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Moscadelli STRUTTUREARCHIVISTICHEE 2010

Il documento discute l'importanza dell'archivistica nell'educazione, evidenziando come gli studenti spesso non abbiano familiarità con il concetto di archivi e la loro utilità. L'autore sottolinea la necessità di un approccio pratico per comprendere la struttura e la storia degli archivi, utilizzando l'esempio dell'Archivio di Stato di Siena come un caso di studio affascinante. Inoltre, viene menzionato l'archivio di Fabrizio De André come un esempio di archivio contemporaneo che merita attenzione.

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Moscadelli STRUTTUREARCHIVISTICHEE 2010

Il documento discute l'importanza dell'archivistica nell'educazione, evidenziando come gli studenti spesso non abbiano familiarità con il concetto di archivi e la loro utilità. L'autore sottolinea la necessità di un approccio pratico per comprendere la struttura e la storia degli archivi, utilizzando l'esempio dell'Archivio di Stato di Siena come un caso di studio affascinante. Inoltre, viene menzionato l'archivio di Fabrizio De André come un esempio di archivio contemporaneo che merita attenzione.

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STRUTTURE ARCHIVISTICHE E ORDINAMENTO: QUALCHE APPUNTO E UNA POSTILLA

SULL’“ARCHIVIO FABRIZIO DE ANDRÉ”


Author(s): Stefano Moscadelli
Source: Lares , Vol. 76, No. 1 (Gennaio-Aprile 2010), pp. 15-22
Published by: Casa Editrice Leo S. Olschki s.r.l.
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STEFANO MOSCADELLI

STRUTTURE ARCHIVISTICHE E ORDINAMENTO:


QUALCHE APPUNTO E UNA POSTILLA
SULL’‘‘ARCHIVIO FABRIZIO DE ANDRÉ’’*

Per introdurre il mio intervento ritengo opportuno cominciare da quanto


nell’arco degli anni mi è capitato di raccogliere, iniziando le lezioni dei corsi di
primo livello, dalle parole degli studenti che nel loro iter universitario s’imbat-
tono ‘improvvisamente’ in una disciplina ‘nuova’, qual’è appunto per loro l’ar-
chivistica. È bene in proposito ricordare che, per quanto nelle scuole superiori
si miri ad una formazione che prevede ampie conoscenze d’ambito storico, ra-
ramente agli studenti è richiesta una benché minima conoscenza su cosa siano
gli archivi, a cosa possono servire o in che misura siano stati utilizzati dai cu-
ratori dei libri adottati: del resto anche i tentativi di coniugare archivistica e
didattica della storia – dopo una promettente stagione iniziata negli anni Ot-
tanta del Novecento – sembrano al momento essersi affievoliti.1 Proprio per
questo gli studenti che per la prima volta giungono ad assistere alle lezioni di

* Il testo che si pubblica è fedele a quanto detto nel corso della tavola rotonda e ne mantiene il
tono colloquiale. Ho solo aggiunto nella parte conclusiva una ‘postilla’ relativa all’‘‘archivio Fabrizio
De André’’, al quale avevo fatto riferimento nell’occasione senza peraltro dar conto delle sue carat-
teristiche.
1 Lo studio del rapporto fra archivi e didattica – in una prospettiva concreta di utilizzazione

degli archivi nel contesto della didattica della storia – dopo un pionieristico intervento di Isabella
Zanni Rosiello (Didattica degli archivi, didattica della storia, in «Rivista di storia contemporanea»,
4, 1981, pp. 626-638; poi anche in L’archivista sul confine. Scritti di Isabella Zanni Rosiello, a cura
di C. Bianchi e T. Di Zio, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, 2000, pp. 189-200), il
fascicolo Archivi e didattica, a cura di L. Lume, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XLV, 1985,
e lo stimolante libretto Didattica della storia e archivi, a cura di C. Torrisi, Caltanissetta-Roma, Scia-
scia, 1987, ha visto per quasi un ventennio un fervore di iniziative che hanno teso specie in contesti
specifici o locali alla valorizzazione degli archivi in riferimento all’attività scolastica; non poche per-
plessità, riconsiderando a distanza di anni le iniziative miranti a collegare conservazione archivistica e
utilizzazione in ambito didattico, sembrano trasparire comunque da alcune riflessioni della stessa Isa-
bella Zanni Rosiello (Sul futuro della didattica in archivio, in Archivisti davanti al presente: tra proble-
mi di tutela e di valorizzazione, atti della II e III giornata di studio dell’Associazione nazionale archi-
vistica italiana (ANAI)-Sezione regionale toscana [Firenze, 15 dicembre 1989; Pisa, 14 dicembre
1990], a cura di M. Brogi, Milano, Editrice bibliografica, 1992, pp. 159-163; EAD., Fonti d’archivio
e utilizzazione didattica, in «Rassegna degli Archivi di Stato», LVIII, 1998, pp. 96-103).

