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Documento 3

Il libro della Genesi è diviso in due sezioni principali: la prima narra la creazione e la storia delle origini umane, mentre la seconda racconta la storia dei patriarchi del popolo eletto. La creazione è descritta attraverso due racconti distinti, uno sacerdotale e uno jahvista, che presentano Dio e la creazione in modi diversi, culminando nel peccato originale e nelle sue conseguenze. La narrazione prosegue con storie come quella di Caino e Abele, il diluvio universale e le genealogie che collegano i patriarchi fino a Noè.

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Il libro della Genesi è diviso in due sezioni principali: la prima narra la creazione e la storia delle origini umane, mentre la seconda racconta la storia dei patriarchi del popolo eletto. La creazione è descritta attraverso due racconti distinti, uno sacerdotale e uno jahvista, che presentano Dio e la creazione in modi diversi, culminando nel peccato originale e nelle sue conseguenze. La narrazione prosegue con storie come quella di Caino e Abele, il diluvio universale e le genealogie che collegano i patriarchi fino a Noè.

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Il libro della Genesi è suddiviso in due grandi sezioni.

La prima, corrispondente ai
capitoli 1-11, comprende il racconto della creazione e la storia del genere umano.
Questa storia delle origini comprende:

1.
Creazione 1,1-2,4a[6]
2.
Adamo ed Eva 2,4b-3,24[7]
3.
Caino e Abele 4,1-16[8]
4.
Diluvio universale e Noè 6,1-9,17[9]
5.
Benedizione di Noè 9,18-9,29[10]
6.
Torre di Babele 11,1-9[11]
7.
Discendenti di Caino 4,17-24[12]
8.
Discendenti di Set 4,25-5,32[13]
9.
Lista delle genti 10[14]
10.
Discendenti di Sem 11,10-26[15]
La seconda sezione, dal capitolo 12 al capitolo 50, narra la storia del popolo eletto,
mediante i racconti sui patriarchi:

• Abramo 12-25[16]
• Isacco 26[17]
• Giacobbe 27-35[18]
• Esaù 36[19]
• Giuseppe e Giuda 37-50[20]
La creazione[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Creazione (teologia) e Storia della creazione in Genesi.

La creazione del Sole e della Luna in un affresco


di Michelangelo Buonarroti nella Cappella Sistina

«Dio disse: "Sia la luce". E la luce fu.»

(Genesi 1,3)

Nella Genesi troviamo un doppio racconto della creazione: uno di redazione


sacerdotale (1,1-2,4a[21]) e uno di redazione jahvista (2,4b-25[22]).

Racconto sacerdotale[modifica | modifica wikitesto]


Il racconto della prima creazione usa lo schema letterario dei sette giorni. Il racconto
suppone uno stato iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l'acqua (1,1-2[23]).
La creazione avviene per separazioni successive:

1. il primo giorno Dio separò la luce dalle tenebre, creando giorno e notte (1,3-
5[24]);
2. il secondo giorno fu creato il cielo per separare le acque inferiori (gli oceani)
dalle acque superiori (credute essere sopra il firmamento e all'origine della
pioggia) (1,6-8[25]);
3. il terzo giorno, dalle acque inferiori fu fatto emergere il terreno, e da questo fu
fatta germogliare ogni pianta sì creata (1,9-13[26]);
4. il quarto giorno Dio creò il Sole, la Luna e le stelle e pose il tutto nel firmamento,
affinché illuminassero la terra e regolassero il tempo (1,14-19[27]);
5. il quinto giorno vengono creati gli esseri marini e gli uccelli, e vengono benedetti
perché possano moltiplicarsi (1,20-23[28]);
6. il sesto giorno furono creati gli animali terrestri ("bestiame, rettili e bestie
selvatiche"); fu poi creata l'Umanità a immagine e somiglianza di Dio affinché
dominasse sugli animali, benedicendone la prosperità (1,24-31[29]);
7. il settimo giorno Dio porta a compimento il lavoro che aveva fatto e cessa da
ogni suo lavoro, poi benedice e consacra il settimo giorno (2,1-3[30]).
Quest'ultimo atto diventerà, nell'ebraismo, il precetto del riposo del Sabato.

Racconto jahvista[modifica | modifica wikitesto]


«il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita e
l'uomo divenne un essere vivente.»

