi quale contratto avente ad oggetto l’intero viaggio organizzato (ossia la combinazione di
almeno due tipi diversi di servizi di viaggio in funzione della realizzazione del medesimo viag-
gio: v. art. 3, n. 2) oppure, se i singoli servizi che concorrono a comporre il viaggio organiz-
zato costituiscono oggetto di due o più contratti separati, l’insieme dei contratti aventi ad og-
getto la prestazione dei servizi dalla cui combinazione risulta il viaggio organizzato. Sull’am-
bito applicativo oggettivo della direttiva v. amplius G. DE CRISTOFARO, La nuova disciplina
europea dei contratti di viaggio (dir. 2015/2302/UE) e le prospettive del suo recepimento nel-
l’ordinamento italiano, in questo Volume, p. 11 ss.
7 Occorre precisare che ai sensi dell’art. 3, n. 6, dir. 2015/2302/UE è viaggiatore
«chiunque intende concludere un contratto o è autorizzato a viaggiare in base ad un con-
tratto concluso nell’àmbito di applicazione della presente direttiva»; una nozione i cui conte-
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 99
confluiscono provvedimenti normativi tendenzialmente incentrati sulla
fase delle trattative e della stipulazione del contratto, affidando la tutela
del consumatore alla previsione di specifici obblighi informativi, alla pre-
disposizione del contenuto minimo ed inderogabile del contratto, alla
previsione del recesso di pentimento e della nullità di protezione8.
Aspetti, questi ultimi, che trovano certamente opportuna regolamenta-
zione anche nella dir. 2015/2302/UE, ma la pluralità di norme relative ai
rimedi contrattuali esperibili dal viaggiatore in caso di inadempimento
del contratto di viaggio assume un ruolo particolarmente significativo.
Una scelta verso la quale non può non manifestarsi ampio apprezza-
mento; è di intuitiva evidenza che una compiuta disciplina dell’inadem-
pimento e della responsabilità nell’àmbito della regolamentazione del
contratto di viaggio rappresenti un adeguato strumento per raggiungere
quel giusto equilibrio tra un elevato livello di tutela per i consumatori e la
competitività delle imprese, indicato nel 5° considerando come uno degli
obiettivi principali che hanno indotto il legislatore europeo ad una rime-
ditazione e rielaborazione del tessuto normativo che disciplina la materia
dei contratti di viaggio. Una rigorosa descrizione dei presupposti per l’e-
sercizio dei rimedi contrattuali e per l’individuazione del soggetto di
volta in volta responsabile si pone, infatti, come presupposto fondamen-
tale per soddisfare concretamente l’esigenza di contemperamento dei
contrapposti interessi in gioco, tutelando da un lato le legittime aspetta-
tive dei fruitori dei servizi di viaggio, e dall’altro consentendo al profes-
sionista – nelle sue varie e possibili vesti: organizzatore, venditore, pro-
fessionista che agevola servizi turistici collegati, fornitore di servizi turi-
stici9 – sia di valutare efficacemente i rischi imprenditoriali e i vari costi
connessi all’attività svolta10, sia di operare senza essere esposto a richieste
nuti sono evidentemente più ampi rispetto a quella di consumatore adottata nelle altre diret-
tive europee di consumer protection – tra cui, in particolare, la dir. 2011/83/UE – compren-
dendo anche, come chiaramente delineato dal 7° considerando, rappresentanti di piccole im-
prese o liberi professionisti che prenotano viaggi legati alla loro attività commerciale o pro-
fessionale utilizzando gli stessi canali di cui si avvalgono i consumatori. Sui profili soggettivi
di applicazione della direttiva, v. amplius G. DE CRISTOFARO, La nuova disciplina europea dei
contratti di viaggio (dir. 2015/2302/UE) e le prospettive del suo recepimento nell’ordinamento
italiano, in questo Volume, p. 14 ss.
8 Così espressamente GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, Torino, 2017, p. 179, in
cui si accomuna, sotto questo profilo, la normativa in esame con la disciplina della vendita di
beni di consumo.
9 Si vedano in proposito le definizioni di cui all’art. 3 dir. 2015/2302/UE.
10 V. in argomento SILINGARDI e MORANDI, La “vendita dei pacchetti turistici”2, Torino,
1998, p. 123 ss.; CAVALLARO, La responsabilità dell’intermediario e dell’organizzatore di viaggi
nella disciplina della “vendita di pacchetti turistici”, in Riv. crit. dir. priv., 1999, p. 434; MONTI-
CELLI e GAZZARA, Il contratto di viaggio, in I contratti dei consumatori, II, a cura di E. Gabrielli
100 ARIANNA FINESSI
pretestuose che possano ampliare in maniera indiscriminata l’area dei
danni risarcibili. Tale rischio, accompagnato dalla – a tratti eccessiva –
parcellizzazione che contraddistingue l’attività organizzativa, potrebbe
infatti collocare l’organizzatore e/o il venditore in una posizione di de-
bolezza nei confronti del viaggiatore e dei soggetti che prestano effettiva-
mente tali servizi – basti pensare ai rapporti con i vettori aerei –, rappre-
sentando inevitabilmente un grave ostacolo al buon funzionamento del
mercato interno.
Dal punto di vista strutturale è senz’altro meritevole di plauso, dun-
que, la modalità prescelta dal legislatore europeo per regolamentare l’in-
tera materia: al microsistema della responsabilità è dedicato, come ac-
cennato, un apposito capo (artt. 13-16), che disciplina i diversi profili di
responsabilità che possono insorgere a seguito di difetti di conformità
che si manifestano durante l’esecuzione di un servizio turistico previsto dal
pacchetto, quindi dopo che il viaggio ha avuto inizio. Alle modifiche in-
trodotte prima dell’esecuzione del contratto sono invece riservate altre e
specifiche disposizioni11; tale impostazione si pone al legislatore italiano
come un evidente segnale della necessità di predisporre una disciplina si-
stematica, idonea a superare quella frammentarietà che l’utilizzo, a volto
improprio, della tecnica dei rinvii ha inevitabilmente alimentato, con
conseguenti difficoltà interpretative nell’individuazione dei presupposti
di operatività degli strumenti di tutela.
Disposizioni distinte, dunque, per regolamentare fattispecie che,
proprio in relazione al momento cronologico in cui si rende necessario
modificare le modalità di svolgimento di uno o più servizi turistici, pre-
sentano peculiarità tali da giustificarne una valutazione normativa se-
parata.
È questo un primo dato, positivo, a cui il legislatore italiano dovrà
(rectius: dovrebbe) conformarsi in sede di attuazione della direttiva: di-
versamente dal vigente art. 43 c.tur.12, le disposizioni attuative degli artt.
ed E. Minervini, Tratt. Rescigno-Gabrielli, Torino, 2005, p. 786; F. ROMEO, Viaggi tutto com-
preso e illegittimità della norma che prevede un massimale per il risarcimento dei danni alla per-
sona, in Resp. civ., 2012, p. 486. Ampio rilievo a tale esigenza di contemperamento dei con-
trapposti interessi in gioco è riconosciuto anche nei lavori preparatori; si veda in particolare
la Relazione alla proposta di direttiva COM(2013) 512 def., 9 luglio 2013, in eur-lex.europa.eu
11 Capo III «Modifiche al contratto di pacchetto turistico prima dell’inizio del pac-
chetto», artt. 9-12, dir. 2015/2302/UE: v. amplius PAGLIANTNI, Modifiche anteriori e recesso da
un contratto di pacchetto turistico secondo il canone della dir. 2015/2302/UE: per un repertorio
(frastagliato) di problemi teorici e pratici a prima lettura, in questo Volume, p. 65 ss.
12 Che sotto questo profilo non si discosta dal previgente art. 93 c.cons., e si occupa
solo del rimedio risarcitorio, rinviando all’art. 42 c.tur. per la previsione della sostituzione con
altro pacchetto turistico o l’eventuale restituzione del prezzo.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 101
13 ss. dovranno – ciò è quanto si auspica – mantenere la loro autonomia
anche sotto il profilo strutturale, senza fuorvianti rinvii a quanto statuito
nelle disposizioni relative ai diritti del viaggiatore in caso di modifica del
pacchetto turistico o in caso di cancellazione del viaggio prima della par-
tenza.
Si tratta di un aspetto di non trascurabile rilievo: la mediocre qualità
della redazione del testo legislativo13 affiancata dalla difficoltà di indivi-
duare un «coordinamento sistematico all’interno del settore specifico»14,
hanno infatti suscitato in dottrina numerose difficoltà interpretative. Le
modifiche introdotte con il codice del turismo hanno superato alcune ri-
levanti problematiche poste dal d.lgs. n. 111 del 1995, ma molte sono ri-
maste irrisolte, e l’attuazione del provvedimento europeo del 2015 do-
vrebbe rappresentare l’occasione per una rielaborazione della disciplina,
che consenta di porre rimedio a quelle criticità collegate ai difetti, oltre
che sostanziali, e di cui si cercherà di descrivere un quadro sintetico nel-
l’àmbito della presente indagine, anche formali.
2. La nozione di «difetto di conformità» nell’esecuzione dei servizi tu-
ristici
Nella normativa italiana attuale la nozione di «inesatto adempi-
mento» – che rappresenta una novità introdotta dal legislatore del 2011
in sede di trasposizione della disciplina dal codice del consumo al codice
del turismo – è inserita nel comma 1° dell’art. 43 c.tur., sulla cui formu-
lazione ha certamente influito la sempre maggiore sensibilità che i più re-
centi orientamenti giurisprudenziali e dottrinali hanno manifestato verso
il rilievo giuridico della qualità del servizio turistico15. Tale disposizione
13 V. le osservazioni di ROPPO, I contratti del turismo organizzato. Prime riflessioni sul
decreto legislativo n. 111/1995, in Studi in onore di Rescigno, III, Milano, 1998, p. 689 ss.; v.
anche L. TULLIO, La responsabilità dell’organizzatore e dell’intermediario di viaggi turistici, in
Studi in onore di Bianca, III, Milano, 2006, p. 990 s., in cui si parla di «pessima redazione for-
male e sostanziale». Benché relativi a provvedimenti legislativi non più in vigore, le osserva-
zioni critiche formulate possono in larga misura riproporsi anche nei confronti delle corri-
spondenti disposizioni del codice del turismo, nel quale, salvo alcune modifiche, sono state
riprodotte in termini pressoché identici.
14 V. ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turistico, cit., p. 121.
15 Così R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, Torino, 2014, p. 31; ID., La nuova disciplina
dei contratti del turismo organizzato nel codice del turismo “dimidiato”, in Nuove leggi civ.
comm., 2012, p. 119 ss., il quale evidenzia il travagliato iter legislativo della disposizione, do-
vuto ad un contrasto insorto tra la Commissione legislativa incaricata della redazione del co-
dice del turismo e il Consiglio di Stato (Sez. Consultiva per gli Atti normativi, n. affare
05315/2010, 21 gennaio 2011, n. 307, p. 34 ss.). Nella versione originaria approvata dal Con-
siglio dei Ministri in data 8 ottobre 2010 si leggeva infatti: «Si considera inesatto adempi-
102 ARIANNA FINESSI
enuncia, infatti, che si considerano inesatto adempimento delle obbliga-
zioni assunte con la vendita del pacchetto turistico le difformità eviden-
ziate dai servizi resi rispetto agli standard qualitativi del servizio promessi
o pubblicizzati.
Di tale modifica la dottrina maggioritaria ha apprezzato la chiara fi-
nalità di dissuadere organizzatori ed intermediari da inadempimenti di
tipo qualitativo, ad essa attribuendo una funzione di general-prevenzione
per gli operatori turistici, indotti ad adeguare i propri servizi a livelli
standardizzati16.
Nell’art. 3 dir. 2015/2302/UE, dedicato alle definizioni, il difetto di
conformità è invece descritto come un inadempimento o un’inesatta ese-
cuzione dei servizi turistici inclusi in un pacchetto. Dal mero confronto let-
terale delle disposizioni richiamate emerge la mancata distinzione, nel
provvedimento europeo, tra le qualità e le caratteristiche promesse – con-
template, cioè, in apposite clausole del contratto stipulato tra le parti – e
gli standard qualitativi pubblicizzati – ossia indicati nell’opuscolo infor-
mativo predisposto e diffuso ai sensi dell’attuale art. 38 c.tur. o, più in ge-
nerale, con materiali informativi ad esso parificati, indirizzati al viaggia-
tore, inerenti al pacchetto turistico oggetto del contratto.
Quale debba essere la sorte del vigente art. 43 c.tur. con l’attuazione
della dir. 2015/2302/UE è certamente un quesito di indubbio rilievo con
cui il legislatore italiano dovrà misurarsi, e valutare se i ristretti margini
di discrezionalità concessi ne consentano la riproduzione testuale.
Ai fini di una corretta impostazione del problema inevitabile è il ri-
chiamo all’art. 6 dir. 2015/2302/UE, ai sensi del quale tutti gli Stati mem-
bri devono provvedere affinché le informazioni precontrattuali di cui al-
l’art. 5, – in particolare, per quanto più specificamente rileva in questa
mento l’inottemperanza, anche lieve, degli standard qualitativi del servizio promessi o pub-
blicizzati». Nella stesura finale scompare l’inciso «anche lieve», in accoglimento dei rilievi cri-
tici formulati dall’organo di consulenza giuridico amministrativa, ritenendo che la definizione
originaria avrebbe potuto esporre gli operatori turistici al rischio di contestazioni continue,
anche per lievi difformità nella fase esecutiva della prestazione. In argomento v. anche VEN-
CHIARUTTI, I contratti del turismo organizzato nel codice del turismo, in I contratti del consuma-
tore, a cura di Alpa, Milano, 2014, p. 1230 ss.; CIMMINO, Qualità della vacanza e inesatto
adempimento, Napoli, 2008, passim. In giurisprudenza v. Cass. 4 marzo 2010, n. 5189; Cass.
10 gennaio 2011, n. 297; nella giurisprudenza di merito v. Trib. Napoli 18 febbraio 2013, in
Foro it. 2013, I, p. 1719 s.; Trib. Milano 18 ottobre 2007, in Danno e resp., 2009, p. 183; Trib.
Roma 26 novembre 2003, in Contratti, 2004, p. 511.
16 V., in particolare, CIMMINO, Mancato o inesatto adempimento nel contratto di turismo
organizzato: la rilevanza giuridica dello standard di qualità, in L’ordinamento del mercato turi-
stico, a cura di Cogliani, Gola, Sandulli e Santagata, Torino, 2012, p. 196 ss., che riconosce
coraggiosa, ma necessaria, la scelta operata dal legislatore nell’attribuire rilevanza giuridica
allo standard di qualità.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 103
sede, quelle che, ai sensi della lett. a), descrivono le caratteristiche prin-
cipali dei servizi turistici17 –, formino parte integrante del contratto di
viaggio; con tale prescrizione viene meno, sotto il profilo della responsa-
bilità del professionista per difetto di conformità, qualsiasi rilievo alla di-
stinzione tra il contenuto dell’informativa precontrattuale (servizi pubbli-
cizzati) e il regolamento negoziale (servizi promessi), in forza della loro
sostanziale coincidenza.
Teniamo presente che già oggi – nella vigenza del codice del turismo
– la dottrina, pur nel silenzio legislativo, è concorde nel negare all’opu-
scolo informativo di cui all’art. 38 c.tur. – ovvero ai materiali illustrativi
divulgati su supporto elettronico o per via telematica ai sensi del comma
3° dell’art. 38 c.tur. – una mera valenza divulgativa, riconoscendogli piut-
tosto una specifica rilevanza nella determinazione del contenuto del con-
tratto; è infatti opinione condivisa18 che il contenuto dell’opuscolo, an-
corché non riprodotto, divenga automaticamente parte del contratto,
garantendosi così ex lege una sostanziale corrispondenza tra le caratteri-
stiche del pacchetto turistico illustrate nei depliant e i servizi effettiva-
mente offerti dal venditore o dall’organizzatore, i quali risultano in tal
modo vincolati «in relazione alle rispettive responsabilità»19. In virtù di
tale disposizione gli standard qualitativi promessi e/o pubblicizzati con-
corrono in egual misura a determinare il contenuto minimo dell’obbliga-
zione gravante sul professionista, per cui la mancata o parziale riprodu-
17 E che il 26° considerando definisce «informazioni importanti», ragione per cui do-
vrebbero essere vincolanti. Il successivo art. 7, par. 2, dispone che tali informazioni devono
essere riportate nel documento contrattuale.
18 SIRGIOVANNI, sub artt. 85-88 c.cons., in Comm. Vettori, Padova, 2007, p. 711; M. BAR-
CELLONA, I nuovi controlli sul contenuto del contratto: Stato e mercato nell’orizzonte europeo,
in Eur. dir. privato, 2008, p. 56 s.; CIURNELLI, I contratti del turismo organizzato, in FRANCE-
SCHELLI e MORANDI, Manuale di diritto del turismo organizzato, Torino, 2013, p. 315; R. SAN-
TAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 292, secondo il quale l’opuscolo informativo viene in ri-
lievo come parametro per valutare l’adempimento delle obbligazioni dedotte nel contratto di
viaggio; G. DE CRISTOFARO, La disciplina dei contratti aventi ad oggetto «pacchetti turistici» nel
«codice del turismo» (d. legisl. 23 maggio 2011, n. 79): profili di novità e questioni problemati-
che (Seconda parte), in Studium iuris, 2011, p. 1283 s. che pone a confronto tale statuizione
con quanto previsto dall’art. 129, comma 2°, lett. c), c.cons. in materia di vendita di beni di
consumo. In giurisprudenza v. Cass. 20 marzo 2012, n. 4372, in cui si afferma che il catalogo
informativo dell’operatore turistico costituisce prova documentale equiparabile alla scrittura
privata ex art. 2702 c.c.; v. altresì Cass. 4 marzo 2010, n. 5189.
19 Sotto questo profilo si evidenzia la coerenza tra la previsione dell’art. 38 c.tur. e il di-
sposto dell’art. 43 c.tur., laddove il legislatore prevede che organizzatore e intermediario sono
tenuti al risarcimento del danno secondo le rispettive responsabilità. Si estendono pertanto an-
che all’art. 38 c.tur. le osservazioni critiche formulate in merito all’art. 43 c.tur., su cui v. in-
fra, sub § 3.
104 ARIANNA FINESSI
zione di quanto descritto nell’opuscolo non esime quest’ultimo da re-
sponsabilità per inesatto adempimento20.
Le ragioni che hanno indotto il legislatore del 2011 a richiamare – in
sede di definizione dell’inesatto adempimento – tanto le caratteristiche
promesse quanto quelle pubblicizzate sono correlate alla mancanza, nel
sistema attuale, di una previsione normativa che imponga al professioni-
sta l’obbligo di predisporre l’opuscolo informativo21; ed è proprio tale
vuoto normativo che ha reso necessario, per delineare in modo nitido le
ipotesi in cui è configurabile un difetto di conformità e i confini della re-
sponsabilità che ne deriva in capo al professionista, un riferimento espli-
cito ai servizi (non solo promessi ma altresì) pubblicizzati.
Ebbene, alla luce di tali considerazioni, il quesito che ci siamo posti
– ossia se l’attuale comma 1° dell’art. 43 c.tur. possa essere riproposto,
con formula immutata, anche nella nuova disciplina che prenderà forma
con l’attuazione della dir. 2015/2302/UE – non può a nostro avviso tro-
vare risposta positiva, dovendosi la nuova nozione di «difetto di confor-
mità» necessariamente coordinarsi con le norme che disciplineranno la
fase precontrattuale e la conclusione del contratto di viaggio. Più specifi-
camente, poiché una puntuale attuazione del provvedimento europeo
implicherà, come accennato, l’introduzione di una disposizione che san-
cisca l’inserimento automatico delle informazioni precontrattuali nel re-
golamento negoziale, secondo quanto prescritto nell’art. 6 dir. 2015/
2302/UE, il riferimento, in sede di definizione del difetto di conformità,
sia alle caratteristiche previste in clausole inserite nel regolamento nego-
20 Di responsabilità contrattuale parla R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 29,
con riguarda a tutti i casi di informazioni inesatte, ingannevoli o lacunose dell’opuscolo infor-
mativo, senza peraltro escludere la legittimazione ad esercitare l’azione di annullamento del
contratto per errore o dolo nel caso in cui le inesatte informazioni abbiano indotto il viaggia-
tore a stipulare il contratto. V. anche G. DE CRISTOFARO, La disciplina dei contratti aventi ad
oggetto «pacchetti turistici» nel «codice del turismo», cit., p. 1284, il quale precisa che se nel
contratto non viene riprodotta una previsione contenuta nell’opuscolo informativo (ad es. lo
standard qualitativo della struttura alberghiera), il professionista è responsabile dell’inadem-
pimento; se invece vi è difformità tra i due documenti, dovrebbe prevalere, ai fini della de-
terminazione del livello qualitativo contrattualmente dovuto, quello più favorevole per il tu-
rista, salvo che la modifica peggiorativa sia stata comunica per iscritto al turista prima della
conclusione del contratto oppure sia stata concordata dalle parti con apposita pattuizione
scritta successiva alla stipulazione.
21 Tuttavia, qualora il professionista ritenga di predisporlo, l’opuscolo dovrà necessa-
riamente contenere tutte le informazioni indicate nell’art. 38 c.tur.: G. DE CRISTOFARO, op. ult.
cit., p. 1283; R. SANTAGATA, op. ult. cit., p. 291 ss.; contra C. ALVISI, Il diritto del turismo nel-
l’ordine giuridico del mercato, Torino, 2015, p. 189; in senso critico sulla mera facoltatività
della predisposizione dell’opuscolo ROPPO, L’informazione precontrattuale: spunti di diritto
italiano, e prospettive di diritto europeo, in Riv. dir. priv., 2004, p. 758.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 105
ziale (promesse) sia a quelle indicate nel modulo informativo standard
(pubblicizzate) consegnato al viaggiatore, risulterebbe, alla stregua di
quanto pocanzi precisato, pleonastico, e rischierebbe di alimentare diffi-
coltà di coordinamento e/o inutili e fuorvianti reiterazioni22.
Più delicata si prospetta, invece, la possibilità di confermare il ri-
lievo giuridico dello standard di qualità del servizio turistico come para-
metro per la valutazione dell’esatto adempimento delle obbligazioni de-
dotte nel contratto di viaggio23, e che il turista può conoscere solo in se-
guito alla fruizione del servizio.
Invero, né la formulazione testuale della dir. 2015/2302/UE, né gli
obiettivi perseguiti dal legislatore europeo sembrano ostacolare una
scelta legislativa volta ad identificare l’inesatta esecuzione con le ipotesi
in cui il servizio incluso nel pacchetto, quantunque eseguito, non corri-
sponda al livello qualitativo contrattualmente dovuto24; tuttavia la previ-
sione di tale criterio, viste le difficoltà di controllo della qualità del servi-
zio turistico, ulteriormente alimentate dalla declaratoria di incostituzio-
nalità dell’art. 10 c.tur.25, dovrebbe essere accompagnata, come già
22 Sarà peraltro onere del legislatore precisare se per caratteristiche “pubblicizzate” – e
rientranti automaticamente nel contenuto del contratto – debbano intendersi tutte quelle in-
serite in qualsivoglia messaggio rivolto al pubblico (ad es. quelle riportate su tabelloni pub-
blicitari, o descritte in spot televisivi), o se piuttosto, come pare preferibile, la nozione vada
circoscritta a quelle rese note a seguito di una richiesta, ancorché generica e non supportata
da una determinazione all’acquisto, del potenziale cliente. A favore di questa seconda solu-
zione pare deporre anche la formulazione letterale dell’art. 5 dir. 2015/2301/UE, laddove, nel
prendere in considerazione le informazioni rese note al viaggiatore nel momento in cui viene
fornito il modulo informativo standard, presuppone, a nostro avviso, che si sia instaurato al-
meno un primo contatto tra i soggetti.
23 V. in materia CIMMINO, Mancato o inesatto adempimento nel contratto di turismo or-
ganizzato, cit., p. 196, che ha particolarmente enfatizzato la portata innovativa dell’art. 43
c.tur., ritenendo che tipizzi l’inesatto adempimento anche al di fuori del settore considerato.
24 E ciò appare assolutamente compatibile con l’intenzione legislativa di creare un mi-
crosistema tendenzialmente esaustivo.
25 Corte cost. 5 aprile 2012, n. 80, che ha pronunciato l’incostituzionalità per eccesso di
delega degli artt. 10-15 c.tur., che dettavano il procedimento necessario per definire gli stan-
dard minimi di tutte le strutture ricettive presenti sul territorio nazionale. E proprio al fine di
assicurare una uniforme offerta turistica nazionale il legislatore del 2011 rinviava ad un suc-
cessivo decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri o del Ministro delegato – previa con-
sultazione delle associazioni di categoria e dei rappresentanti delle regioni e delle province
autonome di Trento e di Bolzano e acquisita l’intesa con la Conferenza permanente dei rap-
porti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano – la definizione
degli standard minimi nazionali dei servizi e delle dotazioni per la classificazione delle strut-
ture ricettive. Disposizioni, quelle enucleate negli artt. 10-15 c.tur., a favore delle quali si era
espresso anche il Consiglio di Stato, ritenendole essenziali per garantire un minimo di omo-
geneità nell’offerta turistica nazionale (Sez. Consultiva per gli Atti normativi, n. affare
05315/2010, 21 gennaio 2011, n. 307, p. 22 ss.).