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16 STEFANO MOSCADELLI

archivistica – studenti, in un certo senso, ancora ‘incontaminati’ dall’appren-


dimento universitario – possono costituire un campione interessante per capi-
re cosa siano nel ‘sapere comune’ gli archivi e quanto ruota intorno a loro. Si
può cosı̀ costatare come alla parola ‘archivio’ gli studenti colleghino ‘sporci-
zia’, ‘disordine’ o di contro ‘ordine’, ed anche ‘storia’, intesa però in genere
come semplice genealogia o come storia familiare, mentre alcuni propongono
definizioni che avvicinano gli archivi al ‘potere’ (come ‘prodotti del potere’ o
come ‘strumenti per garantire il potere’) o che li accostano alla ‘segretezza’
(nel senso di mezzi per il ‘mantenimento della segretezza’), in un’accezione co-
munque sostanzialmente negativa.2 Risulta inoltre interessante considerare co-
me venga intesa la parola ‘archiviare’. In buona misura di essa vengono pro-
posti sinonimi che possiamo ritenere in sostanza ‘archivisticamente corretti’,
ovvero ‘registrare’, ‘memorizzare’, ‘conservare’, ‘mantenere’, ‘raccogliere’,
ma di contro colpisce l’accostamento di termini quali ‘insabbiare’, ‘gettar
via’, ‘mettere a tacere’: anche in questo caso quindi in un’accezione fortemen-
te caratterizzata in senso negativo. Gli esempi potrebbero continuare sulla fi-
gura degli archivisti, su cosa contengono gli archivi, sulla liceità o meno della
loro consultazione.
Se quella sulla verifica del ‘sapere comune’ intorno agli archivi e all’archi-
vistica costituisce in genere l’inizio di un mio corso universitario di primo li-
vello, il corso stesso si conclude con la visita al più grande archivio di conser-
vazione senese, costituito dal locale Archivio di Stato.3 La prima cosa che
colpisce gli studenti – i quali a quel punto hanno alle spalle numerose lezioni e
letture soprattutto di carattere teorico – è l’imponente ‘materialità’ del feno-
meno archivistico ovvero il tradursi dell’attività amministrativa plurisecolare
di una miriade di istituzioni e di uffici in svariati chilometri di carte. Da questo
‘viaggio’ all’interno dell’Archivio di Stato di Siena gli studenti rimangono in
genere molto affascinati.4 È doveroso dire che l’Archivio senese – com’è noto –
ben si presta per un ‘viaggio’ nel passato, essendo ospitato in un meraviglio-
so palazzo rinascimentale ed essendo stato disposto fin dal suo costituirsi

2 Le correlazioni archivi-segretezza e archivi-potere – tema, quest’ultimo, ricorrente negli studi di

Isabella Zanni Rosiello (ad esempio in molti dei saggi confluiti nell’antologia L’archivista sul confine
cit., ma anche nel suo Archivi e memoria storica, Bologna, Il Mulino, 1987, su cui si veda F. VALENTI,
Un libro nuovo su archivi e archivisti, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XLIX, 1989, pp. 416-431,
poi anche in ID., Scritti e lezioni di archivistica, diplomatica e storia istituzionale, a cura di D. Grana,
Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, 2000, pp. 115-132) – fanno da filo conduttore del
recente volume di L. GIUVA – S. VITALI – I. ZANNI ROSIELLO, Il potere degli archivi. Uso del passato e
difesa dei diritti nella società contemporanea, Milano, Bruno Mondadori, 2007.
3 Sull’Archivio di Stato di Siena, costituisce un punto di riferimento imprescindibile la voce

contenuta nella Guida generale degli Archivi di Stato, IV, Roma, Ministero pre i beni culturali e am-
bientali, 1994, pp. 83-216.
4 Il concetto di ‘viaggio’ all’interno del deposito archivistico riprende qui volutamente l’efficace

immagine della ricerca in archivio intesa proprio come ‘viaggio’ espressa da I. ZANNI ROSIELLO, An-
dare in archivio, Bologna, Il Mulino, 1996, in particolare alle pp. 209-211.

