ECONOMIA E LAVORO
ECONOMIA = dal greco “casa” (inteso anche come beni di famiglia) si intende l’organizzazione di
utilizzare le risorse al fine di soddisfare al meglio i bisogni individuali e collettivi.
L’economia è alla base del funzionamento di ogni società.
Esempio: se abbiamo bisogno di scarpe entriamo in un negozio di calzature, scegliamo, compriamo;
per fare la spesa andiamo al mercato o supermercato, compriamo e paghiamo alla cassa; mentre noi
siamo a scuola, il vigile dirige il traffico, medici e infermieri lavorano in ospedale, ecc..
Questi sono una piccolissima parte delle attività di lavoro che si svolgono ogni giorno. In realtà
abbiamo esaminato solo alcuni aspetti di un fenomeno molto complesso:
La verdura che compriamo è stata seminata, coltivata, raccolta;
Le scarpe sono state fabbricate;
L’insegnamento, le cure mediche, la direzione del traffico sono servizi che vengono forniti
da persone che lavorano.
L’insieme di tutte le attività che gli esseri umani compiono per soddisfare i propri bisogni prende il
nome di economia.
Le scienze economiche studiano i problemi della produzione dei beni più adatti a soddisfare i nostri
bisogni, i problemi del consumo dei beni stessi e infine i problemi degli scambi con cui ognuno si
procura i beni che gli occorrono.
1. CHE COS’E' L’ECONOMIA
Nella nostra vita si presenta continuamente la necessità di soddisfare una serie di bisogni, i
più semplici sono i bisogni vitali o primari legati alla sopravvivenza (respirare, bere,
mangiare, dormire, ripararsi dal freddo, ecc).
Altri bisogni, invece, non sono direttamente collegati alla sopravvivenza, ma piuttosto alla
realtà culturale e sociale (il bisogno di istruirsi, di viaggiare, di conoscere il mondo, di
comunicare con gli altri, di divertirsi, ecc), che tendono a migliorare la qualità della vita, si
parla in questo caso di bisogni secondari.
2. CHE COSA SONO I BENI
Un bisogno si manifesta con una condizione di disagio, di malessere, di ansia e di
insoddisfazione.
Si definisce bene tutto ciò che l'uomo si procura per soddisfare un bisogno.
E' un bene il pane, la frutta, la pasta, ecc. che soddisfano il bisogno di mangiare; i libri che
soddisfano il bisogno di istruirsi, ecc.
Alcuni beni sono forniti direttamente dalla natura (es. le pietre naturali), altri, come il pane
vengono prodotti dall'uomo attraverso la trasformazione delle materie prime.
Per avere a disposizione un bene è comunque necessario lavorare.
Grazie alla tecnologia le risorse vengono trasformate in energia, in alimenti e in oggetti di ogni tipo
che ci servono per soddisfare i nostri bisogni.
Ogni società ha i suoi bisogni e decide come utilizzare le risorse disponibili; se queste non sono
sufficienti, cerca di procurarsi quelle che mancano. L’Italia, per esempio, per soddisfare il suo
bisogno energetico deve importare petrolio e gas da altri Paesi.
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3. I PROTAGONISTI DELL'ECONOMIA
Sono principalmente tre: le famiglie (cittadini, lavoratori, consumatori), le imprese e lo Stato.
Questi tre operatori economici sono tutti in relazione tra loro.
Le famiglie forniscono il lavoro alle imprese, ricavandone un salario. Con i soldi guadagnati
si procurano beni e servizi forniti dalle imprese; inoltre pagano le tasse allo Stato.
Le imprese producono beni e servizi; per fare questo utilizzano il lavoro delle famiglie, i
capitali (denaro), le materie prime, l’energia, gli impianti, i macchinari ecc; anche le imprese
versano le tasse allo Stato.
Lo Stato utilizza il denaro raccolto con le tasse per far funzionare la macchina
amministrativa e i servizi pubblici (istruzione, sanità, assistenza, strade, ecc).
Dove si incontrano i protagonisti dell’economia
Lo scambio del lavoro, beni, servizi e denaro avviene sul mercato; (attenzione: qui, con il termine
“mercato” non si indica un luogo fisico, ma il complesso di scambi tra gli operatori economici).
Che cos’è il mercato e come funziona
Le imprese producono beni e servizi che servono a soddisfare i nostri bisogni; ma come fanno a
sapere che cosa produrre e in quale quantità?
Un sistema economico che funziona correttamente è regolato dalla legge della domanda
(consumatori) e dell’offerta (produttore). In base a questa legge, le imprese tendono a soddisfare la
richiesta di un bene, producendone un numero pressoché uguale a quello richiesto dai consumatori.
