3.
Analisi del contesto;
3.1 Urbanizzazione;
3.2 Analisi dei paesi e delle diverse esigenze
3.3 Urbanizzazione;
Abbiamo, fino ad ora, affrontato il tema della D&I
relativamente il campo sociale, lavorativo e
comunicazionale; è importante ora effettuare un’analisi da
un punto di vista urbano, dunque, analizzare le città e come
diffondere i valori e i principi di diversità ed inclusione
anche in questo contesto.
Iniziamo la nostra analisi con un discorso tecnico;
analizziamo infatti cosa sono le opere di urbanizzazione e
qual è la loro utilità.
Per garantire che ogni area sia accessibile e utilizzabile dai
suoi abitanti sono necessarie opere di urbanizzazione.
L'espansione urbana viene accompagnata dalla
realizzazione di servizi e infrastrutture necessari per
supportare i nuovi edifici, sia residenziali che commerciali, e
per facilitare la vita sociale dei cittadini. Se in passato
l'urbanizzazione era principalmente legata alla
trasformazione del territorio naturale per soddisfare le
esigenze delle città in espansione, oggi l'attenzione si
concentra maggiormente sulla manutenzione,
l'ammodernamento e il recupero degli spazi urbani
esistenti. Le opere di urbanizzazione si suddividono
principalmente in due categorie: urbanizzazione primaria e
secondaria. L’urbanizzazione primaria riguarda la creazione
delle infrastrutture di base necessarie per supportare il
nuovo sviluppo urbano, come strade, reti fognarie, sistemi
di approvvigionamento idrico ed elettrico, e altri servizi
essenziali. Queste opere sono fondamentali per rendere
l'area abitabile e funzionale. In particolare, comprendono la
costruzione di:
strade residenziali a servizio degli insediamenti;
gli spazi di sosta o di parcheggio (anche quelli
realizzati nel sottosuolo o nei locali al piano terreno di
fabbricati esistenti);
le fognature (ad esempio i condotti per la raccolta e lo
scarico delle acque nere, gli allacciamenti alla rete
urbana o gli impianti di depurazione);
la rete idrica (incluse le condotte per l’erogazione
dell’acqua potabile e ogni realizzazione funzionale alla
sua captazione o all’allacciamento alla rete urbana);
la rete di distribuzione dell’energia elettrica e del gas
per usi domestici o industriali;
la pubblica illuminazione;
gli spazi di verde attrezzato;
i cavedi multiservizi e i cavidotti per il passaggio delle
reti di telecomunicazione,
(recentemente inseriti nell’elenco con il D.P.R.
380/2001).
D'altra parte, l’urbanizzazione secondaria si concentra sulla
riqualificazione, l'ampliamento o il miglioramento delle
infrastrutture esistenti per adeguarle alle esigenze in
evoluzione della città e della sua popolazione. Questo può
includere progetti di trasformazione urbana, come la
creazione di parchi, la riqualificazione di edifici storici, la
promozione di aree pedonali o ciclabili, e altre iniziative
volte a migliorare la qualità della vita urbana e la
sostenibilità ambientale. Dunque, le opere di urbanizzazione
sono cruciali per garantire lo sviluppo armonioso e
sostenibile delle città, fornendo le infrastrutture e i servizi
necessari per soddisfare le esigenze dei cittadini e
promuovere la qualità della vita urbana.
Le opere di urbanizzazione secondaria, anche conosciute
come interventi di urbanizzazione sociale, riguardano la
realizzazione di progetti che mirano a migliorare la
funzionalità e la vivibilità delle aree urbane, promuovendo
al contempo relazioni sociali positive. Questi interventi
comprendono la creazione di luoghi e servizi che diventano
punti di riferimento per i cittadini, contribuendo a migliorare
la qualità della vita urbana. Essi richiedono un'attenzione
particolare alla qualità delle costruzioni al fine di garantire
un'accessibilità ottimale, un'efficienza e una versatilità
d'uso massime. In sostanza, l'urbanizzazione secondaria
mira a creare ambienti urbani più accoglienti e inclusivi,
dove le persone possano connettersi, interagire e godere di
uno stile di vita sano e soddisfacente. Le opere di
urbanizzazione secondaria sono:
Gli asili nido e le scuole materne.
Le scuole dell’obbligo, le strutture e i complessi per
l’istruzione superiore all’obbligo (inseriti con la legge
finanziaria 67/1988).
I mercati di quartiere.
Le delegazioni comunali.
Le chiese e altri edifici religiosi.
Gli impianti sportivi di quartiere.
Le aree verdi di quartiere (aggiunte con la legge
865/71)
I centri sociali e le attrezzature culturali e sanitarie.
