Lezione XIX
Ruote e rotismi
RUOTE DENTATE ELICOIDALI AD ASSI PARALLELI
Non interessa qui trattare del taglio delle
ruote dentate elicoidali, basti ricordare che
le superfici dei denti sono delle superfici
coniugate a evolvente come negli
ingranaggi a denti diritti.
Lo studio cinematico, in via approssimata,
viene eseguito sulla sezione normale
dell’asse del dente e da questo risulta
confrontando i risultati con quelli di una
ruota a profilo normale
]min HO = ]min cos3 β
ovvero con un angolo di pressione θ di 20°
mentre per un ingranaggio a denti diritti il numero minimo di denti per evitare il
sottotaglio è pari a 18, in un ingranaggio elicoidale con β pari a 30° tale valore scende
a 12 e con β pari a 45° risulterebbe pari a 7.
Inoltre a parità di raggio primitivo e di numero di denti, col proporzionamento fatto
sulla sezione normale del dente e perciò in base a un modulo ridotto di cosβ, il dente
risulta più basso che in quelli a dentatura diritta con conseguente minore
strisciamento.
Con dentatura diritta potrebbe venire meno la continuità del moto, mentre nella
dentatura elicoidale la trsmissione del moto è più facilmente assicurata con
conseguente maggior silenziosità.
Per contro le ruote elicoidali, oltre a un maggiore costo, presentano l’inconveniente di
dare una spinta mutua tra i denti in presa obliqua rispetto agli assi delle ruote, spinta
che deve essere contrastata con un cuscinetto reggispinta o a rulli assiale.
A parità di momento trasmesso, aumentano quindi le forze che si scambiano i denti e
quindi le componenti d’attrito. Ne deriva quindi un peggiore rendimento, solo in
parte compensato dalla minor velocità di strisciamento, rispetto alle ruote a dentatura
cilindrica, che presentano inoltre il vantaggio di avere un maggiore spessore e quindi
di offrire una maggiore resistenza a flessione.
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 1
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Per la trasmissione di
potenza tra assi paralleli si
può anche ricorrere a
cinghie dentate positive
che permettono interassi
anche notevoli tra i due
alberi.
I vantaggi di questa soluzione possono essere così riassunti:
• minimo precarico (come negli ingranaggi) e minima sollecitazione dei supporti;
• costanza del rapporto di trasmissione (come negli ingranaggi);
• rendimento elevato (come negli ingranaggi);
• silenziosità (come nelle cinghie);
• esclusione di lubrificazione e ridotta manutenzione (come nelle cinghie);
Quanto a un confronto tra i rendimenti, si può assumere un valore di 0,98 per
trasmissioni a cinghia piana o trapeziodale, di 0,97 per ruote di frizione lisce, di 0,88-
0,9 per ruote di frizione scanalate e per una coppia d’ingranaggi
1 1
η ; 1 − 0,5 +
]1 ]2
N.B. Negli arpionismi, in moto
retrogrado, tale rendimento scende a
valori prossimi a 0.
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 2
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Trasmissioni di potenza tra assi paralleli e non
Tralasciando le ruote coniche e la vite perpetua, oggetto di corsi specialistici,
parliamo qui dei rotismi, formati dall’unione in serie di parecchi ingranaggi.
Si devono distinguere:
• i rotismi ordinari, i cui assi
sono fissi, accoppiati cioè
rotoidalmente al telaio (es.
cascata d’ingranaggi nel
comando della distribuzione in
un motore a c.i.) e nei quali,
come sappiamo, il rapporto di
trasmissione totale vale
ovviamente
Q
τ WRW = ∏ L =1τ L
se n sono le coppie che formano
la cascata.
Nel caso particolare in figura
]1
τ WRW =
]Q
• i rotismi
epicicloidali
nei quali i
perni delle
ruote sono
accoppiati a
un membro
rigido, detto
portatreno,
che può a sua volta ruotare attorno a un asse. Le ruote i cui assi sono mobili per
effetto della rotazione del portatreno sono detti satelliti. Nelle figure con Q e Q
sono indicate le velocità angolari dell’albero d’ingresso (collegato al motore) e di
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 3
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
quello d’uscita, collegato all’utilizzatore.
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 4
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Diciamo Ω la velocità angolare del portatreno, ω quella dell’albero d’ingresso e ω
quella dell’albero d’uscita in quanto non è possibile in un rotismo epicicloidale
definire quale sia la ruota conduttrice e quella condotta, in quanto entrambe
potrebbero essere conduttrici e condotto il portatreno o viceversa ovvero tutte le
possibili combinazioni.
Potremo solo considerare le velocità angolari relative al portatreno ωΩ dell’albero
d’ingresso e ωΩ di quello d’uscita. Il rapporto di trasmissione rimarrà quello
relativo al rotismo ordinario che indichiamo con τ; risulta perciò
ω2 − Ω
τ=
ω1 − Ω
detta anche formula di Willis, dove le velocità angolari e il rapporto di trasmissione
devono essere introdotti con i segni che loro competono.
