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INDICE
2. RICHIAMI NORMATIVI 4
2.1 CARATTERISTICHE PREVISTE DALLA NORMA 4
5. SCHEMI DI TEMPORIZZAZIONE 25
5.1 GENERALITA' 25
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Settembre 1996
Ed. I - 2/32
5.3 BLOCCHI MECCANICI 26
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Novembre 1996
Ed. I - 3/32
[1] Si riporta di seguito il testo degli articoli citati della norma CEI 64.8:
451.1 - Devono essere prese adeguate precauzioni se un abbassamento di tensione, o la mancanza ed il successivo
ripristino della tensione possono comportare pericoli per le persone o per le cose. Adeguate precauzioni devono essere
prese anche quando una parte dell'impianto od un apparecchio utilizzatore possono essere danneggiati da un
abbassamento di tensione. Non sono richiesti tuttavia dispositivi di protezione contro gli abbassamenti di tensione se i
danni all'impianto o all'apparecchio utilizzatore costituiscono un rischio accettabile e non creano condizioni di
pericolo per le persone.
451.2 - I dispositivi che intervengono in caso di abbassamento di tensione possono essere ritardati se l'apparecchio
utilizzatore che essi proteggono può sopportare senza danni interruzioni od abbassamenti di tensione di breve durata.
451.3 - L'utilizzo di contattori, con apertura e richiusura ritardata, non deve impedire l'apertura istantanea dei
dispositivi di comando o di protezione.
451.4 - Le caratteristiche dei dispositivi di protezione contro gli abbassamenti di tensione devono essere compatibili
con le prescrizioni relative all'avvio ed all'uso degli apparecchi utilizzatori.
451.5 - Se la richiusura di un dispositivo di protezione può dare luogo a situazioni pericolose, tale richiusura non
deve essere automatica.
UNIFICAZIONE
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Ed. I - 4/32
2. RICHIAMI NORMATIVI
I contattori sono oggetto di una specifica Norma Europea approvata dal CENELEC il 10 dicembre
1991 e tradotta/pubblicata dal Comitato Elettrotecnico Italiano nel gennaio 1992 con il numero
CEI EN 60947-4-1 (Classificazione CEI 17-50). Questa distingue tra i "contattori" prettamente detti
e gli "avviatori in corrente alternata" composti dalla combinazione di contattori, relè ed altri
dispositivi adatti ad: " avviare ed accelerare i motori fino alla velocità di regime, ad assicurarne il
funzionamento continuo, a disinserirli dalla linea di alimentazione e ad assicurare la protezione dei
motori stessi e dei circuiti associati contro i sovraccarichi di funzionamento".
Vengono indicati dalla norma i seguenti tipi:
- Avviatori diretti (a piena tensione) in corrente alternata (punto 1.1.2.1)
- Avviatori in corrente alternata a tensione ridotta (punto 1.1.2.2)
- Avviatori rotorici (punto 1.1.2.3)
Gli avviatori a tensione ridotta vengono ulteriormente suddivisi in avviatori stella-triangolo (punto
1.1.2.2.1) ed avviatori ad autotrasformatore a due gradini (punto 1.1.2.2.2).
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Esaminiamo più in dettaglio alcuni dei dati sopra indicati:
- Tipo di apparecchio: l'apparecchio è identificato dai seguenti dati:
• Categoria dell'apparecchio: Contattore;
Avviatore diretto in corrente alternata;
Avviatore stella-triangolo;
Avviatore ad autotrasformatore a due gradini;
Avviatore rotorico;
Avviatore combinato o protetto.
• Numero di poli
• Natura della corrente (alternata o continua)
• Mezzo di interruzione (aria, olio, gas, vuoto ecc. )
• Condizioni di funzionamento dell'apparecchio
• Metodo di funzionamento
• Metodo di comando
• Metodo di commutazione per particolari tipi di avviatori
- Valori nominali e valori limite per i circuiti principali: i principali valori sono:
• Tensione nominale: Tensione nominale di impiego;
Tensione nominale di isolamento;
Tensione nominale di tenuta ad impulso;
• Correnti o potenze: Corrente convenzionale termica in aria libera;
Corrente convenzionale termica in involucro;
Correnti o potenze nominali di impiego;
Corrente nominale ininterrotta.
• Frequenza nominale
• Servizi nominali: Servizio di otto ore (servizio continuo);
Servizio ininterrotto;
Servizio intermittente periodico o servizio intermittente [2]
Servizio di durata limitata;
Servizio periodico.
