Appunti Carducci
Appunti Carducci
Nasce nel 1835 e muore nel 1907 (pensare ad aggancio temporale tra storia e letteratura).
Dalla critica crociana (benedetto croce) lui diceva che Carducci era l’unico ce smebrava non
risentire questo disagio e questa malinconia del secolo che sembrava caratterizzare gli latri autori.
Per scorce Carducci era un poeta sano (contrapposto con critica moderna). La critica
moderna, che è stata inserita nei libri, Carducci non è completamente esente dalla malinconia del
secolo. Lui attraverso temi sani, esorcizza questa malinconia. Alcuni elementi anticipano il
decadentismo. Ma a sei contrappone immagini solari, idee classiche.
Carducci era un poeta u ciale dell’Italia umbertina. Da posizioni giacobine passa a quelle
monarchiche. Secondo alcuni una delle cause per cui diventa monarchico era perché aveva visto
di persona la regina margherita, ma anche in realtà fallimento del sinistra. —> Il pubblico si
riconosce in lui perché è una poesia condivisa visto che è un poeta u ciale.
Di che parlava? Poesia nazionalista, celebrazione della poesia nazionale e della grandezza d’Italia.
Contemplazione dei paesaggi. Si fa interprete dei sentimenti del pubblico, cantare sentimenti
della gioia, del dolore… in cui le persone si possono ritrovare. Contemplazione della memoria e
del ricordo. Carducci parla di argomenti che s’interessano la pubblico in quel momento.
Carducci ha avuto un peso notevole della cultura del suo tempi, ha segnato la storia sociale,
culturale, di costumi. Diventa il modello di riferimento e riesce a sintetizzare il gusto del tempo e
riesce a riassumere la sionomia delle persone del tempo e del secolo in cui visse. (ascolta 12:28).
Diventa il centro della cultura tra 1870 e 1890.
Ascolta 12:31.
OPERE
Raccolti di poesie giovanili—> juvenilia.
Levia grazia —> opere giovanili in cui apprende a fare poesia ed è detto scudiero dei classici.
Giambi ed epodi —> metri greci utilizzati per le invettive. Caratterizzati da poesie che sono
caratterizzate da violenta satira e invettive (pronunciare discorsi contro qualcuno accusandolo).
Qua c’è inno a satana, inno al progresso.
Rime nuove —> temi più intimi (pianto antico): memoria, giovinezza, tristezza…
Odi barbare —> la metrica latina è quantitativa (quantità sillabe), ma la metrica italiana è
qualitativa (dipende da accenti). Carducci vuole provare ad adattare metrica latina a italiana. Nella
metrica italiana metri e vigori della poesia latina. Ma quelle odi sarebbero risultate alle orecchie ei
classici come odi barbare, perché diversa dalla loro. Questa metrica porta avanti lo
sperimentalismo metrico che smonta le regole metriche italiana e la adegua a quella latina e
greca. Questo sperimentalismo arriverà a Ungaretti dove un verso sarà una parola. Ascolta 12:43.
Rime e ritmi —> odi celebrative. Poeta dell’età umbertina.
Temi: eventi storici e atmosfere del passato, spunti intimi e privati, in rime nuove gure della
classicità (per forma e contenuti), evasione e memoria.
Pianto antico
Si rifà al poeta mosco (antico) e pianto perché molti genitori hanno perso i gli, quindi è un pianto
antico. Tema classico: stagioni tornano, ma i morti no. Non hanno consolazione morte può
ri orire, ma alberi si.
Due parti: 1. Scena luminosa —> primavera.
2. Pianto di Carducci consapevole che il glio non può tornare indietro.
Fortissima opposizione tra vita (piccolo accenno a ciò che non c’è più) e morte (luce - ombra,
calore - freddo). Ultima parte sembra incarnazione di un pianto.
nel muto orto solingo —> muto perché bar bino non c’è più (prima rallegrato dalla voce del
bimbo)
rinverdì tutto or ora
e giugno lo ristora
di luce e di calor. —> in opposizione con terra nera e terra fredda.
Tu, or de la mia pianta —> glio è ore di lui (continuazione della vita da padre a glio)
percossa e inaridita —> triste e inaridito dalla perdita (ha pianto troppo, si sente solo, non prova
più nulla)
tu de l’inutil vita
estremo unico or,
Si presenta semplicità agreste (dei campi) di protezione legata all’infanzia. Attraverso quadretti lui
si conforta ricordando alcuni aspetti della sua maremma.
Poesia suddivisa in 4 strofe. Essa è facile commentarla con due concetti: immagine sanità
(armonia all’interno del borgo) e inquietudine, che è un tipico aspetto di un Carducci un po
nascosto, più simile al suo tempo.
1 quartina: immagini di natura ostile. 11 novembre, autunno inoltrato, la nebbia che sale ed
evapora crea do un disegno speci co nei monti e il mare che urla, gon a e biancheggia (onde). A
questo lui contrappone immagini semplici e rassicuranti.
2: dettagli della vita del borgo. Il borgo da senso di gioia, calore, semplicità che esercita
l’immagine della natura oscura data nella prima quartina. Congiunzione “ma” molto signi cativa.
2 e 3: immagini solari, calde, felici, positivi. Essi pero contornati da atteggiamenti particolari di
natura poco accogliente e molto ostile (natura di autunno) e immagini malinconiche che sembrava
non toccare Carducci, ma che in realtà fanno parte di lui e che cerca di esorcizzare.
Flebile, acuta, stridula schia —> climax che schia, suoni duri, brutti, poco accoglienti tipici di un
paesaggio cittadino e della stazione.
la vaporiera da presso. Plumbeo
il cielo e il mattino d’autunno
come un grande fantasma n’è intorno. —> mattino sembra un fantasma
Tu pur pensosa, Lidia, la tessera —> suono sgradevole perché secco, ma anche perché è quel
suono che permette la donna di salire sul treno e di allontanarsi da lui. Ricordo che si è dovuto
separare dalla donna.
al secco taglio dài de la guardia,
e al tempo incalzante i begli anni
dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.