106 ARIANNA FINESSI
efficacemente evidenziato in dottrina26, dalla introduzione di parametri
adeguati per la misurazione e la valutazione della qualità del servizio reso
ai clienti, e per effettuare valutazioni ex post di inadempimenti contrat-
tuali. Un sistema di rating che la normativa vigente non è in grado di ga-
rantire, essendo il controllo affidato alla legislazione regionale, con regole
di natura prevalentemente amministrativa, che alimentano frammenta-
zione tra i sistemi di valutazione della qualità dei servizi turistici, inci-
dendo negativamente sulla competitività del turismo europeo27.
3. La responsabilità dell’organizzatore e del venditore per mancato o ine-
satto adempimento del contratto di viaggio
L’attuazione della dir. 2015/2302/UE rappresenta l’ennesima occa-
sione per modificare la tanto criticata formula dell’art. 43, comma 1°,
c.tur., ai sensi del quale «l’organizzatore e l’intermediario sono tenuti al
risarcimento del danno secondo le rispettive responsabilità». Una disposi-
zione introdotta dall’art. 14 d.lgs. n. 111 del 1995, e che, nonostante la
sua “mediocre qualità”28 è stata riprodotta immutata nell’art. 93 c.cons. e
successivamente nell’art. 43 c.tur. Essa sembra delineare, con una formu-
lazione letterale evidentemente involuta, un riparto delle responsabilità
tra i professionisti coinvolti, senza però chiarire né la natura del rapporto
sussistente tra la responsabilità contrattuale dell’organizzatore e quella
del venditore, nè i criteri per operare tale attribuzione29.
La ricostruzione della portata precettiva della disposizione ha inevi-
tabilmente dato adito ad un ventaglio di soluzioni che sono sostanzial-
mente riconducibili a due filoni interpretativi: un primo indirizzo – mi-
noritario – ritiene debba trovare applicazione il regime di solidarietà pas-
siva, sia in considerazione dell’esigenza primaria di tutela del turista, che
diversamente si troverebbe costretto ad esperire due distinte azioni giu-
26 Così R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 311 s.; v. anche le osservazioni di CIM-
MINO, op. ult. cit., p. 204.
27 Benché – come sottolineato da GRISI e S. MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 61
ss., specie p. 69 – le Regioni si siano allineate ai criteri enucleati nella legislazione nazionale,
si tratta comunque di un settore caratterizzato da molta incertezza. V. anche R. SANTAGATA op.
ult. cit., p. 312, il quale, nell’evidenziare che la previsione di strumenti di controllo sulla qua-
lità dei servizi turistici resta affidata (ancora) alla legislazione regionale, sottolinea il rischio
che vengano introdotti criteri diversi nelle varie parti del territorio nazionale.
28 V. le osservazioni e la bibliografia richiamata in nt. 13 e testo corrispondente.
29 GRISI e S. MAZZAMUTO, op. ult. cit., p. 190, in cui si evidenzia come la mancanza di
tali criteri potrebbe indebolire la posizione del turista, in quanto non in grado di individuare,
in relazione all’inadempimento verificatosi, il soggetto nei cui confronti agire.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 107
diziali nei confronti dei due operatori turistici30, sia in relazione al ruolo
di co-organizzatore che si ritiene di attribuire all’intermediario che agisce
in qualità di mandatario dell’organizzatore medesimo31; un secondo indi-
rizzo – largamente maggioritario – incline a ritenere che la disposizione
di matrice europea avrebbe introdotto un regime di responsabilità alter-
nativa o, secondo altra espressione, forse preferibile, differenziata. In tale
prospettiva, muovendo dalla sostanziale diversità delle obbligazioni con-
trattualmente assunte dai due professionisti – da leggersi in evidente cor-
relazione con la differente funzione economica da loro svolta – si ritiene
che la (indubbiamente non cristallina) formula legislativa debba essere
intesa nel senso che ciascuno di essi risponde verso il viaggiatore delle
obbligazioni rispettivamente assunte; obbligazioni distinte, dal cui ina-
dempimento sorgono responsabilità differenti ed autonome32. L’inciso
«secondo le rispettive responsabilità» viene pertanto inteso come «se-
condo i rispettivi obblighi».
Tale ultima lettura, che esclude la configurabilità di un regime di so-
lidarietà passiva, è peraltro avvalorata anche dalla mancata previsione di
30 QUAGLIATO, sub art. 93 c.cons., in Comm. Alpa-Rossi Carleo, Napoli, 2005, p. 617 s.
31 TOMMASINI, Interventi normativi sulla responsabilità degli operatori turistici nei con-
tratti di viaggio «tutto compreso», in Giust. civ., 2000, II, p. 262; CARRASSI, Tutela del turista
nei viaggi a forfait. Finalmente una risposta adeguata del legislatore italiano, in Corr. giur.,
1995, p. 906 ss. In giurisprudenza v. Cass. 10 febbraio 2005, n. 2713; Trib. Roma 2 ottobre
2003, in Dir. trasporti, 2005, p. 285.
32 V., ex plurimis, SILINGARDI e MORANDI, La “vendita dei pacchetti turistici”2, cit., p. 128,
in cui si parla di responsabilità «formalmente disgiunta e strutturalmente differenziata del-
l’organizzatore o del venditore»; CUFFARO e TASSONI, Viaggio [contratto di], in Digesto 4° ed.,
Aggiornamento, Torino, 2000, p. 760; MONTICELLI e GAZZARA, Il contratto di viaggio, cit., p.
787 s.; LANZARA, I contratti relativi alla fornitura di servizi turistici, in La tutela del consuma-
tore, a cura di Stanzione e Musio, in Tr. Bessone, XXX, Torino, 2009, p. 399 ss.; ROSSI CAR-
LEO, Il contratto di viaggio turistico, cit., p. 141 ss.; F. ROMEO, Il contratto di viaggio, Padova,
2011, p. 158; A. RUOTOLO, La responsabilità del tour operator e dell’intermediario, in L’ordi-
namento del mercato turistico, a cura di Cogliani, Gola, Sandulli e Santagata, Torino, 2012, p.
237; CIURNELLI, I contratti del turismo organizzato, cit., p. 320 ss.; R. SANTAGATA, Diritto del tu-
rismo3, cit., p. 314; S. MAZZAMUTO, Il contratto di diritto europeo2, Torino, 2015, p. 475; TAS-
SONI, Il contratto di viaggio, Milano, 1998, p. 255; ID., sub art. 43, in Comm. Cuffaro4, coordi-
nato da Barba e Barenghi, Milano, 2015, p. 1101. In giurisprudenza cfr., ex plurimis, Cass. 10
settembre 2010, n. 19283; Cass. 23 aprile 1997, n. 3504; App. Cagliari-Sassari 22 novembre
2013, in Dir. trasporti, 2015, p. 891; Trib. Torino 20 luglio 2006, in Dir. turismo, 2006, p. 263;
Trib. Lucca 28 gennaio 2006, in Dir. turismo, 2007, p. 47; App. Firenze 26 settembre 2001, in
Dir. turismo, 2003, p. 360. La responsabilità solidale è stata invece introdotta nella legisla-
zione danese (l. 30 giugno 1993), in cui è prevista espressamente la responsabilità immediata
dell’intermediario nei confronti del cliente per tutte le pretese pecuniarie che possono essere
fatte valere contro l’organizzatore. Per una panoramica delle diverse soluzione accolte nelle
singole legislazioni nazionali v. VENCHIARUTTI, I contratti del turismo organizzato nel codice del
turismo, cit., p. 1223 ss.
108 ARIANNA FINESSI
un’azione di regresso nei rapporti interni fra i due operatori turistici: né
l’art. 43, comma 2°, c.tur. – che disciplina l’azione di rivalsa spettante al-
l’organizzatore o all’intermediario nei confronti di altri prestatori di ser-
vizi del cui operato eventualmente si avvalgano nell’adempimento delle
loro obbligazioni (c.d. ausiliari) – né l’art. 48 c.tur. – che si riferisce alle
ipotesi di responsabilità per terzi esecutori delle singole prestazioni turi-
stiche – contemplano tale possibilità, per cui il venditore, chiamato a ri-
sarcire danni cagionati dall’organizzatore, non disporrebbe di alcuna
azione nei confronti di quest’ultimo33.
Ne deriva pertanto che, secondo il sistema attuale, così come rico-
struito dalla dottrina e dalla giurisprudenza prevalenti, il venditore ri-
sponde dell’inadempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto di
intermediazione34 – ritenuto riconducibile al paradigma del mandato35 –
e di peculiari obblighi imposti dal codice del turismo, mentre non ri-
sponde delle obbligazioni derivanti dall’organizzazione del viaggio, salvo
che, nell’espletamento del mandato, possa ritenersi responsabile per
culpa in eligendo, non avendo utilizzato la diligenza professionale richie-
sta ad un operatore specializzato nella scelta del tour operator 36.
L’organizzatore, invece, assumendo un’obbligazione di risultato, ri-
sponde di ogni pregiudizio subito dal viaggiatore per l’inadempimento
degli obblighi genericamente collegati all’organizzazione del viaggio e
per l’inesatta esecuzione dei servizi che compongono il pacchetto, oltre
33 Come nota ROSSI CARLEO, op. cit., p. 142, con considerazioni che possono riproporsi
anche per il codice del turismo, non essendo stati modificati né l’art. 43, comma 2°, né l’art.
48 rispetto alle corrispondenti disposizioni del codice del consumo. V. anche C. ALVISI, Il di-
ritto del turismo nell’ordine giuridico del mercato, cit., p. 240 in cui si precisa che se un turi-
sta subisse un danno durante l’esecuzione di un servizio fornito da un ausiliario dell’organiz-
zatore (es. vettore aereo) e potesse chiedere il risarcimento al venditore, quest’ultimo non po-
trebbe poi rivalersi nei confronti del terzo (vettore) con cui non ha alcun rapporto
contrattuale.
34 A titolo puramente esemplificativo, si segnala la responsabilità per errore nella pre-
notazione di un servizio richiesto, la mancata informazione in merito ai documenti viaggio in-
dispensabili, quali il passaporto o il visto, o relative alle condizioni obbligatorie per l’esecu-
zione del viaggio (ad es. vaccinazioni): v. in particolare Cass. 12 novembre 2013, n. 25410;
Cass. 24 febbraio 1987, n. 1929; v. amplius VENCHIARUTTI, I contratti del turismo organizzato
nel codice del turismo, cit., p. 1229 s.; MARTINIELLO, La responsabilità dell’intermediario di
viaggi nella giurisprudenza, in Riv. it. dir. tur., 2012, p. 117 ss.
35 Così, tra gli altri, SILINGARDI e MORANDI, La “vendita dei pacchetti turistici” 2, cit., p.
140; FLAMINI, Viaggi organizzati e tutela del consumatore, Napoli, 1999, p.144 ss.; MONTICELLI
e GAZZARA, Il contratto di viaggio, cit., p. 761; F. ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 55;
CAMPIONE, Contratti del turismo organizzato, in Tratt. dei contratti, diretto da Roppo e Bene-
detti, IV, Opere e servizi - 2, Milano, 2014, p. 446 s.
36 Cass. 12 novembre 2013, n. 25410; Cass. 19 gennaio 2010, n. 696; Trib. Lucca 28
gennaio 2006, cit. In dottrina v. gli Autori citati in nt. 32.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 109
che di eventuali servizi turistici supplementari aggiunti nel corso dell’ese-
cuzione del viaggio37.
Nonostante la non chiara formula legislativa dell’art. 43 c.tur., pos-
siamo comunque affermare che l’attenzione degli interpreti e la copiosa
giurisprudenza in materia, seppure nella estrema varietà della casistica
giunta al vaglio del giudice di legittimità, ha permesso di delineare, sotto
questo profilo, un sistema di responsabilità dai confini più nitidi.
Il recepimento della nuova direttiva in materia di contratti di viag-
gio impone ai legislatori nazionali, come anticipato, un’importante rifles-
sione sul tema. Invero, il corrispondente art. 5, par. 1, dir. 1990/314/
CEE, attribuiva agli Stati membri la scelta in merito al regime di respon-
sabilità – solidale o alternativa – da introdurre nel proprio ordinamento:
l’impostazione di un livello di armonizzazione minimo, l’ampia discrezio-
nalità concessa ai legislatori nazionali e l’ambiguità del testo hanno de-
terminato il permanere di importanti differenze tra le legislazioni di re-
cepimento, con inevitabili effetti distorsivi sul mercato.
Il nuovo provvedimento europeo, nel disciplinare il regime di re-
sponsabilità conseguente al mancato o inesatto adempimento, detta al-
cune precise regole, al dichiarato fine di superare quella frammentazione
giuridica che, come abbiamo già avuto modo di evidenziare, indebolisce
il mercato del turismo; regole che – se correttamente trasposte nei singoli
ordinamenti – consentono in parte di superare le criticità segnalate.
Sotto questo profilo particolare valenza assume la prescrizione di
cui al par. 1 dell’art. 13 dir. 2015/2302/UE, in cui, in linea con il livello
di armonizzazione massimo perseguito dal legislatore europeo su taluni
aspetti della normativa in esame – tra i quali indubbiamente si colloca la
materia in discorso –38, si prevede innanzitutto che dell’esecuzione dei
servizi turistici oggetto del contratto di viaggio sia senz’altro responsabile
l’organizzatore39, nei cui confronti il viaggiatore potrà certamente espe-
rire i rimedi contrattuali previsti per il mancato o inesatto adempimento
37 Per l’ampia casistica – alloggio di categoria inferiore a quanto pattuito, cancellazione
di un’escursione inserita nel pacchetto, ecc. – v. R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p.
316; VENCHIARUTTI, I contratti del turismo organizzato nel codice del turismo, cit., p. 1227 ss.;
CIURNELLI, I contratti del turismo organizzato, cit., p. 320 ss.
38 Si vedano al riguardo gli artt. 1 e 4 dir. 2015/2302/UE e il 1° considerando.
39 Nella Relazione alla proposta di direttiva COM(2013) 512 def., punto 4.4, cit., si
legge che «L’intento è evitare la duplicazione di costi e controversie, consentendo al con-
tempo ad organizzatori e venditori di offrire più facilmente servizi transfrontalieri grazie a
norme uniformi in materia di responsabilità». Invero, sottoponendo tutti gli operatori turi-
stici alle medesime norme e agli stessi costi di conformità normativa, si pongono le condizioni
per ristabilire pari condizioni di concorrenza a beneficio ancor più delle PMI che dei grandi
operatori.
110 ARIANNA FINESSI
di uno o più servizi turistici, al di fuori ovviamente delle ipotesi, eccezio-
nali, in cui è escluso il risarcimento del danno e la riduzione del prezzo,
come previsto dal successivo art. 14. Peraltro l’art. 7, par. 2, lett. b),
punto i), nel descrivere il contenuto minimo del contratto di viaggio, pre-
vede che di tale responsabilità sia informato il viaggiatore.
Alla responsabilità di cui è inderogabilmente gravato l’organizzatore
potrà affiancarsi quella del venditore: responsabilità che si aggiunge,
senza escluderla, a quella del tour operator, come si desume dall’utilizzo
dell’avverbio altresì. È evidente la portata innovativa della disposizione,
soprattutto alla luce della corrispondente previsione nella dir.
1990/314/CEE, in cui l’utilizzo della congiunzione «e/o» aveva creato
numerosi problemi interpretativi, e parimenti indubbio è il significato
del precetto in essa enunciato, anche alla stregua di quanto previsto nel
23° considerando, in cui si ribadisce che l’intervento del legislatore nazio-
nale può muoversi solo nella direzione così descritta40.
Se, e in quale ipotesi, il viaggiatore potrà agire anche nei confronti
del venditore per difetti di conformità rilevanti durante l’esecuzione del
servizio turistico, sono questioni la cui disciplina è rimessa ai singoli legi-
slatori nazionali, fermo restando che in tal caso le disposizioni contenute
nel capo IV dovranno applicarsi a quest’ultimo, la cui responsabilità sarà
pertanto sottoposto alle medesime prescrizioni.
Nei confronti dell’opzione lasciata aperta dal legislatore europeo
nell’art. 13, par. 1, dir. 2015/2302/UE i legislatori nazionali sono, dun-
que, chiamati ad una chiara presa di posizione, individuando la soluzione
normativa volta a disciplinare il rapporto che potrà instaurarsi tra la re-
sponsabilità dell’organizzatore e quella del venditore con regole chiare e
precise, ed in grado di coordinare l’esigenza di tutelare adeguatamente il
viaggiatore con la necessità di mediare eventuali conflitti tra gli operatori
turistici41.
Nel delineare le ipotesi in cui possa configurarsi una responsabilità
c.d. contrattuale anche in capo al venditore uno spunto significativo si
rinviene dal 22° considerando, dal quale emerge che nella prospettiva del
40 Nel 23° considerando è infatti precisato che il margine di discrezionalità lasciato dalla
dir. 1990/314/CEE per stabilire se i venditori, gli organizzatori, o entrambi, potessero essere
responsabili della corretta esecuzione di un pacchetto ha generato ambiguità in alcuni Stati
membri in merito alla responsabilità del professionista per l’esecuzione dei pertinenti servizi
turistici. Pertanto, si è ritenuto opportuno chiarire nella dir. 2015/2302/UE che gli organiz-
zatori sono responsabili dell’esecuzione dei servizi turistici compresi nel contratto di pac-
chetto turistico, a meno che il diritto nazionale non preveda che siano responsabili sia l’orga-
nizzatore che il venditore.
41 Per raggiungere quel giusto equilibrio di cui al 5° considerando.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 111
legislatore europeo della corretta esecuzione dell’intero pacchetto debba
essere chiamato a rispondere tendenzialmente solo l’organizzatore, men-
tre l’agenzia di viaggio – tradizionale o online –, in quanto chiamata a
svolgere una attività di intermediazione e di vendita, non dovrebbe es-
sere responsabile del mancato o inesatto adempimento dei servizi og-
getto del pacchetto di viaggio. Ed al di là della terminologia utilizzata per
descrivere l’attività svolta, ciò che assume rilievo ai fini della qualifica-
zione dell’operatore turistico è il suo coinvolgimento attivo nella crea-
zione (rectius – riprendendo la terminologia di cui all’art. 3, n. 8, dir.
2015/2302/UE – combinazione) del pacchetto42, che si traduce per l’ap-
punto nell’assunzione a proprio rischio dell’organizzazione e dell’esecu-
zione del viaggio organizzato.
Posto quanto precede, a noi pare che la soluzione proposta dalla
prevalente dottrina in sede di commento del vigente art. 43, comma 1°,
c.tur., e che ha ricevuto anche l’avallo della giurisprudenza, sia compati-
bile con le regole previste nel provvedimento europeo, tenuto conto an-
che del – ridotto – margine di discrezionalità accordato.
Ferma restando, dunque, la responsabilità dell’organizzatore per la
corretta esecuzione dei servizi turistici ricompresi nel pacchetto, potrà
configurarsi una responsabilità solidale del venditore (i) in caso di viola-
zione dell’obbligo di diligenza nella scelta dell’organizzatore, nonché (ii)
nell’ipotesi in cui non abbia informato il viaggiatore del suo effettivo
ruolo, e che il pacchetto di viaggio fosse in realtà articolato da un distinto
soggetto (c.d. organizzatore apparente)43.
A ciò si aggiunge la responsabilità solidale del venditore nel caso in
cui non si sia limitato ad un’attività di intermediazione, ma abbia parte-
cipato attivamente alla combinazione del pacchetto: in questo caso, però,
è bene precisarlo, risponde in quanto organizzatore.
Ancora, occorre richiamare l’art. 20 dir. 2015/2302/UE, in base al
quale se l’organizzatore è stabilito al di fuori dello SEE, il venditore sta-
bilito in uno Stato membro è soggetto agli obblighi previsti per il tour
operator, salvo che quest’ultimo si sia conformato a tali disposizioni: tale
onere probatorio incombe, per espressa previsione legislativa, sul vendi-
tore medesimo.
42 Nel 22° considerando è ulteriormente precisato che nella valutazione dell’effettivo
ruolo svolto dal professionista, al fine di verificare se si tratti di organizzatore o venditore,
non dovrebbe attribuirsi rilievo alla circostanza che il soggetto agisca sul lato dell’offerta o si
presenti come agente che opera per il venditore.
43 La responsabilità dell’intermediario che agisce come «organizzatore apparente» era
già contemplata anche nel par. 2 dell’art. 19 CCV.
112 ARIANNA FINESSI
Un’ulteriore ipotesi – diversa da quella oggetto della presente inda-
gine, ma che riteniamo comunque doveroso richiamare – in cui il legisla-
tore europeo auspica che venga introdotto un regime di solidarietà con-
cerne l’inadempimento dell’obbligo di fornire informazioni precontrat-
tuali: oltre a quanto indicato, con formula letterale univoca, nel 24°
considerando44, il par. 1 dell’art. 5 dir. 2015/2302/ UE impone agli Stati
membri di prevedere che prima della conclusione del contratto di viag-
gio l’organizzatore e il venditore forniscano il modulo informativo stan-
dard e le ulteriori informazioni ivi riportate. Un’interpretazione sistema-
tica della disposizione suggerisce tuttavia di ritenere che l’obbligo gra-
vante solidalmente su entrambi gli operatori turistici sia limitato alla
«comunicazione» delle informazioni, mentre, in virtù del carattere vinco-
lante di tali dati e del conseguente automatico inserimento nel regola-
mento contrattuale – come prescritto dall’art. 6 dir. 2015/2302/ UE –,
delle eventuali inesattezze e/o non veridicità sarà chiamato a rispondere
il solo organizzatore, configurandosi in tal caso mancato o inesatto adem-
pimento dei servizi promessi.
In estrema sintesi, le riflessioni svolte ci inducono ad auspicare che
nel provvedimento normativo di attuazione vengano sostanzialmente re-
cepite – e tradotte in criteri legali di ripartizione della responsabilità –
quelle regole elaborate da dottrina e giurisprudenza in sede di interpreta-
zione del vigente art. 43, comma 1°, c.tur., ed attraverso le quali sono state
individuate due distinte aree di responsabilità, corrispondenti ai diversi
obblighi assunti dagli operatori turistici con distinti contratti; nel con-
tempo il legislatore nazionale dovrà avere cura di individuare e descrivere
con chiarezza le ipotesi, eccezionali, in cui si configura una situazione di
corresponsabilità, da regolare, alla stregua dei principi generali del nostro
ordinamento giuridico, con il regime della solidarietà passiva.
La ripartizione così strutturata non sarà più espressione di un – le-
gittimamente criticato45 – frazionamento della responsabilità, ma piutto-
sto di un’equilibrata distribuzione dei rischi tra i professionisti coinvolti
nell’operazione, con indubbi effetti benefici per il mercato del turismo.
Come abbiamo in più occasioni avuto modo di evidenziare, la tutela del
viaggiatore non rappresenta l’unica istanza che ha spinto il legislatore eu-
ropeo ad un nuovo intervento in materia, ma si pone a fianco dell’esi-
genza di porre gli operatori turistici in condizione di svolgere la propria
attività in un mercato governato da regole chiare e precise, senza correre
44 In cui si legge che «Riguardo ai pacchetti, è opportuno che i venditori siano respon-
sabili insieme all’organizzatore della comunicazione delle informazioni precontrattuali».
45 F. ROMEO, Viaggi tutto compreso e illegittimità della norma che prevede un massimale
per il risarcimento dei danni alla persona, cit., p. 486.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 113
il rischio di essere esposti a conseguenze negative dell’inadempimento
che non possono essere oggetto di una valutazione ex ante, e incluse tra
i possibili costi. Invero, se la scelta di escludere – in linea di principio –
una responsabilità solidale per i difetti di conformità a carico di tour ope-
rator e travel agency appare penalizzate per il consumatore, è altresì evi-
dente che la previsione di un regime di solidarietà passiva tout court
esporrebbe il venditore stesso ad un rischio sproporzionato rispetto sia al
tipo di attività svolta sia alla struttura – normalmente medio piccola –
dell’impresa.
Ciò di cui si avvertiva effettivamente l’esigenza è proprio la previ-
sione di criteri legali chiari e certi di ripartizione della responsabilità; il
legislatore europeo ne ha posto le basi – prevedendo sempre e comunque
la responsabilità dell’organizzatore – lasciando ai singoli legislatori il
compito di procedere con una “canalizzazione” della responsabilità coor-
dinabile con il diritto nazionale.
4. La responsabilità per mancata o inesatta esecuzione di servizi prestati
da «altri fornitori»
La complessità e la varietà di servizi turistici la cui combinazione de-
termina il contenuto di un contratto di viaggio comporta la necessità di
avvalersi di terzi fornitori – basti pensare, a titolo puramente esemplifi-
cativo, ai servizi di transfer dall’aeroporto al sito turistico scelto, escur-
sioni da svolgere nella località turistica ecc. – in grado di eseguire le pre-
stazioni a cui l’operatore turistico si è obbligato. Nel comma 1° del par.