Le opere e gli impianti destinati allo smaltimento, al
riciclaggio o alla distruzione dei rifiuti urbani (speciali,
pericolosi, solidi e liquidi), nonché alla bonifica delle
aree inquinate (un punto inserito in elenco con il già
citato T.U. in materia di edilizia).
[Link]
infrastrutture/urbanizzazioni-primarie-e-secondarie-cosa-
sono-differenze/
Nelle prossime righe andremo, invece, ad analizzare quali
sono gli aspetti positivi, negativi dell’urbanizzazione e come
quest’ultima influenza l’ambiente circostante.
Secondo The World Bank, n.d più della metà della
popolazione mondiale ora vive in città e questa percentuale
continuerà ad aumentare, raggiungendo il 70% entro il
2050. Nel corso del XX sec. si sono verificati significativi
cambiamenti sia nella forma sia nel carattere
dell’urbanizzazione grazie alle grandi opere infrastrutturali
realizzate per i trasporti, in particolar modo per quello
automobilistico di massa. Contemporaneamente, la
diffusione di tecnologie di comunicazione virtuali ha fatto
cessare la dipendenza delle relazioni sociali dagli spazi
pubblici. ( [Link]
proliferazione-della-citta_(XXI-Secolo)/ )
Tra gli aspetti positivi ritroviamo, sicuramente, il fatto che è
uno dei motori più critici dello sviluppo mondiale, crea
opportunità per una vita migliore e funge come un motore
di crescita economica. Si riferisce al processo di crescita e
sviluppo delle aree urbane, inclusa l'espansione delle città e
la trasformazione delle aree rurali in zone urbanizzate.
L'urbanizzazione è alimentata da una serie di fattori, tra cui
l'industrializzazione, l'immigrazione dalle zone rurali alle
città, il miglioramento delle infrastrutture e l'incremento
della popolazione. Dall’altro canto dobbiamo considerare il
fatto che le città sono luoghi in cui si concentrano una serie
di fenomeni ambientali in misura maggiore rispetto alle
aree più rurali e meno urbanizzate. In particolare, nei grandi
centri urbani è evidente il cambiamento climatico,
manifestato dall'aumento delle temperature e delle
precipitazioni. Questo fenomeno è principalmente causato
dalla massiccia urbanizzazione che, nel corso degli anni, ha
comportato una notevole espansione delle aree edificate a
discapito delle zone verdi. Questa tendenza ha un impatto
negativo poiché le aree verdi svolgono un ruolo cruciale
nell'ambiente, contribuendo a mitigare l'inquinamento
atmosferico e acustico. Inoltre, nelle città più dense,
soprattutto dove mancano adeguati sistemi di trasporto
pubblico, si registra un aumento del traffico veicolare
privato. Questo porta a una maggiore produzione di rifiuti e
ad un peggioramento delle condizioni ambientali. La densità
abitativa elevata, infatti, può generare una maggiore
concentrazione di inquinanti atmosferici dannosi per la
salute umana. In sintesi, le città rappresentano dei veri e
propri epicentri di problemi ambientali, aggravati dalla
crescente urbanizzazione e dall'inefficienza dei trasporti
pubblici, con effetti negativi sia sull'ambiente che sulla
salute delle persone.
Se da un lato è vero che le città offrono opportunità
economiche, accesso a servizi e infrastrutture migliori,
dall’altro possono anche portare a problemi come la
congestione del traffico, l'inquinamento ambientale e la
pressione sui servizi pubblici. Per affrontare queste sfide,
molte città stanno adottando politiche di pianificazione
urbana sostenibile, che mirano a creare ambienti urbani
efficienti, equi e ambientalmente sostenibili. Questo può
includere la promozione di trasporti pubblici, la
conservazione delle aree verdi, lo sviluppo di edifici ad alta
efficienza energetica e la creazione di spazi pubblici
accessibili. L'urbanizzazione ha un impatto significativo
sulla società, sull'economia e sull'ambiente, e comprendere
i suoi effetti è fondamentale per gestire e pianificare lo
sviluppo delle città in modo sostenibile.
Abbiamo visto come le città hanno un’impronta ecologica
enorme: occupano solamente circa tre per cento della
superficie terrestre, ma consumano tre quarti delle risorse
globali e sono responsabili del 75 per cento delle emissioni
di gas. L’obiettivo 11 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo
sostenibile mira a ridurre l’inquinamento pro capite
prodotto dalle città, in particolare per quanto concerne la
qualità dell’aria e la gestione dei rifiuti. Lo sviluppo urbano
dovrà essere più inclusivo e sostenibile. Dovrà, infatti,
essere garantito l’accesso a tutti; superfici verdi e spazi
pubblici sicuri e inclusivi, soprattutto per donne e bambini,
anziani e persone con disabilità. Dovrà infine essere
assicurato anche l’accesso a spazi abitativi e sistemi di
trasporti sicuri ed economici.
