I
Voi ch’ascoltate in rime sparse il suono
di quei sospiri ond’io nudriva ’l core
in sul mio primo giovenile errore
quand’era in parte altr’uom da quel ch’i’ sono: 4
del vario stile in ch’io piango et ragiono,
fra le vane speranze e ’l van dolore,
ove sia chi per prova intenda amore,
spero trovar pietà, non che perdono. 8
Ma ben veggio or sì come al popol tutto
favola1 fui gran tempo, onde sovente
di me medesmo meco mi vergogno; 11
e del mio vaneggiar vergogna è ’l frutto
e ’l pentersi, e ’l conoscer chiaramente
che quanto piace al mondo2 è breve sogno. 14
1
favola: oggetto di dicerie e di riso; su esempi antichi, di Orazio
(Epod. XI, 7-8: «Heu me, per urbem… Fabula quanta fui!»), di
Ovidio (Amor. III, 1,21), ripreso dal Petrarca nelle Epistolae metri-
cae, III, 27: «Fabula quod populo fuerim…» e nel Secretum, III.
2
al mondo: nel mondo, quaggiù.
Letteratura italiana Einaudi 1
Francesco Petrarca - Canzoniere
III
Era il giorno1 ch’al sol si scoloraro
per la pietà del suo fatore i rai;
quando i’ fui preso, e non me ne guardai,
che2 i be’ vostr’occhi, Donna, mi legaro.
Tempo3 non mi parea da far riparo
contr’a’ colpi d’Amor: però4 m’andai
secur, senza sospetto; onde i miei guai5
nel commune dolor s’incominciaro.
Trovommi Amor del tutto disarmato
et aperta la via per gli occhi al core6,
che di lagrime son fatti uscio e varco.
Però, al mio parer, non li fu onore7
ferir me de saetta in quello stato8,
a voi armata non mostrar pur9 l’arco.
1
Era il giorno della Passione di Cristo: il 6 aprile 1327 (CCXI,
12-13), attenendosi il P., non alla data mobile del venerdì santo,
ma a quella stabilita per il giorno stesso della morte di Cristo, cioe
alla «feria sexta aprilis» che cadde in quell’anno di lunedì (tale
questione fu ben chiarita dal Calcaterra).
2
che: da collegare a quando i’ fui preso.
3
Tempo: in sì lugubre celebrazione.
4
però: perciò.
5
guai: lamenti.
6
Guido Cavalcanti, son. «Voi che per li occhi mi passaste al co-
re».
7
non li fu onore: Ovidio, Amor. I, 2, 22: «Nec tibi laus, armis
victus inermis, ero».
8
in quello stato (vv. 7 e 9).
9
non … pur: neppur.
Letteratura italiana Einaudi 3
Francesco Petrarca - Canzoniere
LXI
Benedetto sia ’l giorno, et ’l mese, et l’anno,
et la stagione1, e ’l tempo, et l’ora, e ’l punto,
e ’l bel paese, e ’l loco ov’io fui giunto2
da’duo begli occhi che legato m’ànno; 4
et benedetto il primo dolce affanno
ch’i’ ebbi ad esser con Amor congiunto,
et l’arco, et le saette ond’i’ fui punto,
et le piaghe che ’nfin al cor mi vanno. 8
Benedette le voci tante ch’io
chiamando il nome de mia donna ò sparte,
e i sospiri, et le lagrime, e ’l desio3; 11
et benedette sian tutte le carte
ov’io fama l’acquisto, e ’l pensier mio,
ch’è sol di lei, sì ch’altra non v’à parte. 14
la stagione: di primavera; e ’l tempo: del mattino.
1
giunto: còlto.
2
3
l’acquisto: le acquisto; e ’l pensier mio: benedetto anche il suo
pensiero, poiché non vi regna che la sua donna.
