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Schopenhauer 2

Schopenhauer, influenzato dal buddismo e dalla filosofia di Kant e Platone, sviluppa un pensiero pessimista incentrato sulla volontà come essenza della vita, sostenendo che la realtà fenomenica è solo una rappresentazione soggettiva. La sua opera principale, 'Il mondo come volontà e rappresentazione', esplora la sofferenza universale e il conflitto tra desiderio e dolore, criticando l'ottimismo e proponendo la pietà come via di salvezza. Schopenhauer afferma che l'amore è un'illusione, un mezzo per la riproduzione, e che la vera liberazione dalla sofferenza si può trovare attraverso la consapevolezza e l'arte.

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Schopenhauer 2

Schopenhauer, influenzato dal buddismo e dalla filosofia di Kant e Platone, sviluppa un pensiero pessimista incentrato sulla volontà come essenza della vita, sostenendo che la realtà fenomenica è solo una rappresentazione soggettiva. La sua opera principale, 'Il mondo come volontà e rappresentazione', esplora la sofferenza universale e il conflitto tra desiderio e dolore, criticando l'ottimismo e proponendo la pietà come via di salvezza. Schopenhauer afferma che l'amore è un'illusione, un mezzo per la riproduzione, e che la vera liberazione dalla sofferenza si può trovare attraverso la consapevolezza e l'arte.

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SCHOPENHAUER

È orfano di padre, la madre aveva un salotto letterario


Primo losofo che riporta in chiave occidentale i principi del buddismo; Platone e Kant.

Le opere fondamentali sono “Il mondo come volontà e rappresentazione” e “Parerga e


Paralipomena”. La sua opera molto simile a Leopardi (zibaldone).

Rapporto con le loso e precedenti


A ne a Kant e Platone.
Rapporto di cile con l’idealismo (corrente loso ca del suo tempo in Germania), contro Hegel
che ci ha fatto credere in una realtà razionale e che punta al bene ma è solo un’illusione.
È un’anti idealista, ma non un anti romantico > il tratto del dolore è una caratteristica romantica,
so erenza del mondo, l’arte è un modo per superare questo dolore, solidarietà umana che ci
libera dalla so erenza (Leopardi “La Ginestra”)

Spiritualità indiana
Legge alcuni testi sacri dell’induismo e in parte si lascia in uenzare, il suo pensiero rimane sempre
di tipo occidentale.

Il mondo come volontà e rappresentazione


La sua opera parte dalla distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno (critica alla ragion pura).
Secondo Kant noi non conosciamo mai la vera realtà ma solo quella ltrata dai nostro sensi, che
possono anche ingannarci, noi proiettiamo questa realtà fenomenica in un nostro spazio e tempo
e con una relazione di causa e etto.

La realtà fenomenica per Schopenhauer non ci può bastare (per Kant invece si, tutti gli uomini
vedono il mondo ltrato da delle lenti che non si possono togliere), e queste lenti con cui l’uomo
vede il mondo non solo colorate ma bensì deformate, che creano una realtà non a dabile.
Schopenhauer la chiama rappresentazione perché quando guardo la realtà vedo la sua
rappresentazione che in realtà potrebbe essere diversa da come io lo percepisco. È una
rappresentazione soggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza.
[C’è però una di erenza tra losofo e contadino (chi agisce senza loso a) = consapevolezza che
è solo del losofo. Se uno (solo l’uomo può farlo) è consapevole che c’è di erenza tra come vedo
una cosa e come è nella realtà, penetra in lui la conoscenza loso ca (Hegel sarebbe contrario).
Questa di erenza c’è sia in Kant sia nei buddisti. Il losofo sa che quando osserva qualcosa sta
mettendo dei ltri.]

La vita è un sogno, un tessuto di apparenze che rende la vita simile allo stato onirico dell’uomo.

Può essere chiamata anche Velo di Maya, che è una divinità indiana che ci posa un velo sulla
testa che ci nascono la vera realtà delle cose e ci impedisce di vedere com’è il mondo veramente.
Il fenomeno non è più positivo perché ci impedisce di capire il senso del mondo (ammesso che ci
sia). Squarciare il velo sarà l’obbiettivo di Schopenhauer, vedere com’è veramente il mondo.
ritiene a di erenza di Kant che il fenomeno non costituisca una conoscenza adeguata della realtà.
Schopenhauer ritiene che il fenomeno è mascheramento della realtà e che il losofo ha come
obiettivo andare oltre il fenomeno e squarciare il velo della realtà.
La dea buddista Maya esempli ca la di erenza tra fenomeno e noumeno (essenza del mondo che
è celata da 7 veli che usa la dea Maya per coprire il mondo).
Come si arriva al noumeno? Sarebbe impossibile conoscere il noumeno se i loso fossero senza
corpo. Il corpo posso conoscerlo sotto due aspetti: uno è fenomenico (causa-e etto) l’altro è dato
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dalla mia percezione. [il movimento del corpo è dato dalla mano = c’è conoscenza fenomenica
ma anche una conoscenza immediata che sento dentro di me per cui la mano si muove secondo
la mia volontà (noumeno = volontà). I nostri movimenti non sono altro che volontà (visto che ci
sentiamo dentro).]