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[3] La norma CEI EN 60947-1 (CEI 17-44) definisce "Circuito di comando": tutte le parti conduttrici (escluse quelle
costituenti il circuito principale) di un dispositivo di manovra che fanno parte del circuito utilizzato per le
operazioni di chiusura o di apertura, o entrambe dell'apparecchio.
[4] La norma CEI EN 60947-1 (CEI 17-44) definisce "Circuito ausiliario": tutte le parti conduttrici di un dispositivo di
manovra destinate ad essere inserite in un circuito diverso da quello principale e da quello di comando del
dispositivo.
Nota - Alcuni circuiti ausiliari compiono funzioni supplementari come segnalazione, interblocco ecc., e come tali,
possono far parte di un circuito di comando di un altro dispositivo di manovra.
UNIFICAZIONE
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Tabella 2-1 - Categorie di utilizzazione
Natura della Categorie di Applicazioni tipiche
corrente utilizzazione
Corrente alternata AC-1 Carichi non induttivi o debolmente induttivi, forni a resistenza
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2.2 SIMBOLI GRAFICI.
La rappresentazione di un circuito elettrico avviene normalmente utilizzando appositi simboli
unificati a livello internazionale nella Pubblicazione IEC 617 recepite e pubblicate dal Comitato
Elettrotecnico Italiano nei seguenti fascicoli:
CEI 3.25 Segni grafici per schemi. Parte 1 - Generalità, Indice generale, Tabelle di
corrispondenza;
CEI 3.14 Segni grafici per schemi. Parte 2 Elementi dei segni grafici, segni grafici distintivi ed
altri segni di uso generale;
CEI 3.15 Segni grafici per schemi. Parte 3 Conduttori e dispositivi di connessione;
CEI 3.16 Segni grafici per schemi. Parte 4 Componenti passivi;
CEI 3.17 Segni grafici per schemi. Parte 5 Semiconduttori e tubi elettronici
CEI 3.18 Segni grafici per schemi. Parte 6 Produzione, trasformazione e conversione
dell'energia elettrica;
CEI 3.19 Segni grafici per schemi. Parte 7 Apparecchiature e dispositivi di comando e di
protezione;
CEI 3.20 Segni grafici per schemi. Parte 8 Strumenti di misura, lampade e dispositivi di
segnalazione;
CEI 3.19 Segni grafici per schemi. Parte 7 Apparecchiature e dispositivi di comando e di
protezione;
CEI 3.20 Segni grafici per schemi. Parte 8 Strumenti di misura, lampade e dispositivi di
segnalazione;
CEI 3.21 Segni grafici per schemi. Parte 9 Telecomunicazioni: apparecchi di commutazione e
periferiche;
CEI 3.22 Segni grafici per schemi. Parte 10 Telecomunicazioni: trasmissione
CEI 3.23 Segni grafici per schemi. Parte 11 Schemi e piani di installazione architettonici e
topografici;
CEI 3.26 Segni grafici per schemi. Parte 12 Elementi logici binari
CEI 3.24 Segni grafici per schemi. Parte 13 Elementi analogici
Riportiamo di seguito i simboli riguardanti la rappresentazione dei contattori e degli avviatori e quelli
dei dispositivi di comando e protezione più comunemente utilizzati.
UNIFICAZIONE
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3.1 GENERALITA'
Il comportamento dei contattori ai buchi di tensione è illustrato da una tipica caratteristica di
suscettibilità (Figura 3-1) che indica come per buchi di tensione poco profondi (con tensione residua
almeno del 50%) il dispositivo non si diseccita e quindi al ritorno della tensione piena è in grado di
alimentare il carico controllato;
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3.2.1 Comando diretto
E' il circuito di comando più semplice (Figura 3-2). La bobina del contattore KM è alimentata
attraverso un dispositivo di comando bistabile che può essere realizzato, per esempio, con un
commutatore o con un pulsante di marcia a ritenuta interbloccato con il pulsante di arresto.
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3.2.3 Comando a pulsanti con richiusura automatica al ritorno della tensione
Questo circuito deriva dal precedente e prevede l'utilizzo, per il contatto di ritenuta, di un contatto
temporizzato con ritardo all'apertura. Regolando il ritardo di questo contatto a 500÷600 ms è
possibile ottenere la richiusura del contattore in occasione di interruzioni di breve durata
dell'alimentazione elettrica mentre, per interruzioni di più lunga durata, l'apertura risulta definitiva e
per il riavvio occorre agire sul pulsante SB1.