Van lungo il nero convoglio e vengono —> locomotiva che una, a di erenza ai inno a satana, è
solo negativa.
incappucciati di nero i vigili,
com’ombre; una oca lanterna
hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei —> suoni poco confortanti tipici del tempo di Carducci
O viso dolce di pallor roseo, —> fotogra a viso della donna che saluta
o stellanti occhi di pace, o candida
tra’ oridi ricci inchinata
pura fronte con atto soave!
Fremea la vita nel tepid’ aere, —> l’immagine della donna che viene separata, viene contrapposta
con un’immagine di un ricordo felice della donna d’estate. Messa li per contrastare immagine
bouleriana”. Qui carducci che non prende la malinconia del secolo.
fremea l’estate quando mi arrisero:
e il giovine sole di giugno —> viso di donna con capelli castani dove il sole di giugno illumina i
capelli e il vivo. Luce di Carducci che lo distingue dai suoi coetanei. La memoria è tema
importante per Carducci.
si piacea di baciar luminoso
Sotto la pioggia, tra la caligine —> torna malinconia. Parte più triste. Io voce confondermi nella
negatività (?).
torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
barcollo com’ebro, e mi tócco,
non anch’io fossi dunque un fantasma. —> mi chiesti se non fossi anch’io un fantasma.
Meglio a chi ’l senso smarrì de l’essere, —> meglio chi non legato a una consapevolezza.
meglio quest’ombra, questa caligine:
io voglio io voglio adagiarmi
in un tedio che duri in nito. —> sembra leopardi. Qui Carducci dimostra che lui non è esente
dell’inquietudine della sua realtà, non esente da poeti dannati e boudlaire, ma anche lui prova
questa sensitività boudleriana e decadente.
I cipressi che a Bólgheri alti e schietti —> lui arriva con treno e i cipressi sembra gli andassero
incontro.
Van da San Guido in duplice lar,
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Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardâr.
Nidi portiamo ancor di rusignoli: —> nidi di uccelli per giocare. Gli dicono cose per allettarlo a
rimanere li.
Deh perché fuggi rapido cosí?
Le passere la sera intreccian voli
A noi d’intorno ancora. Oh resta qui! —
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carducci—> tema del ricordo. Tema ironia contro manzonismo, tema autobiogra co, tema
autoironia.
Naturalismo francese
Scrivono realtà cruda tipo fotogra a. Questo per rappresentare la realtà per quello che appare e
fanno critica sociale per denunciare e far migliorare la società (possibilità di migliorare, non nel
verismo perché tutto cio che si manifesta è causa di causa e etto). Viene raccontato con
distacco,
Il positivismo sta alla base delle ideologie veriste.
Caratteristiche che rendono positivismo e verismo cugini:
- Impersonalità del narratore
- Ri uto canoni tradizionali del bello,
- Forte opposizione alla letteratura romantica e ai suoi canoni
- Sostengono il primato del romanzo su tutti gli altri generi letterari
- Hanno un’attenzione fortissima per la realtà sociale e per i ceti popolari.
Il naturalismo francese imposta tutto in maniera scienti ca e lo scrittore è uno scrittore scienziato.
C’è un fortissimo impegno sociale e rappresentano i ceti sociali della città e degli operai.
Scienti camente operai che lavorano in città e lo scrittore scienziato guarderà cio che vede, fare
sentire la loro voce personale per denunciare con il ne del miglioramento della società: la base è
l’ottimismo.
Anche l letteratura si pone i problemi sociali: denuncia problemi sociali come operai.
Nel verismo l’aspettò scienti ca passa in secondo piano. Verga batte tantissimo sull’impersonalità
dell’opera. Non c’è da parte dell’autore la volontà di palesarsi. Si prende il punto di vista dei
personaggi della narrazione attraverso loro capiamo i personaggi.
C’è una visione più pessimistica della realtà: non vi può essere alcun miglioramento, non credono
nel progresso, sono conservatori. Tutto cio che accade in natura è immutabile, accade perché
deve accadere. Atteggiamento pessimistico e conservatore. Mentre gli latri parlavano della realtà
operaia e industriale, nel verismo lo sfondo sociale raccontato è quello dei contadini e minatori (pk
in italia industria non cosi tanto sviluppata)
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Mappa libro a pagina 204 evidenzia di erenze tra verismo e naturalismo.
Visione straniamento—> tecnica narrativa dove l’autore che scrive si dimentica della sua
posizione intellettuale e va a debblarsi con il punto si vista di chi sta raccontando. chi parla
deforma e interpreta in maniera errata cio che vede e cio che giudica attraverso la sua mente
deformata. Rendere strano cio che strano non è.
FANTASTICHERIE
Marea arrabbiato non fa mangiare pesatori. Scoglio come se fosse vangelo.
Con esempio formiche, risponde alla donna come mai si ritorna sempre li.
Povera donna è longa.
Povertà raccontata con compassione… tipicamente tardo-romantica. Idea dell’ostrica
“cresceranno in mezzo al fango…”
Riga 110.
Religione famiglia. Ri esso su mestiere, casa e sassi che la circondano, mi sembrano cose
rispettabilissime… —> idea dell’ostrica.
Romanzi
—> reveristi (romantici): eva, eros, tigre reale, una peccatrice, storia di una capinera.
—> veristi: ciclo die vinti: malavoglia (motore: bisogno materiale. Si sopra algono per il bisogno di
vivere), mastro don Gesualdo (avidità di ricchezza, ha sposato donna ricca per scalare classe
sociale, ma vinto perché sarà sempre visto come un mastro e mai come un don), la duchessa di
leyra (vanità aristocratica*), onorevole scipione (ambizione politica), l’uomo di lusso (tutte: avidità
ricchezza, ambizione…).
Vinti pk sono comunque sempre perdenti rispetto a ciò che fanno, sono succubi di quei
meccanismi di sopra azione che contraddistinguono la società a tutti i livelli. Darwinismo sociale:
nella società esistono meccanismi che sono naturali e immutabili quindi ogni uomo tende a
sopra are l’altro. Soprattutto nelle classi basse della società perché ci sono più istinti e meno
educazione sociale: questi meccanismi, qui, appaiono di più.
