Nietzsche
NIETZSCHE - losofo del sospetto (sulla visione apollinea) ->Marx sul capitalismo
Filosofo, poeta, saggista, compositore e lologo tedesco.
Nietzsche nasce a Lipsia nel 1844. Studia Kant e Schopenhauer, rimanendone a ascinato (si
distaccherà da loro poi). Col passare degli anni, la salute del losofo si va indebolendo (emicranie)
e dopo circa 30 anni rinuncia alla cattedra di Lingue e di letteratura greca.
Da allora in poi, la sua vita sarà quella di un malato inquieto e nervoso, in perpetuo
vagabondaggio da una città all’altra. Sempre alla ricerca di climi favorevoli e di benessere,
Nietzsche vive, in solitudine, tra la Svizzera, l’Italia e la Francia meridionale.
Si innamora di una giovane russa, Lou Salomè; quando questa si ri uterà di sposare il losofo,
Nietzsche si sentirà abbandonato e tradito e a peggiorare la situazione sono i vari con itti che
nascono con la madre e la sorella.
Dopo una copiosa produzione di opuscoli e libelli di grande euforia psichica, Nietzsche avrà un
crollo psicologico: scriverà lettere ad amici (i “Biglietti della pazzia”) e nirà poi ricoverato in una
clinica di malattie nervose.
Intanto che la sua fama stava crescendo, la follia prendeva il sopravvento. Alla sua morte,
avvenuta a Weimar nel 1900, i libri che aveva pubblicato correvano ormai in tutta Europa.
IL RUOLO DELLA MALATTIA
Nel passato la malattia di Nietzsche niva per gettare un’ombra funesta sulle sue opere, a causa
del pregiudizio -> una loso a dovuta ad una mente malata è anch’essa malata.
I settori della critica ora valorizzano la malattia del losofo, scorgendone una condizione
favorevole alla sua creatività loso ca. (Lasciando alle spalle le illusioni dei “sani”, Nietzsche
attinge ad un punto di vista “abissale e anticonformista” sul mondo).
-> Ora la questione rapporto loso a – malattia è ritenuta storiogra camente irrilevante.
IL RAPPORTO CON IL NAZISMO
Per lungo tempo il nome del losofo è stato associato alla cultura nazifascista, immagine
avvalorata dalla sorella (è vista come “canaglia”).
Questo concetto è stato presto abbandonato già nel secondo dopoguerra (“de-nazi cazione”),
sebbene si debba ammettere che nei testi del losofo si trovano spunti anti-democratici e anti-
egualitari che favoriscono una lettura “di destra”.
Negli ultimi decenni, invece, è subentrata la gura di un Nietzsche “progressista”, che sottolinea
gli elementi di novità e rottura, senza misconoscerne le componenti reazionarie.
LE CARATTERISTICHE DEL PENSIERO E DELLA SCRITTURA DI
NIETZSCHE
Il pensiero di Nietzsche è caratterizzato da una critica radicale delle civiltà e della loso a
dell’Occidente e si traduce in una distruzione programmatica delle certezze del passato, che non
si risolve in un semplice ri uto delle teorie e dei comportamenti tradizionali, ma delinea un nuovo
tipo di umanità, tratteggiato nell’immagine del “superuomo”.
A questa originalità di contenuti si unisce la ricerca di nuove modalità espressive e forme di
comunicazione loso ca. Egli alterna generi e stili diversi, che creano una pluralità di signi cati nel
suo pensiero:
> giovane età -> legato al saggio + trattato;
> opta per la forma breve dell’aforisma: illuminazione istantanea nalizzata a far cogliere la cose
“al volo”.
> modello della poesia in prosa e dell’annuncio profetico, ricco di simboli, allegorie e parabole;
> ultimi scritti -> esposizione autobiogra ca e invettiva polemica.
Tutti hanno in comune un tono personale e coinvolgente.