Figura 3-4 - Comando a pulsanti con richiusura automatica al ritorno della tensione
Il contatto di ritenuta ritardato può essere integrato direttamente nel contattore (Figura 3-4 a) o
appartenere ad un temporizzatore esterno (Figura 3-4 b).
In ambedue i casi il pulsante di apertura SB2, per poter impedire la richiusura del contattore in caso
di apertura manuale, deve essere del tipo bistabile.
Figura 3-5 - Comando diretto con richiusura automatica dopo un tempo prefissato
UNIFICAZIONE
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In caso di interruzione dell'alimentazione il contattore KM apre il circuito controllato e resta aperto,
anche se l'alimentazione viene ripristinata, finché il tempo impostato sul KT1 non è trascorso e quindi
il relativo contatto non si è richiuso. Questo circuito non è in grado di discriminare tra gli eventi per
cui anche dopo interruzioni di lunga durata richiude il circuito di potenza.
Come nel caso del circuito descritto in 3.2.1 dovrà essere utilizzato solo dove l'interruzione e la
rimessa in marcia non controllata del processo non comporta conseguenze né per il processo stesso
né per la sicurezza delle persone.
3.2.5 Comando a pulsanti con richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo per
mancanze di tensione di breve durata
Il circuito descritto in questo paragrafo (Figura 3-6.), a differenza del precedente, consente il riavvio
automatico solo in occasione di interruzioni di breve durata (tipicamente con durata di circa 0,1 s) e
non per interruzioni di durata superiore.
Per realizzare questa "funzione" è necessario utilizzare 2 temporizzatori, uno con ritardo
all'eccitazione ed uno alla diseccitazione. Il funzionamento è il seguente: agendo sul pulsante di
marcia SB1 la bobina del contattore KM viene alimentata e conseguentemente si chiudono, oltre ai
contatti principali, anche i due contatti ausiliari; uno effettua la autoritenuta del contattore e l’altro
alimenta il temporizzatore KT1 ritardato alla diseccitazione, che chiude i propri contatti ed alimenta
il temporizzatore KT2 ritardato all'eccitazione.
Sul temporizzatore KT1 deve essere impostato un tempo di ritardo leggermente superiore alla durata
della normale microinterruzione (per esempio 0,65 s) mentre sul temporizzatore KT2 dovrà essere
impostato il tempo che si vuole attendere prima di riavviare il processo controllato al ritorno della
tensione (normalmente da decimi di secondo a qualche decina di secondi). In caso di interruzione
dell'alimentazione il contattore KM ed il temporizzatore KT2 ricadono ed i relativi contatti si aprono.
Figura 3-6 - Comando a pulsanti con richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo per
interruzioni di breve durata
Se la durata dell'interruzione supera il ritardo impostato su KT1 anche i contatti di questo si aprono
ed il processo si arresta; in caso contrario, al ritorno della tensione, attraverso i contatti ritardati di
KT1, i due temporizzatori vengono rialimentati provocando, dopo il ritardo impostato, la chiusura di
KT2 ed il riavvio di KM. Il pulsante di apertura deve essere di tipo a ritenuta e rimanere bloccato
nella posizione di aperto.
In presenza di "N" azionamenti, questo schema replicato "N" volte può essere utilizzato per una
ripartenza in sequenza scalando sui vari azionamenti la taratura del temporizzatore "KT2", per
esempio con passo di 50÷100 ms.
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3.2.6 Comando a pulsanti con tamponamento della bobina del contattore
Con questo circuito il contattore può essere mantenuto chiuso per un certo tempo anche mancanza
dell'alimentazione principale.
Figura 3-7 - Comando a pulsanti con tamponamento della bobina del contattore
Questa funzione può essere realizzato utilizzando contattori con bobina in c.c. secondo gli schemi
riportati nella Figura 3-7. Il circuito schematizzato in Figura 3-7a dovrà essere utilizzato se il circuito
di comando è alimentato in corrente continua mentre quello di Figura 3-7b verrà adottato in caso di
circuito di comando alimentato in corrente alternata
Il funzionamento è analogo a quello del circuito descritto in 3.2.2 però, al verificarsi di una
interruzione dell'alimentazione, la bobina del contattore KM verrà alimentata dal condensatore "C"
attraverso la resistenza limitatrice "R". Se la durata della interruzione è superiore alla autonomia
garantita dal condensatore il contattore ricade e per richiuderlo si dovrà agire sul pulsante di marcia
SB1. L'azionamento del pulsante di apertura "SB2" provoca comunque la ricaduta del contattore.