([Link]
2030/die-17-ziele-fuer-eine-nachhaltige-entwicklung/ziel-11-
[Link] ).
Le politiche urbane che si impegnano a creare città
inclusive solitamente si fondano su tre principi
fondamentali: diversità, partecipazione e innovazione
sociale. Questi pilastri affrontano la sfida di rendere la vita
sociale e il processo decisionale all'interno della città più
inclusivi, con l'obiettivo di distribuire equamente risorse e
poteri. Tuttavia, è importante riconoscere i rischi che
possono sorgere in contesti locali, come la possibile perdita
di valenza politica e il rischio di isolamento delle iniziative.
Per garantire che le soluzioni adottate siano efficaci e
durature, è essenziale integrarle in un quadro più ampio che
miri a rendere la città e le sue risorse accessibili a tutti i
suoi abitanti. Ciò richiede non solo un impegno politico, ma
anche un approccio pragmatico basato sulla condivisione e
sull'applicazione pratica delle conoscenze acquisite. Senza
questo impegno radicale, il concetto di città inclusiva rischia
di perdere di significato e di diventare un concetto vuoto,
privo di riscontro con la realtà sociale. Affinché una città sia
veramente inclusiva, è fondamentale che sia in grado di
ascoltare e comprendere i bisogni dei suoi cittadini,
coinvolgendoli attivamente nel processo decisionale e nel
dibattito pubblico. Solo attraverso un dialogo aperto e una
partecipazione significativa è possibile realizzare un
ambiente urbano in cui tutti gli individui si sentano accolti e
rappresentati.
È evidente che le sfide legate all'espansione urbana sono
strettamente intrecciate con le questioni fondamentali che
riguardano l'umanità e il pianeta nel loro complesso. Questi
includono tematiche quali residenza, lavoro, vita sociale,
spazio pubblico, globalizzazione, mobilità e flussi migratori,
segregazione sociale e sostenibilità. Sebbene tali
problematiche siano ampiamente riconosciute e discusse, le
soluzioni concrete spesso risultano sfuggenti. Tuttavia, un
punto centrale su cui convergono molti dibattiti è la qualità
della vita urbana: una città dovrebbe essere in grado di
garantire felicità e benessere ai suoi abitanti. In un'epoca di
crescente mobilità globale, è importante che le città siano
in grado di attrarre individui capaci di arricchire la comunità
sia culturalmente che economicamente. Una qualità urbana
elevata tende a creare un legame emotivo tra i cittadini e il
loro ambiente, portando le persone a preferire vivere in
luoghi che offrono un ambiente piacevole e stimolante,
anche a discapito di un potenziale guadagno economico.
D'altra parte, è necessario che i lavori che richiedono la
permanenza in città meno desiderabili offrano incentivi
economici maggiori per compensare il sacrificio della
qualità della vita. In sintesi, l'obiettivo principale è creare
città che siano attrattive, inclusive e sostenibili, capaci di
offrire una buona qualità della vita ai loro abitanti,
mantenendo nel contempo un equilibrio tra le esigenze
economiche, sociali e ambientali
([Link]
citta_(XXI-Secolo)/ )
Per garantire che tutti possano trarre beneficio dallo
sviluppo delle città e dell'urbanizzazione, è fondamentale
adottare un approccio che valorizzi la diversità e favorisca
l'inclusione, considerandole come risposta ai problemi di
ingiustizia sociale ed esclusione. Organizzazioni
internazionali come le Nazioni Unite, la Banca Mondiale e la
Commissione Europea si sono poste l'obiettivo di
promuovere lo sviluppo urbano attraverso politiche e piani
integrati per favorire l'inclusione. I processi inclusivi
richiedono un impegno attivo da parte delle autorità locali,
che devono assumere un ruolo di leadership nel formulare
politiche di inclusività e promuovere partenariati e supporto
a livello comunitario. Come sottolineato da Broadhead
(2020), l'azione proattiva delle autorità cittadine è cruciale
per lo sviluppo di politiche che favoriscano l'inclusione
sociale ed economica.
Dunque, per creare città che siano veramente inclusive e
sostenibili, è necessario un impegno concreto da parte delle
autorità locali e delle istituzioni internazionali, che lavorino
insieme per promuovere la diversità, l'equità e l'inclusione
come pilastri fondamentali dello sviluppo urbano.
