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Poetica Tragica

liceo classico

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POETICA TRAGICA

I fondamenti di poetica tragica sono contenuti in 3 testi saggistici:


1. Pareri dell’Autore (1786-87 circa)
2. Risposta dell’autore (1786)
3. Vita (1790)
Questi testi espongono lineamenti di poetica tragica, in merito agli
elementi strutturali del genere tragico. Egli distingue 3 momenti nella
composizione di una tragedia:
 ideativo= riguarda l'elaborazione della materia tragica in modo
ordinato. egli NON inventa ma mutua da altri ambiti culturali. Il che
comporta distinguere i 5 atti, poche scene, il numero degli attori:
protagonista, antagonista, personaggi che occupano la scena in
modo marginale, quasi accessoria, perché la scena molto scarna
deve essere interamente occupata dalla centralità del protagonista.
Gli altri personaggi sono confinati in modo residuale, perché la loro
funzione è quella di riecheggiare le parole e il pensiero del
protagonista. Pur essendoci altri personaggi, la loro funzione è
ESILE= si deve sentire l’eco di una sola voce. Tutti questi aspetti
vengono qua fissati.
 di stesura= elaborazione del dialogo o monologo in prosa. E’
l’espressione diretta a quello che attribuisce al personaggio.
 di verseggiatura= comporta la trasposizione in versi del
monologo o del dialogo. Tanto il monologo quanto il dialogo, non
sono RICCHI, anzi sono occupati da spazi vuoti che corrispondono ai
momenti del silenzio, quindi momenti di riflessione.
Questi 3 momenti corrispondono alle fasi di composizione di un testo
tragico.

Dal p.d.v strutturale, egli rispetta l’unità aristoteliche: tempo, luogo,


azione. Proprio perché all’interno di una giornata si assiste a passaggi
temporali, essi sono ottenuti grazie a un meccanismo: il buio non viene
costruito gradualmente, attraverso l’approssimarsi delle ombre.
L'oscurità è resa come fitta, buia, nera, NEGRITUDO, che permette di
sviluppare una seconda vista. Questo momento consente di riconoscere
nell’oscurità una CONDIZIONE. Allo stesso modo, le luci che
accompagnano l’alba o il giorno non sono gradualmente ricostituite. La
luce è accecante, più fitta del buio. Alfieri costruisce lo scarto temporale
attraverso l’ossimoro immediato luce-buio.
Una voce sola deve dominare sulla luce e sul buio.

