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UNITÀ 5
COMUNI → SIGNORIE → PRINCIPATI
Nei Comuni italiani la contrapposizione tra consorterie aveva trasformato la
vita cittadina in una sorta di guerra civile permanente. Questa situazione
determinò nel corso del XIII-XIV secolo, nell'Italia centro-settentrionale, la
formazione di una nuova istruzione politica: la signoria, una magistratura
straordinaria, che si sovrappone alle vecchie istituzioni del comune e
tendenzialmente ereditaria.
Essenzialmente questa situazione favorì l'ascesa del cosiddetto signore che
si assumeva i pieni poteri, grazie al ricorso da parte alla forza da parte del
signore stesso addirittura erano i cittadini stessi a richiedere a un podestà
che aveva ben operato di svolgere questo ruolo.
Ben presto i signori cercarono di rafforzare il loro potere ottenendo
dall'imperatore o dal papa un titolo nobiliare che lo legittimasse. Divennero
così duchi o marchesi, e la Signoria prese il nome di Principato, mentre i
cittadini divennero sudditi.
Il Principato fu dunque una degenerazione delle originarie istituzioni
popolari rappresentative della città, cioè dei comuni. Infatti, il principe
riceveva la sua autorità sovrana non più dal popolo cittadino, come accadeva
per consoli o per i podestà, ma da un'autorità superiore universalmente
riconosciuta e incontestabile.
UNITÀ 6
La popolazione europea in tre secoli dal Mille al Trecento raddoppiò. Poi
successivamente a quel periodo di incremento demografico iniziò una crisi
demografica causata:
● dalle carestie che a partire da quella del 1315-17, ebbero, in media,
cadenza decennale (cioè si ripetevano a distanza di 10 anni). La
carestia innescava un circolo vizioso: la fame decimava vittime → la
manodopera si riduce → e raccolti diminuivano ulteriormente →
aggravando la situazione;
● dalle guerre che fecero migliaia di vittime e devastarono
continuamente le campagne.
● da una terribile epidemia di peste
la PESTE (unità sei)
Il termine deriva dal latino pestis, la cui radice peius sta a indicare “la
peggiore malattia”. Fino al XVII secolo, questo termine venne usato per
descrivere le grandi epidemie senza distinzioni. Non sempre, dunque, quello
che la tradizione ci ha tramandato come peste era effettivamente tale:
poteva ad esempio essere morbillo, vaiolo o tifo, come nel caso dell celebre
epidemia che nel 430 a.C.
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L'epidemia di peste a cui ci si riferisce, risale al 1346 quando la colonia
genovese di Caffa, situata in Crimea, era assediata dai Tartari. La cittadella
resisteva da ormai tre anni quando improvvisamente tra i Tartari scoppiò la
peste. Gli assedianti, decimati dal morbo, tentarono disperatamente di
espugnare la città catapultando al di là delle mura i corpi dei compagni
morti.
Tuttavia, i Tartari, o almeno quei pochi che si salvarono dal morbo, si
trovarono costretti a fuggire ad ogni modo e a ritornare verso l'Italia.
Così facendo diffusero il morbo in Occidente: la peste giunse in un primo
momento, tra la primavera e l'ottobre del 1347, a Costantinopoli, Genova,
Venezia, e Sicilia; poi rapidamente si dilagò nell'Africa del Nord, nel Medio
Oriente, nella Pianura Padana in Toscana, Francia, Inghilterra e Germania.
L'anno successivo l'epidemia colpì anche l'Europa centrale e settentrionale.
La pandemia durò fino al 1351, anche se gli ultimi casi si ebbero nel 1353, e
causarono la morte di quasi ⅓ della popolazione europea.
Tuttavia, tra la metà del Trecento e il Seicento, però, la peste si ripresentò in
Europa ogni otto anni circa. Conseguentemente, l'Europa faticò molto a
riprendersi dalla crisi demografica: infatti, solo nel Cinquecento tornerà a
contare la stessa popolazione che aveva all'inizio del Trecento.
• LE CAUSE DELLA PESTE
la peste si può presentare in tre modi:
1. la peste bubbonica, quando la malattia si manifesta nelle ghiandole
inguinali o ascellari provocando ascessi e tumefazioni, noti appunto
come bubboni;
2. la peste polmonare, quando sono interessati i polmoni;
3. quella setticemica, che si manifesta con emorragie cutanee che
danno luogo a delle chiazze nere: da qui, secondo alcuni deriva
l'espressione peste nera.