Il fine ultimo è la realizzazione di città inclusive, dove tutti,
indipendentemente dalle loro caratteristiche personali e
background, condividono diritti, responsabilità e
opportunità. Le città inclusive creano un ambiente in cui
tutti gli attori si sentono accettati, rispettati, valorizzati e
sostenuti. Il marketing svolge un ruolo chiave nel plasmare
il senso di appartenenza e nel promuovere la partecipazione
nei processi decisionali e di sviluppo urbano. A fronte della
crescente diversità della popolazione nelle sue varie
sfaccettature, come razza, etnia, identità di genere,
orientamento sessuale, abilità, eccetera, è fondamentale e
allo stesso tempo una sfida per le città rappresentare in
modo autentico una vasta gamma di background ed
esperienze nelle loro iniziative di marketing. Affrontare
questa sfida implica non solo una rappresentazione
accurata della diversità nella comunicazione e nelle
campagne promozionali, ma anche un impegno tangibile
per garantire l'accesso equo alle risorse, ai servizi e alle
opportunità per tutti i residenti, indipendentemente dalle
loro differenze. Solo attraverso un approccio inclusivo e
sensibile alle diverse esigenze e prospettive della comunità,
le città possono aspirare a diventare autenticamente
inclusive e accoglienti per tutti i loro abitanti.
In sintesi, l'urbanizzazione e la diversità e inclusione sono
concetti profondamente interconnessi nella nostra società
moderna. L'urbanizzazione, il processo di crescita delle
città, ha un impatto significativo sulle nostre vite, offrendo
sia opportunità che sfide. Da un lato, porta crescita
economica, accesso a servizi avanzati e diversità culturale.
Dall'altro, può aumentare le disuguaglianze, isolare
comunità marginalizzate e alimentare la segregazione
sociale. È qui che entra in gioco la diversità e l'inclusione.
Nella progettazione e nella gestione delle città, è essenziale
adottare un'ottica che consideri questi aspetti. Questo
significa non solo garantire l'equità nell'applicazione delle
politiche urbane, ma anche celebrare e valorizzare le
molteplici identità e prospettive che arricchiscono la nostra
società. L'urbanizzazione dovrebbe essere un'opportunità
per creare spazi inclusivi che riflettano la diversità della
nostra popolazione. Questo implica la pianificazione di
quartieri accessibili a tutti, indipendentemente da etnia,
genere, orientamento sessuale o status socio-economico.
Significa anche investire in infrastrutture che promuovano
la connettività e la coesione sociale anziché la divisione.
Inoltre, l'urbanizzazione può fungere da motore per
l'innovazione sociale, incoraggiando soluzioni creative per
affrontare le sfide dell'inclusione e della convivenza nella
città del futuro.
Cinzia Marzano, attuale International Diversity, Equity and
Inclusion manager di McDonald's e appassionata
viaggiatrice, condivide nella sua intervista diverse
esperienze che mettono in luce quanto l'attuale realtà sia
ancora lontana dai principi di diversità e inclusione (D&I).
Un esempio significativo riguarda una ragazza su una sedia
a rotelle che si è trovata nell'impossibilità di accedere agli
uffici comunali perché situati al piano superiore, senza
ascensore. La proposta dello staff di portarla in braccio
riflette un'assenza di consapevolezza delle esigenze e della
dignità della persona coinvolta. Marzano sottolinea
l'importanza di creare spazi di ascolto in cui le persone
possano esprimere i propri bisogni e sentirsi ascoltate e
rispettate, anziché essere oggetto di soluzioni poco
adeguate alla loro autonomia e dignità. Le città sono spesso
luoghi di incontro e scambio di idee, dove la diversità di
pensiero può portare a soluzioni creative per le sfide più
pressanti. Ma per far sì che questo accada, dobbiamo
garantire che tutti abbiano voce e rappresentanza nelle
decisioni che plasmano il nostro ambiente urbano. In
conclusione, l'urbanizzazione e la diversità e inclusione non
sono solo concetti astratti, ma principi guida fondamentali
per costruire una società migliore. Le città del futuro
saranno quelle che abbracciano la diversità, promuovono
l'inclusione e offrono opportunità a tutti i loro cittadini. È un
compito impegnativo, ma è anche una strada verso un
futuro più equo, prospero e sostenibile per tutti.
3.1 Analisi dei paesi e delle diverse esigenze
È importante analizzare un aspetto della crescita
dell’urbanizzazione; non tutte le aree urbane crescono; per
es., le cosiddette shrinking cities (città in contrazione)
presentano una consistente diminuzione demografica e un
impoverimento. Le condizioni della città europea,
nordamericana o australiana, non sono paragonabili a
quelle delle grandi aree metropolitane dell’America Latina,
dell’Africa e dell’Asia.
