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Boccaccio

Giovanni Boccaccio, nato tra il 1313 e il 1314, trascorse la sua infanzia a Firenze e Napoli, dove sviluppò una passione per la letteratura e scrisse opere giovanili. Tornato a Firenze dopo il fallimento della banca del padre, scrisse il suo capolavoro, il Decameron, ispirato dalla peste nera del 1348. Boccaccio, influenzato da Dante e Petrarca, divenne una figura chiave dell'Umanesimo, celebrando la vita e le virtù umane attraverso le sue storie.

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Boccaccio

Giovanni Boccaccio, nato tra il 1313 e il 1314, trascorse la sua infanzia a Firenze e Napoli, dove sviluppò una passione per la letteratura e scrisse opere giovanili. Tornato a Firenze dopo il fallimento della banca del padre, scrisse il suo capolavoro, il Decameron, ispirato dalla peste nera del 1348. Boccaccio, influenzato da Dante e Petrarca, divenne una figura chiave dell'Umanesimo, celebrando la vita e le virtù umane attraverso le sue storie.

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L’infanzia a Firenze

Giovanni Boccaccio nacque tra giugno e luglio del 1313. Era figlio illegittimo di Boccaccino di
Chelino, un mercante di Certaldo. Non si sa con certezza se Boccaccio sia nato a Certaldo o
a Firenze. In alcune sue opere giovanili dice di essere nato a Parigi, ma è probabilmente
una bugia per vantarsi. Crebbe in una famiglia borghese, fu presto riconosciuto dal padre e
andò a vivere con lui.

Precoci vocazioni alla letteratura e trasferimento a Napoli

Verso la fine del 1327, Giovanni andò a vivere a Napoli con il padre, che lavorava per la
ricca famiglia dei Bardi. Napoli fu molto importante per lui: ci rimase fino al 1340, dai 14 ai 27
anni, e lì si formò sia culturalmente che sentimentalmente. Anche se il padre voleva che
diventasse mercante, Giovanni preferì studiare legge e letteratura. A Napoli conobbe
studiosi famosi e frequentò la corte del re Roberto d’Angiò, molto aperta e vivace. La città lo
colpì per la sua vita brillante, le feste e le tradizioni, lasciandogli un ricordo forte per tutta la
vita.

La nascita dello scrittore: le opere napoletane

A Napoli, Boccaccio iniziò a scrivere le sue prime opere, provando diversi generi. Tra queste
ci sono La Caccia di Diana (1334), Il Filostrato (circa 1335), Il Filocolo (1336-38) e Teseida
(1339-41). Questi testi mostrano la sua fantasia da giovane scrittore e parlano spesso di sé
o di storie mitologiche. In particolare, La Caccia di Diana esalta in modo simbolico le nobili
origini francesi che Boccaccio diceva di avere.

La bancarotta dei Bardi e il ritorno a Firenze


Nel 1345, la banca dei Bardi, dove lavorava il padre di Boccaccio, fallì. Questo obbligò
Giovanni e la sua famiglia a lasciare Napoli e tornare a Firenze. Per lui fu un momento
difficile, perché dovette dire addio alla vita vivace di Napoli e adattarsi all’ambiente più serio
di Firenze. In questo periodo si dedicò alla scrittura di opere piene di simboli e significati
nascosti, ispirandosi anche a Dante. Tra queste ci sono La Comedia delle ninfe fiorentine,
L’Amorosa visione e Il Ninfale fiesolano.

