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Sallustio

Il documento analizza la figura di Gaio Sallustio Crispo e il contesto politico e culturale della sua epoca, caratterizzata da conflitti tra filopopulares e filoaristocratici. Sallustio, provinciale e sostenitore di Cesare, si distingue per la sua carriera politica e per le sue opere storiche, che riflettono una critica alla decadenza morale della nobiltà romana. Le sue opere, tra cui 'Bellum Catilinae' e 'Bellum Iugurthinum', mostrano un passaggio dalla narrazione annalistica a una storia monografica, evidenziando la sua visione soggettiva e moralista degli eventi.

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Sallustio

Il documento analizza la figura di Gaio Sallustio Crispo e il contesto politico e culturale della sua epoca, caratterizzata da conflitti tra filopopulares e filoaristocratici. Sallustio, provinciale e sostenitore di Cesare, si distingue per la sua carriera politica e per le sue opere storiche, che riflettono una critica alla decadenza morale della nobiltà romana. Le sue opere, tra cui 'Bellum Catilinae' e 'Bellum Iugurthinum', mostrano un passaggio dalla narrazione annalistica a una storia monografica, evidenziando la sua visione soggettiva e moralista degli eventi.

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GAIO SALLUSTIO CRISPO

Anche per Sallustio il quadro storico e culturale è importante.


Vive in un’età in cui i conflitti a livello politico sono forti tra i filopopulares e i filoaristocratici (fazione
filosenatoria). Sulla scena politica, inoltre, a partire da Silla in poi, si fanno strada nuovi uomini che
impongono la loro personalità e che faranno capire come dalla fase repubblicana a Roma sia
porgressivammete in declino.

Quello che abbiamo detto a proposito delle storie delle origines di Catone in cui non erano i singoli ad
avere rilievo ma la collettività, viene progressivamente meno a partire da Silla.

Sallustio vive in prima persona questa passione viscerale smodata per la politica.

non è romano ma è un provinciale, viene dall’aquila e non appena giunge a Roma si fa prendere da
questo fervore politico che attraversa Roma e che si traduce non solo in conflitti teologici, politici,
scontri verbali e scontri di idee ma si traduce in scontri fisici.
La guerra tra Mari e silla ne è stata una prova

Sallustio si schiererà dalla parte dei Populares, dalla parte di Cesare.


Sallustio fu nemico di Milone e sostenitore di Clodio.

PRO MILONE (CICERONE)


Milone e Clodio

Siamo in una fase di declino della res publica, ci sono una serie di prove che testimoniano che lo stato
democratico repubblicano sta per finire. C’è l’affermazione di forte individualità che portano degli
schieramenti politici netti che portano non solo a scontri di idee (verbali) ma a scontri fisici.
Tra questi scontri armati una riprova di ciò ce la daranno due personaggi: Milone e Clodio.

- Milone è un filo senatorio. Sostenuto da Cicerone. Nemico di Sallustio


- Clodio è un filopopulares. Sostenuto da Sallustio, da Cesare soprattutto. nemico di Cicerone

Tra i due si giungerà ad uno scontro armato perso da Clodio. Cicerone scrive questa orazione (Pro
Milone) che da un l’unto di vista artistico è la migliore ma da un punto di vista forense fu un fiasco
colossale. La sua arringa non fu sicura, perse e Milone fu mandato in esilio.

Sallustio fu nemico di Milone e sostenitore di Milone.


Nemico anche privato in quanto se la intendeva con la moglie, quindi scoperto i rapporti non potevano
essere recuperati.

Tornando a Clodio un altro riferimento cronalistico lo ritroviamo in Catullo,


che fu innamorato della sorella di Clodio che si chiamava Clodia.
Anche Catullo usava i senal
Clodio e Catullo Catullo non la chiama con il suo nome ma la chiama Lesbia (facendo
riferimento a Saffo).
Cicerone anche moralmente parlando, tratterà di Clodia e di Clodio facendo
pensare anche ad un incesto.
Clodio amava Clodia, ma era un pò civettuola.
non era molto moralmente integerrima.

Sallustio è schierato con Cesare, e stravede per lui a tal punto da seguirlo nel famoso passaggio del
Rubicone.
finché l’astro di Cesare brillerà a Roma, anche sallustio politicamente parlando proseguirà il suo cursus
honorum
CORSUS HONOREM
Interrotto prima che riprendesse con Cesare la carriera politica poiché aveva subito delle accuse di
immoralità, e per lo stesso motivo fu espulso anche dal Senato.
- Tresca con la moglie di Milone

Carriera politica va a gonfie vele finché c’è Cesare.