Motori che accendono i meccanismi di sopra azione*
Modernità e tradizione: Padron toni (nonno) e toni (nipote) rappresentano l’antitetico. Uno pieno di
valori, capofamiglia (sue idee 240), l’altro che li sperpera.
Ascolta audio 9 feb terza ora 11:00.
Bipolare pk due fatti a confornto: malavoglia e gente del villaggio che rappresentano due mondi
sociali diversi. Materialismo e valorismo. Lol.
Villaggio è straniante di tutto quello che i malavoglia fanno pk antitetico dei loro valori.
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Rivolgo un saluto di benvenuto ai Presidenti del Senato, della Camera dei deputati, del Consiglio
dei ministri, della Corte costituzionale.
Ringrazio per i loro interventi il Ministro Valditara, la Presidente Di Segni, la Dottoressa della Seta.
E Sami Modiano che è stato abbracciato da tutti i presenti.
Un ringraziamento a Sara Zambotti, ad Alessandro Albertin, a Gabriele Coen e al suo gruppo, a
Rai Storia per il lmato e, a nome di tutti, vorrei inviare un augurio per la sua salute a Tatiana
Bucci.
A tutti i presenti un saluto, sapendo che sono fortemente coinvolti in questo momento di
memoria.
“La storia della deportazione e dei campi di concentramento non può essere separata dalla storia
delle tirannidi fasciste in Europa: ne rappresenta il fondamento condotto all’estremo, oltre ogni
limite della legge morale che è incisa nella coscienza umana”. Con queste parole, un
sopravvissuto all’inferno di Auschwitz, Primo Levi, scolpiva, nel 1973, il giudizio sulle radici e sulle
responsabilità prime dello sterminio organizzato e programmato ai danni di donne e uomini de niti
di razze inferiori, il più grave compiuto nella storia dell’umanità.
Il più abominevole dei crimini, per gravità e per dimensione - il genocidio di milioni di persone
innocenti - commesso a metà dello scorso secolo nel cuore della civile Europa, dove già da
molto tempo gli ideali di libertà, di rispetto dei diritti dell’uomo, di tolleranza, di fratellanza, di
democrazia si erano di usi, e venivano proclamati e largamente praticati.
Il senso di incredulità registrato di fronte a quanto accaduto in quegli anni sventurati, accanto al
pudore dei sopravvissuti, rinchiusisi, in un primo momento, nel silenzio, traeva la sua origine
anche da una concezione ottimistica della Storia e della natura dell’uomo.
L’uomo del Novecento - immerso nel tempo della ragione, della ducia incondizionata
nell’avanzamento della scienza, della cultura, della tecnica - mai avrebbe pensato di trovarsi di
fronte a un tornante così tragico; mai avrebbe concepito la possibilità di una simile regressione:
mentre si con dava – come veniva conclamato - in un’alba radiosa per l’umanità, si trovò
improvvisamente precipitato nelle tenebre più tte.
Auschwitz spalancava – e spalanca tuttora - i suoi cancelli su un abisso oltre ogni immaginazione.
Un orrore assoluto, senza precedenti – cui null’altro può essere pari cato - ideato e realizzato in
nome di ideologie fondate sul mito della razza, dell’odio, del fanatismo, della prevaricazione. Un
orrore che sembrava inconcepibile tanto era lontano dai sentimenti che normalmente si
attribuiscono al genere umano.
Eppure Auschwitz e tutto il meccanismo di sterminio - che ha inghiottito milioni di ebrei, e anche
appartenenti al popolo Romanì, omosessuali, dissidenti, disabili, testimoni di Geova - sono stati
concepiti e realizzati da menti umane. Menti che, per quanto perverse, hanno sedotto, attratto e
spinto alla complicità centinaia di migliaia di persone, trasformate in “volenterosi carne ci”
secondo la lucida de nizione di Daniel Goldhagen.
Eppure le ideologie di superiorità razziale, la religione della morte e della guerra, il nazionalismo
predatorio, la supremazia dello Stato, del partito, sul diritto inviolabile di ogni persona, il culto
della personalità e del capo, sono stati virus micidiali, prodotti dall’uomo, virus che si sono di usi
rapidamente, contagiando gran parte d’Europa, scatenando istinti barbari e precipitando il mondo
intero dentro una guerra funesta e rovinosa.
“Siamo uomini – ammoniva ancora Primo Levi – apparteniamo alla stessa famiglia umana a cui
appartennero i nostri carne ci”, dimostrando “per tutti i secoli a venire quali insospettate riserve di
ferocia e di pazzia giacciano latenti nell’uomo dopo millenni di vita civile.”
Nel buio più tto, nella lunga e oscura notte dell’umanità, prendendo a prestito un’immagine di
Elie Wiesel, tante piccole ammelle hanno indicato una strada diversa dall’odio e dalla
oppressione.
Sono stati i “Giusti”, secondo una terminologia cara al popolo ebraico perseguitato. Persone che,
per motivazioni diverse, hanno rischiato la propria vita e talvolta l’hanno perduta per mettere in
salvo cittadini ebrei dalla furia omicida nazifascista. Un lungo elenco di nomi, quasi ottocento -
come abbiamo ascoltato - quelli nora accertati in Italia, una costellazione di luci e di speranza
che continua a rassicurare sul destino dell’umanità.
Persone tra le più disparate: donne e uomini, laici e religiosi, partigiani, appartenenti alle forze
dell’ordine, funzionari dello Stato, intellettuali, contadini. Accomunati dal coraggio, dalla rivolta
contro la crudeltà, dal senso di umanità.
C’è chi ha nascosto e protetto, chi ha falsi cato documenti e liste, chi ha aiutato a espatriare.
Migliaia di gesti, grandi e piccoli, di ribellione contro il conformismo e contro l’ideologia
imperante.
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Abbiamo ricordato quest’oggi qualche nome: da Giorgio Perlasca a Gino Bartali e gli altri che, nel
video e nelle letture, sono stati riproposti alla nostra riconoscenza.
