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Design Data

Il progetto 'Design Data' di Tommaso Bovo e ISIA Firenze ha condotto un'indagine sul design del prodotto in Italia, raccogliendo dati da 227 studi e ottenendo risposte da 152 di essi. L'obiettivo è stato quello di analizzare la figura del designer e la disciplina del design, evidenziando la mancanza di dati ufficiali e la necessità di una riflessione critica basata su dati concreti. I risultati del sondaggio sono presentati senza commenti, invitando la comunità del design a trarre le proprie conclusioni.
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Il progetto 'Design Data' di Tommaso Bovo e ISIA Firenze ha condotto un'indagine sul design del prodotto in Italia, raccogliendo dati da 227 studi e ottenendo risposte da 152 di essi. L'obiettivo è stato quello di analizzare la figura del designer e la disciplina del design, evidenziando la mancanza di dati ufficiali e la necessità di una riflessione critica basata su dati concreti. I risultati del sondaggio sono presentati senza commenti, invitando la comunità del design a trarre le proprie conclusioni.
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[Design Data:

indagine sul design in Italia.]

Un progetto di
Tommaso Bovo & ISIA Firenze
Design Data: Prima contare e poi filosofare
indagine sul design in Italia.

Progetto Alcune cose Un po’ di tempo fa mi trovai a discutere con una imprenditrice su alcune questioni che ruotano intorno
Tommaso Bovo Il nostro focus di indagine ha riguardato l’ambito del design del
prodotto.
all’ambito del progetto. Le sue affermazioni avevano quel leggero sapore di “si stava meglio quando
Indichiamo di seguito alcune cose che riteniamo importanti per si stava peggio” o comunque di luoghi comuni vagamente stantii, ma le sue parole erano sicure, certe,
A cura di capire i princìpi e il metodo utilizzato.
suggestive, tanto che mi avevano ormai persuaso su molti punti. La sua opera di convincimento crollò
ISIA Firenze > Non esiste ad oggi un elenco ufficiale o un Ordine di categoria
per quella professione che comunemente viene definita con il
però ad una mia domanda: “mi potrebbe indicare dove posso trovare i dati?” Rispose che i dati non li
Presidente ISIA Firenze
termine “designer insudtriale”: per questo sondaggio abbiamo aveva ma era comunque certa di quello che affermava dopo trent’anni sul campo. Insomma, la realtà
quindi cercato autonomamente gli studi a cui inviare le domande.
Rosa Maria Di Giorgi È stato deciso di rintracciare i designer che si occupano sulla quale aveva costruito le sue idee era fondata sulla sua esperienza personale, che, per quanto
esclusivamente, o principalmente, di design del prodotto e che
avessero almeno una sede del proprio studio in Italia. Il lavoro di importante, è appunto personale. Nei giorni successivi cercai qualche statistica che potesse confermare il
Direttore ISIA Firenze ricerca è stato svolto attraverso il web, i libri e guide di settore.
trascinante discorso della signora, non ne trovai.
È stata poi realizzata una campagna social che chiedeva di
Francesco Fumelli mandare le proprie generalità per chi volesse partecipare al I dati che abbiamo oggi sulla disciplina sono scarsi e spesso relegati soprattutto all’ambito specifico del
progetto. Il lavoro di ricerca degli studi è durato 4 settimane ed
ha coinvolto 22 persone. mondo economico e industriale (in questo contesto un lavoro importante è quello della Fondazione
Vicedirettrice ISIA Firenze
> La raccolta dati attraverso un modulo elettronico inviato a tutti Symbola che periodicamente pubblica il “Design Economy”, dati aggiornati su imprese, tecnologia e
Silvia Masetti i designer è iniziata il 29 ottobre ed è stata chiusa l’11 novembre
2024 (14 giorni totali). Sono stati contattati 227 studi: abbiamo nuove professionalità legate al mondo del design).
ricevuto risposta da 152 studi, pari al 67% del totale.
Elaborazione dati Se da un lato il mondo aziendale si è dotato di dati aggiornati, l’ambito della critica non ha fatto
> Le risposte aperte sono state riportate così come scritte dai
Irene Ambuchi designer. Solo in alcuni casi si sono rese necessarie minime altrettanto, ritenendo la statistica un ambito non di sua competenza nonostante rimanga indispensabile
Andrea Bosi correzioni formali. Le risposte che si ripetevano in modo troppo
simile sono state riportate una sola volta.
per sviluppare nuove riflessioni o anche solo per avere un quadro d’insieme.
Gabriele Cardinali > Per migliorarne la leggibilità le cifre indicate sono state Abbiamo così deciso di provare a farlo noi: il nostro riferimento non sarebbero state le aziende ma i
Elisa Ceroti arrotondate. L’arrotondamento non supera mai i 0.4 punti
percentuali.
designer, il nostro obiettivo non sarebbe stato tracciare un quadro economico ma trovare dei dati che
Gaia Daini potessero far scaturire delle riflessioni sulla figura del designer e sulla disciplina del design in Italia.
Andrea Dringoli Quelli che presentiamo in queste pagine sono i dati finali raccolti attraverso un sondaggio inviato
Martina Ferro a centinaia di studi di design del prodotto con almeno una sede in Italia. Le statistiche sono state
Ivan Gambineri elaborate insieme agli studenti ISIA di Firenze e sono state per noi la base per sviluppare diverse analisi
Laura Guerrazzi critiche. I dati che presentiamo sono volutamente senza commenti o approfondimenti in modo che
Stefan Heisu ognuno possa fare le proprie riflessioni: vorremmo che questo progetto diventi uno strumento libero e
Bianca Levi aperto per tutta la comunità del design.
Matteo Pettorali Visti i risultati del sondaggio posso infine constatare che molte delle argomentazioni della signora
Elisabetta Pinucci imprenditrice partivano da un assunto non propriamente vero, e in alcuni casi falso. Abbiamo tutti
Elena Regini una inconsapevole tendenza a deformare la realtà partendo dalle nostre teorie: sarebbe meglio, però,
Matteo Ribechini deformare le nostre teorie partendo dalla realtà.
Emideo Roci
Sofia Seroni
Tommaso Bovo
Francesco Suglia
Anja Alice Tomei © 2025 / ISIA Firenze
Martina Turini © Immagini 2025
© Fotografie e testi gli autori
Paola Zagaria
Nessuna parte di questo progetto può essere riprodotta o
Revisione testi trasmessa in qualsiasi forma o con qualsiasi mezzo elettronico,
Michela Voglino meccanico o altro senza l’autorizzazione scritta.
152 Gli studi che hanno
risposto al sondaggio. 63 Le città di provenienza
degli studi.

263 Il totale dei designer tra


fondatori e collaboratori. 54 Le riviste e i portali di settore
citati nel sondaggio.

14 I giorni messi a disposizione


agli studi per poter rispondere. 76 Le facoltà universitarie
citate nelle risposte.

6.897 Il totale delle


risposte ricevute. 1.105 Il totale delle risposte
aperte ricevute.

67 % La percentuale di risposta
alle mail di richiesta. 21Gli studenti ISIA Firenze che
hanno collaborato al progetto.

4 >5
Gli studi che hanno risposto al questionario.
L Paolo Ulian
Pastina
LAD - Lucio Aquilina Design Philippe Tabet
A Emilio Nanni
Emmanuel Gallina
Lazzeroni Studio
Lorenzo Palmeri
Pocodisegno
Pq Design Group
Alberto Meda Emo design Luca Nichetto
Alcarol
Aldo Cibic F
Luca Roccadadria
Luca Trazzi
R
Alessandro Elli R+S
Federica Biasi
Alessandro Loschiavo
Alessandro Stabile
Federico Angi
Federico Peri
M Riccardo Cenedella
Robin Rizzini
Maddalena Casadei Ruga Perissinotto
Andrea Radice Ferriani Sbolgi Manitu Studio
S
Andrea Vecera Formafantasma Marco De Masi
Angeletti Ruzza Design Francesco Forcellini Marco Ripa Sakura Adachi
Antonio Aricò Francesco Faccin Marco Zito Salvatore Spataro
Antonio Lanzillo & Partners Francesco Fusillo Maria Giovanna Barbi Sandra Faggiano
B Franco Raggi Marika Tardio Sara Ricciardi studio
G
Mario Alessiani Serena Confalonieri
BGR Design Studio
Mario Scairato Simone Fanciullacci
Blank design studio Gae Avitabile Marta Laudani Simone Sabatti
Brian Sironi GianMarco Codato Marta Sansoni Sovrappensiero Design Studio
C Gio Tirotto
Giorgio Biscaro
Martina Taranto
Martinelli Venezia
Spalvieri & Del Ciotto
Stefania Ruggiero
Calvi Brambilla and Partners Giorgio Bonaguro Massimo Barbierato
Carlo Bimbi Studio Algoritmo
Giovanna Talocc Matteo Bimbi
Carlo Contin Studio Cale
Giulio Iacchetti Matteo Ragni
Chiara Moreschi Studio Lievito
Giuseppe Arezzi Matteo Zorzenoni
Chris Fusaro Studio Nove.3
Gregorio Facco Meneghello Paolelli
Cristian Li Voi Studio Nucleo
Guarascio Design Studio Mist-o
Cristian Visentin Studiocharlie
Guglielmo Poletti MM Design
Ctrlzak Studiodsgn
Gumdesign Monica Graffeo
D-Lab
D’Alesio&Santoro H
Mrk Design Studios
T
Davide Anzalone Habits Design N Tensa Industrial Design
Tipstudio
D I
Nava + Arosio Studio
Nazzareno Ruspolini
Tommaso Caldera
Tommaso Schiuma
Delineo design Iammi Nicola Checchi
Designlibero
DGO - Diego Grandi Office
Ignazio Iacono
Isabella Lovero O U
Dogtrot Uto Balmoral
Odo Fioravanti
Donata Paruccini
J W
Duesette
Jacopo Foggini P Whynot Design
E JoeVelluto Paolo Cappello
E-ggs
Jonathan Bocca
Jpeglab Studio
Paolo
Paolo
D’Arrigo
D’Ippolito
Z
Elena Salmistraro ZAAFDesign
Paolo Lucidi
Elisabetta Furin
Emanuele Magini
K Paolo Marasi
Zanellato/Bortotto
Zpstudio
Kanz Paolo Stefano Gentile
> In questo elenco compaiono solo gli studi che hanno
dato il loro consenso alla pubblicazione.
6 >7
In che anno è iniziata l’attività dello studio?

> Il 2012 è l’anno in cui risultano essere nati più studi.

_ 10 %
> Il periodo tra il 2008 e il 2012 è il quinquennio dove risultano essere nati più studi.

2012
2008 _ 8%

_ 7%

_ 7%
2009

2020
2000 _ 5%

_ 5%
_ 4%
_ 4%

2017
2014
2013
_ 3%

_ 3%

_ 3%
_ 3%

_ 3%
_ 3%

2006
_ 2%
_ 2%

_ 2%

_ 2%
2010

_ 2%
_ 2%

2019
2015

2018
1998

_ 2%
2005
2002

2007
_ 1%
_ 1.4%

2022
_ 1.4%

2016
1996

_ 1%
_ 1%

_ 0.7%
_ 1%

2011
_ 0.7%
_ 0.7%

_0.7%
_ 0.7%

_ 0.7%

2003
_ 0.7%

_ 0.7%

_ 0.7%
_ 0.7%
_ 0.7%

_ 0.7%
_ 0.7%

1994

2021
1995
1997
1991

2004

2023
2001
1990
1980

1999
1970

1986

1989
1979
1976
1977
1975

2024
1984

1992
1993
1985

1988
1982
1983

1987
1978
1972

1974
1973

1981
1971

Praticantato Età fondatori

• L’84% dei designer ha fatto una o • I fondatori degli studi hanno


più esperienze lavorative prima di attualmente un’età media di 45 anni.
fondare il proprio studio. Il restante
16% ha iniziato direttamente la libera • Il divario di età più alto tra i
professione. fondatori è di 23 anni.

• Il periodo medio di lavoro in altri


studi è di 5 anni.

8 >9
Quanti uomini e quante donne hanno fondato lo studio? Uomini e donne fondatori per ogni singolo studio.

75%
Uomini 55% Un uomo 11% Una donna 15%Un uomo e una donna

10% Due uomini 1% Due donne 3%


Due uomini una donna

2% Tre uomini 0.7% Quattro uomini 0.7% Cinque uomini

25%
Donne
0.7% Quattro uomini e quattro donne

0.7% Sette uomini e due donne

10 > 11
Hai dei dipendenti o collaboratori continuativi? Quanti dipendenti sono uomini e quante donne?

38% 59%
Ho dipendenti
Uomini

41%
Donne

62%
Non ho dipendenti
12 > 13
Dove si trova la sede dello studio?

Milano
Milano40
Bolzano 0.7%

%
Montebelluna 0.7% Palmanova 0.7%
Bassano del Grappa 0.7%
Belluno 0.7%
Vittorio Veneto 0.7% Roveredo in Piano 0.7%
Cittiglio 0.7% Castelfranco Veneto 0.7% Pordenone 1 %
Como 0.7%
Cantù 0.7% Carugo 0.7%
Treviso 1 %
Besana In Brianza 0.7% Padova 2 %
Limbiate 0.7% Vicenza 1 % Carbonera 0.7%
Bollate 0.7% Lissone 0.7%
40% Rovato 0.7% Verona 1 % Venezia 3%

Firenze
Abano Terme 0.7%
Torino 4% Pavia 1 %
8%

Roma Fiorenzuola D’Arda 0.7% Ferrara 0.7%

6% Bologna 0.7%

Torino 4 % Cesena 0.7%


Pesaro 0.7%

Venezia 3 % Lucca 0.7%


Massa 0.7% Firenze 8 %

Padova 2 %
Viareggio 0.7%
Pietrasanta 0.7% Cagli 0.7%
Pisa 1 % Certaldo 0.7% Filottrano 0.7%
Perugia 0.7% Macerata 0.7%

Belluno 1% Tolentino 0.7%


Porto San Giorgio 0.7%
Teramo 0.7%
Matera Rieti 0.7%

Noto
Pavia
Riano 0.7%
Pescara 0.7%

Pisa Roma 7 %

Pordenone
Treviso
Verona Caserta 0.7%
Bari 0.7%

Vicenza Bacoli 0.7% Matera 1 %

Abano Terme 0.7% Cesena Pescara


Taranto 0.7%

Bacoli Cittiglio Pietrasanta


Bari Comiso Porto San Giorgio
Bassano del Grappa Como Ragusa
Besana in Brianza Ferrara Reggio Calabria
Bollate Filottrano Riano
Bologna Fiorenzuola D’Arda Rieti
Bolzano Limbiate Rovato
Cagli Lissone Roveredo in Piano
Calatafimi Segesta Lucca Taranto
Cantù Macerata Teramo
Carbonera Massa Terni Reggio Calabria 0.7%
Carugo Montebelluna Tolentino Calatafini Segesta 0.7%
Caserta Palmanova Viareggio
Castelfranco Veneto Perugia Vittorio Veneto
Certaldo Pesaro Ragusa 0.7%
Comiso 0.7%
Noto 1 %