Alla ne, in Nietzsche si scorge un desiderio di impadronirsi della totalità del reale, che egli
denuncia come illusorio e votato all’insuccesso, prediligendo “orizzonti aperti”.
LE FASI DEL FILOSOFARE NIETZSCHIANO
La maggior parte degli scritti di Nietzsche furono conservati dalla sorella in un archivio a Weimar,
fondato proprio con il proposito di gestire l’eredità letteraria del fratello alla sua morte. -> grazie a
ciò oggi li abbiamo.
Essi vengono convenzionalmente suddivisi in alcune fasi, intese come “tappe transitorie di un
pensiero in divenire”:
1. Gli scritti giovanili (La nascita e la decadenza della tragedia (1872), Considerazioni inattuali);
2. Gli scritti intermedi del pensiero “illuministico” o “genealogico” (Umano troppo umano
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(1878), Gaia scienza);
3. Gli scritti “del meriggio” (Così parlò Zarathustra);
4. Gli scritti degli ultimi anni o “del tramonto” (L’Anticristo (1888)).
1.IL PERIODO GIOVANILE
La nascita e la decadenza della tragedia (1872).
Il motivo principale di questo scritto è la distinzione tra apollineo e dionisiaco, con cui Nietzsche
intende indicare i due impulsi di base dello spirito e dell’arte greci (Nietzsche studiò l’arte greca e
se ne appassionò):
L’apollineo -> Si origina da una sorta di “fuga” di fronte alla legge del divenire. Maggiore
espressione in scultura greca e classica + poesia epica. Misura, ordine, razionalità.
Il dionisiaco -> atteggiamento frutto della creatività e della vitalità, della partecipazione al
perenne divenire del mondo. Caratterizza la musica + poesia lirica. Irrazionalità, passione, istinto.
L’apollineo nasce come conseguenza di una visione dionisiaca dell’esistenza e dal tentativo di
sublimare il caos nella forma, ossia dalla sforzo di tras gurare l’assurdo in qualcosa di de nito e
armonico, capace di rendere accettabile la vita.
In un primo tempo l’impulso dionisiaco e apollineo convissero separati e opposti; Solo nell’età
della tragedia attica (di Sofocle ed Eschilio), i due impulsi si armonizzarono tra loro. La grande
tragedia è un perfetto “accoppiamento” tra apollineo e dionisiaco.
Nell’arte successiva, la sintesi è messa in forse dal prevalere dell’apollineo con la tragedia di
Euripide, che dà maggiore importanza all'elemento apollineo (intreccio, aspetto razionale),
relegando quello emotivo (coro, musica) ad una questione secondaria.
-> Si giunge ad un completo stato di decadenza della tragedia, che funge da spia rivelatrice della
decadenza della civiltà occidentale e trova il proprio simbolo nell’opposizione tra uomo tragico,
portato a dire “si” alla vita, e uomo teoretico, portato a violentare la vita.
Anche nella loso a la sintesi è messa in forse:
Socrate (“il grande nemico”): Socrate sottolinea l'aspetto intellettuale e razionalistico della
verità e dell'etica (intellettualismo socratico) e si sottomettono le passioni, l'elemento irrazionale e
le emozioni.
Il medesimo approccio razionale è preso da:
Platone, Aristotele, no ad Hegel.
-> Tutta la loso a occidentale ha dimenticato che la vita è anche dionisiaco -> Nietzsche è in
contrasto con la loso a dominante e con l’immagine dell’Ellade = mondo serenità.
Lo spirito tragico e l’accettazione della vita.
La celebrazione dello spirito tragico e dionisiaco coincide con una celebrazione della vita.
Per il losofo la vita è dolore, lotta, distruzione, crudeltà, incertezza, errore. Essa non ha ordine né
scopo; il caso la domina e i valori umani non trovano in essa garanzie precostituite. Due
atteggiamenti sono allora possibili:
Rinuncia + fuga;
Accettazione della vita così com’è -> mette capo all’esaltazione della vita e superamento
dell’uomo.