1 dell’art. 13 dir. 2015/2302/UE – con formula non dissimile da quella
prevista dall’art. 5, par. 1, dir. 1990/314/CEE – il legislatore europeo pre-
scrive che dell’esecuzione di servizi prestati da altri fornitori sia comun-
que responsabile il tour operator oppure – in virtù del combinato dispo-
sto con il successivo comma 2° – il venditore.
Gli operatori turistici sono, pertanto, responsabili dell’esecuzione
dei servizi prestati dai fornitori del cui operato si avvalgono.
Quanto all’identificazione di «altri fornitori di servizi turistici», non
riteniamo sussistano ostacoli a riproporre l’esito interpretativo a cui sono
pervenute – con sostanziale unanimità – dottrina e giurisprudenza in
sede di commento della analoga disposizione di cui al comma 2° dell’art.
43 c.tur., e a ritenere la regola applicabile a qualsiasi terzo, indipenden-
temente dal fatto che si tratti di un dipendente o altro collaboratore in-
terno alla struttura organizzativa del tour operator o del venditore, o di
un soggetto estraneo ed autonomo, della cui attività l’operatore turistico
114 ARIANNA FINESSI
si sia assicurato la collaborazione, ancorché saltuaria, nell’esecuzione del
contratto e nelle operazioni ad esso preordinate, compresi dunque anche
i terzi esecutori delle singole prestazioni46.
Il venditore sarà, dunque, responsabilità dell’operato dei soggetti di
cui si è avvalso per eseguire il mandato conferitogli dal turista, rispon-
dendo dell’inadempimento di quelle obbligazioni necessarie all’espleta-
mento dell’incarico, anche se eseguite da terzi fornitori; l’organizzatore
sarà responsabile dell’attività posta in essere dai soggetti incaricati di as-
semblare i servizi turistici, nonché di quella svolta dai terzi esecutori
delle singole prestazioni, quali il gestore dell’alloggio, l’impresa di tra-
sporti, l’armatore della nave da crociera, l’accompagnatore del gruppo di
viaggiatori dipendente dello stesso tour operator, il conducente di un
taxi. Secondo un diffuso orientamento giurisprudenziale l’organizzatore
è altresì responsabile del ritardo o della cancellazione del volo imputabile
al vettore aereo, che opera in qualità di suo ausiliario47; ancora, quando,
a causa di un overbooking dell’albergatore, venga fornito un alloggio di
qualità inferiore o in un luogo diverso rispetto a quanto indicato nel con-
tratto; parimenti è responsabile per i danni subiti dal turista nell’àmbito
di escursioni facoltative vendute all’estero e causati da terzi incaricati di
eseguire il servizio48.
In materia la dir. 2015/2302/UE non prevede la possibilità per gli
operatori turistici di andare esente da responsabilità dimostrando di aver
agito con diligenza professionale nella scelta del soggetto cui è stata affi-
data l’esecuzione del servizio, in ragione delle loro caratteriste organizza-
tive e strutturali49. Già con l’attuazione della dir. 1990/314/CEE si era
passati ad un sistema di responsabilità oggettiva per rischio di impresa, in
cui si prescinde dall’elemento soggettivo del dolo o della colpa dell’ausi-
liario e dalla culpa in eligendo dell’operatore, dovendo quest’ultimo sop-
46 Cfr. ex plurimis M. CAVALLARO, La responsabilità dell’intermediario e dell’organizza-
tore di viaggi nella disciplina della “vendita di pacchetti turistici”, cit., p. 460; ROSSI CARLEO, Il
contratto di viaggio turistico, cit., p. 146; F. ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 170 ss.; ID.,
Pacchetto turistico “all inclusive” e responsabilità del tour operator per i danni causati al turi-
sta dal terzo prestatore di servizi, in Contratti, 2013, p. 677 ss.; PASQUILI, La prestazione del-
l’organizzatore nel contratto di viaggio, Torino, 2012, p. 158 ss., spec. p. 161; CAMPIONE, Con-
tratti del turismo organizzato, cit., p. 475; C. ALVISI, Il diritto del turismo nell’ordine giuridico
del mercato, cit., p. 246 ss. Tra gli ausiliari dell’organizzatore particolare rilievo assume la fi-
gura del c.d. corrispondente locale, incaricato di assemblare le componenti di una parte del
pacchetto, di cui si avvale il tour operator soprattutto in caso di viaggi in paesi stranieri.
47 V. Cass. 11 dicembre 2012, n. 22619; Cass. 29 febbraio 2008, n. 5531; nella giuri-
sprudenza di merito si segnala Trib. Grosseto 19 giugno 2012, in Riv. dir. navigaz., 2013, p.
394; Trib. Trieste 5 aprile 2007, in Dir. Trasporti, 2008, p. 513.
48 Cass. 13 novembre 2009, n. 24044.
49 Come invece previsto dall’art. 15, par. 1, comma 2°, CCV.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 115
portare il rischio assunto indipendentemente dallo sforzo diligente utiliz-
zato nella scelta50; schema che dovrà trovare piena conferma anche nel
provvedimento di attuazione della dir. 2015/2302/UE.
La responsabilità viene pertanto imputata sulla base del mero pre-
supposto dell’attività svolta, e si conferma l’unificazione del regime della
responsabilità indiretta del tour operator e del travel agency, chiaramente
preordinata a soddisfare l’esigenza di tutela piena del turista51.
Il sistema della responsabilità degli operatori turistici continuerà ad
essere ricondotto allo schema generale di cui all’art. 1228 c.c., ma ancora
una volta se ne dovrà evidenziare sia la necessaria inderogabilità, in con-
seguenza del carattere imperativo della direttiva e del livello di armoniz-
zazione massimo perseguito, che vieta agli Stati membri di introdurre di-
sposizioni divergenti laddove – come nel caso in esame – non sia previ-
sto dal provvedimento europeo52, sia il mancato riferimento al dolo e alla
colpa dei terzi.
La previsione secondo cui gli operatori turistici sono responsabili
del mancato o inesatto adempimento delle prestazioni dedotte in con-
tratto non solo nel caso in cui debbano essere eseguite personalmente,
ma anche nell’ipotesi in cui debbano essere eseguite da altri fornitori va
coordinata con l’art. 22 dir. 2015/2302/UE, ai sensi del quale l’organiz-
zatore e il venditore che concedono una riduzione del prezzo o versano
un indennizzo hanno diritto di regresso – così si legge nella rubrica della
disposizione – nei confronti di terzi che abbiano contribuito all’evento
da cui sono derivati i suindicati obblighi. L’attuazione di tale disposi-
zione offre l’occasione al legislatore italiano di superare le difficoltà di
coordinamento tra il vigente art. 43, comma 2°, c.tur. – che attribuisce
agli operatori turistici il diritto di rivalsa nei confronti di altri prestatori
di servizi responsabili – e l’art. 48 c.tur., che prevede il diritto di surroga
di organizzatore e venditore in tutti i diritti e le azioni del turista verso i
terzi responsabili, nei limiti del risarcimento corrisposto: a chi ravvisa
50 R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 317, che pone l’accento sull’utilizzo del-
l’avverbio comunque utilizzato nel comma 2° dell’art. 43 c.cons.; in senso conf. v., ex plurimis,
CAMPIONE, Contratti del turismo organizzato, cit., p. 474; PASQUILI, La prestazione dell’organiz-
zatore nel contratto di viaggio, cit., p. 163 ss.; A. RUOTOLO, La responsabilità del tour operator
e dell’intermediario, cit., p. 244; F. ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 156 e p. 170 ss.; SI-
LINGARDI e MORANDI, La “vendita dei pacchetti turistici”2, cit., p. 212 ss.; TASSONI, Il contratto
di viaggio, cit., p. 266 ss. In giurisprudenza v. Cass. 11 dicembre 2012, n. 22619; Cass. 10 set-
tembre 2010, n. 19283; Cass. 3 dicembre 2009, n. 25396.
51 Così già F. ROMEO, Pacchetto turistico “all inclusive” e responsabilità del tour operator
per i danni causati al turista dal terzo prestatore di servizi, cit., p. 677; ID., Il contratto di viag-
gio, cit., p. 170; C. ALVISI, Il diritto del turismo nell’ordine giuridico del mercato, cit., p. 247.
52 V. artt. 4 e 23 dir. 2015/2302/UE.
116 ARIANNA FINESSI
una sostanziale identità tra l’azione di rivalsa e la surroga53 si contrap-
pone quell’orientamento che, operando una distinzione tra ausiliari e
terzi esecutori, ritiene che il diritto di rivalsa ex art. 43 c.tur. trovi il pro-
prio fondamento nella responsabilità dell’operatore turistico (tour opera-
tor o travel agency) per il fatto degli ausiliari, mentre la surroga riguar-
derebbe la responsabilità per i terzi esecutori delle singole prestazioni tu-
ristiche54.
Ebbene, alla luce delle considerazioni svolte relativamente alla re-
sponsabilità oggettiva per fatti di terzi prestatori di servizi – da intendersi
in senso ampio – riteniamo debba escludersi la configurabilità di un’a-
zione di regresso, posto che non sussiste alcun vincolo di responsabilità
solidale fra l’organizzatore e il terzo prestatore di servizi inclusi nel pac-
chetto; piuttosto trattasi di un’azione di rivalsa, che si fonda sul contratto
intercorrente fra l’organizzatore (o il venditore) e il terzo, assoggettata al
regime di responsabilità contrattuale, ai limiti risarcitori e ai termini di
prescrizione previsti dalla legge applicabile a quel contratto secondo le
regole di diritto internazionale privato55.
A margine delle riflessioni svolte evidenziamo l’opportunità che
venga riproposto – nonostante il silenzio sul punto del legislatore euro-
peo – l’obbligo di collaborazione del viaggiatore di fornire all’operatore
turistico tutti i documenti, le informazioni e ogni altro elemento utile per
agevolare l’esercizio dell’azione nei confronti del terzo responsabile.
5. La contestazione, da parte del viaggiatore, dei difetti di conformità ri-
levati durante l’esecuzione di un servizio turistico
Ai sensi dell’art. 13, par. 2, dir. 2015/2302/UE il viaggiatore è tenuto
ad informare, senza indebito ritardo, l’organizzatore di difetti di confor-
mità rilevati durante l’esecuzione di un servizio turistico. Diversamente
dall’art. 5, par. 4, dir. 1990/314/CEE, in cui si richiedeva una contesta-
zione per iscritto o in qualsiasi altra forma appropriata, non sono previsti
particolari requisiti formali, per cui è da ritenere sufficiente qualsiasi di-
chiarazione del turista, purché tempestiva. Tale disposizione è chiara-
53 F. ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 174 s.; QUAGLIATO, sub art. 97.c.cons., in
Comm. Alpa-Rossi Carleo, cit., p. 633; in questo senso anche VENCHIARUTTI, I contratti del tu-
rismo organizzato nel codice del turismo, cit., p. 1235; A. RUOTOLO, La responsabilità del tour
operator e dell’intermediario, cit., p. 244 s.
54 L. TULLIO, La responsabilità dell’organizzatore e dell’intermediario di viaggi turistici,
cit., p. 994 s.
55 Così C. ALVISI, Il diritto del turismo nell’ordine giuridico del mercato, cit., p. 257.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 117
mente preordinata da un lato a consentire al viaggiatore di proseguire al
meglio la vacanza, evitando o attenuando il disagio conseguente al difetto
di conformità, dall’altro a porre il professionista in condizione di inter-
venire prontamente per porvi rimedio, raccogliendo eventualmente le
prove necessarie e utili per agire nei confronti dei terzi responsabili dei
servizi, secondo quanto prescritto dall’art. 22 dir. 2015/2302/UE.
In merito alla tempistica entro la quale il viaggiatore deve contestare
il difetto di conformità rilevato, osserviamo che né l’art. 5 relativo alle
informazioni precontrattuali che devono essere comunicate al viaggia-
tore, né l’art. 7, in cui è descritto il contenuto minimo del contratto, pre-
vedono l’obbligo di indicare un termine specifico56, diversamente da
quanto contemplato nel vigente art. 36, lett. o), c.tur. Una scelta, quella
del legislatore europeo, che riteniamo possa condividersi in considera-
zione della finalità della contestazione: in quanto diretta a consentire un
rapido intervento per mitigare le conseguenze negative del difetto di
conformità, è opportuno consentire un certo grado di elasticità – sotto il
profilo temporale – in relazione al tipo di difetto, al tipo di viaggio, e al
momento in cui esso si verifica.
Per l’individuazione delle conseguenze giuridiche derivanti dal man-
cato adempimento di tale obbligo informativo occorre richiamare il 34°
considerando, in cui si precisa che tale inadempienza dovrà essere presa
in considerazione in sede di determinazione della riduzione del prezzo o
del risarcimento dei danni da riconoscere al viaggiatore, laddove una co-
municazione tempestiva avrebbe potuto evitarli o quantomeno ridurli.
L’attuazione della dir. 2015/2302/UE impone al legislatore italiano
una riflessione sulle criticità evidenziate in dottrina e giurisprudenza in
sede di commento del vigente art. 49 c.tur., al fine di valutare quali cor-
rettivi ad esso apportare per il recepimento delle disposizioni europee
che disciplinano tale obbligo informativo.
Indubbiamente va condivisa la previsione di una contestazione intesa
in senso ampio, senza specifici requisiti di forma e di contenuto; deve
pertanto reputarsi sufficiente una dichiarazione del viaggiatore idonea ad
individuare l’inesatta esecuzione di una prestazione oggetto del contratto
di viaggio57, senza peraltro che sia necessario allegare validi elementi di
56 L’art. 7, lett. e), dir. 2015/2302/UE, infatti, si limita a precisare l’obbligo gravante sul
viaggiatore, senza disporre nulla in merito ai tempi della dichiarazione.
57 In questo senso viene già intesa l’espressione «Ogni mancanza nell’esecuzione del
contratto» di cui all’art. 49 c.tur.: G. DE CRISTOFARO, La disciplina dei contratti aventi ad og-
getto «pacchetti turistici» nel «codice del turismo» (d. legisl. 23 maggio 2011, n. 79): profili di
novità e questioni problematiche (Seconda parte), cit., p. 1287; C. ALVISI, Il diritto del turismo
118 ARIANNA FINESSI
prova. Contestazione che deve essere tempestiva, ossia, secondo una for-
mula cara al legislatore europeo, da presentarsi senza indebito ritardo, te-
nuto conto delle circostanze del caso, affinché l’operatore turistico desti-
natario della dichiarazione possa provvedere in tempi altrettanto rapidi,
privilegiandosi i rimedi in natura rispetto a quello risarcitorio, conforme-
mente ad uno schema già collaudato nel diritto privato europeo e rece-
pito nei Principi di diritto europeo dei contratti (PDEC), nel Codice
europeo dei contratti (Codice Gandolfi) e nel Draft Common Frame of
Reference (DCFR)58.
Alla previsione di un termine – ancorché implicito (senza indebito ri-
tardo) o, qualora il legislatore italiano lo riterrà opportuno, all’introdu-
zione di un preciso riferimento temporale (ad esempio, dieci giorni) –
dovrà comunque attribuirsi un significato normativo coerente con la ra-
tio di tutela del viaggiatore; nessuna decadenza può dunque riconnettersi
al mancato o tardivo invio della contestazione, ma, in quanto espressione
di un generico obbligo di cooperazione – come desumibile dal 34° consi-
derando della dir. 2015/2302/UE, e come già correttamente inquadrato
dal legislatore italiano in sede di trasposizione della normativa sui con-
tratti di viaggio nel codice del turismo – l’attitudine a ridurre l’ammon-
tare del risarcimento dovuto, in misura corrispondente all’entità dei pre-
giudizi che si sarebbero potuti evitare con contestazioni puntuali. La
mancata o tardiva presentazione delle contestazioni, pertanto, deve (e
non semplicemente «può» come prevede il comma 3° dell’art. 49 c.tur.)
essere valutata ai fini dell’art. 1227 c.c.59.
Nella dir. 2015/2302/UE non è, invece, contemplata una contesta-
zione successiva al viaggio (come peraltro non era prevista nella dir.
1990/314/CEE); si tratterà pertanto di valutare se i ridotti margini di di-
screzionalità concessi ai legislatori nazionali consentano una previsione
analoga a quella dettata dall’attuale comma 2° dell’art. 49 c.tur., ancorché
intesa, nella sua lettura meno rigorosa, come mera denuncia dell’inadem-
pimento finalizzata a favorire la definizione della controversia in via stra-
nell’ordine giuridico del mercato, cit., p. 261 s., che circoscrive l’operatività della disposizione
alle ipotesi di carenze qualitative e di adempimenti difettosi, quindi in situazioni in cui il con-
tratto è stato comunque eseguito, ma in modo inesatto.
58 Così espressamente GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 184.
59 Innovazione già prevista nel comma 3° dell’art. 49 c.tur. ed accolta con entusiasmo
dalla dottrina, che già prima della riforma era univoca nel ritenere comunque applicabile
l’art. 1227 c.c. in caso di inosservanza della tempestiva contestazione: così L. TULLIO, La re-
sponsabilità dell’organizzatore e dell’intermediario di viaggi turistici, cit., p. 1001; TASSONI, Il
contratto di viaggio, cit., p. 258; ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turistico, cit., p. 164; F.
ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 144.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 119
giudiziale60, non determinante alcun onere e/o decadenza a carico del
viaggiatore. Contro una soluzione positiva depone, a nostro avviso, sia la
previsione di cui all’art. 4 dir. 2015/2302/UE, che vieta agli Stati destina-
tari di mantenere o introdurre previsioni divergenti da quelle previste nel
provvedimento europeo, comprese quelle volte a garantire al viaggiatore
un livello di tutela diverso – quindi indipendentemente dal fatto che
siano favorevoli o meno –, salvo la direttiva disponga diversamente – e sul
punto non pare ci siano riferimenti normativi che possano legittimare
una tale scelta legislativa – sia la formulazione letterale dell’art. 13 dir.
2015/2302/UE, che si riferisce chiaramente a contestazioni senza ritardo
in vista di un possibile rimedio in natura.
Infine, sotto il profilo soggettivo, il legislatore italiano, in forza del
precetto di cui all’art. 15 dir. 2015/2302/UE, dovrà prevedere la possi-
bilità per il viaggiatore di inoltrare la contestazione – anziché all’organiz-
zatore o a un suo rappresentate locale61 – al venditore, il quale dovrà
provvedere ad informare il tour operator62; anche il tal caso riteniamo –
nonostante il silenzio dell’art. 15 dir. 2015/2302/UE sul punto – che la
contestazione possa essere tempestivamente inoltrata senza particolari for-
malità. Sotto questo profilo il provvedimento europeo ricalca l’art. 5, par.
4, dir. 1990/314/CEE, discostandosene solo nella mancata inclusione, tra
i possibili destinatari della comunicazione, del fornitore del servizio inte-
ressato.
A margine e a completamento delle considerazioni svolte, occorre
evidenziare che nulla è disposto con riguardo al caso in cui il venditore
non provveda ad inoltrare (ovvero provveda in ritardo) le contestazioni
ricevute all’organizzatore, con il rischio di arrecare pregiudizi nei con-
fronti del tour operator stesso (ad esempio, un ritardo nell’acquisizione di
prove). Sarebbe indubbiamente ultroneo affermare che dei pregiudizi
evitabili con una pronta contestazione debba farsi carico il viaggiatore,
avendo quest’ultimo agito tempestivamente nei confronti di un soggetto
60 Cass. 2 marzo 2012, n. 3256; Cass. 10 gennaio 2011, n. 297. In dottrina v. L. TULLIO,
La responsabilità dell’organizzatore e dell’intermediario di viaggi turistici, cit., p. 1001 ss.; F.
ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 146; CAMPIONE, Contratti del turismo organizzato, cit., p.
478; definiscono oscura la previsione di cui al comma 2° dell’art. 49 c.tur. GRISI e MAZZAMUTO,
Diritto del turismo, cit., p. 185.
61 Art. 7, lett. d), dir. 2015/2302/UE.
62 Il comma 2° dell’art. 15 prescrive inoltre che, ai fini del rispetto dei termini di pre-
scrizione, la data in cui il venditore riceve messaggi, richieste e reclami è considerata data di
ricezione anche per l’organizzatore. La possibilità di inviare il reclamo al venditore è un’ipo-
tesi non contemplata dal vigente art. 49 c.tur., ma ritenuta comunque opportuna da una parte
della dottrina: F. ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 144; v. CAMPIONE, Contratti del turismo
organizzato, cit., p. 477.
120 ARIANNA FINESSI
legittimato a ricevere la dichiarazione; sarà piuttosto onere dell’organiz-
zatore agire nei confronti del venditore per recuperare l’entità dei pre-
giudizi che non avrebbe dovuto sopportare se il venditore avesse inol-
trato senza ritardo tale contestazione.
6. I rimedi contrattuali esperibili dal viaggiatore per difetti di conformità
rilevati dopo l’inizio del viaggio
In caso di difetto di conformità – secondo il significato che abbiamo
ritenuto di attribuire a tale espressione – il viaggiatore è legittimato a far
valere la responsabilità dell’organizzatore63, a prescindere dal fatto che il
servizio turistico di cui lamenta la mancata o inesatta esecuzione debba
essere prestato direttamente da quest’ultimo o da terzi del cui operato
egli si avvalga64. Una responsabilità di natura oggettiva, laddove la dir.
1990/314/CEE, mantenendo il riferimento alla colpa, lasciava aperta la
strada ad una scelta diversa65.
Nell’art. 13 dir. 2015/2302/UE il legislatore europeo prevede una
pluralità di rimedi66 di cui può avvalersi il viaggiatore insoddisfatto ma,
nonostante la rilevanza della materia e gli ambiziosi obiettivi – descritti
nei lavori preparatori e nei considerando – al cui raggiungimento il prov-
vedimento è preordinato, ne risulta un quadro normativo non adeguata-
mente articolato, a causa di una non appropriata formulazione letterale
della disposizione, aggravato, a nostro avviso, da una farraginosa descri-
zione degli strumenti a disposizione del viaggiatore. A ciò si aggiunga un
probabile errore di traduzione presente nella versione italiana della di-
63 Eventualmente del venditore, nei casi in cui i legislatori nazionali riterranno di esten-
dere a quest’ultimo la responsabilità dell’esecuzione del pacchetto ai sensi del comma 2°, par.
1, art. 13 dir. 2015/2302/UE: v. supra, § 3.
64 V. supra § 4.
65 Al legislatore del 2011 va certamente riconosciuto il merito di avere eliminato dalla
norma generale sulla responsabilità (art. 43 c.tur., in cui è stato riprodotto, con importanti va-
rianti, l’art. 93 c.cons.) la previsione in forza della quale gli operatori turistici sono tenuti al
risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non provano che il mancato o
inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa
a loro non imputabile. Tale previsione aveva creato non poche difficoltà di coordinamento
con il previgente art. 96 c.cons. (ora art. 46 c.tur.), relativo alle cause di esonero da responsa-
bilità. A seguito di tale modifica la delicata questione interpretativa è stata definitiva superata,
per cui nessun dubbio può porsi in merito al contenuto della prova liberatoria, la cui dimo-
strazione evita una condanna al risarcimento dei danni subiti dal viaggiatore. Sull’indiscuti-
bile rilievo della novità introdotta l’opinione della dottrina è unanime.
66 Sul rimedio risarcitorio, v. amplius CAMPIONE, Il rimedio risarcitorio nella dir.
2015/2302/UE, in questo Volume, p. 131 ss.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 121
rettiva, che rende ancor più complesso il lavoro a cui è chiamato il nostro
legislatore.
Da una lettura sistematica degli artt. 13 e 14 dir. 2015/2302/UE ri-
teniamo si possa ricavare che, relativamente ai rimedi esperibili in caso
di mancato o inesatto adempimento di cui è responsabile il tour opera-
tor, il legislatore europeo abbia inteso distinguere a seconda che al di-
fetto di conformità possa o meno «porsi rimedio» – attraverso un inter-
vento “riparatorio” successivo – e, in relazione a ciascuna evenienza, ab-
bia dettato una disciplina specifica per i difetti che inficiano parte
sostanziale dei servizi turistici, ovvero, secondo altra espressione – a no-
stro avviso equivalente – che incidono in misura significativa sull’esecu-
zione del pacchetto.
Trattasi di una distinzione già rappresentata nel vigente codice del
turismo, posto che l’art. 41, comma 4°, c.tur. disciplina l’ipotesi in cui,
dopo la partenza, una parte essenziale dei servizi turistici non venga ese-
guita, imponendo all’organizzatore l’obbligo di predisporre adeguate so-
luzioni alternative, oppure di rimborsare al viaggiatore la differenza tra il
valore delle prestazioni previste e quelle effettuate, salvo il risarcimento
del danno.
Ciò premesso, ed entrando nel dettaglio della nuova disciplina eu-
ropea, osserviamo che a fronte di un difetto di conformità l’organizzatore
è obbligato ad adempiere esattamente la prestazione dovuta, ed eseguire,
conformemente a quanto pattuito nel contratto, il servizio turistico di cui
il viaggiatore lamenta la mancata o inesatta esecuzione.
