Ugo Foscolo
Ugo Foscolo nacque nel 1778 a Zante. alla morte del padre, si trasferisce con la madre, i tre fratelli e la
sorella a Venezia dove prosegue gli studi diventando un appassionato di classici greci e latini.
Per Foscolo la prima discesa di Napoleone in Italia lo portò a scrivere l’ode A BONAPARTE LIBERATORE e ei
arruola nell’esercito francese. Deluso dal trattato di Campoformio, si trasferisce in esilio volontario a Milano.
Nel 1802 pubblica la prima edizione completa del romanzo epistolare intitolato: LE ULTIME LETTERE DI
JACOPO ORTIS.
Foscolo, dopo essersi arruolato in vari eserciti, abbandona la vita militare, e incomincia a scrivere il carme
DEI SEPOLCRI. Dopo La sconfitta di Napoleone torna a Milano per poi trasferirsi definitivamente a Londra, la
città in cui muore in miseria nel 1827.
Il suo corpo viene conservato a Firenze accanto alle tombe delle persone che celebra nei sepolcri.
Le ultime lettere di Jacopo Ortis: È un romanzo epistolare, in cui il protagonista innamorato di Teresa, è
costretto a lasciarla per andare per intraprendere viaggi in cui medita sulle condizioni dell’Italia. Quando la
ragazza si sposa con un altro uomo torna in Italia e si suicida.
Dei sepolcri: è un componimento poetico solenne e religioso, formato da 295 endecasillabi sciolti. Il carme è
diviso in quattro parti il poeta esprime le sue meditazioni sul senso della vita e della morte.
Le grazie: in questo poema il tema legato alla mitologia classica greca e romana.
I sonetti: sono dodici componimenti che nascono da una situazione sentimentale vissuta dallo scrittore.
Questi componimenti sono divisi in due parti: appartengono alla prima fase gli 8 sonetti giovanili; gli altri 4
sonetti maggiori sono a Zacinto, alla musa, alla sera, alla morte del fratello Giovanni.
Le due Odi sono A lucia pallavicini caduta da cavallo e all’amica risanata. Queste odi sono l’esempio di
Neoclassicismo.
Giacomo Leopardi
Giacomo Leopardi nacque nel 1798 a Recanati. a soli dieci anni Giacomo intraprende un suo personale
percorso di studi nella biblioteca paterna. Sono sette anni di «studio matto e disperatissimo>> durante i
quali, in un clima di grande solitudine affettiva, legge un gran numero di testi classici, apprende
perfettamente sia le lingue classiche. Questo studio così intenso però gli causa irreparabili danni fisici. Nel
1816 avviene quella che lo stesso Leopardi definisce “conversione letteraria”: abbandona gli studi eruditi e
comincia a comporre le prime poesie.
Leopardi diventa sempre più consapevole della ristrettezza culturale e spirituale dell’ambiente in cui vive, al
punto da tentare di fuggire da Recanati. Ma la fuga fallisce. Ottiene poi dal padre il permesso di recarsi a
Roma dallo zio. Tornato a Recanati smette fare poesie e affida le sue riflessioni sulla vita e sul destino
umano a un'opera in prosa: le Operette morali.
Si trasferisce poi a Firenze, Pisa e infine a Napoli, nel quale, nonostante le gravi condizioni di salute,
Leopardi continua a scrivere e compone la sua ultima opere in versi il canto-poemetto La Ginestra.
Lui muore nel 1837, in seguito ad una violenta crisi d’asma.
Lo Zibaldone è un voluminoso quaderno in cui Leopardi riporta, di giorno in giorno, appunti, riflessioni,
pensieri su molti argomenti.
Le operette morali costituiscono il documento più importante del Leopardi scrittore in prosa. In questi testi,
sotto forma di dialogo tra personaggi realmente esistiti o immaginari, lo scrittore esprime le sue riflessioni
filosofiche, improntate a un profondo pessimismo.
I Canti raccolgono tutta la produzione poetica di Leopardi. Il libro è costituito da quarantuno componimenti
lirici di varia lunghezza scritti, e disposti secondo un ordinamento metrico: canzoni, idilli e altre forme.
