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ECONOMIA

Il documento discute la legge generale dell'investimento, evidenziando l'interconnessione tra investimenti economici e finanziari, e il ruolo cruciale del capitale. Viene analizzata la struttura delle aziende, le loro attività fondamentali e le differenze tra aziende di consumo e di produzione. Infine, si esplorano i processi produttivi, la classificazione dei prodotti e i fattori di produzione, con un focus sulla produttività del lavoro e le misure di performance economica.

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ECONOMIA

Il documento discute la legge generale dell'investimento, evidenziando l'interconnessione tra investimenti economici e finanziari, e il ruolo cruciale del capitale. Viene analizzata la struttura delle aziende, le loro attività fondamentali e le differenze tra aziende di consumo e di produzione. Infine, si esplorano i processi produttivi, la classificazione dei prodotti e i fattori di produzione, con un focus sulla produttività del lavoro e le misure di performance economica.

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91.

9 - Legge generale dell’investimento


Senza il capitale non potremmo avviare investimento economico
 L’investimento finanziario è strumentale per attuare l’investimento economico
così come l’investimento economico è strumentale per attuare l’investimento
finanziario.

 Deriviamo la seguente legge generale dell’investimento.


o investimento economico e finanziario, non possono avere vita autonoma
e distinta ma devono sempre essere attuati congiuntamente per formare
un capital investment.
o il capital investment sopporta rischi tecnici (di conservazione e di
trasformazione) e rischi economici (di mercato) e tutti i capitali finanziari
compartecipano a tali rischi (in forma assoluta, equity, o relativa, debt).
o Il capital investment produce un risultato operativo che è l’unica fonte
per remunerare gli investimenti finanziari.
o CI = K = D+E

1.10- Le aziende
Le 5 attività fondamentali si ritrovano nelle aziende, in un continuo susseguirsi
AZIENDE sono organizzazioni durevoli o sistemi economici istituzionalizzati nelle quali
vengono svolte in forma collettiva le attività:
consumo
produzione
risparmio
investimento
scambio della ricchezza.

IL CICLO DELLE Attività ECONOMICHE

Motori dell’intero sistema economico: bisogni e aspirazioni


Una remunerazione è associata a capitale, l’altra al capitale
LE DUE CLASSI PRINCIPALI: I CENNI
Entrambe le aziende hanno una produzione e un consumo, la differenza è che nelle
seguenti ci sono delle attività che prevalgono.
Aziende di consumo – Sono le organizzazioni permanenti nelle quali sono assunte le
decisioni di consumo, di impiego del lavoro, di risparmio e di investimento finanziario
dei capitali che con il risparmio hanno avuto formazione.
Sono create per rendere massima l’efficienza del consumo e per soddisfare
l’aspirazione al benessere e alla ricchezza.
Aziende di produzione – Sono le organizzazioni permanenti, nelle quali sono assunte le
decisioni relative ai processi di produzione, all’utilizzo del lavoro e degli altri fattori
produttivi, al reperimento di informazioni e del know-how e alla ricerca dei capitali
finanziari necessari per l’investimento.
Sono create da lavoratori o da investitori per ricercare, tramite la produzione
efficiente, una remunerazione per il lavoro o un risultato economico per i capitali
investiti.
STUDIARE LE AZIENDE
L’economia politica ricerca leggi e teorie che possano spiegare e controllare gli effetti
delle attività economiche.
La macro economia osserva le attività economiche nel macro sistema economico
formato dalle popolazioni di azienda. Si classificano le aziende all’interno di certi
mercati (condizioni particolari)
La micro economia osserva le attività delle aziende ma come macro comportamento
ambientale (punto di vista esterno). Si analizzano anche intere nazioni.
L’economia aziendale ricerca leggi e teorie che possano spiegare e controllare il
comportamento strutturale economico delle aziende e nelle aziende (punto di vista
interno). In eco aziendale non si ipotizzano delle condizioni ideali

PRODUZIONE
2.1 - Prodotti e produzioni
Tutti i beni possono essere osservati come prodotti ottenuti e distribuiti (scambio) ai
consumatori da qualche processo produttivo svolto in Aziende (organizzazioni) più o
meno ampie ed articolate. (Esistono produzioni di massa o singole)
Alcuni prodotti singoli (un ponte, uno stadio, un grattacielo).
Nella maggior parte dei casi sono unità analoghe di un flusso di prodotti ottenuti nel
tempo (biscotti, scarpe, saponette, automobili, lattine di birra ecc.).
Tale flusso viene denominato “la produzione” del prodotto quale “risultato” della
produzione considerata quale “attività”, o processo di produzione.
Produzioni= insieme di prodotti con caratteristiche molto simili tra loro
Produzione come trasformazione tecnica (di utilità)
Ogni processo di produzione può essere inteso (Fig. 2.1) come un processo di
trasformazione produttiva di:
o fattori di produzione (beni che utilizziamo all’interno della produzione, per poter
ottenere produzione) – beni in input
o produzioni – beni in output

E’ utile classificare i fattori di produzione, per quanto vari, in sole cinque classi:
(1) - gli Impianti ed i macchinari [I],
(2) - le Materie [M],
(3) - i Servizi [S] es. energia elettrica,
(4) - il Lavoro (la mano d’opera) [L],
(5) - le Conoscenze [B]. In alcune categorizzazione è in una voce da sola, in altre
viene assorbita da una delle 4 precedenti. Es. utilizzo di particolari materiali usati dal
produttore/ tecnologie. Quindi sono informazioni e modelli che permettono di
ottenere formazione per una determinata produzione.
La trasformazione si sviluppa secondo una funzione di trasformazione che specifica
come trasformare i fattori in produzioni.
SISTEMA DI TRASFORMAZIONE/ Fig. 2.1
Rappresentazione grafica trasformazione.
QP= quantità di produzioni, si parte da destra, perché primo obbiettivo è sapere
quanto dobbiamo produrre.
QB= quantità di brevetti
q= fabbisogno unitario
Funzione di produzione: funzione matematica che identifica fabbisogno per ogni unità
di prodotto per ogni produzione che voglio ottenere

SISTEMA PRODUTTIVO, Fig. 2,2


Prodotti disgiunti e congiunti
In relazione agli output, i sistemi produttivi possono essere:
monoprodotto e pluriprodotto
con produzioni tecnicamente disgiunte e con produzioni tecnicamente congiunte
(necessaria quantificazione degli output) da materia (ad esempio da unico processo
di raffinazione del petrolio ottengo due diversi prodotti di cui non posso decidere
quantità e numero di beni, oppure lavorazione farina ottengo crusca e grano) e da
processo (es. edilizia, un certo numero di piani per uffici, altri per posti auto)

Produzione continua e discreta


Relativamente alla struttura del sistema produttivo, possiamo, ancora, distinguere tra:
 processi a produzione continua (per flussi) (campo della chimica/abbigliamento,
benzina, calce, ghisa, automobili, bottiglie di birra, saponette, camicie ecc.);
 processi a produzione discreta, o di manufatti (uno stadio, una nave, un
grattacielo, un abito su misura, una cerimonia di nozze ecc); elementi distintivi
rispetto ad altri prodotti ottenuti
 produzioni per lotti; l’output del sistema è rappresentato da lotti distinti di unità
analoghe all’interno di ciascun lotto (lotti di scarpe che cambiano con la moda,
lotti di villette nei villaggi vacanze, cene “a tema” nel ristorante trendy);
situazione intermedia tra produzione continua e discreta
2.2 – Prodotti materiali e servizi
Prodotto tangibile:
automobile, orologio
Prodotto intangibile:
trasporto, abbonamenti,
consulenza
Prodotti finali e strumentali
Classificazione 2
prodotti finali, o per il consumo finale, quali, ad es.: biscotti, polli, carne di manzo,
pesche, vino, camicie, scarpe, partite di calcio, spettacoli teatrali, ventilatori da
abitazione, televisori, automobili, trasporto ferroviario, appartamenti in un condominio,
gioielli e le altre migliaia di beni che tutti noi utilizziamo nel corso della nostra vita;
prodotti strumentali che rappresentano fattori per la produzione di altri prodotti, (non
viene venduto prevalentemente al consumatore finale): per es., macchinari di ogni
tipo – torni, frese, trapani, presse –, chip, monitor, calce, mattoni, lamierino di ferro,
alluminio, assi di legno, putrelle d’acciaio, vagoni ferroviari, chiese, stadi ecc., in una
gamma quasi indescrivibile.
Produzioni terminali o intermedie
produzioni terminali, il cui output è un prodotto autonomamente osservabile (risotto,
automobile, confezione di profumo, ponte); comprende prodotti finali e strumentali
produzioni intermedie o di componenti (soffritto, motori o selleria interna, essenze o
bottiglia da confezionare). Non sono state completate fasi produzione
Prodotti distintivi o commodities
Classificazione 4
prodotti a contenuto tecnologico distintivo, quali, ad es., computer, macchinari
industriali, creme abbronzanti, capi di vestiario firmati, automobili, aeroplani,
grattacieli ecc.; contenuto altamente distintivo
prodotti legati alla moda; per es., vestiti, calzature, cene ai ristoranti, giornate di
villeggiatura, viaggi in date località ecc.; situazione intermedia, terminato arco
temporale spariscono.
prodotti indifferenziati o commodities; per es., verdura, frutta, frumento, ghisa,
legname, marmo di Carrara, cemento, petrolio, benzina ecc. –, il cui contenuto
intrinseco che si mantiene relativamente costante negli anni. Beni che hanno
caratteristiche altamente in comune.
Produzioni per il mercato e per il cliente
Classificazione 5
produzioni per il mercato, o standard, solitamente a flusso, le cui caratteristiche
tecniche (“specifiche”) sono decise dal produttore (automobili di serie, matite,
abbigliamento di serie, bibita confezionata ecc.); caratteristiche generali
produzioni per il cliente, o speciali, o produzioni per commessa, le cui caratteristiche
sono stabilite dal consumatore. Caratteristiche specifiche e personalizzate
FATTORI:
I, M, S=> fattori passivi (da soli non potrebbero fare i prodotti)
L=> fattori attivi

 I: fattori durevoli =>


partecipano a diversi cicli di trasformazione produttiva
fattori a capacità limitata (K); es. in un aula ci sono al max n. posti
fattori pluriennali (es. le sedie dopo un tot fi tempo devono essere cambiate)
qI=> fabbisogno unitario (1QP1) di I
qI*QP=QI (tempo, utilizzo, fabbisogno complessivo degli impianti)
QI/KI=NI numero di impianti per QP (volume di produzione)

 M: fattori a contatore =>


Partecipano ad un solo ciclo di trasformazione produttiva

Fabbisogno unitario ∀ aP q m (fabbisogno unitario di materie)

QP*qM=QM fabbisogno complessimo di M per QP

 S=> fattori a contatore =>


Fabbisogno unitario (qS) ∀ u di QP

qs
QP*qs=QS fabbisogno complessivo di S per QP
Fattori non immagazzinabili

 L=> fattore a capacità fissa KL (capacità media per ogni lavoratore, circa
8 ore)
Diretto o indiretto nella trasformazione produttiva

Fabbisogno unitario (ql) di L ∀ unità di QP

qL
qL*QP=QL fabbisogno complessivo di L per QP
QL/KL=NL numero di lavoratori per QP

F=> f(x) di produzione QP =>QP


Cerca di capire in che modo strutturare i fattori della produzione per ottenere una
determinata produzione

Fig. 2.5 - Funzione di produzione


SISTEMA PRODUTTIVO PLURIPRODOTTO?

