Orazio
"Cogli l'attimo, confidando il meno possibile nel
domani"
Il poeta dell’attimo fuggente
Quinto Orazio Flacco è autore di una delle frasi
più famose della letteratura latina: carpe diem
(cogli l’attimo, più letteralmente sarebbe cogli il
giorno), perché il giorno, ma soprattutto la
giovinezza non tornerà mai più. Questo modo
di vedere la vita Orazio la riprende dalla filosofia
epicurea, di cui fu grande seguace. Dai versi
emerge l’immagine di un uomo bonario, capace
di sorridere delle debolezze sue e degli uomini.
La vita di Orazio
Quinto Orazio Flacco nacque l’8 dicembre del 65 a.C. a Venosa, nel sud d’Italia
(Basilicata per la precisione).
Era figlio di un liberto che ha raggiunto, grazie al suo lavoro di esattore delle tasse,
una condizione agiata e vuole che il figlio sia educato dai migliori maestri.
Per questo motivo decise di trasferire tutta la famiglia a Roma per far studiare il
giovane Orazio con il maestro più famoso dell’epoca, Lucio Orbilio.
Intorno al 45-44 a.C. andò a studiare in Grecia per perfezionare la propria cultura.
Sono gli anni in cui però scoppia la guerra civile a causa della morte di Giulio Cesare
e il giovane Orazio si entusiasmò per gli ideali repubblicani e si arruolò nell'esercito
di Marco Giunio Bruto, uno dei cesaricidi. Nonostante non avesse esperienza, fu
messo a comando di una legione.
Dopo la sconfitta dei cesaricidi, Orazio fuggì abbandonando le armi, rimanendo
però lontano da Roma per paura di essere catturato e ucciso
Il ritorno a Roma e le difficoltà
Tornò a Roma solo dopo che gli venne concessa la grazia ma si trovò in difficoltà: il padre era morto
e i beni erano stati confiscati. Per mantenersi trovò un impiego pubblico e nel frattempo continuò la
sua attività poetica, che era iniziata durante la guerra civile.
In questo periodo Orazio si avvicinò all'epicureismo e incontrò Virgilio, che divenne suo amico.
Evento fondamentale per la sua vita avvenne nel 38 a.C., quando Virgilio gli presentò Mecenate che
gli chiese di entrare nella sua cerchia. Tra Orazio e Mecenate nacque una forte amicizia.
Trascorse la vita tra Roma e una villa in Sabina (regalata da Mecenate), cercando di vivere una vita
appartata, dedicata alla poesia e alle sue amicizie.
Ovviamente, nonostante questo atteggiamento più riservato, anche Orazio diede il suo contributo al
progetto culturale di Ottaviano, componendo poesie che celebravano l'Imperatore e i valori
tradizionali da lui sostenuti.
La morte e le sue opere
Con la morte di Virgilio, divenne il poeta più celebre e per questo fu affidato a lui l'incarico di
comporre un canto celebrativo (Carmen Saeculare) nel 17 a.C. che fu cantato da un gruppo di
ragazzi e ragazze per i Ludi Saeculares (giochi secolari).
Orazio morì nell’8 a.C., due mesi dopo l’amico Mecenate, con il quale è sepolto.
Le opere a lui attribuite sono:
● Gli Epodi, la cui stesura inizia tra il 42-41 a.C. e pubblicati nel 30 a.C.
● due libri di Satire, il primo pubblicato tra il 35 e il 33 a.C., mentre il secondo intorno al 30
a.C.
● quattro libri di Odi, 3 pubblicati nel 23 a.C., mentre l’ultimo il 13 a.C.
● Il Carmen Saeculare, che verrà inserito all’interno dell’ultimo libro delle Odi
● Due libri di Epistole, il primo pubblicato nel 20 a.C., il secondo, scritto tra il 19 e il 13 a.C.,
contiene solo due componimenti (di ampia lunghezza), tra cui l’Ars poetica (Arte poetica),
uscito postumo
Satire
Raccolta di 18 componimenti divisi in 2 libri
(10 satire nel I libro, 8 nel II)
Le Satire
Le Satire sono un genere tipicamente romano che avevano in
Lucilio lo scrittore che lo avevo reso un genere autonomo.
Orazio lo usa come modello, lo cita apertamente in 3 satire e
lo celebra come inventor, ne apprezza l’elemento
autobiografico, ma tuttavia lo critica apertamente per via della
forma poco curata e del forte spirito aggressivo.
Cerca altri modelli e li trova nella commedia greca, e nella
letteratura greca in generale, da cui riprende gli intenti
divulgativi e l’unione tra temi morali e tono giocosi.
Completamente nuovo è l’elemento soggettivo che non è
ripreso da alcun modello: nelle satire lui inserisce le sue
opinioni e considerazioni, questo è un elemento di novità
nella storia della letteratura satirica.
Le Satire
A livello stilistico, sono scritte in esametri e hanno un carattere
giocoso. Il suo obiettivo è mettere in ridicolo i vizi delle persone,
cosa fatta senza odio o cattiveria.
Altro aspetto innovativo è il motivo per cui deride i vizi: non la fa per
moralismo, ma per mostrare quali sono i vizi e che sono essi a
impedire la felicità. In sostanza voleva solo insegnare agli uomini a
comprendersi ed accettarsi.