Per altri, invece, l'indicazione nera vorrebbe semplicemente dire
che era quasi impossibile scamparne. In genere, si hanno febbri
altissime, emicranie e deliri. Poi, entro 24 ore, sopraggiunge la
morte.
Dai cronisti dell'epoca sappiamo che la peste è provocata da un bacillo, la
yersinia pestis e che si trasmette tramite le pulci xenopsylla cheopis, le quali si
attaccano ai ratti comuni.
La rapidità con cui i corrieri mongoli percorrevano l'Asie angele dell'Europa
può dunque aver facilitato il contagio, attraverso topi annidati in qualche
sacco di grano.
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Un fattore influente era il fatto che, contrariamente a ciò che si può pensare,
una volta morto il vettore del morbo, cioè il topo, la pulce non moriva con
quest'ultimo, bensì si spostava su altri topi o esseri umani.
• le REAZIONI al MORBO
Gli uomini medievali pensavano he la causa di tale flagello non potesse che
essere la manifestazione della collera divina.
La medicina, invece, si interrogava alla ricerca di soluzioni: la teoria più
diffusa riteneva che la malattia fosse legata alla “corruzione dell'aria”,
quindi all'inquinamento dell'atmosfera. Dunque si consigliava di evitare
l'aria al di sopra delle acque stagnanti e degli acquitrini, e di eliminare i
cumuli di sporcizia. Ci si sciacquava frequentemente le mani e il viso con
acqua e aceto, o si bruciano sostanze odorose a scopo di disinfezione.
Fortemente sconsigliati erano il movimento e l'attività sessuale, che
dilatano i pori e facevano inspirare una maggiore quantità d'aria.
• gli EBREI: un CAPO ESPIATORIO
Alla ricerca di un colpevole, di un capro espiatorio contro cui sfogare le
proprie angosce e la propria frustrazione per un morbo misterioso e
inarrestabile, le popolazioni si scagliarono contro gruppi sociali emarginati,
tra questi soprattutto gli Ebrei: accusati di aver assassinato Gesù Cristo e
non tollerati per la loro diversità anche nell'alimentazione e
nell'abbigliamento, erano i primi bersagli dell'aggressività popolare.
Così, migliaia di ebrei morirono nei pogrom, ovvero dei movimenti di stragi
collettive di questi avvenute soprattutto in Francia, Svizzera e Germania.
• la RAFFIGURAZIONE della PESTE
La diffusione della peste ebbe un impatto enorme sulla sensibilità della
popolazione dell'epoca, come dimostrano le numerose rappresentazioni
della morte.
Ad esempio, nell'introduzione del Decameron, Boccaccio rappresenta il
morbo come un cavallo nero e magro: Il cavallo indica la velocità con la
quale la morte raggiunge l'uomo senza dargli scampo ed è magro perché
spesso le epidemie insorgevano dopo o durante periodi di carestia. Il cavallo,
così come avanza colpendo in modo indiscriminato chiunque, poveri e
ricchi, ignoranti e colti.
le RIVOLTE del ‘300 (unità sei)
Nel XIV secolo vi furono violente rivolte sociali, sia contadine che urbane.
Queste furono certamente favorite dal crescente divario sociale e dalla
diffusione della povertà che generarono un vasto malcontento; però, la
causa fondamentale delle rivolte fu l'esclusione della stragrande
maggioranza della popolazione da qualsiasi possibilità di partecipazione
politica.
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I nobili, il clero e la grande borghesia difendevano i loro interessi attraverso
le assemblee rappresentative degli ordini, mentre i contadini e il
proletariato urbano non avevano nessuna possibilità di far valere le proprie
ragioni e contemporaneamente erano chiamati a sostenere il peso maggiore
delle tasse. Per questo queste rivolte furono nominate come quelle degli
esclusi.
Tuttavia, i vari protagonisti delle rivolte, non riuscirono a unirsi a sostegno
delle proprie rivendicazioni, e lottavano spesso per obiettivi non
interamente comuni.
Dunque l'isolamento dei rivoltosi e l'eterogeneità delle loro richieste furono
le cause principali della debolezza e dell'insuccesso dei tumulti.
• le JACQUERIES in FRANCIA
In Francia, nel 1358, il re Giovanni il Buono pretese di imporre nuove tasse
per finanziare il conflitto con l'Inghilterra. La borghesia, una delle vittime di
tale provvedimento, entrò in agitazione: conquistarono e diedero alle
fiamme numerosi castelli, uccisero i nobili che ne erano proprietari,
bruciarono i documenti che sancivano i loro obblighi nei confronti dei
proprietari.
