Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
30 visualizzazioni33 pagine

Letteratura Latina

La tragedia latina, importata dalla Grecia, ha avuto inizio nel 240 a.C. con Livio Andronico, ma ci sono poche opere integre rimaste. Plauto ed Ennio sono due autori significativi, con Plauto noto per le sue commedie divertenti e personaggi stereotipati, mentre Ennio ha scritto tragedie e il poema epico 'Annales', celebrando la storia romana e i valori della romanità. Catone, un politico influente, si oppose alla cultura greca e promosse il rispetto per le tradizioni romane, culminando nella sua famosa frase 'Delenda Carthago'.

Caricato da

chiara270802
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
30 visualizzazioni33 pagine

Letteratura Latina

La tragedia latina, importata dalla Grecia, ha avuto inizio nel 240 a.C. con Livio Andronico, ma ci sono poche opere integre rimaste. Plauto ed Ennio sono due autori significativi, con Plauto noto per le sue commedie divertenti e personaggi stereotipati, mentre Ennio ha scritto tragedie e il poema epico 'Annales', celebrando la storia romana e i valori della romanità. Catone, un politico influente, si oppose alla cultura greca e promosse il rispetto per le tradizioni romane, culminando nella sua famosa frase 'Delenda Carthago'.

Caricato da

chiara270802
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato DOCX, PDF, TXT o leggi online su Scribd

LETTERATURA LATINA

TRAGEDIA LATINA
La tragedia come la commedia è un genere letterario importato dalla Grecia, nel 240 a.c prima
rappresentazione a roma di una tragedia di livio andronico. La letteratura latina inizia con una
tragedia, a differenza di quanto è accaduto per la commedia, non abbiamo tragedie integre. Gli
autori che si possono mensionare sono: andronico, nevio, ennio, pacuvio e accio.
TEATRO ROMANO
Il teatro romano deve tantissimo al teatro greco, sia nella tragedia che nella commedia. Nella
commedia latina ci sono due generi: la palliata e la togata. La palliata è una commedia di
ambientazione greca e le sue storie sono prese di solito da altri autori greci, la palliata quindi ha
uno stretto rapporto con il teatro greco. La togata è di ambientazione romana invece, vengono cioè
messi in scena dei personaggi della vita romana, della società romana, raccontati in modo più
pacato poiché sono personaggi che potevano anche appartenere a classi sociali più elevate e
quindi non si voleva rischiare di esporli troppo. Al contrario, nella tragedia abbiamo le fabule
cothurnate e le fabule paetexte; le coturnate sono tragedie che riprendono modelli greci, come
sofloche, euripide e sono argomenti mitologici. La parola coturno deriva dal coturnus che era una
sorta di stivaletto indossato dagli attori, mentre al contrario le fabule praetexte hanno
un’ambientazione romana, il termine viene da una toga porpora indossata dai magistati. Quindi, il
teatro romano nasce come adesione al modello del teatro greco, anche se sviluppa dei suoi generi
particolari relativi all’ambientazione e alla storia romana..questo perché? Perché la
rappresentazione teatrale nasce molto prima rispetto a quelli che poi saranno i nomi di punta della
letteratura latina, molto prima venivano rappresentate delle scene durante i ludi cioè delle feste,
queste feste prevedevano delle rappresentazioni teatrali. La letteratura latina nasce proprio con
una rappresentazione teatrale convenzionalmente la letteratura latina nasce nel 240 a.c quando
livio andronico mette in scena il suo dramma teatrale del quale però non abbiamo nulla.
Nonostante la palliata prenda spunto dalla commedia greca, ha però delle caratteristiche originali:
molto spazio viene dato al canto, molti hanno parlato di una sorta di commedia musicale quasi
musical; un’altra cosa che non condivide con il teatro greco è per esempio la divisione in atti. I
romani però a livello teatrale non rappresentavano solo tragedie e commedie, ad esempio tipica
del nostro territorio è la fabula atellana, queste rappresentazioni erano molto basse, rozze,
sicuramnete meno strutturate, aveva personaggi fissi, maschere fisse per esasperare alcuni tratti.
Tornando alla tragedia e alla commedia, possiamo dire che, della tragedia, ci rimane poco e
niente, ci rimangono a volte solo le trame; della commedia invece ci rimangono molti più testi, ad
esempio di plauto abbiamo 21 commedie, di terenzio invece abbiamo sei commedie.
PLAUTO
Plauto nasce a Sarsina tra il 255 e il 250 a.c, plauto era un plebeo e nasce proprio come attore e
per una questione di debiti non pagati finì in un mulino a lavorare alla macina e proprio in questo
periodo la tradizione ci dice che iniziò a scrivere e mise su una compagnia di attori che ebbe un
grande successo. Perché ebbe così tanto successo? Le sue commedie sono oggettivamente moto
divertenti, piene di colpi di scena, piene di musica, di battute volgari..ciò che funziona tanto del
teatro di plauto sono i personaggi, personaggi che in realtà non hanno psicologia, cioè non sono
esistiti realmente, sono dei tipi, cioè dei personaggi che rappresentano degli aspetti dell’uomo, per
esempio abbiamo il personaggio avaro, il personaggio dello sbruffone, del servo scaltro, cioè dei
personaggi che hanno degli schemi fissi. I personaggi più famosi sono il senex cioè il vecchio, il
ricco che solitamente si innamora della ragazza del figlio; poi c’è lo schiavo che di solito è scaltro
che scioglie spesso le situazioni; un altro è il parassita che è di solito colui che riesce a trarre
beneficio da tutte le situazioni in cui si trova o almeno ci prova; poi ci sono anche le donne che di
solito raggirano i vecchi ricchi, di solito loro sono delle prostitute che si contrappongono nella
commedia al modello della vergine da sposare. Nel prologo, nel momento iniziale della commedia,
plauto si rivolge direttamente al pubblico distruggendo la quarta parete cioè quella
rappresentazione fittizia e immaginaria che dovrebbe appunto mantenere la rappresentazione
teatrale.
QUALI SONO LE TRAME E LE COMMEDIE PIU’ FAMOSE?
Le commedie più famose di plauto condividono tra di loro una visione: nel mondo non vincono i
buoni ma coloro che si sanno comportare. Questo ci fa capire che plauto in tutte le sue commedie
non ha la minima intenzione di fare la morale al pubblico, di insegnare, l’obiettivo è sicuramente far
ridere. Una delle commedie più famose è l’aulularia in cui c’è il vecchio avaro euclione.
ENNIO
Ennio nacque a rudiae nel 239 a.c, rudiae è un paesino vicino l’attuale Lecce, nacque da una
famiglia nobile, parlava tre lingue. Partecipò alla seconda guerra punica e fu mandato a
combattere in Sardegna, qui conobbe due personaggi molto importanti nella polita romana: catone
e Scipione l’africano. Dopo la guerra andò a Roma e si mise a fare l’insegnante privato per i figli
dei nobili, qui in onore del suo amico Scipione scrisse un’opera intitolata Scipio. Nel 189 a.c il
console marco Nobiliore lo portò con se in greci anela battaglia contro gli etoli, ma non come
soldato ma per fargli celebrare le sue imprese. Quando tornò Ennio scrisse una praetexta, cioè
una tragedia di ambientazione romana, l’Ambracia. Nel 184 Nobiliore per ringraziarlo gli concesse
la cittadinanza romana. Muore nel 169 a.c e fu sepolto con gli Scipioni.
PRODUZIONE LETTERARIA
Scrisse 22 tragedie e la sua opera più importante sono gli annales: un poema epico.
Tragedie: 20 coturnate e 2 praetexte, in queste tragedie Ennio si richiamava ad Euripide, il grande
tragediografo, e come Euripide Ennio preferiva le parti femminili, anche se erano recitate da
uomini, anche perché molto spesso, nella maggior parte delle polis le donne neanche a teatro
potevano andare. Preferiva la parte patetica, lagrimevole, sofferente ma anche la parte della
riflessione filosofica; di Ennio si preannuncia il concetto di humanitas cioè una sorta di principio di
civilizzazione dell’uomo, di progresso, ed è sempre un concetto di origine greca che viene portato
a Roma. In questo periodo, nel ii secolo a.c, siccome ci sono tanti schiavi, opere greche che
vengono a Roma, si diffonde molto la cultura greca, le mode, il modo di vestirsi, di mangiare,
l’accento e quindi si fondano due correnti culturali: chi diceva come il circolo degli Scipioni “vanno
bene, la cultura greca è più avanzata quindi prendiamo spunto”, chi invece diceva, come cacone,
“no, noi siamo romani, rispettiamo le nostre tradizioni” e quindi c’era un tentativo di conservazione.
GLI ANNALES
L’opera più importante di Ennio sono gli Annales, un poema epico che è stato chiamato Annales
per fare riferimento a quei resoconti storici che venivano compilati dal pontefice massimo anno per
nno dicendo tutti gli eventi che accadevano. L’intento di Ennio, ovviamente, non è storiografico, ma
celebrativo. È un’opera molto grande di circa 30000 versi, anche se a noi ne rimangono solo 600,
è suddivisa in 18 libri, perché secondo la tradizione omerica i libri andavano in multipli di sei. Fu
scritta in esametri, che è il verso greco per eccellenza. Compose quest’opera dal 203 a.c fino alla
sua morte e la dedica ai suoi grandi amici: fulvio robiliore e scipione l’africano. Si apre con
un’invocazione alle muse greche, divinità figlie di zeus e mnemosine ed erano nove, ognuna per
ogni arte, erano le muse greche di omero. Non solo perché erano le muse greche di omero ma
anche perché marco fulvio nobiliore aveva portato a roma una statua di una musa e aveva fatto
innalzare un templio in onore di queste muse, quindi lui anche per seguire l’indicazione di nobiliore.
Dopo l’invocazione alle muse c’era il proemio per esporre l’argomento e immagina di aver sognato
e dice in questo sogno che omero si era reincarnato in lui. Alla base dell’opera c’è l’opera di
civilizzazione di Roma, c’è sempre la lotta tra il bene e il male e roma rappresentava sempre il
bene. Non c’era l’esaltazione della guerra come in omero, ma c’era la visione secondo cui la
guerra era necessaria per civilizzare. Gli annales celebrava i valori e le tradizioni della civiltà
romana, il mitico mos maiorum, fu il poema epico dell’età repubblicana e uno dei modelli
dell’Eneide. L’argomento degli annales è la storia romana dalle origini cioè dall’arrivo di enea nel
lazio all’età contemporanea con la fondazione di Roma, le guerre puniche…tutto rigorosamente in
ordine cronologico da qui il titolo di annales, cioè raccolte di origine antichissima compilate dal
pontefice massimo in cui venivano annotati anno per anno tutti gli avvenimenti degli di rilievo.
Ennio usa l’esametro come metro.
VALORE STORICO E LETTERARIO DELL’OPERA: PASSIONE PER LA ROMANITA’ NEL
SOLCO DELLA TRADIZIONE GRECA
La cultura greca ennio ce l’aveva nel sangue, e la scelta dell’esametro lo conferma. Per ennio le
muse non erano scontate. Ennio racconta di aver avuto un sogno in cui omero si reincarna in lui e
nel quale sogno omero gli espone la dottrina pitagorica della trasmivrazione delle anime,
dopodiché gli confessa di essersi dapprima reincarnato in un pavone simbolo di immortalità e
adesso in lui. Alter omerus si definisce ennio, il secondo omero, la reincarnazione del più grande
poeta epico di tutti i tempi. L’operazione di ennio è a noi chiara: l’esametro al posto del saturnio,
motivazione di ennio era inserire l’epica latina nel solco di quella greca. Ennio era però anche un
romano e orgoglioso di esserlo, questa passione per la romanità emerge dalla scelta stessa di
comporre gli annales, ennio sentì l’energia per raccontare la storia di roma. Ma perché ennio, un
magnogreco, si sentiva così attratto dalla res pubblica romana? Perché credeva nei valori che
l’avevano resa grande, valori per i quali aveva anche combattuto di persona militando in sardegna
alla fine della seconda guerra punica; valori che si possono sintetizzare in un concetto: il mos
maiorum, l’insieme dei valori su cui si fondava l’etica del buon romano: forza, coraggio, sobrietà,
amor di patria, senso di collettività. Tutte qualità fondamentali in uno stato che non faceva che
passare da una guerra ad un’altra, ennio in alcuni passi del poema ci ha voluto ricordare che
anche in guerra la forza deve essere sempre sottomessa alla razionalità e alla saggezza.
Ennio creò molte parole, come la parola onnipotente.
CATONE
Nasce a tusculum nel 234 a.c, nell’intervallo tra le due guerre puniche, nei pressi dell’odierna
frascati. Nel 218 catone si arruola e combatte durante la seconda guerra punica, nel frattempo un
nobile esponente dell’aristocrazia romana Lucio Valerio Flacco lo incoraggiò a lasciare i saxa
sabina e trasferirsi a roma, dove catone iniziò la sua carriera polita come homo novus. Nel 204
catone viene eletto questore in africa al seguito di scipione africano. Catone terminata la questura
torna dall’africa a roma e inizia un processo a scipione accusandolo di essere stato troppo molle
con i soldati e di aver speso troppi soldi nella gestione dell’esercito. Scipione fu assolto ma questi
erano solo gli inizia della campagna politica contro di lui. Siamo nel 195 e catone arriva al
consolato, proprio in quel periodo sorgono problemi con antioco di siria, il senato incarica della
guerra contro antioco i due fratelli lucio scipione e scipione l’africano, ma la guerra per molto
tempo non inizia e questo temporeggiamento a roma suona molto sospetto, quasi come se la
guerra non la volessero fare, in realtà sarà proprio scipione a sconfiggere l’antioco di siria. Tornati
a Roma, Catone, si scatena contro di lui iniziando una serie di processi. L’africano fu molto
amareggiato e si esiliò volontariamente in campania dove morì nel 184, proprio l’anno in cui catone
divenne censore. Catone si scagliò contro la cultura greca. Nel 149 si è scoperto che Cartagine,
nonostante il trattato stipulato alla fine della seconda guerra punica, glielo proibisse si sta
riarmando in segreto, la parte progressista del senato propende per la soluzione più soft: imporre
ai cartaginesi il disarmo e controllare che questo venga eseguito. La parte catoniana vuole invece
una dichiarazione di guerra immediata e allora che catone si alza e pronuncia la famosissima frase
“delenda carthago” cioè cartagine va distrutta, e si fece come voleva lui. Nel 146 l’eterna nemica di
roma viene rasa al suolo dall’esercito romano comandato da scipione emiliano e sulle sue rovine
fu cosparso salo affinché nulla potesse più rinascere. Non poté assistere a questa vittoria catone,
era morto tre anni prima nel 149 subito dopo il suo ultimo discorso in senato.
MORALE DI CATONE
Catone era ancorato al mos maiorum, all’amor di patria, al sacrificio degli interessi individuali in
favore di quelli collettivi, i greci al contrario erano individualisti, alla ricerca del bello e dell’arte,
portatori dell’ideale dell’humanitas. Contro il filone ideologico greco c’è la figura di catone, figura
antiellenica, morale improntata ai principi di vita sobria e contraria al lusso, morale contraria
all’esaltazione delle singole personalità: la collettività doveva prevalere sul singolo individuo.
OPERE DI CATONE
Si occupò di storia componendo le origines: un’opera che narrava la storia di roma dalle origini fino
al 151; fu anche un grande oratore con almeno 200 orazioni; infine si occupò di precettistica
didascalica (trattati e manuali): tra questi famosissimo il de agricultura, un trattato di agricoltura,
l’unica delle sue opere che ci è giunta per intero.
LE ORIGINES
Composta in tarda età, a circa 60 anni, era divisa in 7 libri e racconta la storia di roma fino al 151, è
scritta in latino. Il fatto che la lingua sia in latino non è un qualcosa di ovvio, già prima di catone si
era sviluppata una storiografia non in latino ma in greco, gli autori ne erano stati fabio pittore e
cincio alimento, entrambi autori di annales, cioè di opere che raccontavano la storia di roma anno
per anno ma in greco. Perché in greco? Primo perché la storiografia era un genere letterario
importato dalla grecia e quindi non c’era una tradizione latina a cui ispirarsi; secondo perché questi
storiografi volevano che la loro opera fosse letta da un pubblico di lingua greca per far
comprendere a tutti le ragioni dell’espansione di roma, insomma per far propaganda politica.
Catone, al contrario, opta per il latino, ed è per questo che è considerato il padre della storiografia
in lingua latina, perché questa scelta? Primo perché il greco gli stava molto indigesto anche se lo
conosceva bene, secondo perché quando catone scrive le origines roma è ormai già padrona del
mediterraneo, non c’erano più ragioni politiche per difendere e propagandare presso un pubblico di
lingua greca l’espansione romana in oriente. Catone rifiuta l’impostazione annalistica, definendolo
come uno schema troppo rigido e inadeguato, e inoltre decisamente noioso. Scelse dunque
un’impostazione si cronologica ma non necessariamente annalistica, un’impostazione che gli diede
la possibilità di interrompere il racconto cronologico dei fatti di roma per allargare il suo sguardo
all’italia e raccontare le origines di tutte le principali città italiche soggette a roma, e questo fu il
motivo per cui l’opera fu intitolata origines. L’autore infatti, dopo aver raccontato nel primo libro la
storia dei sette re di roma, si ferma per un po’ e inizia a parlare delle origines, cioè della
fondazione delle principali città italiche, proprio secondo un modello greco.