Nelle sue poesie troviamo avari, vanitosi, ambiziosi, ma nessuno è
mai malvagio.
Quello nelle Satire non è comicità ma umorismo sottile. Orazio non critica e non giudica, esorta a vivere con
moderazione e a evitare le passioni.
La ricerca della felicità nelle piccole cose e l'invito alla moderazione sono due temi ripresi dall'Epicureismo, che
predicava il vivere nascosti, lontano dallo stress della politica.
Epodi
Dedicati a Mecenate, sono 17 componimenti
pubblicati nel 30 a.C.
Epodi
Inizia la stesura degli Epodi intorno al 42-41 e termina la
composizione tra il 31 e il 30 a.C.
Il nome «epodi» fa riferimento ad un tipo di verso
utilizzato nella letteratura greca, che caratterizza 16 delle
17 poesie presenti all’interno di questo.
Il titolo di quest’opera doveva essere Iambi (Giambi),
termine che indica un genere caratterizzato da toni aspri,
realistici e a volte violentemente polemici, reso celebre in
Grecia da Archiloco e Ipponatte.
I due infatti sono i principali modelli di questi
componimenti. Qui Orazio risulta più aggressivo rispetto al
poeta delle Satire. Rispetto a queste ultime, è assente del
tutto l’intento morale.
Odi
Raccolta di 104 poesie divisa in 4 libri: i primi 3
pubblicati nel 23 a.C., l’ultimo nel 13 a.C.
Le Odi
Le Odi sono una raccolta di 103 poesie (più il Carmen saeculare). Difficile
datarla una ad una, visto che nacquero nel corso del tempo.
Divise in 4 libri, i primi 3 furono pubblicati nel 23 a.C., l’ultimo nel 13 a.C.
I modelli principali provengono dalla poesia greca: ci sono diversi
riferimenti ad Alceo, Saffo e Pindaro, dai quali riprende la metrica e
alcune tematiche.
Ma c’è una grande differenza rispetto ai modelli: i versi delle poesie
greche nascono per essere cantati, la sua poesia invece nasce per essere
letta (al massimo recitata).
Usa anche dei modelli latini: in particolare ci sono richiami ed allusioni a
Catullo e Cornelio Gallo (poeta che vedremo prossimamente).
Il linguaggio qui utilizzato è più raffinato rispetto alle opere precedente,
così come c’è una maggiore soggettività: spesso parla di se stesso e del
suo mondo.
Le tematiche delle Odi
Destinatari delle Odi sono lo stesso pubblico colto delle Satire, che riconosce i
rimandi letterari e coglie le allusioni.
In queste poesie rinuncia sia al tono scherzoso e giocoso della Satire che al tono
arrabbiato degli Epodi: cerca solo di creare una poesia perfetta nelle forme.
Dietro questa perfezione si coglie una certa malinconia che è dovuta al tempo che
passa e dal fastidio della vita caotica di città.
I temi centrali di quest’opera sono:
● L’invito alla moderazione
● La fugacità del tempo, la gioia del vino, i valori della tradizione romana
● La sua concezione della poesia, che rende eterna la parola del poeta
● Consapevolezza del ruolo del poeta: il poeta per lui ha un’aura sacra, erano protetti
dagli dei e da loro ricevevano l’ispirazione poetica, perciò il poeta era una guida
per la comunità (poeta vate)
Ars Poetica
L’Ars poetica è una lettera scritta da Orazio che si trova
all’interno delle Epistulae. Le Epistulae sono una raccolta
di lettere divise in due libri: sono lettere fittizie, con
destinatari reali e scritte in esametri. L’Ars poetica è
presente nel II libro
L’arte del fare poesia per Orazio
Il primo libro di lettere viene pubblicato nel 20 a.C., il II volume uscì nel 13
a.C. In questo II volume sono presente sono 3 componimenti, ma ce n’è
uno importante che prende, appunto, il nome di Ars Poetica.
È una lettera-poema in 476 versi, esametri, indirizzato alla famiglia dei
Pisoni in cui presenta i principi della sua poesia. È un trattato sulla poesia
scritto in poesia.
Per Orazio la poesia deve essere equilibrata ed armonioso. Inoltre dice
che ogni genere e argomento ha il suo stile: gli argomenti sublimi richiedono
uno stile alto, uno modesto richiede invece uno stile umile. È contrario a
qualsiasi mescolanza stilistica.
Inoltre secondo lui i poeti devono avere rispetto della tradizione e
conoscere i grandi autori del passato.
Infine insiste sulla funzione della letteratura, , in particolare della poesia, che
deve non solo divertire e commuovere il pubblico, ma anche educarlo.
Esalta la funzione educativa della letteratura.
Lingua e stile nelle opere di Orazio
Grande cura formale è visibile nelle sue opere che appaiono come
il risultato di un minuzioso “labor limae” (lavoro di lima).
Dal punto di vista tecnico, i versi sono sempre perfetti e limpidi con
uno stile che varia continuamente, adattandosi ad ogni occasione:
ritmo più incalzante nelle satire, mentre rimane più pacato nelle
Epistole.
Nelle Odi usa meno parole, pochissimi aggettivi, sul modello della
lirica greca arcaica
Anche se varia, il suo stile punta sempre all’equilibrio, e per questo c’è un’accurata selezione
delle parole e una scelta attenta della disposizione di questa.
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