Per quanto riguarda gli idilli, essi sono suddivisi in due gruppi “piccoli idilli” e “grandi idilli”.
Leopardi definisce le sue poesie "idilli", rifacendosi al termine greco éides, che significa "piccola immagine,
quadretto". i "grandi idilli" sono canzoni che abbandonano le regole rigide impostate da Petrarca, in quanto
i versi endecasillabi e settenari si alternano senza uno schema fisso; le rime non sono sempre presenti; il
numero dei versi varia dall'una all'altra strofa. In tal modo Leopardi rivoluziona il genere più prestigioso
della lirica italiana, la canzone petrarchesca, proponendo la “canzone libera” detta anche “canzone
leopardiana” che lascerà un segno profondo nella poesia italiana successiva. La domanda che ossessiona
Leopardi per tutta la vita è: qual è la causa dell'infelicità dell'uomo? In un primo momento Leopardi
identifica la causa dell’infelicità umana nella storia, nel progresso nella civiltà, le quali hanno allontanato
l’uomo dala natura, distruggendo le illusioni che rendono sopportabile la vita e mostrandogli tutta la
sofferenza dell’esistenza. Con il distacco dal cristianesimo e l’adesione alle dottrine materialiste, il poeta
individua una nuova causa dell’infelicità dell’uomo: è la natura stessa, crudele e indifferente alla sorte
umana, a condannare l’uomo al dolore. In sintesi, la poetica di Leopardi può essere. Considerata
espressione di un “classicismo Romantico”.
Alessandro Manzoni
Alessandro Manzoni nacque a Milano nel 1785. Nel 1805 Manzoni raggiunge la madre a Parigi e, conosce
alcuni esponenti della nuova poetica romantica. A Parigi, conobbe Enrichetta Blondel, una giovane, che
sposerà a Milano l'anno successivo. La conversione della moglie al cattolicesimo spinge anche Manzoni ad
abbracciare la fede cattolica. Questa conversione rappresenta un evento decisivo non solo nella vita dello
scrittore, ma anche nella sua produzione letteraria. Da questo momento in poi Manzoni concepisce la
propria opera di scrittore come una missione affidatagli da Dio per testimoniare a tutti, attraverso i suoi
scritti, l’ordine attraverso il quale Dio regge il mondo. Lui compone i cinque Inni sacri; scrive le due tragedie
storiche Il conte di Carmagnola e Adelchi, compone le odi civili Marzo 1821 e Il cinque maggio, e comincia a
lavorare alla stesura del romanzo Fermo e Lucia, che uscirà nel 1827 col titolo i promessi sposi. Lui è
funestato anche da numerosi lutti familiari: muoiono la madre, la moglie e ben sei figli. Risposatosi con
Teresa Borri Stampa, rimane di nuovo vedovo. Nel ventennio successivo, lo scrittore segue con entusiasmo
le vicende del Risorgimento. Muore a Milano nel 1873.
Gli Inni sacri sono composti dopo la conversione al cattolicesimo. Nelle intenzioni di Manzoni dovevano
essere dodici, corrispondenti alle principali festività liturgiche cristiane, ma solo cinque vengono portati a
termine.
Le Odi civili sono due componimenti ispirati alle vicende storiche contemporanee a Manzoni. Marzo 1821 è
un canto patriottico dedicato ai moti risorgimentali scoppiati per liberare la Lombardia dal dominio
austriaco; Il cinque maggio commemora la morte di Napoleone.
Le due tragedie, Il conte di Carmagnola e Adelchi, sono drammi di argomento storico imperniati
rispettivamente sulle vicende di un capitano di ventura realmente vissuto nel Quattrocento e su quelle del
principe longobardo Adelchi, vissuto nell’VIII secolo.
I PROMESSI SPOSI
La composizione dei Promessi sposi impegna Manzoni per più di vent’anni. La prima stesura, intitolata
Fermo e Lucia. Manzoni vuole che la sua opera sia scritta in una lingua ricca ed espressiva, ma
contemporaneamente anche vivace e attuale, per questo sceglie di riscrivere il romanzo nel fiorentino
parlato dalla borghesia colta del suo tempo. Nel comporre I promessi sposi, Manzoni si ispira a Ivanhoe, il
primo romanzo storico europeo, scritto dallo scozzese Walter Scott e ambientato nell’Inghilterra medievale.
