Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
42 visualizzazioni57 pagine

Lezione 4

Il documento tratta del processo di pianificazione territoriale, evidenziando le fasi di conoscenza, proposte preliminari, concertazione, elaborazione del piano, fasi politiche e amministrative. Viene discusso l'uso di strumenti valutativi come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), oltre a diverse tipologie di strumenti di pianificazione. Infine, si analizzano i piani urbanistici a livello locale e regionale, come il Piano Regolatore Generale e il Piano Strutturale Comunale.

Caricato da

Francesco Valeri
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
42 visualizzazioni57 pagine

Lezione 4

Il documento tratta del processo di pianificazione territoriale, evidenziando le fasi di conoscenza, proposte preliminari, concertazione, elaborazione del piano, fasi politiche e amministrative. Viene discusso l'uso di strumenti valutativi come la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), oltre a diverse tipologie di strumenti di pianificazione. Infine, si analizzano i piani urbanistici a livello locale e regionale, come il Piano Regolatore Generale e il Piano Strutturale Comunale.

Caricato da

Francesco Valeri
Copyright
© © All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DELL’AQUILA

Corso di Tecnica Urbanistica


Corso di Pianificazione Territoriale

Prof. Ph.D. Francesco Zullo, Prof. Ph.D. Alessandro Marucci,


[Link] PhD Lorena Fiorini, [Link] PhD Lucia Saganeiti

LEZIONE 4
IL PROCESSO DI PIANIFICAZIONE

Università degli Studi dell’Aquila - L’AQUILA - Tel. 0862 434113 - Fax 0862 434143
[Link]@[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
[Link]
Il processo di pianificazione territoriale
1. La conoscenza
- Le analisi per il piano (elaborazioni originali - recuperi documentali)
- Identificazione dei settori analitici
Criteri di calibratura sull'obiettivo del piano
- Analisi diacronica - trend del fenomeno;
VALUTAZIONI ANALITICHE VOLTE ALLA - Analisi sincronica - caratteri correnti del fenomeno;
COMPRENSIONE DEI FENOMENI - Analisi di fenomeni spaziali- territoriali;
- Analisi di fenomeni sociali-economici;

2. Le proposte preliminari
VALUTAZIONI GLOBALI COMPARATIVE VOLTE -Le linee di indirizzo derivanti dalla elaborazione analitica; Strumenti
AL CONFRONTO TRA LE IPOTESI FORMULATE -Le ipotesi alternative (tecniche e settori di valutazione); Strumenti

3. La concertazione
-I protagonisti e gli strumenti del confronto;
(Tavoli di dibattito, momenti pubblici, negoziati politici, raccolta delle istanze)

4. L'elaborazione del piano


-Strumenti e prodotti di interfaccia pubblica

5. Le fasi politiche
-Adozione;
-Osservazioni;
-Accoglimento delle osservazioni;
-Approvazione del piano.

6. Le fasi amministrative
-La gestione
VALUTAZIONI GESTIONALI VOLTE AL -Il monitoraggio dei fenomeni
CONTROLLO ADATTATIVO DEL PIANO -Le varianti
-La revisione e l'aggiornamento 2
Le fasi e gli attori della
pianificazione
La componente scientifica
CONOSCENZA

La componente tecnica
ELABORAZIONE
La componente politica
CONCERTAZIONE
La componente amministrativa
GESTIONE
La componente sociale
3
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
OBIETTIVI GENERALI – NPRG AQ

4
OBIETTIVI DI SOSTENIBILITA’ PIANIFICAZIONE SOVRAORDINATA

Altri Piani: PSR; Piano di Tutela delle Acque; PAI e PSDA; Piano Energetico Regionale;
Piano Regionale Gestione dei Rifiuti; PTCP….

5
ORIZZONTALE: PIANI DI COMPETENZA COMUNALE

6
7
Strumenti valutativi delle azioni di Piano: VAS e VIA
VAS (Valutazione Ambientale Strategica): Strumento per valutare gli effetti delle azioni di
un piano o programma sull’ambiente;

Piano: insieme degli obiettivi coordinati nelle finalità e nella dimensione spazio temporale definiti
dalla parte politica (prospettiva temporale di medio-lungo termine);
Programma: insieme dei progetti necessari per raggiungere gli obiettivi della pianificazione
(prospettiva di breve termine);
Politica intesa come guida per la scelta degli obiettivi e dell’azione di governo del territorio.
Progetto: Articolazione operativa del disegno di un singolo intervento

VIA (Valutazione di Impatto Ambientale): Strumento per valutare gli effetti dei progetti
sull’ambiente

8
Tipologie di strumenti di pianificazione
TIPOLOGIE DI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE
Modalità di controllo delle previsioni
Piano degli assetti (corrispondenza univoca localizzazione-usi previsti)
Piano delle idoneità (compatibilità/incompatibilità tra localizzazioni e usi)

Quadro degli obiettivi e delle azioni


Piano generale (azione sulla intera gamma delle trasformazioni territoriali)
Piano settoriale (azione su singoli aspetti di trasformazione territoriale)

Dimensione territoriale e livello di operatività


Quadro di riferimento (livello regionale o interregionale)
Piano di coordinamento (livello provinciale odi area sottoregionale) Impostazione
Piano strutturale (livello intercomunale o comunale)
Piano attuativo (livello sottocomunale) gerarchica

9
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA
Modalità di controllo delle previsioni