Soggetto e oggetto
Il soggetto e il mondo sono in correlazione, il mondo è la mia rappresentazione ci deve essere
qualcuno che lo percepisce. Sono necessitati a esistere all’interno della rappresentazione che è
sia la rappresentazione del mondo ma anche dello stesso soggetto rappresentato nel mondo.
Schopenhauer è il primo che intuisce un rapporto reciproco tra soggetto e oggetto.

Il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto.


L’idealismo è falso perché tenta di annullare l’oggetto riducendo tutto al soggetto.
3 forme a priori della conoscenza umana (ordinano il mondo in cui io vedo il mondo secondo la
mia rappresentazione)
-spazio
-tempo
-causalità (causa-e etto)

Tutto è volontà
Noi siamo oltre a conoscenza e rappresentazione anche corpo, questo signi ca che riusciamo a
vederci fuori in quanto rappresentazione ma ci percepiamo anche con il nostro corpo (godendo e
so rendo) > queste esperienza ci permettono di squarciare il velo di Maya.
Ripiegandoci su noi stessi riusciamo a comprendere che la nostra essenza profonda è la volontà
di vivere > impulso forte e irresistibile che ci spinge a esistere ed agire, il corpo è la
rappresentazione esteriore delle nostre volontà.

Il principio attraverso cui il la volontà è il noumeno per il cosmo è per analogia. Tutti gli esseri
viventi sono mossi dalla volontà. Volontà va bene pensarla come divinità (è un po’ una natura
naturans spinoziana). volontà = tendere alla propria auto sopravvivenza

La volontà implica so erenza: l’appartamento è appartenente, ogni desiderio soddisfatto (uno su


dieci) lascia subito il posto ad un nuovo desiderio = le esigenze tendono all’in nito. Non c’è un
motivo per cui è in nito. La volontà è un impulso primitivo che struttura tutto il cosmo del tutto
irrazionale, vuole perché vuole.
Se non voglio è peggio. La vita è un pendolo che oscilla tra dolore e noia.

Schopenhauer dice che l’amore è due infelicità che si incontrano e un’infelicità che si prepara.
Cerchiamo l’amore perché cerchiamo di duplicarci e abbiamo messo in noi istinto di amore cioè
istinto di riprodursi cioè istinto di sopravvivenza.
La volontà tende solo a perpetuare se stessa. La volontà è naturalmente unica atemporale
spaziale e priva di senso.

Volontà di vivere
Entità che ci spingono a volere, la nostra vera essenza e del mondo.
[Kant: realtà fenomenica Schopenhauer: rappresentazione, Kant: noumeno Schopenhauer:
volontà]
Il termine volontà indica:
-energia o impulso (inconscia)
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-è unica (si sottrae al principio di individuazione perché esiste al di fuori dello spazio e del tempo)
-è eterna e indistruttibile (perché prescinde dal tempo, è un principio senza inizio né ne)
-forza libera e cieca (perché è fuori dalla categoria di causa > per Schopenhauer è il principio di
ragione, senza uno scopo, “voglio perché voglio” la volontà primordiale non ha altro scopo se non
se stessa)
-Dio per Schopenhauer non può esistere, l’unica verità assoluta è la volontà
La volontà di vivere si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi:
1) sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali che Schopenhauer chiama idee, gli
archetipi del mondo
2) Individui del mondo naturale, cioè la moltiplicazione nel tempo e nello spazio delle idee, tra
individui e idee c’è un rapporto copia-modello, gli individui sono semplici riproduzioni delle
idee originarie.

4 idee archetipiche trascendentali: il modo più imperfetto in cui si manifesta la volontà la natura
inorganica, poi mondo vegetale, mondo animale, esseri umani.
Questo sistema è un po’ hegeliano/idealista dell’uno assoluto che si manifesta in varie forme
anche se Schopenhauer non ama Hegel.
Un desiderio si concretizza con spazio tempo e categorie.
La lotta incessante per la sopravvivenza si sviluppa tramite la soppressione e sfruttamento della
materia sfruttata dalle idee sottostanti e si caratterizza con il continuo con itto tra gli individui
della stessa specie e poi cerca di distruggere per propri scopo anche individui delle specie
inferiori (ambiente non costituisce per gli esseri umani una priorità).
>> Schopenhauer ritorna a considerare come la volontà si articola / manifesta nel mondo=
secondo una climax ascendente dal meno consapevole che ri ette il neoplatonismo (Plotino =
prende idea del concetto di uno), la volontà è fuori da spazio e tempo è qualcosa di compatto,
indistinto, unico= l’essenza del mondo è caratterizzata da volontà che si divide in 4:
Nell’essere umano la volontà è auto consapevole. L’essenza di questa volontà è caratterizzata
che volontà è lotta incessante per la sopravvivenza. (Mondo vegetale fagocita mondo inorganico,
mondo animale mangia mondo vegetale e esseri umani distruggono mondo animale > Piano
superiore tende a sfruttare i piani inferiori. Gli esseri umani si distruggono a vicenda.

