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Il documento tratta le tecniche di desensibilizzazione ai buchi di tensione e alle interruzioni brevi nei contattori, dispositivi fondamentali per l'inserzione e disinserzione dei motori. Viene esaminato il comportamento dei contattori in relazione a diversi schemi di alimentazione e si discutono vari tipi di avviatori, tecniche di temporizzazione e richiusura automatica, con riferimento alle normative CEI. L'obiettivo è garantire la continuità del processo industriale evitando arresti non necessari e rispettando le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente.

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Il documento tratta le tecniche di desensibilizzazione ai buchi di tensione e alle interruzioni brevi nei contattori, dispositivi fondamentali per l'inserzione e disinserzione dei motori. Viene esaminato il comportamento dei contattori in relazione a diversi schemi di alimentazione e si discutono vari tipi di avviatori, tecniche di temporizzazione e richiusura automatica, con riferimento alle normative CEI. L'obiettivo è garantire la continuità del processo industriale evitando arresti non necessari e rispettando le misure di sicurezza previste dalla normativa vigente.

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UNIFICAZIONE TECNICHE DI DESENSIBILIZZAZIONE AI

BUCHI DI TENSIONE ED INTERRUZIONI


BREVI:
DK5141
Novembre 1996
CONTATTORI Ed. I - 1/32

INDICE

1. SCOPO DEL DOCUMENTO 3

2. RICHIAMI NORMATIVI 4
2.1 CARATTERISTICHE PREVISTE DALLA NORMA 4

2.2 SIMBOLI GRAFICI. 8

3. COMPORTAMENTO ALLE INTERRUZIONI TRANSITORIE DEI


CONTATTORI IN FUNZIONE DEL LORO SCHEMA DI
ALIMENTAZIONE 10
3.1 GENERALITA' 10

3.2 SCHEMI DI COMANDO 10


3.2.1 Comando diretto 11
3.2.2 Comando a pulsanti con contatto di ritenuta 11
3.2.3 Comando a pulsanti con richiusura automatica al ritorno della tensione 12
3.2.4 Comando diretto con richiusura automatica dopo un tempo prefissato 12
3.2.5 Comando a pulsanti con richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo per
mancanze di tensione di breve durata 13
3.2.6 Comando a pulsanti con tamponamento della bobina del contattore 14
3.2.7 Comando a pulsanti con blocco meccanico del contattore 14
3.2.8 Schema riassuntivo. 16

4. PRINCIPALI SCHEMI DI INSERZIONE DEI MOTORI 18


4.1 AVVIATORE DIRETTO. 18

4.2 AVVIATORE INVERTITORE DI MARCIA. 18

4.3 AVVIATORE STELLA-TRIANGOLO. 19

4.4 AVVIATORE REOSTATICO STATORICO 21

4.5 AVVIATORE CON AUTOTRASFORMATORE. 22

4.6 AVVIATORE ELETTRONICO SOFT. 23

4.7 AVVIATORE ROTORICO. 23

5. SCHEMI DI TEMPORIZZAZIONE 25
5.1 GENERALITA' 25

5.2 TECNICHE DI RITARDO 25


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Settembre 1996
Ed. I - 2/32
5.3 BLOCCHI MECCANICI 26

5.4 RITARDATORI ELETTRICI 26


5.4.1 Circuiti ausiliari in c.c. 27
5.4.2 Circuiti ausiliari in c.a. 27

6. SCHEMI DI RICHIUSURA AUTOMATICA 28


6.1 GENERALITA' 28

6.2 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA SENZA POSSIBILITA' DI RIPARTENZA CADENZATA. 28

6.3 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA CON POSSIBILITA' DI RIPARTENZA, CADENZATA DOPO UN


TEMPO PREFISSATO, IN OCCASIONE DI INTERRUZIONI DI DURATA QUALSIASI. 29

6.4 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA CON POSSIBILITA' DI RIPARTENZA PER INTERRUZIONI


TRANSITORIE 30
UNIFICAZIONE

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Novembre 1996
Ed. I - 3/32

1. SCOPO DEL DOCUMENTO


Nel DK5140 sulle tecniche di protezione dei sistemi di produzione, sono stati esaminati i criteri
generali per la desensibilizzazione dei cicli industriali; questo documento approfondisce il
comportamento ai buchi di tensione ed alle interruzioni transitorie di durata inferiore a 0,5 s dei
contattori, che sono il dispositivo di manovra più utilizzato per l'inserzione/disinserzione dei motori.
Agendo su questi dispositivi è perciò possibile evitare l’arresto del processo tutte le volte in cui
l’inerzia lo consenta.
Verranno trattati i vari tipi di contattori in relazione ai diversi schemi di alimentazione, mettendo in
evidenza pregi, difetti ed applicabilità delle diverse soluzioni. Verranno quindi esaminati i vari schemi
di inserzione dei motori; per gli avviatori diretti e per quelli stella-triangolo si studieranno le tecniche
di temporizzazione e di richiusura automatica; gli avviatori elettronici ed i convertitori di frequenza
saranno invece oggetto del terzo fascicolo.
Si rammenta infine che le misure di desensibilizzazione ai buchi di tensione ed alle interruzioni
transitorie devono rispondere, a cura dell'impiantista che le prevede, a quanto prescritto dalla
normativa CEI 64.8 terza edizione ed in particolare al capitolo 45 articoli dal 451.1 al 451.5 della
stessa [1]. In particolare, il riavviamento della macchina in modo automatico deve essere impedito se
questo può causare una condizione pericolosa per le persone (Norme CEI 44.5 e 64.8).