Di fronte a queste due possibilità, la scelta di Nietzsche è quella di essere un discepolo di
Dionisio, poiché in quell’antica gura greca egli vede il simbolo del “sì” totale del mondo. (Dionisio
è il dio dell’ebbrezza e della gioia, il dio che canta, ride e danza, rappresentando l’incarnazione di
tutte le passioni che a ermano la vita).
Il mondo è un gioco estetico e tragico -> solo l’arte riesce a comprenderlo veramente -> ecco la
natura meta sica dell’arte.
Storia e vita
Nelle Considerazioni inattuali:
> Critica della cultura contemporanea;
> Contro lo storicismo = Nietzsche sostiene che l’eccesso di storia indebolisce le potenzialità
creatrici dell’uomo. La cultura storicistica, infatti, favorisce l’”idolatria del fatto” e fa dell’uomo il
risultato di un processo necessario.
Per Nietzsche nella vita è indispensabile il “fattore oblio”, perché senza una certa dose di
incoscienza non c’è felicità + per poter agire e cacemente nel presente occorre saper
dimenticare il passato.
Ma la storia non è sempre nociva per la vita a patto che la storia sia al servizio e della vita e non
viceversa (la storia non deve ergersi all’uomo come scienza pura).
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Esistono tre specie di storia, valide se sapientemente integrate:
La storia monumentale, propria di chi guarda al passato per cercarvi modelli e maestri che non
scorge nel presente, ma può indurre ad abbellire il passato cancellandone alcuni accadimenti +
senso di inferiorità;
La storia antiquaria, propria di chi guarda al passato con fedeltà e amore, al punto da
riconoscersi come frutto ed erede di una tradizione. L’aspetto negativo è nella tendenza a
“mummi care” la vita, ostacolando il cambiamento;
La storia critica, propria di chi guarda al passato come a un peso di cui liberarsi per poter
vivere. Può nascere la presunzione di poter recidere il passato “con il coltello”, dimenticando che
noi siamo il risultato delle scelte delle precedenti generazioni.
2.IL PERIODO “ILLUMINISTICO”
L’opera Umano, troppo umano segna l’inizio del periodo “Illuministico”.
Tale periodo coincide con l’avvento della scrittura aforistica + esplicito ripudio dei maestri di un
tempo (Schopenhauer). Ciò mette a capo l’abbandono della meta sica, religione e arte come
guida: la scienza ora è privilegiata. Il losofo diviene quindi un “illuminista”, non settecentesco
perché dotato della ducia nella ragione e nel progresso, ma perché impregnato in un’opera di
critica della cultura tramite la scienza (un metodo di pensiero in grado di emancipare gli uomini dai
pregiudizi).
Il metodo genealogico e la loso a del mattino
Il nuovo procedimento di pensiero proposto da Nietzsche si con gura come metodo critico e
storico-genealogico:
- Critico perché eleva il “sospetto” a regola di indagine;
- Storico-genealogico perché si fonda sull’idea che non esistano realtà statiche, ma che ogni
convinzione sia l’esito di un processo che è necessario ricostruire.
Il metodo nietzschiano (la “chimica delle idee e dei sentimenti”) si articola in due fasi:
1. Analisi storico-concettuale che mostra come valori generalmente ritenuti “eterni”,
appartengono a determinati contesti storici e sono relativi e contingenti;
2. Si serve poi di una critica demisti cante attraverso la quale rivela che, al di sotto della presunta
assolutezza dei valori, vi sono motivazioni e interessi umani.
La loso a illuministica si concretizza nella gura del viandante, o spirito libero, che è colui che
grazie alla scienza riesce a emanciparsi dalle tenebre del passato, inaugurando una loso a del
mattino -> basata sulla concezione della vita come transitorietà e come libero esperimento, privo
di certezze precostituite.
La morte di dio e la ne delle illusioni meta siche
Tra le tenebri e gli “errori” dell’umanità, il losofo colloca la morale (a rontata negli ultimi scritti) e
la METAFISICA.