Letteratura italiana Einaudi 93
Francesco Petrarca - Canzoniere
XC
Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
che ’n mille dolci nodi gli avolgea,
e ’l vago lume oltra misura ardea
di quei begli occhi ch’or ne son sì scarsi1; 4
e ’l viso di pietosi2 color farsi,
non so se vero o falso3, mi parea:
i’ che l’esca amorosa al petto avea4,
qual meraviglia se di subito arsi? 8
Non era l’andar suo cosa mortale
ma d’angelica forma5, e le parole
sonavan altro che pur6 voce umana; 11
uno spirto celeste, un vivo sole
fu quel ch’i’ vidi, e se non fosse or tale,
piaga per allentar d’arco non sana7. 14
1
ch’or ne son sì scarsi: a al v. 13, se non fosse or tale: ammette, e
poi mostra di dubitarne (come di un fatto che non è essenziale, che
non muta, né determina altrimenti il suo amore, governato da una
sola immagine), uno sfiorire della bellezza di Laura (cfr. XII, 4:
«de’ be’ vostr’occhi il lume spento»).
2
pietosi: mossi dalla pietà.
3
se vero o falso: fosse realtà o illusione.
4
i’ che l’esca … avea: disposto: pronto all’amore.
5
forma: spirito (CCLXVIII, 37: «l’invisibil sua forma è in para-
diso»).
6
pur: soltanto, semplicemente.
7
piaga… non sana: non risana, non si salda la ferita per quanto
si rallenti l’arco onde uscì lo strale.
Letteratura italiana Einaudi 137
Francesco Petrarca - Canzoniere
CXXVI
Chiare, fresche e dolci acque
ove le belle membra
pose1 colei2 che sola a me par donna;
gentil ramo ove piacque,
con sospir mi rimembra
a lei di fare3 al bel fianco colonna; 6
erba e fior che la gonna
leggiadra ricoverse4
co l’angelico seno;
aere sacro sereno
ove Amor co’ begli occhi5 il cor m’ aperse6: 11
date udienza insieme
a le dolenti mie parole estreme7. 13
S’ egli è pur mio destino,
e ’l cielo8 in ciò s’ adopra9,
ch’ Amor quest’ occhi lagrimando10 chiuda,
qualche grazia11 il meschino12
corpo fra voi ricopra13
1
pose: immerse.
2
colei: per me, l’unica donna.
3
di fare …: d’appoggiarsi.
4
ricoverse: cfr. C, 7-8: «Con quanti luoghi sua bella persona Co-
prì mai d’ombra o disdegnò col piede».
5
co’ begli occhi: di Laura.
6
m’aperse: con la prima ferita (LXXXIII, 7; CCLXXXIV, 14)
7
estreme: Virgilio, Ecl. VIII, 20: «extrema moriens tamen adlo-
quor hora».
8
‘l cielo: co’ suoi influssi.
9
in ciò s’adopra: opera a tal fine.
10
lagrimando: lagrimanti.
11
grazia: ventura favorevole.
12
meschino: povero, abbandonato.
13
ricopra: seppellisca, provveda che sia seppellito.
Letteratura italiana Einaudi 186
Francesco Petrarca - Canzoniere
e torni l’alma al proprio albergo14 ignuda15; 19
la morte fia men cruda16
se questa spene porto
a quel dubbioso17 passo,
ché lo spirito lasso
non poria mai in più riposato porto 24
né in più tranquilla fossa
fuggir18 la carne travagliata e l’ossa. 26
Tempo verrà19 ancor forse
ch’ a l’ usato soggiorno20
torni la fera bella21 e mansueta
e là ‘v’ ella mi scorse
nel benedetto giorno22
volga la vista disiosa e lieta, 32
cercandomi; et o pieta23!,
già terra infra le pietre24
vedendo, Amor l’ inspiri
in guisa che sospiri
14
al proprio albergo: al cielo (con ricordo platonico).
15
ignuda: spoglia, libera del corpo.
16
cruda: crudele.
17
dubbioso: periglioso.
18
fuggir: cercando rifugio dai travagli sofferti.
19
Tempo verrà …: Virgilio, Georg. I, 493: «Scilicet et tempus
veniet».
20
soggiorno: nel suo diporto.
21
la fera bella: cfr. CXXXV, 45: «Di questa fera angelica, inno-
cente».
22
nel benedetto giorno: in quel giorno felice (v. 40 sgg.).
23
o pieta: (più volte in Dante): o pietosa, misera vista!
24
infra le pietre …: (vedendomi) già terra; fra le pietre del sepol-
cro.