Idea che senza la morte l’uomo non si interrogherebbe su perché esiste il mondo.

Asimmetria ontologica tra piacere e dolore

PESSIMISMO
Dolore, piacere e noia
L’essere è la manifestazione di una volontà in nita, signi ca che la vita è dolore. Volere signi ca
desiderare, che provoca uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa. Desiderio >
mancanza > dolore.
Nell’uomo la volontà è più cosciente rispetto agli altri esseri, l’uomo è il più bisognoso e mancante

Cioè che gli uomini chiamano gioia non è altro che una temporanea cessazione di dolore, a nché
ci sia il piacere bisogna che ci sia uno stato precedente di tensione e dolore. Il piacere è una
funzione derivata del dolore, il piacere riesce a vincere se stesso solo annullando se stesso,
appena viene meno lo stato di tensione, non c’è più nemmeno la possibilità di provare piacere.

Il dolore è una realtà durevole nel tempo, mentre il piacere è una realtà momentanea. Come terza
condizione umana Schopenhauer individua lo stato della noia, che subentra quando viene meno il
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desiderio. “La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia,
passando per il breve intervallo di piacere e gioia”

So erenza universale
Il dolore non riguarda soltanto l’uomo, ma investe ogni creatura, tutto so re > so erenza
universale. L’uomo è destinato a so rire più degli altri esseri viventi perché è più consapevole ed è
destinato a patire di più l’insoddisfazione dei propri desideri.

Il genio è destinato a so rire di più, “più intelligenza avrai, più so rirai”, Schopenhauer arriva ad
una forma radicale di pessimismo storico con il quale a erma che il male non è solo nel mondo,
ma nel principio stesso da cui esso dipende.

Il dolore universale è anche una lotta crudele tra tutte le cose, esseri tormentati e angosciati che
esistono solo a patto di divorarsi l’un l’altro, l’autoconservazione di ogni essere è una catena di
morti. Autolacerazione dell’unica volontà in un rapporto con ittuale di individui reciprocamente
ostili.

L’illusione dell’amore
Alla natura interessa solo la sopravvivenza della specie che si manifesta nell’amore, che è uno
degli stimoli più forti dell’esistenza. Il ne dell’amore secondo la natura è il semplice
accoppiamento.

Se l’amore è solo uno strumento per la riproduzione della specie, allora non c’è amore senza
sessualità. Per Schopenhauer l’amore è l’incontro di due infelicità che creano una terza infelicità
(procreazione), quindi l’unico amore che può essere elogiato non è quello generativo (ερος) ma
quello disinteressato della pietà.

Critica all’ottimismo
Ri uta l’ottimismo cosmico > schema di pensiero che interpreta il mondo come un organismo
perfetto, governato da Dio (Hegel), questa visione benché consolatoria è falsa poiché la vita è
un’esplosione di forze irrazionali.

Ri uta l’ottimismo sociale > falsità della bontà e della socievolezza dell’uomo. Il con itto e la
sopra azione reciproca sono ciò che governano i rapporti umani. Gli uomini vivono insieme non
per simpatia ma per bisogno. Lo Stato e le leggi esistono a nché l’uomo si possa difendere dagli
istinti aggressivi degli individui. Può essere accusato di essere un misantropo ma in realtà questa
visione serve a Schopenhauer per favorire la scelta della via etica della pietà (solo chi ha la
sensibilità di di avvertire come i rapporti umani si fondino sull’ingiustizia può sentire il desiderio
interiore di curare la giustizia e l’amore)

Ri uta l’ottimismo storico > polemica contro ogni forma di storicismo. Ridimensiona la portata
conoscitiva della storia, non è una vera e propria scienza, è costretta a limitarsi alla catalogazione
dell’individuale, non si basa su leggi universali e permanenti. Gli storici studiando l’uomo si
convincono che questo cambi di epoca in epoca, perdendo di vista i suoi caratteri immutabili.
L’unico modo e cace per studiare la storia è quello di evidenziare la costante uniformità e
ripetitività della storia. Bisogna passare dalla storia alla loso a della storia. La storia è solo un
ripetersi del medesimo dramma, tutta l’umanità si trova nello stesso medesimo dolore. Il vero
compito della storia dovrà essere quello di rendere l’uomo consapevole di sé e del proprio destino

