Freud
Freud
“...Freud inciampò nel «pozzo del passato», e trovò accesso alle profondità, mentre cercava
di affrontare le difficoltà dei suoi pazienti nel vivere nel presente e alla superficie”
Charcot aveva dimostrato che problemi fisici, come ad esempio l’«anestesia a guanto»
(ossia la mancanza di sensibilità nella mano), alcune forme di paralisi e le cecità isteriche,
non sembravano avere un’origine organica, ossia non dipendevano da danni neurologici,
ma dai pensieri del paziente rispetto a quelle parti del corpo.
I pazienti non avevano una consapevolezza di questi pensieri: questi ultimi, invece, avevano
un effetto potente sul piano fisico.
JEAN-MARTIN CHARCOT
Attraverso la trance ipnotica, Charcot aveva dimostrato che i pensieri e le idee potevano
essere utilizzati per provocare o curare disturbi fisici senza cause neurologiche.
«Il problema non è nella carne [....] il problema è un’idea estranea alla coscienza: l’idea del
paziente di non riuscire a sentire, a vedere, a camminare». Durante l’ipnosi, questa idea
poteva venire contrastata da un’altra idea (ingiunzione ipnotica) che ordinava di sentire,
vedere e camminare.
ingiunzione ipnotica = comando dato dal terapeuta al paziente in cui ad esempio gli si
ordinava di camminare, quando da vigile egli non riusciva, e subito cominciava a camminare
I pazienti che presentavano problemi non riconducibili a danni neurologici, durante la trance
ipnotica riuscivano a fare le cose che pensavano di non saper fare (ad esempio, se un
paziente non riusciva a camminare, durante la trance ipnotica camminava). Al risveglio i
pazienti tornano in uno stato vigile e non sono più in grado di svolgere tali attività.
La trance ipnotica dunque guariva i pazienti solo nel momento in cui questi si trovavano in
uno stato di incoscienza, ma non si trattava di una guarigione duratura.
Questo fa riflettere Freud che si inizia a chiedere cosa c’è al di sotto di questo processo…
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LA TAPPA INIZIALE: L’ISTERIA
Perché alcune idee diventano inaccessibili alla coscienza, causando disturbi così
invalidanti?
Nel 1880, Josef Breuer, collaboratore di Freud, fece qualche progresso nel trovare alcune
risposte, grazie alla paziente che aveva in cura in quel momento (Bertha Pappenheim, nota
con lo pseudonimo Anna O.).
Tuttavia si accorge che durante la trance ipnotica la paziente cominciava a fare una serie di
associazioni libere attraverso le quali il terapeuta Breuer si faceva guidare portando
all’individuazione di un evento molto passato da cui tutto è cominciato: il trauma originario.
I pazienti isterici infatti sembravano avere un evento traumatico (definito trauma o fatto
originario) avvenuto in epoche precoci e del quale non erano coscienti fino a quel momento.
Durante la trance ipnotica, la Pappenheim iniziò a parlare dei suoi sintomi: grazie
all’incoraggiamento di Breuer, le associazioni della ragazza consentirono di risalire al
momento in cui ogni sintomo era apparso: invariabilmente, dopo un evento disturbante e
stressante (il “fatto originario”, o trauma).
Quei discorsi e la scarica emotiva (abreazione) che si produceva all’emergere dei ricordi
degli eventi scatenanti avevano un effetto curativo.
Quando la paziente veniva a contatto con quell’esperienza traumatica, questa
improvvisamente si lasciava andare ad una scarica emotiva molto forte (ABREAZIONE) che
qui veniva considerata come curativa perché tranquillizzava la paziente da tutta la roba che
aveva dentro e che adesso ha recuperato ripescando quel fatto lì.
L’ipnosi quindi non è più un mezzo per guarire in sé, ma un contesto in cui le libere
associazioni possono avvenire. Queste conducono al trauma originario il cui contatto col
paziente produceva l’abreazione ed è questa scarica emotiva che veniva considerata -
almeno in questo momento - curativa.
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I ricordi bloccati…
Studi sull’isteria (Freud e Breuer, 1892-1895): l’isteria sarebbe causata da ricordi bloccati
e dalle emozioni a questi associate. Questi ricordi si sarebbero separati dal resto della
mente per ingigantirsi ed emergere alla superficie sotto forma di sintomi, apparentemente
inesplicabili.
Qualora si riuscisse a risalire alle loro origini, i sintomi scomparirebbero perché il loro
significato diventerebbe evidente e le emozioni ad essi associate potrebbero essere
scaricate (abreate).
Freud comincia ad allontanarsi dalla tecnica ipnotica: l’ha sperimentata, gli è servita per
comprendere ed ipotizzare alcuni meccanismi di funzionamento psichico, ma allo stesso
tempo si accorge che non serve affatto per guarire.
Tuttavia è grazie alla trance ipnotica che ha avuto l’opportunità di “inciampare” in quella
dimensione mentale che poteva spiegare l’influenza psichica sull’apparato fisico.
I ricordi che emergevano durante la trance ipnotica infatti si perdevano nuovamente una
volta che il paziente usciva dalla trance stessa: il paziente poteva quindi essere informato
dall’analista di quei ricordi, ma non poteva crearsene una consapevolezza esperienziale.
Nella mente del paziente c’era una forza che opponeva resistenza (la difesa), che si
attivava per mantenere i ricordi lontani dalla coscienza.
Quando arrivava a parlare del trauma originario che induceva l’abreazione, il paziente era
piuttosto turbato: questo costituiva una ulteriore conferma della perturbabilità di tale evento e
del suo potere potenzialmente disturbante e conflittuale.
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L’individuo fino a quel momento si era opposto al riemergere del ricordo traumatico al fine di
autotutelarsi perché troppo soverchiante.
Arrivati al punto del trattamento in cui questo ricordo emergeva, il paziente si opponeva
perfino decidendo di interrompere l’analisi oppure cercando di sviare le risposte
prendendosela con il terapeuta.
L’atteggiamento oppositivo del paziente veniva inizialmente considerato da Freud come una
resistenza che rendeva impraticabile da quel punto in poi l’analisi per mancanza di
compliance.
In realtà poi Freud si accorgerà che questa resistenza è un potente strumento di lavoro per il
cambiamento terapeutico perché comunica quanto l’evento traumatico sia doloroso e
disturbante.
Il ricordo rappresentava ancora una "cosa" che il paziente doveva essere sollecitato a
recuperare, non un fenomeno che si esprimeva nella relazione tra terapeuta e paziente.
Si cercava una cosa esterna che fosse stata la causa dei sintomi; ancora - sia per Breuer
che per Freud - il “fatto originario” era ancora qualcosa di veramente accaduto, aveva
concretezza e faceva parte della vita vissuta.
La resistenza del paziente a recuperare e riferire il ricordo veniva dunque interpretata come
opposizione e non come naturale ed ovvia manifestazione delle difficoltà che emergono
quando ci si interroga su se stessi in relazione all’altro.
La resistenza quindi in questa fase non veniva ancora considerata come quella difficoltà che
tutti noi abbiamo nel raccontare un fatto che causa estrema sofferenza cognitiva.
Nonostante ciò, Freud iniziò ad intuire l'esistenza di relazioni simboliche tra il sintomo e il
conflitto che lo aveva generato.
Tali relazioni non sono immediatamente afferrabili: esse richiedono una elaborazione,
soprattutto laddove il conflitto originario produca risposte organiche (come convulsioni,
restringimento del campo visivo…)
Freud si accorge che il sintomo che il paziente manifesta ha una relazione simbolica con
l’evento che lo ha generato. Le associazioni fatte dal paziente si scoprono non essere
casuali nel momento in cui si arriva al fatto originario: tutte conducevano lì e avevano con
quell’esperienza una relazione simbolica.
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Il “fatto originario”
Si individuò dunque un motivo per ammalarsi e questo motivo poteva essere ricercato
nel passato del soggetto isterico.
Il “fatto originario” era individuato come accaduto concreto, la ragione per cui il paziente si
era ammalato e dunque doveva essere ricercato nel passato perché le associazioni
conducevano tutte a qualcosa accaduto moltissimo tempo prima.
Queste prime (e ancora vaghe intuizioni) contengono già le premesse della convinzione che
vi sia una continuità della vita mentale (psiche).
Quello che ciascuno di noi è non emerge adesso, ma ciò che siamo è il depositato di una
serie di esperienze e del modo in cui le abbiamo elaborate che ha creato quanto siamo nel
presente.