[1] Si riporta di seguito il testo degli articoli citati della norma CEI 64.8:
451.1 - Devono essere prese adeguate precauzioni se un abbassamento di tensione, o la mancanza ed il successivo
ripristino della tensione possono comportare pericoli per le persone o per le cose. Adeguate precauzioni devono essere
prese anche quando una parte dell'impianto od un apparecchio utilizzatore possono essere danneggiati da un
abbassamento di tensione. Non sono richiesti tuttavia dispositivi di protezione contro gli abbassamenti di tensione se i
danni all'impianto o all'apparecchio utilizzatore costituiscono un rischio accettabile e non creano condizioni di
pericolo per le persone.
451.2 - I dispositivi che intervengono in caso di abbassamento di tensione possono essere ritardati se l'apparecchio
utilizzatore che essi proteggono può sopportare senza danni interruzioni od abbassamenti di tensione di breve durata.
451.3 - L'utilizzo di contattori, con apertura e richiusura ritardata, non deve impedire l'apertura istantanea dei
dispositivi di comando o di protezione.
451.4 - Le caratteristiche dei dispositivi di protezione contro gli abbassamenti di tensione devono essere compatibili
con le prescrizioni relative all'avvio ed all'uso degli apparecchi utilizzatori.
451.5 - Se la richiusura di un dispositivo di protezione può dare luogo a situazioni pericolose, tale richiusura non
deve essere automatica.
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Ed. I - 4/32

2. RICHIAMI NORMATIVI
I contattori sono oggetto di una specifica Norma Europea approvata dal CENELEC il 10 dicembre
1991 e tradotta/pubblicata dal Comitato Elettrotecnico Italiano nel gennaio 1992 con il numero
CEI EN 60947-4-1 (Classificazione CEI 17-50). Questa distingue tra i "contattori" prettamente detti
e gli "avviatori in corrente alternata" composti dalla combinazione di contattori, relè ed altri
dispositivi adatti ad: " avviare ed accelerare i motori fino alla velocità di regime, ad assicurarne il
funzionamento continuo, a disinserirli dalla linea di alimentazione e ad assicurare la protezione dei
motori stessi e dei circuiti associati contro i sovraccarichi di funzionamento".
Vengono indicati dalla norma i seguenti tipi:
- Avviatori diretti (a piena tensione) in corrente alternata (punto 1.1.2.1)
- Avviatori in corrente alternata a tensione ridotta (punto 1.1.2.2)
- Avviatori rotorici (punto 1.1.2.3)
Gli avviatori a tensione ridotta vengono ulteriormente suddivisi in avviatori stella-triangolo (punto
1.1.2.2.1) ed avviatori ad autotrasformatore a due gradini (punto 1.1.2.2.2).

2.1 CARATTERISTICHE PREVISTE DALLA NORMA


Al punto 4. la norma CEI EN 60947 indica le seguenti caratteristiche per l’individuazione di
contattori ed avviatori:
- tipo di apparecchio
- valori nominali e limite dei circuiti principali
- categoria di utilizzazione
- circuito di comando
- circuiti ausiliari
- tipi e caratteristiche dei relè e sganciatori
- coordinamento con dispositivi di protezione contro il corto circuito
- sovratensioni di manovra
- tipi e caratteristiche dei dispositivi di commutazione automatica e dispositivi automatici di
controllo dell'accelerazione
- tipi e caratteristiche degli autotrasformatori a due gradini
- tipi e caratteristiche dei resistori di avviamento per gli avviatori reostatici
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Esaminiamo più in dettaglio alcuni dei dati sopra indicati:
- Tipo di apparecchio: l'apparecchio è identificato dai seguenti dati:
• Categoria dell'apparecchio: Contattore;
Avviatore diretto in corrente alternata;
Avviatore stella-triangolo;
Avviatore ad autotrasformatore a due gradini;
Avviatore rotorico;
Avviatore combinato o protetto.
• Numero di poli
• Natura della corrente (alternata o continua)
• Mezzo di interruzione (aria, olio, gas, vuoto ecc. )
• Condizioni di funzionamento dell'apparecchio
• Metodo di funzionamento
• Metodo di comando
• Metodo di commutazione per particolari tipi di avviatori

- Valori nominali e valori limite per i circuiti principali: i principali valori sono:
• Tensione nominale: Tensione nominale di impiego;
Tensione nominale di isolamento;
Tensione nominale di tenuta ad impulso;
• Correnti o potenze: Corrente convenzionale termica in aria libera;
Corrente convenzionale termica in involucro;
Correnti o potenze nominali di impiego;
Corrente nominale ininterrotta.
• Frequenza nominale
• Servizi nominali: Servizio di otto ore (servizio continuo);
Servizio ininterrotto;
Servizio intermittente periodico o servizio intermittente [2]
Servizio di durata limitata;
Servizio periodico.

[2] Vengono previste le seguenti classi preferenziali:


Per i contattori: 1, 3, 12, 30, 120, 300 e 1200 cicli di operazioni ora
Per gli avviatori: 1, 3, 12 e 30 cicli di operazioni ora.
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• Caratteristiche in condizione di carico normale e di sovraccarico:


Attitudine a sopportare le correnti di sovraccarico all'avviamento dei
motori;
Potere nominale di chiusura;
Potere nominale di interruzione;
Prestazioni in funzionamento convenzionale;
Caratteristiche di avviamento e arresto degli aviatori;
Corrente nominale convenzionale di cortocircuito.
- Categoria di utilizzazione: la categoria di utilizzazione di un apparecchio ne definisce l'applicazione
prevista, ogni categoria è caratterizzata dai valori di corrente, tensione, fattore di potenza o
costante di tempo ecc. e dalle condizioni di prova specificate dalla norma. Le categorie di
utilizzazione previste sono elencate in Tabella 2-1.
- Circuito di comando [3]: le caratteristiche dei circuiti di comando elettrici sono:
• la natura della corrente,
• la frequenza nominale, se la corrente è alternata,
• la tensione nominale del circuito di comando (natura e frequenza se in corrente alternata)
• Tensione nominale di alimentazione del circuito di comando (natura e frequenza se in
corrente alternata)
- Circuito ausiliari [4] le caratteristiche dei circuiti ausiliari sono il numero ed il tipo di contatto
(contatto a, contatto b, ecc.) in ognuno di questi circuiti e i loro dati nominali.