Nel caso di sistema produttivo che ottiene M prodotti disgiunti, 1 ≤m≤M i costi di
approvvigionamento, il costo di produzione, i ricavi di cessione e il risultato operativo
devono essere riferiti a ciascuna produzione.
Nei simboli è sufficiente indicare il pedice “m” in tutte le formule. n Se i fattori sono N,
1≤ n≤N (considerando tutte le diverse classi) allora è possibile impiegare il simbolo F n
aggiungendo il pedice “n” a ciascun fattore.
I calcoli sono facilitati costruendo da una tabella a doppia entrata denominata
MATRICE DI CONTABILITA’ ANALITICA nella quale sono scritti: n i fattori come indici di
riga n i prodotti come indici di colonna n Per costruire la tabella è sufficiente un foglio
EXCEL
Fig. 2.8 – Conto Economico di un sistema produttivo

CE=in un unico schema si rappresenta risultato economico; sinistra costi, destra ricavi
RO=ricchezza positiva
2.5 - Misure di performance della trasformazione economica
RO = RP – CP = pP x QP - cP x QP
RO = RP – CP = (pP – cP) QP
 Tale espressione dimostra che l’organizzazione esercita il controllo di RO con
quattro leve decisionali: espandere i volumi di produzione, QP, tramite la
funzione commerciale,
 innalzare i prezzi di vendita, pP, tramite la funzione di marketing,
 contrarre i fabbisogni unitari di fattori, qI, qM ecc., dai quali dipendono i costi
unitari, tramite la funzione di produzione,
 contrarre i prezzi di approvvigionamento dei fattori, pI, pM ecc., tramite la
funzione approvvigionamento.
funzione commerciale= vendere di più e aumentare di dimensioni.
Piccole medie imprese in Italia non riescono ad aumentare vendita
 perché sono artigianali
 altamente specializzato, quindi è difficile trovare personale
 sono aziende familiari
funzioni di marketing= leve che si possono utilizzare per aumentare il prezzo del
prodotto.
Es. Apple premium price perché il marchio dà sicurezza, il cliente si fidelizza. Il
marketing cerca di estrarre maggior valore al prodotto rispetto al prezzo di
mercato
funzione di produzione= invece di aumentare i ricavi, riduco i costi. Come?
riduco fabbisogno unitario di produzione (materia prima ad esempio)
funzione approvigionamento: trovo fornitori magari esteri che costano meno
Produttività del lavoro (importante per esame, non confonderti tra fattori
produzione e fattori della produttività)
Quando non risulta specificato il fattore al quale si fa riferimento, il termine
produttività viene impiegato per indicare l’efficienza dell’impiego del fattore
lavoro.
Tra tutte le misure di produttività, quella del lavoro è senz’altro la più rilevante,
in quanto caratterizza l’unico fattore attivo della produzione.
Mentre la produttività degli altri fattori passivi deriva da un fatto tecnico, quella
del lavoro dipende dalle caratteristiche del lavoratore e non è solo un fatto
tecnico.
La produttività del lavoro si misura in termini fisici o a valore.
Produttività fisica ed economica del lavoro
In termini fisici la produttività media del lavoro è quantificata direttamente dal
rapporto
π L= QP/pL calcolo descrittivo ex post
o anche dal suo inverso, il tasso di impiego del lavoro: qL = QL/QP calcolo
operativo ex ante P n In termini economici la produttività media del lavoro è
quantificata direttamente dal rapporto
πL =RP/QL = pP/qL
E&C 2.2 – Produttività lorda e netta
Possiamo scrivere:

Il lavoro impiegato differisce dal lavoro assegnato per:


a) il tasso di assenteismo (ta);
b) il tasso di inattività del processo produttivo (ti);
c) il tasso di sovrabbondanza del lavoro (ts).
La precedente misura diventa:

QL=quantità lavoro
QP=quantità prodotto
pgreco=misura produttività
[Link] di assenteismo= lavoratore non si presenta al lavoro
[Link]à processo produttivo= fermo macchina (es. dobbiamo sostituire
impianto e non si possono realizzare produzioni)
3. sovrabbondanza del lavoro=quando c’è una contrazione del livello di
produzione
2.7 - Due domande sulla produttività
1) quali siano i fattori della produttività;
2) perché si cerchi di ottenere e di aumentare la produttività.
I fattori della produttività
QP
I fattori, o driver (variabili, cause) della produttività πL=
QL
sono tutti i fattori che fanno aumentare l'efficienza del lavoro cioè che aumentano QP,
riducono QL aumentando il rapporto p greco.
Ricordiamo che il lavoro è l'unica fonte attiva di produzione e di produttività anche se
dipende dalle diverse condizioni in cui viene impiegato nei processi produttivi.
Le tre classi di fattori della produttività
I fattori della produttività sono raggruppabili in tre classi ed in sei tipi. Le tre classi
sono:
[1] fattori passivi QP QL =
[2] fattori attivi QP = QL
[3] fattori endogeni QP-> <- QL
Per ciascuna classe vi sono diversi tipi. o si opera singolarmente sulle tre classi,
oppure in modo combinato =parità | aumenta
Fattori passivi
[1.1] fertilità - il lavoro del produttore è impiegato in un ambiente che favorisce
l'ottenimento di produzioni abbondanti. Dipende anche dalla localizzazione della
produzione. Può essere naturale o artificiale. es. i fertilizzanti in agricoltura.
Localizzazione=aree più fertili per coltivare alcuni prodotti (saline sicuramente non si
troveranno in pianura padana)
Fattori attivi
Tre tipi: [2.1] abilità - il lavoratore-produttore può contare su vantaggi naturali o
acquisiti. Oggi l’abilità deve essere conoscenza tecnica e tecnologica.
[2.2] attrezzatura (insieme di impianti e macchinari) - il lavoratore-produttore inventa,
produce e utilizza attrezzi ottenuti con investimento di lavoro.
[2.3] organizzazione ( si ottengono vantaggi per organizzare lavoro) - il lavoratore-
produttore riesce ad organizzare il lavoro altrui, realizzando economie di
specializzazione.
Fattori endogeni
Due tipi:
[3.1] motivazione - il lavoratore-produttore lavora per un obiettivo, per una
motivazione. (ciò che ci spinge a fare qualcosa), appagamento (risposta dopo essere
motivato e aver lavorato)
[3.2] appagamento - il lavoratore-produttore continua a lavorare perché ottiene
risultati conformi alle motivazioni.
BUSINESS 3.1
Possiamo considerare il business come attività che va dalla produzione alla cessione di
prodotti.
Significato comune:
attività tramite la quale si possono ottenere utili (o profitti) solitamente ideando,
producendo e/o distribuendo un prodotto, non importa di quale specie e in quali
volumi. Può essere:
Business B2B: riguardano produzioni intermedie, solitamente strumentali, intermedie o
terminali, per la produzione.
Business B2C: riguardano produzioni finali per il consumo.
Significato più preciso: investimento economico e produttivo (paragrafo 1.9) nel quale
viene “posto in rischio” un capitale, per produrre beni da destinare, direttamente o
indirettamente, al soddisfacimento di qualche bisogno e di qualche aspirazione. È
sinonimo di capital investment.
Ciclo di vita di un business
Il business nasce a seguito di una business idea (un soggetto o più si mettono insieme
per discutere quale potrebbe essere l’oggetto della trasformazione produttiva. Si
pensa anche a progetti di successo già ideati e si fa copia e incolla)
Ogni business ha una durata economicamente utile, denominata vita economica del
business.
Analisi ciclo di vita (ci permette di analizzare il prodotto da quando viene ideato a
quando viene ritirato dal mercato)
A meno che il business non riguardi una commodity, la vita economica del business
può essere rappresentata con un modello che espone la dinamica temporale dei costi,
dei ricavi e dei risultati economici della produzione ed è denominato ciclo di vita del
prodotto o product lifecycle con 4 fasi: Fase di introduzione del prodotto/ ricerca e
sviluppo (introduction)-> costi maggiori dei ricavi
Fase di crescita o espansione (growth)-> aumentano i ricavi rispetto ai costi
Fase di maturità (maturity)-> costi e ricavi simili, periodo di stagnazione, si offrono
promozioni per fidelizzare il cliente e si creano delle novità, inoltre il prezzo unitario
del prodotto può scendere
Fase di declino (decline)-> forti contrazione dei volumi di vendita
Fig. 3.1 – Il modello del ciclo di vita

Cumulati: num N + num N+1; investimento= valore negativo, disinvestimento= valore


positivo

3.2 – L’economicità del business La BEA


Per l’Economia Aziendale, il business rappresenta una delle più rilevanti unità
osservative nelle aziende di produzione in quanto comprende in sé,
contemporaneamente, le attività di produzione e di investimento, dalle quali
dipendono l’attività di consumo e di risparmio della ricchezza.
È importante per l’Economia Aziendale, studiare la dinamica economica del business
per valutarne le condizioni di economicità.
Ad un modello operativo ideale, particolarmente significativo ed utile, si perviene con
la logica della Break-Even Analysis (BEA) (analisi del punto di rottura) che costituisce
una semplice, quanto potente, forma di calcolo economico del business.
La logica delle BEA
Una particolarità della BEA è che tratta i costi, i ricavi non in funzione agli anni di vita
del business ma in funzione dei volumi crescenti di produzione del processo
produttivo, determinando il risultato operativo per ciascun volume di produzione.
La BEA considera il business – o l’investimento – come un trasformatore economico
che produce un risultato operativo –RO(QP) – che non si riferisce ad un solo volume di
produzione previsto ma al volume – QP, inteso come variabile – progressivamente
ottenibile fino al termine del business
MODIFICATO
La funzione del risultato operativo
La BEA specifica la funzione di risultato economico – RO(QP) – come differenza tra altre
due funzioni: la funzione di costo CP = f(QP) rispetto alla variabile QP.
la funzione di ricavo RP = g(QP) rispetto alla variabile QP.
Pertanto: RO(QP) = RP – CP Non è necessario scrivere il pedice “m” alle variabili che
indicano la produzione poiché la BEA considera sempre una sola produzione. Il caso di
due o più produzioni contemporanee, soprattutto in presenza di vincoli di capacità,
richiede una BEA evoluta non trattata in questo primo testo.
La BEA in forma lineare
I ricavi e i costi variano in modo lineare con riferimento ai volumi di produzione
Ipotesi fondamentale della BEA è che le funzioni di costo, di ricavo e di risultato
operativo siano lineari rispetto alla variabile indipendente QP. (fattori di produzione e
di vendita non dipendono dalla quantità, si ipotizza che ci sia un unico prezzo)
In particolare: la funzione di ricavo viene posta pari a: RP = pP * QP
la funzione di costo viene posta pari a: CP = cP * QP = (NI *pI) + [(cM+cS+cL) * QP]
la funzione del risultato operativo risulta: RO(QP) = RP - CP

Rette parallele tra loro, quindi


non ci sarà mai un BEP. Costi
sempre superiori ai ricavi.