La continuità della mente è la nuova consapevolezza che tutto quello che non va adesso
sicuramente non è capitato ora, ma dipende da qualcosa che è successo molto tempo fa.
I nostri disturbi, le nostre fobie e paranoie hanno a che fare con qualcosa che non è
intervenuto nel presente recente, ma nel passato.
Capire il processo di organizzazione psichica dell’individuo partendo dai suoi primordi e da
quello che è accaduto nella sua mente in relazione all’esterno ci dice tanto delle deviazioni,
distorsioni e dei processi adattativi della persona.
Tale continuità è fondamentale per comprendere lo sviluppo della mente, come pure le sue
deviazioni, i dinamismi, i conflitti, i processi.
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LA SECONDA TAPPA: IL DESIDERIO SESSUALE
Una svolta importante di Freud avvenne con la presa di coscienza che eventi traumatici in
precedenza considerati come reali (ossia effettivamente accaduti) potessero essere invece il
risultato di fantasie.
Il focus dell’attenzione si spostò dunque sui fattori interni, con conseguente accentuazione
del concetto di desiderio inconscio.
Freud si accorge che il fatto originario non è detto che sia un fatto realmente accaduto e
vissuto dall’individuo, ma che in realtà può trattarsi di fantasie.
Il sintomo diventa il segnale di un conflitto interno.
Nel momento in cui Freud inizia a parlare di fantasie e desideri inconsci, si comprende che
la cosa non si doveva più andare a cercare fuori, ma dentro il paziente stesso.
L’attenzione si sposta dall’esterno all’interno, cioè all’organizzazione psichica dell’individuo,
alle sue fantasie e i suoi desideri inconsci.
Fantasie che tutti abbiamo fanno parte dello sviluppo psichico di un individuo e permeano la
sua vita psichica a partire dalla nascita, ma spesso sono perturbanti perché di natura
sessuale.
Quando parla di natura sessuale, Freud non fa riferimento ai genitali in senso stretto, ma ad
una sessualità più ampiamente intesa in cui qualcosa che dà piacere viene ricercato
dall’individuo il quale, se non si appaga di quel piacere, accumula troppa tensione che deve
essere scaricata per poter stare bene.
Quanto detto costituirà la tesi fondamentale della teoria delle pulsioni.
● Le condizioni sociali e umane del paziente non sono meno importanti dei suoi sintomi
somatici;
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● I sintomi non sono manifestazioni di traumi, quanto i segnali di conflitti attuali
e pregressi.
I sintomi non sono la riproposizione esatta del trauma o delle fantasie inconsce, ma hanno
una relazione simbolica con queste: l'inconscio non si manifesta mai esattamente come è in
maniera diretta.
Durante il sonno, le difese e resistenze che limitano ai desideri proibiti l’accesso alla
coscienza, si indeboliscono (come avviene nella trance ipnotica).
Durante il sonno, così come durante la trance ipnotica, si abbassano le difese perché la
parte conscia si affievolisce mantenendo la persona inconsapevole di quello che si sta
verificando nella sua mente.
Il desiderio può essere rappresentato nel sogno solo in una forma camuffata: il vero
significato di questi desideri (i pensieri onirici latenti) viene infatti sottoposto a un articolato
processo di distorsione che produce il sogno così come viene vissuto e ricordato (il
contenuto onirico manifesto).
Contenuto onirico manifesto = quello che il paziente narra, ricorda e può riportare alla
coscienza raccontandolo.
Questo contenuto è frutto di un lavoro onirico di distorsione e sotto presenta in maniera
camuffata i pensieri onirici latenti = fantasie e desideri inconsci che non possono
emergere per come sono perché troppo perturbanti.
Questi ultimi vengono rilevati e intuiti dall’analista attraverso l’interpretazione.
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Durante l’analisi, ogni elemento del contenuto onirico manifesto viene isolato e utilizzato per
produrre associazioni, in grado di far emergere dal profondo i pensieri patogeni.
I conflitti
Freud intuì che il significato del sintomo isterico coincideva con quello che il paziente vi
attribuiva e che variava “a seconda della natura dei pensieri repressi che lottano per
esprimersi”.
Il significato del sintomo (es. “Perché proprio la cecità?”) coincideva con il significato che il
paziente gli attribuiva in diversi momenti del trattamento, cioè a seconda dei pensieri
repressi che emergevano in quel momento e cercavano di manifestarsi in tempi diversi della
terapia. Quindi il significato stesso di un sintomo di natura fisica nel corso del trattamento
può anche spostarsi di organo (es. dalla cecità passare all’asma - che può essere associata
al timore di soffocamento che stringe la gola non permettendo di dire una cosa,
evidentemente perché nel trattamento si è vicini a dirla -), ossia subire una variazione nella
componente somatica dovuta alla compiacenza che ha nei confronti del desiderio: la mente
del paziente è in grado di trasferire, in maniera simbolica, qualcosa che si sta smuovendo
dentro anche fuori.
Enfasi sullo sviluppo psicosessuale del bambino, a partire dalla concettualizzazione dei
concetti di:
● “Disposizione indifferenziata del bambino”;
● “Confusione sessuale durante l’adolescenza” (con naturale inclinazione verso
individui dello stesso sesso).
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Definizione di Transfert come spostamento di schemi di sentimenti, pensieri e
comportamenti sperimentati durante l’infanzia in relazione a persone significative, su una
persona coinvolta nella relazione attuale.
In questo saggio Freud introduce l’importanza del Transfert.
Il transfert avviene nel momento in cui il paziente ritiene e afferma che il proprio analista lo
desidera carnalmente ed è così interessato a fargli domande perché il suo reale obiettivo è
avere un rapporto sessuale col paziente.
Quando il paziente afferma ciò probabilmente sta riportando cose che è lui stesso a
pensare, ma non necessariamente rispetto all'analista, perché quello che crede di pensare
dell’analista è a sua volta uno spostamento di desideri inconsci che sta proiettando
sull’analista, ma che sono riferiti in realtà a qualcos’altro o qualcun altro.
Questa traslazione (transfert, appunto) di schemi di sentimenti, pensieri e comportamenti
che si fa sull'altro (l’analista) ha a che fare con quanto accaduto in passato e che viene
riproposto anche nella relazione terapeutica.
Il transfert, così come il controtransfert (cioè quello che anche l’analista in quanto essere
umano prova e sposta sull'individuo che ha davanti in relazione al transfert che l’individuo gli
ha mandato) fanno parte di schemi personali e sono elementi fondamentali di lavoro.
Transfert
“Formazione inconscia” inevitabile, che Freud considerava connessa alla nevrosi, ossia a
un disturbo psichico privo di una causa organica, frutto del conflitto intrapsichico.
Strumento di lavoro del terapeuta: la cura consiste nell’interpretazione del transfert come
una riedizione di impulsi, sentimenti o desideri (prima latenti), che il paziente rifiuta in sé e
che vengono proiettati sul terapeuta.
Il transfert diventa uno strumento di lavoro se il terapeuta lo interpreta come qualcosa che
sta riproponendo impulsi, sentimenti e fantasie latenti e che si manifestano (slatentizzano)
nel transfert stesso.
Il paziente assegna quelle cose che fanno male a qualcun altro come se non fossero sue.
Mentre gli stimoli esterni (ad esempio, un predatore) possono essere evitati, quelli interni
(per esempio, le pulsioni sessuali) si accumulano la mente quindi si struttura in modo da
contenere, controllare e, se possibile, scaricare gli stimoli interni.
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Dagli stimoli interni non si scappa e per questo nasciamo con un apparato mentale che ha
già gli strumenti in sé per scaricare questa energia accumulata.
Il bambino lo fa da appena nato attraverso il primo canale che lui ha con il mondo, finalizzato
alla sopravvivenza della specie, la bocca.
Secondo Freud, le pulsioni sessuali si presentano sotto forma di tensioni, che derivano da
diverse parti del corpo, rendendo necessaria un’attività per scaricarsi.
C’è una fonte da dove arriva la tensione (cavità orale, es. “ho fame”), ossia dove la tensione
comincia ad essere accumulata; una meta che rappresenta l’attività di scarica della
tensione, corrisponde all’obiettivo di abbassare i livelli di tensione accumulata (es. attraverso
la suzione che provoca un piacere); tutto questo avviene attraverso un oggetto (es. seno).
Questo apparato viene definito da Freud idraulico perché finalizzato alla scarica della
tensione libidica accumulata.