Gli viene affidato il proconsolato di Numidia in Africa.
Le cronache dicono che governasse quelle zone con una certa rapacità.
La cosa pubblica era più cosa privata che pubblica.

Le cronache dicono che governasse quelle zone con una certa rapacità: si arricchisce a dismisura
La cosa pubblica era più cosa privata che pubblica.

Ritirandosi poi a Roma, una volta finito l’incarico, si costruì una villa circondati da giardini sterminati
noti come Horti sallustiani che si trovano tra il Pincio e il Quirinale
Venuta meno la figura di Cesare, Sallustio capisce che è arrivato il munerò di ritirarsi a vita privata.
Biograficamente dopo la morte di Cesare di significativo non c’è più nulla.

Dubbi su Sallustio

Molti sono i dubbi insinuati dagli studiosi della letteratura latino e delle opere di sallustio, dubbi che
riguardano principalmente le sua persona

Teniamo presente che Sallustio scrive le sue opere (de catilanae, bellum Iugurthinum e le historie) dopo
che si ritirò dalla vita politica attiva, nel momento dell’otium della vita privata
Questo per dire che molti, tenendo conto sia della vita privata sia di ciò che scrisse, hanno trovato una
straordinaria incoerenza.
C’è una contraddizione tra un sallustio non sempre esemplare nei modi e nei costumi, nel gestire la cosa
pubblica e il moralismo presente in modo abbondante nelle sue opere.

Leggendo le opere di sallustio alla luce della sua biografia, la contraddizione è evidente.
Nelle sue opere si ferma molto sulla decadenza morale della classe aristocratica, dei costumi dei
corrotti.
Questo nelle opere, nella vita privata resta tutta teoria.

Bisogna tenere in mente un altro aspetto.


Queste opere sono stato scritte in seguito al ritiro nella vita privata.
Si può pensare che sia stato un ripensamento da parte di Sallustio su se stesso come uomo e come
politico.
Da qui quel continuo riferimento al mos maiurum che se letto in parallelo agli episodi della sua vita
andrebbe a scontrarsi.
Se lo leggiamo come un momento successivo, non possiamo escludere che nella pace della vita privata ci
sia stato un momento di riflessione, di ripensamento.
In questo modo indicherebbe quale dovrebbe essere il giusto comportamento morale.

I dubbi però permangono e non sono eliminabili.

Le opere in generale
⁃ catilanae, bellum Iugurthinum e le historie
Nell’età sillana alla storia come narrazione di fatto anno per anno a partire dalle origini della città segue
un tipo di storia monografica.
Ovvero coloro che decidono di scrivere storia si rendono conto che è impossibile trattare con esattezza la
storia di Roma dalle origini, per cui a partire dall’età di Silla si selezione un periodo della storia
soffermandosi solo su di esso.
Inoltre la storia incomincia ad essere opus oratorium maxime ,oltre che narrazione di fatti diventa
anche opera letteraria che richiede una certa cura formale.
Diventa un’opera letteraria oltre che storia.
Viene fuori la cura per forma, per modalità espressiva, la ricerca di un certo ritmo.
La parte estetica viene curata.

l
L’ORATORIA
con Cicerone parleremo di due indirizzi prevalenti a Roma: indirizzo Asiano e atticista.
per parlare delle caratteristiche dell’una e dell’altra tendenza oratoria a Roma bisogna fare riferimento a
delle espressioni di Cicerone

l
ASIANESIMO ATTICISMO
tumidum dicendi genus ieiunitas
modo di esprimersi sovrabbondante/barocco) ad Atticismo Genus oratorium caratterizzato
indicare la predilezione per uno stile ricco di C’è una predilezione da parte degli attucistu
abbellimenti e ornamento retorici, per un tono per uno stile asciutto, privo di tutti quegli
espressivo concitato e patetico che ricerca il pathos e ornamenti retorici che tanto cari erano agli
fa leva sulle emozioni. esponenti della tendenza Asiana.
Anche gli argomenti da un punto di vista linguistico Cicerone amerà uno stile che definisce RODIO
sono in grado di suscitare più il pathos nel lettore e
anche nell’ascoltatore in quanto sono tendenze
appartenenti all’oratoria.

