Rinascimento e prospettiva
Usata già in ambito medievale dove si provava in maniera ingenua
a rappresentare la tridimensionalità, questa forma di prospettiva
era definita intuitiva e sicuramente NON scientifica quindi non
basate su delle regole geometriche. La prospettiva serve a
rappresentare delle forme tridimensionali su un piano
bidimensionale, lo scopritore della prospettiva fu Brunelleschi, che
oltre a teorizzarla fece anche una dimostrazione pratica: disegnò
mezzo edificio e mettendosi nello stesso punto in cui lo aveva
disegnato accostava il disegno all’edificio in modo che la mezza
vista del mezzo edificio reale coincidesse con quello che aveva
disegnato (non si capisce nulla ma il prof così lo ha spiegato). La
grossa novità fu che gli artisti finalmente disponevano di un
metodo scientifico e l’arte non veniva più quindi limitata, la
prospettiva diventò lo strumento per eccellenza per studiare e
indagare la natura. Il primo metodo di Brunelleschi era peroò molto
complesso e farraginoso, successivamente l’artista Leon Battista
Alberti semplificò molto il primo metodo scoperto da Brunelleschi.
Alberti scrisse un trattato di 3 libri dove il primo trattava proprio
della prospettiva. Nel 1475 abbiamo Piero Della Francesca, anch
esso scrive un trattato sulla prospettiva il “De Prospectiva
Pingendi”. In particolare Piero Della Francesca si occupava della
prospettiva applicata alle esigenze degli artisti facendo distinzione
tra la prospettiva geometrica e studiata da una prospettiva che
poteva essere usata per scopi di rappresentazione artistica, infatti
cercò di applicare questa prospettiva anche al disegno di corpi
umani. Infine abbiamo Leonardo Da Vinci che continua le ricerche
sulla prospettiva aggiungendo altre informazioni creando la
“prospettiva aerea” notò che gli elementi più distanti dallo
spettatore dovevano essere più piccoli rispetto a quelli più vicini e
inoltre anche i colori si modificavano e che man mano che si
andava più lontano si sbiadivano e si tendeva verso il blu/azzurro.