In diverse fasi dello sviluppo, una zona o l’altra diventa dominante, condizionando la vita
affettiva del bambino.
→ fase orale; fase sadico-anale; fase fallica; fase di latenza; fase genitale.
Nel corso dello sviluppo diverse parti vengono investite della ricerca di piacere.
Queste fasi si succedono durante lo sviluppo del bambino in relazione ai compiti che egli
deve svolgere e alla sua maturazione psicofisica.
Il comportamento dei bambini dimostra che la sessualità non è solo un fenomeno adulto:
non coincide cioè con la genitalità.
È solo nella fase genitale che dobbiamo pensare al piacere come lo intendiamo
quotidianamente, ossia il piacere derivante dall’attività del rapporto sessuale.
Il fatto che esistano una serie di fasi pregenitali dimostra che la sessualità freudiana non si
limita alla mera genitalità, ma a che fare con un’idea più allargata di piacere erotico tratto
dall’attività di alcuni organi.
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Si verifica un arresto (fissazione) nelle fasi dello sviluppo psicosessuale quando la libido
resta fissata ad una fase e non evolve a quelle successive.
Ad esempio nella fase anale può sccedere che il bambino venga costretto dai genitori ad
assumere un controllo sfinterico troppo precoce che non gli consente di muoversi seguendo
il proprio sviluppo; questo crea una pressione sul bambino che lo porta a fissarsi a questa
fase e a non proseguire alle successive.
Si verifica un investimento eccessivo di una fase che non consente al bambino di spostarsi
in quelle che vengono dopo e queste, essendo stadi, non possono essere saltate, ma
ciascuna deve essere adeguatamente attraversata e superata per poter accedere a quella
successiva.
Si verifica una regressione quando il bambino torna nelle fasi precedenti.
Anna Freud riprenderà questi costrutti vedendoli però come non necessariamente patologici.
L’oggetto delle attività basilari del neonato è identico, come pure la meta: ossia,
l’incorporazione.
La meta finale è scaricare la tensione attraverso l’incorporazione, cioè mettendosi qualcosa
in bocca e succhiando. La suzione è un’attività che provoca piacere, anche in assenza
dell’oggetto seno, è piacevole di per sé.
Il primo approccio all’oggetto è nutritivo, finalizzato alla sopravvivenza, un’esigenza
fisiologica che l’organo ha, ossia la nutrizione. Invece col tempo il bambino nella fase orale
capisce che questo conferisce un piacere fisico, piacevole a prescindere dalla presenza del
cibo (es. si inizia a portare altre cose alla bocca che lo calmano).
FASE ANALE: si estende fino ai tre anni circa di vita; investimento pulsionale delle mucose
legate alla defecazione.
Il piacere sessuale deriva dalle mucose legate all’attività di defecazione.
La gratificazione pulsionale deriva dal trattenere ed espellere le feci, ma anche dal toccarle,
guardarle e odorarle.
Il piacere autoerotico è ricavato dal controllo sfinterale: la colonna fecale stimola la
membrana erogena dell’intestino, divenendo il «precursore del pene» → si crea
un’equazione feci-pene-bambino, che si collega a fantasie inconsce sulla nascita dei
bambini.
La consapevolezza di questa colonna fecale aiuterà il bambino ad avere un’idea del pene.
Quando il bambino arriverà alla cognizione del pene, lo farà perché avrà avuto prima una
cognizione della colonna fecale.
FASE FALLICA: ha esordio intorno al terzo anno di vita e deve la sua denominazione al
fatto che il bambino attribuisce l’organo genitale maschile a entrambi i sessi.
Secondo Freud, in questa fase sia il maschio che la femmina si attribuiscono un fallo: anche
la bambina è convinta di avere un pene.
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A differenza delle due prime fasi pre-genitali, in questa fase si fanno strada le prime
avvisaglie del piacere dell’organo genitale, derivanti dalla minzione.
Quindi il piacere deriva dal trattenere o dal fare pipì.
Il genitale maschile è al centro della curiosità dei bambini (sia maschi sia femmine), i quali
iniziano a formulare una serie di teorie sul concepimento e la nascita dei bambini
→ la curiosità nei confronti della sessualità viene espressa nell’autostimolazione e nella
masturbazione.
In questa fase, si delinea il tabù dell’incesto, sul quale si struttura il “complesso edipico”
e la cui risoluzione porterà alla formazione del Super-Io.
Il bambino comincia a fare delle fantasie sulle attività che riguardano la coppia genitoriale ed
intuisce la possibilità che possano fare cose che generino figli.
Il pene diventa il mezzo che consente la procreazione: sia il maschio che la femmina
sperano di poter procreare con il genitore del sesso opposto.
In questo momento il bambino inizia a provare un desiderio inconscio che lo spinge a
desiderare ardentemente di avvicinarsi intimamente al genitore del sesso opposto per
possederlo, eliminando quello dello stesso sesso che viene visto come competitor
dell’oggetto d’amore.
Si parla di tabù dell’incesto perché riguarda il desiderio di rapporti sessuali tra parenti, nello
specifico tra figlio e genitore del sesso opposto.
Il complesso edipico
«La prima scelta oggettuale è incestuosa»:
I bambini sviluppano un attaccamento erotico nei confronti del genitore del sesso opposto e
mostrano una forte ambivalenza nei confronti del genitore dello stesso sesso, verso cui
nutrono sentimenti di ambivalenza (ossia di tenerezza e, allo stesso tempo, di rivalità).
Va specificato che, in realtà, nei confronti del genitore dello stesso sesso il bambino prova
un sentimento ambivalente: da una parte lo vede come rivale (sentimenti di rabbia e invidia),
allo stesso tempo però sa che quello è il suo genitore (sentimenti di amore e tenerezza).
Questo genera un grande conflitto nel bambino, un complesso appunto, che in qualche
modo deve essere risolto.
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RISOLUZIONE DEL COMPLESSO EDIPICO NEL BAMBINO:
L’angoscia di evirazione – scatenata sia dalle minacce con cui i genitori tentano di
dissuadere il figlio dall’attività masturbatoria sia dalla scoperta della diversa configurazione
anatomica della femmina – porta alla “rinuncia” dell’oggetto incestuoso (la madre) e al
rafforzamento dell’identificazione con il padre che «aveva invidiato per la sua forza e
autorità».
Nel bambino maschio, l’intensa rivalità che prova nei confronti del padre può essere
eliminata da una fantasia che risolve il complesso edipico: l’angoscia di evirazione.
Nella fase fallica il bambino si autostimola e si provoca piacere, ma questo non è ammesso
dai genitori (soprattutto nella visione di quell’epoca in cui il bambino è un essere casto) e
allora egli teme che proprio quella parte del suo corpo gli possa essere tolta perché è per
colpa di quella che fa cose brutte e mette a rischio il suo rapporto e legame d’amore con il
genitore dello stesso sesso che lui sta odiando ferocemente.
Il bambino quindi rinuncia, per paura di perdere il proprio pene, alla madre e supera la
sofferenza di questa rinuncia identificandosi ancora di più con il genitore del proprio sesso,
cioè con il padre.
Il bambino, identificandosi con il padre, sta sì rinunciando a qualcosa che desidera (la
madre), ma sta anche acquistando la possibilità di assumere il ruolo maschile caratterizzato,
soprattutto all’epoca, da forza e potere, l’uomo era portatore di valori regole, autorevolezza.
Per il bambino l’identificazione con il padre ripara la sofferenza della rinuncia alla madre.
Ciò gli consentirà di consolidare la propria mascolinità, mantenendo una relazione affettuosa
con la madre.
La bambina a questo punto abbandona e rinuncia alla madre come oggetto d’amore (perché
fino a quel momento, pensando di avere un pene, la madre era l’oggetto d’amore del sesso
opposto) e la sostituisce con il padre dal quale fantastica di avere un bambino per avere una
rivalsa nei confronti della madre che l’ha fatta senza pene.
Il risentimento verso la madre che l’ha messa al mondo senza il pene (di cui invidia il
possesso al maschio) induce la bambina ad abbandonare la madre stessa come oggetto
d’amore e a sostituirla con il padre → La rinuncia del pene si accompagna a un forte
tentativo di rivalsa, che si esprime nel desiderio di avere dal padre un figlio (come
sostituto del pene mancante).
Il non appagamento di questa aspettativa da parte del padre porta la bambina a ritornare al
vincolo materno e a identificarsi con questo.