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STRUTTURE ARCHIVISTICHE E ORDINAMENTO 17

(1858) secondo un percorso che si snoda nei depositi a partire dalle istituzioni
di più antica origine comunale fino a giungere a quelle granducali, della do-
minazione napoleonica, della Restaurazione, per arrivare infine alle nuove ma-
gistrature e uffici unitari.5 Confesso che mi piacerebbe un giorno portare gli
studenti in qualche capannone in cui si conserva la documentazione contem-
poranea di qualche ufficio dell’amministrazione pubblica, perché anche quel-
lo può essere un ‘viaggio’ affascinante, che, in un ambito conservativo total-
mente diverso – spesso segnato anche da un evidente disordine –, conferma
comunque la ‘materialità’ della dimensione archivistica. Quanto detto può ri-
trovarsi nell’immagine letteraria del fenomeno archivistico che si ricava dalle
pagine ben note di José Saramago: esse costituiscono una lettura ‘stimolante’
di tale fenomeno e ci aiutano anche a risollevarci da quel senso di tristezza che
spesso prende l’archivista quando assiste alla tenuta di certi archivi contempo-
ranei.6
Ciò che io cerco di fare in ambito universitario – cosı̀ come (credo) cerca-
no di fare i miei colleghi impegnati nei vari atenei italiani o nelle scuole d’ar-
chivio – è di insegnare a come concretizzare in uno strumento archivistico la
lettura di un fenomeno documentario spesso imponente – come detto – nella
propria materialità. L’elemento di fascinazione che cerco di trasmettere agli
studenti è che per l’‘archivista ortodosso’ in un archivio l’attrazione non sog-
giace nei contenuti, ma nella struttura.7 Lo scopo dello studioso d’archivi è di
superare questa fisicità, capirla, interpretarla e capire come possa essersi for-
mata, sulla base di quali esigenze e di quali collegamenti. Tutto ciò appare
piuttosto facile quando affrontiamo istituzioni fortemente articolate – dove
cioè le strutture sono evidenti nelle norme e nelle leggi –, cosı̀ che il nostro
lavoro di archivisti diviene complicato da un punto di vista culturale, stante
ad esempio la necessità di un confronto con la storia delle istituzioni, la storia
giuridica o la storia della ragioneria, ma una volta trovato il ‘bandolo della ma-

5 Sulla rilevanza, nell’ambito toscano, della disposizione dei fondi archivistici risalenti all’età co-

munale e granducale in modo da ricreare anche visivamente l’immagine di un percorso storico-cro-


nologico, si sono soffermati A. D’ADDARIO, Archivi ed archivistica in Toscana negli ultimi cento anni,
in «Rassegna storica toscana», I, 1955, pp. 35-70, e più ampiamente S. VITALI, L’archivista e l’archi-
tetto: Bonaini, Guasti, Bongi e il problema dell’ordinamento degli Archivi di Stato toscani, in Salvatore
Bongi nella cultura dell’Ottocento. Archivistica, storiografia, bibliologia, atti del convegno (Lucca, 31
gennaio-4 febbraio 2000), a cura di G. Tori, Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, 2003,
II, pp. 519-564.
6 L’interesse archivistico nei confronti del romanzo di J. SARAMAGO, Tutti i nomi, Torino, Ei-

naudi, 1998 (edizione originale: Lisboa, Caminho, 1997), appena sfiorato nella recensione di V. Mar-
tinetto, in «L’indice dei libri del mese», XV/10, 1998, p. 10, è chiarito da I. ZANNI ROSIELLO, Sara-
mago in archivio, nel medesimo periodico (XVI/4, 1999, pp. 30-31), e da S. VITALI, Memorie,
genealogie, identità, in L. GIUVA – S. VITALI – I. ZANNI ROSIELLO, Il potere degli archivi cit.,
pp. 67-134: 73-75.
7 Il riferimento alla struttura degli archivi non può non far ricordare i fondamentali saggi di

