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Giacomo Leopardi

Nacque nel 1798 a Recanati, borgo marchigiano dello stato pontificio, in una famiglia di conti, con
padre erudito conservatore (Montaldo Leopardi) e madre severa molto legata alla religione
(Adelaide Antici). Fu di un’intelligenza prodigiosa, tanto che intraprese sette anni di “studio matto e
disperatissimo", dal 1808 al 1815 nei quali si procurò una straordinaria erudizione (arrivò a tradurre
l’Odissea).
Fu sempre considerato un outsider, ed è molto importante il rapporto che lo lega alla letteratura,
che usa come valvola di sfogo e di fuga. Lui scriveva per se stesso, cosa abbastanza originale per
l’epoca. È particolare, l’autore, anche per lo stile poetico che intraprende.
Leopardi può essere considerato a tutti gli effetti un filosofo, perché contribuisce al pensiero della
filosofia dell’esistenzialismo. Lui fu l’unico a introdurlo in un contesto in cui l’Italia, dal punto di vista
culturale, è ancora arretrata. Leopardi attraverso la lettura di opere illuministe si fa portavoce di un
pensiero simile a quello di Schopenhauer, anche se non è confermato che si conoscessero.
Due fasi del pessimismo: storico e cosmico, ma c’è chi individua anche il pessimismo eroico. Sono
definizioni non dettate dallo stesso Leopardi, ma frutti di studi fatti a posteriori alla sua morte, lui
vedeva la sua filosofia come un pensiero in evoluzione, al contrario di Hegel, ad esempio, che
pensava di essere l’ultimo filosofo.
ZIBALDONE: raccolta del suo pensiero.
Leopardi era ateo, per emancipazione nei confronti della famiglia conservatrice, ma dopo la sua
conoscenza con Giordani iniziò a leggere opere di autori illuministi come Rousseau e approdò a
correnti del materialismo e sensismo, negando l’importanza della mente nel modificare la realtà.
Leopardi è un materialista ed esistenzialista: per lui esiste solo ciò che possiamo toccare, in un
momento in cui in Europa è prevalemente l’idealismo, in cui viene data più importanza a ciò che si
può pensare e aspirare.
ATTIVITÀ POETICA
Furono fatte due edizioni di raccolte di tutti i suoi canti quando lui era ancora in vita:
- 1831: prima raccolta
- 1835: seconda raccolta
- 1845: canti totali messi insieme da Antonio Ranieri
Li chiama canti perché per lui la musica è molto importante dato che è evocativa, impalpabile.
Leopardi diede un ordine ai suoi testi anche se sono di fasi differenti:
● 1 fase - Canzoni in generale:
○ tre testi patriottici: All’Italia, Sopra il monumento di Dante (lode alla tomba di
Dante e alla poesia italiana), Ad Angelo Mai (cardinale filologo contemporaneo di
Leopardi, fu lui che scoprì il De Repubblica di Cicerone).
○ Bruto minore e Ultima canzone di Saffo sono le canzoni del suicidio: Bruto,
assassino di Cesare, dopo la sconfitta nella Battaglia di Filippi decide di suicidarsi per
la sua libertà, infatti per Leopardi è il simbolo del romano difensore della repubblica;
mentre Saffo nel testo laopardiano si suicida come da tradizione. Entrambe le loro
canzoni sono i loro ultimi monologhi.
○ Nelle nozze della sorella Paolina, testo d’occasione per la sorella che vide cancellarsi
il suo matrimonio
● Piccoli idilli (quando lui era ancora a Recanati, dal 1818 al 1822). Piccoli dilli: idillio deriva al
greco e significa piccola immagine/quadretto, questi componimenti vogliono essere dei
piccoli quadri/scorci con la natura che li circonda con l’intento di stimolare la capacità di
immaginazione. Leopardi li immagina come una visione accompagnata da una meditazione a
seguito. La metrica consiste in endecasillabi sciolti.
Sono 5 piccoli idilli: L'Infinito, Alla luna, La Sera del dì di Festa, il Sogno e La vita Solitaria
● 2 fase: dopo otto anni di silenzio poetico, dal 1822-1830 c'è il suo Risorgimento poetico con i
Grandi Idilli, detti anche canti Pisano-Recanatesi (Il Risorgimento, A Silvia, Le ricordanze,
Canto notturni di un pastore errante dell’Asia, La quiete dopo la tempesta, Il sabato del
villaggio). La metrica è di endecasillabi e settenari con strofe libere.
● 3 fase: 1832-1834 il Ciclo di Aspasia (nominato postero)(Il pensiero dominante, Amore e
morte, A se stesso, Aspasia)
● 4 fase: ultimi due componimenti, le Canzoni napoletane(La Ginestra e Tramonto della Luna)

L’INFINITO
Il più celebre di tutti i piccoli idilli, la sua metrica come in tutti gli altri idilli, è di endecasillabi sciolti,
la sua è una poetica che mira a suggestionare il lettore accompagnandolo in un itinerario per
sviluppare l'immersione e il sentimento. si può definire la Gioconda della nostra letteratura, essendo
famosissimo, anche se nessuno sa il perchè, ha un ruolo importante nella letteratura.
METRICA: il brano è un discorso molto fluido grazie all enjambement, il lessico non è complicato ma
richiede uno sforzo del lettore.
ALLA LUNA
Il titolo originale era “Ricordanza”, solo che Leopardi lo cambiò poco prima di pubblicarlo. Proprio
come nell’Infinito, Leopardi riprende l’uso degli aggettivi dimostrativi. L’immagine della luna è tipica
del romanticismo, nel brano Leopardi la vede nebulosa perché sta piangendo. Il tema è la ricordanza,
dove lui si rifugia per sfuggire al dolore.

VAGABONDAGGIO IN ITALIA
Va a Roma per cinque mesi dallo zio e ne rimane deluso perché non è più quella di un tempo di cui
lui ha tanto studiato nei 7 anni di studio matto e disperatissimo.
Roma è volgare e ignorante. Questa esperienza gli apre gli occhi sul mondo e la famiglia, sebbene a
malincuore, gli concede di poter partire definitivamente per cercare il suo posto nel mondo per
lavorare e diventare indipendente economicamente facendo il letterato/filologo presso gli editori.
Fino al 1828 rimarrà a Bologna, Firenze e Milano. 6 anni in cui vive per conto suo ospitato da amici,
parenti e nobili. Sia a Firenze che a Milano collabora con case editrici, si occupa di una edizione del
Canzoniere di Petrarca, il contatto col mondo è un’esperienza che lo rende certo che la felicità non
esiste, prova di quello che lui aveva sempre teorizzato, il viaggio e l’indipendenza lo facevano stare
bene a livello inconscio, quando inizia a vivere la vita che aveva sempre idealizzato questa non gli
permette di realizzarsi.

PESSIMISMO COSMICO
Questo è la prova che la condizione di infelicità umana è vera=approdo del pessimismo cosmico.
cambia anche il rapporto con la natura, e prima era vista benigna , rapporto di ritorno alla
condizione primigenia, adesso dice che l’essere umano è in questa condizione proprio a causa della
natura che rende ontologicamente infelici. perché la natura ci rende infelici? La natura stessa è
responsabile della nostra condizione.

OPERETTE MORALI
Il frutto della nuova fase del pensiero Leopardiano sono anche la sua prosa più compiuta e celebre.
Dialoghi ironici, il modello per Leopardi è lo scrittore greco Luciano, lo stesso che era stato modello a
Parini per il Dialogo Sopra la Nobiltà.
24 piccoli dialoghi caratterizzati dall’ironia, in cui lui smaschera le certezza dell’umanità, la
presunzione dell'essere umano a considerarsi il centro dell’universo, l'ostilità della natura che
appare amica e compagna ma è solo apparenza non essendo altro che nemica dell’uomo.
Leopardi le scrive tutte nel 1824, nel 27 pubblica la prima versione fino al dialogo Timandro ed
Eleandro.
- Ercole e Atlante si divertono a scuotere la terra come se fosse una palla
- sono tutti dialoghi paradossali
- 14: dialogo di federico ruysch e delle sue mummie, anatomista imbalsamatore del’600 che si
mette a parlare con le sue mummie, che si apre con il coro delle mummie, unico testo
poetico scritto da Leopardi i quegli anni, in cui provoca ironia e riso per mettere in luce la
praticità e parlare in maniera divertente della condizione umana
- operetta morale più famosa è il dialogo della natura e di un islandese, che maggiormente
mette in luce il concetto di pessimismo cosmico, perché Leopardi chiama in causa la natura
stessa che diventa un personaggio che parla con l’islandese, Leopardi sceglie l’islanda e
sapeva bene che era un paese particolarmente difficile dal punto di vista naturale, che
scendo una terra vulcanica, isolata e battuta dalle tempeste, gli islandesi sono gli esseri
umani che più di tutti sperimentano la malvagità della natura che dialoga con la natura
stessa. trama: islandese sta viaggiando e si trova davanti la personificazione della natura
(pagina 60)

DIALOGO DI TORQUATO TASSO E DEL SUO GENIO FAMILIARE


Autore che nel romanticismo viene molto valutato dal punto di vista romantico. Ebbe un rapporto
complicato con i suoi mecenati, andò per sette anni in manicomio. Leopardi dice che uno dei suoi
momenti più felici è stato quando ha visitato il sepolcro di Torquato Tasso, perché lo sentiva
particolarmente vicino. Leopardi immagina un dialogo tra lui e il suo genio familiare, ossia lo spirito
della sua famiglia, durante il periodo in cui si trova internato. Con lui si mette a parlare della sua
condizione di vita.

DIALOGO DELLA NATURA E DI UN ISLANDESE


Viaggiatore arriva ad una roccia a forma di donna, la personificazione della natura, che la interroga
sul perché sia così crudele con l’uomo perché dopo averlo messo al mondo lo sottopone alla
sofferenza della vita. Parlano dei luoghi in cui avvengono i terremoti, l’islandese ha abbandonato
l’islanda perchè era una terra sfortunata e inospitale e iniziando a girare scopre che in ogni parte del
mondo la natura è malvagia con l’uomo, sempre in qualche modo arreca disturbo all’uomo. La
natura risponde che tutto ciò che fa succedere le fa senza il proposito di far male all'uomo, non è
una risposta al comportamento degli uomini.
Assenza totale di una ragione di vita, l’uomo vive in un mondo totalmente indifferente alla sua
esistenza, negazione di ogni ideale e senso della vita: non nasciamo per nessun motivo e veniamo
puniti dalla natura sempre senza alcun motivo, solo perchè il meccanicismo della natura segue il suo
corso. Secondo darwin poi, non c’è nessuna direzione nell’evoluzione, nella natura prosperano i
viventi che resistono di più alle condizioni del mondo. Ad esempio dopo la divisione di pangea, le
scimmie che si trovavano nella zona dell’america centrale sono rimaste nelle foreste pluviali, mentre
quelle nella savana, non avendo gli alberi, avevano bisogno di alzarsi in piedi, e da lì la scimmia iniziò
ad evolversi verso la specie umana. Nei dialoghi si trova l’espressione della totale mancanza del
senso della natura, in contrasto con l’esaltazione dell’essere umano e dei suoi principi, infatti
probabilmente Leopardi non avrebbe apprezzato la divina provvidenza dei promessi sposi di
Manzoni. Il dialogo termina con la morte dell’islandese. Nell’ultima parte del dialogo la parola torna
al narratore in conclusione amaramente ironica. Mentre la natura e l’islandese continuano a parlare,
forse sopraggiungono due leoni che non hanno colpa, ma hanno semplicemente bisogno di nutrirsi, i
quali riescono a sfamarsi per un giorno. Da questa frase Leopardi fa intendere che sia una cosa
normale, ossia che faccia parte tutto della natura. C’è una doppia versione, infatti lui dice che ci fu
una tempesta di sabbia che gli costruì un mausoleo di sabbia, chiaramente prendendo in giro gli
uomini che desiderano un mausoleo imponente nella realtà, e che anni dopo sia stato ritrovato da
degli europei e portato in un museo della città europea. L’essere umano è condannato ad essere
parte della natura o di essere messo in un museo, scongiurando l'importanza che diamo a noi stessi,
dicendo che effettivamente noi siamo proprio come quelle mummie a cui noi diamo un’importanza
relativamente ridotta. Le opere in prosa di Leopardi sono il culmine della sua maturità da letterato e
della sua moralità.