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Non essendo presente l’angoscia di castrazione, nella bambina il superamento del
complesso edipico è caratterizzato da maggiori vicissitudini → la bambina può infatti
presentare un complesso di virilità, che la porta a identificarsi con il padre invece che con la
madre.
Per la bambina le vicissitudini sono di più che per il bambino: non è solo possedere per
avere, ma anche possedere per avere una rivalsa.
La bambina può quindi continuare ad avere una sorta di invidia del pene e rivalità nei
confronti della madre che la porta ad identificarsi con il padre (cioè con il genitore del sesso
opposto) invece che con la madre.
La risoluzione del complesso di elettra nella bambina avviene per lo stesso motivo legato
all’idea di perdita nel bambino: il bambino teme di perdere il pene, la bambina teme di
perdere gli oggetti amati.
In virtù della paura della perdita, ridimensiona e rivaluta il suo rapporto coi suoi genitori.
La perdita della possibilità di avere un figlio dal padre è una perdita accettabile rispetto a
quella di perdere i genitori come oggetti d’amore. Rinuncia a questa fantasia con il padre e
accentua i processi identificativi con la figura materna che è del suo stesso sesso.
FASE DI LATENZA: a partire dai 6 anni, la mente del bambino congela transitoriamente le
spinte sessuali per favorire l’apprendimento scolastico → la vita sessuale si ripresenterà in
concomitanza con la spinta puberale.
Quando inizia l’istruzione scolastica, l’investimento pulsionale deve essere congelato e
sospeso perché il bambino ha cose da fare che lo impegnano molto su una dimensione non
più sessuale, ma cognitiva.
Le zone erogene delle fasi precedenti vengono organizzate secondo il primato dei genitali e
concorrono (in virtù della loro capacità di fornire piacere) al pieno soddisfacimento sessuale.
Le zone erogene precedenti - che erano ancora pregenitali - vengono ora messe al servizio
del pieno soddisfacimento sessuale, ossia il coito. Solo adesso si parla di fase genitale.
Nella fase genitale il piacere provato precedentemente non viene sodomizzato, ma deve
sopravvivere per essere al servizio della finalità, rappresentata dal piacere genitale.
Le vicende che hanno caratterizzato il complesso edipico lasceranno la loro impronta nelle
scelte amorose adulte → la tenerezza che il bambino rivolgeva ai genitori viene ora
direzionata (unitamente alla spinta sessuale) verso un altro oggetto d’amore, le cui
caratteristiche si avvicinano a quelle del genitore amato durante il complesso edipico.
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NELLA FASE GENITALE, gli investimenti libidici precedenti possono essere:
1. inglobati nella funzione sessuale per intensificare il piacere del coito;
2. rimossi o cristallizzati o sublimati per essere posti al servizio di mete socialmente
valorizzate;
3. fissati, bloccando o impedendo il raggiungimento delle meta sessuale normale e
dando vita alle perversione.
Gli investimenti libidici precedenti nella fase genitale possono subire diversi processi…
(1) I piaceri pregenitali non vengono abbandonati, ma mantenuti come accompagnamento al
piacere genitale/sessuale, che invece costituisce la meta finale.
(2) Se l’impulso sessuale pregenitale era stato vissuto con tale vergogna da diventare
qualcosa che non deve essere fatto, il bambino potrebbe rimuovere alcune forme di piacere
oppure sublimarlo, ossia dirottare la pulsione sessuale su qualcosa di socialmente
accettabile e utile (es. l’arte, la devozione ad un ideale, l’impegno per gli altri) che in qualche
modo tengono a bada la natura e l’intensità di quella pulsione, ma nessuno dirà che sia
sporca o sbagliata.
Ad esempio, questo può avvenire se il bambino ha avuto un’educazione troppo rigida per la
quale potrebbe aver vissuto male la sua naturale inclinazione all’esplorazione e
all’autostimolazione del proprio corpo per ricercare del piacere, percependo una
colpevolizzazione da parte dei genitori.
(3) Le manifestazioni genitali adulte sono delle perversioni solo quando si sostituiscono alla
meta sessuale. Il piacere anale nella fase genitale può esserci, ma non si deve sostituire
altrimenti significa che il soggetto si è fissato in quella fase: questa per Freud è una cosa
disfunzionale che is chiama perversione.
Per Freud le perversioni sono la manifestazione di fissazioni a forme di piacere pregenitali
(tutto quello che è rimasto a fasi non ancora del tutto mature) e che non hanno consentito di
arrivare al piacere ultimo (quello genitale, più maturo).
Ciò indusse Freud a parlare del bambino come di un “perverso polimorfo”, che sperimenta
piaceri di diversa natura, ognuno dei quali contribuisce allo sviluppo con proprie qualità.
Non tutti gli impulsi tendenti dell’infanzia sopravvivono nell’età adulta: alcuni vengono
eliminati, mentre altri vengono utilizzati per rafforzarne altri.
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1910-1914:
passaggio da una visione biologica a una visione psicologica del funzionamento
mentale…
Il Super-Io viene interiorizzato con il superamento del complesso edipico che consente al
bambino di rinunciare alle sue fantasie pulsionali perché sbagliate, identificandosi col
genitore che è portatore di norme e regole sociali (in quell’epoca, la figura maschile).
Il Super-Io media il rapporto della persona con la realtà esterna.
La pulsione sessuale nello psicotico non può essere messa al servizio di quello che si può
fare o meno nella società perché non c’è un esame di realtà integro; invece l’Io di un
soggetto sano (o al limite nevrotico) deve necessariamente confrontarsi con quello che
avviene dentro di lui nella parte più inconscia e che spinge per essere soddisfatto, con
quello che la realtà impone e quello che come punizione affligge il super-Io all’Io quando
sbaglia.
Non limitandosi ad una sistematizzazione delle forme di delirio, Freud mostrò come le
dinamiche del pensiero psicotico possano essere comprese solo considerando il conflitto
tra l’Io e la pulsione sessuale.
Ciò spostò l’analisi freudiana dell’elemento sessuale verso una considerazione più ampia
della vita psichica, intesa come il frutto di una complessa organizzazione di personalità.
Si superò l’idea della sessualità come solo stato di eccitazione o di tensione la cui scarica
produce rilassamento e dunque piacere (modello energetico o idraulico: accumulo della
tensione → scarica della tensione → evitamento del dispiacere).
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Oltre al principio di piacere ora acquista maggiore rilevanza anche il principio di realtà,
ossia ciò che consente l’adattamento psichico dell’individuo alle richieste ambientali
(attraverso la rinuncia di un desiderio onnipotente ed incontrollabile).
Il principio di realtà non fa riferimento alla dimensione relazionale per come la intendiamo
oggi, ma si parla più che altro di cosa si può o non si può o deve fare in relazione alle norme
di una società.
Freud attraversa questo passaggio, ossia inizia a mettere cose più psicologiche - che sono:
l’importanza del principio di realtà (1) e della relazione con l’altro (2) - all’interno del
modello idraulico, quando si trova clinicamente a confrontarsi con le condizioni
psicopatologiche in cui l’una e l’altra condizione sono gravemente compromesse.
1. Intuisce l’importanza del principio di realtà quando studia gli psicotici e capisce che
c’è un conflitto fra la pulsione sessuale e quello che l’io riesce a fare per contenerla.;
questi pazienti gli fanno capire che c’è una dimensione che non era stata ancora
indagata e che media il rapporto tra individuo ed esterno; ci sono dei processi che
hanno la finalità di tenere insieme le persone e mantenere l’integrità dell’Io.
2. Capisce l’importanza della relazione con l’altro quando si trova davanti a pazienti che
manifestano una perversione narcisistica, cioè che non considerano gli altri e
manifestano una tendenza a trovare l’appagamento soltanto in se stessi e nel
proprio corpo, ancorati ad una dimensione di auto-orientamento della pulsione
libidica.
Nel primo caso manca il principio di realtà, nel secondo manca l’altro; queste condizioni
psicopatologiche aprono la strada a Freud.
17
L’individuo ricerca attivamente anche l’oggetto esterno per procurarsi piacere; questo amore
(e non più desiderio, ci sia allarga da una dimensione prettamente sessuale a una incentrata
sulla personalità più generale) può essere:
- anaclitico, quello che provo per l’altro (mi appoggio all’altro perché l’altro mi
protegge), va oltre l’appagamento della dimensione sessuale
*collegamento con Spitz depressione anaclitica
*collegamento con Bowlby teoria attaccamento
- narcisistico, amor proprio, (non è necessariamente un disturbo), il sentimento che
abbiamo di noi stessi come persone che valgono e devono essere rispettate
Freud non esclude che noi possiamo amare anche noi stessi, infatti questi due tipi di amore
devono essere mantenuti in equilibrio, devono esserci entrambi.
