Art. 1 “L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo che la
esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”
L’art.1 qualifica l’Italia quale Repubblica democratica, escludendo ogni ritorno alla monarchia.
Infatti, l’art. 1 è strettamente collegato all’art.139 che sottrae la forma repubblicana anche alla revisione costituzionale.
L'Italia è una repubblica democratica dopo il referendum del 2 giugno 1946, quando la monarchia fu abolita e
l'Assemblea costituente venne eletta per redigere la Costituzione. Lo Stato è organizzato in base a un
significativo decentramento regionale.
Ai sensi dell’art.1 l’Italia non è solo una repubblica, ma è una Repubblica democratica, basata sulla sovranità popolare.
La Costituzione, dunque, opta su un modello di democrazia rappresentativa, in cui il popolo elegge i propri
rappresentanti in Parlamento, i quali, a loro volta, saranno chiamati, in collaborazione con il Presidente della
Repubblica, ad individuare il Governo. Infatti, il popolo non può esercitare la sovranità direttamente, come in un
sistema di democrazia diretta, senza intermediari, perché lo Stato italiano è costituito da un territorio esteso e da una
popolazione molto numerosa e si creerebbe solo molta confusione.
Tuttavia, la costituzione prevede degli strumenti della democrazia diretta, come la petizione, l’iniziativa legislativa
popolare e il referendum (abrogativo (art.75) e costituzionale (art.138); non prevede quello consultivo).
La trama del tessuto costituzionale è costituita anche dai diritti fondamentali dalla Corte costituzionale, che
rappresentano dei vincoli, posti direttamente dalla Costituzione, in grado di restringere i margini di azione dei pubblici
poteri, di conformare i rapporti tra gli organi di vertice dell’ordinamento e di agire sull’organizzazione sociale
direttamente (garantendo situazioni soggettive) e indirettamente (impedendo le aggregazioni sociali contro le
minoranze). Dunque, la democrazia italiana rientra nel concetto di democrazia costituzionale, perché, pur facendo
proprio il principio democratico, impone al potere politico limiti derivati direttamente dalla norma costituzionale.
Art.2 “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle
formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili
di solidarietà politica, economica e sociale”.
• Principio personalista= il fine ultimo dell'organizzazione sociale è lo sviluppo di ogni singola persona
umana e di conseguenza non è la persona in funzione dello Stato, ma lo Stato in funzione della persona.
• Principio solidaristico= la solidarietà è la risultante dell'interdipendenza fra tutti gli uomini e si esprime
attraverso le formazioni sociali nelle quali si esprime e si svolge la crescita della persona (famiglia, scuola, ecc.)
• Principio pluralistico= tutela il diritto di scegliere liberamente una formazione sociale (religiosa, politica,
ideologica) a cui aderire
Art.3 “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di
sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
L’art. 3 nella sua interezza connota la forma di Stato repubblicana.
Dal punto di vista storico l’art.3 rappresenta la sintesi della tradizione cristiana (collegamento dignità-eguaglianza) e
socialista (eguaglianza effettiva).
Nel primo e nel secondo comma si distinguono due tipi di eguaglianza:
1. eguaglianza formale= pari trattamento tra eguali in nome della pari dignità sociale di tutti dinanzi alla legge
2. eguaglianza sostanziale= compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della
persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del
Paese
Il passaggio dallo stato di diritto allo stato sociale ha avuto ricadute profonde non solo sulle concrete politiche
pubbliche (azioni positive e discriminazioni alla rovescia) ma anche sulle categorie giuridiche del costituente
costituzionalismo, obbligando il legislatore e il giudice a prendere atto delle differenze esistenti in natura e nella
società.
Dunque, pur dovendosi riconoscere che il principio ha una natura eminentemente programmatica, non si può
disconoscere la sua profonda influenza ordinamentale.
Art.4 La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo
questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività
o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
L’art.1 contiene l'importante inciso secondo cui la Repubblica italiana è fondata sul lavoro. Invece, dall’art.4
fuoresce la nozione di lavoro, infatti il termine in sé ha un'accezione molto più ampia, non solo legata alle attività di
produzione, ma vi rientrano anche ogni attività intellettuale e artistica che è in grado di produrre progresso.