CANTI PISANO-RECANATESI
Apice della sua maturità da scrittore.
1828, dopo aver passato sei anni a vivere in diverse città, a lavorare con case editrici, torna a
Recanati perchè faceva fatica a mantenersi da solo nonostante la stima che stava iniziando a
circolare intorno alla sua persona. Gli intellettuali che hanno più seguito erano quelli che
sostenevano la causa patriottica, cosa che a lui non importava molto. Torna a casa anche per motivi
di salute. Il suo ultimo soggiorno a Recanati fu tra il 1828 e 1831, alternando tra il soggiorno a Pisa
dove trova giovamenti fisici. Le composizioni per questo sono definite canti pisano-recanatesi.
ritornare dai suoi genitori e nella sua città riaccende in lui la vena poetica che negli anni del suo
lavoro si era esaurita perchè stava dando priorità ad altro, la poesia per lui rimane sempre un
confronto con se stesso. scrive testi poetici molto diversi dai piccoli idilli.
Ii canti pisano recanatesi sono sette: il risorgimento, A Silvia, Le Ricordanze, Canto Notturno di un
Pastore Errante dell'Asia, Quiete dopo la tempesta, Sabato del villaggio e il Passero solitario. Il suo
obiettivo era quello di veicolare delle sensazioni nel lettore, Leopardi cambia sia il metro che i
contenuti.
Livello metrico: innovazione al genere poetico, per la prima volta rompe gli schemi, testi più lunghi,
sono organizzati in strofe, che non sono come canzoni tradizionali, ma non hanno metrica precisa.
Leopardi alterna endecasillabi e settenari, alternandoli in quantità, come strofe lunghe e corte; lo
schema delle rime è completamente libero. È un’operazione che, in linea con l’epoca del classicismo,
è molto rivoluzionaria, in cui è la poesia che segue il poeta e non il poeta che segue la poesia
(collegamento a Kant?). Vengono anche chiamate le canzoni libere per questo motivo. Anche nei
contenuti abbiamo cambiamenti: i testi non servono a suscitare delle suggestioni, piuttosto a
stimolare delle riflessioni. Come contenuti, appaiono più semplici rispetto ai piccoli idilli, il contenuto
è più preciso nei pisano-recanatesi. Leopardi parte sempre da un’immagine che recupera nella sua
quotidianità e su queste immagini che lui sente, produce delle riflessioni, non più delle successioni
fini a loro stesse. I canti pisano-recanatesi sono la risposta poetica alle Operette morali, i temi sono
gli stessi ma affrontati con altro intento. I sette testi sono i più famosi di Leopardi.

A SILVIA
pag. 120
A Silvia, secondo la vulgata, è l’interesse amoroso di Leopardi, ma in realtà non lo è. Leopardi prese
ispirazione dalla morte di una ragazza, di cui il nome non è certo, forse era Teresa Fattorini, figlia di
Fattorini, dipendenti di casa Leopardi, che muore di tisi a vent’anni. Era una coetanea di Leopardi, e
lo si evince dal testo. Leopardi la apostrofa con il nome di Silvia, nome letterario, che era la
protagonista dell'Aminta di Tasso. La parabola pastorale dell'Aminta, che vede anche altre figure,
come un’altra ragazza in un altro testo, Nerina, sempre dal corpus di Tasso.

Prime due strofe:


Apostrofe a Silvia, famosissima.
Un’unica domanda a Silvia, un colloquio con una ragazza morta: "Ti ricordi ancora quel tempo della
tua vita mortale, quando eri serena, solare, pudica perché distoglievi lo sguardo?". Leopardi è autore
di una poesia semplice, di lessico, LIETA E PENSOSA (citazione di Tasso), lei è arrivata alle soglie della
vita adulta per poi morire.

Seconda strofa: Ambiente intorno a Silvia, un ambiente pastorale. Era una ragazza che cantava, “le
opere femminili”, ossia come rimando alla letteratura classica di Virgilio, rimandando all'attività
classica in cui le donne tessevano tele. Lei era contenta del suo futuro, fiduciosa, inconsapevole del
suo destino, aveva dei sogni e delle speranze—la figura femminile risulta stereotipata. Dà l'immagine
di una donna ideale, da non trovarci un dato autobiografico. Primavera: vita simbolica che sboccia.

Terza strofa: Situazione del poeta: punto di vista evidenziato dal pronome io, molto forte.
Vedi sul libro.

Le ricordanze
Dopo questo testo cambia il titolo in ALLA LUNA. Lo ha dedicato al suo ritorno a casa nel 1828, dopo
aver tentato di emanciparsi, ed è un bel testo, composto solo da endecasillabi, che rimandano ai
piccoli idilli. Fra tutti i canti pisano-recanatesi, ci ricorda l’incipit, che è una delle famose aperture
lunari e astrali. L'incipit ci rimanda al Leopardi dei piccoli idilli, che passò la sua giovinezza in quella
casa, facendo riferimento a quel periodo della sua vita in cui componeva i piccoli idilli. La sintassi è
ampia ma elegante, il lessico aulico; con "verde zolla" riprende il repertorio dell'Arcadia, semplice
ma al tempo stesso elegante, dando sempre delle sensazioni uditive e visive.

Alla fine della sua situazione idilliaca, emerge il tema del suicidio, più un topos letterario che altro,
che effettivamente a Leopardi non interessava (riga 25). Il testo è una serie di rimandi ai piccoli idilli.
La terza strofa rimanda alla sera del dì di festa, essendo il testo una raccolta di ricordi.
La quarta strofa: "Non riesco ancora a smettere di ricordare il tempo giovanile e la speranza che
provavo allora, nonostante il tempo sia passato, e con esso i suoi affetti."
Ultima strofa:
In conclusione, dedicata a una donna, o Nerina, tratta dall’Aminta di Tasso, probabilmente la stessa
donna di Silvia, segno che per Giacomo non è importante riferirsi a una ragazza precisa, ma che esse
non sono altro che simboli del passato.
Immagine di Leopardi che torna a casa e non trova più la donna, ma ne trova solo il ricordo. La
finestra non è più quella dove lui la scorgeva tessere, ma è quella dove lei parlava con Giacomo. Non
sente più la sua voce, che anni fa lo faceva impallidire dal sentimento. Una serie di apostrofi alla
donna. Gli rimarrà solo la rimembranza acerba.

IL PASSERO SOLITARIO
(recupera registrazione perchè gli appunti di matteo sono troppo corti))
questa canzone libera ha una posizione di rilievo nei canti pisano-recanatesi, Leopardi infatti scelse
di pre metterla davanti a tutti gli Idilli, appena dopo le canzoni, perchè probabilmente lo considerava
come un testo introduttivo al suo modo di fare poesia, una sorta di presentazione di se stesso. il
tema centrale è proprio tra la figura del poeta e quella di un passero solitario che canta su di una
lontana torre, escluso dal resto del mondo. Leopardi lo considerava importante per presentarsi ai
suoi lettori. Si alternano endecasillabi e settenari e ci sono tre strofe. La struttura è molto solida: la
prima strofa tratta della condizione del passero, la seconda della condizione del poeta, la terza della
condizione a confronto tra i due. Questo confronto era stato realizzato anche da Petrarca, nell’opera
226. le rime sono molto libere, mentre nell’ultima strofa diventano abbastanza dure, soprattutto
vv.49 in poi.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA


(recupera appunti)
Componimento scritto nel settembre 1829, appartenente ai Grandi Idilli. é una canzone libera
composta da tre strofe di versi endecasillabi e settenari liberamente rimati. Racconta quello che
succede in un villaggio, possibilmente Recanati, quando dopo la tempesta la natura si tranquillizza
così come o suoi abitanti.
La prima strofa è descrittiva e le altre due sono riflessive, il tema del piacere è presente sotto forma
di riflessione.
I STROFA: fase descrittiva di un paesaggio, si apre con un’anastrofe, Augelli=uccelli, termine arcaico.
In questa strofa utilizza diversi sensi, ma il più importante è l’udito, notabile anche con le diverse
allitterazioni o onomatopee (rumore) o ripetizioni. Il suo obiettivo é filtrare nel testo quello che lui
vede con la sua immaginazione per farci capire la felicità del momento dopo essere stati travolti
dalla tempesta, che è rappresentata dal dolore, caos e crisi.
II STROFA:

CANTO NOTTURNO DI UN PASTORE ERRANTE DELL’ASIA


Gli capita di incontrare. Affascinato dai pastori che la sera cantavano solitari con le loro leggi,
Leopardi, affascinato dal racconto, immagina un dialogo tra uno dei pastori e la luna. Nuovo punto di
vista di Leopardi, dal punto di vista di una persona lontana e straniera. La percezione del male è
universale; anche lontanissimo dalla civiltà, il pastore percepisce il male del mondo. Canto composto
da versi settenari. Le strofe sono indipendenti l’una dall’altra, e in alcuni manoscritti autografi
l’ordine delle strofe è diverso, segno che Leopardi lo abbia cambiato più volte. Canzone libera,
prevalenti i settenari, e le strofe terminano tutte con la stessa rima, rima in "ale". Tutto il canto parla
delle domande e delle riflessioni che il pastore volge alla luna.

ULTIMA PARTE DELLA VITA LEOPARDIANA


Leopardi lascia Recanati per la seconda volta in via definitiva. Alcuni amici lo chiamano a Firenze;
erano suoi ammiratori, tra cui Antonio Ranieri, che lo tenne con sé fino alla morte. Gli offrirono un
lavoro e Antonio cercò di introdurlo anche nei circoli dell'alta società fiorentina. Leopardi lavorò nel
periodico L'Antologia, soprattutto con Ranieri, anche se non condividerà mai i suoi impegni politici,
dal momento che lui non credeva che il problema fossero gli uomini, bensì la natura. Sa che la felicità
dell’uomo non dipende dalla politica. A Firenze conosce una donna, Fanny Targioni Tozzetti,
nobildonna fiorentina, ammiratrice di Leopardi, per la quale Leopardi prova un genuino interesse
sentimentale, non ricambiato. Quando si dichiarerà, verrà rifiutato. Questa esperienza di provare un
amore concreto e definito provoca nella sua letteratura e poetica la scrittura di 4 componimenti, 3
canzoni e un estro breve, chiamati “Canti del ciclo di Aspasia”, ultima fase poetica di Leopardi. Il
tema di questi componimenti è l’amore non idealizzato, ma fisico, o comunque il dolore per un
amore non corrisposto. Ritornano le tematiche come in Aspasia (donna ateniese, amante di Pericle).
Nel canto, il tema è la bellezza della donna, mentre quando ci si avvicina ci si accorge che non è vero.
In Amore e Morte, ci sono due personificazioni. Il più famoso è A se stesso, dove Leopardi si
rimprovera di aver provato dei sentimenti e di essersi fatto illusioni. Dopo la delusione con Fanny,
anche se continueranno un rapporto epistolare, va a Napoli dal suo amico Antonio Ranieri, tra la
città di Napoli e Torre del Greco. Negli ultimi testi si sviluppa il suo pensiero, tanto che vengono a
formarsi due fasi del pessimismo: il pessimismo eroico e il pessimismo cosmico.

Per Leopardi, questa fase della sua vita approda a una nuova forma di pessimismo, che descrive la
realtà simile al pessimismo cosmico, ma con l’unica possibile consolazione: l’essere umano può
essere consapevole della sua condizione e, consapevole di essa, gli esseri umani possono consolarsi a
vicenda grazie alla solidarietà reciproca, che aiuta a sostenersi ed opporsi alla natura. Stare insieme
può rendere meno pesante il viaggio; bisogna vincere la solitudine. Questo non implica una filosofia
più pessimista, ma piuttosto la possibilità di affrontare la vita grazie alla vicinanza con gli altri.

Secondo Leopardi, la vicinanza degli uomini disillusi riguardo la realtà può aiutare a vivere la vita.
Questo si può vedere nelle Operette morali, tre delle ultime che Leopardi scrisse. Uno di questi ultimi
dialoghi è quello tra Plotino e Porfirio, in cui si discute sullo status dell’essere umano. Porfirio arriva
a dire che l’unica soluzione è il suicidio, ma Plotino lo convince del contrario. I due filosofi dialogano
su dolore ed esistenza, perché Plotino afferma che se un uomo si suicidasse, egli soffrirebbe, dunque
la solidarietà e i rapporti umani diventano la chiave per sopportare la sofferenza.

Altri due dialoghi sono Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggero, dove il tema è
quello dell’illusione e della speranza, e Dialogo di Tristano e un suo amico, concepito come
conclusione della nuova edizione delle Operette, perché Tristano sta leggendo i dialoghi delle
Operette morali e ne parla con un suo amico. Giacomo scrive questo dialogo con intento polemico, e
negli anni la sua vis polemica diventa sempre più forte. Leopardi stava diventando sempre più
famoso, ma come oggi lo studiamo, alcune persone sentivano il suo pensiero come troppo negativo.
Alcuni addirittura dicevano che lui fosse così triste perché la vita non gli aveva dato felicità, mentre
lui difendeva il suo pensiero, definendo stolti coloro che non riuscivano a comprendere la sua visione
del mondo e della vita. Tristano difende estremamente quest’opera. Questa è la fase in cui Giacomo
è fissato con l’amore e la morte, quindi Tristano, con la sua storia d’amore con Isotta, ricorda
Giacomo della sua con Fanny.

