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Appunti Carducci

Carducci, nato nel 1835 e morto nel 1907, è considerato un poeta sano che affronta la malinconia del suo tempo con temi di gioia e classicismo, esprimendo sentimenti nazionalisti e celebrando la grandezza d'Italia. Le sue opere, come 'Rime nuove' e 'Odi barbare', mostrano un innovativo sperimentalismo metrico e una poetica che recupera la tradizione classica, mentre affronta temi di memoria, malinconia e modernità. Carducci diventa un importante punto di riferimento culturale tra il 1870 e il 1890, sintetizzando il gusto e le esperienze del suo tempo attraverso una poesia accessibile e condivisa dal pubblico.
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Appunti Carducci

Carducci, nato nel 1835 e morto nel 1907, è considerato un poeta sano che affronta la malinconia del suo tempo con temi di gioia e classicismo, esprimendo sentimenti nazionalisti e celebrando la grandezza d'Italia. Le sue opere, come 'Rime nuove' e 'Odi barbare', mostrano un innovativo sperimentalismo metrico e una poetica che recupera la tradizione classica, mentre affronta temi di memoria, malinconia e modernità. Carducci diventa un importante punto di riferimento culturale tra il 1870 e il 1890, sintetizzando il gusto e le esperienze del suo tempo attraverso una poesia accessibile e condivisa dal pubblico.
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Carducci

Nasce nel 1835 e muore nel 1907 (pensare ad aggancio temporale tra storia e letteratura).
Dalla critica crociana (benedetto croce) lui diceva che Carducci era l’unico ce smebrava non
risentire questo disagio e questa malinconia del secolo che sembrava caratterizzare gli latri autori.
Per scorce Carducci era un poeta sano (contrapposto con critica moderna). La critica
moderna, che è stata inserita nei libri, Carducci non è completamente esente dalla malinconia del
secolo. Lui attraverso temi sani, esorcizza questa malinconia. Alcuni elementi anticipano il
decadentismo. Ma a sei contrappone immagini solari, idee classiche.

Carducci era un poeta u ciale dell’Italia umbertina. Da posizioni giacobine passa a quelle
monarchiche. Secondo alcuni una delle cause per cui diventa monarchico era perché aveva visto
di persona la regina margherita, ma anche in realtà fallimento del sinistra. —> Il pubblico si
riconosce in lui perché è una poesia condivisa visto che è un poeta u ciale.
Di che parlava? Poesia nazionalista, celebrazione della poesia nazionale e della grandezza d’Italia.
Contemplazione dei paesaggi. Si fa interprete dei sentimenti del pubblico, cantare sentimenti
della gioia, del dolore… in cui le persone si possono ritrovare. Contemplazione della memoria e
del ricordo. Carducci parla di argomenti che s’interessano la pubblico in quel momento.
Carducci ha avuto un peso notevole della cultura del suo tempi, ha segnato la storia sociale,
culturale, di costumi. Diventa il modello di riferimento e riesce a sintetizzare il gusto del tempo e
riesce a riassumere la sionomia delle persone del tempo e del secolo in cui visse. (ascolta 12:28).
Diventa il centro della cultura tra 1870 e 1890.
Ascolta 12:31.

OPERE
Raccolti di poesie giovanili—> juvenilia.
Levia grazia —> opere giovanili in cui apprende a fare poesia ed è detto scudiero dei classici.
Giambi ed epodi —> metri greci utilizzati per le invettive. Caratterizzati da poesie che sono
caratterizzate da violenta satira e invettive (pronunciare discorsi contro qualcuno accusandolo).
Qua c’è inno a satana, inno al progresso.
Rime nuove —> temi più intimi (pianto antico): memoria, giovinezza, tristezza…
Odi barbare —> la metrica latina è quantitativa (quantità sillabe), ma la metrica italiana è
qualitativa (dipende da accenti). Carducci vuole provare ad adattare metrica latina a italiana. Nella
metrica italiana metri e vigori della poesia latina. Ma quelle odi sarebbero risultate alle orecchie ei
classici come odi barbare, perché diversa dalla loro. Questa metrica porta avanti lo
sperimentalismo metrico che smonta le regole metriche italiana e la adegua a quella latina e
greca. Questo sperimentalismo arriverà a Ungaretti dove un verso sarà una parola. Ascolta 12:43.
Rime e ritmi —> odi celebrative. Poeta dell’età umbertina.

Poetica classicista: contro manzoni e romanticismo, contro scapigliatura. Carducci critica.


Accapigliati la mappa e gli contrappone il recupero della tradizione classica.
Creare connessioni tra letterati.
Si avvicina ai Parnassiani perché essi cercavano perfezione. Tutto ciò che sei rifa all’antichità e un
modello e il poeta sano che crocevie in Carducci è fatto in modo tale da allontanare quel travaglio
tipico dell’epoca opponendo a queste sensazioni gure e e idee che si avvicinano a trazione e
classicismo (esorcizza e allontana senso di malinconia tipico della sua epoca).

Professori conservatori, quindi ripropone la lezione del passato, ma modernizzandola.


Ruolo poetica è in senso civile: deve dire qualcosa. Esalta l’Italia umbertina e salta classicità per
dare modelli per futuro (migliore). Si fa portavoce do un messaggio civile per sostenere potere del
re (Italia umbertina). Decora la potenza dell’Italia umbertina attraverso parola e opere.
Vate = sacerdote (dei principi dell’Italia umbertina) (ruolo poesia).
Poetica: in che mode intende la letteratura e la poesia (per Carducci impegno civile, prima
opposizione a qualcosa).
Recupero del passati attraverso la memoria. Non solo autobiogra co, ma passato anche classico
(romano, medievale…). Tema malinconia e morte…
°Traccia… odi barbare (mattina d’autunno)
He was a rebelde.
Satana: tutto ciò che è lontano dallo spiritismo religioso (ragione, progressismo…).
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Locomotiva: simbolo della modernità viene condensato (nell’inno a satana) nella locomotiva.

Temi: eventi storici e atmosfere del passato, spunti intimi e privati, in rime nuove gure della
classicità (per forma e contenuti), evasione e memoria.

Pianto antico
Si rifà al poeta mosco (antico) e pianto perché molti genitori hanno perso i gli, quindi è un pianto
antico. Tema classico: stagioni tornano, ma i morti no. Non hanno consolazione morte può
ri orire, ma alberi si.
Due parti: 1. Scena luminosa —> primavera.
2. Pianto di Carducci consapevole che il glio non può tornare indietro.
Fortissima opposizione tra vita (piccolo accenno a ciò che non c’è più) e morte (luce - ombra,
calore - freddo). Ultima parte sembra incarnazione di un pianto.

L’albero a cui tendevi


la pargoletta mano,
il verde melograno —> in opposizione con inaridito
da’ bei vermigli or, —> ore rosso

nel muto orto solingo —> muto perché bar bino non c’è più (prima rallegrato dalla voce del
bimbo)
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor. —> in opposizione con terra nera e terra fredda.

Tu, or de la mia pianta —> glio è ore di lui (continuazione della vita da padre a glio)
percossa e inaridita —> triste e inaridito dalla perdita (ha pianto troppo, si sente solo, non prova
più nulla)
tu de l’inutil vita
estremo unico or,

sei nella terra fredda —> sotto terra


sei nella terra negra
nè il sol più ti rallegra —> mentre albero è rinato, te non rinasci più e il sole non ti rallegrerà più.
nè ti risveglia amor.

SAN MARTINO —> BINOMIO SANITÀ E INQUIETUDINE


La nebbia a gl’irti colli
Piovigginando sale,
E sotto il maestrale
Urla e biancheggia il mar;

Ma per le vie del borgo


Dal ribollir de’ tini
Va l’aspro odor de i vini
L’anime a rallegrar.

Gira su’ ceppi accesi


Lo spiedo scoppiettando: —> immagine casalinghi, scoppiettare e non urlare, immagine felice.
Sta il cacciator schiando
Su l’uscio a rimirar

Tra le rossastre nubi


Stormi d’uccelli neri, —> dettaglio naturalistico, ma nero con rossastre nubi donano una
sensazione malinconica dovuto da pensieri che si associano al tramonto. Associa idea di
immigrazione con il pensiero di malinconia, abbandono… non gioiosi come due quartine centrali
della poesia. Precarietà a cui l’uomo è sottoposto con la morte.
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Com’esuli pensieri, —> come pensieri che si allontanano, che portano al pensiero della tristezza
malinconica, precaria che è propria del tempo in cui Carducci vive, ma che egli prova a
sopprimere con grandi immagini.
Nel vespero migrar.

Si presenta semplicità agreste (dei campi) di protezione legata all’infanzia. Attraverso quadretti lui
si conforta ricordando alcuni aspetti della sua maremma.
Poesia suddivisa in 4 strofe. Essa è facile commentarla con due concetti: immagine sanità
(armonia all’interno del borgo) e inquietudine, che è un tipico aspetto di un Carducci un po
nascosto, più simile al suo tempo.
1 quartina: immagini di natura ostile. 11 novembre, autunno inoltrato, la nebbia che sale ed
evapora crea do un disegno speci co nei monti e il mare che urla, gon a e biancheggia (onde). A
questo lui contrappone immagini semplici e rassicuranti.
2: dettagli della vita del borgo. Il borgo da senso di gioia, calore, semplicità che esercita
l’immagine della natura oscura data nella prima quartina. Congiunzione “ma” molto signi cativa.
2 e 3: immagini solari, calde, felici, positivi. Essi pero contornati da atteggiamenti particolari di
natura poco accogliente e molto ostile (natura di autunno) e immagini malinconiche che sembrava
non toccare Carducci, ma che in realtà fanno parte di lui e che cerca di esorcizzare.