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 5
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Applicazioni
1- Differenziale di un veicolo
Glossario
• F pignone solidale con l’albero di
trasmissione di velocità angolare ωWU;
• E corona ingranantesi con il
pignone e solidale con il portatreno;
• C e D satelliti con un numero di
denti pari a ]& ]'
• A e B (con ]$ ]% denti) planetari
collegati tramite i semialberi alle ruote
motrici di velocità angolare,
rispettivamente, ω H ω
La velocità angolare del portatreno
risulta
Ω = τ SRQWH ωWU
Dalla formula di Willis risulta
ω2 − Ω ] ]
τ= = − 1 g 3 = −1
ω1 − Ω ]3 ]1
Si noti che in questo caso il portatreno è conduttore, mentre gli altri due alberi sono
condotti.
Risulta
ω1 + ω 2
ω 2 − Ω = −ω1 + Ω ⇒ Ω =
2
ovvero la velocità angolare del portatreno è sempre la media aritmetica delle velocità
angolari dei semialberi.
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 6
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Moto in curva
a regime
ω1
ω2
Detta YGLII la velocità
costante della
scatola del
differenziale avremo
che la velocità Y' del
centro della ruota motrice
interna alla curva si avrà
'2
Y' = YGLII = ω 2 UUXRWD
'2 + H
2
mentre Y6
'2 + H
Y6 = YGLII = ω1UUXRWD
'2 + H
2
Supponiamo che una vettura ferma abbia una sola ruota motrice, a esempio la destra,
appoggiata su un terreno con basso coefficiente di aderenza.
Applicandovi potenza, questa inizierebbe a slittare con un’accelerazione angolare
0 ' − I1 ' UUXRWD
ω& ' =
-'
che porterebbe rapidamente, per il piccolo valore di -', la ruota che slitta alla velocità
di regime di Ω, mantenendo fermo il veicolo se la forza d’attrito I1 ' non è
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 7
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
sufficiente a farlo muovere.
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 8
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Rotismo epicicloidale di Fairbairn
Spesso è necessario avere dei forti rapporti di
ω1 riduzione con piccoli ingombri, come è il caso di
elicotteri a turbina dove si deve accoppiare un
motore il cui regime di funzionamento è
ω2 dell’ordine delle decine di migliaia di giri con un
Ω rotore di grandi dimensioni le cui pale devono
avere una velocità periferica ben lontana da quella
del suono.
Il rotismo è composto da due corone dentate
interne di ] e ] denti e da un satellite costituito
da due ruote accoppiate di ] e ] denti. A
portatreno fermo
]1 ]3
τ= g
]2 ]4
che è possibile rendere il più prossimo a facendo in modo che ] e ] differiscano il
meno possibile, e la stessa differenza vi sia tra ] e ]. Inoltre non volendo fare corone
interne grandi (] e ] grandi) è opportuno che ] e ] siano i più grandi possibili.
243
A esempio con ] , ] , ] e ] si ottiene τ = e applicando la
245
formula di Willis ponendo ω si ottiene
243 ω 2 − Ω 243 2
= ⇒ ω 2 = 1 − Ω = Ω
245 −Ω 245 245
dove ancora una volta il conduttore (collegato alla turbina) è il portatreno e il
condotto (collegato al rotore) è il planetario ]
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 9
A.A. 2000/2001
Lezione XIX
Ruote e rotismi
Cambio epicicloidale (con freni e frizioni)
Attenzione, in questo esempio la velocità angolare del portatreno è indicata come ω0
A portatreno fermo avremo
]1 ]3 ]
τ =− g =− 1
]3 ]2 ]2
• Collegando, a portatreno fermo (freno C inserito), il motore all’albero 1 si ha che
l’albero 2, collegato all’utilizzatore ruota, a una velocità angolare
] ω ]
− 1 = 2 ⇒ ω 2 = − 1 ω1 (retromarcia)
]2 ω1 ]2
• Se blocchiamo il planetario (freno B inserito), e colleghiamo all’utilizzatore
l’albero del portatreno
] ω0 ]1
− 1 =− ⇒ ω0 = ω1 (I velocità)
]2 ω1 − ω 0 ]1 + ]2
• Frizione F inserita e utilizzatore collegato al portatreno ⇒ ω 0 = ω1 (presa diretta)
• Freno A bloccato, motore collegato al portatreno e utilizzatore al planetario
] ω − ω0 ] +]
− 1 =− 2 ⇒ ω 2 = 1 2 ω 0 (marcia moltiplicata)
]2 ω0 ]1
Corso di Meccanica Applicata alle Macchine 10
A.A. 2000/2001