Margine unitario di contribuzione-> rappresenta quel valore residuo che il prezzo


rilascia dopo aver coperto i costi variabili unitari, per contribuire in prima analisi alla
copertura dei costi fissi e poi contribuisce alla determinazione dell’utile.
Il margine di contribuzione è tra cv e RP
MC (QP)= mc*QP

MC(Q E)= CoF->QPE

QP=0 QP E
La BEA in forma contratta
Possiamo semplificare il modello, e renderlo “ideale”, ponendo in:
RO(QP) = (pP * QP) – [(cM+cS+cL)*QP] – (NI *pI)
costi fissi (non dipendono da QP) (NI* pI) = CoF
costi variabili nel totale [(cM+cS+cL) * QP] = CoV
costo variabile unitario (cM+cS+cL) = cv
CP(QP) = CoF + CoV(QP)
Otteniamo:
RO(QP) = RP – CP = RP – (CoV + CoF) = (pP*QP) – [cv*QP] – CoF
Semplifichiamo ancora: RO(QP) = [(pP – cv ) * QP] – CoF
Infine: RO(QP) = [mc*QP] – CoF,
con mc = pP - cv = margine unitario di contribuzione
Funzione economica fondamentale del business
RO(QP) = [(pP – cv )*QP] – CoF
RO*= risultato operativo obbiettivo
QP? -> RO*
RO= (pP-cv)*QP- CoF
RO+CoF= (pP-cv)*QP
(RO+CoF) / (pP-cv) = (pP-cv)*QP/ (pP-cv)
QP=(RO+CoF) / (pP-cv)
Mc= pP-cv
QP= (RO+CoF) / mc

L’equazione fondamentale della BEA


Dalla funzione economica fondamentale: RO(QP) = [mc*QP] – CoF,
deriviamo l’equazione fondamentale della BEA che consente di calcolare la quantità
obiettivo Q* che consente di coprire tutti i costi fissi e di ottenere un risultato
operativo obiettivo RO*:

deriviamo anche la quantità di equilibrio QE che rappresenta la quantità minima da


produrre per pareggiare i costi di produzione con i ricavi:
Il calcolo del BEP

Da
si ricava il break-even-point (BEP), cioè il punto di intersezione della curva dei ricavi e
dei costi complessivi, di coordinate: BEP = (QE, RP(QE))
Margine di sicurezza o margine di sovra copertura

MC(Q E)= CoF->QPE

RO=0
QP*= (RO*+CoF)/mc (*=quantità obbiettivo, quantità che vogliamo produrre)
QPE=CoF/mc
Se produciamo quantità minore a quella di equilibrio siamo in perdita
Indica in quale misura percentuale il business può sopportare una contrazione dei
ricavi prima di produrre perdite. Il margine di sicurezza ci aiuta a capire qual è la
contrazione massima che i ricavi o i volumi di produzione possono subire, prima di
portare il business nell’area delle perdite.
Partendo dai ricavi effettivi, supposti superiori ai ricavi di equilibrio, calcoliamo i ricavi
eccedenti l’equilibrio e rapportiamoli ai ricavi di equilibrio.
MS% = RP-RPE/ RP ×100 RP-> ricavi obbiettivo RP E-> ricavi equilibrio
Possiamo dividere numeratore e denominatori per i prezzi pP e, più semplicemente,
otteniamo:
MS% = QP-QE/QP ×100
Tre ipotesi fondamentali della BEA non fatto
Prima ipotesi: i parametri di costo variabile e di prezzo, quindi il mc, si suppone
costante per ogni valore di QP.
Ciò significa che la BEA è un modello “perfetto” che suppone l’uso di dati unitari medi
per ogni valore di QP.
Seconda ipotesi: QP ha un ambito di variazione ammissibile da QP=0 fino a
QP=QPMAX = capacità produttiva massima corrispondente ai CoF.
Terza ipotesi: nella BEA le quantità prodotte corrispondono alle quantità vendute.
Ciò significa che nel modello perfetto della BEA non vi sono asincronie tra produzioni e
vendite (ipotesi peraltro facilmente allentabile).

3.4 – Il capitale investito ed il capitale reperito


Investimento economico e finanziario dipendono l’uno dall’altro
Il business rappresenta un investimento produttivo che richiede un capitale investito,
CI.
In un modello ideale, possiamo porre che l’entità di CI sia pari ai costi fissi cui si
aggiunge una quota di costi variabili che si sostengono prima di conseguire i primi
ricavi che, come sappiamo, devono reintegrare sempre i costi variabili. Per i fattori
fissi, bisogna sostenere subito investimento, il quale si può usare in un lungo periodo. I
fattori variabile vengono acquistati ogni piccolo periodo.
Possiamo porre: CI = CoF +(h% * CoV) o, anche, più speditamente: CI = CoF * (1+k)
h= % costi variabili che devo sostenere subito appena avvio il business
Sappiamo, dalla legge generale dell’investimento, che ogni investimento produttivo
richiede investimenti finanziari, a titolo di Debt e a titolo di Equity: D ed E. D+E ci
permette di coprire tutto l’investimento. CI = D + E
Capitale produttivo = Capitale finanziario
Capitale investito = Capitale reperito
Capitale investito dal business = Capitale investito nel business
La performance finanziaria del capital investment
Il rendimento misura rapporto tra risultato al numeratore e input al denominatore.
La performance finanziaria complessiva si percepisce con i tre indicatori di
rendimento:
ROI= RO/CI rendimento dei business
ROE= rendimento dell’equity= risultato netto dell’investimento economico/ capitale di
equity (R/E)
ROD=rendimento del Debt= (I/D) interessi passivi / quantità di capitale prestato dalla
banca come debito

Relazioni tra rendimenti degli investimenti economici e finanziari


R=RO-I (risultato netto)=(risultato operativo)-(interessi passivi)
ROI, ROE, ROD-> RO, R, I
ROI=RO/CI-> ROI*CI=(RO*CI)/CI
ROE=R/E-> ROE*E=(R*E)/E-> R=ROE*E
ROD=I/D-> ROD*D=(I*D)/D-> I=ROD*D
ROI*CI= (RO*CI)/CI
R=RO-I
ROE*E=ROI*CI-ROD*D

ROE*E=ROI*CI-ROD*D
CI=D+E
ROE*E= ROI*(D+E)-ROD*D
ROE*E= ROI*E+ROI*D -ROD*D
La nostra prospettiva è E (ROE)
ROE*E-ROI+E=ROI*D-ROD*D
ROE*E= ROI*E+ROI*D-ROD*D
ROE*E=ROI*E+D*(ROI-ROD) divido numeratore e denominatore per E
ROE=ROI+D/E*(ROI-ROD) Legge generale dei rendimenti o legge di Modigliani-Miller
È funzione degli altri rendimenti (direttamente proporzionale agli indici)
La parentesi deve assumere un segno positivo per impattare positivamente
Conviene per aumentare il rapporto tra 0 ed E bisogna aumentare D e diminuire E.
Legge generale dei rendimenti o relazione finanziaria fondamentale o di Modigliani-
Miller): il ROE è funzione di ROI e di ROD secondo il modello perfetto
Lezione 21/10, scrivo su foglio
Legge generale dei rendimenti
Capitale produttivo = Capitale finanziario
Capitale investito = Capitale reperito
Capitale investito dal business = Capitale investito nel business
Legge generale dei rendimenti o relazione finanziaria fondamentale o di Modigliani-
Miller): il ROE è funzione di ROI e di ROD secondo il modello perfetto: ROE = [ROI +
(SPREAD * DER)] (1-tax)
essendo: SPREAD = [ROI – ROD],
DER = [D/E] (Debit Equity Ratio) o leva finanziaria
tax l’aliquota media di imposta (supposta costante)
Il controllo dell’investimento
Il soggetto che avendo una business idea, conferisce l’Equity accetta il rischio assoluto
per dare vita e gestire un business si definisce imprenditore capitalista.
Il soggetto che conferisce capitale a titolo di Debt ed accetta solo un rischio relativo, si
denomina solitamente finanziatore dell’investimento.
I processi di trasformazione economica e di controllo del rischio sono gestiti da un
terzo soggetto (o gruppo), che sviluppa il management dell’investimento.
Asimmetria informativa
A causa delle grandi dimensioni delle aziende l’investitori non conoscono tutte le
funzioni, non ha quindi un controllo diretto
Solitamente il management conosce il business meglio dell’investitore.
L’investitore assume le decisioni di investimento sulla base di uno stock più limitato di
informazioni.
Per il principio di razionalità, quando è possibile, l’investitore cerca di gestire
direttamente il suo investimento.
Il management del business
Quando imprenditore e management sono disgiunti, l’investimento dà vita ad una
gestione manageriale del business.

Caso particolare NO
Al capital investment si affianca, come caso particolare, l’investimento di puro lavoro
(labour investment) che si presenta quando:
non si fa ricorso a capitale a titolo di equity;
il business è finanziato solo da capitali conferiti a titolo di debt.
Possiamo denominarlo anche investimento manageriale puro.
Il capital investment
Il capital investment rappresenta l’attività economica fondamentale in quanto: è il
motore della produzione, è artefice della produttività e della qualità quindi
dell’abbondanza e del progresso; consente la remunerazione del lavoro e del capitale,
incentiva al risparmio, soddisfa l’aspirazione alla ricchezza
5 congetture sui business
Le aziende tendono ad aumentare la loro dimensione.
Negli ultimi anni si sta dando maggiore importanza alla sostenibilità
Prima congettura: i business diventano sempre più grandi e la scala degli impianti
aumenta (grande è bello).
Seconda congettura: Il marketing assume un ruolo sempre più rilevante (aumentare il
mercato).
Terza congettura: si cercano posizioni di monopolio (cartelli, ecc.) per non ridurre i
prezzi.
Quarta congettura: la qualità aumenta sempre (per aumentare i volumi di produzione
e contrastare la riduzione dei prezzi).
Quinta congettura: il business si localizza dove i prezzi dei fattori sono più convenienti
(per ridurre i costi di produzione).
Calcolo economico del business e equazioni di macro controllo
Il calcolo economico del capital investment si attua con un semplice strumento
denominato quadro di controllo (tableu de bord, cruscotto, ecc.) nel quale sono esposti
e calcolati ordinatamente i valori delle equazioni fondamentali che rappresentano un
modello ideale e perfetto di ogni business.
1. RO = [(pP - cv)* QP]- CoF
2. ROE = ROI + (ROI – ROD)* D/E
3. CI = D + E
4. RO = I + R
5. ROI=RO/CI, ROD=I/D, ROE=R/E.
L’investimento pluriciclico
Invece di considerare l’intera vita del business considero tanti piccoli investimenti, il
costo variabile si riduce notevolmente.
Si definisce pluriciclico il business la cui trasformazione economica – acquisti,
produzione e vendita – venga attuata più volte consecutivamente.
Nell’investimento pluriciclico, l’approvvigionamento dei fattori e la vendita delle
produzioni avviene in N cicli consecutivi.
Il Cost Investment Ratio
Il capitale investito necessario per l’intero investimento risulta essere pari
all’ammontare dei costi da sostenere in uno dei cicli:
CI(t0)  CPn
Risulta allora immediatamente che:
CIR = N CP(t) / CI(t0) = N
Il CIR(Cost Investment Ratio) rappresenta non solo il numero di cicli ma anche la
rotazione del capitale nell’intero investimento.
Il valore deve essere alto così ho tanti cicli e posso ridurre investimento iniziale.
Investimento del magazzino è investimento di cassa, per questo si cerca di ridurre
giacenza magazzino per ridurre investimento.
La relazione fondamentale tra ROI E CIR
La rotazione consente di ridurre il fabbisogno di CI(t0).
E’ sufficiente aumentare la rotazione del capitale investito, CIR, mantenendo, per
ciascun ciclo, lo stesso ricarico sul costo, ROC (RO/CP= return on costs)
CIR=CP/CI (cost investment ratio)
ROI=RO/CI
ROI=RO/CP*CP/CI
ROI=ROC*CIR
Il CIR è la leva che fa innalzare il ROI a parità di efficienza economica (prezzi) e
produttiva (costi), quindi di ROC