Piano degli assetti


Nel piano degli assetti si ha generalmente una corrispondenza
univoca tra localizzazioni e usi previsti. In altre parole sulle
porzioni di territorio individuate attraverso lo “zoning” è
possibile operare trasformazioni di un solo tipo e l’alternativa è
il non intervento.
Si tratta di uno strumento che si pone degli obiettivi precisi e
che orienta le scelte di assetto del territorio in funzione del
raggiungimento di questi.
Un esempio classico di tale tipologia è il Piano Regolatore
Generale (P.R.G.).
10
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Strumenti urbanistici di livello locale:
Piano Regolatore Generale (PRG):
Zonizzazione: Zona A, B, C, D, E, F (D.M. 1444/1968)
Vincoli di localizzazione:
- Sistema delle infrastrutture puntuali e a rete con relative zone e fasce di
rispetto;
- Sistema delle attrezzature (Zone F);
- Sistema dei servizi
Vincoli da Pianificazione sovraordinata:
- Vincoli Paesaggistici, monumentali e archeologici;
- Vincolo sismico;
- Vincolo idrogeologico e forestale;
- Vincolo derivante dalla presenza di aree naturali protette;
- Rete Natura 2000 (SIC, ZPS e ZSC);
- Zone a rischio di incidente rilevante;
La dimensione geografica e l’uso degli strumenti GIS è fondamentale!!!
11
Legenda di strumento urbanistico

12
Il PRG – Esempio 1

13
Il PRG – Esempio 2

14
Il PRG – Esempio 3

15
Il PRG – Esempio 4

16
Il PRG – Esempio 5

17
Modalità di controllo delle previsioni

Piano delle idoneità


Il “piano delle idoneità” è uno strumento che si pone obiettivi di
carattere più generale che non il piano degli assetti. Si pone una
certa categoria di obiettivi (es. mantenimento della attività
agricola, conservazione ambientale, fisionomia del paesaggio
storico, etc..), in funzione dei quali viene costruita una griglia-
filtro con tutte le azioni compatibili, specificando anche i livelli,
le condizioni e le modalità di tale compatibilità.
L’aspetto caratteristico di questo strumento è legato ad una
gamma di possibilità trasformative (e non solo ad una tipologia
quindi) che possono coinvolgere ogni singola porzione di
territorio individuata mediante lo zoning.

18
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Piano delle idoneità- Esempio di legenda

19

UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Strumenti urbanistici di area vasta:
Piano Paesaggistico (Paesistico) Regionale

Legge 1497/39; Legge 431/85; D. Lgs. 42/2004

Individuano sul territorio:


- Ambiti omogenei, elevato pregio paesistico, territorio compromesso/degradato;
Obiettivi di qualità paesaggistica (Art.143, comma 2):
- il mantenimento delle caratteristiche, degli elementi costitutivi e delle morfologie, tenuto conto
anche delle tipologie architettoniche, nonche' delle tecniche e dei materiali costruttivi;
- la previsione di linee di sviluppo urbanistico ed edilizio compatibili con i diversi livelli di valore
riconosciuti e tali da non diminuire il pregio paesaggistico del territorio, con particolare
attenzione alla salvaguardia dei siti inseriti nella lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO e
delle aree agricole;
- il recupero e la riqualificazione degli immobili e delle aree sottoposti a tutela compromessi o
degradati, al fine di reintegrare i valori preesistenti ovvero di realizzare nuovi valori
paesaggistici coerenti ed integrati con quelli.

Duplice sistema di vincoli (carattere generale o speciale)


20
Previsioni dei piani paesaggistici sono cogenti per tutti i piani sotto ordinati
Tipologie di strumenti di pianificazione
TIPOLOGIE DI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE
Modalità di controllo delle previsioni
Piano degli assetti (corrispondenza univoca localizzazione-usi previsti)
Piano delle idoneità (compatibilità/incompatibilità tra localizzazioni e usi)

Quadro degli obiettivi e delle azioni


Piano generale (azione sulla intera gamma delle trasformazioni territoriali)
Piano settoriale (azione su singoli aspetti di trasformazione territoriale)

Dimensione territoriale e livello di operatività


Quadro di riferimento (livello regionale o interregionale)
Piano di coordinamento (livello provinciale odi area sottoregionale)
Piano strutturale (livello intercomunale o comunale)
Piano attuativo (livello sottocomunale)

21
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA
Quadro degli obiettivi e delle azioni

Piano generale
Il piano “generale” si occupa della intera gamma delle esigenze sociali delle
comunità insediate e, pertanto, produce indicazioni di trasformazioni del
territorio attinenti gli aspetti insediativi, infrastrutturali, produttivi,
ricreativi, socio-culturali.
L’esempio più classico è il ben noto P.R.G. (il piano generale per
antonomasia), introdotto in Italia dalla l. 17 agosto 1942, n. 1150 (legge
urbanistica) e i cui contenuti sono i seguenti (Capo III, Sez. 1, Art. 7):
1) La rete delle principali vie di comunicazione stradali, ferroviarie e navigabili e dei relativi impianti;
2) La divisione in zone del territorio, con precisazione delle zone destinate all’espansione dell’aggregato
urbano e la determinazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona;
3) Le aree destinate a formare spazi di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù;
4) Le aree da riservare a edifici pubblici o di uso pubblico nonché ad opere ed impianti di interesse collettivo
o sociale;
5) I vincoli da osservare nelle zone a carattere storico, ambientale, paesistico;
6) Le norme per l’attuazione del piano.

22
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Come cambia il Piano generale
Variazioni sui contenuti
Variazioni sulla struttura

Il ruolo del piano generale comunale sta ulteriormente


arricchendosi, in particolare grazie alle recenti
iniziative di alcune regioni con la emanazione di
nuove leggi urbanistiche regionali.
Se ne propongono di seguito due a titolo di esempio:
La proposta di LUR della Regione Abruzzo;
La LUR della Regione Basilicata.
Il PGT della Regione Lombardia
23
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
IL PGT DELLA REGIONE LOMBARDIA – L.R. 12/2005

24
LUR Regione Basilicata
LEGGE REGIONALE N. 23 DEL 11-08-1999 1. Il Piano Strutturale Comunale (PSC) definisce le indicazioni strategiche per il governo del
REGIONE BASILICATA territorio comunale, contenute dal PSP, integrate con gli indirizzi di sviluppo espressi dalla
TUTELA, GOVERNO ED USO DEL TERRITORIO
comunità locale.

BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE BASILICATA


N. 47 del 20 agosto 1999

2. Il PSC contiene:

a) il quadro conoscitivo dei Sistemi Naturalistico Ambientale, Insediativo e Relazionale, desunto


dalla CRS e specificato in dettaglio con riferimento al territorio comunale, e contiene il quadro
Il piano comunale si conoscitivo finalizzato al riequilibrio ed alla riorganizzazione dei tempi di vita, degli orari e della
mobilità;
sdoppia: b) gli obiettivi da perseguire nel governo del territorio comunale definiti nel Documento
Preliminare di cui all’art. 11;
Il piano Strutturale c) la individuazione e precisazione, nell’ambito dei Sistemi di cui alla precedente lettera a), dei Sub-
Sistemi Naturalistico-Ambientale, Insediativo e Relazionale, riconoscibili nel territorio comunale,
Comunale (PSC) con la definizione dell’Armatura Urbana e dei Regimi d’Uso previsionali (nuovo assetto del
territorio comunale) da realizzare per conseguire gli obiettivi di cui al punto b);

Il Piano Operativo d) la verifica di coerenza di tali previsioni con gli indirizzi del PSP e la verifica di compatibilità con
i Regimi d’Intervento della CRS;
(PO) –(del Sindaco) e) l’eventuale perimetrazione dei Piani Operativi di cui al successivo art. 15, di importanza
strategica;
Problema dello sfalsamento
temporale dello strumento f) i regimi di salvaguardia, di durata non superiore a quattro anni, relativi a previsioni
immediatamente vincolanti di cui al successivo 4° comma, da rispettare fino all’approvazione dei
urbanistico e delle rappresentanze Piani Operativi;
amministrative
g) gli indirizzi ed i parametri da rispettare nella predisposizione dei PO, e la definizione delle
dimensioni massime ammissibili degli insediamenti, nonchè delle infrastrutture e servizi necessari
Amministrazione A Amministr. B Amministrazione C
per garantirne la realizzazione entro tempi coerenti con i Programmi Triennali dei Lavori Pubblici
di cui all’art. 14 della Legge n. 109/94;
Piano Regolatore Generale 25
h) i perimetri dei Distretti Urbani di cui all’art. 34, 1° comma.
Piano Strutturale Comunale (PSC):
Fissa le strategie di sviluppo territoriale da riferire nel medio-lungo periodo;

Invarianti dipendenti dal contesto della pianificazione sovraordinata regionale e provinciale.

Individuazione delle potenzialità di sviluppo territoriale attraverso l’indicazione delle aree


trasformabili

26
Quadro degli obiettivi e delle azioni
REGIONE ABRUZZO LUR Regione abruzzo
DISEGNO DI LEGGE REGIONALE DI SEMPLIFICAZIONE
AI SENSI DELL’ART. 9, L. R. 3 MARZO 1999, N. 11- 9 dicembre 2000
TERRITORIO E URBANISTICA
Capo IV - DISCIPLINA URBANISTICA COMUNALE

Sezione I. – Piano Regolatore Generale

Art 11. (Contenuti)


1. Tutti i Comuni sono obbligati alla formazione del Piano Regolatore Generale.
2. Il Piano Regolatore Generale, in coerenza con le direttive del P.T.C.P., definisce le indicazioni strategiche per il governo del
territorio comunale.
3. Il P.R.G.:
 definisce gli obiettivi da perseguire nel governo del territorio comunale anche tenendo conto, di indicatori di sostenibilità del
territorio (bilanci ambientali), di criteri perequativi, delle caratteristiche prestazionali, dell’esigenza dell’organizzazione
programmata dei tempi di vita, di lavoro e di mobilità dei cittadini, nel perseguimento delle finalità indicate nell’art. 2;
 esamina in termini ecologici, e in misura adeguata alla dimensione del proprio territorio, la gestione dei sistemi direttamente
incidenti sulle risorse ambientali, quali: energia, acqua, rifiuti, paesaggio, trasporti, inquinamento;
 indica gli indirizzi e i parametri da rispettare nella predisposizione della pianificazione attuativa con particolare riferimento alla
definizione delle dimensioni massime ammissibili degli insediamenti e delle funzioni, nonché delle infrastrutture e dei servizi
necessari, in ciascun ambito, zona o sottozona, del territorio comunale;
 censisce, ai fini della loro salvaguardia e valorizzazione, le reti ecologiche;
 individua, in coerenza con la pianificazione regionale e provinciale, le aree da sottoporre a speciali misure di conservazione per
motivi di interesse naturalistico, paesistico, archeologico, di difesa del suolo, di preminente interesse agricolo, di protezione
delle risorse idriche, e detta le misure a protezione della viabilità e le attrezzature ad impianti speciali o molesti, fornendo le
relative prescrizioni, sulla base dell’analisi della struttura geomorfologica, insediativa e socio - economica del territorio
comunale;
 individua le localizzazioni, le dimensioni, l’articolazione per livelli, del sistema delle attrezzature di servizio pubblico e delle
aree per il tempo libero, con riferimento alle indicazioni del P.T.C.P. per le attrezzature e le aree di importanza sovracomunale;
 delinea le reti viarie ed infrastrutturali, in riferimento alle indicazioni del P.T.C.P. per quelle di importanza sovracomunale;
 individua le zone di degrado edilizio ed urbanistico e delimita gli interventi di recupero di iniziativa pubblica e privata ai sensi
dell’art. 27 della Legge 5 agosto 1978, n. 457;
 delimita i centri storici ed i nuclei antichi, onde garantirne la tutela e l’utilizzazione sociale, nonché la qualificazione
dell’ambiente urbano nel suo complesso;
 individua le aree, i complessi e gli edifici di interesse storico, artistico ed ambientale su tutto il territorio comunale, precisando
quelli da sottoporre a tutela e a restauro conservativo e quelli suscettibili di interventi di manutenzione, di risanamento igienico e
di ristrutturazione edilizia.
4. Al fine di agevolare l’attuazione degli obiettivi del Piano, possono essere previste procedure e modalità per il trasferimento 27 di
cubature all’interno delle zone di edificazione già previste nel Piano stesso.
Quadro degli obiettivi e delle azioni LUR Regione Basilicata

