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Il documento analizza il valore e la complessità della gestione del patrimonio culturale italiano, evidenziando sfide come l'accessibilità e la diminuzione dei finanziamenti. Viene descritto il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, che stabilisce disposizioni per la tutela e valorizzazione dei beni culturali, con competenze specifiche tra Stato e Regioni. Si conclude sottolineando l'importanza della cultura per lo sviluppo economico e il ruolo degli enti pubblici nella sua protezione.

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Il documento analizza il valore e la complessità della gestione del patrimonio culturale italiano, evidenziando sfide come l'accessibilità e la diminuzione dei finanziamenti. Viene descritto il Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, che stabilisce disposizioni per la tutela e valorizzazione dei beni culturali, con competenze specifiche tra Stato e Regioni. Si conclude sottolineando l'importanza della cultura per lo sviluppo economico e il ruolo degli enti pubblici nella sua protezione.

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È un celebre dipinto realizzato dal pittore Giuseppe Pellizza da

Volpedo nel 1901, inizialmente intitolato Il cammino dei lavoratori .


L’opera, divenuta manifesto della lotta operaia, si colloca nello
spartiacque fra verismo e simbolismo. Il quarto stato rappresenta la
conclusione di un percorso dell’autore attraverso numerosi dipinti
tutti riguardanti il medesimo tema, ovvero lo sciopero dei lavoratori.
Pellizza pensava di vendere subito il quadro, ma nella società del suo
tempo questo dipinto non ebbe fortuna e ad acquistarlo fu il comune
di Milano, solamente nel 1920 per 50000 lire, grazie anche a
contributi di banche, associazioni e privati. Inizialmente venne
esposto al Castello Sforzesco e divenne presto simbolo del socialismo-
Proprio per questo motivo con l’avvento del fascismo venne
depositato in un magazzino.
Quest’opera è un simbolo della società del XX secolo, poiché essa
rappresenta lo sciopero dei lavoratori e simboleggia non solo la
protesta sociale ma l’affermazione di una nuova classe sociale, il
proletariato, che diventa consapevole dei propri diritti nei confronti
della società industriale. L’opera inoltre dimostra l’impegno del
pittore in ambito sociale. Infatti egli pensava che l’artista avesse il
compito di educare la popolazione attraverso le proprie opere.

È un dipinto di Vincent Van Gogh, realizzato nell’aprile 1885. È


conservato nel Museo Van Gogh di Amsterdam. Si tratta del dipinto
più importante del periodo olandese di Van Gogh, prima del suo
trasferimento a Parigi. La personalità di Van Gogh comincia ad
emergere con le ‘opere clandestine’ del periodo olandese. Questo
dipinto mostra, all’interno di una povera stanza, alcuni contadini che
consumano il pasto serale servendosi da un unico piatto di patate.
Van Gogh è molto legato a questo soggetto in quanto si sente come
‘uno di loro’. Anche i contadini come lui soffrono ed egli trova ingiusto
il fatto che nonostante tutti i loro sforzi ed i loro sacrifici debbano
vivere in modo così misero. L’opera sottolinea la continua fatica fisica
di chi ha consumato, giorno dopo giorno, la propria vita nel lavoro dei
campi.
National Gallery of Canada di Ottawa
Nello stile di Honoré Daumier, che ha fatto della propria arte uno
strumento di lotta politica, questo dipinto del 1862, denuncia le
condizioni sociali delle classi più povere e sottolinea il netto divario
tra i deboli, le donne e bambini stanchi primo piano e i potenti nei
sedili posteriori. (Vagone di terza classe)
Il lavoro nell’arte fa la sua apparizione, in modo consapevole e
organico, nella Francia del periodo compreso tra il 1840 e il 1880.
È proprio in questo contesto che viene teorizzata e formalizzata la
teoria del “Realismo” quale concezione coerente e appropriata alle
esigenze della modernità, della nuova società urbana ed industriale.
L’artista deve “avere occhi” per comprendere i cambiamenti in atto: la
società sta velocemente cambiando, sia pure in modo non uniforme;
l’industrializzazione modifica velocemente gli stili di vita, le abitudini
quotidiane, le consuetudini sociali.
La Costituzione
- art. 1: l'Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro,
- art. 4: la repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e
promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto,
- art. 35: la repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni,
- art. 36: il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla
quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad
assicurare a se e alla famiglia una esistenza libera e dignitosa,
- art. 37: parità di trattamento fra uomo e donna e tutela del lavoro
dei
minori,
- art. 38: diritto alla previdenza ed assistenza.
2. L’articolo 4 della Costituzione: la spiegazione
La norma si articola in due commi distinti, all’apparenza contrapposti
ma in realtà complementari: il primo identifica il lavoro come un
diritto che la Repubblica riconosce a tutti i cittadini, promuovendo le
condizioni che lo rendono effettivo.
Il secondo comma contempla invece il lavoro come dovere che ogni
cittadino è chiamato ad adempiere, svolgendo un’attività o una
funzione che contribuisca al progresso materiale o spirituale della
società, secondo le proprie possibilità e inclinazioni.
Con la Costituzione del 1948 il lavoro viene riconosciuto come il
primo principio fondamentale della Repubblica italiana. Di seguito
riportiamo un breve commento ad alcuni articoli della Carta che sono
relativi alla tematica del lavoro.