Desidero citarne alcuni altri che hanno condiviso il tragico destino della deportazione delle
persone che hanno tentato di salvare.
Odoardo Focherini, amministratore del giornale cattolico Avvenire d’Italia; Torquato Fraccon,
partigiano, morto a Dachau insieme al glio; il domenicano, padre Giuseppe Girotti; Calogero
Marrone, capo u cio anagrafe del comune di Varese, Giovanni Palatucci, reggente della questura
di Fiume; Andrea Schivo, agente di custodia nel carcere San Vittore di Milano. Scoperti e arrestati
dai nazifascisti hanno concluso la vita nei lager tedeschi.
Di fronte alla barbarie, di fronte all’ingiustizia, tutte queste persone non hanno girato la testa, non
hanno volto lo sguardo altrove.
Hanno scon tto, innanzitutto dentro loro stessi, la paura, l’inerzia complice, l’indi erenza che,
come ci ricorda spesso Liliana Segre - cui rivolgo un pensiero a ettuoso a ottant’anni della sua
deportazione - è la più perniciosa delle colpe.
I “Giusti” hanno dimostrato, a rischio della propria vita e di quella delle loro famiglie, che il senso
di umanità, se rettamente coltivato, resiste in ogni condizione e supera persino i con ni del tempo
e della morte. Ci hanno insegnato, anche di fronte a tragedie immani, il valore salvi co dei gesti di
coraggiosa solidarietà. Perché, per ripetere anch’io questa mattina il celebre detto del Talmud,
“chi salva una vita salva il mondo intero.”
L’esempio dei Giusti rischiara la nostra via e il nostro percorso. E consente di ritessere quella
trama di ducia nel genere umano che con la costruzione dei campi di sterminio sembrava per
sempre distrutta.
Tuttavia, di fronte a questi esempi di altruismo, di coraggio, di abnegazione, risaltano ancor di più
i crimini commessi da altri uomini e altre donne, in nome di regimi dittatoriali e brutali.
Celebrare doverosamente i Giusti non deve far dimenticare i tanti, troppi ingiusti: i pavidi, i delatori
per denaro, per invidia o per conformismo; i cacciatori di ebrei; gli assassini; gli ideologi del
razzismo.
Non c’è torto maggiore che si possa commettere nei confronti della memoria delle vittime che
annegare in un calderone indistinto le responsabilità o compiere super ciali operazioni di
negazione o di riduzione delle colpe, personali o collettive.
Non si deve mai dimenticare che il nostro Paese, l’Italia, adottò durante il fascismo – in un clima di
complessiva indi erenza - le ignobili leggi razziste: il capitolo iniziale del terribile libro dello
sterminio; e che gli appartenenti alla Repubblica di Salò collaborarono attivamente alla cattura,
alla deportazione e persino alle stragi degli ebrei.
Un portato inestinguibile di dolore, di sangue, di morte sul quale mai dovremo far calare il velo del
silenzio. I morti di Auschwitz, dispersi nel vento, ci ammoniscono continuamente: il cammino
dell’uomo procede su strade accidentate e rischiose.
Lo manifesta anche il ritorno, nel mondo, di pericolose fattispecie di antisemitismo: del pregiudizio
che ricalca antichi stereotipi antiebraici, potenziato da social media senza controllo e senza
pudore.
La nostra Costituzione dispone con chiarezza: tutti i cittadini sono portatori degli stessi diritti.
La presenza ebraica è stata fondamentale per lo sviluppo dell’Italia moderna e nella formazione
della Repubblica.
Le comunità ebraiche italiane sanno che l’Italia è la loro casa e che la Repubblica, di cui sono
parte integrante, non tollererà, in alcun modo, minacce, intimidazioni e prepotenze nei loro
confronti.
Anche ai nostri giorni, la ruota della storia sembra talvolta smarrire la sua strada, portando
l’umanità indietro, a tempi e stagioni che mai avremmo pensato di dover rivivere.
Le conquiste della pace e delle libertà democratiche sono esaltanti e vanno salvaguardate di
fronte a risorgenti tentazioni di risolvere le controversie attraverso il ricorso alla guerra, alla
violenza, alla sopra azione.
Parole d’ordine, gesti di odio e di terrore sembrano di nuovo a ascinare e attrarre, nel nostro
Continente ma anche altrove.
Su questo occorrerebbe compiere un’approfondita ri essione: indagando le motivazioni che
spingono numerose persone a coltivare in modo inaccettabile simboli e tradizioni di ideologie
nefaste e minacciose, che hanno portato all’umanità soltanto dolore, distruzione, morte.
Va richiamata, a questo riguardo, l’importanza decisiva della cultura, dell’istruzione. Di quanto –
ad esempio - sono preziose le collaborazioni di studio e ricerca tra le Università, sempre positive;
sempre fonte di avanzamento di civiltà, al di sopra di ogni frontiera. Sempre a ermazione del
carattere della cultura, che unisce e non può separare.
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Il fanatismo, religioso o nazionalista, che, mosso da antistoriche e disumane motivazioni, non
tollera non soltanto il diritto ma neppure la presenza dell’altro, del diverso, ritiene di poter imporre
la sua visione con la forza, la guerra e la violenza, violando i principi fondamentali del diritto
internazionale e della civiltà umana.
Siamo di fronte a un nuovo “crinale apocalittico” per usare un’espressione cara a Giorgio La Pira.
In alcune zone del mondo, in un’epoca così travagliata come la nostra, sembra divenuta
impossibile non soltanto la convivenza, ma persino la vicinanza.
Assistiamo, nel mondo –ripeto -, a un ritorno di antisemitismo che ha assunto, recentemente, la
forma della indicibile, feroce strage antisemita di innocenti nell’aggressione di terrorismo che, in
quella pagina di vergogna per l’umanità, avvenuta il 7 ottobre, non ha risparmiato nemmeno
ragazzi, bambini, persino neonati. Immagine di una raccapricciante replica degli orrori della
Shoah.