Per capire la via da intraprendere è necessario analizzare le
diverse situazioni nel mondo, che variano notevolmente da
continente a continente. Da un lato, le città e i paesi
dell’Europa occidentale o Nord America che sono per lo più
società altamente sviluppate, territori ben forniti con
consolidate infrastrutture e servizi sociali. Dall’altro lato,
abbiamo paesi come America Latina, Africa, Asia
meridionale che hanno bisogno di una vera e propria
rigenerazione urbana.
Cinzia Marzano (che precedentemente abbiamo citato) ha
osservato che alcune delle città più inclusive al mondo
includono Londra, mentre Vancouver si distingue per la sua
notevole diversità. Singapore è un altro esempio di
multiculturalismo, con una miscela di persone di diverse
origini etniche e religiose. Al contrario, Marzano evidenzia
come molte regioni dell'America Latina e dell'Africa
affrontino sfide significative nell'instaurare un clima
inclusivo, dove l'equità è ancora un obiettivo lontano. Cita
Santo Domingo come esempio di una città strutturalmente
inaccessibile, dove la criminalità, gli incidenti e il cattivo
stato delle infrastrutture rendono difficile la vita quotidiana.
In Ecuador, invece, Marzano nota che servizi come
l'istruzione superiore sono spesso troppo costosi per le
fasce meno abbienti della popolazione, limitando l'accesso
a opportunità cruciali. Questi esempi evidenziano come
l'accessibilità sia fondamentale per promuovere l'equità e
l'inclusione in una comunità.
[Link]
Il recente report dell'Istat, pubblicato alla fine di gennaio,
mette in luce i fattori di pressione ambientale nei 109
capoluoghi italiani. Tra questi, sono inclusi l'inquinamento
atmosferico, il traffico veicolare, i consumi energetici, l'uso
dell'acqua potabile, la produzione e la gestione dei rifiuti
urbani e l'inquinamento acustico. L'inquinamento
atmosferico, definito dall'Istat come la presenza nell'aria di
sostanze inquinanti in concentrazioni dannose per
l'ambiente e la salute umana, emerge come una delle
principali preoccupazioni. Queste sostanze nocive tendono
a concentrarsi maggiormente negli agglomerati urbani
densamente popolati. I principali responsabili di questo
fenomeno sono i processi di combustione, generati
principalmente dai veicoli a motore, il riscaldamento
domestico e le attività industriali. L'analisi dell'Istat
evidenzia la necessità di affrontare con urgenza queste fonti
di inquinamento e di adottare politiche e misure efficaci per
ridurne l'impatto negativo sull'ambiente e sulla salute
pubblica.
Possiamo procedere con un'analisi della situazione
ambientale dei diversi paesi utilizzando i dati disponibili.
Stato di salute dell’aria nelle città italiane
In 44 capoluoghi italiani, l'inquinamento atmosferico è
diminuito rispetto al periodo precedente (2016-2017), come
evidenziato dai dati del report Istat sui 109 capoluoghi
nazionali. Questi miglioramenti sono stati osservati
principalmente nel centro e nel sud Italia, ad esempio a
Roma, Latina, Taranto e Brindisi. Tuttavia, si è verificata una
riduzione anche in alcuni capoluoghi del nord, come Aosta,
Genova, Novara e Milano. A Milano, in particolare, dopo un
periodo di aumento negli anni precedenti, l'inquinamento
ha cominciato a diminuire dal 2015, passando da un indice
sintetico di 85,3 nel biennio 2015-2016 a 80 nel 2017-2018.
D'altra parte, in 24 capoluoghi si è registrato un aumento
dell'inquinamento atmosferico, come a Torino, Verona,
Vicenza, Padova, Rovigo, Grosseto e Caserta. La maggior
parte di questi capoluoghi si trova nel nord, dove la
presenza di industrie è più significativa rispetto alle regioni
meridionali. Ad esempio, a Torino l'indice è passato da 81,8
a 86,2 tra il 2016-2017 e il 2017-2018, mentre a Parma si è
registrato un aumento più consistente di 12,5 punti nello
stesso periodo. Infine, in 41 capoluoghi, tra cui Savona,
Lecco, Pavia, Trento e Lodi, l'indice di inquinamento è
rimasto stabile nel corso degli anni. Analizzando i dati per
macroarea e per fascia di popolazione, si osserva che
l'indice di inquinamento atmosferico è aumentato solo nel
nord Italia (da 39,1 a 42,5 punti) e tra i comuni con una
popolazione compresa tra 65.000 e 120.000 abitanti. Al
contrario, nei comuni del centro e del sud Italia si è
verificata una diminuzione dell'indice, rispettivamente di -
5,3 e -5,5 punti. Una tendenza simile si riscontra anche tra i
comuni capoluoghi con meno di 65.000 abitanti (-5,3) e
quelli con più di 120.000 abitanti (-2,2).