Negli anni napoletani, Giacomo scrive opere di genere satirico: Paralipomeni alla Batracomiomachia
e I veri credenti. La prima, Paralipomeni alla Batracomiomachia, è un'appendice alla
Batracomiomachia, un poemetto in esametri in greco, una parodia dell’Iliade, scritta nello stesso
stile dell'Iliade, che racconta la guerra tra i topi e le rane. Leopardi aveva tradotto l'Iliade in gioventù
e in questi anni scrive una sorta di sequel. Prosegue quindi il lavoro omerico, inserendo nella storia
anche i gracchi.

I veri credenti è una satira in terzine dantesche, simile a quella di Ariosto, e l’oggetto di questa satira
sono gli intellettuali napoletani. Leopardi si fa beffe di loro perché non apprezzano l’opera
leopardiana, pur coltivando idee progressiste in campo politico, per cui Giacomo li apostrofa come "i
veri credenti". In questo progressismo cieco, continuano a indugiare nel loro oscurantismo. Leopardi
afferma che né con la politica né con la religione l’essere umano riuscirà a raggiungere la felicità.
Leopardi non riuscì a diventare apprezzato negli anni successivi alla sua morte, perché il pensiero di
Manzoni, con la sua divina provvidenza, riuscì a convincere di più il popolo italiano.

LA GINESTRA O FIORE DEL DESERTO


L'ultimo suo testo poetico, anche se in teoria il penultimo, è La Ginestra, che rappresenta la
conclusione del percorso di Leopardi. Il Tramonto della Luna fu il suo ultimo, e si dice che lo dettò a
Ranieri sul letto di morte. La Ginestra lo scrisse durante un soggiorno a Torre del Greco. È una
lunghissima canzone, composta da sette strofe, una canzone libera, senza schema di rime, con versi
alternati endecasillabi e settenari. Non è di facile lettura. La Ginestra è più complessa rispetto ai canti
pisano-recanatesi. Nel lessico e nella sintassi, può essere considerato quasi un poemetto didascalico,
come Il Giorno di Parigi. Lo stile è molto classico, come un riavvicinamento all’antichità. La struttura
del componimento è perfettamente una ring composition, in cui l’elemento iniziale ritorna in
conclusione. L’elemento che sancisce il canto è il rimando al fiore della ginestra. Leopardi parte dal
descrivere la ginestra, poi inizia una riflessione che comprende la riaffermazione del suo pensiero, il
pessimismo e la polemica contro coloro che negavano la sua realtà.

La ginestra è significativa perché il contesto è Torre del Greco, e Leopardi va a visitare Pompei, un
contesto naturale che stimola la sua sensibilità, come esempio della potenza distruttiva della natura.
Siamo in una fase di apparente quiete, ma in realtà la nostra vita è minacciata costantemente. Città
ricchissime vengono spazzate via immediatamente, che nulla possono contro il potere della natura.
Nel paesaggio desolato di Pompei crescono le ginestre, e questa è l’immagine che colpisce Leopardi:
anche in contesti di distruzione, la vita continua e va avanti, in una vita illusoria, perché la ginestra
nulla potrà contro la lava del vulcano, ma lei fiorisce lo stesso, e generosamente fiorisce e sparge il
suo profumo. Rappresenta l'umanità stessa, che nonostante la sofferenza non smette di vivere e di
aiutare il prossimo. Questo è ciò che Leopardi vorrebbe per l’umanità.

Leopardi è affacciato dalla ginestra che domina la natura e la morte, perché, nonostante l’eruzione
del vulcano, continua a crescere.
CONCLUSIONE SU LEOPARDI
Leopardi non ebbe mai il riconoscimento che si meritava, a parte quello del suo amico Ranieri, che
dopo la sua morte pubblicò tutte le sue opere e quelle dei suoi seguaci. Manzoni replicò che il
periodo in cui Giacomo Leopardi visse e scrisse era poco preparato alla sua filosofia, molto più vicina
alla seconda metà dell’Ottocento, ed è questo il motivo per cui lui rimase una voce isolata, proprio in
quei decenni dominati dal progressismo, dal positivismo e dalla fiducia nelle capacità umane, mentre
in quel tempo era Manzoni a regnare nella letteratura. In quegli anni Manzoni stava scrivendo La
Quarantina, con fiducia nella provvidenza, al contrario di Leopardi, che sfiducia la natura, Dio e la
vita. Manzoni afferma che il dolore e la sofferenza esistono nella vita umana, come nell’ultima scena
dei Promessi Sposi: il male nel mondo non è evitabile, ma è la provvidenza di Dio che lo addolcisce.
Come i personaggi dei Promessi Sposi attraversano delle peripezie e vengono premiati (ad esempio,
la peste = punizione divina), riescono a superarla. Leopardi avrebbe detto che quella era l’ennesima
prova della crudeltà della natura verso di noi. Renzo e Lucia, per Manzoni, rappresentano tutta
l’Italia, che, secondo lui, stava guidando il Risorgimento. Leopardi pubblica il suo pensiero in un
periodo in cui l’Italia si stava formando.

1861: si stava facendo l'italia e il popolo italiano stava andando verso un futuro glorioso, Manzoni si
occupa di dare una lingua ufficiale allo stato, verrà nominato senatore nel regno, famosa è la sua
lettera al ministro croglio, che dopo il 1861 deve unificare l’istruzione su tutta la penisola Italiana che
ha un tasso di analfabetismo del 70%. Al sud sfiorava il 90%. Il fiorentino parlato promosso
attraverso lo studio dei promessi sposi, è la soluzione che il governo adotta per unificare l’Italia, il
suggerimento di Manzoni è di mandare dei maestri toscani ad insegnare il toscano in tutta la
penisola, in uno stato unitario la prima preoccupazione è di avere la stessa lingua. Il processo andrà
avanti a rilento, un colpo di coda arriverà nel ventennio fascista, con un’implementazione, anche se
come conquista l’unificazione della lingua è qualcosa di avvenuto molto recentemente. (Il
bilinguismo con i dialetti è ancora presente oggi). Manzoni con i promessi sposi si impegna
all’unificazione della lingua italiana, che passerà con la rottura di opere condivise, infatti un’altra
preoccupazione è dare una letteratura nazionale al popolo, in questi anni viene data la prima
pubblicazione della prima storia dell letteratura italiana di francesco de santis, dove viene
riconosciuto il ruolo di dante come padre della letteratura italiana, che fino a prima era considerato
grande poeta ma non uno dei padri della letteratura italiana. (Petrarca e Boccaccio erano già stati
riconosciuti). Gli sforzi dei letterati iniziano a venir riconosciuti e acquisiscono ruoli sempre più
importanti, ottenendo ruoli di professori, facendo finire l’epoca del mecenatismo, ad esempio
Carducci professore universitario, vengono stipendiati dagli editori. L’800 è il secolo che vede la
nascita dell’editoria contemporanea.
Panorama letteratura in Europa: ‘800 secolo di tramonto dell'antico regime e la nascita degli Stati
contemporanei, affermazione della borghesia, come prima classe sociale estesa (quasi di massa), che
legge, cose che prima era destinata a nobili e alta borghesia. L’800 è il secolo che vede
l’affermazione del romanzo contemporaneo, di cui i promessi sposi sono in Italia il capostipite. Al
giorno d’oggi l’80% dei libri che troviamo sono i romanzi, ma ai tempi non era scontato, ciò
comporta che un vasto pubblico di lettori legga per conto suo un testo dove vengono narrate storie
“romanzate”. È per questo che nasce l’editoria contemporanea, che iniziano ad intercettare il gusto
del pubblico, nasce la letteratura di consumo, con i quotidiani più famosi come il corriere della sera
che nasce proprio in questi anni, esattamente perchè si sa esserci un pubblico interessato a
comprare giornali. Per intrattenere ci sono i romanzi, si crea un circolo virtuoso, con l’istruzione che
viene sostenuto dalle case editrici, che si preoccupano di pubblicare libri per l’educazione scolastica
(Cuore,..). Le case editrici si rendono conto che più gente sa reggere più loro vendono. Nell’800
avviene una crescita di alfabetizzazione dove non solo la borghesia legge, ma anche i figli delle classi
sociali più basse, il proletariato. Uesto è il periodo in cui Marx inizia a scrivere. Si forma la società di
massa, con borghesia e proletariato. Compito della società è educare il proletariato.
casa editrice importante è Treves, fondata nel 1861 a Milano, dei Fratelli treves, trentini, come De
Amicis, Verga, D’Annunzio. La famiglia dovrà rinunciare alla casa editrice nel 1939 per le leggi razziali
dato che erano ebrei. La casa editrice treves verrà presa in gestione da Garzanti. È il trionfo del
romanzo in prosa come genere di consumo, inizia la sua diffusione dove ci sono più lettori, in altri
paesi era già stato avviato, ad esempio con Dickens, con un romanzo pensato per un basso pubblico,
per riuscire a denunciare i problemi della società. Terminata la grande stagione del risorgimento
patriottico e dell’ottimismo di Manzoni, dopo che si è arrivati ad avere dei diritti, ci si inizia a rendere
conto che forse leopardi aveva ragione. Ci sono nuovi metodi di sfruttamento, con il pensiero di
massa come nuova forma di sfruttamento, con l’inizio di una riflessione dove solo apparentemente
siamo liberi, le differenze sociali esistono ancora, sono state archiviate solo per finta. la differenza
tra ricchi e poveri è diventata ancora più ampi, Dickens denuncerà ciò descrivendo la working class e
i ricchi. La società inglese è sempre stata più avanti rispetto a quella italiana e quindi movimenti
letterari come il realismo arriva prima da loro. Per arrivare al verismo italiano, la Francia con il
naturalismo è il secondo paese che inizia a mettere a nudo il meccanismo della società. Come da
spartiacque per. Il naturalismo è Madame Bovary, come denuncia di una donna che in una
condizione sociale vantaggiosa, borghese ricca, vive una storia tragica, condannata alla felicità,
all’adulterio e infine al suicidio. Pubblicato nel 1857, (pag.137). Prima che esploda il romanzo in
italia, c’è il naturalismo in Francia. Gli italiani si ispireranno molto a loro, di cui caposcuola fu Gustave
Flaubert, con l’ispirazione delle vicende narrate da Dickens, mettendo a nudo le crudeltà della classe
sociale. Nella Francia di quel periodo, turbolenta, con l’impero di Napoleone III che finirà con la
battaglia di Sedan e la guerra Franco prussiana e la comune di Parigi. EMILE ZOLA: franceses di parigi
ma di famiglia veneta, giornalista di cronaca che analizzava la società , fu lui a teorizzare i principi del
naturalismo nel 1867, primo romanzo con protagonista una donna “Therese Raquin” di protagonista
borghese ma di cui è interessante la prefazione dove conia la parola naturalismo e svela i principi
della sua poetica, che si propone di analizzare in maniera scientifica la società. Come lo scienziato
può osservare la natura, lo scrittore osserva la società e nella propria opera mette a nudo i
meccanismi che regolano l’agre umano in un’ottica totalmente laica. l’elemento sovrannaturale e
religioso è presente in Victor Hugo. i naturalisti invece denunciano la condizione di infelicità, come le
donne costrette a matrimoni imposti, con ambientazione borghese, i protagonisti fanno conti con
amori 8mpissibili, aspirazione frustate. Il naturalismo è una poetica molto scientifica, con la pretesa
di analizzare l’agire umano. Le tristezze ci sono date dalla società, una sorta di determinismo,
l'ambiente determina il nostro destino. L’oggetto è la borghesia, i principi sono del determinismo, la
prosa è sempre molto elegante perché i destinatari dei romanzi sono i borghesi stessi, un po’
purificata dallo stile romantico. l’obiettivo era di denunciare la società borghese, Zola era
democratico laico e progressista. Dopo Therese Raquin scrisse “Il ciclo dei Rougon Macquart" un
ciclo di 20 romanzi di storie di persone imparentate ma con storie indipendenti. Tutte le venti storie
mettono in scena il determinismo, dato che appartenere alla stessa classe sociale porta ad avere gli
stessi risultati. Tutto ciò è per spiegare il determinare dell’agire umano (da ricordare che era
letteratura di consumo). L’Italia è sempre in ritardo, infatti l’esordio del romanzo é nel 1881 con
Verga nelle “Vita dai campi”. Zola morirà in circostanze sconosciute, forse per intossicazione da una
stufa, anche se potrebbe essere stato ucciso per l'affaire dreyfus” (=crimine antisemitista), derivante
dal nome di un politico che era stato arrestato per essere ebreo, di cui poi Zola aveva preso
posizione difendendo la vittima. L’antisemitismo diventa più forte anche dopo la nascita del
nazionalista estremo, con razzismo e suprematismo, gli ebrei iniziano ad essere additati come
traditori, ma al tempo stesso facenti parte degli stati. Il mito della razza ariana ha origine dalla
mitologia, iniziarono a cercare di dimostrare la superiorità degli ariana dissezionando anche i crani di
africani rispetto agli europei. Il pensiero del naturalismo negli anni ‘70 arriva in Italia, perciò nasce
una letteratura analoga anche qui.
La neonata nazione inizia a far fronte alla nascita del popolo di massa, con problema principale la
questione meridionale. Il verismo nasce in meridione proprio perché il meridione è quello messo
peggio economicamente. Anche dal punto di vista culturale il Nord era il faro, Milano diventa il faro
economico con Torino e Genova, ma anche culturale. Per questo i veristi (Giovanni Verga e Federico
De Roberto e Luigi Capuana), persone di origine meridionale che lavoreranno e pubblicheranno le
loro opere a Milano. Tutti e tre siciliani, Verga a Capuana nati a Catania e De Roberto nato a Napoli,
di cui il primo, considerato il padre fu Capuana, che inizia a tradurre i romanzo di Zola e a diffonderli
promuovendo una poetica che si ispira al naturalismo francese. Il verismo italiano nasce da tre
autori, inizio 1879 con “Giacinta” di Capuana ispirata a Therese Raquin di Zola. Il verismo ha delle
sostanziali differenze e analogie dal naturalismo:
● narrazione oggettiva dei fatti è uguale al naturalismo (il narratore non si mostra nella
narrazione, al contrario di Manzoni che si mostra)
● determinismo uguale al naturalismo
● prosa chiara ed elegante di Capuana e De Roberto, mentre Verga no
Differenze:
● l’ambientazione è diversa, i veristi rappresentano il mondo delle classi più umili quindi
cambia il focus
● disimpegno politico, il verismo sembra letteratura di denuncia, ma i suoi autori non ebbero
mai volontà di cambiare la situazione, si limitavano a narrare i fatti. (Verga apparteneva ai
proprietari terrieri e le sua idee erano reazionarie, anche se la sua letteratura è di base una
denuncia)
● Verga, considera il più grande dei veristi introduce una novità: nello stile, pur celandosi come
autore non riporta i fatti in maniera oggettiva perché nelle sue opere, il punto di vista che
adotta è il punto di vista dei poveri, ed è per questo che più di eclissi del narratore qua si
parla di regressione del narratore. Narra la realtà dal punto di vista di chi la vive. Lo fa
attraverso delle modalità originali