Siamo convinti che i giacimenti di odio siano stati ingigantiti da parole e atti spietati, persino
blasfemi. Il sogno di una pace, sancita dal reciproco riconoscimento e rispetto delle tre religioni
monoteiste glie di Abramo, appare lontano - forse come non è mai stato in tempi recenti - ma
rimane l’orizzonte di un riscatto di questa parte del mondo, e non soltanto di questa.
Guardiamo a Israele come Paese a noi vicino e pienamente amico, oggi e in futuro, per
condivisione di storia e di valori. Siamo e saremo sempre impegnati per la sua sicurezza.
Sentiamo crescere in noi, di giorno in giorno, l’angoscia per gli ostaggi nelle mani crudeli di
Hamas.
L’angoscia sorge anche per le numerose vittime tra la popolazione civile palestinese nella striscia
di Gaza.
Anzitutto per l’irrinunziabile rispetto dei diritti umani di ciascuno, ovunque. E anche perché una
reazione con così drammatiche conseguenze sui civili, rischia di far sorgere nuove leve di
risentimenti e di odio.
Può accrescere gli ostacoli per il raggiungimento di una soluzione capace di assicurare pace e
prosperità in quella regione, così centrale nella storia dell’umanità e così martoriata.
Coloro che hanno so erto il turpe tentativo di cancellare il proprio popolo dalla terra sanno che
non si può negare a un altro popolo il diritto a uno Stato.
Ci ostiniamo a rimanere duciosi nel futuro dell’umanità. Nella convinzione profonda che un futuro
intriso di intolleranza, di guerra e di violenza, non sia il desiderio iscritto nelle coscienze delle
donne e degli uomini.
I Giusti, con il loro coraggio, con la loro speranza e il loro sacri cio ci indicano la direzione e ci
esortano ad agire, con determinazione e a tutti i livelli, contro i predicatori di odio e contro i
portatori di morte.
I Giusti italiani sono tra le radici migliori della nostra Repubblica. Per questo li celebriamo e li
onoriamo, tutti insieme, come popolo italiano e come comunità, oggi, nel Giorno della Memoria.
Im dying omg I wanna leave and go home to sleep. Anche l’ultima battuta fa capire come la voce
narrante sia d’accordo con lui—> stìtraniamenti rovesciato. Malpelo è l’escuso. Viene presentato
dal avoca n aurante ciò
Straniamneto ribaltato—> fa sembrare giusto l’arricchirsi, l’avarizia di denaro.
La voce parlante celebra quest’accumulo, lo esalta, Mazzarò è un’eroe Faustino, mirare alle
Estelle. Voleva terra più di quella del re. Vuole scalare la società. È eroico e disumano perché non
ha legami personali e famigliari, riesce a materializzare anche il funerale della madre.
Maestro don gesualdo—> ideale dell’ostrica. Logica del guadagno. Ha sacri cato ogni cosa per il
guadagno e per questo è morto solo.
Mastro don Gesualdo fa parte del ciclo dei vinti nonostante l’arricchimento materiale poiché sullo
stesso punto umano viene vinto.
Decadentismo
Segue il Romanticismo sopratutto tematicamente, temi del romanticismo europeo vengono
rivalutai come l’autore disadattato ed escluso dalla società che lo circonda. Gli autori decadentisti
non hanno alcun legame con il dovere sociale, non facendo loro stessi parte della società.
(le parole chiave sono mistero inconscio ed intuizione).
L’autore diventa sacerdote della conoscenza attraverso l’uso di parole che sono evocative, non si
troverà mai la parola de nire ma ciò che allude e racchiude in se la sensazione, di fatto l’uso di un
linguaggio analogico.
L’autore è incompreso poiché il linguaggio usato è ambiguo e strettamente personale, scriveva
ciò che a loro veniva suscitato da X che poteva ovviamente non essere comprensibile a un’altra
persona.
De nita la letteratura dell’angoscia, che attua il processo di conoscenza attraverso le vie più reali:
quelle irrazionali, l’uomo decadentistico ha conosciuto il limite di essere umano.
Il crollo die valori romantici e borghesi hanno lasciato un deserto= assenza di volta e
accidia,Pascoli esorcizzerà la paura della morte con simboli (come la casa ecc.) la morte fa parte
della vita stessa, i decadentisti per ciò scappano dalla morte che comprende in se la vita.
L’angoscia è acquista dall’ maggiore percezione dell’enormità dell’interiore, vengono privilegiati gli
ambienti notturni, amore e morte sono connaturati nella vita stessa, la consapevolezza inquietante
che Thanatos sia legata strettamente ad Eros, porteranno l’assenza completa della razionalità.
Il ritorno ai ricordi dell’infanzia, l’artista mette in luce il suo inconscio e emette in luce ciò che lui
sente, le se angosce e il suo oscuro.
L’idea della notte come morte (tema romantico) il rifugio nel sogno come luogo in cui ci può
essere un processo di conoscenza come Freud che riconduce così il processo di conoscenza al
sogno e all’assenza di razionalità.
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Ascolta audio 16/02.
L’artista attraverso la sua arte si fa sacerdote di questa sua conoscenza, che ha un codice
irrazionale; e l’artista si fa sacerdote con il suo linguaggio, che è oscuro, utilizza come gure
retoriche ?.
La conoscenza avviene attraverso corrispondenze.
Lussuria (d’annunzio), malattie e morte, vitalizio superonismo e fanciullino.
L’esteta non ha la forza. Propone un ideale di intellettuale che sia come modello per quelli del suo
tempo. Prima esteta, pero ha tanagliato al suo interno delle forme disgregatrici che fanno in modo
che l’esteta non si ponga nella società. Inoltre è un uomo dalla volontà.
Due donne: Elena muti, sensuale, e maria ferres (idea madonna immacolata), amore ideale e puro
alla quale lui dice di voler aspirare, ma in alta è attratto da Elena.
Il mito dell’esteta viene meno nel secondo romanzo. Il personaggio è come Andrea spennelli, ma il
titolo ci fa capire la storia. La morte trionfa perché il romanzo inizia con il suicidio e nisce con il
suicidio. Nulla lo appaga cosi si uccide. Le forze disgregatrici non gli permettono di vivere e si
uccide. Tutto è all’interno di questi signori, perché nonostante vogliano imporsi come modelli, non
possono e non riescono.
