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Avanguardie e Cubismo

L'età delle Avanguardie, emersa in Europa nei primi decenni del '900, è caratterizzata da movimenti artistici come l'Espressionismo, il Cubismo, i Fauves, il Futurismo, la Metafisica, l'Astrattismo, il Dadaismo e il Surrealismo, tutti volti a rompere con la tradizione e a esplorare nuove forme espressive. Questi movimenti, che si sono sviluppati principalmente a Parigi e in Germania, hanno influenzato profondamente l'arte moderna, introducendo stili innovativi e tematiche legate alla crisi sociale e alla condizione umana. Artisti come Matisse, Picasso e Kirchner hanno rappresentato la complessità dell'epoca attraverso opere che riflettono emozioni, stati d'animo e una nuova visione del mondo.

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Avanguardie e Cubismo

L'età delle Avanguardie, emersa in Europa nei primi decenni del '900, è caratterizzata da movimenti artistici come l'Espressionismo, il Cubismo, i Fauves, il Futurismo, la Metafisica, l'Astrattismo, il Dadaismo e il Surrealismo, tutti volti a rompere con la tradizione e a esplorare nuove forme espressive. Questi movimenti, che si sono sviluppati principalmente a Parigi e in Germania, hanno influenzato profondamente l'arte moderna, introducendo stili innovativi e tematiche legate alla crisi sociale e alla condizione umana. Artisti come Matisse, Picasso e Kirchner hanno rappresentato la complessità dell'epoca attraverso opere che riflettono emozioni, stati d'animo e una nuova visione del mondo.

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L’età delle Avanguardie

Nacquero in tutta Europa all’inizio del 900, primi 15-20 anni, movimenti fondati e animati da giovani
artisti decisi che dovevano anticipare il futuro. Questi movimenti vengono indicati con il termine
avanguardie storiche. Avanguardie perché come i reparti che vanno in avanscoperta e precedono il
grosso delle truppe, gli esponenti osavano spingersi aldilà dei territori percorsi dalla tradizione, alla
ricerca di nuove prospettive. Storiche per distinguerle dai movimenti del secondo novecento. Questi
gruppi condividevano l’avversione per qualsiasi forma di convenzione e spesso si affidarono alla
pubblicazione di manifesti. Epicentro di questi movimenti che coinvolsero tutto il continente, furono
la città di Parigi e la Germania.

ESPRESSIONISMO
Nacque a Dresda nel 1905 con il gruppo della Brucke, “ il ponte”. La ricerca degli espressionisti si
caratterizza per l’uso di colori violenti aggressivi, la deformazione grottesca delle figure, la linea
nervosa è spezzata, il rifiuto della prospettiva tradizionale. Utilizza il colore in maniera negativa per
riflettere il periodo di crisi.
Descrive gli stati d’animo e l’accezione è più soggettiva rispetto all’impressionismo.

CUBISMO
Nasce a Parigi nel 1907. La prima opera cubista è “les demoiselles d’Avignon”. I fondatori del
movimento furono Picasso e Braque. Partendo dalla lezione di Cézanne, i cubisti cercarono di
scomporre la realtà e di rappresentarla simultaneamente da diversi punti di vista. Secondo loro non
si doveva più seguire le regole dello spazio del Rinascimento.

FAUVES
Rappresenta un ramo dell’espressionismo. Denominati in questo modo da un critico che riteneva che
colori urlassero come delle belve. Da subito i regimi totalitari cercarono di zittirli, bruciando le loro
opere. Il gruppo che fece la sua prima apparizione al Salon D’Automne a Parigi del 1905, ebbe come
esponente di primo piano Matisse. Utilizzavano i colori maniera libera in sintonia con gli
espressionisti tedeschi, rispetto ai quali prediligeva no temi gioiosi e disimpegnati.

FUTURISMO
Movimento fondato da Filippo Tommaso Marinetti, che ne pubblicò il manifesto nel 1909. I futuristi
intesero celebrare la potenza delle macchine, degli aeroplani e della tecnologia, cantarono la bellezza
delle metropoli e della vita moderna e cercarono di rappresentare il movimento e la velocità. Questo
movimento influenzerà l’avanguardia russa e il cubismo.