Per Nietzsche Dio è sostanzialmente:
a) Il simbolo di ogni prospettiva oltremondana, che pone il senso dell’essere al di là dell’essere (in
un altro mondo);
b) Lapersoni cazionedellecertezzeultimedell’umanità,ossiadituttelecredenzemeta siche e
religiose.
Il primo punto è connesso alla convinzione che Dio e l’oltremondo hanno storicamente
rappresentato una fuga dalla vita e una rivolta contro questo mondo.
Il secondo punto è conseguenza della concezione della meta sica. Per il losofo, l’immagine di un
cosmo ordinato e bene co è soltanto una costruzione della nostra mente, che nasce dalla paura
umana e dallo spirito di sopravvivenza provato di fronte ad una realtà contradditoria e non-
provvidenziale (convincono loro stessi e i loro gli).
Le meta siche e le religioni, quindi, sono decorazioni della realtà e menzogne millenarie, formule
dagli uomini per sopravvivere: (messaggio inquietante) Dio (essere meta sico e valori morali) è la
più antica delle bugie vitali e quindi la quintessenza di tutte le credenze escogitate attraverso i
tempi per poter fronteggiare il volto caotico dell’esistenza. -> L’idea di Dio (“la nostra più lunga
menzogna” ) è confutata dalla realtà stessa, cioè dall’esistenza male ca e caotica del mondo.
-> La congenita debolezza dell’uomo è direttamente proporzionale al suo bisogno di verità ->
ecco perché uomo per sopportare caos e irrazionalità costruisce intorno a sé “certezze”.
Il grande annuncio
Nella Gaia scienza si giunge proprio al messaggio della morte di Dio.
(L’uomo folle è il losofo-profeta). Il precipitare nello spazio vuoto e il crollo delle certezze richiama
al fatto che per sopportare la morte di Dio l’uomo deve farsi “superuomo”.
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Soltanto chi ha il coraggio di guardare in faccia la realtà e di prendere atto del crollo degli assoluti
è ormai maturo per varcare l’abisso che divide uomo e superuomo e solo questo ha dietro di sé,
come condizione necessaria, la morte di Dio, ma ha davanti a sé il mare aperto delle possibilità
connesse a una libera progettazione della propria esistenza.
“Morti sono gli Dei, ora vogliamo che il superuomo viva!”. L’universo di Nietzsche è tale solo se si
fonda sul presupposto di un mondo “sdivinizzato”, cioè inequivocabilmente “a-teo”. L’ateismo del
losofo vuol essere così radicale che egli non contesta soltanto Dio, ma anche ogni suo ipotetico
surrogato.
3.(opera) Così parlò Zarathustra Dopo la morte di Dio, due sono le possibilità:
Il superuomo.
L’” ultimo uomo”.
Il superuomo
Un modello di uomo in cui si concretizzano i temi di fondo del suo pensiero.
È colui che è in grado di dire “si” alla vita, di “reggere” la morte di Dio e la perdita delle
certezze
assolute.
Non può far altro se non che stagliarsi sull’orizzonte del futuro.
Il superuomo non va confuso con un esteta di tipo dannunziano, non è l’uomo del superlativo, ma
è un uomo “diverso” da quello che conosciamo: un uomo oltre l’uomo, capace di creare nuovi
valori e di rapportarsi in modo inedito alla realtà.
Questa rivendicazione della natura terrestre del superuomo fa tutt’uno con l’accettazione totale
della vita che è propria dello spirito dionisiaco.
Nietzsche descrive la genesi e il senso del superuomo con un’a ermazione: “Tre metamorfosi io vi
nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e in ne il leone
fanciullo”
Il cammello rappresenta l’uomo che porta i pesi della tradizione;
Il leone rappresenta l’uomo che si libera dai fardelli meta sici ed etici;
Il fanciullo rappresenta l’oltre-uomo, cioè quella creatura non risentita che nella sua lucida
innocenza da dire “sì” alla vita.