GIOVANNI VERGA
studia legge a Catania, ma decide di dedicarsi alla letteratura. Studia negli anni della spedizione
garibaldina in Sicilia, negli anni ‘60. Accoglie con entusiasmo la spedizione di Garibaldi perché non
aveva simpatie per i Borbone. i suoi primi romanzi sono romanzi patriottici. Per seguire la sua
vocazione letteraria si trasferisce a Milano. A Milano diventerà otto famoso come scrittore di
romanzi mondani, i suoi primi successi infatti non sono veristi. I mondani sono ambientati in ambito
borghese ma di ispirazione tardo-romantica perché racconta storie tragiche con stile molto patetico
dove il narratore interviene spesso a commentare la vicenda. Sono cinque i suoi romanzi mondani
tra il 1868-1875. Gli assicurano fama e successo, poi la sua conversione sarà una sorpresa per il
mondo dell’editoria, infatti nella fine anni ‘70, inizia la sue conversione alla sensibilità e poetica del
verismo, A spingerlo a cambiare il suo stile fu la sua amicizia con la famiglia Capuana, l’interesse per
il naturalismo francese e l’attenzione e la conoscenza per le sue origini nella campagna siciliana. Per
la
rima volta Verga decide di portare all’interno della letteratura italiana, chiamata “insurrezione lirica
dei primitivi “.
Otto novelle nel 1880 pubblicate da Treves “Vita nei campi”,
LA LUPA (ascolta audio)
Racconto dal punto di vista soggettivo del popolo che te se ad attribuire colpe alla donna, mentre
l’uomo è ottima e indifeso. Lo stile è crudo, carico di aggettivi, insiste molto sugli aggettivi, riporta
tantissime volte. è una narrazione che riporta delle immagini e non è scientifica; intesa a quasi come
primordiali, in preda agli istinti più bassi. tutte le scene servono a far crescere la tensione. Il finale è
aperto, non si sa se a anni avesse ucciso la Lupa o no. il suo tratto tipico è quello di portarci verso lo
spannung e poi lasciarci lì. Alcuni si chiedono perché Verga non avesse usato il dialetto siciliano, ma
volle portare agli occhi di tutti le sue storie. Il dialetto sorga il suo racconto, la di tassi riprende quella
siciliana. La lingua è italiana ma la sintassi ricalca il dialetto siciliano.
Rosso malpelo. Prima raccolta verista di verga. 1880, gli anni ‘80 dell’800 saranno gli anni di rinascita
della letteratura italiano. Negli anni … ci sarà la pubblicazione dei malavoglia, nel 1886 verrà
pubblicato Cuore, nel 1889 verrà pubblicato Masto Don Gesualdo, mentre nello stesso anno verrà
pubblicato il Piacere di D’Annunzio. Inizia la stagiona del verismo. vergasmetterà di scrivere.
caratteristiche veriste di Verga, La Lupa è una prosa opposta a quella di Manzoni, sia nei contenuti
che nella forma. Importante la regressione del narratore, narra dal punto. di vista del popolo
siciliano. Aveva prima scritto dei romanzo mondani, pi dopo l’amicizia con capuana ebbe inizio la sua
scrittura verista. Nel bel mezzo della questione meridionale, la Sicilia fu sconvolta dalla modernità
che stravolge le vite di tutti i siciliani. I malavoglia sono una famiglia che si trova a fare i conti con la
modernità. Il figlio nel ‘63 dovrà abbandonare a fare servizio militare obbligatorio per volere dello
stato. Inizia anche ad essere imposta la lingua italiana, e per famiglie importanti come I malavoglia è
uno shock. Gli autori veristi si vedranno messi a repentaglio da una modernità estranea a loro.
Federico de Roberto analizza nel suo romanzo di successo “I Vicerè” una nobile famiglia siciliana
attraverso i cambiamenti dettati da un nuovo corso storico. La stessa operazione sarà fatta da
Giuseppe Tomasi da Lampedusa con “Il Gattopardo” che diventerà oggetto di un film di Visconti che
rimase inconcluso. Narra della decadenza di una famiglia nobile siciliana aldilà dello stato, che per
secoli e secoli era stato oggetto di un microcosmo a sé stante. La mafia siciliana affonda le sue radici
in questo, che mandava avanti il rapporto tra padrone e bracciante. I siciliani era sempre stati
abituati ad organizzarsi tra di loro, e ancora oggi se ne paga le conseguenze. “Vita dei campi” di
verga, mette a nudo questa cultura e i sentimenti che animavano da secoli un popolo che si trova in
pericolo. La Lupa, una donna vittima del pregiudizio, presentandosi come una predatrice, anche se
alla fine rimane sempre un dubbio, perchè si vede lei dal punto di vista del popolo che la giudica,
straniamento: presentare qualcosa che è normale, come giudicare una donna colpevole della sua
promiscuità, mentre forse è solo vittima del giudizio del popolo. Le novelle dei campi sono sempre a
tema passionale, come Jeli Il Pastore che racconta la storia di questo pastore ignorante, analfabeta,
legato visceralmente ad una moglie che non lo ama, e quando avrà il sentore ch3 lei non lo ama
uccidere l’amante della moglie. Tra queste storie, Rosso Malpelo occupa un posto particolare. Parla
del lavoro minorile. È una novella cruda che parla del lavoro minorile. I capelli rossi erano proprio il
segno del demonio, essendo rosso di capelli il bambino era considerato dannato. Il rosso è anche il
colore della cava di rena rossa dove Malpelo lavora. Gli elementi che ci spiegano la regressione del
narratore dove viene detto “siccome era malpelo…”, oppure dicendo anche “era un ragazzo
malizioso e cattivo”, perciò verga fa una digressione nel popolo. Lui era marchiato. Fuoco, vittima
del pregiudizio, non solo da parte. Dei colleghi ma anche da parte dei suoi familiari. Infatti da
questo si capisce che emarginare qualcuno lo fa imbruttire. È la segregazione che porta l’essere
umano a farlo diventare quasi una bestia. In poche righe si hanno informazioni sulla sorella, del
padre che era morto, verga utilizza le ellissi, ossia sorvola su alcune vicende per tenere alta
l’attenzione. Suo padre era morto nella cava per un pilastro di pietra caduto nella cava, le condizioni
di lavoro emergono nella loro indecenza. Riga 115:situazioni ai limiti della psicologia, Rosso malpelo
lo odia o in realtà gli vuole bene? malpelo conosce solo la violenza, l’educazione emotiva fa tanto,
anche in certi rapporti violenti, alcune persone non sono state educate ad altro, infatti per aiutarlo
non riesce a far altro che picchiarlo, con la sua paura che Ranocchio sparisca e che lui rimanga
ancora il più emarginato. ranocchio muore poi di tubercolosi per aver respirato le polveri sottili
all’interno della cava. verga sente. La necessità. Di conservare e rielaborare questo mondo, lui su
questi meccanismi di oppressione ci viveva. Sicuramente c’è una denuncia da parte sua, ma non da
seguito ad un impegno. Per cambiare, infatti anche lui è un autore pessimista, perchè sa che anche
se viene fuori una situazione, comunque la società. Non cambierà. Anche se la sua società è messa a
nudo con i suoi difetti, non cambierà mai. Finale aperto di verga, in cui non ci dice se Malpelo muore,
però. Non torna più. Nella narrazione di verga non muore, sembra quasi che si trasformi in un
demone, emerge la parte irrazionale, si trasfigura in un demone che nella cava. Riversa la cattiveria
che ha ricevuto sugli altri. L’ultima immagine è quasi da film dell’orrore, lui indemoniato insegue gli
altri suoi persecutori.
Sul modello di émile zola, Verga pubblica 5 romanzi indipendenti e collegati tra di loro. Il ciclo dei
vinti perché Verga vuole dimostrare l’inevitabilità della sconfitta e il dolore della vita umana, che
tutte le esperienze umane sono destinate al fallimento. “Venti” perchè i cinque protagonisti
troveranno una fine tragica o la frustrazione ad ungi loro aspirazione. Verga pubblicherà solo i primi
due, abbozza la duchessa di leyra e l’onorevole scipioni e l'uomo di lusso non avranno mai vita.
Riprendo cinque. Tipi sociali diversi: Don Gesualdo, un popolano rivestito, la duchessa di leyra nel
mondo della nobiltà, fino agli ultimi due due, con successo nella vita parlamentare e un esteta
decadente, dato che iniziava ad avere succcesso D’Annunzio, Verga voleva già indirizzarsi a quello,
infatti è sbagliato definirlo solo come verista puro, anche se lui non finì mai questo progetto. Morì
anche perchè, dato il successo di D’Annunzio, nel 1889 verga non otttene il successo sperato. I
Malavpglia non ottennero il successo sperato e don Gesualdo ottenne successo ma non a livelli
estremi. Da lì poi si ritira nelle sue terre in Sicilia.
Malavoglia
protagonista la famiglia Toscano, di Acitrezza, verga coglie la loro vita. Nel momento. Della loro
decadenza. Il verga verista era molto interessato a studiare i grossi cambiamenti sociali negli anni
post-unitari. la Sicilia venne travolta dalla modernità, la famiglia Malavoglia, di pescatori, di fronte
alla modernità, è condannata a fallire in ogni modo nella sua ricerca di indipendenza dal regno
d’Italia. Lo stato unitario era visto come un emblema per la società, la leva obbligatoria era una
rovina per loro. Alessi, figlio minore,riuscirà a riscattare per prendere atto del fatto che la sua
famiglia non esiste più, anche con Toni il Giovane che decide di lasciare la sua famiglia. Due Antoni:
il nonno non capisce che i tempi stann cambiando, mentre il nipote una volta tornato non riesce più
a riadattarsi all’ambiente di casa sua, facendo il contrabbandiere e andando anche in carcere. Le due
ragazza di casa, una considerata intraprendente, che deciderà di andarsene a costo di non riuscire a
mantenersi, mentre l’altra, Filomena, non riuscirà a sposarsi rimanendo in casa a fare la zia
accudendo i figli di Alessi.
- 4 capitoli: narrano situazione iniziale ed esordio, descrivono partenza di toni e morte di
Bastianazzo, figlio del nonno e padre dei ragazzi. È. Visibile tutta la calca del paese, verga. Se
ne serve per presentare i personaggi
- peripezie, con la morte di alcuni personaggi, Luca viene descritto come bel ragazzo, che poi
morirà nella. Battaglia di Visa (?).
- ultimi 4 capitoli: tentativo di toni di uccidere un uomo, la sua carcerazione e la morte del
patriarca. Ultimo capitolo: narrazione del giovane alessi che si sposa e ha due figli.
Stile: presenti delle ellissi, I Malavoglia sono un romanzo molto ampio, a volte ci sono dei salti di
mesi di anni, il linguaggio è quello delle novelle, Verga scrive in italiano ma il tono ci rimanda a un
italiano quasi dialettale. Può essere quasi considerato un romanzo storico, anche se non racconta
bene tutte le vicende ed è impreciso, può essere etnografico, perchè descrive le condizioni dei
popolani ma al tempo stesso è un romanzo privo della scientificità. È anche un mito, perchè ci
racconta del destino dell’uomo condannato a naufragare.
FIUMANA DEL PROGRESSO
SI RESPIRE UN PESSIMISMO DIVERSO DA. QUELLO DI LEOPARDI, MA è LA MARA CONSAPEVOLEZZA
CHE IL PROGRESSO A DISPETTO DEI VALORI CHE SI PROPONEVA DI PORTARE PER GLI UMILI. È STATO
UN FALLIMENTO. Presenta anche il prospetto dell’opera.
Pag. 258. Riga 48: presentazione dei cinque romanzi che ci fa capire cosa verga aveva in mente,
immagine del fiume che travolge, cinque personaggi che tentano di opporsi e promuovere la loro
posizione e finiscono in tragedia, quasi in un climax. Mastro don Gesualdo riesce a promuovere la
sua condizione sociale. Conclusione molto verghiana, di chi osserva questo spettacolo non può
giudicare, come un piccolo cosmo da osservare al microscopio.
LA FAMIGLIA MALAVOGLIA, pag.261
l’autore ci presenta la famiglia malavoglia, in realtà Toscano, ma è un antifrastico. Ossia l’opposto di
quello che sono. Malavoglia: gente che non ha voglia di fare nulla, ma in realtà è l’opposto. Gli occhi
di chi narra la storia sono quelli. di un popolano, cerca di riportarci all’interno della comunità. La
famiglia viene colta nella sua ultima rappresentanza, sono rimasti in pochi della casa del nespolo. La
famiglia viene presenta ancora prima con le sue proprietà, in tutto il romanzo sarà presenta lo spirito
di attenzione all’economia tipica dell’ambiente rurale. Padron ‘Ntoni che era solito parlare per
proverbi, rappresenta il vecchio che non si riesce ad ammodernare. Si capisce la regressione ad un
punto di vista popolano da dei termini oppure dai modi di dire. Digressioni materiali. Per farci
arrivare e ad un concetto utilizza un proverbio popolare, ad esempio Bastianazzo grande e grosso
come la statua del santo. Evidente è la povertà di riferimenti di un popolano. Per dire che è attento
al suo dovere di figlio, dice che non si soffrirebbe il naso se suo padre non gli avesse detto di farlo.
‘Ntoni, bighellone, Luca Era molto ragionevole, la sua morte fa venir a mancare la razionalità.
Padron ‘Ntoni era stato accusato di essere contro al regno d’Italia e pro alla restaurazione del regno
dei Borboni, ma in realtà non era così. Perchè di Francesco II di Borbone non importava nulla. Viene
descritta la partenza di ‘Ntoni giovane per servizio militare e il negozio dei lupini,con padron Ntoni
che vuole comprare dei lupini e incarica Bastianazzo di andare a venderli. Bastianazzo va in barca. E
va a venderla, poi si chiude con il presagio che qualcosa di brutto possa succedere in mare.
NAUFRAGIO DELLA PROVVIDENZA, pag.265
viviamo tutto questo dal punto di vista degli abitanti che con tensione aspettano e cercavano di
capire cosa possa essere successo.
1. Situazione tipica di tempesta che provoca terrore nelle donne che ci fanno la croce quando
vedono una barca e tre i ragazzini quasi eccitati dalla tempesta seppur spaventati.
