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Il XVII secolo segna la nascita della scienza moderna, caratterizzata da un approccio critico e sperimentale alla conoscenza, in contrapposizione al modello geocentrico aristotelico. Il movimento barocco, che si sviluppa in questo periodo, privilegia la novità e l'insolito, con una poetica anticlassicistica che mira a stupire il pubblico attraverso artifici retorici e una varietà di temi. Giambattista Marino emerge come figura centrale del barocco italiano, con opere che riflettono la ricerca di effetti meravigliosi e un rifiuto delle regole classicistiche, mentre Galileo Galilei contribuisce significativamente alla rivoluzione scientifica con le sue scoperte e il suo metodo innovativo.

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Il XVII secolo segna la nascita della scienza moderna, caratterizzata da un approccio critico e sperimentale alla conoscenza, in contrapposizione al modello geocentrico aristotelico. Il movimento barocco, che si sviluppa in questo periodo, privilegia la novità e l'insolito, con una poetica anticlassicistica che mira a stupire il pubblico attraverso artifici retorici e una varietà di temi. Giambattista Marino emerge come figura centrale del barocco italiano, con opere che riflettono la ricerca di effetti meravigliosi e un rifiuto delle regole classicistiche, mentre Galileo Galilei contribuisce significativamente alla rivoluzione scientifica con le sue scoperte e il suo metodo innovativo.

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Barocco

Nel XVII nasce la scienza moderna: rivoluzione della visione dell’universo e ripensamento dei fini e dei metodi della conoscenza.
I risultati della nuova scienza erano stati preparati nel corso dei secoli precedenti dallo spirito critico dell'Umanesimo e da figure
eclettiche quali quella di Leonardo da Vinci, ma solo nel XVII secolo il pensiero scientifico sviluppa caratteristiche nuove che noi
tuttora riconosciamo come fondamentali: il rigore deduttivo delle indagini, la formulazione di ipotesi a partire dall'osservazione
della realtà, la selezione dei fenomeni osservati e la verifica sperimentale delle ipotesi formulate. Il modello aristotelico-
tolemaico, che poneva la Terra immobile al centro dell'universo, era stato per secoli alla base del pensiero occidentale. Avallato
anche dalla Chiesa, esso permetteva di concepire un universo ordinato e immutabile, organizzato gerarchicamente e basato
sull'idea della centralità dell'uomo. Questa visione entra in crisi già alla metà del 500, grazie all'opera dell'astronomo Niccolò
Copernico, che per primo concepisce la teoria eliocentrica, secondo la quale il Sole è posto al centro dell'universo e la Terra vi
ruota attorno, al pari di tutti gli altri pianeti. La teoria copernicana diviene il punto di partenza per le nuove scoperte del XVII
secolo. Galileo Galilei (1564-1642), attraverso le sue scoperte fisiche e astronomiche, ma soprattutto grazie a un nuovo metodo
che unisce osservazione sperimentale e verifica matematica delle ipotesi, giunge a dimostrare l'infondatezza del sistema
geocentrico. Si apre il contrasto tra verità sperimentali e verità di fede, si apre un solco profondo fra i due.

Nelle sue molteplici manifestazioni, la sensibilità barocca é caratterizzata dal gusto della novità, soluzioni insolite e bizzarre, volte
a stupire e meravigliare attraverso forme spettacolari. La nuova sensibilità barocca tende a privilegiare il particolare rispetto
alla visione unitaria e l'irregolarità rispetto alle visioni armoniche ed equilibrate. Il fascino degli oggetti insoliti e bizzarri si
esprime anche nell'abbigliamento del tempo, giochi d'acqua dei parchi e delle fontane o nella moda delle stanze delle meraviglie.
Il desiderio di stupire si spinge fino a privilegiare il brutto, grottesco e deforme, purché attiri l’attenzione.

É un ampio movimento culturale, artistico e letterario di portata europea che caratterizza il 17 sec. Esso si incentra sulla ricerca della
novità e sullo sperimentalismo formale, elaborando una poetica anticlassicistica finalizzata a suscitare diletto, meraviglia e stupore nel
pubblico, attraverso un ampio ricorso ad artifici retorici e formali.