ALLA STAZIONE IN UNA MATTINA D’AUTUNNO


Scene malinconiche tipicamente boudleriane. Stazione ferroviaria a bologna (buio, freddo dove
tutto sembra rallentato e dove ogni aspetto sia naturale che umano sembra meccanico. Uomini
appaiono come fantasmi che si muovono neri senza luce (vivono in maniera disagiata o pk
mattina o pk …). Tutti gli aspetti della poesia si ricollegano a boulere.-

Oh quei fanali come s’inseguono


accidïosi là dietro gli alberi,
tra i rami stillanti di pioggia
sbadigliando la luce su ’l fango! —> non è luce del sole

Flebile, acuta, stridula schia —> climax che schia, suoni duri, brutti, poco accoglienti tipici di un
paesaggio cittadino e della stazione.
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d’autunno
come un grande fantasma n’è intorno. —> mattino sembra un fantasma

Dove e a che move questa, che a rettasi


a’ carri fòschi, ravvolta e tacita —> tutta avvolta nel buio dove fanali nel fango, pioggia, nebbia.
gente? a che ignoti dolori
o tormenti di speme lontana?

Tu pur pensosa, Lidia, la tessera —> suono sgradevole perché secco, ma anche perché è quel
suono che permette la donna di salire sul treno e di allontanarsi da lui. Ricordo che si è dovuto
separare dalla donna.
al secco taglio dài de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.

Van lungo il nero convoglio e vengono —> locomotiva che una, a di erenza ai inno a satana, è
solo negativa.
incappucciati di nero i vigili,
com’ombre; una oca lanterna
hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei —> suoni poco confortanti tipici del tempo di Carducci

freni tentati rendono un lugubre


rintócco lungo: di fondo a l’anima
un’eco di tedio risponde —> noia dolorosa del rumore. Sensazioni ch esmebrano con tane da c
Carducci, ma lui le so oca.
doloroso, che spasimo pare.
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E gli sportelli sbattuti al chiudere
paion oltraggi: scherno par l’ultimo —> fanno suono metallico durissimo
appello che rapido suona:
grossa scroscia su’ vetri la pioggia.

Già il mostro, conscio di sua metallica —> locomotiva


anima, sbu a, crolla, ansa, i ammei —> climax di suoni poco confortanti
occhi sbarra; immane pe ’l buio —> occhi quasi demoniaci, suono stridulo.
gitta il schio che s da lo spazio.

Va l’empio mostro; con traino orribile —> solo mostro negativo.


sbattendo l’ale gli amor miei portasi. —> ali perché il suono del locomotiva sembra ali sbattute
(drago che porta via la sua donna in una situazione brutta, allineante, poco confortante, oscura).
Ahi, la bianca faccia e ’l bel velo —> si mette al nestrino con la faccia bianca e saluta
salutando scompar ne la tenebra.

O viso dolce di pallor roseo, —> fotogra a viso della donna che saluta
o stellanti occhi di pace, o candida
tra’ oridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!

Fremea la vita nel tepid’ aere, —> l’immagine della donna che viene separata, viene contrapposta
con un’immagine di un ricordo felice della donna d’estate. Messa li per contrastare immagine
bouleriana”. Qui carducci che non prende la malinconia del secolo.
fremea l’estate quando mi arrisero:
e il giovine sole di giugno —> viso di donna con capelli castani dove il sole di giugno illumina i
capelli e il vivo. Luce di Carducci che lo distingue dai suoi coetanei. La memoria è tema
importante per Carducci.
si piacea di baciar luminoso

in tra i ri essi del crin castanei


la molle guancia: come un’aureola
piú belli del sole i miei sogni
ricingean la persona gentile.

Sotto la pioggia, tra la caligine —> torna malinconia. Parte più triste. Io voce confondermi nella
negatività (?).
torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
barcollo com’ebro, e mi tócco,
non anch’io fossi dunque un fantasma. —> mi chiesti se non fossi anch’io un fantasma.

Oh qual caduta di foglie, gelida,


continua, muta, greve, su l’anima!
io credo che solo, che eterno,
che per tutto nel mondo è novembre. —> tristezza di novembre dovuta dalla separazione.
Tristezza che avvolge tutto.

Meglio a chi ’l senso smarrì de l’essere, —> meglio chi non legato a una consapevolezza.
meglio quest’ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri in nito. —> sembra leopardi. Qui Carducci dimostra che lui non è esente
dell’inquietudine della sua realtà, non esente da poeti dannati e boudlaire, ma anche lui prova
questa sensitività boudleriana e decadente.

DAVANTI DAN GUIDO


Dialogo immaginario con cipressi di Bolgheri.

I cipressi che a Bólgheri alti e schietti —> lui arriva con treno e i cipressi sembra gli andassero
incontro.
Van da San Guido in duplice lar,
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Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.

Mi riconobbero, e —Ben torni omai —


Bisbigliaron vèr’ me co ’l capo chino —
Perché non scendi? Perché non ristai?
Fresca è la sera e a te noto il cammino.

Oh sièditi a le nostre ombre odorate


Ove so a dal mare il maestrale:
Ira non ti serbiam de le sassate —> lui gli tirava sassate quando era piccolo per giocare e loro
dicono che non facevano male, non sono arrabbiati.
Tue d’una volta: oh, non facean già male!

Nidi portiamo ancor di rusignoli: —> nidi di uccelli per giocare. Gli dicono cose per allettarlo a
rimanere li.
Deh perché fuggi rapido cosí?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d’intorno ancora. Oh resta qui! —

— Bei cipressetti, cipressetti miei,


Fedeli amici d’un tempo migliore,
Oh di che cuor con voi mi resterei — —> legame a ettivo che ritorna nella sua infanzia.
Guardando io rispondeva — oh di che cuore!

Ma, cipressetti miei, lasciatem’ ire:


Or non è piú quel tempo e quell’età.
Se voi sapeste!... via, non fo per dire,
Ma oggi sono una celebrità.

E so legger di greco e di latino,


E scrivo e scrivo, e ho molte altre virtú:
Non son piú, cipressetti, un birichino,
E sassi in specie non ne tiro piú.

E massime a le piante. — Un mormorio


Pe’ dubitanti vertici ondeggiò,
E il dí cadente con un ghigno pio
Tra i verdi cupi roseo brillò.

Intesi allora che i cipressi e il sole


Una gentil pietade avean di me,
E presto il mormorio si fe’ parole:
— Ben lo sappiamo: un pover uom tu se’.

Ben lo sappiamo, e il vento ce lo disse


Che rapisce de gli uomini i sospir,
Come dentro al tuo petto eterne risse
Ardon che tu né sai né puoi lenir.

A le querce ed a noi qui puoi contare


L’umana tua tristezza e il vostro duol.

Vedi come pacato e azzurro è il mare,


Come ridente a lui discende il sol!

E come questo occaso è pien di voli,


Com’è allegro de’ passeri il garrire!
A notte canteranno i rusignoli:
Rimanti, e i rei fantasmi oh non seguire;
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I rei fantasmi che da’ fondi neri
De i cuor vostri battuti dal pensier
Guizzan come da i vostri cimiteri
Putride amme innanzi al passegger.

Rimanti; e noi, dimani, a mezzo il giorno,


Che de le grandi querce a l’ombra stan
Ammusando i cavalli e intorno intorno
Tutto è silenzio ne l’ardente pian,

Ti canteremo noi cipressi i cori


Che vanno eterni fra la terra e il cielo:
Da quegli olmi le ninfe usciran fuori
Te ventilando co ’l lor bianco velo;

E Pan l’eterno che su l’erme alture


A quell’ora e ne i pian solingo va
Il dissidio, o mortal, de le tue cure

Ne la diva armonia sommergerà. —

Ed io — Lontano, oltre Apennin, m’aspetta


La Tittí — rispondea —; lasciatem’ ire.
È la Tittí come una passeretta,
Ma non ha penne per il suo vestire.

E mangia altro che bacche di cipresso;


Né io sono per anche un manzoniano
Che tiri quattro paghe per il lesso.
Addio cipressi! addio, dolce mio piano! —

— Che vuoi che diciamdunque al cimitero


Dove la nonna tua sepolta sta? —
E fuggíano, e pareano un corteo nero
Che brontolando in fretta in fretta va.

Di cima al poggio allor, dal cimitero,


Giú de’ cipressi per la verde via,
Alta, solenne, vestita di nero
Parvemi riveder nonna Lucia;

La signora Lucia, da la cui bocca,


Tra l’ondeggiar de i candidi capelli,
La favella toscana, ch’è sí sciocca
Nel manzonismo de gli stenterelli,
Canora discendea, co ’l mesto accento

De la Versilia che nel cuor mi sta,


Come da un sirventese del trecento,
Pieno di forza e di soavità.

O nonna, o nonna! deh com’era bella


Quand’ero bimbo! ditemela ancor,
Ditela a quest’uom savio la novella
Di lei che cerca il suo perduto amor!