AZIENDE DI PRODUZIONE E IMPRESE,


CAP. 4
PRODUCTION E NON ORGANIZATION
Nell’osservare il comportamento economico dell’uomo, l’Economia Aziendale
considera le organizzazioni permanenti, cioè le aziende, quali unità fondamentali di
analisi.
Scegliendo quale criterio definitorio lo svolgimento di processi di produzione, la
prima fondamentale distinzione è quella che distingue le aziende in:
1) production oriented organizations, o aziende di produzione
2) non production oriented organizations, o aziende di consumo.
Nb la differenza
Le aziende di produzione e di consumo sono le organizzazioni permanenti specializzate
nei processi di produzione e di consumo, ma in esse si svolgono tutte le attività
economiche fondamentali.
LE AZIENDE DI PRODUZIONE
Sono organizzazioni permanenti (sistemi socio tecnici) di trasformazione
economica attuata mediante i processi fondamentali di:
ideazione e attuazione di sistemi produttivi, ricerca di investimenti finanziari per il
reperimento di capitali necessari per la produzione, produzione e cessione della
ricchezza, produzione di remunerazioni per il capitale e il lavoro risparmio di parte
della ricchezza e reinvestimento del risparmio.
Le aziende di produzione sono i centri nei quali si assumono le decisioni
economiche fondamentali per la trasformazione produttiva.

MODELLO GENERALE DI AZIENDA DI PRODUZIONI


La cassa: risorse finanziarie raccolte e necessari per pagare materie. Rappresenta
elemento di unione tra investimento economico produttivo e finanziario
Nella parte superiore del modello viene rappresentata attività manageriali, per
decidere ad esempio quali produzioni attuare. Prendono le scelte da attuare
Erario= raccoglie contribuzione collettiva per poter fra fronte a servizi per la
collettività
Contributori esterni= esempio, contributi regionali per poter avviare start up

Dal libro: la produzione ottenuta costituisce l'output dei processi di produzione e


dovrebbe essere destinata a soggetti esterni quali: consumatori utenti o clienti.
L'azienda di produzione svolge i propri processi operativi sotto il controllo dei processi
cognitivi che dirigono le trasformazioni produttive mediante programmi.
PRODUCTION ORGANIZATION
Considerando quale criterio definitorio la natura del rapporto osservabile tra
azienda di produzione e destinatari delle produzioni, possiamo distinguere tra:
1.1) production for consumption organizations, o aziende per l’autoconsumo;
Aziende di produzioni più semplici, di organizzazione tradizionale e poco diffusa, con
prodotti destinati immediatamente ai consumatori, senza che si manifestino scambi; i
consumatori sono gli stessi membri dell'organizzazione.
Le risorse per finanziare i processi produttivi sono apportate da contributori, (spesso
sono gli stessi lavoratori), senza vincolo di equity o di debt.
1.2) non (not for) business organizations o anche user oriented organizations, o
aziende di erogazione;
Maggiormente diffuse. Sono aziende che producono ed erogano servizi di pubblica
utilità e sono create per finalità di consumo collettivo pubblico.
Ci permette di soddisfare bisogni e aspirazioni senza il pagamento di un prezzo come
controprestazione, ma di un corrispettivo, ad esempio per i mezzi di trasporto pubblico
per i contributi scolastici universitari e per i ticket sanitari.
Tale corrispettivo non corrisponde ad un prezzo ma ad una tariffa che assume la
natura di contributo alla copertura di una quota più o meno elevata dei costi di
produzione (tP <cP). I soggetti che contribuiscono alla copertura dei costi di
produzione sono gli enti pubblici. (non ci sono investitori debt/equity)
L'economicità viene raggiunta quindi, quando il costo di produzione dei servizi rimane
inferiore al costo di produzione che sosterrebbero le business organization per gli
stessi.
1.3) business for profit organizations o anche risk oriented organizations, o
imprese;
Azienda più diffusa, è un’organizzazione produttiva contemporaneamente business
(produce per cedere produzioni, mediante scambio a clienti, in cambio di un prezzo) e
che sviluppa un portafoglio di capital business (fa investimenti), sopportando
pienamente i rischi economici, ricercando risorse monetarie conferite a titolo di
Equity e di Debt e svolgendo i business ricercando la massima economicità̀, per
garantire il massimo rendimento finanziario (agli shareolder) del capitale
investito, in rischio.
Le imprese seguono la regola operativa massimizzante: [cP <-max-> pP].
Tendono rendere massima l’efficienza economico-produttiva o, con significato
equivalente, a ricercare il maxROI.

IMPORTANTI
I caratteri delle business profit organizations o Imprese tipiche
Sono production oriented organizations.
Sono business (o market oriented) organizations, cioè vendono sul mercato le
produzioni.
Sono risk oriented organizations.
Sono capital business organizations: acquisiscono autonomamente i capitali necessari.
Sono profit oriented organizations: ricercando la massima economicità dei business
(massimizzazione business prduttivo).
Ricercano la massima produttività, come condizione per la realizzazione del profitto.
Godono di autonomia imprenditoriale. (Soggetti possono scegliere quale prodotto
realizzare senza alcuna influenza)
Godono di autonomia organizzativa. (Soggetti possono scegliere come organizzarsi
liberamente)
TIPI DI PROFIT ORGANIZATIONS
Profit sharing to capital owners organizations: il risultato economico conseguito
RN viene distribuito o viene trattenuto a titolo di autofinanziamento per lo sviluppo;
ricercano il massimo RO, insieme con il massimo ROI.
Profit sharing to labour organizations: il profitto viene, pertanto, distribuito tra i
lavoratori sotto forma di compenso, o di remunerazione integrativa del lavoro; si
definiscono anche imprese di lavoro.
Molto diffusa nei paesi di lingua tedesca, perché c’è un forte potere da parte dei
sindacati.
Profit sharing to environment organizations: il RO viene erogato in elargizioni
liberali per iniziative che favoriscano soggetti dell’ambiente esterno. Obbiettivi
benefici, parte dei profitti viene utilizzata per poter evitare inquinamento e a favore di
iniziative sociali (es. patagonia= marca di abbigliamento, ricerca massimizzazione
profitto)
Profit retaining organizations: capitalizzano il RN distribuendolo, indirettamente, in
forma di capital gains.
Tanti investitori di equity che decidono di investire insieme, acquisiscono alcune
imprese e non distribuiscono gli utili, ma li riutilizzano. Dopo anni vendono l’azienda e
lo ridistribuiscono in forma i capital gains (es. Amondi)

1.4) business non (not for) profit organizations, o non imprese.


Adottano la regola operativa: [cP ->min<-pP].
Tendono a ridurre il prezzo a livello di costo unitario di produzione (RO=0) o, con un
significato equivalente, a produrre il minROI. Anche il ROE viene reso minimo ed
eventuali capitali di equity devono essere conferiti senza attese di redditività.
Non devono essere confuse con le aziende di erogazione in quanto le non profit sono
pur sempre business organizations che devono conseguire la propria economicità
vendendo le loro produzioni a utenti o a clienti.
Vendono (non cedono) ad un prezzo che è sufficiente a coprire i costi della produzione,
l’unico obbiettivo è coprire i costi della produzione. Rispetto alla business è diversa,
perché la business copre i costi grazie ad aiuti, tipo stato.
Possono agire sia su costi che su ricavi, per ottenere RO=0. Si possono aumentare i
costi della produzione per pareggiare ricavi di vendita, per dare supporto ai fornitori,
prevalentemente di lavoro. Oppure ridurre.

BUSINESS E NON ORGANIZATION

FUNZIONE DELL’IMPRESA NELL’ECONOMIA CONTEMPORANEA


Le imprese nell’economia contemporanea svolgono una duplice funzione:
1. da un lato, producono profitti (o utili) per gli investitori, per soddisfare la
motivazione della ricchezza (che, come sappiamo dal Capitolo 1, rappresenta la più
rilevante motivazione dell’agire economico dell’uomo) e li induce a mettere in rischio i
propri capitali a sviluppare nuovi business;
2. dall’altro, producono beni e servizi dotati di valore – quale condizione per
conseguire profitto –, migliorando la produttività, la qualità, le retribuzioni e le
condizioni di lavoro.
I CARATTERI DELL’IMPRESA MODERNA: L’IMPRESA QUALE TRASFORMATORE
FINANZIARIO
Tre sono gli effetti dell’uso della moneta che, invece, interessano direttamente
l’Economia Aziendale:
1) le imprese diventano trasformatori finanziari; tendono a diventare produttori di
ricchezza finanziaria, di ROE, di valore per gli azionisti (shareholder value);
2) le imprese evolvono da patrimoniali in finanziarie; non c’è più un “padrone” ma
molti sono proprietari di quote di capitale di equity (shareholders); da imprese familiari
diventano public companies.
3) Si produce la separazione tra la “proprietà” del capitale ed il “controllo”
dell’impresa. Le imprese diventano organizzazioni manageriali che realizzano la
trasformazione economica non come fine ma come mezzo per giustificare e
mantenere la propria autonomia e la propria esistenza nei confronti degli
shareholders.
Il ruolo dell’impresa è fondamentale, diventano delle aziende spersonalizzate. Ad
esempio il fondatore dell’azienda spesso non lavora più nell’azienda, per diverse cause
come longevità, grandezza.
LA LOGICA DEL NON PRODUCTION ORGANIZATIONS. LE AZIENDE DI CONSUMO
Nelle aziende di produzione la classificazione è più semplice, che nelle aziende di
consumo
Sono organizzazioni durevoli di trasformazione economica nelle quali sono svolti i
processi fondamentali di:
 ricerca della ricchezza necessaria per attuare i consumi,
 consumo finale della ricchezza in forma efficiente,
 soddisfacimento dei bisogni e appagamento delle aspirazioni,
 risparmio di parte della ricchezza,
 investimento finanziario del risparmio.
Sono i centri di decisione economica fondamentali per i processi di consumo,
di risparmio e di investimento finanziario della ricchezza.
La trasformazione economica consiste nel trarre l'utilità dai beni che costituiscono
la ricchezza.
I FATTORI DI CONSUMO
I fattori di consumo sono i beni necessari per i bisogni e per le aspirazioni.
Si classificano in:
 beni di utilizzo immediato (servizi),
 beni a breve (veloce) ciclo di utilizzo o a fecondità semplice (cibi, quotidiani,
prodotti di igiene, ecc.),
 beni a medio ciclo di utilizzo o a fecondità ripetuta (automobile, mobili,
computer, vestiario),
 beni a lungo (lento) ciclo di utilizzo o permanenti o di uso durevole (abitazione,
gioielli, ecc.).
TIPOLOGIA DI AZIENDE DI CONSUMO SECONDO LA FONTE DELLE RISORSE
Si distinguono in base alla forma di ottenimento delle risorse per i consumi:
Aziende domestico-patrimoniali (o familiari): le risorse derivano da retribuzioni del
lavoro dei propri componenti o da redditi da investimenti/ sovvenzioni da enti esterni/
Categoria più semplice e più diffusa, possiamo considerare le famiglie come delle
aziende vere e proprie.
Le famiglie, intese quali organizzazioni sociali, non sono aziende ma istituti; esse
rappresentano la forma di aggregazione fondamentale di ogni società̀, in ogni tempo,
nel cui ambito l’uomo sviluppa il comportamento teleonomico volto a mantenersi
vitale ed a perpetuare la specie.
Per questo, nelle famiglie è connaturata l’attività̀ economica del consumo finale della
ricchezza; in esse si osserva, di conseguenza, un’azienda di consumo.
Associazioni: le risorse derivano da quote associative dei componenti. Es.
associazione sportiva
Fondazioni: le risorse derivano da un patrimonio conferito stabilmente. Finanziata da
uno o più lasciti, in denaro o in forma di immobili ad esempio
Aziende assistite: le risorse derivano da sussidi elargiti da altre aziende. Es. ospedali
religiosi
LOGICA OPERATIVA DELLE AZIENDE DOMESTICO PATRIMONIALE