Non esisterebbe la possibilità di evolvere dal mondo fantastico dell’infanzia a quello adulto,
se non operasse un Io ideale, al quale l’individuo si rapporta quando sente la necessità di
governare la propria interiorità.
Quando vado a cercare la gratificazione che riguarda me, la vado a pescare nell’Io ideale,
cioè in tutte quelle memorie che si sono create quando da piccolo ero per i miei genitori “sua
maestà” e tutti i miei desideri venivano appagati immediatamente.
L’Io ideale è il derivato della prima infanzia in cui il bambino aveva il massimo delle
attenzioni. Questa iniziale fase è funzionale perché lascia nella memoria dell'individuo quella
forte consapevolezza di valere tanto a cui va ad attingere in situazioni future di difficoltà.
*collegamento con Winnicott
Questo Io ideale va distinto dall’ideale dell’Io, pur essendovi tra questi concetti molti
legami.
Ideale dell’Io: istanza psichica (in gran parte inconscia) che rappresenta un modello
(→ come si vuole-deve essere), al quale il soggetto cerca di conformarsi (senza peraltro mai
riuscirci, perché si tratta, appunto, di un Ideale) → Il discostamento eccessivo dal modello
dell’ideale dell’Io induce vergogna.
Si conforma ed è dettato dal Super-Io: quello che io dovrei, potrei o vorrei tanto essere,
quella tensione verso il miglioramento, verso una condotta socialmente accettabile.
Se l'individuo non raggiunge questo ideale, l'autocommiserazione e la vergogna sono
attacchi mortiferi che l’Io rivolge verso se stesso per punirsi.
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LA TERZA TAPPA: LA METAPSICOLOGIA
Il lavoro di affinamento teorico condotto nel primo decennio del Novecento (grazie
all’interazione tra clinica e speculazione teorica) prese forma dal 1915, quando Freud tentò,
a più riprese, una sistematizzazione della sua dottrina, che produsse notevoli cambiamenti
nell’assetto teorico e clinico della psicoanalisi.
A un certo punto Freud aveva messo insieme molte teorie e aveva un impianto teorico in
testa abbastanza strutturato: sapeva che c'era tutto un mondo che ancora doveva intuire,
ma non aveva ancora scritto niente da lasciare ai posteri.
Freud era arrivato a sentire la necessità di concettualizzare e sistematizzare in maniera
anche scritta il suo pensiero.
Ciò portò Freud ad impegnarsi nel tentativo, in parte fallito, di elaborare una
“metapsicologia”, ossia una “teoretica del profondo” che potesse “indicare i fondamenti
fisico-biologici dell’inconscio”.
Voleva proporre una teoretica del profondo: era ancora molto impegnato a capire i
meccanismi di funzionamento psichico, le forze che si contrappongono nella mente umana e
i processi di funzionamento dell’inconscio.
La metapsicologia
Metapsicologia: sistema di osservazione in base al quale ogni processo psichico può
essere esaminato secondo coordinate:
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● Topiche: si utilizzano per comprendere il conflitto, mediante una disposizione
spaziale dei sistemi dell’apparato psichico, che assolvono funzioni differenti…
○ MODELLO TOPOGRAFICO (prima topica): inconscio, preconscio e conscio;
○ MODELLO STRUTTURALE (seconda topica): Es, Io e Super-Io.
TOPICA = GEOGRAFIA , l’apparato psichico ha una geografia, ossia viene distinto in
diverse dimensioni topografiche.
Freud propone un primo modello (prima topica) secondo cui si ha una distinzione geografica
nell’apparato psichico di:
- conscio
- preconscio
- inconscio.
Poi formula un secondo modello (seconda topica) perché comincia ad intuire che esistono
delle istanze psichiche:
- Io (← conscio)
- Super-io (← preconscio)
- Es (← inconscio).
Freud non si limita a descrivere solo le regioni psichiche (prima topica), ma anche le loro
interazioni reciproche e funzioni specifiche (seconda topica).
Questo sistema inconscio è regolato dal processo di pensiero primario e utilizza per il suo
funzionamento un particolare tipo di energia (definita energia libera) che è in grado di
spostarsi da un’idea all’altra, combinando elementi ideativi differenti in un’unità composita e
seguendo regole in evidente contrasto con quelle della logica formale.
Anche se Freud lo definisce pensiero non lo dobbiamo pensare come pensiero cognitivo e
razionale perché questo processo di funzionamento mentale è regolato da energia libera
che si sposta da un’idea all’altra, mette insieme elementi che non hanno un nesso logico
l’uno con l’altro, non è di tipo induttivo o deduttivo, non svolge classificazioni coerenti.
“Primari” perché istintuali, primitivi e si muovono su base di energie, istinti e desideri che
spingono per il loro soddisfacimento.
I contenuti dell’inconscio contengono in gran parte desideri istintuali infantili, che seguono il
principio di piacere → ossia, esercitano una continua pressione finalizzata al loro
soddisfacimento.
Tutte queste pulsioni, forze istintuali esercitano una pressione affinché siano soddisfatte.
I contenuti inconsci possono diventare oggetto della coscienza solo dopo la profonda
trasformazione subita attraversando il preconscio.
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PRECONSCIO: sistema intermedio che contiene idee e sentimenti accettabili, vicini a
diventare coscienti.
Questo sistema è strutturato linguisticamente e si conforma a norme logiche e utilizza
un’energia legata.
L’energia legata dà forma a qualcosa che è narrabile, ad esempio un sogno o
un’associazione libera o un lapsus.
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LA QUARTA TAPPA: LA TEORIA STRUTTURALE
Con la pubblicazione di Al di là del principio di piacere (1920)...
Alla base del funzionamento mentale sta il fatto che “l’Io realizza il suo sviluppo verso forme
di organizzazione più complessa” → l’adattamento dell’organismo risulta possibile perché
“sotto l’influenza delle pulsioni di autoconservazione dell’Io, il principio di piacere è
sostituito dal principio di realtà”.
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L’Io e l’Es (1922): la teoria strutturale
I processi appena descritti indicano come, oltre alle dinamiche di natura sessuale, si iniziava
ad intravedere nell’individuo un ampio settore di processi mentali collegabili a parti dell’Io
differenziate (come l’Ideale dell’Io), che possono di volta in volta confliggere o meno tra loro.
Nell’Io e l’Es, Freud fornì una visione globale di questi processi, una teoria strutturale che
completava la precedente teoria topica.
Es: struttura psichica originaria, presente fin dalla nascita, caratterizzata dalla totale
estraneità alla consapevolezza cosciente e descritta come un «calderone in ebollizione»,
di energie grezze, non strutturale, istintuali.
Questa struttura è totalmente inconscia, è guidata dalle leggi del processo primario ed è
unicamente mirata al soddisfacimento dei bisogni pulsionali, nell’osservanza del principio di
piacere.
L’Io emerge dalla parte superficiale dell’Es; questa sua caratteristica gli consente di avere
accesso ad un po’ del materiale dell’Es e di stare quindi in contatto con l’interno (Es); ma al
contempo con l’esterno e la realtà (norme e società).
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che come “contatto tra interno ed esterno”), ed è portatrice di funzioni regolatrici che, in virtù
del ricorso all’attività di pensiero, tengono sotto controllo «gli eccitamenti che provengono
dall’esterno, ma anche dall’interno della vita psichica», ossia dall’Es.
In quanto erede del complesso edipico, il Super-Io è l’esponente non solo dei valori morali
(i divieti genitoriali), ma anche dell’Ideale dell’Io, a cui si commisura e che emula.
Insieme alle norme il Super-io porta l’ideale dell’Io: è il depositario dei valori morali, ma
anche degli atteggiamenti autocritici.
Gran parte del Super-Io è inconscia: ciò spiega il carattere perentorio e inflessibile di
questa struttura.
Non è tutto cosciente, ma per gran parte della sua essenza è inconscia perché deriva
dall’interiorizzazione dell’immagine genitoriale dopo il complesso edipico.
Per diventare accettabile a se stesso e agli altri, l’uomo deve nascondere a se stesso le
proprie spinte a ricercare in maniera risoluta e rapace il piacere.
L’Io, con l’aiuto delle presenze interiorizzate nel Super-Io, mantiene rimossi e regola
gli istinti bestiali dell’Es per conservare la sicurezza nel mondo degli altri.