Questo perché:
Se l’offerta è superiore alla domanda, il prezzo del bene scende perché il produttore pur di
vendere è disposto a guadagnare di meno; (di conseguenza le imprese diminuiscono la
produzione di quel bene e il prezzo torna a salire fino a quando non si raggiunge un
equilibrio);
Se l’offerta è inferiore alla domanda, al contrario, il prezzo sale, perché pur di procurarsi un
bene i consumatori sono disposti a spendere di più; (di conseguenza le imprese aumentano la
produzione di quel bene e il prezzo torna a scendere fino a quando raggiunge un equilibrio).
Attraverso questo sistema si creano a poco a poco le condizioni perché vengano soddisfatte sia le
esigenze dei consumatori che acquistano il bene a un prezzo conveniente, sia quelle di chi produce
che ricava dalle vendite un guadagno appropriato.
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3. COME FUNZIONA L’ECONOMIA DI UN PAESE
Quali funzioni svolge lo Stato nel sistema economico
Lo Stato è uno dei tre operatori economici, accanto alle famiglie e alle imprese. Lo Stato è molto
importante, perché il suo ruolo è quello di assicurare la soddisfazione dei bisogni collettivi, tra i
quali la difesa del territorio, l’amministrazione della giustizia e la tutela dell’ordine pubblico..
Un’altra funzione importante svolta dallo Stato è quella di stabilire le regole (cioè le leggi) per il
corretto funzionamento del mercato. Per esempio, le leggi servono per impedire che:
Qualcuno non paghi per un bene o per un servizio ricevuto;
Un lavoratore non venga retribuito per la sua prestazione, o che sia costretto a lavorare in
condizioni nocive o pericolose;
Un’impresa abbia il monopolio su una determinata merce (per esempio il petrolio)
potendone fissare a suo piacimento il prezzo e le condizioni di vendita.
Quando è necessario l’intervento dello Stato
Ci sono molte occasioni in cui si rende necessario l’intervento dello Stato, perché il meccanismo del
mercato non sempre funziona alla perfezione. Se si dovesse operare solo in base alla legge della
domanda e dell’offerta, si produrrebbero solo quei beni per i quali esiste una sufficiente domanda.
Ma, in questo caso, alcuni beni non sarebbero mai prodotti. Perché, per esempio, le case
farmaceutiche dovrebbero spendere soldi per trovare le cure per una malattia rara? Perché la salute
è un bene importantissimo ed è un bene pubblico! E allora lo Stato interviene per sostenere la
ricerca e fare in modo che possano essere curate anche le persone affette da malattie rare.
Facciamo ancora un esempio: ci sono infrastrutture – come le autostrade o le ferrovie – che
richiedono notevoli investimenti. Da queste opere, peraltro, non si ottengono immediati guadagni e
occorre attendere molti anni prima di recuperare le cifre investite. In questi casi l’intervento dello
Stato è indispensabile.
Di che cosa si occupa lo “Stato sociale”
Il peso economico dello Stato è aumentato nel corso del Novecento con lo sviluppo del Welfare
State (Stato sociale), cioè del sistema volto a fornire sostegno a chi si trova in difficoltà e quindi per
assicurare a tutti i cittadini una soddisfacente condizione di vita. A questo proposito, gli ambiti in
cui lo Stato interviene con i suoi enti sono:
l’ istruzione, che viene assicurata attraverso la scuola pubblica;
l’assistenza sanitaria, che viene assicurata dal servizio sanitario nazionale;
la previdenza sociale, che prevede prestazioni e contributi in denaro ai disoccupati, agli
invalidi, agli anziani, ai malati, alle famiglie con figli a carico ecc.
Che cos’è la spesa pubblica
Tutte le risorse che lo Stato impiega fanno parte della spesa pubblica, che è composta dalla spesa
ordinaria e dalla spesa straordinaria.
La spesa ordinaria è quella che lo Stato affronta in maniera continua: la macchina
amministrativa, gli stipendi dei dipendenti, le scuole, gli ospedali, le pensioni ecc.;
La spesa straordinaria è invece quella di tipo occasionale: la realizzazione di una grande
opera pubblica (aeroporto, linea ferroviaria ecc), un intervento in seguito a calamità naturali
(terremoti, alluvioni ecc).
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Da dove provengono le risorse dello Stato
Per sostenere le sue spese lo Stato ha bisogno di molte risorse, che ottiene attraverso le entrate
pubbliche.
Le entrate dello Stato si chiamano originarie quando risultano dalla gestione del patrimonio statale:
per esempio la vendita o l’affitto di immobili, la vendita di risorse minerarie o energetiche ecc.. Si
chiamano invece entrate derivate o tributarie quelle che derivano dalle tasse, dai contributi e dalle
imposte.