METAFISICA
Nacque a Ferrara nel 1917 in seguito all’incontro tra tre Chirico e Carrà. Riprendono citazioni dal
mito, dalla classicità e dall’antico uno stile pittorico tradizionale si uniscono per creare associazioni
estranianti inquietanti, di difficile interpretazione. Questo stile nacque in risposta al futurismo.

ASTRATTISMO
Nacque nel 1910 grazie all’opera di Kandinsky. Per la prima volta nella storia dell’arte, crearono
opere non figurative, in cui la composizione non rappresenta qualcosa ma è costruita su un puro
rapporto tra forma e colore.

DADAISMO
Nacque ufficialmente a Zurigo nel 1915. Ruppe i legami con qualsiasi forma di arte tradizionale e
affermò che qualsiasi oggetto poteva essere arte. Nacque a causa della mancanza di logica della
guerra, per cui si sentirono in dovere di creare un’arte senza logica.
SURREALISMO
Nacque nel 1916 e si spirò al dadaismo. Si fonda sulla liberazione dell’inconscio e sul tentativo di
rappresentare la sfera onirica anche attraverso procedimenti basati sull’automatismo psichico. Ne
deriva un’arte straniante, inquietante e simbolica che riporta il lato oscuro della psiche.

ESPRESSIONISMO
Fauves
Il termine espressionismo deriva dal latino exprimere, cioè spingere fuori. Riporta su tela le nostre
impressioni e percezioni per diventare il racconto del modo in cui l’artista sente e vive il mondo che
lo circonda.
In Francia queste nuove istanze trovarono voce in un gruppo di giovani artisti che nel 1905 prese
parte al Salon d’Automne di Parigi, suscitando una reazione di pubblico e critica totalmente negativa
da poter essere paragonata allo scandalo che aveva scosso in occasione della prima mostra degli
impressionisti. La nuova tendenza fu stroncata senza appello: fu celebre il caso del critico Louis
Vauxcelles che esclamò: “ Donatello in mezzo alle belve”. A sconcertare il critico furono l’apparente
rozzezza del disegno. Nacque quindi in senso dispregiativo, il termine “Fauves” che si diffuse
velocemente diventando il nome ufficiale del gruppo. Questi artisti avevano in comune molti elementi
stilistici e condividevano la medesima concezione dell’arte: in particolare rifiutavano il disegno
classico ripudiavano l’uso del chiaroscuro. Profonde furono le affinità con la pittura che si stava
sviluppando in Germania. I Fauves proposero una visione del mondo più lirica e serena e si
dimostrarono capace di cantare la gioia di vivere.

Il ponte di Charing Cross


Andre Derain, soggiorno ripetutamente in Inghilterra ed è raffigurò più volte gli scenari urbani.
Quest’opera illustra con efficacia i caratteri della pittura luminosa e accesa dell’artista. La città di
Londra è presente sullo sfondo mentre il primo piano è occupato dal viale trafficato che segue
l’ampia ansa del Tamigi. E ciò che domina la composizione è la stesura antinaturalistico del colore.
Le scelte cromatiche sono soggettive e giocate sul contrasto fra le opposte gamme di colori caldi e
freddi. Malgrado l’effetto che suscitarono alla loro comparsa, i quadri di Derain sono caratterizzati da
un equilibrio d’insieme.

MATISSE
Fu il vero animatori del gruppo dei Fauves. Fondamentale per la sua formazione fu la frequentazione
del pittore Moreau, di cui ammirava lo stile decorativo, allusivo e arabescato.
La gioia di vivere
L’opera può essere considerata programmatica di questa fase dell’arte di Matisse e può ragione
essere considerata una sorta di manifesto della pittura Fauve.
L’artista ambienta la scena pastorale in una dimensione mitica, identificabile con il paradiso terrestre.
La fonte di ispirazione è un’incisione di fine 500 di Agostino Carracci. Ma il paesaggio classicista
della stampa di Carracci viene trasfigurato in uno spazio deformato e privo di una prospettiva
coerente. In secondo piano si nota un giro tondo che Matisse qualche anno dopo sviluppò nella
Danza. Trionfa il colore, vero protagonista dell’opera è fonte di una polemica con Signac che
rimproverò a Matisse di aver abbandonato la tecnica divisionista.