Secondo una concezione proveniente dal pensiero greco: la storia è fatta da singoli individui dotati
di virtù straordinarie e talenti eccezionali; essi venivano esaltati e ricordati. Catone però la vedeva
da un altro punto di vista: per lui la storia non è fatta dai singoli ma dalla collettività, l’espansione di
roma è frutto di un impegno corale. I singoli sono solo umili contadini nella vigna della res pubblica,
ciò spiega l’assenza in quest’opera dei nomi propri. Il senso? Catone temeva che il prevalere di
singole personalità seconda la tipica mentalità individualistica greca avrebbe spezzata l’unità della
res pubblica e rotto gli equilibri sociali.
LE ORAZIONI
Scrisse più di 200 orazioni, le orazioni rappresentano frammenti di morale catoniana. VIR BONUS
DICENDI PERITUS, la figura dell’oratore e del politico coincidevano poiché quest’ultimo doveva
saper parlare bene, doveva cioè dicendi peritus cioè esperto nell’arte del parlare, ma essere
soprattutto vir bonus cioè un cittadino onesto. E con ciò catone esprime il nesso indissolubile tra
etica e politica, fra moralità della persona e capacità di esprimersi bene. ABSTINENTIA
moderazione, capacità di far a meno di qualcosa.
IL DE AGRI CULTURA
Trattato di catone sull’agricoltura che è anche la prima opera latina in prosa che ci è giunta per
intero, perché un manuale proprio sulla coltivazione dei campi? Innanzitutto catone era contadino
e proprietario terriero, ma c’è anche un motivo più profondo: l’agricoltura era un’attività
perfettamente coerente con il suo spirito severo e con la sua chiusura e diffidenza verso ogni
forma di lusso e raffinatezza culturale, l’agricoltura aveva quindi un valore morale: essa tempra il
fisico, il carattere ed è un’ottima palestra per il futuro soldato. Oltre ad un valore morale aveva un
valore economico, la terra era un ottimo investimento, anzi il migliore. Il trattato di catone
testimonia la nascita della media proprietà (azienda agricola gestita da un vilicus attraverso lo
sfruttamento dell’economia schiavista). Questo è un atro dei motivi di interesse di quest’opera: ci
offre una testimonianza delle condizioni agricole dell’italia dopo la seconda guerra punica. Un vero
e proprio manuale tecnico, quando bisogna piantare e che cosa ecc..
TERENZIO
165 a.c si dà la prima di una commedia scritta da Terenzio un 19enne cartaginese hecyra, ma la
rappresentazione viene interrotta da altro. Terenzio ci riprova nel 160 e siamo a metà della
rappresentazione quando inizia un mormorio di gladiatori proveniente da un’altra
rappresentazione, tutti si alzano e se ne vanno. Terenzio ci riprova con un terzo tentativo sempre
nel 160 e questa volta terenzio riesce a portare a termine lo spettacolo. Non gli andò sempre così
male, anzi le sue sei commedie per fortune ci sono arrivate tutte per intero, piacquero e vennero
rappresentate anche dopo la sua morte. Tuttavia l’aneddoto raccontato è indicativo di un difficile
rapporto di terenzio con il pubblico romano che continuò a preferire plauto.
VITA
L’arco della sua vita è piuttosto breve, nasce a cartagine sembra nel 184 e morì nel 159 a soli 25.
Nato a cartagine fu fatto schiavo e comprato dal senatore terenzio lucano che lo educò alle belle
lettere e gli donò la libertà e un nuovo nome Publio Terenzio Afro, africano. Fu amico intimo di
molti nobili, in particolare di scipione emiliano, frequentò il circolo scipionico, il centro di
rielaborazione della cultura greca a Roma all’interno del quale stava emergendo l’ideale
dell’humanitas che rappresenta il messaggio morale delle commedie di terenzio. Le sei commedie
le scrisse tutte tra il 166 e il 160, l’anno dopo partì per la grecia perché voleva andare ad esplorare
la terra della cultura che tanto amava, ma per cause a no ignote non fece più ritorno.
LE COMMEDIE
QUALI SONO I TRATTI TIPICI DEL COMICO TERENZIANO?
gli intrecci sono quelli tipici della fabula palliata a cui il teatro romano dei decenni precedenti e in
particolare plauto aveva già abituato il pubblico. Come gli intrecci anche i personaggi sono quelli
tipici della palliata, le maschere fisse, il senex, il servus.. possiamodire che le sue innovazioni si
sviluppano su due piani distinti: quello della sceneggiatura cioè struttura e stile della commedia e
quello della caratterizzazione dei personaggi.
INNOVAZIONI RELATIVE ALLA SCENEGGIATURA
Una prima innovazione che troviamo è la presenza di trame più complicate ed intricate, in
particolare terenzio introduce la doppia coppia, una seconda coppia di innamorati e quindi un
secondo matrimonio finale. Questo è importante perché la commedia del 500 riprenderà questo
modello proprio da terenzio. Di conseguenza due coppie due senex, i padri dei due adolescenti e
anche questo contribuisce alla maggiore complicazione dell’intreccio. Tutto questo esigeva
l’attenzione del pubblico, che doveva fare un maggiore sforzo di concentrazione per seguire la
vicenda, anche perché a differenza di plauto terenzio non usa il prologo per spiegare l’antefatto e
anticipare qualcosa della vicenda.
IL PROLOGO POLEMICO
In plauto si ha il prologo espositivo, cioè esposizione dell’antefatto e anticipazione di alcuni
elementi della vicenda (spoiler). Al prologo espositivo terenzio sostituisce il prologo biografico e
polemico che è un tratto tipico delle sue commedie. Ma polemico su cosa? Introduce questo tipo di
prologo che gli permette di difendersi pubblicamente da insinuazioni, accuse e polemiche..(veniva
accusato di avere relazioni con nobili del circolo degli scipioni, veniva accusato di copiare, di fare
delle opere troppo noiose ecc..),quindi utilizzava il prologo per difendersi apertamente da
insinuazioni e maldicenze. Il prologo è anche l’unico momento in cui terenzio si rivolge
direttamente al pubblico, perché per il resto della commedia gli attori non parleranno mai agli
spettatori, come invece faceva fare plauto. Terenzio fa fare quetso grande passo in avanti alla
commedia, il pubblico deve dimenticare che la commedia è una commedia, cioè che è finzione,
deve proiettarsi dentro di essa e sentirla come una realtà a sé stante.
IL TIPO DI COMICITA’
Terenzio rinuncia al tipo di comico di stampo plautino, cioè il comico grossolano, doppi sensi, rutti
e peti…tutto quello che troviamo in plauto viene rifiutato; la comicità di terenzio è invece sottile e
sfumata, la troviamo per esempio nell’atteggiamento psicologico dei personaggi piuttosto che nei
giochi di parole.. potremmo definire la comicità di terenzio una pacata e garbata ironia che è un
tipo di comico sicuramente più elegante. L’ironia la dobbiamo però sicuramente cogliere e questo
richiede anche un tipo di spettatore di altro livello. Questo tipo di comicità comunque fece ricevere
molte critiche, venne infatti definito il suo stile piatto e noioso; il suo però è semplicemente un
diverso tipo di comicità che era anche lo specchio una diversa visione della vita e di un diverso
messaggio che il suo teatro voleva trasmettere.
QUAL ERA IL MESSAGGIO?
Come in terenzio viene a mancare il comico grossolano, così scompare anche la rappresentazione
iperbolica di un tipo umano che aveva dato vita ad alcuni dei personaggi plautini più riusciti. A
terenzio non interessa fare la caricatura di un tipo, di un vizio, ma rappresentare psicologicamente
il personaggio, i protagonisti di terenzio no sono più delle caricature da farsa ma sono dei caratteri
credibili, sono personaggi che riflettono, si pongono delle domande esistenziali, maturano nel
corso della vicenda, superano i loro pregiudizi, esprimono la loro sensibilità. Ecco allora che il ruolo
del servus callidus, l’eroe di tante commedie plaudine, viene drasticamente ridimensionato, i
languori degli adolescenti innamorati non vengono più messi in ridicolo ma trattati con affettuosa
partecipazione, i senex superano le loro ostilità e si dispongono ad un’amorevole comprensione.
Non a caso, centrale nelle commedie di terenzio diventa il rapporto padre figlio e la riflessione dei
padri sul loro ruolo e sui loro metodi educativi, e non solo i protagonisti di terenzio non sono più
maschere caricaturiali, ma alcuni di loro sono anzi personaggi del tutto anticonvenzionali, la
suocera, il padre severo sfuggono alla maschera che gli hanno voluto cucire addosso e si rivelano
totalmente diversi da come li avevano descritti. (si rivede pirandello). Questo nuovo mondo
trasmetteva l’ideale dell’humanitas.
HUMANITAS: UN NUOVO IDEALE DI VITA E DI CIVILTA’
Il messaggio morale delle commedie di terenzio è costituito dall’humanitas. Parliamo di humatitas
per indicare una concezione della vitta, dll’uomo e dei rapporti interpersonali maturata
originariamente nell’atene del iv secolo e in seguito importata e rielaborala a roma nell’ambito del
cosiddetto circolo scipionico, una cerchia di intellettuali aristocratici tra cui anche terenzio.
L’humanitas è dunque un ideale di matrice ellenistica, non romana e il suo ingresso a roma
rappresenta il momento di massima maturazione di un lungo e graduale processo di ellenizzazione
della cultura romana. In cosa consiste? Essa abbraccia vari aspetti dell’esistenza umana, ma
ruota, attorno a due concetti: filantropia e relativismo etico; entrambi concetti di matrice ellenistica.
FILANTROPIA: cioè capacità di amare gli altri esseri umani, e come si fa ad amare i propri simili?
In primo luogo maturando la consapevolezza che facciamo tutti parte della medesima natura
umana, tutti gli esseri umani essendo uguali quindi hanno pari dignità e vanni quindi rispettati e
onorati; in secondo luogo maturando l’ulteriore consapevolezza che siamo tutti vulnerabili di fronte
ai colpi della sorte e tutti capaci di sbagliare; ecco che partendo da questi altissimi ideali arriviamo
a modulare di conseguenza anche il nostro agire: innanzitutto aprendoci al mondo degli altri con
sincera curiosità, accostandoci ad altri modi di pensare e di vivere, ma anche avvicinandoci ai
problemi altrui con interesse e partecipazione e inoltre guardando con umiltà i propri limiti e quindi
giudicando con indulgenza i limiti e gli errori altrui. La solidarietà tra gli esseri umani è l’unica cosa
che ci può dare conforto. Valore della fratellanza, di empatia, solidarietà, tolleranza.
RELATIVISMO ETICO: anch’esso di matrice greca importato e rielaborato a roma, esso esprime
un’idea veramente rivoluzionaria rispetto alla rigidità mentalità romana tradizionalista l’idea cioè
che non esiste una morale assoluta e non esistono modi di agire validi per tutti. Secondo
l’aristocrazia romana conservatrice il mos maiorum, il costume degli antichi, era il criterio unico a
cui uniformarsi per i propri comportamenti, secondo la concezione del dovere relativo invece, la
moralità di un’azione va valutata in base all’individuo e alle circostanze che la determinano ed è
possibile svincolarsi dagli schemi di comportamento tradizionali guadagnando inaspettati spazi di
libertà. Attenzione però, relativismo etico non vuol dire poter fare quello che si vuole, anche
nell’ambito del dovere relativo esiste infatti un limite all’agire..la differenza è che secondo la morale
tradizionale questo limite è rappresentato dal mos maiorum, secondo invece la morale relativa il
limite è costituito dalla virtus, cioè nell’agire dobbiamo improntare i nostri comportamenti alla virtù,
come individuata e definita dai filosofi. Mettendo in discussione la validità del mos maiorum
scuoteva fin dalle radici più profonde la stessa società romana. Ecco allora che mentre catone
tuonava civis romanus sum terenzio diceva homo sum: da un lato il civis romanus ancorato ai
doveri nei confronti dello stato e alla morale tradizionale, dall’altro l’uomo, L’ESSERE UMANO!!!!!!.
COME SI FA A RAGGIUNGERE L’DEALE DELL’HUMANITAS???
Con la cultura umanistica perché formano l’uomo in sé, perché prima si è uomini e poi scienziati
architetti e tutto. L’ideale dell’humanitas si accompagnò a roma con lo sviluppo degli studi e della
cultura e questo perché solo le persone coltivate avrebbero potuto guadagnare e raggiungere i due
requisiti indispensabili per essere uomini, nel senso pieno del termine. Tanto più siamo forniti di
cultura, tanto più siamo dotati di ragione e sensibilità, tanto più ci distinguiamo dia bruti.
IL CIRCOLO SCIPIONICO
Cioè una cerchia di intellettuali e loro amici tra cui anche terenzio, tutti accumunati da un
orientamento di pensiero filelleno cioè una profonda apertura e da un grade interesse verso la
cultura greca. E’ una cerchia di personaggi legati da profondi vincoli di parentela o amicizia, i quali
si frequentavano assiduamente. Chi erano i principali? Lucio emilio paolo, colui che nel 168 con la
battaglia di pydna aveva sconfitto il re perseo, un grande fautore della ellenizzazione della cultura
romana e suo figlio scipione emiliano, chiamato così perché era stato adottato dalla famiglia degli
scipioni, e appunto in presenza di scipione emiliano gli studiosi moderni hanno dato a questa
cerchia l’etichetta di circolo scipionico o degli scipioni. Parliamo di circolo degli scipioni anche
perché questa grande famiglia era sempre stata di orientamento filelleno, cioè favorevoli
all’apertura di roma alla cultura greca. E poi caio lucilio inventore della satira.
TERENZIO E PLAUTO A CONFRONTO
Due commediografi innanzitutto non contemporanei, anzi si succedettero, entrambi si
specializzarono nella fabula palliata, la commedia latina ma di argomento e ambientazione greca;
lasciandoci plauto 21 commedie e terenzio 6. Plauto nelle sue opere manteneva le linee essenziali
delle trame, quasi certamente traducendo in maniera abbastanza fedele alune scene, mentre per il
resto adattava pe raggiungere quell’effetto di comicità, plauto utilizzava con abbondanza la tecnica
dell’abbondanza. Anche terenzio fece uso della contaminatio, ma sembra che sia stato molto più
fedele agli originali rispetto a plauto. Ciò fu dovuto principalmente a due motivi: il primo il fatto che
il comico di terenzio era molto più prossimo a quello degli originali greci, e poi la circostanza che
dopo decenni di commedia plautina e di ellenizzazione della cultura romana, il pubblico era molto
più preparato a digerire testi greci senza bisogno di troppe modifiche.
Struttura della commedia
Prologo espositivo in plauto: la funzione è quella di esporre l’antefatto, nel prologo polemico di
terenzio questa funzione è assolta dai cosiddetti personaggi protatici nel primo atto, mentre il
prologo diventa il luogo in cui terenzio di solito per bocca del regista, si rivolge direttamente al
pubblico per parlare del suo modo di fare teatro e difendersi apertamente da accuse, insinuazioni e
polemiche. Un’importante differenza tra i due autori sta nel fatto che in plauto notiamo
un’attenzione maggiore nella ricerca della comicità e degli effetti esilaranti, a scapito del realismo;
terenzio presenta invece una maggiore cura dell’intreccio e della verosimiglianza di scene e
situazioni, e ciò anche in relazione al diverso obbiettivo che i due si potevano, infatti quello di
terenzio non era quello di far morire il pubblico dal ridere ma quello di farlo riflettere. In compenso
le trame delle commedie di terenzio sono più complicate, anche con un’introduzione di una novità
rispetto a plauto cioè la doppia coppia di amanti.
Il tipo di comicità
In plauto abbiamo una comicità buffa, da battute con doppi sensi, peti e rutti a sceni aperta. Con
ciò incontrò sicuramente il gusto del pubblico romano. In terenzio, invece, non si ride, si srride per
non far distrarre il pubblico dal messaggio che voleva mandare.
I personaggi
I personaggi erano gli stessi, quello che cambia è il modo di trattare questi tipi fissi, a plauto non
interessa approfondire la loro psicologia, la loro specifica individualità, bensì creare delle
maschere, dei tipi con tratti fissi, quelle di plauto sono delle caricature. Con terenzio invece,
entriamo in un mondo diverso, è stato detto che entriamo nel dramma moderno borghese, ci sono
personaggi ben delineati nella loro psicologia, che riflettono, che si pongono delle domande
esistenziali, esprimono la loro sensibilità e la loro problematicità.
HECYRA
I personaggi e l’antefatto
La vicenda dell’hecyra ruota attorno a tre personaggi principali ai quali si collegano tutti gli altri: un
giovane panfilo, sua moglie filomena (personaggio che non compare mai, ma viene solo
nominata), una prostituta bacchide, ex amante di panfilo a questi due personaggi, filomena e
panfilo, ne ruotano altri: due padri e due madri. La suocera che dà il nome alla commedia è la
madre di panfilo. Cos’è successo? Panfilo era innamoratissimo di bacchide, i due si frequentavano
ma ad un certo punto il padre inizia a mettergli pressione affinché si sposi con filomena, con una
brava ragazza. Lui cede, ma dopo poco tempo si accorge di aver fatto un errore madornale, è
profondamente infelice, vive il matrimonio come un supplizio, tratta male la moglie e continua a
vedere bacchide tutti i giorni. Panfilo non ha neanche rapporti fisici con la moglie, anzi confida suo
servo che si sente talmente tanto soffocato dal matrimonio che ha deciso di rimandare filomena a
casa dai genitori. Ma passa un po’ di tempo e le cose iniziano a cambiare, da un lato bacchide si fa
freddina perché è seccata che panfilo non sia più tutto suo, dall’altro lato panfilo inizia ad
affezionarsi alla moglie, e come scrive terenzio trasferisce il suo amore da bacchide a filomena.