La rivolta contadina assunse il nome di jacqueries: Jacques Bonhomme era il
soprannome spregiativo affibbiato dai nobili al capo dei ribelli, Guillaume
Charles. Da allora jacqueries vennero definite tutte le insurrezioni contadine
che mostravano caratteristiche simili a quella del 1358: rivolte dai tratti
molto violenti che si esauriscono in un periodo di tempo assai breve.
• la RIVOLTA in INGHILTERRA
Anche in Inghilterra un aggravio fiscale Imposto per far fronte alle spese
della guerra contro la Francia costituisce il pretesto di una rivolta popolare:
Nel 1381, infatti, il Parlamento approvò la poll-tax, ovvero una tassa che
colpiva tutti i cittadini di età superiore ai 15 anni.
I contadini erano esasperati da anni di difficoltà economiche fecero
esplodere una rivolta nel Kent e nell'Essex, sotto la guida di Wat Tyler: i
contadini appiccano il fuoco alle abitazioni signorili, arcivescovile; quindi
marciarono su Londra. Invasero Canterbury e saccheggiarono il palazzo.
Le richieste, tuttavia, anche in questo caso erano varie ed eterogenee:
● i contadini nullatenenti chiedevano il ripristino delle terre comuni e
l'abolizione della servitù;
● I contadini agiati reclamavano l'alleggerimento degli obblighi nei
confronti dei signore e la diminuzione dei canoni d'affitto;
● il proletariato urbano di Londra, infine, rivendicava una generica
società ideale, caratterizzata dalla comunione dei beni.
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La Corona inglese decise di accogliere inizialmente tutte le richieste della
folla tumultuante che aveva occupato Londra. Una parte dei contadini tornò
soddisfatta alle proprie terre, invece una parte minore, più radicale, fu
duramente repressa e sconfitta dall'esercito, mentre Tyler, fu catturato e
ucciso.
• i CIOMPI a FIRENZE
Negli stessi anni, anche Firenze fu protagonista di una rivolta dalle ampie
proporzioni: Il popolo minuto, cioè la manodopera salariata, era stato
duramente colpito dalla crisi economica ed era pesantemente sfruttato dai
maestri delle botteghe.
Per questo motivo i lavoratori iniziarono a reclamare il diritto a riunirsi in
associazione e ad essere rappresentati nel governo cittadino.
Particolarmente difficile era la situazione degli operai della lana, che erano
impiegati nella manifattura più importante della città e costituivano quindi
un gruppo numericamente molto consistente. Nel 1378 gli scardassieri di
lana, detti Ciompi, si sollevarono e sotto la guida di Michele di Lando e
conquistarono i posti di potere nel governo cittadino che intendevano
ottenere.
Anche in questa occasione, però, furono le divisioni a condannare il
movimento al fallimento.
Nel complesso si può sostenere che il tumulto dei Ciompi fallì per la scarsa
coesione dimostrata e per l'incapacità di coinvolgere la gente del contado. A
differenza delle rivolte trecentesche scoppiate in Francia e in Inghilterra,
infatti, quella fiorentina fu essenzialmente urbana.
UNITÀ 7
lo STATO MODERNO
L'ascesa del sovrano, cioè l'epoca un cui il re inizia ad accentrare i poteri
nelle sue mani, segna la nascita dello stato moderno, ovvero il tipo di
monarchia che caratterizzò l'Europa tra il XV e il XVIII secolo. Lo stato
moderno ebbe tre caratteristiche fondamentali:
● l'accentramento del potere,
ovvero la progressiva acquisizione da parte del monarca delt
controllo completo e diretto della vita politica; I sovrani cercarono
inoltre di assicurarsi il controllo della Chiesa nazionale, sottraendo a
Roma il diritto di nominare gli ecclesiastici più importanti come
vescovi e abati. Nessun re, infatti, era disposto a rinunciare
all’utilizzo della religione come strumento di governo.
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● la territorialità, cioè il fatto che la sovranità/il potere del re era
circoscritta/o a un territorio limitato, in contrasto con la visione
universalistica dell'Impero e del papato;
● la concezione patrimoniale e dinastica dello Stato;
Nel senso che lo Stato era concepito come un bene di proprietà del
sovrano; e proprio per questo passava per via ereditaria ai suoi
discendenti dando vita a una dinastia.
le CONSEGUENZE SOCIALI
Lo Stato moderno nacque dall'accentramento del potere e dunque dallo
scontro tra il monarca e ceti privilegiati, cioè la nobiltà e il clero.