Si tratta di un’importante novità introdotta dal legislatore europeo,
indubbiamente orientata a rafforzare la posizione del viaggiatore di
fronte a difetti di esecuzione di cui il professionista è chiamato a rispon-
dere, e di cui non vi è traccia né nella dir. 1990/314/CEE, né nel codice
del turismo. Tuttavia, pur nel silenzio della vigente normativa di settore,
riteniamo che l’inquadramento – ormai comunemente accolto – del con-
tratto di viaggio intercorrente tra il tour operator e il turista nello schema
dell’appalto di servizio, consenta comunque di riconoscere un tale diritto
in capo al viaggiatore secondo la disciplina di cui all’art. 1668 c.c., lad-
dove attribuisce al committente il diritto di chiedere che le difformità
siano eliminate a spese dell’appaltatore67.
Ciò non esclude che l’esplicito riferimento, nella dir. 2015/2302/UE,
a tale rimedio, e il conseguente obbligo dei legislatori nazionali di inse-
rirlo espressamente nell’àmbito degli strumenti di tutela del viaggiatore,
67 Così C. ALVISI, Il diritto del turismo nell’ordine giuridico del mercato, cit., p. 219 s.
122 ARIANNA FINESSI
vada accolto positivamente, escludendo ogni possibile dubbio in merito,
anche in relazione alle modalità e ai tempi di esercizio68.
Nel provvedimento europeo la pretesa all’esatto adempimento è su-
bordinata alla circostanza che il difetto sia rimediabile, ossia che l’esatto
adempimento non risulti impossibile, né implichi costi sproporzionati:
una formula non dissimile da quella prevista, in materia di vendita di
beni di consumo, dall’art. 3 dir. 1999/44/CE, dal quale – pur nella con-
sapevolezza delle specificità delle rispettive discipline – riteniamo pos-
sano trarsi importanti spunti interpretativi.
Relativamente alla prima ipotesi, l’impossibilità dovrà essere intesa
dal nostro legislatore in senso oggettivo, per cui se il tour operator non è,
con la propria organizzazione aziendale, in grado di provvedere, non po-
trà opporre al viaggiatore una inidoneità di carattere soggettivo, dovendo
piuttosto rivolgersi a terzi in grado di provvedere. Inoltre, ai fini di un
giudizio di impossibilità occorre aver riguardo al professionista medio,
che operi in una situazione analoga a quella in cui si trova ad operare il
tour operator69.
L’esatto adempimento non può essere preteso neppure nell’ipotesi
in cui esso «implichi costi sproporzionati»; la sproporzione, ovvero – uti-
lizzando la formula di cui verosimilmente si avvarrà il nostro legislatore,
analogamente a quanto elaborato in sede di stesura dell’art. 130 c.cons.,
attuativo dell’art. 3 dir. 1999/44/CE, il cui par. 3, comma 1°, presenta
evidenti affinità, quantomeno sul piano terminologico, con la disposi-
zione in commento – l’eccessiva onerosità dell’esatto adempimento deve
essere valutata in base sia all’entità del difetto di conformità, sia del va-
lore dei servizi turistici.
La previsione di questi criteri lascia trasparire l’intenzione del legi-
slatore europeo di introdurre limiti – minimi e massimi – al di sotto od
oltre i quali non potrà il viaggiatore legittimamente pretendere un esatto
adempimento. Invero, il richiamo al valore dei servizi turistici va inteso
nel senso di escludere che il viaggiatore possa formulare una richiesta in
tal senso quando il “porre rimedio” implicherebbe a carico del profes-
68 Il viaggiatore peraltro, come cercheremo di porre adeguatamente in luce nelle pagine
che seguono, godrà di un livello di tutela minore rispetto a quello previsto dal c.c. a favore
del committente nell’appalto, posto che quest’ultimo può scegliere se chiedere l’eliminazione
del vizio o la riduzione del prezzo, mentre nel contratto di viaggio la scelta spetta al profes-
sionista, seppur con precisi limiti.
69 Considerazioni analoghe, dunque, a quelle formulate dalla dottrina e giurisprudenza
prevalenti in sede di commento dell’art. 130, comma 3°, c.cons. V., per una efficace sintesi,
OMODEI-SALÈ, sub art. 130 c.cons., in Comm. breve dir. cons. De Cristofaro-Zaccaria2, Padova,
2013.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 123
sionista costi superiori al valore del servizio stesso; il riferimento all’entità
del difetto, invece, dovrebbe condurre a ritenere ingiustificata la pretesa
di esatto adempimento laddove il difetto sia di scarso rilievo.
In merito a tale aspetto riteniamo che di fronte ad eventuali disser-
vizi lievi, inidonei a vanificare le aspettative di riposo e vacanza del turi-
sta, o comunque la finalità del viaggio, possa ragionevolmente preten-
dersi un certo spirito di adattamento dal viaggiatore in considerazione
della tipologia – per luogo di destinazione, modalità della vacanza e del
soggiorno, attività previste – del viaggio scelto, evitandosi in tal modo ri-
chieste pretestuose che possano ampliare in modo indiscriminato e peri-
coloso l’area dei danni risarcibili. Il legislatore europeo pone così le basi
per escludere il legittimo esercizio dei rimedi contrattuali in caso di lievi
difformità: una criticità particolarmente avvertita dagli interpreti del co-
dice del turismo per il forte rischio di aprire la strada a contenziosi di ca-
rattere c.d. bagatellare, e ritenuta estranea non solo al concetto stesso di
vacanza rovinata, ma anche ai caratteri strutturali della responsabilità ci-
vile, diretta a riparare perdite, e non semplici disturbi o fastidi. Deve pe-
raltro convenirsi che una diversa soluzione esporrebbe gli operatori turi-
stici al rischio di contestazioni anche in caso di lievi difformità inidonee
a frustrare le legittime aspettative di relax e riposo70.
Laddove il difetto sia, dunque, irrimediabile, e non possa essere pre-
teso conseguentemente pretendere – per le ragioni testé illustrate –
l’esatto adempimento, si apre la strada per i rimedi di cui all’art. 14 dir.
2015/2302/UE, con conseguente legittimazione del viaggiatore a chie-
dere la riduzione del prezzo e/o il risarcimento del danno.
Se invece il difetto è “rimediabile”, ossia non ricorre nessuna delle
due ipotesi contemplate dal par. 3 dell’art. 13, il viaggiatore può legitti-
mamente pretendere – come anticipato – l’esatto adempimento, e quindi
che l’organizzatore compia quanto necessario per eliminare tale difetto.
Ciò deve peraltro avvenire – secondo quanto prescrive il provvedimento
europeo – nel termine ragionevole fissato dal viaggiatore stesso, e che po-
trà essere comunicato nella contestazione che quest’ultimo deve inviare
all’organizzatore o al venditore ai sensi degli artt. 13, par. 2, e 15 dir.
70 Si veda Cons. Stato, Sez. Consultiva per gli Atti normativi, n. affare 05315/2010, 21
gennaio 2011, n. 307, p. 34 ss.; in dottrina F. ROMEO, Viaggi tutto compreso e illegittimità della
norma che prevede un massimale per il risarcimento dei danni alla persona, cit., p. 487; VEN-
CHIARUTTI, I contratti del turismo organizzato nel codice del turismo, in I contratti del consuma-
tore, cit., p. 1230 ss.; R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 316 (e ivi la giurisprudenza
richiamata nelle note 107 e 108) il quale precisa che il tour operator non risponde di disser-
vizi collegati alla natura del servizio promesso (dovuti ad esempio al sovraffollamento) e
quelli di “umana sopportazione”.
124 ARIANNA FINESSI
2015/2302/UE. Poiché il mancato invio della contestazione, lungi dal
configurare una condizione di improcedibilità, rileva, per le ragioni espo-
ste nel paragrafo precedente, quale violazione di un generico obbligo di
collaborazione, analoghe considerazioni possono a nostro avviso ripro-
porsi quando si tratta di valutare l’eventuale mancata fissazione di un ter-
mine da parte del viaggiatore: una omissione che potrà incidere sull’am-
montare del danno risarcibile, fermo restando l’obbligo in capo all’orga-
nizzatore di provvedere in tempi comunque congrui. Nonostante il
silenzio sul punto nel provvedimento normativo europeo, è auspicabile
che il legislatore italiano provveda in tal senso con un esplicito riferi-
mento testuale, posto che la tempistica dell’intervento può e deve co-
munque rapportarsi alle circostanze concrete del caso.
La previsione di un termine da parte del viaggiatore è invece esclusa
– ed in tal caso non potrà configurarsi alcun difetto di cooperazione che
possa incidere sulla quantificazione del danno – laddove vi sia stato un
preventivo rifiuto da parte dell’organizzatore, nonché nell’ipotesi in cui,
in relazione alle circostanze concrete, sia necessario provvedere imme-
diatamente: esplicativo in tal senso il 34° considerando, in cui si riporta
l’esempio del viaggiatore che, a causa del ritardo di un autobus fornito
dall’organizzatore, è costretto a servirsi di un taxi per poter prendere il
suo volo.
Qualora l’organizzatore non provveda entro il tempo ragionevole in-
dicato dal viaggiatore, o comunque congruo, ovvero – riteniamo di poter
aggiungere – rifiuti di adempiere la prestazione dovuta71, potrà provve-
dere personalmente il viaggiatore, pretendendo il rimborso delle spese
necessarie72.
Nell’àmbito della disciplina relativa alle conseguenze del mancato o
inesatto adempimento e della correlativa responsabilità dell’organizza-
tore, si rinvengono due disposizioni che concernono l’ipotesi in cui il di-
fetto riguardi una parte sostanziale dei servizi, ovvero incida in misura si-
gnificativa sull’esecuzione del pacchetto: al di là della diversa formulazione
71 A seguito del rifiuto possiamo ritenere l’organizzatore decaduto dal termine sulla
base di un principio desumibile dall’art. 1186 c.c, ed in forza del quale il debitore decade dal
termine tutte le volte in cui, non potendosi più ragionevolmente contare sul futuro adempi-
mento, non abbia alcun senso attendere la scadenza: situazione che riteniamo possa senz’al-
tro ritenersi configurata laddove l’organizzatore dichiari di non porre rimedio.
72 Ipotesi non prevista nella disciplina della vendita dei beni di consumo. Segnaliamo
inoltre che qualora, a seguito del mancato intervento dell’organizzatore nei termini per porre
rimedio al difetto, non si attivi, ancorché possibile, neppure il viaggiatore, si applicherà l’art.
1227, comma 2°, c.c. con conseguente possibile riduzione dei danni risarcibili.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 125
letterale73, è ragionevole ipotizzare che si tratti di situazioni, secondo una
formula a noi certamente più familiare, di grave inadempimento, di ina-
dempimento di non scarsa importanza, sulla cui valutazione concorrono
sia un criterio di natura soggettiva – dovendosi cioè avere riguardo alla
rilevanza che il servizio, o la parte di servizi non (correttamente) adem-
piuta assume in relazione alle esigenze specifiche del viaggiatore – sia un
criterio oggettivo, che tenga in considerazione l’effettiva rilevanza, in ter-
mini di costi ed impegno organizzativo, che l’esecuzione del servizio as-
sume in rapporto agli altri servizi inclusi nel pacchetto, con l’ulteriore
precisazione che il relativo giudizio dovrà essere complessivamente inter-
pretato alla luce dell’interesse dedotto nel contratto, da valutarsi in rela-
zione alla “finalità turistica” ad esso sottesa. Si conferma in tal modo l’at-
tualità delle riflessioni già formulate in letteratura per l’individuazione
del concetto di essenzialità dei servizi pattuiti contemplato dal vigente
art. 41, comma 4°, c.tur.74.
A fronte, dunque, di un’esecuzione non conforme grave il legislatore
europeo prevede ulteriori strumenti di tutela, distinti a seconda che al di-
fetto – imputabile all’organizzatore – possa o meno porsi rimedio nel
senso sopra descritto.
Il par. 5 dell’art. 13 dir. 2015/2302/UE, in relazione all’ipotesi di di-
fetto grave e c.d. irrimediabile – qualora, cioè, una parte sostanziale non
possa essere fornita conformemente a quanto pattuito nel contratto – im-
pone all’organizzatore di predisporre adeguate soluzioni alternative di
qualità equivalente o superiore rispetto a quelle specificate nel contratto,
al fine di consentire la prosecuzione del viaggio, anche nell’ipotesi in cui
73 A cui si aggiunge anche l’art. 11, par. 2, dir. 2015/2302/UE nel quale, con una ulte-
riore diversa espressione, si fa riferimento all’ipotesi in cui l’organizzatore sia costretto a mo-
dificare, prima della partenza, in modo significativo una o più caratteristiche principali dei
servizi turistici. Ancora, possiamo richiamare i moduli informativi standard allegati alla di-
rettiva, in cui si fa riferimento ad elementi sostanziali del pacchetto che non possono essere
forniti secondo quanto pattuito.
74 Anche in relazione al vigente codice del turismo (e alle corrispondenti disposizioni,
abrogate del codice del consumo) – in cui sono sostanzialmente riprodotte le espressioni uti-
lizzate dal legislatore europeo nell’art. 4, par. 5 («Se prima della partenza l’organizzatore è co-
stretto a modificare in maniera significativa […]») e par. 7 («Se, dopo, una parte essenziale dei
servizi contemplati dal contratto non viene fornita al consumatore […]») dir. 1990/314/CEE
– la dottrina prevalente ritiene che l’indagine sulla essenzialità dei servizi vada condotta sulla
base dei medesimi indici utilizzati per valutare la rilevanza delle modifiche intervenute prima
della partenza: in argomento v. le osservazioni di ROSSI CARLEO, Il contratto di viaggio turi-
stico, cit., p. 110; F. ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 135; G. DE CRISTOFARO, La disciplina
dei contratti aventi ad oggetto «pacchetti turistici» nel «codice del turismo» (d. legisl. 23 mag-
gio 2011, n. 79): profili di novità e questioni problematiche (Prima parte), in Studium iuris,
2011, p. 1149.
126 ARIANNA FINESSI
il ritorno del viaggiatore al luogo di partenza debba avvenire con modalità
diverse da quanto concordato; se invece le soluzioni alternative proposte
comportano un pacchetto di qualità inferiore, il viaggiatore avrà altresì di-
ritto un’adeguata riduzione del prezzo. In ogni caso, l’offerta di soluzioni
alternative non deve comportare alcun onere a carico del viaggiatore.
Con tale disposizione il legislatore europeo del 2015 introduce, a
nostro avviso, una “gerarchizzazione” dei rimedi esperibili, che esclude
lo ius variandi in capo all’organizzatore nella scelta tra una pluralità di
possibili soluzioni alternative: invero, in virtù dell’inciso «ove possibile»
di cui al summenzionato par. 5, il tour operator deve innanzitutto prov-
vedere ad offrire un pacchetto di qualità superiore od equivalente, e solo
se ciò non è possibile potrà proporre soluzioni di qualità inferiore, con-
cedendo un’adeguata riduzione del prezzo75. All’impossibilità riteniamo
di poter equiparare l’ipotesi in cui la proposizione di soluzioni alternative
di pari (o superiore) qualità implichi costi sproporzionati, analogamente
a quanto previsto per valutare la “rimediabilità” del difetto, e, dunque,
l’ammissibilità dell’esatto adempimento. Si tratta di situazioni in cui
emerge la comune esigenza di bilanciare l’interesse del viaggiatore – in-
soddisfatto – ad un puntuale adempimento con quello dell’organizzatore
di non essere costretto a sostenere spese che, in relazione al valore del
servizio inadempiuto e all’entità del difetto risulterebbero irragionevoli.
Di tale “gerarchizzazione” non vi è traccia nel codice del turismo76, ma si
tratta di una previsione chiaramente orientata in una prospettiva di tutela
del viaggiatore, di cui sarà necessario tenere conto in sede di attuazione.
Tra le ulteriori innovazioni introdotte dal legislatore europeo con la
direttiva del 2015 merita di essere segnalata l’esplicita previsione di due
ipotesi in cui il viaggiatore è legittimato a rifiutare le soluzioni alternative
proposte, e che sostituiscono il generico riferimento ai «validi motivi» a
giustificazione della mancata accettazione delle soluzioni alternative pre-
visto dall’art. 4 della dir. 1990/314/CEE, e recepito con formula analoga
nel comma 5° dell’art. 41 c.tur.: nello specifico, il viaggiatore potrà rifiu-
tare le soluzioni alternative proposte se non sono comparabili a quanto
75 Diversamente da quanto si ritiene accada nell’ipotesi contemplata dall’art. 42,
comma 1°, c.tur., relativamente alla quale il tour operator può liberamente scegliere: così R.
SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 305; C. ALVISI, Il diritto del turismo nell’ordine giuri-
dico del mercato, cit., p. 222. In argomento v. anche ROPPO, I contratti del turismo organizzato.
Prime riflessioni sul decreto legislativo n. 111/1995, cit., p. 703, il quale riteneva (con riguardo
alla corrispondente disposizione previgente) più ragionevole attribuire la scelta al viaggiatore,
precisando tuttavia che la pretesa di un pacchetto superiore a parità di prezzo incontrerebbe
il limite dell’abuso del diritto.
76 Specificamente, nell’art. 42 c.tur., richiamato dall’art. 43 c.tur.
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 127
convenuto nel contratto di viaggio o se, trattandosi di soluzioni di qualità
inferiore, la riduzione del prezzo non è adeguata.
Nel caso in cui, a fronte di un difetto di conformità grave e irrime-
diabile, non sia possibile predisporre soluzioni alternative, o il viaggiatore
le respinga legittimamente, quest’ultimo potrà agire ex art. 14 dir.
2015/2302/UE, quindi chiedere una riduzione del prezzo e/o il risarci-
mento del danno77; rimedi ulteriori legittimamente esperibili – recita il
comma 2° del par. 6 – senza risoluzione del contratto. Tale esclusione –
che non avrebbe alcuna valida giustificazione normativa, posto che il
viaggiatore si troverebbe vincolato ad un contratto del cui inadempi-
mento grave è responsabile la controparte, senza possibilità alcuna di li-
berarsi definitivamente dal vincolo – è a nostro avviso affetta da un grave
errore di traduzione: mentre, infatti, nelle versioni francese e tedesca
della direttiva si prevede la possibilità per il viaggiatore insoddisfatto, che
agisce ex art. 14 dir. 2015/2302/UE, di avvalersi anche del rimedio solu-
torio, in quella italiana non è stato tradotto l’avverbio ègalment aussi (o
auch ohne)78.
77 Ai sensi dell’art. 14, par. 1, dir. 2015/2302/UE gli Stati membri devono provvedere
affinché il viaggiatore abbia diritto a un’adeguata riduzione del prezzo per il periodo in cui si
è verificato il difetto di conformità; diritto che viene meno qualora tale difetto sia imputabile
al viaggiatore medesimo; l’onere probatorio grava sull’organizzatore (eventualmente, laddove
ritenuto responsabili, sul venditore).
Ai sensi del successivo par. 3 il diritto al risarcimento del danno viene meno se l’orga-
nizzatore prova che il difetto è: a) imputabile al viaggiatore (ed in tal caso viene meno anche
il diritto alla riduzione del prezzo) (es. a causa di un tardivo risveglio il viaggiatore perde l’ae-
reo); b) imputabile ad un terzo estraneo alla fornitura dei servizi turistici e sia imprevedibile
ed inevitabile (es. automobilista che investe pullman turisti, ed il sinistro è ascrivibile alla re-
sponsabilità esclusiva non del conducente del mezzo noleggiato dal tour operator ma dal
terzo); c) dovuto a circostanze inevitabili e straordinarie (eventi naturali, quali terremoti,
inondazioni).
Relativamente all’ipotesi sub b), il legislatore europeo precisa che si tratta di un terzo la
cui attività è del tutto sottratta al controllo dell’operatore, analogamente a quanto statuito
nell’art. 5 dir. 1990/314/CEE; sarebbe opportuno che tale precisazione venisse ripresa dal le-
gislatore italiano per evitare ogni dubbio circa l’impossibilità di ricondurre a tale disposizione
anche i fornitori di servizi del cui operato il tour operator si avvale. Sulla nozione di «circo-
stanza eccezionale» e sulle cause di esonero da responsabilità v. amplius A. PEPE, «Circostanze
eccezionali» ed esonero da responsabilità del tour operator nella nuova direttiva viaggi, in que-
sto Volume, p. 143 ss.
78 Il comma 3° del par. 6 dell’art. 13 dir. 2015/2302/UE – che accomuna le ipotesi pre-
viste dai commi 1° e 2° e che, secondo la lettura che riteniamo di proporre, concernono en-
trambe le situazioni in cui è ammissibile una richiesta di risoluzione per inadempimento del
contratto di viaggio – dispone che se il contratto comprende anche il trasporto dei passeggeri
l’organizzatore deve provvedere al rimpatrio del viaggiatore con un trasporto equivalente
senza ritardo e senza costi aggiuntivi. Laddove ciò non sia possibile, a causa di circostanze
128 ARIANNA FINESSI
È pertanto indispensabile che in sede di attuazione del provvedi-
mento il legislatore italiano tenga conto di tale errore, e preveda quindi
la risoluzione per inadempimento come rimedio estremo, di cui il viag-
giatore, insoddisfatto a causa di un inadempimento non lieve, possa av-
valersi nel caso in cui, di fronte ad un difetto che non ammette l’esatto
adempimento, non sia neppure possibile predisporre adeguate soluzioni
alternative, ovvero vengano legittimamente rifiutate.
Alla diversa ipotesi in cui il difetto non lieve sia invece “rimedia-
bile”, sia cioè possibile e non eccessivamente oneroso l’esatto adempi-
mento, è dedicato il comma 1° del par. 6, in cui è previsto che se l’or-
ganizzatore non provvede entro il periodo ragionevole fissato dal viag-
giatore79, il legislatore europeo ammette la possibilità di risolvere il
contratto e chiedere, ex art. 14 dir. 2015/2302/UE, una riduzione del
prezzo e il risarcimento del danno.
La norma, così come formulata, sembra escludere la possibilità per
l’organizzatore di offrire soluzioni alternative all’esatto adempimento; lad-
dove cioè, quest’ultimo sia responsabile di un grave difetto di conformità,
deve adempiere esattamente, per evitare lo scioglimento del contratto.
Invero, poiché la possibilità di usufruire di una prestazione sostitu-
tiva, di qualità analoga o superiore rispetto a quella pattuita, o, se infe-
riore, affiancata da un’adeguata riduzione del prezzo, può soddisfare co-
munque l’interesse del viaggiatore a proseguire il viaggio, l’esigenza di
tutela sottesa al provvedimento europeo pare possa legittimare – in virtù
di un’interpretazione estensiva della disciplina richiamata – l’inserimento
di tale rimedio tra quelli esperibili dal viaggiatore, seppur in via subordi-
nata all’esatto adempimento.
L’offerta di soluzioni alternative avviene sulla base di un meccani-
smo accostabile all’istituto della prestazione in luogo dell’adempimento
di cui all’art. 1197 c.c.; così ragionando si esclude l’attribuzione all’orga-
nizzatore di un illegittimo ius variandi tra esatto adempimento e presta-
zioni sostitutive – essendo necessario, secondo la disciplina codicistica, il
consenso del viaggiatore –, e nel contempo si ammette la possibilità di re-
cuperare il risultato dell’operazione, realizzando l’interesse per il cui sod-
disfacimento il contratto di viaggio è stato concluso80; interesse che in-
inevitabili e straordinarie, l’organizzatore dovrà pagare l’alloggio necessario (se possibile di
categoria equivalente) per un periodo non superiore a tre notti. Anche in tal caso tuttavia,
sorge l’obbligo di prestare assistenza di cui al successivo art. 16 dir. 2015/2302/UE.
79 O comunque congruo in relazione alle circostanze concrete, come abbiamo avuto
modo di osservare nella prima parte del presente paragrafo.
80 GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 180, ove «le soluzioni alternative per
la prosecuzione del viaggio» sono intese come una sorta di adempimento sanante; contra CAM-
PRESTAZIONE DI SERVIZI «NON CONFORMI» AL CONTRATTO DI VIAGGIO 129
vece risulterebbe completamente disatteso nel caso in cui si optasse per
lo scioglimento del vincolo, che resta comunque sempre possibile, sep-
pur in ultima istanza.
La risoluzione del contratto, dunque, viene a configurarsi, in en-
trambe le ipotesi descritte (difetto rimediabile e non rimediabile), come
rimedio ultimo, esperibile dal viaggiatore solo laddove “fallisca”, per
così, dire l’esatto adempimento, e le soluzioni alternative non siano pro-
ponibili o vengano legittimamente rifiutate dal viaggiatore.
Caratteristica essenziale e comune ai vari rimedi descritti – esatto
adempimento, soluzione alternative, risoluzione – è la gratuità: ai sensi
dell’art. 13 dir. 2015/2302/UE, la loro esecuzione deve infatti avvenire
senza supplemento di prezzo, senza corrispondere spese di risoluzione e,
nel caso in cui il viaggiatore provveda personalmente ad ovviare al di-
fetto, con rimborso delle spese necessarie, restando invece a suo carico
quelle superflue, non essendo ammissibile una richiesta di rimborso per
spese inutili effettuate per negligenza.