Che differenza c’è tra tasse, contributi e imposte
Le tasse sono corrispettivi in denaro che si devono pagare quando si usufruisce di un
servizio pubblico (es. le tasse scolastiche);
I contributi sono prelievi che lo Stato effettua nei confronti di chi trae un vantaggio da un
servizio pubblico (per es. sono contributi quelli che lo Stato incassa per finanziare il sistema
delle pensioni);
Le imposte sono prelievi che vengono effettuati sui redditi e sui patrimoni delle famiglie e
delle imprese.
Che cos’è l’evasione fiscale? Come pesa sul bilancio di un Paese
Con il termine “evasione fiscale” si indica il comportamento illecito di chi si sottrae al pagamento
dei contributi a favore dello Stato. Un esempio tipico di evasione fiscale è la vendita di prodotti, o
servizi, senza l’emissione dello scontrino o fattura fiscale. In questo modo l’evasore può dichiarare
al fisco meno di quello che ha realmente guadagnato e quindi pagare meno tasse. L’evasione fiscale
in Italia si aggira attorno ai 180 miliardi di euro all’anno, ben il 30% delle entrate fiscali totali. Nel
confronto con altre nazioni europee risultiamo tra i primi. Se tutti pagassero le tasse dovute, lo Stato
avrebbe maggiori entrate da utilizzare e avremmo migliori servizi.
Che cos’è il bilancio dello Stato
Tutte le entrate e le uscite sono riportate in un documento che viene redatto ogni anno: il bilancio
dello Stato. Nel bilancio preventivo sono riportate le cifre che lo Stato prevede di incassare o
spendere nel corso di un periodo della durata di un anno (l’esercizio finanziario). Il rendiconto
consuntivo viene redatto alla fine dell’esercizio finanziario e riporta le cifre effettivamente incassate
o spese. Dalla differenza tra entrate e spese si ottiene il saldo del bilancio, che può essere:
Positivo, se le entrate sono maggiori delle spese (in questo caso si registra un surplus);
Negativo, se le spese sono maggiori delle entrate (in questo caso si registra un deficit);
In pareggio, se le entrate e le spese si equivalgono.
Che cosa succede se le entrate non sono sufficienti
Spesso lo Stato non dispone delle risorse sufficienti per sostenere tutte le spese. Lo Stato deve
comunque finanziare le proprie attività, pagare gli stipendi, le pensioni e cos’ via: deve trovare
quindi un’altra forma di finanziamento. Questa forma consiste nell’emissione di titoli di Stato
come i BOT (Buoni ordinari del tesoro), i BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) o i CCT (Certificati
di Credito del Tesoro). Vendendo questi titoli ai cittadini (ma anche a banche e investitori in
generale), lo Stato in sostanza ottiene dei prestiti, sui quali vengono calcolati degli interessi. Il
valore complessivo dei prestiti costituisce il debito pubblico.
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Quali sono gli effetti di un debito pubblico elevato
Lo Stato italiano paga ogni anno circa 100 miliardi di interessi sul debito. Tutto questo denaro è
sottratto alla scuola, alla ricerca, alle infrastrutture, alla protezione del territorio ecc.. Se l’Italia
avesse un debito inferiore, potrebbe fare molti investimenti, creando lavoro e aumentando la
produttività e la competitività del nostro Paese.
Un debito pubblico elevato frena quindi l’economia di uno Stato e lo espone al rischio di fallimento.
Per questo l’Unione Europea ha stabilito con il Patto di stabilità che gli Stati membri devono
tenere il loro debito pubblico al di sotto del 60% del PIL (e quello italiano supera alla grande il
60% e continua a crescere).
Che cos’è lo spread
L’interesse sui titoli di Stato varia da Paese a paese. Esso infatti dipende dalla stabilità economica
di un Paese. Un paese economicamente debole (e politicamente instabile) gode di poca fiducia negli
investitori, perché potrebbe fallire e non restituire il debito contratto; per ottenere un prestito deve
quindi offrire interessi più alti. Un paese economicamente solido può invece offrire interessi più
bassi; in questo caso gli investitori si accontentano di guadagnare meno, ma sono certi di riottenere i
soldi prestati. La differenza tra i tassi di interesse di due paesi si chiama spread. Lo spread più
importante in Europa è quello tra i diversi titoli decennali nazionali (che in Italia corrispondono ai
BTP) e i Bund emessi dalla Germania, cioè il paese europeo la cui economia è più forte. Questo
valore è una specie di termometro, che viene usato per misurare l’affidabilità di un Paese: più lo
spread è alto, minore è l’affidabilità di un Paese.