I nobili contrastarono costantemente la tendenza all'accentramento,
rivendicando il diritto di rappresentare il popolo e dunque di controllare
l'autorità sovrana. Il vero obiettivo della monarchia, comunque, non fu
quello di annientare la nobiltà, ma intendeva semplicemente ridurla al suo
servizio.
Di conseguenza fu importante per il monarca il consenso dei ceti popolari e
soprattutto dei borghesi: i primi appoggiarono il re perché l'eliminazione dei
privilegi della nobiltà spesso significava l'eliminazione delle servitù cui
erano sottoposti; i secondi, perché l'affermazione dello Stato apriva loro
l'accesso ai livelli superiori della società.
l’ORGANIZZAZIONE dello STATO MODERNO
Con l'affermazione delle monarchie il centro dello Stato divenne la corte,
dal latino curtis, cioè il luogo in cui viveva il re e da dove governava il regno
ma anche l'insieme delle persone che vivevano con il re e che collaborano al
governo del paese.
Attraverso la corte il sovrano guidava l'esercito e la burocrazia → il termine
deriva dal francese bureaucratie, a sua volta formato da bureau, “ufficio”, e
cratie, dal greco krátos, “forza/potere”.
È essenzialmente il complesso dei pubblici uffici e dei pubblici funzionari ai
quali sono demandati l'esecuzione operativa e il controllo amministrativo.
Questi erano i due strumenti che consentivano al sovrano di concretamente
accentrare il potere e di imporre la sua autorità.
La nascita delle monarchie fu infatti sempre accompagnata:
● dalla formazione di un esercito permanente, costituito da mercenari,
cioè volontari che facevano i militari di professione che dipendevano e
prestavano servizio direttamente al re;
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● dall'organizzazione di una burocrazia, formata da funzionari che
riscuotevano le tasse e amministravano la giustizia per conto del re;
per mezzo della burocrazia il sovrano poteva evitare di affidare questi
compiti alla nobiltà.
Questo tipo di organizzazione era particolarmente evidente nei tre regni più
importanti del Basso Medioevo: la Francia, l'Inghilterra e la Spagna.
le DIFFERENZE fra le MONARCHIE FEUDALI e lo STATO MODERNO
P. FEUDALE P. MONARCHICO
giustizia Amministrata dai vari Aumenta il controllo centrale
signori locali, ma i sulle varie corti di giustizia
crimini maggiori erano di locali e soprattutto inizia un
competenza di un signore progressivo processo che
di maggiore importanza. vede l’emanazione di leggi
generali, valide per tutto il
territorio.
territorialità Il territorio è considerato Il territorio nel suo
una somma di poteri che complesso è l'ambito di
fanno riferimento a una esercizio del potere del
sovranità superiore: sovrano.
l'imperatore.
esercito L'esercito è fondato sui I re affidano la difesa dello
rapporti personali e di stato a soldati di professione,
fedeltà tra il signore e i i mercenari.
suoi vassalli, tenuti a I regni più grandi possono
garantire aiuto militare. mantenere un esercito
permanente, direttamente
alle dipendenze dello Stato.
fiscalità C'è una doppia fiscalità: Si amplia il controllo del re
la popolazione paga le anche sulla fiscalità che
tasse riscosse dai signori viene gradualmente sottratta
locali e altre riscosse dal alla competenza del signore
re. locale.
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assemblee Le assemblee non sono Aumenta la
rappresentative regolari e hanno scarso regolamentazione delle
controllo sull'operato del assemblee e si amplia il
re. numero di gruppi sociali
rappresentati, ma
continuano ad essere esclusi
i ceti inferiori.
Le assemblea acquisiscono
sempre più potete
sull'operato del sovrano.
La guerra fu la vera e propria levatrice dello Stato moderno; infatti l'epoca
della sua edificazione fu aperta e chiusa da due grandi conflitti continentali:
la guerra dei Cent'anni e la guerra dei Trent'anni.
la GUERRA DEI 100 ANNI (1337-1453) All'inizio del Trecento i sovrani
francesi giunsero a controllare due terzi del territorio nazionale, quando un
terzo erano di proprietà inglese. Questa situazione rappresentava un
ostacolo nel processo di affermazione della monarchia e di riunificazione
territoriale.
Perciò nel 1337, il re francese Filippo VI, della dinastia dei Valois, decise di
appropriarsi dei feudi inglesi. Il re d'Inghilterra Edoardo III reagì
rivendicando per sé la corona francese: afferma infatti che la nuova dinastia
dei Valois fosse subentrata al trono per mancanza di eredi diretti del ramo
capetingio; ma anche il sovrano inglese era imparentato con Carlo IV,
l'ultimo sovrano capetingio, e dunque anch'egli aveva diritto sulla corona
francese.