F. VALENTI, Parliamo ancora di archivistica e Riflessioni sulla natura e struttura degli archivi, rispetti-
vamente in «Rassegna degli Archivi di Stato», XXXV, 1975, pp. 161-197 e XLI, 1981, pp. 9-37 (poi
anche in ID., Scritti e lezioni cit., pp. 45-81, 83-113).

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18 STEFANO MOSCADELLI

tassa’, la struttura ci può apparire abbastanza chiara, cosı̀ come la sua evolu-
zione. In definitiva, quindi, sono le stesse istituzioni a guidarci – soprattutto
con i loro protocolli e con i loro originari strumenti di corredo, simboli tan-
gibili delle modalità di organizzazione della loro memoria storica 8 – nella ri-
costruzione dell’archivio e nell’interpretazione del fenomeno archivistico.
Di contro, quanto più il produttore dell’archivio è un soggetto non istitu-
zionalizzato o meno forte sul piano istituzionale, tanto più rischia di vacillare
la struttura archivistica o almeno di rendersi meno chiara. Certamente questi
complessi documentari sono ‘archivi’ se si dimostrano tali sul piano della for-
mazione – e al teorico dell’archivistica ciò basta –, ovvero se costituiscono ‘il
prodotto documentario di un processo amministrativo’. Complessa appare co-
munque la loro definizione se passiamo a descrivere i caratteri del vincolo ar-
chivistico che ne collega le parti e quindi la natura dell’ordinamento originario
che li caratterizza.9 Pensando ad esempio agli archivi personali – siano essi ‘di
personalità’ o semplicemente ‘di persona’ –, possiamo notare come il ‘non or-
dinamento’ sia un tratto relativamente diffuso e possiamo verificare come tale
status non significhi di per sé una mancata funzionalità dell’archivio a ciò per
il quale esso è posto in essere, ossia all’esaurimento delle ordinarie necessità
del produttore; paradossalmente, quante volte ci è capitato di sentir dire
‘‘ho messo in ordine e non trovo più nulla’’ oppure ‘‘non toccate nulla perché
nel disordine ritrovo tutto!’’
Al di là del paradosso, mi sembra opportuno sottolineare come nell’archi-
vio personale – fatta naturalmente eccezione per archivi i cui produttori, con-
sapevoli della rilevanza delle carte possedute, hanno dato alla documentazione
una struttura che in qualche modo riflettesse gli interessi che soggiacevano alla
formazione stessa dell’archivio 10 – la ricostruzione dell’ordinamento secondo
un’ipotetica struttura originaria costituisca spesso un problema di difficile so-
luzione.11 Non è quindi insolito che dalla mancanza di un chiaro ‘ordinamen-

8 L’identificazione dell’archivio con le modalità di organizzazione della memoria storica dell’i-

stituto produttore discende ovviamente da quanto sostenuto da C. PAVONE, Ma è poi tanto pacifico
che l’archivio rispecchi l’istituto?, in «Rassegna degli Archivi di Stato», XXX, 1970, pp. 145-149 (poi
anche in Intorno agli archivi e alle istituzioni. Scritti di Claudio Pavone, a cura di I. Zanni Rosiello,
Roma, Ministero per i beni e le attività culturali, 2004, pp. 71-75).
9 Lo studio dei caratteri del vincolo archivistico, dopo decenni di approfondimenti teorici, ha

infine trovato una sintesi ‘conclusiva’ nel saggio di A. ROMITI, Riflessioni sul significato del vincolo
nella definizione del concetto di archivo, in Studi in onore di Arnaldo d’Addario, a cura di L. Borgia,
F. de Luca, P. Viti, R.M. Zaccaria, Lecce, Conte, 1995, I, pp. 1-18 (poi anche in ID., Temi di archi-
vistica, Lucca, Pacini Fazzi, 1996, pp. 7-28).
10 Rimanendo all’ambito toscano, un caso esemplare recente di archivio riordinato dal produt-

tore, consapevole del significato delle proprie carte quale testimonianza dell’attività svolta in ambito
politico e culturale, è quello di Marino Raicich, il cui inventario è stato recentemente edito (Archivio
Marino Raicich, inventario a cura di D. Mazzolai, Siena-Roma, Università degli studi di Siena-Mini-
stero per i beni e le attività culturali, 2007).
11 Il tema dell’individuazione e dell’ordinamento degli archivi personali è stato affrontato in

modo approfondito da E. INSABATO e da A. ROMITI, rispettivamente nei saggi Esperienze di ordina-