[3] La norma CEI EN 60947-1 (CEI 17-44) definisce "Circuito di comando": tutte le parti conduttrici (escluse quelle
costituenti il circuito principale) di un dispositivo di manovra che fanno parte del circuito utilizzato per le
operazioni di chiusura o di apertura, o entrambe dell'apparecchio.
[4] La norma CEI EN 60947-1 (CEI 17-44) definisce "Circuito ausiliario": tutte le parti conduttrici di un dispositivo di
manovra destinate ad essere inserite in un circuito diverso da quello principale e da quello di comando del
dispositivo.
Nota - Alcuni circuiti ausiliari compiono funzioni supplementari come segnalazione, interblocco ecc., e come tali,
possono far parte di un circuito di comando di un altro dispositivo di manovra.
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Tabella 2-1 - Categorie di utilizzazione
Natura della Categorie di Applicazioni tipiche
corrente utilizzazione
Corrente alternata AC-1 Carichi non induttivi o debolmente induttivi, forni a resistenza

AC-2 Motori ad anelli: avviamento, arresto

AC-3 Motori a gabbia: avviamento, arresto del motore durante la


marcia (1)

AC-4 Motori a gabbia: avviamento, frenatura in controcorrente, manovra a impulsi

AC-5a Comando di lampade a scarica

AC-5b Comando di lampade ad incandescenza

AC-6a Comando di trasformatori

AC-6b Comando di batterie di condensatori

AC-7a Carichi leggermente induttivi in applicazioni domestiche e similari

AC-7b Carichi di motori in applicazioni domestiche

AC-8a Comando di motori per compressori ermetici di frigoriferi con


ripristino manuale dello sganciatore di sovraccarico (2)

AC-8b Comando di motori per compressori ermetici di frigoriferi con


ripristino automatico dello sganciatore di sovraccarico (2)
Corrente continua DC-1 Carichi non induttivi o debolmente induttivi, forni resistenza

DC-3 Motori in derivazione: avviamento, frenatura in controcorrente, manovre a


impulsi. Frenatura dinamica di motori in corrente continua

DC-5 Motori in serie: avviamento, frenatura in controcorrente manovre a impulsi.


Frenatura dinamica di tori in corrente continua

DC-6 Comando di lampade ad incandescenza


1) Gli apparecchi classificati in categoria AC-3 possono essere impiegati per occasionali manovre a impulso o
frenature in controcorrente per periodi limitati come quelli relativi al posizionamento della macchina. Durante
tali limitati periodi, il numero di queste operazioni non deve essere superiore a 5 al minuto e non essere più di
10 in un periodo di 10 minuti.
2) I motori per compressori ermetici di frigoriferi sono una combinazione costituita da motore e compressore
racchiusi nello steso involucro senza albero esterno, essendo il motore funzionante immerso nel refrigerante.
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2.2 SIMBOLI GRAFICI.
La rappresentazione di un circuito elettrico avviene normalmente utilizzando appositi simboli
unificati a livello internazionale nella Pubblicazione IEC 617 recepite e pubblicate dal Comitato
Elettrotecnico Italiano nei seguenti fascicoli:
CEI 3.25 Segni grafici per schemi. Parte 1 - Generalità, Indice generale, Tabelle di
corrispondenza;
CEI 3.14 Segni grafici per schemi. Parte 2 Elementi dei segni grafici, segni grafici distintivi ed
altri segni di uso generale;
CEI 3.15 Segni grafici per schemi. Parte 3 Conduttori e dispositivi di connessione;
CEI 3.16 Segni grafici per schemi. Parte 4 Componenti passivi;
CEI 3.17 Segni grafici per schemi. Parte 5 Semiconduttori e tubi elettronici
CEI 3.18 Segni grafici per schemi. Parte 6 Produzione, trasformazione e conversione
dell'energia elettrica;
CEI 3.19 Segni grafici per schemi. Parte 7 Apparecchiature e dispositivi di comando e di
protezione;
CEI 3.20 Segni grafici per schemi. Parte 8 Strumenti di misura, lampade e dispositivi di
segnalazione;
CEI 3.19 Segni grafici per schemi. Parte 7 Apparecchiature e dispositivi di comando e di
protezione;
CEI 3.20 Segni grafici per schemi. Parte 8 Strumenti di misura, lampade e dispositivi di
segnalazione;
CEI 3.21 Segni grafici per schemi. Parte 9 Telecomunicazioni: apparecchi di commutazione e
periferiche;
CEI 3.22 Segni grafici per schemi. Parte 10 Telecomunicazioni: trasmissione
CEI 3.23 Segni grafici per schemi. Parte 11 Schemi e piani di installazione architettonici e
topografici;
CEI 3.26 Segni grafici per schemi. Parte 12 Elementi logici binari
CEI 3.24 Segni grafici per schemi. Parte 13 Elementi analogici

Riportiamo di seguito i simboli riguardanti la rappresentazione dei contattori e degli avviatori e quelli
dei dispositivi di comando e protezione più comunemente utilizzati.
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Bobina di comando Contatto norm. chiuso


ritardato all’eccitazione

Bobina di comando Contatto norm. aperto


con ritardo ritardato alla ricaduta
all’eccitazione
Bobina di comando Contatto norm. chiuso
con ritardo alla ritardato alla ricaduta
diseccitaz.

Bobina di comando Contatto norm. aperto


con aggancio comando a pulsante
meccanico
Contatto di potenza Contatto norm. chiuso
di contattore comando a pulsante

Contatto di potenza Contatto norm. aperto con


di interruttore comando rotativo

Contatto di potenza Contatto norm. chiuso


di interruttore di azionato da prot. termica
manovra

Contatto di potenza Ponte raddrizzatore a due


di sezionatore semionde

Contatto norm. Accumulatore


Aperto

Contatto norm. Convertitore


Chiuso c.a./c.c.(raddrizzatore)

Contatto norm. Convertitore c.c./c.a.


aperto ritardato (inverter)
all’eccitazione
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3. COMPORTAMENTO ALLE INTERRUZIONI TRANSITORIE DEI


CONTATTORI IN FUNZIONE DEL LORO SCHEMA DI
ALIMENTAZIONE

3.1 GENERALITA'
Il comportamento dei contattori ai buchi di tensione è illustrato da una tipica caratteristica di
suscettibilità (Figura 3-1) che indica come per buchi di tensione poco profondi (con tensione residua
almeno del 50%) il dispositivo non si diseccita e quindi al ritorno della tensione piena è in grado di
alimentare il carico controllato;

Figura 3-1 - Caratteristica di suscettibilità di contattori elettromagnetici


quando viceversa la tensione residua è inferiore a tale valore il contattore ricade, apre il circuito ed il
carico resta disalimentato.