Sembra non esserci modo di uscire, Schopenhauer pro la tre vie per uscire (prese dal buddismo)
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Buddismo (pratica di vita che ci mette in condizione di uscire da vita di dolore in cui l’uomo è
costantemente immerso)
3 pratiche fondamentali: (che consentono all’uomo di trovare un senso e riuscire a vivere in una
condizione di dolore) (=Plotino). Queste tre pratiche sono collegate dal desiderio di uscire da sé
stessi e riconnetterci nell’uno tutto, dobbiamo imparare a non volere attraverso queste tre
pratiche:
1) ARTE (via estetica): ci permette di avvicinarci alle idee platoniche. Riferimento più che al
buddismo a Plotino. L’arte è una prima via di liberazione dal dolore: nell’arte non ci limitiamo
alla cosa presentata, ci fa uscire dall’individualità, l’arte ci proietta verso contemplazione
dell’idea pura, ci dà un senso di percezione dell’essenza delle cose; uscire dalla concretezza e
vedere le idee dall’alto. (=anche Leopardi, il perdersi nelle illusioni ci da percezione
dell’in nito); anche per Hegel l’arte ci eleva e ci fa capire che dentro un nito c’è l’in nito. Nel
romanticismo l’arte ha una funzione conoscitiva. Contemplazione estetica ha anche valore
conoscitivo. Contemplazione delle idee pure oltre il fenomeno. L’uomo per abitare il mondo
deve riuscire ad elevarsi dalla sua individualità e vedersi all’interno del tutto. Il genio artistico ci
eleva oltre il mondo sensibile. Per Schopenhauer l'arte più importante è la musica, non è
materiale, ci può sollevare dal dolore ma non dura in eterno, solo una tappa di passaggio.
L’arte ci permette di uscire da noi stessi.
2) MORALE: (buddismo dice che per migliorare bisogna sentire il dolore degli altri, fare proprio il
dolore altrui). Scaturisce dal sentimento di pietà, cioè quando capisco che gli altri provano
dolore come lo provo io. Ci porta ad esprimere due virtù: giustizia (tentare di non fare
qualcosa di ingiusto verso gli altri) e carità (agire per fare del bene verso gli altri), nonostante
l’uomo si egoista può provare compassione per gli altri, fare del bene senza avere niente in
cambio. Posso allontanare i mie dolori ma non li elimino del tutto. La morale ci lega agli altri
esseri umani, percependoli come noi stessi. La pietà è qualcosa che mi lega di più agli altri,
non mi limito a evitare di fare agli altri qualcosa che ritengo ingiusto, ma sono portato ad
aiutare l’altro (anche se non sono tenuto per il senso di giustizia): nella pietà c’è la
compassione. = critica a Kant (all’imperativo categorico che non contempla la compassione),
Schopenhauer è più in linea con Hume, la simpatia è un sentimento. I buddisti si allenano a
come farti piacere una persona che ti sta antipatica.
3) ASCESI: (nel buddismo ci arrivano solo i monaci). Finisco per morti care la mia volontà divina.
Cerco di non dipendere più dalla volontà, smettere Dib desiderare del tutto, esperienze tutte
corporali. Uscire dalla mia individualità e connettermi con l’uno tutto morti cando il piacere.
Non devo più desiderare il piacere ma devo imparare a desiderare il dispiacere così da
imparare a staccarmi dai desideri e raggiungere la pace. Ripresa dal buddismo la chiama
nirvana, pace eterna e mancanza di desideri e di conseguenti dolori, contatto con la nolluntas.
Mi elevo dall’esigenza del mio corpo, non sento più dolore. Si realizza attraverso pratiche
corporali, meditazione. Si arriva all’ascesi attraverso la morti cazione del corpo (più che
atarassia epicurea è qualcosa di stoico-scettico). Attraverso pratiche di morti cazione del
corpo riesco ad arrivare alla santità, alla nolluntas, non volere più nulla, mi connetto con il
nulla. C’è la ricerca del dolore, dello spiacevole. Si manifesta nella povertà intenzionale,
privazioni. Quello che rimane è il nulla (per chi ha ancora volontà) ma il nulla è l’altra faccia del
tutto = quando mi vedo parte dell’uno tutto (vedere dall’alto) certo che mi annullo ma mi
annullo vedendomi come parte del tutto (sub species aeternitatis spinoziano).

Schopenhauer ri uta il suicidio, perché non è un ri uto della vita è solo scontento della vita che
sta vivendo, non è un vincere contro la volontà è un arrender5si con tre la volontà. Solo lui si
libera, il resto dell’umanità continua a so rire, bisogna trovare un’altra via per scon ggere la
volontà.
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