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Lucano Testi

Il documento analizza vari brani della letteratura romana, tra cui la descrizione di fenomeni atmosferici di Plinio il Vecchio, la novella 'La matrona di Efeso' di Petronio, e il racconto della guerra civile tra Cesare e Pompeo nella 'Pharsalia' di Lucano. Ogni brano esplora temi come la fedeltà, la guerra, l'ostentazione e il mistero, offrendo una visione critica della società e della cultura del tempo. Inoltre, si evidenziano elementi di satira e ironia, in particolare nel contesto del lusso e delle credenze popolari.

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Lucano Testi

Il documento analizza vari brani della letteratura romana, tra cui la descrizione di fenomeni atmosferici di Plinio il Vecchio, la novella 'La matrona di Efeso' di Petronio, e il racconto della guerra civile tra Cesare e Pompeo nella 'Pharsalia' di Lucano. Ogni brano esplora temi come la fedeltà, la guerra, l'ostentazione e il mistero, offrendo una visione critica della società e della cultura del tempo. Inoltre, si evidenziano elementi di satira e ironia, in particolare nel contesto del lusso e delle credenze popolari.

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Tempeste, uragani e fulmini

Il brano della Naturalis Historia di Plinio il Vecchio analizza vari fenomeni atmosferici, in
particolare tempeste, uragani e fulmini, basandosi sulle teorie meteorologiche greche, in
particolare quelle aristoteliche.

Plinio descrive i soffi improvvisi generati dalle esalazioni del suolo, che possono assumere
diverse forme. Se questi venti rompono una nube secca con forza, si ha un uragano
(eknephías), mentre se il movimento è vorticoso si forma un tifone. Quest’ultimo può essere
molto pericoloso per i naviganti, poiché distrugge le navi e solleva oggetti in aria. Un
possibile rimedio, secondo Plinio, è spargere aceto, che avrebbe un effetto raffreddante.

Se il vento si propaga con fragore, si genera un turbine, che abbatte gli ostacoli sul suo
cammino. Quando è infiammato, diventa un prester, in grado di bruciare ciò che tocca. Plinio
distingue anche il vortice, che si differenzia dal turbine per il suo moto retrogrado e per il
rumore caratteristico, e una particolare formazione nuvolosa chiamata colonna, in cui
l’umidità si condensa e ghiaccia, o aulón, che aspira acqua come una pompa.

Passando ai fulmini, Plinio osserva che sono rari d’inverno e d’estate per motivi opposti: il
freddo estremo invernale li ostacola, così come il caldo intenso e secco dell’estate. Sono
invece più frequenti in primavera e autunno, quando le condizioni meteorologiche sono più
variabili, come accade in Italia.

Plinio classifica i fulmini in tre categorie:

1.Secchi, che dissolvono senza bruciare.

​ 2.Umidi, che anneriscono senza incendiare.

​ 3.Chiari, di natura prodigiosa, in grado di svuotare botti o fondere metalli senza


bruciare i contenitori.

Infine, Plinio menziona credenze religiose sugli dei che scagliano fulmini: secondo gli
Etruschi, questi appartengono a undici categorie e sono attribuiti a nove divinità, con Giove
che ne scaglia tre tipi. I Romani ne riconoscono solo due: quelli diurni di Giove e quelli
notturni di Summano. Gli Etruschi credevano inoltre che esistessero fulmini provenienti dal
sottosuolo, considerati i più temibili.

La matrona di Efeso

Il brano racconta una celebre novella di Petronio, tratta dal Satyricon, nota come La
matrona di Efeso.

A Efeso viveva una donna famosa per la sua straordinaria pudicizia, tanto da attirare
l’ammirazione delle donne delle regioni vicine. Quando il marito morì, ella non si limitò a
partecipare al corteo funebre, ma si chiuse nel sepolcro con il cadavere, decisa a morire di
inedia. Né i parenti né i magistrati riuscirono a convincerla a desistere, e per cinque giorni
rifiutò ogni cibo, piangendo accanto al defunto. Un’ancella fedele l’accompagnava,
condividendo il lutto e accendendo il lume nel sepolcro.

Intanto, vicino al sepolcro, vennero crocifissi alcuni ladroni. Un soldato di guardia alle croci,
notando la luce provenire dal monumento e udendo i lamenti della donna, incuriosito, decise
di avvicinarsi. Scoprì la vedova in lutto e, commosso dalla sua disperazione, tentò di
consolarla offrendole cibo. Inizialmente, la donna rifiutò, ma la sua ancella, attratta dal vino,
accettò per prima e riuscì a convincere anche la padrona a nutrirsi.