Uno dei temi più importanti è quello del superuomo. I personaggi inglobano in se le
caratteristiche dell’esteta, ma hanno anche le caratteristiche del superuomo.
Queste gure hanno in se l’ideale dell’esteta, ma la di erenza è che loro agiscono. Agisce nella
realtà. Sono personaggi che esprimono l’ideale d’intellettuale che annunzio si stava creando e
embodies anche le cose che d’annunzio fa.
Le vergini delle rocce, il fuoco, forse che si forse che no.
L’intellettuale subisce un’evoluzione, non solo culto della propria vita, m propone un nuovo ideale
molto a ne a quelli imperialistici e di conquista che caratterizzavano la storia che viveva
d’annunzio.
Questa è la gura dell’intellettuale che d’annunzio vuole proporre. Nel decadentismo egli viene
messo al margine, cosi d’annunzio con estetismo e , propone due punti di riferimento della
società. Il secondo, proponendo un’azione, traduce nell’ideale tutte quelle idee imperialiste che
stavano nascendo nel tempo.
Le vergini delle rocce—> Claudio cantelmo. Vuole portare a compimento in se l’ideale latino.
Annatolia, con l’eleganza di una regina, violante, che rappresenta la femmina sensuale “che stava
annegando nei profumi”,
Il fuoco: Stelio e rena: una stella che non si frena, vuole creare una nuova opera d’arte.
La moda del decadentismo era la donna fatale.
Le Laudi sono una grande opera di poesia pensata da d’Annunzio mentre nel libro Maia ed Elettra
troviamo dei temi di rivisitazione del moderno per l’antico in Alcione (p.482) troviamo una poesia
più lirica e pura.
l’Alcione è un diario d’estate che inizia con la primavera e si protrate no all’estate della quale
tratterà le esperienze vissute in quel periodo.
Sceglie il diario d’estate poiché tale è il momento nella quel si sviluppano le maggiori relazione
che comportando vivere il vitalizio naturalistico, vele a dire l’essere parte della vita,
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D’annunzio vive questa vacanza estiva e sotto forma di diario racconta sa sua esperienza estiva,
Il signi cato dell’opera= le Laudi come vergini delle rocce ecc. fanno parte del superomismo, tra
cui il panismo ossia sentirsi un tutt’uno con la natura, gli elementi naturali divietano parte integrale
della persona.
Questo aspetto “le vie irrazionali della conoscenza” (p.328) attraverso le estasi come : Panismo
ed Epifanie.
Da Alcione
D’annunzio ha passato due fasi: estetismo e superomismo
e la sua produzione letteraria dei divide in tre parti ossia:
teatro, romanzi e produzione poetica.
D’annunzio il primo gestore dei mass-media, la gestione del personaggio e della sua produzione
(Classroom). Sotto tutta questa visione di d’annunzio c’è la volontà di presentare attraverso lo
stupore e l’esagerazione a nché la società vi si riconosca come con dei modelli creare ala vita
come un’opera d’arte.
L’intellettuale non è da mettere ii margini ma deve proporre un modello di vita per elevare la
massa grigia della società a un livello più alto.
La sera solana
È stata considerata per molto tempo la poesia più pura di d’annunzio tra le laudi, c’è pero l’eco
del superomismo, sembra non esserci pero se andiamo nella profondità lo troviamo, quindi non
ha senso considerarla la più pura.
Strofe più corte= riprese, congiungono con un ritornello ala strofa precedente
Strife più lunghe, si possono dividere in 3 sezioni ossia:
[Link] della Luna, presentazione (epifania ossia presentare. Mostrarsi) luna come
manifestazione divina della natura e della luna (tema: sacralità arcana, antica e ricca di mistero)
questa luna richiama un’ aura di sacralità arcana e pagana abbiamo così l’apparizione della luna
presentata allo stesso modo di una presentazione di una divinità ad un apparizione di tale calibro.
Ciò è solo paganesimo però. In tutta questa strofa troviamo una ttissima rete sovrapposta di
immagini che vengono prodotte dalle gura retoriche presenti tra cui sinestesie sinologie e
rimandi semantici molto complessi, che erano ancora di più questa sacralità arcana.
Luce lunare, gelo, liquidità, pace sono queste immagini che si intrecciano in una rete di immagini
complessa che vengono messi in evidenza attraverso le gure retoriche pre elencate.
La sinestesia è l’unione di una visione con una sensazione (caldo abbraccio) due aspetti sensoriali
diversi che conferiscono nella stessa gura che si appoggia su Analogia unire concetti senza
legami logici, è coscienza intuitiva derivata da tali gure, la parola chiave è IRRAZIONALISMO
poiché utilizza la parola per svelare un mondo arcano attraverso l’utilizzo dell’inconscio.
Arti ci poetici inspiegabili che si intuiscono così come sono, la parola è tutto.
Il poeta e la donna amata sono una sera a passeggiare e contemplano il paesaggio e con esso il
sorgere della luna.
Tutti questi versi solo per indicare la sensazione.
Le mie parole che ti dico ti siano fresche come fresco è il fruscio (sinestesia) che fanno le foglie
del gelso, che toglie le sue foglie per darle ai bachi da seta, nella mano di chi le raccoglie.
Colui che le coglie si attarda al suo lento lavoro sull’alta scala che si annera, per il buio, e si
annera contro il fusto del gelso che si inargenta con le sue rame spoglie, il gelso si illumina della
luce lunare che appare ancora prima della luna stessa.
Mentre la luna sta per sorgere, prossima alle soglie cerule, la luna sta sotto l’orazione ma la luce
d’essa illumina l’albero come un velo bianchissimo.
E sembra che distenda un velo,BIANCO, ove il nostro sogno si giace, dove stiamo contemplando
e sembra che la campagna che attornia la luna, si senta da lei sommersa ( analogia freschezza e
liquidità gelo notturno) sembra che la luna che spinge questo velo di luce gelida e argentea
FREDDA faccia sentire la campagna già sommersa del ceruleo che sta per arrivare quello della
luna.