1)Gli autori barocchi elaborano una poetica anticlassicistica, secondo la quale l'arte non è più intesa come imitazione della
natura, ma come sua libera ricreazione, in una sorta di gara dell'artista con la natura.
2)Vengono abbandonati i principi di equilibrio e armonia a favore della ricerca del nuovo e dell'insolito, che comporta un vivace
sperimentalismo di forme, generi e temi.
3)Scopo dell'arte è ora il piacere procurato al lettore, sollecitato attraverso la meraviglia. L'artista è considerato tale solo se è in
grado di stupire il pubblico, di cui deve assecondare i gusti e le mode. Abilità dell'artista e il suo ingegno, capace di elaborare
immagini insolite e bizzarre.
4)L'arguzia e l'acutezza dell'artista si esprimono nell'uso esasperato degli artifici retorici, grande rilievo ha la metafora, capacità
di collegare fra loro immagini apparentemente distanti, con effetti sorprendenti e insoliti.
5)Nasce anche il concettismo, l'insolito accostamento di elementi tra loro antitetici, finalizzato a sorprendere il lettore.

Le tematiche appaiono in certa misura secondarie e tendono spesso, a fornire un semplice spunto per l'estro compositivo del
poeta. Vi é un significativo ampliamento della materia letteraria, con aperture verso situazioni insolite (la donna con gli occhiali,
la pulce sul petto di una bella donna ecc.) e anche grottesche o brutte. Nella varietà dei temi si possono comunque registrare
due atteggiamenti paralleli e complementari: da un lato testi che esprimono entusiasmo per le novità e un senso gioioso della
vita, con un abbandono ai piaceri e alle meraviglie del mondo; dall'altro opere che insistono su tematiche più cupe e angosciate
come la morte, lo scorrere del tempo e la percezione della realtà come illusione o vano sogno. Lo sperimentalismo conduce alla
scoperta di generi nuovi, come il romanzo, trattato scientifico-filo, (donne) campo della saggistica.

Le corti signorili e la Chiesa restano i principali centri di produzione di cultura, una conseguenza é la crisi dell’industria editoriale
per il rischio di incombere nella censura o nelle sanzioni previste per chi stampasse libri proibiti dalla Chiesa.
1600: secolo di ferro Guerre - La guerra dei Trent'anni, crisi economica e demografica, pestilenze, assolutismo, controriforma.
sec d’oro rivoluzione scientifica - nasce la scienza moderna, si diffondono le accademie. Sec di luci e di ombre.
1610, pubblicazione documento di Galileo Galilei- 1690, fondata l’accademia di Arcadia. (date convenzionali). Dal 1690 si parla di
Arcadia e Roccoccò. Ad una nuova visione del mondo si contrappone una nuova poetica.

Giambattista Marino
Punto di riferimento della corrente del barocco italiano, che da lui prenderà il nome di “marinismo”. Fu nel 600 il letterato
italiano più famoso e celebrato in tutta Europa. Ambizioso e irrequieto, seppe trasformare i numerosi scandali della sua vita in
altrettante occasioni di promozione della sua opera, e non esitò ad accattivarsi le grazie di potenti protettori con
un'opportunistica ma volubile adulazione. Abile e spregiudicato nella vita come nell'arte, impose i suoi versi come modello per
un'intera generazione di artisti, raggiungendo un enorme successo poetico e mondano.