Proprio allora viene chiesto a panfilo di intraprendere un viaggio fuori città per occuparsi di alcune
questioni, il giovane parte e filomena rimane da sola nella casa dei genitori di panfilo e a questo
punto iniziano ad esserci disguidi tra lei e la suocera. Tant’è che ad un certo punto filomena lascia
la casa e se ne torna dai suoi genitori. Nessuno sa cosa sia successo esattamente ma viene
subito data a sostrata l’etichetta della suocera che tratta male la nuora e giudicando in base a
questo luogo comune tutti, pubblico compreso, sostengono che sia stata lei a far scappare
filomena rendendosi insopportabile. In effetti la povera sostatra non riesce a capacitarsi di questa
fuga..panfilo torna e si reca dalla moglie a capire cosa fosse realmente accaduto. Arrivato a casa
sua, scopre la verità: gliela racconta mirrina, la madre di filomena, FILOMENA E’ INCINTA!!, ma
non è stato lui, era stata violentata prima del matrimonio… panfilo è terrorizzato. La verità ha
gettato panfilo nella disperazione, da un lato vorrebbe prendere in casa la moglie, dall’altro le
convenzioni sociali gli impongono di rifiutarla perché aspetta il figlio di un altro che non si sa
nemmeno chi sia. D’altra parte se non riprendesse in casa la moglie dovrebbe giustificare la
decisione alla famiglia, alla gente e in questo modo dovrebbe rivelare il segreto. Inoltre, come
spiega al suo servo, il rispetto filiale, lo spinge a prende le parti della madre che non è stata
rispettata, è stata offesa ed esposta alle accuse. Panfilo è incapace di prendere decisioni
coraggiose, piagnucola solo. Nel frattempo i tentativi di mirrina di tenere nascosto il parto sono
vani, filomena partorisce e il padre filippo scopre tutto. Filippo non riesce a capire come abbia fatto
mirrina a tenere nascosto il parto della figlia al pare, e l’accusa addirittura di aver sperato che il
bambino morisse durante il parto o poco dopo e che in questo modo il matrimonio si sbriciolasse,
perché secondo lui mirrina non aveva mai sopportato che la figlia fosse andata in sposa ad uno
che aveva un’amante. Come sostatra, la suocera, anche mirrina viene accusata dal marito su
cliche e luoghi comuni. Tutto si risolve nell’atto v, quello conclusivo: i due padri, che sannosolo una
parte della verità, parlano e giungono alla conclusione che il problema è bacchide, i due li alleano
e decidono di affrontarla. E in una delle scene conclusive della commedia l’arcano è finalmente
svelato grazie a l’agnitio, un topos della commedia antica, cioè il riconoscimento. Bacchide porta al
dito un anello che mirrina riconosce come di proprietà di filomena, a questo punto bacchide
racconta come mai lo possiede: tempo addietro panfilo era corso da lei una notte dicendo di aver
violentato una ragazza e di averle strappato questo anello, la donna era proprio filomena e quindi il
figlio è di panfilo, il quale finalmente libero dalle ansie può riprendersi in casa la moglie e la
commedia si conclude.
Il messaggio morale dell’humanitas
La realtà è complessa, l’apparenza inganna, non si può giudicare in base a stereotipi. Lo
dimostrano soprattutto i due personaggi che possiamo definire i più anticonvenzionali della
commedia: sostrata e bacchide. Sostrata vittima del noto pregiudizio riguardante le suocere, non
solo viene discolpata dalla vicenda ma si rivela anche una donna madre, suocera, moglie disposta
a sacrificarsi per salvare il matrimonio del figlio. Bacchide, un’esclusa, una figura che vive ai
margini della società, eppure è proprio lei a consentire il lieto fine, il riconoscimento e a permettere
la soluzione della vicenda, e lo fa con gioia. E così anche lei si rivela una persona di animo nobile
e generosa
Panfilo
Un antieroe borghese, cresce sentimentalmente dall’iniziale passione per bacchine approda ad un
sentimento più maturo fondato sul rispetto per la moglie, ma per tutta la vicenda appare preda
delle convenzioni sociali, i suoi sentimenti rimangono soffocati da altre necessità, il pudore,
l’orgoglio, il rispetto per la madre. Ricorda i personaggi di italo svevo (riflessione) incapaci di
prendere decisioni.
Mirrina
Meschina e piccolo borghese, nella sua ansia di non far sapere nulla.
Servus
Il servo di panfilo non ha nulla del servo di plauto, qui è ridotto ad un confidente, pacato tranquillo e
ragionevole. Tutti sono tra di loro gentili, cortesi e dotati di buone maniere e disponibili e chiedere
scusa.
LUCILIO E LA SATIRE
Iniziatore della satira ne è considerato gaio lucilio. Nasce nel 180 a.c a sessa aurunca, nell’attuale
campania settentrionale, da una famiglia dell’ordine equestre, ricca. Proprio il fatto di essere
benestante gli permise di coltivale la letteratura come attività prevalente senza bisogno di
guadagnarsi da vivere. L’otium letterario= scelta di vita tranquilla da scrittore. Gaio lucilio fu un
esponente del circolo scipionico, la sua poetica e il suo gusto si formarono quindi nell’ambiente
dell’humanitas che era l’ideale di cui il circolo era portatore. La scelta stessa di una vita appartata e
il fatto di riconoscere all’otium letterario dignità pari al cursus honorum, cosa che a roma non era
affatto scontata perché il disimpegno politico e la vita appartata non erano affatto contemplati.
L’individualismo nello stile di vita ma anche nella pratica letteraria, cioè nella selta di un genere di
poesia soggettiva e spesso autobiografica: la satira. Si dedicò infatti a questo genere
profondamente.
La satira
Già gli antichi si erano interrogati sull’etimologia del termine satira, da dove viene e cosa vuol dire,
il significato più accreditato è quello di satura lanx ( piatto misto) piatto misto di primizie che
venivano offerte agli dei. Il nesso sta proprio nel fatto che come la satura lanx si componeva di
tanti ingredienti, così la satira era caratterizzata da tante varietà tematiche, poteva cioè trattare una
vasta gamma di argomenti, anche se aveva degli schemi fissi e dei temi ricorrenti. Qualsiasi tema
fosse stato trattato, non potevano mancare due caratteristiche: ispirazione realistica e carattere
soggettivo. Realismo: la satira prende spunto dall’osservazione diretta della realtà, parte cioè da
situazioni quotidiane, cose comuni e le osserva con occhio acuto, occhio critico allo scopo di
sollecitare chi legge ad una riflessione critica sui difetti umani e sugli aspetti negativi della società.
Il carattere soggettivo: la satire non è la rappresentazione distaccata e oggettiva della realtà come
potrebbe essere quella dello storico e dello scienziato, ma è una rappresentazione soggettiva,
filtrata attraverso l’occhio e la morale del satirico che a volte racconta anche in prima persona
episodi autobiografici. Inventore di tutto questo è considerato lucilio, perché lucilio e non ennio
come iniziatore del genere satirico? Per due motivi: 1. Lucilio perfezionò la satira enniana dandole
il metro cioè l’esametro; 2 nella satira enniana mancava quello che sarebbe diventato il carattere
principale di questo genere letterario, lo spirito critico, sarcastico e il nomitatim laedere cioè
l’attacco personale con tanto di nome e cognome. Come ci riuscì lucilio? Una delle tecniche
utilizzate da lucilio per costruire componimenti satirici è quella di scegliere un tema che possa fare
da filo conduttore e tratteggiare lungo questo filo dei cosiddetti quadri a tema, in questo senso la
cena era per l’occhio del satirico un avvenimento sociale succosissimo. Seguendo gli iter delle
varie portate si poteva inserire lungo questo filo conduttore una serie di quadretti come per
esempio conversazioni fatte a tavola, aneddoti interessanti, abitudini alimentari; il tutto non solo a
scopo descrittivo ma per stigmatizzare abitudini, costumi ritenuti degni di critica. Parlando di cena,
obbiettivo privilegiato del satirico non potevano che essere l’ostentazione del lusso a tavola e la
ghiottoneria in contrapposizione alla sobrietà e alle sane abitudini frugali. L’occhio del satirico
colpisce la mancanza di equilibrio, di modo. L’obbiettivo privilegiato dell’occhio di lucilio potevano
diventare l’infedeltà femminile, la corruzione della classe politica, l’amore eccessiva per il lusso e
l’irrefrenabile tendenza umana a cercare di fregare il prossimo come se tutti fossero nemici di tutti,
ma anche la grecomania e l’uso eccessivo di grecismi nella lingua parlata che lucilio ridicolizza
facendo la parodia di personaggi che enfatizzano i loro discorsi con una serie di parole prese dal
greco. La satira era anche il luogo per dichiarazioni di poetica e per portare avanti polemica
letteraria, da un lato cioè per illustrare i principi della propria poetica anche al fine di legittimare un
genere letterario nuovo. Qual era il nocciolo della poetica di lucilio? Trattandosi di un genere
realistico e di carattere soggettivo non poteva che essere la poetica del verum, quindi
un’ispirazione autentica in netta contrapposizione a quella artificiosa dell’etica mitologica e della
tragedia.
La lingua
Un parlare comune, un tono medio, un livello medio perché da un lato lontano dall’artificiosità delle
forme letterarie elevate ma dall’altro nemmeno appiattito sul banale livello del parlato di tutti i
giorni.
CICERONE
Cicerone è un personaggio che legò la sua vita, con la vita della repubblica, si presentò come uno
degli ultimi grandi difensori della repubblica stessa.
La vita
Nasce ad arpinio nel 106 a.c, suo padre apparteneva alla classe equestre. Cicerone era un homo
novus cioè un uomo che si costruì da solo la propria carriera e che per la prima volta portò il nome
della propria famiglia nelle più alte cariche dello stato. Quest’etichetta pesò spesso nella vita di
cicerone, e i grandi sapevano dove colpirlo per questo suo essere homo novus. Studiò a roma
dove ebbe una solidissima formazione culturale e filosofica, era un grande conoscitore della lingua
e della cultura greca. Fin da subito cicerone mostra un grande interesse per la retorica, tra il 79 e il
77 però è in grecia, e proprio in grecia va a studiare le tecniche dell’oratoria, questo viaggio
diventa fondamentale per la sua formazione da avvocato. Il ritorno di cicerone a roma avviene nel
77°.c, in questi anni cicerone sposa terenzia dalla quale poi avrà due figli marco e tullia, la sua
figlia più cara che purtroppo morirà lasciando il padre nella totale disperazione. Il suo suo esordio
avviene dell’80 con la difesa di roscio amerino, tuttavia il suo primo grande processo, quello che dà
inizio alla sua grande carriera è quello contro verre. Aveva iniziato anche il cursus onorum e nel 76
era diventato questore in sicilia, lì si era fatto ben volere dagli abitanti dell’isola, aveva condotto
un’amministrazione oculata, onesta, tant’è che proprio i siciliani nel 70 decidono di affidare a lui la
causa contro il loro governatore Verre che al contrario era stato un pessimo governatore, che
aveva abusato del suo potere e aveva addirittura condannato a morte dei cittadini romani.
Cicerone vede nella causa contro verre l’occasione per lanciare la sua carriera anche perché verre
è difeso dal più grande avvocato del tempo, ortenzio, che sarà in altre cause poi il grande nemico
di cicerone. Cicerone schierandosi dalla parte del popolo siciliano contro verre, sta schierandosi
contro un intero sistema, nonostante ciò cicerone riuscì in pochissimo tempo a pronunciare le sue
orazioni: le verrine, nelle quali distrugge questo governatore con grande abilita. La sua retorica è
ironica, sarcastica e allo stesso tempo indignata, violenta; non solo cicerone vinse la causa ma
verre fu costretto addirittura ad abbandonare roma prima di essere condannato, andando a
marsiglia. Nel frattempo continua l’ascesa politica di cicerone, nel 69 a.c diventa edile che era una
delle cariche migliori, più ambite perché era una carica molto popolare; l’edile infatti, si occupava di
allestire per esempio i giochi pubblici che portavano una grande popolarità ecc..la sua carriera è
ormai inarrestabile, prende tantissimi voti, nel 67 diventa pretore e questi sono momenti delicati
per roma, perché in questi anni si è affermata la figura di pompeo, che viene addirittura chiamato
pompe magno, al quale il senato dà dei compiti eccezionali. Il rapporto tra cicerone e pompeo sarà
sempre molto particolare, fatto di alti e bassi, diciamo che cicerone in questo periodo si schiera a
favore della possibilità che pompeo prenda dei poteri speciali per condurre la guerra contro
mitridate. Nel 64 cicerone viene eletto console, una campagna nella quale lui è aiutato dalle abilità
anche propagandistiche del fratello quinto e riesce ad ottenere il consolato che era la più alta
carica dello stato per l’anno successivo, per il 63. Insomma partito da zero arriva addirittura a
ricoprire la carica di console, era anche molto amato dal popolo.
63 A.C
Il 63 a.c è un anno per cicerone molto particolare, un anno che gli procurerà fama eterna, cioè
cicerone riesce a sventare una congiura ai danni dello stato, la congiura di catilina. Chi era
catilina? Catilina era un senatore che aveva già provato a candidarsi al ruolo di console, proprio
nel 64, e cercava ormai da tempo l’appoggio degli strati più bassi della popolazione, la politica
romana era tutta basata su uno scontro: tra i populares—colore che erano vicini alle necessità del
popolo e gli ottimates—coloro che invece rappresentavano la classe aristocratica, i senatori.
Catilina si fa sempre più portavoce di questi ceti impoveriti e quindi era un agitatore di folle,
portava avanti dei progetti che mettevano in serio politico l’ordine costituito, tanto da progettare
una volta he non riesce a raggiungere il consolato, un vero e proprio colpo di stato. Cicerone per
fortuna venne a sapere da una spia della congiura che stava organizzando catilina e si presenta in
senato e a sorpresa attacca esplicitamente catilina mostrando anche delle lettere delle quali era
entrto in possesso, che testimoniavano la sua volontà di procedere con una congiura ai danni dello
stato. Pronuncia quelle che sono le catilinarie, delle orazioni contro catilina, in particolar modo
sono quattro. Catilina fu addirittura costretto ad abbandonare la seduta coprendo di insulti
cicerone, minacciandolo in modo violento e il giorno stesso partì per raggiungere i suoi seguaci
che erano in etruvia. A questo punto cicerone continua con le sue orazioni di attacco a catilina,
questa volta davanti al popolo, lo denuncia nella seconda catilinaria e poi nella terza, riferisce al
popolo di essere riuscito a catturare i complici di catilina e a farli arrestare. E’ il momento più alto
della carriera di cicerone, viene considerato un salvatore della patria. A questo punto ci si chiede
cosa fare con questi congiuranti e cicerone nella quarta catilinaria si esprime a favore della morte. I
principali complici di catilina vengono quindi giustiziati e cicerone compare davanti alla folla con la
famosa espressione vissero, perché portava sfortuna utilizzare la parole sfortuna nel foro e quindi
per dire che li avevano uccisi senza un regolare processo utilizzò quest’espressione. Catilina nel
frattempo verrà raggiunto dall’esercito romano e morirà a pistoia in uno scontro sanguinoso. In
totale le catilinarie sono 4, la prima e la quarta pronunciate davanti al senato, la seconda e la terza
davanti al popolo. Il consolato di cicerone non viene ricordato soltanto per la congiura di catilina
ma anche per un’alleanza tra gli ottimates e l’ordine equestre. Compra inoltre da crasso uno villa
sul palatino.
Nel 60 a.c si è costituito il primo triumvirato: cesare, pompeo e crasso; questo triumvirato mira a
spartire il potere tra queste tre grandi figure e cicerone tra l’altro era stato invitato a farne parte ma
rifiutò e da questo momento in poi è un oppositore del triumvirato e ne pagherà le conseguenze.
Ma non è soltanto il triumvirato a creare problemi a cicerone, i problemi vengono soprattutto da
clodio, che era un’esponente di una famiglia ricchissima, quella dei claudi e lui diventerà la
principale disgrazia di cicerone. I problemi cominciano quando viene sorpreso nella casa di cesare
nella quale venivano celebrati i riti della bona dea, questi riti venivano celebrati dalle principali
matrone romane; ed è proprio con una di queste matrone romane, tra l’altro la moglie di cesare,
pompea che clodio si intrattiene e quindi viene scoperto all’interno della casa di cesare durante
questi riti. Questi riti erano un sacrilegio, non potevano accedere uomini durante queste festività e
quindi clodio viene trascinato davanti al senato, accusato di empietà, viene criticato aspramente da
cicerone stesso, è da questo momento che i rapporti tra i due diventano difficili e clodio gli
promette ostilità eterna. Da questo momento in poi clodio si avvicina sempre di più ai populares e
alle istanze del popolo, raccoglie cioè tutto quello scontento che già aveva raccolto catilina, tutte
quelle persone che si erano riunite intorno a catilina e che adesso vedevano in clodio un loro
rappresentante. Ad un certo punto clodio decide di disconoscere la sua discendenza aristocratica
e di farsi adottare dalla plebe, in questo modo poteva accedere ad una carica pubblica molto
importante quella del tribuno della plebe. Era questa una situazione unica, un patrizio che
diventava un plebeo, clodio ce la fa facilmente ad essere eletto tribuno della plebe nel 58 a.c e la
prima cosa che fa è prendersela con cicerone. Si vendica di tutti gli attacchi feroci che cicerone
aveva portato avanti contro di lui. Inizialmente gli scatena contro il popolo, quindi questi sono anni
difficili per la repubblica romana, ma è proprio con la legge che arriva il colpo di grazia, perché
clodio fa promulgare una legge che puniva con la morte chi aveva mandato a morte un cittadino
romano senza processo. Questa cosa venne fatta proprio apposta contro cicerone,
successivamente clodio fa proprio una legge con il nome di cicerone, con la quale impediva a
cicerone di avvicinarsi a più di 400 miglia dai confini dell’italia. A questo punto cicerone capisce di
avere roma contro e che è molto pericoloso per lui restare, quindi prima che scatti il suo esilio,
decide di allontanarsi autonomamente, e viene un po’ dimenticato da tutti. Clodio quindi veramente
si configura come il peggior nemico di cicerone. Cicerone a questo punto trascorre i momenti più
difficili della sua vita, quelli dell’esilio a tessalonica e a durazio in albania. L’esilio, dura poco, a
volerlo è soprattutto pompeo che è stanco di veder spadroneggiare clodio e quindi si applica
affinché cicerone possa tornare in patria.