Mobilità: le auto in circolazione sul suolo italiano
L'alta concentrazione di veicoli in circolazione è uno dei
principali fattori che influenzano la qualità dell'aria nelle
città, motivo per cui l'Istat ha monitorato da vicino la
pressione del traffico veicolare sull'ambiente urbano,
concentrandosi sull'occupazione fisica dello spazio urbano
da parte dei veicoli a motore. Su un totale di 109
capoluoghi, solo tre hanno registrato una crescita di oltre
400 veicoli in circolazione: Bolzano, Trento e Napoli. A
Trento, ad esempio, si è passati da 3.283 mezzi a motore
per chilometro quadrato nel 2015 a 465 in più tre anni
dopo. A Napoli e Bolzano, invece, la crescita è stata
rispettivamente di +412 e +582 veicoli. In controtendenza,
solo tre capoluoghi hanno sperimentato un calo del numero
di veicoli in circolazione: Reggio nell'Emilia (-72), Roma (-
64) e l'Aquila (-4). Nella maggior parte dei capoluoghi,
invece, si è osservata una crescita compresa tra +1 e +100
veicoli (49 città) e tra +101 e +200 veicoli (43 città). Ad
esempio, nella prima fascia rientrano città come Reggio di
Calabria (+91 veicoli in più al chilometro quadrato), Sondrio
(+78), Nuoro (+73) e Caserta (+11), mentre nella seconda
fascia si trovano Milano (+182), Salerno (+156) e Trieste
(+112)
[Link]
La gestione e produzione dei rifiuti
L'aumento della produzione di rifiuti nelle città, soprattutto
in quelle più popolose, rappresenta un significativo fattore
di pressione ambientale sul territorio, coinvolgendo aspetti
cruciali come la gestione, il trattamento e lo smaltimento
dei rifiuti. Tuttavia, dal 2000 al 2018, si è registrata una
costante diminuzione nella quantità di rifiuti urbani smaltiti
in discarica. La gestione dei rifiuti è un tema complesso,
spesso caratterizzato dalle difficoltà dei comuni
nell'organizzare e monitorare la raccolta differenziata,
strumento fondamentale per ridurre sprechi e inquinamento
e mitigare la pressione sull'ambiente urbano. Negli ultimi
anni, si è osservata una diminuzione dei rifiuti prodotti dalle
cinque città più popolose. Analizzando i dati Istat, emerge
un trend in crescita dalla fine degli anni 2000 fino al 2006,
seguito da una diminuzione nella produzione di rifiuti urbani
nei primi cinque capoluoghi. Ad esempio, a Milano nel 2000
si producevano in media 634 kg di rifiuti per abitante,
diminuiti a 617 kg nel 2006 e successivamente a 455 kg nel
2013. Tuttavia, Milano rimane la città con la produzione più
elevata di rifiuti. A Napoli, la produzione è passata da 536,8
kg nel 2000 a 424,7 kg dodici anni dopo, con un nuovo
aumento nel 2018 fino a 427,7 kg. In generale, Napoli
mostra i valori più bassi per la produzione di rifiuti dal 2000
al 2018, ad eccezione del 2013. Allo stesso modo, anche
Torino ha sperimentato un aumento della produzione di
rifiuti fino al 2008, seguito da una fase di decrescita fino al
2013. Anche Palermo ha registrato un aumento significativo
nel 2010, con un aumento di 74,4 kg rispetto al 2008.
Nonostante alcuni progressi, l'Italia è ancora lontana
dall'obiettivo sulla raccolta differenziata, come evidenziato
dal fatto che dal 2017 la produzione di rifiuti è ricominciata
a crescere nelle cinque città considerate. In particolare, nel
2018, i capoluoghi italiani che hanno prodotto più rifiuti
includono Trieste (827,2 kg), Verona (785,6 kg), Prato
(757,9 kg), Gorizia (756,8 kg) e Ravenna (741 kg).
