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Capitolo 4 - storia diritto romano, pierangelo buongiorno
Diritto romano (Università degli Studi di Macerata)
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Capitolo 4 – dalla monarchia alla repubblica
L’età repubblicana inizia con la cacciata dei Re Etruschi da Roma nel 509 A.C.
La fine della monarchia comporta che la figura del rex viene meno.
ALCUNI EVENTI STORICI:
493 A.C. i Romani raggiungono la pace coi Latini. L’aristocrazia non voleva tornare all’organizzazione sociale arcaica quindi
presero le riforme di Servio Tullio modificandole. Venne istaurato un collegio (supremo collegio) composto da 2 consoli che
sostituivano il rex.
367 A.C. parità tra patrizi e plebei tanto che anche un plebeo poteva far arte del supremo collegio.
444 – 368 A.C. si attribuisce l’imperium consulare agli ufficiali delle legioni (era un potere minore di quello dei consoli).
442 A.C.
o introdotta la censura cioè una nuova magistratura che si occupava del censimento
o introdotta la figura del pretore cioè un nuovo magistrato che si occupava delle controversie tra privati e di amministrare
la giustizia.
396 A.C. Roma si espande
Al comizio centuriato vengono conferite nuove competenze che prime erano di competenza del rex:
Il Rex emanava leges regiae successivamente ci saranno leges publicae cioè votate dal comizio centuriato.
Il Rex era individuato dal Senato. Con la repubblica è il popolo che deve individuare i suoi rappresentati e i magistrati vengono
eletti dal comizio centuriato.
Il comizio centuriato è, con il principio di probocatio ad populum, l’organo competente a pronunciarsi sulla pena capitale durante i
processi.
Probocatio ad Populum: Nessun magistrato può mettere a morte o fustigare un cittadino romano che si sia appellato al popolo.
Esistono anche 3 leggi che hanno introdotto questo principio.
L’ordinamento centuriato, che crea il comizio centuriato, all’inizio solo per fini militari, nel giro di qualche generazione avrà competenze in
campo elettorale, amministrativa e nella repressione criminale.
La maggioranza delle centurie dell’esercito è formata dalle 80 centurie della I classe di censo + le 18 centurie di cavalleria = 98 centurie.
Le persone che siedono in queste centurie sono poche rispetto a quelle delle altre classi di censo.
Nelle votazioni del comizio (sia per le leggi che per le elezioni dei magistrati), ogni centuria ha un voto unitario.
Se la maggioranza è a 98 voti e le 2 classi si accordano, c’è sempre una maggioranza delle classi più abbienti.
Tra il VI° e il V° secolo A.C., le cose a Roma cambiano.
Inizialmente tra patrizi e plebei c’erano delle differenze non trascurabili.
I plebei non potevano accedere alla vita politica , dovevano sostenere pesanti tasse, non potevano ottenevano le terre che venivano
conquistate e non era ammesso il matrimonio tra patrizi e plebei (situazione superata con la legge Lex Canuleia).
A causa di queste condizioni si sviluppa una resistenza verso il potere autocratico (potere nelle mani di un solo soggetto che gode di un
Imperium vitalizio) che sfocia nella Secessione dell’Aventino nel 471 A.C. dopo la quale si ha la parità tra questi 2 ordini.
La Secessione dell’Aventino fu guidata da alcuni magistrati che poi prenderanno il nome di Tribuni della Plebe che otterranno:
Riconoscimento a livello politico
Diritto di aiuto a favore della plebe
Intercessio potere di veto nei confronti di qualsiasi atto dei magistrati o del Senato
Concilium plebis assemblea che vota i magistrati e le sue delibere
XII TAVOLE
All’inizio del V° secolo a.C. Solone, politico atenese, diede delle leggi scritte in Grecia perché capì che per avere una democrazia era
necessario avere delle leggi scritte.
A Roma Furono i plebei a chiedere delle leggi scritte e non basate sulla memoria, per poter avere delle garanzie costituzionali.
A Roma in quel periodo non c’erano ne uguaglianza, ne diritti uguali per tutti, ne libertà per i plebei.
Infatti Roma era una timocrazia cioè una tipologia di governo in cui i diritti e i doveri erano stabiliti in base alle classi di censo.
Isonomia è il concetto di uguaglianza dei diritti e davanti alla legge, per tutti.
In questo periodo storico il concetto di isonomia inizia ad essere patrimonio comune nelle civiltà antiche.