La danza
Matisse in pochissimo tempo divenne famoso perché tramite una linea riusciva ad esprimere un
concetto.
Nel marzo del 1909, l’imprenditore russo Ščukin, mecenate di Matisse, gli commissionò per la
propria residenza di Mosca due tele, raffiguranti rispettivamente l’allegoria della danza e quella della
musica. La prima propone un tema iconografico. La parte dedicata alla terra è verde mentre quella
spettante all’aria è blu e le figure sono rosse senza sfumature o passaggi tonali.
I colori creano porzioni di spazio cromaticamente compatte. I corpi nudi invece non presentano il
naturale incarnato della pelle umana ma sono dipinti con un rosso esplicitamente innaturale. Le tre
diverse porzioni cromatiche sono tra loro separate da linee nere. Linea e colore quindi creano forme
sintetiche e semplificate.

La danza come la musica rappresenta un linguaggio universale che unisce l’uomo.


Le cinque figure allargando le braccia, si prendono per mano formando un cerchio che visto in
prospettiva appare in realtà più simile ad un ovale. La posizione dei nudi suggerisce l’impressione
che la danza si sviluppi in senso orario, ma soprattutto trasmette un movimento vivacemente
irregolare. In particolare due uomini vanno a creare uno spazio vuoto, in quanto le loro due mani non
sono allacciate. Per colmare questa distanza entrambe sembrano forzare la propria posizione. Le
sagome danzanti si allungano e si deformano perché la vita è un movimento perenne.

Il dipinto suscita un effetto di disteso serenità, in quanto l’andamento della danza non è caotico o
vorticoso ma allegro e vivace. Il tema iconografico è perfetto per esprimere uno stato di benessere e
suggerire una dimensione di pacifica convivenza fra l’uomo e il mondo.
Tramite l’utilizzo di soli tre colori, è riuscito a rappresentare l’armonia tra l’uomo e il mondo e la vita
come continuo e incessante slancio.

La musica
Quest’opera tramite i corpi dei musicisti, evoca un’età ancestrale, infatti riprende l’origine dell’uomo
e le sue tradizioni. Non si toccano e non sembrano comunicare fra loro in alcun modo. Concentrati
nel proprio ruolo di suonatori e cantori, rivolgono la propria attenzione verso lo spettatore.

LA BRÜCKE
L’associazione artistica nacque a Dresda nel giugno del 1905. A fondarla furono quattro studenti di
architettura tra cui Kirchner, riunendosi in una libera comunità di artisti. Il nome scelto Brücke che
significa ponte, aveva una valenza fortemente simbolica. Un ponte indica infatti la possibilità di
transitare da una sponda all’altra. Il termine infatti rimandava anche all’opera di Nietzsche, in
particolare ad un passaggio in cui il filosofo tedesco scrive che l’uomo è un ponte e non un fine.
Proprio immagine di un ponte giapponese stilizzato era presente nel Manifesto che il gruppo
produsse nel 1906: uno scritto stampato in caratteri gotici, distribuito anche sottoforma di volantino.
Il brevissimo testo contava solo due frasi influenzate dal pensiero di Nietzsche e dalle sue critiche
alla società e alla cultura borghesi.

Cinque donne nella strada


Ernest Ludwig Kirchner fu il principale esponente della Brücke. Questo movimento racconta il male
di vivere dell’uomo moderno e l’atmosfera cupa della società europea alle soglie della prima guerra
mondiale. Nelle sue tele Kirchner descrive spesso la condizione di figure relegate ai margini della
società. In quest’opera il pittore rappresenta un grupp di donne, probabilmente prostituite, in attesa
sul bordo del marciapiede.