3.2 SCHEMI DI COMANDO


Il contattore è un dispositivo molto versatile ma con dei limiti intrinsechi. Sono stati ideati moltissimi
schemi di comando per sfruttare i primi e minimizzare i secondi. Di seguito riportiamo gli schemi di
alcuni dei circuiti di comando realizzabili, evidenziando per ognuno i principali vantaggi e svantaggi.
Si evidenzia comunque che ciascuno degli schemi seguenti, anche in presenza di apertura e richiusura
automatica ritardata, l'apertura manuale avviene sempre istantaneamente.
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3.2.1 Comando diretto
E' il circuito di comando più semplice (Figura 3-2). La bobina del contattore KM è alimentata
attraverso un dispositivo di comando bistabile che può essere realizzato, per esempio, con un
commutatore o con un pulsante di marcia a ritenuta interbloccato con il pulsante di arresto.

Figura 3-2 - Comando diretto


Con questa soluzione il contattore si apre in caso di abbassamento o mancanza di tensione e si
richiude, in ogni caso, al suo ritorno. Può essere adottato dove l'interruzione e la rimessa in marcia
non controllata del processo non comporta conseguenze né per il processo stesso né per la sicurezza
delle persone.

3.2.2 Comando a pulsanti con contatto di ritenuta


E’ il circuito più usato per il comando dei contattori (Figura 3-3). Il pulsante SB1 è normalmente
aperto; il suo azionamento alimenta la bobina del contattore KM e provoca la chiusura del relativo
un contatto ausiliario di ritenuta. Per l'apertura si deve agire sul pulsante, normalmente chiuso, SB2.
Se la tensione si abbassa sotto un certo valore, detto tensione di ricaduta, il contattore si apre e resta
aperto. Per la richiusura occorre ripremere il pulsante di marcia SB1. La tensione di ricaduta varia a
seconda del tipo di dispositivo (taglia, costruttore, ecc.) ma in genere è compresa tra 0,1 e 0,75 Vn.

Figura 3-3 - Comando a pulsanti con contatto di ritenuta


Questa soluzione trasforma un buco di tensione, con profondità > 50 %, o una interruzione di breve
durata della rete di alimentazione in una interruzione lunga per l'apparecchiatura controllata.
Attualmente è utilizzata troppo spesso, anche quando non la impongono motivi di sicurezza di
persone e/o cose.
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3.2.3 Comando a pulsanti con richiusura automatica al ritorno della tensione
Questo circuito deriva dal precedente e prevede l'utilizzo, per il contatto di ritenuta, di un contatto
temporizzato con ritardo all'apertura. Regolando il ritardo di questo contatto a 500÷600 ms è
possibile ottenere la richiusura del contattore in occasione di interruzioni di breve durata
dell'alimentazione elettrica mentre, per interruzioni di più lunga durata, l'apertura risulta definitiva e
per il riavvio occorre agire sul pulsante SB1.

Figura 3-4 - Comando a pulsanti con richiusura automatica al ritorno della tensione
Il contatto di ritenuta ritardato può essere integrato direttamente nel contattore (Figura 3-4 a) o
appartenere ad un temporizzatore esterno (Figura 3-4 b).
In ambedue i casi il pulsante di apertura SB2, per poter impedire la richiusura del contattore in caso
di apertura manuale, deve essere del tipo bistabile.

3.2.4 Comando diretto con richiusura automatica dopo un tempo prefissato


Il circuito schematizzato in Figura 3-5, derivato da quello descritto in 3.2.1, permette la
rialimentazione automatica del circuito di potenza, dopo un tempo prefissato, in modo da arrestare
completamente la macchina o il processo controllato prima di procedere al riavvio secondo la
sequenza più idonea.
Il funzionamento è molto semplice: alla chiusura del contatto bistabile SB la bobina del contattore
viene alimentata attraverso il contatto temporizzato alla diseccitazione KT1. La conseguente
chiusura dei contatti KM permette l'alimentazione del temporizzatore KT1 e l'apertura del relativo
contatto. Su KT1 dovrà essere impostato il tempo di ritardo necessario al processo per arrestarsi. La
bobina del contattore KM resta alimentata attraverso il relativo contatto di ritenuta.

Figura 3-5 - Comando diretto con richiusura automatica dopo un tempo prefissato
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In caso di interruzione dell'alimentazione il contattore KM apre il circuito controllato e resta aperto,
anche se l'alimentazione viene ripristinata, finché il tempo impostato sul KT1 non è trascorso e quindi
il relativo contatto non si è richiuso. Questo circuito non è in grado di discriminare tra gli eventi per
cui anche dopo interruzioni di lunga durata richiude il circuito di potenza.
Come nel caso del circuito descritto in 3.2.1 dovrà essere utilizzato solo dove l'interruzione e la
rimessa in marcia non controllata del processo non comporta conseguenze né per il processo stesso
né per la sicurezza delle persone.

