Giovanni Pascoli
La vita
La tragedia avvenne quando la notte del 10 agosto il padre venne colpito da
una fucilata e morì. L’assassino non fu mai scoperto, l’anno dopo muore
anche la madre, e quello che per pascoli era stato un nido familiare si
disgrega, solo grazie al fratello giacomo la famiglia riesce a sopravvivere a
questi lutti. Quando muore anche Giacomo pascoli resta con le due sorelle Ida
e Maria, con le quali cerca di ricomporre il nido familiare disgregato, ma
ritirandosi a san mauro di Romagna, una sorella decide di sposarsi, e vive
l’ennesimo trauma di rottura.
Dal punto di vista politico aderisce alla idee socialiste, ma quando i socialisti
si uniscono al rivoluzionario … , viene messo sotto processo e da quel
momento aderisce a un socialismo più moderato. Diventa uno dei sostenitori
dell’impresa in Libia, per motivi legati alla sua visione del mondo: molte
nazioni sono capitalistiche, di grande potenza economica, mentre l’Italia è
una nazione proletaria, cioè fonda la sua forza sulla prole, sui propri gli, che
però sono costretti a emigrare (cioè abbandonare il nido e distruggere l’unità
familiare rappresentata dalla nazione Italia). Sostiene però l’impresa in Libia,
perché questa potrebbe offrire ai suoi gli d’Italia nuove prospettive di
lavoro, non sarebbero costretti a emigrare in paesi estranei. D’annunzio
invece sostiene la guerra in Libia per riscattarsi dalla vittoria mutilata.
A differenza di D’Annunzio, nell’opera pascoliana c’è una certa sintonia,
l’opera non rappresenta un’evoluzione, trasformazione del pensiero come
quella dannunziana, Pascoli infatti lavorava contemporaneamente a più
opere, in ogni caso dominano sempre gli stessi temi, e ciò che cambia è la
forma stilistica e la metrica (le ultime opere in prosa sono il saggio ”Il
fanciullino” e “La grande proletaria si è mossa”).
La poetica
Tutta la poesia pascolano nasce come tentativo di medicare il dolore causato
dalla morte del padre, causata dalla malvagità umana. C’è quindi un’idea
pessimista dell’uomo e della società che si vede dominata dall’interesse, dal
pro tto, che tolgono signi cato all’esistenza umana. Vuole quindi recuperare
quei valori che sono alla base della convivenza civile, ispiratori di pace
sociale e solidarietà, che si può ottenere grazie anche al recupero di una vita
semplice, in cui ci si accontenta di ciò che si ha.
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L’altra esigenza è quella di mantenere in vita la memoria del padre, in questo
senso sembrerebbe avere solo un valore commemorativo, ma la perdita del
padre agisce in maniera molto più profonda. La sua vita viene infatti divisa
tra il prima e il dopo, uno rappresenta l’eden, il mondo felice, e ciò genera un
meccanismo regressivo, cioè tende a recuperare il “prima”, contrapposto a un
dopo caratterizzato da sofferenza. (In verga non narra la vicenda dall’alto
della sua cultura, ma usa linguaggio del popolo ecc) Questa regressione è
simboleggiata dal nido, il luogo protettivo per eccellenza, simbolo dell’unità
familiare distrutta, il luogo degli affetti, il riparo dal mondo, da una società
dominata dalla violenza. Ciò si manifesta in 3 momenti:
-regressione anagra ca: [fanciullino vs adulto] momento in cui idealizza
un’età della vita, quella dell’infanzia, età felice, stagione dell’innocenza, in cui
domina la fantasia, in cui si fanno grandi scoperte, il mondo del bambino è
basato sull’intuitiva, sull’animismo, cioè stabilisce con le cose un rapporto
immediato (parlano con i giocattoli) contrapposta all’età matura, della
ragione, del calcolo, dell’insensibilità che porta l’uomo a compiere atroci
delitti.
-regressione sociale: [contadino vs industriale] momento in cui pascoli pensa
al mondo della campagna come un mondo laborioso, armonico, regolato
dalle leggi di natura, dal ciclo delle stagioni, contrapposto al mondo
dell’industria, della tecnologia e modernità, affermazione della classe
borghese e cittadini. Lo stesso tempo non è regolato dai ritmi delle macchine
ma dal cambio delle stagioni. [per Leopardi è recupero della dimensione
immaginativa che permette all’uomo di creare una realtà parallela a quella
reale e nita, cioè in nita, perché la ragione ha allontanato l’uomo da questa
possibilità]
-regressione storico-culturale: recupero di quella civiltà occidentale che
coincide con le origini della poesia che vede il cantore come colui che
rielabora i canti altrui. Solo quella poesia è di tipo oracolare (gli aedi si
af dano alle muse) [poesia simbolista, con valore ai suoni], dove si coglie la
verità che giace a fondo, il senso di misero che si nasconde dietro le cose.
L’esperienza che ne deriva è totalmente originale rispetto a quella di
D’Annunzio, pascoli da un valore assoluto a tutto ciò che c’era prima della
morte del padre, signi ca tornare indietro al recupero di un momento della
vita in cui era felice. Fanciullino è colui che apprezza le cose più semplici, che
si meraviglia, che considera immensamente grandi o piccole le cose, senza
stabilire una gerarchia, che trova il nuovo in tutto -> rappresenta la parte
razionale di ogni uomo, che non sente più la voce del fanciullino nel
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momento in cui diventa adulto e razionale, non è più in contatto con le cose.