2. Preoccupata per la situazione di suo marito, ma non diceva nulla “come era giusto” perchè
donna.l’idea degli abitanti di Acitrezza sulla situazione che sarà tragica viene vissuta con
poco interesse, visto che sono tutti o all’osteria o. A fare qualcos’altro. Chi dal barbiere,
parlano in maniera cinica. Della situazione. Ci sono anche le considerazioni più per la
preoccupazione rivolte all’aspetto economico.sulla riva c’era padron Ntoni con la
provvidenza e i lupini, con Bastianazzo e Menico, che non aveva molto da perdere. Non è
raccontato né il momento del naufragio né la conferma, però si ha il punto di vista esterno
del clima di tensione, apprensione, distaccato e cinico che accompagna la situazione, non
viene rivelato esplicitamente. Qualcuno di compassionevole la. Prende per mano e la porta a
casa, di lei ci sono solo le urla disperate e tacquero per vederla passare.
3. L’ultima cosa che viene detta è la disgrazia sentita da tutti. ,a non per il dolore della. Perdita
di Bastianazzo e di Menico, ma per la perdita del carico.
Dopo L'uscita dei Malavoglia il romanzo fa fiasco, perché le persone abituate a un verga romanziere
e galante, rimasero sconcertati e sorpresi dalla svolta improvvisa e dalla lettura così cruda. Il
romanzo era considerato sconveniente. Perchè metteva in luce degli aspetti della vita umana e
morali del costume e dell’educazione. Il tentativo di iniziare il ciclo dei vinti, inizia con un passo falso.
Verga prosegue, due anni dopo pubblica le Novelle Rusticane. Come aveva fatto con I Malavoglia, è
una raccolta di 12 novelle che preparano il lettore a quello che verrà dopo, il Mastro Don Gesualdo,
l’obiettivo di verga è di dimostrare l’inevitabile decadimento e fallimento delle aspettative e delle
aspirazioni umane nella società. Dalle classi più basse alle più alte. Il protagonista è un popolano, che
riuscirà a promuovere la sua condizione sociale, entrando nel mondo degli aristocratici. Le Novelle
Rusticane preparano questa vicenda. Rispetto alla Vita nei Campi, dove ci sono delle vicende molto
concrete, viscerali e passionali, amori, tradimenti, ossessioni, ossia sentimenti molto ferali, quasi
animaleschi. Il focus si allarga e Verga inizia a riflettere su altri aspetti della vita delle persone umili:
l’ambizione, i tentativi concreti di emanciparsi economicamente, attaccamento dei beni materiali,
avidità, aspirazione ad una vita migliore e alla libertà. Il. Pessimismo di verga si accentua perchè
mette in scena vita di persone che apparentemente ce la fanno, ma per loro significa in realtà
peggiorare la loro condizione. Fa capolino anche il tema politico, anche se in maniera indefinita, dato
che per verga l’obiettivo non era quello, dato che non voleva denunciare i problemi della società.
Mette in scena una storia ambientata nella spedizione dei mille in Sicilia, quindi nel Risorgimento. Il
focus non saranno gli ideali risorgimentali, bensì la via dei popolani com’è cambiata e se veramente
il risorgimento ha dato beneficio a queste classi sociali.
LIBERTà
Nella novella Libertà, verga prende ispirazione da un accadimento del 1860 di cronaca, ovvero il
massacro di Bronte, cittadina della Sicilia. Alla notizia dello sbarco dei garibaldini la popolazione si
ribella a quelli che erano i dominatori locali, e avvengono linciaggi ed esecuzioni sommarie per le
strade. All’arrivo dei garibaldini il generale Nino Bixio vista la situazione delle violenze in città, mette
un freno e reprime con la violenza i moti popolari, facendo arrestare e mettendo a morte molti
rivoltosi, che lo aspettavano come un liberatore. Aspettative tradite dal popolo. Viene omesso
qualsiasi riferimento alla storia, non è nominata Bronte anche se è intuibile. Per la prima volta si
tratta di una novella corale, ossia riguardante tutto il paese.
L’incipit conduce direttamente all’azione.
I galantuomini sono i benestanti in generale, sui quali si riversa la furia del popolo. Lo interpretano
come un messaggio di libertà, finalmente sono arrivati i liberatori. Immagina della vecchia che assale
i nobili solo con le unghie, viene definita strega proprio per …. Libertà è una delle novelle più crude
dove la violenza è mostrata senza filtri, un stile molto crudo e cruento, con sangue che “ubriacava”.
Il punto di vista è quasi contro la folla, che è rappresentata in maniera quasi bestiale il punto di vista
è di uno spettatore inerte. (Salto fino a riga 45). La. Folla si rivolta contro. Le mogli dei galantuomini,
“la baronessa aveva fatto barricare il portone”. In maniera ironica e antitetica viene inserita la frase
“viva la libertà”. Riga 65: verga non suscita molta empatia per la folla, l’istinto primordiale è quello
della vendetta e della rivalsa, che vengono coperte e giustificate dal fatto di essere una giustizia, in
tutte le rivoluzioni viene pagata col sangue, una violenza tra classi. (Salto riga 103). Il giorno dopo
dell’avvenimento del massacro. Nella caratterizzazione di Nino Bixio è evidente il punto di vista del
popolo, un generale di solito lo si immagina grande e incombente, invece. Arriva un generale piccolo.
Ordina subito che si uccidano cinque o sei uomini per far capire chi comanda. Il testo ci Mette in
contatto con la violenza, la parte più feroce dell’umanità. Questa volta la violenza è di classe, in un
affresco sociale, dove dovrebbe governare la giustizia e la libertà. Poi arrivano i giudici per fare i
processi sommari, non è casuale la caratterizzazione dei giudici, che si preoccupano più per la
scomodità del viaggio piuttosto che per la condizione dei poveracci. Riga 134: discorso indiretto
libero, dove inserisce il pensiero dei personaggi senza prima annunciarlo. Anche nella città. Le
ragazze non sono al sicuro. La conclusione della vicenda ci fa capire che passata questa violenza, il
messaggio che verga ci lascia è il fatto che tutto poi. Torna alla normalità, con massacri che hanno
fatto pulizia, non hanno ribaltato l’ordine sociale che è rimasto lo stesso. La parola libertà conclude il
brano, in una ring composition, dove i poveri garibaldini sono sempre alla mercè dei galantuomini,
anche la storia del risorgimento, non ha cambiato nulla in Sicilia, anzi ha solo peggiorato la situazione
andando a evidenziare il disagio tra la classi sociali.
LA ROBA
Nella scena finale Mazzarò vorrebbe, dato che lui deve morire, che tutta la sua roba andasse con lui.
Attaccamento alle proprie possessioni, la roba è proprio l’ideale del possesso, alla fine la vita
sconfessa questo, mazzarò è il simbolo di come la ricchezza e la promozione sociale incatena, ed è
schiavo delle sue cose e non accetta che le cose non rimangano le sue. Questo ideale economico del
possesso appartiene alla cultura siciliana contadina. Il punto di vista è abbastanza positivo, approva il
suo agire, la sua tecnica dello straniamento gli permette di far capire il punto di vista con il quale il
lettore non concorda, così approda agli esiti opposti. In questa novella il narratore prova
ammirazione per qualcuno che ce l’ha fatta, ma questa sua farcela lo condanna alla schiavitù del suo
possesso. Un altro. Punto che colpisce, nella linea 77, la “carta sudicia”, è considerata da lui come
sudicia e inferiore, lui vuole i tarì d'argento, per lui la ricchezza è qualcosa di materiale, mentre per la
borghesia è qualcosa di immateriale, perché facendo degli affari la loro ricchezza è meno esprimibile
in oggetti materiali e beni, è una ricchezza immateriale, per lui è il possesso, “la roba”, la. Società
infatti ha potuto fare un salto economico grazie all’astrazione. La storia di Mazzarò si ricollega a
Mastro don Gesualdo, del 1889.
MASTRO DON GESUALDO
era un carpentiere che diventa signore. Gesualdo Motta è un manovale che riesce a promuovere
economicamente la propria condizione, è ambizioso e aspira a passare di grado, diventando lui
stesso un nobile, è per questo che sposerà una nobildonna decaduta, con poche entrare che però gli
porta il titolo, Bianca Trao. Il racconto si apre presentando la famiglia Trao, con l’incendio del
palazzo dei Trao, al terzo capitolo è presentato l’ambizioso protagonista, a livello narrativo ci sono
dei cambi di scena, mentre nei malavoglia siamo sempre ad Acitrezza, con uniformità di registro
molto. Presente, con mastro don Gesualdo verga conduce nei contesti nobiliari e in quali popolani
contadini. A livello stilistico abbiamo diversi registri. La storia di mastro don Gesualdo, non avrà
nessun beneficio perchè non sarà una realizzazione personale, bianca metterà al mondo una figlia
probabilmente nemmeno sua, non verrà accettato dal ceto aristocratico , considerato un popolano
rivestito, al tempo stesso isolato dal contesto del paese che lo guarderà con invidia e giudizio. Vivere
in una casa nobiliare comporterà la fine dei rapporti di paese, e il rapporto con la sua serva e
collaboratrice che è l’unica persona che ha amato veramente. I rapporti con la figlia diodata saranno
pessimi, lei vorrebbe sposare un ragazzo di cui è innamorata e può sposarsi solo con nobili, e la da in
sposa ad un vecchio duca palermitano, continuando la relazione con il suo amante dando scandalo
alla sua famiglia,e alla fine don Gesualdo perderà al moglie bianca di malattia, passerà gli ultimi anni
nel palazzo del genero e dalla figlia che gli ostenta continuamente disprezzo.
Il genero è uno spendaccione, tutta a sua roba raccolta nella vita, come un monito. Ines 290, il servo
non ne può più di don Gesualdo. I servi usano del cinismo parlando di don Gesualdo che è morto.
“Mani che hanno fatto la pappa”: mani di un muratore, essendo una ring composition appaiono
anche nel capitolo 3 che era rimasto tutta la vita del muratore, era rimasto tutta la vita tra gente che
lo odiava, mentalità di volersi fare nobile, e ha venuto meno ed è stato condannato all’infelicità.
Mastro don Gesualdo fece successo, fu ben accolto e però dopo ciò Verga smise di scrivere
ritirandosi dalle scene.
Il mastro don Gesualdo nella narrazione ha diversi cambi e diversi personaggi, viene pubblicato nello
stesso anno del piacere di D’Annunzio che fece molto più clamore rispetto a verga. D’Annunzio
faceva parte del decadentismo. Conquista la letteratura europea. Il verismo rimane una voce isolata,
di fronte ad autori che iniziano a parlare della psicologi dei protagonisti, la letteratura verista non
incontra molto pubblico, con mastro don Gesualdo si chiude la stagione del verismo, in favore del
decadentismo con decadentismo e Pirandello, la scoperta dell’’inconscio apre ad una serie di
interiorità che i veristi non riuscivano a raggiungere. Verga smette di scrivere, si dedica a nuove
edizioni de “La Lupa” e “La cavalleria rusticana” con adattamenti teatrali. Mascagni adatterà l’opera
a teatro e verga gli farà causa per il furto di diritto d’autore. Una motivazione stilistica al grande
dubbio del perchè verga abbia smesso di scrivere, il ciclo dei vinti doveva essere ambientato in
diverse classi sociali, c’è chi dice che nell’approcciarsi ai nuovi contesti a Verga mancavano le
capacità stilistiche, come la regressione del narratore, il punto di vista popolare non poteva più
utilizzarlo nei romanzi dopo, potrebbe essere stato un fattore di disinteresse. Dopo Verga, il verismo
più importante sono i Vicerè di Federico Di Roberto, grande amico di Verga, siciliano anche lui,
lavorò per tanti anni ad un corposo romanzo, riuscirà a portare a termine nel 1894, fuori al tempo
massimo con D’Annunzio e Pirandello, nel 1904 viene pubblicato il Fu Mattia Pascal. Il romanzo è
corale, della storia di una familia siciliana, a “lieto fine”, famiglia Uzeda, antichissimo lignaggio
spagnolo, sarà travolta dagli sconvolgimenti storici dell’unità d’Italia, nel mondo dove erano i nobili
che venne ribaltato dal regno italiano. Consalvo Uzeda, il protagonista, sfrutta a suo vantaggio gli
eventi e rimane sulla cresta dell’onda, personaggio machiavellico, riuscirà con la sua astuzia e la sua
ambizione a farsi eleggere deputato del parlamento del regno. La frase simbolo è “L’Italia è fatta ora
dobbiamo farci i fatti nostri” imitando quella di D’Azeglio. Lui critica il Risorgimento perchè non ha
cambiato i rapporti di forza, mentre verga presenta un risorgimento che ha travolto i più umili, qua ci
mostra che i nobili non ne hanno risentito, non sono cambiati i rapporti di forza. Consalvo diventa
deputato in parlamento. La scena chiave del romanzo è il dialogo tra Consalvo e la zia che
rimprovera al nipote il suo operato essendo andato al parlamento, mentre lui le dice che c’è bisogno
che tutto cambi per farsì che rimanga com’è. 60 anni dopo la stessa tematica verrà ripresa nel
romanzo il gattopardo, a metà novecento, Giuseppe Tommaso de Lampedusa, di famiglia nobile, lui
ha vissuto con il nonno che aveva vissuto quel. Periodo, che da nobili osserva il decadimento del loro
mondo. Si pensa che si riferisca alla vita del nonno. Essendo in pieno neorealismo, nel 1957, fu una
rivelazione dato che l’autore non era uno scrittore, De Lampedusa è caratterizzato da una prosa
molto elegante dove emerge il suo punto di vista nobiliare. Scrive romanzi nell’antica Grecia
mescolando elementi di miti piloti con il contemporaneo. Il verismo viene recuperato con il
neorealismo, che si rifà al realismo verista