Nato a Napoli il 1569, ancora ragazzo è avviato dal padre agli studi di legge ma, insofferente a ogni costrizione e appassionato
alle lettere, viene diseredato e cacciato di casa per il suo comportamento provocatorio. Rimasto a Napoli, diventa segretario di
Matteo di Capua, ma due anni dopo finisce in carcere per aver sedotto la figlia di un facoltoso mercante. Liberato ma
nuovamente incarcerato per falso, scontata la pena si rifugia a Roma, dove entra a contatto con gli ambienti letterari della città;
pubblica a Venezia le sue prime Rime. Fu a servizio del cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di Clemente VIII, e lo segue poi nella
sede vescovile di Ravenna. Sempre al seguito dell'Aldobrandini, si sposta a Torino; la stesura di un poemetto encomiastico gli
vale la nomina a cavaliere e l'ingresso nella corte del duca Carlo Emanuele I di Savoia. I riconoscimenti ottenuti attirano però su
Marino l'invidia del poeta genovese Gaspare Murtola, segretario di Carlo Emanuele. L'aspra polemica fra i due si concretizza
dapprima in uno scambio di sonetti satirici (la Murtoleide di Marino e la Marineide di Murtola) e sfocia nel sangue quando M
cerca di uccidere il rivale a pistolettate, ma resta illeso e celebra anzi la propria vittoria ottenendo la grazia per M, ma due anni
dopo viene a sua volta nuovamente incarcerato, forse a causa di alcuni versi offensivi verso il duca. Dopo la liberazione, accetta
l'invito di Maria de' Medici, la vedova del re di Francia Enrico IV, e si reca a Parigi, dove dà alle stampe la sua opera maggiore: il
poema in ottave Adone. Rientrato in Italia, dopo un breve soggiorno a Roma il poeta si trasferisce a Napoli, dove muore all'apice
del successo il 25 marzo 1625.

Oltre all’ Adone, la raccolta di liriche che sancisce il suo successo è La lira, pubblicata nel 1608, in cui confluiscono le Rime
giovanili, con l'aggiunta di nuovi testi. Nella struttura, suddivisa in tre parti, le liriche, di argomento per lo più amoroso ma anche
encomiastico e religioso, sono raggruppate secondo criteri ora tematici (rime «marittime», «boscherecce», «eroiche», «lugubri»
e «sacre») ora metrici, con una prevalenza di sonetti, madrigali e canzoni. La scelta testimonia con chiarezza l'abbandono della
struttura organica del modello petrarchesco a vantaggio di una varietà che sembra voler includere ed esaurire ogni aspetto di
una realtà multiforme, evocata in versi di intensa musicalità (il titolo della raccolta rinvia alla «lira» come strumento musicale).

La galeria, raccolta pubblicata in Francia nel 1619 che nelle intenzioni originarie dell'autore era concepita come una sorta di
«libro figurato», in cui incisioni artistiche si alternassero alla descrizione in versi di opere d'arte reali o immaginarie, divise in
Pitture e Sculture. Le illustrazioni non furono poi realizzate, ma l'opera resta un'invenzione originale in cui la poesia trae
ispirazione non dalla realtà, ma da altre opere d'arte, ribadendone implicitamente l'artificiosa superiorità rispetto alla natura
stessa. Al filone mitologico-pastorale si ricollega infine La sampogna, una raccolta di 12 idilli e favole bucoliche dedicate
soprattutto agli amori tra ninfe e pastori, con un'accentuata vena sensuale. Tra le opere minori di Marino sono da ricordare la
Murtoleide (gli 81 sonetti satirici contro Murtola, pubblicati nel 1619), gli Epitalami (componimenti per le nozze di personaggi di
corte, editi nel 1616) e alcune rime sacre.

Nella sua poesia trova piena applicazione la poetica barocca, incentrata sulla ricerca della novità e degli effetti «meravigliosi»
volti a stupire il lettore attraverso il ricorso a temi inconsueti e a all'abuso di artifici retorici e metafore ingegnose. All'interno di
una produzione poetica rivolta programmaticamente alla rottura rispetto ai canoni tradizionali, si comprende la scelta di opporsi
alle regole classicistiche in nome di un acceso sperimentalismo, teso alla ricerca del consenso del pubblico. Tratto distintivo della
poesia di Marino è quindi il netto rifiuto dei principi estetici di misura, equilibrio e verosimiglianza che avevano dominato il
classicismo cinquecentesco, a cui si contrappone la ricerca del nuovo e del bizzarro. Questo atteggiamento non esclude tuttavia
il rapporto dialettico con gli autori del passato, le cui opere sono anzi riguardate come una sorta di immenso repertorio di
immagini e spunti eterogenei che vengono ripresi e contaminati tra loro per ottenere effetti sorprendenti e innovativi. Questo
tipo di operazione viene anzi effettuato da Marino con tanta libertà da indurlo a difendersi dall'accusa di plagio. Esclude il ricorso
all'imitazione integrale, ma sostiene la legittimità del riuso del materiale letterario preesistente, decontestualizzato e
rifunzionalizzato secondo i propri fini.