14 > 15
Perché è stata scelta questa città come sede dello studio? semplice generare del bello. Abano Terme
• Viaggiando spesso per lavoro ho deciso di far coincidere
Padova abitazione e lavoro.
• È perfetta per stare vicini agli affetti, alle aziende
Milano Firenze
• Per le possibilità che offre. • Per la posizione geografica e per il tessuto artigianale di
produttrici, ai terzisti: e poi perché vicina alle Dolomiti, a Bacoli
Venezia e al mare.
• Perché è la città che ci piace di più facendo una media produzione. • Fa parte della città metropolitana di Napoli , dove
• È in un’ottima posizione rispetto a molti produttori possiedo le mie relazioni professionali.
tra clima, efficienza, offerta culturale. • Perché la Toscana può offrire molto.
dalla Lombardia al Friuli, mentre Milano ormai
• Comodità logistica. • Perché è la città dove mi piace abitare. purtroppo è carissima
• Perché ci vivo. • Perché sono nato a Firenze. Bari
• Perché sono nato a Milano. • Perché scommetto su questa realtà.
Belluno • C’è un piccolo studio-appoggio utile per seguire alcuni
• Perché è un centro internazionale del design. • È dove mi sono formato professionalmente. lavori di Architettura nella città di origine.
• Perché è il luogo dove vivo.
• Perché centrale per l’attività di designer. • Motivi affettivi e vicinanza con la famiglia
• È la scelta più pratica per questo lavoro in termini di • Al momento della fondazione dello studio entrambi Bassano del Grappa
aziende e relazioni. collaboravamo con la facoltà di Architettura come cultori Matera
• Negli anni Novanta Bassano del Grappa era al centro di
• Qui a Milano abbiamo collaboratori e partner. della materia, assistenti e da ultimo (uno solo di noi) • È luogo dove vivo.
dottorando. quel che era noto come “il Giappone d’Europa”, ovvero
• Abbiamo studiato al Politecnico di Milano e siamo • Perché ci sono nato. il Triveneto. Luogo ancora ricco di molte aziende piccole
rimasti nella città. • È dove ho creato il mio network professionale.
e medie che costituiscono un importante indotto terzista
• Ad oggi, tutto ciò che concerne il mondo del progetto • Perché è successo così. e non solo per l’industria del design, nonostante oggi la
orbita dentro e fuori Milano sia in termini di risorse • Per la posizione geografica e per il tessuto artigianale di Pavia situazione socio-economica globale sia molto cambiata.
fisiche (turnover studenti, stagisti, dipendenti) che risorse produzione. • Perché é la città dove vivo.
culturali.
Besana in Brianza
• Per la sua fama internazionale legata al Salone del
Mobile.
Roma Pisa • Per la comodità vicino a casa.
• Perché è una metropoli che mantiene una sua centralità • Perché è il paese dove voglio risiedere attualmente.
• Per gli stimoli che offre in termini creativi, artistici, strategica, al di fuori degli schemi convenzionali del • Per l’ottimo rapporto costo dell’affitto-dimensioni.
culturali e umani. panorama design. • Perché sono voluto rimanere nella città in cui sono nato.
• Per la localizzazione al centro della Brianza e perché
• È la città in cui ci siamo conosciuti, abbiamo studiato • Sono di Roma. siamo circondati dalla natura, un luogo immerso nel
e fatto le prime esperienze lavorative. Il luogo dove
incontrare tutti, inesauribile fonte di ispirazione. • Amo questa città. Pordenone verde, meno urbano rispetto a Milano.
• Perché è meritocratica e piena di opportunità nel campo • Penso che partendo dalla storia artistica e culturale • Perché viviamo lì.
della progettazione. Consente di vivere all’italiana con possa essere interessante creare oggetti che intessano
storie con artigiani locali sfruttando le maestranze del
• Per comodità di rete familiare. Bollate
respiro internazionale.
territorio Laziale. • Perché facilmente connessa con tutto il resto del • Perché la prima periferia è facilmente raggiungibile
• Una diretta conseguenza successiva all’università e alle mondo. da tutte le direzioni con auto e mezzi pubblici pur
prime esperienze lavorative. • Perché sono sposata con un romano.
rimanendo fuori dal caos di Milano.
• È una città che sta diventando sempre più • Perché non vorrei vivere in altre città.
internazionale, aspetto estremamente importante per me. Verona
• Perché è la città dove si vive il design. Torino • È la città in cui sono nato Bologna
• È vicino alla Brianza dove sono nato e dove ho • Perché è la città in cui sono nato e cresciuto. • È collocata in posizione comoda per raggiungere sia • Non è stata una scelta, è stata dettata dalla contingenza.
allacciato legami stretti con i fornitori che utilizzo spesso l’area milanese sia le zone produttive del triveneto.
• È dove ho frequentato il Politecnico.
per i miei progetti.
• Perché è la città in cui risiedono i due componenti dello • È la città in cui vivevo quando ho aperto lo studio. Bolzano
• Per i clienti internazionali e per le relazioni con la
stampa. studio. Con l’evoluzione del modo di lavorare riteniamo • Per il mercato italiano e in area tedesca (DACH).
che non sia necessario stare per forza nei grandi centri.
• Perché mi ha formato professionalmente. Vicenza
• Per via di una clientela principalmente italiana e di un
• Per dare un contributo a far crescere la nostra città.
• Punto di mezzo tra le sedi abitative dei soci, e in Cagli
network di produttori in grado di garantire un livello direzione Milano. • Perché è la nostra città di origine e volevamo rimanere
qualitativo molto elevato. Venezia • Ci siamo innamorati del luogo. nel territorio.
• Perché Milano è facilmente accessibile per i clienti
• Per le opportunità internazionali.
stranieri
• È la mia città di origine.
• Per la specificità della mia attività, il lighting design.
• Per la sua immensa bellezza. Quando si vive qui è più

16 > 17
Calatafimi Segesta Filottrano Palmanova Rovato
• Perché è la mia città di origine e mi garantisce la • Per due motivi, il primo è una sfida, ovvero parlare • A metà strada tra le residenze dei fondatori, per la • Ritengo sia meglio stare fuori dalla città.
possibilità di uno spazio di lavoro per il workshop. di design in un luogo che non sia Milano o un’altra dimensione e bellezza della cittadina.
città design oriented mantenendo allo stesso tempo un
rapporto a distanza con le capitali del design.
Roveredo in Piano
Cantù Il secondo motivo riguarda la qualità della vita e la
Perugia • Per la presenza del distretto del mobile e del suo
• Per la vicinanza a Milano e al distretto del mobile. consapevolezza di aver scelto di vivere un territorio più • Dopo un periodo di studio a Roma, e di lavoro all’estero, indotto.
• Perché Cantù ha dei costi accessibili di affitto. “lento” che ci ha dato la possibilità di crearci una famiglia ho deciso di tornare stabilmente nella mia regione di
origine dove ho potuto riscontrare più possibilità, molte
e di crescere due figli parallelamente alla professione.
ancora da creare e da esplorare.
Taranto
Carbonera • Taranto è la mia città, ed era una città “governata” da
• Perché è il territorio di origine, ho studiato a Milano,
Fiorenzuola D’Arda una grande industria siderurgica ora deficitaria, poche
lavorato a Milano e New York e poi la decisione è • Perché più accessibile economicamente e più libera
Pesaro aziende dell’indotto e scuole militari. Ho pensato che
ricaduta su “casa”. come mercato rispetto a Milano. • È la mia città, dove sono nato e dove ora vivo. Si può con la crisi del siderurgico e la fuga delle scuole militari
fare design senza trasferirsi a Milano. sarebbe stato facile avviare un filone del design tra
• La zona è molto fertile per lavorare nel mondo
furniture e product: purtroppo non è stato così.
dell’arredamento. Limbiate
• Perché ci abito.
Pescara
Caserta • È la città dove vivo. Teramo
• Perché si conduce una vita tranquilla e perché è la mia
• Caserta e in generale la Campania mi rappresentano in Lissone
città natale.
tutto ed è stata una scelta naturale dopo aver fatto diverse
• Perché lavoriamo in uno studio condiviso con il padre
Pietrasanta
esperienze in Italia ed all’estero. Credo sia importante • Per la posizione geografica e per il tessuto artigianale di
di uno dei fondatori, e questo spazio ha laboratori e
valorizzare la creatività italiana indipendentemente dal
grandi spazi verdi che permettono di fare differenti produzione. Terni
luogo. • Perché è la mia città natale.
sperimentazioni in vari ambiti.
Porto San Giorgio
Castelfranco Veneto Lucca • Perché è il comune in cui vivo. Tolentino
• Perché è dove viveva il fondatore. • Per l’alta qualità di vita che ci offre, viviamo e lavoriamo
• Per ridare vita alle province sopperendo al cliché della
in campagna e questo ci rende possibile una vita lenta,
grande città. Le opportunità possono essere create
Ragusa
Certaldo ovunque e si può fare le differenza anche da una piccola
• Perché è la mia città di origine e perché è il giusto
permettendoci di concentrarci totalmente sul progetto.
città, sopratutto quando ti fai portavoce di una cultura Le Marche sono un luogo dove è ancora possibile
• Perché ci piaceva l’idea di restare nel nostro territorio. compromesso per ammortizzare le spese di vita e fare una vivere bene e trovare allo stesso tempo importanti realtà
locale tradizionale, nel nostro caso la lavorazione della
carta. vita più a misura d’uomo. produttive prosperate grazie al design e che quindi ne
Cesena apprezzano e ne sostengono il valore.
• Ho vissuto diversi anni a Milano, ma poi ho deciso di Macerata Reggio Calabria
tornare a “casa”.
• Migliore gestione dei clienti della zona, e vicinanza con • Per il legame con la mia identità culturale e dei luoghi. Viareggio
la famiglia. • Perché la nostra città natale.
Comiso Riano
• Perché ci siamo nati e ci viviamo. Massa • Perché il mio network di clienti e collaboratori è Vittorio Veneto
• Vivere in una città di provincia mi fa sentire meglio, ampio e radicato in questa città. Credo che Roma si stia • I primi clienti sono stati trovati in zona Treviso. Siamo
Como più libero dalle pressioni e dagli obblighi del design preparando a dire la sua nel panorama del design italiano quindi rimasti in zona.
milanese. Allo stesso tempo però durante l’arco dell’anno e voglio essere tra gli attori presenti durante questo
• Bellezza del luogo.
amo passare delle giornate a Milano per visitare mostre, cambiamento.
• Vicinanza con gli artigiani della Brianza.
incontrare gli amici, avviare nuovi progetti.
Rieti
Ferrara Montebelluna • Perché lontana dalle capitali del design.
• Perché ci vivo.
• Piccola cittadina europea ad alta densità industriale. • Luogo dove poter vivere serenamente al di là del lavoro
svolto.
• Natura, connessione, esperienze.
18 > 19
In quali facoltà universitarie italiane hai studiato?

Politecnico di Milano
33% Politecnico di Milano Università degli studi di Brescia 0.5%
33%

Università degli Studi di Firenze


SPD - Scuola Politecnica di Design 1%
10% Domus Academy 0.5%
Università Ca’ Foscari di Venezia 1%
Università Iuav di Venezia 8
IED - Istituto Europeo di Design
IULM Milano 0.5% %

9%
Politecnico di Torino SID - Scuola Italiana Design 2
Università Iuav di Venezia
2% %

8%
Università degli Studi di Ferrara

ISIA - Istituto Superiore per le Industrie Artistiche


0.5%
Università di Modena e Reggio Emilia 0.5%
6%
Università di Bologna 1%
4% Sapienza Università di Roma
Accademia di Belle Arti di Carrara 0.5%
Accademia di Belle Arti di Rimini 0.5%
2% NABA - Nuova Accademia di Belle Arti
Università degi studi di Firenze 10 %

Politecnico di Torino Accademia di Belle Arti di Firenze 0.5%


LABA - Libera Accademia di Belle Arti 0.5%
SID - Scuola Italiana Design
Università di Camerino 1%
1% IAAD. - Istituto d’Arte Applicata e Design
Politecnico di Bari Università di Chieti-Pescara 0.5%

SPD – Scuola Politecnica di Design


Università Ca’ Foscari di Venezia
Università degli Studi di Napoli Federico II Sapienza Università di Roma 4 %

Università di Bologna Hotech Roma 0.5%


Quasar Institute For Advanced Design 0.5%

Università di Camerino
Università di Catania Politecnico di Bari 1%
Università Vanvitelli Università Vanvitelli 1%
Università degli Studi di Napoli Federico II 1%
0.5% Accademia di Belle Arti di Carrara
Accademia di Belle Arti di Firenze
Accademia di Belle Arti di Rimini
Domus Academy
Hotech Roma
IULM Milano
LABA - Libera Accademia di Belle Arti
Politecnico di Palermo
Quasar Institute For Advanced Design
Università degli studi di Brescia
Università degli Studi di Ferrara
Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
Politecnico di Palermo 0.5%
Università di Chieti-Pescara

Università di Catania 1%

>Per alcune facoltà (IED, ISIA, NABA, IAAD.) nelle risposte non è stata indicata la sede specifica,
non è stato dunque possibile inserirle nella mappa.

20 > 21
In quali facoltà estere hai studiato? Le nazioni scelte per studiare all’estero.

4
2% Design Academy Eindhoven / Paesi Bassi

% Inghilterra
1.3%
Central Saint Martins / Inghilterra
0.7% Aalto University / Finlandia
Academy of Fine Arts Dresden / Germania
Bezalel Academy of Arts and Design / Israele
Chelsea College of Arts / Inghilterra
Concordia University / Canada
Coverty University / Inghilterra
Duncan of Jordanstone College of Art & Design / Scozia
ECAL - École cantonale d’art de Lausanne / Svizzera

3
École de Condé Lyon / Francia

% Francia
École nationale supérieure d’architecture de Paris-Belleville / Francia
Emily Carr University of Art + Design / Canada
EnsAD - National School of Art and Design / Francia
Faculdade de Arquitetura da Universidade de Lisboa / Portogallo
FH Joanneum / Austria Paesi Bassi
Spagna
Gerrit Rietveld Academie / Paesi Bassi
Jaume I University / Spagna
Minneapolis College of Art and Design / Stati Uniti d’America
Norwegian University of Science and Technology / Norvegia
Parsons School of Design / Stati Uniti d’America

2 % Stati Uniti d’America


Peter Behrens School of Arts / Germania
Pratt Institute / Stati Uniti d’America
Queensland University of Technology / Australia
RMIT University / Australia
Royal College of Art / Inghilterra
Savonia UAS / Finlandia
Southampton Solent University / Inghilterra
Strate School of Design / Francia

1% Australia / Canada / Finlandia /


UNED / Spagna
Unirsm Design / San Marino
Universidad de Valencia / Spagna
Germania / Portogallo
Universidad Europea de Madrid / Spagna
Universidade Técnica de Lisboa / Portogallo
University of Plymouth / Inghilterra
0.6% Austria / Israele / Norvegia / San Marino /
Scozia / Svizzera / Turchia
UPC Universitat Politècnica de Catalunya / Spagna
Yeditepe Üniversitesi / Turchia

> Le percentuali fanno riferimento al totale dei designer intervistati.

22 > 23
Come giudichi la qualità della formazione ricevuta? Sulla formazione hai voglia di dirci qualcosa in più?