— Sette paia di scarpe ho consumate


Di tutto ferro per te ritrovare:
Sette verghe di ferro ho logorate
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Per appoggiarmi nel fatale andare:

Sette asche di lacrime ho colmate,


Sette lunghi anni, di lacrime amare:
Tu dormi a le mie grida disperate,
E il gallo canta, e non ti vuoi svegliare. —

Deh come bella, o nonna, e come vera


È la novella ancor! Proprio cosí.
E quello che cercai mattina e sera
Tanti e tanti anni in vano, è forse qui,

Sotto questi cipressi, ove non spero


Ove non penso di posarmi piú:
Forse, nonna, è nel vostro cimitero

Tra quegli altri cipressi ermo là su.

Ansimando fuggía la vaporiera


Mentr’io cosí piangeva entro il mio cuore;
E di polledri una leggiadra schiera
Annitrendo correa lieta al rumore.

Ma un asin bigio, rosicchiando un cardo


Rosso e turchino, non si scomodò:
Tutto quel chiasso ei non degnò d’un guardo
E a brucar serio e lento seguitò.

—>

carducci—> tema del ricordo. Tema ironia contro manzonismo, tema autobiogra co, tema
autoironia.

Naturalismo francese
Scrivono realtà cruda tipo fotogra a. Questo per rappresentare la realtà per quello che appare e
fanno critica sociale per denunciare e far migliorare la società (possibilità di migliorare, non nel
verismo perché tutto cio che si manifesta è causa di causa e etto). Viene raccontato con
distacco,
Il positivismo sta alla base delle ideologie veriste.
Caratteristiche che rendono positivismo e verismo cugini:
- Impersonalità del narratore
- Ri uto canoni tradizionali del bello,
- Forte opposizione alla letteratura romantica e ai suoi canoni
- Sostengono il primato del romanzo su tutti gli altri generi letterari
- Hanno un’attenzione fortissima per la realtà sociale e per i ceti popolari.
Il naturalismo francese imposta tutto in maniera scienti ca e lo scrittore è uno scrittore scienziato.
C’è un fortissimo impegno sociale e rappresentano i ceti sociali della città e degli operai.
Scienti camente operai che lavorano in città e lo scrittore scienziato guarderà cio che vede, fare
sentire la loro voce personale per denunciare con il ne del miglioramento della società: la base è
l’ottimismo.
Anche l letteratura si pone i problemi sociali: denuncia problemi sociali come operai.

Nel verismo l’aspettò scienti ca passa in secondo piano. Verga batte tantissimo sull’impersonalità
dell’opera. Non c’è da parte dell’autore la volontà di palesarsi. Si prende il punto di vista dei
personaggi della narrazione attraverso loro capiamo i personaggi.
C’è una visione più pessimistica della realtà: non vi può essere alcun miglioramento, non credono
nel progresso, sono conservatori. Tutto cio che accade in natura è immutabile, accade perché
deve accadere. Atteggiamento pessimistico e conservatore. Mentre gli latri parlavano della realtà
operaia e industriale, nel verismo lo sfondo sociale raccontato è quello dei contadini e minatori (pk
in italia industria non cosi tanto sviluppata)
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Mappa libro a pagina 204 evidenzia di erenze tra verismo e naturalismo.
Visione straniamento—> tecnica narrativa dove l’autore che scrive si dimentica della sua
posizione intellettuale e va a debblarsi con il punto si vista di chi sta raccontando. chi parla
deforma e interpreta in maniera errata cio che vede e cio che giudica attraverso la sua mente
deformata. Rendere strano cio che strano non è.

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FANTASTICHERIE
Marea arrabbiato non fa mangiare pesatori. Scoglio come se fosse vangelo.
Con esempio formiche, risponde alla donna come mai si ritorna sempre li.
Povera donna è longa.
Povertà raccontata con compassione… tipicamente tardo-romantica. Idea dell’ostrica
“cresceranno in mezzo al fango…”
Riga 110.
Religione famiglia. Ri esso su mestiere, casa e sassi che la circondano, mi sembrano cose
rispettabilissime… —> idea dell’ostrica.

Fotogra a might be a task for prova c of the a-level.

Romanzi
—> reveristi (romantici): eva, eros, tigre reale, una peccatrice, storia di una capinera.
—> veristi: ciclo die vinti: malavoglia (motore: bisogno materiale. Si sopra algono per il bisogno di
vivere), mastro don Gesualdo (avidità di ricchezza, ha sposato donna ricca per scalare classe
sociale, ma vinto perché sarà sempre visto come un mastro e mai come un don), la duchessa di
leyra (vanità aristocratica*), onorevole scipione (ambizione politica), l’uomo di lusso (tutte: avidità
ricchezza, ambizione…).
Vinti pk sono comunque sempre perdenti rispetto a ciò che fanno, sono succubi di quei
meccanismi di sopra azione che contraddistinguono la società a tutti i livelli. Darwinismo sociale:
nella società esistono meccanismi che sono naturali e immutabili quindi ogni uomo tende a
sopra are l’altro. Soprattutto nelle classi basse della società perché ci sono più istinti e meno
educazione sociale: questi meccanismi, qui, appaiono di più.
Motori che accendono i meccanismi di sopra azione*

Prefazione dei malvagia


stessa funzione del canto dell’inferno, che è incipit per testo.
Il progresso che innesca la necessità che si potrebbe stare meglio, innesca quel meccanismo che
ti illude che si possa stare meglio. Benessere che illude che si possa stare meglio. Sorgenti pk
malavoglia strato più basso society. Progresso stravolge.
Consunto: vin to anche lui pk la sua ambizione non lo aiuta a migliorare.
Progresso!!!