La digressione sull’Asianesimo e sull’atticismo ci serve come anticipazione su ciò che diremo a proposito
dell’oratorio e a proposito di Cicerone che comincia a palesarsi sullo sfondo di ciò che abbiamo detto già
di Cesare.

Questo discorso si lega anche a quello fatto sui filoanalogisti e i filoanomalisti. Parlare di Atticismo
significherà parlare di filo analogisti e parlare di Asianesimo significherà parlare di filoanomalisti.

Nelle opere citate, in modo particolare nelle Historie riprende dei contenuti una
narrazione storica di Sisenna, esponente della storiografia tragica influenzata
dall’asianesimo.
HISTORIAE
Difatti in maniera esplicita Sallustio dice di iniziare la sua narrazione dal punto
in cui Sisenna si ferma nella sua, dalla morte di silla.
Le historiae volevano coprire un arco temporale dal 78 a,c morte di silla, e
arrivare ai tempi contemporanei di sallustio stesso. 67 a. C

Il bellum Catilina fa riferimento alla congiura di Catilina.


Lucio Catilina esponente di una famiglia illustre,nobile romana aveva aspirato alla
carica di console una prima volta ed era stato sconfitto.
Ci riprova una seconda volta ed entra un competizione con Cicerone, viene
sconfitto nuovamente e pensa di riuscire a prendere il potere con un colpo di stato.

BELLUM Cicerone è consolo ed è lui a denunciare la congiura di Catilina in senato con delle
CATILINAE orazioni, “le catilinarie”. pronunciare la prima per far scappare da Roma Catilina
che insieme al proprio esercito scappa nel territorio toscano.
Dopo questa denuncia Catilina sarà dichiarato nemico dello stato e ci sarà lo
scontro definitivo nella battaglia di Pistoia.
Ci sarà un vero e proprio massacro dei Catilinari e lo stesso Catilina muore in
battaglia.

Lo sfondo storico di quest’opera è quello che si lega agli anni 63/62 a. C.


La congiura avviene nel 63 a. C.
Avvenimento contemporaneo a Sallustio.

BELLUM In quest’opera viene descritta la guerra che Roma conduce in Africa contro
IUGURTHINUM Giugurta, re della Numidia 'e gli avvenimenti descritti da sallustio coprono gli anni
dello scontro tra Roma e Giugurta 111-105 a. C.
Questa riflessione sulle tre opere dal punto di vista contenutistico, ci porta a ribadire il fatto che la
storia perde il suo taglio annalistico ed è sempre più monografica e riguarda avvenimenti molto
vicini a chi scrive.
In modo tale che l’autore può meglio controllare ciò che dice, ciò che descrive: ne é quasi testimone

CARATTERISTICHE
struttura comune a tutte e tre le opere.
Precedute da dei proemi che hanno una specifica funzione, quella di farci capire qual è il
metodo storico da cui sallustio è seguito

Danno quadro di quelli che sono i costumi a Roma.

DUBBI SULL’OBIETTIVITÀ
Ovviamente la critica letteraria, gli studiosi di Sallustio si sono chiesti fino a che punto Sallustio sia
obbiettivo, fino a che punto riesca a narrare gli avvenimenti
SINE IRA ATQUE STUDIO Senza vigore e senza partigianeria

1. Non è stato esemplare da politico


Fu espulso una prima volta dal senato, per immoralità. Fa il proconsole nell’Africa e si arricchisce
esageratamente.
A Roma e non fu esemplare come uomo e come politico, sembra accusare gli altri dei suoi stessi difetti.

2. Esponente della classe politica dei populares, attacca la nobiltà.


è naturale che un po’ di oggettività viene meno perché descrive negativamente i propri avversari
come causa di tutti i mali. Nelle opere questa sua appartenenza viene fuori con l’attacco alle fazioni
opposte.

I PROEMI

Tutti e tre i proemi hanno la caratteristica di tracciare la decadenza


morale che si è insinuata nel mos maiorum.