36
• Il mondo universitario mi pare sia diventato un diversi regimi fiscali, come si fattura, che ti parli dei

% Ottima business, forse tutta la formazione in genere lo è


diventata.
• In Italia l’università è più professionalizzante a livello
professionisti di cui si ha bisogno, di come si registrano
un marchio o un prodotto.
• L’università era una scuola di vita. Ottime materie che
tecnico, in Olanda c’è maggior focus sulla prospettiva sono servite a innescare i singoli interessi di noi studenti.
autoriale. Crediamo che le due formazioni siano state Un ottimo percorso formativo. Il resto, la volontà, la
un’ottima combinazione. scelta di operare e fare era a discrezione di ognuno di noi.
• Il mondo accademico dovrebbe essere più indirizzato • L’università italiana, in particolare il Politecnico di
verso il mondo reale, spiegare i programmi e i macchinari Torino, basa il suo percorso di studi su una profonda
utilizzati dalla piccola media industria. e importante conoscenza teorica, ma il numero di ore
• Vedo tanta mediocrità sia a livello di professori, che andrebbe equilibrato con una maggiore presenza di
di studenti: sembra che ci sia l’obbligo di insegnare, ma laboratori dedicati alla pratica.
all’università devi avere la capacità di trasmettere curiosità • Sono principalmente un autodidatta.
come docente, e inseguirla come studente, se non ci riesci • Il sistema di insegnamento in ogni scuola di design
o non ti interessa meglio cambiare mestiere, o carriera. dove sono stata per insegnare non ha un approccio
• La disciplina è insegnata in maniera molto tradizionale veritiero al mondo del furniture design, ma solo

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e con un’idea del design ancora molto legata al design ed esclusivamente a quello del product design,

% Buona
cosiddetto dei “Maestri”. per lo più tecnologico. Cosa davvero poco sensata
• Manca il contatto diretto con le aziende, bisognerebbe perché nessuno studio di design trova studenti
avvicinarsi di più. competenti in materia, progettare una sedia non è
come realizzare un’aspirapolvere. Nelle scuole italiane
• Ritengo fondamentale la formazione universitaria per manca poi l’insegnamento della cultura estetica, poco
tutti quelli che sono stati gli aspetti legati alla storia e alla approfondimento sui materiali, sui colori, e poco prodotto
critica del design, studio dei materiali e delle lavorazioni. 2D come tessile, ceramica e superfici. In generale credo
La parte più pratica e progettuale legata anche alla che in tutte le scuole di design non ci sia la reale volontà
formazione sui software di lavoro è stata meno forte e per di capire che lavoro andranno realmente a fare i futuri
impararla sono risultati fondamentali gli anni di lavoro professionisti.
in studio.
• Durante i miei studi, l’università organizzava incontri
• Il Politecnico assicura un’ottima formazione teorica e con illustri professionisti che venivano a condividere il
tecnica: dovrebbe incrementare il laboratorio e l’utilizzo loro lavoro con noi studenti. Ritengo che questa sia una
degli utensili. pratica preziosa, che arricchisce e completa lo studio
• In Italia, la mia esperienza è che i giovani progettisti teorico.
sono poco connessi con i materiali, i metodi e le tecniche • Avrei preferito una maggiore integrazione tra
di produzione: il nostro immenso patrimonio artigianale dimensione tecnica ed estetica.
sta scomparendo, le scuole di design non approfittano
abbastanza della ricchezza culturale e tecnica del • In questo momento in Italia, l’insegnamento del design
territorio. Improntano l’insegnamento su un modello di è troppo stantìo e vecchio. Il mondo accademico italiano
mestiere generalista, spesso ispirato ad un contesto votato ha bisogno di aria nuova e metodi di insegnamento
all’industria come poteva essere quello del nord Italia più professionalizzanti, per dare ai futuri designer la
degli anni Sessanta, un modello ormai superato. possibilità di imparare a camminare con le proprie gambe
e sviluppare un pensiero critico autonomo, sia nella vita
• L’università è troppo teorica e poco legata alla reale che nel lavoro.
occupazione.
• Sono stato molto fortunato con i docenti che ho avuto,
10% Sufficiente • Il Politecnico non è al livello delle scuole estere,
soprattutto il corpo docenti.
hanno reso il corso interessante ed utile. Credo però che
il sistema di insegnamento sia troppo vecchio.
• La qualità dell’insegnamento dipende soprattutto dalla • Il Corso di Design del Poliba aveva giusto un anno di
qualità umana dei docenti e degli studenti. anzianità quando sono entrato. A parte il Prof. Perris,
3% Insufficiente • All’università manca una materia che ti aiuti a sbrigare preparatissimo, il resto dei docenti lasciava abbastanza a
le cose pratiche nel mondo reale. Qualcosa che insegni desiderare. Molti erano architetti e insegnavano con la
cos’è e come si apre una partita iva, che ti spieghi i forma mentis dell’architetto (lo spazio diviso in volumi,

24 > 25
superfici, linee) e non con quella del designer (la forma • Mi sono sempre trovata bene con i collaboratori insegnamenti più importanti e più concreti sono stati • Manca la parte pratica della professione. Nessun
segue la funzione). Molto di quello che io e i miei provenienti da IUAV perché a fianco di una buona sul campo con il lavoro reale, dove si comprendono architetto neolaureato riuscirebbe a seguire e completare
colleghi sappiamo lo abbiamo scoperto da soli. preparazione teorica, ho sempre trovato delle competenze praticamente le tecnologie produttive e le necessità delle un progetto architettonico o di design da solo senza aiuti
• Ho sperimentato realtà diverse e trovo che il sistema più aderenti alle esigenze lavorative: gusto, capacità aziende. esterni.
di studio italiano non abbia niente da invidiare a quello espressiva e comunicativa, conoscenze tecniche e disegno • Solida formazione teorica e tecnica, carente quella • Ho la possibilità e la fortuna di potere insegnare in
estero, forse dobbiamo imparare solo a farci pubblicità tecnico. pratica. due istituti universitari (IUAV Venezia, UNIRSM San
nella maniera corretta e sostenere di più le idee folli degli • Sono un architetto di formazione, ho appreso e sto • Gli istituti di design funzionano bene, meno le Marino). Il tempo in cui viviamo ha prodotto rapidi
studenti: dobbiamo aprirci alla contemporaneità tenendo continuando a sviluppare la mia idea di design sul campo, università. Faccio docenza in entrambe le situazioni, cambiamenti che fatichiamo ancora a comprendere.
salde le tradizioni e il modus operandi. attraverso il lavoro. Ritengo che ancora oggi una buona i programmi che prevedono collaborazioni con La presa di coscienza della nostra vulnerabilità è una
formazione da architetto ti possa lasciare degli strumenti professionisti del campo tendono ad avere una condizione che ci permette di ripensare il senso dei
progettuali di base riconvertibili anche in altri campi nostri progetti. Il design ha in questo momento la
Dall’università italiana ho avuto un come il design di prodotto, bisogna applicarsi con tutte
formazione più mirata rispetto ai centri universitari, che
di solito hanno un corpo docente a tempo indeterminato possibilità di proporsi come uno strumento sensibile,
insegnamento storico-scientifico le energie. Per l’esperienza che ho avuto in vari studi con e con poca esperienza sul campo. Peccato perché nelle in grado di visualizzare le grandi problematiche legate
all’ecosistema e all’ambiente e di suggerire possibili
molto approfondito, mi ha fornito un studenti-tirocinanti di scuole di design, li ho sempre
trovati preparatissimi, mi sembra però che la cultura del
università solitamente gli studenti sono molto motivati e
processi per affrontarle. Utopie concrete nate da dialoghi
si bruciano talenti.
approccio critico al progetto. progetto e la conoscenza della storia siano un pò trattate interdisciplinari. La scuola del futuro avrà un ruolo
superficialmente. Citando Magistretti: “la nostra cultura • Il sistema educativo italiano, pur avendo solide basi fondamentale nel porre nuovi interrogativi. Dovrà
visiva è fatta di stereotipi e non di archetipi, è abbondante teoriche e una lunga tradizione accademica, sembra abituarsi all’osservazione critica, insegnare ciò che non
• A vent’anni dalla laurea credo che nel corso di laurea non sempre riuscire a stare al passo con le esigenze
di informazione e scarsa di cultura”. sa invece di ripetere le proprie convinzioni e dovrà,
sia mancata una solida formazione manageriale e di pratiche e il dinamismo che oggi sono fondamentali nel
• Il mestiere del designer è in continua mutazione e soprattutto, allenare a disimparare, per poter comprendere
marketing, e credo manchi tutt’ora. Fare product- campo dell’istruzione e della formazione professionale. scenari in continua mutazione. Dovremo ripensare alla
furniture design significa fare imprenditoria e non essere le nozioni ricevute venti anni fa ormai sono superate: Si percepisce un approccio più attento sia al benessere sequenza delle fasi del progetto, partendo dalla messa
artisti. Questo aspetto è totalmente assente nell’università la società cambia, bisogna continuare ad aggiornarsi e alla crescita professionale dei docenti sia alla qualità
soprattutto in uno studio multidisciplinare come il nostro. fuoco delle conseguenze e non dalle idee, ponendo l’etica
e si impara solo sul campo. della formazione stessa. Questo si traduce in stipendi come processo e dogma di un’invisibile avanguardia
• Il mercato contemporaneo richiede ai designer di • Ho ospitato diversi stagisti nel mio studio, credo ci più adeguati e maggiori opportunità di aggiornamento estetica. Solo così saremo in grado di prenderci cura di
essere flessibili, quindi le Accademie devono trasmettere sia bisogno di un approccio più pratico, più vicino ai e scambio. Io insegno soprattutto in Svizzera, dove tutto ciò con cui conviviamo e con cui, inevitabilmente,
strumenti e metodologie corrette ed aggiornate dato programmi che si utilizzano tutti i giorni ed alle esigenze si considera la formazione come un investimento per dovremo collaborare.
che, al giorno d’oggi, risulta fondamentale orientare la lavorative di uno studio. il futuro, valorizzando l’interdisciplinarità, gli scambi
preparazione dei nostri studenti verso una formazione • Un sistema che forma lavoratori pragmatici adatti a internazionali e i progetti concreti che avvicinano i
che esuli dal disegno industriale vero e proprio, pensato e stare soprattutto alle dipendenze di un capo, ma punta giovani al mondo del lavoro già durante il percorso La maggior parte dei docenti è
scolastico.
tramandato come un continuum tra Designer, Azienda, poco sull’identità del designer, su come affinare un ancora troppo legata ad una visione
Consumatore. La nostra società sta da tempo vivendo proprio stile e come fare marketing, PR e comunicare sé In Italia, il discorso è più complesso. Nonostante ci siano
trasformazioni che implicano cambiamenti a livello stessi oltre che i propri progetti. eccellenze, soprattutto in alcune università e istituti di del design prettamente industriale,
politico, sociale, economico ed ambientale. Questi • Nelle scuole di design, sempre più spesso, la figura del formazione tecnica e artistica, mancano spesso i fondi e mentre oggi le sfaccettature della
mutamenti coinvolgono ovviamente anche la cultura
d’impresa ed il modo di fare mercato. Senza escludere
docente è distante dal mondo professionale. un coordinamento nazionale che faciliti il rinnovamento.
La progettualità didattica in Italia nel campo del design è
disciplina sono molteplici.
in modo radicale il rapporto designer-industria, i • Trovo che l’offerta formativa riguardante il mondo per lo più in mano a istituti privati che tendono a essere
percorsi formativi devono incoraggiare gli studenti ad della progettazione in Italia sia ottima. Manca forse un orientati al profitto e vedono gli studenti soprattutto • L’insegnamento sembra poco collegato alle esigenze
immaginare futuri diversi che vadano oltre al prodotto focus anche sulla gestione dell’attività dei progettisti come “clienti”. e alle dinamiche della professione. Poco insegnamento
finale (industriale o non): credo che una buona Scuola (economia, relazioni, rapporti con gli operatori di settore). di storia del design o di cultura del design. Secondo
• Si apprende solo ciò che si ricerca autonomamente.
di progettazione dovrebbe per prima cosa mettere al • In questi anni ho portato avanti l’attività professionale Nessun argomento teorico può essere trasmesso in modo me pochi studenti saprebbero rispondere alla domanda
corrente gli studenti di tutte le variabili possibili, per parallelamente a quella didattica, come docente e valido se non è la persona stessa a cercare nella teoria un che è presente di seguito in questo questionario in cui
poi aiutare l’allievo a costruire un proprio pensiero coordinatrice del corso di Design all’Accademia di Belle supporto allo sviluppo delle proprie ipotesi. viene chiesto di indicare un progetto particolarmente
critico, guidandolo verso una presa di coscienza delle Arti di Perugia. Grazie alla mia esperienza di formazione importante nella storia della disciplina. Parlo soprattutto
proprie passioni, dei propri interessi, oltre che ad una in ambito universitario, ho potuto cogliere tutte le • Manca un approfondimento sulle questioni del Politecnico di Milano che conosco meglio, in altre
buona conoscenza del mondo professionale che lo potenzialità e i vantaggi di un percorso di studi in design commerciali. Su come funzionano i contratti, quali realtà spero sia differente.
circonda e degli strumenti necessari per poter emergere. all’interno del sistema AFAM. dovrebbero essere le condizioni basilari e così via. Uscito
Ritengo quindi necessario contaminare e sviluppare dall’università sapevo poco o nulla e da quello che posso • Al Politecnico c’è molta formazione storica e basi
• Lo IUAV di Venezia ha formato in noi la figura di constatare non è cambiato molto. tecniche solide. In Austria ho trovato una proficua
nell’Università uno spirito sperimentale ed un’anima architetto davvero a cavallo tra archè e téchne, capace collaborazione con grandissime aziende (BMW, Audi,
critica (che è sempre stata uno dei punti di forza di di sperimentare e immaginare scenari. Il Politecnico • Il Politecnico è una “bolla” accademica, con molti Bosch e altre.): c’è un rapporto più stretto con gli studenti
questa disciplina), trasformandola in un luogo dove si di Milano ha formato in noi una figura tecnica e teorici e pochi professionisti attivi, troppo limitato il inseriti in classi con pochi allievi. Il livello medio molto
possa sperimentare e imparare facendo, per contribuire pragmatica, proiettata al futuro, ma con salde conoscenze collegamento col mondo del lavoro. più alto grazie a test di ingresso complessi che durano
a formare giovani e moderni homo faber: possessori non della storia del design. • Il Politecnico e Milano mi hanno formato dal punto diversi giorni e verificano non solo conoscenze di
solo di saperi manuali, ma anche intellettuali e culturali. di vista dell’approccio progettuale. Per me è stato molto carattere generale, ma anche capacità di elaborare un
• Ognuno di noi ha avuto esperienze differenti per
• Troppa teoria scollegata dalla realtà progettuale e quanto riguarda l’ambito scolastico. Sicuramente gli importante e con ottimi docenti. pensiero critico, di ragionare in maniera divergente, di
produttiva. risolvere problemi progettuali con creatività.