Leggende e fatti forse mai accaduti
1. Nel 454 a.C. i romani inviano un’ambasceria ad Atene per studiare le leggi di Solone per poi applicarle anche a Roma.
2. Pomponio studiava il modello dell’isonomia ad Efeso che però era governata in modo tirannico.
Pomponio viene quindi cacciato da Efeso e si rifugia a Roma.
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Il primo tentativo di porre delle leggi scritte era stato di un Tribuno della plebe (Arsa) già nel 464 a.C.
Comunque, in vari modi (colonie greche, commerci, scambi culturali…), il modello di isonomia arriva a Roma e se ne inizia a discutere.
Solo tra il 451- 449 a.C. si costituisce il primo decemvirato legislativo cioè un collegio supremo formato da 10 magistrati che si mettono al
comando, prendendo il posto dei 2 consoli, con il compito di redigere un testo di leggi romane.
Questo primo decemvirato legislativo era composto solo da patrizi.
Da qui si inizia a capire che Roma sta cambiando perché per la prima volta le leggi sono uguali per tutti e pubbliche.
L’introduzione di leggi scritte frena il potere illimitato dei consoli e dei pontefici.
Il secondo decemvirato legislativo che sarà destinato a un netto tracollo, era composto da 5 patrizi e 5 plebei per garantire maggiore
condivisione di idee. Il decemvirato si interrompe in corso d’anno e viene eletto un dittatore.
Con questo decemvirato però si porta a termine un testo di leggi scritte le XII Tavole (449 a.C.)
In realtà le prime 10 tavole erano state scritte dal primo decemvirato. Il secondo decemvirato ha completato il lavoro scrivendo le ultime 2
tavole.
Nessun ordinamento nasce da un giorno all’altro. È un conseguirsi di fatti, di leggi che alla fine vengono unite per formare un ordinamento.
Contenuto delle tavole
Sesto Elio Peto Catone ha scritto un’opera chiamata “Tripertita” in cui descrive e analizza le XII Tavole, è un’opera formata da 3 libri in cui
spiega:
1. Contenuto delle tavole
2. Storia delle tavole
3. Disciplina i rapporti tra privati
Le norme delle XII Tavole:
Hanno una struttura ellittica cioè sono norme che non definiscono il contenuto di un potere ma ne delimitano la massima
estensione.
Esempio: non esiste una definizione di patres podestas ma se ne disciplinano i limiti.
Se il padre famiglia muore senza aver lasciato un testamento e non ha un erede, i beni di proprietà del deceduto vanno a colui che nel vincolo
successorio (sistema agnatizio) è il più vicino (fratello fino al 6° o 7° grado). Questa norma ancora oggi, in mancanza di un testamento, viene
applicata.
Norme di relazione regolano i conflitti di interesse tra i consociati per evitare conflitti di interesse.
Norme di organizzazione regolano situazioni soggettive e forme di atti (Esempio: la personalità giuridica si acquista dalla nascita).
Un giurista di nome Ulpiano (III secolo d.C.) ci dà una definizione di giustizia (iustitia).
La giustizia è la volontà costante e perpetua di attribuire a ciascuno il proprio diritto la legge è uguale per tutti (isonomia).
Le XII Tavole sono un punto di partenza per un nuovo approccio, sono norme applicate ad un contesto agro-pastorale come quello di Roma.
I punti che vennero trattati principalmente:
Proprietà fondiaria
La proprietà privata non viene mai definita.
I beni di proprietà venivano divisi in due categorie: res mancipi e nec mancipi, cioè i beni di maggior valore il cui trasferimento era
possibile solo con un atto negoziale, e i beni di minor valore.
Viene introdotto l’usus secondo cui una situazione di fatto durata 1 o 2 anni diventava una situazione di diritto.
Famiglia
Viene meno la figura del pater familias e il matrimonio cum manu (se la moglie per più di 3 notti abbandonava il tetto coniugale
non veniva più considerata figlia della famiglia del marito)
Obbligazione
Le obbligazioni era un rapporto di dipendenza reciproca fra due individui in cui uno era creditore e l’altro debitore. L’obbligazione
nasceva attraverso un accordo (pactum) stretto fra questi due individui.
Sistema sanzionatorio
Venivano introdotte delle sanzioni per il colpevole (proprietà privata, omicidi…).
Le XII Tavole introducono la laicizzazione del processo civile. I processi diventano di competenza dei magistrati supremi (decemvirato
legislativo o i 2 consoli).
