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Schopenhauer

Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 e morto nel 1860, è un filosofo influenzato dalla filosofia orientale, noto per il suo capolavoro 'Il mondo come volontà e rappresentazione'. Egli distingue tra fenomeno e noumeno, sostenendo che la realtà è un'apparenza e che la volontà di vivere è l'essenza della realtà, portando a un pessimismo cosmico in cui la vita è caratterizzata da dolore e noia. Schopenhauer propone tre vie di liberazione dall'esistenza: l'arte, la moralità e la noluntas, ma mantiene un atteggiamento pessimista riguardo alla possibilità di raggiungere la felicità.
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Schopenhauer

Arthur Schopenhauer, nato nel 1788 e morto nel 1860, è un filosofo influenzato dalla filosofia orientale, noto per il suo capolavoro 'Il mondo come volontà e rappresentazione'. Egli distingue tra fenomeno e noumeno, sostenendo che la realtà è un'apparenza e che la volontà di vivere è l'essenza della realtà, portando a un pessimismo cosmico in cui la vita è caratterizzata da dolore e noia. Schopenhauer propone tre vie di liberazione dall'esistenza: l'arte, la moralità e la noluntas, ma mantiene un atteggiamento pessimista riguardo alla possibilità di raggiungere la felicità.
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FILOSOFIA - SCHOPENHAUER

-Vita e opere
Schopenhauer nasce nel 1788 a Danzica e muore nel 1860 a Francoforte.
Durante il periodo della sua istruzione gli fecero leggere molti libri induisti, che portarono il
suo pensiero filosofico a essere fortemente influenzato dalla filosofia orientale.
Nel 1819 scrisse l’opera che rappresenterà il suo capolavoro: “Il mondo come volontà e
rappresentazione”.
Nonostante l’iniziale insuccesso di quest’opera nel 1829 Schopenhauer ottiene una cattedra
all’Università di Berlino, dove entra in competizione con Hegel, che in quel periodo era
all’apice del suo successo, fautore di un approccio filosofico completamente diverso.
Nel 1851 pubblica “Parerga e Paralipomena”, un insieme di saggi che scrive in modo da
rendere la comprensione del suo pensiero filosofico più accessibile a tutti.

-Il mondo è la mia rappresentazione


Schopenhauer parte dalla distinzione che Kant opera tra fenomeno e noumeno, ovvero la
realtà che si mostra all’uomo e l’essenza stessa della realtà, che per l’uomo rimane
inconoscibile.
L’opera più nota di Schopenhauer è “Il mondo come volontà e rappresentazione” = il mondo
esiste in quanto oggetto percepito da un soggetto capace di farlo. Con questo titolo il filosofo
vuole chiarire che il mondo si presenta sotto due vesti:
-come fenomeno = RAPPRESENTAZIONE (VORSTELLUNG)
-come noumeno = VOLONTÀ

-Il fenomeno (Schopenhauer vs Kant)


Anche se la base filosofica di partenza è comune a quella di Kant, Schopenhauer giunge a
conclusioni nettamente diverse.

Per quanto riguarda l’aspetto fenomenico:

1] Notiamo subito che Kant ritiene che la rappresentazione fenomenica è prodotta dal
soggetto attraverso le due forme a priori dello spazio e del tempo e attraverso le 12
categorie del nostro intelletto, mentre Schopenhauer riduce il tutto a 3 intuizioni a priori:
-spazio
-tempo
-causa
I fenomeni sono dunque individuati nella loro singolarità attraverso lo spazio e il tempo (=
principio di individuazione), poi il soggetto è in grado di determinarne la causa (= principio di
ragion sufficiente).
Il principio di ragion sufficiente, come spiega nella sua tesi di laurea intitolata “Sulla
quadruplice radice della ragion sufficiente”, si presenta come necessità:
-fisica = legge del divenire (rapporti cause effetto tra oggetti)
-logica = conoscere (rapporti tra premesse e conseguenze)
-matematica = essere (rapporti spazio temporali)
-morale = agire (rapporti tra motivazioni e azioni)
2] Per kant la realtà esterna è oggettiva, presente ed esistente al di là della
rappresentazione illimitata del soggetto. Per Schopenhauer invece la realtà è un’apparenza,
dunque esiste solo in quanto c’è un soggetto che la coglie, dunque è un’illusione
determinata dalla rappresentazione messa in atto dal soggetto. Il filosofo ricorre
all’immagine del Velo di Maya, proveniente dalla filosofia orientale, ovvero un velo
metaforico che rende la realtà soltanto un’apparenza, un sogno ad occhi aperti.

3] C’è anche un'importante differenza riguardo il passaggio da fenomeno a noumeno. Per


kant il noumeno è un’ipotesi, in quanto fa parte di quello spaccato di realtà che l’uomo non
potrà mai arrivare a conoscere. Per Schopenhauer il fenomeno non è che un velo e, in
quanto tale, può essere squarciato per arrivare alla conoscenza del noumeno. La chiave di
accesso al noumeno è rappresentata dal corpo, il quale è l’oggetto della nostra
rappresentazione fenomenica ma non solo, infatti il soggetto ha l’intuizione dei desideri, la
spinta all’esistenza e la volontà di vivere che pervade il corpo, ovvero tutte dimensioni al di
là del fenomeno. Una volta che squarcia il Velo di Maya, lo supera tramite il filo di Arianna.

