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Alla sera

Il tema di questo sonetto del Foscolo è la sera, vista come l’immagine della morte, la morte intesa come
“Fatal quiete”, cioè come una dimensione cosmica atemporale, ma anche come pace dell’anima.
La sera è, per Foscolo, l’icona della morte e per questo motivo è molto cara al poeta . Ma affine a questo
tema emerge dalla poesia anche un altro tema fondamentale e cioè il sofferto rapporto tra il desiderio di
pace del poeta e il senso angoscioso della vita che lo travaglia.
La sera, per il poeta, è il momento più bello della giornata: il momento in cui, finalmente, ci si può
riposare dopo gli affanni quotidiani; il momento in cui si placano i rumori dell’esistenza ed il cuore è
invaso da pace e serenità. Ma la meditazione sulla sera sfocia spontaneamente nella meditazione sulla
morte. Infatti, anche la morte, come la sera, è una promessa di pace: una pace dolce e definitiva: un
rassicurante porto d’oblio dove si annullano le fatiche di un’esistenza tribolata ed angosciosa.

Questo sonetto appare nettamente diviso in due parti:


le due quartine sono statiche, poiché intendono descrivere lo stato d’animo del poeta dinnanzi alla sera,
equivalente sia che si tratti di una serena sera d’estate, sia che si tratti delle tenebre di una oscura sera
invernale: in tutti e due i casi la sera porta con sé la tranquillità e la cessazione degli affanni.
La sera è sempre desiderata, perché essa conosce e sorregge i più intimi pensieri e le più segrete
aspirazioni del poeta.
Le due terzine, invece, chiariscono perché la sera è cara al poeta: essa è immagine della morte, di quel
“nulla eterno”, che è liberatorio poiché, secondo la concezione illumistica e materialistica di Foscolo,
rappresenta l’annullamento totale, in grado di cancellare i conflitti e le sofferenze della vita. Secondo tale
concezione, infatti, l’universo, di cui anche l’uomo è parte, è un ciclo perenne di nascita, morte e
trasformazione della materia, che è l’unica realtà esistente. Si ripropone la medesima tematica dell’Ortis: lo
scontro dell’eroe con il “reo tempo” in cui vive, la cui soluzione può essere soltanto la morte, che porta sì
annullamento, ma anche la tanto desiderata pace. La celebrazione della morte come portatrice di
tranquillità si ritrova nel carme “Dei sepolcri” e rappresenta il lato pre-romantico della personalità
foscoliana.

Le opposizioni principali in cui si articola il sonetto sono “nulla eterno” vs “reo tempo”; “fatal quiete”
della sera vs “spirto guerrier” del poeta. Il primo elemento delle due opposizioni (positivo) annulla il
secondo (negativo). Quindi il Foscolo, rivolgendosi direttamente alla sera, dice che la sua esistenza lo
induce a meditare sulla vita e sulla morte, sul “Nulla eterno” cioè sulla condizione dell’uomo post-
mortem che si configura come un annullamento totale e definitivo della vita. Ma a questa dimensione
indefinita ed infinita del “Nulla eterno” si contrappone il tempo immediato e fuggente che passa
velocemente portandosi con sé tutte le avversità del poeta; ma intanto, il tempo stesso, in sé stesso e per
sé stesso, si distrugge e si dilegua. E mentre il poeta contempla il silenzio e la pace della notte, la sua
anima, agitata dalla ribellione interiore, per un attimo si placa e si calma godendosi la dolcezza del
riposo.

Analisi della forma.


Il genere della poesia è lirico, perché esprime i sentimenti del poeta. La poesia è un sonetto con rima,
secondo lo schema ABAB ABABA CDC DCD.
Le più importanti figure retoriche della poesia sono: l’ossimoro, l’enjambement e l’antitesi. L’ossimoro del
primo verso è “fatal quiete” e il “Nulla eterno” del decimo verso. L’enjambement è nei versi 5-6 (inquiete/
tenebre e lunghe). L’antitesi si trova negli ultimi due versi “e mentre io guardo la tua pace, dorme/ quello
spirto guerriero ch’entro mi rugge”. Le figure foniche della poesia sono: le allitterazioni dei suoni chiari
delle vocali “e” ed “i” nelle quartine e dei suoni cupi delle vocali “o” ed “u” delle terzine.
Il lessico è altamente letterario, costruito con parole auliche e poetiche. Molti sono i latinismi (reo, aere,
secrete, torme, cure) che danno al sonetto un’alta forma classica e neoclassica, mentre i sentimenti
espressi sono decisamente romantici. Il linguaggio della poesia è molto poetico, dovuto alle scelte di
parole letterarie, ai latinismi e alle allitterazioni delle vocali, ma anche alla presenza di consonanti doppie. Il
sonetto è dunque la sintesi della cultura e dei tempi in cui si trovò a vivere Foscolo: dominio delle passioni,
secondo le indicazioni del Winckelmann, ma concetti nuovi come la tensione struggente, propria dei
romantici. La poesia è composta da periodi paratattici e ipotattici. Nelle quartine i periodi sono più ampi e
complessi, mentre nelle terzine i periodi sono più corti e concitati.

Il messaggio della poesia.

Il messaggio della poesia è certamente il contrasto tra il desiderio di pace del poeta e la negatività del
presente storico. Il poeta esprime tutto il suo dolore e la sua tristezza aspettando e guardando la sera come
momento di pace e di riflessione sulla morte. Foscolo attende con ansia la sera, come momento di
liberazione e di pace, per placare le sue ansie e le sue preoccupazioni. La sera placa la sua anima ribelle e
guerriera e gli dona un momento di riposo, liberandolo dalla tristezza del giorno. Come la sera attenua i
dolori del giorno, così la morte libera dalle avversità della vita.

Il poeta sa bene che la similitudine tra la sera e la notte è incompleta e parziale , perché, mentre il sonno
della morte è definitivo e totale, il buio della sera porta soltanto a un’attenuazione dalle avversità del
giorno e la sera è soltanto un momento di breve riposo perché il nuovo giorno continua gli affanni e i
dolori del giorno prima.
Proprio perché la sera permette il riposo e dunque la ripresa della vita è per questo motivo più positiva e
desiderata della morte, la quale, invece, non dà nessun riposo ma porta all’annullamento totale e
definitivo e al “Nulla eterno” appunto.

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