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Hegel 2

Hegel critica il Romanticismo per il suo primato del sentimento e individualismo, sostenendo che l'assoluto deve essere oggetto di sapere razionale. In contrasto con Fichte e Schelling, Hegel propone una visione dell'assoluto come principio immanente della realtà, mentre la fenomenologia rappresenta il processo attraverso cui lo spirito si riconosce come totale realtà. La fenomenologia si articola in fasi di coscienza, autocoscienza e ragione, evidenziando il passaggio dalla percezione dell'oggetto alla consapevolezza dell'unità tra soggetto e oggetto.

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Hegel 2

Hegel critica il Romanticismo per il suo primato del sentimento e individualismo, sostenendo che l'assoluto deve essere oggetto di sapere razionale. In contrasto con Fichte e Schelling, Hegel propone una visione dell'assoluto come principio immanente della realtà, mentre la fenomenologia rappresenta il processo attraverso cui lo spirito si riconosce come totale realtà. La fenomenologia si articola in fasi di coscienza, autocoscienza e ragione, evidenziando il passaggio dalla percezione dell'oggetto alla consapevolezza dell'unità tra soggetto e oggetto.

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Hegel e i romantici.

Hegel è un critico del circolo romantico, Infatti contesta sia il primato del sentimento,
dell'arte e della fede, sia gli atteggiamenti individualistici del circolo romantico. Secondo Hegel Infatti
l'assoluto non può che essere oggetto della filosofia ovvero di una forma di sapere razionale e l'intellettuale
non deve narcisisticamente ripiegarsi sul proprio io ma deve tener conto dell'oggettivo corso del mondo. In
realtà Hegel, pur non rientrando nella scuola romantica in senso stretto, risulta partecipe del clima del
Romanticismo ad esempio condivide con il circolo Il tema dell'infinito anche se ritiene che ad esso si acceda
speculativamente e non attraverso vie immediate punto di conseguenza la filosofia di Hegel non è un
superamento del Romanticismo ma solo un diverso esito di una certa direzione culturale.

Hegel e Fichte. Nel suo saggio “Differenza tra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling” Hegel
accusa Fichte di proporre una visione non autenticamente soggettivistica cioè incapace di assimilare
l'oggetto al soggetto. In altri termini per Fichte tutto è spirito o tutto è soggetto considerando l'oggetto
come un ostacolo esterno al soggetto e quindi ritornando al dualismo Kantiano tra spirito e Natura. In
secondo luogo Hegel lo accusa di aver ridotto l'infinito a una semplice meta ideale dell'io finito. Ma in
questo modo il finito per ricongiungersi con l'infinito ripete un circolo vizioso e non raggiunge mai il suo
termine. Secondo Hegel Questo è il falso o cattivo infinito detto anche infinito negativo: esso non supera
veramente infinito perché lo fa continuamente risorgere punto di conseguenza secondo Hegel la filosofia di
Fichte è incapace di conciliare finito e infinito in modo razionale.

Hegel e Schelling. Hegel critica Schelling perché quest'ultimo concepisce l'assoluto in modo a dialettico cioè
come un'unità statica da cui derivano le molteplicità. Hegel sostiene che l'assoluto scende indiano equivale
a un abisso vuoto nel quale si perdono tutte le determinazioni concrete della realtà e lo Paragona alla notte
nella quale tutte le vacche sono nere punto In altri termini, l'assoluto di Schelling è un'unità astratta che
siccome è priva di vita è incapace di creare la realtà molteplice e concreta.

In altre parole in Schelling Dio è principio creatore della realtà, in Hegel è principio immanente della realtà.
L'infinito per Hegel è il punto in cui si risolve Ogni realtà finita. In Schelling l'infinito è identità di soggetto e
oggetto., di spirito e natura di idealità e realtà mentre in Hegel è soggetto che produce se stesso come
oggetto e poi ritorna in sé.

La fenomenologia e la sua collocazione nel sistema hegeliano.


Il termine fenomenologia designa la scienza di ciò che appare. Per Hegel l'intera realtà è spirito e dunque La
fenomenologia consisterà nell'apparire dello spirito a se stesso cioè la consapevolezza dello spirito di essere
tutta la realtà, cioè assoluto insieme di finito e infinito, reale e razionale.

Il principio della risoluzione del finito nell'infinito viene illustrato in due modi diversi che corrispondono a
due prospettive:

*da un lato Hegel analizza tutta la vicenda storica dello spirito che deve compiere un viaggio per giungere a
comprendere se stesso quale è assoluto: si tratta della prospettiva diacronica o fenomenologica.