TIPOLOGIA DI NON PRODUCTION ORGANIZATION SECONDO I FINI


Le non production oriented Organization possono essere classificate anche sulla base
della natura e della finalità dei processi operativi tipici:
2.1) consumption-as-purpose organizations. Il consumo da parte di consumatori
interni è il fine dell’esistenza di tali organizzazioni, inoltre le risorse necessarie per
l'approvvigionamento dei fattori di consumo possono essere conferiti dagli stessi
membri dell'organizzazione oppure dall'esterno
Possono essere:
autonome: aziende domestiche e associazioni;
eteronome : fondazioni e aziende assistite.
2.2) consumption-as-means organizations. Es. vendita calendari scout. Il consumo
non è un fine ma un mezzo per il conseguimento delle finalità̀ istituzionali; possiamo
distinguere tra:
2.2.1) resource reallocation organizations, o aziende redistributrici di
ricchezza. Possono essere:
 di servizio (associazioni di volontariato) se le risorse ridistribuite possono
essere conferite dagli stessi membri dell’organizzazione (Club Lions,
Rotary ecc.); Obbiettivi sociali
 etiche se le risorse sono raccolte dall’esterno (Telethon ecc.);
2.2.2) influence oriented organizations: hanno la finalità di esercitare
influenza sul comportamento di persone. Orientano il comportamento degli
associati come obbiettivo fondamentale. Possono essere:
associative (per esempio, le associazioni professionali); ad esempio
commercialista
politiche (partiti, associazioni sindacali ecc.). orientano il voto
LA LOGICA OPERATIVA DELLE AZIENDE COMPOSTE PUBBLICHE
Le aziende composte pubbliche – vale a dire le aziende pubbliche territoriali, Stato,
Regioni, Province e Comuni – sono organizzazioni socio-politiche che svolgono diverse
funzioni. Aziende che sviluppano ed erogano servizi che non sono fallimenti, ma
vengono finanziate da governi. Es. mense cittadine.
Da un lato, sono influence oriented organizations, in quanto stabiliscono gli indirizzi
politici per la collettività di riferimento (piano regolatore, viabilità, cimiteri, giustizia,
immigrazione, istruzione ecc.).
Dall’altro, di producono servizi pubblici per soddisfare i bisogni pubblici (comparto
della Pubblica Amministazione) mediante divisioni interne, creando aziende
erogatrici pubbliche, istituendo aziende di produzione non business con piena
autonomia organizzativa e gestionale, conferire direttamente equity pubblico per
costituire imprese pubbliche.
IL TERZO SETTORE
Si diffondono sempre di più.
Indica l’insieme delle aziende private, non business e non profit, che producono
servizi – definiti di utilità sociale – che le imprese del settore privato (primo settore)
non potrebbero produrre, per l’impossibilità di raggiungere condizioni di economicità, e
che il settore pubblico (secondo settore) non produce per mancanza di risorse o di
iniziativa o di interesse istituzionale.
Fanno parte del terzo settore, per esempio, le cooperative sociali e le associazioni di
promozione sociale (production for consumption organizations), le associazioni di
volontariato, le ONG (organizzazioni non governative) ecc.

GESTIONE, CAPITOLO 7
Capitolo 7 argomento: momenti dell’amministrazione, organizzazione, rilevazione.
LA GESTIONE
La gestione (momento fondamentale dell’amministrazione) è il sistema delle
decisioni e delle operazioni che consentono all’azienda di attivare la rete dei
processi che le consentono di svolgere la propria attività nel tempo.
Se consideriamo le decisioni, osserviamo la gestione soggettiva.
Se consideriamo le operazioni, osserviamo la gestione oggettiva.
NB – dobbiamo supporre di osservare le aziende dall’interno.
GESTIONE NEI SUOI ASPETTI

Circuito che spiega la gestione, la parte bassa del modello attiene alla gestione
oggettiva.
LA GESTIONE OGGETTIVA NELLE AZIENDE DI PRODUZIONE
Se consideriamo la gestione oggettiva possiamo individuare 8 Processi di
operazioni della stessa specie funzionale. Oggettivo (perché analizzano gestione da
un punto di vista funzionale)
Quelli tipici sono solo otto (vedi Fig. 7.1)
1 – costituzione
2 – finanziamento
3 – acquisti
4 – pagamenti
5 – produzione
6 – vendite
7 – incassi
8 – cessazione
Rappresentano tutte le attività di un’azienda di produzione. Produzione è unica classe
che si sviluppa
unicamente nei confini dell’azienda, tutte le altre no. (es. costituzione no, perché si
entra in contatto con registro delle imprese)
Costituzione e cessazione sono estreme (si presentano solo una volta nella vita
dell’azienda).
Le attività intermedie si sviluppano durante tutta la vita dell’azienda, in modo più o
meno frequente.
In rosso si indica classe 8, perché si disinveste capitale in termine di denaro e beni,
quest’ultimo viene ceduto e restituito.
LA GESTIONE SOGGETTIVA NELLE AZIENDE DI PRODUZIONE
Se consideriamo la gestione soggettiva (attività rivolte a insieme di info) possiamo
individuare 3 fasi:
1 fase decisionale
1.1 – obiettivi (misure di performance)
1.2 – strategia (sistema di azioni)
1.3 – programmazione (razionalizzazione)
2 – esecutiva (trasformazioni)
3 – controllo (feedback)
Queste fasi formano i processi cognitivi del management.
Bisogna fare della analisi per la gestione soggettiva (soggettiva, perché è fatta da
soggetti) relativa ai processi cognitivi. C’ è un supporto della learning machine, che
però non può sostituire l’uomo.
LA GESTIONE INTERNA ED ESTERNA
La gestione nell’aspetto oggettivo può̀ distinguersi in:
 gestione esterna: insieme delle decisioni e delle operazioni che producono
i flussi
 gestione interna: insieme delle decisioni e delle operazioni che sviluppano
le trasformazioni
o gestione economica: insieme delle operazioni della trasformazione
economico-produttiva
ACQUISTI ->PRODUZIONE ->VENDITE
o gestione finanziaria: insieme delle operazioni della trasformazione
finanziaria FINANZIAMENTI->INVESTIMENTI->RISULTATI-
>RENDIMENTI
o gestione monetaria o aspetti monetari della gestione economica e
finanziaria (formano la cassa) ENTRATE = INCASSI PAGAMENTI =
USCITE

LA COSTITUZIONE (domanda di esame che cosa si intende per costituzione (2


funzioni)?)
Funzione: dotare l’az. di produzione dei primi capitali e dei primi fattori per gli
investimenti produttivi.
Costituzione: funzione giuridica formale: consentire all'azienda di avere esistenza
giuridica, funzione economica sostanziale: dotare l'azienda del primo stock di
fattori produttivi necessari per avviare i processi produttivi.
Forme: può essere:
- in denaro
- in natura: ad esempio macchinari
- mista: macchina e denaro
Comprende l’erogazione degli utili e dei dividendi (dividendi: la distribuzione di utile=
pagamento dei dividendi)
I soci fondatori decidono di conferire una parte di capitale di equity per poter costituire
azienda
Costituzione formale: passaggi per poter costituire legalmente nuova azienda
I FINZANZIAMENTI PASSIVI
Funzione: dotare l’az. di produzione degli altri capitali per gli investimenti produttivi
Forme: i finanziamenti possono essere:
 a breve (prestiti) o a lungo termine (mutui o impianti).
Breve termine: entro i 12 mesi, Medio: 3 anni, Lungo: più di 3 anni (anche
se varia)
 con interesse anticipato (quando viene erogato un finanziamento, la banca ne
rilascia importo inferiore e quindi la banca trattiene interessi) o posticipato
(interessi si rilasciato quando viene terminato finanziamento). Esiste anche la
possibilità di interesse durante la vita del finanziamento.
 ad accensione indivisa (l’importo del finanziamento viene erogato in un unico
importo o divisa (oppure in diversi momenti)
 a rimborso unico o frazionato
Comprende l’erogazione degli interessi