In estrema sintesi, i vari rimedi descritti presuppongono che ci sia
un inadempimento grave imputabile al professionista, e tra di essi inter-
corre una sorta di graduazione gerarchica: l’esatto adempimento – lad-
dove possibile e non eccessivamente oneroso – si configura come rimedio
primario, che il viaggiatore può e deve attivare in via prioritaria (even-
tualmente anche provvedendo in prima persona); ad esso si affianca l’of-
ferta di soluzioni alternative, a cui senz’altro il viaggiatore dovrà far ri-
corso nel caso in cui il difetto non sia rimediabile, mentre sembra porsi
in un rapporto di alternatività rispetto all’esatta esecuzione del servizio
laddove possibile. Se – e passiamo così al rimedio di secondo grado –
una prestazione alternativa risulti impossibile o implichi costi spropor-
zionati, ovvero il viaggiatore sia legittimato a rifiutare, potrà chiedere la
risoluzione del contratto o la riduzione del prezzo, fermo restando in
ogni caso il diritto al risarcimento dei danni.
PIONE,Contratti del turismo organizzato, cit., p. 469 che ritiene in tal caso non necessario il
consenso del viaggiatore.
RICCARDO CAMPIONE
IL RIMEDIO RISARCITORIO NELLA DIR. 2015/2302/UE
SOMMARIO: 1. Il risarcimento dei danni sofferti dal viaggiatore per difetto di conformità
del servizio turistico: la disciplina compendiata nell’art. 14 dir. 2015/2302/UE –
2. Il c.d. «danno da vacanza rovinata»: dal codice del turismo alla dir. 2015/
2302/UE. – 3. Verso l’adozione di un unico termine prescrizionale?
1. Il risarcimento dei danni sofferti dal viaggiatore per difetto di confor-
mità del servizio turistico: la disciplina compendiata nell’art. 14 dir.
2015/2302/UE
La dir. 2015/2302/UE – la quale, giova evidenziare simile cruciale
aspetto, è finalizzata al conseguimento di un livello massimo di armoniz-
zazione (v. art. 4, giusta il quale, salvo che sia disposto diversamente dalla
stessa direttiva, gli Stati membri non possono mantenere o introdurre di-
sposizioni divergenti da quelle ivi stabilite e vòlte a garantire al viaggia-
tore un livello di tutela diverso) – racchiude la disciplina del rimedio ri-
sarcitorio nell’àmbito del solo art. 14, marcatamente all’interno dei
commi 2°-6° dell’evocata norma.
Due sono le regole cardine alle quali, nell’àmbito di detta norma, il
legislatore europeo si attiene nel ricamare la disciplina del rimedio risar-
citorio, l’una, intesa a sancire che il viaggiatore ha diritto di ricevere dal-
l’organizzatore un risarcimento adeguato a qualunque pregiudizio do-
vuto a un difetto di conformità del servizio turistico, l’altra, finalizzata a
decretare che il ristoro del danno sia effettuato senza indebito ritardo
(art. 14, comma 2°).
Posti questi generali principi, la dir. 2015/2302/UE – all’uopo valo-
rizzando l’accertamento del nesso causale che, anche a livello europeo,
permea in modo ineludibile qualsiasi pretesa risarcitoria, tanto sul piano
contrattuale, quanto sul versante aquiliano – contempla poi una molte-
plicità di esimenti in favore dell’organizzatore, al quale è consentito di
sottrarsi da responsabilità ogniqualvolta sia in grado di allegare e di di-
mostrare che il difetto di conformità del servizio turistico da cui discende
il nocumento è alternativamente: a) imputabile al viaggiatore; b) imputa-
132 RICCARDO CAMPIONE
bile a un terzo estraneo alla fornitura dei servizi turistici inclusi nel
contratto di pacchetto turistico, nonché imprevedibile ovvero inevitabile;
c) dovuto a circostanze inevitabili e straordinarie (art. 14, comma 3°).
A ciò aggiungasi come, con più specifico riguardo alle limitazioni di
responsabilità dell’organizzatore di viaggio, il legislatore europeo – anche
nell’intento di coordinare la nuova disciplina con regole, di natura con-
venzionale, già in vigore nell’Unione europea ovvero nei singoli Stati
membri – fornisca, all’art. 14, comma 4°, un triplice ordine di soluzioni.
Anzitutto, si prende in esame l’ipotesi in cui convenzioni internazionali
direttamente vincolanti per l’Unione europea prevedano limitazioni in fa-
vore di un fornitore di un servizio turistico incluso in un pacchetto, san-
cendosi che, in detta evenienza, l’organizzatore è destinato a soggiacere
alle medesime limitazioni. Secondariamente, si statuisce che, in presenza
di convenzioni internazionali non vincolanti per l’Unione europea (bensì
per i singoli Stati Membri o per taluni di essi) intese a limitare l’inden-
nizzo – questo è il termine che compare nella versione italiana della di-
rettiva, da intendere tuttavia quale risarcimento (la versione inglese si
esprime, infatti, in termini di «compensation») – dovuto da un fornitore
di servizi turistici, gli Stati membri hanno facoltà di circoscrivere l’inden-
nizzo (rectius: il risarcimento) dovuto dall’organizzatore. In ultimo e in
via residuale, si prevede che, in ogni altro caso, il contratto avente a og-
getto un pacchetto turistico possa prevedere un limite all’indennizzo (rec-
tius: al risarcimento) dovuto dall’organizzatore, a patto che simile limita-
zione non si applichi ai danni alla persona – da intendersi, come si vedrà
in séguito, alla stregua di danni corporali – o a quelli causati intenzional-
mente o per colpa e non sia comunque inferiore al triplo del prezzo to-
tale del pacchetto.
Nella prospettiva del coordinamento tra la direttiva in rassegna e le
norme più specificatamente vòlte, nel contesto dell’Unione europea, alla
predisposizione di un adeguato livello di tutela del passeggero, è sancito
inoltre che il diritto al risarcimento del danno contemplato dalla mede-
sima direttiva non pregiudica i diritti dei viaggiatori previsti dal reg. CE
n. 261/2004, che istituisce regole comuni in materia di compensazione ed
assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di cancellazione del
volo o di ritardo prolungato, dal reg. CE n. 1371/2007, relativo ai diritti
e agli obblighi dei passeggeri nel trasporto ferroviario, dal regolamento n.
392/2009 in materia di responsabilità dei vettori che trasportano passeg-
geri via mare in caso di incidente, dal reg. UE n. 1177/2010 relativo ai di-
ritti dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne,
nonché del reg. UE n. 181/2011, compendiante i diritti dei passeggeri nel
trasporto effettuato con autobus (art. 14, comma 5°). Elencazione, que-
IL RIMEDIO RISARCITORIO NELLA DIR. 2015/2302/UE 133
st’ultima, che, a tutta prima, non sembra doversi intendere come tassa-
tiva, ben potendo il viaggiatore esperire ogni altra forma di tutela al me-
desimo garantita, anche dal diritto interno, purché nei limiti della soglia
di armonizzazione massima cui tende la normativa di matrice europea.
Nondimeno, al fine di scongiurare qualsiasi forma di overcompensa-
tion, se, da un lato, si attribuisce al viaggiatore il diritto di azionare una
pretesa risarcitoria tanto a norma della direttiva in commento quanto se-
condo i citati regolamenti e le convenzioni internazionali in vigore, dal-
l’altro lato, si chiarisce che le somme eventualmente conseguite ai sensi
della nuova direttiva, dei suindicati regolamenti e delle stesse conven-
zioni internazionali non possono cumularsi, dovendo essere detratte le
une dalle altre (cfr., ancora, art. 14, comma 5°). Nello stesso senso si
esprime peraltro il 36° considerando della medesima dir. 2015/2302/UE,
ove, in via ulteriore, si stabilisce che la responsabilità dell’organizzatore
non dovrebbe pregiudicare il diritto di ottenere il risarcimento da terzi,
compresi i fornitori di servizi turistici, e ove – per vero in modo super-
fluo – si fa salvo il diritto del viaggiatore di avvalersi di forme di Joint
Liability al cospetto di una pluralità di responsabili, potendo il medesimo
azionare una pretesa risarcitoria non soltanto nei riguardi dell’organizza-
tore, ma anche del vettore o di qualunque altra parte responsabile.
2. Il c.d. «danno da vacanza rovinata»: dal codice del turismo alla dir.
2015/2302/UE
Illustrate le regole di portata generale alle quali soggiace il risarci-
mento dei danni, deve osservarsi come – fatta eccezione per il termine
prescrizionale, di cui si dirà in séguito – la direttiva in rassegna non si
spinga a disciplinare altri aspetti del rimedio in parola, né tantomeno a
regolare, in maniera specifica e dettagliata, il ristoro di quella particolare
voce di nocumento denominata danno da vacanza rovinata, definibile
alla stregua del transeunte stato di turbamento e di disagio sopportato
dal turista a causa del mancato o diminuito godimento di un periodo di
vacanza determinato dall’inadempimento del tour operator o dell’agente
di viaggi.
A tal ultimo riguardo, infatti, il legislatore europeo si limita – come
visto poco sopra – a stabilire che il viaggiatore ha diritto di ricevere dal-
l’organizzatore il risarcimento adeguato per qualunque pregiudizio do-
vuto a un difetto di conformità del servizio turistico (art. 14, comma 2°)
non senza, in modo particolare, porre in luce (benché soltanto nel 34°
considerando) che il risarcimento dovrebbe coprire anche i danni morali
134 RICCARDO CAMPIONE
(rectius: non patrimoniali), come il risarcimento per la perdita in termini
di godimento del viaggio o della vacanza a causa di problemi sostanziali
nell’esecuzione dei pertinenti servizi turistici.
Sulla scorta di quanto appena osservato, può dunque inferirsi che il
ristoro di simile voce di danno continuerà – anche in séguito all’attua-
zione della direttiva in commento – a essere disciplinato secondo quanto,
allo stato, previsto dall’art. 47 del Codice della normativa statale in tema
di ordinamento e mercato del turismo allegato al d.lgs. n. 23 maggio
2011, n. 79. Norma con cui il legislatore interno ha, per la prima volta,
attribuito specifico rilievo al danno da vacanza rovinata, già da tempo ri-
conosciuto dalla giurisprudenza1 sulla scia di un’importante decisione
della Corte di giustizia dell’Unione europea2, alla quale va il merito di
avere dissolto in maniera definitiva qualsiasi incertezza al riguardo3. Il
Giudice europeo ha invero statuito che l’art. 5 dir. 90/314/CEE (ora
abrogata dalla direttiva in commento) accorda inequivocabilmente al tu-
rista il diritto al risarcimento del «danno morale derivante dall’inadempi-
mento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni fornite in occasione di
un viaggio tutto compreso». Secondo la Corte, infatti, la normativa di
matrice europea riconosce implicitamente l’esistenza di un diritto al ri-
sarcimento dei danni diversi da quelli corporali tra cui il danno morale
(rectius: non patrimoniale), dal momento che, in primo luogo, lo scopo di
eliminare distorsioni di concorrenza tra gli operatori dei diversi Stati
membri verrebbe vanificato ove si riscontrasse l’esistenza di un obbligo
1 In proposito v. G. DE CRISTOFARO, La disciplina dei contratti aventi ad oggetto «pac-
chetti turistici» nel «codice del turismo» (d. legisl. 23 maggio 2011, n. 79): profili di novità e
questioni problematiche (Seconda parte), in Studium Iuris, 2011, p. 1286, ove infatti si sottoli-
nea che la creazione di una norma che prevede la risarcibilità del danno da vacanza rovinata
«lungi dall’apportare al nostro ordinamento novità sostanziali significative, vale piuttosto a
confermare e “consacrare” esiti largamente condivisi e consolidati».
2 Corte giust. 12 marzo 2002, causa C-168/00, in Danno e resp., 2002, p. 197, con nota
di C.S. CARRASSI, L’interpretazione da parte della Corte di giustizia CE delle norme comunitari
è, indiscutibilmente, vera nomofilachia, e di MAIOLO, La Corte di giustizia, il danno da vacanza
rovinata e il sistema bipolare di responsabilità civile.
3 Si noti come, in particolare nel periodo contrassegnato dalla mancanza di un artico-
lato normativo compendiante i contratti turistici, si ritenesse che il danno da vacanza rovinata
– stante la riserva di legge contemplata dall’art. 2059 c.c. e l’assenza di una norma che ne pre-
vedesse il risarcimento – fosse destinato a rimanere senza ristoro (così Trib. Firenze 20 gen-
naio 1954, in Giur. it., 1954, I, 2, p. 481; Pret. Roma 31 marzo 1973, in Nuovo dir., 1973, p.
601; App. Catanzaro 30 giungo 1953, in Rep. Foro. it., 1954, voce «Responsabilità civile», n.
406) e come, anche in tempi più recenti, simile ricostruzione fosse stata (ri)proposta da una
parte dei giudici (Trib. Venezia 24 dicembre 2000, in Danno e resp., 2001, p. 861, con nota di
C.S. CARRASSI, Ulteriore oscillazione giurisprudenziale sul danno da vacanza rovinata; App. Mi-
lano 21 giugno 1988, in Dir. trasporti, 1990, p. 258, con nota di M. DEIANA, Una discutibile
decisione in tema di responsabilità dell’intermediario di viaggi).
IL RIMEDIO RISARCITORIO NELLA DIR. 2015/2302/UE 135
di risarcire i danni morali in taluni Stati e la sua mancanza in altri e, se-
condariamente, l’esclusione del danno morale si porrebbe in conflitto
con l’ulteriore obiettivo di fornire un adeguato livello di tutela ai viaggia-
tori, per i quali il mancato godimento della vacanza assume particolare
valore.
Nondimeno mette conto ricordare come – in assenza di una chiara
disposizione legislativa interna in materia – si fosse a lungo dibattuto
circa la natura giuridica del pregiudizio in esame, tanto più che l’elabo-
razione pretoria e dottrinale aveva decretato l’emersione di due generali
indirizzi – al cui interno si confrontavano diverse correnti di pensiero –,
contrapposti in ragione della differente area di incidenza, aquiliana o
contrattuale, inclini ad assegnare al nocumento patito dal turista4. Con-
4 In via di estrema sintesi, nell’àmbito dell’orientamento inteso a ricondurre il danno da
vacanza rovinata al versante della responsabilità da fatto illecito, si ravvisava un indirizzo che
attribuiva indole patrimoniale al disagio subìto dal viaggiatore, ritenendolo dunque risarcibile
ai sensi dell’art. 2043 c.c. [LAMBERTI (nota a Pret. Roma 31 marzo 1973 e 13 marzo 1973), in
Nuovo dir., 1973, p. 621. Per la natura patrimoniale del danno da vacanza rovinata v. ZENO
ZENCOVICH, Il danno da vacanza rovinata: questioni teoriche e prassi applicative, in Nuova giur.
civ. comm., 1997, I, p. 879; R. PARDOLESI, Turismo organizzato e tutela del consumatore: la
legge tedesca sul contratto di viaggio, in Riv. dir. civ.,1981, I, p. 75; PIERFELICI, La qualificazione
giuridica del contratto turistico e la responsabilità del tour operator, in Rass. dir. civ., 1986, p.
659]. A fronte di questa teoria si ponevano, tuttavia, approcci interpretativi diversi che, rico-
struendo il danno da vacanza rovinata in termini di danno non patrimoniale e ritenendo ad
esso applicabile l’art. 2059 c.c., sostenevano che il mancato godimento del periodo di ferie
costituisse «ingiusta lesione di un interesse della persona costituzionalmente tutelato» (in
questi termini v. Trib. Napoli 27 aprile 2006, ined.; Trib. Torre Annunziata 29 marzo 2005, in
Contratti, 2005, p. 1008. In dottrina cfr. MONATERI, BONA, R. AMBROSIO, M. AMBROSIO e PIZ-
ZETTI, Responsabilità e danni nelle attività del tempo libero, in Il danno alla persona, a cura di
Monateri, 2000, p. 528), piuttosto che un danno c.d. esistenziale (è la ricostruzione proposta
da Giud. pace Monza 19 ottobre 2002, in Giud. pace, 2003, p. 320; Giud. pace Alghero 4
agosto 2004, in Dir. turismo, 2005, p. 373; Giud. pace Massa 13 novembre 2003, ivi, 2005, p.
63, con nota di BENELLI, Ritardata consegna del bagaglio e danno da vacanza rovinata; Giud.
pace Polla 16 settembre 2005, ivi, 2006, con nota di VENCHIARUTTI, Soddisfazione personale
del turista (alla ricerca dell’anima gemella). Luci e ombre nella vicenda del danno da vacanza ro-
vinata. In dottrina, cfr. VISINTINI, Il danno non patrimoniale nell’evoluzione della giurispru-
denza della Corte costituzionale, in La responsabilità civile nella giurisprudenza costituzionale,
a cura di Bussani, Napoli, 2006, p. 62; ZIVIZ, La tutela risarcitoria della persona, Milano, 1999,
p. 462 ss.) o, persino, un danno biologico (tesi prospettata da Giud. pace Roma 18 giugno
2005, in Dir. tur., 2006, p. 369, con nota di MAGNOSI, La necessaria capacità di adattamento del
turista esclude il danno da vacanza rovinata; Giud. pace Roma 3 giugno 2005, ivi, 2006, p.
245, con nota di VENCHIARUTTI, Disagi nel corso di una vacanza: nessun danno senza inadem-
pimento dell’operatore turistico; Giud. pace Siracusa 26 marzo 1999, in Giust. civ., 2000, I, p.
1205). Diversamente, in seno all’orientamento vòlto a instaurare un’inscindibile correlazione
tra il danno da vacanza rovinata e l’inadempimento contrattuale del tour operator e del-
l’agente di viaggi, si assisteva alla dicotomia tra quanti qualificavano tale forma di pregiudizio
alla stregua di un danno contrattuale di indole patrimoniale (da ultimo, v. RIGUZZI, Il danno
da vacanza rovinata, in Dir. tur., 2003, p. 11) ed il pensiero di coloro che, all’opposto, ne ad-
136 RICCARDO CAMPIONE
fronto dal quale è emersa la preferenza degli interpreti e delle Corti per
l’opzione intesa a ravvisare nel danno da vacanza rovinata la natura di
«danno non patrimoniale da inadempimento»5.
Quest’ultima corrente di pensiero ha trovato dapprima conferma
nelle note decisioni rese dalle sezioni unite della Suprema Corte il giorno
11 novembre 20086 – ove si è statuita la possibilità ottenere il ristoro del
danno non patrimoniale derivante dall’inadempimento del contratto, in-
vocando le norme compendianti la responsabilità debitoria7 – e successi-
vamente proprio per opera del disposto dell’art. 47, comma 1°, c.tur.,
giusta il quale, nel caso in cui «l’inadempimento o inesatta esecuzione
delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico» non sia di
scarsa importanza ai sensi dell’art. 1455 c.c., il turista può chiedere, oltre
e indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del
danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso e all’irripetibi-
lità dell’occasione perduta.
Invero, una volta ammessa dalla Suprema Corte la risarcibilità del
danno non patrimoniale in via contrattuale e fatta luce dal legislatore non
solo sul fatto che il danno da vacanza rovinata si ricollega strettamente
alla violazione del contratto da parte del tour operator e dell’intermedia-
rio, ma anche sulla natura non patrimoniale del nocumento in questione
– che infatti deve correlarsi al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed
all’irripetibilità dell’occasione perduta – non può che ritenersi che l’art.
47 c.tur. vada annoverato tra i casi previsti dalla legge a cui compie rife-
ducevano la natura di «danno non patrimoniale da inadempimento» (Trib. Milano 18 ottobre
2007, in Danno e resp., 2009, p. 183; Trib. Palermo 5 ottobre 2006, ined.; Trib. Roma 26 no-
vembre 2003, in Contratti, 2004, p. 511. Tra gli interpreti v. CAMPIONE, Il danno da «vacanza
rovinata» alla luce della nuova concezione del danno non patrimoniale, in Riv. trim. dir. proc.
civ., 2007, p. 977 ss.; NAVARRETTA e POLETTI, I danni non patrimoniali nella responsabilità
contrattuale, in I danni non patrimoniali, a cura di Navaretta, Milano, 2004, p. 59; FLAMINI, La
tutela del turista: dai controlli pubblici ai rimedi privati, in Dir. tur., 2003, p. 229 ss.).
5 In argomento, v. SIGNORELLI, Il «danno da vacanza rovinata» nel Codice del turismo: un
percorso giurisprudenziale, in Resp. civ. e prev., 2017, p. 96 ss.
6 Cass., sez. un., 11 novembre 2008, nn. 26972, 26973, 26974, 26975, in Giust. civ.,
2009, I, p. 913, con nota di M. ROSSETTI, Post nubila phoebus, ovvero gli effetti concreti della
sentenza delle sezioni unite n. 26972 del 2008 in tema di danno non patrimoniale.
7 In proposito, v., da ultimo, FRANCISETTI BROLIN, Danno non patrimoniale e inadempi-
mento, Napoli, 2014, passim; L. RIPA, Il danno non patrimoniale da inadempimento, Napoli,
2013, passim. Cfr., inoltre, M. FRANZONI, Il danno morale e il danno non patrimoniale da
inadempimento, in Resp. civ., 2009, p. 581 ss.; ID., Il danno risarcibile, Milano, 2010, 599 ss.;
G. VILLA, Danno e risarcimento contrattuale, in Tratt. dei contratti, diretto da Roppo e Bene-
detti, V, 2, Rimedi, Milano, 2006, p. 976 ss. Più risalenti, ma pur sempre attuali, le trattazioni
di BONILINI, Il danno non patrimoniale, Milano, 1983, p. 227 ss. e di COSTANZA, Danno non
patrimoniale e responsabilità contrattuale, in Riv. crit. dir. priv., 1987, p. 127.
IL RIMEDIO RISARCITORIO NELLA DIR. 2015/2302/UE 137
rimento l’art. 2059 c.c., suscettibili di trovare soddisfazione sulla base de-
gli artt. 1218 ss. c.c.8
L’indicata linea ermeneutica – implicando un onere probatorio
meno gravoso in capo al turista – si pone peraltro in maggiore sintonia
con le esigenze di tutela del viaggiatore sottese alla normativa di deriva-
zione europea, stante il meno gravoso carico probatorio a cui è chiamato
il danneggiato secondo le norme della responsabilità debitoria9.
La risarcibilità, in via contrattuale, del danno da vacanza rovinata
preclude, inoltre, il ricorso al cumulo tra le due forme di responsabilità,
negoziale ed aquiliana, evitando che il turista sia indotto a pretendere il ri-
sarcimento del danno patrimoniale attraverso la prima e la riparazione del
disagio subìto ricorrendo alla seconda. Dato l’esponenziale incremento
delle occasioni di interferenza tra l’istituto del contratto e quello della re-
sponsabilità civile (di cui la fattispecie in esame costituisce caso emblema-
tico) ed a fronte del sostanziale venir meno delle ragioni che avevano con-
sigliato alla giurisprudenza l’adozione della regola del cumulo10, pare op-
portuno – come già rilevato da autorevole dottrina11 – riconsegnare
ciascuno di questi istituti al proprio àmbito operativo. Non si deve invero
dimenticare che, se, da un lato, le norme compendianti la responsabilità
delittuale rappresentano regole generali di protezione nei confronti dei
terzi – destinate, cioè, a trovare attuazione nei confronti di soggetti ri-
spetto ai quali la vittima non è legata da altro tipo di rapporto – dall’altro
lato, le disposizioni dettate in materia di addebito contrattuale valgono in-
vece a garantire «la protezione di un singolo limitato interesse: assicurare
l’esecuzione di una promessa»12. Se così è, non si frappongono allora osta-
coli nel ritenere che – ove sussista un vincolo contrattuale tra il danneg-
giante e la vittima e ove l’offesa subìta si sostanzi nella lesione di una po-
sizione spettante al danneggiato in virtù del rapporto speciale che lo lega
8 In questo senso v., in giurisprudenza, App. Roma 21 giugno 2013, n. 13664, ined.;
Trib. Arezzo 20 marzo 2012 in Corr. merito, 2012, p. 786, con nota di VACCA, Il danno da va-
canza rovinata: requisiti minimi per il suo risarcimento.
9 Sul punto v., tra le altre, Cass. 11 maggio 2012, n. 7256, in Dir. maritt., 2013, p. 445,
ove si statuisce che la prova del danno da vacanza rovinata è validamente fornita dal viaggia-
tore mediante la mera dimostrazione dell’inadempimento del contratto di viaggio.
10 MONATERI, Sezioni unite: le nuove regole in tema di danno esistenziale e il futuro della
responsabilità civile, in Corr. giur., 2006, p. 793.
11 Cfr., ancora, MONATERI, Sezioni unite: le nuove regole in tema di danno esistenziale e
il futuro della responsabilità civile, cit., p. 793.
12 V. MONATERI, La responsabilità civile, in Tratt. Sacco, Torino, 1998, p. 11, il quale ul-
teriormente rileva che la responsabilità civile è invece vòlta a «compensare gli individui […]
per le perdite in cui incorrono nel perseguire i loro interessi generalmente riconosciuti dal di-
ritto, indipendentemente dall’aver messo in moto un meccanismo contrattuale per coordi-
narsi con gli altri individui».
138 RICCARDO CAMPIONE
all’autore della lesione – debbano venire unicamente in rilievo le regole
poste a presidio di tale rapporto e non quelle generali compendianti l’ille-
cito aquiliano, le quali entrerebbero, invece, in gioco solo nell’ipotesi in
cui la vittima abbia subìto la lesione di posizioni non scaturenti da uno
specifico rapporto già instaurato con la controparte.