Sallustio sembra indicare come responsabili di questa decadenza la


nobilitas Romana, la classe senatoria e aristocratica.
Gli aristocratici avevano avuto nel passato una finzione di guida. Erano i la regressione
migliori perché si distinguevano per il valori positivi. Sallustio tratteggia il dell’aristocrazia
progressivo declino degli Aristoi, ora preda del lusso, del vizio

Se un tempo questa classe era esemplare per valori positivi è ovvio che nei
tempi presenti costoro sono modello di degenerazione.
Da modello positivo a modello negativo.
Conservano comunque il ruolo di guida.

qual e il legame tra questi proemi e il contenuto trattato nelle opere?


Sembra che non ci sia alcun legame tra le opere e i proemi, sembra siano scollegati tra loro.
In realtà quei proemi ci servono per capire quale sia stato il suo metodo storico, non sono un
momento a se stante ma sono un tutt’uno orientarci e capire il perché sallustio abbia scelto certi
momenti della storia romana.

Ad alcuni i proemi sono sembrati scollati rispetto alla materia trattata


Altri pensano che servano per capire il metodo storico di Sallustio
Gli occhi del moralista che guarda alla classe aristocratica come causa della decadenza della società.
L’aristocrazia nella sua fase originaria era la classe depositaria dell’άρετε, la
virtù il valore, e che era alla guida della società non per caso, ma per meriti.
Erano esemplari per coraggio, per valore.
Dunque per sallustio la decadenza di questa classe che aveva il primato la regressione
all’interno della società è la causa progressiva della decadenza morale della dell’aristocrazia
società morale.

I proemi hanno una chiara funzione anti oligarchica. La causa dei mali della
società va ricercata nella classe aristocratica che se prima era a capo per meriti,
ora è esempio negativo per la società.
Non c’è alcuno scollamento tra proemi e materia trattata.

BELLUM
Lucius Catilina nobili genere natus fuit magna vi et animi et corporis sed ingegno malo travoque
CATILINAE Lucio Catilina, nato da una stirpe nobile, fu di grande vigore sia in animo che in
corpo ma con indole malvagia e depravata.

Catilina, che è il protagonista del Bellum catilinae è il rampollo della società aristocratica del tempo che
ha sperperato tutti i propri beni, ha dimenticato il proprio ruolo di guida della società ed è esemplare
della decadenza che si sta diffondendo nella classe aristocratica.
Vive di agi e di privilegi e cerca in tutti i modi, cin la forza di affermarsi nella società.
È la prova di questo degrado della classe aristocratica.

BELLUM
IUGURTHINUM

Così come nel bellum Catilina, il proemio ha questa funzione di denuncia lo stesso avviene nel bellum
ioguthinum, nella guerra che i romani stanno conducendo con grande fatica contro Giugurta Sallustio
riflette su come si sta protraendo negli anni questa guerra (111-105).
Sallustio non non spiega come Giugurta riesca ad impegnare Roma il suo esercito, trova la spiegazione
nella classe aristocratica corrotta.

Giugurta corrompe coloro che vengono inviati alla guida degli eserciti, esponenti di classi sociali alti,
con l’oro e con la ricchezza per cui questa guerra si protrae.
Non è un caso che questa guerra termini non con una battaglia in cui il valore Romano viene fuori, ma
la guerra termina con un tradimento.
I romani con il denaro comprano Bocco, collaborato stretto di Giugurta e la guerra termina.

HISTORIAE

Lo stesso dicasi per le historiae.


Non possiamo dire molto poiché ci sono pervenuti solo pochi frammenti.
Anche il taglio delle Historie doveva guardare alla storia romana come una progressiva parabola non
ascendente ma discendente. Sallustio notava come il degrado anno per anno si impossessasse sempre
di più di Roma. La causa di ciò era sempre l’oligarchia.

RITRATTISTICA
Un altro elemento trasversale alle opere di Sallustio è la comparatio σιυγκρισις , parallelo/paragone.
Questo discorso ci fa parlare di ritrattistica.
Nelle monografie di Sallustio i ritratti hanno un ruolo importante.
Sallustio farà da modello per tacito.
L’importanza del ritratto, l’importanza dell’individuo, del singolo ci dice come la storia sia diventata
opera del singolo che si afferma nella società romana e non della collettività. La grandezza romana
non si lega alla collettività, chi conta sono i singoli individui.
La forte presenza dei ritratti è un’ulteriore prova della fase che porta alla chiusura della res pubblica e
apre all’avvento del Principato.
Il singolo individuo, gli eserciti -> storia ripetitiva.
Ritratti hanno la funzione di essere una radiografia dell’animo di questi personaggi.
Attraverso questi ritritiamo la psiche, L’indole di questi personaggi.
Il ritratto diventa un’occasione per scandagliare le profondità della psiche, dell’animo di questi
personaggi.
Proprio così come avvera in Tacito, nei ritratti che farà degli imperatori.
Il ritratto si lega alla comparatio-> parallelismo, paragone
Sallustio si serve spesso dei ritratti di due personaggi affiancandoli per far venire fuori le qualità
dell’uno e dell’altro individuo, la superiorità o l’inferiorita.