GLI APPROVIGIONAMENTI
Azienda entra in contatto con diversi fornitori e selezionerà fornitore più adatto per
l’azienda
Funzione: dotare l’azienda di produzione dei fattori produttivi specifici necessari per
la trasformazione economico-produttiva.
Si formano i costi di approvvigionamento ed i debiti verso i fornitori.
Tipi di fattori:
[A] - a breve ciclo o operativi = M, S, L
[B] - a lungo ciclo o di struttura = I
I PAGAMENTRI AI FORNITORI O DI REGOLAMENTO PASSIVO
Prima (acquisti online), alla consegna o posticipato (affitti, bollette, lavoro), in base
agli accordi che l’azienda stipula.
Funzione: estinguere i debiti sorti verso i fornitori con gli acquisti.
Forme:
[a] - per cassa (regolamentato dalla legge, max. 3000 euro)
[b] - a mezzo banca
[c] - con altri strumenti di regolamento->carta finisca/digitale, assegno, criptovalute
(monete/ valute elettroniche)
Se il regolamento non è integrale si hanno differenziali di pagamento che
vanno a rettificare in meno i costi.
La trasformazione produttiva
Funzione: combinare i fattori e sviluppare i processi per ottenere le produzioni.
Si formano i costi di produzione. I processi produttivi tipici nelle imprese industriali
sono composti da queste fasi:
 Acquisto
 Stoccaggio materie
 Trasformazione
 Stoccaggio prodotti
 Vendita
Le vendite e le cessioni
Obbligazioni che il cliente ha nei confronti delle aziende di pagare il prezzo
Funzione: cedere le produzioni per chiudere il ciclo delle trasformazioni economiche.
Si formano i ricavi di vendita ed i crediti verso i clienti o gli utenti
GLI INCASSI DAI CLIENTI O DI REGOLAMENTO ATTIVO
Funzione: reintegrare le risorse monetarie investite.
Forme:
[a] - per cassa
[b] - a mezzo banca
[c] - con altri strumenti di regolamento
Se il regolamento non è integrale si hanno perdite di crediti o altri
differenziali di incasso che vanno a rettificare in meno i ricavi.
LA CESSAZIONE
Funzione: rimborsare l’equity al capitalista imprenditore.
Forme: può essere:
[a] - in denaro
[b] - in natura
[c] - mista
Tipi: può̀ essere assoluta (caso più semplice, quando il management dell’azienda
decide di vendere ad un altro soggetto, o parti dell’azienda a soggetti diversi), per
liquidazione;
o relativa, (es. della fusione, l’azienda viene conferita insieme ad un'altra azienda per
creare azienda più ampia) -> (banca intesa e san paolo: c’è stata fusione, da due
aziende separate se ne fonda una sola) per cessione o fusione.
COMBINAZIONI AZIENDALI
Gruppi di aziende che fanno capo ad un'unica azienda, o perché capitale di Equity è
stato conferito da altra azienda, o perché attività sviluppano delle sinergie e sono
controllate da unico soggetto.
Si definiscono forme di combinazione aziendale le operazioni tramite le quali
diverse aziende si riuniscono per formare un’unica azienda subordinata alle
direttive di un unico soggetto economico.
La più stretta forma di combinazione risulta essere la fusione, che si può realizzare
economicamente anche nella forma di conferimento di azienda funzionante (merger)
in altra azienda o nell’acquisto (acquisition) di un’azienda da parte di altra azienda.
Un’altra forma di combinazione aziendale, ampiamente diffusa, è quella che si realizza
con la costituzione dei gruppi aziendali.
Es. Virigin, Intel ed apple-> combinazione aziendale, gruppi aziendali
DEFINIZIONI DI GRUPPI
Due sono le possibili definizioni di gruppo:
1) definizione economica - gruppo aziendale (holding) come un’impresa in senso
economico che sviluppa l’unitaria trasformazione produttiva ed economica
attraverso una pluralità di unità operative, che sono imprese in senso giuridico,
tutte, però, sottoposte ad una direzione unitaria, nell’interesse di un unico
soggetto giuridico;
Le aziende entrano a far parte di un gruppo per vari motivi: ad esempio per
raccogliere con più facilità risorse finanziarie.
2) definizione giuridica - gruppo di (tra) imprese o tra società, come unità
economica formata da aziende giuridicamente distinte – e, in particolare, da
società –, una delle quali riesce a controllare le altre mediante il possesso di
partecipazioni di controllo (gruppi partecipativi) o in conseguenza di qualche
contratto di dominio o di subordinazione che consenta esplicitamente il
controllo (gruppi contrattualistici).

GRUPPI ECONOMICI E FINANZIARI

I gruppi si possono classificare sulla base delle operazioni prevalenti tipiche svolte
dall’impresa unitaria; distinguiamo tra:
a) gruppo economico, o gestionale; il controllo è motivato prevalentemente da
esigenze di gestione operativa unitaria. Strettamente coordinate risultano le strategie
e i programmi operativi. La trasformazione finanziaria è svolta unitariamente ma in via
subordinata alle esigenze della gestione economica;
b) gruppo finanziario o di investimento patrimoniale (o gruppo di investimento, o
patrimoniale, o investment holding company); il controllo è motivato
prevalentemente da esigenze patrimoniali, sia di investimenti di capitali per ottenerne
le più elevate remunerazioni, sia di reperimento efficiente delle risorse finanziarie;
l’aspetto finanziario-patrimoniale prevale su quello operativo per il quale viene data
ampia autonomia alle controllate.

AMMINISTRAZIONE, CAP.6
LA VITA DELLE AZIENDE E L’ATTIVA DELLE PERSONE
Caratteristica di tutte le aziende di consumo, di produzione o composte pubbliche è di
avere vita duratura.
Senza l'intervento delle persone fisiche che, apportando il loro lavoro, compiono le
operazioni necessarie per la nascita ed il funzionamento delle aziende, queste non
potrebbero attuare la loro complessa attività̀ e svolgere la loro funzione economica.
Le organizzazioni-aziende vivono grazie alla presenza di persone e di attività̀ o, in
linguaggio tecnico aziendale, di soggetti e di operazioni.
I SOGGETTI AZIENDALI, DEFINIZIONE
Questo capitolo si pone l’obiettivo di individuare chi sono i soggetti aziendali; vale a
dire i soggetti che:
 sono giuridicamente responsabili dell’attività̀ dell’azienda;
 operano concretamente per consentire alle aziende di sviluppare la propria
attività̀;
 traggono i benefici economici di tale attività̀ e controllano l’azienda.
L'Economia Aziendale distingue tre tipi di soggetti aziendali:
1) il soggetto giuridico, formalmente responsabile dell'attività̀ dell'azienda; persone o
insieme che hanno responsabilità
2) il soggetto operativo, che di fatto sviluppa l'attività̀ aziendale;
3) il soggetto economico, che beneficia dei risultati di tale attività̀ ed esercita il
controllo. Soggetto nel cui prevalente interesse, l’azienda opera.
IL SOGGETTO GIURIDICO (1 SOGGETTO AZIENDALE)
1 soggetto aziendale
Le leggi dei vari Stati attribuiscono a dati soggetti il potere di dare vita, di costituire,
un'azienda e di amministrarla nel rispetto del diritto.
Con il termine soggetto giuridico si indica “la persona, fisica o giuridica, o il
gruppo di persone che per legge hanno il potere di dare vita, di creare,
un'azienda ed a cui fanno capo, sempre per legge, i diritti, i poteri, i doveri,
gli obblighi relativi ai rapporti tra azienda e soggetti terzi con i quali essa
opera: fornitori, lavoratori, clienti, Pubblica Autorità̀, ecc.”
La figura del soggetto giuridico si distingue in:
a) soggetto giuridico di responsabilità̀: comprende le persone che hanno la
responsabilità̀, per legge, dell'attività̀ dell'azienda;
b) soggetto giuridico di rappresentanza: comprende tutti i soggetti che hanno la
facoltà̀ di rappresentare l'azienda nei rapporti che questa intrattiene nei confronti dei
terzi. (Es. procuratore, possono agire in nome e per conto del rappresentante legale)
FORME DI SOGGETTO GIURIDICO
Il soggetto giuridico può̀ presentarsi in diverse forme:
Nelle famiglie: il capofamiglia
Aziende private
 Individuali (s. g. imprenditore individuale o altri soggetti)
 In forma di società̀ di persone (più semplici, ma soci hanno responsabilità
illimitata) (sogg giuridico: persona fisica)
 In forma di società̀ di capitali (s.g. la società stessa)
 Aziende composte pubbliche: es. Ente Pubblico Territoriale
 Cooperative (soggetto giuridico sono i soci di governo di queste società)
 Consorzi (idem)
Aziende pubbliche in diverse forme.
LA SCELTA DELLA FORMA GIURIDICA
La scelta di una tra le forme giuridiche ammesse dall’ordinamento giuridico italiano
deve essere effettuata sulla base di differenti considerazioni:
Numero dei promotori;
Natura dell’attività svolta;
Dimensione dell’impresa;
Disponibilità di capitali;
Grado di responsabilità che i soci intendono assumere...
La scelta deve essere operata sulla base delle esigenze dell’azienda.
TIPI DI Società
Società di persone
Sono le S.S, le S.N.C e le S.A.S nelle quali i soci assumono rilevanza come persone
fisiche.
Società di capitali
Sono le S.P.A, le S.A.A e le S.R.L nelle quali la persona del socio non assume rilevanza
diretta se non come membro degli organi sociali.
PAG. 12 NO
Società semplice (S.S.)
Il contratto sociale (atto costitutivo) non è soggetto a forme speciali e viene registrato
nella Sezione Speciale del Registro delle Imprese. La partecipazione agli utili ed alle
perdite si presume proporzionale ai conferimenti.
Società in nome collettivo (SNC)
Tutti i soci rispondono solidalmente ed illimitatamente per le obbligazioni sociali (art.
2291 e segg. c.c.). L'atto costitutivo deve essere depositato entro trenta giorni presso
l'ufficio del registro delle imprese. Salvo diversa pattuizione l'amministrazione della
società spetta disgiuntamente a ciascun socio.
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IL SOGGETTO OPERATIVO (2 sogg. Aziendale)
Si definisce soggetto operativo
"l'insieme degli individui che, prestando la propria opera nell'azienda, ne
consentono l'esistenza sviluppandone l'amministrazione, in generale, e la
gestione, in particolare"
Si può distinguere tra:
a) soggetto operativo decisionale: coloro che assumono le decisioni di maggiore
importanza.
Es. aumento/riduzione prezzo
b) soggetto operativo esecutivo: coloro che sviluppano concretamente le operazioni
di gestione.
Es. operazioni di marketing
c) soggetto operativo di controllo: coloro che verificano la corrispondenza tra
decisioni assunte ed esecuzioni attuate. Da suggerimenti ai due soggetti precedenti. Si
trova un po’ ovunque questo soggetto, nei vari dipartimenti dell’azienda.
Idealmente separiamo queste tre figure, ma a volte svolgono queste tre funzioni la
stessa persona.
IL SOGGETTO ECONOMICO (3 SOGGETTO)
Posto che l'azienda è istituita per soddisfare gli interessi di dati soggetti (interessi
istituzionali), si definisce soggetto economico
"l'insieme delle persone fisiche o giuridiche che sono portatrici di interessi
istituzionali nell’azienda, nel cui prevalente interesse l'azienda è posta in
essere e svolge la propria attività"
Sono diversi soggetti chiamati stakeholders e sono coloro che guidano le decisioni e
possono essere persone fisiche o persone giuridiche. Hanno diversi bisogni e
aspirazioni.

Al soggetto economico spetta il massimo potere di controllo dell'attività


aziendale e, soprattutto, il potere di fare cessare l'azienda.
 nell'azienda domestico-patrimoniale:
è il capofamiglia e gli altri membri della famiglia in grado di influenzarne
l'amministrazione
 nell'impresa individuale
corrisponde all'imprenditore individuale che assomma in sè anche la figura di soggetto
giuridico
 nella grande impresa
nella SPA, fanno parte del soggetto economico i titolari del capitale di comando, cioè
coloro che hanno conferito una quota del capitale sociale tale da poter avere la
maggioranza nelle assemblee
Possono fare parte del soggetto economico, in date occasioni, anche i lavoratori, non
come singoli ma quale gruppo organizzato sindacalmente.
Rientra nel soggetto economico anche il soggetto operativo.
In condizioni patologiche per la vita dell'impresa, quando questa si dimostra
insolvente, possono fare parte del soggetto economico anche i creditori.
 nelle aziende composte pubbliche
è costituito, oltre che dal soggetto operativo, anche dalla comunità sociale che
usufruisce dei servizi pubblici offerti dall'azienda territoriale.