Il ritorno a roma di cicerone è leggendario, è un ritorno glorioso, quando sbarca a brindisi si trova
un pubblico nutrito di sostenitori, iniziano manifestazioni a suo favore, questo fa capire quanto lui
fosse amato. A questo punto gli attacchi a clodio diventano fortissimi. Nel 52 a.c clodio viene
ucciso da milone, uno dei principali fautori del rientro di cicerone in patria, viene ucciso sull’appia.
Cicerone poi divenderà l’uccisione di clodio da parte di milone. La morte di clodio non pone però
fine ai tormenti di cicerone, infatti c’è un nuovo nemico all’orizzonte, cesare. Cesare per lui era
molto più pericoloso di pompeo, era dalla parte dei populares, aveva delle grandissime legioni a
sua disposizione con le quali minacciava il senato. Cesare diventa dittatore a roma e quindi
cicerone entra in grande difficoltà. Il quindi marzo del 44 a.c quando cesare inaspettatamente
viene assassinato dai senatori stessi, cicerone che non era informato di questa congiura, vede
l’occasione per rilanciare la sua figura e anche per rilanciare la repubblica stessa. A questo punto il
problema diventa marco antonio, un altro grande nemico, il principale braccio destro di cesare. In
questo periodo cicerone diventa uno dei personaggi più ascoltati, diventa proprio un punto di
riferimento della repubblica in questa nuova guerra civile tra marco antonio e quello che poi sarà
l’erede di cesare ottaviano augusto. In questa ultima lotta cicerone sente il dovere di sporsi
pubblicamente contro marco antonio, ma quando pronuncia queste orazioni contro marco antonio
“le filippiche”, lui lo attacca in un modo molto violento, vede in lui un dittatore peggiore di cesare,
cioè una nuova ennesima minaccia per la repubblica; cicerone qui appare davvero come un
salvatore della patria al timone della res pubblica. Purtroppo dopo tutti questi tentativi la repubblica
di roma stava per finire, roma si stava trasformando in qualcos altro, infatti proprio in quel
personaggio su cui lui aveva puntato tutto, ottaviano augusto, in lui vedeva l’unica possibilità di
restaurare la repubblica, ma proprio da ottaviano augusto invece verrà tradito, perché all’ultimo
decide di allearsi con marco antonio e insieme a lepido formano il secondo triumvirato, un accordo
di nuovo tra tre grandi personaggi. A questo punto questi tre personaggi creano una lista di tutte le
persone che doveva essere tolte da mezza, e in questa lista c’è il nome di cicerone e infatti a
dicembre del 43 viene raggiunto e ucciso nella sua villa dai sicari di marco antonio. Cicerone ha
sbagliato tutti i calcoli su ottaviano e ci ha rimesso la vita. La testa e le mani di cicerone vennero
mozzati e vennero esposti nel foro romano.
Le opere
La sua attività politica è costantemente accompagnata ad una produzione letteraria di quello che
lui fa e quello che lui pensa. Il latino di cicerone è basato sulla concinitas cioè sull’equilibrio tra
tutte le parti, tra i periodi, le varie parti del discorso. I periodi di cicerone sono sempre molto lunghi.
Cicerone è un grande esponente del lessico colloquiale, perché nel suo ricco epistolario abbiamo
tante attestazioni di parole di linguaggio quotidiano. Dividiamo le sue opere in orazioni giudiziarie,
politiche; poi ci sono tutte le opere retoriche, i trattati, le opere politiche, le tuscolane, le epistole, e
le opere poetiche.
Impegnarsi in un’orazione non significava solo spiegare qualcosa, ma significava proprio recitare
una parte, quindi era importante la gestualità, il tono della voce, un’altra cosa importante era la
memoria, molte orazioni venivano imparate a memoria. Una particolarità delle orazioni di cicerone
è anche che venivano fatte circolare per iscritto quindi c’è una sorte di mix tra l’orazione vera e
propria e la finzione letteraria, alcune addirittura non vennero mai recitate.
Scrive 58 orazioni, alcune delle più importanti sono: la pro archia, pronunciata nel 63 a.c per
difendere il poeta greco arcia, la pro caelio del 56 per difendere caelio. Le opere retoriche: il de
inventione che aveva scritto in anni giovanili ninete di innovativo, erano una serie di appunti, i veri
e propri trattati sono il de oratore del 55 a.c in tre libri, strutturato come dialogo platonico quindi un
dialogo nel quale ci sono due personaggi crasso e marco antonio che discutono dicendo che
l’oratore deve essere anche un uomo di cultura, culturalmente deve essere superiore. Il brutus del
46 a.c ed è sempre in forma di dialogo, cicerone in questo caso si mette a fare una storia
dell’eloquenza romana e al termine di questa lista parla di se stesso, come se fosse il punto di
arrivo, il personaggio più importante della retorica romana. Tra le opere di politica: il de re publica,
qui cicerone cerca di capire quale sia la forma migliore per uno stato, per roma, in questo dialogo
che si immagina sia avvenuto nel 129 a. ci sono scipione emiliano e il suo amico collaboratore
lelio, questi due personaggi si chiedono appunto quale possa essere la forma migliore tra la
monarchia, l’aristocrazia e la democrazia, a tutte e tre viene trovato un corrispettivo negativo: cioè
la monarchia può degenerare in tirannide, l’aristocrazia può degenerare in oligarchia, la
democrazia può degenerare in una demagogia. Quindi secondo scipione, cioè secondo cicerone,
colui che sta scrivendo, la forma migliore è quella mista, per evitare la degenerazione di esse
bisogna saper mescolare tutte e tre e secondo lui la costituzione romana ci riesce molto bene.
Parte molto bella de la republica è la parte conclusiva: il somnium scipionis qui cicerone, attraverso
le parole di scipione sta realizzando proprio la piccolezza dell’uomo e anche dell’impero romano
stesso di fronte allo scorrere del tempo. Il de legibus sempre in forma dialogica, questa volta il
dialogo è tra cicerone e il fratello quinto e l’amico attico, composto in cinque libri anche se ce ne
sono arrivati solamente 3.
Le opere filosofiche
Bisogna dapprima fare una differenza: la filosofia viene intesa dai romani in modo diverso rispetto
ai greci, non è un tentativo di ragionare per massimi sistemi, è invece il tentativo concreto di
trovare nella vita di tutti i giorni, nella vita quotidiana un conforto alle sofferenze e quindi cicerone
con questo atteggiamento si avvicina alle opere filosofiche, cerca un rimedio ai dolori. Non
aderisce ad una filosofia in articolare, però ad esempio l’epicureismo era proprio lontano dal modo
di pensare di cicerone, l’idea di ritirarsi dalla vita sociale per dedicarsi ad una vita appartata, era
impensabile per lui. Le opere filosofiche: il de finibus bonorum et malorum che è un dialogo in 5
libri, di nuovo c’è la dedica a bruto, ed è una discussione sulle tesi epicuree, ma anche poi su
quelle stoiche. Le tuscolanae in 5 libri, un dialogo tra cicerone e un interlocutore anonimo, nella
villa di tuscolo. Cicerone ha appena perso tullia e si fa delle domande esistenziali, si chiede come
uscire dal dolore. Il laelius de amicitia, un dialogo sul tema dell’amicizia, in cui cicerone ci dice che
la vera amicizia è basata sulla comunanza dei valori. E poi c’è il de officiis dedicato al figlio marco,
non è un dialogo ma un trattato.
LUCREZIO
Di lui sappiamo pochissimo, è forse il personaggio più misterioso della letteratura latina. Non
sembra inserito in quei circoli intellettuali e in quella vita sociale culturale romana che era in quegli
anni molto viva. Questa cosa non ci deve sorprendere, perché lucrezio era uno dei massimi
esponenti dell’epicureismo cioè è colui che riesce a trasmetterci gli insegnamenti di epicuro,
soprattutto attraverso la sua opera: il de rerum natura. Gli epicurei privilegiavano una vita
appartata, fuori dai grandi scontri civili, dalla grande città e quindi non ci deve sorprendere che
lucrezio sia una figura abbastanza sfuggente. Cicerone scrive una lettera al fratello quinto nella
quale dice di aver letto lucrezio e di averlo apprezzato molto, ovidio anche parla dei suoi versi
dicendoci che sono bellissimi. Quello che ci è stato trasmesso soprattutto da san girolamo, è l’idea
di un lucrezio folle, un poeta cioè che morì suicida dopo essere impazzito per un filtro d’amore,
però la fonte di san girolamo non si sa quanto sia attendibile; anche perché il cristianesimo tende a
criticare fortemente l’epicureismo che domina nei versi di lucrezio, quindi definirlo pazzo può anche
essere un tentativo per screditare la sua opera, i suoi contenuti. L’epicureismo è una filosofia
ellenistica, quindi non nasce a roma ma in grecia, dal filosofo epicuro che aveva ideato la scuola
del giardino, una scuola che nasce dall’amicizia, sulla collaborazione comunitaria e soprattutto era
lontana dalle grandi città nelle quali epicuro vedeva un luogo di corruzione. L’epicureismo arriva a
roma ma inizialmente viene considerato una dottrina immorale, tuttavia l’interesse nei confronti
dell’epicureismo è tanto. Il duplice valore del de rerum natura: è un’opera poetica perché si tratta di
un poema epico-didascalico in esametri, ma è anche opera filosofica perché il suo contenuto
consiste nell’esposizione della dottrina del filosofo greco epicuro. Una dottrina che continua a
regalare a noi moderni un’interpretazione della vita totalmente razionale, rasserenante e diretta al
raggiungimento della felicità su questa terra.
La filosofia epicurea
La filosofia epicurea affronta due ambiti fondamentali: la natura e l’uomo. La natura è il macro
cosmo, ciò che tutto include, mentre l’uomo rappresenta il micro cosmo che fa parte della natura.
Della natura si occupa la fisica epicurea, mentre dell’uomo l’etica. La fisica studia dunque la
composizione del mondo e di tutto ciò che ci circonda, mentre l’etica studia le regole e i principi
dell’agire umano. Nonostante l’epicureismo nasca come filosofia della natura, quindi come fisica,
ciò che stava più a cuore ad epicuro era proprio la dimensione umana. La felicità consiste nel
piacere: l’epicureismo predica un misurato calcolo dei piaceri e una selezione dei bisogni. Il
piacere per epicuro è un concetto negativo non positivo statico non cinetico, concetto negativo cioè
basato sull’assenza, sulla mancanza piuttosto che sulla presenza di qualcosa. Il piacere epicureo
infatti, è basato sull’assenza di dolore, atarassia= assenza di turbamento. Un piacere di questo
tipo è anche statico e non cinetico cioè non dinamico, appunto perché basato su una condizione di
equilibrio interiore. Il piacere cinetico è quello provocato dal movimento, porta alle passioni e porta
all’azione e non è quel tipo di piacere rincorso dagli epicurei.
Cosa provoca dolore?
A tal proposito epicuro ha identificato tre principali fonti di dolore, tre stati d’animo:
1 la paura della morte, dell’oltretomba e la paura di dio
2 il turbamento derivante dalle passioni, in primo luogo dall’amore
3 la smania derivante dal rincorrere i falsi bisogni
Questi tre stati d’animo vengono ampiamente illustrati nel de rerum natura con dettagliatissimi
esempi tesi a dimostrare i loro effetti negativi.
La paura della morte è causa che impedisce la felicità, questo perché l’essere umano credendo
che l’anima sia immortale teme quello che potrebbe accadergli nell’aldilà e questo appunto
condiziona la sua esistenza. Così come lo condiziona la religione che ha costruito tutto un sistema
di divinità potenti e vendicative che tengono l’uomo nel terrore, così come ci condiziona l’idea che
esista una provvidenza divina che ha già deciso il nostro destino, ma ecco epicuro che con il suo
distaccato razionalismo libera l’uomo da questi timori: la morte non è da temersi perché l’anima
non è immortale, i fenomeni naturali non sono manifestazioni dell’ira di zeus ma, hanno una
spiegazione razionale, non esiste nessun aldilà e nessuna punizione ultraterrena. Gli dei esistono,
ma vivono in uno stato di perenne contemplazione nell’alto dei cieli, lontani anni luce dalle miserie
di noi poveri mortali.
Le passioni
Le passioni sono rogne da evitare, sconvolgono il nostro spirito. Tra la primissima a cui fuggire è
l’amore, non solo l’amore ma anche l’ambizione è una smania da evitare, la sete di ricchezze, di
potere.
I falsi bisogni
Il punto di partenza di epicuro è che non tutti i desideri vanno soddisfatti, ma è piuttosto necessario
un calcolo dei piaceri e una selezione dei bisogni. Quali sono i bisogni autentici e quelli falsi?
Epicuro distingue i bisogni in bisogni naturali e inutili: quelli inutili sono quelli che ci vengono dettati
dall’esterno, quelli naturali sono invece dettati dalla natura; i bisogni naturali vengono a loro volta
distinti in necessari e non necessari, secondo epicuro solo i bisogni naturali e necessari meritano
di essere soddisfatti, gli altri sono falsi bisogni. Il messaggio è che l’uomo deve bastare a se stesso
e che non deve diventare schiavo dei propri bisogni, i quali se non accortamente selezionati
diventano per noi un carcere, così come diventa per noi un carcere la dipendenza da un’altra
persona.
Fisica epicurea
Il principio fondante di questa dottrina, dell’atomismo, è che aldilà di tutte le possibili forme che
possiamo incontrare intorno a noi, la realtà costa di due soli principi, gli atomi e il vuoto.
IL DE RERUM NATURA
Siamo nella prima metà del primo secolo a.c, quanto alla datazione non possiamo essere più
precisi perché l’autore visse secondo il principio di epicuro “vivi nascosto”, infatti è uno degli autori
più sconosciuti. È un poema epico didascalico in esametri, l’epica didascalica è un sottogenere
dell’epica caratterizzato dall’argomento e dal fine, il poeta sceglieva un tema perlopiù tecnico e
componeva un vero e proprio manuale in versi allo scopo di insegnarlo. Il de rerum natura è
composto in esametri.
Titolo e finalità
La tematica scelta è proprio l’epicureismo. Nell’esporre la dottrina epicurea lucrezio è animato da
un costante intento didascalico, insegnare, spiegare, divulgare, che rappresentano un piacere per
lucrezio. Lucrezio è costantemente preoccupato di spiegare e di farsi capire e a tal fine adotta due
strategie: ripetere più volte la stessa cosa e fare esempi.
Il contenuto dei sei libri
Il contenuto di quest’opera risulta idelamente suddivisa in tre diadi, cioè tre gruppi di due libri
ciascuno, per un totale di sei. La filosofia epicurea risulta distribuita all’interno di questi tre gruupi in
maniera ordinata e schematica sempre con l’intento di essere il più chiaro e didascalico possibile.
La prima diade dedicata alla fisica epicurea: come è formato l’universo, quindi la teoria degli atomi
e del vuoto;
la seconda diade è dedicata all’etica, si affrontano del terzo e nel quarto libro quindi tutte gli
argomenti dedicati alla religione, alla morte, alle passioni e all’amore
terza diade è dedicata all’antropologia e cosmetologia, si affrontano temi come la formazione e il
destino del mondo, storia dell’uomo e i fenomeni naturali.
Questa è la struttura, adesso percorriamo il contenuto.
Libro primo: in omaggio alla grande tradizione del poema epico anche il de rerum natura si apre
con un proemio, comunemente conosciuto come inno a venere. Un inno alla divinità mitica, madre
di enea e quindi progenitrice di roma ma anche dea dell’amore e perciò fonte di gioia, di vita di
quella energia fecondatrice che caratterizza la natura. Nel corso dell’inno a venere viene
contrapposto marte che quindi simboleggia l’odio e la distruzione provocati dalle guerre civili, dalle
quali roma in quegli anni roma era afflitta. Segue un elogio di epicuro, qui il filosofo greco è
presentato come una figura prometeica, il primo che osò levare la voce contro la religione che
opprimeva l’uomo con la paura della morte, dell’ira divina e della punizione nell’aldilà. Per
dimostrare a quali nefandezze può spingere la religione, lucrezio racconta brevemente la storia
della figlia di agamennone uccisa sull’altare perché un oracolo aveva detto che se non l’avessero
sacrificata i greci avrebbero perso la guerra contro troia.