Come già detto, questo circuito richiede l'uso di contattori con bobina alimentata in corrente
continua.
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chiudere rapidamente un circuito anche numerosissime volte. Certi azionamenti richiedono invece un
numero limitatissimo di manovre distanziate di giorni o di mesi una dall'altra, che ben si adatterebbe a
dispositivi di manovra di tipo bistabile
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Senza rinunciare alla versatilità ed economicità dei contattori questa funzione può essere realizzata
munendoli di dispositivo di blocco in posizione; questi dispositivi sono rappresentati
schematicamente in Figura 3-9. La chiusura del contattore avviene alimentandone momentaneamente
la bobina (KMI) dopo di che questo rimane chiuso per l'azione di un apposito cinematismo.
L'apertura avviene alimentando l'apposita bobina di sgancio (KMII) che agisce sul cinematismo.
Il campo di utilizzazione di queste soluzioni è, come per il paragrafo 3.2.1, in processi che possono
essere avviati e fermati in modo non controllato senza pericolo di danni a persone o cose.
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a=schema di potenza
b=schema funzionale
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a=schema di potenza
b=schema funzionale
a=schema di potenza
b=schema funzionale
UNIFICAZIONE
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4.4 AVVIATORE REOSTATICO STATORICO
Questo tipo di avviamento presenta caratteristiche analoghe a quello precedente e può essere
utilizzato ove non siano disponibili i 6 morsetti sul motore.
Anche in questo caso l'avviamento avviene a tensione ridotta con conseguente riduzione della
corrente e della coppia di avviamento (con legge quadratica) con un picco per ambedue
all'applicazione della tensione piena. Le resistenze utilizzate devono essere protette con idoneo relè
termico dall'eventuale sovra riscaldamento.
a=schema di potenza
b=schema funzionale
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4.5 AVVIATORE CON AUTOTRASFORMATORE.
Anche questo schema (Figura 4-6) permette l'avviamento del motore a tensione ridotta, realizzando
però 3 gradini. Il funzionamento è il seguente: l'azionamento del pulsante di marcia provoca la
chiusura del contattore sul centro-stella dell'autotrasformatore e, subito dopo, quella del contattore
principale. Il motore comincia così l'avviamento alla tensione ridotta stabilita dal rapporto di
trasformazione. Dopo un certo tempo il contattore sul centro-stella viene aperto: in questo modo una
porzione di avvolgimento dell'autotrasformatore e quindi 3 impedenze risulta collegata in serie al
motore realizzando il secondo gradino di tensione; dopo un ulteriore ritardo, infine, viene chiuso il
terzo contattore che provvede ad alimentare il motore a tensione piena. Questa circuitazione viene
usata per l'azionamento di motori di elevata potenza.
a=schema di potenza
b=schema funzionale
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a=schema di potenza
b=schema funzionale
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3 4
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5. SCHEMI DI TEMPORIZZAZIONE
5.1 GENERALITA'
Molti azionamenti e processi industriali dotati di elevata inerzia possono essere desensibilizzati ai
buchi di tensione ed alle interruzioni brevi semplicemente ritardando l'apertura dei contattori.
L'efficacia di questa soluzione dipende, ovviamente, dal numero e dalla potenza dei motori da
desensibilizzare e dalle caratteristiche degli altri dispositivi presenti. In assenza di alimentazione,
infatti, i motori che restano collegati alla rete si comportano come generatori e se, da un lato, questo
permette il rapido esaurirsi della magnetizzazione residua, facilitando la ripresa al volo, dall'altro
comporta un rallentamento molto più rapido dei motori stessi. Al ritorno della tensione, inoltre, si
verifica un notevole picco di corrente poiché tutti i motori devono riaccelerare contemporaneamente.
In generale è opportuno evidenziare due diversi comportamenti dell'azionamento in caso di buco di
tensione e di interruzione breve. Il buco di tensione, in alcuni limitati casi, è in grado di provocare la
caduta del contattore (se la profondità supera 50% Vn) ma, normalmente, non ha alcun effetto sul
motore. Le interruzioni brevi, invece, poiché la tensione va a zero per un tempo normalmente non
inferiore a 500 ms, causano sicuramente la ricaduta dei contattori ed anche un sensibile rallentamento
dei motori.