La vita mentale si basa sul “contrasto tra reale e psichico, tra mondo esterno e mondo
interiore”, in cui l’Io si destreggia tra tre tiranni (Es, Super-Io e realtà esterna), la cui
supremazia si esprime nella salute o nella patologia.
L’Io è l’istanza che è più in contatto con la realtà, con il pensiero cosciente e che è
perennemente sottomessa e pressata dalla spinta pulsionale (es), da quello che la realtà
impone (principio di realtà) e dalle autocritiche che lo puniscono se sbaglia (Super-io).
La sanità vs la patologia è quanto l’Io regga rispetto a questa pressione e regge quanto più è
integro il suo principio di realtà; la psicosi è una debolezza dell’Io che è incapace di tenere
sotto controllo l’Es.
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L’Io può allora agire contro l’Es ricorrendo all’angoscia, ossia a un segnale di dispiacere in
grado di bloccare l’impellenza pulsionale.
A volte gli istinti sono troppo forti e pressanti per essere regolati dall’Io e allora…
- Se l’Io cede agli istinti si sviluppa una psicosi
- Se invece riesce a raggiungere delle situazioni di compromesso sviluppa dei sintomi
nevrotici → il sintomo nevrotico diventa una soluzione di compromesso che
mantiene un equilibrio più o meno stabile che consente all’Io di rimanere agganciato
all’esame di realtà (può sviluppare una fobia, un doc, un disturbo depressivo)
L’angoscia
In Inibizione, sintomo e angoscia (1925), Freud individuò nell’angoscia la chiave per la
comprensione della patologia.
Spiega come si forma il sintomo nevrotico (non psicotico!) come le fobie, i disturbi in cui
rimane comunque integro l’esame di realtà.
Come fa l’Io a capire quando c’è qualcosa che non va? Attraverso il segnale
dell’angoscia, uno stato di inquietudine che arriva dal corpo e generato dall’impellenza delle
pulsioni che spingono per il loro appagamento.
L’io, ossia la parte cosciente, non può vedere direttamente le pulsioni perché sono inconsce
e l’inconscio non può essere visto direttamente dal conscio; allora quando c’è qualcosa
dentro che spinge per essere appagato - ma allo stesso tempo non può perché deve essere
represso - il segnale che dice all’Io che questa pulsione è più intensa del solito (coordinata
economica dell’impianto teorico della metapsicologia) è proprio l’angoscia.
L’io che non può reprimere quelle pulsioni - perché più forti del solito - crea delle soluzioni di
compormesso, rappresentate dal sintomo nevrotico che viene quindi generato per
rappresentare il conflitto tra Io, Es, Super-io e realtà esterna dopo che l’Io ha avvertito
un’angoscia. Il sintomo nevrotico che emerge è il rappresentante di quel conflitto e va
interpretato.
Se non ci fosse questo compromesso e l’Io si arrendesse all’Es, allora perderebbe il contatto
con la realtà e si genererebbe la psicosi. Quindi il sintomo nevrotico è sicuramente
portavoce di una fragilità dell’Io, ma di un Io che è comunque ben adeso alla realtà.
Freud indicò dunque nell’angoscia, oltre che nel dolore (vissuto corporeo) e nel lutto
(derivante dall’esame di realtà), il movente psicologico ultimo da cui dipende la tenuta
dell’apparato psichico.
Freud identificò la salute mentale nella civiltà, ossia nella possibilità di accordo tra Eros e
principio di realtà (attraverso la rinuncia a un “Io piacere” attraverso la sublimazione) e nello
sforzo di controllare l’aggressività “sacrificando un po’ la felicità in cambio della sicurezza”.
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Introduzione alla psicoanalisi (1932)
Lo scopo della terapia è rafforzare l’Io perché se l’Io è forte non ha nemmeno bisogno delle
soluzioni di compromesso (sintomo nevrotico) e riesce comunque a gestire l’equilibrio.
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Approfondimento dei concetti base del modello freudiano
Nulla avviene per caso: ogni evento psichico è collegato a quello che lo ha preceduto.
Il significato dei fenomeni psichici che sembrano privi di significato o non collegati agli
altri appartiene alla sfera inconscia della mente.
A sostegno di questi assunti, Freud descrisse due tipi di fenomeni: normali (come le sviste o
paraprassie, gli errori e le omissioni di memoria o atti mancati) e patologici (le nevrosi).
A volte abbiamo dei piccoli cedimenti che però non rappresentano delle forme patologiche e
questi sono i lapsus, gli atti mancati ecc che per Freud non sono casuali, ma hanno un
significato. Attraverso un processo di significazione tramite associazione e interpretazione si
va a ricercare qual è il materiale inconscio che ha generato tali manifestazioni.
Questo metodo consente al paziente di evitare il normale processo di selezione che filtra
il contenuto conflittuale della mente. A differenza di quanto avviene nell’ipnosi, il
paziente è sveglio e può prendere coscienza delle idee e dei sentimenti che sono
rimasti camuffati e a lungo lontani dalla coscienza.
Il paziente deve trovarsi in una situazione di mezzo in cui il processo normale di selezione
che filtra il contenuto conflittuale possa emergere da sveglio.
Associando liberamente i contenuti delle sviste (paraprassie), degli errori e delle omissioni di
memoria (atti mancati) ad altri contenuti, si può giungere ad un significato rimosso, in quanto
non accettabile alla coscienza.
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LA PSICOPATOLOGIA NELLA VITA QUOTIDIANA
Le sviste (paraprassie), gli errori e le omissioni di memoria (atti mancati), prima della
pubblicazione di Psicopatologia nella vita quotidiana (1910), erano comunemente
considerati degli errori.
Alla loro base si pone un desiderio inconscio non accettabile e, in quanto fonte di angoscia,
rimosso.
Nella loro formazione assumono rilievo i processi di pensiero primario che governano il
funzionamento inconscio.
IL SOGNO
“...sostituto deformato di qualcos’altro sconosciuto al sognatore”.
Nell’analisi del sogno non ci si deve limitare a ciò che il sognatore racconta: è necessario
piuttosto ricercare ciò che sta dietro alla narrazione → ossia ricercare il contenuto onirico
latente che, grazie a una serie di operazioni psichiche inconsce (IL LAVORO
ONIRICO), si è palesato, in forma camuffata, nel contenuto onirico manifesto.
Il lavoro onirico è ciò che camuffa il contenuto onirico latente e lo fa diventare manifesto.
Il lavoro onirico
Il sogno protegge il sonno da due classi di stimoli:
● Di natura sensoriale: come, i rumori, la sete, il dolore…
● Di natura interna: come i residui diurni (ossia, pensieri e idee associate a
preoccupazioni che assorbono durante lo stato di veglia e che restano attivi in forma
inconscia durante la notte) ed il rimosso, ossia impulsi provenienti dall’Es e che
rappresentano la parte più importante del sogno stesso.
Alcuni degli aspetti del sogno possono derivare da residui diurni che vengono
inconsciamente recepiti durante la veglia ed associati durante il sonno al materiale inconscio
contribuendo a loro volta alla generazione della formazione onirica.
Sono gli impulsi dell’Es a fornire l’energia necessaria al lavoro onirico di trasformazione e
deformazione del contenuto onirico latente.
Questo equivale a dire che il lavoro onirico è prevalentemente inconscio.
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In particolare - a parte l’elaborazione secondaria che è meno arcaica - il lavoro onirico di
condensazione, spostamento e rappresentazione prende l’energia dall’Es, quindi è
inconscio.
29
Affinché una qualsiasi rappresentazione o organizzazione psichica sia disponibile, è
necessario che essa venga “investita energeticamente”, ossia che riceva una carica
psichica (CATEXI opposto di DECATEXI, che indica invece la perdita dell’investimento di
energia).
Dal 1920, con la teoria duale delle pulsioni, Freud affianca alla pulsione libidica quella di
morte: entrambe le pulsioni vengono definite come biologicamente innate, ossia non
apprese bensì presenti nell’organizzazione psicobiologica dell’individuo, sin dalla nascita →
forte legame tra psicologia e biologia.
Fino al 1920, la pulsione libidica era l’unica che Freud riconosceva, poi aggiunge anche la
pulsione aggressiva. Entrambe diventano dunque pulsioni biologicamente innate.
La pulsione aggressiva di morte ha la stessa potenza e “dignità” di quella libidica.