A Firenze: la peste e il Decameron


Tra il 1346 e il 1347, Firenze vive un periodo difficile a causa di problemi politici ed
economici. Nel 1348 arriva la peste nera, che uccide molte persone e colpisce anche la
famiglia di Boccaccio. Questo evento triste ispira la sua opera più famosa: il Decameron,
scritto tra il 1349 e il 1351. Il libro racconta storie di persone che, per sfuggire alla peste, si
rifugiano in campagna e cercano di distrarsi raccontandosi racconti.
Una svolta: l’amicizia con Petrarca e gli studi eruditi

Nel 1350, Boccaccio incontra Petrarca a Firenze durante il Giubileo. Nasce un’amicizia
importante che lo influenzerà molto. Iniziano a scriversi spesso, e Boccaccio comincia a
studiare di più e a scrivere opere più serie, come:

●​ Genealogia deorum gentilium: parla degli dèi pagani e della mitologia.​

●​ De casibus virorum illustrium: racconta le disgrazie di uomini famosi.​

●​ De montibus, silvis, fontibus…: descrive montagne, fiumi, laghi e altri luoghi naturali.​

●​ De mulieribus claris: parla di donne famose nella storia.​

Dopo il Decameron, Boccaccio si dedica a scritti più difficili e colti, ispirato da Petrarca. In
questo periodo diventa una figura importante dell’Umanesimo. La sua casa diventa un punto
d’incontro per studiosi e scrittori. Dopo un momento di crisi, torna a scrivere anche grazie
all’amico Petrarca. Riprende il lavoro sul Decameron e scrive anche un libro critico verso le
donne, chiamato Corbaccio.

Boccaccio e Dante

Boccaccio ammirava molto Dante. Fu il primo a scrivere una biografia su di lui e spiegò in
pubblico la Commedia. Alla fine della sua vita si ammalò, tornò a Certaldo e morì poco dopo
aver saputo che Petrarca era morto.

Carattere, idee, poetica

Boccaccio fu uno scrittore che imparò da solo, senza finire gli studi ufficiali. Anche se
diverso da Dante e Petrarca, è considerato uno dei padri della letteratura italiana. La sua
scelta di non seguire gli studi tradizionali mostrava il suo amore per la poesia e la scrittura.
Questo modo di pensare anticipa l’Umanesimo, una nuova cultura che valorizzava la
letteratura, la filosofia e la formazione dell’uomo.

Boccaccio lettore (e scrittore) onnivoro


Boccaccio era un lettore appassionato che imparava leggendo liberamente e incontrando
intellettuali. Era un lettore curioso, che si lasciava influenzare da molti generi e autori diversi.
Assorbiva e imitava i classici latini, i poeti provenzali, la poesia toscana e i racconti dei
romanzi. Dopo essersi trasferito a Firenze, l’influenza di Dante e della poesia politica
toscana divenne molto importante per lui, portando a uno stile che mescolava vari generi e
influenze.
Opere giovanili

Boccaccio scrisse molte opere giovanili, come La Caccia di Diana, Il Filostrato, Il Filocolo, La
Teseida, La Comedia delle ninfe fiorentine, L’Amorosa visione e Il Ninfale fiesolano. Ogni
opera ha uno stile e dei temi diversi, ma tutte mostrano la sua creatività.

Il Decameron è considerato il suo "miracolo". In quest’opera, Boccaccio usa la prosa e la


novella per raccontare storie di persone di diverse classi sociali, mostrando la realtà in modo
molto dettagliato. Boccaccio, insieme a Dante e Petrarca, è uno dei padri della letteratura
italiana e fu un lettore molto appassionato che imparò leggendo libri di ogni tipo.

CORTESIA E INDUSTRIALE L'UTOPIA DI BOCCACIO

Nel Decameron, Boccaccio non si limita a descrivere la realtà, ma parla anche di valori
importanti per la vita delle persone. Si ispira sia al mondo dei cavalieri (feudale), prendendo
la "cortesia" (generosità), sia al mondo dei mercanti (borghese), prendendo l'“industria”
(intelligenza pratica). Boccaccio sogna un mondo dove tutti possano essere gentili e
intelligenti, come un principe e un mercante allo stesso tempo.

