Gli inizi e la passione politica
Niccolò Foscolo, che dal 1795 preferì chiamarsi Ugo, nacque il 6 febbraio 1778 a Zante (Zacinto),
un'isola greca sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Suo padre era veneziano, mentre sua madre
era greca. Dopo aver studiato a Spalato, si trasferì a Venezia con la madre quando il padre morì nel 1788.
Qui conobbe Isabella Teotochi Albrizzi, una donna colta che lo introdusse nella società intellettuale della
città, dove fece amicizia con Ippolito Pindemonte. Foscolo si appassionò alla letteratura, leggendo i
classici greci, latini e italiani, e studiò i filosofi illuministi come Rousseau. A Padova seguì le lezioni di
Melchiorre Cesarotti e si avvicinò a idee democratiche e rivoluzionarie. Sostenitore della libertà e
dell’uguaglianza promosse dalla Rivoluzione francese, entrò in contrasto con il governo conservatore
veneziano e nel 1796 dovette rifugiarsi sui colli Euganei.
La delusione dopo il trattato di Campoformio
Nel 1796, con la prima campagna d'Italia di Napoleone, i francesi sconfissero gli austriaci e i piemontesi,
entrando a Milano tra l'entusiasmo della popolazione. Foscolo, convinto che Napoleone portasse un
cambiamento positivo, si trasferì a Bologna e si arruolò nei Cacciatori a cavallo della Repubblica
Cispadana, uno Stato sostenuto dai francesi. Nel 1797 pubblicò l’ode A Bonaparte liberatore e tornò a
Venezia, dove la Repubblica oligarchica era stata sostituita da un governo rivoluzionario. Tuttavia, con il
trattato di Campoformio (ottobre 1797), Napoleone cedette Venezia all'Austria, dimostrando che la sua
politica era guidata da interessi di potere e non da ideali di libertà. Foscolo, amareggiato, lasciò Venezia e
si trasferì a Milano, poi a Bologna. Nonostante la delusione, quando la Francia dichiarò guerra all'Austria
nel 1799, si arruolò nella Guardia Nazionale come luogotenente e combatté in diverse battaglie, tra cui
quella di Marengo (1800), sperando ancora che Napoleone potesse favorire l’Italia.
L’amore e la ripresa letteraria
Nel 1801, durante un soggiorno a Firenze, Foscolo si innamorò di Isabella Roncioni, che ispirò il suo
romanzo Ultime lettere di Jacopo Ortis, scritto in forma di lettere e con elementi autobiografici. Tornato a
Milano, rimase lì fino al 1803 e visse una relazione con Antonietta Fagnani, per la quale compose l’ode
All’amica risanata. Nel 1801 subì un grave lutto: suo fratello Giovanni Dionigi si suicidò a causa dei
debiti. Foscolo gli dedicò un sonetto famoso, In morte del fratello Giovanni. In quegli anni pubblicò le
Ultime lettere di Jacopo Ortis in una versione rivista e i quattro sonetti più celebri della sua produzione,
raccolti nelle Poesie del 1803.
La disillusione politica
Nel 1804 Foscolo, ormai capitano di fanteria, si trasferì in Francia per combattere con Napoleone contro
l’Inghilterra. Qui conobbe Fanny Hamilton, con cui ebbe una figlia, Floriana. Nel frattempo, Napoleone
continuava a vincere e a rafforzare il suo dominio in Europa, ma Foscolo capì che il generale non era il
liberatore che aveva immaginato, bensì un politico spinto dall’ambizione personale. Questo lo portò a una
profonda delusione nei confronti della politica napoleonica.
Il distacco dall’ambiente milanese
Lasciato l’esercito francese, Foscolo soggiornò brevemente a Parigi, dove conobbe il giovane Alessandro
Manzoni. Nel 1806 tornò a Milano e compose il carme Dei Sepolcri, pubblicato nel 1807. Nel 1808,
grazie al sostegno di Vincenzo Monti, ottenne la cattedra di eloquenza all’Università di Pavia, dove tenne
lezioni sul valore etico e politico della letteratura, ma il suo atteggiamento critico nei confronti di
Napoleone gli costò il posto. Inoltre, il suo carattere ribelle gli creò nemici tra gli intellettuali milanesi,
portando a una rottura definitiva con Monti nel 1810. Ormai malvisto dal governo e dagli ambienti
letterari, Foscolo fu costretto a lasciare Milano e si trasferì a Firenze nel 1812, dove frequentò il salotto
della contessa d’Albany, amica di Alfieri.