Un mondo umano e naturale di straordinaria ricchezza e varietà, mobile e sensuale, lontanissimo dalle rarefatte atmosfere
petrarchiste. In questo lussureggiante accumularsi di immagini, la scrittura è però tutt'altro che realistica, in quanto gli oggetti e
le situazioni concrete vengono costantemente trasfigurati e manipolati, filtrati attraverso la lente deformante dell'artificio
letterario. L'uso insistito di metafore ardite, allusioni, variazioni e mescolanze di registri differenti non si propone lo scopo di
riprodurre il reale ma di suscitare nel lettore una sorta di shock intellettuale, che nasce dall'accumulo di arguzie e concettismi
studiati a tavolino. Evoca così un mondo in perenne metamorfosi, inquietante e straniato ma anche voluttuoso e sensuale,
attraverso una poesia che non si propone scopi di edificazione morale ma un intento puramente edonistico, volto a suscitare nel
pubblico un piacere che deriva dalla preziosità delle immagini e dalla loro continua variazione. Impostata sul principio della
«meraviglia», la poesia rifugge abilmente dagli eccessi in cui cadranno alcuni dei suoi numerosi imitatori, evitando concettismi ed
espressioni troppo astruse. La sua abilità si evidenzia piuttosto nella scelta di situazioni inconsuete, specie nel repertorio
amoroso: cantate donne di pelle nera o di estrazione sociale bassa, come le lavoratrici e le zingare, senza tuttavia indulgere nella
rappresentazione del brutto o del deforme. Il linguaggio, arricchito da neologismi derivanti da registri diversi ma innestati su
una base aulica, come pure nella ricerca degli effetti musicali e fonici, particolarmente evidenti nella predilezione per la forma
metrica del madrigale.

Galileo Galilei
Nasce a Pisa nel 1564. Da padre musicologo e compositore, è un esponente di rilievo della cultura fiorentina e studia pertanto a
Firenze, ricevendo un'eccellente educazione di stampo umanistico, al suo ritorno a Pisa intraprendere gli studi universitari di
medicina, ma i suoi interessi si rivolgono ben presto verso la matematica e la fisica, in opposizione all'aristotelismo dominante.
Rientrato a Firenze per le disagiate condizioni familiari, senza essersi laureato ma avendo ormai chiarito la sua vocazione
scientifica, affianca un'intensa attività di studio all'insegnamento privato. Risalgono a questi anni i suoi primi studi di meccanica:
scopre l'isocronismo del pendolo e tre anni dopo perfeziona la bilancia idrostatica di Archimede che determina il peso specifico
dei corpi e ne descrive il funzionamento nello scritto La bilancetta, pubblicato postumo. Nel 1589 Galilei accetta la cattedra di
matematica presso l'università di Pisa e nel triennio in cui la regge compie studi che gli fanno intuire l'inattendibilità del sistema
geocentrico risalente ad Aristotele e Tolomeo. Alla morte del padre, si trova nella condizione di dover sostenere la famiglia e si
sposta da Pisa all’uni di Padova, dove inizia a sviluppare il suo pensiero.