Si può pere la pace senza vederla, teofania che viene descritta, ma una lunga attorno alla quale
viene creata una sacralità arcana ancora prima che si palesi sorgendo.
Si senta da lei sommersa nel notturno gelo.
liquidita= umidi acqua del cielo magari dopo un temporale estivo, pozzanghere occhi del cielo.
L’andata sii, sacralità arcana commistione di sacro e profano, anche il biancore del viso di perla
O’Sera, religioso e sera personi cazione col velo.
Non si riesce a de nire il limite tra sacro e profano.
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2. Musicalità languida e misticheggiante.
Dolci le mie parole ti siano come la pioggia che bruiva, commiato lacrimoso (gogo della pioggia
primaverile).
Sui gelsi, sugli olmi, sui pini, le pinne che spuntano diventano dita rosee, in realtà nonostante
venga vista come una delle poesie più pure contiene molteplici tratti di sensualità e erotismo
velato.
Religiosità che arriva dai fratelli olivi, gli ulivi fanno i paesaggi grigi, per la tonalità della foglia
d’ulivo, dare il colore argenteo che viene sovrapposto all’idea del pallore, il biancore che rende più
asceti, santi e mistici.
L’analogia sulla quale d’annunzio gioca è sempre l’idea di sacro e profano sulla pallidezza.
L’andata si dalle tue mesti aulenti, per il tuo profumo O sera, legato alla sensualità la strofa
successiva sarà un continuo richiamo all sensualità.
Il cinto che ti cinge è l’orazione.
[Link]à panica, quasi tras gurazione e trasformazione tra uomo e natura che sensualmente si
uniscono.
Le fonti di questo ume che sono eterne, tema dell’arcano, mistero sacro dei mondi conoscenza
della realtà attraverso un’intuizione che non è legata a conoscenze razionali ma avviene attraverso
la compenetrazione della persona nella natura cercano di capire il messaggio della natura.
Ideal e del poeta, colui che sa tramite le sue parole ciò che irrazionalmente comprende perché la
conoscenza, l’intuizione particolare, propria e diversa, il prediletto nell’espressione di tale
conoscenza è il poeta poiché riesce a tradurre questa conoscenza.
Il poeta potrebbe capirle e o tenerlo per se o meglio da poeta sciogliere la conoscenza vera e
scriverlo trasmettendolo.
Il mistero arcano delle fonti allude alla forza erotica che è dentro alla natura, che si riproduce
avendo in se una fortissima sensualità tanto è vero che diciamo, “lussureggiante” e diciamo che la
parola lussuria, esagerazione della sensualità la selva lussureggiante poiché prolifera della vitalità,
la natura proprio d’estate in alcione è secondo il poeta la stagione che più si adatta allo spirito
vitalistico che contiene tutta questa sensualità della quale dannunziane rende colme le sue opere.
La natura stessa parla a d’annunzio dando a lui messaggi della quale lui stesso renderà
compartecipe la persona che lo accompagna.
Orizzonte ripido della sera le colline si incurvino come labbra che un divieto chiuda, tristezza di
non rivelare il mister io segreto (subliminale) vogliono dire ma non possono dire, le rende belle
poiché misteriose che fa volare la fantasia “il non detto”.
Loro sono come consolatrici, si che l’anima sembra ogni sera che le possa amore di più. Sera
muore con la notte e l’amore temi sempre legati (AMORE e MORTE).
Considerata per anni sera da tutti i riferimenti alla sensualità e al panismo, sembra “pura” e non
legata a questi temi, ma nella realtà ne è piena.
La sera muore dissolve e distrugge se stessa e fa palpitare le stelle e la vita della morte,
erotismo🤠 .
Il simbolismo Pascoliano
La parola simbolismo è piena di ambiguità, in generale si può dire che ogni elemento della
struttura poetica soggiace alla legge dell’identi cazione tra io e mondo, tutto ciò che viene scritto
è trascrizione dell’inconscio la parola perde la sua funzione denotativa, che diventa rivelatrice di
essenze nascoste, allusione a contenuti inespressi (allude a qualcosa che non si dice).
Poesia allusiva, suggestiva ed evocativa che fanno si che l’autore incarni perfettamente la
corrente decadentista e per ne faccia il portatore principale.
Parlando del simbolismo di pascoli gure poetiche ricorrenti, attraverso le quali in maniera più o
meno consapevoli si esprimono situazioni particolari psicologiche.
Simboli caratteristici sono:
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-nido, simbolo della protezione, l’amore, l’a etto, il calore (tutto ciò che a pascoli è stato distrutto
il 10\08\1867 morte padre e a breve tempo perde la madre la sorella maggiore e i due fratelli
muoiono).
Il nido è una metafora molto ampia che is declina in molti aspetti che allo stesso nido si
riconducono come: la culla, il canto e la madre.
La parola culla non ha solo il signi cato denotativo di culla ma rimanda all’idea di protezione.
I morti (nella famiglia) che vive nel cimitero casa dei morti, ossia un altro nido,
[Racconta di una notte in carcere dove parlando con la defunta madre essa gli ricorda di
prendersi cura della due sorelline e di non arrendersi al suicido durante tale reclusione].
Il cimitero in quanto appunto casa dei morti, che nono sono inquietanti, poiché della famiglia
richiamano e riconducono alla protezione che hanno dato in vita insegnano e conduco alle scelte
giuste.
Tutto ciò che avvolge, per esempio la neve (tutto ciò che è esterno è pericolo dolore e morte) e
nebbia.
Siepe che delimita un campo o una proprietà intrinseca nell’elemento naturale la protezione.
In ne abbiamo la campagna come elemento su scala più grande.
Tutte le gure legate al nido delineano l’incapacità di aderire alla vita propria di pascoli, segnato
dal suo trauma che fa si che vi sia tale regressione all’infanzia.
-campane, uccelli e ori predomina ambiguità che può essere confortante ed inquietante in
quanto vero e duplice).
Tutti questi simboli sono molto ambigui, possono essere estremamente confortanti o inquietanti,
le campane creano una situazione e atmosfera sognante che culla e ports a immaginare in altra
situazione e producono un e etto si smemoramento che fa si che si regredisce all’infanzia
La prima poesia di Mirice si chiama alba festiva. Poesia basata sul fono-simbolismo.