Il piano operativo
ARTICOLO 15

Piano Operativo

1. Il Piano Operativo (PO) è lo strumento con il quale l’Amministrazione Comunale attua le previsioni del PSC, e/o del
Regolamento Urbanistico di cui al successivo art. 16, dove e quando si manifestano necessità e/o iniziative di
riqualificazione e recupero, trasformazione e/o nuovo impianto, sulla scorta di:
a) bilanci urbanistici (verifica dello stato di attuazione della pianificazione vigente);
b) bilanci ambientali (verifica di sostenibilità ambientale degli interventi proposti, sulla base di standards prestazionali);
c) previsioni del Programma Triennale dei Lavori Pubblici, dei suoi Elenchi Annuali e/o delle risorse finanziarie
pubbliche e private attivabili per la realizzazione delle opere infrastrutturali.
d) proposte presentate da privati attraverso le modalità di partecipazione di Bando.

2. Le procedure ed i criteri di riferimento per le verifiche di cui al precedente comma, sono definite nel Regolamento
d’Attuazione di cui all’art. 2 della presente legge.

3. Il PO definisce i Regimi Urbanistici quali risultanti dagli effetti congiunti, per le singole unità immobiliari, di Regime
d’Uso, Regime d’Intervento e definizione dell’assetto urbanistico, ponendo pertanto vincoli conformativi della
proprietà.

4. Il PO individua i Distretti Urbani di cui all’art. 34, 2° comma, per l’adozione di politiche perequative dei regimi
immobiliari interessati dalla sua attuazione.
5. Il PO, in conformità delle previsioni del PSC, definisce, ai fini dell’intervento da realizzare:
a) la rete delle vie di comunicazione stradali, ferroviarie e relativi impianti, da realizzare o trasformare nel periodo di
validità del Piano;
b) le aree destinate alla riorganizzazione urbana e le aree destinate all’edificazione, da sottoporre, in tale periodo, ai
Piani Attuativi di cui all’art. 17 con indicazione dei vincoli e dei caratteri da osservare in ciascuna zona;
c) le aree destinate a spazi pubblici o di uso pubblico o sottoposte a speciali servitù;
d) le aree da riservare ad edifici pubblici o di uso pubblico, nonchè le opere ed impianti di interesse collettivo e28
sociale;
e) le norme per la propria attuazione.
REGIONE UMBRIA
LEGGE REGIONALE 21 gennaio 2015, n. 1.
Testo unico governo del territorio e materie correlate.
Capo IV Piano Regolatore Generale
Sezione I Norme generali e contenuto del Piano Regolatore Generale
Art. 20 (Definizione e componenti del Piano Regolatore Generale (PRG)
1. Il PRG è lo strumento di pianificazione dell’intero territorio comunale con il quale il comune, sulla base del sistema delle
conoscenze e delle valutazioni di cui all’articolo 23, stabilisce la disciplina urbanistica per la valorizzazione e la
trasformazione del territorio, definendo le condizioni di assetto per la realizzazione di uno sviluppo locale sostenibile,
nonché individua gli elementi areali, lineari e puntuali del territorio sottoposto a vincoli e stabilisce le modalità per la
valorizzazione ambientale e paesaggistica.
2. Il PRG è composto da una parte strutturale e una parte operativa.
3. Il comune predispone il PRG, parte strutturale, preferibilmente in forma associata con i comuni limitrofi, anche
avvalendosi di strutture tecniche condivise.
4. Il PRG di norma è redatto da un gruppo multidisciplinare di progettazione, atto a garantire le competenze necessarie
rispetto alle valenze spaziali, fisiche, sociali, culturali ed economiche del territorio e dell’insediamento.
5. La parte strutturale di cui all’articolo 21, non può contenere previsioni e discipline di competenza della parte operativa di
cui all’articolo 22.
6. Il PRG, parte strutturale e parte operativa, non possono contenere normative edilizie di competenza del regolamento
comunale per l’attività edilizia di cui all’articolo 111, comma 7.

Art. 21 (Parte strutturale del PRG) 1. Il PRG, parte strutturale, identifica, in riferimento ad un’idea condivisa di sviluppo
socio-economico e spaziale e mediante individuazione fondiaria, le componenti strutturali del territorio quali: a) gli
elementi del territorio che costituiscono il sistema delle componenti naturali e assicurano il rispetto della biodiversità;
b) le aree instabili o a rischio, per caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche,idrauliche e sismiche, nonché i
giacimenti di cava accertati; c) le aree agricole, quelle di particolare interesse agricolo, gli oliveti, nonché le aree boscate,
anche con riferimento alle normative di settore; d) gli insediamenti esistenti e gli elementi del territorio che rivestono
valore storico-culturale di cui all’articolo 96 e le eventuali relative fasce di rispetto; e) gli insediamenti esistenti non aventi
le caratteristiche di cui alla lettera d); f) le infrastrutture lineari e nodali per la mobilità ed in particolare la rete ferroviaria
29 e
viaria di interesse regionale, provinciale e comunale, nonché gli elettrodotti di alta tensione.
Art. 21 (Parte strutturale del PRG)
1. Il PRG, parte strutturale, identifica, in riferimento ad un’idea condivisa di sviluppo socio-economico e spaziale e mediante
individuazione fondiaria, le componenti strutturali del territorio quali:
a) gli elementi del territorio che costituiscono il sistema delle componenti naturali e assicurano il rispetto della biodiversità;
b) le aree instabili o a rischio, per caratteristiche geomorfologiche, idrogeologiche,idrauliche e sismiche, nonché i
giacimenti di cava accertati;
c) le aree agricole, quelle di particolare interesse agricolo, gli oliveti, nonché le aree boscate, anche con riferimento alle normative
di settore;
d) gli insediamenti esistenti e gli elementi del territorio che rivestono valore storico-culturale di cui all’articolo 96 e le eventuali
relative fasce di rispetto;
e) gli insediamenti esistenti non aventi le caratteristiche di cui alla lettera d);
f) le infrastrutture lineari e nodali per la mobilità ed in particolare la rete ferroviaria e viaria di interesse regionale, provinciale e
comunale, nonché gli elettrodotti di alta tensione.