Dopo averla persuasa a vivere, il soldato riuscì anche a conquistarla. La donna cedette alle
sue lusinghe e divenne sua amante, passando con lui diverse notti nel sepolcro. Nel
frattempo, i parenti di uno dei ladroni approfittarono della distrazione del soldato per sottrarre
il cadavere dalla croce. Il soldato, vedendo il posto vuoto, temette la punizione per
negligenza. Disperato, pensò di suicidarsi, ma la donna, ormai legata a lui, ebbe un’idea per
salvarlo: suggerì di sostituire il corpo del marito al posto del ladro scomparso. Il soldato
accettò il piano, e il giorno successivo tutti si stupirono nel vedere un nuovo cadavere sulla
croce.

La novella è un racconto ironico e paradossale che sovverte l’ideale della fedeltà coniugale,
mostrando come la passione e il desiderio possano prevalere anche sulla più ostinata virtù.

L’eroe nero, Cesare passa il rubicone.

Il brano è tratto dalla Pharsalia di Lucano e racconta il momento in cui Giulio Cesare,
varcando il fiume Rubicone, dà inizio alla guerra civile contro Pompeo e il Senato romano.

Dopo aver superato le Alpi, Cesare giunge al Rubicone, confine tra la Gallia Cisalpina e
l’Italia. Qui gli appare una visione della Patria, personificata come una donna maestosa, con
i capelli sciolti e un aspetto afflitto, che lo supplica di fermarsi e di non oltrepassare il confine
con le sue legioni. Cesare è inizialmente turbato, il suo corpo è scosso dall’orrore e i suoi
passi si arrestano. Tuttavia, rivolgendosi agli dèi protettori di Roma, afferma che non sta
muovendo guerra contro la città, ma piuttosto contro coloro che lo costringono a diventare
suo nemico.

Deciso ormai a proseguire, Cesare attraversa il fiume con le sue truppe. Il poeta paragona la
sua determinazione a quella di un leone della Libia, che, pur ferito, si lancia contro i nemici
con ferocia inarrestabile. Il Rubicone, solitamente un piccolo fiume, è gonfio per le piogge
invernali e lo scioglimento delle nevi alpine, ma l’esercito riesce a superarlo senza difficoltà.
Una volta sulla riva opposta, Cesare pronuncia parole fatali: lascia alle spalle la pace e
affida il destino di Roma alla guerra.

Il passo evidenzia il carattere fatale e solenne del momento, sottolineando la grandezza e


l’ambizione di Cesare, la cui scelta segna un punto di non ritorno nella storia di Roma.
Un annuncio di rovina dall’oltretomba

Il brano è tratto dalla Pharsalia di Lucano e fa parte di una delle numerose scene cariche di
presagi e profezie che caratterizzano il poema. Qui, un’ombra nell’oltretomba rivela a un
giovane, probabilmente Sesto Pompeo (figlio di Pompeo Magno), le inquietudini che agitano
il regno dei morti a causa della guerra civile tra Cesare e Pompeo.

Contenuti principali

​ 1.Lo sconvolgimento dei Mani

L’ombra parla di una grande discordia che ha turbato la pace dell’oltretomba a causa della
guerra civile. Le anime dei grandi uomini della storia di Roma si dividono: alcuni provengono
dai Campi Elisi, altri dal Tartaro, manifestando il loro dolore per il destino della patria.

​ 2.Le reazioni degli eroi del passato

​ •I Deci, Camillo, i Curii e Silla sono afflitti.

​ •Scipione è addolorato per i discendenti destinati a perire in Africa.

​ •Catone il Vecchio piange il nipote, che preferirà la morte alla sottomissione.

​ •Bruto, il primo console che cacciò i re da Roma, è l’unico ad apparire sereno.

​ •Catilina e altri esponenti della fazione popolare, come i Gracchi e i Drusi, esultano,
incatenati ma felici per lo sconvolgimento dell’ordine romano.

​ 3.L’ira di Plutone e il destino di Pompeo

Il dio degli Inferi, Plutone, intensifica le pene per i dannati, preparando catene e castighi
anche per il vincitore della guerra civile. L’ombra consola il giovane dicendo che i Mani
accoglieranno con serenità suo padre Pompeo e la sua stirpe.

​ 4.Il destino segnato dalla guerra

Il brano si chiude con una riflessione sulla brevità della gloria e sull’inevitabilità della morte.
Le guerre civili si riducono alla lotta per una tomba: il vero problema per i generali non è
vincere, ma sapere dove verranno sepolti. L’ombra predice che il padre di Sesto Pompeo
(Pompeo Magno) avrà in Sicilia la rivelazione del suo destino.

Riassunto

Un’ombra nell’oltretomba rivela a un giovane (probabilmente Sesto Pompeo) che l’aldilà è in


tumulto a causa della guerra civile tra Cesare e Pompeo. Le anime degli eroi del passato si
dividono tra chi piange il destino di Roma e chi esulta per il caos. Plutone intensifica le
punizioni per i dannati e prepara castighi anche per il vincitore del conflitto. L’ombra assicura
che Pompeo e la sua stirpe troveranno pace nei Mani, mentre la guerra tra Cesare e
Pompeo si riduce a una lotta per decidere dove saranno sepolti. L’unica certezza per i
Pompeiani è la morte.