Matilde Serao

Nata in Grecia di origini napoletane, pubblica Il ventre di Napoli, ove raccoglie una serie di articoli
dedicati alla sua città, alle tradizioni e alla condizioni di vita dei napoletani.
BISOGNA SVENTRARE NAPOLI
Fa riferimento alla frase pronunciata da Depretis, nel vedere la miseria di Napoli pronunciò “bisogna
sventrare Napoli”, facendo una brutta figura perché non fece. Nulla per salvare la città. Approccio
disinteressato, cinico e irrispettoso nei confronti della città. Lei è un chiaro esempio di donna
impegnata nelle questioni sociali.

Sibilla Aleramo (“Rita Faccio”)

Scrittrice di “Una donna”, opera autobiografica dove descrive a sua storia. Figlia di dirigente
d’azienda che iniziò a lavorare, vittima di stupro, costretta a sposare il proprio stupratore. Relazione
ovviamente infelice, per cui lei abbandonò il marito e il figlio. Per iniziare una vita solitaria, grazie ai
suoi scritti riesce a dar voce alle altre donne femministe, dando il via ad un movimento ante-litteram.
Il romanzo è straordinario proprio per la modernità.

Giosuè Carducci
Fu cattedratico universitario a vita e politicamente attivo. Autore dell'unità d'italia, grande interprete
del classicismo, in contatto con i classici. Fu allontanato dall’insegnamento anticonformiste contro la
politica del granducato di toscana per le sue idee risorgimentali. Gli valsero un riconoscimento, a gli
venne assegnata la cattedra di letteratura a Bologna da cui si ritirò da anziano per. Problemi di
salute. Ebbe dei problemi, le sue idee politiche erano fortemente democratiche, sia col ducato che
coi Savoia ebbe degli scontri. Ideologici. Negli ultimi anni mitigò le sue posizioni fino a ottenere
riconoscimento pubblico a livello internazionale, dagli anni ‘80 dell’800, quando la sua fama superò il
confine nazionale, gli valse l’appellativo del poeta “vate”: il profeta, poeta ufficiale e che interpreta
il significato di una nazione. La sua fama lo portò ad essere il primo. Premio nobel della letteratura,
nel 1906. Interpreta di un sentimento patriottico, ma. Oggi risulta un poeta stantio, limitato, chiuso,
nel momento in cui si è esaurita la necessità dei suoi contenuti è stato surclassato, ad esempio da
Pascoli, D’Annunzio si rifà molto alla sua poetica, queste esperienze mettono in ombra la sua
grandezza poetica. È destinato a far la fine dei poeti del passato come Gian Battista Marino.
ALLA STAZIONE DI UNA MATTINA D’AUTUNNO
raccolta poetica, lui tenta di modificare le regole metriche italiane proprio per adattarle alla metrica
classica. Noi contiamo le sillabe, loro la quantità di alternanza di vocali. Lui alterna le sillabe e gli
accenti per riuscire a far suonare i brani come se fosse latino o greco, odi barbare perché è così che
sarebbero suonate alle orecchie di greci e latini. L’ode alcaica perché riprende la struttura classica
con due endecasillabi, un settenario e un decasillabo. Alcaica da Alceo, compositore lesbico,
Carducci vuole scrivere con lo stile di alceo. La situazione presentata è comune, quasi banale, dove
domina il tedio, la noia, quando lui è la sua donna vanno in stazione per partire. È uno dei primi testi
dove fa capolino il treno che irrompe nella lirica italiana. La situazione è simile all'Ode del Signor
Montgolfier di Vincenzo Monti. Carducci opta per uno stile più ibrido accostando termini banali e
comuni a momenti più lirici e aulici. Attraverso l’ode si prende quasi gioco di dinamiche di massa che
inizia a rilevare nella vita, di una vita routinaria.

CHARLES BAUDELAIRE

DECADENTISMO
Temi come la polemica contro il tedio, che caratterizza vita del poeta in questo secolo. Inizio del
decadentismo, in realtà c'è"anche una suddivisione in diverse tipologie, anche nell’arte ci fu. La
società di massa, che non si esprime solo nei lavoratori ma anche dei letterati che entrano nel
tritacarne del mondo editoriale. La letteratura inizia a diventare di consumo, di fronte a questo
l’artista e il poeta si oppone, perché anziché migliorare peggiora la condizione dell’uomo. È
migliorata solo apparentemente e per la borghesia. Di fatto, invece che migliorare le condizioni della
società per il popolo, aveva migliorato solo le condizioni per se stessa.l borghesia venne accusata di
aver fatto u compromesso con i sovrani, con costituzioni solo a beneficio del ricco. La partecipazione
dei ceti più bassi fu molto poca. Questi sono gli anni dell’inizio del marxismo di fronte alla società che
non ha migliorato la condizione umana, il poeta ottiene un netto rifiuto, di fronte ad un mondo che
lo vede solo come fonte di denaro, la società ha tradito i suoi bisogni, l’artista so rifugia sempre di
più nella propria interiorità. L’arte dev'essere qualcosa che ti porta fuori da questo mondo e che ti fa
trascendere, invece che bene di consumo l’artista promuove un’arte fine a se stessa, arte come
concetto a se stante, in questo periodo inizia il concetto di fare della propria vita un’opera d’arte, i
poeti maledetti in Francia e Wilde e D’Annunzio. Attuano una critica contro i valori antisociali, contro
la morale, la società. Vista come moralista. I poeti maledetti esaltano i temi che danno scandalo, con
vite fatte di eccessi, esaltano stati come imperfezione fisica e malattia, uso di sostanze stupefacenti,
i poeti maledetti sperimentavano in prima persona. Rifiutò di ogni idealizzazione dell’amore, per
coglierlo nei suoi aspetti più brutali, tema ricorrente il sesso, l’atto che la morale ottocentesca
condannava e vedeva come qualcosa di perverso, la perversità viene esaltata che vedono nell’atto
sessuale un modo per trascendere, nel momento dell’orgasmo si sperimentano sensazioni alterate.
Letteratura che si rivolge all'interiorità e ai veri sentimenti, non come aveva fatto il romanticismo, in
realtà la realtà interiore è solo sfumata, come Dr. Jekyll and Mr. Hyde oppure il Ritratto di Dorian
Gray, dove la realtà è solo apparenza, chiunque può nascondere dentro di sè un’anima nera. Tutta
questa letteratura rivolge il suo interesse verso l'interiorità, anticipando una serie di temi che
Sigmund Freud analizza in termini scientifici. Freud rivoluzionerà la psicologia, un po' come Platone
con la metafisica. È una letteratura che va verso autori come Svevo e Pirandello che applicheranno la
componente irrazionale. I poeti maledetti si rifanno dell’irrazionale, come Edgar Allan Poe,
Dostoevskij, analisi di un assassino che fino a provo prima veniva considerato un colpevole,
peccatore. Ai tempi di Beccaria nessuno si sarebbe sognato di analizzare dei sentieri inesplorati e
inconsci come quelli di criminali.
Il decadentismo si organizza in due filoni:
Rappresentano due conseguenze a cui approda tutto questo, il simbolismo è più pertinente alla
poesia, l’estetismo alla prosa.