Quando qualcuno finisce sempre in relazioni tossiche pensa di essere sfortunato, invece
non si rende conto della riproposizione di pattern relazionali che risperimenta in situazioni e
con persone diverse perché ha interiorizzato da bambino un modello (es. che l’altro ti
svaluti) che ripropone inconsapevolmente. Nel momento in cui mi trovo in una situazione
affettiva e relazionale (che sia un fidanzato, un’amica) a sperimentare un pattern
disfunzionale per diverse volte, il fatto che mi ci ritrovi sempre - anche se disfunzionale -
dipende dal fatto che quella disfunzionalità però per me è una zona di comfort perché è
l’unica che conosco e paradossalmente conoscendola mi conforta.
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Lo stesso mondo vivente tende a riprodurre condizioni iniziali di minima tensione: la
condizione di partenza è il mondo inorganico → la vita tende naturalmente verso la morte:
l’unico evento che si sottrae a questo destino è la riproduzione (legata all’istinto sessuale)
che consente il perpetuarsi della specie.
Freud prende a riferimento una visione filosofica della vita biologica e afferma: nasciamo da
una fiammella di vitalità che ad un certo punto per qualche motivo (chi vuole crederlo pensa
sia stato Dio) ha creato vita in qualcosa che era inorganico.
Noi nasciamo dall’inorganico, da qualcosa che non è vita.
La pulsione sessuale - quindi l’istinto alla vita, alla riproduzione, all’espressione di sé, alla
vitalità - è qualcosa che è successivo a questo stato mortifero di inorganico.
Agli organismi viventi inoltre prima o poi succede di ritornare alla non vita.
Se, a livello profondo, la psiche umana cerca di ripristinare condizioni di minore tensione
emotiva (→ scarica come tendenza a una energia zero → pulsione di morte), allo stesso
tempo essa promuove attivamente la costruzione e la realizzazione di un’esistenza viva e
partecipe.
La pulsione di morte freudiana non coincide con l’aggressività → Consiste nel desiderio,
insito nell’organismo vivente, di spegnere tutte le tensioni e gli eccitamenti, di tornare allo
zero, di ripristinare un’omeostasi, di tornare a un prima della vita, ad un prima del desiderio
→ Non si tratta del desiderio di morte ma della morte del desiderio.
Freud nella riformulazione del dualismo pulsionale afferma che per lui inizialmente esisteva
solo la pulsione sessuale, mentre l’aggressività insorgeva quando l’individuo non riusciva a
soddisfare un desiderio.
Andando invece ad osservare i fenomeni di coazione a ripetere che sono un ostacolo alla
vitalità, si rese conto che qualcosa doveva essere aggiunto.
Studiando arriva a dire che la pulsione di morte che convive con quella di vita è precedente
alla pulsione libidica perché noi all’inizio non esistiamo.
La psiche risulta dunque segnata dalla lotta (INCONSCIA) incessante tra due istinti: quello
tendente all’inorganico, all’inattività, alla morte (Thanatos) e quello – che trae forza dalla
sessualità – tendente alla costruzione, alla vitalità (Eros).
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La pulsione di morte:
Trova una collocazione plausibile nel Super-Io.
L’istanza psichica nella teoria strutturale che si fa portavoce della pulsione di morte è il
Super-Io; l’Es lo è invece per la pulsione libidica.
Il Super-Io:
se da un lato rappresenta un punto di riferimento, di orientamento o un modello, allo
stesso tempo, come rappresentante dell’Es, affligge l’Io con il senso di colpa.
L’io infatti, nel tentativo di contenere le pulsioni, può trovarsi a rivolgere contro di sé la
distruttività interna, che, per l’appunto, deriva dagli attacchi del Super-Io, nelle sue
paralizzanti colpevolizzazioni e accuse.
Nella situazione normale l’Io vuole perché è l’Es che vuole e l’Io deve capire; il Super-io
necessariamente deve dall’alto governare questa istintiva voglia di fare e di esprimersi
perché fa riferimento alle norme ed è quindi lui (e non l’Io) che contribuisce alla pulsione di
morte, alla tendenza all’inorganico.
Energia e pulsione
Le richieste e le pressioni provenienti dall’interno forniscono impeto e spinta alla mente
verso l’attività: questi concetti sono psicologici non fisiologici → non si ha a che fare
con l’attività pulsionale in quanto tale, ma con le rappresentazioni mentali degli impulsi.
Questi non sono concetti né solo psicologici né solo fisiologici perché l’idea di pulsione sta a
metà tra soma e psiche: del soma ha l’impellenza a livello di tensione interna che quando è
troppa crea angoscia e l’angoscia è anche una cosa somatica; di psichica ha l’intenzione
verso la sua realizzazione. La pulsione è un costrutto psicobiologico.
L’individuo è in balia delle pulsioni e i sintomi derivano dalle difese psichiche mobilitate per
gestirne le richieste.
Le due forme di energia (di vita e di morte), pur avendo caratteristiche antitetiche, possono
essere fuse: in realtà, in tutte le manifestazioni istintuali operano contemporaneamente
entrambe le energie (ciò che intendiamo come ambivalenza).
Il narcisismo
Inizialmente l’energia psichica indifferenziata viene inizialmente investita sull’Io
(narcisismo primario → autoerotico).
La perversione narcisistica è un investimento dell’Io su se stesso.
Il ruolo dell’oggetto d’amore non ha importanza al tempo zero (al contrario di quanto diranno
alcuni autori) perché Freud ipotizza che all’inizio della nostra vita fisiologicamente ci sia un
auto-investimento libidico: il bambino non sa che fuori c’è una realtà, sa che c’è il seno
con cui gratificarsi, ma non sa che c’è l’altro.
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*autoerotico non vuol dire genitale, ma investimento libidico sull’Io
All’inizio l’energia psichica è tutta Es, quando poi pian piano da questo anche l'Io comincia a
formarsi, l’individuo si accorge che fuori c’è l’altro, solo in quel momento la libido da
narcisistica diventa oggettuale.
Successivamente una parte di questa energia viene rivolta verso l’oggetto (libido
oggettuale) → madre: primo oggetto d’amore → scelta oggettuale anaclitica.
Solo quando il bambino si accorge dell’altro, la libido diventa oggettuale.
Il primo oggetto d’amore è la madre che diventa la prima scelta oggettuale anaclitica.
Quando si accorge dell’oggetto, l’investimento diventa oggettuale.
Si accorge del fuori quando si accorge di non essere onnipotente, ma deve sottostare alla
realtà
L’Ideale dell’Io continua a confrontarsi con l’Io attuale, reprimendone le idee che non
corrispondono alle sue esigenze.
Se io sono andata avanti nello sviluppo e faccio il passo indietro ritornando ad una fase
precedente di investimento narcisistico, questa modalità è una regressione (ero arrivato a
scoprire l’oggetto, ad investire sull’oggetto e poi sono tornata ad una fase in cui investo su di
me).
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Quando non ho una risposta dall’esterno che quindi per me è pericoloso, svalutante ecc, io
per sopravvivere rischio di voler trionfare sull’oggetto illudendomi di poter vivere da solo
senza avere bisogno di nessuno perché io sono meglio degli altri.
La megalomania narcisistica insorge sempre in risposta ad una frustrazione data dalla
mancanza d’amore che (non) arriva dall’esterno.
Anche l’autostima dipende strettamente dalla libido narcisistica, ma non solo: Freud ritiene
che una parte si fondi sul narcisismo primario, una parte derivi dal soddisfare l’Ideale
dell’Io e una parte dalla soddisfazione della libido oggettuale.
Quando sono amato io mi sento valido, degno, mi auto stimo. Freud ritiene che una parte
dell’autostima si fondi sul narcisismo primario, una parte sul ricordo dell’Io Ideale, una parte
di quanto si riesce a soddisfare o meno l’Ideale dell’Io e una parte da quello che deriva dalla
reciprocità.
“Amare di per se stesso nella misura in cui implica desiderio (vorrei) e deprivazione (ma non
posso) abbassa la stima di sé; mentre, essere amato, avere il proprio amore ricambiato e
possedere l’oggetto amore innalza l’autostima”.
Freud capisce l’importanza della reciprocità delle relazioni nella formazione dell’individuo.
Nel 1914, Freud sottolinea come il narcisismo (la cui presenza è del tutto normale nel corso
dello sviluppo psicosessuale) degeneri invece in perversione quando giunge ad assorbire
l’intera vita sessuale dell’individuo.