L’esilio e la morte
Nel 1813 Napoleone subì una grave sconfitta a Lipsia e, l’anno successivo, il Regno d’Italia controllato
dai francesi crollò, restituendo il Nord agli austriaci e il Sud ai Borbone. Nel 1814 Foscolo tornò per
breve tempo a Milano, ma rifiutò di vivere sotto il dominio austriaco. Per restare fedele ai suoi ideali di
libertà, nel 1815 partì in esilio: prima in Svizzera, poi nel 1816 in Inghilterra. Qui trovò il sostegno di
ambienti liberali e si dedicò alla scrittura, ma le difficoltà economiche e la salute precaria lo segnarono
profondamente. Morì il 10 settembre 1827 in un sobborgo di Londra, assistito dalla figlia Floriana. Nel
1871 le sue spoglie furono trasferite a Firenze e sepolte nella chiesa di Santa Croce, tra le tombe dei
grandi italiani da lui celebrati nel Dei Sepolcri.
Un'anima inquieta tra Illuminismo e Romanticismo
Foscolo era un uomo dal carattere forte e passionale, sempre diviso tra entusiasmi e profonde delusioni.
Visse in un periodo di grandi cambiamenti, a cavallo tra il Settecento illuminista e le nuove tendenze
preromantiche. Da autodidatta assimilò le idee illuministiche e il pensiero politico giacobino, credendo
nei valori della libertà e della democrazia. Tuttavia, nelle sue opere si vede chiaramente il conflitto tra gli
ideali elevati e la dura realtà della vita, che spesso lo portava a una visione pessimista dell'esistenza.
Ispirazioni e modelli letterari
Durante la Rivoluzione francese, Foscolo sentì forte il bisogno di impegnarsi politicamente e
intellettualmente. Fu influenzato dalle idee di Rousseau e, soprattutto, dalla figura di Vittorio Alfieri, che
vedeva nella libertà un valore assoluto. Tuttavia, mentre Alfieri interpretava la libertà come ribellione
eroica e solitaria, Foscolo sviluppò una visione più concreta, legata all’esperienza. Con il tempo, però,
divenne sempre più disilluso, soprattutto dopo l’affermarsi del potere assoluto di Napoleone. A quel
punto iniziò a vedere la politica con maggiore realismo e pessimismo, trovando riferimenti in pensatori
come Machiavelli, Hobbes e Vico. Da Hobbes riprese l’idea che gli uomini siano mossi da egoismo e
dalla volontà di sopraffare gli altri (homo homini lupus), mentre da Vico ereditò una visione della storia
come un continuo alternarsi di ascesa e declino.
Il materialismo e la visione della vita
Foscolo fu profondamente influenzato dal materialismo del Settecento, secondo cui tutto nell’universo è
fatto di materia in continua trasformazione e la vita dell’uomo è destinata a dissolversi nel nulla. Questa
concezione porta a un’idea pessimista dell’esistenza: la storia cancella il ricordo degli uomini e delle loro
imprese, e nulla può sopravvivere al tempo. Tuttavia, Foscolo non si rassegnò completamente a questa
visione e cercò nelle sue opere di trovare un senso all’esistenza, combattendo l’angoscia dell’oblio e della
morte. Il suo pensiero fu influenzato anche dal sensismo illuminista, secondo cui la conoscenza si basa
sull’esperienza sensibile, ovvero su ciò che possiamo percepire con i sensi. Questa concezione lo portò a
un continuo confronto con la realtà e a una ricerca incessante di verità e significato.
Le illusioni come rifugio dalla realtà
Foscolo sviluppa un forte pessimismo non solo per la sua visione materialistica della vita, ma anche a
causa delle delusioni storiche e politiche del suo tempo. Il fallimento degli ideali rivoluzionari e il
dominio della ragion di Stato lo portano alla disillusione e alla scelta dell’esilio. Tuttavia, pur restando
legato a una visione negativa della realtà, sente il bisogno di trovare valori positivi che diano un senso alla
vita e superino il semplice scorrere del tempo. Per questo diventa un punto di riferimento per i romantici:
il poeta che, pur sconfitto dalla storia, continua a credere negli ideali. Tra le sue illusioni ci sono la libertà,
vista come una conquista che richiede impegno, la patria, che immagina come una nazione indipendente e
unita, la gloria, che si raggiunge con azioni eroiche, e gli affetti familiari, l’amore e la bellezza, che danno
conforto all’animo. Questi valori, pur essendo illusioni, permettono all’uomo di vivere con dignità e di
resistere alla crudeltà della realtà. Anche Jacopo Ortis, protagonista del suo romanzo, nella prima parte
cerca rifugio in questi ideali per sfuggire al dolore e alla delusione politica.ù
La poesia, l’illusione più alta
Per Foscolo, la poesia è la più nobile delle illusioni, perché riesce a rendere eterno ciò che altrimenti
andrebbe perduto con il tempo. Attraverso i versi, gli ideali e le grandi imprese vengono tramandati e
diventano immortali. La poesia, come dice nei Sepolcri, può "vincere di mille secoli il silenzio",
superando la caducità della vita e dando un senso alla storia umana. Inoltre, ha una funzione educativa e
civile: attraverso la bellezza e l’armonia, insegna agli uomini valori elevati e li spinge a coltivarli. Infine,
la poesia ha un effetto rasserenante, perché permette di immaginare un mondo ideale, al di là della
sofferenza quotidiana. Foscolo stesso sottolinea come l’arte crei mondi alternativi che aiutano l’uomo a
sopportare il peso dell’esistenza. Questa visione emerge non solo nei Sepolcri, ma anche nelle sue odi e
nel poema Le Grazie, dove celebra la bellezza e l’armonia come strumenti per elevare l’animo umano.