Il diritto al lavoro consiste nella libera scelta del lavoro e delle modalità di svolgimento, anche se per alcune attività
la legge può fissare determinati requisiti al fine di garantire interessi generali (questi devono essere bilanciati).
La funzione di questa disposizione è programmatica e interpretativa, infatti tende all'individuazione di un obiettivo
per il legislatore e i pubblici poteri che consiste nella creazione di posti di lavoro e inoltre giustifica la dichiarazione
dell'illegittimità costituzionale di norme che pongono ostacoli non giustificati all'accesso al mercato del lavoro
oppure costituiscono interferenze con la libertà di scelta e con le modalità di esercizio dell'attività lavorativa. Dunque
il diritto al lavoro non può essere inteso come diritto al posto di lavoro, ma lo Stato si impegna nella creazione di un
sistema economico capace di creare posti di lavoro.
Come forme di sostegno del lavoro nei confronti dei lavoratori ci sono:
1. reddito minimo= contributo fornito a chi, in età lavorativa, non riesce a trovare un lavoro o percepisce una
retribuzione inferiore a ciò che viene ritenuto essere una soglia di povertà (esso varia da età e situazione
familiare)
2. reddito di base= ha un carattere incondizionato e universale, infatti è attribuito a tutti coloro che risiedono da
un certo numero di anni, con erogazioni periodiche regolari, indipendentemente dal fatto che si svolga
un’attività lavorativa
3. salario minimo= fissazione di una soglia retributiva minima, stabilita dalla legge o dalla contrattazione
collettiva nazionale
Art.5 La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che
dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua
legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
La Costituzione, reagendo al centralismo della dittatura fascista, sancisce il principio autonomistico nell’art.5,
imponendo l'unità e l'indivisibilità della Repubblica, e inoltre vuole che questa promuova le autonomie locali, attenui
il decentramento amministrativo e adegui i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e
del decentramento.
Il principio autonomistico trova concreta attuazione nella disciplina di Regioni, Città metropolitane, Province e
Comuni, che, con la revisione del 2001 dell’art.114, non sono più intesi come una ripartizione della Repubblica, ma
come parte costitutiva di essa.
Dunque, la Repubblica è un soggetto complesso che si sostituisce partendo dal basso (dai comuni) e non dall’alto
(dallo Stato). Per comprendere il rapporto tra Stato ed enti territoriali bisogna definire il principio di sussidiarietà:
• in senso verticale= i bisogni dei cittadini sono soddisfatti dall'azione degli enti amministrativi pubblici
• in senso orizzontale= i bisogni dei cittadini sono soddisfatti da loro stessi (es. in forma associata o volontaristica)
L’art.118, sfruttando il principio di sussidiarietà, obbliga (a seconda dei casi, statale o regionale) il legislatore a
conferire le funzioni amministrative agli enti territoriali più vicini ai cittadini. Inoltre, l’art.118 promuove
l’autonomia privata e il pluralismo sociale come forme di svolgimento di attività di interesse generale.
Art.6 “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”
Questa disposizione è espressione del pluralismo culturale oltre che della necessità di soddisfare primarie istanze di
tutela. In Italia sono presenti diverse minoranze linguistiche: in Valle d’Aosta molte persone parlano il francese, in
Trentino molte persone parlano la lingua tedesca.
Coloro che parlano una lingua diversa da quella italiana, devono essere tutelati anche nei rapporti con la pubblica
amministrazione.
Art.7 “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro
rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non
richiedono procedimento di revisione costituzionale”
La norma prevede che lo Stato italiano e la Chiesa cattolica o Città del Vaticano sono caratterizzati da ordinamenti
separati e autonomi. Ne consegue che i rapporti reciproci vengono regolati da appositi accordi bilaterali, secondo il
modello delle relazioni internazionali tra Stati.