26 > 27
• La mia formazione è stata buona grazie ad universitario con più professionisti del settore e meno • Tutto troppo teorico e vecchio. stata entusiasmante. Riconosco di aver avuto una buona
alcuni insegnanti di grande cultura, anche se quasi ex studenti, per offrire una visione pratica. Invece di • Penso che le scuole di design in Italia siano troppo formazione tecnica e ho sviluppato ottime capacità di
workshop che spesso mascherano la necessità di cercare
esclusivamente teorica: la passione per il design mi è stata concentrate nel formare solo dei bravi professionisti problem solving, ma la ricerca stilistica non è considerata
trasmessa da loro. Senza quella passione starei facendo finanziamenti, le università dovrebbero investire in ricerca e tecnici al servizio delle aziende e del politicamente e il tipo di design insegnato è molto concettuale. I
sicuramente un altro mestiere. innovativa, elevando il livello tecnologico/artigianale/ corretto. Tutto molto piatto e senza atti di coraggio progetti proposti erano scollegati dalla realtà lavorativa.
• Manca attinenza col mondo del lavoro e con il mercato. industriale e favorendo la crescita delle aziende Italiane. critico. Probabilmente, per la mia attitudine, sarebbe stata meglio
Gli studenti che ospitiamo in internship hanno parecchie • Sono felice del mio percorso formativo, ma oggi credo e più gratificante una facoltà mista ad arti applicate.
• L’insegnamento è una questione complessa, soprattutto
lacune tecniche, scarsa conoscenza dei materiali e delle che quel sistema sia da rivedere. Vorrei si facessero corsi per le discipline creative. Penso che l’insegnamento più • Il progetto andrebbe insegnato da chi lo fa davvero, da
tecnologie, difficoltà nel gestire i tempi. in lingua, magari fuori sede, e darei una maggiore spinta stimolante sia quello che riesce a stabilire un contatto chi conosce l’esperienza diretta, non solo la teoria. E poi,
• L’università deve essere più calata nel mondo reale: nell’affrontare percorsi all’estero. con il Mito (dal greco mythos = racconto). Seguivo le le proporzioni: non sono solo misure, sono la struttura
solo affrontando temi pratici diventa possibile parlare di • Penso che il sistema di insegnamento della disciplina lezioni Storia dell’architettura di Giovanni Klaus Koenig invisibile che rende un progetto comprensibile e bello.
contenuti fattivi e ed etica del progetto. non sia generalmente adeguata al mondo del lavoro. e attraverso il suo racconto ho avvertito la fascinazione • La formazione italiana è stata importantissima,
• La principale differenza tra Ascoli e Milano è stata Penso invece che lo IED sia una delle università che dell’architettura e attraverso lo studio, la consapevolezza soprattutto per la teoria ed il pensiero critico. La
nell’offerta culturale parallela che Milano offre rispetto ai maggiormente si avvicina al vero rapporto designer- del mito dei suoi protagonisti rinascimentali sino alla formazione svizzera è fondamentale per la pratica e
centri minori. Conferenze, manifestazioni, conoscenze di lavoro: durante il percorso di studio, offre molte lezione del Razionalismo. l’autonomia progettuale.
persone che fanno parte di settori artistici attigui. Anche possibilità di collaborare con aziende esterne tramite • La formazione dei designer dovrebbe avvenire con • Dico una sola cosa, ai tempi della mia formazione non
la commistione con insegnanti presi dal mondo della progetti, bandi, concorsi. docenti molto diversi tra loro per età, formazione, esistevano scuole di design.
professione si è dimostrata determinante per capire come • L’università ai miei tempi fu poco trasversale. esperienza professionale, provenienza geografica e • Molto importante l’avvicinamento a tutto il mondo
funziona il lavoro una volta usciti dall’accademia. • Poche materie sono realmente utili, soprattutto oggi. culturale. della cultura umanistica (letteratura, filosofia, arti
• Il corso che abbiamo seguito all’Università di Firenze Con i cambiamenti tecnologici degli ultimi anni le scuole figurative, storia) e la ricerca di punti di vista più generali
era appena partito, non è stato semplice seguire le attività, dovrebbero riuscire ad aggiornarsi più rapidamente. La scuola deve insegnare la libertà che comprendessero un approccio pluridisciplinare teso
l’organizzazione non era ancora completa; ma ci hanno sempre a collocare il proprio progetto nell’insieme dei
molto formato i percorsi intensivi come workshop e
• Credo si dovrebbero sviluppare dei progetti più
ancorati alle realtà aziendale e di mercato attuale.
e l’errore, non seguire le mode ma bisogni della comunità umana.
seminari. Inoltre bisognerebbe essere più franchi e realistici con saperle interpretare. • La sensazione è che la maggior parte dei professori che
• Buona formazione tecnica, assolutamente carente quella gli studenti riguardo alle difficoltà di inserimento e di ho avuto siano persone che hanno trovato il modo di
umanistica ed interdisciplinare. guadagno nel mondo del design. • Penso che l’università, in questo ambito, abbia un ripiegare sull’insegnamento perché non avevano la più
• Credo sia fondamentale sviluppare un sistema di • Credo che l’approccio della mia università sia stato obiettivo diverso: accendere una piccola scintilla, pallida idea di come si faccia il designer per davvero, salvo
insegnamento fluido, basato sulle qualità soggettive ottimo da un punto di vista pratico e di insegnamento trasmettere passione e, soprattutto, curiosità. Ho avuto poi inevitabilmente lasciare molto a desiderare anche
ed individuali del singolo studente, piuttosto che su dei programmi. Ho frequentato un’università privata: la fortuna di incontrare docenti in NABA appassionati, come insegnanti, anche in fatto di attitudine. Ci sono
metodologie standardizzate: rischiano di tarpare le ali dei il rapporto con i professori era molto diretto, e se avevi innamorati, colti... in loro ho visto quel fuoco che ispira e state anche eccezioni.
giovani talenti. voglia di metterti in gioco eri molto ben seguito. Ti si alimenta la voglia di imparare. C’è anche una contraddizione di fondo nel fatto di
• Tutto dipende dal desiderio che una persona ha di potevano aprire davanti grandi esperienze veicolate dai • Tutto troppo teorico. trattare il design in maniera accademica come fosse
imparare. professori. qualunque altra materia universitaria che si studia sui
• Ci è mancato il rapporto con la realtà, con le aziende,
• Come studenti del vecchio ordinamento abbiamo libri, su cui si fanno articoli scientifici e tesi di laurea:
• La formazione presso le università pubbliche italiane di con la professione vera e propria.
avuto un panorama più estensivo, meno specializzato e non che sia impossibile ma mi sembra quantomeno
design è migliore rispetto a quella che si può avere in un • Ci vorrebbero corsi anche nel fare impresa. fuorviante.
istituto privato. quindi potenzialmente più dispersivo. Moltissimo era
demandato alla capacità organizzativa personale, e molti • Mi è stato insegnato un certo modo di essere e di fare il • Credo che il Design non sia insegnabile in una facoltà
• Trovo uno scollamento con il mondo contemporaneo insegnamenti richiedevano una preparazione molto designer, mi sarebbe piaciuto che avessero raccontato di impostata in modo “italiano”, ma ciò nonostante l’elevata
del lavoro. In alcune aree dell’insegnamento non si impegnativa. Non esisteva ancora la Facoltà di design più la dimensione artistica e sperimentale che invece ho qualità dell’insegnamento al Politecnico di Milano
tiene conto dei progressi tecnologici e delle necessità di distaccata e quindi la disciplina era demandata a pochi dovuto scoprire da solo. non ha paragoni con le facoltà straniere a giudicare
aggiornare modus operandi e proposte formative. Manca corsi molto finalizzati (Prof. Segoni, Buti, Koenig). da collaboratori e interni che abbiamo potuto valutare
• Pur avendo ricevuto un’ottima educazione avrei
un focus sul design contemporaneo, a prescindere dal durante gli anni.
• Nelle nostre esperienze universitarie abbiamo voluto avere la possibilità di dedicare maggior
campo di applicazione. Non vengono analizzate in modo
riscontrato la mancanza di un approccio che prepari tempo a laboratori pratici. Inoltre, credo manchi un • Very technical.
organico le tendenze, i mercati e gli stili.
realmente al mondo del lavoro. Spesso, l’insegnamento è accompagnamento al mondo del lavoro.
• Con il passare degli anni si comprende come tutto, ma troppo teorico e poco pratico. Viene insegnato l’utilizzo • Poca pratica tanta teoria.
• Ottimo avere dei docenti al tempo stesso professionisti,
veramente tutto sia stato utile e spesso è un concetto dei programmi, ma non come approcciarsi efficacemente • Per quella che è stata la mia esperienza come studente,
ora non è più così.
difficile da accettare quando si è giovani. Aggiungo e alle aziende, agli investitori, ai brand, e così via. Non si penso che si faccia troppo riferimento ad un mestiere che
spero, che in futuro si torni ad un insegnamento meno • Molto teorico e poco pratico: solide basi storiche e ormai non esiste più.
acquisisce una conoscenza concreta delle fiere di settore, concettuali, ma spesso manca il confronto diretto con
specialistico. Oggi ci sono troppe specializzazioni legate né delle loro peculiarità. Manca una comprensione del • Meglio che non parli.
alle arti applicate: design, interior design, product design, valore di mercato, rendendo complesso stabilire un prezzo l’aspetto manuale.
cake design, spatial design... Bisognerebbe formare per i propri lavori sulla base di parametri universali. • Trentacinque anni fa era buona, oggi insegno in Naba e
progettisti e poi ognuno decida per la propria strada in l’insegnamento di allora sarebbe considerato insufficiente.
base alle proprie sensibilità. • A Roma c’era poco interesse e poca competenza sul
design. • La mia esperienza al Politecnico di Milano non è
• La proposta è di bilanciare il corpo docente

28 > 29
Insegnate o avete insegnato in corsi universitari Potresti fare il nome di una figura importante
inerenti la disciplina? o di riferimento nel corso della tua formazione?

70 % 4% Flaviano Celaschi
3% Enzo Mari / Bruno Munari
2% Andrea Branzi / Remo Buti / Alessandro Mendini / Ettore Sottsass
Sì, abbiamo insegnato in corsi universitari.
1.3% Riccardo Blumer / Beppe Finessi / Isao Hosoe / Giulio Iacchetti / Attilio
Marcolli / Adolfo Natalini / Roberto Palomba / Gaetano Pesce
1% Silvana Angeletti / Gijs Assmann / Enrico Baleri / Massimo Banzi /
Alberto Bassi / Paolo Bettini / Mario Bisson / Rodolfo Bonetto / Sandra
Bonfiglioli / Davide Bruno / Massimo Caiazzo / Aldo Capasso / David
Chipperfield / Elisabetta Cianfanelli / Claudia Clemente / Salvatore
Cozzolino / Mirko Daneluzzo / Miro Daneluzzo / Domitilla Dardi /
Donatella Volonté / Claudia De Giorgi / Jonathan De Pas / Michele De
Lucchi / Javier Deferrari / Mauro Del Santo / Arturo Dell’Acqua Bellavitis
/ Elena Dellapiana / Carmelo di Bartolo / Nino Di Salvatore / Pio e Tito
Toso / Renzo Falciani / Marco Fantoni / Ida Farè / Alberto Farlenga /
Marisa Galbiati / Maurizio Galluzzo / Roberto Giacomucci / Ron Gilad
/ Gabriele Goretti / Vittorio Gregotti / Marva Griffin / Guido Guidi /
Jaime Hayon / Ben Hughes / James Irvine / Giovanni Klaus Koenig /
Corrado Levi / Corrado Levi / Giuseppe Lotti / Stefano Maffei / Raffaella
Mangiarotti / Luciano Mauri / Filiberto Menna / Lavinia Modesti / Paolo
Nav / Jean Nouvel / Ermanno Olmi / Rossana Orlandi / Gianni Ottolini /
Vanni Pasca / Roberto Perris / Gianni Pettena / Gabriele Pezzini / Lucia
Pietro / Aldo Presta / Jean Prouvè / Giuseppe Raimondi / Davide Rapp
/ Jacques Ripault / Francesco Rivolta / Paolo Rizzato / Marco Romanelli
/ Italo Rota / Daniele Ruzza / Marc Sadler / Claudio Saverino / Pierluigi
Spadolini / Paolo Tamborrini / Cristiano Toraldo di Francia / Luciano
Trevisiol / Hubb Ubbens / Andries Van Onck / Lea Vergine / Riccardo
Vicentini / Vered Zaykovsky / Cino Zucchi / Francesco Zurlo
0.6% Victoria Acebo / Franco Albini / Angel Alonso / Mario Bellini / Carlo Bimbi
/ Danilo Cambiaghi / Achille Castiglioni / Biagio Cisotti / Antonio Citterio
/ Paolo Deganello / Charles Eames / Enzo Federici / Odo Fiorvanti / Enzo
Frateili / Franco Giacometti / Virgilio GuzziniMatteo Ingaramo / Giovanni
Klaus Koenig / Claudio Larcher / Vico Magistretti / Andrea Manfredi / Attilio

30
Marcolli / Alberto Meda / Francesco Messina / Matteo Ragni / Aldo Rossi /

%
Narciso Silvestrini / Francesco Trabucco / Paolo Ulian / Marco Zanuso

No, non abbiamo mai insegnato.

30 > 31
Ci potresti indicare il designer Maestro che più ha
influenzato il tuo lavoro? Altro

[Link] Castiglioni
• Studio il lavoro di tutti i Maestri, passati e magnetiche approfondendo anche la conoscenza
contemporanei, non solo quelli italiani. personale con alcuni di loro, Sottsass e Achille
20% Castiglioni su tutti. Ho assorbito una forte influenza da
• Non sento di essere stata “influenzata”, piuttosto mi
sono “ispirata” dalla linea di pensiero di molti Maestri, loro, ho cercato di elaborarne i linguaggi ma perseguendo
soprattutto dalla figura di Enzo Mari. un metodo di pensiero autonomo.
• Non ho una figura di riferimento specifica. Sicuramente • Non ho problemi con l’idea dei Maestri, ne ho
alcuni grandi come Mollino o Albini hanno segnato frequentati alcuni strettamente e da ognuno ho tratto

Bruno Munari
il mio percorso: seguo molto Fuksas e pochissimi altri qualcosa che non credo sia visibile nei miei progetti.
contemporanei, ma di carattere sono una persona che Qualcosa che ha a che fare più con le attitudini, il
19% cerca una sua strada autonoma. pensiero piuttosto che con il segno. Reputo “maestri”
molti amici e colleghi viventi.
• Tutti, anche i miei studenti, mi influenzano e non è
Il modus operandi dei retorica, anzi lo rivendico con fermezza. Tutti in questo

Enzo Mari 13%


Maestri non fa più parte
del contesto attuale.
elenco, in fasi, momenti e progetti diversi mi hanno
influenzato: lo hanno anche fatto Walter Benjamin,
Gilles Deleuze, Alvaro Siza e altri, sono decisamente
troppi per citarne solo uno.
• Molti dei maestri presenti in questo elenco sono stati • Non posso indicarne uno solo, i miei riferimenti sono

Vico Magistretti 8%
per me importati, su tutti Munari, Castiglioni, Zanuso,
Boeri: Munari e Castiglioni principalmente per la loro
stati molti.
• Tutti i designer citati hanno avuto una valenza
filosofia ed approccio progettuale, mentre altri più per importante nella mia formazione: hanno provato con
Ettore Sottsass Jr. 6% i prodotti e le soluzioni tecniche trovate. Ma ho anche il loro intuito, intelligenza e poetica che la ricerca deve
avuto molti “maestri” non italiani, come gli Eames, Alvar essere sempre oltre il confine degli archetipi, nonostante
Alessandro Mendini 4 %
Aalto, Dieter Rams. Loro fanno comunque parte del mio il mercato.
Mario Bellini / Marco Zanuso 3 %
(nostro) background progettuale.
Richard Sapper / Carlo Scarpa 2%
• Tutti e nessuno! Rispettiamo e apprezziamo
Cini Boeri / Osvaldo Borsani / Gio Ponti 1%
• Sono alla continua ricerca di un mio linguaggio etico- profondamente il loro lavoro ma è figlio del loro tempo.
Franco Albini / Joe Colombo / Angelo Mangiarotti / Aldo Rossi / Guglielmo Ulrich 0.7% formale, magari svincolato dai Maestri.
• Mari e Sottsass sono certamente stati i pilastri iniziali.
• Ho sempre guardato e ammirato queste figure Ora direi Giulio Iacchetti: amico e maestro.