Il modo in cui sono rappresentate le donne è emblematico della pittura di Kirchner. Costruì le figure
delle donne riprendendo le maschere grottesche che dovrebbero essere eleganti. Per cui la
rappresentazione è antinaturalistica, i corpi sono spigolosi e taglienti. Le loro espressioni
comunicano freddezza.

L’uso del colore come è tipico dello stile degli espressionisti, è violento e antinaturalistico, tramite il
nero, il giallo e il verde acido, colori stridenti.
Principalmente vengono trasmesse sensazioni come tristezza, indifferenza, solitudine, squallore.
Sono lo specchio di una società priva di fratellanza ed è per questo che non parlano tra loro
L’ESPRESSIONISMO E IL CINEMA
Negli stessi anni in cui le avanguardie storiche muovevano i loro primi passi, si affacciava sulla scena
una nuova arte: il cinema, la cui data di nascita viene considerata il 13 febbraio 1895, giorno in cui i
fratelli francesi Lumiere depositare il brevetto per un apparecchio chiamato cinematografo.
Strettissimo e proficuo fu in particolare il rapporto che si stabilì fra le ricerche artistiche dei maestri
della Brücke il cinema tedesco degli anni 20 come nel caso del “ gabinetto del dottor Caligari” che
evidenzia una continua ricerca di deformazione espressive estranianti tramite l’utilizzo del bianco e
nero e delle ombre che sono elementi utilizzati e ripresi dagli espressionisti. A livello formale colpisce
soprattutto il site ante e ripetuto segno nero che tormenta ogni superficie. Tratto aspro e
continuamente interrotto caratterizza lo stile pittorico più grafico dei pittori della Brücke.

L’ESPRESSIONISMO IN AUSTRIA
All’inizio del novecento Vienna è una città colta e dinamica. Tra i suoi abitanti figurano compositori
come Richard Strauss e Sigmund Freud, mentre in ambito artistico vi lavora Gustav Klimt, la cui
lezione fu decisiva per i due massimi rappresentanti dell’espressionismo austriaco: Schiele e
Kokoschka.
Il primo si affermò giovanissimo con dipinti che rivelano l’ascendente di Klimt ma trovo a presto uno
stile personale, teso e drammatico, figlio di un’indole inquieta.

La sposa del vento


Kokoschka fu invece un pittore, illustratore, poeta e drammaturgo che nel 1910 si trasferì a Berlino
dove collaborò con la rivista “der Sturm” e dove conobbe gli esponenti della Brücke.
Dipinta sul finire della passionata ma tormentata relazione con Alma Mahler, mostra una coppia
sdraiata. Mentre la donna sembra riposare, sembra quindi inconsapevole, l’uomo ha lo sguardo fisso
nel vuoto, l’espressione dell’uomo è a causa di un presagio, la prima guerra mondiale I corpi paiono
fluttuare in uno spazio il reale, scossi da raffiche di vento. Il segno che crea le forme è spesso, pieno
e ricco di curve.

L’intelaiatura cromatica è curata con raffinatezza, i colori sono freddi e le pennellate sono in rilievo.
La stesura del colore rielabora la lezione di artisti cinquecenteschi quali El Greco e Tintoretto. Il
senso di inquietudine che pervade la scena allude tristemente ai venti di guerra che spiravano in
Europa.
IL CUBISMO: PICASSO
Nato a Malaga, svolse a tempo pieno l’attività di artista, creando circa 20.000 opere, ma si dedicò
anche alla scultura, al disegno, all’incisione e alla ceramica. Cambio frequentemente stile dando vita
sempre a linguaggi nuovi e andando contro tutti gli schieramenti. Figlio di un pittore e di una madre
genovese, mostra le sue notevoli doti fin da giovanissimo. Dalla città natale la famiglia si trasferì in
seguito a Barcellona dove l’artista ebbe la sua formazione. Qua frequentò artisti e intellettuali protesi
verso la sperimentazione ma studiò con attenzione artisti come El Greco, Velazquez e Goya.