La liberazione da tutte le autorità umane e divine che egli auspica - è il senso stesso del
superuomo – riguarda solo una parte dell’umanità, un’élite di individui superiori, la “razza
dominatrice”. (Il losofo denuncia tutti gli idoli politici del suo tempo).
-> L’eccezione superiore che si contrappone al “gregge” degli inferiori. L’eterno ritorno
Nietzsche presenta la teoria dell’eterno ritorno dell’uguale = ripetizione eterna di tutte le vicende
del mondo. È il pensiero più profondo e decisivo della propria loso a.
- La reazione di terrore e il senso di peso di fronte alla prospettiva dell’eterno ripetersi sono propri
dell’uomo;
- La gioia entusiasta per l’” eterna sensazione” è del superuomo.
L’uomo che quindi è capace di “decidere” l’eterno ritorno e quindi di vivere come se tutto
dovesse tornare, non può essere l’individuo risentito nell’Occidente, ma è un “oltre-uomo”,
capace di vivere la vita come un gioco creativo e avente di sé il proprio senso appagante.
N.B. Con il termine “superuomo”, vuole contemplare quell'idea che l'uomo possa essere elevato
all'altezza di Dio, mentre con il termine “oltreuomo” vuole intendere e precisare che l'uomo va
realmente oltre il mito di Dio.
Serprente uroboro
4.L’ULTIMO NIETZSCHE
Le opere dell’ultimo periodo sono dominate dal tema della critica della morale e del cristianesimo
+ distrugge de nitivamente le credenze dominanti.
Secondo Nietzsche la morale è sempre stata considerata come un fatto evidente, che si
autoimpone all’individuo. Tant’è vero che è sempre mancato il sospetto che ci potesse essere
qualcosa di problematico.
Il primo passo da compiere è quello di mettere in discussione la morale stessa; in vista di ciò il
losofo intraprendere un’analisi genealogica (come per la meta sica) della morale no a capire
che i pretesi valori sono proiezione di determinate tendenze umane. (La moralità è “l’istinto del
gregge nel singolo”).
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Infatti, nel mondo classico, la morale era l’espressione di un’aristocrazia cavalleresca e riportava i
valori vitali della forza, della salute, della erezza, della gioia (morale dei signori) e poi raggiunge
l’apice con il cristianesimo, rimanendo improntata ai valori anti-vitali del disinteresse,
dell’abnegazione, del sacri cio di sé (morale degli schiavi – della maggioranza o dei vinti).
No a questo tipo di morale -> stop al cristianesimo -> è una religione che è il frutto di un
risentimento dell’uomo debole verso la vita. -> Il cristianesimo storico ha prodotto un uomo
malato e represso, in preda ai continui sensi di colpa, che nasconde un’aggressività rabbiosa
contro la vita + spirito di vendetta contro il prossimo.
A tutte le negazioni della morale e del cristianesimo, Nietzsche contrappone la più risoluta ed
entusiastica a ermazione della vita. Da ciò la proposta di una radicale trasvalutazione dei valori: è
un nuovo modo di rapportarsi ai valori, non più concepiti come entità meta siche auto sussistenti,
ma come libere proiezioni dell’uomo e della sua anti-ascetica volontà di potenza.
LA VOLONTÀ DI POTENZA
1.Potenza e vita
Nietzsche identi ca la volontà di potenza con l’” intima essenza dell’essere” = la vita stessa,
intesa come forza espansiva. La molla fondamentale della vita è la spinta all’auto-a ermazione.
Espressione più alta nel superuomo.
2.Potenza e creatività
L’arte, intesa come forza creatrice, è la forma suprema della vita e l’artista è de nito come una
“prima visibile gura dell’oltre-uomo”.
3.Potenza e dominio La potenza è, talvolta, dominio e sopra azione.