Letteratura italiana Einaudi 187
Francesco Petrarca - Canzoniere
sì dolcemente che mercé m’ impetre, 37
e faccia forza25 al cielo
asciugandosi gli occhi col bel velo. 39
Da’ be’ rami scendea
dolce26 ne la memoria
una pioggia di fior sovra ’l suo grembo,
et ella si sedea
umile in tanta gloria27,
coverta già de l’ amoroso nembo28; 45
qual fior cadea sul lembo,
qual su le treccie bionde,
ch’ oro forbito e perle29
eran quel dì a vederle;
qual si posava in terra e qual su l’ onde, 50
qual con un vago30 errore
girando31 parea dir: «Qui regna Amore». 52
25
e faccia forza: è dei Vangeli: vim facere, vim pati, per il regno
dei cieli: vinca, con le sue preghiere e le sue lacrime (v. 39).
26
dolce …: dolce cosa a ricordare.
27
gloria: come in un nimbo, in un’esaltazione della sua bellezza
da parte della lieta natura.
28
amoroso nembo: «nuvola di fiori» (Dante, Purg. XXX, 28);
amoroso, nell’aura d’amore.
29
e perle: nello sfavillio della luce.
30
vago: leggiadro.
31
con … errore girando: aggirandosi.
Letteratura italiana Einaudi 188
Francesco Petrarca - Canzoniere
Quante volte diss’ io
allor pien di spavento32:
«Costei per fermo nacque in paradiso!»
Così carco33 d’oblio
il divin portamento
e ’l volto e le parole e ’l dolce riso 58
m’ aveano, e sì diviso
da l’ imagine vera34,
ch’ i’ dicea sospirando:
«Qui come venn’ io o quando?»
credendo esser in ciel, non là dov’ era. 63
Da indi in qua mi piace
Questa’erba35 sì ch’altrove non ò pace. 65
Se tu avessi ornamenti quant’ ài voglia,
poresti arditamente
uscir del bosco36 e gir infra la gente. 68
32
pien di spavento: assorto in un sacro sgomento.
33
Così carco …(sgg.) a tal punto mi avevano carco (oppresso,
gravato) d’oblio il divin portamento, ecc.
34
l’imagine vera: reale, quella che mi stava dinanzi.
35
quest’erba: questa campagna.
36
del bosco: cfr. la canz. preced.,v. 81: e tutt’e due composte in
Valchiusa.
Letteratura italiana Einaudi 189
Francesco Petrarca - Canzoniere
CXXVIII
Italia mia1, benché ’l parlar sia indarno
a le piaghe2 mortali
che nel bel corpo tuo sì spesse veggio,
piacemi almen che’ miei sospir sian quali
spera3 ’l Tevero e l’Arno
e ’l Po, dove4 doglioso e grave5 or seggio6. 6
Rettor del cielo7, io cheggio
che la pietà che ti condusse in terra
ti volga al tuo diletto8 almo9 paese:
vedi, segnor cortese10,
di che lievi cagion11 che crudel guerra, 11
e i cor, ch’ endura e serra
Marte superbo e fero,
apri tu, Padre, e ’ntenerisci e snoda;
ivi12 fa che ’l tuo vero13,
qual io mi sia14, per15 la mia lingua s’ oda. 16
1
Canzone all’Italia ed ai suoi discordi signori.
2
indarno a le piaghe: non giovi a rimedio delle piaghe.
3
spera: s’attende l’Italia, designata per i suoi fiumi insigni.
4
e ‘l Po, dove …: nella valle del Po: sul colle di Selvapiana, poco
lungi da Parma, intorno a cui ardeva, nell’inverno 1344-1345, la
mischia fra i signori italiani; vi si trovò in mezzo il P., e ne scrisse
nelle Familiari, v, 10, appena scampato avventurosamente fra le
schiere in armi.
5
grave: di turbati pensieri.
6
seggio (siedo): sto, mi trovo.
7
Rettor del cielo: Lucano, Phars. II, 4: «cur hanc tibi, rector
Olympi, Sollicitis visum mortalibus addere curam?».
8
diletto: poiché lo scelse per il suo vicario in terra.
9
almo: Dante, Inf. II, 20: «l’alma Roma».
10
cortese: benefico, generoso (XXVIII, 83).
11
lievi cagion: contrasti di signori per una terra, per una città.
12
ivi: nei cor (v. 12).