Art. 22 (Parte operativa del PRG)


1. Il PRG, parte operativa:
a) individua e delimita le diverse parti o tessuti all’interno degli insediamenti esistenti, per i quali, in coerenza con i criteri stabiliti
dal PRG, parte strutturale, ai sensi dell’articolo 21, comma 2, lettera c), detta norme di conservazione, trasformazione, uso e
relative modalità d’attuazione;
b) individua, disciplinandone il recupero, le zone territorialmente degradate e le aree produttive e per servizi dismesse, nonché
disciplina le aree destinate a insediamenti a rischio di incidente rilevante;
c) individua e disciplina le infrastrutture per la mobilità, inclusa la rete escursionistica, non ricomprese nella parte
strutturale, nel rispetto dei requisiti di cui al Titolo VI, Capo III, nonché le aree per servizi e i parchi urbani e
territoriali;
d) individua e disciplina, all’interno delle aree classificate dal PRG, parte strutturale, come zona agricola, ai sensi dell’articolo 21,
comma 2,lettera g), gli ambiti per nuovi insediamenti. L’estensione e capacità insediativa dei nuovi insediamenti è
programmata nel tempo valutandone la fattibilità in relazione alle reti tecnologiche, alle infrastrutture della mobilità e alle
compatibilità paesaggistiche e ambientali. Il PRG, parte operativa, ne definisce inoltre i caratteri fissando, in relazione alla
natura del sito e a quella orografica del suolo, nonché in rapporto alle preesistenze insediative, gli indici di utilizzazione anche
ai fini della perequazione di cui al Capo V, le dotazioni territoriali e funzionali minime, le possibili destinazioni d’uso e le
altezze massime;
30
Quadro degli obiettivi e delle azioni

Piano settoriale
Questo strumento riguarda un settore di azione sul
territorio, che può essere relativo ad interventi di
conservazione o di trasformazione.
Il piano di settore può pertanto riferirsi all’assetto del
paesaggio, allo sviluppo industriale, alla riqualificazione
agricola.
In generale ha forma di piano di coordinamento esteso alla
scala ampia (subprovinciale, provinciale), ma può
riguardare anche l’intero territorio regionale.

31
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Quadro degli obiettivi e delle azioni
Piani di settore

Secondo la Legge urbanistica abruzzese la Regione (Art. 6, L.R.


70/95) “…. Può predisporre i Piani di Settore relativi all’intero
territorio regionale, o parti di esso.
I piani di settore riguardano le seguenti materie: agricoltura-
industria-turismo-trasporti-sanità-edilizia abitativa-lavori
pubblici-demanio marittimo-tutela delle acque-bacini idrici-tutela
dei beni ambientali e naturali.
….le indicazioni contenute nei piani di settore sono vincolanti e
devono essere recepite dagli enti locali infraregionali.

Rapporto con gli strumenti urbanistici: Passivo, Attivo, Sostitutivo

32
Quadro degli obiettivi e delle azioni
Piani di settore

33
ESEMPI DI PIANI SETTORIALI
(Provincia di Piacenza)

34
35
36
Tipologie di strumenti di pianificazione
TIPOLOGIE DI STRUMENTI DI PIANIFICAZIONE
Modalità di controllo delle previsioni
Piano degli assetti (corrispondenza univoca localizzazione-usi previsti)
Piano delle idoneità (compatibilità/incompatibilità tra localizzazioni e usi)

Quadro degli obiettivi e delle azioni


Piano generale (azione sulla intera gamma delle trasformazioni territoriali)
Piano settoriale (azione su singoli aspetti di trasformazione territoriale)

Dimensione territoriale e livello di operatività


Quadro di riferimento (livello regionale o interregionale)
Piano di coordinamento (livello provinciale odi area sottoregionale)
Piano strutturale (livello intercomunale o comunale)
Piano attuativo (livello sottocomunale)

37
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA
REGIONE UMBRIA
LEGGE REGIONALE 21 gennaio 2015, n. 1.
Testo unico governo del territorio e materie correlate

38
Dimensione territoriale e livello di operatività

Quadro di riferimento
Il quadro di riferimento regionale (Q.R.R. nella legge regionale abruzzese) ha i seguenti
contenuti (L.R. 70/95, art.3):
•Individua e articola gli ambiti subprovinciali in riferimento ai quali devono essere redatti i
Piani Territoriali;
•Individua le aree di preminente interesse regionale per la presenza delle risorse
naturalistiche, paesistiche, archeologiche, storico-artistiche, agricole, energetiche, per la
difesa del suolo;
•Fornisce i criteri di salvaguardia delle risorse medesime;
•Stabilisce obiettivi relativi alla consistenza demografica, all’occupazione nei diversi settori
produttivi e definisce la dimensione degli insediamenti residenziali e produttivi per la
Provincia o per altri eventuali ambiti, individuandone localizzazioni, quantità secondo
indicatori e standards di sviluppo;
•Indica insediamenti produttivi, turistici e il sistema delle attrezzature di interesse regionale;
•Definisce la struttura del sistema della viabilità e delle altre reti infrastrutturali interregionali e
di grande interesse regionale.
39
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Dimensione territoriale e livello di operatività

QRR Abruzzo

40
Quadro di riferimento regionale – QRR - Esempio
Dimensione territoriale e livello di operatività

41
Quadro di riferimento regionale – QRR – Legenda tipo
Dimensione territoriale e livello di operatività

42
Dimensione territoriale e livello di operatività
LEGGE REGIONALE N. 23 DEL 11-08-1999
REGIONE BASILICATA
Quadro strutturale regionale TUTELA, GOVERNO ED USO DEL TERRITORIO

BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE BASILICATA


N. 47 del 20 agosto 1999
ARTICOLO 12

Quadro Strutturale Regionale

1. Il Quadro Strutturale Regionale (QSR) è l’atto di programmazione territoriale con il quale la Regione definisce gli
obiettivi strategici della propria politica territoriale, in coerenza con le politiche infrastrutturali nazionali e con le
politiche settoriali e di bilancio regionali, dopo averne verificato la compatibilità con i principi di tutela, conservazione
e valorizzazione delle risorse e beni territoriali esplicitate nella Carta Regionale dei Suoli.