(Genesi 2,7)

Il secondo racconto della creazione è di tipo jahvista e ha le seguenti caratteristiche:

• Dio è descritto in modo popolare, immediato, antropomorfico. Dio infatti plasma


l'uomo con la polvere della terra e soffia nelle sue narici, pianta un giardino, fa
germogliare dal suolo le piante, plasma gli animali, toglie una costola dal fianco
dell'uomo per plasmare la donna e richiude la carne al suo posto.
• già il racconto sacerdotale poneva l'uomo al centro del creato. In questo racconto
la sottolineatura è più marcata perché l'uomo è creato per primo e tutto il resto
viene creato in sua funzione: per il suo nutrimento, le piante e per la sua
compagnia, gli animali. Dando il nome agli animali l'uomo viene proclamato signore
di tutto il creato.
• nel racconto è presupposto un substrato mesopotamico: i canali, i fiumi e una
civiltà già agricola, dove si coltiva la terra.
• il giardino dell'Eden o paradiso terrestre indica un luogo fantastico dove si è iniziata
la vita umana. Qui tutto viene dato da Dio senza fatica, altrove occorre sudare per
ricavare i frutti della terra. La ricchezza di acqua è un grande segno della
benedizione di Dio.
• nel racconto si può leggere una sostanziale parità tra uomo e donna (ish e ishà), e
gli animali sono subordinati. Il v.23 dice:
«Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa. La si chiamerà donna perché
dall'uomo è stata tolta.»

Letture successive di questo brano hanno però visto una subordinazione della donna
nei confronti dell'uomo. In modo semplice e immediato la Bibbia inserisce qui il tema
del matrimonio e della famiglia (è così stretto il legame tra uomo e donna che sembra
impossibile il divorzio).
• la vergogna della nudità sarà vista come una conseguenza del peccato. Per il
momento la nudità si inserisce nell'armonia della creazione.
Il racconto del peccato originale (Gen 3)[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Peccato originale.

Peccato originale e cacciata dal paradiso,


affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina, Roma

Cacciata dal Paradiso Terrestre, e lavoro dei


progenitori, rilievo di Wiligelmo, Duomo di Modena

Se i primi due capitoli della Genesi in vario modo esaltano la positività della creazione e
della vita dell'uomo sulla terra, il terzo(3 [31]). vi inserisce la nota tipica a ogni esperienza
umana: il male e il peccato. La Bibbia non fa un grande discorso teorico sull'origine del
male e del peccato, ma lo presenta, attraverso un aneddoto, come una condizione
dalla quale difficilmente l'uomo può liberarsi. È da sottolineare però che in ambito
ebraico non vi è la trasmissione del "peccato originale" in quanto, secondo l'ebraismo,
l'uomo nasce immacolato e senza colpa. Questa è invece una considerazione teologica
cristiana, in vista della redenzione messianica.
Una considerazione sul tema del peccato: se si applicasse quanto il Catechismo della
Chiesa Cattolica al §1857 afferma: «Perché un peccato sia mortale si richiede che
concorrano tre condizioni: È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia
grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato
consenso»? La domanda che ci si può porre è se Adamo ed Eva prima dell’assunzione
del frutto proibito conoscessero ciò che significava bene e male. La risposta è che,
nonostante il libero arbitrio, forse non avevano piena consapevolezza di ciò che volesse
dire peccato e lo avrebbero compreso solo dopo essersi cibati del frutto. E in tal caso
perché punire chi non era compos sui?[32] In realtà il peccato è stato una consapevole e
deliberata disubbidienza a un comando preciso del Creatore.

Leggendo il racconto si possono fare le seguenti osservazioni:

• Il serpente era un essere parlante ostile a Dio e nemico dell'uomo. [senza fonte]
• Tutto il racconto è portato avanti secondo una sottile psicologia: il serpente parte
da lontano, esagerando, mettendo in cattiva luce la proibizione del Signore.
• Dio punisce il serpente per aver convinto con l'inganno Eva a mangiare il frutto della
conoscenza
« Allora il Signore Dio disse al serpente: poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di
tutto il bestiame, e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere
mangerai per tutti i giorni della tua vita » ( Gen 3,14, su laparola.net.)