IL SISTEMA DI GOVERNANCE
l soggetto economico esercita il potere di governance (può definire modalità di
governo)
Il sistema di governo disciplina il coordinamento delle attività ed assicura il
conseguimento dei risultati attraverso regole definite e chiari meccanismi di
attribuzione delle responsabilità generali
Rappresenta la modalità attraverso cui si regola la gestione ed il controllo nelle
aziende
Nelle aziende in forma di impresa il sistema di governo è nelle mani dell’imprenditore
Nelle aziende in forma societaria vi può essere separazione tra gestione e controllo, al
fine di verificare che la gestione esercitata dai soggetti eletti dai soci di maggioranza
non leda gli interessi delle minoranze

Ci sono diversi modelli di sistemi di governance, è formato da diversi processi.


In italia è più sviluppato sistema tradizionale,
l’assemblea dei soci: è formato da tutti i soci che detengono almeno un azione del
capitale della società. Si chiama assemblea perché si incontrano tutti e assumono
decisioni, una delle principli decisioni è nomina consiglio di amministrazioni
(definiscono indirizi strategici della società).
Ci sono anche membri del consiglio indipendenti/esterni, che cercano di tutelare
interessi diversi da quelli dell’azionista di riferimento. Perché essendoci tanti soci,
esistono anche soci di minoranza, che però non hanno grande potere e vengono quindi
tutelati da questi membri.
Il collegio sincadale, eletto sempre dall’assemblea dei soci: organo costituito da più di
un soggetto, e ha l’obbligo di controllare che quanto svolto sia coerente con idee stato
e soci.
Amministratore delegato: ha tutte le responsabilità legali delle attività aziendali.
Insieme al consiglio nominano il direttore generale.
Il soggetto economico Gli stakeholder
Gli stakeholder sono i soggetti esterni all’impresa, portatori di interessi nei suoi
confronti.
Possono essere soggetti economici e soggetti non economici.
In generale, si possono definire stakeholder le seguenti classi di soggetti:
a) dipendenti: è un portatore di interesse, perché più lavora maggiore è la
remunerazione
b) fornitori:
c) concorrenti
d) clienti
e) associazioni di categoria
f) istituzioni finanziarie: banche, permettono di finanziare parte del capitale
investito, non coperto da equity
g) organizzazioni
h) enti locali
i) governo nazionale
L’AMMINISTRAZIONE E I SUOI MOMENTI. Non si fa, si legge
1. LA GESTIONE
Abbiamo già definito l’amministrazione aziendale come la complessa attività svolta dai
soggetti aziendali per dare vita, fare funzionare o estinguere una data azienda.
Il primo momento dell’amministrazione è la gestione, ovvero l’insieme delle decisioni e
delle operazioni tramite le quali le aziende pongono in essere gli scambi sui mercati ed
attuano i processi di consumo e di produzione per raggiungere gli obiettivi del
soggetto economico.
È la parte fondamentale dell’amministrazione.
2. L’ORGANIZZAZIONE

Organizzare significa ordinare e specializzare l’attività dei diversi individui che


svolgono la gestione, assegnando loro specifiche funzioni.

Gli individui diventano così organi dell’azienda.


L’organizzazione deve sviluppare coordinamento e cooperazione tra gli individui dei
diversi organi aziendali e tra gli organi stessi.

3. LA RILEVAZIONE
Per assumere una determinata decisione è necessario disporre di informazioni su
risorse disponibili; n contesto; risultati.
Le informazioni sono ottenute grazie a processi di rilevazione, cioè di operazioni più o
meno complesse tramite le quali si osserva la realtà al fine di ottenere dati relativi alla
gestione, all’organizzazione ed all’ambiente in cui l’azienda opera.
i dati, elaborati ed ordinati, utilizzabili per conoscere o per decidere, costituiscono le
informazioni.
MANAGEMENT
Le organizzazioni-aziende sono sistemi finalizzati, o teleologici, dotati di obiettivi e
vincoli definiti dagli stakeholder, autonomamente conseguibili.
Il management (la direzione) è il momento fondamentale e più elevato della
gestione, in quanto stabilito il sistema degli obiettivi operativi predetermina la
“traiettoria” dell’azienda (ovvero la direzione nello spazio–tempo aziendali), lei ha
detto solo definizione
mediante un sistema di pianificazione e controllo, e verifica continuamente che il
sistema aziendale segua le linee evolutive preconfigurate,
predisponendo gli opportuni interventi di correzione per annullare eventuali
scostamenti di traiettoria.
Grazie al management, l’azienda diventa sistema direzionale, che viene diretta verso
gli obiettivi.
E’, però, anche sistema autoregolantesi, dotato di autoregolazione od
autocontrollo o cibernetico
SETTORI E IMPRESE, CAP. 5
CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE DI PRODUZIONE
Classificare significa:
definire una o più caratteristiche distintive o criteri distintivi;
osservare gli oggetti della classificazione;
stabilire la rispondenza di ciascuno a una o più delle caratteristiche distintive;
assegnare ciascun oggetto ad un gruppo avente le medesime caratteristiche.
CLASSIFICAZIONE IN BASE AL SETTORE
Le production oriented organizations sono l’oggetto della nostra osservazione;
il criterio distintivo utilizzato è quello del settore economico di base in cui rientra
la produzione di un’azienda;
un settore economico di base è l’insieme delle aziende che svolgono un’attività
produttiva caratteristica nel ciclo di produzione e distribuzione dei beni.
I TRE SETTORI ECONOMICI DI BASE
Tre sono i settori economici di base, secondo il modello di Fisher – Clark.
Settore primario: (sviluppate maggiormente nei paesi in via di sviluppo, perché sono
attività semplici)
comprende le aziende dette di produzione primaria o originaria (attività di
trasformazione produttiva sono molto limitate)
che ottengono beni in forma originaria – ossia non esistenti o non disponibili per
l’utilizzo.
Settore secondario:
comprende le aziende trasformatrici o di produzione secondaria.
Settore terziario:
comprende le aziende di distribuzione dei beni;
comprende le aziende che svolgono un’attività di servizi alle precedenti. (es. energia
elettrica)
IL SETTORE TERZIARIO AVANZATO
Successivamente, nell’ambito del settore terziario tradizionale, si è distinto un
sottosettore chiamato terziario avanzato o superiore o quaternario:
comprende aziende di servizi che mal si inquadrano tra le aziende del terziario
tradizionale;
comprende aziende che producono beni o servizi nel campo della cultura, della ricerca,
dello spettacolo e dello sport. Es. IA

LE AZIENDE AGRARIE
Le aziende agrarie:
svolgono processi di produzione per ottenere beni da destinare direttamente o
indirettamente all’alimentazione o all’industria di trasformazione;
utilizzano condizioni produttive naturali e la fertilità naturale degli organismi
biologici vegetali ed animali.
Le aziende agrarie si classificano in:
aziende agricole, svolgono il processo tipico della coltivazione, ottenendo prodotti
agricoli. Comprendono anche le aziende boschive; Sfruttano terreno
aziende dell’allevamento, sviluppano il processo dell’allevamento di animali
terrestri (aziende zootecniche) e di animali acquatici (aziende ittiche). Sfruttano
fertilità animali.
LA COMBNINAZIONE PRODUTTIVA DELLE AZIENDE AGRARIE
AZIENDE AGRICOLE
UTILIZZANO I FATTORI
 LAVORO
 SEMENTI
 FERTILIZZANTI
 TERRENI (per coltivazione)
 FABBRICATI (agricoli)
 MACCHINARI
 ATTREZZATURE
 CONDIZIONI PRODUTTIVE NATURALI (luce solare, acqua)
OTTENGONO LE PRODUZIONI
PRODOTTI DEI RACCOLTI (sfruttano l’effetto moltiplicativo controllato degli organismi
vegetali)
Bisogna distinguere orto casalingo, da azienda che fa agricoltura per profitti
LE AZIENDE ESTRATTIVE
Le aziende estrattive rendono disponibili materie o energie altrimenti non
utilizzabili.
Esempi tipici: estrazione di materiali metalliferi, materiali combustibili solidi, liquidi e
gassosi,
ma anche sale dalle saline, torba dalle torbiere, marmi pietre e argille, sabbia e
pietrisco, ecc.
Spesso le aziende estrattive effettuano anche le prime lavorazioni sui materiali
ottenuti.

LE AZIENDE INDUSTRIALI O MANIFATTURIERE


Le aziende industriali o manifatturiere:
ottengono di beni o servizi attraverso la trasformazione fisico - tecnica di altri beni
per mezzo del lavoro umano, la cui produttività aumenta con l’impiego di macchinari
ed impianti;
poiché impiegano trasformazioni “manuali” le aziende industriali sono chiamate
anche manifatturiere.
Tipicamente le aziende industriali possono essere classificate:
in relazione alla natura della produzione;
in relazione alla destinazione della produzione;
in relazione alla velocità di utilizzo dei prodotti.
CLASSIFICAZIONE DELLE AZIENDE INDUSTRIALI PER NATURA/ PER DESTINAZIONE/
Velocità DELLE PRODUZIONI
In base alla natura delle produzioni:
o aziende produttrici di beni: aziende edili, aziende automobilistiche, aziende
alimentari, ecc;
o aziende produttrici di servizi: aziende elettriche, ecc.

In base alla destinazione della produzione:


aziende produttrici di beni per il consumo finale (o terminale);
aziende produttrici di beni strumentali.
In base alla velocità di utilizzo dei prodotti:
aziende che producono beni a veloce ciclo di impiego; per il consumo finale o come
costituenti di materie per altre aziende;
aziende produttrici beni a lento ciclo di impiego: ad esempio vagoni ferroviari,
abitazioni, arredamento domestico, ecc.
LE FILIERE
Molti prodotti sono il risultato di un processo produttivo complesso, fatto di fasi
disposte in serie o parallelo, ciascuna effettuata da aziende diverse.
Si chiama “filière” o filiera l’insieme delle aziende di produzione che partecipano “in
serie” ai vari stadi del processo produttivo che porta ad un prodotto destinato al
consumo finale.
Il concetto di filiera è diverso da quello di settore produttivo (aziende che tutte
producono la medesima tipologia di bene).
LE AZIENDE CONSERVIERE
Aziende conserviere:
oggetto tipico è la conservazione nel tempo delle merci; la funzione economica è
di consentire l’utilizzo in un tempo successivo di merci disponibili solo in
determinati periodi dell’anno; operano generalmente nel capo alimentare.
Si possono distinguere in:
o aziende che non attuano alcuna rilevante trasformazione fisica dei beni
conservati;
o aziende che conservano i beni mediante trasformazione in beni con
caratteristiche differenti (es. marmellate, pelati, salsa, pesce)
LE AZINDE EDILI
Le aziende edili:
hanno per oggetto la produzione di fabbricati ed accessori e di manufatti di ingegneria
civile (ponti, strade, dighe, ecc.); si classificano in:
aziende dell’edilizia residenziale o abitativa; n aziende dell’edilizia industriale.