2. Il QSR contiene:
a) l’individuazione, nell’ambito dei Sistemi Naturalistico-Ambientale, Insediativo e Relazionale, di una strategia
territoriale che rafforzi gli effetti di complementarietà e di integrazione tra le varie parti degli stessi, al fine di
migliorarne la qualità e la funzionalità complessive;
b) l’individuazione delle azioni fondamentali per la salvaguardia dell’ambiente, la difesa del suolo in coerenza con
quanto disposto dai Piani di Bacino, la prevenzione e la difesa dall’inquinamento, dalle calamità naturali, con
particolare riferimento alla integrazione delle stesse azioni;
c) l’indicazione delle azioni strategiche coordinate con gli analoghi Quadri di assetto delle altre regioni e con le Linee
fondamentali di assetto del territorio nazionale;
d) l’indicazione degli ambiti territoriali interessati dalle azioni di cui alle lettere b) e c).

3. Il QSR viene formato, adottato ed approvato con le modalità previste al successivo art. 36.

4. Al fine di rendere coerenti le previsioni del QSR con quelle delle Regioni contermini, il QSR viene loro trasmesso
ufficialmente, invitandole a formulare eventuali osservazioni entro il termine di 30 giorni. 43
Contenuti del Piano di coordinamento
Legge 17 agosto 1942, n. 1150

5. Formazione ed approvazione dei piani territoriali di coordinamento


1. Allo scopo di orientare o coordinare l’attività urbanistica da svolgere in determinate parti
del territorio nazionale, il Ministero dei lavori pubblici ha facoltà di provvedere, su parere
del Consiglio superiore dei lavori pubblici, alla compilazione di piani territoriali di
coordinamento fissando il perimetro di ogni singolo piano.

2. Nella formazione dei detti piani devono stabilirsi le direttive da seguire nel territorio
considerato, in rapporto principalmente:
a) alle zone da riservare a speciali destinazioni ed a quelle soggette a speciali vincoli o limitazioni di
legge;
b) alle località da scegliere come sedi di nuovi nuclei edilizi od impianti di particolare natura ed
importanza;
c) alla rete delle principali linee di comunicazione stradali, ferroviarie, elettriche, navigabili esistenti
e in programma.
44
Dimensione territoriale e livello di operatività

Piano di coordinamento
ART. 7 Regione Abruzzo, L.R. 70/95
Piano Territoriale
Il Piano Territoriale costituisce l'articolazione territoriale del Q.R. R. a livello di ciascuna provincia e degli ambiti di cui alla lettera a)
del 2° comma dell'art. 3.
Il P.T. riguarda l'intero territorio di ciascuna Provincia o il territorio degli ambiti eventuali di cui all'art. 3, 2° comma, lett. a);
Il P.T., tenendo conto degli ambiti fissati dal Q.R.R.:
a) individua le zone da sottoporre a speciali misure di salvaguardia dei valori naturalistici, paesistici, archeologici, storici, di difesa del
suolo, di protezione delle risorse idriche, di tutela del preminente interesse agricolo;
b) fornisce, in relazione alle vocazioni del territorio ed alla valorizzazione delle risorse, le fondamentali destinazioni e norme d'uso:
per il suolo agricolo e forestale; per la ricettività turistica e gli insediamenti produttivi industriali ed artigianali; per l'utilizzazione delle
acque; per la disciplina dell'attività estrattiva;
c) precisa ed articola, per singolo Comune obbligato alla formazione del P.R.G. e del P.R.E., o per gruppi di Comuni non obbligati, le
previsioni demografiche ed occupazionali e le quantità relative alla consistenza degli insediamenti residenziali fornite dal Q.R.R. per
l'intera Provincia o per gli ambiti eventuali di cui all'art. 3, comma 2°, lett. a);
d) indica il dimensionamento e la localizzazione, nell'ambito dei Comuni interessati, degli insediamenti produttivi, commerciali,
amministrativi e direzionali, di livello sovracomunale;
fornisce il dimensionamento e la localizzazione, nell'ambito dei Comuni interessati, delle attrezzature di servizio pubblico e di uso
pubblico di livello sovracomunale, con particolare riferimento ai parchi ed ai servizi per la sanità e l'istruzione sentiti, al riguardo, le
[Link]. ed i distretti scolastici competenti;
f) articola la capacità ricettiva turistica, con riferimento ai singoli territori comunali interessati, indicando attrezzature ed impianti per lo
svolgimento degli sports invernali e per la utilizzazione turistica della montagna, per le attività balneari e per gli approdi turistici e
relativi servizi, individuandone le localizzazioni nonchè le fondamentali tipologie ricettive, con particolare riguardo alle strutture per il
turismo sociale, alle attrezzature a rotazione d'uso ed agli insediamenti turistico-residenziali;
g) individua il sistema della viabilità e di trasporto e la rete delle altre infrastrutture di ' interesse sovracomunale;
h) fissa le quantità massime di territorio che i singoli Comuni obbligati alla formazione del P.R.G. o del P.R.E. possono destinare, nel
decennio, alle nuove previsioni residenziali e produttive;
i) precisa le percentuali minime del fabbisogno di alloggi per usi residenziali e turistici da soddisfare, da parte dei Comuni, mediante
il recupero di edifici esistenti degradati;
1) indica, per i Comuni obbligati alla formazione del P.E.E.P., le quote minime di residenza da realizzare come edilizia economica e
popolare. 45
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Dimensione territoriale e livello di operatività LEGGE REGIONALE N. 23 DEL 11-08-1999
REGIONE BASILICATA