Secondo libro
C’è la trattazione della fisica, in particolare il moto e la varietà degli atomi. Trattazione preceduta
da un proemio di circa 60 versi, un elogio della filosofia e della sapienza, solo i saggi godono del
privilegio di poter guardare dall’alto imperturbabili le miserie della maggior parte degli esseri umani
che smaniano e si dimenano tra avidità, ambizioni e paure. Dopo il proemio si torna alla fisica, tutta
la realtà risulta composta dall’aggregazione di atomi. L’infinito è ovunque e tutto appare e
scompare.
Terzo libro
Si apre con un nuovo proemio di circa 90 versi e con un ulteriore elogio di epicuro, questa volta
sottoforma di inno ad una divinità. Si prosegue con una potente descrizione degli effetti
sconvolgenti, dell’ambizione, della smania di potere, di ricchezze condannata come passione
distruttiva. Dopo il proemio è interamente dedicato a dimostrare la natura mortale dell’anima, cioè
che non c’è vita dopo la morte, cioè quindi non bisogna temere la morte, quindi non ci sarà
nessuna punizione definitiva, obbiettivo di lucrezio ed epicuro: stroncare il concetto di immortalità.
Il quarto libro è dedicato interamente alla teoria delle sensazioni, tutto quello che noi proviamo e
percepiamo è causato da atomi che colpiscono muovendosi i nostri sensi, e così lucrezio spiega il
funzionamento della vista, dell’udito, dei sogni ecc.
Si apre così il celebre finale del 4 libro dedicato alla passione amorosa, che lucrezio condanna
come la più distruttiva delle passioni.
Il quinto libro inizia con un nuovo elogio di epicuro e prosegue poi riprendendo un tema già trattato
nel secondo libro: il nostro universo non è eterno ha avuto un inizio e quindi avrà una fine. Nella
trattazione del quinto libro entra in scena anche l’uomo, lucrezio traccia una storia dell’umanità
dalle origini ferine fino alla nascita dello stato e quello che c’è di modernissimo è la conclusione a
cui il poeta giunge. Cioè che il vero progresso dell’umanità è quella morale, non quello materiale. Il
primo sorgere della proprietà privata ha condotto all’ingiustizia sociale.
VIRGILIO
Vita
Virgilio si descrive nell’opera di dante. Nasce nei pressi di mantova il 15 ottobre del 70 a.c, morirà
prematuramente a brindisi nel 19 a.c, la sua tomba si trova a Napoli. Il padre era un piccolo
proprietario terriero, questo lo capiamo dagli studi di virgilio: si dedica agli studi di eloquenza, si
dedicò quindi a degli studi molto prestigiosi. Roma in questi anni era tempestata da guerre civili
perciò virgilio passò gran parte del suo tempo a napoli, dove seguì lezioni dei filosofi epicurei. In
realtà sappiamo poco di questo periodo giovanile che si concluse con l’episodio della confisca dei
terreni mantovani di proprietà della sua famiglia. Grazie ad amici illustri e all’intervento dello stesso
ottaviano, forse in un primo momento riuscì a recuperare queste terre per poi perderle
definitivamente nell’inverno del 41 a.c. tutte queste notizie ce le forniscono le bucoliche, composte
tra il 42 a.c e il 39 a.c, furono prorpio le bucoliche a far conoscere virgilio all’opinione pubblica e
immediato fu il suo reclutamento da parte di mecenate che lo avvicinò ad ottaviano, la loro
vicinanza influì molto sula composizione della seconda opera: le georgiche avvenuta tra il 38 e il
29 a.c. il poema mette al centro quel mondo agricolo pastorale caro alla tradizione romana e al
mos maiorum che ottaviano cercava di far rivivere, proprio ad ottaviano virgilio lesse in anteprima
le georgiche nel 29 a.c. gli anni successivi furono dedicati alla stesura dell’eneide, poema epico
fortemente voluto da ottaviano e da lui proclamato ufficialmente nel 27 a.c. nel 19 a.c virgilio si
recò in grecia, per conoscere direttamente i luoghi della tradizione omerica e trarre elementi uliti
alla revisione finali della sua eneide, nella città di megara ebbe un malore e morì a brindisi e fu
sepolto a napoli.
Eneide
Virgilio grazie alla scrittura dell’eneide diventa una degli autori più amati della letteratura. L’eneide
è un poema epico, narra quindi le vicende di eroi e divinità e il protagonista principale è enea. È
scritta in latino, da virgilio tra il 29 a.c e il 19 a.c, il metro utilizzato è l’esametro. L’eneide è divisa in
12 libri e richiama i poemi omerici: l’illiade e l’odissea, proprio da questi due poemi prende spunto
virgilio per raccontare le vicende di enea. I primi sei libri richiamano l’odissea, gli ultimi sei l’illiade.
Anche se virgilio tiene sempre presente il modello dei poemi omerici, tuttavia inserisce nel suo
poema dei valori che sono completamente nuovi, cioè dei valori della cultura e della società
romana del tempo. Il periodo in cui scrive l’eneide è un periodo molto delicato e particolare per la
storia romana, dopo le guerre civili tra cesare e pompeo, traottaviano e marco antonio, comincia
un periodo di pace; augusto in questi anni sta costruendo un vero e proprio impero romano. Virgilio
non ha scritto solo l’eneide, ma anche le bucoliche e le georgiche. Le bucoliche permetteranno a
virgilio di farsi conoscere da mecenate; mecenate era un consigliere di ottaviano augusto e si era
circondato in quegli anni dei più grandi intellettuali del tempo: orazio, ovidio, livio, tutti autori ai
quali lui permetteva di esprimere liberamente la propria arte, ma che servivano allo stesso tempo a
dare importanza alla corte di augusto. Il mecenate indirizzava questi autori ad una scrittura che
fosse pure propagandistica, virgilio forse è l’autore che riesce a fare di più tutto questo: con
l’eneide sta celebrando la forza di roma e gli antichi valori che sono recuperati da ottaviano
augusto. L’eneide è un’opera encomiastica, è scritta per glorificare l’operato di augusto e
legittimare la sua dinastia: la gens iulia—una delle famiglie più antiche, poteva vantare una
discendenza divina, la gens iulia infatti derivava direttamente da venere; venere aveva dato enea,
enea era il padre di iulio che fonderà albalonga da albalonga verranno proprio romolo e remo, i
fondatori di roma. Ottaviano quindi, attraverso l’opera di virgilio, vuole glorificare la sua persona e
la sua stirpe.
Cosa narra l’eneide?
Narra le vicende di enea, che scappa dalla città di troia che è stata conquistata definitivamente
dagli achei, porta con se suo figlio ascanio o iulio, ma anche il vecchio padre anchise. La moglie
creusa, invece, rimane vittima di questo grande incendio, si perde durante questa fuga ed enea è
costretto a partire verso di lei. Comincia il viaggio di enea verso occidente, partendo da troia fino
ad arrivare alle coste del lazio. In questo viaggio che ricorda tanto il viaggio di ulisse, enea affronta
diverse peripezie: naufraga sulle coste della libia e proprio qui conosce didone, che è uno dei
principali personaggi dell’eneide ed è la regina di cartagine. Didone si innamora subito di enea e
viceversa, tuttavia il destino di enea è più grande, non può fermarsi da didone, deve andare in
italia, questo è quello che vogliono gli dei per lui, è costretto quindi, richiamato da giove stesso ad
allontanarsi da didone, didone vedendolo allontanarsi in lacrime si uccide. Dopo altre prove, enea
arriva sulle coste del lazio e qui conosce lavinia, tuttavia lavinia aveva già un pretendente il re
turno, il re dei rutuli, un ‘altra popolazione italica. L’ira di turno si trasforma in una vera e propria
guerra, durante questa guerra sono numerose le gesta eroiche, le morti tragiche, arrivano alla fine
a scontrarsi proprio i due grandi antagonisti: enea e turno. Vince enea e la morte di turno
consentirà ad enea di sposare lavinia, e tra la fusione tra troiani e latini nascerà la stirpe romana.
Tecniche narrative
Tutte queste vicende narrate nell’eneide non seguono un ordine logico lineare, fabula e intreccio
non coincidono. Le vicende iniziano in medias res cioè il racconto inizia a metà degli avvenimenti,
il lettore non è informato di ciò che è accaduto solo dopo ci viene raccontato l’antefatto. Il narratore
è esterno, è onnisciente e interviene spesso a commentare i fatti. Nel secondo e terzo libro il
narratore diventa interno, perché è proprio enea a raccontare le sue vicende, tutti i suoi viaggi nel
mediterraneo. La differenza maggiore rispetto all’illiade e all’odissea è nello stile, l’eneide nasce
come opera scritta, quindi non c’è l’esigenza di memorizzare le parti, come succedeva per l’illiade
e l’odissea che nascevano, invece come opere orali.
Personaggi principali
Protagonista: enea, enea è un personaggio mitico che già era presente nell’illiade di omero ma che
aveva un ruolo secondario. Che vuol dire che enea è pius? Enea è pius perché è un personaggio
estremamente responsabile, ha un grande senso del dovere e un forte rispetto verso la tradizione,
verso la famiglia, verso gli dei e verso lo stato. È un personaggio che è costretto a sacrificare i
propri desideri per seguire la volontà del fato, del destino, non cerca quindi solo la gloria, come
faceva achille, non è mosso dall’astuzio come ulisse, ma da questa forte responsabilità e da
questo profondo rispetto verso il volore, degli dei e la propria famiglia. È onesto, coraggioso, leale,
ha un forte senso della giustizia.
Didone: la regina di cartagine chi si uccise proprio con la spada di enea e chiese al suo popolo di
vendicarla
Le divinità, giove che rappresenta l’equilibrio e la volontà di far rispettare il destino, cioè quellodi
arrivare in italia; giunone che è l’antagonista di enea; venere la mamma di enea che è la sua
protettrice per tutto il poema
Lavinia: futura moglie, e suo padre il re latino
Camilla: un personaggio interessante, combattente alleata di turno, nemino di enea che ha giurato
verginità eterna perché la sua più grande passione sono le armi.
Conclusioni
Virgilio, per raccogliere ancora più materiale per il suo poema, fa un viaggio in grecia. Restando
vittima di un’insolazione abbastanza grave, mentre torna in italia capisce che sta per morire chiede
ai suoi amici più stretti di bruciare l’eneide, non voleva consegnare ad ottaviano e soprattutto alla
memoria dei posteri un’opera incompiuta, che ancora non aveva raggiunto quel livello di
perfezione che lui voleva. Questa richiesta non viene ascoltata, soprattutto ottaviano pubblica lo
stesso l’opera. L’eneide è un’opera nazionale, che ci racconta le origini del nostro paese, è
un’opera molto bella.
ENEIDE APPROFONDIMENTO TRAMA
I LIBRO: nel primo libro enea fugge da troia, la sua città distrutta dalla furia degli achei, con enea ci
sono anche i penati, delle divinità da condurre in un luogo dove poter fondare una nuova e gloriosa
città, ma giunone vuole impedirglielo in quanto infastidita per aver perso una gara di bellezza con
la madre di enea che è venere, giunone fa scatenare una tempesca con la complicità di eolo, il dio
dei venti ed enea si ritrova nel mezzo del mediterraneo proprio quando era arrivato nel mar tirreno,
ma poseidone, accortosi di tutto e seccato perché il mare è sua competenza, calma le acque e
permette ad enea di giungere sulle coste della città di cartagine. Giunto a cartagine con la nave
danneggiata dalle tempeste divine, enea vede una cacciatrice che è sua madre venere travestita
che lo mette in guardia riguardo a cartagine e alla sua regina didone; mentre mercurio avverte i
cartaginesi dell’arrivo di enea e verrà accolto con onore e venere farà in modo di far innamorare
didone di enea.
NEL LIBRO II E NEL LIBRO III: enea durante il banchetto con didone racconta le sue avventure
alla regina la quale lo ascolta con tanta passione. Enea racconta a didone dell’inganno del cavallo
di troia preparato da ulisse per ingannare i troiani, enea racconta delle profezie di cassandra e di
laocoonte e della disperata lotta dei troiani per difendere la loro città, della fuga col padre anchise.
Inoltre enea racconta alla regina della morte del re di troia priamo e della voglia di uccidere elena,
e della moglie creusa dispersa che compare in un sogno ad enea. Enea racconta a didone anche
di aver incontrato l’anima di polidoro, il figlio di re priamo, trasformato in una pianta. Enea racconta
che dopo varie tappe giunge a creta ma li i penati gli verranno in sogno, dicendogli che la
destinazione giusta era corythus in italia. Durante il viaggio il padre anchise muore a drepano.
LIBRO IV: nel quarto libro assistiamo allo scoppio della passione di didone per enea dopo aver
ascoltato il racconto di enea. didone confida alla sorella anna il suo amore per enea, ma anna
ricorda a didone che la regina ha giurato fedeltà eterna al defunto marito sicheo. Il giorno dopo
enea e didone partono per una battuta di caccia, ma una tempesta li sorprende e i due rifugiandosi
in una grotta, si abbandonano alla passione. Ma questo momento di passione non passa
inosservato. Un mostro alato, la fama, informa infatti di enea e didone un certo larba, un
pretendente respinto da didone che adirato avverte giove dell’accaduto, che a sua volta inviterà
mercurio a ricordare ad enea la sua missione principale. Così enea è costretto ad abbandonare
cartagine, didone lo implora, ma enea è costretto ad andare, didone disperata prepara con la
sorella anna un rogo dove si getta anche lei dopo essersi trafitta con la spada di enea.
LIBRO V: nel libro v enea giunge in sicilia, ad erice, ospite di re egeste. Enea organizza giochi
funebri, lasciando le navi incustodite. Giunone ne approfitta per ingannare le donne troiane che
bruceranno le navi dei troiani e costruiranno delle mura. Enea decide di restare e di fondare una
nuova città: acesta. Suo padre gli verrà in sogno dicendogli che enea dovrà discendere gli inferi
con l’aiuto di una sibilla.
LIBRO VI: nel libro vi enea giunge a cume e si trova al cospetto di deifobe, la sibilla che lo
condurrà negli inferi e preannuncia ad enea che ci saranno guerre difficili da combattere e un
nuovo achille dovrà essere affrontato. Enea giunge nell’ade con deifobe, i due giungono nei pressi
della porta per l’inferno, il fiume acheronte, dove le anime vengono traghettate verso la sponda
opposta del fiume. Superato l’acheronte e cerbero, il mostruoso cane a tre teste dell’ade, enea
incontra tra gli altri, diversi eroi, guerrieri troiani e didone che sdegnosamente ignora enea. Enea
incontra anche il padre anchise, che gli confida il fatto che le anime trovano sempre nuovi corpi in
un ciclo perenne di nascite. La discesa negli inferi conclude il ciclo dei primi sei libri. Dal libro vii al
libro xii, ci sono le narrazioni riguardanti la guerra latina.
ORAZIO
CARPE DIEM!
È un autore che fa parte della corte di augusto, grande amico di mecenate, augusto, virgilio.
Orazio nasce a venosa in lucania nel 65 a.c ed è un figlio di un liberto, sarà sempre grato al padre
perché il padre darà ad orazio la possibilità di viaggiare e soprattutto di istruirsi presso le migliori
scuole del tempo. Orazio fu si un poeta ma anche militare, partecipò alla battaglia di filippi del 42
a.c, la battaglia nella quale l’esercito repubblicano per il quale lui combatteva venne sbaragliato
dalle forze di ottaviano augusto. È un momento difficile questo per orazio perché i suoi beni
verranno confiscati, il padre è appena morto e proprio in questo momento diventa decisivo
l’avvicinamento di ottaviano augusto. Come avviene questo avvicinamento? Avviene attraverso un
personaggio molto noto virgilio, nel 38 a.c virgilio lo presenta a mecenate, mecenate inizialmente
non rimane molto colpito da orazio, anche perché orazio fisicamente ci viene descritto come un po’
grassottello, piccolo di statura, solo 9 mesi dopo mecenate lo richiamerà a corte e si creerà un
legame fortissimo sia con mecenate che con gli altri poeti di corte. Orazio ha una base filosofica
epicurea ed è per questo che è alla ricerca dell’allontanamento dall’impegno politico, ma
nonostante ciò contribuì al disegno politico di augusto. Compose odi celebrative su di lui, con il
carmen secularae (carme celebrativo rappresentato da 17 ragazzi e 17 ragazze) diventa il poeta di
roma, il cantore della roma imperiale. Venne sepolto con mecenate.