- SIMBOLISMO Pascoli è il più grande simbolista italiano, poesia che descrive la realtà
attraverso dei simboli, usati come una filosofia, la realtà è qualcosa che va tirata fuori e non
è come appare. Il poeta dell’uso dalla sua realtà la interpreta, non si ferma alla superficie,
consider il mondo una foresta di simboli, parla attraverso delle immagini, propone delle
immagini, per questo riprende molto la metafora. La poesia non deve comunicare ma
evocare, il compito del poeta è di essere interprete, con una sensibilità maggiore rispetto
agli altri, attraverso il suo lavoro fa emergere quello che lui nota attraverso dei simboli.
Rimanda ai piccoli idilli di leopardi, grazie al decadentismo e simbolismo la poesia diventa
quello che si attribuisce al giorno nostro, fino al ‘700 la poesia doveva essere letta e capita,
ora deve essere interpretata, il poeta propone delle immagini che noi dobbiamo
interpretare. In alcuni testi il rimando è chiaro, mentre in altri il rimando è quasi inesistente,
che in Italia a età ‘900 approderà con l’ermetismo, con Ungaretti, Montale e Quasimodo.
Danno una serie di immagini che lasciano interpretazione quasi libera. Verranno riprese
figure retoriche classiche come metafora, onomatopee, allitterazioni per dare delle
sensazione. Si parla di fonosimbolismo, sinestesia,…
- ESTETISMO. Parte dal presupposto che che viviamo in un mondo orribile che non ci appaga,
in un mondo privo di senso, l’estetismo promuove invece uno stile di vita basato sul piacere
e sull’ideale di bellezza.l’infelicità è una condizione comune per l’uomo, l’esteta fugge da
questa condizione vivendo la sua vita al massimo, sul tema del piacere e il tema del bello,
nella consapevolezza che tutto ciò sarà spazzato via dalla morte. I due principali sostenitori
dell’estetismo sono Wilde e D’Annunzio. Loro sono considerati degli autori eccentrici, come
reazione ad un mondo piatto, l’artista si considera superiore proprio in quanto artista.
Il decadentismo,i poeti sono decadenti perchè esaltavano degli stati infermi portando delle
tematiche irrazionali, erano definiti decadenti e a loro piaceva perchè percepivano la civiltà
decadente, come se fosse sull’orlo di un baratro, abbiamo voluto emanciparsi e abbiamo scoperto
che non c’è alcuna speranza per la nostra nazione. Altra tematica è l’interesse per le filosofia
orientali, induismo, buddhismo, suscitano l’interesse di questi poeti.

Fiori del male


1857, farà scuola, diventerà il più ammirato anche da poeti italiani. I fiori del male è quasi
ossimorico, è il male che ti porta dei fiori. Già nel titolo c’è un’immagine simbolica ed evocativa,
Baudelaire inserirà l’Albtro.
Emily Dickinson
Tratto importante è l’uso delle maiuscole, per sottolineare delle parole chiave e dei concetti. I suoi
componimenti furono catalogati, oltre alle lettere maiuscole troviamo dei trattini, non si sa cosa
volessero significare, probabilmente delle pause, la poetesse, oltre alle parole dritte agisce in
maniera personale, con una poesia che si presenta come qualcosa di intimo ed esula dalle regole
della scrittura.
F982: persona chiusa in se stessa, parla dell’amore, attraverso delle semplicissime immagini come il
cuore, il dolore della vita e il pettirosso, che rappresenta l’innocenza dell’esistenza. L’attenzione
verso i più piccoli, che anche con un gesto di generosità e amore. Può salvare il mondo e dare senso
ad una vita, proprio come a quella di Emily Dickinson. Lei era figlie di una famiglia protestante si
torva la sua sensibilità protestante cristiana, utilizza l’assonanza e le rime, si ritrovano i ritmi degli
inni protestanti recitati in chiesa. Nei suoi testi c’è una religiosità. Sottintesa anche se è personale.
Nel testo F479 parla della morte, descritta in termini religiosi, come una figura e dell’aldilà che non
hanno niente a che fare con il cristianesimo. Il testo è un ottimo esempio del simbolismo,
rappresentando qualcosa attraverso delle immagini, comunicandoci qualcosa sul suo punto di vista
della morte. Parla della morte come un amico che ti intrattiene, come un amico. Lei si trova sulla
carrozza della morte, la scuola è l’infanzia, i campi di grano la maturità e il sole calante la vecchiaia,
come quando negli ultimi istanti della vita ripercorriamo gli avvenimenti principali. Il tulle
rappresenta l’abito di morte, quindi è l’ultima fase della vita, la rugiada gelida è la notte, la rugiada si
posa gelida su tutta la natura, la tappa finale è la sosta davanti ad una casa. Immagine che
rappresenta la tomba, la lapide è il rigonfiamento ed è un chiaro riferimento a questo. La tomba
viene vist come una casa che abitiamo per l’eternità. Passano i secoli ma si percepiscono addirittura
più brevi di quel giorno che ha fatto il viaggio in carrozza che la portano verso l’eternità. Il parlare per
immagini è un’innovazione assoluta, la bellezza della poesia è quella di arrivare e capire cosa
comunica la poetessa, di scoprirlo non esplicitamente. Nella sensibilità di Emily Dickinson comunica
un’estrema serenità. In quello che ci sta dicendo, che ci fa capire il grado di libertà. Da vedere la
morte quasi come un viaggio, una cortesia, evidente l’influenza che la religione ha sulla sua visione
della morte. Il simbolismo nel corso del ‘900 porterà l'ermetismo, una poesia talmente complicata
che è quasi impossibile da capire, atta solo di immagini, accostamenti, con sinestesie.
F320
l’inglese sfrutta l’omofonia di certe parole. Non c’è forse un’interpretazione razionale del testo,
Emily ci mostra un momento all’interno del paesaggio, luce. Tersa e delicata durante i pomeriggi
d’inverno, particolare perchè sembra quasi come si percepisce il suono di quando si entra nelle
grandi cattedrali, forte si estesi a. Per le note che pesano. La luce che ci attraversa lascia
un’inquietudine. Un senso di precarietà, non si può comunicare, è nostalgia, sentimento di
precarietà della vita, imperiale afflizione mandateci dall’aria. Come se ci stesse comunicando
qualcosa della nostra vita. Le. Ombre trattengono il respiro perché stanno per scomparire e non ci
saranno più. Il. Buio avvolge tutto e la natura assume tutto un altro contorno, le cose spariscono. La
bellezza del testo sono le immagini particolari che suscitano delle sensazioni. In particolare si
avvicinerà ai testi di Eugenio Montale Salvatore Quasimodo, in un contesto povero di letteratura
americana è anche antecedente all'ermetismo. Si attraversano delle fasi, da quasi preghiere religiose
a una poesia totalmente astratta. Il simbolismo è. La capacità dei poeti di vedere una natura sopra
una lente diversa. Nella sua insistenza sulla morte, Emily porta al più grande autore simbolista
italiano che è Giovanni pascoli.
GIOVANNI PASCOLI (1855)
Importantissimo, uno dei più grandi della nostra letteratura. Allievo di Carducci a Bologna, visse
tantissimi lutti, soprattutto la morte del padre. Scrisse diversi testi, soprattutto”10 agosto” e “la
cavallina storia”. Nasce in Romagna, figlio di famiglia benestante, a 12 anni mentre si trovava in
collegio, il padre viene assassinato. Famiglia. Molto numerosa, perché amministrava la tenuta
agricola. Venne assassinato con un colpo di fucile e l’immagine che Pascoli portò sempre nel cuore
con il carretto con il cadavere del padre. Questa Esperienza segnò molto Pascoli, il colpevole non fu
mai trovato, il delitto maturò per motivi economici, la famiglia indicava un colpevole perchè una
persona voleva succedere Uggerò nel suo ruolo di amministratore. Dopo gli morì un fratello, poi la
madre per un attacco di cuore e anche una sorella. Nel giro di poco perde tutta la famiglia,
rimangono solo i fratelli e le sorelle Ida e Maria. Giovanni potrà studiare il latino perché vinse una
borsa di studio, oltre alla poesia italiana scriverà molte poesie in latino, vincendo 12/13 volte il primo
premio. Si laurea in greco con una tesi sul. Poeta Alceo. Nei suo anni universitari perde anche il
fratello Giacomo rimanendo con le due sorelle, a cui si sentirà molto legato, non ebbe figli e non si
sposò e per tutta la vita vuole rimanere con le sorelle per ricreare il nido familiare. Nella sua poesia si
troviamo il concetto di vicinanza di nido, il suo rapporto con le sorelle era così morboso che quando
sua sorella. Decide di sposarsi lui la prende molto male. Passerà tutta la sua vita con la sorell Maria,
che dopo la sua morte curerà il suo archivio e curerà la pubblicazione dei suoi utili testi. Vita segnata
dai lutti,volta all’interiorità e al legam coi familiari. Questo emerge dalla sua concezione poetica,
dato che l’età più felice per lui è l’infanzia, nel “fanciullino” esprime la sua convinzione sulla funzione
della. Poesia, che deve restituire il punto di vista di un bambino, quelle capaci di restituire la realtà
sono i bambini.
FANCIULLINO
Nuovo modo di fare poetica, di Mirice avremo diverse edizioni, una nel -97, amplia la sua raccolta e
organizza il suo corpus poetico, sente la necessit’ di parlare della sua visione nella poesia, pr pascoli il
poeta corrisponde ad un fanciullino, infatti [ dentro di noi un fanciullino, ognuno porta dentro di s[ l-
anima di un bambino, che viene sempre pi\sepolta nel nostro subconscio direbbe Freud, ed [ questo
bambino che anima il linguaggio poetico, la poesia deve recuperare a capacit’ di guardare il mondo
attraverso l-infanzia, i bambini riescono a stupirmi, a fare dei collegamenti, che per gli adulti sono
inconcepibili. Il poeta [ un profeta, perch[ racconta il mondo e i suoi significati con una sensibilit’ che
si può comprendere solo se s da ascolto al bambino interiore che ti porti dentro. Cos si
comprendono tante piccole cose.
I ambiti sono molto più attenti alle particolarità intorno a noi, si fermano ogni due passi, il mondo
degli adulti appiattisce tutto, chiamiamo “uccelli” tutti gli uccelli, per pascoli il fatto che i bambini
chiamino gli animali coi versi che fanno è molto importante, usa moltissime onomatopee e le parole
onomatopeiche, parole esistenti che nella loro struttura riproducono il suono. Attenzione ai dettagli,
ai suoni, insieme diventa recuperare un linguaggio pre-verbale dell'infanzia, descrive le cose non
secondo un trattato scientifico ma attraverso delle sensazioni, in linea con la corrente letteraria del
simbolismo. È molto evidente in alcune sue opere:
1. le mie Rice, 1891, nel cors degli anni verrà ampliata fino ad arrivare a più di 150 testi, il titolo
è latino e sta per le tamerici, arbusto che non ha bisogno di troppa acqua,simbolo di
umiltà,prende il nome mie rice da un verso del poeta Virgilio nelle Bucoliche, che per
introdurre la sua materia, dice che non tutti apprezzano le umili mie rice, pascoli l contrario
di Virgilio è più interessato agli arbusti più umili, che rappresentano i suoi componimento,
non nobili e altisonanti, bensì piccoli componimenti, quasi dei quadretti/ idilli della vita di
campagna. La natura è il tema centrale, Le mie Rece sono uno dei primi componimenti a
concentrarsi sulla natura lasciando da parte òa figura umana. Piccoli scorci che pascol
propone sono quadretti molto diversi, la figura umana è a volta solo una voce, importate è il
ripotare delle sensazioni uditive attraverso figure retoriche di suono, onomatopee e
allitterazioni, e utilizzo di un lessico molto vario, sempre cercando il nome degli oggetti lui è
quello che più di tutti amplia il lessico della poesia utilizzando parole comuni,
“democratizzazione del linguaggio poetico". Nel 1903 viene pubblicata
2. “canti di castel Vecchio” come proseguo delle “mie rice”, quei testi sono molto più lunghi, i
temi invece sono più riguardanti l’essere umano, dve saranno dedicate alla morte del padre,
troveremo un componimento dedicato alla sessualità, tematica trasversale, una sessualità
che lui viveva in maniera problematica.
3. Accanto alle raccolte, ci sono i poemetti in terzina dantesca, per lo più dedicati a descrivere
situazioni sia autobiografiche che non. Dove ci. Racconta delle storie. I poemetti ad inizi ‘900
saranno organizzati in primi poemetti e nuovi poemetti, corrispettivamente fatti nel 1904 e
1909. Parlano di situazioni abituali anche quasi umane, “Italy”, poemetto dedicato ai
migranti, agli italiani che emigravano negli stati uniti tra ‘800 e ‘900, interessante per vedere
i multilinguismo di Pascoli, dove viene descritto anche il ritorno in Italia con una bambina
che dall’Ohio torna dai nonni italiani, e descrive l’incomunicabilità tra la bambina e i suoi
parenti, pascoli è il primo ad utilizzare l’inglese nella poesia. Verso 69, la bambina critica in
inglese la casa dei suoi nonni ma la nonna non capendo nulla pensa che le stia dicendo cose
belle di apprezzamento alla sua bella Italia.
la regressione di pascoli spiega che pascoli era rimasto traumatizzato dalla morte del padre.
LA CAVALLA STORNA
pascoli immagina che la mamma parli con la cavalla e la supplichi di rivelarle il nome dell’assassino di
suo padre. È un testo semplice, veniva fatto imparare a memoria ai bambini, o sguardo del bambino
si percepisce attraverso la sua estrema semplicità e la metrica cantilenante, endecasillabi distici a
rima baciata. A recitarlo sembra di essere alle elementari. Contrasto forte tra la poesia e l materia
veramente tragica. L'attacco è. Molto narrativo, siamo in una stalla, l’attacco è già molto solenne.
Cavallina storna fa riferimento al suo manto pezzato. Sembra quasi una filastrocca, le rie sono
semplici ma mai banali, alto/salto, cè una sorta di rimino alla struttura regolare, tantissime anafore,
dal primo verso con l’intervento della madre, “o cavallina, cavallina storna”, ci riport verso lo
spannino finale verso il nome che la famiglia pascoli sospettava, c’è il climax nelle azioni della madre,
la madre era vicina, poi la scarna e lunga testa de pianto, inizia a piangere, verso la madre che
armava più triste, infine la madre abbraccia la cavalla. Abbiamo un crescendo. Sfide ancora d più con
quello che è la materia, con estrema regolarità e moderatezza, nel descrivere la poesia ci rimanda
effettivamente ad una situazione e delle sensazioni fortemente circostanti. Il testo iù famoso c’è
Pascoli dedica alla morte di suo padre è nelle “mie rice” ed è “il 10 agosto”.
X AGOSTO
La notte di San Lorenzo ed è anche la notte in cui fu ucciso Ruggero Pascoli, il testo. Estremamente
breve, con 6 quartine che alternano decasillabi e novenari a rima alternata, dal punto di vista
metrico pascoli non. Un innovatore, lui rispetta molto la metrica,utilizzando la rima e i metri
tradizionali combinandoli in maniera regionale, che effettivamente sono versi che erano poco usati
all’interno della lirica che preferiva il settenario, l’ottonaro. L’endecasillabo, lui si serve del nove aro
per dare un certo ritmo ai suoi testi, con egolartà metrica funzionale a renderci una sensazione di
pace attraverso la poesia. Testo dedicato alla morte del padre, lui non può leggere nel fenomeno
astronomico un significato riguardante il padre. Pascoli fa la comparazione con due elementi
naturali:il primo ricorre con le stelle cadenti, che raffigurano il pianto el commemorare
l’avvenimento. Il secondo avvenimento simbolico è la rondine, paragone tra il padre e la rondine, il
compniemtnoèperfetto strutturalmente prim l immagini che raffigurano i pianto, due quartine, la 2 e
la 3 che parlano della rondine, la 4e la 5 per descrivere la morte umana. Il paragone tra il padre e la
rondine, come immagine che potrebbe aver visto, abitava in campagna, ce la si immagina uccisa con
le ali spiegate e in bocca tenera un insetto, mentre porta un insetto al suo nido, riga 12 : pigola più
piano è onomatopeica, si sente il verso dei piccoli rondinini, come diminutivo della parola rondine, il
linguaggio è più preciso. L’immagine viene ripres nelle successive quartine, non hapiù l’insetto in
bocca ma due bambola, come richiamo alla cura che aveva nella sua famiglia, mentre è stato inciso e
privato della sua vita. Nella penultima quartina i focus è sulla casa, con la famiglia che lo aspetta
invano, con ripetizione che danno appunto di oralità e aumentano in pathos e la chiusura molto
leopardiana, con “atomo opaco del male”, rimando al pastore errante come un piccolo mondo
dominato dalla violenza e dalla sofferenza. Pascoli attraverso dei testi con lessico semplice, quasi
prosaico, al tempo stesso risulta musicale, per utlizzare delle immagini molto semplici, con stelle
cadenti= pianto, comunicano qualcosa, uno stato d’animo, questi sono i testi più famosi.