ARTICOLO 13 Piano strutturale provinciale TUTELA, GOVERNO ED USO DEL TERRITORIO

BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE BASILICATA


N. 47 del 20 agosto 1999
Piano Strutturale Provinciale

1. Il Piano Strutturale Provinciale (PSP) è l’atto di pianificazione con il quale la Provincia esercita, ai sensi della L.
142/90, nel governo del territorio un ruolo di coordinamento programmatico e di raccordo tra le politiche territoriali
della Regione e la pianificazione urbanistica comunale, determinando indirizzi generali di assetto del territorio
provinciale intesi anche ad integrare le condizioni di lavoro e di mobilità dei cittadini nei vari cicli di vita, e ad
organizzare sul territorio le attrezzature ed i servizi garantendone accessibilità e fruibilità.

2. Il PSP contiene:
a) il quadro conoscitivo dei Sistemi Naturalistico Ambientale, Insediativo e Relazionale, desunto dalla CRS e
dettagliato in riferimento al territorio provinciale;
b) l’individuazione delle linee strategiche di evoluzione di tali Sistemi, con definizione di:
— Armature Urbane essenziali e Regimi d’Uso previsionali generali (assetti territoriali a scala sovracomunale)
contenuti nel Documento Preliminare di cui all’art. 11;
— indirizzi d’intervento per la tutela idro-geo-morfologica e naturalistico-ambientale del territorio provinciale, in
quanto compatibili con quanto disposto dalla successiva lett. d);
c) la Verifica di Coerenza di tali linee strategiche con gli indirizzi del QSR ai sensi dell’art. 29 e la Verifica di
Compatibilità con i Regimi d’Intervento della CRS ai sensi dell’art. 30;
d) gli elementi conoscitivi e vincolanti desumibili dai Piani di Bacino, dai Piani dei Parchi e dagli altri atti di
programmazione e pianificazione settoriali;
e) gli elementi di coordinamento della pianificazione comunale che interessano comuni diversi, promuovendo la
integrazione e la cooperazione tra enti;
f) le Schede Strutturali di assetto urbano relative ai Comuni ricadenti nel territorio provinciale, elaborato secondo lo
schema-tipo previsto dal Regolamento d’Attuazione di cui all’art. 2, le quali potranno essere ulteriormente esplicitate
dai Comuni in sede di approvazione del proprio Piano Strutturale Comunale;
g) le opportune salvaguardie relative a previsioni immediatamente vincolanti di cui al successivo 4° comma; 46
h) gli elementi di integrazione con i piani di protezione civile e di prevenzione dei Rischi di cui alla L.R. 25/98.
Dimensione territoriale e livello di operatività
1. Il Piano Strutturale Comunale (PSC) definisce le indicazioni strategiche per il governo del
territorio comunale, contenute dal PSP, integrate con gli indirizzi di sviluppo espressi dalla

Piano comunità locale.

strutturale 2. Il PSC contiene:

a) il quadro conoscitivo dei Sistemi Naturalistico Ambientale, Insediativo e Relazionale, desunto


dalla CRS e specificato in dettaglio con riferimento al territorio comunale, e contiene il quadro
conoscitivo finalizzato al riequilibrio ed alla riorganizzazione dei tempi di vita, degli orari e della
mobilità;

b) gli obiettivi da perseguire nel governo del territorio comunale definiti nel Documento
Preliminare di cui all’art. 11;

c) la individuazione e precisazione, nell’ambito dei Sistemi di cui alla precedente lettera a), dei Sub-
Sistemi Naturalistico-Ambientale, Insediativo e Relazionale, riconoscibili nel territorio comunale,
con la definizione dell’Armatura Urbana e dei Regimi d’Uso previsionali (nuovo assetto del
territorio comunale) da realizzare per conseguire gli obiettivi di cui al punto b);

d) la verifica di coerenza di tali previsioni con gli indirizzi del PSP e la verifica di compatibilità con
i Regimi d’Intervento della CRS;

e) l’eventuale perimetrazione dei Piani Operativi di cui al successivo art. 15, di importanza
strategica;

f) i regimi di salvaguardia, di durata non superiore a quattro anni, relativi a previsioni


immediatamente vincolanti di cui al successivo 4° comma, da rispettare fino all’approvazione dei
Piani Operativi;
LEGGE REGIONALE N. 23 DEL 11-08-1999
REGIONE BASILICATA
g) gli indirizzi ed i parametri da rispettare nella predisposizione dei PO, e la definizione delle
TUTELA, GOVERNO ED USO DEL TERRITORIO dimensioni massime ammissibili degli insediamenti, nonchè delle infrastrutture e servizi necessari
per garantirne la realizzazione entro tempi coerenti con i Programmi Triennali dei Lavori Pubblici
BOLLETTINO UFFICIALE DELLA REGIONE BASILICATA
N. 47 del 20 agosto 1999 di cui all’art. 14 della Legge n. 109/94;

h) i perimetri dei Distretti Urbani di cui all’art. 34, 1° comma. 47


UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Dimensione territoriale e livello di operatività

Schema strutturale - attuativo


Cos’è
Cos’è

Dettaglio attuativo

48
Dimensione territoriale e livello di operatività

Piano attuativo
Il piano attuativo è altrimenti detto “esecutivo” e contiene
elementi tali da consentire il trasferimento sul territorio in
pratica delle indicazioni presentate negli strumenti generali.
La legislazione corrente prevede diverse tipologie di piani
esecutivi, normati dalle leggi urbanistiche regionali.
Nel seguito sono riportati gli strumenti contenuti nella legge
urbanistica regionale abruzzese, n. 70/95.