In ultimo, la linea interpretativa oggi consacrata dalla legge testimo-
nia la volontà del legislatore di valorizzare l’elemento che, il più delle
volte, caratterizza il contratto di viaggio, sovente concluso dal viaggiatore
al precipuo, se non esclusivo, fine di godere di un’occasione di svago e di
riposo13. In relazione alla vendita di servizi turistici, infatti, non sembra
azzardato sostenere che la pretesa di trascorrere, senza disagi, il pro-
grammato periodo di ferie, lungi dal rimanere confinata nella sfera dei
motivi – in linea generale, come noto, irrilevanti per il diritto –, entri a
pieno titolo a far parte, seppur implicitamente ed alla luce della funzione
integrativa cui è investita la clausola generale di buona fede14, del regola-
mento contrattuale. Il che trova conferma nelle più recenti acquisizioni
giurisprudenziali in materia, ove si statuisce che la finalità di vacanza e di
svago entra a far parte del contenuto negoziale15.
Tutto ciò detto, deve ulteriormente ricordarsi come – sempre ai
sensi della normativa domestica – la voce di danno in esame risulti, allo
stato, risarcibile soltanto laddove sussista il presupposto della non scarsa
importanza dell’inadempimento di cui all’art. 1455 c.c.16, sicché, onde
valutare se il pregiudizio sofferto dal turista sia meritevole di ristoro, oc-
correrà rifarsi all’elaborazione pretoria e dottrinale formatasi in applica-
zione della richiamata regola codicistica17.
13 Aspetto tenuto in considerazione anche da F. ROMEO, Il “nuovo” danno da vacanza ro-
vinata: primi rilievi sull’art. 47 del codice del turismo, in Resp. civ., 2011, p. 566.
14 Sul punto v. D’ANGELO, La buona fede, in Tratt. Bessone, Il contratto in generale, IV,
2, Torino, 2004, p. 138, il quale pone in luce come la clausola di buona fede sia in grado di
assicurare «la protezione dell’interesse di ciascun contraente al conseguimento della presta-
zione allo stesso dovuta mediante la prescrizione di comportamenti che, pur non enunciati
nella convenzione come oggetto di obbligazioni, siano funzionali al soddisfacimento di quel-
l’interesse».
15 In merito v. Cass. 2 marzo 2012, n. 7256, cit.; Cass. 11 dicembre 2012, n. 22619 in
Mass. Giust. civ., 2012, p. 1401.
16 In ordine a tale profilo v. Cass. 11 maggio 2012, n. 7256, cit., ove si statuisce che la
pretesa risarcitoria avente ad oggetto danni non patrimoniali cagionati da disagi e fastidi da
qualificarsi minimi, avuto riguardo alla causa in concreto del contratto, contrasterebbe con i
principi di correttezza, di buona fede e di contemperamento dei contrapposti interessi con-
trattualmente pattuiti, costituendo, altresì, un abuso, in danno del debitore, della tutela ac-
cordata al creditore.
17 V., per tutti, AMADIO, Inattuazione e risoluzione: la fattispecie, in Tratt. Roppo, V, 2,
Rimedi, Milano, 2006, 119 ss.; ROPPO, Il contratto2, in Tratt. Iudica-Zatti, 2011, p. 899 s.;
IL RIMEDIO RISARCITORIO NELLA DIR. 2015/2302/UE 139
Ad una funzione assolutamente diversa – vale a dire alla quantifica-
zione del danno – sono invece preposti gli ulteriori elementi indicati dal-
l’art. 47, comma 1°, c.tur., ossia il tempo di vacanza inutilmente trascorso
e l’irripetibilità dell’occasione perduta. Tali fattori entrano in gioco sol-
tanto dopo che sia positivamente conclusa l’indagine in merito all’an del
risarcimento, vertente sulla gravità dell’inadempimento da parte del tour
operator e dell’intermediario, e non valgono – come invece ritenuto da
una parte della dottrina18 – a fornire all’interprete ulteriori elementi di
giudizio atti a condurre simile apprezzamento. La lettera della legge è, in-
fatti, chiara nello stabilire che il tempo di vacanza inutilmente trascorso e
l’irripetibilità dell’occasione perduta costituiscono elementi funzionali a
valutare il quantum della pretesa risarcitoria19 e induce, quindi, a ritenere
che tali indici e quello di cui al richiamato art. 1455 c.c. si muovano su
piani distinti e non sovrapponibili.
3. Verso l’adozione di un unico termine prescrizionale?
Se – come poco sopra appurato – la disciplina dettata dal legislatore
interno per il danno da vacanza rovinata non esce, in linea di massima,
incisa dalle regole contenute nella dir. 2105/2302/UE, ad analoga con-
clusione non sembra potersi pervenire con specifico riferimento al pro-
filo, assai rilevante, concernente il termine prescrizionale cui soggiace la
relativa pretesa risarcitoria, il quale risulta destinato a mutare in virtù
dell’implementazione della normativa di matrice europea.
A tal riguardo, si osservi come il legislatore nazionale abbia evitato
di prendere una chiara posizione in materia, limitandosi l’art. 47 c.tur. –
in maniera del tutto equivoca – a sancire che, ai fini della prescrizione, si
applicano i termini previsti dagli artt. 44 e 45 c.tur., così peraltro rifug-
gendo ulteriormente dal definire la fisionomia strutturale – se danno alla
persona (art. 44 c.tur.) ovvero nocumento diverso da quello alla persona
(art. 45 c.tur.) – del pregiudizio in parola.
R. SACCO, I rimedi sinallagmatici, in Tratt. Rescigno, 10, Obbligazioni e contratti3, II, Torino,
2004, p. 652 ss.
18 R. SANTAGATA, I contratti del turismo organizzato: profili sistematici, Torino, 2012,
176; M. ROMANO, Il danno da vacanza rovinata, in L’ordinamento del mercato turistico, a cura
di in Cogliani, Gola, Sandulli, Santagata, Torino, 2012, p. 189.
19 Cfr., infatti, Trib. Reggio Emilia 23 febbraio 2013, n. 279, in Corr. merito, 2013, p.
478, con nota di COCUCCIO, Perdita del bagaglio e responsabilità dell’operatore turistico, se-
condo cui il danno da vacanza rovinata è da considerarsi di maggiore gravità qualora si tratti
di viaggio di nozze e, quindi, di occasione assolutamente irripetibile. In dottrina v. GUERI-
NONI, Contratti e responsabilità nel Codice del turismo, in Corr. giur., Speciale 1/2012, p. 5 ss.,
p. 23.
140 RICCARDO CAMPIONE
Omissione, quella del legislatore, che – come noto – ha decretato
una dicotomia di orientamenti tra gli interpreti. Da un lato, infatti, si
pone il pensiero di quanti ritengono che il nocumento di cui è questione
rientri nell’àmbito di applicazione dell’art. 44 c.tur. (prima art. 94
c.cons.), a tenore del quale il «danno derivante alla persona» dall’ina-
dempimento o dalla inesatta esecuzione delle prestazioni che formano
oggetto del pacchetto turistico si prescrive in tre anni decorrenti dal rien-
tro del viaggiatore nel luogo di partenza20; dall’altro lato, si colloca invece
il diverso orientamento secondo il quale il pregiudizio patito dal turista
sarebbe ascrivibile ai «danni diversi da quelli alla persona» compendiati
dal successivo art. 45 c.tur. (prima art. 95 c.cons.) e sottoposti al più
breve termine prescrizionale di un anno21.
Tra gli indirizzi testé illustrati, quest’ultimo è risultato prevalente,
anche in ragione del fatto che il contrapposto orientamento sembra muo-
vere da un equivoco di fondo, determinato dall’imprecisione terminolo-
gica con cui è stato recepito il disposto dell’art. 5 dir. 90/314/CEE.
Per comprendere appieno le motivazioni di tale spunto critico, si os-
servi come la disposizione appena citata si riferisse tanto ai « danni deri-
vanti dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione del contratto » (art.
5, commi 2° e 4°), quanto ai «danni diversi da quelli corporali» derivanti
dall’inadempimento o dalla cattiva esecuzione delle prestazioni (art. 5,
comma 5°) e come, evidentemente, il legislatore comunitario avesse in-
teso ricomprendere tra questi ultimi – in quanto non incidenti sulla sfera
fisica del turista – il danno da vacanza rovinata. Sennonché, il legislatore
interno, invece di riproporre la distinzione tra danni senza ulteriori spe-
cificazioni e pregiudizi diversi da quelli attinenti alla sfera fisica del viag-
giatore, ha proceduto alla suddivisione tra «danni alla persona», discipli-
nati dall’art. 44 c.tur., e «danni diversi da quelli alla persona», compen-
20 In giurisprudenza v. Trib. Genova 2 marzo 2005, in Dir. tur., 2006, p. 249, con nota
critica di MANCALEONI, Responsabilità dell’organizzatore di una crociera turistica e prescrizione
del danno da vacanza rovinata; Giud. pace Sarzana 23 luglio 2003, ined.; GP Monza 19 otto-
bre 2002, cit.
21 SPANGARO, Il danno non patrimoniale da contratto: l’ipotesi del danno da vacanza rovi-
nata, in Resp. civ. e prev., 2007, p. 787; A. BOTTI, Danno da vacanza rovinata e termine di pre-
scrizione, in Dir. tur., 2004, p. 115. In giurisprudenza cfr. Trib. Busto Arsizio 2 maggio 2012,
ined.; Giud. pace Acquaviva Fonti 5 febbraio 2007, n. 22, ined.; Trib. Roma 2 ottobre 2003,
in Dir. trasporti, 2005, p. 116, con nota di L. TULLIO, Interpretazioni discutibili e inquietanti
della normativa sul contratto di viaggio; Giud. Pace Benevento 9 luglio 2003, in Giud. Pace,
2004, p. 325, con nota di FRANCHI, Considerazioni in merito alla vendita di pacchetti turistici e
al danno da vacanza rovinata; Trib. Verbania 23 aprile 2002, in Giur. it., I, 2, 2004, p. 550;
Trib. Bari 8 settembre 2000, in Dir. trasporti, 2001, p. 783, con nota di B. FIORE, Pacchetti
turistici: forma del contratto, danno da vacanza rovinata e limite risarcitorio.
IL RIMEDIO RISARCITORIO NELLA DIR. 2015/2302/UE 141
diati dal successivo art. 45 c.tur., impiegando espressioni di diverso e di
più ampio significato rispetto a quelle presenti nella normativa europea.
Infatti, in sede di recepimento, la chiara locuzione «danni diversi da
quelli corporali», è stata sostituita dalla diversa espressione «danni di-
versi da quelli alla persona» ed è per questo motivo che – rientrando
senza alcun dubbio il danno da vacanza rovinata nell’àmbito dei danni
alla persona – parte degli interpreti ha ritenuto ad esso inapplicabile il
termine prescrizionale di un anno previsto dall’art. 45 c.tur. proprio per
i pregiudizi diversi da quelli alla persona. Pur tuttavia, come detto, tale
conclusione sembra da respingere, in quanto, alla luce di una corretta
esegesi della normativa di derivazione europea, deve piuttosto ritenersi
che l’art. 44 c.tur., laddove si riferisce ai danni alla persona, sia applica-
bile ai pregiudizi che colpiscono la sfera fisica del turista (si pensi al
danno biologico), mentre l’art. 95 c.tur. debba trovare applicazione a
fronte di un nocumento che, pur interessando la persona del turista, non
si risolva in una lesione dell’integrità corporale.
La predetta linea ermeneutica si rivela, d’altronde, ossequiosa ri-
spetto a quanto statuito dalla Corte di giustizia, la quale, come osservato,
ha legittimato il risarcimento del danno non patrimoniale da vacanza ro-
vinata facendo leva su quella parte dell’art. 5 dir. 90/314/CEE che con-
sente agli Stati membri di prevedere che l’indennizzo dei «danni diversi
da quelli corporali» possa essere limitato in virtù del contratto. Vi è, in
ultimo, da considerare che la prospettata interpretazione mostra mag-
giore coerenza con il sistema, giacché implica che i pregiudizi di mag-
giore portata ed intensità – qual è il danno biologico subìto dal viaggia-
tore – rimangano sottoposti ad un termine prescrizionale di tre anni, os-
sia ad un termine più lungo rispetto a quello annuale a cui soggiace il
pregiudizio meramente transeunte conseguente alla vacanza rovinata.
Tutto ciò chiarito, vi è comunque da rilevare come il contrasto in-
terpretativo di cui si è appena dato conto sia plausibilmente destinato a
perdere di rilievo, laddove – come è prevedibile – il legislatore interno, in
sede di attuazione della direttiva in rassegna, sancirà un termine unico
(almeno) biennale di prescrizione per qualsiasi pretesa risarcitoria avan-
zata dal viaggiatore. In questo senso depone, infatti, l’art. 14, comma 6°,
dir. 2015/2302/UE il quale – prendendo espressa posizione circa il ter-
mine prescrizionale cui soggiace il rimedio rappresentato dal ristoro del
danno – stabilisce che qualsiasi pretesa risarcitoria (e non già soltanto
quella intesa a conseguire il danno da vacanza rovinata), fatta valere dal
viaggiatore deve soggiacere un termine prescrizionale che non può essere
inferiore a due anni.
ALESSANDRO PEPE
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI»
ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ DEL TOUR OPERATOR
NELLA NUOVA DIRETTIVA VIAGGI
SOMMARIO: 1. Premessa. – 2. Le cause di esonero da responsabilità del tour operator. –
3. Il rilievo della nozione di «circostanze inevitabili e straordinarie». – 4. Le «cir-
costanze inevitabili e straordinarie» come circostanze sopravvenute alla conclu-
sione del contratto di viaggio. – 5. Gli elementi costitutivi della nozione di «circo-
stanze inevitabili e straordinarie». – 6. Alcune osservazioni conclusive in vista del-
l’attuazione nell’ordinamento interno della dir. 2015/2302/UE.
1. Premessa
L’adozione della nuova dir. 2015/2302/UE in materia di pacchetti
turistici e servizi turistici collegati1 risponde essenzialmente all’esigenza
di adeguare il quadro normativo agli sviluppi del mercato dei viaggi or-
ganizzati, il quale ha subito profonde trasformazioni nel corso dell’ultimo
trentennio soprattutto grazie alla crescita dei canali di commercializza-
zione via internet.
La nuova disciplina europea tende, peraltro, a superare le diver-
genze e la frammentazione giuridica esistente in materia tra i diversi Stati
membri, puntando a favorire la promozione della dimensione transfron-
taliera del settore. In quest’ottica, si assiste dunque all’abbandono del-
1 Dir. 2015/2302/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 25 novembre 2015 re-
lativa ai pacchetti turistici e ai servizi turistici collegati, che modifica il reg. CE n. 2006/2004 e
la dir. 2011/83/UE e che abroga la dir. 90/314/CEE, in G.U.U.E. L 326 del 11 dicembre 2015.
Ai sensi dell’art. 28, la nuova direttiva dovrà essere recepita entro il 1° gennaio 2018. Ad oggi
(settembre 2017), soltanto Austria (Bundesgesetz, mit dem ein Bundesgesetz über Pauschalreisen
und verbundene Reiseleistungen (Pauschalreisegesetz - PRG) erlassen wird sowie das Konsu-
mentenschutzgesetz, das Fern- und Auswärtsgeschäfte-Gesetz und das Verbraucherbehörden-Koo-
perationsgesetz geändert werden, in Bundesgesetzblatt 24 aprile 2017) e Germania (Drittes Ge-
setz zur Änderung reiserechtlicher Vorschriften, in Bundesgesetzblatt 21 luglio 2017) hanno già
provveduto a trasporre nell’ordinamento nazionale la nuova disciplina (destinata ad entrare in
vigore il 1° luglio 2018).
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l’approccio di armonizzazione c.d. minima, che aveva invece caratteriz-
zato la dir. 90/314/CEE, in favore di un modello di armonizzazione c.d.
completa2.
Per quanto qui d’interesse, preme innanzitutto rilevare che, confor-
memente a quanto stabilito dalla previgente normativa, anche alla luce
della nuova direttiva, in capo al tour operator si delinea una tipica ipotesi
di responsabilità per rischio d’impresa3. Ai sensi dell’art. 13, par. 1, è in-
fatti l’organizzatore ad essere individuato come soggetto responsabile
dell’esecuzione delle singole prestazioni dedotte nel contratto di viaggio,
indipendentemente dal fatto che le stesse siano (o debbano essere) ese-
guite dal tour operator o da terzi fornitori di servizi.
Ai legislatori nazionali è inoltre rimessa la scelta in merito all’esten-
sione della medesima responsabilità anche in capo al venditore del pac-
chetto di viaggio (art. 13, par. 1, comma 2°). Soluzione quest’ultima che
andrebbe indubbiamente a rafforzare la posizione del singolo viaggia-
tore, consentendogli di rivolgere le proprie pretese all’intermediario con
il quale è entrato in diretto contatto. Sennonché, la medesima scelta po-
trebbe sollevare qualche perplessità, soprattutto in considerazione della
negativa incidenza economico-finanziaria che la stessa potrebbe avere
sull’indotto delle agenzie di viaggio, specie quelle di dimensioni medio-
piccole, le quali risulterebbero in tal modo esposte ad un rischio che po-
trebbe apparire invero assai sproporzionato rispetto al tipo di attività
dalle medesime posto in essere4.
In relazione al richiamato profilo della responsabilità per inadempi-
mento o inesatto adempimento del contratto di viaggio, con il presente
contributo ci si propone di analizzare in particolare le cause di esonero
della responsabilità risarcitoria del tour operator, soffermando principal-
2 Cfr. il 4° e 6° considerando, nonché l’art. 4 dir. 2015/2302/UE.
3 Cfr., FINESSI, Prestazione di servizi «non conformi» al contratto di viaggio e rimedi con-
trattuali esperibili dal viaggiatore nella dir. 2015/2302/UE: prospettive di attuazione nell’ordi-
namento giuridico italiano, in questo Volume, p. 114 ss.; nonché, con riferimento alla previ-
gente normativa e senza pretesa di esaustività, R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, Torino,
2014, p. 317; CAMPIONE, I contratti del turismo organizzato, in Tratt. dei contratti, diretto da
Roppo e Benedetti, IV, Opere e servizi - 2, Milano, 2014, p. 474; PASQUILI, La prestazione del-
l’organizzatore nel contratto di viaggio, Torino, 2012, p. 164; F. ROMEO, Il contratto di viaggio.
Tutele specifiche e risarcimento del danno, Padova, 2011, p. 156; TASSONI, Il contratto di viag-
gio, Milano, 1998, p. 266 ss.; C.S. CARRASSI, Tutela del turista nei viaggi a forfait: finalmente
una risposta adeguata del legislatore italiano?, in Corr. giur., 1995, p. 904 ss.
4 Cfr. M. CAVALLARO, La responsabilità dell’intermediario e dell’organizzatore di viaggi
nella disciplina della “vendita di pacchetti turistici”, in Riv. crit. dir. priv., 1999, p. 440. V. pure
MONTICELLI e GAZZARA, Il contratto di viaggio, in I contratti dei consumatori, II, a cura di E.
Gabrielli ed E. Minervini, Tratt. Rescigno-Gabrielli, Torino, 2005, p. 788.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 145
mente l’attenzione sulla nozione di «circostanze inevitabili e straordina-
rie», impiegata dal legislatore europeo in sostituzione della più familiare
nozione di «forza maggiore», la quale peraltro, nell’àmbito della previ-
gente dir. 90/314/CEE, assumeva un significato non sempre pienamente
coincidente con quello fatto proprio dalla tradizione giuridica dei singoli
ordinamenti nazionali.
2. Le cause di esonero da responsabilità del tour operator
Ai sensi dell’art. 14, par. 3, della nuova direttiva, il diritto del viag-
giatore al risarcimento dei danni (patrimoniali e non patrimoniali)5 subiti
a causa dell’inadempimento o dell’inesatto adempimento delle presta-
zioni dedotte nel contratto di viaggio è escluso soltanto in tre ipotesi, tas-
sativamente predeterminate, ricalcando in buona misura quanto già pre-
visto nell’àmbito della dir. 90/314/CEE6. Sarà pertanto onere del tour
operator riuscire a dimostrare che, nel caso concreto, ricorre una delle
specifiche cause che ne escludono la responsabilità e, conseguentemente,
il sorgere dell’obbligo risarcitorio a suo carico.
Sotto quest’aspetto, deve innanzitutto rilevarsi come le novità intro-
dotte dalla nuova disciplina appaiano alquanto marginali.
In tal senso, infatti, così come in passato, anche alla luce della nuova
direttiva, il risarcimento continua in primo luogo a non essere dovuto
qualora l’inadempimento sia imputabile al viaggiatore, il quale abbia ad
es. omesso di presentarsi all’ora stabilita per la partenza ovvero non ab-
bia provveduto ad ottenere i visti necessari al fine di accedere in un
Paese estero. Peraltro, posta la formulazione della disposizione testé ci-
tata, appare lecito ritenere che ai fini dell’esclusione della responsabilità
del tour operator non sia richiesta necessariamente la dimostrazione di un
comportamento colposo del viaggiatore, essendo sufficiente che la causa
dell’inadempimento sia riconducibile nell’àmbito della sua sfera di orga-
nizzazione e di controllo7.
5 Cfr. l’art. 14, par. 2, dir. 2015/2302/UE. Tale disposizione va letta alla luce del 34°
considerando, ove viene precisato che «il risarcimento dovrebbe coprire anche i danni morali,
come il risarcimento per la perdita in termini di godimento del viaggio o della vacanza a causa
di problemi sostanziali nell’esecuzione dei pertinenti servizi turistici».
6 Art. 5, par. 2, dir. 90/314/CEE. Cfr. GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, Torino,
2017, p. 188. In argomento, v. R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 319 s.; A. RUOTOLO,
La responsabilità del tour operator e dell’intermediario, in L’ordinamento del mercato turistico,
a cura di Cogliani, Gola, Sandulli e Santagata, Torino, 2012, p. 241 s.
7 Sul punto, con riferimento alla normativa previgente alla dir. 2015/2302/UE, cfr. F.
ROMEO, Il contratto di viaggio, cit., p. 165; VENCHIARUTTI, I contratti del turismo organizzato
nel codice del turismo, in I contratti del consumatore, a cura di Alpa, Milano, 2014, p. 1237.
146 ALESSANDRO PEPE
In secondo luogo, ancora una volta analogamente a quanto stabilito
dalla abrogata dir. 90/314/CEE, l’obbligazione risarcitoria non sorge in
capo all’organizzatore qualora l’inadempimento sia imputabile ad un
soggetto terzo che risulti al contempo imprevedibile o inevitabile, con
l’unica precisazione neointrodotta per cui tale soggetto deve essere estra-
neo alla fornitura dei servizi inclusi nel contratto di viaggio. Si pensi ad
es. al caso in cui si verifichi un atto di sabotaggio, ovvero un incidente
stradale causato da un soggetto diverso dal vettore che esegue la presta-
zione di trasporto compresa nel pacchetto turistico8. L’imprevedibilità o
l’inevitabilità del difetto di conformità imputabile al terzo dovrà essere in
ogni caso valutata alla stregua del canone dell’ordinaria diligenza, para-
metrata all’attività professionalmente svolta dal tour operator (o dal terzo
prestatore di servizi, cui sia stata affidata l’esecuzione della prestazione
dedotta nel contratto di viaggio)9.
Diversamente, ad essere stata in parte modificata, quantomeno sotto
il profilo formale, è la terza e ultima ipotesi di esonero da responsabilità
risarcitoria dell’organizzatore di viaggi.
Come si è già accennato, infatti, il diritto al risarcimento dei danni è
escluso non più qualora l’inesatta o la mancata esecuzione del pacchetto
turistico sia dovuta «a un caso di forza maggiore», così come statuito
dalla dir. 90/314/CEE, bensì allorquando la stessa sia dovuta a «circo-
stanze inevitabili e straordinarie».
In perfetta linea di continuità rispetto al passato si pone, infine,
pure la previsione per cui, anche qualora ricorra una causa di esonero da
responsabilità, l’organizzatore è comunque tenuto a prestare adeguata as-
sistenza al viaggiatore che si trovi in difficoltà. In relazione a tale speci-
fico aspetto, l’unica novità, peraltro già prevista dall’art. 46, comma 2°,
c.tur., è la precisazione per cui il tour operator può pretendere dal viag-
giatore il risarcimento delle spese effettivamente sostenute al fine di
adempiere al prescritto obbligo di assistenza, qualora l’inadempimento o
l’inesatto adempimento del contratto di viaggio sia dovuto a dolo o colpa
del viaggiatore medesimo10.
3. Il rilievo della nozione di «circostanze inevitabili e straordinarie»
Con riguardo alla nozione di «circostanze inevitabili e straordina-
rie», merita di essere subito evidenziato come la stessa non assuma rilievo
8 Cfr. Trib. Roma 3 settembre 2002, in Contratti, 2004, p. 81 s.
9 Cfr. M. CAVALLARO, La responsabilità dell’intermediario e dell’organizzatore di viaggi,
cit., p. 453.
10 Cfr. art. 16 dir. 2015/2302/UE.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 147
esclusivamente quale limite alla responsabilità risarcitoria del tour opera-
tor, ma altresì quale causa che, prima dell’inizio dell’esecuzione del viag-
gio, giustifica l’esercizio del diritto di recesso ad opera di ambedue le
parti contrattuali, legittimando in tal senso una sorta di “recesso per giu-
sta causa”.