Opere
Le satire
Le satire sono due libri che contengono rispettivamente 10 e 8 composizioni, composte tra il 35 e il
33 a.c il primo libro e nel 30 a.c il secondo. Questi due libri sono una novità nella letteratura, infatti
il genere della satira è romano, è un genere letterario che non trova una corrispondenza nella
letteratura greca. Quintiliano più avanti dirà proprio la satira è roba nostra. Lucilio è il fondatore
della satira, lo stesso orazio glielo riconosce eppure dice che lucilio è un poeta che curava poco
l’aspetto formale delle sue satire, un poeta un po’ sciatto e quindi il tentativo di orazio è invece
quello di elevare anche a livello stilistico e formale il genere della satira. Orazio nel tentativo di
trovare un altro punto di riferimento per la sua satira oltre a lucilio, trova nella commedia greca un
punto di riferimento. Questo perché? Perché la commedia greca non aveva difficoltà a criticare in
modo anche crudo alcuni personaggi e questo è ciò che fa la satira, la satira cioè assume il valore
di critica dei costumi, dei vizi altri, in forma di presa in giro. In orazio la satira diventa una
composizione in esametri che ha un carattere serio, giocoso, senza astio, non c’è l’invettiva,
ricordiamo che collabora con augusto e quindi non possiamo aspettarci una satira dai toni troppo
aggressivi. Nei suoi versi ci sono gli avari, gli ambiziosi, i mediocri che però orazio non deride con
disprezzo o con intento moralistico, ne parla proprio perché queste caratteristiche non permettono
agli uomini di avere consapevolezza di se e poi raggiungere la felicità. Orazio è un poeta molto
saggio, dell’equilibrio, quindi mancano i grandi attacchi, c’è una misura nelle cose, è il poeta
dell’esortazione alla moderazione, questa misura la prende direttamente dall’epicureismo, anche
l’idea di vivere in modo nascosto, calmo, appartato. A livello stilistico le satire hanno un linguaggio
colloquiale, non possiamo definirla poesia alta, questo linguaggio non era utilizzato per permettere
al volgo di leggerle, anzi erano scritte per una cerchia ristretta. Le satire sono molto belle perché
ancora oggi riescono a dirci qualcosa in più su di noi, cioè l’uomo nonostante passino millenni,
rimane lo stesso. Per esempio la prima satira del primo libro ci racconta la tendenza tutta umana
ad essere incontentabili, cioè a non essere mai soddisfatti di quello che si ha, a volere sempre di
più e soprattutto ad essere invidiosi degli altri, orazio ci risponde che l’uomo è in realtà felice solo
quando conosce se stesso e non quando rincorre in modo vano ricchezze e onori. Il saggio non ha
bisogno del mondo esterno per cercare la felicità. Altra satira importante è la numero quattro in cui
parla proprio del concetto di satira e difende la sua poesia dalle critiche e parla di lucilio come
poeta sciatto. Nella sesta invece c’è un ringraziamento a mecenate per la sua amicizia e c’è anche
una bellissima rievocazione della igura del padre. La satira 9 molto famosa perché ci racconta un
episodio di vita quotidiana a roma: c’è questo seccatore che incontra orazio sulla via sacra e
comincia a tormentarlo per avere una raccomandazione da lui per entrare nel circolo di mecenate.
Gli epodi
Gli epodi sono delle composizioni che derivano dalla letteratura greca in praticolar modo perché
utilizzano il verso giambico. Diverse dalle satire perché ci mostrano un orazio più aggressivo,
arrabbiato. Questi componimenti vengono scritti durante quel periodo buio successivo alla
battaglia di filippi. Oltre al metro che cambia la differenza sta nei contenuti, qui orazio è
sicuramente più violento ma soprattutto non ha un intento moraleggiante come succedeva nelle
satire. Qui si limita a criticare. Alcuni di questi componimenti vanno proprio sul personale, nel
decimo, per esempio, orazio se la prende con mevio un poeta al quale augura di naufragare e di
morire. Orazio una volta composta quest’opera non tornerà più su questo genere letterario.
Le odi
Le odi sono quattro libri pubblicati dal 23 al 13 a.c. in questa opera consapevole della sua bravura
nella poesia breve dice di aver costruito un monumento più durevole del bronzo. Al livello stilistico i
componimenti sono considerati perfetti, riesce ad utilizzare una lingua raffinata, alta, che non
avevamo letto un’ora che invece sa utilizzare meglio di chiunque altro. C’è un grande lavoro di
limatura, rifinitura non essendo mai soddisfatto, vuole rendere sempre più puliti i suoi versi. Proprio
per questo orazio sarà amato nel neoclassicismo e accantonato nel romanticismo. Tutto viene
ricondotto ad una sfera di razionalità anche le emozioni più profonde. I temi sono: la natura, la
fugacità della vita, dello scorrere del tempo, dell’amore, ci sono molte donne nelle odi, anche parti
politiche.
Le epistole
Le epistole sono raccolte in due libri e per quanto riguarda le tematiche sono in qualche modo una
continuazione delle satire. Le epistole sono delle lettere destinate a personaggi reali, come
augusto, mecenate o anche a tibullo. E tutte queste lettere vengono raccolte in un’unica opera,
questa è una novità per la letteratura latina, l’idea di scrivere una raccolta di lettere che però
nasconde invece un insieme di valori e discorsi molto cari al poeta. Parliamo di una vera e propria
forma letteraria che permette al poeta di parlare di alcuni argomenti in modo diverso, efficace. Le
epistole in generale sono sempre molto interessanti perché contengono sempre delle informazioni
della società del tempo, cioè ci permettono di guardare più in profondità nella vita, nella società
dell’autore. I temi sono quelli delle satire, l’idea di una via di mezzo, della felicità del saggio che va
ricercata non negli onori ma per esempio nell’elogio della vita rustica, nell’isolamento dell’otium, c’è
il concetto del carpe diem. Nel secondo libro ci sono dei componimenti molto importanti che
quando studiamo orazio dobbiamo tenere in considerazione, per esempio importante è l’epistola la
famiglia dei pisoni che più che essere una vera e propria lettera è invece un componimento di 476
versi ed è in esametri, indirizzate alla nobile famiglia dei pisoni che però parla dell’arte poetica.
VIENE RICORDATA COME ARS POETICA Ed è una vera e propria riflessione teorica sugli
strumenti della poesia, cioè è un manuale poetico in versi, quest’ars poetica è una delle opere più
famose di orazio, perché viene ripresa, studiata e applicata da tantissimi poeti nei secoli
successivi. Nel 500, nel 700 è una vera e propria istituzione per i poeti, nell’ars poetica l’idea di
fondo è che si la poesia deve sicuramente divertire, commuovere, deve muovere qualcosa ma
deve anche educare. E in questo componimento abbiamo proprio l’occasione di vedere come
orazio intende la poesia, secondo lui la poesia deve essere un mix tra ingegno cioè ispirazione,
capacita personale + ars cioè un insieme di strumenti pratici che il poeta deve conoscere e
possedere, ma anche un confronto con il passato, con gli altri autori, cioè secondo orazio la poesia
deve essere non rottura della tradizione ma invece continuo della tradizione. C’è un rapporto di
continuità tra la poesia del passato e quella del presente. La poesia non è l’ispirazione
momentanea, questo genio che c’ha messo in testa il romanticismo, la poesia è invece un lavoro
costante di rimozione del superfluo. Lo stile deve essere adeguato a quello di cui stiamo parlando.
TIBULLO E PROPERZIO
Sono considerati i due poeti elegiaci, ma cosa significa elegia? Il termine elegia è di derivazione
greca, viene dal metro del distico elegiaco, il distico elegiaco è una sequenza di due versi: il primo
è un esametro, il secondo è un pentametro. È un verso molto antico che veniva utilizzato in grecia
per le lamentazioni funebri, poi pian piano per altri argomenti. In età ellenistica l’elegia diventa poi il
metro specifico per la mitologia e per il racconto d’amore infelice e tormentato. Catullo costituisce
un vero e proprio modello di riferimento per i poeti elegiaci. Anche se caturllo è un autore è un
autore diverso a livello politico. Tibullo e properzio sono degli autori del periodo augusteo, perché
bisogna sottolineare questo aspetto? Perché scrivere l’elegia amorosa in un periodo come quello
augusteo ha il suo significato, infatti in questo peirodo gli autori che si raccolgono intorno alla corte
di augusto stanno celebrando la grandezza di roma ad esempio attraverso la poesia epica, al
contrario i poeti elegiaci vanno ad approfondire una poesia che non c’entra niente con la poesia
civile, che non parla dei grandi eventi storici. I poetici elegiaci parlano d’amore, di una vita
appartata, lontana dai grandi scontri politici, sono tutti concentrati a raccontare le loro sofferenze
amorose. È particolare perché la società romana è da sempre incentrata su un forte senso di
appartenenza, su un senso forte di partecipazione attiva alla società. Questi poeti elegiaci si
autoescludono, ma non lo fanno da ribelli, da contestatori. Loro cantano un amore che non è
quello coniugale, loro parlano di un amore verso delle donne che sono delle liberte, cortigiane,
sposate o comunque delle donne che non hanno intenzione di dedicarsi al poeta in maniera
esclusiva. Queste donne sfuggono alla volontà del poeta e provocano nel poeta tantissimo dolore,
la loro relazione è fatta di tradimento, momenti di sofferenza. Queste donne non danno stabilità
che il poeta vorrebbe, la loro storia è fatta di momenti di allontanamento. Il poeta si trova in una
vera e propria battaglia, torna l’immagine di catullo come poeta militare che deve combattere una
battaglia per riuscire ad ottenere l’amore della donna, o peggio ancora è visto come servitium, cioè
il poeta amante diventa schiavo, servo della donna che ama, nel tentativo di tenerla per sé. È
vittima di tutte le crudeltà. Tutto questo ci viene raccontato con tanta raffinatezza perché i poeti
elegiaci sono degli studiosi, conoscono bene la letteratura greca, conoscono la poesia a fondo e
riescono a creare dei versi nei quali la mitologia diventa qualcosa da cui prendere spunto. Gli
pseudonimi delle donne amate da tibullio e properzio sono di origine greca, delia per tibullo e
cynthia per properzio. Quindi si il tema dell’amore è centrale ma è circondato da altri temi come
quello della mitologia, oppure quello dell’elogio alla vita appartata, alla vita rurale, ai valori della
campagna. Altri temi sono: la critica della ricerca del lusso ma anche il vagheggiare della morte.
Tibullo
Tibullo nasce tra il 50 e il 55 a.c in una cittadina del lazio ancora non ben identificata, la sua
famiglia apparteneva alla classe equestre. Faceva parte del gruppo di messalla corvino. Di tibullo
abbiamo il corpus tibullianum, è la sua unica opera. I primi due libri sono attribuibili proprio al
poeta, contengono versi scritti da tibullo, mentre il terzo è una raccolpa di autori diversi però
sempre del circolo di messalla.
Libro primo pubblicato attorno al 26 a.c e contiene dieci elegie per questa donna, amata da tibullo
che è appunto delia pseudonimo in realtà il suo nome era plania. I temi sono la volontà di una vita
appartata in campagna con la donna amata alla quale tibullo vuole donare una vita serena,
appartata, di amore esclusivo. Questa donna amata è in realtà legata ad un altro uomo che la
sorveglia, quindi questo provoca in tibullo una grande disperazione, c’è per esempio un
componimento che riprende quella tradizione tutta greca del pianto fuori la porta cioè appunto
l’amante si lamenta davanti alla porta. Il personaggio di delia viene fuori come un personaggio
piuttosto crudele, poiché ad un certo punto la donna decide proprio di lasciare il poeta perché è
troppo povero e di scegliere un uomo più ricco di lui. In questi casi al poeta non resta che ricorrere
alla separazione dalla donna.
Un altro amore del poeta è un ragazzo, marato, e anche questo un personaggio abbastanza
crudele. Centrale è anche la figura di messalla corvino, al centro dell’elegia numero sette del primo
libro. Tibullo è il primo ad attestare la presenza del culto di osiride. Il primo libro si chiude proprio
con la celebrazione della vita campestre.
Secondo libro: qui la metà delle elegie è composta per un’altra donna, nemesi, nemesi significa
vendetta, infattic’è il tentativo del poeta di vendicarsi di delia che l’ha abbandonato ricorrendo
all’amore di una nuova donna. Nemesi però si mostra più crudele di delia. Torna l’esaltazione della
campagna, delle feste rurali, molto interessante è anche l’esaltazione di enea e di roma. Poi ci
sono i componimenti di sulpicia, la nipote di messalla, che sono particolarmente importanti perché
sono l’unica testimonianza giunta fino a noi di poesia latina scritta da una donna.
Lo stile di tibullo è semplice ma strutturato
PROPERZIO
Properzio nasce in umbria, ad assisi tra il 50 e il 55 a.c e si dedica subito alla sola attività poetica.
Lui a differenza di tibullo è della corte di augusto, quindi vicino a mecenate. È anche lui un poeta
elegiaco, quindi tornano tutti i temi che abbiamo visto con tibullo: la donna crudele, la sofferenza e
tuttavia la sua poesia è molto più complessa, più oscura. Ovidio definiva i componimenti di
properzio dei fuochi, sono poesie piene di metafore, il tema mitologico è molto presente, e c’è una
dimensione celebrativa maggiore. Il suo modello principale era callimaco.
Primo libro: biografia artistica dell’autore che ci racconta l’amore per cynthia. Il motivo principale
del libro è si l’amore per cynthia ma ci sono anche argomenti mitologici e polemiche letterarie. Il
personaggio di cynthia è quello tipico dell’elegia, capricciosa, imprevedibile, seduttrice, colta e
raffinata, è irrealizzabile il desiderio dell’autore di portarla in campagna.
Libro ii è dedicato a mecenate è pubblicato nel 25 a.c e properzio si scusa di non avere
l’ispirazione poetica adatta a cantare le gesta di augusto. Lui più che altro può parlare di battaglie
d’amore, i suoi versi non riescono ad essere versi epici.
Terzo libro: prevede un allontanamento da cynthia che ricorre pochissimo in queste elegie
Quarto libro: questo libro è dedicato alle tematiche civili e propagandistiche, riti e leggende
romane. Il tema dell’amore non scompare totalmente.
OVIDIO
Siamo nel periodo di augusto, dopo le guerre civili, augusto ha preso potere a roma, ha instaurato
un principato, dà il via a tutta quella fase della storia romana ed è un personaggio politico che
tende a costruire attorno a sé una grande macchina propagandistica grazie a tanti autori come
virgilio, che in quegli anni cantano le gesta di roma e la grandezza di augusto. Ovidio è uno dei
principali esponenti della corte augustea eppure ad un certo punto riceve un trattamento molto
negativo che ancora oggi è al centro del dibattito di molti storici. Ovidio nasce a sulmona nel 43 a.c
ed è il figlio di un ricco cavaliere e viene mandato a studiare a roma. Studia con i massimi retori
dell’epoca e completa la sua formazione con il viaggio in grecia. Ebbe tre mogli ma a detta sua
amò solamente la terza. Diventa il cantore dell’amore a roma. È meno inquadrato degli altri in tutto
quel meccanismo propagandistico che sta portando augusto al potere, augusto infatti ha la
necessità di rifondare a livello morale la società romana, cioè di mostrarsi agli occhi dei romani
come il principale fautore della rinascita, della moralità, del mos maiorum romano. Quindi ovidio
che nel frattempo proprio in questi anni raggiunge l’apice della sua popolarità diventa un
personaggio in qualche modo scomodo perché il modo in cui ha lui di parlare dell’amore è un po’
diverso da quello che augusto sta proponendo con le sue leggi alla società romana. Ovidio quindi,
comincia a d essere visto come un corruttore dei giovani, come un autore diseducativo immorale.
Tutto questo arriva a causargli la relegatio a tomi…che cos’è? La relegatio è qualcosa di diverso
dall’esilio, perché l’esilio comprende anche la confisca dei beni, la relegatio era una forma più
lieve, i beni non venivano confiscati, la persona allontanata non perdeva neanche la cittadinanza.
E viene però esiliato in un luogo troppo brutto, tomi, ovidio si lamentò tantissimo anche nelle sue
opere di questo luogo in cui non c’è niente. Perché ovidio è stato abbandonato da roma? Viene
allontanato per un carmen, la sua poesia così libera che proponeva un amore in contrasto con
quello di augusto gli fu fatale, ma poi anche per un error cioè un errore, ovidio fece qualcosa che
non doveva fare, ovidio non ce ne parla mai esplicitamente, quindi non potremmo mai sapere cosa
fece ovidio. Sicuramente si è anche circondato di persone sbagliate, faceva parte di un gruppo di
persone che poi furono a loro volta allontanate da roma, in qeusto gruppo c’era anche la figlia di
augusto giulia, che in quegli anni stava dando problemi al padre, poiché in quegli anni aveva un
atteggiamento libero, metteva in difficoltà con i suoi costumi augusto. Quindi giulia viene esiliata
sulle isole tremiti perché viene condannata per adulterio, allora l’adulterio era un crimine punibile
dalle stato con l’esilio. Lui chiederà costantemente ad augusto di tornare a roma ma augusto
rifiuterà e rimarrà a tomi.
Opere
Amores
Una raccolta di elegie erotiche, sono circa 50, in metro elegiaco, quindi un esametro e un
pentametro. L’opera è divisa in tre libri. Ovidio non inserisce nessuna tematica tipica dell’elegia,
per esempio il dolore per l’amore non corrisposto. Ovidio invita a cogliere l’aspetto fuggevole
dell’amore, in ovidio il discorso sull’essere un militare per conquistare la donna non c’è, tutto
questo discorso diventa un gioco di seduzione, una battaglia di seduzione. Non è nemmeno
presente la classica donna sulla quale il poeta riversa tutto il suo amore, c’è una certa corinne ma
effettivamente è più un pretesto per avvalersi di alcuni topoi elegiaci.
Heroides
21 lettere di personaggi femminili molto noti, presi dal mito dalla storia, che si rivolgono per iscritto
ai loro amanti e raccontano ai loro amanti la loro sofferenza d’amor. C’è per esempio la lettera di
penelope ad ulisse, la lettera di done a enea. Le ultime sei sono coppie di lettere nelle quale gli
amanti si corrispondono, per esempio c’è la lettera di paride ad elena e viceversa.