Il problema del nichilismo e del suo superamento
Il nichilismo, principio fondante nietzschiano, è inteso come la speci ca situazione dell’uomo
moderno e contemporaneo, che, non credendo più nei valori “supremi” di Dio, della verità, del
bene ecc., nisce per avvertire lo sgomento del vuoto e del nulla.
L’origine nichilismo = uomo piomba nell’angoscia nichilista, perché scopre lui non è “uno”, né
“vero, né “buono” -> uomo illuso e deluso (terribile senso di vuoto).
Pur de nendosi il “primo perfetto nichilista d’Europa”, il losofo dice di starci “sopra” e “dopo”
perché gli appare soltanto come stadio intermedio, ovvero un “no” alla vita che, attraverso
l’esercizio della volontà di potenza, prepara il grande “sì” a essa.
Proporne un’elaborata articolazione tra diversi tipi di nichilismo:
- Nichilismo incompleto: i vecchi valori vengono distrutti e i nuovi che subentrano hanno la
medesima sionomia dei precedenti -> “si ha ancora bisogno di verità”.
- Nichilismo completo: è il nichilismo vero e proprio. Esso può rappresentare un segno di
debolezza o forza. Nel primo caso si ha il nichilismo passivo, che si limita a prendere atto del
declino dei valori e a crogiolarsi nel nulla; nel secondo, si ha il nichilismo attivo, che si esercita
come forza di distruzione.
Nietzsche chiama poi
- Nichilismo estremo quella forza di nichilismo attivo che distrugge ogni residua credenza in
qualche verità di tipo meta sico.
- Nichilismo estatico, in riferimento al fatto che il nichilismo estremo crea spazio per nuove
possibilità e “esce allo scoperto”.
- Nichilismo classico, quando il nichilismo attivo, estremo o estatico raggiunge la propria
completezza, passando dal movimento distruttivo al movimento costruttive, ovvero quando si
rende conto che il senso, non essendo dato, deve essere inventato.
In conclusione, progettare di vivere signi ca responsabilizzare l’uomo a nché si ponga come
fonte di valori e di signi cati, accettando il rischio e la fatica di dare un senso al caos del mondo
dopo la morte delle antiche certezze e delle vecchie fedi.
Il prospettivismo
In questo ultimo periodo si assiste ad una radicalizzazione del prospettivismo nietzschiano (non
esistono cose o fatti, ma solo interpretazioni circostanziate di cose o di fatti).
Il mondo non ha un senso, ma innumerevoli sensi. -> molteplici punti di vista del mondo.
Alla base di ogni “interpretazione” stanno bisogni e interessi collegati all’istinto di conservazione e
alla volontà di potenza: “Sono i nostri bisogni che interpretano il mondo”. Puntualizza che
1. La conoscenza e la logica sono “invenzioni” per porre sotto controllo il caos multiforme
dell’esperienza quotidiana.
2. La stessa idea dell’io o del soggetto è soltanto nzione. La critica della scienza moderna
Nietzsche critica la scienza moderna e la sua visione meccanicistica: la considerazione della
realtà non può che essere libera e plurale, non può esistere un solo modello valido.
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Il losofo si schiera anche contro il determinismo imperante: critica il principio di causalità e
sostiene che l’ordine dei fenomeni non è qualcosa di riscontrabile in essi, ma qualcosa di posto
dall’uomo. La causalità sorge da un’esigenza di regolarità che non riguarda la natura.
La volontà di potenza come criterio di scelta
Il prospettivismo di Nietzsche non comporta la convinzione che tutte le interpretazioni siano
equivalenti e che tra le diverse prospettive sul mondo non vi siano criteri di scelta.
Nietzsche individua tali criteri nella salute e forza, cioè, in de nitiva, nella vita stessa. Una vita che
accresce continuamente se stessa e che è volontà di potenza.
Il losofo si riferisce alla capacità “dionisiaca” di accettare la “tragicità” dell’esistenza. In
conclusione, la “salute” di cui parla il losofo allude al globale modo di essere del superuomo,
loso camente inteso come colui che sa vivere senza certezze né fedi assolute.
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