Come si misura la ricchezza di un Paese
Lo strumento più usato per misurare la ricchezza di un Paese è il PIL (prodotto interno lordo). Nel
PIL vengono considerati tutti i beni e i servizi che il Paese produce in un anno. Il PIL si ottiene
moltiplicando i beni e i servizi per il loro prezzo: per esempio se un paese producesse solo un
milione di automobili dal costo di 1000 euro, il suo PIL sarebbe pari a un miliardo di euro.
Come si misura il benessere dei cittadini di un Paese
Suddividendo il PIL per il numero di abitanti di un paese si ottiene il PIL procapite. Occorre però
considerare che il PIL procapite è un valore medio che non ci spiega come la ricchezza sia
effettivamente distribuita. Infatti, se il PIL procapite è pari a 50000 euro, ciò non vuol dire che tutti
i cittadini dispongono di questa cifra: ci sarà infatti chi guadagna di più e chi guadagna di meno.
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4. CHE COS’E’ IL MERCATO DEL LAVORO
Com’è suddivisa l’economia
In base ai beni e servizi prodotti, l’economia viene suddivisa in tre settori: primario, secondario,
terziario.
Il settore primario comprende l’agricoltura, l’allevamento, la pesca, le attività forestali e
quelle minerarie;
Il settore secondario comprende le attività manifatturiere, cioè l’industria e le costruzioni;
Il settore terziario comprende tutte le altre attività (è chiamato anche settore dei servizi).
I servizi legati all’informatica, alla ricerca e alle nuove tecnologie vengono spesso
considerati come un settore a sé stante, chiamato terziario avanzato o quaternario.
Come si distribuisce la forza-lavoro nei tre settori
Per molto tempo l’agricoltura ha assorbito la grandissima parte della forza lavoro. Fino agli inizi del
‘900, anche nei paesi industriali, oltre la metà dei lavoratori era occupata nel settore primario; poi
per qualche decennio è stata l’industria a offrire le maggiori opportunità di lavoro. Negli ultimi
decenni nei paesi più avanzati si è verificato uno straordinario sviluppo dei servizi: sia quelli
destinati alle imprese (trasporti, finanza ecc), sia quelli destinati alla collettività (scuole, ospedali) o
alle persone (tempo libero, commercio, turismo). Si è così verificato un enorme spostamento della
popolazione attiva dall’industria ai servizi. Per esempio in Germania, che oggi è la maggiore
potenza industriale europea, il primo settore impiega circa ¼ della forza lavoro, mentre i servizi ne
impiegano il 74%. Nei paesi avanzati l’agricoltura è molto automatizzata e produttiva, ma nel suo
insieme impiega una bassa percentuale della popolazione attiva.
Che cosa intendiamo, in economia, con la parola “lavoro”
Nel linguaggio quotidiano, con la parola “lavoro” indichiamo attività molto diverse; per esempio i
“lavori di casa”, cioè cucinare, lavare, stirare ecc; per uno studente “lavorare” vuol dire fare i
compiti, studiare. In economia il lavoro è invece un’attività rivolta a produrre beni e servizi
destinati alla vendita. Il lavoratore è chi svolge un’attività in cambio di un compenso.
Il lavoro è autonomo quando chi lo esegue può organizzarsi liberamente, con tempi propri e una
propria sede. Sono lavoratori autonomi i liberi professionisti: imprenditore, architetto, ingegnere,
dentista, avvocato, falegname, commerciante ecc.
Il lavoro è invece subordinato (o dipendente) quando viene eseguito secondo le direttive di un altro
soggetto (il datore di lavoro); sono lavoratori dipendenti gli operai, gli impiegati, i commessi ecc..
Come funziona il mercato del lavoro
Nel mercato, oltre ai beni, ai servizi e al denaro, viene scambiato anche il lavoro. C’è quindi un mercato del
lavoro, sempre regolato dalla legge della domanda e dell’offerta:
La domanda di lavoro è costituita dalla quantità delle prestazioni (fisiche e intellettuali) richieste
dalle imprese, dallo Stato, dalle famiglie per produrre beni e servizi;
L’offerta di lavoro è costituita dal numero delle persone disposte a produrre beni e servizi in
cambio di un dato compenso.
Le persone che offrono le loro prestazioni lavorative costituiscono la popolazione attiva (composta da
occupati, cioè impiegati in qualche attività produttiva e non occupati, che possono essere distinti tra
disoccupati e soggetti in cerca di una prima occupazione, come i giovani appena laureati o diplomati).
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Che cos’è il tasso di disoccupazione
Indica quante persone sono in cerca di lavoro rispetto alla popolazione attiva. È un dato che si
esprime in percentuale: un tasso di disoccupazione del 10% significa che su 100 potenziali
lavoratori 10 sono disoccupati. In Italia il tasso di disoccupazione è alto, questo indica un’economia
stagnante, incapace di creare nuova occupazione.