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STRUTTURE ARCHIVISTICHE E ORDINAMENTO 19

to originario’ insito nell’archivio, consegua l’opportunità di organizzarlo in un


modo ritenuto semplicemente più funzionale alla fruizione. Ciò evidentemen-
te rischia di contrastare con alcuni criteri interpretativi che comunemente
adopriamo per definire un archivio, il quale potrebbe intendersi non solo ‘il
prodotto documentario di un processo amministrativo’, quanto ‘il prodotto
documentario formalizzato di un processo amministrativo’. Se riteniamo infat-
ti che un archivio sia tale solo quando non presenta il vincolo volontaristico di
un riordinatore, si deve ammettere che talvolta di fronte agli archivi personali
l’intervento di ordinamento rischia di incidere e di trasformare il complesso
documentario in una ‘raccolta’ ovvero in una diversa universitas culturale,
in cui il collegamento delle componenti avviene sulla base di interpretazioni
soggettive esterne, ispirate in questo caso essenzialmente ad elementi di natura
contenutistica.12 Nella sostanza quindi, allorché l’‘archivista ortodosso’ si tro-
va di fronte ad un archivio personale – è giusto dire che gli archivi familiari
per quanto appaiano non fortemente istituzionalizzati siano tutt’altra cosa, esi-
stendo dinamiche strutturali diverse ed esistendo spesso un patrimonio da ge-
stire secondo regole amministrative precise 13 –, egli risolve il problema adot-
tando di fatto il principio del quieta non movere e ricorrendo a soluzioni
inventariali caratterizzate da una forte analiticità, se non addirittura alla tra-
scrizione o all’edizione della documentazione. E forse non è un caso – stanti
i problemi di metodo testé ricordati – che questo genere di materiale archivi-
stico sia confluito e continui spesso a confluire soprattutto nelle biblioteche,
dove abituale è il ricorso a forme di descrizione che mirano più all’analisi pun-
tuale delle singole componenti che alla ricostruzione dell’insieme ovvero della
struttura, cui invece più spesso si rivolge – come detto – l’attenzione dell’ar-
chivista.14

mento negli archivi personali contemporanei. Alcune considerazioni e Per una teoria della individuazio-
ne e dell’ordinamento degli archivi personali, entrambi in «Studi medievali», s. III, XXXIII/2, 1992,
pp. 881-892, 892-906 (poi anche in Specchi di carta. Gli archivi storici di persone fisiche: problemi di
tutela e ipotesi di ricerca, a cura di C. Leonardi, Firenze, Sismel, 1993, pp. 69-88, 89-112).
12 Sul tema della natura del vincolo – naturale o volontario, in riferimento al riconoscimento

degli ‘archivi propri’ o ‘impropri’, contrapposti alle ‘raccolte’ – Antonio Romiti è tornato più volte,
ovvero nei saggi I mezzi di corredo archivistici, in «Archivi per la storia», III/2, luglio-dicembre 1990,
pp. 218-246 (poi anche in ID., Temi di archivistica cit., pp. 67-102) e Per una teoria dell’individua-
zione cit., nonché nel recente contributo Tra archivi e biblioteche: i ‘‘fondi archivistici’’ e i ‘‘fondi mi-
sti’’, in Una mente colorata. Studı̂ in onore di Attilio Mauro Caproni per i suoi 65 anni, promossi, rac-
colti, ordinati da P. Innocenti, curati da C. Cavallaro, Roma-Manziana, Il libro e le letterature-
Vecchiarelli, 2007, II, pp. 735-748.
13 Sugli archivi familiari la bibliografia – sia quella relativa ad aspetti teorici e metodologici, che