È questa senz’altro una novità rispetto a quanto previsto dalla dir.
90/314/CEE, ove un analogo diritto di recesso era riconosciuto unica-
mente all’organizzatore11, il quale non era tenuto a risarcire gli eventuali
danni subiti dal viaggiatore, qualora fosse stato in grado di dimostrare
che l’annullamento del viaggio era dipeso dal mancato raggiungimento
del numero minimo di partecipanti, ovvero dovuto a cause di forza mag-
giore12. Quest’ultime, peraltro, definite come circostanze esterne a colui
che le invoca, anormali e imprevedibili, le cui conseguenze non si sareb-
bero potute evitare nonostante l’impiego della dovuta diligenza13.
In ogni caso, al di là dell’estensione ad analoghe condizioni del di-
ritto di recesso anche al viaggiatore, ad assumere preminente rilievo è in-
dubbiamente il mutamento terminologico attuato dal legislatore al fine di
individuare tanto le cause di giustificazione del recesso, quanto quelle di
esonero dalla responsabilità risarcitoria del tour operator.
In relazione a questo specifico aspetto può, in prima battuta, evi-
denziarsi come la portata di tale cambiamento appaia tutt’altro che di
immediata comprensione. I risultati pratici cui si perviene indagando il
significato della nuova nozione non sembrerebbero, infatti, discostarsi di
molto da quelli che pure potevano essere raggiunti mediante l’interpreta-
11 Ai sensi dell’art. 4, par. 6, comma 1°, dir. 90/314/CEE, a fronte dell’annullamento
del viaggio ad opera del tour operator, era comunque fatto salvo il diritto del viaggiatore-con-
sumatore di scegliere se usufruire di un altro servizio tutto compreso di qualità equivalente o
superiore (ovvero anche inferiore, ma con conseguente congrua riduzione del prezzo), op-
pure se essere rimborsato dell’importo già corrisposto (cfr. art. 42, comma 1°, c.tur.). Cfr., sul
punto, ROSSI CARLEO e DONA, Il contratto di viaggio turistico, in Tratt. dir. civ. CNN, diretto da
P. Perlingieri, Napoli, 2010, p. 118 ss.; v. pure O. TROIANO, Cooperazione stabile, plurisogget-
tiva e contraente unico, Milano, 2001, p. 67.
12 Merita di essere rilevato come, sin dalla prima attuazione della normativa europea
nell’ordinamento nazionale, il legislatore italiano abbia contemplato un’ipotesi di recesso
“per giusta causa” del viaggiatore, stabilendo in particolare che l’importo versato all’atto
della conclusione del contratto dal consumatore, a titolo di caparra, non può essere tratte-
nuto dall’organizzatore qualora il recesso del viaggiatore sia dipeso da fatto sopraggiunto non
imputabile, ovvero sia giustificato dal grave inadempimento della controparte [cfr. l’art. 7 lett.
d) d.lgs. 111 del 1995, successivamente trasfuso nell’art. 86 lett. d) c.cons. e, infine, nell’art.
36 lett. d) c.tur.]. Sull’infelice formulazione della previsione normativa e sulle perplessità dalla
medesima sollevate, v. per tutti GRISI e MAZZAMUTO, Diritto del turismo, cit., p. 173 ss.; ROSSI
CARLEO e DONA, op. cit., p. 112 ss.; nonché R. SANTAGATA, Diritto del turismo3, cit., p. 306 ss.
13 Cfr. art. 4, par. 6, comma 2°, punto ii), dir. 90/314/CEE.
148 ALESSANDRO PEPE
zione della nozione di “forza maggiore”, così come definita nell’àmbito
della previgente direttiva14.
In relazione a quanto appena affermato, deve tuttavia rilevarsi come
ad es. nella versione in lingua tedesca la medesima definizione apparisse
meno stringente rispetto a quella riprodotta in altre versioni linguisti-
che15, inducendo così a interpretazioni divergenti rispetto a quella qui
prospettata16.
Prendendo in considerazione il dato appena richiamato, una possi-
bile giustificazione della scelta operata dal legislatore europeo sembre-
rebbe potersi quindi individuare nell’esigenza di superare le divergenze
esistenti tra le diverse versioni linguistiche, evitando peraltro l’impiego di
una terminologia astrattamente suscettibile di diversa interpretazione alla
luce della stratificata elaborazione dogmatica sviluppatasi nei singoli Stati
membri17.
Esattamente in questa prospettiva, si è dunque inteso introdurre una
nozione che fosse percepibile anche nominalmente come autonoma ri-
spetto alla tradizione giuridica di ciascun ordinamento nazionale, sì da
garantirne un’uniforme applicazione su tutto il territorio dell’Unione eu-
ropea.
Un’ulteriore giustificazione dell’accennato mutamento terminolo-
gico può essere poi individuata nell’esigenza di uniformare la normativa
sui viaggi organizzati alla disciplina adottata, sempre a livello europeo, in
materia di tutela dei diritti dei passeggeri nei diversi modi di trasporto18.
14 Sulla nozione di forza maggiore, con riferimento alla direttiva oggi abrogata, v. O.
TROIANO, Cooperazione stabile, plurisoggettiva e contraente unico, cit., p. 154.
15 La divergenza appare evidente mettendo a confronto le versioni in lingua italiana,
francese e spagnola, ove l’evento impeditivo è qualificato come «esterno», «étrangères», «aje-
nas» a colui che invoca la causa di forza maggiore, con la versione in lingua tedesca, la quale
sembra prescindere da tale caratterizzazione, essendo l’«höhere Gewalt» definita come
«ungewöhnlicher und unvorhersehbarer Ereignisse, auf die derjenige, der sich auf höhere
Gewalt beruft, keinen Einfluß hat und deren Folgen trotz Anwendung der gebotenen Sorgfalt
nicht hätten vermieden werden können».
16 È in tal senso che sembrerebbero peraltro giustificarsi le affermazioni ricorrenti nella
dottrina tedesca in merito alla natura più restrittiva della nozione di «höhere Gewalt» accolta
dal diritto nazionale, rispetto a quella impiegata nella dir. 90/314/CEE, cfr. WEICK, Force
Majeure. Rechtsvergleichende Untersuchung und Vorschlag für eine einheitliche europäische
Lösung, in Zeitschrift für Europäisches Privatrecht, 2014, p. 300 s.; TONNER, sub § 651j BGB,
in Münchener Kommentar zum BGB, 7. Auflage, München, 2017, Rn. 9. Così come ugual-
mente sembrerebbe giustificarsi l’affermazione per cui la nozione di «unvermeidbare und
außergewöhnliche Umstände», introdotta dalla dir. 2015/2302/UE, non coinciderebbe con
la nozione di forza maggiore di cui alla precedente direttiva, cfr. SCHEUER, Die neue
Pauschalreiserichtlinie, in ReiseRecht aktuell 2015, p. 280; v. anche TONNER, Die neue
Pauschalreiserichtlinie, in Europäische Zeitschrift für Wirtschaftsrecht, 2016, p. 99.
17 Cfr. SCHEUER, op. loc. ult. cit.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 149
Deve infatti evidenziarsi come una analoga nozione a quella impie-
gata dalla nuova direttiva sia utilizzata altresì nell’àmbito dei regolamenti
sui diritti dei passeggeri relativi al trasporto aereo19 e al trasporto per vie
navigabili20, le cui disposizioni fissano, tra l’altro, gli obblighi che, in
virtù del contratto di trasporto, sorgono in capo al vettore nell’ipotesi in
cui non sia possibile l’esatto adempimento della pattuita prestazione di
trasferimento.
Tra le varie misure predisposte a tutela degli interessi dei passeggeri,
i richiamati provvedimenti normativi pongono a carico dei vettori l’ob-
bligo di versare agli utenti coinvolti dal disservizio una somma di denaro,
predeterminata nel suo ammontare, a titolo di riparazione dei danni su-
biti dai viaggiatori21. Tale obbligo è, in particolare, escluso allorquando la
compagnia di navigazione sia in grado di dimostrare che l’inadempi-
mento o l’inesatto adempimento della prestazione di trasporto sia dovuto
al verificarsi di un evento qualificabile in termini di «circostanza eccezio-
nale», il quale abbia reso impossibile, in via definitiva o temporanea,
l’esecuzione della prestazione secondo quanto originariamente pattuito.
Ne deriva dunque che, nel sistema normativo delineato dai citati re-
golamenti, il ricorrere di una circostanza eccezionale vale ad escludere
l’imputabilità dell’inadempimento al vettore e conseguentemente la na-
scita in capo a quest’ultimo dell’obbligo risarcitorio. Sicché la nozione di
“circostanza eccezionale” si configura propriamente come una causa di
esonero della responsabilità risarcitoria dell’impresa di navigazione.
In tal senso, un’analoga configurazione può essere riconosciuta alla
nozione in esame nell’àmbito della nuova direttiva viaggi, ove – come si
è detto – il diritto del viaggiatore ad un risarcimento adeguato per i
danni subiti a causa di un difetto di conformità è escluso qualora l’orga-
nizzatore dimostri che quest’ultimo è imputabile a) al viaggiatore, o b) al
fatto di un terzo, estraneo alla fornitura dei servizi inclusi nel pacchetto,
18 Cfr. TONNER, sub § 651j BGB, cit., Rn. 10; SCHEUER, op. loc. ult. cit.; v. anche FÜHRICH,
Die neue Pauschalreiserichtlinie. Inhalt und erste Überlegungen zur Umsetzung, in Neue Juri-
stische Wochenschrift, 2016, p. 1209; nonché RICHTER, Was bringt die neue Pauschalreise-
richtlinie für den Verbraucher, in ReiseRecht aktuell, 2015, p. 218.
19 Cfr. art. 5, par. 3, reg. CE n. 261/2004 del 11 febbraio 2004, «che istituisce regole co-
muni in materia di compensazione ed assistenza ai passeggeri in caso di negato imbarco, di
cancellazione del volo o di ritardo prolungato e che abroga il reg. CEE n. 295/91» (in
G.U.U.E. L 46 del 17 febbraio 2004).
20 Cfr. art. 20, par. 4, reg. UE n. 1177/2010 del 24 novembre 2010, «relativo ai diritti
dei passeggeri che viaggiano via mare e per vie navigabili interne e che modifica il reg. CE
n. 2006/2004» (in G.U.U.E. L 334 del 17 dicembre 2010).
21 Sulla natura della c.d. «compensazione pecuniaria» prevista dall’art. 7 reg. CE n.
261/2004, sia consentito il rinvio a PEPE, Trasporto aereo, inadempimento e “compensazione
pecuniaria” nel reg. CE n. 261/2004, in Riv. dir. civ., in corso di pubblicazione.
150 ALESSANDRO PEPE
dal carattere imprevedibile o inevitabile, ovvero c) è dovuto a «circo-
stanze inevitabili e straordinarie» (art. 14, par. 4., dir. 2015/2302/UE).
Se ciò è vero, come effettivamente si ritiene, al fine di poter proce-
dere alla corretta individuazione degli elementi identificativi di ciò che
può definirsi “circostanza inevitabile e straordinaria”, deve necessaria-
mente tenersi conto delle soluzioni ermeneutiche adottate dalla Corte di
giustizia con riferimento all’analoga nozione impiegata nei citati regola-
menti e, più in particolare, con riguardo al reg. CE n. 261/2004 in mate-
ria di negato imbarco, ritardo prolungato e cancellazione del volo.
Una simile impostazione sembrerebbe d’altro canto imporsi, in
quanto diversamente si rischierebbe di avallare difformità interpretative
che risulterebbero del tutto irragionevoli, considerando non soltanto che
i menzionati servizi di trasporto sono spesso inseriti all’interno dei pac-
chetti di viaggio, ma altresì che la stessa direttiva fa in più di un’occa-
sione esplicito riferimento ai richiamati regolamenti22.
Nella medesima prospettiva, tuttavia, potrebbe forse porsi il dubbio
in merito all’effettiva opportunità di estendere il medesimo rigore inter-
pretativo, fatto proprio dalla Corte di giustizia con riferimento ai servizi
di trasporto aereo, anche rispetto ad altre tipologie di servizi non esatta-
mente assimilabili ai primi, ove peraltro operano anche categorie di im-
prese di medie e piccole dimensioni, senz’altro non equiparabili alle
compagnie aeree. In tal senso, una volta scaduto il termine per il recepi-
mento della direttiva negli ordinamenti nazionali, è facilmente prevedi-
bile il sorgere di un contenzioso sul punto, nell’àmbito del quale la Corte
di giustizia sarà senz’altro chiamata a precisare e concretizzare ulterior-
mente la nozione in esame, la quale conserva comunque un certo grado
di intrinseca elasticità.
4. Le «circostanze inevitabili e straordinarie» come circostanze soprav-
venute alla conclusione del contratto di viaggio
Come s’è prima accennato, nell’àmbito della nuova direttiva viaggi
la menzionata nozione di «circostanze inevitabili e straordinarie» assume
rilievo anche come causa giustificativa del recesso tanto del viaggiatore,
quanto dell’organizzatore.
A mente rispettivamente del secondo e terzo paragrafo dell’art. 12 è,
infatti, previsto che il viaggiatore può recedere, senza essere tenuto a pa-
gare eventuali caparre penitenziali, qualora simili circostanze si siano ve-
22 V. il 35° e 36° considerando, nonché i par. 7 e 8 dell’art. 13, e il par. 5 dell’art. 14 dir.
2015/2302/UE.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 151
rificate nel luogo di destinazione o nelle sue immediate vicinanze e le
stesse abbiano un’incidenza sostanziale sull’esecuzione del pacchetto o
sul trasporto di passeggeri verso la destinazione prescelta; mentre l’orga-
nizzatore può recedere, senza incorrere in alcun obbligo risarcitorio nei
confronti del viaggiatore, qualora a causa del verificarsi delle medesime
circostanze egli non sia in grado di eseguire il contratto.
In questo senso, dunque, ai fini di un’interpretazione sistematica
della nozione in esame, le disposizioni testé citate devono senz’altro te-
nersi in debito conto, potendosi dalle medesime ricavare innanzitutto
come le «circostanze inevitabili e straordinarie», cui la direttiva fa riferi-
mento, assumano rilievo soltanto se e in quanto le stesse siano sopravve-
nute dopo la conclusione del contratto e abbiano una incidenza oggettiva
sul viaggio organizzato, rendendo impossibili le singole prestazioni che lo
compongono o impedendone l’esatta esecuzione da parte del tour opera-
tor ovvero l’esecuzione in condizioni di sicurezza per il viaggiatore23,
come pure sembrerebbe potersi ricavare dal 31° considerando della diret-
tiva, il quale fa esemplificativamente riferimento a quelle «condizioni me-
teorologiche che impediscono di viaggiare in modo sicuro verso la desti-
nazione» prescelta.
Nell’accennata prospettiva, pertanto, gli impedimenti attinenti alla
sfera soggettiva del viaggiatore (come ad es. malattia, infortunio, gravi-
danza o lutto familiare) devono ritenersi senz’altro estranei all’àmbito di
operatività della nozione in esame24. D’altro canto, a fronte di impedi-
menti di carattere personale, il viaggiatore può comunque cedere a terzi
il contratto, ex art. 9 dir. 2015/2302/UE, ovvero esercitare il diritto di re-
cesso ad nutum25, ai sensi dell’art. 12, comma 1°, seppure, in tal caso,
23 Così come, ad es., nel caso preso in considerazione da Cass. 24 luglio 2007, n. 16315
(con nota di DELLI PRISCOLI, Contratti di viaggio e rilevanza della finalità turistica, in Danno e
resp., 2008, p. 845 ss.; con nota di S. NARDI, Contratto di viaggio «tutto compreso» e irrealiz-
zabilità della sua funzione concreta, in Nuova giur. civ. comm., 2008, I, p. 531 ss.; e con nota
critica di B. IZZI, Causa in concreto e sopravvenienze nel contratto di viaggio vacanza tutto com-
preso in Giur. it., 2008, p. 1133 ss.), relativo alla diffusione di un’epidemia di dengue emor-
ragico nell’isola di Cuba, meta del viaggio organizzato.
24 Cfr., nello stesso senso, PAGLIANTINI, Modifiche anteriori e recesso da un contratto di
pacchetto turistico secondo il canone della dir. 2015/2302/UE: per un repertorio (frastagliato) di
problemi teorici e pratici a prima lettura, in questo Volume, p. 84 ss.
25 In senso analogo, ma con riferimento alla previgente normativa, cfr. Trib. Padova 19
dicembre 2007, con nota di PASQUILI, Il recesso nei contratti turistici e l’impossibilità per il cre-
ditore di ricevere la prestazione: il caso della sopravvenuta malattia del viaggiatore prima della
partenza, in Nuova giur. civ. comm., 2008, I, p. 811, secondo il quale «al viaggiatore che si
trovi per causa a lui non imputabile nell’impossibilità di ricevere la prestazione – e quindi an-
che nel caso di malattia – è data, ove egli non intenda recedere pagando le penali previste dal
regolamento negoziale, unicamente la possibilità di cedere a terzi il contratto, restando altri-
menti a suo carico il rischio conseguente a detta impossibilità».
152 ALESSANDRO PEPE
provvedendo a rimborsare l’organizzatore delle spese che appaiano «ade-
guate e giustificabili»26. Un ulteriore indice dell’esclusione di simili im-
pedimenti dall’àmbito d’applicazione della nozione di «circostanze inevi-
tabili e straordinarie» sembrerebbe peraltro potersi ricavare dall’art. 5,
par. 1, lett. h) della direttiva. La richiamata disposizione, ponendo in
capo al tour operator l’obbligo di fornire al viaggiatore le informazioni in
ordine alla conclusione (obbligatoria o facoltativa) di un contratto di as-
sicurazione «che copra le spese di annullamento del contratto [rectius:
del recesso dal contratto] da parte del viaggiatore o le spese di assistenza,
compreso il rimpatrio, in caso di infortunio, malattia o decesso», sem-
brerebbe infatti deporre nel senso di una allocazione del rischio di que-
gli eventi attinenti alla sfera subiettiva del viaggiatore in capo a quest’ul-
timo, piuttosto che al tour operator, espungendo i medesimi dall’àmbito
del rischio d’impresa posto a suo carico.
Analogamente, deve escludersi che mere paure e ansie soggettive del
viaggiatore in merito all’effettiva sicurezza del viaggio (ad es. per il ti-
more del verificarsi di atti terroristici, emulativi di quanto già verificatosi
in località diverse dalla meta del viaggio) possano essere giudicate idonee
ad integrare la nozione di «circostanze inevitabili e straordinarie», così
da legittimare un recesso gratuito dal contratto di viaggio organizzato. Lo
stesso dicasi per eventi inevitabili e straordinari già realizzatisi nel mo-
mento in cui il contratto è concluso, dei quali le parti siano state o avreb-
bero potuto essere a conoscenza mediante l’impiego dell’ordinaria dili-
genza. In tal senso, dunque, qualora prima della conclusione del con-
tratto di viaggio si sia già verificata una circostanza eccezionale (ad es., la
meta turistica sia stata interessata da un violento uragano, ovvero le au-
torità locali abbiano imposto un coprifuoco notturno), in merito alla
quale il tour operator o il travel agent abbia fornito un’adeguata informa-
zione nella fase precontrattuale, una volta concluso il contratto il viaggia-
tore non potrà invocare la medesima circostanza al fine di recedere gra-
tuitamente prima della partenza, né potrà pretendere un eventuale risar-
cimento dei danni subiti in ragione dei prevedibili inconvenienti nella
fruizione del soggiorno, legati alla suddetta e già nota circostanza ecce-
zionale (quali ad es. l’impossibilità di uscire dall’albergo per la durata del
coprifuoco). Allo stesso modo, il tour operator non potrà avvalersi del di-
ritto di recesso senza tenere indenne il viaggiatore dai danni subiti a
causa della cancellazione del viaggio, né potrà andare esente da respon-
sabilità qualora, verificatasi una circostanza straordinaria prima della
26 Su tale aspetto, v. amplius PAGLIANTINI, Il recesso nei contratti turistici e l’impossibilità
per il creditore di ricevere la prestazione, cit., p. 88 ss.; v. anche GAMBINI, Il recesso nella con-
trattazione turistica: da rimedio solutorio a strumento di riequilibrio delle posizioni contrattuali,
in Riv. dir. priv., 2016, p. 553 ss.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 153
conclusione del contratto (della quale egli era o avrebbe dovuto essere a
conoscenza mediante l’impiego dell’ordinaria diligenza), abbia omesso di
compiere le opportune verifiche in merito all’effettiva praticabilità del
viaggio, non abbia fornito ai propri clienti un’adeguata informazione
nella fase precontrattuale ovvero abbia comunque assicurato la regolare
esecuzione del pacchetto così come originariamente concordato.
5. Gli elementi costitutivi della nozione di «circostanze inevitabili e
straordinarie»
Ulteriori elementi costitutivi della nozione in esame possono certa-
mente ricavarsi facendo riferimento alla definizione fornita dall’art. 3, n.
12), dir. 2015/2302/UE, il quale individua le «circostanze inevitabili e
straordinarie» in quegli eventi che sono «fuori dal controllo della parte»
che invoca il ricorrere di una circostanza eccezionale «e le cui conse-
guenze non sarebbero state evitate nemmeno adottando tutte le ragionevoli
misure» del caso.
A questo proposito deve tuttavia rilevarsi come una simile defini-
zione appaia incompleta, risultando in tal senso parziale. Essa, infatti, se
da un lato esplicita il significato da attribuirsi all’inevitabilità della circo-
stanza, dall’altro omette completamente ogni riferimento a cosa debba
intendersi per straordinarietà della medesima.
A meno quindi di voler affermare che il secondo termine di riferi-
mento sia del tutto privo di significato, è su questo specifico e ulteriore
requisito che, in via preliminare, deve concentrarsi l’attenzione dell’inter-
prete.
D’altra parte, comprendere che cosa debba intendersi per straordi-
narietà non ha rilievo meramente teorico, discendendo da ciò rilevanti
conseguenze pratiche, in relazione all’individuazione delle ipotesi con-
cretamente riconducibili nell’àmbito della nozione in parola.
Un aiuto in tal senso appare senz’altro ricavabile dalla giurispru-
denza della Corte di giustizia, la quale è intervenuta a più riprese a pre-
cisare la nozione di «circostanze eccezionali» impiegata nel reg. CE n.
261/2004. Adottando un’interpretazione particolarmente restrittiva, nella
causa Wallentin-Hermann c. Alitalia, la Corte ha infatti precisato che ri-
corre una circostanza eccezionale quando si verifica un evento che non è
inerente al normale esercizio dell’attività del vettore aereo e sfugge al suo
effettivo controllo, per la sua natura o per la sua origine27.
27 Cfr. Corte giust. 22 dicembre 2008, causa C-549/07, Wallentin-Hermann c. Alitalia,
punti 17 ss., con nota di DI PALMA, Responsabilità del vettore aereo nel caso di cancellazione
154 ALESSANDRO PEPE
In tal senso, seguendo l’impostazione prescelta dalla Corte di giusti-
zia e impiegando la medesima chiave di lettura anche nell’àmbito della
direttiva viaggi, la qualificazione di tali circostanze in termini di straordi-
narietà (o eccezionalità che dir si voglia) porta a considerare quale primo
elemento identificativo degli eventi ad esse riconducibili quello dell’e-
straneità dei medesimi alla normale attività del tour operator, la quale pe-
raltro si specifica con riferimento alla natura e all’oggetto delle singole
prestazioni dedotte in contratto, su cui viene in concreto ad incidere l’e-
vento impeditivo.
In questi termini, dunque, la disciplina europea delinea a carico del-
l’organizzatore di viaggi un’area di imputabilità assoluta con riferimento
a tutti quegli eventi che possono ritenersi inerenti alla sfera tecnico-orga-
nizzativa ed economica del tour operator (o del terzo prestatore di ser-
vizi), il quale sarà pertanto sempre responsabile degli eventuali difetti di
del volo: i problemi tecnici non sempre escludono il diritto al risarcimento del passeggero, in
Danno e resp., 2009, p. 827 ss., la quale ha escluso che la sopravvenienza di un guasto tecnico
dell’aeromobile possa in ogni caso qualificarsi in termini di “circostanza eccezionale”. In par-
ticolare, considerando come l’elevato grado di avanzamento tecnologico degli aeromobili
ponga costantemente i vettori di fronte alla necessità di risolvere problematiche siffatte, un
eventuale guasto rilevato nel corso di un normale controllo di routine ovvero emerso a causa
di una carente manutenzione dell’aeromobile non può costituire causa di esonero del vettore
dall’obbligo di versare la compensazione pecuniaria di cui all’art. 7 reg. CE n. 261/2004. Di-
versamente, potrebbero essere invece fatti rientrare nella nozione di “circostanze eccezionali”
i problemi tecnici derivanti da atti di sabotaggio o terrorismo, ovvero causati da vizi occulti
di fabbricazione, che mettano a rischio la navigazione di un particolare modello di aeromo-
bile, i quali siano stati resi noti, poco prima della partenza, dal costruttore o da una compe-
tente autorità per la sicurezza aerea. In una successiva occasione (v. Corte giust. 17 settembre
2015, causa C-257/14, van der Lans c. KLM), i giudici di Lussemburgo hanno peraltro escluso
il ricorrere di una circostanza eccezionale anche nel caso in cui la cancellazione o il ritardo
del volo siano dovuti ad un problema tecnico, provocato dalla prematura difettosità della
strumentazione dell’aeromobile e non imputabile ad una carente manutenzione, il quale sia
sorto improvvisamente prima della partenza e non nel corso di un normale controllo di
routine (in proposito, cfr. PRASSL, Exceptionally Unexceptional: C-257/14 Corina van der Lans
v Koninklijke Luchtvaart Maatschappij NV and the end of Regulation 261/2004’s Exceptional
Circumstances Defence, in Journal of European Consumer and Market Law, 2016, p. 136 ss.).