[Link]
i-rifiuti-prodotti-dalle-5-citta-piu-popolose/?opmag-charts-
bare-view#amp=1
Gli esposti in materia di inquinamento acustico
L'inquinamento acustico, secondo la definizione dell'Istat, si
riferisce alla presenza di rumore nell'ambiente abitativo o
esterno che causa fastidio, disturbo al riposo e alle attività
umane, nonché pericoli per la salute umana e danni agli
ecosistemi. Tra i comuni che hanno registrato il maggior
numero di segnalazioni per inquinamento acustico,
troviamo Lecco con 42,3 segnalazioni ogni 100.000 abitanti,
seguita da Verbania (41,6) e Bolzano (41). Ci sono inoltre
altri cinque comuni con più di 30 segnalazioni ogni 100.000
abitanti. Di questi due si trovano nel nord Italia (Trento, 39,6
e Modena, 39,1), uno nel centro (Pistoia, 39) e due nel sud
(Salerno, 36 e Siracusa, 33). Tra i dieci comuni con il
maggior numero di segnalazioni si includono anche Asti
(28,6) e Rimini (27,3). Il trend crescente di segnalazioni per
inquinamento acustico si riscontra in tutte le regioni
geografiche. Tuttavia, le situazioni più significative si
trovano nei comuni capoluogo con una popolazione
compresa tra 65.000 e 120.000 abitanti (17,6 segnalazioni),
seguiti a quelli con meno di 65.000 abitanti (16,2
segnalazioni). Inoltre, il numero di segnalazioni cresce
maggiormente nei comuni del nord Italia (16 segnalazioni)
rispetto a quelli del sud (10,2 segnalazioni).
[Link]
numero-di-esposti-per-inquinamento-acustico/?opmag-
charts-bare-view#amp=1
[Link]
nelle-citta/
Il Consiglio d'Europa ha avviato nel 2008 un programma
basato sul concetto di "città programmatiche", mirato a
utilizzare l'approccio interculturale per promuovere i diritti
umani e l'inclusione nelle città (Wilson, 2018). Un obiettivo
chiave degli sforzi internazionali è l'eradicazione della
povertà in tutte le sue forme, ma alcune categorie, come le
persone con disabilità, sono particolarmente a rischio.
Queste persone spesso incontrano difficoltà nell'ottenere
una piena autonomia e inclusione nel mondo del lavoro. È
essenziale analizzare come diversi paesi affrontino la
questione dell'inclusione delle persone con disabilità.
Nell'Unione Europea, la percentuale di persone con
disabilità a rischio di povertà è sistematicamente più alta
rispetto a quella delle persone senza disabilità. Le persone
con disabilità meritano tutela e inclusione nella società
attraverso politiche mirate. Una strategia cruciale è favorire
la loro partecipazione al mondo del lavoro, che rappresenta
un fondamentale mezzo per esercitare l'autonomia. Inoltre,
sono essenziali politiche volte a prevenire la povertà tra
coloro che non possono lavorare e a garantire un accesso
inclusivo alle scuole per gli studenti con disabilità.
Nel corso degli anni, l'andamento della percentuale di
persone senza disabilità a rischio di povertà ha mostrato un
picco nel 2016 (15,9%), seguito da un calo fino al 2019
(14,6%) e una stabilità relativa nel 2020. Tuttavia, per le
persone con disabilità, il dato è costantemente in crescita,
raggiungendo il 21% nel 2020. Questa tendenza genera un
aumento del divario tra le due categorie, evidenziando una
maggiore vulnerabilità delle persone con disabilità alla
povertà.
In Bulgaria e nelle repubbliche baltiche le persone con
disabilità sono maggiormente a rischio.
Percentuale di persone con disabilità a rischio di povertà o
esclusione sociale (2020).
[Link]
Tra i paesi dell'Unione Europea, la Bulgaria registra la più
alta proporzione di persone con disabilità a rischio di
povertà, con il 37,5%. Seguono le repubbliche baltiche:
Estonia (35,9%), Lettonia (33,7%) e Lituania (32%). Al
contrario, i paesi con la percentuale più bassa sono la
Finlandia (15,7%), la Danimarca (13,9%) e la Slovacchia
(13%). In Italia, la percentuale si attesta al 20,5%, in linea
con la media europea. La Lituania è lo stato che spende di
più per la malattia e la disabilità
Spesa degli stati europei per malattia e invalidità (2020)
Il dato rappresenta la percentuale del PIL spesa per
malattie, infortuni e invalidità, includendo le spese per il
mantenimento di un reddito adeguato, azioni di sostegno
sociale, attività di supporto per le attività quotidiane e varie
indennità in base alle specifiche situazioni. Non sono
considerati i servizi e i prodotti sanitari inclusi nella voce
relativa ai sistemi sanitari. La Lituania registra la maggiore
spesa in proporzione al PIL in questo ambito, con il 4,7%,
essendo uno dei paesi con la più alta percentuale di
persone disabili a rischio di povertà. Seguono la Danimarca
(4,6%), i Paesi Bassi (4,3%) e la Slovacchia (3,9%). Gli stati
che registrano le spese più basse sono Malta (1%), Bulgaria
(0,6%) e Cipro (0,5%). L'Italia riporta uscite pari al 2%, al di
sotto della media europea del 3%.