Non sono stato particolarmente


influenzato dai Maestri. 21 %

> È stata seguita la definizione canonica del termine “Maestri”, intesi come quei designer che hanno vissuto e caratterizzato il design italiano degli anni '50, '60, '70.
Seguendo questa logica abbiamo escluso dalle risposte alcuni progettisti citati ma precedenti o successivi a questa epoca.

32 > 33
Quali sono le principali fonti di entrata dello studio? Royalties: quale delle seguenti affermazioni ritieni più vicina
alle tue idee?

52 % 32 % Il sistema delle royalties è ormai obsoleto,


il designer oggi non riesce più a sostenersi
Royalties solo con la vendita dei prodotti.

45% Contratti con aziende per sviluppo progetti

34% Art direction

23 % Il sistema delle royalties sarà sostenibile


solo se le percentuali sui ricavi verranno

33%
aumentate.

Consulenze (diverse dall’art direction)

23 %
Attività di insegnamento

15 % Il sistema delle royalties va


> Il questionario dava la possibilità di
sostanzialmente bene così com’è.

1%
selezionare più fonti di entrata.

Autoproduzione

30 % Altro
Vedi pagine successive. >>
Altro
• Purtroppo non riesco a guadagnare neanche il • Realizzo pezzi d’arredo in edizioni limitate
necessario alla sussistenza. commercializzate da gallerie.
• Siamo autoproduttori, una larghissima percentuale delle • Allestimenti mostre.
nostre entrate proviene da lì. • Le nostre principali entrate sono date dai
• Sono stipendiato dall’università, dottorato di ricerca. contratti con aziende per sviluppo progetti.
• Realizzo progettazione d’interni per aziende e privati. • Vendita diretta dei miei pezzi.
• Una delle mie maggiori fonti di entrata è • Produzione di pezzi unici.
l’ingegnerizzazione di allestimenti.

34 > 35
• Il sistema delle royalties è stato dimensionato su una • Il sistema delle royalties è inadeguato perché la i suoi arredi interni. Oggi la professione è totalmente copartecipazione e vogliono liberarsene attraverso la
realtà manifatturiera che contava pochi attori, i quali a produzione delle aziende, sia per numeri, che per quantità cambiata e le aziende approfittano di questa formula per cessione completa del progetto da parte del designer. Tale
loro volta presentavano pochi prodotti disegnati da pochi di prodotti nuovi presentati annualmente, non è in grado non investire adeguatamente nel design e lasciare che sistema andrebbe sempre integrato dall’assegnazione di
designer. Il mercato si è allargato, ma questa espansione di produrre una remunerazione sufficiente attraverso il rischio sia maggiormente sulle spalle dei progettista. un valore economico significativo alle fasi di analisi e
non è stata adeguata alla quantità di prodotti che si questo strumento. Molte volte infatti l’insuccesso di un prodotto, e progettazione prima della messa in produzione.
dividono il mercato, con il risultato che un prodotto • Non abbiamo avuto molte attività compensate con quindi la mancata retribuzione in royalties, può essere
di successo nel 2000 fruttava compensi esorbitanti se dovuta non solo ad un cattivo progetto: può dipendere
paragonati a quelli di oggi. Anche per questa ragione ho
royalties ma una struttura con dipendenti e quindi
con costi fissi importanti come la nostra non riesce a dalla comunicazione realizzata dall’azienda, dai canali Non ho consuetudine con
deciso fin da subito di staccarmi dal sistema royalty e di sostenersi con le royalties. distributivi, dalle crisi economiche, da molti fattori non questo metodo di pagamento.
lavorare come consulente di sviluppo mantenendo il più dipendenti dal designer o dal suo progetto.
• La percentuale delle royalties è obiettivamente bassa
possibile leggera la mia struttura professionale. • Il sistema royalties funziona bene una volta che
in rapporto ai margini d’impresa: considerando che al 3 • Oggi le royalties funzionano solo se integrate da altre
• Il sistema delle royalties funziona solo in alcuni casi e o 5% vengono tolti ancora dei costi aziendali e che non lo studio ha portato numerosi progetti sul mercato. entrate. Percentuali più alte sui ricavi non sono assorbibili
una design fee ad inizio progetto va sempre pagata. sempre vengono conteggiati per intero. Non è cambiato molto rispetto al passato: oggi c’è dalle aziende, ad esclusione di piccoli editori. In generale
semplicemente molta più concorrenza e non tutti gli le royalties soffrono uno spazio limitato sul mercato per
• Il sistema royalties funziona, il problema è che viene
studi riescono a creare collaborazioni fruttuose e durature
Il sistema delle royalties adottato anche da aziende che non hanno i numeri per
che permettono un buon risultato economico.
prodotto.
renderlo sostenibile. • Non esiste un reale controllo sulle vendite, il sistema
va cambiato e deve • Il pagamento solo tramite royalties non è sicuramente
• Le percentuali delle royalties andrebbero sicuramente delle royalties è facilmente aggirabile.
essere monitorato. più sufficiente a coprire l’investimento degli studi nel
aggiornate e dovrebbe essere normale anche che le
aziende pagassero un fisso all’inizio per il progetto.
• Sino ad oggi non ho mai sviluppato prodotti con
progetto. Le royalties hanno posto le aziende in una royalties.
• Il sistema delle royalties sarebbe più corretto se le posizione di forza e di poca reattività: si siedono in attesa
aziende applicassero le tabelle ADI. di progetti da giudicare con pollice su o giù senza reali La percentuale delle royalties
investimenti sui prodotti.
• Il sistema va sostanzialmente bene però ci sono poche
• I contratti di royalties possono contenere molte
va bene; è fondamentale
aziende disposte a concedere le royalties.
• Il sistema di per sé non è sbagliato ma va addizionato
variabili, non è possibile giudicare il sistema in astratto. però avere sempre un
ad una fee di progetto che dovrebbe essere basato su
Il mutuo vantaggio delle parti contrattuali può essere
raggiunto in molti casi.
anticipo per il progetto.
altri e diversi fattori. Le royalties non possono essere
una regola da applicare anche se il prodotto venderà al • Per quanto riguarda la mia esperienza molto dipende
• Il sistema delle royalties, oltre ad un aumento delle
massimo 50 pezzi: in questo caso il nostro lavoro non dall’azienda per la quale si progetta. Un’azienda
percentuali di guadagno, dovrebbe essere tolto dalla
è realmente pagato. Molti giovani cambiano strada per commercialmente solida e strutturata dà soddisfazione
discrezionalità senza controllo delle aziende. Dovrebbe
questo, io ho sempre avuto la fortuna di fare anche art alla lunga, al contrario un’azienda giovane, inesperta,
poi avere una legislazione a completa a tutela dei
direction, ma lo faccio perché altrimenti non starebbe in può essere un bagno di sangue. A prescindere da tutto, la
designer: come avviene con la SIAE per musica e cinema.
piedi lo studio. minima percentuale dovrebbe essere intorno al 5%.
• Il problema non è la percentuale delle royalties ma
• Il sistema delle royalties va bene però va personalizzato il fatto che molto raramente viene pagato il lavoro di
in base al progetto e al cliente per cui si lavora. Sono poche le aziende ricerca e sviluppo svolto per arrivare in produzione.
• Abbiamo raramente utilizzato il sistema royalties.
che fanno quantità giuste • Le percentuali di ricavo andrebbero aumentate e
• Il sistema delle royalties non funziona con tutte le sarebbe necessario includere anche il pagamento di una
aziende, dipende molto dalla capacità dell’impresa di per sostenere il sistema. fee iniziale per la fase preliminare alla progettazione, così
vendere e soprattutto dal suo principale obiettivo. Ad da garantire la sostenibilità del progetto.
esempio a me è capitato di disegnare un prodotto che • Il sistema royalties crea un enorme barriera d’ingresso • Il sistema delle royalties non funziona più perché le
però l’azienda ha usato come oggetto “wow” con prezzo per chi vuole intraprendere la professione e non ha alle produzioni hanno dei tempi troppo influenzati dalle
elevato da oggetto “wow”. Ha ovviamente venduto poco, spalle una famiglia che lo possa sostenere nei primi anni mode, durano meno nel tempo.
rendendo la retribuzione attraverso royalties praticamente della professione. Questa inerzia iniziale, sempre più
• Il sistema delle royalties è importante che vada
senza senso. lunga, scoraggia tante persone talentuose e impoverisce i
mantenuto in quanto rappresenta una copartecipazione
• Il sistema delle royalties è a rischio e potrà funzionare progetti che sono solo pensati per il mercato.
alla vita del prodotto da parte dell’ideatore e del
solo se rimarrà il diritto d’autore. • Il sistema delle royalties aveva un senso per i prodotti produttore. Molte aziende oggi negano questa
• Il sistema royalties va bene, è il controllo e la certezza di arredo quando l’architetto disegnava un edificio e
che le royalties ricevute siano corrette che va sostenuto.

36 > 37
Hai attualmente delle stampanti 3d all’interno dello studio? Tra i vari social quali sono quelli che utilizzi di più per
promuovere la tua attività?

34 %
99%
Sì, ho stampanti 3d
all’interno dello studio.
Instagram

61% Linkedin

44%
44
Facebook
No, mi affido solo a servizi

% esterni di stampa 3d.

13% Pinterest
> Il questionario dava la possibilità di selezionare più social.

2%
> Il social X (ex Twitter) non è stato selezionato da nessuno.
WeChat e TikTok hanno avuto una sola selezione.
YouTube

2% Vimeo

22% Non utilizzo stampati 3d.


Altro
• Trovo che l’utilizzo dei social sia sopravvalutato, • L’utilizzo che faccio dei social è trasversale. I miei due
investo più tempo per creare relazioni nel mondo fisico. profili attuali (Facebook e Instagram) promuovono sia
• Non utilizzo i social per la promozione, sono un i progetti dello studio, sia momenti legati ad interessi
passatempo. personali che vanno al di fuori dall’attività progettuale.
• Non uso i social, preferisco un’analisi meno
estemporanea del mio progetto: utilizzo il sito web.

38 > 39
Utilizzi una strategia social? Investi o hai investito in passato, risorse economiche per
post sponsorizzati o pubblicità sui social?

60 %
> Chi ha risposto di utilizzare una strategia (domanda
precedente) ha tendenzialmente risposto di investire risorse

59
economiche nei social.

Posto quando capita.


%
Non investo risorse
economiche nei social.

41
Investo risorse
%
economiche nei social.

40 %
Stabilisco quando e cosa
postare anticipatamente
e con una strategia.

40 > 41
Utilizzi professionisti esterni allo studio per le Ti appoggi ad uffici stampa esterni per comunicare i tuoi
attività social? progetti o iniziative?
> Con questa domanda ci riferiamo a figure cone i social media manager, gli studi di social media marketing o simili. > Con questa domanda ci riferiamo a gli studi PR, le agenzie di comunicazione o simili.

13 %Utilizzo professionisti esterni


allo studio per le attività social.
16 % Utilizzo uffici stampa esterni.

87 % Non utilizzo professionisti esterni


allo studio per le attività social.
84 % Non utilizzo uffici stampa esterni.
I contatti con la stampa vengono gestiti internamente.

42 > 43
Ritieni il sito ufficiale dello studio uno strumento ancora
indispensabile? Altro

70 %
• Se negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo • Non lo so, ma il sito lo ritengo senz’altro utile.
spostamento della comunicazione in direzione social, • Il sito è importante come archivio, per chi vuole
penso che il futuro riserverà delle sorprese e che la studiare bene tutto il mio percorso.
lentezza dei contenuti di qualità potrà ancora dire la
• La maggiore importanza va ai social, il sito ufficiale
propria.
resta comunque uno strumento di approfondimento
Il sito ufficiale è • Guardando come usiamo i social, ritengo ancora necessario.
ancora indispensabile. indispensabile il sito internet.
• Ho un sito, ma la comunicazione del mio lavoro non è
elemento primario della mia attività.
Il sito dello studio rimane • È uno strumento utile per uno studio: indispensabile se
strumento importante, ma si ha uno shop online dei prodotti.
• Il sito bisogna ancora averlo, ma ormai serve a poco.
bisogna ripensarlo, non • Il sito ufficiale è ancora utile, forse non proprio
credo più nel “sito portfolio”. indispensabile.

• I social sono molto importanti, ma il sito ci deve essere,


è come un piede ben piantato per terra che mostra una Indispensabile è un mix tra
fotografia più completa e stratificata del lavoro dello social e sito, l’uno aiuta l’altro.
studio.
• Il sito è utile solo come step successivo, un • Non è indispensabile ma utile per chi vuole
approfondimento al primo contatto che solitamente approfondire prima di prendere contatto.
avviene tramite Instagram.
• Il sito lo utilizzo principalmente come portfolio digitale.
• Credo che il sito sia indispensabile. Le aziende sono Non penso però sia fondamentale e anzi a volte vengo
ancora in mano a persone intorno ai 60 anni, passata contattato, o contatto io stesso, tramite Instagram.
questa generazione diventerà obsoleto.
• Ritengo che il sito non sia più indispensabile.

15 %
Potremmo fare a meno del sito ufficiale:
• La prima vetrina sono i social, il sito è
l’approfondimento, quindi sono indispensabili entrambi
con funzioni differenti.
i social possono svolgere la sua funzione.
2%
Non abbiamo mai avuto un sito o lo abbiamo chiuso.

13%
Ha risposto “Altro”.

44 > 45
Quali altri sistemi di comunicazione del tuo lavoro utilizzi?
Altro

• Non utilizzo tanti sistemi di comunicazione, nello • I progetti dello studio vengono ospitati in mostre

21
studio sono solo ed è complesso seguire tutte le parti. collettive, comunicati attraverso pubblicazioni di libri,

%
Mostre
• Cerco di far funzionare il passaparola dei clienti.
• Purtroppo è un tema al quale ho sempre dedicato poca
riviste online o cartacee, e blog di settore.

attenzione, sbagliando clamorosamente. Comunico il mio


lavoro raramente.
Inviamo un press kit ai

17% Newsletter
giornalisti quando abbiamo un
progetto che secondo noi può
essere interessante raccontare.
• Non utilizzo nessun particolare sistema di
comunicazione, nella mia attività tutto si è generato
attraverso il curriculum e attraverso il passaparola di chi
in passato ha avuto modo di collaborare con me.
• Non sono un grande comunicatore ma credo che la

14%
• Mi è capitato di fare alcune lezioni ad invito presso cosa più efficacie sia sempre la presenza fisica: quindi
istituti scolastici pubblici e privati su argomenti legati al conferenze, workshop o cose del genere.
design industriale.
Lezioni/Workshop

14% Pubblicazione di articoli

13% Invio di comunicati stampa

10% Conferenze
> Il questionario dava la possibilità

4%
di selezionare più risposte.

Pubblicazione di libri

46 > 47
Sei abbonato o compri periodicamente qualche rivista di Potresti indicare quali riviste cartacee vengono
settore in formato cartaceo? periodicamente acquistate dallo studio?