3.2.5 Comando a pulsanti con richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo per
mancanze di tensione di breve durata
Il circuito descritto in questo paragrafo (Figura 3-6.), a differenza del precedente, consente il riavvio
automatico solo in occasione di interruzioni di breve durata (tipicamente con durata di circa 0,1 s) e
non per interruzioni di durata superiore.
Per realizzare questa "funzione" è necessario utilizzare 2 temporizzatori, uno con ritardo
all'eccitazione ed uno alla diseccitazione. Il funzionamento è il seguente: agendo sul pulsante di
marcia SB1 la bobina del contattore KM viene alimentata e conseguentemente si chiudono, oltre ai
contatti principali, anche i due contatti ausiliari; uno effettua la autoritenuta del contattore e l’altro
alimenta il temporizzatore KT1 ritardato alla diseccitazione, che chiude i propri contatti ed alimenta
il temporizzatore KT2 ritardato all'eccitazione.
Sul temporizzatore KT1 deve essere impostato un tempo di ritardo leggermente superiore alla durata
della normale microinterruzione (per esempio 0,65 s) mentre sul temporizzatore KT2 dovrà essere
impostato il tempo che si vuole attendere prima di riavviare il processo controllato al ritorno della
tensione (normalmente da decimi di secondo a qualche decina di secondi). In caso di interruzione
dell'alimentazione il contattore KM ed il temporizzatore KT2 ricadono ed i relativi contatti si aprono.

Figura 3-6 - Comando a pulsanti con richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo per
interruzioni di breve durata
Se la durata dell'interruzione supera il ritardo impostato su KT1 anche i contatti di questo si aprono
ed il processo si arresta; in caso contrario, al ritorno della tensione, attraverso i contatti ritardati di
KT1, i due temporizzatori vengono rialimentati provocando, dopo il ritardo impostato, la chiusura di
KT2 ed il riavvio di KM. Il pulsante di apertura deve essere di tipo a ritenuta e rimanere bloccato
nella posizione di aperto.
In presenza di "N" azionamenti, questo schema replicato "N" volte può essere utilizzato per una
ripartenza in sequenza scalando sui vari azionamenti la taratura del temporizzatore "KT2", per
esempio con passo di 50÷100 ms.
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3.2.6 Comando a pulsanti con tamponamento della bobina del contattore
Con questo circuito il contattore può essere mantenuto chiuso per un certo tempo anche mancanza
dell'alimentazione principale.

Figura 3-7 - Comando a pulsanti con tamponamento della bobina del contattore
Questa funzione può essere realizzato utilizzando contattori con bobina in c.c. secondo gli schemi
riportati nella Figura 3-7. Il circuito schematizzato in Figura 3-7a dovrà essere utilizzato se il circuito
di comando è alimentato in corrente continua mentre quello di Figura 3-7b verrà adottato in caso di
circuito di comando alimentato in corrente alternata
Il funzionamento è analogo a quello del circuito descritto in 3.2.2 però, al verificarsi di una
interruzione dell'alimentazione, la bobina del contattore KM verrà alimentata dal condensatore "C"
attraverso la resistenza limitatrice "R". Se la durata della interruzione è superiore alla autonomia
garantita dal condensatore il contattore ricade e per richiuderlo si dovrà agire sul pulsante di marcia
SB1. L'azionamento del pulsante di apertura "SB2" provoca comunque la ricaduta del contattore.
Come già detto, questo circuito richiede l'uso di contattori con bobina alimentata in corrente
continua.

Figura 3-8 - Tamponamento della bobina dei contattori tramite U.P.S.


Su impianti esistenti realizzati con contattori con bobina in corrente alternata la stessa funzione può
essere più convenientemente realizzata inserendo all'origine del circuito di comando un piccolo
U.P.S. con un dispositivo che lo disinserisca dopo 1 s circa, come indicato in Figura 3-8.

3.2.7 Comando a pulsanti con blocco meccanico del contattore


Come abbiamo visto il contattore per rimanere chiuso deve essere costantemente alimentato e questa
sua caratteristica permette di realizzare semplicemente dei dispositivi di manovra in grado di aprire e
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chiudere rapidamente un circuito anche numerosissime volte. Certi azionamenti richiedono invece un
numero limitatissimo di manovre distanziate di giorni o di mesi una dall'altra, che ben si adatterebbe a
dispositivi di manovra di tipo bistabile

Figura 3-9 - Schema elettrico del dispositivo di blocco meccanico


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Senza rinunciare alla versatilità ed economicità dei contattori questa funzione può essere realizzata
munendoli di dispositivo di blocco in posizione; questi dispositivi sono rappresentati
schematicamente in Figura 3-9. La chiusura del contattore avviene alimentandone momentaneamente
la bobina (KMI) dopo di che questo rimane chiuso per l'azione di un apposito cinematismo.
L'apertura avviene alimentando l'apposita bobina di sgancio (KMII) che agisce sul cinematismo.
Il campo di utilizzazione di queste soluzioni è, come per il paragrafo 3.2.1, in processi che possono
essere avviati e fermati in modo non controllato senza pericolo di danni a persone o cose.

3.2.8 Schema riassuntivo.


Nei precedenti paragrafi abbiamo esaminato alcuni schemi tipici di circuiti di comando realizzabili. La
scelta tra uno e l'altro dipende ovviamente dalla natura del processo controllato e soprattutto dalla
insopprimibile necessità di tutelare la sicurezza delle persone. Nella seguente Tabella 3-1
riassumiamo le caratteristiche delle varie soluzioni viste precedentemente.
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Tabella 3-1- Comportamento, in occasione di buchi di tensione e di interruzioni di breve e lunga


durata, dei contattori azionati secondo i circuiti di comando descritti nel capitolo 3.
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4. PRINCIPALI SCHEMI DI INSERZIONE DEI MOTORI

4.1 AVVIATORE DIRETTO.


E' il tipo di avviamento più semplice ed è adatto per l'azionamento di motori di piccola taglia.
All'estrema semplicità circuitale fa riscontro una corrente di avviamento molto elevata (fino a 7 volte
In).