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5.3 BLOCCHI MECCANICI
Questi dispositivi, offerti sia su contattori con bobina in c.a. che in c.c., intervengono direttamente
sull'equipaggio mobile del contattore impedendone la ricaduta in caso di mancanza di alimentazione.
Il loro impiego richiede, naturalmente, una diversa logica di controllo rispetto ai tradizionali
contattori per cui l'adozione è, di norma, possibile solo su quadri realizzati ex novo; inoltre, se è
necessario poter effettuare l'apertura dei contattori anche in assenza di tensione, occorre provvedere
una alimentazione ausiliaria.
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5.4.1 Circuiti ausiliari in c.c.
Nel caso di contattori con i circuiti ausiliari in c.c. il ritardo alla diseccitazione può essere realizzata
facilmente secondo lo schema di Figura 5-2.
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L'U.P.S. dovrà essere dimensionato per la corrente massima prevista sul circuito ausiliario;
eventualmente si può prevedere un contattore ausiliario che lo baypassi quando vengono manovrati i
contattori principali lasciandogli solo la funzione di mantenimento e riducendo quindi il
dimensionamento (Figura 5-3). Gli accumulatori dell'U.P.S. possono essere ovviamente molto piccoli
poiché l'autonomia necessaria è modestissima.
6.1 GENERALITA'
Gli azionamenti ed i processi industriali dotati di elevata inerzia, possono essere dotati di
rialimentazione automatica dei circuiti al ritorno della tensione, questa pratica è consentita nei casi in
cui il riavviamento automatico della macchina non può causare una condizione pericolosa per le
persone.
Il principale vantaggio, rispetto alla temporizzazione, è costituito dal fatto che in assenza di tensione
i motori non sono collegati alla rete e quindi, a parità di altre condizioni, rallentano meno; inoltre,
utilizzando particolari schemi, è possibile riavviare, al ritorno della tensione, i vari motori scaglionati
nel tempo, limitando così il picco di corrente complessiva.
Le considerazioni svolte nel capitolo precedente sui vari tipi di avviamento sono valide anche in
questo caso; questa soluzione inoltre è applicabile anche agli avviatori stella-triangolo realizzati con
l'interblocco meccanico (Figura 4-4). La richiusura automatica degli avviatori stella triangolo si
otterrà, intervenendo sul contattore di linea con i dispositivi che le varie ditte costruttrici mettono a
disposizione per realizzare questa funzione. I dispositivi di richiusura automatica possono esse divisi
essenzialmente nei seguenti gruppi:
- Dispositivi di richiusura senza possibilità di ripartenza cadenzata.
- Dispositivi di richiusura con possibilità di ripartenza, cadenzata dopo un tempo prefissato, in
occasione di interruzioni di durata qualsiasi.
- Dispositivi di richiusura con possibilità di ripartenza, cadenzata dopo un tempo prefissato, solo
per interruzioni transitorie.
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6.4 DISPOSITIVI DI RICHIUSURA CON POSSIBILITA' DI RIPARTENZA PER
INTERRUZIONI TRANSITORIE
Come già accennato al paragrafo 3.1.5, con opportuni circuitazioni è possibile, al ritorno della
tensione dopo una interruzione transitoria, e solo in questo caso, rialimentare i motori in sequenza in
modo da limitare lo spunto di corrente.
Un esempio di tali soluzioni realizzato utilizzando dei normali temporizzatori è riportato in Figura 6-
3; il principio di funzionamento è illustrato al già citato paragrafo 3.2.5
Lo schema deve essere predisposto per ogni motore o gruppo di motori e la rialimentazione in
sequenza si ottiene variando opportunamente la taratura del temporizzatore KT2, ritardato
all'eccitazione.
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Figura 6-3 - Schema di richiusura automatica dopo un tempo prefissato solo in caso di interruzioni
di breve durata
La taratura del temporizzatore KT1, invece, è fissa e, di norma, è previsto un valore appena
superiore alla durata delle interruzioni transitorie, per esempio 650 ms. Tale automatismo si può
ottenere oltre che con dispositivi di tipo tradizionale anche per mezzo di un unico P.L.C..
Questo circuito con due temporizzatori che permette la richiusura automatica del circuito di potenza
solamente in occasione di interruzioni transitorie della fornitura di energia elettrica, è quello che
consente la desensibilizzazione del maggior numero processi o azionamenti e per questo scopo trova
il maggiore impiego.
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