Modernità e tradizione: Padron toni (nonno) e toni (nipote) rappresentano l’antitetico. Uno pieno di
valori, capofamiglia (sue idee 240), l’altro che li sperpera.
Ascolta audio 9 feb terza ora 11:00.
Bipolare pk due fatti a confornto: malavoglia e gente del villaggio che rappresentano due mondi
sociali diversi. Materialismo e valorismo. Lol.
Villaggio è straniante di tutto quello che i malavoglia fanno pk antitetico dei loro valori.
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Rivolgo un saluto di benvenuto ai Presidenti del Senato, della Camera dei deputati, del Consiglio
dei ministri, della Corte costituzionale.
Ringrazio per i loro interventi il Ministro Valditara, la Presidente Di Segni, la Dottoressa della Seta.
E Sami Modiano che è stato abbracciato da tutti i presenti.
Un ringraziamento a Sara Zambotti, ad Alessandro Albertin, a Gabriele Coen e al suo gruppo, a
Rai Storia per il lmato e, a nome di tutti, vorrei inviare un augurio per la sua salute a Tatiana
Bucci.
A tutti i presenti un saluto, sapendo che sono fortemente coinvolti in questo momento di
memoria.
“La storia della deportazione e dei campi di concentramento non può essere separata dalla storia
delle tirannidi fasciste in Europa: ne rappresenta il fondamento condotto all’estremo, oltre ogni
limite della legge morale che è incisa nella coscienza umana”. Con queste parole, un
sopravvissuto all’inferno di Auschwitz, Primo Levi, scolpiva, nel 1973, il giudizio sulle radici e sulle
responsabilità prime dello sterminio organizzato e programmato ai danni di donne e uomini de niti
di razze inferiori, il più grave compiuto nella storia dell’umanità.
Il più abominevole dei crimini, per gravità e per dimensione - il genocidio di milioni di persone
innocenti - commesso a metà dello scorso secolo nel cuore della civile Europa, dove già da
molto tempo gli ideali di libertà, di rispetto dei diritti dell’uomo, di tolleranza, di fratellanza, di
democrazia si erano di usi, e venivano proclamati e largamente praticati.
Il senso di incredulità registrato di fronte a quanto accaduto in quegli anni sventurati, accanto al
pudore dei sopravvissuti, rinchiusisi, in un primo momento, nel silenzio, traeva la sua origine
anche da una concezione ottimistica della Storia e della natura dell’uomo.
L’uomo del Novecento - immerso nel tempo della ragione, della ducia incondizionata
nell’avanzamento della scienza, della cultura, della tecnica - mai avrebbe pensato di trovarsi di
fronte a un tornante così tragico; mai avrebbe concepito la possibilità di una simile regressione:
mentre si con dava – come veniva conclamato - in un’alba radiosa per l’umanità, si trovò
improvvisamente precipitato nelle tenebre più tte.
Auschwitz spalancava – e spalanca tuttora - i suoi cancelli su un abisso oltre ogni immaginazione.
Un orrore assoluto, senza precedenti – cui null’altro può essere pari cato - ideato e realizzato in
nome di ideologie fondate sul mito della razza, dell’odio, del fanatismo, della prevaricazione. Un
orrore che sembrava inconcepibile tanto era lontano dai sentimenti che normalmente si
attribuiscono al genere umano.
Eppure Auschwitz e tutto il meccanismo di sterminio - che ha inghiottito milioni di ebrei, e anche
appartenenti al popolo Romanì, omosessuali, dissidenti, disabili, testimoni di Geova - sono stati
concepiti e realizzati da menti umane. Menti che, per quanto perverse, hanno sedotto, attratto e
spinto alla complicità centinaia di migliaia di persone, trasformate in “volenterosi carne ci”
secondo la lucida de nizione di Daniel Goldhagen.
Eppure le ideologie di superiorità razziale, la religione della morte e della guerra, il nazionalismo
predatorio, la supremazia dello Stato, del partito, sul diritto inviolabile di ogni persona, il culto
della personalità e del capo, sono stati virus micidiali, prodotti dall’uomo, virus che si sono di usi
rapidamente, contagiando gran parte d’Europa, scatenando istinti barbari e precipitando il mondo
intero dentro una guerra funesta e rovinosa.
“Siamo uomini – ammoniva ancora Primo Levi – apparteniamo alla stessa famiglia umana a cui
appartennero i nostri carne ci”, dimostrando “per tutti i secoli a venire quali insospettate riserve di
ferocia e di pazzia giacciano latenti nell’uomo dopo millenni di vita civile.”
Nel buio più tto, nella lunga e oscura notte dell’umanità, prendendo a prestito un’immagine di
Elie Wiesel, tante piccole ammelle hanno indicato una strada diversa dall’odio e dalla
oppressione.
Sono stati i “Giusti”, secondo una terminologia cara al popolo ebraico perseguitato. Persone che,
per motivazioni diverse, hanno rischiato la propria vita e talvolta l’hanno perduta per mettere in
salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista. Un lungo elenco di nomi, quasi ottocento -
come abbiamo ascoltato - quelli nora accertati in Italia, una costellazione di luci e di speranza
che continua a rassicurare sul destino dell’umanità.
Persone tra le più disparate: donne e uomini, laici e religiosi, partigiani, appartenenti alle forze
dell’ordine, funzionari dello Stato, intellettuali, contadini. Accomunati dal coraggio, dalla rivolta
contro la crudeltà, dal senso di umanità.
C’è chi ha nascosto e protetto, chi ha falsi cato documenti e liste, chi ha aiutato a espatriare.
Migliaia di gesti, grandi e piccoli, di ribellione contro il conformismo e contro l’ideologia
imperante.
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Abbiamo ricordato quest’oggi qualche nome: da Giorgio Perlasca a Gino Bartali e gli altri che, nel
video e nelle letture, sono stati riproposti alla nostra riconoscenza.
Desidero citarne alcuni altri che hanno condiviso il tragico destino della deportazione delle
persone che hanno tentato di salvare.
Odoardo Focherini, amministratore del giornale cattolico Avvenire d’Italia; Torquato Fraccon,
partigiano, morto a Dachau insieme al glio; il domenicano, padre Giuseppe Girotti; Calogero
Marrone, capo u cio anagrafe del comune di Varese, Giovanni Palatucci, reggente della questura
di Fiume; Andrea Schivo, agente di custodia nel carcere San Vittore di Milano. Scoperti e arrestati
dai nazifascisti hanno concluso la vita nei lager tedeschi.
Di fronte alla barbarie, di fronte all’ingiustizia, tutte queste persone non hanno girato la testa, non
hanno volto lo sguardo altrove.
Hanno scon tto, innanzitutto dentro loro stessi, la paura, l’inerzia complice, l’indi erenza che,
come ci ricorda spesso Liliana Segre - cui rivolgo un pensiero a ettuoso a ottant’anni della sua
deportazione - è la più perniciosa delle colpe.
I “Giusti” hanno dimostrato, a rischio della propria vita e di quella delle loro famiglie, che il senso
di umanità, se rettamente coltivato, resiste in ogni condizione e supera persino i con ni del tempo
e della morte. Ci hanno insegnato, anche di fronte a tragedie immani, il valore salvi co dei gesti di
coraggiosa solidarietà. Perché, per ripetere anch’io questa mattina il celebre detto del Talmud,
“chi salva una vita salva il mondo intero.”
L’esempio dei Giusti rischiara la nostra via e il nostro percorso. E consente di ritessere quella
trama di ducia nel genere umano che con la costruzione dei campi di sterminio sembrava per
sempre distrutta.
Tuttavia, di fronte a questi esempi di altruismo, di coraggio, di abnegazione, risaltano ancor di più
i crimini commessi da altri uomini e altre donne, in nome di regimi dittatoriali e brutali.
Celebrare doverosamente i Giusti non deve far dimenticare i tanti, troppi ingiusti: i pavidi, i delatori
per denaro, per invidia o per conformismo; i cacciatori di ebrei; gli assassini; gli ideologi del
razzismo.
Non c’è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che
annegare in un calderone indistinto le responsabilità o compiere super ciali operazioni di
negazione o di riduzione delle colpe, personali o collettive.
Non si deve mai dimenticare che il nostro Paese, l’Italia, adottò durante il fascismo – in un clima di
complessiva indi erenza - le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro dello
sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salò collaborarono attivamente alla cattura,
alla deportazione e persino alle stragi degli ebrei.
Un portato inestinguibile di dolore, di sangue, di morte sul quale mai dovremo far calare il velo del
silenzio. I morti di Auschwitz, dispersi nel vento, ci ammoniscono continuamente: il cammino
dell’uomo procede su strade accidentate e rischiose.
Lo manifesta anche il ritorno, nel mondo, di pericolose fattispecie di antisemitismo: del pregiudizio
che ricalca antichi stereotipi antiebraici, potenziato da social media senza controllo e senza
pudore.
La nostra Costituzione dispone con chiarezza: tutti i cittadini sono portatori degli stessi diritti.
La presenza ebraica è stata fondamentale per lo sviluppo dell’Italia moderna e nella formazione
della Repubblica.
Le comunità ebraiche italiane sanno che l’Italia è la loro casa e che la Repubblica, di cui sono
parte integrante, non tollererà, in alcun modo, minacce, intimidazioni e prepotenze nei loro
confronti.
Anche ai nostri giorni, la ruota della storia sembra talvolta smarrire la sua strada, portando
l’umanità indietro, a tempi e stagioni che mai avremmo pensato di dover rivivere.
Le conquiste della pace e delle libertà democratiche sono esaltanti e vanno salvaguardate di
fronte a risorgenti tentazioni di risolvere le controversie attraverso il ricorso alla guerra, alla
violenza, alla sopra azione.
Parole d’ordine, gesti di odio e di terrore sembrano di nuovo a ascinare e attrarre, nel nostro
Continente ma anche altrove.
Su questo occorrerebbe compiere un’approfondita ri essione: indagando le motivazioni che
spingono numerose persone a coltivare in modo inaccettabile simboli e tradizioni di ideologie
nefaste e minacciose, che hanno portato all’umanità soltanto dolore, distruzione, morte.
Va richiamata, a questo riguardo, l’importanza decisiva della cultura, dell’istruzione. Di quanto –
ad esempio - sono preziose le collaborazioni di studio e ricerca tra le Università, sempre positive;
sempre fonte di avanzamento di civiltà, al di sopra di ogni frontiera. Sempre a ermazione del
carattere della cultura, che unisce e non può separare.
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Il fanatismo, religioso o nazionalista, che, mosso da antistoriche e disumane motivazioni, non
tollera non soltanto il diritto ma neppure la presenza dell’altro, del diverso, ritiene di poter imporre
la sua visione con la forza, la guerra e la violenza, violando i principi fondamentali del diritto
internazionale e della civiltà umana.
Siamo di fronte a un nuovo “crinale apocalittico” per usare un’espressione cara a Giorgio La Pira.
In alcune zone del mondo, in un’epoca così travagliata come la nostra, sembra divenuta
impossibile non soltanto la convivenza, ma persino la vicinanza.
Assistiamo, nel mondo –ripeto -, a un ritorno di antisemitismo che ha assunto, recentemente, la
forma della indicibile, feroce strage antisemita di innocenti nell’aggressione di terrorismo che, in
quella pagina di vergogna per l’umanità, avvenuta il 7 ottobre, non ha risparmiato nemmeno
ragazzi, bambini, persino neonati. Immagine di una raccapricciante replica degli orrori della
Shoah.
Siamo convinti che i giacimenti di odio siano stati ingigantiti da parole e atti spietati, persino
blasfemi. Il sogno di una pace, sancita dal reciproco riconoscimento e rispetto delle tre religioni
monoteiste glie di Abramo, appare lontano - forse come non è mai stato in tempi recenti - ma
rimane l’orizzonte di un riscatto di questa parte del mondo, e non soltanto di questa.
Guardiamo a Israele come Paese a noi vicino e pienamente amico, oggi e in futuro, per
condivisione di storia e di valori. Siamo e saremo sempre impegnati per la sua sicurezza.
Sentiamo crescere in noi, di giorno in giorno, l’angoscia per gli ostaggi nelle mani crudeli di
Hamas.
L’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia
di Gaza.
Anzitutto per l’irrinunziabile rispetto dei diritti umani di ciascuno, ovunque. E anche perché una
reazione con così drammatiche conseguenze sui civili, rischia di far sorgere nuove leve di
risentimenti e di odio.
Può accrescere gli ostacoli per il raggiungimento di una soluzione capace di assicurare pace e
prosperità in quella regione, così centrale nella storia dell’umanità e così martoriata.
Coloro che hanno so erto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che
non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato.
Ci ostiniamo a rimanere duciosi nel futuro dell’umanità. Nella convinzione profonda che un futuro
intriso di intolleranza, di guerra e di violenza, non sia il desiderio iscritto nelle coscienze delle
donne e degli uomini.
I Giusti, con il loro coraggio, con la loro speranza e il loro sacri cio ci indicano la direzione e ci
esortano ad agire, con determinazione e a tutti i livelli, contro i predicatori di odio e contro i
portatori di morte.
I Giusti italiani sono tra le radici migliori della nostra Repubblica. Per questo li celebriamo e li
onoriamo, tutti insieme, come popolo italiano e come comunità, oggi, nel Giorno della Memoria.