L’opera di cui parlavamo prima, il carmen che probabilmente ha poi procurato ad ovidio tante
disgrazie e per questo venne allontanato da roma, è l’ars amatoria. In tre libri, scritti tra l’1 a.c e l’1
d.c, in quest’opera ovidio sta dando dei consigli d’amore su come conquistare una donna, cioè in
quest’opera vuole insegnare i metodi di seduzione e dare consigli a chiunque voglia conquistare
un’amante, è un vero e proprio manuale di seduzione. Nel terzo libro ovidio ribalta la visione, non
si rivolge agli uomini, ma alle donne. Cioè si dà alle donne la possibilità di conquistare a loro volta
gli uomini e quindi ovidio da consigli di bellezza e seduzione. Si chiama ars amatoria, ma non è
l’arte di amare, non è sull’amore, ma è sulla seduzione, sulla conquista. Questo è molto pericoloso
per il periodo augusteo, ed è per questo che sfugge al suo consenso; anche perché al termine di
questa seduzione non è che c’è un amore stabile, la creazione di un nucleo familiare, ma c’è
semplicemente la vittoria in un gioco che poi ricomincia da capo con una nuova seduzione, una
caccia all’amante. Viene consigliato di farsi amica la serva dell’amante per conquistarla in modo
più veloce, oppure di coprire la donna di regali, di sparire al momento giusto.
Remedia amoris
Un poemetto di circa 800 versi nel quale ovidio dà dei consigli su come guarire da un amore non
corrisposto
Medicamina faciei femineae
Un’opera sul truppo, sui segreti di bellezza
I fasti (calendari)
Opera civile, celebra la civiltà romana, opera incompiuta, su 12 scrive solo 6 libri. È un ‘opera
didascalica, è quali un’opera enciclopedica, perché ci dà una testimonianza utile per ricostruire la
storia della religione romana, ci mostra una serie di aspetti, superstizioni, tipiche della cultura
romana.
Capolavoro di ovidio: le metamorfosi
Sono 15 libri in esametri ed è un poema epico mitologico, le metamorfosi non raccontano una
storia unica, ma raccontano invece una serie di miti, è un’enciclopedia dei miti. Viene terminata
nell’8 proprio quando viene esiliato. Questa opera è una raccolta e storia dei personaggi della
mitologia, una vera e propria enciclopedia, una delle principali fonti con le quali noi oggi leggiamo e
conosciamo la mitologia classica, è una sequenza infinita di storie e personaggi. Tutte queste
storie ruotano attorno ad un tema principale che è quello appunto del cambiamento, delle
metamorfosi, cioè come gli uomini sono stati trasformati dagli dei in piante, in divinità, in elementi
della natura. C’è proprio quest’idea della trasformazione come base del ciclo della vita. Le
metamorfosi iniziano proprio con il mito delle origini del mondo, quindi lo sviluppo dell’umanità, si
passa dalla più antica metamorfosi quella che coinvolge deucalione e pirra e va avanti tra
tantissimi personaggi diversi, ci sono continui racconti che fanno subentrare continuamente nuovi
personaggi. È un’opera anche difficile da scrivere. Il poeta dopo 15 libri si conclude con una
digressione filosofica e con una lode a cesare e augusto, e la capacità a livello stilistico di ovidio è
impressionante, la capacità di tenere tutte le storie insieme, ma anche di utilizzare un esametro
che è veloce, che non stanca, che è chiaro. A questo punto arriva l’abbandono di roma, ovidio ci
racconta queste ultime ore trascorse a roma, il pianto, e questa velocità con la quale viene
allontanato dalla sua città. Tutto quanto infatti avviene in una notte, ovidio si ritrova in un viaggio
per mare che dura mesi. Durante il periodo dell’esilio, in realtà ovidio non smette di scrivere, anzi
trova nella scrittura proprio il suo passatempo principale, l’occasione per rimanere in contato con
quel mondo che aveva tanto amato.
Le opere dell’esilio
I tristia e epistulae ex ponto
I tristia sono 5 libri in distici elegiaci e sono i destinatari di queste elegie dei personaggi che non
vengono quasi mai esplicitamente nominati, componimenti dedicati a dei personaggi ai quali ovidio
si raccomanda in tutti i modi, chiede loro di fare da mediatori con augusto, di convincerlo a farlo
tornare a roma. Di questi tristia ci dice che sono dei versi vestiti a lutto, non li ha curati troppo
formalmente, questa è una poesia triste, non serve molta cura, anche se non è così perché sono
considerati un’opera molto curata.
L’epistulae ex ponto, delle vere e proprie lettere, 4 libri e i destinatari questa volta sono menzionati
con il loro nome, quindi ovidio non si preoccupa più di proteggerli. Di nuovo torna la descrizione di
tomi come un luogo assolutamente ospitale e il tentativo di convincere augusto a farlo tornare in
patria.
Ovidio sarà uno degli autori più amati dalla letteratura successiva, ad esempio il medioevo lo
amerà molto, verrà preso come punto di riferimento dalla letteratura italiana dal rinascimento in
poi. In qualche modo di ovidio ciò che piace è la sua eleganza formale, ma anche il suo verso
molto fluido, ed è maestro nell’uso delle figure retoriche.
SALLUSTIO Sallustio nacque ad Amiterno, un paese nell’antica Sabinia nell’86 A.c,apparteneva
ad una famiglia plebea,che gli permise di andare a Roma per studiare e si avvicinò alla letteratura.
Egli si avvicinò ad un circolo pitagorico,ovvero una meta tra arte magica e filosofia,ma iniziò presto
la carriera politica,in quegli anni in cui c era la fine della repubblica romana,c'erano due grandi
fazioni ovvero gli OPTiMATES e POPULARES. Gli Optimes erano i nobili, i senatori che avevano
interessi legati alla terra, ovvero interessi agrari; I Populares che in alcuni casi erano più ricchi dei
senatori,rappresentando la borghesia medio-alta . Nel 52 A.c. inizia la carriera politica di
SALLUSTIO diventando TRIBUNO DELLA PLEBE,ovvero diventa il rappresentante della plebe;
nel 51 viene nominato senatore e nel 50 viene espulso dal senato accusato di PROBRUM
(maleducato),con la motivazione del fatto che egli aveva un'amante, ma la sua espulsione fu del
tutto politica essendo che stava ottenendo grandi poteri politici. Con l'aiuto di CESARE capo della
fazione dei Populare ,ottenere degli incarichi militari e politici, nel 47 diventa PRETORE, NEL 46
PROCONSOLE dell'AFRICA Nova,ovvero una nuova provincia molto ricca del NORD-AFRICA
(come governatore di una provincia) . Rientrato a Roma egli copra una grande villa ,al cui interno
si trovano i famosi orti sallustiani,dopo la morte del suo grande amico CESARE nel 44 A.c. viene
ucciso ,Sallustio decide di ritirarsi dalla vita politica, iniziando così a studiare e a scrivere. Tra il 42
e il 41 A.c. scrive DE CONIUGAZIONE CATALINA ( SULLA CONGIURA DI CATILINA); Tra il 41 e
il 39 scrive BELLUM IUGURTHINUM sulla guerra contro giugurta; Tra il 39 e il 36 scrive LE
HISTORIE, e muore l’anno successivo . Per quanto riguarda la questione politica egli era un
seguace di Cesare, il quale portava avanti un programma moderato ovvero voleva inserire la
classe media, il quale era contro gli Optimates e le fazioni più estreme. Dal punto di vista storico
Sallustio fu molto importante,perché viene considerato il primo vero storico della tradizione latina,
egli infatti al contrario dei suoi coetanei fece una vera e propria ricerca storica cercando di capire il
presente partendo dal passato. Il suo scopo era capire come mai la Repubblica era in quello
stato ,ovvero capire la sua crisi, egli lo fa spiegandolo all’interno dei 2 proemi. Secondo Sallustio il
motivo principale di tale crisi è causata dalla perdita dei valori principali Romani,ovvero ROMA
aveva perso l’unità, questo è avvenuto secondo Sallustio avviene dopo le guerre PUNICHE ,che
hanno portato enormi ricchezze all'interno della città di Roma distruggendo l’armonia precedente,
portando alla creazione delle due fazioni ovvero gli OPTIMATES e POPULARES , i quali agivano
secondo i loro interessi. Egli non sceglie una tradizione annalistica ovvero anno per anno , ma egli
sceglie la MONOGRAFIA ovvero indica un solo argomento, scegliendo episodi singoli all’interno
dei quali egli esalta le virtù dei singoli. La sua prima opera è DE CONIUGAZIONE CATILINA,una
congiura avvenuta tra il 64-62 [Link] descrive Catilina come un mostro, ma in realtà con la
tradizione moderna è stato alleviato questo giudizio. Catilina era un nobile che aveva avuto fortuna
grazie a SILLIA personaggio che faceva parte degli OPTIMATES,Catilina nel 66 si presta a
Console,però la nobiltà non glielo permette essendo che egli aveva un programma estremo,ovvero
voleva togliere le terre ai nobili e ridarle ai [Link] la nobiltà non accettò tutto ciò ,accusandolo
di corruzione arrivando ad un processo il quale cede a causa delle mancate prove,egli viene
accusato anche di stupro a una VESTARA,ovvero una sacerdotessa sacra, ma riesce a uscirne
essendo che non cerano prove contro di lui. Egli però non perde le speranze e nel 64 si ricandida
come console ,essendo che con i processi precedenti i nobili non avevano ottenuto nulla, pongono
contro di lui il più grande difensore ovvero Cicerone. Cicerone l’8 novembre del 63 A.c., si presenta
in Senato annunciando e denunciando che Catalina stava organizzando una congiura,in realtà
Catalina stava organizzando una congiura ma era dovuta al fatto che non gli era stato concesso di
proseguire una carriera politica. Dopo l'annuncio di Cicerone tutti i compagni di Catalina vennero
uccisi senza processi e senza prove,provocando così la fuga di Catilina,il quale venne raggiunto e
ucciso il 5 gennaio del 62 A.c.. Sallustio all'interno della sua opera non dà la versione di Cicerone
verso Catalina, egli ammette che Catalina abbia sbagliato nella sua Insurrezione ovvero nella
congiura ,ma ammette anche che il comportamento di Catalina è provenuto in risposta alla nobiltà .
Sallustio riconosce l'eccezionalità di tale personaggio ,ma riconosce anche che egli ha sbagliato i
metodi per l'insurrezione armata. L'altra grande opera Sallustiana e bellum iugurthinum è la guerra
di Giugurta . Giugurta era il re di Numidia , regione del nord Africa, dopo la sua morte egli divide il
regno in tre parti,a i suoi due figli e Aderbale e Iempsale I lasce le parti più ricche vicino al mare e
al il nipote Giugurta figlio del fratello, lascia la parte del deserto. Tale divisione pone il malcontento
di Giugurta il quale voleva governare singolarmente e uccidere i suoi cugini,a tutto ciò i due fratelli
chiedono aiuto ai Romani. Sallustio tra le tante guerre avvenute in quel periodo decide di prendere
in riferimento tale avvenimento perché, egli nota la differenza di come una guerra di poca
importanza come questa abbia comportato una lunga durata. Sallustio quindi afferma che una
guerra del genere in passato sarebbe durata molto meno,questo proprio perché la nobiltà e la
repubblica romana erano corrotti e non avevano più i valori precedenti .Quindi tale guerra
rappresenta quella che è la divisione romana. L'ultima Ultima opera di Sallustio la quale viene
scritta fino alla sua morte è LE HISTORIE,in quest'opera egli abbandona la tradizione monografica
riprendendo quella annalistica,anche qui l'argomento centrale era la nobiltà Romana la quale
aveva abbandonato i propri valori,dal punto di vista letterario le particolarità di tale opera sono: La
brevitas; La variatio;La gravitas. La brevitas indicava che le frasi erano molto ridotte ; La Variatio
indicava che egli cambiava continuamente stile e forma proprio per intrattenere il lettore; La
gravitas indicava l'aggiunta di termini aulici in determinate situazioni . Differenze tra Catilina e
Giugurta e le cause della corruzione della nobiltà romana Il personaggio di Catilina può essere
visto come un monstrum, poiché assomma in sé diverse caratteristiche, anche tra loro
completamente opposte, che lo rendono uno dei personaggi più enigmatici della letteratura di
sempre, assieme al numidia Giugurta. Ma, mentre il personaggio di Catilina nel corso del De
Catilinae coniuratione tutto sommato non subisce sostanziali mutamenti nel suo carattere psichico,
e infatti nasce come personaggio dall'indole corrotta e malvagia e così resta fino alla fine, il
personaggio di Giugurta subisce dei notevoli mutamenti di carattere; infatti nasce come un giovane
ragazzo, erede al trono numida, dall'animo sano e pieno di buoni principi, ma nel corso del Bellum
Iugurthinum muta radicalmente, "inquinato" dall'influsso negativo che su di lui ebbe la nobilitas
romana, allora profondamente corrotta, che portò il suo carattere a divenire pravus. Entrambi i
personaggi sono il frutto della malvagità della classe senatoria, da cui provengono (Catilina) o
sono stati fortemente condizionati (Giugurta); questo «marciumen interno» dal punto di vista
sociale e morale ha le sue radici nel 146 a.C., anno della distruzione, da parte degli eserciti
romani, di Cartagine. Infatti la sconfitta della città punica pose fine al cosiddetto metus hostilis
(timore del nemico), ovvero il timore che i romani avevano per i nemici cartaginesi e che li
spingeva a rimanere compatti ed appianava le controversie interne; venuto a mancare questo
potente "collante", si acuiscono i sentimenti di ambitio ed avaritia dell'oligarchia senatoria e
soprattutto le ostilità presenti tra le varie factiones, sfociate nelle sanguinarie guerre civili del primo
secolo a.C. Si ha infatti un passaggio da lotte tra hostes (nemici stranieri, barbari) a lotte tra
adversarii (rivali politici, lotta tra fazioni), che scatenano ondate di violenza interna senza
precedenti, e decretano la fine inevitabile di tutto quell'insieme di istituzioni che costituiva la res
publica romana. CATULLO Gaio Valerio Catullo nasce a Verona nel 87 A.c. da una famiglia
agiata,la quale aveva rapporti con il grande Cesare. La famiglia di Catullo aveva un villa a
Sirmione sul lago di Garda (ancora oggi molto famose per le grotte di catullo),è un luogo che
Catullo ricorda all’interno delle sue poesie. Egli non si occupò di mansioni politiche, ma Catullo si
distaccò del tutto da tali ambienti, per trattare argomenti d’amore. All’interno dei suoi versi lui
inserisce personaggi dell’epoca, ovvero amici ma anche personaggi che egli stesso criticava
aspramente,un altro elemento importante dell’opera di Catullo è la morte del fratello,il quale morì
molto giovane, Catullo per lui scrive una delle poesie più importanti ovvero il CARME 101, il quale
venne anche ripreso da Foscolo per la scrittura IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI. Fin da
subito Catullo si dedica alla poesia d’amore,a Roma inizia a scrivere fin da subito, questo gli
permette di entrare nel gruppo di POETAE NOVI , ovvero un gruppo di poeti aristocratici, si
ispiravano alla poesia alessandrina ovvero cercavano nella forma e nell’eleganza la poesia
greca,catullo divenne il massimo esponente di tale gruppo. Il rappaorto che cambio la vita di
Catullo e stato il rapporto con LESBIA, Lesbia è uno pseudonimo ,appunto il nome LESBIA si rifa
all’isola di LESBIO ovvero lisola di Saffo, ovvero un poetessa greca alla quale Catullo si dichiarò
apertamente,ma il nome reale di Lesbia era CLODIA, cioè sorella di CLODIO,(personaggio famoso
per cicerone). Catullo è più piccolo di Clodia la quale la conosce nel 61 A.c., se ne innamora
immediatamente, anche se lei era gia sposata , nonostante ciò i due iniziano una relazione .