Art. 1 – L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La


sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti
della Costituzione.

Perché fare del lavoro il fondamento della Repubblica democratica?


Perché il lavoro è il segno concreto della possibilità, affidata a ogni
cittadino e a ogni cittadina, di contribuire, giorno per giorno, alla
costruzione della società, mettendo a frutto l’irripetibilità e la
vocazione di ognuno di noi.

Come sta scritto nell’enciclica Caritas in Veritate (par. 57), a proposito


del principio di sussidiarietà, si tratta di rispettare «la dignità della
persona, nella quale vede un soggetto sempre capace di dare
qualcosa agli altri». La democrazia, come intesa dalla nostra
Costituzione, non è solo un intreccio di poteri e di istituzioni, ma
mette in gioco la partecipazione di ognuno di noi, in un agire
cooperativo feriale. Attraverso la promozione del lavoro, la
democrazia si regge su un’idea di eguaglianza che è valorizzazione e
cooperazione delle differenze. E nel lavoro – diritto e dovere – si
rispecchia un’idea di libertà che, riconoscendo il proprio debito
dall’altro da sé, si svolge nella restituzione e nella responsabilità.
Art. 4 – La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e
promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la
propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso
materiale o spirituale della società.

È attraverso il fare che emerge l’essere: il primo dei princìpi


fondamentali enunciati dalla Costituzione non è astratto, ma molto
concreto. È nella vita di ogni giorno che ciascuno di noi realizza sé
stesso e costruisce il patto sociale.

Nella visione dei Costituenti una persona senza lavoro (inteso come
ogni attività di costruzione del benessere materiale e spirituale) crea
un danno sociale oltre che personale. Se un cittadino è inoccupato,
non solo non può aspirare a una vita degna per sé, ma viene a
mancare il suo contributo sociale, che arricchisce (materialmente e
spiritualmente) gli altri cittadini.

Per questa ragione il lavoro è un diritto personale ma è anche un


dovere sociale. Il lavoro è fondamento della Repubblica perché attua
in concreto la partecipazione responsabile al bene comune.

Attenzione: non ogni attività può essere riconosciuta: la Costituzione


prescrive che il lavoro debba concorrere al progresso spirituale o
materiale della società. Un discorso analogo si può applicare
all’iniziativa economica, che è libera, ma che «non può svolgersi in
contrasto con l’utilità sociale» (art. 41).
Art. 35 – La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed
applicazioni. Cura la formazione e l’elevazione professionale dei
lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni
internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla
legge nell’interesse generale, e tutela il lavoro italiano all’estero.

«Tutte» le forme del lavoro sono tutelate, in quanto espressioni


plurali della partecipazione dei lavoratori allo sforzo cooperativo, che
valorizza le differenze, di costruzione della Repubblica. È molto
interessante che tale tutela debba mirare all’esito esigente
dell’elevazione dei lavoratori: il lavoro è fondamentale occasione di
sviluppo della personalità e di riconoscimento sociale e non solo una
questione meccanica di uno scambio tra prestazioni e retribuzione.

Articolo 36
E' dedicato alla giusta retribuzione, intesa come compenso che
deve consentire al lavoratore a far fronte con serenità alle
sue necessità e a quelle della sua famiglia.
Nell'ultimo comma vengono riconosciuti i diritti irrinunciabili
come il diritto al riposo
settimanale, alle ferie.

Articolo 37
Da esso discende la tutela delle donne e dei minori, considerati
i lavoratori più deboli perché a maggior rischio di sfruttamento.
Nei confronti della donna lavoratrice non ci devono essere
discriminazioni di
nessun tipo e deve esserle consentito di svolgere la sua
funzione familiare di madre e moglie.
Quanto al lavoro minorile, i minori al di sotto di 15 anni non
devono svolgere attività lavorativa e non devono essere
impiegati in lavori pericolosi o insalubri.