Im dying omg I wanna leave and go home to sleep. Anche l’ultima battuta fa capire come la voce
narrante sia d’accordo con lui—> stìtraniamenti rovesciato. Malpelo è l’escuso. Viene presentato
dal avoca n aurante ciò
Straniamneto ribaltato—> fa sembrare giusto l’arricchirsi, l’avarizia di denaro.
La voce parlante celebra quest’accumulo, lo esalta, Mazzarò è un’eroe Faustino, mirare alle
Estelle. Voleva terra più di quella del re. Vuole scalare la società. È eroico e disumano perché non
ha legami personali e famigliari, riesce a materializzare anche il funerale della madre.

Maestro don gesualdo—> ideale dell’ostrica. Logica del guadagno. Ha sacri cato ogni cosa per il
guadagno e per questo è morto solo.

Temi del mastro don Gesualdo (scritti da Kim Claudia Kardashian)


1. Livello del narratore che è più elevato rispetto a quello dei malavoglia, dove abbiamola
presentazione di una nobiltà borghese, che divento un borghese sperando di essere accettato
dalla nuova classe sociale, rimanendone deluso e maltrattato.
2. Il narratore è sempre impersonale, verga non fa trasparire il suo giudizio che bensì desume
dalla narrazione stessa ‘i fatti parlano da le’ il lettore va messo davanti al ‘fatto nudo e
schietto’ il narratore è pero un pò più elevato.
3. Il ashback del ricordo dello stesso protagonista metro Don Gesualdo della quale veniamo a
conoscenza attraverso un suo pensiero serale
4. I mastro don Gesualdo, c’è un solo protagonista, che da un altro punto di vista non un altra
narrazione, (non vi è più la contrapposizione tra i due gruppi della società).
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5. I valori che vengono presentati nei malavoglia sono incarnati nel bipolarismo del romanzo
abbiamo de nito bipolare il romanzo stesso attraverso la contrapposizione dei nuovi e dei
vecchi e rurali valori, i tradizionali incarnati dalla famiglia e il paese che invece porta avanti la
novità de nendo minchione lo stesso patriarca. Nel mastro do Gesualdo ciò viene concentrato
e il contrasto è scisso interiormente ma una parte (la novità) vince sugli altri.
6. Nei malavoglia inoltre non vi è un vero e proprio protagonista, nel mastro don Gesualdo vi è un
solo protagonista e la presentazione delle due ‘religioni’ quella della roba di don Gesualdo, e
quella della famiglia di padron ‘Ntoni.

Mastro don Gesualdo fa parte del ciclo dei vinti nonostante l’arricchimento materiale poiché sullo
stesso punto umano viene vinto.

Riassunto tematiche e opere di Verga


- Pre veristi: “Storia di una capinera”, “Eva”, “Eros”, “Tigre reale”.
- Veristi: ciclo dei vinti: “prefazione dei Malavoglia” ( che per Verga è come il primo canto
dell’inferno per Dante), "Mastro don Gesualdo”, “Malavoglia”, “Duchessa di Leira”, “Onorevole
Scipione”, “Uomo di lusso”.
- Novelle: vita dei campi: “Rosso Malpelo”, “Fantasticheria”, “Prefazione dell’amante di
Gramigna”, “La lupa”.
- Novelle rusticane: “La roba” e il suo stracciamento rovesciato.
Fantasticheria= romanticismo, personaggi dei Malavoglia senza la denominazione e l’ideale
dell’ostrica.

Scissione tra Manzoni e Verga


Manzoni: narratore onnisciente, l’uso del “vero, utile ed interessante”, il contesto romantico e
l’in uenza religiosa.
Verga: il narratore si eclissa, forte impersonalità dovuta anche al contesto storico del positivismo,
della scienza e del progresso. Verga parla delle persone “vinte”.
1. Poetica verista: (Malpelo,Fantasticheria,Prefazione all’amante di Gramigna) eclisse, il “fatto
che deve parlare da sé”, la regressione “lo dirò con le stesse parole”. Impersonalità, negatività
evidente NEL fatto stesso.
2. Pessimismo: IDEALE DELL’OSTRICA, l’idea del progresso, l’autore non giudica bensì osserva
quelli che sono i meccanismi di sopra azione sec ondo le teorie di Darwin sulla razza umana.
(Come dato di fatto, l’autore vede ma non può giudicare quello che è un meccanismo naturale
e ciclico).

Decadentismo
Segue il Romanticismo sopratutto tematicamente, temi del romanticismo europeo vengono
rivalutai come l’autore disadattato ed escluso dalla società che lo circonda. Gli autori decadentisti
non hanno alcun legame con il dovere sociale, non facendo loro stessi parte della società.
(le parole chiave sono mistero inconscio ed intuizione).
L’autore diventa sacerdote della conoscenza attraverso l’uso di parole che sono evocative, non si
troverà mai la parola de nire ma ciò che allude e racchiude in se la sensazione, di fatto l’uso di un
linguaggio analogico.
L’autore è incompreso poiché il linguaggio usato è ambiguo e strettamente personale, scriveva
ciò che a loro veniva suscitato da X che poteva ovviamente non essere comprensibile a un’altra
persona.
De nita la letteratura dell’angoscia, che attua il processo di conoscenza attraverso le vie più reali:
quelle irrazionali, l’uomo decadentistico ha conosciuto il limite di essere umano.
Il crollo die valori romantici e borghesi hanno lasciato un deserto= assenza di volta e
accidia,Pascoli esorcizzerà la paura della morte con simboli (come la casa ecc.) la morte fa parte
della vita stessa, i decadentisti per ciò scappano dalla morte che comprende in se la vita.
L’angoscia è acquista dall’ maggiore percezione dell’enormità dell’interiore, vengono privilegiati gli
ambienti notturni, amore e morte sono connaturati nella vita stessa, la consapevolezza inquietante
che Thanatos sia legata strettamente ad Eros, porteranno l’assenza completa della razionalità.
Il ritorno ai ricordi dell’infanzia, l’artista mette in luce il suo inconscio e emette in luce ciò che lui
sente, le se angosce e il suo oscuro.
L’idea della notte come morte (tema romantico) il rifugio nel sogno come luogo in cui ci può
essere un processo di conoscenza come Freud che riconduce così il processo di conoscenza al
sogno e all’assenza di razionalità.
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Ascolta audio 16/02.
L’artista attraverso la sua arte si fa sacerdote di questa sua conoscenza, che ha un codice
irrazionale; e l’artista si fa sacerdote con il suo linguaggio, che è oscuro, utilizza come gure
retoriche ?.
La conoscenza avviene attraverso corrispondenze.
Lussuria (d’annunzio), malattie e morte, vitalizio superonismo e fanciullino.

L’esteta non ha la forza. Propone un ideale di intellettuale che sia come modello per quelli del suo
tempo. Prima esteta, pero ha tanagliato al suo interno delle forme disgregatrici che fanno in modo
che l’esteta non si ponga nella società. Inoltre è un uomo dalla volontà.
Due donne: Elena muti, sensuale, e maria ferres (idea madonna immacolata), amore ideale e puro
alla quale lui dice di voler aspirare, ma in alta è attratto da Elena.
Il mito dell’esteta viene meno nel secondo romanzo. Il personaggio è come Andrea spennelli, ma il
titolo ci fa capire la storia. La morte trionfa perché il romanzo inizia con il suicidio e nisce con il
suicidio. Nulla lo appaga cosi si uccide. Le forze disgregatrici non gli permettono di vivere e si
uccide. Tutto è all’interno di questi signori, perché nonostante vogliano imporsi come modelli, non
possono e non riescono.

Uno dei temi più importanti è quello del superuomo. I personaggi inglobano in se le
caratteristiche dell’esteta, ma hanno anche le caratteristiche del superuomo.
Queste gure hanno in se l’ideale dell’esteta, ma la di erenza è che loro agiscono. Agisce nella
realtà. Sono personaggi che esprimono l’ideale d’intellettuale che annunzio si stava creando e
embodies anche le cose che d’annunzio fa.
Le vergini delle rocce, il fuoco, forse che si forse che no.
L’intellettuale subisce un’evoluzione, non solo culto della propria vita, m propone un nuovo ideale
molto a ne a quelli imperialistici e di conquista che caratterizzavano la storia che viveva
d’annunzio.
Questa è la gura dell’intellettuale che d’annunzio vuole proporre. Nel decadentismo egli viene
messo al margine, cosi d’annunzio con estetismo e , propone due punti di riferimento della
società. Il secondo, proponendo un’azione, traduce nell’ideale tutte quelle idee imperialiste che
stavano nascendo nel tempo.
Le vergini delle rocce—> Claudio cantelmo. Vuole portare a compimento in se l’ideale latino.
Annatolia, con l’eleganza di una regina, violante, che rappresenta la femmina sensuale “che stava
annegando nei profumi”,

Il fuoco: Stelio e rena: una stella che non si frena, vuole creare una nuova opera d’arte.
La moda del decadentismo era la donna fatale.

1909 anno di pubblicazione del futurismo di Marinetti.