Alfieri coerentemente alla sua natura elitaria e


aristocratica disprezza il teatro contemporaneo, considerato ESILE.
Guarda con passione quello antico ed elabora una precisa sensibilità, nel
segno del SUBLIME, categoria estetica e antropologica. Fissa precisi
canoni:
1. L’eroe tragico è persona dalla sensibilità superiore.
EROE=intermedio fra cielo e terra. Perciò egli ha una capacità di
amare e soffrire non comune. Vive le passioni più forti dentro di sé,
nell’abisso della coscienza. Queste passioni nella profondità della
mente si aggrovigliano, si avviluppano su sé stesse e rimangono
schiacciate nella mente. In un momento imprecisato, queste
passioni fortissime esplodono, attraverso la follia=forma di fuga; o
con la morte. Prima implodono(fine) e poi esplodono(liberazione).
L’eroe vive questa condizione in solitudine: sentimenti così non
possono essere condivisi. La solitudine permette all’eroe di
conoscersi. Allora la solitudine diventa EROICA, fonte di
autoconoscenza. Essa trova pienezza in un autore successivo:
Ermenesse. Compone un libello dal titolo Religione e Mito: qui
ribadisce la solitudine eroica come fonte di conoscenza. Alfieri
attribuisce all’eroe una forma di tensione tragica, che diventa
sentimento della tragicità. Alfieri fa riflettere nell’animo dell’eroe la
propria sensibilità, la propria forza. (sono sue creature). E’ una
sorta di genitorialità. Ovviamente la categoria del sublime
attraversa tutto loro. Il dolore viene riflesso anche nella sintassi:
franta, ellittica, quasi a singhiozzo. L’endecasillabo sciolto è il metro
scelto. Il sublime diventa espressione della complessità. Tutti gli
eroi si connotano del forte sentire di Alfieri. Egli esige che il
pubblico comprenda, apprezzi, soffra: quindi il forte sentire
alfieriano deve essere anche la cifra identificativa del pubblico.
Anche la destinazione della tragedia deve essere rivolta a persone
che condividano lo stesso modo di soffrire.
2. Dal pdv tematico, predilige il teatro antico e anche la storia. I
modelli sono soprattutto Eschilo e Sofocle. Per quanto riguarda la
storia Plutarco, Tito Livio e Tacito. Tito Livio perché nelle Storie si
riconosce più come poeta che come storiografico, soprattutto
quando ricostruisce la storia di Sofonisba, in cui percepiamo la
forza, la passione. Tacito perchè è uno storiografo oggettivo (sine
ira e sine studio), ma anche lui quando rappresenta la morte di
Messalina o Agrippina o in cui Nerone impazzisce dimentica il rigore
e si carica di passione, dolore, amore. Alfieri che sceglie autori
simili a sè predilige la scrittura letteraria anche di storici, però che
sentano e sappiano scrivere da POETI.
3. Le tragedie possono essere divise per temi: quello della libertà
attraversa tutte. Alcune sono incentrate sulla dimensione
antropologica del potere:
 Filippo II= Filippo vive dentro di sé un contrasto, simulatio e
dissimulatio, ma che Alfieri mutua da Tacito, perchè è proprio
la dinamica ossimorica che Tiberio realizza nel nascondere e
nel fingere. Filippo ha sposato in seconde nozze Isabella, ma
dal primo matrimonio ha avuto un figlio Carlo. Filippo è
accecato da una passione fortissima: amore, odio e gelosia,
perchè è sicuro che la seconda moglie ami e sia amata da suo
figlio. Perciò accecato da questo dubbio che simula e
nasconde, decide di far chiudere questi due in 2 ale del
castello, costringendo separatamente i due ad ammettere di
amarsi o a negarlo, perchè lui non ha pace. Questa maieutica
violenta porta effettivamente tutti e due a far luce sulle
proprie passioni, ad ammettere di amarsi. Si amavano senza
aver consumato alcun tradimento. Filippo è consapevole che il
tradimento della mente è anche più rovinoso, perchè si
rigenera. I due amanti, sapendo di amarsi, si ammazzano
separatamente perchè l’uno non può vivere senza l’altro,
come se fossero in una continua comunicazione attraverso la
morte. Filippo rimane solo nella reggia di Madrid: questa è la
solitudine tragica. Tacito è sicuramente modello, perchè
Tiberio ha saputo fingere e nascondere.
 Polinice= attinge all’Antigone e ai 7 a Tebe. E’ improntata sul
contrasto fra i due fratelli: Eteocle e Polinice. Polinice
concepisce il potere come una costruzione ideale, in una
dimensione epica in cui esprimere la forma più alta della
propria grandezza d’animo; Eteocle rappresenta il potere del
tiranno. La contrapposizione fra i due fratelli= tiranno vs
liberatore. Su questa tragedia grava il peso di quello che
definiamo MIASMA, contaminazione. E questo rende tetra la
tragedia, perché i due fratelli sono legati da un unico destino
e separati da un odio immarcibile
 Antigone= Alfieri sposta l’attenzione da Antigone agli altri,
che vivono in silenzio il dolore. In questa tragedia è meno
percepito il contrasto tra leggi scritte e non scritte, è meno
incisiva la dimensione corale, quanto quella intimistica, delle
figure che ruotano intorno ad Antigone, centro narrativo non
lirico della tragedia. Alfieri interpreta il dolore del silenzio, di
chi non parla e subisce le decisioni degli altri.
 Agamennone= è interpretata diversamente, perchè Alfieri si
concentra su Clitemnestra (definita LEONESSA BIPEDE),
perchè è tragico quello che non finisce. Lei vive la tensione
tragica perché divisa fra due passioni: fra Egisto e l’amore di
mamma, per Ifigenia, che è pronta a essere sacrificata.
 Oreste= segue la trattazione tragica. Egli viene perseguitato
dalle Erinni e quasi impazzisce per quello che ha fatto, ma di
cui non si pente.

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