altra collegata a specifici interventi di ordinamento e inventariazione – è vastissima; mi limito qui a


segnalare il recente contributo di E. INSABATO, Vincoli di sangue e vincoli archivistici. Alcune conside-
razioni sugli archivi di famiglia, in Archivi, carriere, committenze. Contributi per la storia del Patrizia-
to senese in età moderna, atti del convegno (Siena, 8-9 giugno 2006), a cura di M.R. De Gramatica,
E. Mecacci e C. Zarrilli, Siena, Accademia senese degli Intronati, 2007, pp. 3-28.
14 Al problema della conservazione di archivi personali presso ‘archivi di concentrazione’ o

presso biblioteche, con conseguente diversa metodologia di intervento, fa riferimento ROMITI, Per

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20 STEFANO MOSCADELLI

Relativamente a questo tema posso portare l’esperienza maturata negli ul-


timi anni sull’‘‘archivio Fabrizio De André’’, oggi conservato presso la biblio-
teca della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Siena.
Poco dopo la morte dell’artista (1999) è stata costituita a Genova una
Fondazione a lui intitolata, presieduta da Dori Ghezzi, con l’intento – tra
gli altri – ‘‘di consentire, agevolare e promuovere la consultazione e lo studio
delle opere, dei documenti, manoscritti, che saranno donati dagli eredi di Fa-
brizio De André e che saranno catalogati ed ordinati secondo opportuni cri-
teri’’.15 A questo scopo la Fondazione ha stipulato nel 2003 una convenzione
con la suddetta Facoltà di Lettere, al fine di inventariare e conservare i mate-
riali raccolti dalla Fondazione stessa, nonché di promuovere attività di ricerca
scientifica intorno alla figura e all’opera dell’artista.16
La documentazione inviata in varie fasi dalla Fondazione non mostrava ad
un primo impatto tracce che facessero intuire l’esistenza di benché minime
forme di ordinamento originario, cosı̀ come lasciava intuire il ricorso nel pas-
sato a pesantissime operazioni di scarto sui materiali relativi all’attività di De
André prima degli anni Novanta dello scorso secolo. Commisti alla documen-
tazione propriamente deandreiana sono stati rinvenuti anche documenti con-
servati un tempo dai genitori dell’artista – in particolare materiali relativi alla
sua infanzia e fanciullezza –, nonché documenti paterni; una selezione di libri
appartenuti a De André ha completato infine il deposito. Recenti studi sul
cantautore hanno evidenziato le dispersioni avvenute, mentre alcune indagini
condotte dal ‘‘Centro interdipartimentale di studi Fabrizio De André’’ – isti-
tuito dall’Università di Siena per valorizzare la documentazione in questione 17 –

una teoria della individuazione cit., pp. 898-900, nonché ID., Gli archivi domestici e personali tra pas-
sato e presente, in Archivi nobiliari e domestici. Conservazione, metodologie di riordino e prospettive di
ricerca storica, a cura di L. Casella e R. Navarrini, atti del convegno (Udine, 14-15 maggio 1998),
Udine, Forum, 2000, pp. 13-31: 23; si consideri anche A.M. CAPRONI, Fogli di taccuino. Appunti e
spunti vari di biblioteconomia (1971-1988), Manziana, Vecchiarelli, 1988, pp. 177-189: 179 ss.
15 Cosı̀ recita il primo comma dell’art. 2 della statuto della ‘‘Fondazione Fabrizio De André

Onlus’’, disponibile nel sito http://www.fondazionedeandre.it/.