Iniziò così la guerra dei Cent'anni, il conflitto tra Francia e Inghilterra che si
sviluppò tra il 1337 e il 1453. In una prima fase della guerra gli Inglesi
riuscirono ad avere la meglio, sconfiggendo le truppe francesi nelle battaglie
di Crécy nel 1346 e di Poitiers nel 1356.
Poi successivamente, con Carlo V la Francia si riorganizzò e riconquistò
buona parte dei territori che aveva ceduto all'Inghilterra. Tuttavia dopo la
morte di Carlo V la guerra si interruppe per un lungo periodo a causa dei
contrasti interni che limitavano le corone.
In Francia, il nuovo sovrano Carlo VI era un minore e fu sottoposto alla
tutela degli zii Filippo l'Ardito di Borgogna e Luigi d'Orléans.
Ma quando raggiunse la maggiore età Carlo diede chiari segni di squilibrio
mentale così le due fazioni si contesero il trono:
● I borgognoni (sostenitori di Filippo l'Ardito)
● gli Armagnacchi (da Bernardo d'Armagnac, che si schierò a favore di
Luigi d'Orléans).
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A quel punto l'Inghilterra approfittò delle difficoltà del nemico, e si alleò
con i borgognoni, riapparendo così il conflitto. La Francia subì una rovinosa
disfatta nella battaglia di Azincourt nel 1415: successivamente alla quale gli
Inglesi si impadronirono di tutta la Francia centro-settentrionale, compresa
Parigi; Inoltre, tramite il Trattato di Troyes del 1420, riuscirono addirittura
ad obbligare Carlo VI di riconoscere come suo erede il re d'Inghilterra Enrico
V, dandogli in sposa sua figlia.
Nonostante il Trattato di troyes, alla morte di Carlo VI suo figlio, Carlo VII
rivendicò l'eredità del regno e una parte della Francia lo riconobbe come re.
Carlo VII riordino l'esercito e le finanze e dai territori che possedeva nella
zona della Loira, ma soprattutto organizzó la riscossa contro gli Inglesi.
In questa rivincita, un ruolo speciale fu ricoperto da una giovane contadina,
*Giovanna d'Arco, che tra il 1429 ed il 1431 guidò l'esercito francese e liberò
la città di Orléans dall'assedio inglese. Subito dopo Carlo VII fu incoronato re
di Francia mentre la 19enne Giovanna d'Arco, fu invece catturata dagli
inglesi, processata come eretica e venne condannata al rogo nel 1431.
Con la sconfitta definitiva dell'Inghilterra nel 1453 l'Inghilterra fu obbligata
a rinunciare a tutti i territori francesi tranne la città di Calais.
le CONSEGUENZE alla GUERRA dei 100 ANNI
Diverse sono le guerre in seguito alla guerra; dal punto di vista tecnologico
militare, vi è l'introduzione della bombarda e dei proiettili in pietra, quindi
generalmente l'uso delle armi da fuoco sul campo di battaglia.
Invece dal punto di vista politico, la Francia diventa una delle monarchie
nazionali con maggior potenza.
Dal punto di vista urbano invece, le fortificazioni cambiano, specie le mura
che, in seguito all'introduzione delle armi da fuoco, diventano sempre più
larghe e più basse.
la GUERRA delle DUE ROSE
La sconfitta nella guerra dei Cent'anni provocò in Inghilterra una crisi
dinastica e una violenta guerra civile.
A partire dal 1455 i Lancaster e gli York si affrontarono in una guerra per il
possesso della corona, che divise tutta l'aristocrazia inglese in due fazioni
contrapposte.
Questo conflitto fu chiamato guerra delle Due Rose dalle insegne delle due
famiglie: la rosa bianca per gli York. quella rossa per i Lancaster.
La guerra civile si trascinò fino al 1485 quando Enrico VII Tudor, gallese
figlio di Margaret Beaufort, sposò Elisabetta di York: la sua ascesa al trono,
dunque, conciliò le due dinastie e rafforzò la monarchia. Con Enrico VII
iniziò per l'Inghilterra un periodo di stabilità dinastica: i Tudor, infatti,
regneranno fino al 1603.