Questo passo della Bibbia suggerirebbe che si riteneva che i serpenti avessero
originariamente le gambe.
• Il capitolo sottolinea ampiamente le conseguenze del peccato, alcune derivate
immediatamente, altre volute da Dio. Quelle derivate immediatamente sono la
paura di essere nudi e la paura del Signore. Quelle imposte dal Signore sono: i
dolori del parto, la sottomissione della donna all'uomo, la fatica del lavoro, la
morte.
• È interessante notare come, ormai in preda al peccato, l'uomo e la donna si
accusino a vicenda pur di scusarsi di fronte a Dio: l'uomo riversa la colpa sulla
donna e questa sul serpente.
• Il testo presenta la maledizione sul serpente, non sull'uomo e sulla donna; questi
vengono colpiti in quello che era considerato più proprio per loro: il generare i figli
per la donna e il lavoro per l'uomo.
• Una importanza particolare riveste il versetto 3,15 [33]. In Genesi 3:15, nella prima
promessa di un Salvatore fatta ad Adamo ed Eva subito dopo il peccato, il Messia (e
non sua madre) futuro viene semplicemente definito come "progenie della donna"
(ove la donna, secondo la terminologia biblica, è intesa come "popolo di Dio") che
schiaccerà il capo al serpente (Satana) e lo vincerà, venendo da lui però ferito al
calcagno (il Diavolo avrebbe provocato la morte del Salvatore).
Fondamentalmente il testo ci dice: anche se l'uomo sembra del tutto succube del
male, ha sempre delle nuove possibilità, offerte dalla misericordia del Signore, per una
futura rivincita.

• La cacciata dell'uomo dal paradiso terrestre lo pone ormai in una situazione simile
alla nostra, in un mondo ostile e con una vita breve.
• Prima di espellere l'uomo dal paradiso terrestre, Dio lo veste di pelli. Nella
tradizione dei popoli orientali, il capofamiglia aveva quest'obbligo verso i suoi
familiari, suggerendo così il concetto che Dio continua ad aver cura dell'uomo
nonostante la sua imperfezione.[34]
Caino e Abele[modifica | modifica wikitesto]
Lo stesso argomento in dettaglio: Caino e Abele.

Il racconto (Gen 4[35]) suppone una civiltà già evoluta, un culto, altri uomini che
potrebbero uccidere Caino, tutto un gruppo che lo proteggerà. Forse è nato per
illustrare l'origine dei Keniti. In seguito dalla tradizione jahvista è stato riferito all'origine
dell'umanità e ha ricevuto una portata più generale.

Dopo la rivolta dell'uomo contro Dio, ora vi è la lotta dell'uomo contro l'uomo, cui si
opporrà il duplice comandamento che riassume la legge, l'amore di Dio e del prossimo.

Leggendo il testo si possono fare le seguenti osservazioni:

• La gioia di Eva che da schiava di un uomo diventa la madre di un uomo: Caino.


• Si dice che Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Questo
contrasto tra i due fratelli sta forse anche a indicare i contrasti sempre esistiti tra i
pastori e i contadini.
• Il testo prima di descrivere il peccato descrive la tentazione e l'impegno del Signore
per aiutare a superarla.
• Il sangue versato di Abele dal suolo chiede vendetta. Grande è l'importanza, nella
mentalità biblica, del sangue come fonte della vita.
• Il segno che Dio impone su Caino ha il senso di limitare la vendetta. Non è giusto
che sangue chiami altro sangue, senza alcun limite. Storicamente forse vi era
indicato un gruppo di persone, i Keniti, in cui si praticava duramente la vendetta di
sangue.
La discendenza di Caino[modifica | modifica wikitesto]
Dopo il racconto di Caino e Abele, viene inserita la genealogia jahvista di Caino (Gen
4[36]), che esprime sostanzialmente questa idea: se Caino è stato il primo omicida, da
lui deriva ogni forma di male che si è sparso sulla terra. Si arriva così al canto selvaggio
di Lamech:
« Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura ed un ragazzo per un mio livido. Sette volte
sarà vendicato Caino ma Lamech settantasette. » ( Gen 4,24, su laparola.net.)

Particolare risulta poi la figura di Iubal, padre dei musicisti e dei suonatori in Gen 4,21, il
quale è fratello di Iabal figlio di Lamech e della moglie Ada.