Il Neoclassicismo di Foscolo: il fascino dell'antichità
Dopo il Jacopo Ortis, Foscolo cambia direzione e si avvicina sempre di più alla cultura classica. Questo
nuovo interesse si riflette nelle sue opere successive, come le odi, i sonetti più famosi e il poema Le
Grazie. Il periodo storico in cui vive, segnato dall’ascesa e poi dal consolidarsi del potere napoleonico, lo
spinge a cercare modelli di riferimento non più nei filosofi moderni come Rousseau o Alfieri, ma nei
grandi autori dell’antichità greco-romana. In particolare, il mito della Grecia antica assume per lui un
valore speciale: la sua terra natale, Zacinto, diventa il simbolo di un’epoca perduta di armonia e bellezza.
Foscolo immagina gli antichi come esseri puri, in perfetta sintonia con la natura, e idealizza il paesaggio
mediterraneo della sua infanzia come un rifugio di pace, lontano dalle inquietudini della vita.
Foscolo e il Romanticismo: l’eroe in lotta con il destino
Sin da giovane, Foscolo si ispira alla figura dell’eroe solitario e ribelle, tipica del modello alfieriano. Si
sente sempre in contrasto con la società e con il suo tempo, che considera ingiusto e malvagio. La sua
esistenza è segnata da una continua tensione tra passioni forti e il desiderio di affetti, ma anche da una
profonda inquietudine e da un destino tragico, che lo condanna all’esilio e alla sofferenza. In lui
convivono il culto dell’armonia classica e il fascino per personaggi tormentati, come Ulisse, costretto a
vagare lontano da casa, Aiace, destinato alla sconfitta, o grandi condottieri come Alessandro Magno e
Cesare. Questo suo modo di vivere farà di lui un modello per i romantici, che vedranno in Foscolo un
esempio di impegno politico, amore per la patria e desiderio di indipendenza.
Il lato oscuro di Foscolo: il gusto per il macabro
Accanto all’amore per la bellezza classica, Foscolo sviluppa anche una sensibilità tipicamente
preromantica per il tema della morte e della sepoltura. Legge e rielabora autori come Gray e Young, che
trattano temi legati alla caducità della vita e alla solitudine delle tombe. Questo gusto per il macabro si
riflette in una visione della natura che non è più solo un luogo idilliaco e armonioso, ma diventa anche un
ambiente oscuro e spettrale, specchio delle sue angosce più profonde.
Foscolo tra Neoclassicismo e Preromanticismo
Nelle opere di Foscolo si mescolano due correnti letterarie: il Neoclassicismo e il Preromanticismo. Da un
lato, ammira la bellezza perfetta e l’armonia tipiche del mondo classico; dall’altro, vive un’inquietudine
interiore che lo porta a un continuo conflitto tra emozioni e ragione. Questa combinazione crea uno stile
originale, dove il desiderio di equilibrio si scontra con la forza delle passioni.
Il lato neoclassico di Foscolo
Nel suo Neoclassicismo, Foscolo ricerca la perfezione nelle forme e nell’arte, convinto che la poesia
possa rendere eterno ciò che racconta. Idealizza la Grecia antica come un mondo di bellezza e serenità e
utilizza uno stile elevato, con riferimenti alla mitologia e una struttura linguistica solenne e raffinata.
Il lato preromantico di Foscolo
Dall’altra parte, il suo Preromanticismo emerge nella profonda inquietudine e nel rifiuto delle
convenzioni sociali. Si sente in contrasto con la società e il periodo storico in cui vive, soffre per la
lontananza dalla patria e si identifica con l’eroe solitario e sfortunato. Nei suoi testi è forte il desiderio di
libertà, il senso di malinconia e la ricerca di emozioni intense.