Gli anni trascorsi a Padova sono la fase più produttiva e serena della sua vita: la presenza di un'aristocrazia colta, attenta al
dibattito scientifico, e l'interesse del governo della Serenissima a incentivare studi che si possano tradurre in innovazioni
tecnologiche in ambito navale, militare e agricolo creano un terreno fertile per gli studi galileiani. La costruzione del
cannocchiale, già realizzata in Olanda, ma perfezionata in modo da poterlo applicare all'osservazione astronomica. Attraverso
l'osservazione ravvicinata della Luna scopre i suoi monti e la somiglianza tra la sua superficie e quella della Terra - che smentiva il
principio che i corpi celesti, a differenza della Terra, fossero inalterabili - osserva le fasi di Venere e i quattro satelliti di Giove.
Queste scoperte ispirano il Sidereus nuncius («Messaggero celeste», 4 satelliti micenei, 1610), l'opera con cui si impone
all'attenzione dell'intera comunità scientifica europea. Grazie alla fama conseguita, assume a Firenze l'incarico al «matematico
primario dello studio di Pisa e filosofo del granduca». Libero dall'insegnamento, può dedicarsi interamente alla ricerca. I risultati
conseguiti rafforzano sempre più in Galilei la convinzione della correttezza del modello copernicano rispetto a quello tolemaico.
In un primo momento le sue scoperte vengono recepite con grande interesse, sebbene la Chiesa non sia propensa ad accettare
il copernicanesimo, ritenuto in contrasto con alcuni passi della Bibbia. Mosso da una sincera fede religiosa e dal desiderio di
diffondere le proprie osservazioni. intraprende una sistematica azione di convincimento rivolta agli ambienti culturali legati al
mondo ecclesiastico perché riconoscano l'autonomia della scienza dalla fede. Tale impegno trova espressione nelle cosiddette
Lettere copernicane, 4 ampie epistole rivolte alla duchessa Cristina di Lorena e a influenti esponenti del mondo ecclesiastico, ma
non é sufficiente a smuovere la Chiesa dalle sue posizioni e nel 1616 Galilei viene denunciato all'Inquisizione: si tratta di un
primo avvertimento a non sfidare la Chiesa sul terreno della scienza. Nonostante questo consiglio polemizza aspramente con
Orazio Grassi, autorevole gesuita, sulla natura delle comete: gli fa rispondere prima da un suo studente a cui O risponde
prendendosela con lui e O sotto lo pseudonimo “Lotario Sarsi” scrive “la lira astronomica” per rispondere, a cui uno studente
risponde e O risponde ancora con “il saggiatore” a cui faceva riferimento ad un astronomo danese Brae e galileo gli dice che si
appoggia su quel nome senza aver almeno rielaborato le parole, ma avendole solo riportate.

Confidando sull'appoggio del nuovo papa e sottovalutando la potenza dei suoi avversari (soprattutto gli ordini domenicano e
gesuita), pone mano a un nuovo progetto, volto a fare definitiva chiarezza nel dibattito fra i due modelli cosmologici, quello
tolemaico e quello copernicano. Nasce così il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, pubblicato
dopo un'intensa attività di mediazione diplomatica con le autorità ecclesiastiche. L'opera rispecchia una posizione favorevole al
copernicanesimo, e comprende 3 personaggi: salviati (riporta le idee di galileo), simplicio (teorie precedenti a galileo) e sagredo
(uditore, ascolta, persona comune che si trova tra due fuochi). nel suo dibattito simplicio non lo fa risultare stupido, ne riconosce
i limiti, in tal modo attaccando il suo avversario significava attaccare la chiesa. Scritta in volgare si rivolge ai dotti e alle persone
comuni.

Pochi mesi dopo la pubblicazione, il Dialogo viene sequestrato ed é costretto a comparire di fronte al Tribunale dell'Inquisizione
in un processo per eresia. Nel 06 del 1633 i giudici condannano Galilei, ormai anziano e quasi cieco, alla pubblica abiura del
copernicanesimo. Solo il suo atteggiamento remissivo lo salva dalla pena di morte; ottiene gli arresti domiciliari nella propria
villa di Arcetri, presso Firenze, dove viene assistito dalla figlia Virginia e rispetta formalmente il divieto di sostenere il
copernicanesimo, ma prosegue in realtà i suoi studi e compone Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze,
un'opera pubblicata in Olanda, il cui contenuto e rigore scientifico suonano come il definitivo affossamento della fisica
aristotelica. Muore l'8 gennaio 1642. Solo nel 1992 il papa Giovanni Paolo ll riconoscerà ufficialmente l'errore della Chiesa cattoli.

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