L’ingresso di Trimalchione

Il brano è tratto dal Satyricon di Petronio e descrive un momento del celebre banchetto di
Trimalcione, un ricco liberto noto per la sua ostentazione di lusso e bizzarrie.

Riassunto

Gli ospiti si siedono a tavola e vengono serviti da valletti di Alessandria che cantano persino
mentre svolgono compiti ingrati. Il protagonista, incuriosito, prova a chiedere da bere e
scopre che tutta la servitù risponde cantando, dando al banchetto un’atmosfera più simile a
uno spettacolo teatrale che a una cena privata.

L’antipasto è sontuoso e scenografico: al centro del vassoio c’è un asinello in bronzo


corinzio con due bisacce piene di olive bianche e nere. Sullo stesso vassoio compaiono ghiri
cosparsi di miele e papavero, salsicce che sfrigolano su una graticola d’argento e frutta
esotica come susine di Siria e chicchi di melagrana.

L’entrata in scena di Trimalcione è altrettanto spettacolare: viene trasportato nella sala al


suono della musica e deposto su piccoli cuscini. Il suo aspetto è grottesco: veste in modo
appariscente con un mantello scarlatto, gioielli d’oro e avorio, e persino un tovagliolo con
frange di porpora attorno al collo. Dopo aver pulito i denti con uno stecchino d’argento,
annuncia agli ospiti di aver interrotto un gioco da tavolo per non farli aspettare troppo. Porta
con sé una scacchiera con dadi di cristallo e pedine costituite da monete d’oro e d’argento,
ulteriore dimostrazione del suo sfarzo esagerato.

Segue un’altra stravagante portata: una cesta con dentro una gallina di legno che simula la
cova. Due schiavi fingono di frugare nella paglia e distribuiscono agli ospiti delle uova di
pavone. Trimalcione scherza dicendo di temere che si siano già schiusi. Gli ospiti ricevono
cucchiaini d’argento e, rompendo le uova, trovano al loro interno beccafichi immersi nel
tuorlo pepato.

Temi principali

​ •Ostentazione e kitsch: Trimalcione esagera nel lusso, trasformando il banchetto in


un teatro di eccessi.

​ •Parodia della ricchezza: Il comportamento di Trimalcione ridicolizza la nuova


aristocrazia arricchita, priva di gusto e misura.

​ •Senso di spettacolarità: Ogni dettaglio del banchetto è studiato per sorprendere, con
cibi elaborati e messe in scena teatrali.
In generale, il brano è una satira del lusso e della volgarità della società romana arricchita,
mostrando un banchetto che diventa più un’esibizione che un’occasione di convivialità.

Il licantropo

Riassunto del brano di Petronio

Durante la cena, Trimalchione invita uno dei suoi liberti, Nicerote, a raccontare un episodio
straordinario di cui è stato testimone. Nicero, allora, inizia a narrare una storia dell’orrore che
lascia tutti i presenti sbigottiti.

Nicerote racconta di quando, da giovane, abitava in un quartiere angusto e frequentava una


donna di nome Melissa, moglie di un oste. Un giorno, mentre il padrone era fuori città,
Nicerote decide di recarsi alla villa di Melissa insieme a un soldato coraggioso. Durante il
viaggio, camminano vicino a un cimitero, e lì accade qualcosa di spaventoso: il soldato si
spoglia completamente, urina intorno ai suoi vestiti e improvvisamente si trasforma in un
lupo. Terrorizzato, Nicerote osserva la scena e vede il lupo fuggire nella foresta. Quando si
avvicina ai vestiti lasciati a terra, li trova pietrificati.

Ancora sotto shock, Nicerote raggiunge Melissa e scopre che quella notte un lupo aveva
attaccato la villa e ucciso molti animali, ma un servo coraggioso lo aveva ferito gravemente
con una lancia, costringendolo alla fuga. Il giorno dopo, tornando nel luogo della
trasformazione, Nicerote trova il soldato ferito e pallido, con una ferita al collo curata da un
medico. Da quel momento, Nicerote comprende che il soldato era in realtà un licantropo e
giura di non sedersi mai più a tavola con lui.

Temi principali

​ •Superstizione e paura: il racconto riflette la credenza popolare nei licantropi, esseri


che possono trasformarsi in lupi.

​ •Mistero e horror: la scena della metamorfosi e le conseguenze dell’attacco del lupo


creano un’atmosfera inquietante.

​ •Ironia e grottesco: il tono del racconto, pur essendo spaventoso, mantiene elementi
di esagerazione e comicità tipici del Satyricon.

In sintesi, questo episodio è un esempio di “racconto nel racconto” che arricchisce il


Satyricon con una storia di paura e mistero, raccontata in uno stile vivace e popolare.

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