Riesce ad a ermarsi bitch.
Esalta l’attrezzo meccanico come estensione della potenza dell’uomo, ma esso è senza k’aurea
d’antichità che lo renderebbe più bello. Il moderno vine etras guraryto attravraeso similitudini con
l’antichità. Viene reso più bello attraverso il ricorso di oggetti legati al mito e all’antichità.
I rimandi storici servono a conferire bellezza agli oggetti metallici, moderni.
Il mito che eleva l’oggetto
Il superuomo vince i divieti della natura.
Circe al contrario che rendo l’uomo più grande.
Il nuovo viene esaltato ed elevato facendo continuo riferimenti mitici e storici. Parallelismo tra
antico e nuovo per esaltar e il nuovo.
Statua vittoria è punto in cui si doveva fare il giro, l’antico in mezzo al moderno. Per d’annunzio
l’arte dev’essere messa in mezzo alla gente e non messa da parte in un museo. Collegamento
con arte.

Le Laudi sono una grande opera di poesia pensata da d’Annunzio mentre nel libro Maia ed Elettra
troviamo dei temi di rivisitazione del moderno per l’antico in Alcione (p.482) troviamo una poesia
più lirica e pura.
l’Alcione è un diario d’estate che inizia con la primavera e si protrate no all’estate della quale
tratterà le esperienze vissute in quel periodo.
Sceglie il diario d’estate poiché tale è il momento nella quel si sviluppano le maggiori relazione
che comportando vivere il vitalizio naturalistico, vele a dire l’essere parte della vita,
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D’annunzio vive questa vacanza estiva e sotto forma di diario racconta sa sua esperienza estiva,
Il signi cato dell’opera= le Laudi come vergini delle rocce ecc. fanno parte del superomismo, tra
cui il panismo ossia sentirsi un tutt’uno con la natura, gli elementi naturali divietano parte integrale
della persona.
Questo aspetto “le vie irrazionali della conoscenza” (p.328) attraverso le estasi come : Panismo
ed Epifanie.
Da Alcione
D’annunzio ha passato due fasi: estetismo e superomismo
e la sua produzione letteraria dei divide in tre parti ossia:
teatro, romanzi e produzione poetica.
D’annunzio il primo gestore dei mass-media, la gestione del personaggio e della sua produzione
(Classroom). Sotto tutta questa visione di d’annunzio c’è la volontà di presentare attraverso lo
stupore e l’esagerazione a nché la società vi si riconosca come con dei modelli creare ala vita
come un’opera d’arte.
L’intellettuale non è da mettere ii margini ma deve proporre un modello di vita per elevare la
massa grigia della società a un livello più alto.

La sera solana
È stata considerata per molto tempo la poesia più pura di d’annunzio tra le laudi, c’è pero l’eco
del superomismo, sembra non esserci pero se andiamo nella profondità lo troviamo, quindi non
ha senso considerarla la più pura.
Strofe più corte= riprese, congiungono con un ritornello ala strofa precedente
Strife più lunghe, si possono dividere in 3 sezioni ossia:
[Link] della Luna, presentazione (epifania ossia presentare. Mostrarsi) luna come
manifestazione divina della natura e della luna (tema: sacralità arcana, antica e ricca di mistero)
questa luna richiama un’ aura di sacralità arcana e pagana abbiamo così l’apparizione della luna
presentata allo stesso modo di una presentazione di una divinità ad un apparizione di tale calibro.
Ciò è solo paganesimo però. In tutta questa strofa troviamo una ttissima rete sovrapposta di
immagini che vengono prodotte dalle gura retoriche presenti tra cui sinestesie sinologie e
rimandi semantici molto complessi, che erano ancora di più questa sacralità arcana.
Luce lunare, gelo, liquidità, pace sono queste immagini che si intrecciano in una rete di immagini
complessa che vengono messi in evidenza attraverso le gure retoriche pre elencate.
La sinestesia è l’unione di una visione con una sensazione (caldo abbraccio) due aspetti sensoriali
diversi che conferiscono nella stessa gura che si appoggia su Analogia unire concetti senza
legami logici, è coscienza intuitiva derivata da tali gure, la parola chiave è IRRAZIONALISMO
poiché utilizza la parola per svelare un mondo arcano attraverso l’utilizzo dell’inconscio.
Arti ci poetici inspiegabili che si intuiscono così come sono, la parola è tutto.
Il poeta e la donna amata sono una sera a passeggiare e contemplano il paesaggio e con esso il
sorgere della luna.
Tutti questi versi solo per indicare la sensazione.
Le mie parole che ti dico ti siano fresche come fresco è il fruscio (sinestesia) che fanno le foglie
del gelso, che toglie le sue foglie per darle ai bachi da seta, nella mano di chi le raccoglie.
Colui che le coglie si attarda al suo lento lavoro sull’alta scala che si annera, per il buio, e si
annera contro il fusto del gelso che si inargenta con le sue rame spoglie, il gelso si illumina della
luce lunare che appare ancora prima della luna stessa.
Mentre la luna sta per sorgere, prossima alle soglie cerule, la luna sta sotto l’orazione ma la luce
d’essa illumina l’albero come un velo bianchissimo.
E sembra che distenda un velo,BIANCO, ove il nostro sogno si giace, dove stiamo contemplando
e sembra che la campagna che attornia la luna, si senta da lei sommersa ( analogia freschezza e
liquidità gelo notturno) sembra che la luna che spinge questo velo di luce gelida e argentea
FREDDA faccia sentire la campagna già sommersa del ceruleo che sta per arrivare quello della
luna.
Si può pere la pace senza vederla, teofania che viene descritta, ma una lunga attorno alla quale
viene creata una sacralità arcana ancora prima che si palesi sorgendo.
Si senta da lei sommersa nel notturno gelo.
liquidita= umidi acqua del cielo magari dopo un temporale estivo, pozzanghere occhi del cielo.
L’andata sii, sacralità arcana commistione di sacro e profano, anche il biancore del viso di perla
O’Sera, religioso e sera personi cazione col velo.
Non si riesce a de nire il limite tra sacro e profano.
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2. Musicalità languida e misticheggiante.
Dolci le mie parole ti siano come la pioggia che bruiva, commiato lacrimoso (gogo della pioggia
primaverile).
Sui gelsi, sugli olmi, sui pini, le pinne che spuntano diventano dita rosee, in realtà nonostante
venga vista come una delle poesie più pure contiene molteplici tratti di sensualità e erotismo
velato.
Religiosità che arriva dai fratelli olivi, gli ulivi fanno i paesaggi grigi, per la tonalità della foglia
d’ulivo, dare il colore argenteo che viene sovrapposto all’idea del pallore, il biancore che rende più
asceti, santi e mistici.
L’analogia sulla quale d’annunzio gioca è sempre l’idea di sacro e profano sulla pallidezza.
L’andata si dalle tue mesti aulenti, per il tuo profumo O sera, legato alla sensualità la strofa
successiva sarà un continuo richiamo all sensualità.
Il cinto che ti cinge è l’orazione.

[Link]à panica, quasi tras gurazione e trasformazione tra uomo e natura che sensualmente si
uniscono.
Le fonti di questo ume che sono eterne, tema dell’arcano, mistero sacro dei mondi conoscenza
della realtà attraverso un’intuizione che non è legata a conoscenze razionali ma avviene attraverso
la compenetrazione della persona nella natura cercano di capire il messaggio della natura.
Ideal e del poeta, colui che sa tramite le sue parole ciò che irrazionalmente comprende perché la
conoscenza, l’intuizione particolare, propria e diversa, il prediletto nell’espressione di tale
conoscenza è il poeta poiché riesce a tradurre questa conoscenza.
Il poeta potrebbe capirle e o tenerlo per se o meglio da poeta sciogliere la conoscenza vera e
scriverlo trasmettendolo.
Il mistero arcano delle fonti allude alla forza erotica che è dentro alla natura, che si riproduce
avendo in se una fortissima sensualità tanto è vero che diciamo, “lussureggiante” e diciamo che la
parola lussuria, esagerazione della sensualità la selva lussureggiante poiché prolifera della vitalità,
la natura proprio d’estate in alcione è secondo il poeta la stagione che più si adatta allo spirito
vitalistico che contiene tutta questa sensualità della quale dannunziane rende colme le sue opere.
La natura stessa parla a d’annunzio dando a lui messaggi della quale lui stesso renderà
compartecipe la persona che lo accompagna.
Orizzonte ripido della sera le colline si incurvino come labbra che un divieto chiuda, tristezza di
non rivelare il mister io segreto (subliminale) vogliono dire ma non possono dire, le rende belle
poiché misteriose che fa volare la fantasia “il non detto”.
Loro sono come consolatrici, si che l’anima sembra ogni sera che le possa amore di più. Sera
muore con la notte e l’amore temi sempre legati (AMORE e MORTE).
Considerata per anni sera da tutti i riferimenti alla sensualità e al panismo, sembra “pura” e non
legata a questi temi, ma nella realtà ne è piena.
La sera muore dissolve e distrugge se stessa e fa palpitare le stelle e la vita della morte,
erotismo🤠 .