Il processo romano è bipartito:
1. Istituzione al processo attore e convenuto si presentano davanti al magistrato ed espongono il problema (pronunciano entrambi i
certa verba).
2. Il magistrato nomina un giudice che deve definire la controversia e stabilirà poi il risarcimento dovuto.
Le due classiche accuse nell’età Romana erano:
L’uccisione del pater familia (parricidio)
Delitto politico (perduellio)
Le XII Tavole prevedevano anche l’autotutela (faida) ma venivano limitate le circostanze in cui si poteva esercitare.
Se vedevo qualcuno uccidere, ci si poteva autodifendere uccidendo l’omicida. Per i reati che non portavano alla morte di qualcuno era
prevista la Legge del Taglione. Alcuni torti prevedevano anche ricompense in denaro.
Nelle XII Tavole era prevista una destinazione fra:
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Delitti Pubblici sono perseguibili dalla res pubblica perché producono un turbamento del ordine repubblicano la condanna
potrebbe essere la pena capitis ma deve essere decisa tramite la Probocatio ad populum
Delitti Privati sono perseguibili solo dall’offeso con un processo privato e prevedono una pena pecuniaria.
Il processo criminale è quello che riguarda i delitti pubblici mentre il processo civile è quello dei delitti privati.
Le XII Tavole producono un altro effetto cioè rendono più lenta la distinzione tra:
Ius scriptum leggi scritte.
Nasce un problema di interpretazione. L’interpretazione è l’attività dei giuristi di interpretare le leggi, questa interpretazione è
definita dai giuristi ius sine scripto perchè le riflessioni dei giuristi non vengono messe per iscritto.
Ius ex non scripto diritto non scritto che è individuato nei mores.
Le XII Tavole introducono anche un divieto di matrimonio tra patrizi e plebei. Questa riforma blocca il percorso per arrivare
all’uguaglianza tra le 2 classi. Nel 445 a.C. con il plebiscito Canuleio si annulla questa riforma.
Avevano introdotto questo divieto per ragioni di carattere religioso-giuridico. Ritenevano che questo connubio tra patrizi e plebei turbava lo
ius sacrum. Superato il divieto di connubio la lotta tra le 2 classe sarà ancora lunga e complessa. Si raggiungerà solo nel 287 a.C.
l’uguaglianza tra le 2 classi con la Lectio Ortensia.
Con le 12 tavole si afferma che:
non ci si deve pronunciare sulla vita o la morte di un cittadino se non attraverso il maximum comiziato (comizio centuriato)
non sia ucciso un cittadino che non sia stato condannato.
Vengono approvate le 3 Leggi Valerie Orazie nel 448 a.C.
1. Reintroduce la Probocatio ad Popolum
2. Sui plebisciti che implica il riconoscimento giuridico dei Tribuni della Plebe da parte di tutto il popolo.
3. Introduce un principio dell’inviolabilità fisica dei Tribuni della Plebe.
Dal 444 al 367 a.C. non vengono eletti i consoli e si introduce una nuova forma di magistratura suprema.
Vengono introdotti i tribuni militum consolari potestate che inizialmente affiancano i consoli poi, quando i consoli non venivano più eletti,
per 1 secolo saranno loro a governare a Roma. Sono innanzitutto dei capi militari.
C’è chi sostiene che si sia trattato della volontà delle plebe per avvicinarsi alla magistratura.
C’è chi sostiene che per i molti compiti che c’erano da svolgere in società i 2 consoli non fossero sufficienti.
A Roma c’era una costituzione materiale e non scritta. Con questo tipo di costituzione sono più probabili dei tentativi di eversione (come
l’ambizione a diventare re). Questo accade durante il periodo dei tribuni militum consolari potestate (Marco Capitolino).
Nel 367 a.C. vengono redatte le Leggi Licinie Sestie con cui i plebei e i patrizi iniziano a ottenere l’uguaglianza a livello politico e sociale.
Istituzione di una nuova magistratura si occupava dell’amministrazione della giustizia civile (pretore urbano si sostituisce
ai consoli nel processo civile)
Apertura del consolato ai plebei
La cancellazione dei debiti e una riforma agraria Ogni cittadino romano può possedere fino a 125 ettari di terra
Queste riforme fermavano un po’ l’ambizione di arrivare al regno e davano un aspetto più maturo al regno.
Da qui si parla alla media repubblica.
Nel 326 a.C. viene redatta la Poetelia Papiria.
Il cittadino indebitato non è sottoposto a prestare lavoro nei confronti del creditore. Resta vincolato sul piano giuridico ed economico.
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