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Questa guerra portò alla rifioritura della monarchia e una realizzazione di
fondamentale importanza per il futuro di quest'ultima: gli inglesi
arrivarono alla conclusione secondo la quale la loro forza, sia dal punto di
vista militare sia da quello economico, stava nel dominio dei mari e non dei
territori europei.
la RIUNIFICAZIONE dello stato della SPAGNA
In seguito alla battaglia di Las Navas de Tolosa nel 1212, la penisola iberica
era costituita da cinque regni: i regni di Aragona e di Castiglia, che erano i
più vasti e importanti; il piccolo Regno di Navarra, il Regno di Granada, e
infine, il Portogallo.
L'unificazione della Spagna si fa risalire tradizionalmente al matrimonio tra
Isabella di Castiglia e Ferdinando d'Aragona nel 1469.
Tuttavia, in realtà, l'unione delle due corone fu solo personale e i due regni
continuarono a essere governati separatamente.
Tale separazione, d'altronde, esprimeva le profonde differenze tra i due
regni:
● La Castiglia puntava soprattutto sull'Atlantico, mentre l'Aragona
aveva importanti interessi nel Mediterraneo: infatti, quest'ultima
controllava le Baleari, la Sicilia e la Sardegna, e, nella seconda metà
del Quattrocento, annesse anche il Regno di Napoli;
● ai prevalenti interessi agricolo-commerciali dell'Aragona, la Castiglia
contrappone un'economia essenzialmente fondata sull'allevamento;
● infine, persino la lingua (il catalano e il castigliano) costituiva un
elemento di divisione.
Ferdinando, tuttavia, seppe aggregare i due Stati soprattutto sugli obiettivi
di politica estera e militare.
Infatti la nascita vero propria del regno coincide con la conquista del Regno
di Granada, nel 1492. Pertanto l'elemento caratteristico dell'unificazione
spagnola fu il clima religioso in cui si volse.
Quindi la convinzione comune che la religione fosse l’elemento unificatore
di un regno portò alla percezione del concetto di diversità come un elemento
di debolezza e di conseguenza ai perseguimenti dei moriscos (ovvero gli
arabi) e dei marranos (gli ebrei). Allo scopo di attuare questa purificazione
religiosa, fu introdotta l'inquisizione spagnola nel 1478 in Castiglia
(nonostante servisse esclusivamente da strumento politico).
le ULTERIORI TRE REALTÀ POLITICHE
Oltre alle tre monarchie nazionali (Francia, Inghilterra e Spagna) e agli Stati
Regionali (Italia e Germania), nel ‘400 si affermano tre realtà politiche:
1. la Moscovia
2. gli Asburgo
3. l’impero Turco-Ottomano
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• gli ASBURGO
L'impero Massimiliano I diede inizio alla grande ascesa e alla fortuna degli
Asburgo in Europa. Infatti quando costui venne eletto imperatore, gli
Asburgo controllavano vasti territori collocati tra la Francia e il Regno di
Polonia.
Questi territori non costituivano una regione complessiva o un organismo
unitario bensì si potevano identificare tre aree nettamente distinte:
1. Paesi Bassi e la Franca Contea, che Massimiliano aveva acquisito
sposando Maria di Borgogna;
2. il Sacro Romano Impero della nazione germanica;
3. i possedimenti dinastici, cioè l'antico feudo degli Asburgo (Austria,
Tirolo, Stiria, Carinzia e Carniola).
Nonostante l'estensione dei domini, l'imperatore si trovava a governare in
condizioni ben più precarie di quelle dei monarchi a lui contemporanei.
Massimiliano non disponeva né di esercito, né di un adeguato apparato
burocratico. Né poteva contare sul flusso costante di risorse che negli altri
Stati era garantito dai tributi.
L'imperatore era ulteriormente indebolito dal fatto che la successione al
trono non avveniva per via dinastica ma attraverso un'elezione, secondo le
procedure stabilite dalla Bolla d'Oro del 1356.
Nonostante ciò, la famiglia degli Asburgo rimane di fondamentali
importantanza fino al 1918, ovvero fino alla prima guerra mondiale.
• l'IMPERO TURCO-OTTOMANO
I Turchi, detti Ottomani, dal nome del sultano che fondò la dinastia, Othman
nel corso del XIV secolo fondarono un loro principato nell' Anatolia
centrale, vicino ai possedimenti bizantini, da dove iniziarono
immediatamente a espandersi.
Grazie alla formazione di un nuovo esercito permanente, all'inizio del XV
secolo i Turchi avevano circondato l'Impero bizantino, ormai ridotto alla
sola Costantinopoli.