Art.8 “Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. Le confessioni religiose
diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con
l'ordinamento giuridico italiano. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con
le relative rappresentanze”.
viene sancito il principio di laicità dello Stato, sulla base del quale tutti sono ugualmente liberi di professare la propria
religione poiché tutte le religioni sono libere davanti alla legge. Le confessioni religiose diverse da quella cattolica
hanno libertà di stabilire una propria organizzazione con propri statuti. L’unico limite riguarda il fatto che tali statuti
non devono contrastare con l’ordinamento italiano.
Art.9 “La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il
paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli
ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di
tutela degli animali”.
Art.10 “L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente
riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei
trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà
democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica,
secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l'estradizione dello straniero per reati politici”
Art.11 “L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di
risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle
limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni;
promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Art.12 “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di
eguali dimensioni”.
COSTITUZIONE ECONOMICA
Art.41 “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale
o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità
umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica
pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali”
L'articolo si concentra su tre aspetti principali:
1. Libertà economica: L’iniziativa economica privata è libera, il che significa che i cittadini e le imprese
possono intraprendere attività economiche secondo la propria volontà e gli interessi.
2. Limitazioni all'iniziativa economica: Tuttavia, l'articolo 41 stabilisce che l'iniziativa economica privata
non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà e
alla dignità umana. Questo implica che la libertà economica ha dei limiti e deve essere esercitata in modo
responsabile e nel rispetto dei principi etici e sociali.
3. Legge, programmi e controlli: La legge ha il compito di stabilire i programmi e i controlli opportuni per
garantire che l'attività economica pubblica e privata sia indirizzata e coordinata a fini sociali. Ciò
significa che lo Stato ha un ruolo nella regolamentazione e nel controllo delle attività economiche per
assicurare che siano in linea con gli interessi della società nel suo insieme.
Art.42 “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a
privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di
acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla
accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo
indennizzo, espropriata per motivi d'interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti
della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità”.
In sintesi, l'articolo 42 della Costituzione Italiana stabilisce le diverse forme di proprietà, le modalità di
riconoscimento dei diritti di proprietà per l'estero e le possibili limitazioni e riserve originarie per
determinate imprese o categorie di imprese.
Art.43 “A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante
espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti
determinate imprese o categorie di imprese, che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti
di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale”
In sintesi, l'articolo 43 della Costituzione Italiana prevede la possibilità di espropriazione o riserva originaria
di imprese o settori per motivi di utilità generale, garantendo però un indennizzo per i proprietari espropriati.
Art 44. "La Repubblica riconosce la funzione sociale della proprietà e, nel limite della legge, ne
garantisce il godimento a tutti i cittadini. La proprietà privata e riconosciuta e garantita
dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e le limitazioni"
L'articolo 44 della Costituzione Italiana stabilisce l'importanza della proprietà privata nel contesto della
Repubblica Italiana e ne garantisce la tutela. Inoltre, sottolinea il principio della funzione
sociale della proprietà. Ecco una spiegazione più dettagliata dei vari aspetti di questo articolo: Funzione
sociale della proprietà: La proprietà privata viene riconosciuta come un elemento fondamentale nella società
e deve svolgere un ruolo sociale, ovvero deve essere utilizzata in modo responsabile e vantaggioso per la
collettività. La Costituzione stabilisce che la proprietà non è solo un diritto individuale, ma ha anche una
funzione più ampia che deve essere rispettata. Godimento della proprietà: La Repubblica garantisce il diritto
di possedere, utilizzare e beneficiare della proprietà privata a tutti i cittadini, nel rispetto delle leggi e delle
limitazioni stabilite. Riconoscimento e garanzia della proprietà privata: La legge riconosce e garantisce la
proprietà privata, stabilendo le modalità di acquisto, di godimento e le limitazioni a cui è soggetta. Ciò
significa che le leggi italiane proteggono il diritto di possedere beni, ma anche che possono essere imposte
alcune restrizioni per il bene comune. Piccola proprietà fondiaria e sviluppo dell'agricoltura: L'articolo 44
sottolinea l'importanza di tutelare la piccola proprietà fondiaria e di promuovere lo sviluppo dell'agricoltura e
delle zone rurali. Questo e fondamentale per garantire la sostenibilità dell'economia agricola e la
salvaguardia del territorio e dell'ambiente. In sintesi, l'articolo 44 della Costituzione Italiana riconosce
l'importanza della proprietà privata, sottolineando la sua funzione sociale e garantendo la sua tutela. Tuttavia,
il diritto alla proprietà non è assoluto e può essere soggetto a limitazioni imposte dalla legge per il bene
comune.