Quando l’investimento è sul proprio corpo e riguarda una pulsione auto-orientata che quindi
esaurisce tutta la vita sessuale dell’individuo (cioè il desiderio dell’individuo è orientato solo
su se stesso e mai su o con l’altro), allora si parla di perversione.
La perversione narcisistica non è il narcisismo !
Quello che manca a Freud è la consapevolezza che il bambino quando nasce vive già per
stare con l’altro (altri diranno che il narcisismo non è mai primario perché quando il bambino
nasce ha già in sé un’aspettativa relazionale, un’idea dell’altro).
I conflitti sono sempre presenti: divengono patogeni quando tra le forze in gioco si
genera uno scompenso che rompe l’equilibrio psichico.
La differenza tra normalità e patologia la fa quanto l’Io riesca a mantenere un equilibrio tra
queste forze.
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I MODELLI DELL’APPARATO PSICHICO: excursus storico
PRIMA FASE
Nell’Interpretazione dei sogni (1899), la mente veniva descritta come un apparato ottico:
un’estremità reagisce agli stimoli sensoriali, mentre l’altra costituisce la coscienza. Le
diverse componenti psichiche sono connesse ed attraversate da un’energia, paragonabile
all’eccitazione nervosa.
Con lo sviluppo del modello topico della mente (prima topica), questo complesso sistema
viene descritto come contenente tre strutture topograficamente definite: l’inconscio, il
preconscio ed il conscio.
Il modello topico
SECONDA FASE
Il modello strutturale
35
La mente è concepita come composta da tre istanze, ciascuna delle quali è a sua volta
costituita da contenuti e processi funzionalmente collegati l’uno all’altro.
Le tre strutture (l’Es, l’Io e il Super-Io) possiedono sia caratteristiche che modalità di
funzionamento del tutto specifiche.
Es: istanza psichica, completamente inconscia, che non possiede alcuna forma di
organizzazione ed è unicamente rivolta al raggiungimento del soddisfacimento della scarica
della tensione (principio di piacere). È possibile conoscere l’Es solo attraverso l’influenza (i
derivati) che esercita sugli altri due sistemi.
Presente sin dalla nascita: solo con la crescita, si differenziano Io e Super-Io, proseguendo
poi il proprio sviluppo con tempi diversi e caratteristiche diverse.
Io: agente esecutivo della mente, deputato a mediare i rapporti tra le richieste dell’Es, la
realtà esterna ed il Super-Io (i tre tiranni). La legge che lo governa è il principio di realtà.
Super-Io: istanza morale, erede del complesso edipico. Attraverso l’incorporazione del
divieto parentale, contiene le norme morali che governano la condotta e gli ideali
(l’Ideale dell’Io prescrive come la persona deve essere) → sentimenti di colpa e vergogna.
-
io è sensibile ai modi dell’es perche stando al confine in qualche modo gli arrivano
Il Super-Io
È definito da tre diverse (anche se interrelate) porzioni:
● Una ha a che fare con lo stabilirsi di norme e divieti (legata alle precoci
identificazioni genitoriali, antecedenti il complesso edipico);
● Una è associata al senso di colpa e all’umiliazione;
● Una è collegata alla proibizione (erede diretta del complesso edipico).
Quando l’Io presume che la scarica di una pulsione libidica o aggressiva potrebbe
comportare un pericolo (ad esempio, la perdita dell’amore dell’oggetto amato, oppure il
timore provato nei confronti del Super-Io), l’angoscia si fa rappresentante di tale pericolo, al
fine di impedire la scarica delle pulsioni stesse (attraverso i meccanismi di difesa).
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Questo passato per Freud è antico e risalente agli inizi della vita; nella prima formulazione
corrisponde a qualcosa di veramente accaduto (fase isteria); poi rimanda ad una dimensione
conflittuale traumatica di natura sessuale in cui i desideri inconsci sono le esperienze del
passato.
LO SVILUPPO PSICOSESSUALE
Modello evolutivo maturazionale e di sviluppo stadiale → lo sviluppo sessuale procede,
attraverso delle fasi, lungo una successione temporale che va dall’infanzia all’età adulta,
parallelamente alla crescita psicologica e biologica.
All’interno di ogni fase, acquisiscono rilevanza e dominanza diverse zone erogene (centri di
sensazioni piacevoli e sensuali).
Stadi più evoluti seguono quelli più primitivi, senza che questi ultimi perdano tuttavia il loro
significato.
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MODELLI EVOLUTIVI DEL PENSIERO FREUDIANO
Epigenetico: teoria biologica secondo la quale le differenziazioni ed i caratteri
dell’organismo si costituiscono gradualmente, in quanto completamente formati in origine.
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Cosa bisogna portarsi a casa di Freud?
- Prima volta che un individuo con atteggiamento di ricercatore cerca di studiare la
mente
- Il nostro comportamento di oggi non è dato dall’oggi, ma quello che siamo si è
costruito in un percorso lunghissimo a partire da quando siamo nati, niente è casuale
- inconscio
- transfert
• Nella prima topica, Freud individua delle zone o sistemi della mente (conscio,
preconscio e inconscio). Ogni sistema rappresenta una “zona” o area funzionale della psiche
con caratteristiche specifiche. Questa topica è spaziale, perché suddivide la psiche in ambiti
distinti, ciascuno con un proprio livello di accessibilità e contenuti particolari.
• Nella seconda topica, Freud passa invece a parlare di istanze (Es, Io e
Super-Io), che non sono semplici zone, ma entità psichiche dinamiche che interagiscono tra
loro. Qui non si tratta più solo di compartimenti, ma di “funzioni” o “agenti” della psiche che
operano e comunicano in modo complesso. Queste istanze sovrappongono le precedenti
aree della mente e si estendono oltre di esse, come l’Io, che deve mantenere un equilibrio
tra le richieste dell’Es, le norme del Super-Io e le esigenze della realtà esterna.
Quindi, con la seconda topica, Freud dà un quadro più attivo e conflittuale delle dinamiche
psichiche: non si tratta più solo di “zone”, ma di funzioni con ruoli precisi, che danno vita ai
processi e ai conflitti interni della mente.
Sigmund Freud, fondatore della psicoanalisi, ha sviluppato due modelli fondamentali per
descrivere l’apparato psichico: la prima e la seconda topica. Il passaggio da una all’altra
avvenne nel corso della sua riflessione teorica, per rispondere a limiti e ambiguità della
prima topica.
Prima topica
La prima topica, elaborata attorno al 1900 con l’opera L’interpretazione dei sogni, divide la
mente in tre sistemi: conscio, preconscio e inconscio. In questo modello:
Freud osservò tuttavia che questa divisione era insufficiente a spiegare alcuni fenomeni
psichici, soprattutto quelli legati alle pulsioni e al conflitto tra diverse parti della psiche.
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Seconda topica
Intorno agli anni ’20, Freud introduce la seconda topica nella sua opera L’Io e l’Es (1923),
che presenta un nuovo modello tripartito: Es, Io e Super-Io.
Freud adottò questa seconda topica per meglio chiarire i conflitti intrapsichici. L’Es
rappresentava il bacino delle pulsioni; l’Io, responsabile del contatto con la realtà, doveva
trovare equilibrio tra il soddisfacimento delle pulsioni e le imposizioni morali del Super-Io.
Questo modello spiegava più efficacemente le dinamiche della repressione, i conflitti interiori
e la formazione dei sintomi nevrotici.
Implicazioni
Qui Freud descrive livelli di consapevolezza, come se fosse una mappa della mente.
● Conscio: ciò di cui sei consapevole in questo momento (pensieri e percezioni attuali).
● Preconscio: pensieri o ricordi non immediatamente presenti, ma che puoi richiamare
facilmente (es. il nome di un amico).
● Inconscio: contiene pensieri, desideri o ricordi nascosti e spesso inaccessibili, ma
che influenzano il tuo comportamento.
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2. Il Modello Strutturale: “Chi sono gli attori nella mente?”
Questo è un modello più dinamico, che descrive istanze psichiche, ovvero i “personaggi” che
interagiscono per determinare il comportamento.
Le istanze sono:
● Es: la parte istintiva e primitiva, che cerca soddisfazione immediata (il “voglio tutto e
subito”).
● Io: la parte razionale e mediatrice, che cerca di bilanciare i desideri dell’Es con le
regole del mondo e le aspettative del Super-Io.
● Super-Io: la parte morale e ideale, che rappresenta le regole, i valori e il senso di
colpa.
• L’Io lavora tra tutti i livelli, ma cerca di mantenere il controllo nel conscio.
Riassunto:
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