L'espansione ottomana in Occidente fu però interrotta dalla pressione dei
Mongoli di Tamerlano, sulle frontiere orientali: Tamerlano fu un nobile di
Samarcanda convertito all'islam che costitui un secondo Impero mongolo
riprendendo l'espansione verso la terra russa dell'Orda d'Oro, verso l'Iran,
la Siria e l'Anatolia, arrivando appunto a minacciare i possedimenti
ottomani.
I Turchi affrontarono Tamerlano nella battaglia di Ankara e furono sconfitti
nel 1402. Nel 1405, però, la morte fermò il condottiero mongolo e il suo
impero si disgregò rapidamente. Così, fin dal 1422 l'espansione ottomana
riprese.
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Tuttavia, solo con il sultano Maometto si giunse all'occupazione di
Costantinopoli nel 1453: questo evento segnò la caduta dell'Impero
bizantino. Così Costantinopoli divenne una città ottomano, e prese il nome
di Istanbul, dove la splendida chiesa di Santa Sofia fu trasformata in una
moschea.
Bisogna precisare anche come la caduta dell'impero bizantino portò a una
conseguenza di tipo linguistico: ovvero la riscoperta della lingua greca in
Italia, a Venezia in particolare. Infatti gli Ottomani ormai erano anche una
potenza mediterranea con cui tutti gli Europei, soprattutto appunto i
Veneziani, dovettero fare i conti fino alla fine del ‘600.
L’espansione ottomana, però, non si fermò ai territori europei: raggiunse la
Siria e si allargò alle coste dell'Africa settentrionale.
• la MOSCOVIA
Un'altra potenza politica che si affermò nel ‘400 fu il principato di Mosca,
che si collocò in una posizione di superiorità sugli altri principati sia per la
sua localizzazione geografica al confine con l'Occidente sia per il rapporto di
collaborazione con i khan mongoli.
Fu Ivan III il Grande a dare inizio alla costruzione dello Stato russo e inoltre
assunse per primo il titolo di principe di tutte le Russie (titolo che sotto i
suoi discendenti si evolvette in quello di zar). Questo stato si affermò come
una grandissima potenza ma rimase perlopiù isolato dalle altre fino agli
inizi del ‘700.
la DEBOLEZZA dell’AREA ITALIANA
Nel 1453, successivamente all'occupazione di Costantinopoli, i principati
italiani intimoriti dalla forza dell'impero turco-ottomano che si stava
rapidamente avvicinando alla penisola, decidono di fermare le guerre
feudali. Firmarono, dunque, la Pace di Lodi, un trattato che istituiva un
periodo di pace che sarebbe durato fino al 1494, perciò 40 anni.
Questo periodo di serenità relativa rende possibile la nascita
dell'Umanesimo e del Rinascimento. Quest'ultima corrente si sviluppa
maggiormente a Firenze, grazie a Lorenzo dei Medici, politico che con la sua
abilità diplomatica serve da garanzia per questa pace.
perché dopo la pace di Lodi, nell'area italiana, a differenza di quanto accadde in
Inghilterra successivamente alla guerra delle due rose, non si stabilì uno stato
nazionale?
Questo perché le potenze politiche interne alla penisola (relativamente
cinque: Napoli, Firenze, Milano, Venezia e Roma) costituivano delle corti
culturalmente all'avanguardia, ma non erano abbastanza forti militarmente
e politicamente parlando sa prevalere una sulle altre: quando, nei rari casi in
cui una potenza prevaleva sulle altre, quest'ultime si alleavano contro essa.
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Infatti successivamente alla pace di Lodi, tra il 1498 e il 1559, il dominio
sulla penisola italica fu contestato tra i due grandi stati nazionali di Francia
e Spagna. In questa situazione le potenze italiane si limitarono ad allearsi
con l'una o all’altra fazione, fin quando nel 1559 si stabilì la dominazione
spagnola.
GIOVANNA D'ARCO
Giovanna nacque verso il 1412, nel villaggio di Domrémy, un paesello sulla
Mosa. Era una dei cinque figli di una coppia di contadini; una ragazza come
tante che non sapeva né leggere né scrivere, e accudiva alle faccende
domestiche.
Era un'adolescente tredicenne quando, nell'estate del 1425, cominciò a
udire delle voci da lei attribuite all'arcangelo Michele e alle sante Margherita
e Caterina.
Per la mentalità laica non vi sono dubbi. Si trattava di tempeste ormonali
che nel fisico degli adolescenti portano turbamenti, generalmente
passeggeri, ma non sempre di lieve entità. Oppure quelle voci potevano
essere messe in relazione a una forma di tumore al cervello, alla
schizofrenia o, più probabilmente, all'isteria scatenata da scene di violenza
a cui verosimilmente aveva assistito.