Art.45 “La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere di mutualità e
senza fini di speculazione privata. La legge ne promuove e favorisce l'incremento con i mezzi più
idonei e ne assicura, con gli opportuni controlli, il carattere e le finalità”.
La cooperazione e importante: La cooperazione tra lavoratori, cioè il lavoro di squadra e l'aiuto reciproco, è
considerata una priorità nella società italiana. La cooperazione deve essere incoraggiata: Lo Stato ha il
compito di promuovere e sostenere la cooperazione tra lavoratori, favorendo la creazione di organizzazioni e
strutture che facilitino il lavoro congiunto e la condivisione delle risorse e delle conoscenze. La cooperazione
deve essere basata sull'equità e sulla mutualità: La cooperazione tra lavoratori dovrebbe essere fondata su
principi di giustizia ed equità, assicurando che tutti i membri coinvolti traggano vantaggio dall'attività
condivisa e che nessuno sia sfruttato o discriminato. In sostanza, l'articolo 45 della Costituzione sottolinea
l'importanza della cooperazione tra lavoratori e il ruolo dello Stato nel promuoverla e sostenerla, per creare
una società più giusta ed equa.
Art.46 “Ai fini della elevazione economica e sociale del lavoro e in armonia con le esigenze della
produzione, la Repubblica riconosce il diritto dei lavoratori a collaborare, nei modi e nei limiti
stabiliti dalle leggi, alla gestione delle aziende”.
In breve, l'articolo 46 promuove il coinvolgimento dei lavoratori nella gestione delle aziende e nella
creazione di comitati aziendali, incoraggiando la collaborazione tra lavoratori e datori di lavoro per
migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività. Tutto ciò deve avvenire nel rispetto delle leggi
e delle modalità stabilite dalla legge stessa.
Art.47 “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e
controlla l'esercizio del credito. Favorisce l'accesso del risparmio popolare alla proprietà
dell'abitazione, alla proprietà diretta coltivatrice e al diretto e indiretto investimento azionario nei
grandi complessi produttivi del Paese”.
Incoraggiamento e tutela del risparmio: La Repubblica Italiana promuove e protegge il risparmio in tutte le
sue forme, riconoscendone l'importanza per la stabilità economica e il benessere dei cittadini.
Regolamentazione del credito: Lo Stato ha il compito di disciplinare, coordinare e controllare l'attività
creditizia, assicurando che le istituzioni finanziarie operino in modo responsabile e nell'interesse dei
cittadini. Accesso al risparmio popolare e partecipazione nell'azienda del produttore: La Costituzione
prevede che lo Stato faciliti l'accesso del risparmio dei cittadini alla partecipazione diretta nelle imprese
produttrici, ovvero promuova la possibilità per i risparmiatori di investire nelle aziende. Inoltre, lo Stato deve
stabilire le modalità di tale partecipazione. La difesa del valore della moneta è una parte fondamentale della
politica economica e monetaria di uno Stato. Nella Costituzione italiana, l'obiettivo di proteggere il valore
della moneta viene affidato alla legge. Ciò significa che è compito del legislatore italiano creare e attuare
politiche volte a mantenere la stabilità del valore della moneta e a prevenire fenomeni come l'inflazione o la
deflazione eccessiva. Tuttavia, è importante notare che dal 1999 l'Italia è membro dell'Eurozona e la sua
moneta ufficiale è l'euro. Pertanto, la responsabilità principale per la politica monetaria e la difesa del valore
della moneta e ora condivisa tra le autorità italiane e le istituzioni dell'Unione Europea, in particolare la
Banca Centrale Europea (BCE), che ha il compito di mantenere la stabilità dei prezzi nell'Eurozona.