13
tuo vero: ch’è il solo ed il giusto.
14
qual io mi sia: per poco ch’io valga.
15
per mezzo: come tramite del «tuo vero».
Letteratura italiana Einaudi 196
Francesco Petrarca - Canzoniere
Voi16 cui fortuna à posto in mano il freno
de le belle contrade,
di che nulla pietà par che vi stringa,
che fan qui tante pellegrine17 spade?
perché18 ’l verde19 terreno
del barbarico sangue si depinga20? 22
Vano error vi lusinga;
poco vedete e parvi veder molto,
ché ’n cor venale amor cercate o fede:
qual più gente possede,
colui è più da suoi nemici21 avvolto. 27
O diluvio22 raccolto
di che23 deserti strani24
per inondar i nostri dolci campi!
Se da le proprie mani25
questo n’ avvene26, or chi fia che ne scampi? 32
Ben provvide Natura27 al nostro stato,
quando de l’ Alpi schermo
16
Voi: vocativo isolato (vedi v. 20) signori, per solo diritto, o do-
no, di fortuna, delle terre d’Italia.
17
pellegrine: straniere.
18
forse perché …?.
19
‘l verde: ameno, ubertoso.
20
si depinga: sia irrorato dal sangue dei mercenari.
21
suoi nemici: perché infidi, e pronti a tradire.
22
diluvio: nembo adunato, che si riverserà …
23
di che: da quali.
24
strani: lontani, orridi.
25
da le proprie mani: per opera nostra.
26
n’avvene: ci accade.
27
Ben provvide natura: Plinio, Nat. hist. III, 23: «Alpes italiae
pro muris adversus impetum barbarorum natura dedit».
Letteratura italiana Einaudi 197
Francesco Petrarca - Canzoniere
pose fra noi e la tedesca rabbia28;
ma ’l desir cieco29 encontra ’l suo ben fermo30
s’ è poi tanto ingegnato,
ch’ al corpo sano à procurato scabbia. 38
Or dentro ad una31 gabbia
fiere selvagge32 e mansuete gregge33
s’annidan sì che sempre il miglior geme34;
et è questo del seme,
per più dolor, del popol senza legge35, 43
al qual, come si legge,
Mario36 aperse sì ’l fianco
che memoria de l’ opra anco non langue37,
quando assetato e stanco
non più bevve del fiume acqua che sangue38. 48
28
tedesca rabbia: «rabies germanica» (Arrigo da Settimello),
«teutonicam rabiem» (Pietro da Eboli).
29
desir cieco: la cieca cupidigia.
30
encontra ‘l suo ben fermo: ostinato.
31
una: sola.
32
fiere selvagge: i barbari.
33
mansuete gregge: le genti italiane.
34
geme: soffre, e si duole, il più mite.
35
et è questo…senza legge: e questo proviene, per nostro mag-
gior dolore, dal popol…
36
Mario: che sconfisse sanguinosamente i teutoni alle «Aque
Sextiae».
37
non langue: è sempre viva.
38
quando assetato… sangue: Floro, III, 3 (cit. già) dal P., Famil.
XXII, 14): «ut victor Romanus de cruento flumine non plus aquae
biberit quam sanguinis».
Letteratura italiana Einaudi 198
Francesco Petrarca - Canzoniere
Cesare taccio39, che per ogni piaggia40
fece l’ erbe sanguigne
di lor vene41 ove ’l nostro42 ferro mise.
Or par, non so per che stelle maligne43,
che ’l cielo in odio n’ aggia:
vostra mercé44, cui tanto45 si commise46; 54
vostre voglie divise
guastan del mondo la più bella parte.
Qual colpa47, qual giudicio o qual destino
fastidire 48il vicino
povero, e le fortune afflitte e sparte49 59
perseguire50, e ’n disparte51
cercar gente e gradire52
che sparga ’l sangue e venda l’ alma a prezzo?
Io parlo per ver dire,
non per odio d’ altrui né per disprezzo. 64
39
Cesare taccio: né dirò di Cesare …
40
piaggia: terra, campo.
41
di lor vene: del loro sangue.
42
nostro: romano, italiano.
43
maligne: d’influsso malefico.
44
vostra mercé: in grazia (per colpa) vostra.