Uno stile ricco e variegato
Foscolo utilizza una lingua ricca e ispirata alla tradizione classica, caratterizzata da inversioni e anastrofi,
che nelle sue odi diventa ancora più solenne grazie all’uso della mitologia. Nei suoi capolavori come *Dei
Sepolcri* e *Le Grazie*, impiega l'endecasillabo sciolto, un verso che permette di creare strutture
sintattiche ampie e solenni, tipiche della poesia antica. Nei romanzi, lo stile si adatta ai diversi generi:
nell'*Ortis* adotta una prosa rigorosa ma emozionante, adatta alla forma epistolare, mentre nella *Notizia
intorno a Didimo Chierico* si esprime con un linguaggio più essenziale, fatto di frasi brevi e concise.
La lunga vicenda editoriale
1798: Foscolo pubblica una prima versione a Bologna, ma deve interrompere la stampa alla lettera 45
perché parte per la guerra. L’editore chiede allora a un altro autore, Angelo Sassoli, di finire il libro, ma il
risultato è mediocre.
1802: Foscolo riprende il romanzo e lo pubblica a Milano, rivelandolo completamente riscritto. Aggiunge
più lettere (67 in totale), uno stile più diretto e temi politici più forti.
1814-1817: Durante l’esilio, Foscolo pubblica altre versioni (datate Londra 1814, ma stampate a Zurigo
nel 1816) e infine l’edizione definitiva a Londra nel 1817, divisa in due volumi.
La trama
Il romanzo si svolge tra il 1797 (prima della firma del trattato di Campoformio) e il 1799 (suicidio di
Jacopo).
Prima parte: Jacopo, giovane patriota veneziano, fugge dai nemici austriaci e si rifugia nei colli Euganei.
Conosce Teresa, fidanzata con Odoardo, un nobile senza personalità. I due si amano, ma Jacopo è un
esule senza futuro e Teresa è costretta a sposare Odoardo per volontà del padre. Dopo un bacio rubato,
Jacopo fugge via.
Seconda parte: Jacopo viaggia per l’Italia (Bologna, Firenze, Milano), riflette sulla politica e sulla vita.
Incontra Parini, discute sulla situazione dell’Italia, e scopre che Teresa ha sposato Odoardo. Dopo aver
salutato la madre a Venezia, torna dai colli Euganei, distrugge i suoi scritti e si uccide, lasciando un
messaggio all’amico Lorenzo.
Il genere e i modelli
Ultime lettere di Jacopo Ortis è un romanzo epistolare, cioè composto da lettere che Jacopo scrive
all’amico Lorenzo. Queste lettere sono in ordine cronologico, ma a volte Lorenzo interviene per spiegare
meglio la storia.
L'autobiografismo nel romanzo
Il romanzo è come una storia della vita dell'autore, Ugo Foscolo. Racconta le sue preoccupazioni, i suoi
amori (soprattutto con Isabella Roncioni), le sue delusioni politiche (come il trattato di Campoformio) e i
suoi sogni di libertà e bellezza. I temi principali sono: la patria, l'esilio, la natura potente, il culto delle
tombe, l'amore ideale e il suicidio come scelta di libertà. Tutti questi argomenti sono importanti per capire
il pensiero di Foscolo.
Il contesto storico
Foscolo non parla direttamente della storia, ma sa che i lettori conoscono gli eventi di quel periodo.
Jacopo rappresenta i patrioti italiani che speravano in Napoleone per la libertà, ma furono delusi dal
trattato di Campoformio. Questo trattato cedette Venezia all'Austria, e i patrioti si sentirono traditi.
Le illusioni di Jacopo
Nella prima parte del romanzo, Jacopo cerca di trovare cose belle nella vita, come l'amore, la famiglia e il
mito della tomba come legame tra vivi e morti. Foscolo dice che le illusioni sono importanti perché ci
aiutano a sopportare la vita. L'uomo moderno, però, le rifiuta perché è troppo razionale. Foscolo non
vuole che siamo passivi e inerti, ma che lottiamo per le nostre illusioni.
La tecnica narrativa
Ci sono due persone che raccontano la storia: Jacopo, che parla in prima persona e dice le sue emozioni
direttamente, e Lorenzo, che parla in terza persona e commenta da fuori. Lorenzo sa già come finisce la
storia, mentre Jacopo la racconta mentre succede. La scrittura è molto emotiva e cambia tono a seconda
degli stati d'animo di Jacopo. A volte la storia si muove lentamente perché il tempo della narrazione non
coincide con il tempo degli eventi.
La lingua e lo stile
Foscolo voleva cambiare completamente la scrittura italiana. La sua prosa è piena di frasi brevi, domande
e risposte, e a volte è molto intensa. Questo stile aiuta a mostrare le emozioni di Jacopo e a farci sentire
come se fossimo dentro la sua testa.