Analogamente, si è pure affermato che non costituisce una circostanza eccezionale l’urto con-
tro l’aeromobile di una scaletta per la salita e la discesa dei passeggeri (Corte giust., ord., 14
novembre 2014, causa C-394/14, Siewert c. Condor Flugdienst GmbH), mentre può essere
fatta rientrare in tale nozione la collisione tra un aeromobile e un volatile (c.d. bird strike), a
prescindere peraltro dal fatto che ne siano derivati danni all’aeromobile (Corte giust. 4 mag-
gio 2017, causa C-315/15, Pešková c. Travel Service a.s., punti 24 e 25), così come la chiusura
dello spazio aereo dovuto ad una decisione delle competenti Autorità di controllo del traffico
aereo (cfr., in relazione all’eruzione del vulcano islandese, Eyjafjallajökull, avvenuta nell’aprile
del 2010, Corte giust. 31 gennaio 2013, causa C-12/11, McDonagh c. Ryanair, con nota di L.
CAPUTI, Cancellazione del volo e disagi dei passeggeri, in Danno e resp., 2013, p. 937 ss.).
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 155
conformità o inadempimenti ad essi causalmente ricollegabili. Ciò anche
laddove tali eventi dovessero risultare incolpevoli, prescindendosi in tali
ipotesi da ogni giudizio in ordine alla diligenza impiegata dall’organizza-
tore con riferimento al caso concreto.
L’organizzatore non andrà quindi esente da responsabilità, ad es.,
qualora il viaggiatore veda sfumare inutilmente parte della vacanza a
causa di un improvviso guasto tecnico del traghetto o dell’aeromobile
che gli avrebbe dovuto consentire di raggiungere il luogo di villeggiatura.
E ciò in quanto garantire l’operatività dei mezzi di trasporto rientra in-
dubbiamente nell’àmbito della sfera tecnico-organizzativa del tour opera-
tor (o comunque del terzo prestatore di servizi cui quest’ultimo si è affi-
dato al fine di eseguire la prestazione di trasporto inserita nel pacchetto
turistico)28.
Che l’evento impeditivo debba essere stato cagionato da fattori
estranei alla sfera tecnico-organizzativa del tour operator (o del terzo pre-
statore di servizi) sembra altresì potersi ricavare dal 31° considerando
della direttiva, il quale fa esemplificativamente riferimento a conflitti ar-
mati, atti di terrorismo, rischi per la salute umana derivanti da focolai
epidemici, calamità naturali e condizioni metereologiche che impedi-
scono di viaggiare in modo sicuro.
Peraltro, come viene reso evidente dalla definizione fornita dalla di-
rettiva, il fatto che l’evento impeditivo non attenga al normale esercizio
dell’attività professionalmente svolta dall’organizzatore non è comunque
sufficiente ad escludere la responsabilità risarcitoria dell’organizzatore.
Tale evento deve infatti qualificarsi anche in termini di inevitabilità, do-
vendosi porre al di fuori della sfera di controllo del tour operator (o del
terzo prestatore dei servizi).
Perché un evento impeditivo possa essere considerato inevitabile,
l’organizzatore deve dimostrare che, con riferimento alle circostanze del
caso, non gli sarebbe stato possibile predisporre misure preventive ido-
nee a ridurre o addirittura a escludere il rischio del verificarsi di simili
eventi, se non al costo di sacrifici tecnicamente ed economicamente in-
sopportabili, i quali esulano dallo sforzo di diligenza che può essergli ri-
chiesto, secondo il parametro di cui al comma 2° dell’art. 1176 c.c. Ov-
viamente, ove tali misure preventive risultino astrattamente adottabili, il
tour operator dovrà altresì dimostrare che le stesse sono state effettiva-
mente adottate con riferimento al caso concreto29. È chiaro infatti che
ove sia ravvisabile una negligenza dell’organizzatore (o del terzo presta-
28 Cfr. Corte giust. 17 settembre 2015, causa C-257/14, cit., punti 41 ss.
29 Cfr. Corte giust. 4 maggio 2017, causa C-315/15, cit., punti 46 s.
156 ALESSANDRO PEPE
tore di servizi), questi dovrà essere ritenuto a maggior ragione responsa-
bile degli eventuali danni patiti dai viaggiatori.
Deve tuttavia ancora precisarsi che, diversamente dalle ipotesi in cui
il difetto di conformità sia imputabile al fatto del viaggiatore o al fatto di
un terzo estraneo alla fornitura del servizio a sua volta imprevedibile o
inevitabile, l’accertamento del ricorrere di una circostanza eccezionale,
nei termini che si sono specificati, non determina per ciò stesso la libera-
zione del tour operator dalla responsabilità per gli eventuali danni subiti
dal viaggiatore a causa dell’inadempimento o inesatto adempimento della
prestazione inserita nel pacchetto turistico.
Occorre a tal fine compiere un’ulteriore valutazione di natura sog-
gettiva, prendendo in considerazione il comportamento tenuto dal tour
operator successivamente al verificarsi della circostanza eccezionale. Que-
st’ultimo, infatti, per andare esente da responsabilità, deve dimostrare di
aver fatto tutto quanto legittimamente ci si sarebbe potuto attendere da
un organizzatore professionale di viaggi al fine di fronteggiare le conse-
guenze derivanti dall’impedimento.
Assume in tal senso specifica rilevanza la seconda parte della defini-
zione della nozione di «circostanze inevitabili e straordinarie» di cui al-
l’art. 3, n. 12) della direttiva, la quale deve essere intesa – ancora una
volta conformemente a quanto affermato dalla Corte di giustizia in rela-
zione all’analoga previsione contenuta nel reg. CE n. 261/2004 – nel
senso che il tour operator deve dimostrare che le conseguenze derivanti
dalla circostanza eccezionale non sarebbero comunque potute essere evi-
tate anche mediante l’impiego di tutti i mezzi a sua disposizione, in ter-
mini di personale, di materiale e di risorse finanziarie, se non a pena di
sacrifici tecnicamente ed economicamente insopportabili30.
Dovrà quindi prendersi in considerazione, alla luce del canone ge-
nerale della diligenza professionale di cui all’art. 1176, comma 2°, c.c., il
comportamento complessivamente tenuto dall’organizzatore, tanto
prima quanto dopo il verificarsi dell’evento impediente la corretta esecu-
zione della prestazione di viaggio, indagando peraltro se il particolare
sforzo richiesto al fine di neutralizzare, o comunque superare, gli ostacoli
alla corretta esecuzione del contratto frapposti dall’evento concreta-
mente verificatosi possa o meno ritenersi esigibile dal tour operator. In tal
senso, quindi, deve ritenersi che l’organizzatore di viaggi continuerà a ri-
spondere, anche sotto la vigenza della nuova normativa, dei disagi patiti
dai viaggiatori a causa del verificarsi di inarrestabili agenti atmosferici
30 Cfr. Corte giust. 22 dicembre 2008, causa 549/07, cit., punti 40 ss.; Corte giust 12
maggio 2011, causa C-294/10, Egı̄ltis e Ratnieks, punti 25 ss.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 157
(come tsunami o uragani tropicali), qualora non sia in grado di dimo-
strare di aver gestito diligentemente l’emergenza31 (provvedendo, ad es.,
a fronte della diramazione dell’allerta, a rimpatriare o a trasferire in loca-
lità più sicure i viaggiatori alloggiati sulla costa o nelle zone presumibil-
mente colpite dell’uragano).
Appare di tutta evidenza come l’organizzatore di viaggi non possa
andare esente da responsabilità laddove emerga che questi avrebbe po-
tuto adottare, mediante l’impiego della dovuta diligenza, misure e accor-
gimenti idonei a scongiurare che il verificarsi di una circostanza inevita-
bile e straordinaria riverberasse un’incidenza negativa sull’adempimento
della prestazione dovuta o sulla sicurezza personale dei viaggiatori. L’o-
stacolo alla regolare esecuzione della prestazione che risulti astrattamente
superabile mediante l’impiego di mezzi ordinari potrebbe, infatti, al più
configurarsi come una mera difficultas praestandi, la quale, pur rendendo
maggiormente oneroso l’adempimento, non sarebbe per ciò stesso ido-
nea ad escludere la responsabilità del debitore.
Diversamente, l’organizzatore di viaggi dovrebbe andare esente da
responsabilità risarcitoria qualora, pur risultando astrattamente adotta-
bili misure e accorgimenti atti a superare l’evento ostativo, gli sia in con-
creto richiesto di profondere a tal fine un impegno organizzativo o eco-
nomico straordinario, estraneo allo sforzo di diligenza dovuto, il quale ri-
sulti sproporzionato e del tutto ingiustificato rispetto alla natura della
prestazione e all’economia del divisato assetto negoziale.
In questa prospettiva, deve peraltro ritenersi che non possa essere
attribuito rilievo alle specifiche condizioni soggettive del singolo tour
operator (con riferimento in particolare alle dimensioni dell’impresa), al
fine di valutare la concreta esigibilità degli sforzi tecnico-economici atti a
superare la circostanza eccezionale, dovendosi viceversa avere quale
esclusivo parametro di riferimento la figura del c.d. «organizzatore di
viaggi modello».
6. Alcune osservazioni conclusive in vista dell’attuazione nell’ordina-
mento interno della dir. 2015/2302/UE
Ricostruita in questi termini la nozione di «circostanze inevitabili e
straordinarie», restano ora da evidenziarsi le conseguenze che sul piano
giuridico sono ad esse ricollegate e delle quali dovrà tenersi conto in fase
di attuazione della direttiva nel nostro ordinamento.
31 Cfr., in relazione alla previgente normativa, Trib. Milano 19 settembre 2002, in F.
pad., 2002, c. 736 ss.
158 ALESSANDRO PEPE
Il recepimento della nuova disciplina europea implicherà necessaria-
mente una riformulazione delle disposizioni attualmente contenute nel
c.d. codice del turismo. Può infatti facilmente immaginarsi che il legisla-
tore confermerà la scelta di disciplinare il contratto di viaggio al di fuori
del codice del consumo e dello stesso codice civile, sebbene non man-
chino valide motivazioni che giustificherebbero oggi una più attenta ri-
considerazione di tale scelta, anche in un’ottica sistematica32. Ciò soprat-
tutto alla luce dell’ampliamento della sfera di operatività della normativa
europea, destinata a trovare un’applicazione pressoché generalizzata, non
soltanto nei confronti di coloro i quali viaggiano per svago, e quindi per
scopi estranei all’attività professionale eventualmente svolta, ma altresì
nei confronti di coloro che viaggiano per scopi professionali o legati alla
propria attività commerciale33.
A tal proposito merita peraltro di essere evidenziato come, impo-
nendosi al legislatore nazionale un livello di armonizzazione massima,
l’implementazione nell’ordinamento italiano della dir. 2015/2302/UE ri-
chiederà altresì una rimeditazione degli orientamenti giurisprudenziali
formatisi sotto la previgente disciplina, con particolare riguardo alle ipo-
tesi di impossibilità soggettiva del viaggiatore di fruire della prestazione
dedotta nel contratto di viaggio.
Segnatamente, ai sensi del secondo e terzo paragrafo dell’art. 12 dir.
2015/2302/UE, la normativa d’attuazione dovrà riconoscere ad entrambe
le parti il diritto di recedere dal contratto, senza incorrere in penali o
obblighi risarcitori, qualora prima dell’inizio del viaggio si verifichi nei
termini sopra specificati un evento, sopravvenuto alla conclusione del
contratto, il quale vada ad incidere oggettivamente sulla possibilità di
eseguire il pacchetto o sulla sua corretta esecuzione ovvero metta ogget-
tivamente a rischio la sicurezza del viaggiatore, pregiudicando lo scopo
del viaggio, inteso quale interesse che lo stesso è funzionalmente volto a
soddisfare.
In tal senso, dunque, per quanto attiene al dato normativo, si dovrà
in primo luogo intervenire sull’attuale formulazione dell’art. 42 c.tur., te-
nendo peraltro conto del fatto che, diversamente dal passato, la nuova
direttiva non attribuisce al viaggiatore il diritto di usufruire di un pac-
chetto alternativo, nel caso in cui l’organizzatore eserciti il diritto di re-
cesso a causa del verificarsi di «circostanze inevitabili e straordinarie»
32 Appaiono infatti senz’altro da condividersi le osservazioni svolte da G. DE CRISTO-
FARO, La nuova disciplina europea dei contratti di viaggio (dir. 2015/2302/UE) e le prospettive
del suo recepimento nell’ordinamento italiano, in questo Volume, p. 21 ss.
33 Cfr. il 7° considerando e l’art. 2, nonché la nozione di «viaggiatore» contenuta nel-
l’art. 3, n. 6), dir. 2015/2302/UE.
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 159
che impediscano l’esecuzione del contratto. Questi, infatti, ai sensi della
nuova disciplina, ha solo ed esclusivamente diritto al rimborso integrale
delle somme che abbia già provveduto a versare al tour operator. L’offerta
di una soluzione alternativa rientra quindi nelle facoltà dell’organizza-
tore, il quale deve ritenersi senz’altro legittimato (pur senza esservi te-
nuto) ad offrire un pacchetto sostitutivo al viaggiatore, che ovviamente
sarà libero di accettarlo o meno, al fine di evitare il rimborso delle
somme percepite.
In secondo luogo, poiché nel sistema delineato dalla nuova direttiva
viaggi gli eventi impeditivi attinenti alla sfera soggettiva del viaggiatore,
come si è avuto modo di evidenziare34, non integrano la nozione di «cir-
costanze inevitabili e straordinarie», la normativa nazionale non potrà
consentire al viaggiatore di sciogliersi gratuitamente dal vincolo contrat-
tuale, risultando simili impedimenti ricompresi nell’àmbito di applica-
zione del primo paragrafo dell’art. 12 dir. 2015/2302/UE. Conseguente-
mente, in virtù degli artt. 2, par. 3, e 4 della citata direttiva, una volta
data attuazione alle richiamate disposizioni di matrice europea dovrà al-
tresì escludersi che, specie con riguardo a quelle ipotesi in cui l’impossi-
bilità di utilizzazione della prestazione dipenda da impedimenti personali
e incolpevoli del viaggiatore35, possa continuare a trovare accoglimento
quel controverso orientamento giurisprudenziale secondo cui, in ragione
del venir meno della causa concreta di svago o vacanza che il contratto di
viaggio mira a soddisfare, costituisce autonoma causa di scioglimento del
negozio medesimo, con conseguente liberazione delle parti dalle rispet-
tive obbligazioni, la sopravvenuta impossibilità di utilizzazione della pre-
stazione da parte del viaggiatore-creditore, anche qualora l’esecuzione
della prestazione medesima risulti ancora astrattamente possibile36.
34 Cfr. supra par. 3.
35 Si veda ad. es. l’ipotesi presa in considerazione da Cass. 20 dicembre 2007, n. 26958
(con nota critica di BARBIERA, Risoluzione per impossibilità sopravvenuta e causa concreta del
contratto a confronto, in Contratti, 2008, p. 786 ss.; e con nota di ROLFI, Funzione concreta, in-
teresse del creditore e inutilità della prestazione: la Cassazione e la rielaborazione del concetto
di causa del contratto, in Corr. giur., 2008, p. 921 ss.), relativa al mancato utilizzo di un sog-
giorno alberghiero da parte di una coppia di coniugi a causa del sopravvenuto decesso di uno
dei due.
36 In argomento, v. PAGLIANTINI, La c.d. risoluzione per causa concreta irrealizzabile, in
Riv. notariato, 2010, p. 1211 ss., nonché in ID., La tutela del consumatore nell’interpretazione
delle Corti, Torino, 2012, p. 255 ss.; E. FERRANTE, Causa concreta ed impossibilità della presta-
zione nei contratti di scambio, in Contr. e impr., 2009, p. 151 ss.; v. anche le considerazioni
svolte da ROPPO, Causa concreta: una storia di successo? Dialogo (non reticente, né compia-
cente) con la giurisprudenza di legittimità e di merito, in Riv. dir. civ., 2013, p. 967 ss.; nonché
C.M. BIANCA, Causa concreta del contratto e diritto effettivo, in Riv. dir. civ., 2014, p. 262 ss.
160 ALESSANDRO PEPE
Alla luce della nuova direttiva viaggi, infatti, il rischio del verificarsi
di un’impossibilità soggettiva per il viaggiatore di fruire della prestazione
inclusa nel pacchetto turistico sembra essere chiaramente posto a carico
dello stesso viaggiatore, stabilendosi che, qualora simili ipotesi si verifi-
chino prima della partenza, questi possa liberamente recedere dal con-
tratto ex art. 12, par. 1, provvedendo tuttavia a rimborsare all’organizza-
tore quelle spese che appaiano «adeguate e giustificabili» in base alle cir-
costanze del caso concreto.
Appare quindi evidente che un’eventuale obliterazione di tale re-
gola, mediante il richiamo alla sopravvenuta irrealizzabilità della causa
concreta del contratto di viaggio e la conseguente liberazione di en-
trambe le parti contrattuali dalle rispettive obbligazioni, si porrebbe in
irrimediabile contrasto con quanto stabilito dalla normativa europea. Di
conseguenza, qualora dovesse continuare a trovare seguito il summenzio-
nato orientamento giurisprudenziale anche dopo lo scadere del termine
previsto per il recepimento della dir. 2015/2302/UE, potrebbe addirit-
tura profilarsi il rischio dell’apertura di una procedura di infrazione nei
confronti del nostro Paese, ex art. 258 Tr. FUE.
A fronte di una simile prospettiva, sarebbe allora forse auspicabile
l’introduzione in via legislativa di una disposizione che sterilizzi la regola
di giudizio propugnata dal richiamato orientamento giurisprudenziale,
escludendo esplicitamente che, nell’àmbito del contratto di viaggio, l’im-
possibilità soggettiva e incolpevole di fruire della prestazione da parte del
viaggiatore (per malattia, infortunio, grave lutto familiare, puerperio e
così via) possa avere un effetto risolutivo-liberatorio automatico ed im-
mediato.
Per quanto concerne, infine, l’ipotesi in cui l’evento impeditivo, ri-
conducibile nell’àmbito della nozione di «circostanze inevitabili e straor-
dinarie», sopravvenga in un momento successivo all’inizio del viaggio,
dando luogo ad un difetto di conformità o impedendo l’esecuzione di
una delle pattuite prestazioni, la normativa d’attuazione dovrà esonerare
l’organizzatore esclusivamente dall’obbligo di risarcire gli eventuali danni
subiti dal viaggiatore, che siano causalmente ricollegabili alla circostanza
eccezionale, e ciò soltanto qualora sia dimostrato che gli stessi non si sa-
rebbero comunque potuti evitare, mediante l’adozione di tutte le misure
idonee al caso concreto che, secondo l’ordinaria diligenza, ci si poteva at-
tendere da un organizzatore di viaggi modello.
La normativa nazionale dovrà, invece, mantener fermo il diritto del
viaggiatore di ottenere una riduzione del prezzo, qualora a seguito del
verificarsi di una circostanza eccezionale non sia possibile porre rimedio
al difetto di conformità da essa causato o non sia possibile fornire al viag-
«CIRCOSTANZE ECCEZIONALI» ED ESONERO DA RESPONSABILITÀ 161
giatore una soluzione alternativa, ovvero quest’ultima risulti di qualità in-
feriore rispetto a quella originariamente specificata nel contratto di viag-
gio.
Merita poi di essere evidenziato come, ai sensi del settimo paragrafo
dell’art. 13 della direttiva, la normativa d’attuazione dovrà altresì preve-
dere l’obbligo dell’organizzatore di fornire gratuitamente al viaggiatore
un alloggio qualora non sia possibile assicurare il suo ritorno presso il
luogo di partenza nei termini pattuiti, anche nell’ipotesi in cui ciò sia di-
peso da una circostanza eccezionale (ciò a meno che – come ad es. nel
caso del trasporto per autobus37 – la pertinente normativa europea non
consenta al fornitore del servizio di trasporto di far valere la medesima
circostanza al fine di esonerarsi da tale obbligo).
Il diritto del viaggiatore di ricevere gratuitamente una sistemazione
alberghiera per l’eventuale pernottamento dovrà essere peraltro limitato
ad un periodo non superiore alle tre notti, facendosi tuttavia salvo l’even-
tuale periodo più lungo, previsto nell’àmbito della normativa sui diritti
dei passeggeri, applicabile alla singola tipologia di trasporto considerata.
A tal proposito, deve rilevarsi come proprio il reg. CE n. 261/2004,
relativo al trasporto aereo, non preveda alcuna limitazione, né di natura
economica, né di carattere temporale, con riferimento a tale specifico ob-
bligo38.
L’accennata limitazione non potrà comunque trovare applicazione
nei riguardi dei viaggiatori a mobilita ridotta, dei loro accompagnatori,
delle donne in stato di gravidanza, dei minori non accompagnati e dei
viaggiatori bisognosi di assistenza medica specifica, qualora l’organizza-
tore abbia ricevuto comunicazione delle loro particolari esigenze almeno
48 ore prima dell’inizio del viaggio organizzato39.
37 Cfr. art. 23, par. 2, reg. UE n. 181/2011 del 16 febbraio 2011, «relativo ai diritti dei
passeggeri nel trasporto effettuato con autobus» (in G.U.U.E. L 55 del 28 febbraio 2011).
38 Cfr. Corte giust. 31 gennaio 2013, causa C-12/11, cit., punti 30 ss. Merita peraltro di
essere rilevato come una limitazione analoga a quella prevista dagli altri regolamenti sui diritti
dei passeggeri (v. art. 17, par. 2, reg. UE n. 1177/2010 relativo al trasporto per vie navigabili;
art. 21, par. 1, lett. b), reg. UE n. 181/2011 relativo al trasporto con autobus) sia contenuta
nella proposta di revisione del reg. CE n. 261/2004, attualmente al vaglio delle Istituzioni
europee. Cfr. la proposta di reg. 13 marzo 2013, COM(2013) 130 def., che modifica il reg.
CE n. 261/2004 e il reg. CE n. 2027/97 sulla responsabilità del vettore aereo in merito al
trasporto di passeggeri e dei loro bagagli; v. altresì la risoluzione del Parlamento europeo del
5 febbraio 2014, COM(2013)0130 - C7-0066/2013 - 2013/0072(COD) che ha apportato
alcuni emendamenti di particolare rilievo al testo della citata proposta.
39 Cfr. art. 13, par. 8, dir. 2015/2302/UE.
Gli autori
RICCARDO CAMPIONE, professore di diritto privato nell’Università di Bologna
GIOVANNI DE CRISTOFARO, professore di diritto privato nell’Università di
Ferrara
ARIANNA FINESSI, professore di diritto privato nell’Università di Ferrara
STEFANO PAGLIANTINI, professore di diritto privato nell’Università di Siena
RAFFAELLA PASQUILI, professore di diritto privato nell’Università di Udine
ALESSANDRO PEPE, assegnista di ricerca in diritto privato nell’Università di
Ferrara
FILIPPO ROMEO, professore di diritto privato nell’Università di Enna Kore
DOTTORATO DI RICERCA IN
«DIRITTO DELL’UNIONE EUROPEA E ORDINAMENTI NAZIONALI»
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI FERRARA
PUBBLICAZIONI DEL DIPARTIMENTO DI GIURISPRUDENZA
SEDI DI DI FERRARA E ROVIGO
1. A. BERNARDI (a cura di), L’interpretazione conforme al diritto dell’Unione europea. Profili e
limiti di un vincolo problematico (2015), pp. XXXVI-452.
2. V. MITSILEGAS, Justice and Trust in the European Legal Order. The Copernicus Lectures,
Edited by C. GRANDI (2016), pp. XIV-194.
3. C. BERGONZINI - S. BORELLI - A. GUAZZAROTTI (a cura di), La legge dei numeri. Governance
economica europea e marginalizzazione dei diritti (2016), pp. XII-220.
4. A. BERNARDI (a cura di), I controlimiti. Primato delle norme europee e difesa dei principi
costituzionali (2017), pp. CXXXIV-522.
5. A. BERNARDI - C. CUPELLI (a cura di), Il caso Taricco e il dialogo tra le Corti. L’ordinanza
24/2017 della Corte costituzionale (2017), pp. XXII-498.
6. A. FINESSI (a cura di), La nuova disciplina europea dei contratti di viaggio. La direttiva 2015/
2302/UE e le prospettive della sua attuazione nell’ordinamento italiano (2017), pp. VIII-168.
Finito di stampare
nell’ottobre 2017
Ink Print Service - Napoli