* dall'altro lato il filosofo Esamina il principio in questione Come appare in atto: è la prospettiva sincronica
così chiamata perché prende in considerazione l'eterna coesistenza nel reale dei tre momenti del logos,
della natura e dello Spirito delineando il sistema dell'assoluto.

L'impostazione diacronica è esaminata nella Fenomenologia dello spirito mentre la prospettiva sincronica è
analizzata nell’Enciclopedia delle Scienze filosofiche in compendio.

Nella fenomenologia Hegel descrive il progressivo affermarsi e conoscersi dello spirito e lo fa attraverso una
serie di figure, cioè delle tappe ideali che hanno trovato un esemplificazione tipica nel corso della storia, Ad
esempio la storia della filosofia, la religione, la politica eccetera. La fenomenologia è dunque la storia delle
vicissitudini della coscienza che esce dalla sua individualità, raggiunge l'università e si riconosce come
ragione che è in realtà in realtà che è ragione. In questo viaggio la coscienza si può definire coscienza
infelice poiché è quella che non sa di essere tutta la realtà e perciò si ritrova divisa in differenze e
contraddizioni e conflitti che la dilaniano e dai quali si esce solo arrivando alla coscienza di essere un tutto.

Dunque La fenomenologia è divenire della filosofia e prepara il singolo ad essa. La fenomenologia si divide
in due parti: la prima comprende i tre momenti di: coscienza ossia la tesi, autocoscienza ossia l'antitesi e
ragione ossia la sintesi;

la seconda comprende le tre sezioni dello spirito, della religione e del sapere assoluto che vengono
esaminate da Hegel nell’Enciclopedia. Nella fase della coscienza predomina l’attenzione verso l'oggetto,
nella fase dell'autocoscienza verso il soggetto e nella fase della ragione si arriva a riconoscere l'unità
profonda di soggetto e oggetto di io e mondo.

LA COSCIENZA

La prima tappa della fenomenologia dello spirito è la coscienza intesa come ciò che si rapporta a un oggetto
esterno. La coscienza si articola nei tre momenti della certezza sensibile, della percezione, e dell'intelletto.
La certezza sensibile sembra la forma di conoscenza più ricca e sicura ma in realtà è la più povera perché ci
rende certi di una determinata cosa HIC ET NUNC, ossia qui ed ora, in questo momento e in questo luogo.

Ma la stessa cosa in un altro luogo e in un altro momento, percepita da un altro soggetto ovviamente non è
la stessa, dunque in questo tipo di coscienza sensibile l'essere è indeterminato del tutto ed è quasi identico
al nulla. In effetti la verità che io percepisco non è oggettiva, non è nell'oggetto in sé ma in me e nel modo in
cui io la percepisco.

Il passaggio dal sapere immediato al sapere mediato si raggiunge con la percezione che distingue tra
soggetto e oggetto percepito. Nella percezione questo che si cerca di afferrare con i sensi diventa la cosa
percepita dall'io come sostanza a cui ineriscono diverse proprietà.

Hegel intende dire che gli oggetti non sono che insieme di proprietà che la conoscenza unifica: l'oggetto non
può essere percepito come uno nella molteplicità delle sue qualità se l'io non riconosce che l'unità
dell'oggetto è da lui stesso stabilita.

Infine l'intelletto è per Hegel la capacità di cogliere gli oggetti non come tali ma come fenomeni Cioè solo
come risultati di una forza che agisce sul soggetto secondo una legge determinata. Riprendendo Kant, Hegel
ritiene che l'essenza dell'oggetto che è ultrasensibile non si può cogliere mediante l'intelletto perciò, poiché
il fenomeno è soltanto nella coscienza e ciò che è oltre il fenomeno non esiste, la coscienza a questo punto
ha risolto l'intero oggetto in sé stessa ed è diventata autocoscienza, coscienza di sé.

L’AUTOCOSCIENZA

Con l'autocoscienza l'attenzione si sposta dall'oggetto al soggetto ovvero all'attività concreta dell'io nei
suoi rapporti con gli altri. L'autocoscienza postula la presenza di altre autocoscienze in grado di darle la
certezza di essere tale.

In altri termini l'uomo secondo Hegel è autocoscienza solo se riesce a farsi riconoscere da un'altra
autocoscienza per questo non può limitarsi a cercare negli oggetti sensibili l'appagamento dei propri
desideri ma ha bisogno degli altri uomini.

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