Per Pascoli l’uomo, ma sopratutto il poeta deve ascoltare la voce del
fanciullino che ha dentro per poter dar vita ad una poesia che sia pura, che
abbia valore per se stessa (senza aggettivi->distanza da d’annunzio, secondo
cui la poesia deve portare alla ribalta il ruolo del poeta che si deve porre come
colui che guida), che si limita a cantare le piccole cose, come se il poeta si
trovasse davanti alle cose per la prima volta, diventa “un novello Adamo” e
la conoscenza che gli deriva è aurorale, infatti ricerca la propria essenza, è
l’Adamo che dà il nome a tutte le cose. La poesia deve essere espressione
immediata e diretta della parte irrazionale dell’uomo e dunque svolge
un’importante funzione pedagogica, ossia recuperare le piccole cose, i valori
di un tempo (come fa l’aedo). Il fanciullino diventa poesia stessa, oltre che
poeta che si pone in ascolto di se stesso, trasmettendo con semplicità le cose
facendole apparire come grandi. La parola viene quindi ripulita di quei
signi cati che si sono incrostati e ripresa nelle sue origini.
Il fanciullino produce una conoscenza poetica, attuata per via intuitiva senza
passare dalla razionalità, riesce a cogliere quelle analogie che esistono tra le
cose e i vari aspetti della natura
-> Con Pascoli si parla di fono-simbolismo, infatti utilizza numerose
onomatopee. Un critico mette in evidenza proprio questo aspetto, de nendo
l’onomatopea come fase pre-grammaticale del linguaggio, che rappresenta il
momento a con ne tra suono asemantico (nessun signi cato) e la parola
guida. Questo linguaggio si ritrova nel poemetto Italy, con il tema
dell’immigrazione, dove i termini inglesi vengono utilizzati per i suoni che
producono (poeta in contrasto con la vera essa della parola).
->Nella fase grammaticale, si passa dal suono alla parola che identi ca
l’oggetto, il suono si traduce in conoscenza.
-> Nella fase post-grammaticale, c’è l’utilizzo della parola generica e il
superamento dell’uso della parola comune, per utilizzare la parola speci ca e
scienti ca con cui indicare l’oggetto: (non risponde al criterio positivista di
riferirsi a qualcosa con un termine speci co) si tende a rappresentare l’unicità
della parola poetica. Critica Leopardi perché unisce le rose e le viole che
oriscono in due periodo diversi, non si possono usare insieme, is priva la
parola del suo signi cato più profondo, invece la parola poetica deve servire
a cogliere e penetrare l’essenza, andare alla ricerca della verità che si
nasconde dietro.
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Anche l’analogia è importante: rappresenta relazione lontane tra le cose che
però il poeta riesce a cogliere attraverso l’intuizione, in quanto ogni oggetto
non è mai isolato, ma fa sempre parte del tutto.
Diventa quindi una poesia inclusiva, non esclusiva come per tradizione (già a
partire da Petrarca), questo perché circoscrive l’oggetto su cui fare poesia,
tratta dei temi astratti e tutte quelle tematiche concettuali che possono essere
valide in qualunque momento e periodo storico (D’Annunzio non parla di
tutti i temi, di tutti gli oggetti, è una poesia elitaria), con pascoli la poesia
rappresenta la vita quotidiana, la semplicità, gli affetti…
Il tema del nido, che rappresenta protezione, come anche la siepe o la nebbia,
entrambe chiudono, coprono (=/leopardi per cui la siepe diventa ostacolo),
per pascoli è l’ostacolo che protegge l’uomo dal mono esterno (con itto
interno vs esterno). Tutta la poesia pascolano è percorsa da diverse
inquietudini, dubbi, sgomenti, che pongono pascoli lontano da d’Annunzio e
dal suo vitalismo, in cui si assaporava ogni esperienza al massimo.
Myricae
Il titolo riprende la IV bucolica di Virgilio, in cui il verso rappresenta una
dichiarazione poetica (eleva il tono perché annuncia l’arrivo del puer). Pascoli
trasforma il verso da negativo a positivo: a tutti giova una poesia dai toni più
umili. La raccolta è un insieme di testi di brevissima estensione, sono
quadretti a carattere naturalistico. Ogni poesia contiene le tematiche
sopracitate. E’una parola che invita alla fratellanza e alla solidarietà, perché
avendo vissuto il dolore non vuole che altre persone lo vivano, nonostante la
sua vita sia stata impregnata di dolore, l’amore è l’unica cosa che riesce a
esprimere.
Canti di Castelvecchio
Riprende Myricae creando un collegamento, infatti nella prefazione parla al
padre, in questa alla madre. Rielabora una visione legata al romanzo
bucolico, vita che trascorre riprendendo il ritmo delle stagioni, c’è una
regressione sociale, la vita che è legata al ritmo ancestrale contrapposta alla
velocità del presente i protagonisti sono infatti una umile famiglia.
Il linguaggio diventa più ambizioso e complesso
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I poemetti
Si collegano direttamente a myricae riprendendo una parte del verso di
Virgilio “Paulo maiora”, aumenta la scrittura, assumono un atteggiamento
più narrativo. Le tematiche sono più morbose, rimandano a contenuti
riguardanti la sfera del non detto non sentito non vissuto, attrazione verso
esperienze che non ha mai potuto fare. Maria è l’archetipo della donna
angelo, bionda, pura e Rachele donna passionale, bruna, rievocano i tempi
passati nel convento, dove c’era un giardino con un ore screziato, bianco e
rosso, un ore proibito, che salva un profumo ammaliante. Maria capisce che
rachele ha provato quel ore e da quel momento non è più stata la stessa. Per
molti critici il ore rappresenta un esperienza ai limiti (droga, erotismo)
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