I patriarchi prediluviani[modifica | modifica wikitesto]


La fonte sacerdotale, che avevamo abbandonato dopo il racconto della creazione,
ritorna adesso per descriverci la genealogia di Adamo (viene del tutto ignorato il
peccato originale e l'omicidio di Abele) e collegarci così alla storia di Noè al tempo del
diluvio universale. (Gen 5[37])

Le genealogie per questa fonte rivestono una importanza particolare:

• riempiono i vuoti: per esempio tra Adamo e Noè, tra Noè e Abramo;
• indicano l'interesse di Dio che si va sempre più concentrando fino ad arrivare a un
popolo, quello ebraico.
• più che una importanza storica esse rivestono una importanza di idee nei confronti
del Signore.
La lunga vita è segno della benedizione di Dio e segno della bontà dell'umanità. A mano
a mano che l'umanità si corrompe diminuisce l'età media dell'uomo.

In questo schema di genealogia ritroviamo molte delle caratteristiche del primo


capitolo della Bibbia, caratteristiche che sono proprie della fonte sacerdotale:
formalismo, ripetività, astrattezza, ecc.

Il diluvio universale[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Diluvio universale e Noè.

Il racconto (Gen 6-9[38]) combina due storie parallele: una jahvista, piena di colore e di
vita; l'altra sacerdotale, più precisa e più elaborata, ma più arida. Il redattore finale ha
rispettato queste due testimonianze che riceveva dalla tradizione, senza cercare di
sopprimere le loro divergenze di dettaglio.

Vi sono diverse narrazioni sumere e babilonesi sul diluvio, che presentano somiglianze
considerevoli con il racconto biblico. Il racconto biblico non sembra dipendere da
queste narrazioni, ma attinge a una medesima eredità: il ricordo di una o più
inondazioni disastrose della valle del Tigri e dell'Eufrate, che la tradizione aveva
ingrandito con dimensione di un cataclisma universale. [39] Non ha quindi senso
prendere il racconto in senso storico e volerlo poi criticare per le sue incongruenze
storiche.
L'essenziale del racconto resta questo: un insegnamento sulla giustizia e sulla
misericordia di Dio, sulla malizia dell'uomo e sulla salvezza accordata al giusto. Dio
non può permettere il male e deve castigarlo, ma allo stesso tempo si impietosisce per
il giusto, anche se è uno solo.

Il racconto del diluvio viene sovente visto come anticipazione del battesimo.

Si noti che molto simbolismo biblico ha qui un inizio: sette coppie di animali, quaranta
giorni di diluvio, la colomba, il ramo di ulivo, ecc.

Dopo il diluvio viene ristabilito l'ordine del mondo e Dio benedice di nuovo l'uomo,
come aveva già fatto quando lo aveva creato. In particolare all'uomo vengono dati in
alimento anche gli animali, privati però del loro sangue. Segno di questa nuova alleanza
tra Dio e l'uomo è l'arcobaleno. Comincia qui un grande tema biblico: quello
dell'alleanza: per il momento l'alleanza è con tutti gli uomini, in seguito si restringerà a
un popolo, con Abramo e poi, particolarmente, con Mosè.

La torre di Babele[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Torre di Babele.

Il cap. 10[40] raccorda il racconto del diluvio a quello della torre di Babele presentando
una tavola sinottica dei popoli antichi. Vorrebbe offrire uno sguardo d'insieme dello
svilupparsi dei popoli nell'antichità; inoltre offre il materiale di partenza per il racconto
della torre di Babele.

Il racconto della torre, (Gen 11[41]) di natura jahvista, offre una spiegazione della
diversità dei popoli e delle lingue. Il tutto viene presentato come un castigo di Dio per
una colpa collettiva di vanità e superbia.

La torre viene costruita secondo i canoni delle antiche torri sacre a piani (Ziggurat) che
si trovano in Mesopotamia. In particolare a Babilonia l'Etemenanki era ritenuto la sede
terrena del dio supremo Marduk e la "portineria" della soprastante sede celeste.
Nell'antichità, infatti, i re davano udienza alla porta del palazzo o a quella della città.
L'Etemenanki, rimasto incompiuto, costituiva uno strumento per presentare Babilonia
come l'ombelico del mondo, prediletto dagli dei. La Bibbia vi vede l'impresa di un
orgoglio insensato e collega implicitamente il nome arrogante della città (in accadico:
Bab-ilum = porta degli dei) con il verbo "balàl" = "confondere".[42]

Questo tema della condanna della torre si combina con quello della città: potrebbe
essere una critica della civiltà urbana, tema forse accennato già nel cap. 4 [43] a
proposito della discendenza di Caino.