Il Decameron e le critiche

Molti pensano che il Decameron sia un libro volgare, pieno di storie d'amore e sesso. Anche
se gli studiosi hanno dimostrato che questa idea è sbagliata, la parola "boccaccesco" viene
ancora usata per descrivere situazioni un po' piccanti. Per evitare malintesi, è meglio usare
la parola "boccacciano" quando si parla di Boccaccio.

Il titolo e come è fatto il libro

Nei libri antichi, il titolo del Decameron era scritto in rosso. Il titolo completo è "Comincia il
libro chiamato Decameron cognominato prencipe Galeotto". Quindi, il libro ha un nome e un
"soprannome". "Decameron" significa "dieci giornate" in greco, perché i personaggi
scappano dalla peste a Firenze e trascorrono dieci giorni in campagna, raccontandosi storie.

Galeotto è un personaggio di una storia di re Artù che aiuta Lancillotto e Ginevra a


innamorarsi. Boccaccio paragona il suo libro a Galeotto, sperando che possa aiutare le
donne a innamorarsi o vivere storie d'amore

L'OPERA

Il Decameron di Giovanni Boccaccio è una raccolta di cento storie raccontate da un gruppo


di dieci giovani (sette ragazze e tre ragazzi). L’opera è ambientata durante la peste nera del
1348 a Firenze. Per scappare dalla malattia, si rifugiano in campagna e passano il tempo
raccontandosi storie. Ogni giorno uno di loro sceglie un tema per le storie, che vengono
raccontate a turno, come una "recita". Questo serve a riflettere su temi morali e a
intrattenere.

Il gruppo passa due settimane in campagna, divertendosi ma con onestà. Ogni giorno
eleggono un re o una regina per organizzare le attività. Nei pomeriggi raccontano novelle
seguendo un tema. Venerdì e sabato sono dedicati alla religione e all'igiene. Hanno dieci
giorni per raccontare le novelle, come dice il titolo, e raccontano dieci storie al giorno, per un
totale di cento novelle.

I NUMERI DEL TESTO

Il Decameron è costruito su un preciso sistema numerico, anche se non perfetto


come quello della Divina Commedia di Dante. L’autore cerca di creare un’armonia,
ma lascia anche spazio alla dissonanza. Ad esempio, le novelle sono cento più una,
perché all'inizio della quarta giornata, Boccaccio racconta una novella incompleta.

La brigata di dieci giovani è divisa simbolicamente in sette ragazze (che


rappresentano i sacramenti, le arti liberali, i giorni della settimana, ecc.) e tre ragazzi
(che rappresentano la Trinità). Il soggiorno in campagna dura due settimane, sette
giorni più sette, e ogni giorno si raccontano dieci novelle, ma ci sono delle
eccezioni. La prima e la nona giornata sono a tema libero, e uno dei giovani,
Dioneo, ha il privilegio di raccontare per ultimo e senza seguire il tema del giorno.
Così, ogni decina di novelle è composta da un "nove più uno". Il sistema numerico è
preciso, ma con piccole imperfezioni, per rendere l'opera interessante e non troppo
prevedibile

LA BRIGATA DEL DECAMERON E LA STRUTTURA DEL LIBRO

Nel Decameron, Boccaccio crea una brigata di dieci personaggi, ognuno con un
nome simbolico. Le nove ragazze hanno nomi che rappresentano vari aspetti
dell’amore e della vita, come Pampinea (la "rigogliosa"), Fiammetta (il nome
amoroso), Filomena (l’amante del canto), e altre. I tre ragazzi hanno nomi legati
all'amore: Panfilo, Filostrato e Dioneo.

Boccaccio non rivela i veri nomi dei personaggi, ma li sceglie per il loro significato
allegorico. I personaggi non hanno identità profonde oltre al loro ruolo di narratori
delle storie. La struttura del libro e i temi delle giornate influenzano i personaggi, non
viceversa. Filostrato, ad esempio, è il più serio ma si adatta ai temi e racconta anche
storie più piccanti. Quindi, nel Decameron, i narratori seguono la struttura del libro
piuttosto che esserne influenzati.