Figura 4-1 - Avviatore diretto

a=schema di potenza
b=schema funzionale

4.2 AVVIATORE INVERTITORE DI MARCIA.


Derivato dal precedente, questo schema di collegamento permette di azionare il motore nei due sensi
di marcia. Per passare da un senso di rotazione ad un'altro deve essere premuto prima il pulsante di
arresto (SB3) e quindi quello della direzione di marcia desiderata. Se nel frattempo il motore non si è
completamente arrestato questo significa applicare una notevole coppia frenante e quindi notevoli
sforzi sul motore e sulle apparecchiature da questo trascinate; se queste sollecitazioni non sono
compatibili con il processo controllato devono essere adottati opportuni dispositivi di blocco (per
esempio dei temporizzatori che permettano il riavvio solo dopo il tempo sufficiente all'arresto del
motore). Questo schema, se necessario, può essere associato ai circuiti descritti nel prosieguo.
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Figura 4-2 - Avviatore invertitore


a=schema di potenza
b=schema funzionale

4.3 AVVIATORE STELLA-TRIANGOLO.


Questa circuitazione viene usata frequentemente per l'avviamento di motori di media potenza quando
le caratteristiche del carico lo consentano.
Sia la corrente che la coppia di avviamento risultano pari ad un terzo di quelle dell'avviamento
diretto; al passaggio da stella a triangolo peraltro si verifica un picco molto elevato di corrente e di
coppia.
Il funzionamento del circuito è comunque molto semplice, unica precauzione da prendere è quella di
impedire che il contattore di triangolo si chiuda prima che il contattore di stella si sia aperto. Questo
si può ottenere secondo due diversi schemi (vedi schemi funzionali di figura): nel primo caso (Figura
4-3) si utilizza un apposito temporizzatore che, trascorso il tempo impostato, apre il contatto che
comanda il contattore di stella e solo dopo un piccolo intervallo di tempo (normalmente intorno ai 50
ms) chiude quello del contattore di triangolo; nel secondo caso (Figura 4-4) ci si affida invece ad un
apposito interblocco meccanico tra i contattori di stella e di triangolo, utilizzando per il passaggio da
stella a triangolo un semplice temporizzatore o dei contatti ausiliari temporizzati sul contattore di
linea.
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Figura 4-3 - Avviatore stella-triangolo. Soluzione con temporizzatore dedicato

a=schema di potenza
b=schema funzionale

Figura 4-4 - Avviatore stella-triangolo. Soluzione con interblocco meccanico

a=schema di potenza
b=schema funzionale
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4.4 AVVIATORE REOSTATICO STATORICO
Questo tipo di avviamento presenta caratteristiche analoghe a quello precedente e può essere
utilizzato ove non siano disponibili i 6 morsetti sul motore.
Anche in questo caso l'avviamento avviene a tensione ridotta con conseguente riduzione della
corrente e della coppia di avviamento (con legge quadratica) con un picco per ambedue
all'applicazione della tensione piena. Le resistenze utilizzate devono essere protette con idoneo relè
termico dall'eventuale sovra riscaldamento.

Figura 4-5 - Avviatore reostatico statorico

a=schema di potenza
b=schema funzionale
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4.5 AVVIATORE CON AUTOTRASFORMATORE.
Anche questo schema (Figura 4-6) permette l'avviamento del motore a tensione ridotta, realizzando
però 3 gradini. Il funzionamento è il seguente: l'azionamento del pulsante di marcia provoca la
chiusura del contattore sul centro-stella dell'autotrasformatore e, subito dopo, quella del contattore
principale. Il motore comincia così l'avviamento alla tensione ridotta stabilita dal rapporto di
trasformazione. Dopo un certo tempo il contattore sul centro-stella viene aperto: in questo modo una
porzione di avvolgimento dell'autotrasformatore e quindi 3 impedenze risulta collegata in serie al
motore realizzando il secondo gradino di tensione; dopo un ulteriore ritardo, infine, viene chiuso il
terzo contattore che provvede ad alimentare il motore a tensione piena. Questa circuitazione viene
usata per l'azionamento di motori di elevata potenza.

Figura 4-6 - Avviatore ad autotrasformatore

a=schema di potenza
b=schema funzionale
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Figura 4-7 - Avviatore elettronico

a=schema di potenza
b=schema funzionale

4.6 AVVIATORE ELETTRONICO SOFT.


Quest'ultimo dispositivo (Figura 4-7) sta progressivamente sostituendo gli avviatori elettromeccanici
descritti precedentemente. L’avviatore è normalmente realizzato con tre coppie di tiristori collegati
in antiparallelo, una per ogni fase e da un dispositivo di controllo che lo "pilota" parzializzando la
tensione in modo da ottenere una rampa di tensione, di durata regolabile, da un valore minimo di
tensione alla tensione piena. Altre funzioni sono normalmente disponibili: per esempio la limitazione
della corrente di avviamento o l'arresto controllato del motore.
Lo schema di Figura 4-7 rappresenta una soluzione circuitale del tutto generale con i circuiti di
controllo alimentati direttamente dalla linea di potenza.
Altre più sofisticate soluzioni sono realizzabili in funzione delle caratteristiche del dispositivo; per
una più ampia trattazione di questi dispositivi si rimanda alla DK5142.

4.7 AVVIATORE ROTORICO.


Questa circuitazione viene utilizzata per l'avviamento di motori con il rotore avvolto. Si tratta
comunemente di motori di elevatissima potenza ed è caratterizzato da coppia di avviamento molto
elevata unita a correnti di avviamento contenute in 2÷4 volte In.
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Figura 4-8 - Avviatore rotorico


a=schema di potenza
b=schema funzionale
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5. SCHEMI DI TEMPORIZZAZIONE

5.1 GENERALITA'
Molti azionamenti e processi industriali dotati di elevata inerzia possono essere desensibilizzati ai
buchi di tensione ed alle interruzioni brevi semplicemente ritardando l'apertura dei contattori.
L'efficacia di questa soluzione dipende, ovviamente, dal numero e dalla potenza dei motori da
desensibilizzare e dalle caratteristiche degli altri dispositivi presenti. In assenza di alimentazione,
infatti, i motori che restano collegati alla rete si comportano come generatori e se, da un lato, questo
permette il rapido esaurirsi della magnetizzazione residua, facilitando la ripresa al volo, dall'altro
comporta un rallentamento molto più rapido dei motori stessi. Al ritorno della tensione, inoltre, si
verifica un notevole picco di corrente poiché tutti i motori devono riaccelerare contemporaneamente.
In generale è opportuno evidenziare due diversi comportamenti dell'azionamento in caso di buco di
tensione e di interruzione breve. Il buco di tensione, in alcuni limitati casi, è in grado di provocare la
caduta del contattore (se la profondità supera 50% Vn) ma, normalmente, non ha alcun effetto sul
motore. Le interruzioni brevi, invece, poiché la tensione va a zero per un tempo normalmente non
inferiore a 500 ms, causano sicuramente la ricaduta dei contattori ed anche un sensibile rallentamento
dei motori.