Tutto è perduto pg 403
Nella lettera, Jacopo Ortis esprime il suo profondo sconforto per la situazione storica che sta vivendo: la
cessione di Venezia all'Austria, siglata con il trattato di Campoformio. Lascia Venezia per proteggersi
dalle persecuzioni, ma è determinato ad affrontare il destino, anche se questo significa prigionia o morte,
pur di rimanere legato alla terra italiana. La lettera trasmette un senso di tradimento, disperazione e
rassegnazione eroica.
Il Bacio pg 405
Nella lettera del 14 maggio 1798, Jacopo descrive il momento culminante del suo amore per Teresa. I due
si scambiano un bacio appassionato sotto un gelso, in un contesto naturale che sembra esaltare la loro
passione. Tuttavia, Teresa, subito dopo, si ritrae spaventata e pentita, poiché è destinata a sposare
Odoardo e le convenzioni sociali la costringono a quel matrimonio. Jacopo vive intensamente quel
momento di passione, anche se fugace, ma ne rimane profondamente scosso e colmo di rimorso per aver
"tradito" l'innocenza di Teresa. La lettera esprime sia l'estasi dell'amore vissuto, sia il dolore per
l'impossibilità di realizzarlo a causa delle rigide norme sociali dell'epoca.
Lettera di addio a Teresa pg 407
Nella lettera del 2 giugno, Jacopo si rivolge a Teresa per l'ultima volta, esprimendo il suo amore e la sua
disperazione per la loro separazione. È un addio pieno di dolore, lacrime e rimpianto. Jacopo chiede a
Teresa il suo ritratto come ultimo conforto, promettendo di non scriverle più e di non cercarla, almeno
finché non sarà certo che lei sia serena. La lettera è un commovente monologo interiore, dove Jacopo
rivela il suo tormento, il senso di colpa per aver "funestato" la vita di Teresa e la speranza di trovare pace
solo nella morte. Tra le parole di addio, Jacopo promette di sopportare la vita per amore di Teresa, anche
se è convinto che la sua esistenza senza di lei sia destinata alla sofferenza e alla solitudine.
I modelli delle Poesie di Foscolo
Nel 1803, Foscolo pubblicò le sue Poesie, che includevano due odi e dodici sonetti. Per le odi, si ispirò a
Giuseppe Parini per esaltare la bellezza femminile in modo neoclassico. Per i sonetti, invece, prese spunto
da Vittorio Alfieri (per lo stile appassionato e temi come esilio e morte) e da poeti greci e latini (Omero,
Catullo, Orazio), da cui trasse armonia formale e riferimenti mitologici.
Le odi: una poesia diversa dall'Ortis
Le due odi (A Luigia Pallavicini e All'amica risanata) sono diverse dal romanzo Jacopo Ortis: non ci sono
autobiografismi, drammi dell'esule o ossessione per la morte. Celebrano invece la bellezza femminile con
immagini classiche e la funzione eterna della poesia. Lo stile è armonioso e solenne, con un linguaggio
sublime e frasi lunghe e elaborate.
I sonetti: minori e maggiori
Foscolo scrisse gli otto sonetti minori tra il 1799 e il 1802, in un periodo difficile della sua vita. Hanno
uno stile drammatico e passionale, come nell'auto-ritratto Solcata ho fronte. I sonetti maggiori (Alla sera,
A Zacinto, ecc.) sono composti a Milano nel 1802-1803. Qui domina la calma: la poesia diventa un
rifugio dalle passioni, con temi come esilio, natura, famiglia e immortalità dell'arte. Lo stile è equilibrato
e classico, ma contiene i temi centrali di Foscolo, che ritroveremo anche nei Sepolcri.
Alla sera pg 419
Il sonetto "Alla sera" è stato scritto tra il 1802 e il 1803. Foscolo, stanco delle sofferenze della vita, sogna
la morte come una liberazione verso il "Nulla eterno", una visione materialistica della fine.
La sera diventa per lui un simbolo di pace e di quiete. La descrive come un'immagine della "fatal quiete"
che lo accompagna sempre, sia quando cala con le nuvole estive e le brezze serene, sia quando scende con
le tenebre invernali.
La sera lo fa vagare con i suoi pensieri verso l'eternità e lo aiuta a dimenticare le sofferenze del tempo che
passa. In quel momento, il suo spirito turbolento si calma e trova un po' di pace.
A Zacinto pg 424
Il sonetto "A Zacinto" è stato scritto da Foscolo a Milano tra il 1802 e il 1803, in un periodo di grande
delusione per la politica napoleonica in Italia e di nostalgia per una patria dove vivere serenamente.