Uccelli, rondine che torna al nido, tutti gli uccelli vengono nominati!!!!!
BOTANICA E ORNITOLOGIA, che delimitano l’uso di un linguaggio variabile tra popolare e
scienti co, gli eccessi sono sempre presentati da pascoli come abitanti di un modo superiori sono
in altro vivono i un posto dove c’è armonia e non ce dolore è un posto idilliaco con il loro
linguaggio arranco e misterioso.
L’autore cercasi tradurre tale linguaggio (ciò che siete emettere dagli uccelli) attraverso le
onomatopee, novità mette ciò che in poe sia non c’era mai stata.
I ori sono sempre: quelli dei morti che crescendo sulle tombe sono nutriti dai morti stessi e in
altre situazioni assumono il simbolo di una sessualità vissuta in modo ambiguo e morboso,
“gelsomini notturno” e “digitale e purpurea”,
I ori diventano simboli legati alla sessualità che da pascoli viene vista in ,annera morbosa, lui non
vive fuori dal nido e tutto ciò che non è conosciuto è visto come esagerato, sbagliato e morboso.
Visse di fatto legandosi all’asessualità, non si lega a nessuno al di fuori dal nido, ciò che non si
vive viene immaginata con ambiguità e immaginazione che sforma e degenera.
Gli uccelli in sé sono tutti inquietanti poiché richiamano un grido di morte.
La morte viene quasi chiamati, il cimitero stesso vive visto come luogo di vita dove crescono i
ori.
La protezione del nido rispetto all’esterno tratta “Fides da Mirice”
Esterno nero notte, bambino che sogna tutto d’oro poiché il bambino è cullato dalla cantilena
cantata dalla mamma che lo protegge, il cipresso che simboleggia l’esterno oscuro (toscana).
“Orfano da Mirice”
Un bubbolio suono che riproduce il rubare in lontananza dei tuoni, rosso rosseggia, non è un
colore tranquillo ma è dolente, RIMBOMBO ROSSO E NERO, tra il nero un casolare un’ala di
gabbiamo ANALOGIA lontanissima, sempre bianco che tranquillizza.
La vecchia canta attorno al tuo lettino i ori, tutto il canto ha senso di cullare che porta protezione
tranquillità.
Impressionismo pascoliano, nelle poesie e legato ai macchiaioli, e anche il fono-simbolismo
signi cato prodotto principalmente dal suono prima ancora del signi cato stesso.
“Il lampo il Tuono”
luce nero, un istante il paesaggio viene illuminato per un istante in modo lugubre dal lambo, e
cielo e terra si mostro qualora la terra ansante ed impaurita livida e viola in sussulto.
Il cielo ingombro di nubi, tragico e disfatto, bianca bianca tragica una casa apparì e sparì d’un
tratto come un occhio che largo esterrefatto si aprì e si chiuse [riconduce alla morte del padre che
non ha visto ma che immagina nel giorno in cui è stato ucciso] il lampo è spaventoso poiché lo
stesso ricordo della morte del padre che lui non ha visto ma che sente lo impaurisce ( colore
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rassicurante in mezzo a tanta oscurità SEMPRE NIDO DI STO GRAN CAZZ) nel tacito tumulto
ossimoro, silenzio che sta per scoppiare) dirupo che frana il tuono rimbombò di schianto, il tuono
che quando è troppo forte schianta e scoppia rimbombando, nale del primo tuono.
Rimbombò, rimbalzo (paura) e tacque e poi rimaneggio (eco) rifratto e poi vanì soave allora un
canto si usi si madre e il moto di una culla, la mamma rincuora il bambino e gli canta la ninna
nanna.
Osservare sintassi, lessico, interpunzione e suono, metrica e gure retoriche, questo perché
pascoli fa di questi strumenti strutturali parte integrante della propria poesia.
Frantuma con l’interpunzione l’armonia metrica del verso. Innanzitutto non usa le subordinate, ma
solo le coordinate. Queste non sono collegate tra di loro, sembra poesia di bambini. Poesia
dell’inconscio.
Perfetto conoscitore di ambito botanico e uccelli. Anche nomi comuni, usa linguaggio formato
dalla commistione di più codici linguistici, quello scienti co e quello popolare, codice alto e
codice basso.
Anche il suono è importante: usa onomatopee, (parole onomatopeiche: cinguettio, sciabordio,
tonfo); fonosimbolismo (simbolo prodotto da un suono, ripetizione di un nesso sonoro. Diventa
rimo veicolo di signi cato, là è simbolo di esclusione da tutto ciò che è vita).
Là non ci arriva, vede tutto con morbosità. Mette in luce l’inconscio più profondo.
Metrica. Dentro le poesie di pascoli predominano cosa non mi ricordo. Non c’ho più voglia, voglio
andare a casa, aiuta, aiuto aiuto. Il bianco e l’ala non hanno. Nulla a che vedere tra di loro. Come
metafora, ma punto di importa te contatto. La furbizia cosa non ricordo. Espressioni analogiche
posate su una metafora, su una metonimia. “Alba di perla” è analogia che si posa su una
metafora.
In arano, pascoli usa la froma poetica “madrigale”, ovvero due terzine e una quartina di
endecasillabi. La virgola blocca l’endecasillabo, l’interruzione blocca l’endecasillabo.
Arano è un verbo. Prima c’è una presentazione di un paesaggio campagnolo. Arano è ciò che
collega panorama con le persone. Pieni di og getti, le azioni degli uomo, il vampano, la nebbia.
Tutto questo è un biozetto campagnolo. Dietro questo c’è un’idea più profonda, ovvero quella
della melanconia, della solitudine e della fatica del lavoro. Nell’ultima 4rtina c’è un ribaltamento:
ove c’è fatica dell’uomo c’è prospettiva di vita per gli uccelli. Il passero sa che nei semi pro
beccare e mangiare qualcosa, quindi è felice.
Similitudine con sotto una sinestesia.
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