Gli ascendenti di Abramo[modifica | modifica wikitesto]


Secondo il redattore sacerdotale lo sguardo si concentra sempre di più: dal generico
(discendenza di Adamo ed Eva) al particolare (ascendenti di Abramo). (Gen 11 [44]) Quasi
a dire come Dio poco alla volta viene a costruirsi il suo popolo prediletto, lasciando in
secondo piano gli altri popoli.

La storia di Abramo[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Abramo.

La storia patriarcale che qui incomincia è una storia di famiglia: raduna i ricordi che si
conservavano degli antenati, Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe: (Gen 12-25[45])

• È una storia popolare che si sofferma anche su aneddoti personali e sui tratti
pittoreschi.
• È una storia religiosa: tutte le svolte decisive sono segnate da un intervento di Dio e
tutto vi appare come provvidenziale, secondo la fede ebraica. Tutti i fatti sono
introdotti, spiegati e raggruppati per mostrare che c'è un Dio che ha formato un
popolo e gli ha dato un paese: questo Dio è Yahvè, questo popolo è Israele, questo
paese è la terra santa.
• Questi racconti sono storici nel senso che narrano, alla loro maniera, avvenimenti
reali; danno una immagine fedele dell'origine e delle migrazioni degli antenati
d'Israele, dei loro legami geografici ed etnici, del loro comportamento morale e
religioso. Il compito dello storico è di confrontare questi dati della Bibbia con altri
fatti storici. Indicativamente possiamo dire, ad esempio, che Abramo visse in
Canaan verso il 1850 a.C.; che Giuseppe fece carriera in Egitto un po' dopo il 1700.
La vocazione di Abramo[modifica | modifica wikitesto]
Rompendo che la sua terra natìa, il paese dei Caldei (Mesopotamia), Abramo parte per
un paese sconosciuto, con la moglie sterile, perché Dio lo ha chiamato e gli ha
promesso una posterità: è il primo atto della fede di Abramo, fede che si ritroverà al
momento del rinnovamento dell'alleanza e del sacrificio di Isacco.

Il rinnovamento dell'alleanza[modifica | modifica wikitesto]


La fede di Abramo è messa alla prova, le promesse tardano a realizzarsi. Esse sono
allora rinnovate e sigillate da un'alleanza. La promessa della terra è messa al primo
posto.

Giustamente famoso è il v. 6:

«Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.»

che sarà ripreso per spiegare il rapporto tra la fede e le opere in Paolo, Giacomo e
Lutero.
Il versetto 15,17[46] presenta un antico rito di alleanza. I contraenti passavano tra le
carni sanguinanti e invocavano su di sé la sorte riservata a queste vittime, se
trasgredivano il loro impegno. Sotto il simbolo del fuoco è Jahvè che passa; e passa
solo, poiché la sua alleanza è un patto unilaterale.

L'alleanza e la circoncisione[modifica | modifica wikitesto]


Nuovo racconto dell'alleanza di tradizione sacerdotale. (Gen 17,1-14[47]) L'alleanza
sigilla le stesse promesse della tradizione jahvista del cap. 15, ma questa volta impone
all'uomo obblighi di perfezione morale (v.1), un legame religioso con Dio (v.7) e una
prescrizione positiva, la circoncisione (v.10).

Argomenti particolari:

• il senso del cambio di nome per Abramo (v.5);


• il senso della circoncisione (v.10).
L'apparizione di Mamre e la distruzione di Sodoma[modifica | modifica wikitesto]
Questi capitoli si devono alla tradizione jahvista e si possono intitolare: il significato
dell'alleanza. Essi vogliono illustrare la natura, gli effetti e le motivazioni di questo fatto
centrale nella storia dell'umanità.

L'apparizione di Mamre, (Gen 18-19,29[48]) dove il Signore scende all'uomo in forme


umane, quasi affidandosi alle sue cure, per offrirgli la speranza in un bene creduto
impossibile, vuole dimostrare che l'alleanza è un grande atto di amore e di fiducia verso
l'uomo. Si notino i tratti umani con cui Dio si manifesta, la familiarità di Abramo, la sua
insistenza per salvare Sodoma e Gomorra. L'ambivalenza del racconto circa i
personaggi: tre oppure uno solo, ha preparato la rivelazione del mistero trinitario,
anche se nel racconto non è ancora minimamente presente. Fortemente sottolineato è
il tema dell'ospitalità, elemento importante della tradizione dell'antico oriente. Solo in
un secondo momento Abramo si accorge che nei tre personaggi ha ospitato Dio stesso.