5.2 TECNICHE DI RITARDO


Come già indicato al capitolo 4, gli avviamenti per motori asincroni più comunemente utilizzati sono:
- diretto;
- stella-triangolo.
Nel primo caso esiste il solo contattore principale, che dovrà essere ritardato assieme agli eventuali
dispositivi ausiliari che ne comandano l'inserimento.Per l'avviamento stella-triangolo abbiamo già
visto in precedenza (cap. 4.3), due diverse soluzioni costruttive che prevedono l'uso di
temporizzatori dedicati (Figura 4-3) o di interblocchi meccanici associati a due contatti ausiliari del
contattore di linea, ritardati alla diseccitazione (Figura 4-4).
Con la prima soluzione, basterà ritardare il contattore di linea ottenendo, automaticamente, il riavvio
a stella al ritorno della tensione; nel secondo caso, invece, per le caratteristiche intrinseche del
circuito non è possibile ottenere la ripartenza a stella del motore ritardando la caduta del contattore.
I costruttori di contattori hanno messo a punto una serie di dispositivi per realizzare questa funzione,
ed altri possono essere realizzati ad hoc. La scelta tra le varie possibilità dovrà essere fatta, di volta
in volta, ricercando la migliore soluzione tecnico-economica che dipenderà dalle condizioni dei
quadri elettrici, più o meno datati o da realizzare ex novo, dal tipo di alimentazione dei circuiti
ausiliari (corrente alternata o corrente continua) etc.
Essenzialmente i dispositivi che consentono la temporizzazione possono essere divisi nei seguenti
gruppi:
Blocchi meccanici;
Ritardatori elettrici.
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5.3 BLOCCHI MECCANICI
Questi dispositivi, offerti sia su contattori con bobina in c.a. che in c.c., intervengono direttamente
sull'equipaggio mobile del contattore impedendone la ricaduta in caso di mancanza di alimentazione.
Il loro impiego richiede, naturalmente, una diversa logica di controllo rispetto ai tradizionali
contattori per cui l'adozione è, di norma, possibile solo su quadri realizzati ex novo; inoltre, se è
necessario poter effettuare l'apertura dei contattori anche in assenza di tensione, occorre provvedere
una alimentazione ausiliaria.

Figura 5-1 - Schema elettrico del dispositivo di blocco meccanico


Il funzionamento è il seguente:
alla chiusura del contattore, l'equipaggio mobile viene bloccato meccanicamente in tale posizione e
non è necessario alimentare ulteriormente la bobina. L'apertura del contattore avviene alimentando
una apposita bobina di sgancio e/o sbloccando il dispositivo manualmente
Una variante proposta da alcuni costruttori per apposite serie di contattori prevede l'uso di un
circuito magnetico realizzato con un magnete permanente. Questi contattori sono dotati di una
doppia bobina in c.c.. La chiusura del contattore avviene, come al solito, alimentando la bobina
principale che crea un campo magnetico concorde a quello del magnete permanente, dopo di che
questo è autonomamente in grado di mantenere chiuso il contattore e la bobina viene esclusa.
L'apertura del contattore avviene alimentando una seconda bobina collegata in modo da creare un
campo magnetico antagonista a quello del magnete permanente.
Il limite di questa soluzione è la possibilità che il motore riparta dopo ogni interruzione, anche lunga,
senza ulteriori controlli.

5.4 RITARDATORI ELETTRICI


In alternativa ai provvedimenti meccanici l’apertura del contattore può essere ritardata
alimentandone la bobina, per il tempo necessario, con un idoneo dispositivo. Questo intervento può
essere realizzato molto semplicemente su qualsiasi contattore e non richiede particolari
predisposizioni; per questo motivo è particolarmente conveniente quando si interviene su quadri
esistenti.
Le modalità di intervento sono ovviamente diverse a seconda che i circuiti ausiliari siano alimentati in
corrente continua o in corrente alternata.
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5.4.1 Circuiti ausiliari in c.c.
Nel caso di contattori con i circuiti ausiliari in c.c. il ritardo alla diseccitazione può essere realizzata
facilmente secondo lo schema di Figura 5-2.

Figura 5-2 - Schema di temporizzazione per bobine in c.c


Variando opportunamente la capacità del condensatore e il valore della resistenza si può modificare
la durata del ritardo. Il diodo ha funzione di sbarramento. Per contattori di media piccola taglia (fino
a circa 40 A in AC-3 e per ritardi fino a 1,2 s) questi dispositivi sono disponibili direttamente come
accessorio del contattore.
Qualora fosse necessario intervenire su più contattori in uno stesso quadro può risultare conveniente
tamponare tutto il circuito ausiliario in c.c. secondo lo stesso schema. In questo caso però il
dimensionamento del condensatore è particolarmente critico poiché il carico che questo è chiamato a
sostenere può essere diverso di volta in volta. Inserendo un idoneo temporizzatore si può
normalizzare il tempo di ritardo.
In questi casi ovviamente il condensatore può essere sostituito da un accumulatore, soprattutto se la
tensione del circuito ausiliario è bassa e nel contempo il carico dei circuiti ausiliari è elevato.

5.4.2 Circuiti ausiliari in c.a.


Molto più difficoltoso è realizzare una riserva di energia per tamponare i contattori nel caso di
circuiti ausiliari in c.a.. La soluzione più semplice, in particolare quando si debba intervenire in un
quadro di contattori esistenti equipaggiati con bobina alimentata in c.a. senza ritardo intenzionale, è
quella di alimentare le bobine per mezzo di un piccolo U.P.S. Al secondario dell'U.P.S. dovrà essere
previsto un contattore che disalimenti tutte le bobine dei motori per mancanze di tensione superiori a
0,5 s, per evitare avviamenti intempestivi dopo interruzioni prolungate dell'alimentazione elettrica.