45
tanto: sì gran cosa, così alto ufficio.
46
si commise: fu affidato.
47
Qual colpa …: (Per) qual vostra colpa, o qual giudizio (casti-
go) del cielo: cfr. Orazio, Epodi, VII, 13-14: «Furorne caecus an ra-
pit vis acrior? An culpa?» e 17-18: «Sic est: acerba fata Romanos
agunt scelsuque fraternae necis» e Dante, Tre donne, 77-78: «ché
se giudizio o forza di destino Vuol pur … ».
48
fastidire: vessare.
49
afflitte e sparte: prostrate e disperse.
50
perseguire: perseguitare.
51
e ‘n disparte: in altri paesi, fuori d’Italia.
52
gradire: compiacersi (di quel che pure è peccato).
Letteratura italiana Einaudi 199
Francesco Petrarca - Canzoniere
Né v’ accorgete ancor per tante prove53
del bavarico54 inganno 66
ch’ alzando il dito55 colla morte scherza56?
Peggio è lo strazio57, al mio parer, che ’l danno.
Ma ’l vostro sangue piove58
più largamente, ch’ altr’ ira59 vi sferza. 70
Da la mattina a terza60
di voi pensate, e vederete come
tien caro altrui che tien sé così vile61.
Latin sangue gentile62,
sgombra da te queste dannose some; 75
non far idolo un nome
vano63 senza soggetto;
ché ’l furor de lassù64, gente ritrosa65,
vincerne d’ intelletto,
peccato è nostro e non natural cosa66. 80
53
per tante prove: che avrebbero dovuto aprirvi gli occhi.
54
bavarico inganno: l’inganno dei mercenari (tedeschi).
55
alzando il dito: per segno di resa (cfr. CCCXXXI, 7): «tollere
digitum» era l’espressione latina (di cui si vale anche il P., Senili,
XII, 2) per i gladiatori.
56
colla morte scherza: elude la morte, e rinnova poi il gioco, con-
tinuando il suo mestiere di soldato.
57
strazio: vergogna, beffa.
58
piove: scorre si versa.
59
ben altr’ira: vi spinge a combattere.
60
Da la mattina …: le prime tre ore del giorno: ch’è breve tem-
po.
61
vedrete come … vile: come possa servire fedelmente gli altri
(cioè voi) chi tien sé così vile da vendere «l’alma a prezzo» (v. 62).
62
gentile: nobile.
63
un nome vano: la fama senza fondamento, senza consistenza,
del valore e della fierezza dei barbari.
64
furor de lassù: la «tedesca rabbia» (v. 35), «tedesco furore»,
Trionfo della Fama, 110.
65
gente ritrosa: dura, di spirito indocile, restio.
66
peccato … cosa: è nostra colpa, e non cosa naturale, che quella
gente selvaggia ci vinca d’ingegno, d’accortezza.
Letteratura italiana Einaudi 200
Francesco Petrarca - Canzoniere
Non è questo ’l terren ch’ i’ toccai pria?
non è questo il mio nido,
ove nudrito fui sì dolcemente?
non è questa la patria in ch’ io mi fido67,
madre benigna e pia,
che copre l’ un e l’ altro mio parente68?69 86
Per Dio70, questo la mente
talor vi mova, e con pietà guardate
le lagrime del popol doloroso,
che sol da voi riposo
dopo Dio spera; e pur che voi mostriate 91
segno alcun di pietate,
vertù71 contra furore72
prenderà l’ arme e fia ’l combatter corto:
ché l’antico valore
ne l’ italici cor non è ancor morto. 96
Signor, mirate come ’l tempo vola
e sì come la vita
fugge e la morte n’ è sovra le spalle.
Voi siete or qui, pensate a la partita73:
ché l’ alma ignuda74 e sola
conven ch’ arrive a quel dubbioso75 calle. 102
Al passar questa valle76
67
mi fido: con piena, filiale fiducia.
68
parente: genitore.
69
Non è questo … parente?: sono pensieri che suscita il poeta
nel cuore dei signori d’Italia.
70
Per Dio: per l’amor di Dio.
71
vertù: valore e forza d’animo.
72
furore: impeto brutale (v. 78).
73
partita: quando l’anima si dipartirà.