Il racconto della distruzione di Sodoma e Gomorra prende forse le mosse da leggende


antiche circa la fine di queste città. Dal punto di vista scientifico si può pensare che le
città siano state distrutte e successivamente ingoiate dal mar Morto a seguito di
un'apertura maggiore della faglia che corre in quelle zone. La Bibbia lega la distruzione
delle città con una perversione grave che lì si sarebbe manifestata: l'omosessualità,
dalla Bibbia chiamata sodomia. Tale comportamento era in abominio presso gli ebrei e
veniva punito con la morte[49]. Il solo Lot, nipote di Abramo, resiste al peccato stesso e
per questo motivo viene salvato dalla distruzione della città.

La nascita di Isacco[modifica | modifica wikitesto]


Il piccolo brano risulta dalla fusione delle tre fonti: sacerdotale, jahvista ed eloista.
(Gen 21,1-5[50]) È l'avverarsi della promessa. Viene chiamato Isacco perché Sara aveva
riso quando era stato preannunciato e perché è motivo di letizia la sua nascita. Difficile
sembra conciliare questo brano con il seguente che parla della cacciata di Ismaele e di
Agar.

Il sacrificio di Isacco[modifica | modifica wikitesto]


Racconto di tradizione eloista. (Gen 22,1-18[51]) Dopo i successi ritorna inaspettata la
prova. Il fatto inspiegabile non è che Dio chieda il sacrificio di un figlio, ma che pretenda
la morte di quello che era stato un grande motivo di speranza; viene così maggiormente
messa in risalto la fede di Abramo. Il racconto tende a giustificare perché il popolo
ebraico non preveda sacrifici umani. Inoltre offre la spiegazione perché era previsto il
riscatto e non il sacrificio dei primogeniti, dato che tutte le primizie erano previste per il
Signore. Al posto di Isacco Abramo offrirà in sacrificio a Dio un animale.

La storia di Isacco e Giacobbe[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Isacco e Giacobbe.
I due figli di Isacco: Giacobbe ed Esaù[modifica | modifica wikitesto]
La lotta dei due fanciulli nel seno materno presagisce l'ostilità dei due popoli fratelli: gli
idumei discendenti di Esaù e gli israeliti discendenti di Giacobbe.(Gen 25,19-34[52])Gli
idumei saranno asserviti da Davide e per un po' resteranno sotto il dominio ebraico.
Può far problema il modo disonesto con cui Giacobbe carpisce la primogenitura al
fratello Esaù. Ma si può notare come il Signore si serve anche degli inganni umani per
portare avanti i suoi disegni di salvezza per il popolo ebraico.

Giacobbe carpisce la benedizione del padre[modifica | modifica wikitesto]


È un racconto jahvista che vanta l'astuzia di Giacobbe.(Gen 27,1-40[53]) Nella sua
redazione finale il vanto per l'astuzia è sfumato da discreta riprovazione per l'astuzia di
Rebecca e da pietà per Esaù. Le benedizioni che Giacobbe ed Esaù ricevono non si
riferiscono tanto a loro quanto ai popoli da essi usciti.

Il sogno di Giacobbe[modifica | modifica wikitesto]


A Giacobbe vengono riconfermate le promesse fatte ad Abramo.(Gen 28,10-22[54]) La
scala che sale al cielo ricorda le ziqqurat mesopotamiche. La pietra localizza la
presenza di Dio: diventa una betel (casa di Dio, oppure, in senso più spirituale una
porta del cielo). L'alzare la pietra e versarvi olio sulla sommità sono antichi gesti
cultuali che più tardi verranno ripudiati dalla tradizione ebraica e verranno considerati
idolatri.

La storia di Giuseppe[modifica | modifica wikitesto]


Lo stesso argomento in dettaglio: Giuseppe (patriarca).

Questa storia (Gen 37-50[55]) si svolge senza un intervento visibile di Dio, senza una
nuova rivelazione, al contrario di tutte le altre parti della Genesi. Essa si presenta tutta
intera come un insegnamento espresso chiaramente alla fine della storia [56]:

• La provvidenza divina ride dei calcoli degli uomini e sa volgere in bene la loro cattiva
volontà.
• Non solo Giuseppe è salvato, ma il delitto dei suoi fratelli diventa lo strumento dei
disegni di Dio.
• La venuta dei figli di Giacobbe in Egitto prepara la nascita del popolo eletto.

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