LE AZIENDE MERCANTILI
La trasformazione produttiva delle aziende mercantili è quella di:
acquistare beni prodotti da altre aziende;
rivendere i beni acquistati;
senza apportare trasformazioni fisico tecniche rilevanti.
I beni oggetto di acquisto e rivendita si chiamano merci.
La funzione economica è la distribuzione delle merci, cioè rendere disponibili in dati
tempi, luoghi e partite le merci prodotte in altri luoghi, tempi e partite.
CLASSIFICS DELLE AZIENDE MERCANTILI
Le aziende mercantili possono essere classificate in:
aziende mercantili all’ingrosso. Sono specializzate nell’acquistare grandi partite di
merce e nel rivenderle ad altre aziende mercantili all’ingrosso o al minuto;
aziende mercantili al dettaglio o al minuto. Trasferiscono le merci al consumatore
finale. A seconda della forma di distribuzione si possono distinguere in:
aziende al piccolo dettaglio; n aziende di grande dettaglio.
Produzione, scambio e consumo. I canali di distribuzione
La complessità̀ del processo di distribuzione dipende dal numero di aziende mercantili
presenti tra distribuzione e consumo.
Un canale di distribuzione è l’insieme delle aziende mercantili – unitamente alle
aziende conserviere e di trasporto – che portano beni dal produttore al distributore
Le aziende di trasporto
Il trasporto è lo spostamento geografico di persone o cose nel rispetto di tempi
e modalità di presa e consegna prefissate.
E’ normalmente effettuato da imprese specializzate che hanno per oggetto le
prestazioni del servizio di trasporto per conto terzi.
Le aziende di trasporto si classificano:
secondo la forma del trasporto; secondo l’oggetto del trasporto.
Secondo la forma del trasporto:
aziende di trasporto per terra, aziende di trasporto per acqua, aziende di
trasporto per aria
Secondo l’oggetto del trasporto:
aziende per il trasporto passeggeri, aziende di trasporto di merci.
Aziende di credito
Si chiamano aziende di credito o bancarie le aziende:
specializzate nella raccolta di risorse monetarie di aziende che presentano surplus
monetari, che erogano ad altre aziende che ne abbisognano per finanziare:
i processi di consumo (credito al consumo, alle famiglie);
i processi di produzione (credito alla produzione, alle imprese).
Le aziende di credito fanno la funzione di intermediari del credito.
Operano la distribuzione del credito tra produttore del credito e utilizzatore del
credito.
Acquisizione e concessione del credito
Acquisire credito significa
acquisire la disponibilità, non la proprietà, di capitali per un dato periodo;
con l’obbligo di restituire lo stesso ammontare di capitale al termine;
con l’obbligo di corrispondere come compenso una somma aggiuntiva, chiamata
interesse (costo per l’utilizzo del capitale).
Concedere credito significa garantire la disponibilità di un certo capitale per un
certo periodo, contro compenso dell’interesse (ricavo per la concessione dell’uso del
capitale).
Le aziende del settore quaternario
Nel terziario avanzato o quaternario sono incluse aziende che sviluppano attività
eterogenee e comunque non inquadrabili tra le attività:
di produzione primaria (aziende agricole);
di produzione secondaria (aziende industriali);
del settore terziario (aziende mercantili, del credito, di assicurazione).
Tra le aziende del quaternario si accennano alle aziende di leasing, alle aziende dello
sport e dello spettacolo.
Aziende di leasing
Le aziende di leasing o di locazione hanno per oggetto: l’acquisto di beni e la
concessione in uso di tali beni ad aziende di altro tipo, dalle quali ricevono un
canone periodico;
al termine dell’utilizzo il bene è restituito (locazione operativa) oppure viene ceduto
all’azienda utilizzatrice (locazione finanziaria) contro il pagamento di un riscatto.
Le aziende di locazione finanziaria sono assimilabili ad aziende che erogano
credito ed i canoni di locazione finanziaria sono assimilabili a rate di rimborso di un
finanziamento.
Le aziende dello sport
Le aziende dello sport offrono: il servizio delle manifestazioni sportive o ginniche, per
le quali sono fissati prezzi sotto forma di biglietti di ingresso o abbonamenti.
Le aziende di produzione dello spettacolo offrono il servizio dello spettacolo per il
quale analogamente sono fissati prezzi sotto forma di biglietti d’ingresso o
abbonamenti.

ORANIZZAZIONE, cap. 8
L’organizzazione e le sue caratteristiche
DISCIPLINA ECONOMICA AZIENDLE
Nelle aziende si sviluppa il lavoro organizzato, cioè abile, attrezzato, specializzato nelle
funzioni, diviso funzionalmente in organi tra loro interconnessi, che operano in modo
coordinato e cooperativo.
Gli individui che operano nell’azienda partecipano alla “intrapresa economica
comune”, spinti da motivazioni personali di remunerazione e di miglioramento
individuale che presuppongono il raggiungimento del fine ultimo comune della
produzione e/o del consumo efficienti. (ci sono sia costi che benefici)
L’organizzazione degli individui diventa un’unità autonoma, dotata di conoscenze
complessive superiori a quelle degli individui che la costituiscono.
ORGANI E FUNIZIONI AZIENDALI TIPICHE
l sistema degli organi aziendali tramite i quali si svolge l’amministrazione
forma la struttura organizzativa aziendale.
Gli organi – monopersonali o pluripersonali – possono essere classificati, secondo la
funzione prevalente, in organi (si trovano in tutte le aziende) :
 decisionali (direttivi): es. manager
 esecutivi
 di controllo

UN PRIMO ELENCO DI ORGANI SPECIFICI NELLE AZIENDE DI PRODUZIONE

a) funzione approvvigionamenti; può inglobare la sotto funzione conservazione-


magazzino materiali e logistica in ingresso; contatto con fornitori per il singolo
macchinario/bene. Parte dal contatto con fornitori, fino alla disposizione dell’ordine e
quindi alla consegna dei materiali.

b) funzione personale; può comprendere la sotto funzione tempi e metodi che si


propone di ottimizzare il rendimento del lavoro umano. Es. risorse umane, questa
funzione segue i dipendenti
c) funzione produzione; può comprendere le funzioni controllo di qualità e
manutenzione e riparazione e di logistica in uscita; si occupa di utilizzare fattori
produzioni e organizzare lavoro dei dipendenti per creare prodotti
d) funzione finanza; si occupa di reperire capitali in modo più conveniente e
identifica le linee di investimento.
e) funzione tesoreria; nelle imprese di grandi dimensioni comprende anche le sotto
funzioni di gestione crediti e debiti (credit management) e di gestione delle eccedenze
di cassa (cash management); monitora l’andamento delle risorse monetarie,
fondamentale per poter ad esempio far fronte a obbligazioni, come pagamento
stipendi
f) funzione ragioneria/ amministrazione/ bilancio; comprende le sotto funzioni di
contabilità, bilancio, cost accounting e reporting ecc., a diversi livelli di dettaglio;
riguarda la rilevazione aziendale
g) funzione organizzazione; si possono ricomprendere alcune sotto funzioni:
l’organizzazione del lavoro, l’organizzazione degli impianti (layout) e la logistica in
generale; spesso unita a quella del personale
h) funzione ricerca e sviluppo/ innovazione (R&D cioè Research and
Development): ricerca e gestisce le innovazioni tecniche, commerciali, manageriali ed
organizzative; (es. nuovi materiali)
i) funzione marketing: è la funzione finalizzata alla ricerca delle forme per un più
efficiente collocamento dei prodotti sui mercati; (vista anche nel secondo capitolo,
ricerca strategie per aumentare profitti)
j) funzione pubbliche relazioni o PR; è indispensabile nelle grandi imprese per
aumentare l’efficienza esterna verso gli stakeholders; permette di creare relazioni tra
azienda e pubblico/investitore, per comunicare ciò che avviene nell’azienda
k) funzione controllo: può comprendere le sotto funzioni di budgeting, di reporting e
di internal auditing; pianifica costi e controlla che siano stati raggiunti i ricavi
progettati
l) funzione amministrazione generale: è una funzione generica tipica delle
imprese di modeste dimensioni. Funzione di supporto a tutte le altre funzioni
Una funzione non citata ma che ormai viene aggiunta in tutte le aziende, può essere la
funzione sostenibilità.
LA STRUTTURA ORGANIZZATIVA
Tra gli organi aziendali esistono numerose specie di relazioni; tra le molte, ricordiamo:
1)relazioni di autorità e di potere; non bisogna essere inadempienti
2) relazioni di gerarchia e responsabilità; una relazione che avvince un organo
superordinato a quelli subordinati si definisce relazione di line; si denominano
relazioni di staff quelle tra organi non direttamente collegati da una linea di autorità
ma da linee di informazione.
3) relazioni di comunicazione: tali relazioni possono, a loro volta, assumere varie
forme: vi può essere comunicazione orizzontale tra organi posti allo stesso livello
della gerarchia, e comunicazione verticale tra organi posti a livelli differenti. Le
relazioni di comunicazione possono riguardare:
la trasmissione di ordini, il feedback dell’esecuzione, l’invio di informazione in senso
lato, sia orizzontali, sia verticali.

Organigramma: in alto abbiamo livelli maggiori,


assicurazione e qualità è un organo di staff.
ORGANIGRAMMI
Si denomina organigramma un modello schematico del sistema degli organi
aziendali che caratterizzano la struttura organizzativa formale.
Le forme di struttura organizzativa, che si traducono in altrettanti organigrammi tipici,
sono molteplici. Le strutture fondamentali “pure” possono ridursi a due:
la struttura lineare pura (da un singolo obbiettivo si assegnano funzioni): obbiettivo
comune
la struttura funzionale pura (si parte da definizione funzione, e all’interno di ciascuna
funzione si definisce obbiettivo): ci sono diversi sotto obbiettivi, non ci sono problemi
di coordinamento.
La logica delle due strutture può essere messa in evidenza dai modelli della figura 8.1,
denominati matrici elementari di organizzazione,
La struttura matrice, mette insieme le due strutture, è un organigramma che si usa
quando aziende sviluppa diversi progetti.

VARIANTI DI STRUTTURE ORGANIZZATIVE


a) la struttura per line e staff; sono creati organi operativi (di line) cui compete
l’esecuzione di dati compiti; ad essi è demandata l’attività decisionale; a questi si
affiancano organi specialistici (o di staff), di consulenza, i quali non hanno potere
decisionale ma svolgono funzioni consultive per gli organi operativi;
b) la struttura funzionale modificata per “product manager”; i “product
manager” sono organi specializzati per la gestione di prodotto (singolo prodotto,
gamma e linea di prodotti), con la funzione di coordinare e di integrare le varie unità
funzionali;
c) la struttura funzionale per progetti (o per “project manager”); per progetto,
si può intendere un insieme di attività di progettazione o di produzione di date unità o
lotti specifici di un dato prodotto alle quali si assegna un responsabile;
d) la struttura divisionale caratterizza le aziende divise territorialmente e/o
economicamente. (es. Ferrero America/ Europa: Ferrero Italia- Francia -Germania/ asia
e) la struttura a gruppo, che si conforma quando le imprese oltre che
territorialmente frazionate sono anche composte da un sistema di unità
giuridicamente distinte (paragrafo 7.10).
GOVERNACE: già detto nel capitolo 7

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