PERIODO BLU
Fu però il contatto con Parigi che spronò Picasso a cercare nuove soluzioni. Ebbe la fortuna di
conoscere uno dei mercanti più illuminati delle 900, Vollard, che gli diede la prima vera occasione di
farsi conoscere e di affermarsi. È qua che si avvicina al primitivismo perché per lui la modernità stava
la. Però una triste vicenda personale inaugurò il cosiddetto “ periodo blu” e in quanto nel 1901
l’amico Carlos Casagemas si tolse la vita a causa della fine di una relazione amorosa. Egli invece
ebbe una sola moglie, una ballerina russa.
Egli attraversò diverse fasi, quella espressionista, sperimentale, analitica, sintetica, classica e
successivamente al surrealismo.

Poveri in riva al mare


Negli anni che seguirono la disgrazia, egli sperimentò una forma d’arte spesso incentrata sul tema
della morte. In particolare questo dipinto raffigura un uomo, una donna e un bambino che sembrano
incarnare una sorta di versione moderna della sacra famiglia. I tre personaggi però sembrano vivere
isolati, senza rivolgersi nemmeno uno sguardo. Questi individui sono resi attraverso una tavolozza di
colori freddi, limitata alle gamme dei grigi e dei blu: in particolare si tratta di un blu cupo.

I saltimbanchi
Trasferitosi definitivamente a Parigi e ritrovato una sorta di tranquillità interiore, egli elaborò opere
contrassegnate dalla prevalenza di toni caldi, in contrapposizione alla stagione precedente, questo
periodo viene denominato periodo rosa.
Le figure sono rappresentate all’aperto, i volti degli artisti di strada, segnati da una riflessiva
introspezione, formano una galleria di ritratti silenti.
Gli accostamenti cromatici sono raffinati e ricercati e il colore mostra una prevalenza di rosa e di
sfumature aranciate.
Nonostante le volute imprecisioni prospettiche come la donna seduta, nella tela si nota una
definizione degli spazi e una maggiore attenzione alla resa dei volumi.

Les demoiselles d’Avignon


Quest’opera fa parte del periodo rosa, un periodo nel quale egli non fu felice ma lo portò a ricredere
in se stesso, acquisisce infatti la consapevolezza di andare avanti. Inoltre si era proposto come
tuttofare al circo e ciò lo aiuterà a riscoprire l’ambiente familiare del suo luogo di lavoro.
Picasso condensò il frutto delle riflessioni sulla forma che aveva condotto negli anni precedenti.
Aveva intenzione di rappresentare l’interno di una casa di piacere: il titolo infatti doveva essere “le
bordel d’Avignon”, dal nome di una via di Barcellona conosciuta per i suoi postriboli.

L’idea iniziale prevedeva sette figure, cinque donne e due uomini, una natura morta con fiori e frutta
ai lati dei tendaggi. A dopo 200 bozzetti, l’artista eliminò gli uomini e i fiori lasciando in primo piano le
cinque prostitute e la frutta. Nel titolo vengono definite “ signorine” per parodiare l’eufemismo con
cui la borghesia dell’epoca era solita indicarle. Nei volti si può cogliere la deformazione riconducibile
all’influsso di modelli figurativi primitivi e derivati dalle culture extraeuropee, in particolare dall’arte
africana.
La ricerca di un’immediata espressività condusse Picasso verso modelli e culture ignorate fino
all’inizio del XX secolo. Per lui fu importante la scoperta dell’arte egizia, nell’antica arte iberica ma
soprattutto di quella africana. Infatti egli dopo la visita al museo etnografico a Parigi, rimase colpito
dalle maschere africane, tanto da riprodurle nei volti di quest’opera, come si può chiaramente vedere
nelle due figure all’estrema destra del quadro.