16 Su Fabrizio De André esiste una bibliografia vastissima, per quanto in buona parte poco si-

gnificativa sul piano scientifico. Possono costituire un primo punto di riferimento, specie in relazione
al profilo biografico, i contributi di C.G. ROMANA, Amico fragile. Fabrizio De André, Milano, Sperling
paperback, 2002 (I edizione: Milano, Sperling & Kupfer, 1991) e di L. VIVA, Non per un Dio ma
nemmeno per gioco. Vita di Fabrizio De André, Milano, Feltrinelli, 2000; una rassegna critica aggior-
nata a quanto edito in Italia fino all’estate 2005 si deve a L. GREGORIS, Per Fabrizio De André: una
bibliografia ragionata, in «Università degli Studi di Siena. Annali della Facoltà di Lettere e Filosofia di
Siena», 26-27, 2005-2006, pp. 201-233. Tra le pubblicazioni più recenti, si segnalano Volammo dav-
vero. Un dialogo ininterrotto, a cura di E. Valdini, postfazione di D. Fo, Milano, Rizzoli, 2007, e so-
prattutto Fabrizio De André. Un’autobiografia per parole e immagini. Una goccia di splendore, a cura
di G. Harari, Milano, Rizzoli, 2007, nel quale si riproducono anche numerosi documenti contenuti
nell’‘‘archivio De André’’ ed altri in mano di privati.
17 Sul ‘‘Centro interdipartimentale di studi Fabrizio De André’’ si veda G. GUASTELLA , Un ar-

chivio e un centro studi per Fabrizio De André, in Volammo davvero cit., pp. 92-96; tra le iniziative
editoriali del Centro studi si segnala il volume Il suono e l’inchiostro. Poesia e canzone nell’Italia con-
temporanea, a cura di M. Gaetani, M. Marrucci ed E. Valdini, Milano, Chiarelettere, 2009.

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STRUTTURE ARCHIVISTICHE E ORDINAMENTO 21

hanno permesso di individuare interessanti carte deandreiane presso Piero


Milesi, musicista col quale De André lavorò per la stesura del suo ultimo al-
bum (Anime salve, BMG-Ricordi, 1996).
Già da questa rapida ed essenziale rassegna si capisce quanto appaia dif-
ficile nel caso specifico la possibilità di individuare un vincolo naturale fra le
carte, tanto da far propendere più per l’attribuzione alle stesse della definizio-
ne di ‘raccolta’ in luogo di quella di ‘archivio’, denominazione peraltro lasciata
in uso per motivi di chiarezza con gli interlocutori non specialisti.18
Al fine di elaborare adeguati mezzi di corredo, il Centro studi ha intrapre-
so la schedatura della documentazione, cosı̀ da ricomporre almeno quei fasci-
coli al cui stato di disordine si poteva facilmente porre rimedio. L’analisi della
documentazione ha confermato quindi l’assenza di una struttura archivistica
originaria cui far riferimento e l’impressione iniziale del carattere volontaristi-
co che lega le carte, ovvero del vincolo messo in campo dalla Fondazione De
André nella sua attività di recupero, selezione e invio dei materiali raccolti. Da
tutto ciò è dipesa la decisione di riunire i fascicoli a comporre serie documen-
tarie ritenute dai riordinatori esplicative delle tipologie documentarie conser-
vate ed utili per orientare gli studiosi nella ricerca. Le serie costituite sono le
seguenti: Lettere ai genitori (letterine della fanciullezza intercorse fra De An-
dré e i genitori), Corrispondenza (carteggio di De André con persone, uffici,
agenzie musicali, ecc.), Lettere degli ammiratori (lettere inviate da ammiratori
sconosciuti a De André), Manoscritti (materiali di lavoro), Atti e documenti
(materiali diversi non inscrivibili nelle serie precedenti), Materiale librario (li-
bri, ritagli di giornali e materiale bibliografico di varia natura raccolto da De
André). Al momento, in vista del completamento dell’inventario che avrà ine-
vitabilmente un forte carattere di analiticità, i risultati della schedatura dei fa-
scicoli sono disponibili nel sito web del Centro studi.19

18 Alcune riflessioni sull’‘‘archivio De André’’ sono contenute nel mio intervento ‘‘Volta la car-

ta’’. Suggestioni dall’archivio Fabrizio De André, in «Archivio trentino. Rivista di studi sull’età moder-
na e contemporanea», fasc. 1, 2007 (interamente dedicato a Scrivere agli idoli: la scrittura popolare
negli anni Sessanta e dintorni a partire dalle 150.000 lettere a Gigliola Cinquetti, atti del convegno
[Trento, 10-12 novembre 2005], a cura di A. Iuso e Q. Antonelli), pp. 369-411, cui si può ricorrere
anche per alcuni aggiornamenti e puntualizzazioni bibliografiche.
19 http://www.fabriziodeandre.org/.

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