Per quanto riguarda l’Italia possiamo dire che:
Nel 2017, la Sardegna è stata la regione italiana con la più
alta incidenza di interventi legati alla disabilità rispetto al
totale degli interventi sociali, raggiungendo il 45,9%.
Seguono l'Abruzzo (37,3%) e la Liguria (30,3%). In coda,
troviamo l'Umbria (17,8%), la provincia autonoma di
Bolzano (15,8%) e la Valle d'Aosta (0,3%). Tra le città con
più di 200.000 abitanti, Trieste si distingue come il comune
che investe di più nel sostegno alle persone con disabilità,
con una spesa pro capite di 120,07 euro, più del doppio
rispetto agli altri grandi comuni italiani. Dietro Trieste, si
posizionano Venezia (51,53 euro), Verona (46,97 euro),
Milano (46,29 euro) e Padova (39,86 euro). Quattro delle
prime cinque posizioni sono occupate da città del nord-est,
mentre le grandi città che spendono meno per questo
settore si trovano principalmente nel sud, come Bari (2,11
euro pro capite) e Messina (7,40 euro). Nel 2019, Trieste ha
confermato la sua posizione come il comune che investe di
più per le persone con disabilità, con una crescita del 14,2%
rispetto ai tre anni precedenti. Negli altri centri considerati,
si è registrato un calo della spesa a Venezia e Milano (-
14,4% e -13,1% rispettivamente) e una crescita a Verona
(+20,1%) e Padova (+12,8%).
Attraverso un algoritmo è possibile analizzare la spesa di
ogni comune per l'inclusione sociale.
La Sardegna si posiziona al primo posto, con i comuni sardi
che destinano il 45% delle spese per i servizi sociali agli
interventi per la disabilità.
[Link]
Dunque, con i dati alla mano, ogni comune dovrebbe
provvedere a prendere le giuste misure.
Nel 2018, i comuni italiani hanno speso complessivamente
circa 7,5 miliardi di euro per la gestione del welfare nelle
loro aree di competenza. I costi relativi agli interventi legati
alla disabilità rappresentano il 26,8% delle spese totali, pari
a circa 2 miliardi di euro. Questa categoria costituisce la
seconda voce di spesa più significativa per le casse
comunali. Analizzando l'incidenza regionale, si osserva che i
comuni della Sardegna sono quelli in cui la spesa per la
disabilità risulta più rilevante, raggiungendo il 45,7% delle
spese totali. Seguono i comuni dell'Abruzzo (35,7%) e della
Lombardia (31,8%). Al contrario, l'incidenza è più bassa
nelle amministrazioni dell'Emilia-Romagna (19,6%), della
provincia autonoma di Bolzano (18,3%) e della Valle d'Aosta
(0,4%).
Nel 2019, secondo l'Istat, il 68,2% dei comuni forniva il
servizio di assistenza domiciliare socioassistenziale.
Ora, possiamo approfondire le spese sostenute dai comuni
per le persone con disabilità.
[Link]
Nel 2021, tra le prime cinque città che registrano le
maggiori spese per le persone con disabilità, Trieste
continua a primeggiare con uscite superiori rispetto alle
altre quattro. Tuttavia, è interessante notare che Verona
presenta il più significativo aumento di spesa nel periodo
dal 2016 al 2021, con un incremento del 32,46%. Seguono
Padova con un aumento del 19,27%, Trieste con il 15,77% e
Venezia con il 6,85%. L'unico comune che riporta una
diminuzione delle spese è Milano, con un calo del 4,68%.
Si può scoprire quanto spende il proprio comune per gli
interventi a favore delle persone con disabilità.
[Link]
tuo-comune-per-gli-interventi-per-la-disabilita/
[Link]
disabilita-in-italia/
In conclusione, in Italia, stiamo assistendo a una crescente
diversità, ma ciò che manca ancora è l'equità. È essenziale
garantire un accesso equo alle stesse opportunità per tutti,
assicurando che ogni individuo disponga degli strumenti
necessari per accedere pienamente a tutto ciò che le città e
le organizzazioni offrono. Ciò significa fornire una certezza
di accesso, eliminando barriere e disparità socioeconomiche
che possono limitare le opportunità di alcuni individui. Solo
creando un ambiente dove tutti possano partecipare
attivamente e beneficiare in modo equo delle risorse
disponibili, possiamo promuovere una società inclusiva e
giusta.
[Link]
PROBLEMI DELLE GRANDI CITTA’
[Link]
CPAC00_DGMEGEOB01/html/95
[Link]
ambientale-nelle-citta/
[Link]
inclusiva
[Link]
dellinclusione-sociale-dei-disabili/
[Link]
2030-goal-n-11-citta-e-comunita-sostenibili