A seconda della durata i contratti si dividono in due categorie:
a tempo indeterminato, non vi è una scadenza prestabilita e il rapporto si può sciogliere per volontà o del
lavoratore (con le dimissioni), o del datore di lavoro (con il licenziamento).
a termine (o a tempo determinato), cioè di durata limitata in quanto alla data prestabilita il rapporto di lavoro
finisce.
par-time che implica un minor orario di lavoro rispetto a quello ordinario (generalmente 40 ore alla
settimana).
lavoro intermittente o “a chiamata”, un contratto che si può utilizzare quando il datore di lavoro ha necessità
del lavoratore in modo discontinuo, chiamandolo quando ne ha bisogno;
il telelavoro, una forma di lavoro a distanza: si può infatti lavorare da casa connettendosi tramite un computer
alla rete aziendale.
Quali sono le fasi dell’economia
L’andamento dell’economia non è costante nel tempo ed è soggetto a crisi che causano in genere
una diminuzione della produzione e quindi un calo dell’occupazione.
In generale l’economia segue un ciclo in cui si alternano quattro fasi:
la prima fase, l’espansione, è caratterizzata dall’aumento dei consumi di beni e servizi e da
quello conseguente della produzione e dell’occupazione;
la seconda fase, la recessione, si manifesta con una diminuzione della ricchezza delle
famiglie e con un conseguente calo dei consumi;
la terza fase è la depressione; il persistente calo dei consumi causa una riduzione degli
investimenti e della produzione, la chiusura delle imprese e l’aumento della disoccupazione;
la quarta fase è costituita dalla ripresa; in questa fase riprendono i consumi e gli
investimenti e torna a crescere l’occupazione.
Perché scoppiano le crisi economiche
Le crisi economiche possono avere cause diverse. A scatenare una crisi può essere ad esempio un
calo dei consumi, oppure un eccesso di consumi; la scarsità di merci sul mercato oppure, al
contrario, l’abbondanza di merci sul mercato. Altre crisi possono derivare da cattive politiche
economiche attuate dalle imprese o dagli stati. La crisi può, per esempio, derivare da investimenti
sbagliati, dal cattivo funzionamento del sistema del credito (banche), oppure da un eccesso di spesa
pubblica o dall’aumento dell’indebitamento dello Stato.
Quale è la causa delle crisi finanziarie
Possono avvenire crisi finanziarie quando i mercati sono molto instabili e si interrompe il
trasferimento di risorse dai risparmiatori alle banche e dalle banche alle imprese. Le imprese, per
ottenere il credito che consente loro di produrre, spesso si indebitano. Se per qualche motivo,
(esempio un investimento sbagliato) non riescono a vendere i loro prodotti, non riescono nemmeno
a restituire i soldi ottenuti in prestito. In questi casi, banche e finanziatori vari, per non incorrere in
ulteriori perdite o esporsi a loro volta a rischi di fallimento, interrompono i loro prestiti attuando
quella che viene definita “stretta creditizia”.
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Quali problemi comportano le crisi
Le conseguenze delle crisi economiche possono essere molto gravi. Uno dei fenomeni strettamente
legato alle crisi è quello della disoccupazione. La disoccupazione colpisce infatti il reddito delle
famiglie, le quali non riescono a soddisfare i loro bisogni. Ma se la domanda di beni diminuisce, le
imprese producono meno e possono anche chiudere gli impianti. La crisi determina anche un calo
delle entrate dello Stato, poiché le famiglie e le imprese versano meno contributi.
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ECONOMIA DI MERCATO
Nessun lavoratore può produrre da solo tutti i beni che gli sono necessari, e nessuno è
autosufficiente cioè che può consumare solo quello che produce. Tutti ricorrono allo scambio,
ossia vendere sul mercato il bene o il servizio che hanno prodotto e, con il ricavato della
vendita, acquistare altri beni e servizi. Anticamente, per ottenere una merce o un servizio si
ricorreva al baratto, ossia allo scambio: io ti do un cavallo tu mi dai due pecore e due sacchi di
grano; tu mi trasporti la legna e io ti do tre fascine di legna ecc. Questo sistema era però così
scomodo da rendere spesso lo scambio difficilissimo. la frontiera moderna del baratto è
rappresentata dai numerosi siti che permettono di inserire annunci gratuiti per scambiare o
vendere oggetti: "Diamo valore agli oggetti. Tutto si riutilizza. Tutto si scambia. Niente si
butta".
Per eliminare le difficoltà del baratto si rese necessario avere a disposizione un'unica merce da
poter scambiare con tutte le altre; nacque così l'idea della moneta. In un primo momento non si
trattò di monete vere e proprie, ma di merci considerate preziose: sale, pellicce, tessuti, zanne di
elefanti ecc. Successivamente si introdusse la moneta: dischi di metallo, soprattutto bronzo, oro
e argento, incisi con disegni o parole.