Queste ipotesi vengono ovviamente respinte dai credenti per i quali
Giovanna era assolutamente sana di mente: se diceva di aver sentito delle
voci, di aver parlato con qualcuno era perché aveva sentito e aveva visto
qualcosa. Non bisogna infatti dimenticare che in ogni tempo ci sono persone
che dichiarano di essere in comunicazione con il mondo celeste e non sono
affatto pazze. Fa parte della fede credere che questo sia possibile.
Le voci chiedevano a Giovanna di seguire la volontà di Dio, cioè di liberare il
suolo di Francia dall'invasore inglese. Negli anni si evolsero: le affidavano la
missione di liberare la città di Orléans e poi di condurre Carlo di Valois
all'incoronazione.
Giovanna dunque doveva incontrare Carlo e dopo essere stata
opportunamente esorcizzata dal parroco, parti. Indossa abiti maschili, più
adatti al viaggio, e sali su un cavallo donatole dai suoi compaesani.
Era il febbraio 1429, in pieno inverno. Scortata da soldati, percorse quasi
600 chilometri, metà dei quali in territorio nemico, per raggiungere Carlo di
Valois a Chinon. Domenica 6 marzo, Giovanna giunse al castello.
Sospettoso, ma anche attratto dalle profezie della giovane, Carlo sottopose
Giovanna a un interrogatorio sulla sua devozione, la sua ortodossia, la sua
moralità. L'esame criticato da dei teologi fu rigoroso ed essa lo superò: da
allora sarebbe stata chiamata da tutti la Pulzella, la vergine.
14
Carlo, pur senza grande convinzione, decise di darle retta. Giovanna voleva
agire, combattere affinché egli diventasse re, e questo non poteva che
tornargli utile. Le fu quindi preparata un'armatura, assegnato uno
stendardo e la si pose alla guida di una piccola armata.
L'8 maggio 1429 Giovanna liberò Orléans: gli Inglesi si ritirarono di fronte
alla sua inattesa capacità militare. Il ruolo propriamente militare di
Giovanna non è chiaro, in quanto non ricevette mai alcun incarico di
comando: la sua funzione specifica era più nella guida che nel comando.
Liberata Orléans, Carlo doveva essere incoronato e consacrato nella
cattedrale di Reims.
Dopo venticinque giorni di cavalcata, Carlo, Giovanna e l'armata reale
entrarono a Reims. La gloria di Giovanna toccò l'apice: la gente le si
stringeva attorno, la ammirava, la applaudiva ben più dello stesso erede al
trono. Il 17 luglio 1429, nella cattedrale della città, Carlo VII divenne re di
Francia, con tutti i riti d'obbligo.
the DOWNFALL
Dopo questo successo la Pulzella cominciò a diventare ingombrante negli
ambienti di corte. Non le furono affidati più incarichi ed era pressoché sola
quando tentò un nuovo attacco contro i nemici, a Compiègne nel maggio
1430 e fu così catturata dai Borgognoni.
Mentre Giovanna era prigioniera del duca di Borgogna, Carlo Vil non si
impegnò a liberarla. Tuttavia gli Inglesi insistevano per avere in consegna la
Pulzella. Questo perché volevano screditare Carlo VII attraverso la
denigrazione di Giovanna. È logico pensare che, se l'Inquisizione l'avesse
dichiarata eretica, era chiaro che Carlo aveva cinto la corona grazie alle male
arti d'una nemica della Chiesa. Dopo alcuni mesi, gli Inglesi ebbero
Giovanna per 10.000 scudi d'oro.
Il processo dell'Inquisizione si aprì il 19 gennaio 1431 e l'accusa era di
eresia. Durante gli interrogatori Giovanna dimostrò fermezza e intelligenza
davanti agli inquisitori che cercavano di confonderla. Alla fine però,
disorientata e stremata, accettò di abiurare. Poi ci ripensò e ritrattò la
confessione.
Come era prassi in questi casi fu dichiarata relapsa, cioè recidiva una colpa
per cui era prevista la pena capitale. Il 30 maggio 1431, all'età di diciannove
anni, la ragazza 19enne andò al rogo nella piazza del Mercato Vecchio di
Rouen. Però, nonostante l'accusa di eresia e di condanna, il popolo fece di
lei una martire tant'è che nel 1909 Giovanna è stata dichiarata appunto
santa.