Il dipinto è segnato da linee taglienti e spigolose ma allo stesso tempo non sono presenti né
ombreggiature, né espedienti prospettici per rendere volumi e profondità. Per quanto riguarda il
colore naturale, venne influenzato da Matisse.
Si notano la negazione della costruzione prospettica di matrice rinascimentale, la scomposizione
degli oggetti che vengono ridotti a forme geometriche, fondamentale a questo proposito è la lezione
di Cézanne e delle “ grandi bagnanti”. La costruzione dell’immagine attraverso la combinazione di
punti di vista diversi, è come se la pittura volesse rappresentare non più solo ciò che si vede ma ciò
che di un oggetto o di una figura si conosce. L’opera è dunque una sorta di laboratorio, nel quale il
giovane Picasso viene maturando le regole fondamentali del linguaggio cubista.

Picasso e Braque
Il 1907 è l’anno nel quale nacque il cubismo da una frase di Einstein, secondo la quale ci sono
diverse dimensioni, ma fu un anno decisivo anche per altri due ragioni: la prima fu la grande
retrospettiva al Salon d’Automne di Parigi dedicata a Paul Cézanne, la seconda fu l’incontro tra
Picasso e Braque. Entrambi gli artisti si stavano allontanando dalla figura tradizionale grazie alle
teorie e alle opere di Cézanne che aveva concentrato la propria ricerca su immagini dallo spazio
frammentato ed ai volumi scomposti.

CUBISMO ANALITICO
Alla fase protocubista seguì fra il 1909 è la metà del 1912, la fase analitica nella quale l’oggetto
venne studiato nel dettaglio è mostrato in ogni suo aspetto. Durante questa fase veniva scomposto
l’oggetto per ricreare un’altra realtà, viene quindi prediletta la simultaneità.
Figure e oggetti mostrano contemporaneamente tutte le loro superfici. Oltre a Cézanne agirono
anche gli influssi della scultura africana. Determinante inoltre fu il dibattito filosofico sul tempo e la
simultaneità, cui Picasso e Braque, ebbero accesso grazie alle riflessioni dei critici, tra cui Apollinaire:
quest’ultimo considerava il tempo come una sorta di quarta dimensione, in grado di concorrere alla
nostra conoscenza della realtà.

La fase analitica del cubismo può essere letta come il tentativo di rendere simultaneamente le
successive esperienze conoscitive di un oggetto che il pittore può avere girandogli attorno.

Ritratto di Ambroise Vollard


Partendo da questa idea, nacque quest’opera nella quale l’artista spezza il volume creando un ordine
spaziale, creando un unicum visivo. La realtà non risulta totalmente cancellata ma liberamente
reinventata dal pittore. Tuttavia la decostruzione delle forme porta al pieno superamento del
tradizionale modo di intendere la figurazione.

Il portoghese
In maniera analoga lavoro anche Braque. Nella tela l’artista fissa il ricordo di un musicista lusitano
incontrato in un caffè di Marsiglia. La tavolozza è ridotta a pochi accordi di colore, l’artista infatti crea
una sorta di monocromo, così che lo sguardo dell’osservatore non può che concentrarsi su linee e
forme. Nel quadro compaiono numeri e lettere dell’alfabeto che assumono la valenza di motivi
grafici.
FASE SINTETICA
La pittura sembra essere arrivata al suo limite estremo e forse per recuperare un’unità
apparentemente perduta, Picasso e Braque modificano di nuovo la direzione della loro ricerca. Così
negli anni tra la fine del 1912 e il 1914, il cubismo giunse alla sua fase più matura detta sintetica
perché vi si realizza appieno il processo di ricostruzione mentale dell’oggetto.

Aria di Bach
In questa stagione sono numerose le nature morte.
In aria di Bach di Braque, gli oggetti assumono una definizione sintetica: la chitarra, dipinta
frontalmente con pochi tratti di matita, insieme allo spartito bianco, rimandano in modo
inequivocabile al mondo della musica.
Il pezzo di carta colorata che riproduce il legno è aggiunto al disegno tramite la tecnica del collage.
Questa costituisce una nuova forma di realismo.