Cesare e Catone
Dopo aver parlato delle caratteristiche dei due personaggi all’interno de bellum catilinae, Sallustio
arriva al momento del confronto.
Mette insieme questo due figure esemplari della storia repubblicana: Cesare e Catone

Σιυνκρισις
I paralleli non sempre servono a stabilire in sallustio una classifica di gradimento.
Da questo pagina che abbiamo letto non possiamo desumere che a Sallustio piacesse più Cesare che
Catone o viceversa.
Il parallelo serve a sallustio in alcuni casi tra cui questo per mettere in risalto le differenti qualità o i
vizi differenti , i pregi (o i deffetti)i senza affermare se fosse l’uno superiore all’altro

PARTE CHIAVE
sed alia alii: uno in un modo e l’altro in un altro
Non intende fare una classificazione ma ci dice che sono stati entrambi personaggi esemplari per
motivi differenti
La comparatio serve a sallustio per fare un paragone ma non per classificare.
Diverso sarà il paragone tra Mari e Silla, le qualità saranno più per le qualità di Mario

CATILINA
Nel contesto del de bello Catilinae, l’eroe dell’opera è appunto Lucio Catilina, che assurge al simbolo
di quella decadenza e depravazione della classe nobiliare che Sallustio vuole denunciare.
La figura di Catilina oltre avere una sua grandezza per le tinte fosche, per cui Sallustio lo descrive,
assurge una sua grandezza anche per il modo in cui affronta la morte.

Nella parte finale dell’opera, quando Sallustio descrive la battaglia decisiva di Pistoia e la morte
orribile degli uomini strangolati nelle carceri, Catilina muore da eroe e non abbandonando il campo
di battaglia; muore coerente a quelli che sono stati i suoi valori, seppur negativi.
C’è una sorta di tentativo da parte di Sallustio di far apparire la figura di Catilina (parte terminale)
in sua grandezza positiva, visto la scelta della morte eroica.

Il de Bello Catilinae ci porta a parlare di un’altra figura che comincia a manifestarsi all’orizzonte,
quella di Cicerone.
Se guardiamo alle Catilinare (orazioni in cui Cicerone denuncia in senato congiura di Catilina-63
a.C. periodo che copre l’opera) e al ruolo politico di console di Cicerone, dovremmo aspettarci
all’interno dell’opera un ruolo di primato; in realtà Cicerone aveva un’alta considerazione di se
stesso, fa apparire se stesso come un “uomo romolo”-“patres patris” (padre della patria) per aver
debellato la minaccia dell’attacco allo stato.

Sallustio invece limita significativamente il ruolo di Cicerone nella congiura, arrivando a fare
addirittura parodia delle parole di Cicerone che aprono la prima Catilinaria, pronunciata da
Cicerone al senato:
Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?
“Fino a quando Catilina abuserai della nostra pazienza?”

Di queste parole Sallustio sembra farsi beffa, poiché pone un’espressione simile in bocca a Catilina
che sembra fare il “verso” a questa espressione pronunciata da Cicerone in senato, nel momento in
cui arringare i congiurati:
Quousque tandem haec patiemini, o fortissimi viri?
“Fino a quando o uomini coraggiosissimi sopporteremo?”
Rapporto Sallustio
iii. : i -
'
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iii. ii. i . iii. i. . . .

Cicerone '
' '
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, , , , c

I rapporti tra Sallustio e Cicerone non furono cordiali da un punto di vista politico: Cicerone si schiera
con Pompeo, Sallustio con Cesare.
Una prova del loro ostile rapporto (sappiamo dalla storia) è l’iniettiva scritta da Sallustio contro
Cicerone e Catilina a sua volta fece lo stesso.
Non andavano d’accordo neanche da un punto di vista intellettuale, tanto è vero che abbiamo notizia di
due iniettive: una scritta da Cicerone contro Sallustio e viceversa.