La moneta
La moneta è un mezzo di scambio e di pagamento e allo stesso tempo è un’unità di misura.
Le monete sono fatte di metallo oppure di carta speciale, la filigrana. Le monete di carta si
chiamano banconote e i primi a usarle furono i cinesi nel IX secolo; in Europa comparvero molto
più tardi, nel XVII secolo.
La moneta ha subito una grande evoluzione e oggi accanto alla moneta metallica e quella cartacea
utilizziamo altri sistemi di pagamento: sono le cosiddette “monete bancarie”, cioè l’assegno, il
bancomat, la carta di credito, che presuppongono l’esistenza di un conto corrente (e quindi di un
deposito di denaro) presso una banca (un’impresa particolare che tratta il denaro).
L’assegno è un documento cartaceo con il quale possiamo chiedere alla nostra banca di pagare una
somma di denaro a qualcuno (beneficiario), prelevandola dal nostro deposito.
Il bancomat e la carta di credito sono invece monete elettroniche e consistono in una tessera di
plastica che viene collegata telematicamente alla banca. Il loro funzionamento è analogo: però con
il bancomat possiamo effettuare pagamenti solo se la somma richiesta è inferiore a quella depositata
sul conto corrente; con la carta di credito disponiamo invece di una sorta di prestito, che
restituiremo dopo un certo periodo di tempo attraverso prelievo effettuato automaticamente sul
conto corrente.
Quanto vale la moneta
Come unità di misura la moneta esprime il valore dei beni, che è influenzato da molti elementi: per
esempio la qualità dei materiali impiegati, la cura con cui i beni sono stati realizzati, la notorietà di
chi li ha prodotti, ecc. Per questo un paio di scarpe può costare 30 euro, ma anche 300 o più. Il
valore della moneta è dato quindi dal suo potere di acquisto ed è legato strettamente al prezzo delle
merci. Quindi se il prezzo delle merci è basso, il potere d’acquisto della moneta è alto: potremo
procurarci una maggiore quantità di merci, o merci di migliore qualità. Se il prezzo delle merci è
alto, diminuisce il potere d’acquisto della nostra moneta.
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Che cos’è l’inflazione (aumento prolungato dei prezzi di beni e servizi)
Un fenomeno che fa salire i prezzi è quello dell’inflazione che influisce sul potere d’acquisto della
moneta. Facciamo un esempio: oggi compriamo 1 kg di mele al mercato, pagandolo 2 euro. Dopo
un mese, per effetto dell’inflazione, il potere d’acquisto della nostra moneta diminuisce e con i
nostri 2 euro potremo acquistare solo 8 etti di mele. Le cause dell’inflazione possono essere diverse,
ma le principali sono tre:
L’aumento dei costi delle materie prime; per esempio l’aumento del prezzo del petrolio sui
mercati internazionali provoca di solito un aumento generalizzato dei prezzi delle merci. Ciò
succede perché i derivati del petrolio sono utilizzati non solo nella lavorazione di alcuni beni
(materiali plastici, tessuti ecc.) ma anche per produrre l’energia utilizzata dalle imprese e i
carburanti impiegati per la distribuzione. Di conseguenza si determina un incremento dei
costi di produzione, che a sua volta si riflette sul prezzo delle merci: dalle scarpe alla pasta,
dai detersivi ai libri ecc.;
uno squilibrio tra domanda e offerta di un prodotto;
la sfiducia verso la moneta di riferimento;
l’aumento della domanda dei consumatori che fa salire i prezzi.
Come si misura l’inflazione
Per misurare questo fenomeno economico si utilizza il tasso di inflazione, che pone a confronto i
prezzi di uno stesso prodotto a distanza di un anno, esprimendo in percentuale la variazione di
prezzo. Per esempio, se nel 2016 un prodotto X costa 100 euro e dopo un anno ne costa 105, il tasso
di inflazione è del 5% all’anno.
Che cos’è la deflazione
Al contrario dell’inflazione, il termine deflazione indica la riduzione dei prezzi in un determinato
periodo. La deflazione favorisce l’acquirente, che si procura beni a prezzi inferiori rispetto al
periodo precedente. Ma non è detto che sia positiva e occorre vedere quali siano le cause. Se nasce
una riduzione dei costi di produzione dovuta all’adozione di nuove tecnologie è un fatto positivo:
pensiamo al calo dei prezzi di smartphone in questi ultimi anni. Se invece è la conseguenza di un
calo della domanda di beni da parte dei consumatori è un fatto negativo: le imprese producono più
di quello che viene richiesto e sono quindi costrette a ridurre la loro offerta e licenziare personale.