Con questo romanzo Manzoni fonda un nuovo genere, a cui si ispireranno moltissimi scrittori. L’argomento
del romanzo trae spunto da tre fatti drammatici realmente accaduti in Lombardia intorno al 1630: la
carestia, la discesa dei lanzichenecchi e la peste. I trentotto capitoli del romanzo sono incentrati attorno ai
due protagonisti, Renzo Tramaglino e Lucia Mondella. Sono due giovani di umile condizione che lavorano
come operai in una filanda. Questo romanzo può essere suddiviso in 7 parti:
Prima sezione (capitoli I-VIII) Sulle sponde del lago di Como, presso Lecco, due sgherri al servizio di don
Rodrigo, un signorotto del posto, ordinano a don Abbondio, parroco del paese, di non celebrare il
matrimonio tra Lucia e Renzo, minacciandolo di morte. Don Rodrigo, infatti, si è invaghito di Lucia e la vuole
per se. Don Abbondio terrorizzato obbedisce. I due giovani innamorati chiedono allora aiuto a padre
Cristoforo. Per garantire la sicurezza della ragazza, i due fidanzati e Agnese, lasciano il paese.
Seconda sezione (capitoli IX-X) Renzo e Lucia si separano, e la ragazza trova ospitalità in un monastero di
Monza retto da Gertrude.
Terza sezione (capitoli XI-XIX) Renzo giunge a Milano e scambiato per uno dei capi della rivolta, il giovane
viene arrestato, ma si salva fuggendo. Nel frattempo don Rodrigo, informato della presenza di Lucia nel
convento di Gertrude, si rivolge all'Innominato, per far rapire la ragazza.
Quarta sezione (capitoli XX-XXI) L’Innominato riesce a rapire Lucia e a farla portare nel suo castello. Lucia
prega la Madonna e fa voto di castità: i n cambio della salvezza, rinuncerà al matrimonio con Renzo.
L’incontro con la ragazza provoca nell’Innominato una crisi spirituale che lo spinge a convertirsi e a liberare
Lucia.
Quinta sezione (capitoli XXII-XXXII) Dopo la liberazione, Lucia si rifugia a Milano nella casa di due
aristocratici. Mentre continua a peggiorare la carestia, arrivano lanzichenecchi, che seminano terrore tra la
popolazione e diffondono il virus della peste. Sesta sezione (capitoli XXXIII-XXXVI)
Sesta sezione (capitoli XXXIII-XXXVI). Mentre a Milano don Rodrigo viene colpito dalla peste, anche Renzo
nel bergamasco si ammala, ma guarisce e ritorna a Milano in cerca di Lucia. Qui incontra padre Cristoforo
che lo accompagna da don Rodrigo morente per perdonarlo. Nel lazzaretto il giovane ritrova la sua
promessa sposa, anch'essa guarita dalla malattia, ma la gioia dell'incontro è turbata dal voto di castità fatto
dalla ragazza. Renzo si rivolge allora a padre Cristoforo, che scioglie Lucia dall'obbligo di quella promessa.
Settima sezione (capitoli XXXVII-XXXVIII) La peste finisce e Renzo e Lucia à possono ritornare al paese natio.
Assicuratosi della morte di don Rodrigo, don Abbondio può finalmente celebrare le sospirate nozze. La vita
tranquilla dei due sposi viene allietata dalla nascita della prima figlia: Maria.
Nel romanzo si possono rintracciare due tematiche fondamentali: gli umili e la Provvidenza divina. Per la
prima volta, nella tradizione letteraria italiana, gli umili, con i loro problemi e i loro bisogni, sono
protagonisti della storia. A fianco di tuttu gli uomini c’è la divina Provvidenza che regola le vicende umane e
porta giustizia nel mondo, premiando i deboli e gli onesti e punendo i malvagi.