In questo sonetto, Foscolo si rivolge all'isola greca di Zacinto, la sua terra natale, descrivendone la
bellezza del mare, del cielo e della natura. L'isola è celebrata come una patria ideale, un luogo perfetto
che ispirò anche la poesia di Omero, autore del mito di Ulisse.
Foscolo si identifica con Ulisse, un eroe famoso per le sue avventure e per la nostalgia della patria.
Tuttavia, a differenza di Ulisse che tornò a Itaca, Foscolo sa di non poter mai tornare a Zacinto. Questo lo
porta a riflettere sulla sua condizione di esule e sulla sua triste sorte, esprimendo un senso di
rassegnazione e di perdita.
Il sonetto è un commovente omaggio alla bellezza della patria d'origine e alla poesia classica, mentre
rivela al contempo il dolore del poeta per la sua condizione di esule senza una patria.
In morte del fratello Giovanni pg 426
Il sonetto "In morte del fratello Giovanni" è stato scritto da Foscolo tra la fine del 1802 e l'inizio del 1803,
in memoria del fratello Giovanni, che si era suicidato per debiti di gioco il 12 dicembre 1801. Questo
testo esprime il dolore del poeta per la perdita del fratello e si intreccia con i temi ricorrenti della sua
produzione letteraria, come l'esilio, la morte e la nostalgia.
Nel sonetto, Foscolo immagina se stesso seduto sulla tomba del fratello, piangendo la sua morte
prematura. Si rivolge alla madre, che parla con il cenere del figlio, e rivela il proprio senso di colpa e
disperazione. Il poeta si sente perseguitato dagli dèi avversi e dalle preoccupazioni segrete che hanno reso
la vita del fratello una tempesta. Alla fine, implora che le ossa del fratello siano restituite alla madre
affranta.
Questo sonetto è un commovente esempio del modo in cui Foscolo unisce il dolore personale ai temi
universali della morte e del destino, caratteristici della sua poesia.
L'ispirazione e la struttura di "Dei sepolcri"
"Dei sepolcri" è un poema scritto da Foscolo nel 1806, dopo una discussione con gli amici Ippolito
Pindemonte e Isabella Teotochi Albrizzi sull'editto di Saint-Cloud. Questa legge, entrata in vigore in Italia
nel settembre 1806, vietava le sepolture all'interno delle chiese per motivi igienici e stabiliva che i
cimiteri fossero fuori dalle città, con tombe uguali e senza lapidi, tranne per personaggi illustri.
Inizialmente Foscolo appoggiò questa legge, ma poi cambiò idea e scrisse il poema, dedicandolo a
Pindemonte che invece era contrario. Il poema fu pubblicato a Brescia nel 1807 con una bella edizione
neoclassica, accompagnata da note dell'autore per spiegare i riferimenti.
Le critiche all'opera
Il poema "Dei sepolcri" fu accusato di essere oscuro e difficile da comprendere. I lettori e i critici, come
l'abate Aimé Guillon, faticavano a seguire la sua struttura complessa e i concetti filosofici. Foscolo
rispose a queste critiche con una lettera in cui spiegava il significato e la struttura del suo lavoro,
difendendo la sua visione poetica.
La struttura e i temi principali
Foscolo stesso suggerì di dividere il poema in quattro parti:
1. I sepolcri come legame d'affetto: I sepolcri sono importanti per i vivi perché mantengono vivo il
ricordo dei defunti e creano un legame emotivo. Foscolo critica la legge che vuole tombe uguali per tutti,
senza distinguere tra persone buone e cattive, illustri o comuni.
2. I sepolcri come simbolo di civiltà: Foscolo confronta il culto dei morti in diverse epoche. Critica il
Medioevo per il suo gusto macabro, mentre apprezza le sepolture della Grecia antica e dell'Inghilterra
moderna, dove i cimiteri sono luoghi di riflessione in mezzo alla natura.
3. I sepolcri come ispirazione per azioni nobili: I sepolcri degli eroi ispirano i vivi a compiere grandi
azioni. Foscolo esalta la basilica di Santa Croce a Firenze, dove sono sepolti personaggi importanti della
storia italiana, e ricorda come i Greci a Maratona combatterono per onorare i loro eroi.
4. **I sepolcri e la poesia eterna**: Foscolo afferma che mentre le tombe si deteriorano nel tempo, la
poesia può rendere eterna la memoria degli eroi. La poesia, ispirata dalle tombe, sopravvive alla
distruzione e al tempo.