In questo caso la deflazione è il segnale di una recessione economica.
Come riconoscere una banconota falsa da 20 euro
La falsificazione del denaro danneggia tanto i commercianti quanto i consumatori. Tuttavia solo gli
esercenti dispongono di piccoli dispositivi che consentono di rilevare la non autenticità della carta
moneta. Per i consumatori il rischio di ricevere una banconota fasulla è più elevato perché essi non
posseggono i rilevatori elettronici.
D’altronde accade spesso che la contraffazione delle banconote sia talmente accurata da rendere
difficile distinguerle da quelle autentiche. Occorre pertanto difendersi dall’eventualità di pagare o
ricevere una carta moneta non originale.
Analizzeremo la banconota da 20 euro perché di fatto, insieme al taglio da 50 rappresentano le più
soggette a falsificazione.
Dagli esperti della Banca d’Italia apprendiamo che bisogna anzitutto osservare la banconota in
controluce. Nella carta moneta autentica compare il volto della figura mitologica di Europa. Inoltre
sul fronte della banconota, lungo i margini di destra e di sinistra, si può rilevare al tatto la presenza
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di trattini. Sempre affidandosi a sensazioni tattili si deve poter percepire in rilievo l’immagine, le
iscrizioni e il numero 20 che indica il valore della banconota. Mentre sul margine inferiore a sinistra
la cifra del numero 20 deve cambiare di colore quando si muove la cartamoneta. Sul lato corto della
banconota, inoltre, deve comparire l’acronimo della Banca centrale europea in ben 9 lingue diverse.
5. CHE COS’E’ IL RISPARMIO
Per meglio capire qual è il ruolo della banca, dobbiamo considerare che la moneta, oltre a essere
un mezzo di scambio e di pagamento e un’unità di misura, ha un’altra importante funzione.
Facciamo un esempio. Per Natale abbiamo ricevuto dei regali e, tra questi, anche una banconota
da 100 euro. Possiamo decidere di spenderla subito, ma è da diverso tempo che vorremmo
comprare una nuova bicicletta, che però costa 200 euro. Quindi decidiamo di conservare i nostri
100 euro nel salvadanaio. Che cosa succede alla nostra banconota mentre noi aspettiamo di
mettere insieme la cifra necessaria all’acquisto della bicicletta?
Apparentemente niente: la banconota conserva il suo valore e una volta giunta l’estate ci servirà
per coprire la metà del costo della bicicletta.
Nel linguaggio dell’economia, si dice infatti che la moneta è una riserva di valore, perché ha la
proprietà di trasferire il suo potere d’acquisto dal presente (nel nostro caso il Natale) al futuro
(l’estate). Se non spendiamo tutto quello che guadagniamo, creiamo una riserva di valore che
possiamo utilizzare per acquisti o investimenti futuri. Ora mettiamoci nei panni di chi ha deciso
di risparmiare una parte dei suoi guadagni per acquistare una casa. Una casa costa molto e non è
prudente conservare grosse somme in un salvadanaio. Cosa facciamo allora? La risposta è
semplice: conserviamo i nostri risparmi in banca.
Perché conviene risparmiare
Il risparmio è la parte di reddito delle famiglie, delle imprese o dello Stato che non viene spesa
subito ma viene accantonata per utilizzi futuri. Lo scopo del risparmio è quello di poter disporre
del denaro per far fronte a spese impreviste, per acquistare beni dal costo rilevante come la casa
e anche per investirli.
Come si investe il denaro
L’investimento è lo strumento che si utilizza per conservare o accrescere il valore del denaro o
per far funzionare meglio un’attività, in modo da trarne un maggiore profitto. Il deposito dei
risparmi in banca è una forma di investimento, che tuttavia non raggiunge sempre il suo scopo.
Per esempio, se la banca concede l’1% di interesse ma l’inflazione è del 2%, il nostro risparmio
perde in un anno l’1% del suo valore. Esistono altre forme di investimento più remunerative, per
esempio i titoli di Stato (BOT, BTP, CCT) che offrono interessi un po’ più alti di quelli concessi
dalle banche.
Che cos’è la borsa valori
Ancora più convenienti, ma più rischiose, sono le forme di investimento che ci offre la borsa
valori. La borsa è il luogo in cui si comprano e si vendono dei particolari titoli, le azioni e le
obbligazioni.
Se si acquistano azioni si diventa possessori di una quota del capitale di una società;
Investite invece in obbligazioni significa prestare denaro a un’azienda, che si impegna a
restituire la somma pagando gli interessi sul capitale ricevuto.
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Occorre però fare molta attenzione: la Borsa è considerata una specie di gioco d’azzardo, con cui si
possono costruire vere e proprie fortune, ma si possono anche dilapidare patrimoni.