IL RITORNO ALL’ORDINE
Dopo la stagione cubista, negli anni 20 anche Picasso aderì al clima di “ ritorno all’ordine” diffuso in
tutta Europa all’indomani della prima guerra mondiale. Complice un viaggio a Roma nel 1917 che lo
avvicino alla cultura antica e a quella rinascimentale. Contribuì anche Pompei ed Ercolano e la
Grecia. E di questo periodo ricordiamo opere come “ Olga” e “ la corsa”.

GUERNICA
Concepita per l’esposizione universale di Parigi del 1937, venne dipinta in un solo mese. Le
fotografie scattate giorno per giorno dalla fotografa Dora Maar, la compagna di Picasso all’epoca,
consentono di ricostruire passo dopo passo il percorso creativo. Ad alimentare tale furore creativo,
fu uno dei fatti di cronaca più drammatici del secolo: il sanguinoso bombardamento aereo della
piccola cittadina di Guernica, nei Paesi Baschi poiché da sempre volevano l’indipendenza, durante
una giornata di fiera, ossia di mercato, il 26 aprile 1937 dall’aviazione tedesca appoggiata alle milizie
fasciste di Francisco Franco, impegnato nella guerra civile.

Picasso decise di dedicare ai martiri di Guernica l’opera che condensa i tanti orrori prodotti dal
bombardamento: uomini che cercano di fuggire, animali terrorizzati, lo strazio di una madre che
regge tra le braccia il figlio morto. Recupera parzialmente e in maniera nuova e libera, le
scomposizioni della stagione cubista.

La tragedia si sviluppa simultáneamente sia in un interno, di cui si vede la lampadina, sia all’esterno,
come si evince dal palazzo in fiamme a destra. Emblematica la scelta cromatica: la volontaria
rinuncia al colore (simbolo di vita), affida il messaggio del dipinto al contrasto fra il bianco e il nero.
Secondo un celebre aneddoto, Otto Abetz, a,basciasti re della Germania nazista a Parigi durante la
seconda guerra mondiale, di fronte ad una riproduzione di Guernica, chiese a Picasso: “l’avete fatto
voi?” E il pittore rispose “no lo avete fatto voi”.

Nell’immaginario collettivo, è diventata un’icona che della condanna di ogni guerra. Guernica
presenta forme allegoriche e simboliche di valore universale, di potente impatto visivo. Nel disperato
scenario di violenza abbondano elementi simbolici, difficili da interpretare in maniera puntuale e
univoca, sia gli uomini sia gli animali, urlanti e terrorizzati, esprimono un dolore senza rimedio.
Questo quadro stette fino alla morte di Francisco Franco, 1975, a New York, per paura che venisse
distrutto. Venne molto criticato in quanto andava contro il nazismo.

Lo schema è triangolare. La sua lettura è prevista da sinistra verso destra. Principalmente si ispira a
Goya, ma soprattutto alla classicità, infatti cita Raffaello per la stanza dell’incendio del borgo. Allo
stesso tempo è una via di mezzo tra il cubismo e il surrealismo.

Tauromachia: il toro è il simbolo della Spagna, rappresentato con uno stile cubista e cubista analitico
come le altre figure. Sovrasta la figura della donna che invece richiama la pietà di Michelangelo e
viene identificata come il primo grande orrore del bombardamento.
Altra particolarità sono i segni della chiromanzia presenti sulle mani, nel dettaglio, presenta la linea
della vita, spezzata.

La spada spezzata presenta il simbolo della lotta e dell’impossibilità di difendersi.


Cavallo: anche quest’ultimo riprende la cultura spagnola, simbolo della nobiltà. È urlante poiché ha
un bastone conficcato.
2 uomini: sulla destra sono presenti 2 figure che tentano di fuggire. Le mani, la testa e i piedi sono
ingranditi per far capire l’impossibilità di fuga.

Uccello: simbolo della Pace proprio come il fiore che cresce dalla spada spezzata.
Per quanto riguarda la luce, presenta due fonti, una lampada a petrolio è una lampada attaccata
all’elettricità. Inserisce due finti di luce per il progresso in ambito delle armi.

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