Le "transizioni" nel carme "Dei sepolcri"
Foscolo spiega che la struttura complessa del suo poema "Dei sepolcri" dipende dalle cosiddette
"transizioni", cioè da passaggi difficili e improvvisi, formati da piccole modifiche linguistiche e da
particelle che cambiano significato a seconda del contesto. Questi passaggi sono tipici della poesia lirica
greca, come nelle odi di Pindaro, dove si passa rapidamente da un tema all'altro senza collegamenti
intermedi (da qui l'espressione "volo pindarico"). Foscolo difende la sua scelta, dicendo che una volta
comprese le idee principali, il lettore può intuire anche i collegamenti intermedi e capire la profonda unità
del testo.
I temi principali del carme "Dei sepolcri"
Il poema "Dei sepolcri" esalta la tomba come:
Legame d'affetto: I sepolcri mantengono vivo il ricordo dei defunti e creano un legame emotivo tra vivi e
morti.
Simbolo di civiltà: Foscolo celebra le sepolture della Grecia antica e dell'Inghilterra moderna come
esempi di civiltà.
Ispiratore di azioni nobili: I sepolcri degli eroi ispirano i vivi a compiere grandi azioni.
Ispiratore di poesia eterna: La poesia, ispirata dalle tombe, può rendere eterna la memoria degli eroi,
sopravvivendo al tempo e alla distruzione.
Al centro del poema c'è anche l'amore per la cultura classica, rappresentata dai miti greci e dalle figure
eroiche come Aiace ed Ettore. Foscolo sottolinea come la poesia, incarnata da figure come Omero, sia in
grado di tramandare nel tempo il ricordo delle grandi imprese umane, anche se le cose terrene sono
soggette alla caducità.
Il ruolo delle «illusioni» in "Dei sepolcri"
In "Dei sepolcri", Foscolo attribuisce un ruolo fondamentale alle «illusioni», specialmente nel legame tra
vivi e morti. Nonostante la sua visione materialistica della vita, egli sostiene che l'illusione di
sopravvivere dopo la morte attraverso il ricordo dei cari e della comunità sia essenziale per superare il
nichilismo. Questa illusione aiuta a dare un senso alla vita e a connettere le generazioni.
Ideali civili e patriottici in "Dei sepolcri"
Foscolo celebra i grandi uomini sepolti in Santa Croce, i cui esempi ispirano azioni nobili. Tuttavia, il
poeta esprime delusione per la condizione dell'Italia, dominata dagli stranieri e priva di nuovi modelli di
grandezza. Nonostante ciò, egli non abbandona le proprie istanze civili e patriottiche: le tombe dei grandi
italiani sembrano promettere un riscatto per il paese. Foscolo esalta soprattutto scrittori illustri come
Parini, Alfieri, Dante, Petrarca, Machiavelli e Galilei, che hanno combinato eleganza stilistica con
impegno ideologico al servizio del bene pubblico.
Gli influssi culturali in "Dei sepolcri"
"Dei sepolcri" è il risultato dell'intreccio di diverse correnti culturali presenti nel pensiero di Foscolo.
Sono riconoscibili gli influssi dell'Illuminismo (concezione materialistica della vita), del Neoclassicismo
(culto della Grecia classica e ricerca di bellezza e armonia), e del Preromanticismo, mediato dalla poesia
cimiteriale inglese (come i lavori di Edward Young e Thomas Gray). Da queste fonti, Foscolo trae sia le
atmosfere serene dei cimiteri inglesi sia le descrizioni più cupe delle sepolture medievali.
Il materialismo meccanicista in "Dei sepolcri"
Nella prima parte del poema, Foscolo mostra gli influssi del sensismo e del materialismo meccanicista,
che negano la vita dopo la morte e vedono l'universo regolato da leggi immutabili. Secondo questo
modello, gli esseri viventi si generano per semplice aggregazione casuale di atomi e i loro corpi alla fine
ritornano alla terra. Foscolo accoglie questa visione, ma la modera valorizzando il ruolo del sentimento e
dell'amore nella vita umana.
Il classicismo foscoliano in "Dei sepolcri"
Foscolo celebra la Grecia classica per la sua grandezza nelle passioni e negli ideali di bellezza e armonia.
Gli antichi greci compresero il ruolo della poesia come mezzo per immortalare le imprese degli eroi.
Nell'ultima parte del poema, Foscolo elogia la civiltà greca che, tramite la poesia, resse eterno il ricordo
delle gesta dei suoi eroi. Questo concetto si collega alla sua visione della poesia come strumento di
immortalità.
Gli influssi preromantici e lo stile di "Dei sepolcri"
Foscolo ha reinterpretato la visione materialista della morte attraverso il Preromanticismo, ispirandosi alla
poesia cimiteriale inglese (come i lavori di Young e Gray). Rispetto ai modelli inglesi, che si
concentravano sulla rassegnazione alla morte e sul comfort spirituale, Foscolo dà ai sepolcri una funzione
più politica, utilizzandoli per promuovere ideali civili e patriottici. La componente religiosa è presente
solo marginalmente, in quanto incompatibile con la visione materialista dell'autore.