6. CHE COS’E’ L’EUROZONA E LA GLOBALIZZAZIONE
Negli ultimi decenni, nel mondo, si è avviato un altro processo di integrazione economica: la
globalizzazione. Questo fenomeno sta creando un vastissimo mercato privo di barriere, in cui merci
e capitali circolano liberamente e sempre più velocemente grazie allo sviluppo dei trasporti e delle
reti telematiche. Accanto alle merci e capitali si spostano anche la tecnologia e la conoscenza, che
consentono ai Paesi meno sviluppati di compiere progressi straordinari. Pensiamo ad esempio alla
Cina e all’India, che fino a tre decenni fa sembravano condannate a un’eterna condizione di
sottosviluppo e oggi figurano invece tra le maggiori potenze economiche del mondo.
Nella globalizzazione è fondamentale il ruolo delle imprese e in particolare delle multinazionali.
Queste, infatti, hanno i mezzi economici, l’esperienza e l’organizzazione per operare su scala
mondiale. Sono gruppi industriali potentissimi, in grado di influenzare le scelte politiche ed
economiche di alcuni governi, però i Paesi in via di sviluppo sono soggetti deboli e facilmente
sfruttabili e i profitti che essi potrebbero impiegare per il loro progresso finiscono invece nelle mani
degli azionisti delle multinazionali, infatti in molti Paesi gli operai delle imprese che lavorano per le
multinazionali sono malpagati e sono privi di tutele sindacali e sociali. Non è poi raro il ricorso al
lavoro minorile, anche in condizioni nocive e pericolose.
Gli oppositori alla globalizzazione, definiti no-global, pensano che l’accesso aperto e non
regolamentato ai mercati mondiali, consentirà alle grandi multinazionali di distruggere i piccoli
produttori locali.
Il termine green economy è ormai entrato a far parte del vocabolario quotidiano, indica un nuovo
modello economico che non si basa esclusivamente sul guadagno, ma prende in considerazione altri
fattori: l’ambiente e la società. La green economy è definita dalla Commissione Europea come
“un’economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà”.
L’euro è la moneta che è stata istituita nel 1998 ed è entrata in circolazione il 1° gennaio 2002 in
dodici paesi dell’Unione europea (UE). Attualmente gli Stai che hanno adottato l’euro sono 19 e
costituiscono l’Eurozona.
L’euro è amministrato dalla Banca centrale europea (BCE), istituita sempre nel 1998, con sede a
Francoforte (Germania) e ha il compito di tutelare la stabilità dei prezzi e di formulare e attuare una
politica monetaria comune.
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PREPRARSI A ENTRARE NEL MONDO DEL LAVORO
L’orientamento non è solo lo strumento per gestire la transizione tra scuola, formazione e lavoro,
ma assume un valore permanente nella vita di ogni persona.
Le attività di orientamento nel sistema scolastico non devono limitarsi all’informazione, ma
svilupparsi lungo due direttrici:
a. Orientamento formativo (o didattica orientativa) per lo sviluppo delle competenze chiave.
Si realizza nell’insegnamento disciplinare, finalizzato all’acquisizione dei saperi di base,
delle attività cognitive, logiche e metodologiche, delle attività trasversali comunicative;
b. Attività di accompagnamento e di consulenza orientativa, di sostegno alla progettualità
individuale, che aiutano gli studenti a utilizzare quanto appreso a scuola per costruire
progressivamente la propria esperienza di vita e per operare le scelte necessarie per il loro
futuro.
In tal modo lo studente (e il cittadino in generale) è in grado, in ogni momento della sua vita, di
identificare le capacità, le competenze e gli interessi che gli sono propri, e quindi di prendere
decisioni consapevoli in materia di istruzione, formazione e occupazione.
Siamo tutti imprenditori
La cultura del lavoro e l’educazione all’imprenditorialità si può sviluppare anche durante il percorso
scolastico, in vari modi.
1. Didattica orientativa – prevede anche visite in azienda, partecipazione a concorsi e progetti
di imprenditorialità.
2. Alternanza scuola-lavoro – è uno strumento assai efficace per avvicinare gli studenti al
mondo del lavoro. Durante il triennio delle Superiori, gli studenti sono chiamati a svolgere
esperienze di tirocinio individuale in azienda, oppure a partecipare a un Project work con il
gruppo classe, oppure a una simulazione d’impresa.
3. Stage all’estero e progetto Erasmus – le esperienze di permanenza in un Paese straniero,
oltre ad agevolare l’apprendimento della lingua locale, offrono allo studente la possibilità di
sviluppare capacità di adattamento, autonomia e senso di responsabilità.
4. Sviluppo di competenze digitali – buone competenze nelle TIC sono ormai irrinunciabili.
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