UN ALTRO VITA È POSSIBILE


La "cornice" del Decameron ha uno scopo ideologico. All'inizio del libro, la peste
distrugge i legami sociali e morali a Firenze. La città è senza leggi, famiglie o
religione, e ognuno cerca di salvarsi. I dieci giovani decidono di scappare e rifugiarsi
in campagna. Anche se la peste è ovunque, alla fine delle due settimane tornano a
Firenze, che è ancora colpita dall'epidemia. Il loro ritorno mostra che è possibile
creare una nuova forma di vita, anche se temporanea, con regole come eleggere un
re o una regina, dividersi i compiti e raccontare storie. Così, la brigata crea una
piccola comunità ideale che si oppone alla distruzione di quella reale a Firenze.

LA VOCE DELL AUTORE


Nel Decameron, le cento novelle sono raccontate dai giovani membri di un gruppo,
ma l'autore interviene personalmente in tre occasioni per spiegare a chi è destinato
il libro, la sua natura e come deve essere letto. La prima volta, nel Proemio, l'autore
spiega che il libro è stato scritto per distrarre gli innamorati, in particolare le donne,
dalle loro sofferenze d'amore. Il Decameron ha una struttura che va dal male al
bene: inizia con Ciappelletto, un uomo cattivo che diventa santo grazie a una bugia,
e finisce con Griselda, una donna buona che rappresenta la perfezione umana.
Così, il libro segue un percorso che va dall'inferno al paradiso.

LA STRUTTURA TEMATICA DEL DECAMERON


Il Decameron ha una struttura che va dal male al bene. La prima giornata è come un
"inferno" e inizia con la storia di Ciappelletto, un uomo cattivo che diventa santo
grazie a una bugia. Alla fine del libro, invece, c'è la giornata sulla cortesia, che
rappresenta la perfezione umana. Griselda, la protagonista dell'ultima novella,
incarna questa virtù. Il Trecento, il periodo in cui Boccaccio scrive, è chiamato "il
secolo dei padri fondatori", e nel Decameron ci sono giornate che celebrano i valori
di cortesia e liberalità

UN LIBRO ORIZZONTALE

Il Decameron di Boccaccio è un "libro orizzontale" perché descrive la vita senza


giudicare, osservando con ironia e comprensione. Nonostante ci siano temi morali e
religiosi, l'opera si concentra su ciò che accade nella vita quotidiana e nelle
situazioni sociali. Ogni giornata ha un tema diverso:

●​ Ottava giornata: beffe.


●​ Nona giornata: tema libero.
●​ Decima giornata: generosità, cortesia e liberalità.​

Il libro celebra virtù come la generosità e l'intelligenza, ma riconosce anche i difetti


umani, offrendo una visione equilibrata della realtà.

IL PROEMIO
Nel Proemio del Decameron, Boccaccio spiega di aver scritto il libro per le donne,
soprattutto per quelle che soffrono per amore e non possono distrarsi, vivendo
chiuse in casa sotto il controllo delle famiglie. L'autore vuole offrire loro un modo per
svagarsi e dimenticare le pene d'amore, con racconti piacevoli che possano aiutarle
a superare i momenti difficili. Il libro è dedicato a chi ha bisogno di conforto e
compagnia, come Boccaccio stesso ne aveva avuto bisogno in passato.

L’INTRODUZIONE

Nel 1348, Firenze fu colpita dalla peste nera, un'epidemia che cambiò la vita della
città. Nel Decameron, Boccaccio parla della peste nell'Introduzione, subito dopo il
Proemio. Sebbene il libro racconti cento novelle divertenti, Boccaccio inizia con una
descrizione della peste per darle un significato più profondo. A lui non interessa
tanto la malattia, ma come la peste ha influenzato la società, i comportamenti delle
persone e delle famiglie.

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