74
ignuda: spoglia del corpo (CXXVI, 19).
75
dubbioso: che incute timore, periglioso.
76
Al passar questa valle (XXVIII, II): nel vostro transito terre-
no.
Letteratura italiana Einaudi 201
Francesco Petrarca - Canzoniere
piacciavi porre giù l’odio e lo sdegno,
venti contrari a la vita serena,
e quel77 che ’n altrui pena
tempo si spende, in qualche atto più degno 107
o di mano o d’ ingegno,
in qualche bella lode78,
in qualche onesto studio si converta79;
così qua giù si gode
e la strada del ciel si trova aperta. 112
Canzone, io t’ ammonisco
che tua ragion80 cortesemente dica
perché fra gente altera ir ti convene,
e le voglie son piene
già de l’ usanza pessima et antica,
del ver sempre nemica81. 118
Proverai tua ventura82
tra magnanimi pochi a chi ’l ben piace;
di’ lor: «Chi m’assicura83?
I’ vo gridando: Pace, pace, pace». - 122
77
e quel: tempo che si spende a far male ad altri.
78
lode: opera lodevole.
79
si converta: si volga (CCCLX, 151).
80
tua ragion: (CXIX, 106).
81
già de l’usanza … nemica: per antica, pessima usanza, avverse
alla verità
82
ventura: buona, propizia.
83
m’assicura: mi difende, mi protegge.
Letteratura italiana Einaudi 202
Francesco Petrarca - Canzoniere
CXXXIV1
Pace non trovo e non ò da far guerra,
e temo e spero, et ardo e son un ghiaccio,
e volo sopra ’l cielo e giaccio in terra,
e nulla stringo e tutto ’l mondo abbraccio. 4
Tal2 m’ à in pregion, che non m’apre3 né serra4,
né per suo mi riten né scioglie il laccio,
e non m’ancide5 Amore e non mi sferra6,
né mi vuol vivo né mi trae d’impaccio7. 8
Veggio senza occhi e non ò lingua e grido,
e bramo di perir e cheggio aita,
et ò in odio me stesso et amo altrui. 11
Pascomi di dolor, piangendo rido,
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, Donna, per vui8. 14
1
Sonetto per contrasti, d’un tema assai diffuso in Italia e in
Francia.
2
Tal: Laura.
3
non m’apre: non gli apre la prigione, sdegnandolo in tutto.
4
né serra: avvincendolo a sé con la benevolenza.
5
e non m’ancide … sferra: ripete il senso del v. precedente.
6
sferra: libera dalle catene.
7
mi trae d’impaccio: mi salva.
8
per vui: per causa, ed anche per amor vostro.
Letteratura italiana Einaudi 211
Francesco Petrarca - Canzoniere
CCLXXII
La vita fugge e non s’arresta una ora
e la morte vien dietro a gran giornate
e le cose presenti e le passate
mi danno guerra, e le future ancora; 4
e ’l rimembrare e l’ aspettar m’ accora
or quinci or quindi1, sì che ’n veritate,
se non ch’ i’ ò di me stesso pietate
i’ sarei già di questi penser fora. 8
Tornami avanti s’ alcun dolce mai
ebbe ’l cor tristo, e poi da l’ altra parte
veggio al mio navigar turbati i venti: 11
veggio fortuna2 in porto, e stanco omai
il mio nocchier, e rotte arbore e sarte3,
e i lumi bei4 che mirar soglio5, spenti. 14
1
or quinci or quindi: da una parte, il rimembrare, dall’altra,
l’aspettar (come ancora ai versi 9-11).
2
fortuna: tempesta.
3
rotte arbore e sarte: arbore, femm. sing. (cfr. CCLXIII).
4
i lumi bei: gli occhi di Laura «i duo miei dolci usati segni»
(CLXXXIX, 12).
5
soglio: cfr. CCLXX, 8.
Letteratura italiana Einaudi 384
Francesco Petrarca - Canzoniere
XXXV
Solo e pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio human la rena stampi. 4
Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti,
perché negli atti d’allegrezza spenti
di fuor si legge com’io dentro avvampi; 8
sì ch’io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita ch’è celata altrui. 11
Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so, ch’Amor non venga sempre
ragionando con meco, et io con lui. 14
Letteratura italiana Einaudi 53