Del resto, sappiamo che questa non stima dal punto di vista delle qualità intellettuali era ricambiata
dallo stesso Cicerone, il quale, a proposito di una delle opere di Sallustio (oltre ad essere stato storico si
interessò anche di filosofia), rivolgendosi a questo suo amico si espresse dicendo “Sei un uomo ma ti
riterrò un eroe se avrai lo stomaco di leggere quella tale opera di Sallustio”.
Nel ritratto che Sallustio compie di Cicerone, riduce molto il suo protagonismo in questi episodi.
I ritratti ci confermano come Sallustio sia anche un attento osservatore della psiche umana;
l’osservazione del modo di pensare e di essere di alcuni uomini è utile a Sallustio per spiegare alcuni
eventi storici.

Storiografia GRECA
iii. i. i. iii. is
'
i.
' '

. .

Con Tucidide e la storiografia ellenistica.


Sicuramente Sallustio in alcuni aspetti prende come modello Tucidide, ma altri aspetti sembrano
contraddire il modello tucidideo, ispirandosi ad alcuni storiografi appartenenti alla cultura
alessandrina nell’ellenismo.

Di Tucidide è chiara l’influenza nel metodo storico; per Tucidide la storia ricerca nel passato le cause
che possono spiegare le vicende del presente.
Questo metodo è seguito passo-passo da Sallustio, che, per spiegare la decadenza del presente, risale
alle origini ritrovandola nella perdita di valori nella classe aristocratica (molto spesso le società sono lo
specchio dei propri governanti).

Segue Tucidide, inoltre, nell’attenzione ai “pragmata”, ossia ai fatti: non troviamo accenni alcuni alla
tuke (fortuna, sorte), non c’è spazio per questi elementi esterni alle vicende umane.
Tutto ciò che non appartiene alla sfera umana non è toccato da Sallustio, proprio come Tucidide, che
spiega lucidamente gli eventi alla luce che ciò che vive.

Lo stile Sallustio ricalca quello tucidideo, essendo essenziale e nudo.


Questa caratteristica è la diretta conseguenza del voler descrivere i fatti così come sono accaduti.

FILOSOFIA ELLENISTICA
i. Si
'
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ii.
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i ,
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Sicuramente Sallustio riprende dalla filosofia ellenistica ma anche da Sisenna (nelle historie).
Notiamo l’attenzione da parte di Sallustio tutti quegli episodi tragici/patetici (storiografia tragica);
questa scelta, oltre essere frutto della lettura della storiografia greca, è anche la conseguenza diretta
della consapevolezza che Sallustio ha della tragicità dei tempi in cui vive (influenza dramma del
presente): guerre sociali tra Mario e Silla, dittatura di Silla, scontro tra Cesare e Pompeo.
LIMITI DEL METODO STORICO DI SALLUSTIO

● Se volessimo parlare di Sallustio come uno storico e un osservatore obiettivo nei fatti,
sbaglieremo perché non possiamo negare la partigianeria di Sallustio nella descrizione degli
eventi.
La simpatia o l’antipatia prende la mano in taluni casi in Sallustio e lo porta a descrivere in
maniera positiva o negativa i personaggi.

● Mancanza di intuito storico: probabilmente Sallustio oscura le lagune storiche a causa della
sua faziosità e non legge i fatti da un punto di vista economico e sociale, per cui tutto è
ricondotto alla morale.
Non si rende conto, forse, che la guerra contro Giurgurta si protrae nel tempo perché non c’è
una condivisione di intenti tra aerites e la classe aristocratica.
La guerra contro Giugurta conveniva, infatti, agli aerites, che sono da sempre stati una classe
dedita agli investimenti e agli scambi commerciali con questi territori esterni a Roma (ciò non
avviene nella classe aristocratica).
Sallustio pensa che la causa della lungaggine di questa guerra sia figlia della decadenza morale
degli aristoi, senza rendersi conto che probabilmente quella guerra vuole condurre a tutti i
costi dalla classe degli aerites (LO STATO ROMANO NON SI IMPEGNA IN QUESTA GUERRA).

