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Infinito - Passi Paralleli

Il documento esplora il concetto di infinito attraverso diverse prospettive, evidenziando come la limitazione della vista stimoli l'immaginazione e il desiderio di spazi indefiniti. Si discute anche il timore suscitato dall'infinito e il piacere derivante da suoni che si diffondono senza un oggetto visibile. Infine, viene sottolineato come l'antico attivi sensazioni indefinite e come l'infinito sia percepito principalmente attraverso l'immaginazione piuttosto che la conoscenza scientifica.

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Il documento esplora il concetto di infinito attraverso diverse prospettive, evidenziando come la limitazione della vista stimoli l'immaginazione e il desiderio di spazi indefiniti. Si discute anche il timore suscitato dall'infinito e il piacere derivante da suoni che si diffondono senza un oggetto visibile. Infine, viene sottolineato come l'antico attivi sensazioni indefinite e come l'infinito sia percepito principalmente attraverso l'immaginazione piuttosto che la conoscenza scientifica.

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L’infinito - Luoghi paralleli

1. Sulla “veduta ristretta” in relazione all’infinito.

“ … alle volte l’anima desidererà ed effettivamente desidera


una veduta ristretta e confinata in certi modi […]. La cagione è
[…] il desiderio dell’infinito, perché allora in luogo della vista
lavora l’immaginazione e il fantastico sottentra al reale.
L’anima s’immagina quello che non vede, che quell’albero,
quella siepe, quella torre gli nasconde, e va errando in uno
spazio immaginario, e si figura cose che non potrebbe, se la
sua vista si estendesse da per tutto, perché il reale
escluderebbe l’immaginario” [Zibaldone, 171, luglio 1820; il
corsivo è mio].

2. Sullo sgomento prodotto dall’infinito.

“Le silence eternel de ces éspaces infinis m’effraie” [Pascal,


Pensées, 91]

3. Sui suoni piacevoli in relazione all’infinito.

“È piacevole qualunque suono (anche vilissimo) che


largamente e vastamente si diffonda […], massime se non si
vede l’oggetto da cui parte. A queste considerazioni appartiene
il piacere che può dare […] lo stormire del vento […] quando
freme confusamente in una foresta” [Zibaldone 1928-1929; 16
ottobre 1821; il corsivo è mio].

4. Sull’ antico come attivatore di sensazioni indefinite.

“L’antico è un principalissimo ingrediente delle sublimi


sensazioni […]. Perché ciò? Per la tendenza dell’uomo
all’infinito. L’antico non è eterno, e quindi non è infinito, ma il
concepire che fa l’anima uno spazio di molti secoli, produce
una sensazione indefinita, l’idea di un tempo indeterminato,
dove l’anima si perde, e sebbene sa che vi sono confini, non li
discerne, e non sa quali sieno …” [Zibaldone 1429, 1 agosto
1821; il corsivo è mio].
5. Sull’infinito come dimensione solo immaginaria

“L’uomo non desidera di conoscere, ma di sentire


infinitamente. Sentire infinitamente non può, se non con le
facoltà mentali in qualche modo, ma principalmente
coll’immaginazione, non colla scienza o cognizione [leggi: non
con l’intelletto], la quale circoscrive gli oggetti, e quindi
esclude l’infinito” [Zibaldone, 7 dicembre 1820, corsivo e
integrazioni mie].

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