55 % Domus Interni /
Elle Decor
16%

Compro
periodicamente riviste 15%

Living Corriere
cartacee di settore.
12%

Inventario 6%

Abitare 4%

Casabella 3%
AD
Design La Repubblica
Apartamento 2%
Frame

45
Monocle

% Wallpaper
Area 1%
Intramuros
Archivio 0.5%
Non compro Ark Magazine
periodicamente riviste Cote Sud
DDN Design Diffusion
cartacee di settore. Details
Hotel Domani
Icon Design
Marie Claire
Mc Guffin
Milk Decoration
Pambianco
Pin Up
Rakesprogress
Sali e Tabacchi
Studio
The Book
The World of Interiors

48 > 49
Potresti indicare i portali o i blog di settore che Greenwashing nelle aziende: quali affermazioni ritieni più
segui di più online? vicina alla tua esperienza?

Dezeen
Archiproducts
78 26%
%
La maggior parte delle imprese utilizza la questione
ambientale solo come strumento di marketing senza pratiche

Designboom
19% realmente efficaci in termini di sostenibilità.

19%

Design Milk 10%

Architonic 9%

Frizzifrizzi 4 %

Stylepark 3 %

Archdaily 1% AD - Architectural Digest 0.7%


Cieloterra Design Casa facile
Elle decor
DesignAtLarge Isola
Design Wanted leibal
Divisare Pambianco Design
Pin-Up Magazine
Interni
Yellowtrace
Sight Unseen
Wallpaper
Yatzer
22%
La maggior parte delle imprese attua uno sforzo reale sul
miglioramento della sostenibilità ambientale migliorando
processi produttivi e prodotti.

50 > 51
Fai parte di un’associazione di categoria? A quale associazione sei o siete iscritti?

32 %
Sì, faccio parte di una
associazione di categoria. 17 % ADI
Assocazione per il Disegno Industriale

13
Ordine degli Architetti
%

68 %No, non faccio parte di una


associazione di categoria.
3%
0.7%
Camera di commercio

CNA / IALD / Ordine degli Ingegneri

52 > 53
Quale delle due seguenti affermazioni sulla critica del design Potresti fare il nome di alcuni critici o giornalisti nel settore
in Italia ritieni più vicina al tuo pensiero? del design che apprezzi e di cui ti fidi?

Beppe Finessi
70 % La critica si è appiattita a comunicazione 13%

Tommaso Bovo
o promozione diventando poco credibile o
ininfluente.
12%

Laura Traldi
16%
11%
Esiste una critica italiana che aiuta a
comprendere ed interpretare il design
contemporaneo. Domitilla Dardi 10%

Marco Sammicheli
Paolo Casicci
14
9%

% Altro
Alberto Bassi / Paola Carimati 5
Francesca Picchi 4 %
%

Chiara Alessi / Alice Rawsthorn / Federica Sala 3 %

Patrick Abbattista / Virginio Briatore / Stefano Caggiano / Paolo Ferrarini 2%


Aurelio Magistà / Marco Romanelli / Angela Rui / Giorgio Tartaro
• Non vedo molta critica. • Tutto dipende dal critico o giornalista: ce ne sono
di evidentemente “prezzolati”, ma anche di onesti e Silvana Annicchiarico / Paola Antonelli / Gilda Bojardi / Claudio Moltani 1.5%
• Credo che la critica non sia indipendente.
appassionati. Cristina Morozzi / Livia Peraldo / Mia Pizzi / Annalisa Rosso / Alessandro Valenti
• Penso semplicemente che la critica, troppo spesso, viene
fatta dai personaggi sbagliati. • Rispetto al passato c’è meno critica e meno interesse
per il buon design, ma ci sono anche delle eccezioni. Non Gianni Biondillo 0.75% Giuseppe Lotti Laura Tripaldi
• Ormai è tutto legato alle grandi aziende e non esiste sono solo i critici ad essere meno attenti e interessati al Edoardo Bonaspetti Loredana Mascheroni Fabrizia Villa
una critica per il vero senso della parola. Al massimo buon design, sono anche i designer che per cercare di Barbara Brondi Elisa Massoni Robert Volhard
giudizi inutili. affermarsi spesso propongono oggetti votati all’immagine Federica Capoduri Luca Molinari Alberto Zanchetta
• Esiste una critica, ma è lontana dalle riviste di settore, piuttosto che al contenuto progettuale. Insomma, è un Stefano Casciani Nicoletta Murialdo Giulia Zappa
ormai diventate comunicazione e promozione. cane che si morde la coda. Elena Cattaneo Alessia Musillo Vanessa Zocchetti
Yoko Choy Vanni Pasca
• La critica, critica, e parla molto spesso di chi gli • Credo che la critica giusta e intelligente non sia facile Aldo Colonetti Alexia Petsinis
conviene o chi è all’interno del proprio orticello. da trovare. Un critico dovrebbe avere una vera e propria Lorenzo Damiani Emanuele Quinzù
• La critica oggi esiste solo come strumento di vocazione, essere puro, coltissimo, sensibile, empatico, Luca de Stefano Valentina Raggi
promozione al servizio del miglior offerente o dell’ufficio comprensivo, senza interessi diretti o indiretti verso Lii Edelkoort Marco Raino
stampa amico. l’oggetto o il soggetto della critica. Claudia Foresti Mario Romani
• In un sistema ormai legato ad accordi promozionali, • Che non ci sia più critica è sotto gli occhi di tutti. Max Fraser Massimo rosati
sussiste un gruppo di esperti indipendenti ancora capace • All’estero il design italiano purtroppo non ha una voce Eleonora Grigoletto Patrizia Scarzella
critica apprezzata e riconosciuta. Fulvio Irace Elena Sommariva
di indagare, interrogare e fare critica.
Simon Keane-Cowell Deyan Sudjic
• La critica non esiste più. • La generale omologazione dei segni rende la critica Anniina Koivu Francesca Taroni
• Riteniamo che l’Italia sia il paese in cui il pensiero sul oggi non così indispensabile. Mateo Kries Giovanni Tomasini
progetto sia più interessante ed aggiornato. • Non ho un’opinione in merito. Silvio Lorusso Lucia Tozzi

54 > 55
Secondo te chi sono oggi i maggiori studi italiani di riferimento? Secondo te chi sono oggi i maggiori studi esteri di riferimento?

Formafantasma 13% Fratelli Bouroullec 12%

Patricia Urquiola 11%


Konstantin Grcic / Nendo
Philippe Starck
7%

Antonio Citterio / Piero Lissoni


6%
8%
Barber Osgerby / Jasper Morrison 4 %

Luca Nichetto 6% Stefan Diez / Layer 3 %

Giulio Iacchetti / Paolo Ulian 4 % Max Lamb 3%


Sabine Marcelis
Michele De Lucchi / Odo Fioravanti 3 %
Vincent Van Duysen
Alberto Meda 1% Industrial Facility 1%
Calvi & Brambilla Jonathan Ive
Design Group Italia Michael Anastassiades
EMO design Marc Newson
Fabio Novembre Studio Gamfratesi
Foster & Partners
Dimorestudio 0.7% Frog Design
Elena Salmistraro Jaime Hayon
Elisa Ossino Jean Marie Massaud
Lucidi Pevere Marcel Wanders
Lorenzo Damiani Nacho Carbonel
Marcantonio
Norm
Martino Gamper
Oma/Amo
Rodolf Dordoni
Phoenix
Studio Pepe
Pierre Yovanovitch
Studio Volpi
Viel Snohetta
Vincenzo de Cotiis Studio Drift
Zaven Zaha Hadid Architects
Form Us With Love
2050+ 0.4% Ferruccio Laviani Luca Guadagnino Studio Bianco
ACPV Fine Materia Mario Trimarchi Studio Folder Benjamin Hubert 0.4% Julia Watson Muddycap Piet ein Eek
Alessandro Stabile Francesco Meda Matteo Ragni Studio Klass BIG Kelly Wearstler Muller Van Severen Pierre Charpin
AMW Design Fuksas MM design Umberto Palermo Christophe Delcourt karim rashid Naoto Fukasawa Robert Wilson
Andrea Tognon Gaetano Pesce Paola Navone Vincenzo Decotis Design Continuum Lievore Altherr Neri&Hu Ron Arad
Bavuso Design Giò Tirotto Pininfarina Zanellato/Bortotto Eugeni Quitllet LoveFrom Note Studio Ross Lovegrove
Cristina Celestino Giovannoni Riccardo Blumer Zuccon Faye Toogood Map Project Office Nouvel Scholten & Baijings
Da Silva Giulio Ridolfo Roberto Lazzeroni Form Us With Love Marcin Rusak Noto Soft Baroque
Delineo Habits Studio RPBW Architects Francisco Gomez Paz Mario Tsai N+P Innovation Design Studio Mumbai
Draga & Aurel Ital design Sovrappensiero Fuse design Marlene Huissoud GmbH Studio Ossidiana
Inga Sempé MASQUESPACIO OoCI Whipsaw
Jonathan Olivares Mathieu Lehanneur Panter&Tourron
Jongerius Mischer'traxler Patrick Norguet

56 > 57
Potresti citare uno o più libri che sono stati
particolarmente importanti per la tua professione?

Da cosa nasce cosa / Bruno Munari


Design liquido / Tommaso Bovo Libro d’ombra / Jun’ichiro Tanizaki
12% Design, percorsi e trascorsi / Gillo Dorfles Lo spirituale nell’arte / Vasilij Kandinskij
Designers on Design / Terence Cornan Lo Zen e il tiro con l’arco / Eugen Herrigel
3% 25 modi di piantare un chiodo / Enzo Mari Designing design / Kenya Hara Lo-Tek / Julia Watson

Design for the real world / Victor Papanek Disegno industriale, un riesame / Tomás Maldonado
Emotional Design / Donald Norman
Maison / Christian Liaigre
Make it New: The History of Silicon Valley Design /
La caffettiera del masochista / Donald Norman Encyclopédie, ou Dictionnaire raisonné des Barry M. Katz
sciences, des arts et des métiers / Denis Diderot e Maledetti architetti: dal Bauhaus a casa nostra / Tom
2% Scritto di notte / Ettore Sottsass Jean le Rond d’Alembert Wolfe
Esercitazioni di stile / Raymond Queneau Man and his symbols / Carl Jung
Storia del design / Renato De Fusco Essere Venezia / Fulvio Roiter Manifesto del terzo paesaggio / Gill Clement
Le città invisibili / Italo Calvino Fame di realtà / David Shields Manuale operativo per Nave Spaziale Terra / Richard
Finzioni / Luis Borges Buckminster Fuller

Foto dal Finestrino / Ettore Sottsass Manuale per giovani artisti / Damien Hirst
1% Amate l’architettura / Gio Ponti Lezioni americane / Italo Calvino
Il cinema secondo Hitchcock / François Truffaut Material Matters / Seetal Solanki
Arte e percezione visiva / Rudolf Minimalismo. Etica delle forme nel design Minimo e sostenibile / Gino Finzio
Il design degli architetti italiani / Fiorella Bulegato,
Arnheim / Vanni Pasca
Elena Della piana Neuromante / William Gibson
Autobiografia scientifica / Aldo Rossi Super normal / Jasper Morrison, Naoto Il design e il progetto / Franco Clivio Ozio creativo: Conversazione con Maria Serena Palieri
Fukasawa / Domenico De Masi
Design as an attitude / Alice Rawsthorn Il design in Italia / Mria Cristina Tonelli
The craftsman / Richard Sennett Il disegno del prodotto industriale / Vittorio Paolo de Poli, artigiano, imprenditore, designer /
Fantasia / Bruno Munari Alberto Bassi
Arte come Mestiere / Bruno Munari Gregotti
Filosofia del design / Vilem Flusser Progettare per sopravvivere / Richard J. Neutra
Il lavoro al centro / Enzo Mari
Scritti 1946-001 / Ettore sottsass
Futuro artigiano / Stefano Micelli Il linguaggio delle cose / Dejan Sudjic Progetto e passione / Enzo Mari
Contro l’oggetto / Emanuele Quinz
Giustizia e bellezza / Luigi Zoja Il mobile imbottito moderno / Mario Del Fabbro Punto, linea, superficie. Contributo all’analisi degli
elementi pittorici / Vasilij Kandinskij
I passages di Parigi / Walter Benjamin Il piccolo principe / Antoine de Saint-Exupéry
0.4% 1000 chairs / Charlotte e Peter Fiell Scandinavian Design / Charlotte e Peter Fiell
Il design spiegato a mia madre / Fabio A book of things / Jasper Morrison
Il principio 80/20. il segreto di ottenere di più con
meno / Richard Koch Sistema degli oggetti / Jean Boudrillard
Novembre
A Good Chair is a Good Chair / Donald Judd Il sistema periodico / Primo Levi Sols / Andrè Bruyere
Il pensiero laterale / Edward De Bono Alla scoperta dell’interno delle cose / Silverio Pisu Specie di spazi / Georges Perec
Intelligenza emotiva / Daniel Golman
Il progetto della bellezza. il design fra Arte e/o design / Rocco Antonucci Starck / Philippe Starck
L’approccio ecologico alla percezione visiva /
arte e tecnica dal 1851 a oggi / Maurizio Atmospheres / Peter Zumthor James Gibson Staying with the trouble / Donna Haraway
Vitta
Che cos’è l’arte? / Arthur Danto L’architettura della città / Aldo Rossi Storia del design / Domitilla Dardi, Vanni Pasca
Introduzione del design industriale / Come Leonardo / David Perkins l’avventura del Design / Dino Gavina Storia perfetta dell’errore / Roberto Mercadini
Gillo Dorfles
Corso di disegno / Leonardo Benevolo L’epoca d’arte nel periodo della sua riproducibilità Su Mangiarotti / Beppe Finessi
Io, Charlotte tra Le Corbusier, Léger e Creative confidence / Tom e David Kelley tecnica / Walter Benjamin Sul design / Anni Albers
Jeanneret / Charlotte Perriand Cyborg Manifesto / Donna Haraway L’eta dell’eccellenza / Mauro Porcini The Book of Tea / Kazuko Okakura
La casa calda / Andrea Branzi Dal cucchiaio alla città / Beppe Finessi La bellezza come metodo / Paul Dirac The Earth and I / James Lovelock et al.
La fabbrica del design: conversazioni De Stil / Giovanni Fanelli La grammatica della fantasia / Gianni Rodari The making of design / Jerrit Tersiege
con i protagonisti del design italiano / Design driven innovation / Roberto Verganti La materia dell’invenzione / Enzo Mari The Neuroscientific Basis of Successful Design How
G. Castelli, P. Antonelli, F. Picchi Design e comunicazione visiva / Bruno Munari La società dello spettacolo / Guy Deboard Emotions and Perceptions / Marco Maiocchi
Le leggi della semplicità / John Maeda Design in Italia 1950 - 1990 / Stefano Casciani, La speranza progettuale / Tomás Maldonado The Power of Limits / Gyorgy Doczi
Less and more, the design ethos of Giacinto Di Pietrantonio La storia dell’arte / Ernst Gombrich Verso un’architettura / Le Corbusier
Dieter Rams / Dieter Rams Design is a game / Ettore Sottsass La valigia senza manico / Enzo Mari Vivere con la complessità / Donald Norman

58 > 59
Indica un progetto di design che secondo te è stato
particolarmente importante per la disciplina.
Lampada Arco il legno, il chiodo e il martello. Elimina l’elemento
Achille e Pier Giacomo Castiglioni / Flos / 1962 estetico che può diventare discriminatorio verso chi non
• Arco è il progetto totale, il manifesto di ciò che è è un artigiano o designer. Allo stesso tempo garantisce
progetto: forma, funzione e impatto sociale. un primo grado di libertà espressiva nel momento
dell’assemblaggio, che è un primo passo non solo per
• Arco ha creato una nuova forma-struttura nel mondo costruire un oggetto, ma anche per costruire una propria
dell’illuminazione. coscienza creativa.
• Ha messo in evidenza l’importanza dei materiali • L’inizio dell’era del “design democratico”.
naturali, il loro uso consapevole e l’invenzione attraverso
un semplice foro nel marmo, necessario per spostare la • Ha reso concreta la possibilità nella mia mente che
lampada con l’aiuto di un manico di scopa. il design possa e debba essere un pretesto per attivare
riflessioni per il superamento dell’oggetto.