-Il noumeno
Per quanto riguarda il noumeno:
Schopenhauer sostiene che la volontà di vivere muove tutte le cose del mondo, animate e
inanimate, e questa stessa rappresenta il noumeno, ovvero l’essenza della realtà. Questa
volontà è una realtà che vediamo manifestarsi in tutti i corpi, ed è:
-inconscia, perché inconsapevole
-unica, al di là del principio di individuazione
-eterna, al di là del tempo
-incausata, al di là del principio di ragion sufficiente
-senza scopo, circolare
È dunque una dimensione cieca, senza un fine, una forza irrazionale che rende tutti i corpi
suoi schiavi, in quanto provoca in essi una spinta di esistere e dei desideri di cui non si
possono liberare; agisce dunque in maniera deterministica, rendendo gli esseri del mondo
sottomessi ai suoi desideri e costretti ad eseguirli e perseguirli. Si crea una situazione di
assenza di libertà. In tal senso si può parlare di pessimismo cosmico di Schopenhauer
(->Leopardi). La vita è fondamentalmente dolore. Il dolore è una caratteristica cosmica.
L’uomo può manipolare la volontà di vivere con la consapevolezza. Più intelligenza avrai più
soffrirai in quanto avrai più capacità di comprendere questo dolore. Solo uno stupido può
non essere pessimista. Pessimismo cosmico, o metafisico.
Archè= volontà di vivere (natura maligna e prepotente perché si impone). Va addomesticata
dall’uomo.

-Un pendolo tra noia e dolore


L’uomo, tra tutti gli esseri viventi, è quello che ha più consapevolezza della propria
condizione di schiavitù alla volontà, ed è dunque colui che tende a essere più sofferente:
l’uomo vive nel dolore e nella noia. In ordine di consapevolezza:
-uomo
-animali
-piante
-natura
L’uomo è infatti spinto a desiderare costantemente, e il mancato raggiungimento di qualcosa
che si desidera porta al dolore. Quando invece il desiderio arriva a essere soddisfatto,
subentra lo stato d’animo della noia, ovvero assenza di vitalità, in quanto il soggetto si sente
momentaneamente appagato e dunque privo di spinta vitalistica.
Questa condizione dell’uomo è riassunta nella frase di Schopenhauer “la vita umana è un
pendolo fra dolore e noia passando per momenti di gioia fugace”.

-Le vie di liberazione dell’uomo


Il filosofo, dopo aver definito la situazione in cui vive l’uomo, riflette sulle possibili vie di
liberazione da questa situazione esistenziale.
La soluzione più immediata sembrerebbe essere il suicidio, come unica forma per sottrarsi
alla volontà, ma Shopenhauer la rifiuta, in quanto esso stesso è un atto di volontà e dunque
sarebbe un riproporre la schiavitù a cui questa forza sottopone l’uomo. Escluso il suicidio,
indica 3 possibili vie di liberazione:
-​ Arte: rifacendosi ai concetti platonici, ritiene che rimandi a una dimensione reale,
aldilà delle categorie di spazio e tempo, e dunque aldilà del principio di
individuazione che domina il mondo fenomenico. È come se la contemplazione
artistica mettesse l’uomo in una situazione di parentesi, fuori dalla catena di desideri
e bisogni.
L’apice dell’arte è la musica, in quanto totalmente astratta.
Il limite della sua efficacia è però evidente: la contemplazione e il rapimento provocati
dall’arte sono limitati nel tempo, dunque l’arte rappresenta una forma di liberazione
solo momentanea.
Permette di contemplare la realtà senza sottostare alla volontà di vivere.
-​ Moralità (compassione) e eticità (giustizia): la volontà ci costringe a essere egoisti
e in competizione con gli altri. La compassione ribalta questa logica: compatire =
condividere il dolore. Con questo atto si riconosce che tutti gli uomini sono schiavi
della volontà e dunque tutti soffrono. Si superano così gli atteggiamenti egoistici e si
frena la schiavitù dell’uomo alla volontà. Anche questa via però non può essere
definitiva, in quanto non può arrivare a coprire tutti i nostri atti determinati dalla
volontà.
-​ Noluntas: significa “nolontà” e rimanda a un ribaltamento totale della logica della
volontà, per arrivare alla condizione di completa assenza di volontà. Il filosofo
richiama nuovamente la filosofia orientale, di cui era appassionato, facendo
riferimento al concetto di Nirvana = stadio di separazione del soggetto dai bisogni del
mondo.
La nolontà si può raggiungere tramite un percorso di purificazione e ascetismo: si
parte dalla castità, per annullare la riproduzione della vita, per poi giungere
all’annullamento della volontà. Rimane sempre l’atteggiamento pessimista di
Schopenhauer: La noluntas non permette il raggiungimento della felicità, ma
l’annullamento del dolore.

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