PARADISO- DANTE
È la cantica di cui si è più cerri della datazione, sicuramente dopo il 1316-1320, dante morì nel 1321.
Inferno e purgatorio già erano stati pubblicati in proprio, si è certi della data perchè c’è un
documento, l’epistola 13 cangrande della scala, il signore di Verona a cui dante dedica il paradiso e
fornisce anche chiavi interpretative generali oltre al significato della commedia. Cangrande era uno
dei suoi protettori. Alcuni studiosi ritengono l'epistola non autentica scritta per mani di un
documentatore, ma alla fine. Importante per capire, e capire anche chi si è fatto carico della
distribuzione. Il paradiso sarà pubblicato dal figlio di dante, Jacopo. L’ultima figlia diventa suor
Beatrice. Anche Jacopo prenderà i voti. Insieme a Boccaccio, Jacopo commenta la divina commedia.
CLIMAX STILISTICO: inferno un linguaggio comico e vario, lessico popolare,la commedia si chiama
così perché è un’opera popolare che mescola diversi stili. Purgatorio: registro medio, Paradiso
registro più aulico, così come aulica è la materia trattata. Dante descrive in maniera aulica quello che
vede, usa la similitudine. Le similitudini del paradiso sono più difficili da comprendere. La materia è
poco stimolante. Il paradiso è quello meno originale dove l’inventiva viene un po’ a mancare, è una
cantica un po’ più statica. Il paradiso è un’opera teologica, ossia fa affidamento solo alla teologia,
basa la struttura del paradiso principalmente su quello. Il paesaggio non c’è, siamo in una realtà
metafisica.le digressioni all’interno della cantica sono digressioni teologiche. Dante aveva concepito
la divina commedia come un itinerario per l’espiazione, mentre il paradiso è fatto per informarsi
sulla teologia, ed è interessante perché Dante aveva fatto tutt’altro nella sua vita rispetto alla
teologia, e questo mostra il suo genio. La struttura dell’universo è quella aristotelico tolemaica,
circondata dall’aria e dalla sfera di fuoco, al confine tra il mondo sensibile. Nel canto primo dante
attraversa la sfera del fuoco. Cerchi concentrici che ruotano attorno alla terra secondo ciò che si
credeva nel medioevo. Ogni cielo appartiene ad un pianeta, l’ottavo cielo è quello delle stelle fisse,
infatti il primo mobile è il cielo motore di tutto secondo cui poi tutto il cielo si muove a seguito. Il
cielo immobile è L’empireo, la sede di dio e degli angeli. Dio è il motore immobile, attraverso lo suo
stare immobile, ossia verso l’amore, esce a far muovere tutto. Numerologia dantesca 9 cieli + 1. Tutti
i beati nella candida rosa ruotano beandosi dell’immagina di Dio. La vera beatitudine per l’essere
umano è stare al cospetto di Dio. La vera grande intenzione dantesca è perché lui incontra i beati nei
diversi cieli e non tutti nella candida rosa, solo che per scelta appaiono a lui di diversi cieli, sempre
risiedendo nella candida rosa. Per lui è un modo per salvare il contrappasso. I diversi beati per diversi
modi gli appaiono in diversi cieli, facendo una gerarchia di beati, anche se sono tutti uguali, non
esisterebbe.
- cielo luna, mercurio e venere: astri che vediamo dalla terra in diverse fasi, risiedono le
anime che hanno compiuto il bene che per qualche motivo è tanto adombrato, non reso così
perfetto. Ad esempio si trovano gli spiriti che vengono meno ai voti. Mercurio: chi compì il
bene anche per ottenere la gloria terrena. Venere: coloro che hanno fatto il bene ma per le
passioni amorose e terrene. Dopo essersi pentiti riescono a purificare questo amore.
- 4 cielo: passaggio , cielo del sole, arrivo del paradiso al decimo canto, ogni volta nel decimo
canto di ogni cantica avviene un cambio di situazione, come se entrasse nella parte più
autentica del regno. Qui è dove il bene non è stato adombrato dal niente, nei prossimi tre.
cielo del sole, che rappresenta la luce della ragione, dante incontra gli spiriti saggi
- cielo di marte: cielo dei combattenti,dove incontrerà caccia guida, un suo antenato che ha
combattuto nella prima crociata
- sesto cielo di giove: spiriti giusti
- settimo cielo di saturno, Dante incontra gli. spiriti contemplanti, i mistici, i più vicini
all’empireo
- ottavo e nono cielo, delle stelle fisse, cristallino , o primo mobile, contra le entità maggiori
del. paradiso con maria gesù, gli. apostoli.
Mentre nell’inferno e nel Paradiso c’era un’ulteriore divisione, con antinferno e antipurgatorio, nel
paradiso non c’è, ma è stata solo creata dai critici letterari.
dopo il proemio arrivano dei riferimenti astrologici.
Dante.
CANTO III
Beati che in vita non rispettarono i voti. Dante ha fatto questa categoria apposta pr. inserirci una
donna di sua conoscenza. L’incipit del canto si ricollega alla fine del canto del secondo canto. Dove
c'era la spiegazione delle macchie lunari di Beatrice.
CANTO V
termina il canto con un apostrofe al lettore, richiama l’attenzione del lettore, sta per iniziare una
parte molto importante, nel canto VI che è il canto politico. nella commedia Dante, inserisce dei
rimandi per tutto il poema. abbiamo un climax sia nel contenuto sia a livello formale per lo spazio
che Dante dedica, nell’inferno era rivolto alla città di Firenze, nel girone dei golosi con un suo
compaesano, occupa lo spazio di poche terzine. nel purgatorio VI, incontro con Sordello e apostrofe
all’Italia, abbraccio tra loro due, seconda parte parlava dell’Italia, nel paradiso il focus è tutto il
mondo, l’impero che per Dante è tutto il mondo. focus sul mondo, lo spazio è praticamente tutto il
canto. Tutto il canto 6 è un discorso diretto, per questo i versi introduttivi parlano delle anime
luminose, ad un certo punto si rivolge ad una di loro e le chiede perché è nel cielo di mercurio,
l’anima è l’imperatore Giustiniano, imperatore romano d’Oriente.
CANTO VI
Giustiniano inizia a armare e il discorso sarà incentrato sulla stori dell’impero romano, ripercorre la
storia dell'impero per dimostrare quello di cui aveva parlato in De Monarchia, opera scritta durante
l’esilio, che tra la teoria dei due soli, dante crede nel l’equilibrio del potere, li fornisce una
giustificazione teologica all’impero. Dante dimostra che l’impero è teologicamente fondato, Dio
stesso ha voluto l'impero. Il atto che Gesù cristo nasce, predica e vie ucciso sotto l'impero romano,
dando dimostrazione che fosse stato creato da Dio per compiere la salvezza eterna. Questa teoria di
Dante cozzava con il fatto che mentre i Romani avevano crocifisso gesù per volere di Dio espiando i
peccati dell’umanità, quindi realtà cade in contraddizione, i romani sono stati bravi a sacrificare
gesù, ma gli ebrei lo hanno fatto uccidere e sono cattivi. Lui spiegherà userò nel settimo canto.
Giustiniano regna dal 527 al 473, il regno occidentale era già in mano gai ostrogoti, saràl’ultimo
imperatore h prova a riunificare l’impero. L’Aquila era raffigurata sulle insegne delle legioni romani.
Intr molto solenne, il momento è il riferimento alla figura di Costantino, grandissimo imperatore
come l’imperatore cristiano, anche se fu tutto tranne che un santo. La capitale dell’impero romano
d’oriente. Costantino avev fondato costantinopoli,l’atto aveva riportato alle sue origini, in cui
l’mpero romano ebbe origine da Enea che veniva da Troia, che si trova nella triade, la regione di
Costantinopoli, Constatino ha riportato il potere imperiale a casa.

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