● Elissi, spezzature, chiasmi, variatio, zeugmi, arcaismi, antitesi, asindeti sono le caratteristiche
dello stile di Sallustio.
Spiegano in parte anche perché Cicerone non sopportava Sallustio; se andiamo a confrontare
lo stile lineare e classico, ovviamente uno stile spezzato, nervoso e ricco di sottointesi come
quello di Sallustio non poteva piacere (modalità espressiva che finisce di essere oscura, che
non può essere inteso alla lettera, ma va decifrato per essere capito).
Il lettore resta disorientato rispetto alla variazione dei costrutti che coordina le proposizioni a
complementi: ablativi assoluti non seguiti da un altro ablativo assoluto ma da una narrativa
causale.
Questo modo di scrivere è figlio di ciò che Sallustio scrive nelle sue opere: vuole rendere la
drammaticità e non serenità dei tempi.
L’uso degli arcaismi non è da legarsi al gusto antiquario di Sallustio ma al moralismo di
quest’ultimo, cioè al tentativo di voler ritrovare quella purezza perduta del “crisci mores”;
l’arcaismo fa riferimento ad una fase della storia latina in cui la decadenza non era ancora
presente, da qui l’ossessivo uso di questi.

● Ci sono rimasti quattro discorsi (personaggi come Edipo) e due lettere (una di Pompeo e una di
Mitridate). le lettere fanno pensare alla presenza di documenti storici: Sallustio all’interno delle
Historie (morte di Silla al 67 a.C.) avrebbe raccolto queste fonti e inserite nelle sue opere.
Non si tratta di fonti vere e proprie ma di documenti che sono stati riscritti da Sallustio, non
sono citazioni testuali, ma riscrittura di questi discorsi e di queste lettere.
[1) Igitur iis genus aetas eloquentia prope aequalia fuere, magnitudo animi par, item gloria, sed alia ali.

Dunque a costoro furono uguali la stirpe e la capacità oratoria; pari la forza d’animo, lo stesso desiderio di
gloria, di natura diversa nell’una e nell’altro.

(2) Caesar beneficiis ac munificentia magnus habebarur, integritate vitae Cato.

Cesare era ritenuto grande per generosità e per elargizione (capacità di dare), Catone per incorruttibilità di
vita

Ille mansuetudine et misericordia clarus factus; huic severitas dignitatem addiderat.

Quello (Cesare)divenne famoso per mitezza e clemenza, a Catone l’intransigenza aveva dato dignità.

Caesar dando sublevando ignoscundo; Cato


nihil largiundo gloriam adeptus est.

Sempre sotto inteso il perseguimento della gloria


Cesare aveva raggiunto la gloria con il donare (dando), con l’aiutare (sublevando) e con il perdonare (ignosco);

In altero miseris perfugium erat, malis pernicies.


In uno vi era il rifugio di coloro che erano in difficoltà nell’altro la rovina per i corrotti.

Illius facilitas, huius constantia laudabatur.


Di quello (di Cesare) veniva lodata la disponibilità al perdono (facilitas) di questo (di Catone) la costanza.

Postremo Caesar in animum induxerat laborare vigilare; negotis amicorum intents sua neglegere, nihil
denegare quod dono dignum esset;

In ultimo Cesare si era prefissato lo scopo di essere vigile e attivo, era attento a non trascurare gli affari degli
amici e a trascurare i propri. Non negava nulla che fosse degno di essere donato.

sibi magnum imperium, exercitum, bellum novom exoptabat, ubi virtus enitescere posset.
Desiderava con tutto se stesso per se un grande dominio,un esercito, guerre eccezionali, in cui potesse
risplendere il suo valore

At Catoni studium modestiae, decoris, sed maxume (arcaismo) severitatis erat;


Ma a Catone era lo studio
Catone aveva come ideale dedicarsi con tutto se stesso alla ricerca del decoroso e soprattutto dell’
intransigenza

Studio: applicarsi a. Qualcosa con dedizione e malore

non divitis cum divite neaue factione cum factioso, sed cum strenuo virtute, cum modesto pudore, cum
¡innocente abstinentia certabat;

(Catone) Non gareggiava in ricchezza con il ricco ne infaziosita con il fazioso ma con il coraggioso in coraggio,
con il modesto nel senso della misura, con l’innocente in integrità

Abbiamo un chiasmo: disposizione invertita con le parole

esse quam videri bonus malebat:


Preferiva essere piuttosto che sembrare

ita, quo minus petebat gloriam, co magis illum sequebatur.


Per tanto, quanto meno cercava la gloria, tanto più la gloria lo inseguiva

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