11
• Perché ha inventato una funzione nuova e ha rinnovato
• È un un progetto che mi trasmette verità e purezza.

%
l’uso di un materiale classico come il marmo.
Un gesto rivoluzionario ancora oggi dopo cinquant’anni.
• I Castiglioni hanno inventato una tipologia inedita e Mette in discussione un intero sistema economico
utilissima. inutilmente super produttivo. Ne dichiara la sua
• Trovo geniale l’intuizione di usare una lampada da terra immoralità e falsità e colloca di nuovo al centro i prìncipi
per portare la luce sopra ad un tavolo. autentici e semplici che governano da sempre lo spirito
Lampada Arco, umano.
• È stata data una visione modernissima per i tempi che
Achille e Pier Giacomo Castiglioni, ribaltò la relazione tra luce, sua posizione nello spazio, e • È un progetto OpenSource, prima ancora che
Flos, 1962 fruizione da parte dell’utente. esistesse l’open source; un ribaltamento della visione del
• Trovo importante l’idea che era quella di ottenere il consumatore come semplice soggetto passivo.
miglior risultato occupando il minor spazio possibile.
• Questo oggetto ha avuto enorme impatto su come Poltrona Sacco
concepiamo l’illuminazione domestica, è un esempio Piero Gatti, Cesare Paolini, Franco Teodoro /

8
Zanotta / 1968

%
perfetto per descrivere un’intera disciplina: parte dall’idea
di “portare la luce” all’uso innovativo dei materiali, fino al • Ha rivoluzionato il concetto di seduta.
foro nel blocco di marmo che ne facilita lo spostamento. • Ha davvero cambiato le regole del sedersi, rendendo
In questo progetto si fondono perfettamente poetica, questa funzione più dinamica e informale: sicuramente
funzionalità e ironia. ancora contemporanea e sicuramente ancora attuale.
Proposta per un’autoprogettazione, • Questo progetto ha mostrato come si può sovrapporre • Un prodotto in grado di sconvolgere il modo di vivere,
bellezza scultorea, minimalismo, decorazione, ironia, di sedersi e di percepire l’arredo di intere generazioni. Un
Enzo Mari, 1974 innovazione funzionale, ottimizzazione industriale, oggetto in grado di dare uno shock incredibile.
il tutto cinquant’anni fa. Ha generato un assoluto
• È completamente fuori dagli schemi, lo amo per questo!
evergreen, un must-have che chiunque conosce,
soprattutto chi di design non sa assolutamente nulla. • Ha segnato il passaggio dalla percezione del design
come qualcosa di comprensibile e utile, alla percezione

5
Proposta per un’autoprogettazione attuale del design come disciplina che si occupa di

%
Enzo Mari / 1974 rendere le cose incomprensibili, difficili da usare e
stupidamente costose.
• Rappresenta un progetto fondato su degli ideali.
• Trovo importante questo progetto per la critica radicale
e la messa in discussione dell’industria.
Zuccheriera Java
Enzo Mari / Danese / 1968-1970
Poltrona Sacco, • Un progetto fondamentale perché dà priorità al
• È un progetto che ci ha molto colpito quando eravamo
Piero Gatti, Cesare Paolini e Franco Teodoro, processo e al momento del costruire, mette in primo
giovani per la capacità di coniugare design e politica,
piano l’esercizio del fare con le proprie mani, rendendo
Zanotta, 1968 comprensibile la costruzione attraverso la riduzione ai
e perché ha espanso le responsabilità dell’autore
oltre l’utente finale. Il progetto vede la pratica e le
minimi termini delle entità costruttive: la persona umana,
responsabilità del design in modo espansivo.

60 > 61
Formosa Sessanta, molto radical e per niente allo stesso tempo. • Una sedia del 1959 che ha saputo ed ancora riesce ad Superleggera
Enzo Mari / Danese / 1963 Incarna uno degli aspetti più interessanti del design unire tutti gli elementi necessari per definire il design. Gio Ponti / Cassina / 1957
• È un oggetto infinito, il primo approccio green. italiano che mi piacerebbe si conservasse: concreto ma un È forma ma anche funzione, è movimento ma anche • Ha unito tradizione, artigianato, tecnologia e
po’ disubbidiente. staticità, è materiale ma anche tecnologia, è sogno ma innovazione in un prodotto funzionale e culturale che è
• Rappresenta la semplicità, per me è un elemento anche concretezza. allo stesso tempo sofisticato e universale.
Putrella
Enzo Mari / Danese / 1958 fondamentale del design e della creatività italiana. • Incarna l’esempio di design che è soprattutto precursore • Rappresenta la sfida che unisce progettazione e tecnica
delle nuove tecnologie di produzione. per realizzare un oggetto archetipo assoluto.
• Per l’estrema sintesi e forza concettuale
Scimmietta Zizì
Cestino In Attesa Bruno Munari / Pigomma / 1952 Poltrona Up Sedia n. 14
Enzo Mari / Danese / 1971 • Solitamente pensiamo alla scultura come una Gaetano Pesce / C&B (oggi B&B) / 1969
Michael Thonet / Thonet / 1859
• Perché unisce in maniera indissolubile funzione, poesia, cosa statica, Munari inventa con Zizì una scultura • Un progetto del 1969 in cui c’è un’innovazione tecnica, • Racchiude in sé sviluppo tecnologico e stile. La sua
bellezza e durabilità, con un metodo di produzione deformabile. Mi fa pensare all’inconsueto, all’oggetto mai di linguaggio e con un messaggio politico forte. leggerezza e la possibilità di essere spedita smontata è
industriale. visto prima. Una scultura deformabile è qualcosa che per • La poltrona non è solo un elogio alla donna ma è anche ancora oggi un pensiero all’avanguardia.
me esprime la massima espressione di “idea”. un elogio alla ricerca di nuovi materiali e tecnologie • Prodotta in milioni di pezzi per oltre cento anni, ha
Lampada Parentesi costruttive, ricerca di nuovi concetti del vivere lo spazio: rivoluzionato il sistema di produzione della sedia in
Achille Castiglioni e Pio Manzu / Flos / 1971 Macchine inutili siamo negli anni Sessanta, mitici per il design Italiano. legno (curvato) e aggiunto caratteristiche di estrema
• Semplice, analogica, intuitiva, geniale. Bruno Munari / dal 1954 • Il design come mezzo di critica, che combina modularità, facilità di assemblaggio, prezzo, linguaggio
• Sintesi perfetta: racchiude semplicità, tecnica, funzione. • Mi ha insegnato che bisogna progettare più poesia che innovazione tecnologica e materiali con un linguaggio formale, flat packaging, anticipando di un secolo il
profitto scultoreo di forte impatto visivo. modello di business di IKEA.

Sgabello Mezzadro
Achille e Pier Giacomo Castiglioni / Zanotta / 1957 Chair One Juicy Salif Palombella
Konstantin Grcic / Magis / 2003 Philippe Starck / Alessi / 1990 Paolo Ulian / Zava Luce / 2000
• È stata una fotografia perfetta della società del tempo.
• La sua forma spigolosa e sfaccettata con delle zone • Ha per primo spostato il paradigma progettuale dal • Prodotto “iconico” del suo metodo progettuale. Si tratta
• Nella sua semplicità così complessa mi ha aperto vuote, è un perfetto equilibrio tra concetto e tecnica di fisico al metafisico. Ha evidenziato come le nostre case di un oggetto fatto di poco, una composizione diremmo,
gli occhi sul concetto di curiosità: il segreto per esser lavorazione. La sua estetica sembra essere il risultato si stessero sempre più riempiendo di oggetti parlanti, in cui però c’è un sapiente uso dei materiali e delle loro
curiosi è un mix tra sana ironia e un ripensamento degli di una volontà di non sprecare materiale, di rispettare molti se ne sono accorti solo anni dopo. Ha capito che il proprietà, una attenta combinazione degli elementi, da
oggetti che rinascono ogni volta che gli si dà un nuovo lo stampaggio in pressofusione dell’alluminio. La sua designer stava estendendo la sua sfera di competenza, in cui nasce un oggetto gentile e semplice.
significato. stranezza non sembra essere stata voluta ma il risultato un modo che Starck ha fatto per primo, tanto che potrei
dell’onestà del progettista. addirittura indicare lo stesso “Philippe Starck” come un
progetto di design. Capita raramente nel design europeo, Vaso Introverso
Lampadina • Ha rivoluzionato l’immagine comune della seduta degli Paolo Ulian, Moreno Ratti / 2014
Achille Castiglioni / Flos / 1972 ultimi cinquant’anni. È la dimostrazione che i progetti caratterizzato da scarsa innovazione funzionale, di
migliori sono caratterizzati dall’innovazione e che essa assistere a uno stravolgimento così forte. • Il progetto racconta un approccio conscio al design in
• Questo oggetto come esempio di tutto il lavoro dei
può scaturire anche dal lavoro di un giovane designer, cui l’idea e l’intenzione del progettista coincide con un
Castiglioni: partono dagli oggetti anonimi e arrivano alla • Uno degli oggetti più irrisolti del mondo visto che
non necessariamente da un Maestro. materiale ed una tecnica.
creazione di prodotti di design essenziali, vere icone del uno spremiagrumi dovrebbe avere perlomeno un filtro
design. • Un progetto che ha generato una nuova estetica e per setacciare polpa e semi. Questo mi ha sicuramente
definito nuovi canoni nel design. insegnato che bello non significa utile e che se hai il iPhone
nome puoi disegnare quello che vuoi perché è il nome Jonathan Ive / Apple / 2007
Sculture da viaggio • Questa sedia mette in discussione il paradigma delle
che conta per l’azienda che vuole vendere. • Ha cambiato tutto, ha inglobato in un unico
Bruno Munari / dal 1958 sedute da un punto di vista formale, dando il via ad un
nuovo approccio alla tridimensionalità dell’oggetto. • È stato il mio primo approccio al design: quando lo oggetto molti oggetti che prima erano di uso comune,
• 100% poesia e 0,1% funzionalità, ma indispensabili.
vidi avevo 12 anni, accompagnavo mia madre in uno fotocamera, videocamera, calcolatrice, agenda.
showroom dove doveva ordinare una cucina e mi chiesi
Lampada Falkland Panton Chair cosa fosse quello strano missile di metallo.
Verner Panton / Vitra / 1959
Bruno Munari / Danese / 1964
• Uno dei pochi prodotti di un protagonista trasversale • Ha inventato una tipologia, utilizzando una tecnologia
nella storia del design italiano. Un progetto degli anni all’avanguardia per il tempo. Ha permesso di produrre
un oggetto con caratteristiche formali e di funzione
rivoluzionarie.
62 > 63
iPod Pressed Chair Knotted Chair Minikitchen
Jonathan Ive / Apple / 2001 Harry Thaler / Nils Holger Moormann / 2011 Marcel Wanders / Cappellini / 1996 Joe Colombo / Boffi / 1963
• Perché a livello formale è diventato riferimento di un • Rappresenta la contemporaneità. Il designer non solo • Ha rimesso al centro il tema dell’artigianato e del • Progetto visionario che ha precorso più di quarant’anni
design language applicabile a prodotti di settori differenti. dichiara il metodo di produzione attraverso la forma, ma decorativismo in un momento in cui il design era di usi e costumi.
inaugura un’era in cui il progettista si autoproduce per principalmente minimal e moderno.
Vespa convincere l’azienda a mettere in catalogo un oggetto di Vaso Savoy
Corradino D’Ascanio / Piaggio / 1946 ricerca. Sedia Landi Alvar e Aino Aalto / Littala / 1936
• Non solo crea un archetipo, ma apre la mobilità a molte Hans Coray / Vitra / 1938 • Un progetto organico che ha trasformato un oggetto
persone dando anche alle donne l’opportunità di poterla Sedia GF40/4 • È una seduta ancora insuperata a livello tecnico ed consueto come un vaso in una forma aperta, in continuo
guidare. David Rowland / GF Furniture / 1960 estetico dopo quasi cento anni che è sul mercato. Ha divenire.
• Un esempio di rapporto biunivoco tra design e • Ha aperto la strada alle sedie in tondino. È stata infatti processi produttivi che si sono solo evoluti nel tempo
comportamenti, capace sia di intercettarli e che di copiata da moltissimi. Siamo nel 1963: il profilo sottile e adattandosi alle esigenze tecnico-economiche delle varie LC4 Chaise longue
determinarli. la geometria dei pannelli meticolosamente concepiti fa sì aziende che l’hanno prodotta, dimostrando la bontà Le Corbusier, Pierre Jeanneret, Charlotte Perriand /
che queste sedie si incastrino tra loro senza lasciare spazi del progetto originale. Il costo è accessibile e l’estetica è Cassina / 1928
vuoti. Ogni punto della parte inferiore di una sedia tocca ancora un riferimento per eleganza e contemporaneità. • Simbolo di intuizione, ergonomia ed estetica innovativa.
Ciao quelli della sedia sotto. Si possono impilare 40 sedie in Hans Coray fece pochi progetti oltre quella seduta,
Bruno Gaddi / Piaggio / 1967
una altezza di 4 piedi: da qui il nome. dedicandosi poi principalmente all’arte. Il nostro sogno è
• Sintesi perfetta. fare un progetto capace di avere questa forza culturale e Panton Chair
Verner Panton / Vitra / 1967
questa durata nel tempo.
Sedia Laleggera Poltrona Barcelona • Ha trasformato una nuova tecnologia in un’arma di
Mies Van Der Rohe / Knoll / 1929 seduzione senza mortificare la funzionalità ed il comfort.
Riccardo Blumer / Alias / 1996
Libreria Bookworm
• Unisce materiali industriali con un’eccellente
• È particolarmente interessante perché nata da una Ron Arad / Kartell / 1994
artigianalità, incarnando perfettamente il principio Louis Ghost
profonda discussione tra azienda e designer. In questo • La gestualità di un segno personalizzabile reinterpreta
del “less is more” di Mies. La poltrona ha ispirato Philippe Starck / Kartell / 2006
progetto sono stati portati all’interno dell’azienda il concetto di libreria a parete spezzando il legame con la
generazioni di designer, divenendo un punto di
nuovi processi produttivi che hanno rappresentato serialità delle griglia. • Ha reso il classico contemporaneo parlando della storia
riferimento nella creazione di arredi dalle linee pulite e
un’evoluzione per poter ottenere quello che il designer attraverso la forma.
dall’eleganza senza tempo.
aveva sognato.
Sedia .03
Maarten Van Severen / Vitra / 1998 Lampada MayDay
Poltrona Wassily Eames Fiberglass Armchair Konstantin Grcic / Flos / 2000
Charles e Ray Eames / Herman Miller / 1948-1950 • Reputo molto interessante il fatto che sia nata in totale
Marcel Breuer / Standard Möbel, Gavina, Knoll / 1926 autonomia nel workshop del designer secondo la sua • È un oggetto che rappresenta in pieno quello che per
• Per la ricerca sui materiali, l’ergonomia e l’accessibilità propria ed intima visione, per poi essere ingegnerizzata noi deve essere lo scopo del design, unire memoria,
• Ha stravolto i canoni estetici dell’arredo tracciando una
economica. ed industrializzata solo in un secondo momento. funzione, forma, materiali e pensiero in un prodotto
diversa via per tutto il secolo successivo.
finale mediamente accessibile ai più senza andare a
Libreria Carlton scomodare il lusso.
Poltrona di Proust Moscardino
Alessandro Mendini / Cappellini / 1978 Ettore Sottsass / Memphis Milano / 1981 Giulio Iacchetti, Matteo Ragni / Pandora Design / 2000
• Ha aperto la strada alla retro reinterpretazione in chiave • Ha creato un oggetto postmoderno, anticonformista, • Per la capacità di sintetizzare estetica e funzione con Sgabello Butterfly
Sori Yanagi / Vitra / 1956
moderna di cui si è nutrito Starck. composto da semplici forme geometriche ma molto una semplice operazione di sottrazione.
espressive e inedite in quel momento storico. • Non solo la bellezza funzionale ma l’incorporazione
della bellezza delle persone che effettivamente usano e
Lampada Tizio Merdolino
Richard Sapper / Artemide /1972 EMU - Erosion Mitigation Units Stefano Giovannoni / Alessi / 1998
interagiscono con l’oggetto.
Reef Design Lab / 2023
• Trovo sia uno dei maggiori esempi di senso, bellezza e • Ha introdotto l’ironia nel Design, fondamentale per il
tecnica capace di rendersi immortale e di smentire ogni • Un progetto straordinario perché scardina il nostro mio modo di concepire la disciplina.
tendenza stilistica. antropocentrismo. Utilità come cardine, etica come
principio. Una grande linea orizzontale su cui tutti gli
esseri viventi convivono e collaborano. Un progetto
pensato per gli occhi e la necessità degli abitanti dei mari.