Pioggia nel pineto


Molto lirica e particolare, poesia pura superomismo e panismo assoluto, il superomismo si
manifesta attraverso la capacità di immedesimarsi nella natura che si rendono tutt’uno con la
natura attraverso la pioggia xche da origine a una metamorfosi, le strofe sono 4 e molto lunghe,
trasforma la parola in musica attraverso arti ci retorici speciali (assonanza, consonanza,
ripetizione) , gure di buono letterale che servono a sopperire le mancane di un sottofondo
musicale, in un’unica sinfonia.
Sono voci divers che prendono come in un coro, soliti : cicale e rane e poi l’orchestra nel pieno,
Sentiamo un concerto di un’orchestra che a volte si esprime a pieno a volte mette in evidenza un
voce o più soliste alternate e vuol pieno dell’orchestra nale.
La parola si trasforma in musica la parola che d’annunzio pronuncia è il messaggio oltreumano
della pioggia la parola base del suono è linguaggio privilegiato per comprendere il messaggio
arcano della natura tras gurazione attraverso la fusione col mondo vegetale, la parlo che è puro
suono è collegata all’essenza stessa della cose.
Parola formula magica che svela le conoscenze irrazionali tanto è vero che il tema centrale
vuol’essere quello panico del panismo sentirsi un tutt’uno attraverso la pioggia che diventa
strumento per svelare le cose, gli strumenti per arrivare a ciò sono:
Metrica libera, rime libere, modulazione nisca delle parole, le anafore, le epifore che ne sono il
contrario, allitterazioni e l’uso del ritardo.
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Essi sono gli strumenti che d’annunzio utilizza per la musicalità del verso e rappresenta una
tras gurazione dell’uomo nella pioggia.
Musicalità, parola e panismo.
O’Ermione, tamerici salmastre arse, piove sui pini scagliosi ed irti (inizio sinfonia goccioline) le
giostre raccolti a mazzi, le parole sono parlate dalla pioggia, l’inizio della metamorfosi è dato
dall’acqua.
La pioggia cade sulla solitaria verdura con un crepitio che dura e varia nella ria secondo le frode…
Risponde al canto delle cicale, il pino produce un suono alla pioggia così il mirto e il suono tutti
diversi strumenti sotto le stesse dita (pioggia) Ebro contendo il tuo viso cime una foglia è bagnato
di foglia e i Tupi capelli profumano come le ginestre sotto la pioggia, “ascolta, ascolta” l’accordo
delle aeree cicca eran mano che la pioggia aumenta un canto all’umida orba remota le rane, le
vocali dall’umida ora remota più sordo e più oco.
Cicala glia dell’aria, lontana la rana, e piove sulle tue ciglia nere sembra che tu pianga di piacere
sembri verde e con la corteggia e andiamo di fratta in fratta…
Panismo e trasformazione totale uomo natura/natura uomo.

Pascoli (secondo me pedo lo)


La poesia di Pascoli ha quindi attenzione a questo particolare.
Poiché i bambini come il poeta apprendono in maniera analogica e il poeta vuole comunicare al
“fanciullino” dento di noi, il fanciullino parla senza veli, autenticamente, e arrivano più
velocemente alla verità pre e irrazionalmente in maniera immaginosa.
Il poeta è come il bambino perché dentro di lui la voce del bambino non è mai sopita a di erenza
nostra la voce del bambino non è mai sopita dalla razionalità, D’Annunzio canta le grandi cose
esterne ponendosi come il vate che racconta e ispira, Pascoli vuole la poesia pura, pubblica la
prima raccolta denominata “Mirice” tamerici piccoli arbusti BASSI, l’attenzione alle piccole in
questo modo il poeta allontanandosi da temi politici appena i cinturasti interiori della persone
appiana i contrasti sociali. PICCOLE COSE CHE APPAGANO la vera poesia parla di cose antiche
e conosciute in modo nuovo. Vocina tintinnante del fanciullino, ciò che ci fa meravigliare è il
fanciullino dentro di noi, chi crede che non ci sia pensano che questo fanciullino si debba
manifestare in maniera eclatante, al buoi il bambino alla immagina (conoscenza precauzionale e
immaginosa) quello che alla luce sogna o sembra sognare, il poeta sa mantenere viva la cosa
antica si meraviglia e sa far meravigliose delle cose antiche che sfuggono ai nostri sensi, quel
particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime, quando muore qualcuno i “grandi” si vergogna i
bambini se ne escono con sto coso puerile (scritto sopra).
La voce interiore
Idea di tenerezza, poesia profondissima, caricatissima di profondi signi cati esterni, senza di lui
non potremmo pensare, mette il nome a tutto ADAMO adatta il nome della cosa più grande a
quella più piccola fanciullino uguale poeta i suo linguaggio è imperfetto c’è dunque chi non ha mai
sentito “senza farci scendere a uno a uno i gradini della conoscenza, ci porta nell’abisso”
conoscenza analogica i primi uomini non sapevano nulla, come te fanciullino.
Gli antichi si meravigliavano come il fanciullino dentro di loro, l’uomo moderno non si meraviglia di
niente.
La poesia in quanto poesia quella pura ha una suprema utilità morale e sociale (riga 75) e tu non
hai ragionato fan cullino per dire ciò a me tu hai detto ciò che hai visto e sentito.
Ha colto che la poesia ha questa autorità morale e sociale il ne della poesia è appagare senza
inventare osservando con occhi nuovi le “cose antiche in modo nuovo” essendo appagate le
persone accettano le so erenze, poesia terapeutica che fa accettare le so erenze dicendo cose
antiche in questo mondo ciascun uomo è più consapevole tranquillo e calmo e socialmente
questo “stare bene” si ripercuote socialmente prece pur non dicendo nulla, non bisogna inventare
nulla nessun arti cio. Il fanciullino dice le cose che esistono già in modo nuovo lui è il nuovo
Adamo tempera dolcezza e malinconia con una parola soltanto, parla di vischio suoli pimpinella
ecc. non dice nulla non si erge al grande maestro ma tocca le cose e ettive che a lui stanno
cuore, il nido e il calore familiare che fa si che il nostro animo venga consolato e che il nostro
cuore sia tranquillo = 0 aggressività.
* \“NON OMNIS ARBUSTA IUVANT HUMILESQUE MYRICAE" (a non tutti piacciono gli arbusti e
non le navi alte come d’annunzio e le umili tamerici).
CRITICA A D’ANNUNZIO= c’è chi canta le alte agavi americane e solo li vi trova il bello e c’è chi
canta la pimpinella (nome de nisce pianta parlata scienti ca come fa con uccelli piante
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formazione positivista) la dignità della poesia sta nella semplicità non nell’inventare cose
grandiose dire ste cazzo di cose nuove con il vecchio.
Il sentimento poetico è di chi trova la poesia in ciò che lo circonda il poeta vero lo trova in ciò che
lo circonda e che gli altri disprezzo e non di chi la inventa o si sforza di cercarla altrove.
L’e etto della poesia è grandioso e si irradia a macchia d’olio su tutti gli esseri umani ciò è
l’utopia a qui lui aspirava.
Poesia pascoliana attivata da sta conoscenza istintiva e analogica PRE RAZIONALE DIO CANE
La poesia non deve trattare temi soglia da sola come poesia fa tutto lei, ti dice qualcosa che ti da
felicita solo con una parola rasserena.
D’Annunzio e Pascoli rappresentano le due facce della medaglia del decadentismo,
Uno con le grandi opere per staccarsi dall’idea di poeta emarginato invece Pascoli da la poesia
lenitiva, per superare le di colta sociali nella quale lo stesso ceto sociale medio si era ritrovato.
Chi vuole allontanare il disagio e chi invece se ne vuole riappropriare attraverso la riscoperta del
fanciullino, tutti stanno male nel loro tempo.
Prende come frase epigrafe prende la frase di Virgilio tratta dalla quarta bucolica questo esametro
*
Ci sono due fasi dell’adesione al socialismo di pascoli
Quella anarchica giovanile e d’ispirazione Bakunin a causa di queste idee fu arrestato e messo in
prigione. Durante la sua incarcerazione (la Romagna di Pascoli) si allontano da quelle idee ma non
a quell’idea marxista che stava prendendo campo in quel tempo, Marx promuoveva la lotta di
classe che non venne accetta da pascoli poiché nella sua idea utopistica egli vuole una società
appagata e tranquilla senza alcun tipo di scontro lotta tra classi.
Si tratta per lo più di una lieve tendenza nazional socialista.
Nel suo socialismo convergono svariate che fanno si che si crei la sua utopica armonia sociale:
-attenzione all’uomo
-solidarietà
collaborazione idee che stanno sia nel socialismo che nella religione dalle aule lui stesso toglie
l’aspetto religioso e prende l’aspetto armonioso.
In questa società utopistica dal poeta immaginata ognuno si deve accontentare della sua
situazione e accettare le sue so erenze pressoché dovute alla condizione propria di ognuno di
noi, il simbolo e personaggio prediletto di tale ideologia è il proprietario rurale, dove l’aspetto
familiare dell’idea di “nido” della campagna.
Il proprietario terriero accetta la sua vita e le sue condizioni, questa dimensione fa si che ci si
unica nel dolore e nella gioia in quel nido.
Pascoli ha una ammirazione per le famiglie che vivono di poco e di gioco si accontentano (gioire
delle piccole cose che rendono felici) nella famiglia si salvano quei rapporti di sangue che sono
dati dalle gioie e dai dolori, la famiglia come nido nella cellula piccola diventa su vasta scala la
nazione, che è sul grande nido per gli italiani, lo stato dovrebbe come il nido proteggere i suoi
cittadini.
Nazioni capitaliste e proletarie, e l’Italia essendo proletaria ha come triste e giusto destino quello
che il suo popolo migri (per la tristezza dell’autore) per andare a cercare fortuna al fuori del nido.
Nazione come nido degli italiani, che giudizio lui aveva sulle emigrazioni???
Negativo totale: poiché le persone escono dal loro nido.
Sosterrà la campagna di Libia, e la sua occupazione poiché infondo riteneva giusto che gli italiani
potessero svilupparsi anche al di fuori dall’Italia nonostante il suo rammarico.
Questo socialismo utopistico è legato alla situazione sociale che nello speci co la sua classe di
piccola borghesia stava vivendo, dato da una società poco armonica.