Lo stile del carme è molto complesso e ricercato. È scritto in endecasillabo sciolto, con un linguaggio
elevato e aulico, ricco di riferimenti mitologici e storici. Il testo presenta bruschi cambiamenti di tono
(dall'elegiaco al drammatico, dal lirico al sentenzioso) e una sintassi variata, a volte concisa, a volte
articolata e complessa. Sono presenti frequenti iperbati e anastrofi, e i termini-chiave sono posizionati in
modo strategico all'interno dei versi. Gli enjambement conferiscono continuità alla struttura ritmica,
sostenendo l'intento argomentativo del testo. Questa struttura stilistica si presta bene ai contenuti politico-
filosofici, seguendo l'esempio di opere come "Il Giorno" di Parini.
Il sepolcro come legame di affetti
Nella prima parte del carme "Dei sepolcri", Foscolo sottolinea l'importanza delle tombe come legame tra i
vivi e i morti. Le tombe non sono utili per i malvagi, ma per chi lascia dietro di sé degli affetti, esse
rappresentano l'illusione di non morire del tutto, di vivere nel ricordo dei propri cari. Questo legame è una
"corrispondenza d'amorosi sensi" che tiene viva la memoria del defunto presso i vivi.
Foscolo critica la nuova legge che vuole i sepolcri fuori dalle città e proibisce le lapidi, poiché secondo lui
questa misura indebolisce il sacro legame tra vivi e morti. Senza tombe che ne ricordano i nomi, i morti
rischiano di essere dimenticati e abbandonati al tempo e alla natura. Il poeta esprime il dolore per questa
separazione, immaginando scene di desolazione nei cimiteri abbandonati, dove le tombe dei grandi
uomini, come quella di Parini, vengono lasciate in balia delle elementi e del disprezzo della società.
Questa parte del poema esalta dunque il sepolcro come simbolo di amore e memoria, sostenendo che la
sua funzione principale è quella di preservare il ricordo dei defunti e di mantenere vivo il legame affettivo
con i vivi.
Il sepolcro come ispiratore di egregie cose
Nella terza parte del carme "Dei sepolcri", Foscolo esalta il ruolo delle tombe come fonte di ispirazione
per azioni nobili e grandi imprese. Il poeta descrive come, visitando la basilica di Santa Croce a Firenze,
dove riposano figure storiche italiane come Machiavelli, Michelangelo e Galilei, si senta spinto alla
grandezza dalle loro tombe. Questi luoghi sacri preservano la memoria dei grandi uomini, incitando i vivi
a emularli.
Foscolo celebra Firenze come una città che ha protetto le "itale glorie" e ha ispirato patrioti come Vittorio
Alfieri, il quale trovava conforto nelle tombe dei grandi uomini e ne traeva motivazione per lottare per la
libertà. Il poeta sottolinea come le tombe trasformino la terra in un luogo "bello e santo" e come la loro
presenza possa accendere nell'animo umano sentimenti di patriottismo e di ambizione gloriosa.
Attraverso esempi storici come la battaglia di Maratona, dove i Greci combatterono ispirati dalle tombe
dei loro eroi, Foscolo dimostra come il culto dei defunti possa generare virtù e coraggio. Questa parte del
carme è un invito a riconoscere nelle tombe dei grandi un monito alla grandezza e un richiamo all'identità
collettiva.
Il sepolcro come fonte di poesia
Nell'ultima parte del carme "Dei sepolcri", Foscolo celebra il sepolcro come fonte di ispirazione per la
poesia, che ha il potere di immortalare la memoria degli eroi. Mentre il tempo distrugge anche le tombe,
la poesia, ispirata dalle gesta degli eroi sepolti, può sopravvivere per millenni, tramandando il loro
ricordo.
Foscolo cita Omero come esempio: le sue poesie hanno reso eterno il ricordo degli eroi della Guerra di
Troia, come Ettore, il cui compianto durerà finché il sole splenderà sulla terra. Il poeta sottolinea come le
tombe siano custodite dalle Muse, che continuano a ispirare i poeti anche quando le tombe stesse sono
state distrutte dal tempo.
Attraverso esempi mitologici e storici, Foscolo dimostra come la poesia abbia il potere di trasformare la
morte in immortalità, rendendo gli eroi presenti nella memoria collettiva attraverso i secoli. Questa parte
del carme esalta dunque la poesia come strumento supremo per preservare la memoria degli uomini
grandi e le loro imprese.