Articolo 38
In questo articolo viene assicurato il diritto all'assistenza e al
mantenimento per i più svantaggiati, come gli inabili al lavoro, e
un sistema di sicurezza sociale per lavoratori, ai quali devono
essere assicurati i mezzi di sussistenza in caso di infortunio o
per vecchiaia. E' attraverso assicurazioni obbligatorie gestite
dall'istituto nazionale di previdenza sociale (INPS) e dall'istituto
nazionale per le assicurazioni contro gli infortuni sul lavoro
(INAIL) che viene garantita ai lavoratori la previdenza sociale.

Articolo 40
Riconosce il diritto di sciopero, cioè l'astensione volontaria e
collettiva dal lavoro per protesta verso il datore di lavoro. Tale
diritto può essere esercitato entro i limiti stabiliti dalla legge. Lo
sciopero è lecito se è collettivo, volontario e dichiarato da
un'organizzazione sindacale. Soltanto nei servizi pubblici è
regolamentato e, affinché non limiti libertà come la salute e la
circolazione, devono essere garantite le prestazioni
minime essenziali.

Jean Francoise Millet - Le Spigolatrici - (1857 olio su tela - 83,5 x 111 -


Musèe d'Orsay)
E' la rappresentazione del più umile dei lavori nel già umile
lavoro della terra; la grandezza del cielo e la sua serenità, come
il villaggio all'orizzonte, rappresentano la speranza nel futuro e
nella redenzione sociale , contrapposte alla posizione curva
delle donne e alle loro teste chine, indice dell'umiliazione del
presente. E' opera di grande impegno sociale e politico, che
sarà di ispirazione a tulle le correnti realiste di fine '800.
Gustave Courbet - Gli spaccapietre - distrutto a Dresda durante
un bombardamento nella lI
guerra mondiale -
Con altri quadri di Courbet sui lavoratori, è una delle prime
opere di intensa denuncia sociale circa le condizioni di lavoro
nel periodo della rivoluzione industriale, quando miseria e
abbrutimento per la fatica, per la scarsa remunerazione e per la
mancanza di diritti e tutele, rendevano la vita dei lavoratori
durissima. Quando fu esposto suscitò grandi polemiche fra la
critica e la stampa borghese che definì il quadro "artisticamente
scandaloso" proprio per la postura dei corpi, il colore crudo, e il
contenuto ritenuto non degno di una mostra d'arte.
Riassunto

Certamente, il testo affronta il valore e la complessità della gestione


del patrimonio culturale italiano, ricco di beni archeologici, artistici, e
paesaggistici. Le sfide evidenziate includono l'accessibilità, la
responsabilità, la crescita continua del patrimonio e la diminuzione
dei finanziamenti.

La normativa italiana, iniziata nel XX secolo, si basa sulla Costituzione,


con il massimo riconoscimento nell'articolo 9. Il Codice dei beni
culturali e del paesaggio del 2004 dettaglia disposizioni su beni
culturali e paesaggistici in 184 articoli. Il patrimonio culturale, di
proprietà pubblica, è destinato alla fruizione collettiva, ma con
attenzione alle esigenze pubbliche e alla tutela.

La seconda parte del Codice si concentra sulle tipologie di beni


culturali, definendo obblighi di tutela, fruizione e valorizzazione. Le
competenze tra Stato e Regioni sono specificate, con il ministero per i
Beni e le Attività culturali e il Turismo responsabile della tutela. I beni
culturali possono appartenere a soggetti pubblici o privati, ma
devono essere dichiarati di interesse culturale.

Il Codice stabilisce misure di protezione e conservazione, comprese


autorizzazioni e divieti su interventi specifici. Gli interventi
conservativi possono essere volontari o imposti, con disposizioni per
la sicurezza da parte di enti pubblici territoriali e privati.

La sezione successiva si occupa della fruizione e valorizzazione dei


beni culturali, indicando che sono destinati alla collettività. La
valorizzazione coinvolge attività di studio, prestito bibliotecario,
gestione di raccolte e servizi di accoglienza, tra gli altri.

Il testo menziona il contributo dell'Unione Europea attraverso fondi


strutturali. Infine, si discute delle leggi internazionali, evidenziando
convenzioni UNESCO e norme europee sulla circolazione dei beni
culturali. La conclusione sottolinea l'importanza della cultura per lo
sviluppo economico e il ruolo cruciale degli enti pubblici nella tutela e
valorizzazione del patrimonio culturale.

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