Il simbolismo Pascoliano
La parola simbolismo è piena di ambiguità, in generale si può dire che ogni elemento della
struttura poetica soggiace alla legge dell’identi cazione tra io e mondo, tutto ciò che viene scritto
è trascrizione dell’inconscio la parola perde la sua funzione denotativa, che diventa rivelatrice di
essenze nascoste, allusione a contenuti inespressi (allude a qualcosa che non si dice).
Poesia allusiva, suggestiva ed evocativa che fanno si che l’autore incarni perfettamente la
corrente decadentista e per ne faccia il portatore principale.
Parlando del simbolismo di pascoli gure poetiche ricorrenti, attraverso le quali in maniera più o
meno consapevoli si esprimono situazioni particolari psicologiche.
Simboli caratteristici sono:
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-nido, simbolo della protezione, l’amore, l’a etto, il calore (tutto ciò che a pascoli è stato distrutto
il 10\08\1867 morte padre e a breve tempo perde la madre la sorella maggiore e i due fratelli
muoiono).
Il nido è una metafora molto ampia che is declina in molti aspetti che allo stesso nido si
riconducono come: la culla, il canto e la madre.
La parola culla non ha solo il signi cato denotativo di culla ma rimanda all’idea di protezione.
I morti (nella famiglia) che vive nel cimitero casa dei morti, ossia un altro nido,
[Racconta di una notte in carcere dove parlando con la defunta madre essa gli ricorda di
prendersi cura della due sorelline e di non arrendersi al suicido durante tale reclusione].
Il cimitero in quanto appunto casa dei morti, che nono sono inquietanti, poiché della famiglia
richiamano e riconducono alla protezione che hanno dato in vita insegnano e conduco alle scelte
giuste.
Tutto ciò che avvolge, per esempio la neve (tutto ciò che è esterno è pericolo dolore e morte) e
nebbia.
Siepe che delimita un campo o una proprietà intrinseca nell’elemento naturale la protezione.
In ne abbiamo la campagna come elemento su scala più grande.
Tutte le gure legate al nido delineano l’incapacità di aderire alla vita propria di pascoli, segnato
dal suo trauma che fa si che vi sia tale regressione all’infanzia.
-campane, uccelli e ori predomina ambiguità che può essere confortante ed inquietante in
quanto vero e duplice).
Tutti questi simboli sono molto ambigui, possono essere estremamente confortanti o inquietanti,
le campane creano una situazione e atmosfera sognante che culla e ports a immaginare in altra
situazione e producono un e etto si smemoramento che fa si che si regredisce all’infanzia
La prima poesia di Mirice si chiama alba festiva. Poesia basata sul fono-simbolismo.
Uccelli, rondine che torna al nido, tutti gli uccelli vengono nominati!!!!!
BOTANICA E ORNITOLOGIA, che delimitano l’uso di un linguaggio variabile tra popolare e
scienti co, gli eccessi sono sempre presentati da pascoli come abitanti di un modo superiori sono
in altro vivono i un posto dove c’è armonia e non ce dolore è un posto idilliaco con il loro
linguaggio arranco e misterioso.
L’autore cercasi tradurre tale linguaggio (ciò che siete emettere dagli uccelli) attraverso le
onomatopee, novità mette ciò che in poe sia non c’era mai stata.
I ori sono sempre: quelli dei morti che crescendo sulle tombe sono nutriti dai morti stessi e in
altre situazioni assumono il simbolo di una sessualità vissuta in modo ambiguo e morboso,
“gelsomini notturno” e “digitale e purpurea”,
I ori diventano simboli legati alla sessualità che da pascoli viene vista in ,annera morbosa, lui non
vive fuori dal nido e tutto ciò che non è conosciuto è visto come esagerato, sbagliato e morboso.
Visse di fatto legandosi all’asessualità, non si lega a nessuno al di fuori dal nido, ciò che non si
vive viene immaginata con ambiguità e immaginazione che sforma e degenera.
Gli uccelli in sé sono tutti inquietanti poiché richiamano un grido di morte.
La morte viene quasi chiamati, il cimitero stesso vive visto come luogo di vita dove crescono i
ori.
La protezione del nido rispetto all’esterno tratta “Fides da Mirice”
Esterno nero notte, bambino che sogna tutto d’oro poiché il bambino è cullato dalla cantilena
cantata dalla mamma che lo protegge, il cipresso che simboleggia l’esterno oscuro (toscana).
“Orfano da Mirice”
Un bubbolio suono che riproduce il rubare in lontananza dei tuoni, rosso rosseggia, non è un
colore tranquillo ma è dolente, RIMBOMBO ROSSO E NERO, tra il nero un casolare un’ala di
gabbiamo ANALOGIA lontanissima, sempre bianco che tranquillizza.
La vecchia canta attorno al tuo lettino i ori, tutto il canto ha senso di cullare che porta protezione
tranquillità.
Impressionismo pascoliano, nelle poesie e legato ai macchiaioli, e anche il fono-simbolismo
signi cato prodotto principalmente dal suono prima ancora del signi cato stesso.
“Il lampo il Tuono”
luce nero, un istante il paesaggio viene illuminato per un istante in modo lugubre dal lambo, e
cielo e terra si mostro qualora la terra ansante ed impaurita livida e viola in sussulto.
Il cielo ingombro di nubi, tragico e disfatto, bianca bianca tragica una casa apparì e sparì d’un
tratto come un occhio che largo esterrefatto si aprì e si chiuse [riconduce alla morte del padre che
non ha visto ma che immagina nel giorno in cui è stato ucciso] il lampo è spaventoso poiché lo
stesso ricordo della morte del padre che lui non ha visto ma che sente lo impaurisce ( colore
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rassicurante in mezzo a tanta oscurità SEMPRE NIDO DI STO GRAN CAZZ) nel tacito tumulto
ossimoro, silenzio che sta per scoppiare) dirupo che frana il tuono rimbombò di schianto, il tuono
che quando è troppo forte schianta e scoppia rimbombando, nale del primo tuono.
Rimbombò, rimbalzo (paura) e tacque e poi rimaneggio (eco) rifratto e poi vanì soave allora un
canto si usi si madre e il moto di una culla, la mamma rincuora il bambino e gli canta la ninna
nanna.

Elio gioanola, studio di pascoli.


Aspetto del decadentismo in pascoli: lui è un poeta inquieto. Le piccole cose perdono la loro
denotazione connotativa e assumono una dimensione denotativa. A orano tantissimo queste
forze inconsce che rendono profonda la poesia di pascoli. Si avverte sempre la presenza
inquietante della morta continua, perché per lui è stato un trauma.
L’irrazionale e poeta decandente. Profondità inaudite. Il fanciullino da voce alle piccole cose.
Nonostante abbia le parole musicali, annunzio è limitato dall’ideologia che a volte sovrasta la sua
poesia. Pascoli no, è poi autenticamente decadente.

Osservare sintassi, lessico, interpunzione e suono, metrica e gure retoriche, questo perché
pascoli fa di questi strumenti strutturali parte integrante della propria poesia.

Frantuma con l’interpunzione l’armonia metrica del verso. Innanzitutto non usa le subordinate, ma
solo le coordinate. Queste non sono collegate tra di loro, sembra poesia di bambini. Poesia
dell’inconscio.

Perfetto conoscitore di ambito botanico e uccelli. Anche nomi comuni, usa linguaggio formato
dalla commistione di più codici linguistici, quello scienti co e quello popolare, codice alto e
codice basso.
Anche il suono è importante: usa onomatopee, (parole onomatopeiche: cinguettio, sciabordio,
tonfo); fonosimbolismo (simbolo prodotto da un suono, ripetizione di un nesso sonoro. Diventa
rimo veicolo di signi cato, là è simbolo di esclusione da tutto ciò che è vita).
Là non ci arriva, vede tutto con morbosità. Mette in luce l’inconscio più profondo.
Metrica. Dentro le poesie di pascoli predominano cosa non mi ricordo. Non c’ho più voglia, voglio
andare a casa, aiuta, aiuto aiuto. Il bianco e l’ala non hanno. Nulla a che vedere tra di loro. Come
metafora, ma punto di importa te contatto. La furbizia cosa non ricordo. Espressioni analogiche
posate su una metafora, su una metonimia. “Alba di perla” è analogia che si posa su una
metafora.

In arano, pascoli usa la froma poetica “madrigale”, ovvero due terzine e una quartina di
endecasillabi. La virgola blocca l’endecasillabo, l’interruzione blocca l’endecasillabo.
Arano è un verbo. Prima c’è una presentazione di un paesaggio campagnolo. Arano è ciò che
collega panorama con le persone. Pieni di og getti, le azioni degli uomo, il vampano, la nebbia.
Tutto questo è un biozetto campagnolo. Dietro questo c’è un’idea più profonda, ovvero quella
della melanconia, della solitudine e della fatica del lavoro. Nell’ultima 4rtina c’è un ribaltamento:
ove c’è fatica dell’uomo c’è prospettiva di vita per gli uccelli. Il passero sa che nei semi pro
beccare e mangiare qualcosa, quindi è felice.
Similitudine con sotto una sinestesia.
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