Figura 5-3 - Schema di temporizzazione, tramite UPS, per bobine in c.a.


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L'U.P.S. dovrà essere dimensionato per la corrente massima prevista sul circuito ausiliario;
eventualmente si può prevedere un contattore ausiliario che lo baypassi quando vengono manovrati i
contattori principali lasciandogli solo la funzione di mantenimento e riducendo quindi il
dimensionamento (Figura 5-3). Gli accumulatori dell'U.P.S. possono essere ovviamente molto piccoli
poiché l'autonomia necessaria è modestissima.

6. SCHEMI DI RICHIUSURA AUTOMATICA

6.1 GENERALITA'
Gli azionamenti ed i processi industriali dotati di elevata inerzia, possono essere dotati di
rialimentazione automatica dei circuiti al ritorno della tensione, questa pratica è consentita nei casi in
cui il riavviamento automatico della macchina non può causare una condizione pericolosa per le
persone.
Il principale vantaggio, rispetto alla temporizzazione, è costituito dal fatto che in assenza di tensione
i motori non sono collegati alla rete e quindi, a parità di altre condizioni, rallentano meno; inoltre,
utilizzando particolari schemi, è possibile riavviare, al ritorno della tensione, i vari motori scaglionati
nel tempo, limitando così il picco di corrente complessiva.
Le considerazioni svolte nel capitolo precedente sui vari tipi di avviamento sono valide anche in
questo caso; questa soluzione inoltre è applicabile anche agli avviatori stella-triangolo realizzati con
l'interblocco meccanico (Figura 4-4). La richiusura automatica degli avviatori stella triangolo si
otterrà, intervenendo sul contattore di linea con i dispositivi che le varie ditte costruttrici mettono a
disposizione per realizzare questa funzione. I dispositivi di richiusura automatica possono esse divisi
essenzialmente nei seguenti gruppi:
- Dispositivi di richiusura senza possibilità di ripartenza cadenzata.
- Dispositivi di richiusura con possibilità di ripartenza, cadenzata dopo un tempo prefissato, in
occasione di interruzioni di durata qualsiasi.
- Dispositivi di richiusura con possibilità di ripartenza, cadenzata dopo un tempo prefissato, solo
per interruzioni transitorie.

6.2 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA SENZA POSSIBILITA' DI RIPARTENZA


CADENZATA.
E’ la soluzione più semplice e può essere attuata facilmente anche su contattori già installati, purché
questi prevedano tra gli accessori la possibilità di installare dei contatti ausiliari di ritenuta
temporizzati. In particolare, per gli avviatori stella-triangolo, realizzando questo schema sul
contattore di linea si garantisce la ripartenza a stella al ritorno della tensione di rete.
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Figura 6-1 - Schema di richiusura automatica


Poiché questi dispositivi non possono essere esclusi, per avere la certezza dell'apertura del contattore
i pulsanti di apertura ed i contatti dei dispositivi ausiliari che lo controllano devono mantenere il
circuito di comando aperto per un tempo superiore al ritardo impostato
Con questa soluzione non è possibile realizzare la ripartenza in sequenza dei motori, al ritorno della
tensione di rete: quindi tutti i motori ripartono contemporaneamente come avviene per le situazioni
esaminate nel precedente capitolo 5. Per contro, tarando opportunamente il ritardo del contatto di
ritenuta, la ripartenza automatica avviene solo per interruzioni transitorie.

6.3 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA CON POSSIBILITA' DI RIPARTENZA,


CADENZATA DOPO UN TEMPO PREFISSATO, IN OCCASIONE DI
INTERRUZIONI DI DURATA QUALSIASI.
Anche questa soluzione può essere facilmente attuata su contattori già installati ma, rispetto alla
precedente, richiede significative modifiche del cablaggio dei circuiti ausiliari.

Figura 6-2 - Schema di richiusura automatica dopo un tempo prefissato


Per contro offre numerosi vantaggi, quali la possibilità di far intervenire il temporizzatore solo in
caso di mancanza di tensione e quella di inserire, al ritorno della tensione, i vari motori con tempi
diversi, riducendo di conseguenza lo spunto di corrente all'avviamento.
Questa soluzione trova impiego dove è corretto che la ripartenza al volo dei motori avvenga anche
dopo prolungate mancanze di tensione.
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6.4 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA CON POSSIBILITA' DI RIPARTENZA PER
INTERRUZIONI TRANSITORIE
Come già accennato al paragrafo 3.1.5, con opportuni circuitazioni è possibile, al ritorno della
tensione dopo una interruzione transitoria, e solo in questo caso, rialimentare i motori in sequenza in
modo da limitare lo spunto di corrente.
Un esempio di tali soluzioni realizzato utilizzando dei normali temporizzatori è riportato in Figura 6-
3; il principio di funzionamento è illustrato al già citato paragrafo 3.2.5
Lo schema deve essere predisposto per ogni motore o gruppo di motori e la rialimentazione in
sequenza si ottiene variando opportunamente la taratura del temporizzatore KT2, ritardato
all'eccitazione.
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Figura 6-3 - Schema di richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo in caso di interruzioni
di breve durata
La taratura del temporizzatore KT1, invece, è fissa e, di norma, è previsto un valore appena
superiore alla durata delle interruzioni transitorie, per esempio 650 ms. Tale automatismo si può
ottenere oltre che con dispositivi di tipo tradizionale anche per mezzo di un unico P.L.C..
Questo circuito con due temporizzatori che permette la richiusura automatica del circuito di potenza
solamente in occasione di interruzioni transitorie della fornitura di energia elettrica, è quello che
consente la desensibilizzazione del maggior numero processi o azionamenti e per questo scopo trova
il maggiore impiego.
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