L’amore verso clodia porta al centro tutta la bellezza delle sue poesie ,si legge dai suoi versi
un’amor estremamente reale, ma anche attuale (anche per questo ad oggi catullo e un poeta che
piace molto). Egli racconta all’interno delle sue poesia le varie fasi di questo amore ,in cui ci sono
momenti di odio,momenti di delusione ma anche momenti di grande passione, il loro amore e un
amore devastante perché Clodia non da a Catullo un amore esclusivo come lui vorrebbe, quindi
egli alterna momenti di grande amore ma anche momenti di odio puro, Nel periodo in cui Catullo
lascia Roma , anche il loro rapporto termina, al suo rientro la situazione era completamente
diversa , Clodia aveva gai altri amanti. Anche Catullo ebbe altri amori oltro Clodia ,ad esempio
l’amore raccontato nei versi Carmi per GIOVENZIO, un giovane ragazzo che ha verso Catullo gli
stessi attegiameni di Clodia ,ovverro non da esclusivita del suo amore al poeta. Catullo muore nel
54 A.c. IL LIBER Il Liber di Catullo è composto da 116 poesie, anche se 3 non sono considerate
più sue, dedicato a CORNELIO NEPOTE ,egli pubblicava di volta i volta le poesie che scriveva ,
ma e stata organizzata in questo modo da i suoi amici dopo la sua morte. La sua dedica e esplica
all’interno del Carme 1, e un carme molto importante perché è una vera e propria dichiarazione
poetica, in cui egli dichiara di essere considerato un libellum ovvero una raccolta di poche poesie e
di poco valore ,egli chiama poi le sue poesie NUGAE(che significa cose da poco), infatti i carmi
che vano dal 1-60 sono chiamate nugae, ovvero poesie di argomento vario, principalemee
amoroso, la struttura metrica varia. Invece la parte centrale della raccolta ovvero i carmi dal 61-68
sono chiamati CARMINA DOCTA, ovvero poesie molto più lunghe, in esametri e distici elegiaci e
sono di argomento mitologico ,molto più eleganti nella forma e nella metrica. La terza parte che va
dai carmi 69-116 sono EPIGRAMMI, ovvero componimenti in distici elegiaci di argomento vario, in
questa parte Catullo diventa molto più aggressivo. Catullo in questo si rifà a modelli greci, ovvero
la poesia alessandrina, in modo più specifico egli si rifà a CALLIMACO. Catullo veniva considerato
un modello nuovo all'interno della società Romana la quale si basava esclusivamente sulla
Gravitas e sul cittadino romano e i suoi valori,quindi non si aveva l’abitudine di parlare delle proprie
emozioni e l’opera di CATULLO diventa una novità . I carmi più importanti che bisogna ricordare
della sua carriera e il 1 proprio per la sua dichiarazione poetica il 2-3 i quali raccontano la storia del
passerotto di Lesbia, il 5 il quale e un invito d’amore che il poeta fa a Lesbia nel godersi l’amore
senza pensare alla società criticona,questo e proprio il carme dei BACI, anche l’8 essendo un
carme che parla delle sofferenze d’amore , il quale Catullo stesso dice di essere forte di fronte a
Lesbia la quale lo ha abbandonato, il carme 85 ODI ET AMO forse quello più famoso della
letteratura latina, l’86 dove afferma che Lesbia è la donna più bella , il 76 in cui lo stesso poeta
invoca gli Dei per peter dimenticare Lesbia , poi ci sono carmi dedicati ai suoi amici ovvero il 113
nel quale racconta l’invito a cena per l’amoco FABULLO, ma ci sono anche carmi violenti e
aggressivi come ad esempio il 16 il quale molto volgare perché dedicato anche a Furio e Aurelio i
quali erano i suoi nemici d’amore , ma anche quelli relativi all’amore per Giovenzio ovvero il 15 e il
24 e il 48 in cui dichiara di voler baciare gli occhi di Giovenzio , divententi invece sono i carmi
contro Cesatre ovvero il 93 , il 29 e il 57, prende in giro anche Cicerone nel carme 49, importante
anche il carme 31 dedicato a sirmione dove appuntp cera la villa di faiglia e il 101 dedicato alla
morte del fratello. CESARE vita Giulio Cesare nasce nel 100 A.c.,faceva parte della gens iulia
ovverro le famigli piu ricche e aristocratiche di Roma (durante i primi 20 anni a roma si viveva la
guerra civile fra i popolari e gli aristocratici). Nel 81 ano in cui Silla assume la dittatura e diede
inizio alla sua battaglia contro ai suoi avversari, emanando le liste di proscrizione, nel quale scrisse
anche il nome di Cesare, il quale dovette nascondersi per lunghi periodo. Cesare anche se
apparteneva alla gens iulia era immischiato all'interno del partito democratico,ma ottenne la grazia
di poter entrare all’interno del partito degli OPTIMATES . Dopo la morte di Silla avvenuta nel 78
A.c. la vita di Cesare e caratterizzata da vari viaggi d’istruzione in grecia per studiare retorica e
oratoria,la sua prima mansione all'interno della politica fu proprio quella di fare orazioni funebri per
la zia Giulia e la moglie Cornelia, furono prprio questi anni a dare fama a Cesare il quale si avvio
alle magistrature , questo periodo che va dal 71 al 60 [Link] chiamato IL CURSUS HONORUM.
Il primo ruolo che ottenne fu il TRIBUNUS MILITUM nel 71 A.c. il quale decise di appoggiare i
popolari nella loro opera di smantellamento della costituzione sillana e si adoperò per la
costituzione della TRIBUNICIA POTESTAS. Un secondo ruolo che gli fu affidato du la QUESTURA
che si esercitava nelle provincie, a lui fu affidata la Spagna Ulteriore,nel 65 divenne EDILE DELLA
PLEBE era la magistratura a cui era affidata l’organizzazione di spettacoli e dei giochi , riuscì a
ottenere l'appoggio e il favore del popolo,riusci ad avvicinarsi a CRASSO il quale era censore in
quell’anno , il quale si opponeva a POMPEO che stava riorganizzando il partito popolare di
Mario,anche con l’aiuto di CATALINA che era capo di un gruppo di popolani. Il progetto consisteva
nell’uccisione da parte di Catilina dei consoli, e Crasso si sarebbe fatto nominare DICTATOR e
invece CESARE MAGISTER EQUITUM , proponendo poi una riorganizzazione della res pubblica ,
ma il giorno dell'attacco Crasso non volle più attuare il piano e Cesare non porto avanti nessuna
iniziativa, questo progetto preso il nome di CONGIURA DI CATILINA Ci riprovarono due anni dopo
ovvero nel 63 ,anno noto per il CONSOLATO di Cicerone , questa fase invece viene chiamata 2
CONGIURA DI CATILINA, in questi anni Cesare era PRETORE e gli fu incaricata la provincia della
Spagna Ulteriore . L’anno più importante fu il 59 anno del CONSOLATO , e il celebre
TRIUMVIRATO con CRASSO e POMPEO. Il senato pero preoccupato del ruolo che avrebbe
preso cesare ,cerca in tutti modi di smontarlo e facendogli assegnare come proconsole una
provincia di poca importanza. Un Altro personaggio di cui il senato temeva era Pompeo, il quale
aveva appena vinto la guerra in oriente e il senato avrebbe dovuto ratificare il suo trattato di pace e
di permettere a Pompeo di distribuire terre ai suoi veterani, ma lo stato umilia anche Pompeo. Da
tale azioni del senato Cesare e Pompeo si avvicinarono, Cesare coinvolse nell’alleanza anche
Crasso (antico nemico di Pompeo ), facendosi mediatore. Da tale unione ovvero un accordo
privato tra i tre porta alla nascita del PRIMO TRIUMVIRATO,il quale non fu una vera
magistratura,ma semplicemente un accordo privato che prevedeva la divisione tra i membri di
benefici. Questi accordi prevedevano che Cesare avrebbe ottenuto il consolato , Pompeo avrebbe
visto rettificato i suoi atti in oriente e ottenne l’ex agraria per distribuire le terre ai veterani , Crasso
invece ottenne mano libera per i suoi affari. Il TRIUMVIRATO si può considerare un errore politico
del partito aristocratico trascinato da Catone e Cicerone. Cesare dopo aver terminato nel ruolo di
console ,divenne Proconsole, il quale grazie ad alcune amicizie riesce ad ottenere una provincia
da lui favorita ovvero la GALLIA CISALPINA,riuscì anche ad ottenere la sottomissione della gallia
transalpina. Sona gli anni del 58-49 del BELLUM GALLICUM di Cesare, (DURANTE L’ASSENZA
DI CESARE ) a Roma PUBLIO CLODIO venne nominato tribuno delle plebe (mano armata di
Cesare lasciata a Roma per controllare la situazione ), Clodio grazie ai suoi poteri di tribuno porto
avanti le nuovi leggi DEMAGOGICHE provando caos a Roma,inizio anche ad incriminare avversari
politici senza processo e arganizzò bande di plebaglia ovvero le famose BANDE DI CLODIO,
infine emanò LEX AD PERSONAM contro Cicerone ,ovvero una confisca dei beni ,dalle bande di
Clodio anche il partito degli OPTIMATES ovvero la fazione senatoria organizzo proprie bande
chiamate BANDE DI ANNIO MILONE. Nel 56 Roma cade in preda ai tumulti provocate dalle bande
contrapposte di Clodio e Milone , Cicerone era in esilio e Pompeo timoroso si allontana dalle scelte
di Cesare e volle avvicinarsi a Cicerone e al senato , ma il senato rifece lo stesso sbaglio che anni
prima aveva portato al TRIUMVIRATO. Quindi nel 56 a LUCCA ci fu una sorta di riavvicinamente
tra i tre membri che portarono al cosiddetto Ripristino del TRIUMVIRATO, gli accordi di Lucca
stabilivano che : pompeo e crasso sarebbero diventati consoli nel 55;L’ex LICINIA-POMPEIA
ovvero 5 anni di proroga del proconsolato di Cesare in Gallia; 5 anni di proconsole in Spagna per
Pompeo e 5 anni di pre consolato per Crasso. Da queste divisioni si iniziarono a vedere calare la
forza del TRIUMVIRATO che getto Roma nel quinquennio più buio e tormentato della storia
repubblicana, ovvero la guerra fratricida tra CESARE e POMPEO. Questa rivalità porto alla guerra
civile perché entrambi miravano ad avere il potere assoluto,ci furono eventi che segnarono ancora
di più questa divisione ovvero la morte di Giulia moglie di Pompeo e figlia di Cesare e la morte di
Crasso,nel 52 Clodio venne ucciso da Annio milone,questo getto Roma ancora di più nel caos , da
tutto ciò il senato dovette emanare il SENATUSCONSULTUM ULTIMUM una sorte di legge
marziale che veniva applicata soltanto in casi di gravissima emergenza,con tale nome il senato
nominò Pomeo CONSUL SINE CONLEGA il quale riuniva in sé il potere di console e di
proconsole. Entro il 1 marzo del 49 Cesare doveva lasciare la Gallia e rientrare all’interno del
territorio di roma,(importante il 1 marzo perché è il DIES NATALIS di romolo ,ovvero il
compleanno,nel calendario romano era il primo giorno dell’anno ), lasciare però la provincia per un
proconsole significava congedare anche il proprio esercito,questo era basato su una norma
antichissima emanata da Romolo all’atto della fondazione di Roma, nessuno poteva oltrepassare
armato il POMERIUM ovvero il sacro confine dell’Urbe che lo stesso Romolo aveva tracciato.
Oltrepassare quel confine armato oltre a essere un atto di forza veniva visto come un atto contro
gli dei . Cesare però sapendo cosa gli aspetta a Roma ,affermo al senato di non rientrare e di non
congedare il suo esercito se non lo avesse fatto anche Pompeo , però questa richiesta non fu
accettata , e il senato votò per dare un ultimatum per Cesare il quale se non lasciava la Gallia
entro i termini stabiliti veniva condannato a HOSTIS PUBLICUS , Cesare rispose questo ultimatum
oltrepassando quel confine che delimitava il pomerium ovvero il sacro confine dell'Urbe ,dando
inizio al BELLUM CIVILE (ALEA IACTA EST),da questa azione di Cesare, Pompeo ordina al
senato di abbandonare Roma ,egli stesso fugge per andare in Grecia. Nel 48 Pompeo si trova in
Grecia a tessalonica, Cesare riesce a raggiungerlo e tra i due inizia la battaglia decisiva a Farsalo,
la battaglia termina con la sconfitta di Pompeo ,il quale decide di fuggire verso
l'Egitto ,ciononostante Cesare riesce a seguire Pompeo,al suo arrivo in Egitto egli ottiene dal figlio
dell'aulete la testa di Pompeo. Anche dopo la morte di Pompeo Cesare dovette fronteggiarsi con le
sacche di resistenza Pompeiana in Africa,nel 45 Cesare sconfisse nella battaglia di Munda anche i
figli di Pompeo e nel settembre del 45 Cesare fece ritorno a Roma. Cesare aveva capito che nella
profonda crisi della res pubblica era necessario che la direzione dello Stato venisse accentrata
nelle mani di un Princeps illuminato che risolvesse il particolarismo delle fazioni e aveva anche
capito che l'impero era ormai una situazione di rotta e per tenerlo unito non bisognava utilizzare
una repubblica democratica. Cesare infatti intendeva restaurare un ordinamento di tipo monarchico
perché secondo lui Roma aveva bisogno di essere governata da uno solo ,infatti dal suo rientro a
Roma e gli emanò varie riforme dirette ed accentrate su di sé,ovvero le prerogative di varie
magistratura e di ridurre il Senato ad un organo-consultivo,Cesare ottenne le cariche di dittatore a
vita, censore e pontefice massimo ,gli fu anche concesso di indossare sempre la toga purpurea dei
trionfatori,sedeva sul trono d’oro e indossava la corona di foglie d’oro. (Bisogna ricordare che
nell'atto della cacciata di Tarquinio il superbo i romani avevano giurato che mai più Roma avrebbe
avuto un re ),e fu proprio il comportamento di Cesare nel voler diventare monarca assoluto ad
ispirare l'odio di 60 congiurati,tra i più famosi ci sono GAIO CASSIO,MARCO E DECIMO BRUTO.
I congiurati inizialmente erano indecisi se assassinare Cesare nel Campo Marzio durante
elezioni,aa quando il Senato pronuncio che si sarebbe incontrato nella curia di Pompeo alle idi di
marzo,non ci furono più dubbi ,Mentre Cesare decideva di sedersi i congiurati lo circondarono e
uno di loro si avvicinò e gli diede la prima coltellata alla gola e fu trafitto da 23 pugnalate. CESARE
DE BELLO GALLICO L’opera viene ricordata dal titolo DE BELLO GALLICO o BELLUM
GALLICUM , ma il titolo esatto e COMMENTARII DE BELLO GALLICO ,ovvero appunti sulla
guerra in Gallia. I commentari sono appunti preparatori alla narrazione storica vera e propria,sono
un qualcosa di diverso dal genere degli HISTORIA che un genere letteralmente elaborato, i
commentari invece sono un genere di scrittura rapida veloce senza particolarità. Il titolo dell'opera
fa pensare che non si tratti di una vera e propria storiografia perché con la sua elevatezza formale
si avvicinava molto all’oratoria, infatti possiamo dire che l'opera di Cesare viene definita ibrida
ovvero a metà fra i commentari e historia. L'opera è composta da sette libri uno per ciascun anno
di operazioni militari in Gallia dal 58 al 52,viene aggiunto anche un Ottavo libro da IRZIO un
luogotenente di Cesare che avrebbe collegato quest’opera con il BELLUM CIVILE, in cui vengono
narrate le vicende accadute tra il 51 e il 50. La stesura dell'opera si divide in due fasi, la prima fase
è quella degli appunti veri e propri che Cesare avrebbe preso ANNUATIM ovvero anno per
anno ,man mano che le notizie arrivavano e le vicende accadevano;la seconda fase invece è la
revisione finale che avviene tra il 52 e il 51, e infine con la pubblicazione nel 51. L'opera si apre
con la campagna contro gli elvezi(1 libro) e prosegue con il resoconto delle altre campagne contro
numerose popolazioni e Tribù fino al libro finale che narra l'assedio alla città di Alesia contro gli
arverni di Vercingetorige. Oltre a essere un opera che narra le guerre,ha anche elementi ,di
particolare interesse diventando anche una narrazione di un racconto di una lotta dell’uomo contro
gli ostacoli della natura; Cesere concepisce le strategie militari come attività dell’intelligenza;un
altro elemento importante della prosa dell'opera sono gli EXCURSUS ETNOGEOGRAFICI ,
ovvero la descrizione della Gallia in tutte le sue caratteristiche. Per Cesare la finalità dell'opera
stava nel piacere intellettuale della scrittura , ma oltre a ciò egli sentiva l’esigenza di testimoniare le
imprese da lui stesso compiute e mostrare una guerra difensiva invece che di una guerra offensiva
di stampo imperialista (ciò che stata);egli tende anche ad esaltare e glorificare se stesso in vista
del rientro a Roma e del suo futuro accentramento del potere. Per quanto riguarda la lingua e lo
stile, Cesare assume uno stile sobrio, una sintassi semplice e una costruzione della frase logica e
chiara. Anche per lingua Cesare si propone un linguaggio medio , una lingua che escluda vocaboli
troppo elevati, elimina arcaismi e poeticismi,il suo intento linguistico e proprio quello di esaltare se
stesso e le proprie imprese parlando di sé in terza persona. Cesare grazie alla sua scrittura e alla
sua lingua può essere considerato insieme a Cicerone il SISTEMATORE della lingua latina. TITO
LIVIO Tito Livio è lo storico più importante dell’età augustea egli è un letterato; Egli nasce nel 59
A.c. nella Gallia Cisalpina, passa la maggior parte della sua vita all’interno della corte di Augusto ,
con il quale aveva un gran rapporto di amicizia . Egli scrive l’opera AB URBE CONDITA LIBRI
composta da 142 libri ,che racconta la storia di Roma che va dalla fondazione di Roma,fino alla
morte del figlio di Augusto, Druso nel 9 A.c. Tuttavia sono pervenuti solo 35 libri.,ma si hanno dei
riassunti di alcuni libri che vengono chiamati PERIOCHAE, ovvero dal 1 al 10 che parlano della
fondazione di Roma fino alle guerre Sannitiche Questi libri sono importanti perché servono proprio
alla costruzione dell'identità romana,quell’ Identità che anche Virgilio in quel periodo stava
contribuendo all'interno dell'eneide,ovvero , grazie a un semplice racconto della fondazione di
Roma e della repubblica romana ,vengono messi alla luce i valori del Mos maiorum. In questo
modo Tito sta appunto raccontando e riportando alla luce oltre alla fondazione di Roma anche tutti
i valori della Roma antica. Gli altri libri che abbiamo vanno dal 21 al 45 che trattano le vicende
della seconda guerra punica fino al Pitna. Livio all’interno dell’opera utilizza l’impianto annalistico
ovvero racconta gli eventi anno per anno ,per quanto riguarda lo stilo ci sono molti discorsi diretti,
aneddoti e molte figure retoriche, si accentua anche il carattere emotivo e drammatico nel narrare
gli eventi. Tito nella stesura dell'opera non ha consultato fonti dirette ma si è appoggiato a fonti e
opere già scritte,riprendendo il punto di vista e mettendo a confronto alcune differenze. Anche i
valori proposti da Tito sono simili a quelli proposti da Virgilio,ovvero anche il concetto di PIETAS
del cittadino romano, e del FIDES verso l’istituzione,(importante,quintiliano definì lo stile di tito
LACTEA UBERTAS cioè abbondanza di latte ,cioè ricco,dolce )

Potrebbero piacerti anche