64 > 65
Secondo te esiste oggi un “design italiano”?

Frisbi Toio
Achille Castiglioni / Flos / 1978 Achille Castiglioni / Flos / 1962

45%
• Unisce perfettamente eleganza, funzionalità, leggerezza • Un capolavoro costruito con oggetti già esistenti. La
in un oggetto senza tempo. canna da pesca, il faro di un’automobile collegato al suo Sì, esiste in Italia un modo di fare design
alternatore messo a vista. Un progetto che ci ha insegnato che si differenzia dalle altre nazioni.
Pewter Stool ad osservare e a dare valore a quello che già abbiamo.
Max Lamb / 2006 Molti designer hanno seguito e seguono tutt’ora questa
lezione.
• Questo progetto ha dato inizio alle produzioni
personali, autoprodotte, sperimentali dei designer come
unici attori di tutto il processo. L’oggetto e il designer Sedia Selene
sono emotivamente legati dalla realizzazione che viene Vico Magistretti / Artemide / 1966
vissuta come esperienza personale. Ottiene una nuova • Tra le prime sedie ad essere stampate in maniera
estetica: materiali crudi, forme organiche, processi poveri, industriale.
assenza di cad. Propone nuovi valori: emotività, errore,
indipendenza, esperienza, unicità. Animali in rame smaltato a fuoco
Gio Ponti, Paolo De Poli / Fabbrica di Rame e Smalti
100 chairs in 100 days / 1950
Martino Gamper / 2007 • È un chiaro esempio di collaborazione tra artigiano e
• Perché ha spostato l’attenzione di un oggetto sul progettista dove l’applicazione di un processo artigianale
soddisfare una necessità piuttosto che sull’estetica. Perché viene reinterpretata secondo i canoni di una produzione
è una riflessione importante sulla crisi ambientale e in scala più ampia.
l’iperconsumo.

45
Maschera da Snorkeling Easybreath

%
Valentine Studio Tensa / Decathlon / 2016
No, non esiste un design italiano.
Ettore Sottsass / Olivetti / 1969 • Ha avuto un processo di individuazione di un nuovo
• Simbolo del design industriale italiano. segmento di mercato (grazie al MKT Decathlon) e uno
sviluppo di prodotto da manuale (grazie a Tensa).
Divano Diesis
Antonio Citterio, Paolo Nava / B&B Italia / 1979
• Ancora oggi uno dei divani più belli mai disegnati.
Sapiente introduzione di elementi di Industrial Design
(pressofusioni, pannelli schiumati rigidi e connessioni
visibili) in un prodotto fino a quel momento molto
convenzionale.

Lettera 22
Marcello Nizzoli / Olivetti / 1950
• Dopo un’analisi attenta della tecnologia e della
funzione dell’oggetto ambedue vengono piegate dal
progetto di design in funzione dell’obiettivo di costruire
uno strumento amichevole, portatile, comodo e non
invasivo. Per far questo le linee della sagoma sono curve,

10
accomodanti e mai spigolose. A mio parere un capolavoro
di design industriale. La funzione è tutt’uno con la
percezione.
% È una domanda che oggi non ha più senso.

66 > 67
Potresti indicare un’azienda con cui non hai mai collaborato La maggior parte del vostro lavoro viene svolta per clienti
ma con la quale ti piacerebbe collaborare. italiani o esteri?

Flos
Vitra 8%
12%

71 %
Magis
La maggior parte del lavoro
viene svolta per clienti italiani.
7%

Alessi 5%

Cassina 4%
Amazon 0.8%
Azucena
Lelo
Louis Vuitton
Moroso Bang & Olufsen
Berengo Studio
Luceplan
Meritalia
Artemide 3%
Boffi
Bonaldo
Minotti
Moleskine
B&B Camper Mutina Ceramiche
Caterpillar My Coworks
Kartell De Castelli Nike
Depadova Paola Lenti
Apple 1 %
Esaote Patagonia
Campeggi Ferrari
Ferrero
Pedrali
Poliform
Danese Foscarini Porada
Edra FSB Maniglie Porro

29
Gardena Quintessenza
Gufram
Hermes
Germasoni
Governo Italiano
Hay
Renata Bonfanti
Riva
Seletti
%
Ikea Herman Miller Smeg
La maggior parte del lavoro
Poltrona Frau Honda
Ichendorf
Sony
Ssc Napoli viene svolta per clienti esteri.
Samsung Kettal Teenege Engeneering
TecnoGym Knoll
Kvadrat
Trenitalia
Venini
Zanotta Leica Vibia

68 > 69
Potresti indicare quale sistema di intelligenza artificiale hai
utilizzato o utilizzi più spesso per i tuo lavoro? Altro

• L’intelligenza artificiale ho provato ad utilizzarla, ma il • Mai! Credo che quando si capirà come usarla senza far

43%
sistema non soddisfa ancora le mie esigenze. porcate io sarò già passato a miglior vita.
• L’intelligenza artificiale come spinta per accendere • Ho fatto qualche test ma non la stiamo ancora usando.
Chat GPT un’idea sulla quale lavorare, sì. Affidarsi esclusivamente • Stiamo iniziando adesso a sperimentarne l’utilizzo.
a lei, no.
• Non la usiamo e non la useremo per la progettazione.
• Abbiamo fatto qualche tentativo, ma non ci convince

19%
Può però essere utile nella fase di analisi.
molto ancora.

Midjourney

8% Dall-e

2% Stable Diffusion

1% Bard / Adobe

0.5% Capilot / Make-A-Video / Vizcom / Open Art

17% Non abbiamo mai utilizzato l’intelligenza artificiale.

1% Siamo contrari all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

70 > 71
Abbiamo finito, vuoi per caso aggiungere qualcosa?

• Grazie per averci reso partecipi di questo progetto. cambiato il mondo del design già due volte nella storia, sono sature di progetti e oggetti e che mettono al primo sostenibilità ma anche le questioni legate al sociale.
• Credo poco nei questionari. Auguri lo stesso. adesso è il momento di cambiarlo per la terza. posto lo sbarramento del costo, Alessi compresa. • Grazie a voi. Sarà sicuramente uno studio interessante.
• Reputo questo questionario importante per avere una • Greenwashing: qui mancava la sezione “Altro”. • Riguardo al tema del design italiano, credo che ci sia • Grazie per avermi messo nella posizione di dover
fotografia sul contemporaneo. Mi spiego, le aziende fanno in primis quello una certa tendenza a vedere il progetto sempre allo stesso riflettere e rispondere a queste domande è stato
che gli fa più comodo, quindi appunto fanno modo, ma non è più omogeneo come negli anni Settanta, stimolante!
• Alcune domande meriterebbero un convegno dedicato,
Greenwashing, poi però si appassionano alla tematica oggi è estremamente variegato.
tanto sono importanti nel dibattito sulla nostra • Grazie a voi, spero di esservi stata utile, e sempre
e la portano avanti anche con costanza e merito. • Se il design Italiano ha perso identità e forza la colpa è disponibile a collaborare con le facoltà di design.
professione.
principalmente italiana.
• Complimenti per le domande ben studiate. • Grazie per il vostro studio nell’ambito del design, è
Naturalmente ci sarebbe tanto da approfondire, ma Ci vorrebbero meno grandi molto prezioso.
comunque resta una iniziativa lodevole e, speriamo, anche fiere e più attenzione al Forse dovremmo superare la • Sembra un progetto davvero interessante.
utile.
• Grazie a voi per il confronto, anche un semplice
progetto e alla ricerca. dialettica designer-azienda • Grazie, è stata un’occasione di riflessione veramente
importante.
questionario può diventare uno strumento per migliorarsi come spesso avviene. • Evviva!
e mettersi in discussione. • Dal nostro punto di vista, progettiamo coerentemente
alle tecnologie esistenti in una azienda e in una
I tempi sono maturi per • Ciao, bravo, bravi!
filiera produttiva, quindi raramente il progettista un diverso paradigma. • Have a nice day!
Il tempo e lo spazio non può intervenire in questo meccanismo; tuttavia chi
• Grazie a voi! (Questa frase è stata ripetuta da molti, la
sono mai sufficienti a può realmente intervenire sono le istituzioni e la
politica che a monte deve indirizzare e agevolare le
• Le università e tutte le istituzioni preposte alla nostra risposta non può che essere “Grazie a voi!”).
trattare temi così complessi, aziende in una transizione produttiva sostenibile,
formazione dei nuovi professionisti del settore devono
poter trasmettere maggiore entusiasmo agli studenti e
le mie risposte sono una sia in termini economici, di investimento, che di
sostenibilità ambientale. Se il processo fosse così lineare
creare maggiori momenti di incontro con i professionisti
forzata approssimazione. probabilmente ci sarebbe meno Greenwashing.
e con le aziende. Nei rapporti con le aziende devono
poter sviluppare la ricerca di nuovi scenari e nuove visioni
• La ricerca della bellezza in tutte le situazioni ci salverà di futuro, ma non cercare di appiattirsi nella pretesa di
• Gli argomenti trattati in queste domande sono molto sempre! Dice Mari che “anche un semplice elastico può sviluppare concept a basso costo per le aziende. Questa
interessanti e tutte richiederebbero un approfondimento essere bello”. pratica danneggia il mercato e la professione.
e forse un dibattito infinito. Ogni designer vive delle
• Secondo me mancano alcune domande su ambiti • Il design italiano può rivestire un ruolo fondamentale
realtà differenti pur lavorando in un mercato comune.
significativi come ad esempio il reale impatto economico nell’innovazione e nella competitività industriale,
• Un questionario non cambierà l’asset imprenditoriale che il design può avere sulle performance delle aziende. promuovendo la sostenibilità, migliorando la qualità
italiano, soprattutto quello del Sud dove per investimento Oggi molto del dibattito è autoreferenziale, chiuso della vita, valorizzando l’identità culturale, favorendo
si intende oggi ancora “costo” e dove ci viene nell’abito delle considerazioni estetiche, confinato nelle collaborazioni interdisciplinari e formando una nuova
continuamente chiesto di investire nei prodotti con i riviste di settore. Troppo poco si ragiona sull’effettivo generazione di professionisti accessibili ed inclusivi,
nostri progetti. Il problema è che il rischio d’impresa valore economico del design per le aziende e il paese. mentre le istituzioni italiane dovrebbero favorire la
deve accollarlo l’azienda e non noi, anche perché gli cultura del design come strumento per potenziare queste
utili alla fine sono sempre aziendali. Ci danno forse una dinamiche. Abbiamo un’eredità secolare enorme che non
royalty del 3% e a queste cifre non si può vivere. Grazie Lieto di aver contribuito sappiamo sfruttare.
a voi.
e curioso del risultato. • Non ho mai ricevuto domande così interessanti in vita
• È difficile comporre un questionario come anche mia.
rispondere, capisco la volontà di farlo e lo sforzo, ma
• Grazie per avermi coinvolto, penso che se dobbiamo • “Il designer realizza prodotti frutto della cultura del
forse molti aspetti non sono inscrivibili in una risposta:
fare un passo in avanti, questo passo debba venire dalle tempo e limitati dalla sua tecnologia ma immagina
molte di queste domande sono un grande sistema di
università. scenari ed intuisce bisogni prima ancora che essi si
dibattito, ma comprendo la volontà di creare contenuti.
• “Il passato è la nostra eredità, il futuro è la nostra presentino”. Enzo Mari.
• Finisco con una mia citazione: il design definisce e
immaginazione.” Ettore Sottsass • Il design si sta davvero modificando, sarà importante
interpreta la contemporaneità.
• Purtroppo è sempre più difficile lavorare per le aziende, intercettare le esigenze progettuali del futuro andando
• Dobbiamo essere fieri di essere Italiani. Abbiamo oltre i cliché del passato. Indagherei i temi sulla

72 > 73
Ringraziamenti Bibliografia

• Prima di tutto grazie ai designer che hanno collaborato al nostro sondaggio: BASSI, A. (2017). Design contemporaneo. Istruzioni per l’uso. Bologna: Il Mulino.
senza le loro risposte e le loro riflessioni questo progetto non sarebbe stato
possibile. BRANZI, A. (2010). Ritratti e autoritratti di design. Venezia: Marsilio Editore.
• Grazie agli studenti ISIA Firenze per il loro appassionato lavoro di elaborazione
FURLANIS, G. (A cura di). (2007). La didattica del design in italia.
dati e analisi critica.
Roma: Gangemi Editore.
• Grazie al direttore Francesco Fumelli e alla vicedirettrice Silvia Masetti che
hanno dato la loro approvazione e sostegno a questa ricerca. LOTTI, G. (2022). Una bellezza critica: (nelle) teorie, poetiche e pratiche del design italiano.
Milano; Roma: Franco Angeli Edizioni.
• Grazie a Michela Voglino, compagna di riflessioni e attenta lettrice dei testi.
LUNARDI, F. (2018). Grafica Italia 2018. Tesi di laurea presso ISIA di Urbino,
AA 2017-2018, relatrice prof. ssa Silvia Sfligiotti.
• Grazie a tutti coloro che, più o meno consapevolmente, con i loro pensieri e le
loro idee hanno dato forma a questo progetto. MORELLI, A. et al. (2024) Design Economy 2024. Milano: I Quaderni di Symbola.

RUSSO, D. (2012). Il design dei nostri tempi. Dal postmoderno alla molteplicità dei
linguaggi. Milano: Lupetti.

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