49
UNIVERSITA’ DELL’AQUILA –
Dimensione territoriale e livello di operatività

Piano Regolatore Esecutivo (PRE)


ART. 12
Piano Regolatore Esecutivo Principi e contenuti
Il P.R.E. è obbligatorio per i Comuni che hanno una popolazione residente superiore a 1.500 abitanti e/o una
consistenza edilizia residenziale, compresa la turistica, superiore a 3.000 vani abitati e che non sono compresi
nell'elenco dei Comuni obbligati alla redazione del P.R.G.. È, inoltre, obbligatorio, per i Comuni che pur non
avendo le predette dimensioni, sono indicati nel Q.R.R. per le loro particolari caratteristiche. Per i restanti
Comuni rimane salva la facoltà di dotarsi del P.R.E. ovvero delle N.U.E. di cui al successivo art. 16.
Il P.R.E.:
- disciplina l'intero territorio comunale,
- ha un arco di validità temporale non superiore a dieci anni dalla data di approvazione;
ha, di norma, i contenuti di carattere generale previsti al precedente art. 9, comma 3°;
- si attua attraverso concessione edilizia diretta.
Il P.R.E. deve inoltre contenere:
- le norme tecniche di attuazione e le eventuali prescrizioni speciali, edilizie, urbanistiche, igienico-ambientali,
antisismiche;
- gli elenchi catastali delle proprietà da espropriare e da vincolare per l'attuazione del piano;
- la previsione di massima delle spese necessarie per la attuazione del piano.

50
Dimensione territoriale e livello di operatività

Piano Regolatore Esecutivo (PRE)


2
Ai fini del rilascio delle concessioni edilizie dirette nelle aree di nuova edificazione, il P.R.E. in particolare deve
indicare:
a) la suddivisione in lotti con la relativa individuazione catastale, la indicazione della tipologia edilizia e dei
relativi parametri, e, nel caso di zona residenziale con indice di edificabilità fondiario maggiore di 2 mc/mq,
l'ubicazione degli edifici mediante sagome di massimo ingombro;
b) la progettazione di massima della rete viaria, dei percorsi pedonali, degli spazi di sosta e di parcheggio, e le
relative previsioni di spesa;
c) lo schema di massima, corredato della relativa previsione di spesa, delle reti fognante, idrica, telefonica, del
gas, di distribuzione di energia elettrica e della pubblica illuminazione, nonchè di ogni altra infrastruttura
necessaria in relazione alla destinazione dell'insediamento o
Ai fini del rilascio delle concessioni edilizie nelle aree già edificate il P.R.E. deve indicare:
a) gli edifici destinati a demolizione e quelli soggetti a restauro, risanamento e ristrutturazione, individuati su
base catastale;
b) i progetti o schemi di massima dei necessari adeguamenti delle opere di urbanizzazione primaria e
secondaria di cui al precedente comma 7 lettera b), c), e le relative previsioni di spesa.

51
Dimensione territoriale e livello di operatività
Il PRE – Esempio 1

52
Dimensione territoriale e livello di operatività
Il PRE – Esempio 2

53
Dimensione territoriale e livello di operatività Il PRE – Esempio 3

54
Dimensione territoriale e livello di operatività

Altri Piani attuativi


ART. 19
Piani particolareggiati Contenuti
I Piani Particolareggiati devono indicare:
a) l'inquadramento nello strumento urbanistico generale;
b) la delimitazione del piano;
c) le aree e gli edifici da sottoporre a vincoli di salvaguardia per motivi di interesse paesistico, storico-artistico,
ambientale, nonché i vincoli a protezione delle infrastrutture e delle attrezzature di carattere speciale;
d) gli spazia da destinare agli insediamenti residenziali, produttivi e terziari, precisando la suddivisione delle
aree in isolati, lo schema planovolumetrico degli edifici previsti, la configurazione di quelli esistenti con le
relative destinazioni d'uso e tipologie edilizie;;
e) gli edifici esistenti ed in progetto, nonché le aree per le attrezzature di interesse pubblico ed i beni da
assoggettare a speciali vincoli o servitù;
f) la rete viaria carrabile e pedonale, gli spazi di sosta e di parcheggio, con la precisazione dei principali dati
plano-altimetrici e degli allacciamenti alla viabilità urbana;
g) la progettazione di massima per la realizzazione o l'adeguamento delle reti fognanti, idrica, telefonica, del
gas, di distribuzione di energia elettrica e della pubblica illuminazione, nonché di ogni altra infrastruttura
necessaria all'insediamento;
h) gli edifici destinati a demolizione ovvero soggetti a restauro, a risanamento conservativo ed a
ristrutturazione edilizia;
i) le norme tecniche di esecuzione e le eventuali prescrizioni speciali;
1) gli elenchi catastali delle proprietà comprese nei comparti di intervento e di quelle da espropriare e da
vincolare; 55
m) la previsione di massima delle spese necessarie per l'attuazione del piano.
Strumenti Urbanistici Attuativi:
Piani Particolareggiati (Art.13 1150/1942);

Piani di Lottizzazione (Art.28 1150/1942) accordo tra privato e pubblico relativamente agli
oneri di urbanizzazione (cessione delle aree a titolo gratuito per le opere di urbanizzazione
primaria e secondaria, modalità e tempi di realizzazione dell’intervento, garanzie
finanziarie)

Piani per l’Edilizia Economica e Popolare (Legge 167/1962);

Piani per Insediamenti Produttivi (Legge 167/1962);

Piani di Recupero (Legge 457/1978)


- Fase di ricognizione delle aree da sottoporre a recupero;
- Delimitazione delle aree in sede del redigendo PRG o, se vigente, con delibera del
Consiglio Comunale;
- Possono essere di iniziativa comunale o privata;

56
LE SCALE DEI PIANI

QUADRI DI RIFERIMENTO REGIONALE 1:200.000


PIANI TERRITORIALI 1:100.000
PIANI DI SETTORE 1:25.000
PIANI COMUNALI GENERALI O STRUTTURALI 1:5.000 – 1:2.000
PIANI OPERATIVI 1:2.000
PIANI ATTUATIVI O ESECUTIVI 1:1.000-1:500

57

Potrebbero piacerti anche